1.31: Breathless - first part
1.31: Breathless - first part
1.31: Breathless: to have difficulty in breathing properly . PART ONE.
Sbadigliai sonoramente, del tutto sorpresa: era sabato, nessuno lavorava n studiava, quindi Aya, Tsuyoshi e anche Hayama dovevano per forza essere a casa.
Beh, ero orgogliosa di me stessa: per quanto fosse una deduzione puramente logica e ovviamente elementare, ero sveglia da una manciata di secondi, e per me pensieri del genere in occasioni simili sfioravano persino il filosofico.
Ma non era tutto cos facile. Mi sfuggiva un dettaglio: visti i miei precedenti risvegli, come mai Akito non mi aveva ancora amorevolmente buttata gi dal letto con uno dei "suoi metodi"? Non che la cosa mi dispiacesse, era solo piuttosto strano.
Mi strinsi nelle spalle e raggiunsi il tavolo in cucina, su cui Tsuyoshi ed Aya avevano appena appoggiato le borse della spesa.
Buongiorno dormigliona! fu il benvenuto di Aya in quella giornata, come se avesse dimenticato il discorso della sera precedente.
Biascicai un "orno" molto poco convinto prima di abbandonarmi su una delle quattro sedie spaiate.
Mi guardai intorno, e notai con piacere che mancava proprio chi non avevo voglia di vedere.
Dov' andato quell'altro? masticai insieme ad un boccone di brioche.
Bloccai le allusioni a qualsiasi interesse di tipo anche solo vagamente romantico con un'occhiataccia ad entrambi i miei interlocutori.
Maratona spieg Aya, con un risolino.
Beh, era da Akito. Mi alzai, pulendomi gli angoli della bocca, e sparecchiai.
Sai che il suo modo di smaltire il malumore aggiunse Tsu.
Mi fermai accanto al lavabo. Oh, ecco qualcosa di strano.
Per meglio dire, anche quella sarebbe stata una reazione puramente nel suo stile, peccato non avesse motivi per essere di cattivo umore. Soprattutto dopo un venerd sera.
Deglutii. Pensieri sbagliati, pensieri sbagliati, cattiva Sana.
Un interrogativo non meno inquietante era che non mi avesse svegliata in malo modo, soprattutto se, come dicevano gli altri, il suo umore era tanto nero.
Hayama marciava su queste cose: se era arrabbiato per un motivo, se la prendeva con tutto il resto.
E come mai tanto arrabbiato? In fondo ieri era venerd azzardai, sperando che i miei amici non traviassero il senso della domanda.
Cio ci scovassero un interesse prettamente amoroso, come loro solito.
Fu Tsuyoshi a ridere, stavolta. Appunto, era ieri
Rimasi ghiacciata nella mia posizione, interdetta, e qualcosaltro di certo non tornava.
Provai davvero a connettere risolini, arrabbiature, maratone e ieri , ma non riuscii a scovare alcun punto di incontro.
Potete smetterla di parlare per enigmi? sbottai dopo che non riuscii a cavarci un ragno dal buco.
Nessun enigma, Sana. Ad Akito semplicemente non piace l'idea che dopo il venerd ci sia il sabato, tutto qui
Annuii, per niente convinta, ma decisa a far credere di non essere cos ritardata da non capire. Probabilmente non mi credettero, ma se non altro lasciarono cadere l'argomento.
Quindi, io ero stupida. Non c'erano altri significati. Ma voi, voi, provate a dirmi cos'avreste capito da un "ad Akito non piace l'idea che dopo il venerd ci sia il sabato". Perch io onestamente non ci avevo capito un granch, se non che le mie capacit cognitive si erano pesantemente abbassate.
O forse non erano proprio mai state presenti.
***
"Ad Akito non piace che dopo il venerd ci sia il sabato" poteva voler dire un sacco di cose, in effetti.
Ma quali?
Pigiai distrattamente un tasto del telecomando.
Avevo passato tutto il pomeriggio in "stato catatonico di fronte alla tv", a detta di Tsuyoshi e fidanzata, e davvero non lo potevo negare.
Ma se nelle loro teste vorticava l'idea che il motivo fosse qualsiasi genere di preoccupazione per la prolungata assenza di Akito Hayama (che non si era fatto vedere nemmeno per pranzo), la realt era ben pi umiliante: avevo cercato in tutti i modi di capire a cosa alludessero con la loro ultima frecciatina, sinceramente curiosa come mio solito di sapere il motivo del malumore del mio ex ragazzo nonch attuale croce personale. Fosse anche solo per riderci un po' su.
Ma non avevo ottenuto grandi risultati, purtroppo.
Inarcai un sopracciglio, avvertivo un fastidio dentro alla testa - sorrisi, sapevo di cosa si trattava. (oh, mi capitava spesso. Probabilmente al resto del mondo non prude il cervello quando questultimo esala unidea, ma a me s.)
Lampadina nel cervello a ore dodici, l'afferrai mentalmente: oh, che idiota .
Ad Akito sarebbe piaciuto avere la propriet della nostra stanza anche al sabato. Come avevo fatto a non arrivarci prima?
Quasi sorrisi della banalit della risposta, e dire che ci avevo passato sopra tutto quel tempo.
In ogni caso, se lo poteva scordare.
Avevamo pattuito una specie di accordo - ideato peraltro da lui stesso - e l'avrebbe rispettato, volente o nolente.
Venerd di Akito, sabato di Sana, domenica cena tutti insieme. Erano i pilastri dell'appartamento numero undici, le tre leggi.
Spensi il televisore, e accaddero due cose contemporaneamente: il display del mio cellulare cominci a illuminarsi ad intermittenza e qualcuno gir la chiave nella serratura.
Dato che la componente fidanzata dei miei coinquilini era uscita da poco meno di un'ora, dubitavo si trattasse di loro, cos afferrai il cellulare e, dopo aver accettato la chiamata, lo portai accanto all'orecchio.
Mi nascosi sul piccolo terrazzo oltre la portafinestra della cucina, magari l'altro coinquilino non mi avrebbe notata subito.
Un po' ci speravo; strani malumori o no, non mi era ancora passata la nausea da troppi brutti pensieri della sera prima. E non volevo alimentarla vedendolo.
S? risposi, appuntando mentalmente che il vizio di guardare chi mi stava chiamando non era dannoso alla salute, anzi tutt'altro.
Sana! Come stai? i muscoli facciali si sciolsero in un sorriso, quell'entusiasmo l'avrei riconosciuto ovunque.
Nao! Accidenti quanto tempo!
E vidi spuntare una testa alquanto bionda e spettinata dall'angolo della cucina.
Argh, il tempismo di Hayama.
Mim un "oh, salutamelo" che non capii in che percentuale fosse da ritenersi puramente sarcastico, data la persona e dato il suo umore.
Dimenticavo: in primis, Naozumi era diventato un attore di fama mondiale, si era guadagnato la stima di grandi registi e la sua carriera era decisamente decollata, motivo per il quale soggiornava spesso, terribilmente spesso all'estero.
Non avevamo mai smesso di tenerci in contatto ma, ovviamente, visti tutti i suoi impegni rintracciarlo era assolutamente complicato.
In secundis ma non troppo, il rapporto tra il mio migliore amico e il mio ex ragazzo era senz'altro teso a causa di un diverbio risalente a - mese pi mese in meno - un anno prima, in coincidenza con la mia rottura con il secondo.
Kamura era pi o meno del partito di Fuka, non aveva mai perdonato ad Akito di avermi lasciata, come diceva lui, per quanto in un anno gli avessi ripetuto circa una sessantina di volte che la decisione era stata presa in due, manina sul cuore e manina sulla coscienza.
Puoi dirlo! Come vanno le cose?
E cos iniziai a raccontare, senza curarmi che quellaltro sentisse i taglienti commenti nei suoi confronti.
Scoprii che Nao sarebbe tornato in Giappone di l a una decina di giorni per una campagna benefica e, spinta dalla voglia di rivederlo, gli avevo rifilato il nuovo indirizzo cos da poterci incontrare in tutta tranquillit.
Chiusi la chiamata con un sorrisino ancora stampato in faccia.
Quindi ecco chi ti viene a trovare stasera spunt dal nulla Hayama, intento a rimirare il sushi che, con tutta probabilit, sarebbe stato la sua cena di quella sera come delle precedenti quattro.
Capii in quellistante che era totalmente privo di doti recitative: il tono che voleva sembrare disinteressato e un po ironico stonava con lespressione del viso, un chiaro specchio del suo livello di arrabbiatura.
Sempre il solito musone.
Se non altro non aveva origliato la telefonata, dato che stasera e tra una decina di giorni non erano concetti cos simili, n in quel contesto n in nessun altro.
Non ti riguarda asserii tranquilla, mentre chiudevo la porta a vetri dietro di me.
Non che mi interessi, chiedevo e basta. ma aveva tutta laria di chi non molla la presa fino a quando non ottiene una risposta.
Il mio programma per la serata, a dir la verit, era decisamente deprimente: nientaltro che un DVD e una coperta calda.
Allora? riprov, appoggiando entrambe le mani sul tavolo.
Cos sembrava molto poliziesco, un interrogatorio.
Alzai gli occhi al cielo.
No ammisi, ma non appena le pieghe di una probabile preoccupazione sparirono dalla sua fronte, mi affrettai ad aggiungere non lui
Le pieghe ricomparvero, e mi infastidii. Era forse il momento di fare lapprensivo?
Ah lasci cadere il discorso allo stesso modo in cui io lasciai vagare lo sguardo sul suo abbigliamento: per niente convinto.
La tuta da ginnastica aveva lasciato il posto ad un paio di jeans ed una camicia nera. Ridussi gli occhi a due fessure. Akito in camicia significava serata pseudo-importante.
Tu invece stasera che fai? mi lasciai vincere dalla curiosit, le parole uscirono di bocca senza poterle fermare.
Non credo ti riguardi rigir la frittata, lui in queste cose era proprio un genio, bisognava ammetterlo.
Mimai delle virgolette con le dita. Non che mi interessi, chiedevo e basta ripetei le parole che mi ero sentita dire poco prima.
Spost lo sguardo sul frigorifero, e allung una mano per aprirlo.
Strinsi un pugno fino a sbiancarmi completamente le nocche.
Al diavolo!
Allora? continuai.
Si volt, leggermente scocciato - come sempre quando non era arrabbiato.
Al cinema concluse, quasi in un sussurro.
Sollevai entrambe le sopracciglia. Akito detestava il cinema.
Con Keiko? buttai l, sicura che comunque non lavrei mai pi rivista, come tutte le altre. Avrebbe ovviamente risposto di no.
Sembr pensarci un po su.
Mi innervosii.
Pu darsi.
Hayama, tu odi il cinema commentai freddamente e Keiko non parla, starnazza. Inoltre non ha un minimo di decenza, o sbaglio? marcai bene le parole con cui laveva descritta allepoca.
***
Sar sincera: ti deve star lontana di almeno dieci metri. Non mezzo centimetro in meno mi abbandonai sullerba fresca del giardino del liceo Jimbo, al nostro solito posto , sbuffando scontenta.
Come siamo gelosi, oggi comment compiaciuto lui, al mio fianco.
Mi voltai di scatto.
Hayama? Io. Non. Sono. Gelosa. sillabai concentratissima sulle sue reazioni.
Riuscii quasi a farlo ridere.
Ovvio che no ammise ironico sei tutto tranne gelosa. E per essere precisi sei anche una ragazza gentile, femminile, silenziosa, ordinata e puntuale sorrise sornione, mentre si stendeva sullerba, le mani dietro la nuca.
Contai mentalmente fino a dieci per evitare una risposta a tono che evidenziasse quanto non fossi una ragazza gentile.
Arrivata al nove mi convinsi di prolungare fino al venti nove, non si poteva mai sapere.
Mi interruppe sul tredici.
E non un segreto che sei tutto fuorch gentile, femminile, silenziosa, ordinata e puntuale mi scocc unocchiata dorata piuttosto eloquente
..sei gelosa. Ammettilo.
Corrugai la fronte.
Stai scherzando spero
Scosse la testa in senso di diniego, poi osserv verso il cortile gremito di studenti.
Seguii il suo sguardo, e non riuscii a non sbottare vedendola fare avanti e indietro per il viale con lo sguardo fisso su di noi - su di lui.
Ma guarda questa! E insopportabile! alzai leggermente entrambe le braccia, andando poi a stendermi accanto a lui.
Volt il viso verso di me, e il cuore nel petto sembr scoppiarmi. Akito avrebbe mai smesso di farmi quelleffetto?
You. Are. Anything. But. Jealous. sillab piano divertito, e dovetti ammettere di aver del tutto cancellato la brillante risposta che volevo rifilargli: guardare le sue labbra che si incontravano per pronunciare quel but mi distraeva, decisamente.
Non eravamo il genere di coppia fissata con le date, non avremmo materialmente potuto trovare il giorno in cui era nato tutto - troppo tempo addietro - ma di certo erano passati anni interi. Anni , e ancora mi mancava il respiro al sentirlo vicino a me, allo stringerli una mano, o anche solo a restare l a guardarlo.
Spostai lo sguardo verso qualcosa che non fosse lui - impresa difficile, lui era ovunque per me - per riprendere lucidit. (*) Sei in Giappone, parla in giapponese continuai piccata, facendogli notare per lennesima volta il vizio preso durante il suo troppo prolungato soggiorno americano.
E tu ammetti di essere gelosa? mi costrinse a tornare a guardarlo girandomi il viso verso di lui; scatenando su di me lirresistibile forza dei suoi occhi. Che era veramente di proporzioni colossali, considerando il fatto che quando mi abbacinava a quel modo avrebbe potuto chiedermi qualsiasi cosa e alla fine non sarei mai riuscita a dirgli di no.
Oh scansai la sua mano da sotto il mio mento, fissando il cielo e va bene, mi infastidisce badai a non usare nessun verbo simile ad ingelosire vedere una certa persona fare le vasche lungo il cortile per guardarti. E per farsi guardare incrociai le braccia sotto al seno.
Non la stavo guardando soggiunse tranquillo, ma ormai avevo imparato a trovare quella nota di emozione nella sua voce quando ammettevo nei pi svariati modi quanto tenessi a lui. E anche stavolta cera.
Cosa dia..?
Facendo leva sulle braccia mi rimisi a sedere, squadrandolo dallalto.
S che lhai guardata, Akito! quasi urlai, offesa.
Mi mentiva anche?
Soffoc una risata e mi imit, sedendosi accanto a me.
Guardala la indic discretamente, e lo assecondai.
Si era fermata a circa otto metri da noi, l impalata ed intenta a ridere con un paio di altre ragazze. Ogni sette secondi lanciava unocchiatina furtiva e piuttosto interessata verso dove stavamo noi. E mi mandava in bestia.
Impossibile, ahahah! disse in quel momento alle altre, e doveva aver proprio urlato, perch riuscissi a sentirla tanto bene da quella distanza. Possibilissimo, invece. Sci, vattene. Guardai nuovamente Akito. Sei anche riuscita ad ascoltarla, bene. Hai notato che non parla, ma starnazza? comment, totalmente di buonumore.
Boccheggiai. Non era da lui lasciarsi andare a commenti poco carini su altre ragazze, in anni ed anni non laveva mai fatto.
E poi prosegu non mi sembra tanto affidabile. E s vestita.. E siamo a scuola. Se dovessi invitarla ad uscire, come si concerebbe?
Si strinse nelle spalle, minimizzando, ed io non riuscii a non sorridere: con due frasi Akito riusciva a confortarmi, divertirmi, a far s che lo amassi ancor di pi - quasi allinverosimile - se fosse mai stato possibile amare di pi. Sollevai un sopracciglio, orgogliosa a tal punto da non volere che si accorgesse di come le sue parole erano state in grado di sciogliermi In ogni caso non credo avrai possibilit di vedere come si vestirebbe per uscire con te, sai ammiccai io lo impedir in qualunque modo. Non avrai scampo. gli puntai lindice contro, seria al mille per mille.
Che minaccia finse di rabbrividire Beh, si da il caso che comunque lidea che tu me lo impedisca non mi dispiaccia affatto. Non dovrai lasciarmi neanche un secondo di tregua per, temo
Finse anche di pensarci su, assorto.
Quante volte lavevo sentito ripetere non mi dispiace affatto? Quellespressione era unabitudine che si trascinava dietro sin dalle elementari. E, dovevo proprio ammetterlo.. Per dirlo alla Hayama, non dispiaceva neanche a me.
Mi abbandonai ad una sonora risata, spingendolo indietro con un braccio.
Vuoi anche prendermi a botte adesso, eh? si indic la spalla che gli avevo appena urtato.
Scossi la testa. No, Akito. Ho detto dieci metri , e ormai siamo a malapena a otto allusi alla ragazzina in cortile ti stavo spostando
Oh. Agli ordini alz le mani in segno di resa.
Mi aiut ad alzarmi e, tra le risa, ci sedemmo un paio di metri pi in l.
***
Sana, col tempo si cambia idea. Le persone stesse cambiano mi riport bruscamente alla realt che non era il prato verde della Jimbo, n tantomeno la certezza che non sarebbe mai finita.
Guardai fuori dal vetro. Lo so, genio lo provocai.
Sembrava proprio che la conversazione fosse terminata; apr il frigorifero e scelse una bottiglia di Pepsi, ne riemp un bicchiere.
Kurata, dimmi con chi esci alz gli occhi su di me dopo un solo sorso, trafiggendomi nel vero senso della parola.
E notai mio malgrado che quegli occhi non erano cambiati mai.
Cercai una risposta adatta ma il mio cervello non connetteva pi, come un modem rotto.
Senti..preparati la cena. Io vado a cambiarmi buttai l scappando letteralmente dalla cucina.
Cosa, come.. perch non si faceva i fatti suoi, una buona volta?
Che rabbia.
Aprii la porta della nostra stanza solo per maledirmi mentalmente e ritornare in cucina.
Era rimasto nella stessa posizione, quasi sapesse che sarei tornata indietro.
Mi accolse sollevando entrambe le sopracciglia.
E comunque, non ti riguarda
Suonai ripetitiva.
Sana, sei ripetitiva
Ecco, appunto.
E cos difficile da capire la frase sono-affaracci-miei?
Nascose un sorriso, come ai vecchi tempi.
Eddai, dimmi con chi esci. continu imperterrito, esattamente come faceva anni addietro, quando mi faceva collassare il cuore con le domande gelose senza logica.
Ma era un altro tempo, quello, altri noi. Cos sbuffai in preda alla tensione, e non riuscii a rifilargli altro se non un:
Hayama, chi il ripetitivo poi?
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(*) sei in Giappone, parla giapponese ripresa dallultimo volume di Kodocha.