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1.41: Chain - first part

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1.41: Chain - first part

1.41 : Chain: metal rings connected together in a line. PART ONE

Sono state quelle - esattamente - le parole? chiuse di scatto con la mano sinistra unanta aperta della mia parte di armadio - perch no , non bastava dover dividere lambiente, era necessario condividere anche larmadio e, come se non bastasse, il bagno. Ma almeno per quello avevamo previsto dei turni piuttosto ferrati, in effetti.

Mi voltai lentamente verso di lui. Per la milionesima volta.. S, Tsuyoshi.

Parliamoci chiaro, ero irritata. Ed era una novit - no che non era una novit, ma la fonte del mio abituale malumore aveva varcato la soglia di casa per andare a correre e fatto sparire pantaloni di tuta, maglietta, capelli biondi e spettinati ed occhi di miele dalla mia vista - perch Tsuyoshi, di norma, non mi irritava.

Tsuyoshi era un ragazzo equilibrato. Serio, con la testa sulle spalle, forse un po impacciato ma con unidea di futuro gi plasmata nel suo cervello. Idea che senza dubbio includeva Aya, che aveva tentato invano di non farlo entrare in camera mia con diversi calmo risuonati a vuoto nellaria, un matrimonio, una toga davvocato e un numero non ancora definito di beb al seguito.

Non avrei dovuto prendermela con Tsuyoshi, lui era un ragazzo dolce, innamorato, ragionevole ed - ancora - equilibrato .

Ne sei sicura ?

Ma io continuavo ad essere infastidita. Anzi, mi irritavo sempre di pi .

Ho detto di s circa milleduecentoventiquattro volte -Argh, ma come mi sono lasciata sfuggire - ..milleduecentoventicinque sospirai piccata. Sarcastica e piccata.

E dire che il mio sarcasmo, quello pungente, lo riservavo alla - come lavevo chiamato? - fonte del mio abituale malumore. Che aveva varcato la soglia insieme ai pantaloni della tuta, i capelli biondi spettinati eccetera.

E su di lui riversavo anche la mia irritazione. Su di lui, non su Tsuyoshi.

Il dolce, innamorato, ragionevole ed equilibrato Tsuyoshi.

Io non ti credo

Riuscii quasi a sentire gli occhi schizzarmi fuori dalle orbite, ed ero tentata di poggiarmi una mano sul viso per provare lebbrezza di sentire i bulbi oculari vuoti - idea che mi aveva sempre affascinata; forse mi sarei dovuta iscrivere a Medicina, a ben pensarci - ma non mi parve proprio il caso; mi limitai ad una breve richiesta di spiegazioni.

Perch spieg sembrava furioso. Ed Hayama ha i suoi motivi per essere furioso

Di tutta la questione potevamo ricavare una regola generale piuttosto logica: allinterno della stessa specie - se nella suddetta specie vige la parit dei sessi - le femmine sviluppano un senso di protezione verso le loro simili. Qualcosa che nel gergo comune si pu tradurre in svariati modi: tenerezza, affetto.

Ma, e c un ma come in ogni caso nella vita, anche i maschi .

Il che tutto dire, considerata lidea delluomo forte ed autosufficiente.

Forse un meccanismo di autodifesa del cromosoma Y. Forse un tentativo di conservazione del cromosoma stesso. Forse un richiamo - Cromosoma Y Hayama chiama Cromosoma Y Tsuyoshi, mayday, mayday, intervenire prego - sconosciuto alle povere detentrici di quel paio di cromosomi X che vengono nominati cos poche volte rispetto a quello-che-determina-il-sesso-del-nascituro .

E nella fattispecie s , ero irritata. Per colpa di Tsuyoshi - andiamo! Anche per colpa di Hayama (dopotutto, lui era la causa di tutto, persino della mia notte popolata di ricordi) - che non era affatto la persona dolce, sensibile, premurosa, comprensiva, innamorata, ragionevole e dannatamente equilibrata .

Perch nella specie umana anche gli uomini si difendono - ed ecco il motivo per cui aveva perso in quellesatto istante tutto il malloppo di complimenti che ero solita donargli - perch Tsuyoshi difendeva Hayama .

Mi appoggiai stancamente allaltra anta dellarmadio, che ormai mi ero rassegnata a chiudere.

Inspirai.

Era Tsuyoshi, non meritava di essere trattato male. Convinciti, Sana.

Tsuyoshi, davvero. Non puoi cercare altri indizi perch davvero , davvero non ce ne sono

Quindi tu vorresti dirmi che Akito, dopo che ti sei vestita e vi siete scambiati un buon divertimento zeppo di sarcasmo reciproco, uscito. Stanotte non lhai sentito rientrare perch stavi gi dormendo, e stamane quando si alzato per la maratona ti dovevi ancora svegliare. Per ovvi motivi non vi siete rivolti la parola, e lui era furioso cos, tanto per provare qualcosa di nuovo, a caso

Ero seriamente tentata di rifilargli un bel sono innocente, Vostro Onore!, ma mi obbligai a restare dove mi trovavo.

Non volevo comportarmi da maleducata con lui. Non se lo meritava.

Tsuyoshi era una persona equilibrata sempre .

A parte in tre casi. Se veniva infranta - volutamente o meno - una delle tre irrinunciabili regole, beh, i problemi che ne conseguivano erano piuttosto evidenti.

Non svegliar can che dorme, dicono. Non che Tsu dormisse, insomma non molto pi del resto della popolazione maschile mondiale, ma linfrazione di una di quelle regole lo faceva esattamente svegliare .

Primo. Non offendere Aya. In nessun modo, in nessun luogo e per nessun motivo. Pena un qualsiasi componente della mobilia scagliato contro - ed era il genere di fardello che si trascinava dietro dalle elementari, dal momento stesso in cui aveva confessato di avere una cotta per la nostra piccola e timida compagna di classe. Ma allora la sua corporatura di bambino gli permetteva di alzare un banco, al massimo, mentre ora - vuoi rabbia o vuoi maggior prestanza fisica - forse sarebbe addirittura arrivato a sollevare il mio - nostro - armadio.

Perch Aya era il suo tutto e mai nessuno avrebbe potuto ferirla.

Se n accorta anche Aya, che era furente.

Ecco.

Il secondo caso riguardava la famiglia. E qui si riconosceva la grandezza danimo del mio amico Tsuyoshi.

Se ne sarebbe accorta persino mia sorella. Insomma, il malumore era lampante.

La terza cosa che nessuno doveva permettersi di sfiorare, la medesima cosa che gli faceva perdere cos tanto le staffe, che lo faceva parlare a ruota libera senza inciampare in imbarazzi e parole strascicate, la stessa fottutissima cosa che gli sortiva gli stessi effetti dei miei beneamati viaggi in tram - sinonimi sempre nuovi e paroloni difficili, o forse chiss lui aveva realmente un vocabolario mentale piuttosto esteso - era la sua amicizia con Akito.

E, quindi, il mayday lanciato da un cromosoma Y allaltro.

Conosco Hayama come le mie tasche. Devi aver detto - o fatto - qualcosa di sbagliato, Sana

Che, per inciso, era ci che in quei quarantasette secondi e mezzo mi stava irritando a morte.

Provai a spiegargli anche la nostra precedente conversazione, e dovette ammettere che in effetti, dal mio racconto, non risultava nulla di cos particolarmente noioso, cattivo o volgare da urtare i nervi del povero Hayama .

Che gi di loro erano, tra le altre cose, piuttosto instabili.

A meno che tu non abbia omesso qualche particolare

Bene.

La fiducia sta alla base di tutto.

***

Posizionai i bicchieri sulla tavola ormai preparata.

Tsuyoshi, seduto ad un paio di metri da me, spostava lo sguardo dallorologio a muro piazzato al centro della parete allingresso ogni dodici secondi, personalmente contati. Maniacale, no?

Aya, invece, si dava da fare ai fornelli. Ogni tanto si voltava verso il suo ragazzo e scuoteva la testa.

Osservai lorologio che Tsu rischiava di consumare a forza di occhiate: segnava le diciannove e cinquantotto.

Akito aveva due minuti per arrivare in tempo alla cena delappartamento numero undici.

E se non fosse arrivato in fretta, probabilmente laltro uomo di casa sarebbe andato a prenderlo, tanto determinato era il suo sguardo.

Cinquantanove.

Alzai gli occhi al soffitto.

Per quanto non potessi saperlo, dato che stavo dormendo sia quando era rincasato che quando era uscito, non avevo dubbi sul fatto che Hayama non fosse di buonumore.

Non perch lavesse ipotizzato Tsuyoshi, quanto per il fatto che, quel giorno, la sua maratona si era protratta per - mi dedicai ad un piccolo calcolo matematico - ..quasi dieci ore.

Mi strinsi nelle spalle; improbabile che avesse passato tutte quel tempo a mettere un piede davanti allaltro. Sicuramente aveva pranzato con del sushi, ci avrei messo la mano sul fuoco. E magari il pomeriggio lo aveva trascorso con qualche amica. Magari con Keiko stessa.

La porta si spalanc.

no tornato biascic Akito, gi nellatto di sgusciare in camera nostra. Ma non nostra in quel senso.

Osservai Tsuyoshi, perfettamente calmo e composto sulla sua sedia.

Fermo dove sei, Akito lo fredd.

Hayama rimase interdetto, stupito leggermente dal tono lapidario che aveva usato.

Aya addent uno spaghetto - ricetta allitaliana, per la nostra cena di quella domenica - e poi mi si avvicin con uno strano sorrisino dipinto in volto; aprii la bocca per chiederle spiegazioni, ma lei mi precedette:

Sana, tu lo sapevi che gli avvocati divorzisti provano prima a fare da pacieri ?

Inarcai un sopracciglio e mi accostai al suo orecchio.

Cosa?

Si strinse nelle spalle, prima di voltarsi nuovamente verso la pentola sul fuoco.

Il mio Tsu gi un fantastico avvocato divorzista la sentii sussurrare.

Delirava?

Forse avrei dovuto fingere un mal di pancia tremendo e saltare la cena, se la pasta produceva quegli effetti.

***

Mi morsi il labbro pur di non ridere: la situazione era patetica.

La tavola si era trasformata in una sorta di silenzioso campo di battaglia; alla mia sinistra Tsuyoshi era immobile nella sua richiesta di spiegazioni, di fronte a me Hayama era altrettanto immobile nella convinzione di non fornirne alcuna.

Aya, al suo fianco, mangiava silenziosamente la pasta sospetta.

Mi costrinsi ad abbassare lo sguardo, arrotolando gli spaghetti attorno alla forchetta - cosa che peraltro non mi riusciva molto bene: perch usare quegli arnesi , quando esistevano le comodissime bacchette?

Ma forse era un discorso di parte, gli italiani, di fronte al Colosseo o al Canal Grande, sicuramente maledivano i nostri insoliti - per loro - utensili da cucina.

Addentai un boccone complimentandomi con me stessa per il pensiero intercontinentale, mentre in quel momento Tsu richiamava per la quarta volta lattenzione del mio biondo ex ragazzo.

Akito, mi vuoi rispondere?

Di risposta ottenne un cenno millimetrico in sua direzione.

Lo sentii innervosirsi al mio fianco.

Aya, complimenti per la pasta. E ottima. cercai di stemperare la tensione, senza riuscirci.

Cal nuovamente il silenzio.

Akito non era un idiota, nemmeno da arrabbiato. Stava accuratamente evitando di rispondere, poich al terminare la sua frase Tsuyoshi gli avrebbe rifilato la domanda reale .

Apparentemente era un dove sei stato tutto il giorno? ma nascondeva un ben pi spinoso dimmi coshai.

Mi allungai per afferrare la bottiglia dacqua; nello stesso istante Akito imit il mio stesso gesto.

Sfior un secondo il mio indice, prima di ritirare la mano e spostare la sua attenzione altrove.

Espirai. Da quando era rientrato altro non aveva fatto che evitarmi. Evitava persino di guardarmi .

Akito? prov Tsuyoshi per la quinta volta.

Tsu, non sei mio padre. Non ti devo spiegazioni si sent rispondere, telegrafico.

Va bene annu, sistemandosi gli occhiali sul naso vogliamo fare i bambini? E allora comportiamoci di conseguenza.

Seguii con lo sguardo ogni scrupoloso gesto che segu: Tsuyoshi svit il tappo della bottiglia dacqua al centro del tavolo e lo mostr a tutti noi, tenendolo tra indice e medio.

Facciamo un gioco annunci ..si chiama reazione a catena.

Sollevai un sopracciglio.

Aya, cominciamo noi, cos i due bambini imparano le regole la sua ragazza soffoc un risolino.

Appoggiai la forchetta sul bordo del piatto.

Il sospetto non era pi tanto sospetto .

Osservai la pasta: di sicuro l dentro cera qualcosa che non andava.

Probabilmente un pensiero simile aveva fatto breccia anche nel cervello di Hayama: mi lanci un veloce sguardo allarmato prima di continuare ad ignorarmi.

E oltretutto, perch dovevo rientrare anche io nella categoria bambini?

E molto semplice: chi ha il tappo in mano deve dire una parola, poi lanciarlo ad unaltra persona - e quella persona deve rispondere con la prima parola che la precedente suscita. Poi lanciare di nuovo il tappo, e cos via

Hayama scosse la testa: Non ho la bench mini-

Akito, non ti ho chiesto se ti va di giocare. Tu. Giocherai. e il tono non ammetteva repliche.

Aya.. La parola : Akito.

Osservai il breve volo del tappo blu, che atterr tra le mani della mia amica.

Lei scocc unocchiata piuttosto eloquente. ..malumore.

Lanci il disco in mia direzione.

Lafferrai maldestramente, mentre con la destra mi grattavo la testa, sovrappensiero.

Malumore, eh?

La prima cosa che potevo associarci altro non era che la mancanza di..

rispetto proferii.

Gli occhi di Hayama, fissi sulloggetto che tenevo sulla sinistra, silluminarono.

Mio malgrado lo lanciai a lui; era lunico a non aver ancora..giocato.

Si schiar la gola. Vestito. annu.

Il mio sguardo croll sulla pasta, che ora minsospettiva allinverosimile.

Spaghetti allucinogeni, non cerano alternative. Che diamine significava vestito ?

Osservai il resto degli abitanti dellappartamento e notai che perlomeno anche loro erano stupiti.

Arriv il turno di Aya. Ehm.. Shopping.

Tsuyoshi non sembrava particolarmente felice dellimprovviso cambio di rotta preso dal gioco. Attese che Aya gli lanciasse il tappo.

Maratona disse secco.

Annuii; allepoca i pomeriggi dedicati allo shopping erano stati ribattezzati maratona da uninsofferente Hayama ed un paziente Sasaki.

Tocc ad Akito.

Apr la bocca, poi la richiuse.

Nascose un ghigno. Keiko.

Annaspai, girando il viso verso la finestra.

Ottimo . Se voleva provocarmi ci stava riuscendo, e tra le tante cose aveva dato piena ragione alle mie supposizioni: aveva passato il pomeriggio con quella .

Ebbe anche la faccia tosta di dare a me la parola.

Proprio senza vergogna.

Inspirai. Bassezza

Reclam il tappo con un moto della mano destra. Restituii.

Gelosia? ammicc, formulandola come fosse una domanda.

Non aspettai nemmeno di ricevere loggetto.

Rispetto ribadii, alzando di due ottave il tono di voce.

Si strinse nelle spalle, mentre accanto a lui Aya sembrava piuttosto confusa.

.. Vestito . ripet, prima di spostare indietro la sedia ed andarsene.