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1.51: Wall - first part

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1.51: Wall - first part

1.51: Wall: one of the vertical sides of a building or room.

PART ONE.

Di certo stavo sognando. Non poteva essere altrimenti.

Se fosse stata la realt, quella, avrei iniziato la giornata imprecando contro una sveglia puntata troppo presto ma sicuramente troppo tardi per arrivare in orario alluniversit, nel letto di qualcuno che avrebbe spalancato gli occhi e mi avrebbe fatta a pezzi nel giro di quattro secondi mediante una specialissima mossa di karate sconosciuta ai pi.

Invece nella dimensione parallela in cui mi trovavo non cerano sveglie - o meglio s, ma silenti -, ritardi - ma in realt dovevo ancora accertarmene -, e qualcuno che mi avrebbe affettuosamente buttata gi dal letto con qualche frase poco carina.

Frase che io avrei accettato lo stesso di buon grado perch, e qui non cera spazio per i dubbi, il senso di colpa doveva ancora estinguersi.

Ed ero ancora troppo addormentata per pensare di avere anche ragione, che Hayama fosse un idiota completo e che.. quando dormiva era proprio un angelo .

Rimasi rannicchiata al suo fianco a osservare.

Non fraintendiamo - come fraintendevano continuamente Tsuyoshi, Aya, Fuka, probabilmente anche Mama, Rei e famigliola - era solo una considerazione oggettiva: Akito era bello .

Di quel bello che, a suo tempo, mi faceva mozzare il fiato e invece, da un anno a quella parte, mi imbestialiva.

Esattamente. Lui e le sue donne mi infastidivano. E lui aveva una quantit industriale di donne a portata di mano perch era evidentemente ed innegabilmente bello . Punto.

Poi che appena aprisse bocca lo detestassi era unaltra cosa.

Provai limpulso irrefrenabile di tirargli un pugno in testa, allungai una mano fino ai suoi capelli. Tanto bello quanto stupido.

Invece di colpirlo cominciai a percorrere il suo profilo con lindice, partendo dalla base dei crini biondi - e senza pensare nemmeno lontanamente che si sarebbe svegliato. Non lavrebbe fatto. (Punto.)

Stupido.

Scivolai sulla linea dritta del naso.

E complicato.

Mi spostai a destra, lieve sulla guancia.

E spaccone - quando voleva.

Ritornai al punto di prima e sfiorai leggera le sue labbra, che al passaggio del mio indice si schiusero. Mi bloccai.

Continuava a dormire, doveva per forza essere stato un movimento involontario.

Proseguii con la corsa delle mie dita fino al mento, e anche con gli insulti..

E paranoico. E incomprensibile.

E una lista infinta di cose poco belle , per lappunto, da sentirsi dire.

Persi completamente la cognizione del tempo, consolandomi al pensiero che - la sveglia ero certa daverla puntata - quella di sicuro non era la realt, quindi potevo permettermi il lusso di restare a guardare Akito che dormiva e passare il tempo a riempirlo di insulti - mentali - meritati e veritieri.

Almeno fino a quando non sentii il primo leggero bip del cellulare, che avrebbe progressivamente aumentato di volume.

Spalancai gli occhi agitata, notando solo in quel momento quanto ci fossimo avvinghiati nel sonno - solo per poterlo maledire ancora un po, come diavolo sarei riuscita ad afferrare il telefono prima che il rumore lo svegliasse, eh? - e mi spinsi con tutte le mie forze verso il com.

Niente da fare, il suo abbraccio era come una gabbia.

Pure quando dormi mi devi complicare la vita? bofonchiai, mentre mi scioglievo dallintrico di braccia e gambe con difficolt.

Ce lavevo quasi fatta, giuro. Avevo spento la suoneria della sveglia, mi ero ancorata a terra con un piede ed avevo entrambe le braccia libere.

Mancava allappello solo la gamba sinistra, ed io non vidi altra soluzione che tirare .

Ma dosare la forza di prima mattina - e per una volta avevo seriamente tutte le motivazioni per poterla definite tale - si prospettava come qualcosa di largamente superiore alle mie possibilit.

Avrei potuto immaginarlo, effettivamente, ma era un ragionamento troppo complesso da fare mentre tutto il mio corpo si lamentava per limprovviso gelo post-risveglio. Cos tirai, e tirai forte.

Liberai la gamba, ma fin allaria insieme alla destra. Il mio fondoschiena spalmato sul pavimento e le coperte di Akito alla mia destra.

E qualcun altro, in quel momento, inizi a lamentarsi per il freddo.

Merda .

Mmmh mugugn, rigirandosi.

Mi alzai velocemente, gli buttai le coperte addosso ed uscii, recuperando qualcosa dallarmadio.

Sperai con tutto il cuore di aver azzeccato lanta giusta. Seguire il discorso di presentazione seduta nelle prime file vestita da uomo non mi avrebbe fatto una gran bella pubblicit, decisamente.

Gi sveglia?

Buongiorno, Aya salutai appena raggiunta la cucina s. E addirittura prima che suonasse la sveglia. Da non crederci.

Mi guard maliziosa per un secondo, prima di concentrarsi sulla sua colazione.

Sar la tensione risolse soltanto.

Di risposta mi strinsi nelle spalle, mentre recuperavo una tazza e procacciavo del latte.

Oh, non riesco a non dirtelo. scosse leggermente la testa.

Appoggiai il tutto sul tavolo con sguardo interrogativo.

Aya mi guardava dritta negli occhi, uno strano luccichio nelle iridi scure ed un sorrisetto compiaciuto trattenuto a stento tra le labbra.

Preoccupante. Molto preoccupante.

Inspir.

Inspirai.

Dimmelo allora esalai dopo un silenzio che parve interminabile.

Eravate.. Eravate cos carini, prima intrecci le dita e port le mani di lato al viso, in faccia unespressione estatica.

Se le mie guance avessero potuto prendere fuoco nel senso letterale del termine - fuoco, braci, fumo compresi nel prezzo, intendo - probabilmente lavrebbero fatto.

Aya era entrata in camera.

Aya aveva visto.

Aya avrebbe frainteso - e, per dire, gi laveva fatto.

Mi massaggiai le tempie, mentre limmancabile sopracciglio delle situazioni sconvenienti scattava verso lalto.

Ero convinta di doverti svegliare si affrett ad aggiungere, mentre io mi sedevo accanto a lei evitando accuratamente di guardarla in volto cio, che avresti spento la sveglia e continuato a dormire possibile e saresti arrivata in ritardo alluniversit

Degnai di uno sguardo lorologio, e capii che quellultima parte era comunque probabile .

Intanto chiariamo una cosa, Aya puntai gli occhi nei suoi quello che hai visto in camera non quello che sembra. Te lo spiegher poi, sono in ritardo fuggii dalla stanza mentre lei mormorava un oh, certo, aspetto le spiegazioni allora e correvo a darmi una sistemata.

Ritornai sui miei passi solo per comunicarle che avevo risolto il mistero del vestito, e alla sua richiesta di dettagli mi strinsi nelle spalle, rimandando al pomeriggio.

***

Il primo giorno pass in fretta, e per fortuna.

La frase del giorno era assolutamente ma tu sei Sana Kurata, quella di Kodocha? ed io, occhi al cielo, dalle dieci e mezza del mattino in poi ero stata in grado di leggerla nei visi dei miei interlocutori primancora che aprissero bocca.

E mi ero sentita dannatamente perspicace.

I vestiti erano da donna, fortunatamente, un paio di jeans ed una felpa nera; eccezion fatta per la maglia a maniche corte, molto verosimilmente di Akito.

E che altrettanto verosimilmente dovevo avergli comprato proprio io.

Poco male, avevo avuto buongusto in quelloccasione, cos girai per i lunghissimi corridoi delledificio in maglia verde di qualche taglia di pi grande.

Del discorso iniziale non capii un granch, ma riuscii comunque a fare la mia bella figura entrando in ritardo, arrossendo, inciampando, e rallegrando lintero auditorio a met presentazione con un sonoro bip, che avvisava me - e gli altri trecento nella sala - di una nuova mail.

Mail inviata da un ormai poco paziente Tsu, che recitava:

Sana, Akito dice che gli hai rubato degli indumenti. Forse suoner un po come gi detto, ma quando la finirete di comportarvi da bambini?

E andato a correre, di nuovo.

La prossima volta sbrigatevela voi, sempre colpa dei vestiti eh?

Cos capii che il mio biondo coinquilino doveva aver condiviso i suoi viaggi mentali circa il celeberrimo vestito, inoltre che era assolutamente odioso - io non rubavo indumenti. Era uno solo il caso, e comunque si trattava di un prestito - e che Tsuyoshi doveva concretamente ancora afferrare il concetto che conoscere il timetable di Akito non era la mia priorit.

Se voleva passare le sue giornate correndo, poteva benissimo farlo.

Poteva anche correre per andare a trovare le sue amiche, volendo: non mi interessava.

***

No, Sana. Ripeti tutto daccapo. C qualcosa che non va

Fuka Matsui mi stava interrogando telefonicamente, lordine del giorno era tutto tranne che originale: sviluppi sulla questione Hayama.

Spiegai nuovamente vestito, litigio e tutto il resto - forse per la quinta volta.

No, non ci siamo. Dice di non volerne sapere nulla di te e poi se la prende per un fottutissimo vestito? sbrait dallaltro lato.

Sana, ci sei?

Recuperai luso della voce solo per confermare la mia presenza.

Io a quel particolare proprio non ci avevo pensato .

***

Rincasai nel primo pomeriggio, e avevo le idee ben chiare.

Abbandonai borsa e scarpe allentrata e mi fiondai alla ricerca del mio coinquilino.

Tu. indicai la chioma biondiccia di Hayama.

Non che intendessi parlare esattamente con quella - effettivamente lavrei anche potuto fare, e altrettanto effettivamente non sarebbe stata in grado, per ovvi motivi, di irritarmi a morte con qualche rispostaccia. Il tutto perch, oggettivamente, i capelli non hanno vita propria (a parte in rari casi) e nemmeno capacit di parola (nessun raro caso).

Come disse un tempo qualcuno.. io ho un nome riprese un nostro vecchio discorso, senza nemmeno degnarsi di voltare il viso nella mia direzione. Continu a osservare linterno del nostro frigorifero, cercando qualcosa.

Sbuffando lo chiuse, prendendo semplicemente una mela.

Espirai, preparandomi psicologicamente a perdere almeno mezzora prima di riuscire a instaurare uno scambio propriamente detto.

E va bene tentai, richiamando alla memoria le parole dette da Fuka subito dopo avermi condotta alla conclusione che il comportamento di Hayama era stato decisamente contraddittorio. Diritti dautore permettendo, potevo benissimo riutilizzarle. I discorsi alla Matsui facevano sempre un gran belleffetto.

Continua pure a tenere il broncio, evitami e prenditela per ogni sciocchezza, davvero

Pausa strategica: in ogni battaglia che si rispetti arriva il momento in cui si aspetta la mossa dellavversario per elaborare un contrattacco efficace.

(Mi sarei dovuta dare alla carriera militare. Visti i presupposti, avrei probabilmente fatto strada.)

Riuscii a centrare la questione, ottenendo tutta - quasi - lattenzione di Hayama.

Espirai; parte seconda.

Puoi farlo, ed io non ti disturber.

Mi sentivo i suoi occhi puntati addosso.

Quale sarebbe la condizione per un po di pace? Perch una condizione ci devessere. constat, ed io mi maledii per essere diventata cos prevedibile ai suoi occhi.

Mi grattai nervosamente la testa, spostando lo sguardo.

Una risposta.

Inarc un sopracciglio, iniziando a far rimbalzare la mela che teneva in mano, mimando una nonchalance che in quel momento di sicuro non possedeva.

Spara

Decisi di prenderla alla lontana: Laltra sera.. Laltra sera mi hai detto che di quel che faccio non timporta nulla, sbaglio?

Annu, vago.

Mi chiedevo

Te lo chiedevi tu o qualche anima pia - che so, Fuka, Aya, qualche nuovo conoscente universitario - ti ha messo la pulce nellorecchio? mi provoc a mezza voce.

Mi morsi il labbro inferiore, concentrandomi sulle venature della porta.

Non sviare e non interrompermi

Trattenni il respiro, sicura di averlo fatto arrabbiare; lui scosse la testa, quasi fosse una muta risposta.

Dicevo perch mi tremava la voce? se veramente non ti interessa, perch prendersela cos tanto per un gesto che io ho fatto senza cattiveria? Voglio dire - non me ne sono mica accorta, che era quel vestito

Beh, Sana sempre la strana nonchalance non da lui quello perch tu sei ottusa

Spostai nuovamente lo sguardo su di lui. Ed era uno sguardo per ovvi motivi allucinato. Mi morsi la lingua per non rispondere alla provocazione - era quel che voleva, oh s. Sviare il discorso.

Ed io non glielavrei mai permesso.

Picchiettai col piede sul pavimento, in attesa.

Cap che non sarebbe riuscito a sfuggirmi, e smise di giocare col frutto, che ripose sul tavolo.

Espir, curvando leggermente le spalle - e sembr che insieme espirasse tutto lHayama detestabile che era stato fino a quellistante.

Uno a zero per Sana: avevo abbattuto il muro .

Come siamo arrivati a questo punto?

E rimasi a bocca aperta, scoprendo che parte dei miei quesiti erano perfettamente condivisi.

Mi sentii punta nel vivo, ma preferii non dare soddisfazioni - orgoglio - e mi ancorai al mio precedente discorso.

Non si risponde ad una domanda con unaltra domanda recitai come una bimba di cinque anni e comunque.. Non lo so, come siamo arrivati qui.

Scosse la testa.

Vedi? Riusciamo a comportarci come due persone civili troppo raramente ammise con una punta damarezza.

Sorrisi .

E perch mi irriti a morte, Hayama

Non che tu mi renda la vita molto pi facile, Kurata rote gli occhi, esasperato.

Mi rilassai.

Stavamo dialogando come due persone normali, era un evento da segnare sul calendario.

Oltretutto, stavamo addirittura scherzando .

Mi avvicinai, spostando la sedia e rubandogli la mela.

Annu, fingendosi offeso.

Tu rubi, Kurata e ovviamente colsi lallusione anche alla maglia che indossavo Non si fa

Scossi la testa. Prendo in prestito, una cosa fondamentalmente differente

Morsi di proposito la mela, restituendogliela come prova e comunque questo indicai la t-shirt verde stato un incidente

Stavo per scoppiare a ridere. Riavvolsi mentalmente il nastro del discorso per intero, e notai che parlavamo pi per allusioni che per altro.

Ah, certo. Anche qui avrei due paroline da dire

Uno a uno, palla al centro.

Secondo morso alla mela rotonda.

Stavolta suo.

Allung il braccio, offrendomela.

Accettai di buon grado - se una mela da mordere era un modo per parlare senza litigare, allora avrei anche potuto comprarne unintera piantagione.

Lo guardai stranita.

Sapeva dellincidente? Aya gliene aveva parlato?

Aya non sarebbe sopravvissuta - in caso.

Del tipo? richiesta di informazioni celata dietro nonchalance. Era il mio turno.

Del tipo mi schern - si allung per mordere il frutto ancora tra le mie mani che dormi un po troppo spesso nel mio letto.

Argh. Sapeva .

Spostai lo sguardo, abbandonando la mela sul tavolo e arrossendo vistosamente.

Cercai di mascherare la cosa alla belle meglio.

Mi serviva chiarii te lha detto Aya?

Tanto per sapere quanti minuti di vita le restavano.

Scosse la testa.

No, lo so perch mi hai fatto passare la notte in bianco. E oltretutto, bella caduta, stamattina

Chiusi gli occhi, avvampando allinverosimile.

Mi passarono davanti agli occhi quei momenti in cui credevo di sognare - ed invece ero sveglia - e rannicchiata ero rimasta a fissare Akito che.. Che fingeva di dormire!

Imbarazzo. E oltre allimbarazzo, qualcosa che non era ancora chiaro.

Perch avrebbe dovuto passare la notte in bianco a causa mia? Balbettante, glielo chiesi.

Semplice si strinse nelle spalle, quasi fosse davvero la considerazione pi facile al mondo sei lesatta definizione di "persona che parla sempre ". Anche nel sonno. ammicc.

Ed io sprofondai, sgranando gli occhi.

Era.. Doveva.. Di sicuro..

Okay. Rimettiamo in moto le funzioni vitali e contiamo.

Uno: non me laveva mai detto, mentre stavamo insieme. Quindi di sicuro non parlavo nel sonno gi allora.

Due: successivamente avevo sempre dormito da sola, nella mia stanza. E ovviamente nessuno mi avrebbe mai potuta avvisare di una cosa simile..

Tre: chi.. Chi diavolo avrebbe mai pensato di preoccuparsi di uneventualit cos remota? Io e Hayama dividere la stessa camera, chi lavrebbe mai detto? E invece, fortuna volle, come si suol dire.

Quattro: Oh. Kami.

Che.. Che cosa avrei detto?

Si strinse per lennesima volta nelle spalle, dissimulando.

Ma io non avevo la minima intenzione di lasciar correre.

Me lo dirai?

Soffoc una risata. Promesso

E sembrava vagamente divertito.

Sospirai, rassegnata.

Avevo incamerato abbastanza informazioni per passarci almeno una decina di notti in bianco.

Il nuovo Akito - quello che mi stava di fronte, con cui ero riuscita a scherzare (per quanto uno del genere potesse scherzare) e divertirmi, almeno per questassurdo vizio di chiamarci per cognome - mi riport terribilmente indietro negli anni.

E non riuscii a trattenere nel cervello un paragone, che quando compresi - compresi in parte, a dir la verit - mi fece avvampare come una tredicenne e scoppiare il cuore: bastava osservare i suoi occhi .

Comera sempre bastato.

Uno dei primi ricordi che avevo di Akito erano esattamente i suoi occhi.

Quegli occhi cos freddi e distaccati del bambino che in sesta elementare altro non sapeva fare che rendere la vita difficile, a scuola.

E uno dei ricordi pi importanti della mia infanzia - forse anche della mia vita intera - era il momento in cui quegli occhi si riscaldarono.

Solo un po.

E quel momento coincideva con la definizione del mio Akito.

Allora non era cambiato, in quellanno - non era diventato un universo lontanissimo.

Da qualche altra parte forse avrei potuto trovarci anche tutto il resto.

Da qualche parte.

..Se non altro un passo in avanti gi lavevo fatto, scoprendo (per caso, certo, ma c qualcosa che non succeda per caso, in realt?) dove si nascondeva lAkito civile, il mio Akito. LAkito senza muro intorno.

Volendo , ormai sarebb-

Kurata interruppe i miei pensieri - gi il tono non andava, ma non me ne accorsi ..ti sta squillando il cellulare

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