1.52: Wall - second part
1.52: Wall - second part
1.52: : Wall: one of the vertical sides of a building or room. PART TWO.
Abbassai lo sguardo sul cellulare, che avevo appoggiato sul tavolo nel momento in cui avevo intavolato la mia edificante - e per una volta lo era davvero - conversazione con Hayama.
Il nome Nao faceva bella mostra di s nel display.
Scusa.. asserii atona, afferrando lapparecchio e sgusciando in camera mia - nostra - mentre lui restava seduto a terminare la sua mela.
Non disse nulla.
Ciao Nao! lo accolsi allegra.
La sua telefonata significava che ci saremmo visti davvero, e la cosa non poteva farmi che un immenso piacere.
Tra le tante domande - Come stai? Come procede la convivenza forzata? - mi comunic che i suoi impegni erano stati posticipati, e che non sarebbe arrivato in citt prima di una decina di giorni. Che, sommati a quelli gi trascorsi dalla sua precedente telefonata, erano purtroppo dodici.
Non lo vedevo da secoli, accidenti!
Mi morsi il labbro inferiore.
Ma il ventisei - aveva gi parlato con il suo agente - non ci sarebbe stato per nessuno, se non per la sottoscritta.
Sorrisi.
Peccato che qualcuno, in cucina, di certo non ne sarebbe stato felice.
Anzi.
Quello fu esattamente, come si suol dire, linizio della fine.
Cena. Appartamento di Sana, Akito, Aya, Tsuyoshi.
Hayama non aveva fatto che evitarmi per tutto il pomeriggio, ed io sbuffando lavevo dovuto accettare di buon grado. Da un lato, ma solo da un lato, potevo anche capirlo: se veramente detestava Kamura - e alla luce dei fatti era una cosa ormai chiara - trovarselo un bel pomeriggio a casa nostra non doveva essere piacevole.
Ma daltronde, erano problemi suoi: poteva essere civile con la gente un po pi spesso.
S.
Nao quando viene a trovarti? Akito ruppe il chiacchiericcio di Aya e Tsu.
Lo guardai soltanto: aveva una faccia da schiaffi, lui col suo sorrisino da presa in giro stampato in faccia, non sembrava nemmeno lo stesso con cui avevo parlato poche ore prima.
Tra dieci giorni risposi meccanicamente, concentrandomi sul piatto.
Evviva gonfi la parola come se veramente ne fosse felice.
Sentii la rabbia invadermi. Lo trafissi con unocchiataccia.
Se non ti va bene..
Ragazzi, cercate di non litigare, almeno a tavola. ma Aya in risposta ricevette soltanto due sopracciglia sollevate.
Se non mi va bene? mi sfid Akito, finto controllato dietro al suo muro.
Oh, va al diavolo.
***
Alzai un muro anchio, dentro la mia testa, per evitare di pensarci. Camminavo per il corridoio che mi avrebbe condotta alla mia prima lezione da universitaria, il mattino successivo, in faccia due occhiaie da paura e sulle spalle il malumore dettato da una notte insonne, lennesima.
Mi infastidiva. Mi infastidiva tanto .
Per la verit - pensai aprendo la porta dellaula, ignorando gli sguardi degli sconosciuti e sedendomi in terza fila - cerano fin troppe cose che mi infastidivano.
Prima tra tutte: laltro Hayama. Quello dietro il muro, quello con cui dividevo la stanza. Perch, parliamoci chiaro, in sette giorni di convivenza forzata il novantotto percento del tempo avevamo litigato. Ma quella mattina il fastidio era pi pungente: il due percento delle giornate passate insieme le avevo trascorse con il mio Akito.
Sapere che in fondo cera ancora ma si faceva vedere tanto di rado, mi imbestialiva.
Non capivo il motivo di una fuga continua, come ormai mi era chiaro essere la sua.
Laltra parte di fastidio era data dallavversione di Hayama verso Naozumi.
Avversione reciproca, ma almeno Nao la mascherava meglio - per forza, in effetti lui era un attore.
Ma comunque.
Una domanda retorica, un discorso puramente infantile, certo, ma la questione che mi frullava in testa era solo una: perch diavolo non potevamo andare tutti - tutti! - daccordo?
Alzai gli occhi verso la grande cattedra, e mi resi conto che un uomo sulla cinquantina vi si era gi seduto.
E stava parlando.
Ed io non avevo ascoltato nemmeno una sillaba.
Ottimo, no?
Io insegno Sociologia della Comunicazione. (*) Forse dovrei dirvi tecnicamente di cosa si tratta, ma non lo far.
Oh, io e quelluomo saremmo di certo andati daccordo.
Lo scoprirete da soli.
Okay, forse non cos tanto daccordo..
Avete dieci giorni, a partire da questo momento, per analizzare il modo in cui comunicate con la persona con cui avete pi difficolt ad interagire. Pu essere un vostro coetaneo che vorreste conoscere, un ex fidanzato, un genitore. A voi la scelta. e sorrise, inarcando i baffi grigi.
Io mi ero fermata alle parole un ex fidanzato. Perch era Hayama la persona con cui comunicavo nel peggiore dei modi, non cera il minimo dubbio. E analizzarlo suonava proprio male, in particolar modo se lui passava le sue giornate ad ignorarmi, o peggio a prendermi per i fondelli.
Lanciai unocchiata al resto degli studenti, che erano corrucciati almeno quanto lo ero io.
Una ragazza alz la mano, seconda fila.
Il professor - cercai nella borsa il foglietto in cui avevo appuntato i nomi, doveva esserci, doveva! - ..Saitou le diede parola con un cenno del mento.
Mi scusi, ma io credevo che qui studiassimo gli effetti della comunicazione di massa sui vari gruppi di individui afferm sicura.
Ed io compresi solo allora cosa fosse, quella Socio qualcosa .
Saitou-sama annu. E sorrise enigmatico.
Diavolo, quelluomo sembrava un rebus vivente.
Esatto. Ma voi avete imparato a correre in bicicletta prima di camminare?
Beh, se per lui un compito simile era camminare ..
***
Osservai sconsolata la prima pagina del mio quaderno, durante lora di pausa.
Le prime tre righe, occupate dalla mia grafia disordinata, citavano la richiesta del tizio di Sociologia della Comunicazione - e dovevo ancora capire se io e quelluomo saremmo andati daccordo o meno. Anche quello, probabilmente, sarebbe rimasto un enigma.
Sei Sana Kurata, vero?
Alzai il viso verso il proprietario di quella voce.
Ed ero assolutamente allucinata: speravo che la frase sei Sana Kurata, vero? fosse stata unesclusiva del primo giorno.
Mi ritrovai davanti a due ragazzi ed una ragazza.
Lei era piccola, minuta, molto carina. I capelli innaturalmente biondi raccolti in una treccia a lato della testa. Accanto a lei cera un ragazzo abbastanza alto, che di sicuro aveva un paio danni pi di me - e di lei, che a occhio e croce doveva essere una mia coetanea - capelli ed occhi neri come la pece. Il classico giapponese.
Laltro era leggermente spostato dai due, e sorrideva. Sembrava un tipo simpatico, ma la prima cosa che saltava agli occhi erano i suoi, di occhi: azzurri.
Mi resi conto dalle loro occhiate di essere rimasta in silenzio un po troppo a lungo. Scoppiai a ridere, imbarazzata.
Scusatemi. S, sono io!
Si rilassarono anche loro.
Il ragazzo con gli occhi azzurri parl: Piacere. Lei Sayuki, lui il suo ragazzo, Sota indic la coppia io invece sono Den.
Piacere mio li salutai con un cenno del capo.
Rimasero impalati di fronte a me.
Il ragazzo che si chiamava Den si gratt la testa.
Diciamo tanti saluti ai convenevoli: vorremmo che tu fossi la nostra ricerca di Sociologia.
Il primo giorno, perch la conversazione non fosse solamente univoca, parlammo tutti e tre di noi, in generale.
Scoprii che Den, come il nome e gli occhi suggerivano, era giapponese solo a met; sua madre era di Helsinki.
Sayuki e Sota stavano insieme da secoli, e quando me lo comunicarono non riuscii a non paragonarli, osservando il pavimento, a me ed Akito. Con una grossa - e palese - differenza.
Scrivevano un sacco di appunti, sembravano quasi giornalisti a caccia di gossip; anche qui una differenza: loro non erano affatto fastidiosi.
Alle due li salutai, promettendo loro che ci saremmo rivisti il giorno successivo - tra le tante cose seguivamo circa le stesse lezioni, quindi sarebbe stato facile ritrovarci tra la marea di studenti - e schizzai alla velocit della luce verso la mia ultima lezione di quel giorno.
Ero in ritardo, ma almeno niente magliette da uomo - e iniziai a pensare che davvero, davvero a casa avevo una bella gatta da pelare .
Hayama?
Che vuoi?
Devo fare un compito per Sociologia della Comunicazione.
E per quale assurdo motivo chiedi a me?
Mi strinsi innocentemente nelle spalle. Dovrei analizzarti.
Riuscii a farlo scoppiare a ridere.
Sota sognava di diventare un giornalista, di scrivere articoli e diventare famoso.
Sayuki, invece, aveva finito per iscriversi a Scienze della Comunicazione solamente perch si era piazzata bene in graduatoria. Avrebbe deciso poi, diceva.
Io e Den eravamo in alto mare riguardo al futuro, invece. Ci guardammo negli occhi esasperati e passammo alla domanda successiva.
Kurata, te lo devo ancora ripetere che non voglio casino in camera mia?
Hayama, te lo devo ancora ripetere che quella anche camera mia? Non ti scaldare, non mica venerd.
Sposta le tue cose nella tua met di stanza, la mia la voglio libera dalle tue schifezze.
Mi trascinai in camera, abbandonando lallettante confezione di pasticcini.
Hayama, tu ce lhai un sogno? chiesi, le braccia imbrattate di vestiti.
Sayuki e Sota si erano conosciuti in prima media, e non si erano pi lasciati.
Den era fin troppo libertino, ma fondamentalmente capii che aveva il terrore di perdere la testa per qualcuna tanto da non controllarsi pi. Den aveva la paura folle di soffrire. Anche se non lavrebbe ammesso nemmeno sotto tortura.
Io, dal canto mio, risposi dicendo di essere single ma convivente col mio ex ragazzo.
Non sto qui a dirvi le loro reazioni.
Dove hai buttato la mia camicia, Kurata?
Non ne ho la pi pallida idea, se tu lasci in giro le tue cose e non le trovi, non darmene la colpa, Hayama!
Senti da che pulpito viene la predica!
Aprii la mia anta di armadio e ripescai la sua camicia. S, glielavevo nascosta io.
Faceva parte del piano.
Oh, quanto si vede che sei uno sciocco single alla deriva.. dissi porgendogliela, citando la frase di un vecchio film.
Sayuki adorava cucinare - ed era molto brava.
Sota, di conseguenza, adorava mangiare. E, fortunato lui, non ingrassava.
Den dipingeva. Assurdo, io non lavrei davvero mai detto.
Io non sapevo cosa rispondere, e Sayuki comment al posto mio che, dato il programma alla radio che registravo con Fuka, di certo a me piaceva aiutare le persone.
Non provare a negarlo, Hayama!
Non sono stato io!
Certo, certo. Un giornale di Karate appoggiato sul tavolo e la mia porzione di sushi scomparsa: sei stato tu, palese!
Ghign, ma smise di infastidirmi. Non poteva arrampicarsi sugli specchi, sapevo meglio di lui cosa adorava.
La paura pi grande di Sayuki erano i ragni. Li detestava.
Sota era claustrofobico, e Den aveva paura di finire le tempere proprio quando aveva lispirazione per un nuovo disegno.
Io avevo paura di restare sola.
E avevo paura del buio, in effetti; rincas dal suo meraviglioso venerd - era uscito lui, chiss perch - e il fascio di luce, invece di irritarmi a morte, mi rassicur.
Mantenendomi in modalit arrabbiata - era pur sempre un venerd - mi liberai delle coperte e, grazie al sonno, riuscii addirittura a sembrare ingenua, nel chiederglielo.
Hai ancora paura delle altezze, Hayama?
Finse di non sentirmi, e continu ad ignorarmi.
Al sabato niente universit, ma avevamo preparato le domande gi il giorno prima.
Sayuki non avrebbe mai fatto un tatuaggio. La sola idea la terrorizzava.
Sota, per ovvi motivi, non sarebbe mai entrato in un sottomarino. Nemmeno a pagarlo, diceva.
Den non avrebbe mai e poi mai comprato un criceto. Li considerava inutili.
Io non avrei mai smesso di sorridere.
Lo aspettai sveglia. Lui, e le sue convinzioni riguardo ai miei sabato sera. Lui, le sue convinzioni e la sua odiosa simpatia.
Apr la porta.
Vorrei un paio di scarpe, Hayama
Nemmeno mi guard.
Lo seguii, mentre apriva lo sgabuzzino. E quasi mi croll la mandibola vedendo dove aveva nascosto tutte le mie scarpe.
Senza scarpe acceleri i tempi. Nessuno te le deve togliere. Dovresti ringraziarmi, Kurata.
La smetterai mai coi tuoi infantili dispetti?
Avevamo preparato anche quelle per la domenica.
Il ricordo pi triste di Sayuki era la morte del padre.
Per Sota, invece, il trasferimento.
Per Den quando perse un lavoro a cui teneva parecchio.
Per me la malattia.
Aprii distrattamente larmadio, alla ricerca di qualcosa da indossare per la cena coi miei amici pi Akito.
Afferrai il primo indumento disponibile ma lo riposi subito: niente pi vestito blu.
E capii, anche senza chiederglielo, quale fosse uno tra i ricordi pi tristi di Hayama.
Il regalo pi bello che avessero mai fatto a Sota era una vacanza a Londra, citt che amava.
A Sayuki il giocattolo che desiderava, a circa due anni. Ricordava ancora la felicit esorbitante.
A Den la possibilit di andare a trovare la madre ad Helsinki durante le vacanze estive di ogni anno, dopo la separazione dei genitori.
Quando risposi Mama, rimasero sorpresi. E gli spiegai che era stato davvero un regalo, per me, aver ricevuto come madre proprio lei. (**)
Lo scoprii frugando tra le sue cose, lennesimo pomeriggio in cui - odiosamente - mi impose di limitare la confusione alla mia parte di stanza. Come se poi ci fosse stato per davvero, il confine tra lui e me, mio e suo. Che cosa stupida.
Aprii uno scatolone e ci trovai dentro un modellino di dinosauro.
Il decimo giorno tirarono le somme. E, mio malgrado, mi resi conto che avevano recepito molto meglio della sottoscritta come dovesse essere svolto quel compito.
Mi chiesero di ripetere tutto quel che mi ricordavo di loro. Sorprendentemente ricordai correttamente quasi tutto.
Mi applaudirono fino a spellarsi le mani, poi, tra risate e caff alla mano, brindammo alla nostra ottima comunicazione.
Mi ignorava pi del solito, e il suo malumore era alle stelle.
Era anche pronto a scappare a correre non appena Nao fosse entrato in casa.
Proprio detestabile, come sempre.
Una piccola parte di cervello consider che gran parte dei dialoghi li ricordavo correttamente anche per quanto ricordava me e lui, ma di certo la nostra comunicazione era pessima.
Una il sarcasmo, laltro il sottotesto. (***)
Sarai emozionata, no? Hayama, paradossalmente, mi aveva appena sfilato di mano quel una il sarcasmo.
Sarai un idiota, no? lo fulminai con lo sguardo.
Te lo concedo, questa era proprio bella.
Sentivo la tensione nella sua voce.
Hayama stava fingendo, aveva di nuovo attorno il suo fedele muro.
Tante grazie.
E la cosa non mi rendeva felice.
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(*) Sociologia della Comunicazione, branca della sociologia che studia nel dettaglio le implicazioni socio-culturali generate dalla mediazione simbolica. Essa studia in particolare i mezzi di comunicazione di massa, esaminando come lo stesso messaggio mediatico abbia, a seconda del contesto culturale, economico e sociale in cui viene ricevuto, conseguenze differenti sui gruppi sociali. Fonte: Wikipedia e l'infinitamente paziente Valentina. <3
(**) La storia di Sana. Visto che presente anche nella versione Anime non spoiler dire che Misako ha trovato Sana.
(***) da 1.42, Chain.
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