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1.21: Jewels - first part

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1.21: Jewels - first part

1.21 Jewels: precious stones used to decorate valuable things . PART ONE

Aprii gli occhi, sconvolta. Si prospettava una fantastica giornata, dato lo splendido - nuovamente - risveglio.

Nonostante avessi voglia di ringhiare, a distanza di esattamente tre secondi e mezzo dallaccogliente mondo dei sogni, riuscii quasi a ridere.

Un sorriso colmo di sarcasmo, per inciso, ma pur sempre un sorriso. Doveva pur essere un passo in avanti anche quello, nonostante nessuno tra i Kami lo considerasse tale.. Dato che di giorno in giorno, da quando mi ero trasferita, la modalit di risveglio non era mai stata naturale . Prima o poi mi avrebbero dato tregua, sia i Kami che il mio aguzzino , era solo questione di tempo. Ma la mia pazienza - che non era mai stata tanta - si sarebbe esaurita prima senza dubbio alcuno.

Respirai profondamente. Questi giri di parole minacciavano seriamente di procurarmi una bella emicrania. Ed io non la volevo, oh no.

Cercai di calmarmi. In fondo erano tutte piccolezze, in fondo non era necessario prendersela cos, in fondo potevo capire. In fondo potevo fare la mia parte ed evitare.

Certo.

La. Prossima. Volta.

Ma che diamine hai dentro quella testa? inveii, lanciando il cuscino davanti a me.

Oh, mi scusi, sua maest, se per trovare i miei vestiti un questo caos di spazzatura vostra ho bisogno della luce accesa

Hayama di mattina era una spina nel fianco.

Non che durante le altre ore del giorno non lo fosse, ma il suo sarcasmo unito al mio sonno era un cocktail fatale.

Senza degnarlo di una risposta sollevai le coperte fino alla testata del letto, cos da essere completamente al calduccio e al buio di cui per una volta non avevo affatto timore.

Se qualche giorno prima avevo considerato un insulto al termine "vacanza" svegliarsi alle nove, l'unica considerazione che riuscii a fare in quel momento fu che svegliarsi alle sette per colpa di Akito e della sua maledettissima luce ne era il suicidio stesso.

Mi voltai sul fianco destro, alla ricerca di una posizione comoda; ricerca che fall miseramente quando realizzai che, dopo averglielo lanciato (forse) addosso, ero rimasta senza cuscino. Sbuffai.

Tra le altre cose, riordina questo schifo, ti ricordo che stasera la camera mia

Ovviamente. Ridammi il cuscino adesso, e poi lasciami dormire. mugugnai, alzando un braccio verso l'alto, in modo da afferrare il cuscino dopo un possibile anzi, direi alquanto probabile lancio da parte del mio coinquilino.

Lancio che tard ad arrivare, ma tanto stordita dal sonno com'ero, non me ne resi conto in tempo.

Improvvisamente mi ritrovai senza coperte di nuovo, come un paio di mattini prima e, senza nemmeno il tempo di pensare ad un'offesa in particolare, il cuscino mi venne scagliato con forza in faccia .

Non che facesse male, in fondo era solo un cuscino, ma l per l mi ritrovai a considerare quante possibilit avessi di venire assolta con formula piena nel caso in cui Akito Hayama fosse stato rinvenuto morto a pezzi, macinato, tritato, frullato! - in camera mia. Cio, nostra.

Insomma, era difficile capire che fino a mezzogiorno Sana Kurata non esisteva per nessuno?

Tante grazie bofonchiai, aprendo gli occhi mio malgrado per recuperare le lenzuola.

Ma ti pare

***

Ore dieci e trenta, cucina dell'appartamento Hayama, Kurata, Sasaki, Sugita.

Ammettiamolo: gi solo al dirlo cos era tutto un programma.

Irritata pi del dovuto, pi del lecito anzi, afferrai con violenza una povera tazza arancione e l'appoggiai sul tavolo, riempiendola di latte fino al bordo; poco importava se cinque secondi dopo, all'aggiungerci i cereali, avrebbe inevitabilmente strabordato.

Cos fu, e non ci badai, immergendo il cucchiaio con un'espressione praticamente omicida dipinta in volto.

Buongiorno, Sana. Scappo di gi, sono in ritardissimo mi salut Tsuyoshi, beato nei suoi cinque minuti dopo il risveglio, afferrando al volo un toast appositamente preparato da una fedele Aya prima che uscisse per andare a lezione.

Ecco, i cinque minuti di sacra tranquillit. Che per un motivo o per l'altro Hayama mi rovinava sempre.

Ciao mormorai affranta, nemmeno lombra di quella tanto agognata pace post-bella-dormita che lui emanava da ogni poro.

Sana, che ti successo? mi squadr da capo a piedi mentre sistemava la camicia abbottonata male.

Gli bast locchiata che scoccai come risposta per uscirsene con un sospiro, un Oh, Akito e il toast a penzoloni in bocca.

Bene, piazza pulita.

Che dire.. Casa dolce casa guardai le quattro mura vuote della stanza.

Nemmeno stare in casa da sola mi piaceva; mi dava un leggero senso di claustrofobia, senza contare il nodo in gola, residuo di quel periodo in cui la solitudine del cuore mi aveva scavato un enorme buco nel petto. (*)

Mi accanii contro un malcapitato cereale di dimensioni pi grandi rispetto ai suoi simili: il colore mi ricordava gli occhi di Hayama. E non era una bella cosa.

Terminata la colazione sparecchiai, sbadigliando sonoramente. Con una veloce occhiata al calendario mi resi conto che quello era il mio terzultimo giorno di vacanza, nonostante parte del mio cervello le considerasse gi irrimediabilmente terminate in coincidenza con la data di acquisto dellappartamento. Il che significava, in poche parole: luned universit. Avvertivo una leggera ansia - lansia dellignoto - ma ero soprattutto curiosa di sapere come sarebbe stato. In fondo era una novit, niente a che vedere col liceo.

Rientrai in camera, decisa a trovare quel dannato vestito bianco senza spalline che avevo tutta lintenzione di indossare per andare a trovare Fuka, e dovetti ammettere che era in uno stato pietoso.

Cercai di giustificare cos il mancato ritrovamento del suddetto reperto numero uno - alias vestito bianco - ma riconobbi che, quasi sicuramente, dovevo averlo lanciato allaria ancora dentro la busta del negozio, con le etichette appese e lo scontrino sul fondo della borsa. Lordine, forse , non era il mio forte.

Provai sinceramente a sistemare quella baraonda, lo giuro. Ci provai davvero.

Ma come accadeva circa nove volte e mezza su dieci, mi stancai prima che il risultato fosse accettabile. Raccolsi distrattamente quanti pi indumenti trovai a terra ma accidenti, qualcuno per forza doveva essere anche suo ! aprii un paio di cassetti e riversai tutto al loro interno, senza guardare.

In fondo sembrava ordine, no? Era gi un passo avanti.

***

Kurata, quale parte del discorso di stamattina non hai compreso? url Akito dalla nostra stanza.

Tentai di ignorarlo completamente: come i cinque minuti dopo il risveglio, anche i pasti erano sacri, per me, in particolar modo la cena.

A dirla tutta, non c'era momento della giornata in cui avrei permesso ad Hayama di disturbarmi ma ci, comunque, sarebbe rimasto solo un pensiero.

Dopo una riflessione lunga un pomeriggio ero arrivata all'idea di tentare, in qualche modo, di stabilire una sorta di tregua, basata sulla teoria del vacuo e placido ignorarlo . Piuttosto semplice.

Addentai quel che restava della mia porzione di sushi: avevo gi rimosso la conversazione mattiniera.

Kurata, parla. e suon leggermente minaccioso.

Deglutii. In realt non ci ho capito niente, temo: non ti ho proprio ascoltato

Sollevai entrambe le sopracciglia, soddisfatta della mia risposta.

Tregua saltata.

Aya, seduta a tavola di fronte a me, scosse impercettibilmente la testa.

Siete peggio di due bambini comment invece Tsuyoshi, osservando il suo piatto ormai vuoto.

Hayama entr di gran carriera in cucina, nascondendo qualcosa dietro la schiena.

Ti avevo chiesto inizi di sistemare la stanza

Oh, no sorrisi sarcastica tu non chiedi mai

Rimase l a fissarmi, con l'espressione tipica di chi vuole intendere "tanto aspetto qui fino a che non la finisci".

Cambiai tattica. Ho riordinato, non te ne sei accorto?

Strabuzz gli occhi. Certamente. In tal caso cio, credevo tu lo sapessi ma a quanto pare no ti informo che io non sono solito indossare questi mi lanci in mano un indumento prettamente femminile, dallaria nuova, che in unaltra epoca avrebbe certamente gradito addosso a me. Non che mimportasse, eh.

Osservai seria quello che sembrava a tutti gli effetti essere un abito. Dovevo concederglielo, a meno che non nascondesse una vita notturna in minigonna dietro il nome Reika , non era di certo il suo abbigliamento tipo.

Lo osservai meglio. Era il vestito bianco, quello senza spalline.. Esattamente quello che avevo cercato tutto il pomeriggio. Tutto si fa per dire.

Prima di riuscire a capire che forse - forse! - i cassetti in cui avevo riversato il disordine di camera Hayama Kurata erano

Bloccai tutti i muscoli del corpo.

Oh, no no no no.

Come avevo anche solo potuto pensare le parole camera Hayama Kurata? Sembrava.. Sembrava..

Manca qualcosa: stanza che Sana Kurata era evidentemente costretta a dividere con un troglodita per un buffo - e odioso - scherzo del destino, sia chiaro!

Non ho finito. annunci, lombra di un ghigno minaccioso sul viso, distraendomi cos da quella pericolosa via che era Sana e Akito, istruzioni per luso (nessuna istruzione, nessun uso, nessun Sana e Akito!) come se ci non bastasse, io non porto una seconda pose davanti a s anche il braccio sinistro. Dalla sua mano penzolava una spallina. Attaccata ad un reggiseno color crema, stampato a formiche. Indubbiamente mio. in realt questi non li porto nella maniera pi assoluta, ma probabilmente non hai fatto caso a questo piccolo particolare

Aya scoppi a ridere, non riuscendo a contenersi, mentre Tsuyoshi si appoggi al frigorifero, coprendosi la bocca con entrambe le mani. Io invece ero basita. Non cera pi spazio per i dubbi: i cassetti dovevano proprio essere stati i suoi. Merda.

Quanto la fai lunga mi strinsi nelle spalle, cercando di sviare lasciami recuperare la borsa e me ne vado, almeno non ti avr tra i piedi tutta la sera

Detto ci mi incamminai a grandi falcate verso la stanza.

E ritornai anche indietro, rossa di vergogna, sotto lo sguardo rassegnato dei miei tre co-affittuari.

Mi schiarii la voce: Ehm. Non che qualcuno ha visto la mia borsa?

Okay, lo ammetto: ero un po' disordinata.

Senza dire una parola, Aya mi prese la mano e mi condusse nell'ala di appartamento che condividevo con Akito.

Apr la porta del bagno, e in quel momento pensai che fosse stata una scelta del tutto casuale dettata da un improvviso bisogno di privacy. Magari doveva dirmi qualcosa di importante...

Accese le luci, e capii che non si trattava di un segreto: la mia borsa faceva bella mostra di s accanto al beauty case.

Anche se era del tutto inutile, mi indic l'oggetto incriminato con l'indice.

E come accidenti arrivata fino a l? sbottai.

L'unico idiota a cui sarebbe mai saltato in mente uno scherzo del genere non poteva essere che Hayama.

Prima che giungessi alla conclusione di ritornare in cucina per fargli una sfuriata andiamo, non eravamo pi alle elementari, inoltre dovevo ancora digerire l'obbligo di uscire quella sera perch era un venerd e i venerd erano di sua propriet, e le migliaia di altre cose per le quali s , avevo tutto il diritto di fargli una bella sfuriata me lo ritrovai davanti, appoggiato allo stipite della porta aperta.

Una parte del mio cervello realizz che si appoggiava alle porte un po' troppo spesso, ma ci avrei rimuginato su poi.

Felice di informarti, Kurata, che la borsa l'hai messa l tu, ieri sera

Cambierai mai? prosegu divertito, la situazione era imbarazzante e lui se ne stava approfittando fin troppo.

Per la seconda volta in una giornata, fui tentata di fargli del male.

E dire che non ero una tipa violenta.

Vidi il problema Hayama, che bellamente se la stava ridendo e un istante dopo, proprio accanto a lui, la soluzione: la doccia.

Scansai Aya con poca eleganza, afferrai un braccio di Hayama con la mano destra e lo spinsi dentro la cabina: non se l'aspettava, quindi non reag subito. Ed era proprio sull'effetto sorpresa che io contavo.

Sorrisi, e un istante dopo aprii il getto dell'acqua. Bollente.

Ma sei scema? scatt, armeggiando con la manopola, senza rendersi conto che girando in senso orario il getto non avrebbe fatto altro che aumentare.

Non scaldarti , Akito ammiccai, ridendo del mio gioco di parole un ringraziamento per il bel risveglio di qualche giorno fa

Aya mi diede di gomito, complice.

Che cattiva, Sana non tratteneva le risate, in mezzo al vapore e di fronte ad un Akito imprecante che, incredibile, doveva ancora chiudere la manopola - fortuna poi che quella ottusa ero io.

Mi strinsi nelle spalle, poi rincarai la dose: Hayama, ancora sotto la doccia? La tua bella sar qui a momenti, sbrigati!

Presi la borsa, salutai con la mano il povero Akito che finalmente era riuscito ad uscire dalla doccia e si frizionava i capelli biondi con un asciugamano (tra l'altro, forse era il mio asciugamano, ma preferii soprassedere, onde evitare altre imprecazioni capaci di far cadere i Kami uno per uno) e insieme ad Aya uscii dal piccolo bagno, chiudendomi la porta alle spalle con forza.

Tsuyoshi si era gi infilato il cappotto e teneva tra le mani quello della sua ragazza.

L'idea era di uscire tutti e tre insieme: mi avrebbero accompagnata fino alla fermata del tram con il quale avrei raggiunto Fuka e poi avrebbero proseguito per una passeggiata in centro. Sperai per loro che fosse una lunga passeggiata per il centro, io personalmente tutto avrei desiderato tranne trovarmi in casa con quello l il venerd sera. Rabbrividii.

Posso ripeterlo per la milionesima volta? chiese retorico Tsuyoshi, l'ombra di un sorriso dipinta in volto Siete peggio di due bambini e porse la giacca ad Aya.

Recuperai la mia sull'attaccapanni, mentre borbottavo un Capita molto poco maturo.

Pronta! esclamai un secondo dopo, infilando l'ultimo bottone scuro nell'asola.

Tsuyoshi apr bocca, gli potevo gi leggere sulle labbra la parola "andiamo", ma fu preceduto dal campanello.

Mi immobilizzai dov'ero, e altrettanto fecero i miei due amici.

Sentii improvvisamente che sarei potuta soffocare da un momento all'altro, immaginando chi ci poteva essere allingresso, lindice premuto contro il pulsante sopra alla targhetta coi nostri quattro nomi.

Il campanello suon nuovamente. Kami, qualcuno sul pianerottolo era proprio insistente.

Vado io asserii seria.

Sana, forse meglio se non..

Stavo gi togliendo la sicura della porta d'ingresso.

Espirai ed aprii.

Probabilmente, in un altro contesto, non avrei trovato la ragazza che mi stava di fronte cos spiacevole. Certo, forse era un po' troppo truccata e poco vestita, ma..

Oh, era orrenda !

La classica maggiorata, che oltretutto sapeva d'esserlo e tentava in tutti i modi possibili di mostrare al mondo i gioielli di famiglia . Aveva nascosto il viso sotto chili di fondotinta, e masticava una chewing-gum senza il minimo ritegno n la minima educazione.

Era una vecchia conoscenza scolastica: aveva palesato un certo interesse nei confronti di Akito gi all'epoca in cui era il mio ragazzo, ma poi si era fidanzata con l'ex presidente del Comitato degli Studenti. Non che lui le avesse mai dato corda, comunque.

Doveva chiamarsi Keiko, o qualcosa di simile; un nome odioso, senza dubbio.

Probabilmente mi riconobbe anche lei, poich pieg gli angoli della bocca verso il basso, in un gesto istintivo.

Ciao l'accolsi, sfruttando le mie doti di attrice chi cerchi?

Rimase impalata sul pianerottolo, in totale imbarazzo. Almeno quello.

A-Akito balbett, in soggezione.

Certo, te lo chiamo subito mi voltai verso Aya e Tsu, completamente atterriti di fronte a quella visione Chiamate Akito? E' arrivata una a ritirare il premio settimanale

Mi voltai di nuovo verso Keiko, mentre ripescavo nella memoria il nome dell'ex presidente del Comitato Studentesco. Le sue guance avevano preso fuoco.

Come sta Ryuke? chiesi come se nulla fosse.

N-non lo so. Ci siamo lasciati fu la risposta secca di lei.

Per quanto Aya avesse colto dietro il tono di voce e lo sguardo abbassato tutto il dolore di quella separazione me lo conferm appena uscimmo di casa, condito con un bel "poverina, mi sembrato avesse il cuore spezzato" e simili in quel momento non riuscii affatto a compatire quella ragazza.

Chiss perch.

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(*) La malattia della bambola, volumi 9 - 10 Kodomo no Omocha.