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NUOVA GUIDA SCIENTIFICA PEL SICILIANO E LO STRANIERO A PALERMO

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NUOVA GUIDA SCIENTIFICA PEL SICILIANO E LO STRANIERO A PALERMO

NUOVA GUIDA SCIENTIFICA

PEL SICILIANO E LO STRANIERO

A PALERMO

ISTRUZIONE AGLI STRANIERI

SOPRA LA MANIERA

DI VIVERE E DI ALLOGGIARE IN PALERMO,

DI SEGUIRVI I LORO AFFARI

E DI EVITARE GL’INCONVENIENTI

PER LA LORO INESPERIENZA.

Allorquando un viaggiatore arriva in Palermo, non sempre un amico officioso si offre per essergli di guida. Solo in mezzo di questa cospicua città di cui egli non conosce i monumenti, gli stabilimenti, gli usi e i costumi; e’ non sa dove dirigere i suoi passi. Per evitare gli stranieri quest’imbarazzi, si è fatta precedere una Istruzione con le nozioni le più sicure per dirigere i viaggiatori e rendere il loro soggiorno piacevole ed utile, in una città ove il lusso e la gentilezza regnano ne’ suoi abitanti.

Scelta di un quartiere. — La massima cura di uno straniero attirato a Palermo per i suoi affari e vivervi alquanto tempo, dev’essere di alloggiare in una contrada centrale. Da questa scelta fatta con discernimento, dipendono solamente il piacere e l’utilità del suo soggiorno in una città in cui ogni quartiere è popolato d’un genere di abitanti che l’è proprio.

Ecco un quadro della ripartizione morale degli abitanti di Palermo in ciascun quartiere il di cui lusso ha delle gradazioni intorno l’agiatezza e la fortuna delle persone che vi hanno stabilito la loro dimora.

La nobiltà abita generalmente in tutti i quattro quartieri della città, e particolarmente in quei della Loggia e della Kalsa . Così i migliori palazzi si veggono nelle vie Toledo , e Macqueda , che sono due lunghe strade in linea retta che si tagliano a croce, ed abbracciano tutti i quattro quartieri, nelle vie di Butera , e dell’Alloro , nella piazza Marina , e nei magnifici dintorni di Porta-Nuova , e Porta-Macqueda ; ma per lo più parecchi superbi palazzi della nobiltà si trovano sparsi nell’interno della capitale. Gli alloggi nelle vie Toledo , e Macqueda si pagano a caro prezzo. I banchieri, i negozianti e gli agenti consolari abitano specialmente nella via di Butera , nella piazza Marina , e nelle vie Toledo , di S. Giacomo , ed altri nei vicini dintorni. Si trovano dei mercanti per gli oggetti di lusso d’ogni specie nella via Toledo . Il commercio delle spezierie si fa in varie piazze destinate a pubblici mercati, che se ne trovano parecchi in ogni quartiere, e particolarmente que’ delle due piazze Nuova e Vecchia ; il mercato delle pelliccerie si trova nel quartiere della Kalsa , cioè nella piazza dei Lattarini , e nella via de’ Pesatori e Tornari ; il traffico dell’oreficeria e quello dello gioje resta nelle vie dei Pannieri , dell’ Argenteria , ed a Toledo . La vendita de’ libri si fa nelle vie Toledo , e Macqueda presso l’Università. Il commercio all’ingrosso de’ vini resta ne’ dintorni della città, e particolarmente fuori la Porta S. Giorgio al Borgo , e fuori Porta-Carbone a bordo dei bastimenti mercantili. Gli artigiani ed i fabbricanti in tutti i generi sono sparsi per tutti i quartieri, i di cui terreni sono occupati di botteghe a dettaglio d’una eleganza proporzionata all’agiatezza degli abitanti. I licei e le scuole d’ogni specie di scienza stanno nella via Macqueda e presso l’Università degli studi, nella via Toledo presso il collegio massimo de’ PP. Gesuiti, nella piazza di S. Anna , ed altrove. I notai e le persone legali abitano in tutti i quartieri. Nei sobborghi una laboriosa popolazione si affretta di procurare per il suo travaglio agli abitanti di Palermo tutte le comodità, ed i piaceri della vita. Fuori Porta-di-Termini , e fuori Porta-Reale numerosi operai travagliano per la fusione del bronzo e del ferro; vi stanno parecchie conciarie, ed in altre parti si taglia e si pulisce il legno; vi si fanno tessuti di cotone; l’argilla è formata in vasi d’ogni forma; vi sono stabilite buone tintorie; filande di lana e cotone e fabbriche di stoviglie. Il vasto edifizio del Conservatorio de’ trovatelli di S. Spirito dentro la Porta-Felice , e lo Stabilimento dei poveri fuori Porta-Nuova , sono occupati a formare tele e stoffe di seta, lana, filo, cotone ec. Nei sobborghi sonvi ameni e piacevoli giardini in cui vegetano vario-pinti fiori, e s’innalzano alti arbusti, e gli spaziosissimi orti producono continuamente per una industriosa coltura i legumi e le verdure necessarie alla popolazione di Palermo.

Alloggio. — Vi sono per un forestiere tre maniere di alloggiare in Palermo; cioè negli alberghi mobigliati, nelle case particolari, o negli appartamenti affittati dai viaggiatori stessi che li faranno mobigliare. I soli alberghi mobigliati convengono alle persone il di cui soggiorno dev’essere breve. Colui che vuole dimorare parecchi mesi nella capitale può vivere più economicamente e più giocondamente d’una delle due altre maniere. Prendendo ad affitto un appartamento, allorquando il forestiere resta almeno sei mesi in Palermo, le diligenti ricerche non mancheranno di far trovare dimore piacevoli e comode. Un appartamento contenendo un’anticamera, una stanza di compagnia, una sala di pranzo, una camera a dormire ed un gabinetto per toletta si paga, essendo sito nella migliore strada della città, 4 once (50 fr.) per mese, pigionandosi a quatrimestre si paga di meno. Vi sono ancora appartamenti per la pigione di 9 once (112 fr.), e 2 once (25 fr.) a mese, secondo la comodità, la grandezza e l’eleganza degli stessi. Nelle case particolari si trova tutta la biancheria necessaria di letto, e di tavola per pranzo.

Alberghi mobigliati. — Parecchi stabilimenti di questo genere offrono agli stranieri degli alloggi appropriati a tutte le condizioni. Il lusso e la comodità non sono dispregiati dai Principi che visitano la Capitale; mentre gli studenti trovano negli altri solamente il necessario proporzionato alle loro minute facoltà: in molti vi regna la politezza, la cortesia ed i riguardi. 1

Palermo è fornita di 32 locande, ma quella che può dirsi la più bella e magnifica fra le altre della Sicilia è

L’albergo della trinacria, via di Butera , n. 14. Questo si è fabbricato appositamente di recente sotto la direzione degli architetti Vincenzo Trombetta discepolo del bravo Giuseppe Marvuglia; e Andrea Gigante. Il prospetto principale guarda il mare in continuazione della gran palizzata del principe di Butera alla Marina . Questo nobile edifizio è in uno de’ migliori siti della città, vicino a diversi stabilimenti e palazzi, formando cinque piani dalla parte del mare e tre dalla parte della strada, e vi sono in tutto 44 stanze per viaggiatori, oltre una camera di compagnia ed una sala in comune per ogni piano. Al primo piano dal lato del mare sta aggiunto parte del terrazzo grande del palazzo Butera il che lo rende amenissimo, ed al quinto trovasi un’altra loggia che domina tutto il golfo e i dintorni della città. Ogni stanza che guarda il mare non escluse quelle di compagnia ha il suo cammino. L’acqua sale fino all’ultimo piano. Vi sono stanze da bagno, buona cucina, sala per tavola rotonda, riposto, guardaroba, rimessa, ed altri luoghi per uffici che rendono assai comoda questa casa fabbricata espressamente ad uso di locanda. Le decorazioni e le mobiglie sono tutte a nuovo, e vi si trovano appartamenti e camere a prezzi moderati: a semplice richiesta si hanno delle eleganti carrozze e rimesse a volontà, nella via grande del teatro di S. Cecilia , n. 6, alla scuderia del sig. N. N. Colezione e tavola per pranzo comune a prezzi di tariffa, vini d’ogni qualità, sì esteri che nazionali.

Tra il numero degli altri alberghi di primo ordine che conta Palermo, citerò i migliori ed i più centrali.

Hotel de france, piazza Marina , n. 33. — Questo albergo rifabbricato di recente; decorato e mobigliato tutto a nuovo e situato in uno dei migliori punti della capitale, offre ai viaggiatori i vantaggi della sua bella posizione, vicino il palazzo delle Reali Finanze, la Borsa di Commercio, il palazzo dei Tribunali, la Regia Dogana, la Regia Zecca oggidi occupata dalla Direzione Generale de’ Dazj Indiretti, i palazzi dell’alta nobiltà, il teatro S. Ferdinando, la via Toledo, l’officina dell’amministrazione dei battelli a vapore del regno delle Due Sicilie; parecchie case bancarie e commerciali, varî stabilimenti, e finalmente vicino il Foro Borbonico a mare, e vicino le amene e pubbliche passeggiate. In questo albergo onorato da molti Sovrani e Principi stranieri si trovano grandi e piccoli appartamenti, camere e gabinetti mobigliati tutti a nuovo, a prezzi moderati. Vi sono bagni e ristoratorio per pranzo comune aggregati all’albergo. A semplice richiesta si hanno delle eleganti vetture e rimesse a piacere. Colezione e pranzo a prezzi di tariffa, e vini d’ogni sorta sì esteri che nazionali.

Grand’albergo di sicilia, via Pizzuto , n. 84, vicino la piazza S. Domenico . — Questo antico albergo rimarchevole per l’eleganza della sua costruzione e la grandezza dei suoi comodi e miglioramenti non pochi, offre ai signori viaggiatori oltre della sua posizione centrale, la comodità di disporre vasti appartamenti per le famiglie che desiderano di soggiornare qualche tempo nella bella metropoli. Un servizio attivo, una mobiglia nuova, una scelta e spaziosa cucina analoga alla qualità dello stesso stabilimento, e che perciò appresta più del solito, mezzi di agiata e decente dimora. Gli avventori potranno godere di siffatti vantaggi con regolare e discretissima pensione, moltoppiù per essere situato in uno de’ più belli quartieri della capitale, vicino la via Macqueda , vicino a parecchi sontuosi tempî e vicino i mercati. All’edifizio vi stanno aggregati bagni, rimesse e scuderie, ed è tutto dì onorato da ragguardevoli Siciliani e stranieri.

Si pagano gli appartamenti e le camere in questi alberghi a mese, a 15 giorni, ed ancora a settimana con anticipo. I loro prezzi variano secondo il sito de’ quartieri, le case, i piani, il lusso delle mobiglie, il grado e la condizione de’ forestieri. Prezzi di alloggio:

Grandi appartamenti da 2 once a 15 tarì al giorno.

Piccoli da 12 tarì a 5 » »

Camere da 10 tarì a 3 » »

Le locande d’inferiore rango sono quelle che stanno nella via di Butera , piazza Marina , Porta-Carbone , piazza de’ Lattarini , fuori Porta di Termini e Porta di Vicari ec., ed i fondachi per lo più sono riuniti alla piazza de’ Lattarini , ove sono i mezzani per lo affitto delle lettighe e delle vetture, a parte di quelli dispersi per i varî quartieri della città.

In Palermo è di uso che negli alberghi lo affitto degli appartamenti e delle camere si paga a 15 giorni con anticipo, ed anche a giornata se si vuole: il locandiere può, di sua piena autorità, detenere le valigie del viaggiatore, come pegno, in caso di ritardo del pagamento. È costume ancora di lasciare la chiave dell’alloggio al portinajo, ogni volta che si sorte. Il padrone dalla locanda è risponsabile dei furti che potranno commettersi nelle camere occupate dai suoi pigionali.

Permesso di soggiorno. — La necessità di mantenere una esatta Polizia nella capitale, e di non lasciarvi dimorare persona capace di turbare la tranquillità pubblica e la sicurezza particolare; e per allontanare gl’inconvenienti che possono risultare a danno della giustizia dalle facilità che hanno i delinquenti di celarsi allo sguardo delle Autorità e della forza per mancanza di un documento che giustifichi l’identità della persona; un sovrano regolamento obbliga che chiunque avrà bisogno, sia estero, sia suddito del Re delle Due Sicilie, di muovere da una provincia per passare in un’altra, dovrà provvedersi di una carta detta di passaggio. Tale carta avrà la durata di mesi 4 e porterà la indicazione del nome, cognome, patria, età, condizione, non che i connotati di colui che la richiederà. Verrà in Palermo rilasciata dal Prefetto di Polizia, e nei Capo-luoghi di Provincia e di Distretto dagl’Intendenti e dai Sotto-Intendenti. Negli altri Comuni dal Sindaco col visto del regio giudice del circondario. Il dritto della carta medesima è determinato, pei nobili, proprietarî, negozianti, e persone di civile condizione a grana 30 siciliani, e pei contadini, vetturali, artigiani a grana 10, rilasciandosi gratuitamente ai pastori, bracciali, ed agl’indigenti. Il latore della carta di passaggio dovrà farla vistare dalle Autorità di Polizia locali. 1 o Nel giungere al luogo pel quale la carta è stata accordata. 2 o Nel ripartirne, indicandosi il Comune ove voglia dirigersi. 3 o Nel corso del viaggio dimorando per più di 48 ore in un Comune intermedio. Niun dritto potrà pretendersi per tali visti. I regî sudditi o gli esteri, che dalle provincie di Sicilia vorranno recarsi in quelle continentali, e viceversa, non avranno bisogno di altra carta, bastando quella di passaggio. I trasgressori al presente regolamento saranno puniti colla detenzione di uno a dieci giorni, o coll’ammenda di Polizia.

I Siciliani e gli stranieri dai dominî continentali arrivando in Palermo dovranno essere muniti di questo passaporto o carta di passaggio, per ottenere un permesso di soggiorno. Al loro arrivo il competente commissario di Polizia rimette per la sicurezza ai viaggiatori in cambio del passaporto un bullettino che servirà per reclamare nei primi due giorni il visto dei passaporti nell’officio del competente commissariato di Polizia.

Nel momento dell’approdo in questo porto dei battelli a vapore, questi sono dispensati dal soffermarsi alla Cala per lo disbarco dei passeggieri; ma anderanno direttamente ad ancorarsi al Molo . Ancorato il battello a vapore, la deputazione di salute adempirà le sua incumbenze, e coi componenti la deputazione istessa saliranno sul bordo del Vapore due Gendarmi per il buon ordine. Dichiarata la pratica, monteranno unicamente sul bordo gl’incaricati della Capitania del Porto, della Polizia, dei Dazî Indiretti, della Regìa, e dell’amministrazione delle Poste. Conseguentemente è vietato a qualunque altro, senza eccezione di sorta, di salire sul bordo del bastimento, sotto pena d’incorrere nelle misure di Polizia. Lo sbarco dei passeggieri e dei di loro effetti si eseguisce da una scaletta, al di cui limitare saranno eseguite le perquisizioni, che le leggi doganali, i regolamenti postali e tutte le altre disposizioni che sono, o che saranno in vigore, prescrivono, nelle quali soprattutto si avrà cura dagl’impiegati superiori che vi presenziano, che si usi la massima decenza ed urbanità, senza offendere la legge. Le barchette che servir devono a tragittare i passeggieri ed i loro effetti non potranno affollarsi sotto il bordo del Vapore ma vi si accosteranno ad una ad una a misura che i viaggiatori lasciano il legno e quelli marinari saliranno per indossarsi la roba.

Scorsi i due giorni dell’arrivo dei battelli, si lasciano i passaporti tra le mani dei passeggieri. Durante questo tempo i viaggiatori stranieri a Palermo debbono farsi riconoscere dai rispettivi consoli, o dagl’incaricati d’affari de’ loro governi, perlochè non si accorda alcun permesso di soggiorno agli stranieri senza questa riconoscenza. Un regolamento costringe tutti i padroni e maestri degli alberghi, i quali sono sotto l’immediata sorveglianza della Polizia, di scrivere sopra un registro i nomi, cognomi, età, qualità, domicilio abituale e professione di coloro che vengono ad alloggiare in casa di essi, anche per una sola notte. Ogni giorno gli albergatori dovranno portare un rilevato certificato di questo registro al commissario di Polizia del rispettivo quartiere.

Domestici. — In ogni albergo mobigliato di que’ del primo ordine sonvi de’ domestici abili ed intelligenti che si pagano a mese, a quindici giorni, ed anche a giornata. Costoro conoscono gli stabilimenti pubblici, i migliori mercanti ed operai. Il loro salario varia da 2 a 4 tarì la giornata, secondo l’abilità di questi servitori di piazza.

Cambia-monete. — Per cambiare tutte le monete straniere, i pezzi alterati o fuori di corso, contro delle monete del Regno delle Due Sicilie, nelle botteghe site nella via Toledo si trovano de’ cambia-monete , e de’ giojellieri, e nelle vie della Loggia e dell’ Argenteria sonvi 32 orefici ed argentieri. Le monete straniere deggiono avere il peso e il titolo che la legge esige in ogni paese. Si farà bene, essendo al cambio, di munirsi di pezzi di 2 tarì, 1 tarì, un carlino, e ancora di 5 gr. per evitare di domandare della moneta ai cocchieri specialmente, i quali fingono di non averne abbastanza per restituire il sopravanzo al loro avventore, affine d’avere una somma maggiore di quella che loro spetta. La piccola moneta è ancora necessaria per soddisfare coloro che rendono qualche piccolo servizio; tali sono i commissionati, i garzoni de’ caffè, i garzoni o le damigelle de’ ristoratorî. Benchè questo soprappiù di salario non sia dovuto a que’ che lo dimandano, pure è uso di darlo.

Banchieri, agenti di cambio, e sensali. Per gli affari di borsa, ognuno si deve dirigere agli agenti di cambio, e per gli affari commerciali, ai sensali di commercio. Essi sono nominati dal Re; il numero degli uni e degli altri è fissato a 56, che sono i soli autorizzati ad esercitare le loro funzioni. Se lo straniero desidera avere, contro moneta, delle lettere di cambio sopra il suo paese, egli potrà procurarsene presso i diversi banchieri di Palermo sia per mezzo degli agenti di cambio, sia direttamente.

Nutrimento. — A Palermo il buon vivere è l’appannaggio esclusivo della comodità: ai finanzieri, alla nobiltà sono riservate le carni le più sugose, la cacciagione la più delicata, il pesce il più squisito, i cucinieri i più famosi. Presentemente le bettole sono la divisione del popolo; la classe agiata trova di soddisfare a sua voglia la voluttà. Ciascuno per il suo denaro può gustare i cibi i più ricercati apprestati da abili cucinieri, o soddisfare a poche spese il suo appetito contentandosi di carni semplici, salubri, propriamente apparecchiate. Raramente un celibe o uno straniero tiene governo domestico a Palermo; egli fa colezione al caffè, o si fa portare presso sè la colezione dai garzoni de’ caffettieri. Ne’ ristoratorî una compagnia, il di cui pranzo è d’un prezzo discreto, è ordinariamente servita con attenzione.

Caffè. — La mattina ciascuno fa colezione in queste buone botteghe, in mezzo ai sorbetti, al caffè, alla cioccolatta, ed alle bevande di latte con caffè; dopo il pranzo, il caffè ed i liquori; la sera, la birra, le limonee ed i sorbetti. Il ritardo dell’ora di pranzo, fissata presementente dalle 4 alle 5 ore p. m. per tutta la nobiltà, e le persone di alto affare, si è introdotto per moda la mattina un pasto sodo; queste sono le colezioni a rinfreddo ( déjeûners froids à la fourchette ) composte di costerelle, di carni fredde, di polleria, e d’uova, accompagnate di eccellenti vini. Durante il giorno e la sera nei caffè, nei circoli di conversazione ed altrove, si leggono gazzette, si giuoca alle carte, alle dame, agli scacchi ed al bigliardo. In alcune di queste riunioni si trattano affari, si discorre sopra le opere teatrali e le notizie del giorno. I caffè i più eccellenti sono: nella via de’ Cintorinari quello di N. N., caffè, sorbetti liquori ecc., all’ultima perfezione. Questo è il caffè pregiato della nobiltà, e delle persone di provetta età, e dà de’ pranzi, delle cene ed altro, a semplice richiesta, sia in casa, che in campagna. Il caffè della Colomba detto del Greco, appresta buoni sorbetti, ed è la riunione delle persone di virile età. Nella via Toledo notansi i seguenti caffè: il caffè di Sicilia ch’è il più centrale ed uno de’ migliori della capitale: caffè, sorbetti, bevande, cioccolatta, liquori e vini forestieri, colezioni, pranzi e cene. Questo caffè sin da molto tempo è il convegno dei signori nobili in tutte le ore della giornata. Caffè e sorbetteria di N. N., ch’è ancora ben servito, per essere la riunione dei signori appartenenti al secondo grado della società.

La maggior parte delle caffetterie di questa città tiene inoltre dei gabinetti bene addobbati, per quelle signore che vogliono stare con tutta libertà; e nell’interno della metropoli dimorano parecchi caffettieri e credenzieri che fanno degli eccellenti sorbetti e delle cioccolatte a semplice richiesta. In tutti questi caffè il prezzo di ogni oggetto è fisso: un sorbetto piccolo si paga 10 grana, e quello doppio 1 tarì; un caffè piccolo 3 grana; una bevanda di latte e caffè servita interamente 12 gr., ed una cioccolatta 16 grana, che si paga ai garzoni di bottega che vi servono con pulitezza. In Palermo il numero delle botteghe da caffè ascende a 76.

Ristoratorii, n o 21. — Abili cucinieri tengono delle tavole d’osteria servite ad ore stabilite, ove ciascuno trova buoni consumati di capponi e di uovi freschi, e cibi apparecchiati con istudio, o dei piatti sugosi preparati con proprietà e d’una maniera salubre. In queste trattorie si spende quanto si vuole, e qualunque persona può pranzare per 10 tarì sino al modico prezzo di 1 tarì per testa: vi si scelgono, secondo il gusto, e i saporiti cibi, e il buon vino. Temesi la noja d’una trista solitudine? si mangia ne’ gabinetti in mezzo a una folla di soddisfare il suo appetito. Una società di amici vuole gustare le attrattive d’una scelta riunione? servita a parte nelle stanze, ella vi trova i vantaggi d’una intera libertà. Un amico vuole trattenersi testa a testa con il suo amico? egli gode tutta la felicità dei dolci splendimenti dello spirito e del cuore nella solitudine dei particolari gabinetti. I ristoratorî hanno due maniere di servire i pranzi e le cene: a prezzo fisso per un numero di piatti determinato, che ognuno sceglie sopra una nota scritta; allora il vino è ordinariamente compreso nella spesa: alla nota (foglio sopra il quale la quantità e i prezzi dei piatti sono segnati, come ancora i prezzi dei vini, liquori, ecc. che si pagano a parte in questi pasti) facendosi servire i piatti che si scelgono; di modo che ognuno può regolare il suo pranzo seguendo la sua borsa e il suo appetito.

I pranzi cominciano presso i ristoratorî a mezzo giorno, e finiscono alle 6; vi si cena dopo le 8 della sera sino all’1 del giorno. In queste trattorie, ed in un altro buon numero di cucine particolari si fa mangiare a partito ed a prezzi discreti, alla semplice richiesta di quelle persone che desiderano pranzare alla loro casa: in caso si faranno delle convenzioni, o pagando a giornata, a settimana, o a mese con anticipo. I ristoratorî o le bettole del basso popolo hanno l’abitudine di comprare tutto quello che vi è di più comune in carni, olî, ecc. Ciascuno bisogna diffidarsi del loro pollame. In fine, i loro cibi sono poco nutritivi; il loro alesso è troppo bollito, e spesso l’arrosto, dalla pentola passa allo spiedo.

Regola generale . — Preferite e frequentate le case ove si porta la folla.

Oltre i ristoratorî che sono stabiliti nella piazza del Carraffello , in quella di S. Francesco , nelle vie Toledo e Macqueda , se ne trovano ancora nei vicini dintorni di questa città ad 1 miglio e ½ circa di distanza, alcuni de’ quali sono serviti con attenzione.

Mercanti di commestibili. — Ai ristoratorî, seguono ancora nei pubblici mercati di questa capitale, cioè nelle piazze Nuova , Vecchia , Carraffello , Feravecchia , Ballarò , S. Cosmo , Capo , ecc., 576 mercanti di commestibili di ogni sorta, che sono i pizzicagnoli, i pasticcieri, i vendarrosti, i mercanti di fritture, ecc. Presso costoro sono riuniti i vini dolci e gli amaraschi di buona qualità, produzioni di tutti i paesi del regno, prosciutti, salsicciotti, formaggi, burro, pasticci, pizze e focaccie di buon gusto, cervellate, aringhe, merluzzi, caffè, spezierie, deposito di carne eccellente, e pesce fresco; cacciagione, paste sopraffine d’ogni sorta e qualità, pane saporito che se ne vende ancora nei conventi e monasteri, e particolarmente in questi ultimi dove le signore monache ne fanno d’ogni sorta e qualità molto bianco e squisito, sotto i nomi di pane forte, pan francese, pane a pagnotta, pane di siligine detto volgarmente di majorca , e pane dolce; in fine cioccolate, dolci, conserve di frutti, biscotti, e tutto ciò ch’è capace di soddisfare il gusto il più delicato del migliore gastronomo. Alcuni fornai si danno ancora alla pasticceria per la perfezione delle paste che impiegano; e qualche pasticciere è nel medesimo tempo trattore, vendarrosto, ecc.

Mercanti di liquori. — Duecento cinquantacinque bettolieri non vendono che del vino e del pane. Le misure ch’essi impiegano sopra il loro banco sono il quartuccio , il mezzo-quartuccio , il terzo di quartuccio e il quarto di quartuccio ; il prezzo del quartuccio varia tra 12 e 24 grana. Ma in queste bettole tutti i vini sono composti di altri vini di differente specie; benchè si dice generalmente da tutti, che questi non sono nocivi quando se ne beve poco, ma allorquando se ne prende in gran quantità, essi riscaldano e istupidiscono più dei vini semplici o naturali. Per poter bere del buon vino naturale, bisogna pagarlo a buon prezzo, indirizzandosi nei piccoli stabilimenti antichi e famigerati. Taluni mercanti di liquori, che si chiamano ancora distillatori , vendono ogni sorta di liquori, spiriti, acqua-vite, ecc., ma non sono che le persone della bassa classe ch’entrano nelle botteghe di costoro per bere. I droghieri vendono ancora de’ liquori allo stesso prezzo dei distillatori.

Confettieri. — Nelle vie de’ Cintorinari e Toledo stanno venti botteghe che vendono a dettaglio squisitissimi dolci d’ogni sorta; confetti a varie forme, diversi gusti e colori; dolci detti di riposto , frutti canditi, zuccate, frutti in giulebbo, conserve, sciroppi, rosolî, bonbons ossia chicche, paste varie da forno, statuette di zucchero, biscotti di Sammartino, mostacciole, pietra-fendola , cialdoni detti cannoli ripieni di pistacchia, cioccolatta e zuccata; copeta, cioccolatta e torrone; pecore di zucchero, torte e cassate di ricotta coperte, e di pasta regale; pupi coll’uova di pasta regale con essenza; e finalmente ogni sorta di generi coloniali e candelotti, cioè a dire zucchero, caffè, sciampagna, bordeaux, malaga, marsala, rum, spirito e birra. Possono aversi ancora eccellenti dolci d’ogni sorta e qualità ne’ ricchi monasteri di religiose a semplice richiesta.

Circoli di conversazione, detti de’ buoni amici . — Nove stabilimenti di questo genere si offrono nella via Toledo , i quali sono mobigliati e serviti con eleganza, e vi si trovano delle gazzette estere e nazionali. Tutti questi gabinetti sono aperti ogni giorno e sera sino all’1 a. m. in està, ed alle 10 p. m. in inverno. Esiste ancora il casino per la conversazione delle Dame e de’ Cavalieri , piazza della Martorana , n. 11 e 12 accanto il real teatro Carolino, ove il bel sesso vi passa le lunghe serate in mezzo al giuoco, ai pranzi, alle cene, ed alle feste di ballo con mascherate in elegante e ricco costume che spesso se ne danno, e particolarmente in carnovale. Le eleganti sale di questa società dei Nobili, servite con eleganza ed etichetta, stanno aperte ogni giorno sino alle 2 a. m. Tutte le altre persone possono passare le loro sere nelle botteghe d’ogni genere, che si trovano aperte nelle vie Toledo e Macqueda ; ed in quelle ove le persone si ragunano a fumar tabacco.

Bigliardi. — Questa città contiene dodici bigliardi pubblici che sono siti la maggior parte nella via Toledo , e nella piazza Marina . Si paga 6 grana a partita , pagando il prezzo al bigliardiere, colui che sarà per perdere. La primaria nobiltà ne tiene ne’ proprî palagi per uso particolare.

Abbigliamento. — In questa città in cui regna il lusso e domina la moda si veste a perfezione. Quindi una persona dee fare una buona scelta delle stoffe, dei mercanti ai quali essa accorda la sua confidenza, dei sartori a cui ella dà a formare i suoi abiti. Delle stoffe e degli abiti sì offriranno nella via Toledo al suo sguardo; ma niente è più difficile che di essere ingannata nel comprarli, sopra la qualità delle stoffe; la loro tintura e ancora sopra la forma di questi abiti, ove lo interesse de’ venditori loro fa una legge d’economizzare sopra la qualità e la quantità della stoffa; d’altronde essi mettono sempre in riserva per i regnicoli e la gente civile, delle cattive mercanzie dopo lungo tempo passate di moda. Per evitare d’essere delusi, una persona deve indirizzarsi alle botteghe le più antiche in cui regnano una buona fede ed una gentilezza. Le dame non mancheranno senza dubbio di trovarsi attirate per il loro abbigliamento nelle accreditate botteghe, ma esse deggiono diffidarsi dei primi prezzi dimandati in questi stabilimenti il di cui lusso e le spese sembrano fare una necessità ai mercanti di domandare molto. Il prezzo che si paga al sartore per la fattura di un abito da uomo, varia tra 24 e 28 tarì circa, e quello da donna tra 10 e 16 tarì. In generale, oggi giorno si veste con proprietà, a buon mercato ed a minuto. Si trovano delle scarpe e dei cappelli benfatti; delle camicie di cotone e tela, a prezzi moderatissimi ed alla portata di tutte le fortune. In tutte le case si hanno brunette lavandaje e vezzose cameriere appropriate per la biancheria; si paga ordinariamente, per una camicia comune 5 grana; e per un fazzoletto 2 grana.

Fornimento per camera. — Trentatre magazzini sono assortiti di splendidi mobili a differente foggia e lavoro, a prezzi fissi e discreti. Le più rinomate botteghe di questo genere stanno nelle vie Toledo e Macqueda . Potranno aversi ancora della mobiglie usate e di minore condizione, che stanno esposte nella via Macqueda presso l’Università degli studî, ed altrove.

Vetture. — Trecento equipaggi brillanti di cui i proprietarî si distinguono per l’eleganza delle diverse forme delle loro vetture e la bellezza dei loro cavalli, servono ad attestare l’agiatezza de’ loro padroni, trasportandoli nei diversi quartieri e dintorni di questa città. Quale differenza tra il lusso attuale e il carro in cui due magri cavalli attaccati, di un passo tranquillo e lento conducevano in Palermo un signore indolente ? NeI 1830 si contavano meno di questi equipaggi: adesso non vi è persona un poco agiata e distinta che ardisce di venire a piede in una brillante società. Grande attività regna tra le diverse parti di questa grande metropoli per le numerose vetture che circolano continuamente: esistono parecchie lunghe vetture di 5 bajocchi sotto i nomi di Omnibus , Diligenze ; 312 carrozze ad uso di fitto, 3,000 calessi particolari, de’ quali 424 birocci e corricoli particolari, 3,510 carrette incluse quelle de’ contorni di Palermo, per lo trasporto del fango, rovinacci e pietre, legname da lavoro, gesso, vino, provvisioni ed altro; e 600 piccoli carri a braccia, oltre 115 carri da bovi. Totale 7,561.

Vetture di rimessa. — Uno straniero potrà affittare delle carrozze a mese, a quindici giorni, ed ancora a giornata: i maestri di questo genere lo forniscono nello stesso tempo di cavalli e d’un cocchiere. Il loro prezzo aumenta in ragione della freschezza delle carrozze e della bellezza dei loro cavalli; si pagano da 12 a 24 tarì la giornata. Con queste vetture si può sortire da Palermo, ma ognuno deve rientrarvi a mezza notte se non ha fatto particolari convenzioni.

Carrozze di affitto. — Duecento carrozze col titolo di Omnibus , Diligenze , calessi, ecc., stazionando dopo l’aurora sino a mezzanotte sopra le piazze e le vie Toledo e Macqueda , sono obbligate di partire per tutti i quartieri e vicini dintorni alla prima domanda. La tariffa dei prezzi è fissata del seguente modo:

legni a quattro ruote

e 2 cavalli a quattro ruote

ed un cavallo
Tarì Grana Tarì Grana
Per una corsa ossia trasporto da un luogo all’altro senza ritorno 3 » 2 8
Per la prima ora 4 » 3 »
Per ciascun’altra ora di seguito 3 » 2 8

Nel contratto a corsa il cocchiere è libero di condurre il passeggiere per qualunque strada più gli piaccia, purchè vada senza ritardo al luogo che gli sarà stato indicato. Nel contratto ad ore si dee sempre eseguire la volontà del passeggiere nella elezione delle strade. Ogni ora si ha per terminata, e come tale dovrà pagarsi allorchè ne sia scorsa la metà: se sarà passato un solo quarto d’ora si pagherà come mezza ora, secondo il prezzo fissato nella tariffa. Trascorsa la mezzanotte per le ore successive alla prima in cui si è preso il carriaggio la tariffa sarà raddoppiata. Durante il carnovale per ciò che concerne la tariffa, come per tutt’altro che riguarda il corso dei legni si osserverà il regolamento particolare, che dalla Prefettura di Polizia suol pubblicarsi.

Fuori della città il prezzo delle corse verrà regolato dai contratti particolari fra i cocchieri ed i passeggieri. I limiti che circoscrivono la città sono i seguenti:

Lanterna del Molo.

S. Polo.

Largo dell’Olivuzza da estendersi da una parte sino alla casina del Principe di Belmonte, e dall’altra sino alla casina dell’Abate Piscetti.

Strada Mezzo-Morreale, e propriamente sino al terzo fonte, ed all’altra parte sino alla porta della Vigna dei PP. Gesuiti, esistente nella via che conduce a Boccadifalco.

Piano dei Porrazzi, e propriamente sino alla casina del cav. Mantegna.

Campo-Santo vecchio.

Chiesa della Madonna della Guadagna.

Croce di Santa Maria di Gesù.

Torrelonga, ossia ultima casa della contrada di s. Giovanni dei Lebrosi, e con la stessa linea si regoli sino a Maredolce.

Fortino del Sagramento nella strada che conduce allo Sperone.

In questi vicini contorni si potrà andare in vettura pagando 3 tarì senza ritorno.

La esposizione de’ legni da fitto fuori delle rimesse non potrà farsi in altri siti, che in quelli assegnati dalla Prefettura, non potendosi mai per alcun pretesto esporre in verun altro luogo. Questi legni saranno situati fra i seguenti larghi:

Piazza della Marina e propriamente dirimpetto il palazzo delle Reali Finanze escluso il lastricato.

Piazza del Real Palazzo e propriamente nello spazio avanti la casa di Castiglia, dovendosi situare in modo da rimanere libero il passaggio delle carrozze.

Piazza del Fonte Senatorio , escluso il lastricato.

Vetture per i dintorni di palermo. — Nessuno regolamento fissa il prezzo delle corse, conducendo i passeggieri in tutti i luoghi situati in un raggio da cinque a dodici miglia da Palermo: il concorso basta per mantenere i prezzi ad una tassa ordinariamente molto moderata. L’affluenza dei passeggieri in certi giorni di festa vi fa solo aumentare il prezzo delle carrozze. Coloro i quali volessero percorrere in ciascuno giorno le nove miglia che s’interpongono tra questa Capitale e l’amena Villa della Bagheria, massimamente nei tempi in cui si va a villeggiare in quelle deliziosissime campagne; a quest’oggetto sono stabilite delle Diligenze che partono da questa dall’auguglia della Villa Giulia per Bagheria in tutti i giorni alle ore 22 d’Italia, e ritornano da quella l’indomani un’ora dopo giorno, e viceversa per tutti i mesi di maggio e di ottobre solamente. Un posto è fissato generalmente 1 tarì e 5 grana, tranne pei giorni festivi popolari, ne’ quali resta aumentato un tal prezzo a 2 tarì per ogni persona. Per i posti di queste vetture si accudisca in Palermo fuori Porta de’ Greci , ed in Bagheria dagl’incaricati, onde avere con anticipazione dei biglietti in istampa. Esistono ancora Diligenze destinate per tragittare fino a Misilmeri distante 9 miglia da questa città con gli stessi regolamenti sopra cennati.

Regola generale . È uso di dare un piccolo beveraggio ai cocchieri, ma essi non possono pretenderlo. La prudenza comanda di prendere nota del numero di tutte le vetture di fitto per potere reclamare gli oggetti dimenticati, o portare le giuste querele contro i loro conduttori, sorvegliati dalla Polizia. Dovranno tutte le vetture, carrette, e i carriaggi indistintamente non esclusi quelli dei particolari, andar sempre a piccolo trotto nella città e borghi di essa fino ai limiti che la circoscrivono negli articoli sopra designati, ed a lento passo in occasione di folla, non menochè nelle strade anguste, e nelle imboccature delle strade e dei vicoli.

Vetture di viaggio pe’ comuni della sicilia. — Pe’ frequenti rapporti esistenti tra la Capitale ed i Comuni della Sicilia, sono stabilite a questo oggetto delle carrozze comode di viaggio a tre cavalli partendo ordinariamente ogni giorno per tutti i punti carrozzabili della Sicilia. Tali vetture potranno aversi a semplice richiesta nelle diverse scuderie di questa città, e particolarmente in quelle del sig. N. N. nella via grande del Teatro di S. Cecilia , n o 6.

Lettighe — Per tutte quelle strade della Sicilia che non sono ancora rotabili, e per il tragitto de’ fiumi si usa nell’intrapresa di questi viaggi la lettiga. Questa è una specie di vettura chiusa senza ruote, capace solamente per due persone, la quale viene portata da due cavalli restando sospesa in aria simile ad una cuna. Queste lettighe potranno aversi a semplice dimanda nei fondachi alla piazza dei Lattarini ; ma oggigiorno queste sono per abolirsi, per dover essere fra breve tempo tutte le strade della Sicilia adatte al tragitto delle vetture a ruota, ed in perfetta comunicazione carrozzabile con Palermo, mercè le saggie cure e provvide disposizioni del nostro Monarca.

Carrette e carri da bovi da trasporto per i villaggi di palermo, e comuni di sicilia. —Questi legni si trovano in diversi luoghi della città per lo trasporto delle mercanzie e di altri oggetti sopra tutti i punti carrozzabili del Regno. La esposizione delle carrette da trasporto non potrà farsi in altri siti se non nelle seguenti piazze:

Piazza di S. Anna , lasciando libero il lastricato.

Piazza S. Cosmo .

Piazza Marina dietro i carriaggi.

Piazza della Fonderia escluso il lastricato.

I carri tratti dai buoi ad uso di fitto possono esporsi solamente nella piazza Marina dirimpetto la Regia Dogana lasciando libero il lastricato, e nel sito dietro i carriaggi ad uso di fitto.

Le carrette e vetture cariche di paglia potranno esporsi nella piazza de’ Lattarini .

Nella piazza Marina , escluso il lastricato.

Nella piazza del Carmelo .

Nella piazza S. Cosmo .

Nella piazza di S. Anna , escluso sempre il lastricato.

Tali vetture potranno aversi semplicemente alla prima domanda; ma pria di fare intraprendere ai vetturali il negozio, dovrà convenirsi con gli stessi il prezzo per lo trasporto degli effetti. Vi sono ancora carrette per lo trasporto della bisognosa gente di bassa condizione e de’ contadini che abitano ne’ vicini villaggi e Comuni di Palermo, e le carrette coverte, che si chiamano volgarmente Vapori , si usano anche per i detti individui. Tali vetture restano fuori le porte della città; ed i prezzi variano da 5 a 10 grana per ogni persona. Partenze ed arrivi ogni giorno.

Carricelli tirati a braccia d’uomini. — Essi servono a trasportare minuti oggetti per le diverse parti della città. Il prezzo del fitto varia da 5 grana a tarì 1 la giornata, e si ottengono a semplice inchiesta nei suddetti luoghi.

Cavalli e asini da sella — Questi animali si posseggono indistintamente da molti che per la gran quantità degli stessi non può stabilirsene precisamente il numero. Dei primi ne esistono bellissimi e di razze forestiere che le persone ricche ed agiate se ne servono per uso particolare, trasportandole alle pubbliche passeggiate di questa città e dintorni. Dei secondi se ne trovano di maggior quantità dei primi, ed ancora di bellezza particolare per lo stesso uso. N’esistono ancora per uso di fitto per coloro che avranno piacere di cavalcarli andando a diporto: gli uni sono ricercati per esserne poco il numero, i quali potranno aversi a richiesta nelle scuderie del sig. N. N., via grande del teatro di S. Cecilia , num. 6, ed in altre parti. Per gli altri si bisognerà accudire presso le piccole scuderie esistenti nella via del Ponticello , a Porta di Castro , ed altrove.

Prezzi del fitto —

Un cavallo per una giornata Tarì 10

» mezza giornata » 6

Un asino per una giornata » 4

» mezza giornata » 2

Nelle festività popolari i prezzi sogliono aumentare di una metà, e spesso il doppio.

Barchette da tragitto — Fuori Porta di Piedigrotta , Porta Carbone , Porta della Doganella , Porta Felice , e Porta di S. Giorgio al Borgo , vi stanno ancorate una gran quantità di barchette o guzzi che servono a tragittare i passeggieri ed i loro effetti e mercanzie a bordo dei battelli a vela ed a vapore che stanno all’ancora nelle Cale e nel Molo . Queste piccole barche fanno ancora il tragitto per tutti i contorni marittimi di Palermo, arrivando sino a Sferracavallo, ed a Solanto, che sono due punti estremi, distanti da questa città 9 miglia l’uno, e 12 m. l’altro. Questi legni si hanno a semplice richiesta: il prezzo del nolo è da 6 grana a 4 tarì per una sola persona, secondo il sito e la distanza per dove sarà diretta la barchetta, e le mercanzie ch’essa porterà; ma essendovi più persone allora si pagherà di meno. Tutte le barche addette, o che si addiranno a tale uso, ed anche alla pesca, sono allistate e numerate, distinguendo le sezioni alle quali appartengono come Molo , S. Sebastiano , S. Lucia , Cala , ecc.

Bastimenti a vela. — Vuole una persona andar economicamente, ma a lento, nei luoghi e città marittime della Sicilia? Allora sonvi stabiliti a quest’oggetto dei legni a vela, trasportando passeggieri, e mercanzie d’ogni natura. Le officine marittime stanno aperte nella via Toledo alla Madonna del Cassaro , ove si trovano gl’imbarchi per qualunque luogo, in cui si affissano gli annunzî di partenza pel Regno e per l’Estero. Vi è ancora un burò di noleggi dei bastimenti a vela esteri e nazionali, che intraprendono dei viaggi sopra tutti i punti marittimi della Sicilia, del regno di Napoli e del globo. Si tratta all’amichevole con questi sensali per lo trasporto delle grosse partite di mercanzie; e vi sono in ogni città marittima dei proposti incaricati di ricevere le merci, di venderle o di rispedirle alla destinazione, e di trattare il prezzo dei trasporto. Partenze ed arrivi ogni giorno.

Battelli a vapore. — Esistono in Napoli parecchie compagnie commerciali per la navigazione a vapore nel regno delle Due Sicilie, le di cui amministrazioni centrali tengono in Palermo delle officine per la loro corrispondenza, site nella piazza Marina . I battelli sono commendevoli per bellezza, grandezza, velocità, trattamento di tavola, servizio ec.; fanno i viaggi tra Napoli, Calabria, Palermo, Messina, Catania, Malta, Civitavecchia, Livorno, Genova e Marsiglia; e trasportano dei passeggieri, ogni sorta di mercanzia, e degli effetti di valore.

Gl’itinerarî, gli arrivi e le partenze, i prezzi dei posti, il nolo delle mercanzie e degli effetti di questi legni sono variabili.

N. B. A bordo di questi, non che degli altri Vapori, è vietato ai viaggiatori di trasportare lettere, per evitare la multa, e i rigori della legge.

La Compagnia dei battelli siciliani a vapore, la di cui amministrazione centrale risiede in Palermo, possiede graziosi, nuovi e velocissimi piroscafi della migliore riuscita nel Mediterraneo, della forza di 150 cavalli effettivi con caldaje di rame, e tromba a forza per estinguere il fuoco in caso d’incendio; fissa i suoi itinerarî ogni 15 giorni; hanno buon trattamento di tavola e servizio; sono comandati da ottimi capitani, e fanno i viaggi tra Palermo, Messina, Catania, Siracusa, Napoli, Civita-Vecchia, Livorno, Genova, Marsiglia e Malta. Gl’itinerarî, le partenze e gli arrivi; il prezzo dei posti che si fissano dai passaggieri; e il nolo delle mercanzie e degli oggetti di valore sono variabili. L’officina dell’amministrazione è aperta in tutti i giorni. Oltracciò vi sono in Palermo i regî battelli postali a vapore, come appresso si dirà.

N. B. Spesso alcuni battelli a vapore, e vieppiù quei della Compagnia siciliana intraprendono negli ameni mesi dell’anno, specialmente nella migliore stagione, cioè in maggio il dilettevole giro per diporto attorno la Sicilia e Malta toccandone i punti più interessanti per visitare le famose antichità dell’Isola. È questo un delizioso viaggio, poichè costeggiando la Sicilia, essa vi offre allo sguardo un continuo panorama di svariate bellezze. L’intero viaggio è solito compirsi in 20 giorni. I luoghi di approdo, cominciando da Napoli, sogliono essere Palermo, Messina, Taormina, Catania, Siracusa, Malta, Girgenti, Selinunte, Trapani, e ritorno a Palermo ed in Napoli. Il battello si fermerà nei su descritti luoghi tanto che sarà conveniente per lasciare osservare ed ammirare ai passeggieri oltre il bello che offrono le città di approdo, il famoso Teatro di Taormina col proscenio ultimamente scoperto, il rinomato monte Etna, le sparse antichità di Siracusa, i celebri antichi tempî di Girgenti cogli altri rari avanzi di antichità greche, e gli antichissimi tempî di Selinunte.

DELLE REGIE POSTE E DEI PROCACCI

IN SICILIA.

Istituito in Sicilia il servizio delle Poste dei cavalli, delle Vetture Corriere e dei Procacci incluso quello dei Battelli postali a vapore; e coordinata la interna corrispondenza per essere stato accresciuto il numero delle spedizioni periodiche dei corrieri per varî punti dell’Isola in adempimento delle provvide disposizioni emanate da S. M. con sovrani rescritti del 5 febbrajo, 11 aprile, 17 e 23 dicembre 1838; l’Ispettore Organizzatore D. Paolo Dalbono destinato a tal uopo con ministeriale del 9 marzo 1838, animato dal sacro dovere di adempiere ai sovrani comandi, compiti gli analoghi lavori, formò un libro di posta a 28 agosto 1839.

Regio ufficio centrale della posta delle lettere, piazza della Martorana , n. 16, dietro il palazzo Pretorio . In questo grazioso stabilimento risiede l’Amministrazione generale delle Regie Poste e dei Procacci in Sicilia, che si distingue per il suo diligente ed attivo servizio; e vi sono annesse la buca per l’immissione delle lettere schiave, l’officina per le francature ed assicurazioni delle lettere, l’officina di spedizione e di arrivo della corrispondenza, e per la tassa delle lettere, gazzette, libri e stampe; le officine di distribuzione delle lettere di resta in posta; la Reale officina delle Diligenze (vetture corriere) e Procacci e per il servizio dei cavalli di posta; ed in fine quella dei Battelli postali a vapore.

Orario delle Officine.

Amministrazione Generale delle Regie Poste, sita nel piano superiore dell’ufficio centrale . Essa resta aperta tutti i giorni, eccetto le domeniche, dalle 10 a. m. sino alle 2 p. m.

Buca per l’immissione delle lettere schiave, nell’atrio dal regio ufficio . In questa potranno immettersi le lettere fino a due ore prima della partenza de’ corrieri per le provincie; e sino alle ore 11 a. m. precise per Napoli ed Estero, restando perciò prive dell’invio corrispondente tutt’altre lettere che saranno immesse al di là dell’ora stabilita, tranne di quelle, che mezz’ora pria della partenza dei battelli a vapore potranno esser portate nella cassettina al Molo .

Francature ed Assicurazioni delle lettere, nell’atrio del regio ufficio . L’officina sta aperta tutti i giorni dalle ore otto della mattina sino a mezzo giorno: nel dopo pranzo dalle ore 21 alle ore 23 d’Italia. Ne’ giorni di spedizione però si riceveranno le francature per le spedizioni delle lettere per Sicilia sino alle ore 20 d’Italia, e sino allo ore 11 a. m. per Napoli ed Estero.

Officina di spedizione e di arrivo della corrispondenza, e per la tassa delle lettere e gazzette sita nel piano superiore . Questa sta aperta ogni giorno, e il dopo pranzo e la sera ne’ giorni di sabato per la spedizione della corrispondenza e delle stampe della R. Lotteria, ed in altri giorni per l’arrivo tardivo dei Corrieri dalle Provincie, o del battello postale a vapore.

Officine di distribuzione delle lettere di resta in posta, nell’atrio del regio ufficio . Lo arrivo de’ corrieri viene al momento indicato con tabelle affissate nelle ferrate della distribuzione delle lettere. Le officine restano aperte tutti i giorni della settimana, dalle 8 della mattina sino a mezzo giorno; nel dopo pranzo dalle ore 21 sino alle ore 23 d’Italia; nelle domeniche restano aperte nella sola mattina sino a mezzo giorno, meno in que’ giorni ove accadesse lo arrivo del battello postale a vapore da Napoli colla corrispondenza dell’Estero. Nelle feste principali, e nelle solennità straordinarie suole abbreviarsi l’orario; e si suole disporre la chiusura delle officine.

Reale officina delle Diligenze ( vetture corriere ), via Macqueda , n o 145, dirimpetto la regia Università degli studî . — Questa sarà aperta tutti i giorni dalle 8 a. m. sino a mezzo giorno, e il dopo pranzo dalle ore 21 alle ore 24 d’Italia. Nelle feste di doppio precetto il dopo-pranzo resterà serrata. Ne’ giorni di spedizione sarà aperta sino al momento in cui partiranno le vetture, siccome ne’ giorni di arrivo sino all’arrivo delle medesime.

Officina de’ Procacci Reali , via Macqueda , n. 145. — Questa resterà ugualmente aperta tutti i giorni come sopra, ed in quelli di arrivo sino all’arrivo de’ procacci; ne’ giorni di spedizione però gli effetti non potranno essere immessi, se non dopo la partenza del procaccio.

Cavalli di Posta . — Per questo servizio ne’ cammini di Messina, Trapani, Corleone e Termini, per le staffette espresse, e spedizioni di corrieri straordinarî, potranno i particolari fare le loro richieste all’Amministrazione generale per provvedere nel modo stabilito dai regolamenti.

Ufficina dei batttelli postali a vapore , via Macqueda , n. 146, dirimpetto l’Università . — Questa sarà aperta tutti i giorni come sopra.

Servizio delle Officine.

Amministrazione Generale delle R. Poste e dei Procacci . Il servizio di questa Amministrazione, a norma del Real Decreto de’ 16 di giugno 1833, ha il suo corso sotto l’immediata direzione dell’amministratore, per mezzo dei suoi impiegati subalterni. L’Amministrazione è incaricata di dirigere il corso della corrispondenza pubblica e privata tanto per l’interno dell’Isola e de’ Reali Dominî di Napoli, quanto pe’ paesi stranieri; ed il servizio delle vetture corriere, dei procacci reali, dei cavalli di posta, delle barche corriere e dei battelli postali a vapore. Quindi prende cura della spedizione, diramazione e distribuzione della corrispondenza, del servizio delle poste interne nelle provincie; le vetture corriere per uso dei viaggiatori; i procacci destinati al trasporto del denaro e degli effetti dei privati, e de’ fondi della Tesoreria generale che dalle Provincie si spediscono in Palermo; le poste dei cavalli addette sì al trasporto della corrispondenza, che ad uso de’ viaggiatori; i battelli postali a vapore addetti al trasporto della corrispondenza e dei viaggiatori, le barche corriere per le Isole adjacenti alla Sicilia, e la spedizione dei corrieri straordinarî e delle staffette espresse così di servizio pubblico che privato.

Buca delle lettere schiave in cui s’immettono tutte le lettere, gazzette e stampe periodiche dirette per Sicilia, Napoli ed Estero. Le lettere che vi si trovano destinate per Palermo, se si crederà regolare si faranno recare a domicilio.

Officina delle francature ed assicurazioni nella quale si devono affrancare le lettere e gazzette che si spediscono all’Estero per mezzo dei battelli postali a vapore, ed anco per la francatura ed assicurazione volontaria delle lettere pe’ dominî di S. M. il Re del Regno delle Due Sicilie.

Officina di spedizione e di arrivo ove si tassano le lettere, gazzette e stampe periodiche; si spedisce la corrispondenza generale; si consegnano e si ripartiscono le lettere alle officine di distribuzione ed a’ Porta-lettere addetti a’ diversi quartieri della Capitale; e si diramano per mezzo dei corrieri di posta interna quelle che appartengono a’ diversi Comuni della provincia di Palermo, ed agli altri della Sicilia quelle che arrivano da Napoli, e dall’Estero.

Officine di distribuzione delle lettere, gazzette, e stampe periodiche di resta in posta :

1 a officina delle lettere iniziali A — K

2 a officina L — Z

In queste due officine o ferrate si classificano le lettere a cognomi per alfabeto, e si distribuiscono tanto le schiave che le affrancate a coloro che le reclamano: ma quelle assicurate si consegnano alle stesse persone a cui van dirette, contro ricevo.

Esiste ancora l’officina per a distribuzione delle lettere officiali, sita nell’atrio presso la buca delle lettere , dirette alle pubbliche Autorità residenti in Palermo.

Porta-lettere . Le lettere sulle quali vengono indicate le abitazioni delle persone a cui van dirette subito si consegnano ai Porta-lettere destinati per i quartieri della città: che al ricevo delle stesse immediatamente si mettono in cammino consegnando le lettere per le abitazioni seguendo il numero delle case; nel caso però che il destinatario di una lettera si trovi di aver cambiato quartiere, il Porta‑lettere restituerà le lettere al capo di distribuzione segnandovi il nuovo domicilio dello stesso se gli fosse riuscito saperlo, per indi darsi al Porta-lettere di quel quartiere. Ognuno potrà avere le proprie lettere sino alla sua abitazione, mediante dichiarazione sottoscritta rilasciata all’Amministrazione di volerle ad indicato domicilio.

Vetture Corriere.

Articoli di regolamento.

1 o L’officina di Palermo, e le direzioni di Messina e Trapani, non che le officine di Corleone e Termini, potranno con qualunque anticipazione di giorni, ed a richiesta dei privati dare in affitto i luoghi delle vetture corriere, purchè riguardino l’intero corso de’ cammini rispettivi, ovvero una parte del cammino non minore di due terzi dell’intera distanza.

2 o I luoghi delle vetture per un cammino inferiore a due terzi dell’intera distanza, non potranno affittarsi, che nel giorno medesimo destinato alla partenza delle vetture corriere, e ciò per dar sempre una preferenza a coloro che dovranno fare un più lungo viaggio.

3 o Le officine situate lungo i cammini delle vetture corriere, non potranno affittar luoghi nelle vetture medesime, se non con la condizione che l’affitto debba valere solamente qualora al passaggio delle vetture si troveranno luoghi vôti.

4 o È proibito affittare i posti delle vetture corriere a persone ammalate le quali potrebbero per effetto della loro malattia ritardare il cammino delle vetture.

5 o I corrieri debbono usare tutti i riguardi verso i viaggiatori, ma non possono fermare per loro disposizione le vetture corriere in altri punti, se non in quelli ove devonsi arrestare, ed in quel periodo di tempo stabilito.

6 o Gl’impiegati delle officine, addetti al servizio delle vetture corriere non potranno affittare posti ai viaggiatori, che da una valle debbono ad un’altra transitare, se questi ultimi non sono provveduti della carta di passaggio che sarà rilasciata dalla Polizia, a mente del sovrano rescritto del 13 aprile 1839.

7 o I viaggiatori dopo aver pagato il denaro non avranno più diritto a pretendere la restituzione se non vorranno più partire.

8 o Laddove alcun viaggiatore non si troverà presente nella officina all’ora determinata, la vettura partirà, ed il viaggiatore perderà il denaro, senza poter pretendere che vaglia per altra spedizione.

9 o Nel bollettino che si rilascia al viaggiatore sarà indicato il luogo nel quale il medesimo dovrà tenersi in vettura, e l’ora della partenza.

10 o Ciascun viaggiatore potrà trasportare seco una valigia, sacco o involto che non ecceda il peso di rotoli dodici.

11 o I viaggiatori non potranno trasportare scatole, casse, bauli ed altri oggetti di simil fatta.

12 o La custodia degli effetti dei viaggiatori sarà a loro carico, non potendo i corrieri ed i conduttori prender cura di qualsisia oggetto estraneo delle valigie, e dal servizio di cui sono incaricati.

13 o Niun funzionario potrà per qualunque cagione trattenere le vetture corriere oltre l’ora stabilita. Sarà per altro in libertà loro di spedire delle staffette ove occorra far pervenire in qualunque punto lettere di affari urgenti.

14 o Quante volte il corso delle vetture corriere sarà ritardato per qualsisia oggetto indipendente dal servizio dell’Amministrazione, in tal caso dovranno i maestri di posta darne parte a’ direttori o impiegati delle poste, affinchè possano costoro sollecitare la partenza de’ corrieri.

15 o I maestri di posta, ed i postiglioni non dovranno molestare per pagamento di sorta alcuna i passeggieri che viaggiano nelle vetture corriere.

16 o È vietato agli affittatori de’ cavalli di stabilire rilievi fissi, o impostature per cambiare i cavalli nel cammino in danno de’ maestri di posta.

17 o In ogni rilievo sarà tenuto e presentato a’ viaggiatori un registro, nel quale possano essi scrivere le cause di rimostranze contro i postiglioni, o il servizio de’ rilievi, ritenendo l’appaltatore risponsabile e soggetto a multe per detto disservizio, e per gli atti dei postiglioni.

Procacci reali . Lo stabilimento possiede delle vetture che tragittano per posta; e offre al commercio una centralità di servizio sopra i principali punti del Regno.

Articoli di regolamento.

1 o I procacci sono destinati a trasportare a giorni fissi da Palermo a’ Capo-valli o altri punti e viceversa, e nelle officine di posta lungo la rotta de’ medesimi il denaro e gli effetti, sia che questi appartengansi al Governo ed amministrazioni di R. servizio, sia che riguardino i particolari.

2 o Per gli effetti e pel denaro che trasporteranno i procacci sarà esatto un dritto in conformità alla tariffa qui annessa.

3 o L’intraprenditore dei procacci non può essere obbligato di assicurare alcuna somma o effetto valutato, ma bensì sarà in sua libertà di assicurare a richiesta de’ privati quel denaro o valore che stimerà, pel quale potrà esigere il dritto di assicurazione che potrà convenire coi medesimi. Assicurando però l’intraprenditore delle somme, o degli effetti, resterà a cura de’ privati di cautelarsi per la sicurezza del pagamento. Seguita l’assicurazione, l’intraprenditore sarà tenuto di rimborsare direttamente i proprietarî degli effetti assicurati quando fossero rubati o perduti, qualunque ne siano i motivi, e le circostanze della perdita del furto, nel termine di un mese, a contare dal giorno della domanda.

4 o Non si può assicurare per ciascun cammino una valuta maggiore di quella stabilita nei seguenti articoli:

1 o L’officina di Palermo non potrà assicurare per ciascun cammino una somma maggiore di ducati cinquecento per ogni spedizione.

2 o Le direzioni di Messina, Catania e Noto una somma di ducati trecento.

3 o Le altre direzioni non maggiore de’ ducati cento.

4 o Le officine sino a ducati venti.

Fatto per ciascuna officina il pieno delle somme come sopra, non saranno ricevute altre partite assicurate, ancorchè per le officine per le quali si volesse dirigere non siasi fatta in quella spedizione alcuna ricezione di partite assicurate.

5 o Il diritto di assicurazione è fissato al 2 per 100 sulla valuta, oltre al dritto di trasporto.

6 o Per le partite non assicurate non s’incorre in alcuna risponsabilità in caso di furti o di perdite per forza maggiore. In ogni altro caso i proprietarî potranno sperimentare i loro diritti contro l’Amministrazione generale delle Poste, e per essa contro l’appaltatore, il quale avrà il regresso contro gli agenti colpevoli.

7 o I procacci saranno scortati. Il Comandante generale delle armi è incaricato di provvedere al servizio delle scorte.

8 o Non potranno i procacci avere un numero minore di sette uomini di scorta. Le autorità delle valli saranno obbligate di aumentarle in tutti i casi che sarà necessario.

9 o L’aumento delle scorte dipenderà dalle circostanze, o dalle risoluzioni delle autorità locali, sulle domande motivate dell’appaltatore, o conduttori de’ procacci, ma in ogni caso e per qualunque circostanza avvenisse che le scorte fossero in discreto numero, l’Amministrazione generale delle Poste non potrà esser tenuta perciò ad alcun danno ed interesse, tanto verso lo appaltatore, quanto verso il Pubblico.

10 o La partenza de’ procacci da Palermo per le valli, e l’arrivo di essi in Palermo ha luogo in quei giorni e con quell’orario stabilito dall’Amministrazione generale, che qui si annette.

11 o Tutte le somme che di Regio conto pervengono dalle valli, sia di pertinenza della Real Tesoreria, che delle altre Regie Amministrazioni, non che tutti gli oggetti di stampe, registri e processi che si spediscono da diversi punti per conto delle pubbliche amministrazioni, saranno esclusivamente trasportate con i procacci.

12 o Tutte le volte che saranno immessi plichi nelle officine de’ procacci si dovrà prima della loro ricezione verificare se contengono lettere. In tal caso i plichi non potranno spedirsi se non con la posta, e ciò sotto la risponsabilità degl’impiegati.

13 o I procacci potranno trasportare stampe, figure e libri di qualsivoglia peso e volume, salvo ad osservarsi per la rivisione di tali oggetti le disposizioni contenute nell’art. 24 del real decreto del 10 novembre 1819.

14 o I procacci non deggiono incaricarsi di oggetti infiammabili di qualunque natura. Ogni controvvenzione produrrebbe la destituzione degl’impiegati, e ciò indipendentemente dal risarcimento de’ danni che in alcun caso potrebbero avvenire.

15 o Il dritto di trasporto potrà pagarsi indistintamente, e dall’immittente nell’atto della spedizione delle robe, o dal destinatario allorquando le ritira, salvo ciò che è stabilito col seguente articolo.

16 o Dovrà pagarsi assolutamente nell’atto dell’immissione il diritto di trasporto:

1 o Per gli effetti frangibili, o marciscibili.

2 o Per gli effetti il di cui valore sia inferiore al diritto di trasporto.

3 o De’ plichi, volumi di processi; stampe e libri.

4 o Per gli oggetti assicurati.

5 o Finalmente per gli oggetti che s’inviano per transito per altre officine. L’appaltatore non potrà mai venire obbligato ad eseguire dei trasporti fuori delle strade ordinarie, sia che gli oggetti appartengono al Governo, o ai privati, dovendo i vetturini eseguire di tutto rigore l’itinerario stabilito pe’ diversi cammini.

17 o La ricognizione degli effetti che s’immetteranno al procaccio è indispensabilmente necessaria. Quindi sarà vietato agli impiegati di ricever chiuse o suggellate le scatole, gl’involti, ed ogni altro qualunque siasi recipiente. Sarà proibito ancora notare su’ registri alcun oggetto con le parole: disse .

18 o Gli effetti frangibili e marcibili saranno ricevuti con la condizione che il loro trasporto si fa a rischio e pericolo degli immittenti. Ciò non per tanto i vetturali saranno obbligati ad usare anche maggiore attenzione nel trasporto degli effetti frangibili, potendo richiamare su di essi ogni risponsabilità qualora fossero convinti di negligenza.

19 o Nella trascrizione su’ registri degli effetti frangibili e marcibili e nelle riconoscenze che verranno per essi rilasciate, sarà espressa la condizione che il trasporto si fa a rischio e pericolo dell’immittente .

20 o Quante volte si presenteranno alla spedizione oggetti malamente condizionati, e gl’immittenti non curando le insinuazioni degl’impiegati di ben condizionarli, insistano perchè se ne faccia la spedizione nello stato in cui trovansi, gl’impiegati riceveranno gli effetti, ma esigeranno che per essi si paghi il trasporto nella immissione. Inoltre nel trascrivere gli oggetti nel registro e sulle riconoscenze dichiareranno che il trasporto si fa a rischio e pericolo dello immittente , il quale in questo caso apporrà la sua firma nel registro. Qualora non sappia scrivere, il registro sarà da lui crocesegnato in presenza di due testimonî.

21 o Le somme di denaro effettivo saranno dagl’immittcnti numerate: ne’ registri e nelle riconoscenze sarà, oltre alla somma, indicata la quantità della moneta.

22 o Gl’immittenti dovranno dichiarare il valore degli oggetti preziosi, e gl’impiegati baderanno per quanto è possibile, che il valore dichiarato corrisponde al vero prezzo degli effetti mentovati.

Si dovrà ugualmente dichiarare il valore di tutti altri effetti per tutti i casi di risulta, e perciò gl’impiegati avranno sempre attenzione, che il valore dichiarato corrisponda al vero prezzo dello stesso.

23. Gl’impiegati si regoleranno con le seguenti valute per gli oggetti qui sotto designati:

Oro lavorato a ducati dieci l’oncia.

Argento lavorato a ducati dieci la libbra.

Oro filato a ducati diciotto la libbra.

Gallone d’oro a ducati diciotto la libbra.

Gallone d’argento a ducati quattordici la libbra.

Battelli postali a vapore . Le lettere da spedirsi per Napoli con questi piroscafi non andranno soggette ad affrancatura forzosa, eccetto quelle per l’Estero che si dovranno necessariamente affrancare, e saranno immesse nella buca dell’officio dell’Amministrazione delle regie poste come sopra si è detto.

Nei giorni consueti di spedizione dei piroscafi postali la immissione degli oggetti nell’officina potrà farsi dalle 8 sino alle 10 a. m. precise al più tardi e non oltre, dovendo le carrette, che dovran farne il trasporto a bordo, partire costantemente alle 11 antemeridiane.

La distribuzione delle lettere, che perverranno con i battelli postali avrà luogo, fra due ore dello arrivo, alle ferrate del regio ufficio, a meno che vi fosse sulle lettere indirizzo scritto, o dichiarazione sottoscritta rilasciata all’Amministrazione di volerle ad indicato domicilio. I Porta-lettere , che eseguiranno la distribuzione a domicilio non possono nulla ripetere oltre la tassa legale gravata sulle lettere, sotto pena d’immediata destituzione.

Le merci che vorranno spedirsi dovranno essere ridotte in gruppi della dimensione non maggiore di palmi tre nella lunghezza, e di palmi due in larghezza e profondità.

Ogni gruppo meno di cinquanta rotoli sarà calcolato per rotoli cinquanta, e delle frazioni di peso si terrà conto da venticinque in venticinque rotoli. Le scatole leggiere pagheranno grana trenta.

La spedizione si farà per mezzo delle officine rispettive. I generi soggetti a dazio di esportazione dovranno venir accompagnati dalle regolari carte doganali. In generale per le spedizioni, ricezioni e tutt’altro che potrà occorrere restano applicabili i regolamenti sopraddetti dei procacci reali.

SERVIZIO EPISTOLARE

Il servizio epistolare in Sicilia resta diviso in quattro corse principali , che partono tutte da Palermo con vetture corriere , battendo la prima la strada consolare per Messina via delle Montagne , con le corse secondarie in vettura corriera eseguite da corrieri regî , da Manganaro a Girgenti , da S. Caterina a Noto , e da Catania a Noto che sono punti d’incontro della corsa principale da Palermo a Messina via delle montagne. La seconda battendo la via rotabile per Messina via delle Marine ; la terza la strada consolare per Trapani , e la quarta la strada provinciale per Corleone.

Le suddette corse sono combinate nel seguente modo :

dettaglio delle corse spedizione

da palermo arrivo

in palermo dettaglio delle corse spedizione

da palermo arrivo

in palermo
Vettura corriera per la via consolare da Palermo a Messina, che eseguirà la corsa in ore 46 recando la corrispondenza per le Comuni della provincia di Palermo nella stessa linea, e per le intere provincie di Girgenti, Caltanissetta, Noto, e Catania. Martedì alle ore 22 colla corrispondenza di Napoli ed Estero per le Comuni della provincia di Palermo nella stessa linea, e per le provincie di Girgenti e Caltanissetta.

Giovedì alle ore 22.

Sabato alle ore 24 con la corrispondenza di Napoli ed Estero come sopra, e con gli stampati della regia Lotteria ( 2 ). Lunedì alle ore 20 colla corrispondenza di Napoli ed Estero per le Comuni della provincia di Messina nella stessa linea, e per le provincie di Catania e Noto.

Mercoledì alle ore 20.

Venerdì alle ore 14 colla corrispondenza di Napoli ed Estero come sopra, e con le giuocate della Lotteria che scendono a Palermo. Vettura corriera per la via consolare da Palermo a Trapani recando in ore 12 tutta la corrispondenza di quella provincia, e quella della Provincia di Palermo sino a Partenico. Martedì alle ore 22 con la corrispondenza di Napoli ed Estero.

Giovedì alle ore 22.

Sabato alle ore 24 con la corrispondenza come sopra, e con gli stampati della R. Lotteria. Venerdì alle ore 12 con le giuocate della Lotteria.

Lunedì alle ore 14 con la corrispondenza per Napoli ed Estero.

Mercoledì alle ore 14 con la corrispondenza come sopra.
Vettura corriera da Palermo a Messina via delle Marine, recando in ore 42 la corrispondenza della provincia di Palermo sino al distretto di Cefalù, e quella della intera provincia di Messina. Martedì alle ore 22 con la corrispondenza di Napoli ed Estero per i Comuni della provincia di Palermo, eccetto que’ di Messina.

Sabato alle ore 24 con la corrispondenza di Napoli ed Estero come sopra, e con gli stampati della Lotteria. Lunedì alle ore 16 colla corrispondenza di Napoli ed Estero per i Comuni della provincia di Messina nella stessa linea.

Sabato alle ore 10 con le giuocate della Lotteria. Vettura corriera da Palermo a Corleone recando in ore 9 la corrispondenza della provincia di Palermo sino a quel capo-distretto, e quella del distretto di Sciacca, che in altre ore 12 sarà colà recata da un corriero di posta interna con la comunicazione sino al capo-valle Girgenti con altro corriero di posta interna. Martedì alle ore 22 con la corrispondenza di Napoli ed Estero.

Sabato alle ore 24 con la corrispondenza come sopra, e con gli stampati della Lotteria. Venerdì alle ore 21 con la corrispondenza per Napoli ed Estero, e le giuocate della Lotteria che scendono a Palermo.

Lunedì alle ore 21 con la corrispondenza per Napoli.

N. B. Per gl’itinerarî e l’orario delle Regie Poste in vetture corriere ed a cavallo, con la diramazione della interna corrispondenza in tutti i Comuni della Sicilia, si potrà consultare il libro di posta organizzato l’anno 1839; come ancora l’altro pubblicato a 26 dicembre 1842 che riformò l’orario stabilito per la esecuzione delle varie corse delle Regie Poste.

SERVIZIO DEI PROCACCI

DETTAGLIO DEI CAMMINI SPEDIZIONE DA PALERMO ARRIVO IN PALERMO
Procaccio da Palermo a Messina impiegando giorni 10 per andata, ed altrettanti per ritorno, toccando Villafrati, Roccapalumba ( ove lascia il procaccio per Casteltermini, e Girgenti ) Landro, S. Caterina ( ove lascia il procaccio per Caltanissetta ) Leonforte, Regalbuto, Paternò, Catania ( ove lascia il procaccio per Lentini, Siracusa e Noto ) Aci-reale, Giardini, e Messina. I procacci che si lasciano in Roccapalumba, e Catania saranno trasportati a soma finchè saranno terminate le vie rotabili. Martedì tre ore avanti mezzogiorno. Lunedì sera.
Procaccio da Palermo a Trapani impiegando giorni tre per andata, ed altrettanti per ritorno, e toccando Partenico, e Calatafimi. Martedì tre ore avanti mezzogiorno. Lunedì sera.
Procaccio da Palermo a Corleone in due giorni di andata, ed altrettanti di ritorno. Venerdì tre ore avanti mezzogiorno. Martedì sera.
Procaccio da Palermo a Termini impiegando un giorno all’andata, ed altrettanto al ritorno. Sabato tre ore avanti mezzogiorno Lunedì sera.

SERVIZIO DEI BATTELLI POSTALI A VAPORE

DETTAGLIO DEI VIAGGI SPEDIZIONE DA PALERMO ARRIVO IN PALERMO
I Piroscafi postali da Palermo a Napoli eseguiranno il viaggio in ore 22 per andata, ed altrettante per ritorno (atteso il buon tempo), recando la corrispondenza per Napoli ed Estero delle intere provincie di Palermo, Girgenti, Trapani, Caltanissetta, e viceversa.

Trasporteranno ancora passeggieri, merci, effetti, carrozze, cavalli ec.

Spedizioni ed arrivi due volte la settimana. Lunedì all’una p. m.

Giovedì all’una p. m. Venerdì alle ore 11 a. m.

Martedì alle ore 11 a. m.

N. B. Oltre dei piroscafi postali che attualmente eseguono le settimanili traversate da Palermo a Napoli, e viceversa, altri se ne trovano in attività tra Messina, e Napoli scambievolmente, essendone fissata la partenza da Messina il martedì, ed il ritorno da Napoli il venerdì di ogni settimana all’1 p. m. onde diramare colla maggior sollecitudine la corrispondenza epistolare in Sicilia.

TARIFFA DELLE LETTERE

Avvertenza — La tassa sarà apposta sulle lettere in cifre numeriche ch’esprimeranno la moneta di grana e cavalli.

CAPITOLO I.

CORRISPONDENZA DEL REGNO DELLE DUE SICILIE OSSERVAZIONI
§ I.

lettere dell’interno

dei Dominî di là del Faro . Tassa

in grana e cavalli Riduzione in moneta di Sicilia La tassa sarà caricata alle lettere in ragione della distanza effettiva ch’evvi fra le officine de’ Dominî di là del Faro.

Quelle lettere che passano per Palermo per inviarsi in altri luoghi si nominano lettere di doppia corsa , che si tassano dalla direzione generale in proporzione della distanza per continuare il loro cammino.

È in libertà dei privati di affrancare le lettere, e i giornali diretti a qualsisia punto dei Reali Dominî pagandone la tassa nell’atto della immissione nelle officine di Posta.

Le lettere ed i giornali potranno spedirsi anche con assicurazione, e si pagherà per essi il doppio della tassa nell’atto della immissione nelle officine di Posta.
Lettere fra i Comuni del Circondario di una stessa officina. Gr. Cav. Tarì Gr.
Da un foglio ad un’oncia esclusivamente 1 » » 2
Per ogni oncia 4 » » 8
per la distanza

fino a cinquanta miglia.
Lettera semplice 2 5 » 5
Foglio e mezzo 4 » » 8
Due fogli 5 » » 10
Oncia 10 » 1 »
per la distanza

oltre 50 miglia, fino a 100.
Lettera semplice 4 » » 8
Foglio e mezzo 5 » » 10
Due fogli 7 » » 14
Oncia 15 » 1 10
per la distanza

al di là di 100 miglia.
Lettera semplice 5 » » 10
Foglio e mezzo 7 » » 14
Due fogli 10 » 1 »
Oncia 20 » 2 »
CAPITOLO I.

CORRISPONDENZA DEL REGNO DELLE DUE SICILIE OSSERVAZIONI
§ II.

lettere dell’interno

dei Dominî al di quà del Faro . Tassa

in grana e cavalli Riduzione in moneta di Sicilia
Per le provincie di Calabria, Basilicata, e Principato citeriore. Gr. Cav. Tarì Gr.
Lettera semplice 5 » » 10
Foglio e mezzo 8 » » 16
Due fogli 10 » 1 »
Oncia 20 » 2 »
per napoli e per tutte le altre provincie.
Lettera semplice 10 » 1 »
Foglio e mezzo 16 » 1 12
Due fogli 20 » 2 »
Oncia 40 » 4 »
§ III.

giornali, libri ed opere periodiche.
Qualunque sia la distanza si pagherà pe’ libri, da uno fino a cinque fogli inclusivamente, per ogni foglio di stampa la tassa di 1 » » 2
Al di là di cinque fogli la tassa sarà per ogni foglio di stampa di 1 » » 2
Nel secondo caso non si esigerà mai per ogni libro meno di 10 » 1 »
Pe’ giornali si pagherà per ogni foglio 1 » » 2
Il giornale del regno delle due Sicilie non è soggetto a tassa
CAPITOLO II.

CORRISPONDENZA DI FUORI REGNO OSSERVAZIONI
§ I.

lettere

di partenza per l'Estero . Tassa

in grana e cavalli Riduzione in moneta di Sicilia Le lettere che si spediscono all’estero debbono necessariamente affrancarsi nell’atto della immissione nelle offìcine. Rimarrà nelle officine senza aver corso ogni lettera che si trovi nella linea non affrancata.

La tassa delle lettere di partenza per l’estero comprende il diritto che pagasi per esse all’Amministrazione della Posta di quà del Faro che è come siegue.

Per la intera Italia

Lettera semplice

gr. nap. 10

Foglio e mezzo 15

Due fogli 20

Oncia 40

Per gli altri stati di Europa

Lettera semplice

gr. nap. 15

Foglio e mezzo 20

Due fogli 30

Oncia 60

Le lettere che si affrancano per lo Stato Pontificio potranno esser consegnate senza altro pagamento al destino quante volte, oltre alla affrancatura, si paghi per esse nell’atto della immissione anche la tassa che si esigerebbe nello stato Pontificio. Potranno anche esser spedite con assicurazione quando, oltre dell’affrancatura di rigore, si paghi per esse il doppio della tassa che si esigerebbe nello Stato Pontificio.
per la intera italia Gr. Cav. Tarì Gr.
Lettera semplice 15 » 1 10
Foglio e mezzo 23 » 2 6
Due fogli 30 » 3 »
Oncia 6 0 » 6 »
per gli altri stati di europa
Lettera semplice 20 » 2 »
Foglio e mezzo 28 » 2 16
Due fogli 40 » 4 »
Oncia 80 » 8 »
CAPITOLO II.

CORRISPONDENZA DI FUORI REGNO OSSERVAZIONI
§ II.

lettere

di arrivo dall'estero . Tassa

in grana e cavalli Riduzione in moneta di Sicilia Questa tassa sarà aggiunta alle somme delle tasse di cui le lettere ed i giornali vengono caricati dalle Poste estere, e dall’Amministrazione generale dei R. dominî di quà del Faro.

Le lettere ed i giornali pervegnenti dall’estero saranno inoltre caricati di un sesto di tutta la somma delle tasse riunite. Questa sopratassa equivale alle spese dei rimborsi, ed alla perdita che soffre l’Amministrazione dei Dominî di là del Faro pei giornali, e lettere indistribuite le quali rimangono a suo carico. Se in un tal calcolo risulterà qualche frazione di grano napolitano, la frazione sarà estesa all’intiero grano.
Tassa che si riscuote a beneficio dell’Amministrazione delle Poste dei R. dominî al di là del Faro. Gr. Cav. Tarì Gr.
Lettera semplice 5 » » 10
Foglio e mezzo 8 » » 16
Due fogli 10 » 1 »
Oncia 20 » 2 »
§ III.

giornali, libri ed opere periodiche.
Per ogni foglio di stampa 2 » » 4
CAPITOLO II.

CORRISPONDENZA PER VIA DI MARE OSSERVAZIONI
§ I.

La corrispondenza che arriva co’ Pacchetti, o altri legni periodici de’ dominî al di quà del Faro e quelli al di là del Faro sarà sottoposta alla seguente tassa. Tassa

in grana e cavalli Riduzione in moneta di Sicilia
Gr. Cav. Tarì Gr.
Lettera semplice 10 » 1 »
Foglio e mezzo 16 » 1 12
Due fogli 20 » 2 »
Oncia 40 » 4 »
§ II.
La corrispondenza che arriva nei dominî di là del Faro con bastimenti nazionali, o esteri sarà sottoposta alla tassa stabilita nel § 1 o del capitolo 1 o secondo le distanze che le lettere percorreranno dal luogo ove i bastimenti arrivano fino a’ luoghi a’ quali le lettere son destinate. In ogni caso la tassa non sarà inferiore a quella fissata per la distanza fino a 50 miglia.

AGGIUNTA

al capitolo ii della tariffa delle lettere

Il Governo di S. M. il Re di Sardegna richiedendo un dritto di transito di un franco e quaranta centesimi per ogni peso di trenta gramme sulle lettere nascenti nel regno delle Due Sicilie, che per mezzo della Toscana sono dirette per la Gran Brettagna, per la Spagna, Portogallo, Gibilterra e Colonie; S. M. il Re N. S. a dì 29 marzo 1840 decretò di esigersi il seguente nuovo dritto di transito nella immissione delle lettere negli ufficî delle poste dei reali dominî di quà e di là del Faro, per indi farsene il rimborzo al Governo Pontificio che ne indennizza la Toscana, e che ne dà il carico all’Amministrazione generale delle poste di Napoli. La tassa è la seguente :

dimensione

o peso

delle lettere Dritto totale
d'immissione per la posta di Napoli di rimborso pel transito
Per la Gran Brettagna Lettera semplice gr. nap. 15 » 7 » 22
Foglio e mezzo » 20 » 11 » 31
Due fogli » 30 » 14 » 44
Per ogni oncia » 60 » 28 » 88
Per la Spagna, Portogallo, Gibilterra e Colonie Lettera semplice » 15 » 32 » 47
Foglio e mezzo » 20 » 48 » 68
Due fogli » 30 » 64 » 94
Per ogni oncia » 60 D ti 1 28 D ti 1 88

TARIFFA SINOTTICA

Dell’importo di una piazza interna nelle vetture corriere calcolato da tarì quattro per ogni posta.

N. B. I viaggiatori non possono portare più di una valigia, o di un sacco di notte.

PALERMO Palermo
5 Misilmeri 8 Piana
11 6 Villafrati 20 12 Corleone
15 10 4 Ponte di Vicari ( Fondaco )
19 14 8 4 Manganaro ( Fondaco )
25 20 14 10 6 Gulfa ( Fondaco )
29 24 18 14 10 4 Vallelunga
35 30 24 20 16 10 6 Landro ( Fondaco ) Palermo
39 34 28 24 20 14 10 4 S. Caterina 8 Borgetto
45 40 34 30 26 20 16 10 6 Villarosa 16 8
51 46 40 36 32 26 22 16 12 6 Misericordia ( Fondaco ) 22 14
57 52 46 42 38 32 28 22 18 12 6 Leonforte 28 20
61 56 50 46 42 36 32 26 22 16 10 4 Aggira 34 26
66 61 55 51 47 41 37 31 27 21 15 9 5 Regalbuto
70 65 59 55 51 45 41 35 31 25 19 13 9 4 Sisto ( Fondaco )
74 69 63 59 55 49 45 39 35 29 23 17 13 8 4 Adernò
80 75 69 65 61 55 51 45 41 35 29 23 19 14 10 6 Paternò
86 81 75 71 67 61 57 51 47 41 35 29 25 20 16 12 6 Catania
91 86 80 76 72 66 62 56 52 46 40 34 30 25 21 17 11 5 Aci-Reale
96 91 85 81 77 71 67 61 57 51 45 39 35 30 26 22 16 10 5 Giarre
102 97 91 87 83 77 73 67 63 57 51 45 41 36 32 28 22 16 11 6
106 101 95 91 87 81 77 71 67 61 55 49 45 40 36 32 26 20 15 10
111 106 100 96 92 86 82 76 72 66 60 54 50 45 41 37 31 25 20 15
117 112 106 102 98 92 88 82 78 72 66 60 56 51 47 43 37 31 26 21

TARIFFA

Dei cavalli di posta

1 o I viaggiatori che viaggeranno col proprio legno pagheranno per ogni posta bajocchi sessanta a cavallo, oltre di bajocchi dieci a cavallo per buonamano da darsi al postiglione, e bajocchi cinque allo stalliere.

2 o Li birocci, le piccole brisce, o legni simili a mantice, che non conduchino che tre persone e un baule, dovranno essere attaccati da tre cavalli, pagando come all’articolo 1 o .

3 o Se vi sarà una quarta persona, il maestro di posta attaccherà il quarto cavallo, pagandosene l’importo come all’articolo 1 o ; quante volte però il maestro di posta non potesse attaccarlo, allora attaccherà i soli tre cavalli, e riceverà l’importo di tre cavalli e mezzo.

4 o Per le staffette si pagherà bajocchi ottanta a posta.

N. B. Non si possono approntare i cavalli senza il permesso o bullettone dell’Amministratore generale in Palermo e dei direttori, o uffiziali di posta nel regno.

TARIFFA

Per lo trasporto degli effetti, e del denaro che si spediscono con i Procacci.

Graduale alla massa del peso per ogni rotolo da DRITTO

per lo trasporto degli effetti GRADUALE

alla linea di cammino da miglia DRITTO

pel trasporto del denaro ed effetti preziosi
1 a 50 51 a 100 101 in poi
Rot. 1 a 5 D. » 08 » » 12 » » 20 » Da un miglio sino a cento
» 6 a 20 » 07 » » 10 » » 20 » Da 101 a 150
» 21 in sopra » 06 » » 08 » » 16 » Da 151 in poi

OSSERVAZIONI — Il prezzo fissato per lo trasporto degli effetti, e dei denari, che partono da Palermo pei diversi cammini sarà anche riscosso per gli effetti e denari, che saranno diretti da un luogo all’altro dello stesso cammino. Per gli effetti e denari che si dirigono, o in Palermo, o in altro luogo, per spedirsi per transito ad altro cammino si pagherà assolutamente alla immissione il porto per il primo, e pel secondo cammino.

Per gli effetti inferiori al peso di un rotolo si pagherà il dritto di trasporto come se fosse di un rotolo.

Pel denaro, e pegli effetti preziosi inferiori al valore di ducati cinque si pagherà il dritto per cinque ducati, e per dieci ducati per gli altri a questa somma inferiore.

Pel denaro, che i procacci trasporteranno per servizio della Tesoreria generale, o di altre pubbliche amministrazioni di regio conto sarà riscosso il dritto a ragione di un terzo della tariffa comune ai particolari sul valore delle monete di oro ed argento, e di due terzi alla tariffa sul peso delle monete di rame calcolandosi anco le casse.

Per tutti gli effetti delle regie amministrazioni, sarà ugualmente riscosso il dritto in ragione di due terzi della tariffa.

Pel trasporto del denaro, ed effetti che si spediscono nei cammini traversi, la tariffa sarà riscossa al doppio finchè saranno terminate le vie rotabili.

Per le monete di rame il dritto sarà esatto in ragione del peso come per gli effetti.

Pel denaro, e per gli effetti che si vorranno assicurare i particolari potranno convenire il dritto corrispondente oltre il dritto di trasporto.

TARIFFA

Dei prezzi pe’ battelli postali a vapore che partono da Palermo per Napoli.

LETTERE PASSEGGIERI MERCI, EFFETTI E VALORI CARROZZE, CAVALLI, EC.
volume Tassa classe Importo indicazione Nolo dettaglio Nolo
D. G. D. G. D. G. D. G.
Semplice » 5 Prima 6 » Merci ed effetti qualunque per cantaro 1 20 Vetture chiuse a quattro ruote 15 »
Foglio e mezzo » 8 Seconda 4 » Oro, argento, oggetti di valore, biglietti di banco per cento ducati » 12 Idem aperte a quattro ruote e quattro posti 10 »
Due fogli » 10 Terza 1 50 Idem a quattro ruote, e due posti 9 »
Oncia » 20 Truppa » 80 Idem a due ruote 7 »
Camerino a 2 piazze 15 » Per un cavallo 10 »
Per ogni foglio di stampa, compresi libri ed opere periodiche » 1 N. B. A bordo vi è pranzo e ristori a prezzi di tariffa Per un cane » 50

N.B. Per superiore disposizione si trova stabilito di doversi caricare colla doppia tassa le lettere le quali, trasportate dai viaggiatori o dai marinari, sieno da costoro volontariamente consegnate allo arrivo dei battelli a vapore; non si darà luogo poi alla multa ordinata dall’articolo 29 del regolamento dei 14 febbraro 1825, e dallo articolo 20 del regolamento del 10 settembre 1832, relativi al servizio ed alla contabilità della corrispondenza che si trasporta dai battelli a vapore, tanto per Sicilia quanto per l’Estero e viceversa, a quelle tali lettere; ma saranno caricate di una terza tassa, la quale dovrà essere immediatamente sborsata dagli asportatori, ed ove costoro non ne potessero effettuare là per là il pagamento, saranno tenuti di darne solvibile guarantia alla Polizia.

La terza tassa di sopra indicata sarà apposta dallo Ispettore delle Poste, il quale dee trovarsi presente allo arrivo dei pacchetti unitamente al capo degli agenti doganali, ed allo incaricato del Battello a vapore.

SERVIZIO

PER LA SPEDIZIONE DELLA CORRISPONDENZA ESTERA PER MEZZO DEI PIROSCAFI DEL MEDITERRANEO.

Colla legge del 27 luglio 1842 si degnava S. M. il Re N. S. sanzionare una convenzione postale tra il nostro Real governo stabilita, e la Francia relativa al trasporto della corrispondenza per mezzo di battelli a vapore delle rispettive marine Reali. Si venne per diffinitiva disposizione ad attivare in questa parte dei Reali dominî valendo l’Amministrazione generale delle Poste di Napoli come intermediaria alla rimessa della corrispondenza.

Il servizio è organizzato nel seguente modo:

1 o I summentovati battelli a vapore, che saranno trattati come legni da guerra, e rispettati come quelli delle nazioni più favorite, trasporteranno la corrispondenza, i passeggieri, le verghe e specie monetate di oro, e di argento. Potranno benanche spedirsi le gazzette, e giornali, le stampe, e le mostre di mercanzie.

2 o Faranno parte del trasporto non solo le corrispondenze dei dipartimenti Francesi, delle possessioni di Francia nel Nord dell’Africa, e delle stazioni nel Levante dove la Francia tiene officî di posta; ma quelle anche pe’ diversi Stati d’Italia, e di Alemagna, dell’isola di Malta, della Grecia, della Spagna, Portogallo, Colonie, paesi oltremare, Inghilterra, Scozia, ed Irlanda, per le quali la posta Francese sarà intermediaria.

3 o Il tragitto dei Vapori verrà regolato nel seguente modo:

Le partenze avran luogo da Marsiglia nel 1, 11, e 21, di ciascun mese, colle spedizioni riunite della Posta di Parigi del 7, ed 8, del 17, e 18, del 27, e 28; da Costantinopoli ed Alessandria nel 7, 17, e 27; da’ Dardanelli negli 8, 18, e 28; da Smirne nei 10, 20, e 30; da Napoli per Ponente negli 8, 18, e 28. Pel Levante nel 5, 15, e 25.

Gli arrivi seguiranno in Marsiglia nel 2, 12, e 22; in Parigi nel 5, 15, e 25; in Napoli da Ponente nel 5, 15, e 25; da Levante negli 8, 18, e 28.

4 o È soppressa la francatura forzosa, ossia il dritto d’immissione per tutte le corrispondenze, che vorranno spedirsi nei dipartimenti della Francia, nelle possessioni Francesi nel Nord dell’Africa, e nello stazioni del Levante dove la Francia tiene officî di posta, purchè sulle soprascritte sia chiaramente indicato, che le lettere debbono essere spedite per mezzo dei Piroscafi del Mediterraneo, ed in questo caso la immissione potrà seguire nella buca di qualsivoglia officina di posta del Regno delle Due Sicilie. Le lettere non avranno corso, quando saranno riconosciute mancanti della sopraindicata dichiarazione.

5 o Sarà libero al Pubblico di potere per gli stessi Stati pagare anticipatamente il porto fino al luogo del destino sia che le lettere o le mostre di mercanzie si vogliano francare semplicemente, sia che si vogliano francare ed assicurare. Per le gazzette, giornali e stampe a destinazione degli Stati medesimi, la francatura è forzosa fino ai limiti in cui si estende l’azione degli officî napolitani e francesi, nella intelligenza che per ora la francatura volontaria, e l’assicurazione sarà soltanto permessa, ed eseguibile in Palermo, ed in Messina.

6 o Per tutti gli altri Stati enunciati nell’art. 2 o la francatura, ossia il dritto d’immissione sarà egualmente forzoso. L’immissione potrà verificarsi in tutte le ufficine dell’isola, e sarà anche permessa l’assicurazione.

7 o Le tariffe ( 3 ) descritte nello stato organico, ov’è segnato distintamente il dritto, che si compete all’Amministrazione di Napoli, ed a quella di Sicilia, danno la norma per la riscossione delle tasse sulle lettere, gazzette, giornali, stampe, e mostre di mercanzie tanto di andata che di venuta.

8 o I campioni di mercanzie debbono spedirsi sotto fascia colla espressa dichiarazione, di essere di niun valore, e debbono attaccarsi alla lettera d’invio. Ove sia riconosciuto che abbiano qualche valore, saranno consegnati all’Amministrazione generale delle Dogane.

9 o Il servizio di cui si è fatta parola non produce alcun cambiamento all’attuale sistema di spedizione della corrispondenza tanto per via di terra, quanto per via di mare co’ battelli di commercio a vela, o a vapore sotto qualsivoglia bandiera, per cui il Pubblico potrà continuare ad avvalersene secondo i regolamenti in vigore che restano confermati in tutte le loro parti.

10 o Colla convenzione di sopra citata si trova proibito qualunque clandestino trasporto di lettere; quindi l’amministratore sarà su questo articolo vigilante e severo.

――――

SERVIZIO

DEI PIROSCAFI GUARDA-COSTE DOGANALI.

Questi reali legni a vapore sono stati stabiliti dal Governo per servizio dell’Amministrazione Generale de’ Dazî Indiretti e della Regìa in Sicilia residenti in Palermo, affine di custodire e soprintendere alle sue operazioni finanziere. I viaggi di questi battelli, i giorni delle partenze per le costiere di Sicilia, e que’ degli arrivi in Palermo sono variabili.

Giornali e fogli periodici che instruiscono ogni mattina Palermo di tutte le notizie politiche, delle invenzioni nelle arti, delle scoperte nelle scienze. Ve ne sono consagrati al commercio, alla bibliografia, alla medicina, alle arti chimiche, alla giurisprudenza, alle belle arti, e ancora ad instruire le dame della varietà delle mode. Diversi fogli d’affissi e annunzî informano il Pubblico di tutti gli oggetti a vendere o a locare, delle dimande e delle offerte particolari e pubbliche. Le gazzette presentano ancora il corso del cambio, la lista de’ pagamenti aperti dalla Tesoreria generale di Sicilia. I principali giornali sono:

la Cerere , giornale officiale e politico di Palermo, in cui s’inseriscono Decreti, Rescritti, Ministeriali, Regolamenti, notizie patrie ed estere, ed ogni sorta di avvisi.

Il giornale del Commercio della camera consultiva di Commercio in Palermo.

Il giornale della Intendenza di Palermo.

Il giornale della Statistica di Sicilia.

Il giornale del Reale Istituto d’Incoraggiamento, di Manifatture ed Arti.

la Gazzetta dei Saloni — Rivista Palermitana per l’amena letteratura, scienze, filosofia, belle arti, lavori pubblici, viaggi, navigazione, geografia, commercio, industria, invenzioni, scoperte, novità, attualità, varietà, poesie, romanzi, novelle, storie, descrizioni, racconti contemporanei e quadri di costumi, notizie patrie ed estere, biografie, accademie, saggi, mode, società, teatri, spettacoli, balli, feste, concerti, divertimenti pubblici, musica sacra e profana per il canto, musica strumentale e accompagnamento di piano forte, aneddoti, apologhi, enigmi, epigrammi, motti, massime, sciarade, avvisi, affissi ed annunzî piacevoli.

l’Occhio , giornale di scienze, letteratura, belle arti, commercio, industria.

la Falce , giornale di scienze e letteratura.

la Fata Galante , giornale di amena letteratura, belle arti, mode, teatri, varietà.

l’Osservatore , giornale di scienze, amena letteratura e belle arti.

Gli Annali della Medicina Omiopatica.

Calendarii, almanacchi, ed annuarii che si pubblicano in Palermo; cioè:

Il Calendario del Real Osservatorio di Palermo, con il catalogo delle gale di Corte, e il ruolo delle chiese ove si esporrà il Ss. Sagramento per le 40 ore.

Il Calendario dell’Agricoltore.

L’Almanacco del Contadino.

L’Annuario Astronomico.

L’Annuario Generale del Commercio della città di Palermo ( prima serie 1845). Ved. pag. 5 di questa Guida.

Gabinetti letterarii — In mezzo ai giornali e alle opere che appariscono ogni giorno, le persone si troverebbero nel caso di non poterne godere. Il gabinetto letterario in via Toledo , nel quale vi è un’associazione mensile economicamente, e parecchie buone librerie che si trovano nella via Macqueda presso l’Università degli studî ed a Toledo servono di riunione ai letterati. Nelle pubbliche biblioteche vi sono depositati tutti i giornali e libri che si pubblicano in Palermo, ed ancora i migliori libri della Sicilia, di Napoli e dell’Estero. Le gazzette provenienti da Napoli e dagli Stati stranieri possono ancora ottenersi in tutte le suddette tre parti, o presso altre persone che si trovano abbonate, o dai consoli esteri, banchieri, negozianti, ec.

CONOSCENZA TOPOGRAFICA DI PALERMO

Iscrizione delle strade, enumerazione delle case. — La pianta topografica di Palermo e dei suoi dintorni sarà senza dubbio allo straniero un oggetto di necessità arrivando in questa Capitale. Essa gli dà a conoscere, secondo la di lui abitazione, la via la più breve per arrivare facilmente al luogo dove egli è attirato. Costui può godere l’aspetto totale di questa città dalle alture del Reale Osservatorio, o dalla cima di Porta-nuova . I diversi monumenti di Palermo gli serviranno per punti di conoscenza rapportandoli ai quattro quartieri che formano la sua grande divisione interna. Una iscrizione posta al principio e al fine di ogni via, piazza, vicolo e cortile, indica il suo nome particolare. Tutte le case sono numerate sistematicamente dall’una all’altra estremità delle strade, e l’ordine di questa enumerazione fu stabilito dal Corpo municipale di Palermo ch’è il Senato.

PRINCIPALI CURIOSITÀ DI PALERMO, CLASSIFICATI PER QUARTIERE.

La maniera più comoda per visitare gli edifizî e gli stabilimenti di Palermo, è di farla per quartiere o circondario: si varieranno così i godimenti senza stancarsi per non visitare nello stesso tempo tutti gli oggetti analoghi.

Ecco la loro tavola per quartiere dei più ragguardevoli edifizî.

PRIMO QUARTIERE

La Loggia.

Porta-Felice — Conservatorio dei trovatelli di s. Spirito — Chiesa della Catena — Palazzo delle Reali Finanze — Chiesa di s. Matteo — Piazza Vigliena — Chiesa, oratorio e casa dell’Olivella — Piazza, chiesa e convento di s. Domenico — Compagnia del Rosario di s. Domenico — Chiesa e monistero di Valverde — Chiesa ed oratorio del Rosario di s. Cita — Chiesa di s. Giorgio — Chiesa di s. Maria la Nuova — Fortezza di Castellamare.

SECONDO QUARTIERE

La Kalsa.

Pubblico parterre — Chiesa e monistero della Pietà — Chiesa e monastero di s. Teresa — Palazzo del Marchese Forcella, con pavimenti e parieti a musaico, in marmi fini e pietre dure — Orto botanico del Marchese Forcella — Palazzo Butera — Piazza Marina — Chiesa della Magione — Chiesa e monastero di s. Maria dell’Ammiraglio detto la Martorana — Chiesa e monastero di s. Caterina — Piazza Pretoria e Fonte — Palazzo Senatorio — Palazzo del Duca di Serradifalco.

TERZO QUARTIERE

L’Albergaria.

Porta-Nuova — Piazza e Palazzo Reale — Cappella Palatina — Reale Osservatorio — Ospedale Civico — Chiesa e Casa Professa dei Gesuiti — Chiesa e monistero di s. Chiara — Chiesa e monistero del Ss. Salvatore — Piazza Bologni — Tempio di s. Giuseppe con la chiesa sotterranea della Providenza.

QUARTO QUARTIERE

Il Capo.

Quartiere militare di s. Giacomo — Villa Papireto — Palazzo Arcivescovile — Basilica metropolitana — Chiesa e Collegio Massimo dei Gesuiti — Palazzo del Barone Riso — Chiesa e monistero di s. Maria del Cancelliere.

DISCORSO SULLA STORIA DI PALERMO

La prima origine di Palermo si perde nella oscurità dei secoli; per la sua remota antichità non ha permesso agli storici di fissare con sicura mano la sua prima popolazione, quantunque sia cosa ben conosciuta, che gli autori tanto greci, che latini, i quali delle cose di Sicilia hanno scritto, questa tra le più nobili, e ragguardevoli città dell’Isola abbiano annoverato. Sì fatta oscurità ha dato motivo a diversi, nel volerle assegnare un principio, ed un fondatore, di ricorrere al maraviglioso, ed allo estraordinario, e non sono mancati di quelli che accesi dallo studio della patria, con fervida immaginazione condussero le famiglie patriarcali ad abitare Palermo, ed assegnarono eziandio il tempo ed il luogo del loro domicilio. I Giganti, i Lestrigoni, i Ciclopi, ed altri ignoti nomi si perdono ne’ tempi favolosi, ed oscuri. I primi a comparire nei tempi storici sono i Sicani, che allettati dell’amenità di queste campagne vi stabilirono la loro residenza. Lo stesso fecero indi i Fenici, ed all’arrivo dei Greci in Sicilia si ridussero in Mozia, Solanto, e Palermo. Fabbricarono essi quest’ultima in una penisola in mezzo a due capaci e sicuri porti, rammentati da Diodoro, e da Polibio, uno destro e meridionale, l’altro sinistro e boreale, i quali col decorso di molti secoli essendosi nel 1327 dell’intutto riempiti di terra, e avendo dato luogo ad ingrandirsi su di loro la città, fu, dopo certo tempo, costrutto invece l’attuale magnifico Molo; sebbene di quello boreale ne sia rimasta porzione, che oggi si chiama il Porto vecchio , ossia la Cala . Da ciò venne chiamato Palermo, voce composta da due dizioni tolte dal greco, la prima delle quali ΠΑΣ significa omnino , e la seconda ΟΡΜΟΣ statio ovvero portus quasi volesse dire Tutto-porto . Nè vale l’opporre, che fondatori non greci abbiano con greco vocabolo questa Città chiamata; non essendo inverisimile, nè fuori proposito, che potendo i Greci più che ogni altra nazione con maggiore facilità, e con più significante espressione comprendere in una molte parole, abbiano i primi fondatori con greca denominazione indicato il sito di questa Città.

Palermo dai Fenici passò sotto il governo cartaginese, che, tolta Lilibeo, era la principale di quante altre città ai medesimi obbedivano in Sicilia. I consoli romani L. Cornelio Asina, ed A. Attilio nell’anno terzo della Olimpiade 131 ed avanti G. C. anni 254, fatto inaspettatamente lo sbarco delle loro truppe in Palermo, strettamente l’assediarono, e malgrado una ostinata e valorosa difesa, furono alla fine gli abitanti costretti a rendersi; sebbene colla onorata capitolazione di dover essere a tutti salva la vita, e la libertà a coloro, che la ricompravano con 20 mine per testa; il numero dei quali ascese a 14 mila, e 40 mila furono condotti prigionieri. Nella nuova forma di governo, che i Romani diedero a questa Isola, compresero Palermo nelle città libere, ed esente di ogni tributo; ed inoltre permisero, che vivessero i Palermitani colle proprie antiche loro leggi, e gli diedero facoltà di crearsi i loro urbani, ed ordinarî magistrati col titolo di Senato. Quantunque i pretori romani facevano la loro ordinaria residenza in Siracusa, e in Lilibeo; pure soleano in più luoghi della Sicilia tenere la loro Corte, rappresentando, e spiegando tutta l’autorità dell’impero della repubblica, e Palermo era uno di sì fatti luoghi. Nel consolato di L. Cecilio Metello, e di C. Furio Pacillo fu famosa la battaglia che si diede contro i Cartaginesi sotto questa città, e presso il fiume Oreto, nella quale i detti Cartaginesi restarono vinti e sbaragliati, avendo insino, per via di un astuto stratagemma, perduto tutti gli elefanti; parte dei quali, che scamparono la morte al numero di 142, servirono a nobilitare il trionfo del vincitore L. Cecilio Metello in Roma; avvegnacchè l’altro Console Pacillo al tempo della battaglia, e della vittoria si trovava destinato nell’Italia. Tentarono dopo i Cartaginesi di riparare un tale oltraggio, ed inviarono un più poderoso esercito sotto Amilcare Barca. Cinse questi Palermo di stretto assedio, che valorosamente dai cittadini palermitani fu sostenuto per tre anni. Però encomiandone Cicerone la fedeltà, ebbe a dire nella quinta delle Verrine: Solo fuit ea fide, benevolentiaque erga populum romanum . Dopochè la repubblica romana cadde sotto la potestà degli imperatori, divenne Palermo per ispeciale privilegio una delle colonie romane, e fu ai cittadini concesso il diritto di Colonia. La distanza dei romani imperatori, che dopo Costantino trasferirono il loro soglio in Oriente, cagionò nell’anno 454 gravissimi danni alla Sicilia, ed a Palermo, essendo spesse volte divenute l’una e l’altra preda dei Barbari, perchè furono signoreggiate dai Vandali, e dai Goti. Finalmente nell’anno 827, i Saraceni condotti da Adalcamo si fecero padroni colla Sicilia anche di Palermo, la quale fu rispettata da quei Barbari, che mettendo a ferro ed a fuoco tutti i paesi dell’Isola, servarono solamente questa città dalla loro orribile ferocia. Di che nel testo greco della Storia di Giovanni Curopolata, e di Tommaso Fazello, Giorgio Brown, e Giacomo Crasso se ne attribuisce la causa alle delizie e bellezze della stessa. Adalcamo vi stabilì la sua Sede; ed ecco il glorioso principio per Palermo da quando cominciò ad essere, come lo è sino al presente, la Regia, e la Metropoli di tutta la Sicilia. Durò la nostra isola sotto il giogo dei Saraceni pressochè dugento e più anni, quando finalmente i gloriosi Principi normanni, sotto la guida dei due fratelli Roberto Guiscardo, e Ruggieri della razza dei Conti di Altavilla di Normandia, nel 1061 vennero a rompere le di lei catene, e a sottrarre dalla schiavitù, in cui giacea. Ma la felicità di Palermo si ritardò sino all’anno 1071; poichè restringendo tutta la loro potenza i Saraceni nella capitale dell’Isola, questa difesero con maggiore ostinazione, finchè riputando i Normanni di niente possedere, se non acquistavano il dominio di questa Regia, con tutte le loro forze si unirono i due fratelli alla gloriosa impresa, ed assediando per cinque mesi la città, la conseguirono alla fine collo spargimento di molto sangue. Pervenuta Palermo al dominio normanno, Roberto per se la ritenne, compensandone il valore a Ruggieri colla cessione di tutto il restante del Regno, assumendo da quel punto il titolo di Duca della Sicilia, e Ruggieri quello di Conte. Durò intera questa città nella linea di Roberto sino all’anno 1091, quando ne fu donata la metà dal Duca Ruggieri Borsa al Conte suo zio, nel di cui figlio Ruggieri II poi Re ricadde finalmente tutto pieno ed intero il possesso, per la donazione fattagli dell’altra metà nel 1122 dal duca Guglielmo. All’istante il Conte la costituisce sua Sede, e contesta solennemente questo atto con nobilissimi ed autentici privilegi. Alle sopraddette luminose prerogative, che godeva questa città, di Regia, e Metropoli, si aggiunse nel governo normanno la terza, cioè, che l’onore della coronazione del Regno di Sicilia, del Principato di Capua, del Ducato di Puglia, e di altri Dominî, che allora godeva Ruggieri, fosse solo di essa Città Metropoli. Fu ciò stabilito la prima volta in Salerno nel 1129, quando il Gran Conte Ruggieri II chiamò a Parlamento tutti i Primati dei suoi Stati, per manifestar loro la sua brama di volersi illustrare col nome Regio. Nè contento dell’approvazione di questo primo Parlamento, ne convocò un altro nel campo fuori Salerno, ove, oltre i Primati, intervennero gli ecclesiastici, e i più dotti, e le persone più accreditate, e cospicue, dai quali fu anche di comune consentimento ratificata la prima risoluzione, approvandosi non meno la coronazione, che il luogo di sopra fissato, ed un terzo Parlamento tenuto in Palermo per tale funzione da farsi nella Cattedrale fu destinato il giorno 15 maggio 1129. Da quell’epoca in poi sino a Carlo III Borbone nel 1735 i Re delle Due Sicilie, che hanno voluto pigliare la corona di detti Regni, l’hanno sempre ricevuta in questa Cattedrale, e però ciò a buon dritto spiega Palermo i splendidi titoli di Prima Sedes , Corona Regis et Regni Caput . Anche gli Arcivescovi di questa Metropoli sin da tempi antichi ebbero accordato dai Sommi Pontefici l’onore del Primato sopra tutti gli altri Vescovi della Sicilia, come rilevasi dalla lettera 32 del lib. 10 delle epistole di s. Gregorio Magno, che sedette nella cattedra di s. Pietro l’anno 590, scritta a Colombo. Confermò la stessa onorificenza a questa Chiesa, dopochè scacciati i Saraceni salirono sul trono di Sicilia i Normanni, Adriano IV in una sua bolla del 1156, che conservasi nell’Archivio della Cattedrale, ed è registrata nella R. Cancelleria.

Dopo i Normanni in Sicilia dominò per ragion di matrimonio la casa Sveva, perchè Costanza Normanna si era maritata con Arrigo VI Imperatore Svevo. Tennero dietro agli Svevi gli Angioini che s’impadronirono della Sicilia; poichè Carlo duca d’Angiò, discendente dai Re di Francia coll’ideale titolo dell’investitura datagli dal Papa Clemente IV, atterrato in battaglia Manfredi, e fatto decapitare Corradino della casa Sveva, s’impadronì della Sicilia, della quale, avendola governato anni diciassette, restò privo nel 1282, per essere stati cacciati tutti i Francesi dalla Sicilia con una memorabile strage di essi al suono delle campane di Vespro nel 1282, e restò celebre il Vespro Siciliano ( 4 ). Dopo i Francesi venne al dominio dell’Isola Pietro Re d’Aragona, al quale si apparteneva come marito della Regina Costanza discendente dalla casa Sveva, a cui per dritto ereditario fu lasciato il Reame da Corradino pria di ricever la morte. Morto Martino II della casa Aragonese nel 1410, dopo alcuni anni d’intestine acerbissime guerre, finalmente passò la Sicilia a quei della casa di Castiglia; poichè Ferdinando I il Giusto, che ascese al trono nel 1414 come figlio di Eleonora moglie del Re Giovanni di Castiglia, alla quale si apparteneva il Regno, come figlia di Eleonora di Aragona. Alla famiglia Castigliana succedette la casa d’Austria nel 1516, onde questa, estinta in Ispagna, succedette nel 1701 Filippo IV di Sicilia, e V di Spagna, come nipote di Maria Teresa Regina di Francia sorella di Carlo II della casa d’Austria. Filippo IV, per la pace di Utrecht, cedette la Sicilia a Vittorio Amodeo Duca di Savoja, il quale insieme alla Regina sua sposa Anna di Orlèans si coronò in Palermo nel 1713. Dopo cinque anni, cioè nel 1718, il Re Filippo IV ritornò al dominio del suo Regno di Sicilia, il quale governò sino al 1720, ed a Vittorio Amodeo fu data l’Isola di Sardegna. Nel 1720, in forza dei trattati della quadruplice alleanza, passò la Sicilia a Carlo IV Imperatore della casa d’Austria. Questi la governò sino al 1734 nel quale anno Carlo III di Sicilia Borbone come figlio di Filippo IV, da cui ebbe la rinunzia di questo Regno, dopo le ottenute vittorie contro le armi Imperiali, fu coronato Re di Sicilia in Palermo nell’anno 1735. Chiamato Carlo III nel 1759, al governo delle Spagne ebbe la Sicilia in Sovrano il di lui figlio Ferdinando III, il quale nel 1816, prese il titolo di Ferdinando I Re del Regno delle Due Sicilie. A costui, morto nel 1823, succedette il figlio Francesco I. A questo pietoso Sovrano, che passò agli eterni riposi l’anno 1831, gli succedette il figlio Ferdinando II felicemente regnante. Quindi in riepilogo la città di Palermo è stata signoreggiata dai Giganti, Lestrigoni, Ciclopi, Sicani, Fenicî, Greci, Cartaginesi, Romani, Vandali, Goti, Saraceni, Normanni, Svevi, Angioini, Aragonesi, Castigliani, Austriaci, Borboni, interrotto il governo a quest’ultimi dai Principi di Savoja, e dagli Austriaci di Germania; e finalmente ripigliata la Signoria dell’Isola dagli attuali regnanti Borboni.

Dal 1820 in quà Palermo è stata flagellata da tanti mali.

In luglio 1820, i giorni 14, 15, 16 e 17, furono segnati della grande rivoluzione politica.

Oltre agli anni 1693, e 1726, l’orribile tremuoto che pruovò Palermo, e che fu particolarmente molto danneggiata dalle scosse, con estendersi per la Sicilia dalla parte occidentale, fu quello del giorno 5 marzo 1823 verso le ore 23 e ½. Molti edifizî crollarono in tale occasione, sotto le rovine dei quali perirono alquanti uomini.

A 7 giugno 1837 ebbe principio in Palermo l’orribile e spaventevole Cholera-morbus, che terminò il giorno 10 ottobre dell’istesso anno con aver morti 24,014 individui, cioè 11,634 maschi, e 12,360 femine essendo morti in certi giorni sino a 1,803 individui.

A conchiudere la presente storia farò un breve cenno dell’epoca piu luminosa di tutte le altre già trascorse, dell’attuale nostro Monarca.

Grazie si rendano al Divino Essere per la suprema vigilanza del nostro Augusto Regnante, modello di sapienza e di virtù peregrine. Serbato sia al sublime genio di Ferdinando II, cui furono da Dio consegnate le redini di questo invidiabile reame, serbato sia al suo genio il compiere quella stupenda restaurazione civile sì splendidamente inoltrata, che torrebbe fede al parlare, se noi stessi non fossimo stati testimonî del modo singolare anzichè imitabile, con cui sprezzando pericoli, e visitando di palmo in palmo questo giardino del giardino di Europa, coi proprî occhi e colle proprie mani osservando e toccando, abbia sul luogo provveduto ai bisogni dei suoi amatissimi popoli, e in ogni terra lasciato un monumento non perituro di sapienza, di virtù, di filantropia.

Bello era, non è guari, il vederlo di sua Real presenza rallegrare questa splendida capitale sua dolcissima patria; bello era il vederlo confondersi in mezzo ai suoi sudditi, che nella espansione del cuore si beavano a goderlo, e ad ammirarlo sì lontano dalle lusinghe del mondo come padre che brami far migliore la sorte di ogni suo figlio; bello era il vederlo soccorrere con una mano l’indigenza sventurata ed occulta, segnar con l’altra lo scioglimento delle promiscuità , la salute dei commerci, la propagazione delle strade a ruota per tutta la Sicilia, l’esterminio dei tenaci ribaldi, l’innalzamento di pubblici edificî e stabilimenti ( 5 ), le bonificazioni di paludi e di terre incolte, le gratuite anticipazioni d’ingenti somme per vantaggiare opere pie, il miglior andamento delle fìnanziere faccende, l’istituzione di una Gran Corte Criminale in questa provincia, le camere di disciplina, le nuove cattedre di scienze razionali nelle Università di Palermo, di Messina e di Catania, il consesso edilizio inteso a rabbellire questa gran Capitale detta per eccellenza la conca d’oro , la città felice , lo svincolamento dal giogo delle mete del cibo di tutti gli uomini, e che più consuma il popolo ed il povero, e cento altri beneficî che colla sua fama perpetueranno la felicità del Regno.

Nò, nella storia dei nostri Monarchi non sarà chi uguagli il nome di Ferdinando II che in pochi mesi percorsa la sua Sicilia, conobbe, operò, dispose quel che in secoli non si potè dagli avi suoi. E sarà memorando, che partendo da questo suolo nel giorno 15 dicembre 1841 lasciava consolate meglio di trecento famiglie, che da più e più anni speravano la lor sussistenza da un impiego assai minore di quello ottenuto. E Noi, noi stessi qui lo vedemmo tener il comando delle milizie da quel generoso che l’onora Europa, genuflesso ne’ tempî del Signore, ardente di carità cristiana, benigno ascoltante le preghiere di migliaja di sudditi, stancarsi, affannarsi pel pubblico bene e negare a se stesso (ei giovane e Re potente e glorioso) quei sollievi e riguardi che non permette, che manchino al più indurito dei suoi soldati. Tanta virtù in tanto Re è dono del Cielo, che propizio arride ai destini di Sicilia; e di noi segnatamente che sotto ai suoi auspicî troviamo ogni maniera di conforti, di guiderdoni e di speranze.

Esulti Sicilia nella fortuna di avere il più clemente, il più saggio de’ Re; ne levi grazie a chi tutto può; e porti scolpiti nel cuore, e nei suoi fasti i beneficî di questo emulo di Tito. Io, se avessi la lingua e il petto di Tullio, mi terrei beato, e non ad altro consacrerei la mia penna che a far note al mondo le gesta e le virtù del mio Augusto Re Ferdinando II.

E dall’altra parte finalmente, Palermo la città del mare , la conca di oro , come centro dell’isola nostra e sua gloria e suo onore, sarà il campo delle nostre scene; essa ci offre i più vivi colori, caratteri maschi e singolari; ci offre un cielo ridente, un mare turchino, sontuosi palagi, alte e portentose montagne; ci offre memorie, ricordi, glorie, e sventure, quanto bisogna per animare un dramma più compassionevole e di effetto; ed il naturalista, il politico, il poeta, il pittore, il dotto, l’erudito, lo storico, il romanziere, l’antiquario, vi trovano materia per le loro utili, e preziose ricerche; classica terra che ha toccato l’apice della grandezza, e talvolta l’imo della sventura.

STATO

GEOGRAFICO-FISICO-STATISTICO-POLITICO-COMMERCIALE-E-CIVILE

DI

PALERMO

Palermo, città antichissima del Regno di Sicilia, grande, nobile, famosa, la seconda popolata città d’Italia dopo Napoli, è la capitale della più vasta Isola del mediterraneo, capo luogo della Provincia, del Distretto e del Cantone del suo nome. Sede Regia, e luogo della coronazione de’ Sovrani delle Due Sicilie, è l’undecima città d’Europa per la sua numerosa popolazione, nona per l’estensione, e duodecima per la varietà e moltitudine dei monumenti pubblici. Per la sua amena situazione delle fertili campagne, de’ deliziosi dintorni; e lo spettacolo del mare, delle colline, delle montagne; ad ogni sguardo presentano incantevoli aspetti e pittoreschi. Per lo splendore, e per la opulenza de’ Grandi, e della più cospicua Nobiltà; per lo lusso, per la magnificenza degli edifizî, degli amplissimi cenobî, dei magnifici tempî, delle spaziose piazze, e delle lunghe strade ornate di fontane e di statue; per le sontuose fabbriche, e per trovarsi in essa riunito tutto ciò, che può contribuire alla magnificenza, ed alla grandiosità di una Capitale, viene riguardata come una delle più belle città d’Europa, e risveglia l’attenzione dei forestieri, che la curiosità in gran numero vi attira.

Palermo per la sua posizione topografica, per i suoi ampî e comodissimi porti, per i suoi antichi monumenti, le leggi e gli statuti relativi alla sua civile costituzione, i Genî sommi che in gran copia produce, fan sì che occupi un posto distinto tra le moderne nazioni, e che conservi una fisonomia propria, una influenza politica inerente alle sue istituzioni, al suo abbondevole commercio, al clima e a quegli elementi di fortuna e di grandezza che conserva nel suo seno.

Sito — Palermo giace nella costa settentrionale dell’isola verso il nord‑est, in fondo al golfo dello stesso nome, a 350 miglia S. S. O. da Napoli, e a 180 miglia O. N. O. dalla sommità dell’Etna, in un’amena e ridente pianura lungo le sponde del mare a greco rivolta, in un punto che non è egualmente lontano da montagne scoscese, che dalla parte di terra a guisa d’anfiteatro la circondano, e scoverta al mare quasi per lo spazio, che da tramontana per greco va sino a levante. Monte Pellegrino a tramontana, e Catalfano a levante, sono ad un’ora e i limiti della sua apertura verso il mare, e dalla parte di terra gli estremi della curva, formata dai monti che l’attornia. La distanza dell’uno all’altro di que’ due monti presa sulla corda, ossia sulla linea retta, giunge ad otto miglia, e computata sull’arco, ossia sulla sinuosità della spiaggia, è forse di dodici. La Città è situata in un punto della riva, che non è egualmente lontano dalle montagne che la cingono. Un raggio, che guidato da Palermo ai monti giri intorno intorno, ora manca e ora cresce, ora più e ora meno s’accorcia e s’allunga. Il minimo raggio è di due in tre miglia, e il massimo di otto in nove. Il primo ha luogo a tramontana in Monte Pellegrino, e a mezzogiorno a piè del monte Grifone; e il secondo del pari in due punti; in Billemi a maestro, e in Catalfano a levante. Per lo che la città è tre volte più discosta da Catalfano, che non è dal Pellegrino, che sono i due monti, che le servono di confini.

L’Osservatorio Reale di Palermo cade sotto i gradi 38° 6' 44" di latitudine settentrionale, e 31° 0' 35" di longitudine dal medesimo, o distanza dal primo Meridiano, che passa per l’Isola del Ferro; elevazione dell’Equatore 51° 53' 16".

Palermo è distante da Amsterdam 696 leghe, da Berlino 733, da Copenaghen 773, da Costantinopoli 408, da Dresda 747, da Firenze 307, da Lisbona 800, da Londra 598, da Madrid 718, da Milano 300, da Napoli 117, da Parigi 535, da Pietroburgo 848, da Roma 155, da Stockolm 714, da Vienna 785.

Estensione. — Palermo circondata da una catena di 24 montagne del giro di 25 miglia, rassomigliando ad un anfiteatro industriosamente architettato, ha presso a poco la forma di un rettangolo i cui lati sono rivolti al N. E., al S. E., al S. O. ed al N. O. La città attorno attorno murata per cinque miglia che forma il suo circuito, cinta di bastioni, nel cui giro sono sedici porte, è quadripartita da due lunghe e dritte vie. Una di queste riguarda Greco, e l’altra Maestro, e ambedue ad angoli retti si tagliano nel centro della città, il quale di un maestoso ottangolo è ornato, che chiamasi piazza Vigliena o quattro Cantoniere che formano una Crociera, che la divide in quattro quartieri, chiamati uno della Loggia , l’altro della Kalsa , il terzo dell’ Albergaria , ed il quarto del Capo . L’una di dette vie chiamasi Toledo o Cassaro , l’altra Macqueda o Strada nuova , che sono come tutte le altre strade rotabili, ambedue pavimentate nobilmente di lastre di macigno, ed adorne di grandi palagi, e di magnifici tempî, che la notte con tutte le altre vengono illuminate da grandi fanali. Oltracciò varî borghi che le stanno d’intorno, l’ampliano oltre le antiche mura, e ne accrescono la popolazione. La città viene inoltre difesa da batterie, e da forti tutti alla spiaggia, e fra gli altri dal Castello del Molo , e dal Castello a Mare .

Poco o niente contiene Palermo veramente di vetusto, nè molte antichità vi s’incontrano di epoca più lontana che quella dei Saraceni e dei Normanni; giacchè la moderna magnificenza ha seppellito nella sua grandezza le antichità le più conspicue . Le case della città, in generale sono altissime, tutte di pietra; parecchie giungono ai sei piani, hanno tetti piatti, e balconi eleganti. Non vi è piazza che non abbia una fontana.

Palermo veduta dal mare, o dal Monte Pellegrino, offre un aspetto incantatore, tanto per le sue torri, cupole, campanili, palagi, ed altri edifizî, che per i suoi superbi dintorni.

Temperatura — La temperatura dell’aria di Palermo, secondo lo stato medio del Termometro indica nelle sue variazioni due periodi. L’uno comincia da marzo, e crescendo giunge allo stato massimo in agosto, ch’è 76°,6 Fahrenoit; e l’altro si parte da settembre, e decrescendo scende al minimo in febbrajo, che è 52°,0 Fahr. I mesi più caldi, giusta il termometro medio, sono luglio ed agosto dopo il solstizio di estate; e i più freddi gennaro e febbraro dopo il solstizio d’inverno.

La temperatura media annua è 64°,4 Fahr.

La temperatura media della primavera è tra 65°,0 e 65°,7 Fahr.

La temperatura media dell’estate è tra 74°,1 e 75°8 Fahr.

La temperatura media dell’autunno è tra 60°,8 e 61°7 Fahr.

La temperatura media dell’inverno è tra 53°,0 e 54°,5 Fahr.

Clima. — Per quel che s’attiene al clima, volentieri mi servirò, per esplicarne la perfezione, di una ottava del Cardinal Bembo, se pur ella non favellasse di luogo Orientale.

» Ne l’odorato, e lucido Oriente,

» Là sotto il puro, e temperato Cielo

» Della felice Arabia, che non sente,

» Sì che l’offenda mai, caldo, nè gelo:

» Vive una fortunata, e lieta gente,

» Tutta di ben’amare accesa in zelo,

» Come vuol sua ventura, e come piacque

» A la cortese Dea, che nel mar nacque.

Naturalmente l’aria di Palermo, quantunque sia media, umida, ed alquanto vaporosa soprattutto per l’abbondanza delle sue acque le quali da ogni parte sgorgano, e quà e là condotte in varî fonti scorrendo abbondantemente la innaffiano , pure è temperata e salubre, non partecipando essa nè del gran caldo, nè del freddo eccessivo, nè suol essere contaminata da esalazioni malvage. La benefica luce del Sole, che ci rischiara per 14 ore 46 minuti nel giorno più lungo; non lascia d’illuminarci per 9 ore 27 minuti nel giorno più breve, e s’egli è vero che i migliori climi del mondo trovansi tra’ gradi 35° e 40° di latitudine, bisogna dire che il cielo di Palermo uno si è de’ più felici di Europa. In tutto l’anno i giorni lucidi son 49, belli 107, nuvolosi 49, misti 42, coperti 78, oscuri 40. Sebbene ciascun mese può esser privo di giorni lucidi; pure non vi è mese eziandio d’inverno, che non abbia almeno due giorni belli. Le colline e le montagne che innalzansi attorno Palermo difendono alquanto questa città dai venti freddi. La quantità della pioggia che cade annualmente è 22 pol., 149. Il numero dei giorni piovosi in tutto l’anno è 64; ma il massimo è 10+1/20 in dicembre, e ’l minimo 9/20 in luglio.

I mesi, in cui il cielo tuona, sogliono essere agosto, settembre, ottobre, novembre, dicembre, gennaro. La neve ancorchè non sia molto rado in Palermo, pure non fiocca in ciascun anno. Il numero dei giorni nevosi si può computare 2+3/5 in un anno. I mesi, in cui ora in uno, e ora in un altro anno, può nevigare sono, dicembre, gennaro, febbraro, marzo ed aprile. Ma tra questi neviga più spesso in febbraro, e più rado in aprile.

I venti che dominano per tutto l’anno, sono Greco, Maestro, Ponente, Ponente-libeccio, Libeccio, Ponente-maestro, Greco-levante, Levante. In primavera e nell’estate domina il maestro, come in autunno e nell’inverno il ponente, il ponente-libeccio, e ’l libeccio; ma come a greco è rivolta la città è desso quindi il vento che più vi spira, particolarmente in primavera e nell’estate; lo scirocco però che più in primavera ed in autunno che nella estate sopravviene qualche volta tormenta gli abitanti, nell’inverno poi molesto è il maestro; ma la primavera è molto fresca e l’autunno ridente.

In generale il clima vi è dolce, le tempeste poco frequenti, i venti poco violenti, le nevi abbondanti. Si è fatta una osservazione, che generalmente parlando, Palermo è stata sempre meno sottoposta alle pestilenze, e a’ mali epidemici d’ogni altra città d’Europa, tanto n’ è salubre l’aria, e perfetta. Il clima del villaggio dei Colli vien riguardato comunemente come un rimedio infallibile contro le malattie croniche, e radicate nel sangue. Le campagne sue sono vaste, e pianissime tutte coperte di oliveti, di seminati, e di vigneti, ed ombreggiate da piante fruttifere. Vi sono delle spaziose boscaglie, che somministrano molto uccellame alla caccia, ed ancora delle fiere; vi sono delle montagne, che pascolano numerosissimi armenti, e chiudono in seno cave abbondanti di pietra da fabbricare. Tutto quel tratto di luogo delizioso, ed ameno, parte di bellissimi boschetti è coperto, parte d’ogni sorta di biade largo producitore, e infine le vaghe vicine collinette delicatissimi vini che in gran copia somministrano. I luoghi di caccia, e di delizia intorno a Palermo, come Boccadifalco , i Colli , Mondello , Passo-di-rigano , il Parco , la Bagaria ec., corrispondono tutti alla grandezza della città, ed alla maestà del loro Signore, dei ricchi nobili e proprietarî.

Geologia — La geologia della regione nella quale sta fabbricata la città di Palermo che al mare è dovuta, è un composto di tufo, di argilla e di arena, un ammasso di spoglie di vermi marini e di pezzi che appartengono alle circonstanti montagne, e son le conchiglie di cui più abbonda pettini, veneri, ostriche, came, cardii, pinne, spondili, telline, turbini, neriti; che ne formano la principale massa. Ossami d’animali terrestri affatto sconosciuti, anche pel genere, ne riempiono certe parti; altri ossami di forma umana sparsi se ne stanno negli strati più superficiali.

Etimologia — Si legge nei frammenti di Diodoro siculo aver avuto Palermo un magnifico porto e molto spazioso, che oggidì più non si mette in dubbio aver da quello preso il nome la città, titolandosi Panormos cioè tutto porto , voce composta dal greco παν ed όρμος; fa però assai maraviglia, come abbia un greco nome questa città, che nè Greci averla fabbricato, nè averla ottenuto se non tardi. Ma sembra che invano, inutili siano state le ricerche dei nostri archeologhi e degli stranieri su questo affare: intanto sino a questo giorno non è rimasto a Palermo che un residuo di porto.

Titoli — Il suo più riguardevole titolo è quello di urbs concessole dai Romani; fu essa ancora chiamata conca d’oro e città felice per la sua dovizia; e per la sua fedeltà, città fedelissima .

Strade — Entrato il viaggiatore in questa Capitale, si rimane da principio colpito della magnificenza delle costruzioni, della regolarità delle piazze, e della moltitudine delle strade, che sono eleganti, larghe, diritte, ed ornate le principali di superbi marciapiedi; ma le strette e le tortuose per la maggior parte sono poche.

Due grandi direzioni di strade molto l’una all’altra vicine, attraversano Palermo. Prima strada è quella di Toledo che corre dall’E. all’O. tagliata in forma di croce dalla piazza Vigliena , e stabilisce una superba comunicazione con la via Macqueda . Seconda strada è quella di Macqueda che si estende dal N. al S., le quali entrambi hanno principio e fine con i dintorni della città, che le porte ne annunziano.

Quartiere della Loggia

In questo quartiere mettendo principio dalla Porta-Felice alla destra, si possono citare tre grandi file di strade dalla parte della via Toledo pel verso occidentale della città; cioè le strade di Portosalvo , della Loggia , e dei Pannieri . Entrando nella prima si arriva sino alla piazza di Castellammare ; indi ritornando a destra, viene la via e piazza di s. Giacomo sino alla piazza di s. Domenico ; infila appresso la via della Bandiera che ha termine alla via Macqueda . Venendo alla strada della Loggia , questa è interrotta dalla piazza del Carraffello , ed a sinistra viene la via dell’ Argenteria . A ponente del Carraffello giace la via dei Materazzari . Finalmente prendendo la via dei Pannieri appresso segue la piazza della Bucceria o il mercato vecchio che comunica per mezzo del vicolo dei Formari con la piazza della Fontanella o il mercato nuovo, che mette termine alla via Macqueda . Per istrade di secondo ordine si notano: la via di Porta s. Giorgio ; la via di s. Cita ; la via di Lampedusa ; la via del Monte di s. Rosalia , e la via delle Bare che mette fine alla via Macqueda . In questo quartiere si ammirano eleganti palazzi, e diversi stabilimenti.

Quartiere della Kalsa

Vi si notano poi come belle in questo quartiere, incominciando dalla Porta-Felice alla sinistra; le strade di Butera , e dell’ Alloro che sono spalleggiate da eleganti fabbricati, e quest’ultima molto lunga (anticamente la strada principale della Capitale) contenendo parecchi palagi, ha termine con un quadrivio che apre altre tre lunghe strade, ma tortuose che hanno diversi nomi. La prima piegando a destra segna i nomi di via de’ Cintorinari limitandosi alla via Toledo : la seconda ad occidente segna i nomi di via di s. Anna , mettendo fine alla calata de’ Giudici ; indi la piazza della Martorana e la piazza Pretoria , terminate dalle vie Macqueda e Toledo : la terza alla sinistra, la via di s. Carlo ; indi la piazza della Feravecchia ; alla sinistra di questa la via della Porta di Termini , e proseguendo il cammino della intrapresa piazza segue la via de’ Divisi terminata alla via Macqueda . Queste lunghe strade sono fiancheggiate da belle, grandi e nobili abitazioni, particolarmente il magnifico palagio dei principi di Paternò. Per istrade secondarie di questo quartiere possono nominarsi la via di Lungarini e s. Marco ; la via grande del teatro di s. Cecilia , e quella de’ Calderai , che termina alla via Macqueda .

Quartiere dell’Albergaria

Dalla Porta-Nuova traversando a destra la piazza del Palazzo Reale , viene la salita di s. Elisabetta che conduce alla via della Porta di Castro . Questa strada molto lunga ma tortuosa, venendo interrotta dalla piazza di Ballarò e di quella di Casa-Professa conduce sino alla via e piazza del Ponticello , mettendo termine alla via Macqueda . Da questa strada seguendo il fianco destro si arriva ad un’altra lunga fila di strada chiamata del Bosco , che termina in bivio alla piazza di Ballarò . Da questa volgendo a sinistra s’intraprende la via dell’ Albergaria , assai estesa che va a porre limite alla piazza della Nunziata . Le altre strade di secondo grado sono: la via sotto l’arco di s. Giuseppe sino a quella di Raffadali ; e la Rua dei Formaggi , sino alla via degli Scarparelli che termina alla piazza di Ballarò . Magnifiche abitazioni, e varî stabilimenti osservansi in questo quartiere.

Quartiere del Capo

Finalmente in questo quartiere si distinguono per belle strade, incominciando dalla sopraddetta Porta-Nuova a sinistra, alla fine del palazzo Arcivescovile, viene la calata del Papireto che porta alla piazza dello stesso nome. Da quì parecchie strade si estendono sino alla via e piazza del Capo . Facendo ritorno ed arrivando alla piazza Vigliena , nella via Macqueda al N. O. della città, alla sinistra si notano due gran file di strade che sono quelle de’ Candelari , e di s. Agostino . La prima conduce sino alla via e salita di s. Isidoro ; da quì si piega a destra, e si traversa la piazza di s. Cosmo ; indi viene un’altra infilata di strada detta del Capo , che termina alla Porta-Carini . La suddetta via di S. Agostino lunga e tortuosa, ha per limiti la piazza del Monte di Pietà . Le strade di secondo rango che in questo quartiere si rimarcano sono: la via del monastero dei Sette Angeli ; il vicolo dei Tre Re e quello di Monte Vergine ; e nella suddetta via Macqueda il vicolo di S. Giuliano . Questo quartiere ha grandiosi palagi e parecchi stabilimenti.

Tutte queste principali strade di Palermo sono in tutte le ore ingombre di carrozze, specialmente le vie Toledo e Macqueda . Tutte le altre vie della città sono in generale poco diritte, larghe talune; ma non conservano uniforme dimensione, la maggior parte delle quali riescono strette rese un pò tetre dall’altezza delle case, e non presentano che una circolazione imbarazzata: ma esse sono tutte rotabili, entrando le vetture sin anco nei numerosi vicoli che questa Capitale contiene. Molti lavori si dovranno fra breve intraprendere per la regolarità e comodità delle pubbliche vie, ed ancora per l’allineamento ed uniformità di tutte le case principali.

Piazze. — Le piazze della città di Palermo sono novantatre, di cui le più magnifiche ammontano ad otto: ventiquattro di queste sono secondarie, delle quali dieci sono destinate a pubblici mercati della Capitale. In alcune piazze evvi un ameno spazio di zolle verdeggianti, una piantagione di alberi, o una flora chiusa da sbarre. Parecchie di queste piazze sono ancora adorne di colossali statue di marmo e di bronzo; di magnifiche fontane chiuse da cancelli, in cui zampillano limpide acque cascanti dentro eleganti peschiere; di alte colonne e colonnette. In ogni piazza per lo più vi stanno due chiese. Ecco le principali piazze di Palermo, dividendole in tre ordini per ogni quartiere. Quelle del primo ordine sono le più grandi; le seconde sono destinate a pubblici mercati di commestibili, e le piazze del terzo ordine sono inferiori alle prime.

Quartiere della Loggia

Questo quartiere ha 11 piazze principali, cioè:

1 o ordine: piazza Vigliena — Piazza di s. Domenico .

2 o ordine: piazza della Bucceria o il mercato vecchio — Piazza della Fontanella o il mercato nuovo — Piazza del Carraffello — Piazza dei Maccheronari .

3 o ordine: piazza dell’ Olivella — Piazza di Castellamare — Piazza della Fonderia — Piazza di s. Giacomo — Piazza di Pantelleria .

Quartiere della Kalsa

Esso ha 8 piazze:

1 o ordine: piazza Pretoria — Piazza Marina .

2 o ordine: piazza della Feravecchia .

3 o ordine: piazza del monastero di s. Teresa — Piazza di s. Francesco — Piazza di s. Anna — Piazza della Martorana — Piazza dei Lattarini .

Quartiere dell’Albergaria

Enumera 7 piazze:

1 o ordine: piazza del Palazzo Reale — Piazza di Bologni .

2 o ordine: piazza di Ballarò — Piazza della Piazzetta grande . — Piazza della Piazzetta dei Tedeschi .

3 o ordine: Piazza del Carmelo — Piazza di Casaprofessa .

Quartiere del Capo

Si distinguono 6 piazze:

1 o ordine: piazza del Duomo — Piazza del quartiere militare di s. Giacomo .

2 o ordine: piazza del Capo .

3 o ordine: piazza di s. Cosmo — Piazza del Monte di Pietà . — Piazza di s. Onofrio .

Spesa per le strade. — Si ammette per fondo di manutenzione delle strade di Città e di quelle esterne, dei lastricati, selciati, acquedotti, espurghi annuali, corsi d’acqua, pubbliche passeggiate, del Palazzo Senatorio, Fonte Pretorio, ed ogni altro che possa occorrere, comprese le fonti pubbliche e le passeggiate, la somma di once quattromila da erogarsi nei modi di legge. Il numero delle basole che in ogni anno impiegansi per le strade di Palermo, è invariabile secondo il bisogno.

Notturna illuminazione — Tra gli oggetti di manifesta pubblica utilità, e di comoda sicurezza e diletto pe’ cittadini, è senza dubbio da annoverarsi la generale notturna illuminazione di questa Capitale, che s’introdusse nel 1744, governando da Vicerè il Principe D. Bartolomeo Corsini, per opera del marchese D. Tommaso Schacon, Patrizio Palermitano. Giusta i nuovi sistemi, l’amministrazione si dirige dal Pretore pro tempore , che ne prende cura per l’esatta esecuzione, regolandola con le istruzioni a tale oggetto formate, e date alle stampe. La sua dote è di once 10,000 all’anno, secondo lo stato discusso del 1841, pagandosi dal Senato. Sul principio non s’illuminava che la via Toledo e la via Macqueda ; ma poi tutta la città. Nel principio di ogni quatrimestre esce la tavola in istampa del regolamento dei fanali di detta generale illuminazione, in cui si descrivono i giorni, ne’ quali si accendono, e quei giorni ne’ quali non s’illumina nel tempo di plenilunio, eccetto però nell’inverno in cui s’illumina totalmente. Contansi 1506 fanali per l’illuminazione delle vie della Capitale, e suoi vicini d’intorni. Ecco qual era alla fine di ciascun de’ seguenti anni il numero de’ fanali, che notte tempo rischiaravano la nostra Città.

Anno Fanali
1832 N o — 1435
1833 » — 1456
1834 » — 1460
1835 » — 1467
1836 » — 1472
1837 » — 1478
1838 » — 1484
1839 » — 1489
1840 » — 1492
1841 » — 1492
1842 » — 1498
1843 » — 1500
1844 » — 1506

Sin dall’anno 1843 il Foro Borbonico s’illumina a gas nella stagione di està. Fra breve le strade principali verranno illuminate ancora a gas come le altre cospicue città delle straniere nazioni.

Principali stabilimenti del governo. — Palermo è una delle Sedi del Re del Regno delle Due Sicilie e della Real Famiglia, o di un Luogotenente generale, alla cui superiore vigilanza ed intelligenza sono sottoposti tutti i rami costitutivi del Governo. A tale importante posto è destinato o un Principe della Famiglia Reale, o un distinto personaggio che il Sovrano sceglier suole fra gli individui della primaria Nobiltà delle Due Sicilie per rappresentarlo in questi Reali Dominî allorquando soggiorna in Napoli. Risiedono in questa Metropoli molte primarie Autorità del Regno di Sicilia, Ecclesiastiche, Militari, Civili; uno de’ tribunali supremi, le grandi amministrazioni pubbliche, e le direzioni generali per la Sicilia. Fra le prime, oltre ad un suo arcivescovo metropolitano col titolo di Cardinale, che ha a suffraganei i vescovadi di Girgenti e di Mazzara, ed il primato sopra i vescovi dell’Isola tutta; il Giudice della Regia Monarchia, ed Apostolica Legazia, Carica singolare, che godono i Monarchi di Sicilia, che sono Legati Apostolici a latere nati, per concessione fattane nel 1098 da papa Urbano II al Gran Ruggieri, e in sua persona ai Sovrani successori. Nel 1156 fu da Adriano IV confermata al Re Guglielmo I; ed indi da Alessandro II nel 1174 al Re Guglielmo lI, e finalmente all’imperatore Carlo VI dal Pontefice Benedetto XIII. È sostenuta da un Ecclesiastico Giurisconsulto, e per lo più decorato di un Vescovado in partibus : prima godea la maggior dignità tra i Regî Consiglieri, ed è uguale in onore ai Presidenti. Hanno anche i nostri Sovrani, che fa la sua residenza in Napoli, un Cappellano Maggiore decorato di un Arcivescovado in partibus , un Regio Vicario generale della Cappellania maggiore in Sicilia; ed il Ciantro unica dignità, per le Chiese Reali e truppe in Sicilia. È egli, come il definisce il Sommo Pontefice Benedetto XIV, il Vescovo della Corte, ed ha la cura spirituale della Milizia. Tiene egli per sua Diocesi propria i Regî Palazzi, i Castelli, le Fortezze, i Quartieri dei soldati, e tutti i luoghi Regî e Militari.

Vi sono ancora un Commissario generale apostolico della Ss. Crociata in Sicilia, e molti Vescovi in partibus , de’ quali l’arcivescovo di Adana ch’è il giudice della Regia Monarchia, l’arcivescovo di Melitene, il vescovo delle Termopili, il vescovo di Flaviopoli, il vescovo di Costantina, il vescovo di Lampsaco di rito greco, ed altri. Vi si trova egualmente in questa Capitale, la primaria, e più qualificata Nobiltà Siciliana, che in gran numero con isplendidezza e sfarzo vi soggiorna. Vi è un Comandante generale delle armi in Sicilia col grado di Tenente generale de’ Reali Eserciti. Indi una Corte di Cassazione o Corte suprema di giustizia, una Gran Corte dei Conti, una Gran Corte civile dalla quale dipendono i tribunali delle provincie di Palermo, Girgenti, Noto, Trapani e Caltanissetta; una Gran Corte Criminale per la provincia di Palermo, un tribunale di prima istanza per la provincia, un tribunale di commercio, e due giudicati d’instruzione di processi per la città e distretto di Palermo.

AMMINISTRAZIONE PROVINCIALE E DISTRETTUALE DI PALERMO

Palermo è Capoluogo d’Intendenza della Provincia e del Distretto del suo nome. Gli altri tre distretti di questa Provincia, che compongono l’Intendenza, cioè Termini, Cefalù e Corleone, presieduto ciascuno da un Sottintendente sotto gli ordini, e l’immediata dipendenza dell’Intendente, enumerano con il distretto di Palermo 73 Comuni preseduto ciascuno da un Sindaco sotto la dipendenza e gli ordini immediati dell’Intendente o Sottintendente, co’ quali corrisponde. L’Intendente è la prima autorità in tutta l’Intendenza; esso è incaricato dell’amministrazione civile in tutti i rami. A lui sono affidati i Comuni, de’ quali è l’immediato tutore, gli stabilimenti pubblici, l’alta Polizia, la reclutazione dell’esercito, ed ogni altro militare servizio, che non è confidato a particolari autorità ed amministrazioni militari, e tutti gli altri oggetti che appartengono alla civile amministrazione. Esso presede al consiglio Edilizio per l’uniformità degli edifizî, delle strade, e per l’abbellimento di questa città.

AMMINISTRAZIONE COMUNALE E PARTICOLARE DI PALERMO

Il corpo amministrativo del Comune di Palermo che conserva il titolo di Senato, è composto da un Pretore, e da sei Senatori, le cui funzioni corrispondono a quelle del Sindaco e degli Eletti degli altri Comuni di Sicilia. Il Pretore presidente del decurionato, ch’è il Corpo rappresentativo della Capitale; capo della deputazione di nuove gabelle, è la prima Autorità del Comune. Egli amministra i suoi stabilimenti pubblici, e l’impiego delle sue rendite municipali; presiede alla ripartizione e sorveglia l’introito delle contribuzioni o dazî. Esso adempisce quest’incarico coll’assistenza dei Senatori, e del decurionato, e sotto la dipendenza immediata dell’Intendente col quale corrisponde ( 6 ).

Un Prefetto di Polizia vi veglia alla sicurezza e alla comodità pubblica, la di cui giurisdizione si estende per la città e per tutto il Distretto. — Vi è un Comandante delle armi per la Provincia e Piazza di Palermo. — I giudici di circondario ed i conciliatori vi rendono la giustizia. — Un Consiglio generale vi regge gli ospedali e gli ospizî. Essendo Palermo divisa in quattro quartieri, in ognuno di questi vi sono una Sezione comunale preseduta da un Senatore incaricato delle funzioni dello stato civile; un conciliatore che alle volte funziona il senatore; due chiese parrocchiali avente ciascuna un parroco; un giudicato di circondario, ed un commessariato di Polizia. Sonvi in Palermo quattro percettorie delle contribuzioni dirette per la città; tre officî di registro degli atti civili e di commercio; un’amministrazione doganale; una commissione amministrativa delle opere di beneficenza disciolte; ed una deputazione di strade. — Esiste una forza composta di novantotto uomini, sotto il nome di Guardie di Polizia , destinata a sorvegliare continuamente di giorno e di notte in modo speciale al mantenimento della pubblica tranquillità della Capitale, sia coadjuvando le operazioni della Real Gendarmeria, sia operando isolatamente a tutela dell’ordine pubblico. — Un corpo di pompieri preserva la Città dal pericolo degl’incendî.

Enumerazione di tutti gli stabilimenti. — Si contano in Palermo 194 chiese pubbliche, delle quali 20 sono le principali, che non la cedono in magnificenza che a quelle di Roma, e 13 sono Reali, compresa la Cappella Palatina; 50 sono semplici chiese, 37 hanno il titolo di compagnie, fra le quali tre di Nobili; 31 appartengono ai conventi ed alle case religiose di monaci, frati e chierici regolari; 24 ai monasteri di donne, 14 ai conservatorî di fanciulle e donne adulte compresi 4 collegi di Maria governati colle regole di quelli la prima volta fondati in Italia dal Cardinal Corradini; 13 hanno il nome di confraternità, 11 sono parrocchie, inclusa la Cattedrale, la parrocchia pel rito greco, e quella di Castellamare; 7 sono congregazioni delle quali 2 per le dame; 3 anciconfraternità, 2 collegiate, cioè la Real chiesa della Magione, o Commenda Gerosolimitana; e la collegiata fondata nella grotta di s. Rosalia in monte Pellegrino; e 2 sono oratorî. Quindi le più grandi chiese ed i più sontuosi tempî per l’architettura e per la pittura sono: il Duomo, il tempio di s. Giuseppe, la chiesa dell’Olivella, quella in musaico della Real Cappella Palatina, e quella di s. Simone o della Martorana; la chiesa di Casa professa de’ Padri Gesuiti, la chiesa del convento di s. Domenico, quella di s. Caterina, della Pietà, del Collegio massimo dei padri Gesuiti, del Ss. Salvatore, di s. Matteo, di s. Francesco di Assisi, di s. Teresa, de’ padri Crociferi, e la chiesa della Magione. — Si contano otto palazzi principali, che sono: il palazzo Reale, il palazzo arcivescovile, il palazzo Senatorio, il palazzo delle Reali Finanze, il palazzo della Reale Segreteria della Luogotenenza generale, il palazzo de’ Tribunali, quello del Comandante generale delle armi, ed il palazzo dell’Intendente della provincia. Moltissimi altri se ne ammirano della prima Nobiltà di tutto il Regno, che arrivano ad 82; ma i più grandi, ed i più belli sono 24, posseduti da ricchi principi; un giardino Reale ch’è quello del R. Palazzo, 4 pubblici giardini a fiori, che sono: la villa Giulia, la villa Papireto, la flora nella piazza del R. Palazzo, e quella del pubblico parterre; infine 48 giardini particolari, siti dentro la città. Vi è una Regia Università di Studî con numerosi professori, ove si conferisce la laurea dottorale e tutti i gradi accademici a coloro che vi hanno appreso le facoltà scientifiche; in questa gli studenti vi ascendono approssimativamente a 1,000 all’anno. Sonvi 9 scuole pubbliche gratis , cioè le scuole del Collegio Massimo de’ padri Gesuiti, le scuole Pie, il regio istituto delle scuole Normali, 4 scuole di mutuo insegnamento col metodo di Bell e Lancaster per i quattro quartieri della città, e due scuole gratuite della sera per i figli degli operai: vi è uno stabilimento de’ Sordi-muti. Si enumerano 4 collegi di Maria uno per quartiere, che hanno l’istituzione d’insegnar gratuitamente le ragazze ne’ lavori donneschi. Sonvi 9 collegi destinati per la istruzione della gioventù, cioè per i Nobili e persone civili, per gli ecclesiastici della Diocesi, per i Greci delle Colonie, o per l’ordinazione del rito greco; per la musica vocale e strumentale, oltre agli studî; per l’arte nautica; ed un collegio militare per le arti e mestieri; sei di questi collegi sono Reali. Alla villa de’ Colli , esiste un Istituto o seminario Agrario per educarsi i villanelli, ed istruirsi nelle buone pratiche agrarie. Si enumerano 10 principali stabilimenti di educazione per le donzelle. Tra’ primi primeggia l’educandato Carolino di s. Francesco di Sales per le donzelle nobili; ma la maggior parte delle giovanette sono allevate nei monasteri e collegi di Maria. In tutti i quartieri poi sono stabilite parecchie scuole e case di educazione a pensione. — Vi sono tre pubbliche biblioteche, delle quali una Reale, ed un’altra Comunale; sei musei oltre a quello del ricco e nobile monastero di s. Martino della Scala de’ padri Benedettini Cassinesi a 7 miglia circa da Palermo; questi sono: nella regia Università il Museo di Belle Arti per la pittura, scultura e architettura; il Museo di Storia naturale; il Museo di Fisica; ed il Museo e Anfiteatro Anatomico: nel collegio massimo de’ Padri Gesuiti il Museo di Antichità e Storia naturale, ed il gabinetto di Fisica. I Principi eziandio ed i ricchi particolari posseggono dei piccoli Musei, e delle belle gallerie di pittura e scultura. Esistono un Real Osservatorio, un Real Orto botanico con una scuola ivi stesso, 3 teatri pubblici oltre ai privati, una gran Dogana, una Borsa di commercio, una Cassa di Corte, un pubblico Banco pecuniario, un officio di garentia, 15 ospedali ed ospizî, de’ quali 5 sono grandiosi, cioè: il Conservatorio di s. Spirito, il Reale Albergo dei Poveri, l’ospizio Reale de’ Matti, il Reale ospizio di Beneficenza, il grande Spedale civico, e l’ospedale militare. Come ancora un lazzaretto con una casina sanitaria alla spiaggia del mare; 4 grandi cimiteri, dei quali 2 sono pubblici detti Camposanti; 3 monti di pignorazione, de’ quali il monte della Pietà, e quello di s. Rosalia; parecchie fabbriche di tessuti di lana, filo, cotone, tessuti misti di cotone e lana, tessuti di seta, ed anche buone filande; 2 fonderie in bronzo e ferro; 2 Fortezze, 2 Fortini, 4 Batterie, 8 quartieri e 20 caserme militari, un arsenale di Artiglieria, e quello di Marina, e l’edifizio delle grandi prigioni. Esistono parecchie Accademie, società letterarie, istituzioni finanziere, istituzioni per la sicurezza degli atti, istituzioni sanitarie, istituzioni per le vie pubbliche, istituzioni scientifiche e letterarie, istituzioni militari, istituzioni commerciali, istituzioni pe’ trattenimenti pubblici, istituzioni per favorire l’industria ed istituzioni statistiche: cioè la Reale Accademia di scienze, e belle lettere, l’Accademia Reale delle scienze mediche, la Commessione delle Antichità e Belle Arti, l’Amministrazione generale di Casa e Siti Reali in Palermo, la Real Tesoreria Generale e l’Agenzia del Contenzioso per la Sicilia, la Commessione di Revisione presso la Tesoreria Generale, la Direzione generale de’ Dazî Indiretti per la Sicilia, il consiglio d’Amministrazione de’ Dazî indiretti di Sicilia, l’Amministrazione del regio dazio sul macino, la Direzione generale de’ Rami e Dritti Diversi per la Sicilia, il Protomedicato generale della città di Palermo, l’Amministrazione della Crociata, l’Amministrazione Generale del Regio Lotto per la Sicilia, l’Amministrazione Generale delle Regie Poste e Procacci per la Sicilia, la Ricevitoria Generale delle contribuzioni fondiarie per la provincia di Palermo, la Conservatoria delle Ipoteche per la Provincia di Palermo, la Camera Notariale per la provincia stessa, il Supremo Magistrato di Salute per la Sicilia, la Soprintendenza Generale ed Amministrazione generale con l’Ispettore Generale di pubblica salute, ed oltre a ciò per lo disimpegno del cotidiano servizio esiste una Deputazione di Prima Classe con Lazzaretto, la Commessione di Salute interna per la provincia di Palermo, la Reale Commessione Centrale di Vaccinazione per la Sicilia, la deputazione provinciale per la provincia di Palermo, per il mantenimento di tutte le strade; la Reale Commessione di pubblica Istruzione, ed educazione per la Sicilia; la Commessione delle Iscrizioni lapidarie per la Sicilia, la Vice-Intendenza Generale dell’Esercito per la Sicilia, la Commessione suprema pei Reati di Stato; il Consiglio di Guerra di guarnigione, la Maggioria della Piazza di Palermo, il Comando del Dipartimento della Real Marina, che comprende le quattro provincie di Palermo, Trapani, Girgenti, e Caltanissetta; le altre provincie restano sotto la dipendenza del Comando del Dipartimento di Messina; il Commessariato del Dipartimento della Real Marina, la Maggioria del Dipartimento, la Sottispezione del Dipartimento, la Capitania del Porto di Palermo, l’Amministrazione dei Reali Pacchetti, la Suprema Deputazione di pesi e misure per la Sicilia, la Deputazione metrica pel distretto di Palermo, la Commessione principale della navigazione di Commercio per la Sicilia, la Reale Soprantendenza de’ pubblici teatri e spettacoli, il Real Istituto d’Incoraggiamento, di Agricoltura, Arti e Manifatture per la Sicilia, e la Direzione di Statistica Centrale per la Sicilia.

Riassunto — A riassumere trovansi in Palermo 143 vie, 93 piazze, 412 vicoli, 324 cortili, 24 quadrivî, 9 mercati, 193 chiese, 31 conventi d’uomini, 38 monasteri di donne, 8 palazzi principali, de’ quali uno è Reale, 82 palazzi particolari, 1 giardino Reale, 4 giardini pubblici, 48 giardini particolari, 18 fontane pubbliche, 16 porte, 24 bastioni o baluardi, 1 telegrafo o torre di avviso, 86 stabilimenti d’istruzione, 15 ospedali ed ospizî, 8 carceri, 3 teatri, 18 edifizî militari, 20 caserme militari, 90 pubbliche amministrazioni, 32 alberghi o locande, e 12,376 case. — Totale 14,117.

DIVISIONE POLITICA-AMMINISTRATIVA DI PALERMO

Questa grande città è presentemente divisa in quattro Sezioni municipali e Circondarî interni, cioè:

1 o Sezione di s. Oliva, Circondario Castellamare.

2 o » di s. Agata, » Tribunali.

3 o » di s. Cristina, » Palazzo Reale.

4 o » di s. Ninfa, » Monte di Pietà.

Queste Sezioni e Circondarî son chiamati interni perchè i quattro quartieri della Città sono guerniti di mura dominate da baluardi, e formano la città murata.

Limiti. — I quattro Circondarî interni della città di Palermo hanno per limiti la Crociera della piazza Vigliena , ed i rispettivi spazî compresi nel giro della città, cioè:

Pel circondario di Castellamare, da Porta-Felice a Porta-Macqueda.

Pel circondario de’ Tribunali, da Porta-Felice a Porta-di-Vicari.

Pel circondario del Palazzo Reale, da Porta-Nuova a Porta-di-Vicari.

Pel circondario del Monte di Pietà, da Porta-Nuova a Porta-Macqueda.

Popolazione. — Le seguenti notizie statistiche sono quelle in ogni anno pubblicate per la città di Palermo dal barone Federico Cacioppo Segretario Generale della Direzione Centrale della Statistica di Sicilia.

La popolazione di Palermo ( 7 ) era nel 1700, di 100,000 abitanti. Essa sin dal 1798 cresce felicemente; e se eccettuandosi solamente due anni i quali sono: nell’anno indizionale da settembre 1816 ad agosto 1817 i morti furono 493 più de’ nati; per la qual cosa invece di crescere diminuì, a causa delle febbri scarlatine che avvennero in quel tempo. L’altro è che nell’anno 1837 i morti furono 22036 più de’ nati, onde invece di aumentare decrebbe; ciò avvenne a cagione del Cholera‑morbus, che dominò in quel tempo. Del resto l’aumento è costante, e se si getta uno sguardo sulle tavole statistiche della popolazione di Palermo sino a quest’ora pubblicate, ben si conosce, come ordinariamente in ogni anno il numero de’ nati è a sufficienza maggiore di quello de’ morti. Vi erano in Palermo nel 1835, 173,661 anime compresa la guarnigione, nel 1836 175,197 anime, nel 1837 176,752 anime e nel 1838 154,716 anime ch’è l’ultimo censo della popolazione di Palermo con i suoi borghi e sobborghi compresa la guarnigione. Ecco il confronto di due tavole di statistiche de’ movimenti della popolazione di Palermo negli anni 1837 e 1838.

Anno 1837 Anno 1838
SEZIONI

in cui è divisa

la città di palermo NATI Matrimonî MORTI SEZIONI

in cui è divisa

la città di palermo NATI Matrimonî MORTI
Maschi Femmine Totale Maschi Femmine Totale Maschi Femmine Totale Maschi Femmine Totale
S. Agata 424 388 812 194 1599 1834 3433 S. Agata 486 478 964 286 308 298 606
S. Oliva 780 879 1659 233 1392 1701 3093 S. Oliva 838 837 1675 389 509 509 1018
S. Ninfa 424 410 834 291 1208 1421 2629 S. Ninfa 462 456 918 315 329 332 661
S. Cristina 459 435 894 276 2721 2569 5290 S. Cristina 493 443 936 310 833 515 1348
Oreto 224 234 458 156 729 196 1525 Oreto 216 202 418 176 144 171 315
Molo 476 435 911 322 1121 1274 2395 Molo 509 479 988 370 308 329 637
Somma 2787 2781 5568 1472 8837 9528 18365 Somma 3004 2895 5899 1846 2431 2154 4585
Più morti di sesso ignoto 9239
27604

Osservazioni sopra l’anno 1837.

Nella Sezione di s. Oliva sono compresi tutti i bastardi nati, e morti nel corso dell’anno, ed in quella di s. Cristina tutti gl’individui morti negli spedali.

La popolazione di Palermo nel 1 o gennaro 1837 costava di 176,752 abitanti compresa la guarnigione, cioè 87,723 maschi, e 89,029 femmine.

Nati . — I nati nel 1837 sono stati 5668, cioè 2787 maschi, e 2781 femmine; sono stati i nati 6 più delle nate; sono i primi alle seconde come 464:463. I nati legittimi sono stati 4616, dei quali 2358 maschi, e 2258 femmine. Gl’illegittimi sono stati 952, de’ quali 429 maschi, e 523 femmine. Gl’illegittimi sono ai legittimi come 1:5, e sono stati quasi una 6 parte di tutti i nati. Il totale dei nati è alla popolazione del 1 o gennaro 1837, come 1:32, mentre i nati legittimi sono alla stessa come 1:38, e gl’illegittimi come 1:186. Nel 1837 sono avvenuti 21 parti doppî, de’ quali 8 a 2 maschi, 8 a 2 femmine, e 5 di sesso diverso. I parti doppî sono a’ parti semplici come 1:263. Si son contati nel 1837, 11 bambini nati senza vita, essi stanno alla massa dei nati come 1:506. Il maggior numero dei nati è stato ne’ mesi di marzo, gennaro, e maggio, ed il minor numero ne’ mesi di settembre, agosto, e novembre. Le nascite sono state in ragione di 464 al mese, ovvero da 15 a 16 al giorno. Gl’illegittimi sono stati in ragione di 79 al mese, ossia da 2 a 3 al giorno. Tutti i nati nel 1837 sono stati 479 meno dell’anno precedente; gl’illegittimi sono stati 163 di più. Il numero de’ bambini vaccinati per mezzo de’ pubblici vaccinatori è stato di 2291.

Morti . — I morti nel 1837 sono stati 27604 cioè 18365 di sesso noto, e 9239 di sesso ignoto. Fra quei di sesso noto 8837 sono stati i maschi, e 9258 sono state le femmine. I morti fra i legittimi sono stati 26886. I morti fra gl’illegittimi sono stati 718, cioè 324 maschi, e 394 femmine, sono stati i maschi 70 di meno delle femmine; sono i primi alle seconde come 5: 6. Il totale dei morti è alla popolazione del 1 o gennaro 1837 come 1:6. I morti sono stati 22036 più de’ nati, sono i primi ai secondi come 5:1. Sei individui morirono di anni 100 in sù cioè 2 maschi, e 4 femmine, e stanno alla popolazione come 1:29458. Fra gl’individui che son periti di età nota, le morti sono state più frequenti dalla nascita ad un anno, e da 20 a 60. Son morti nei varî spedali di Palermo 1380 individui, dei quali 960 maschi, 420 femmine. Essi stanno al totale de’ morti come 1:20. Nel 1837 si son contati 10 omicidî cioè 7 di uomini, e 3 di donne, 4 suicidî 2 di uomini, e 2 di donne, e 14 giustiziati. Gli omicidî avvennero la maggior parte per risse, e taluno nel mese di luglio in persona di qualche infelice creduto dal volgo propagator di veleni durante il cholera . Essi stanno alla popolazione come 1:17675. I 14 giustiziati lo furono per delitti commessi o per disturbi cagionati all’epoca del cholera , e stanno alla popolazione come 1:12625. Nessuno è morto annegato per disgrazie di mare. Nessun bambino è perito di vajuolo. Settantasei individui sono morti repentinamente cioè 46 maschi, e 30 femmine, e stanno alla popolazione come 1:2326. Il maggior numero di morti è stato nei mesi di luglio, giugno e marzo, ed il minor numero ne’ mesi di ottobre, novembre, e dicembre. Le morti sono accadute in ragione di 2300 al mese o di 76, a 77 al giorno. Gl’illegittimi son morti in ragione di 59 a 60 al mese o di due al giorno. Tutti i morti nel 1837 sono stati 23112 più dell’anno precedente.

Matrimonî . — I matrimonî del 1837 sono stati 1472 cioè 1146 fra celibi, 274 fra celibi e vedovi, e 52 fra vedovi. Sono in rapporto alla popolazione come 1:120. Sono stati 76 più dell’anno precedente, ed in ragione di 122 a 123 al mese, o di 4 al giorno. Il maggior numero di matrimonî è stato nei mesi di settembre, dicembre, ed ottobre, ed il minor numero nei mesi di luglio, maggio, e marzo. Dei 1472 matrimonî 385 si son contratti fra le classi più agiate della società, e 1087 fra gli artigiani, e le classi inferiori. Stanno i primi a’ secondi come 1:3. Trenta sono stati i matrimonî infecondi per età avanzata. Essi stanno al totale de’ matrimonî come 1:49. il matrimonio di età più alta è stato di un uomo a 76 anni con una donna di 51; e quello di età più bassa è stato di un uomo a 17 anni con una donna di 16. I matrimonî con la differenza di anni 20 in su fra gli sposi sono stati 88. Il più sproporzionato per età è stato quello di un uomo a 68 anni con una donna di 18.

Si aggiungono altre poche osservazioni.

Il Cholera-morbus scoppiò il 7 giugno 1837 nella Sezione di s. Agata; saltò dopo nella Sezione di s. Oliva, e quindi mano mano si diffuse per tutte le Sezioni. Infuriò oltremodo nella prima metà di luglio. La sua durata fu corta, la sua intensità fu straordinaria. Attaccò ugualmente le classi infime e le più alte della società. Non risparmiò nè sesso, nè età, nè città, nè campagne. Soggiacquero bensì più le femmine, che i maschi, più gli adulti, che i fanciulli. Generalmente si salvarono i coraggiosi e i temperanti.

Declinato il morbo si accrebbe la quantità de’ matrimonî, fra i quali si osserva, che il numero degl’infecondi, e di quelli con la differenza di 20 anni in su fra gli sposi, è, in proporzione, maggiore degli anni scorsi.

Paragone statistico fra la popolazione della città di Palermo e quella della città di Napoli, ben’inteso che per Napoli vanno esclusi gli stranieri e la guarnigione, per Palermo va tutto incluso.

Palermo Napoli
Popolazione al 1 o gennaro 1837 176752 351719
Nati 5568 13047
Morti 27604 28464
Popolazione al 1 o gennaro 1838 154716 336302
Matrimonî nel 1837 1472 3053
Morti repentinamente 76 393
Centenarî 6 16
Vaccinati 2291 9309
Suicidî di paesani 4 16
Di stranieri » 14
Annegati per disgrazia di mare » 5

La città di Napoli ebbe il cholera negli anni 1836, e 1837, e la sua popolazione, che al 1 o gennaro 1836 era di 357283, si trovò al 1 o gennaro 1838 in 336302, con un decremento di 20981 anime. La città di Palermo l’ebbe nel 1837, e la sua popolazione, che al 1 o gennaro 1837 era di 170752, si trovò al 1 o gennaro 1838 in 154716 con un decremento di 22036 abitanti.

Osservazioni sopra l’anno 1838.

Nella Sezione di s. Oliva son compresi tutti i bastardi nati e morti nel corso dell’anno, ed in quella di s. Cristina tutti gl’individui morti negli spedali.

La popolazione di Palermo nel 1 o gennaro 1838 costava di 154,716 abitanti compresa la guarnigione, cioè 77,048 maschi, e 77,668 femmine.

Nati . — I nati nel 1838 sono stati 5899, cioè 3004 maschi e 2895 femmine: sono stati i nati 109 più delle nate; sono i primi alle seconde come 27:26. I nati legittimi sono stati 5110 dei quali 2631 maschi e 2479 femmine. Gl’illegittimi sono stati 789 dei quali 373 maschi e 416 femmine. Gl’illegittimi sono a’ legittimi come 2:13 e sono stati una settima parte circa di tutti i nati. Il totale dei nati è alla popolazione del 1 o gennaro 1838 come 1:26 mentre i nati legittimi sono alla stessa come 1:30 e gl’illegittimi come 1:20. Nel 1838 sono avvenuti 28 parti doppî, dei quali 3 a due maschi, 14 a due femmine ed 11 di sesso diverso. I parti doppî sono a’ parti semplici come 1:209. Si son contati nel 1838, 29 bambini nati senza vita cioè 19 maschi e 10 femmine, essi stanno alla massa dei nati come 1:203. Il maggior numero dei nati è stato nei mesi di ottobre, novembre ed agosto, ed il minor numero ne’ mesi di aprile, marzo e febbraro. Le nascite sono state in ragione di 491 a 492 al mese, ovvero da 16 a 17 al giorno. Gl’illegittimi sono stati in ragione di 65 a 66 al mese ossia di 2 al giorno. Tutti i nati nel 1838 sono stati 331 più dell’anno precedente con la differenza che i legittimi sono stati 494 di più; gl’illegittimi sono stati 163 di meno. Il numero de’ bambini vaccinati per mezzo de’ pubblici vaccinatori è stato di 4753 dei quali 2559 maschi e 2194 femmine cioè 4/5 de’ nati.

Morti . — I morti nel 1838 sono stati 4585 cioè 2431 maschi e 2154 femmine. Sono stati i morti 277 più delle morte. Stanno i primi alle seconde come 10:9. I morti fra i legittimi sono stati 4123 cioè 2220 maschi, e 1903 femmine. Sono stati i maschi 317 più delle femmine: sono i primi alle seconde come 7:6. I morti fra gl’illegittimi sono stati 462 cioè 211 maschi e 251 femmine: sono stati i maschi 40 meno delle femmine: sono i primi alle seconde come 5:6. I morti legittimi stanno a’ morti illegittimi come 9:1. Il totale de’ morti poi è alla popolazione come 1:34, mentre i morti legittimi sono alla stessa come 1:38, ed i morti illegittimi come 1:335. I morti sono stati 1314 meno de’ nati; sono i primi a’ secondi come 3:4. Tre individui morirono di anni 100 in su, tutte e tre femmine e stanno alla popolazione come 1:51572. Le morti sono state più frequenti dalla nascita sino agli anni tre, e da’ 20 a 70 anni. San morti cumulativamente più maschi che femmine sino agli anni 85, ed al contrario più femmine che maschi dagli anni 85 in su. Son morti ne’ varî spedali di Palermo 831 individui de’ quali 568 maschi e 263 femmine. Essi stanno al totale della popolazione come 1:186. Nel 1838 si son contati 18 omicidî cioè 15 di uomini e 3 di donne, 2 suicidî uno in persona di un uomo e l’altro in persona di una donna, e non vi è stato alcun giustiziato. Gli omicidî sono stati 8 di più dell’anno precedente ed avvennero la maggior parte per risse, ed uno per causa di furto. Essi stanno alla popolazione come 1: 8595. Due individui son morti annegati per imperizia di nuotare. Son periti di vajuolo 545 bambini, 284 maschi e 261 femmine. Son essi alla popolazione come 1:284. Ottantasette individui son morti repentinamente, cioè 57 maschi e 30 femmine, e stanno alla popolazione come 1:1778. Il maggior numero dei morti è stato ne’ mesi di novembre, dicembre, ottobre, ed il minor numero ne’ mesi di aprile, febbraro e maggio. Le morti sono accadute in ragione di 382 al mese o di 12 a 13 al giorno: gl’illegittimi son morti in ragione di 38 a 39 al mese o di uno al giorno.

Matrimonî . — I matrimonî nel 1838 sono stati 1846 cioè 1416 fra celibi, 360 fra celibi e vedovi, e 70 fra vedovi. Sono in rapporto alla popolazione come 1:84. Sono state 374 più dell’anno precedente ed in ragione di 154 al mese o di 5 al giorno. Il maggior numero dei matrimonî è stato ne’ mesi di febbraro, gennaro e novembre, ed il minor numero ne’ mesi di agosto, marzo e maggio. De’ 1846 matrimonî 493 si son contratti fra le classi più agiate della società; e 1353 fra gli artigiani e le classi inferiori. Stanno i primi a’ secondi come 1:3. Trentacinque sono stati i matrimonî infecondi per età avanzata. Essi stanno al totale de’ matrimonî come 1:53. Il matrimonio di età più alta è stato di un uomo a 73 anni con una donna di 72, e quello di età più bassa è stato di un uomo a 17 anni con una donna di 15. I matrimonî con la differenza di anni 20 in su fra gli sposi sono stati 113. Il più sproporzionato per età è stato quello di un uomo a 68 anni con una donna di 24.

La mortalità di vajuolo accaduta nel 1838 in Palermo è sì straordinaria per la nostra città, ch’essa sola è di gran lunga superiore al totale delle morti cagionate dallo stesso morbo nel novennio precorso. Il picciolo quadro che segue, ricavato dalle tavole che si sono pubblicate anno per anno, ne presenta la più chiara dimostrazione.

MORTI DI VAJUOLO
Anno Maschi Femmine Totale
1829 » » »
1830 6 1 7
1831 26 20 46
1832 5 5 10
1833 2 2 4
1834 1 3 4
1835 1 1 2
1836 » » »
1837 » » »
1838 284 261 545

Alcuno potrà domandare, come sia avvenuto, che in una città, ove la cifra de’ morti di vajuolo in un anno è tenuissima e qualche volta è zero, nel 1838 siasi elevata sino a 545. La Commissione centrale di Vaccinazione per questa parte dei Reali Dominî ha già risposto a sufficienza in un discorso pronunziato dal suo segretario perpetuo dottor D. Antonino de Blasi, e da quanto ha narrato si raccoglie essere stata un’infezione vajuolosa venutaci d’oltremare per mezzo d’individui arrivati fra noi.

Paragone statistico fra la popolazione della città di Palermo, e quella della città di Napoli ben’inteso che per Napoli vanno esclusi gli stranieri e la guarnigione, per Palermo va tutto incluso.

Palermo Napoli
Popolazione al 1 o gennaro 1838 154716 336302
Nati 5899 13228
Morti 4585 12993
Popolazione al 1 o gennaro 1839 156030 336537
Aumento di popolazione nel 1838 1314 235
Matrimonî nel 1838 1846 3543
Morti repentinamente 87 287
Centenarî 3 9
Vaccinati 4753 9627
Suicidî di paesani 2 10
Di stranieri » 12
Annegati 2 7
Nati senza vita 29 522
Nati per ogni mese 492 1102
Per ogni giorno 16 36
Morti per ogni mese 382 1082
Per ogni giorno 13 35

RISTRETTO RISTRETTO
Popolazione rimasta il dì 1 o gennaro 1837, N o 176,752 Popolazione rimasta il di 1 o gennaro 1838, N o 154,716
Variazioni Variazioni
Nati 5568 Nati 5899
Morti 27604 Morti 4585
Differenza in meno 22,036 Differenza in più 1,314
Resta la popolazione il 1 o gennaro 1838 compresa la guarnigione 154,816 Resta la popolazione il dì 1 o gennaro 1839 compresa la guarnigione 156,030

Nell’ultimo censo della popolazione del 1838 annoveransi 74 alti funzionarî, 2,042 membri dell’ordine giudiziario, 9,700 impiegati 6,993 studenti e scolari, 32,820 possidenti ed industrianti, 25,711 operai, 3,215 ecclesiastici, 1,972 ecclesiastiche, 20,715 domestici, e 5,492 indigenti. Totale 108,734.

Contribuzioni. — Le contribuzioni indirette particolari della popolazione di Palermo consistono in un dazio municipale riscosso alle porte sopra le farine di grano, il lino, il carbone, e le legna da fuoco, i liquori spiritosi, la carne e la macellazione d’animali bovini, l’orzo, l’olio, il sapone, la neve la cui vendita è di privativa della Città. La locazione dei posti nelle strade e nelle piazze, sopra i porti ed altrove; i dritti sopra tutte le vetture della Città, sopra i pesi e misure, sopra la vendita del pesce di mare e d’acquadolce, vi formano una parte importante della rendita municipale, servendo al mantenimento ed alla costruzione de’ suoi edifizî pubblici, de’ suoi stabilimenti numerosi, della sua illuminazione, del lastricato e del nettamento delle strade, al salario de’ suoi funzionarî e impiegati comunali, al bisogno dei suoi ospedali ed ospizî, per eseguirsi le feste di s. Rosalia, ed altre funzioni sacre; per la dote del teatro di musica, ed altro.

Consumo. — La numerosa popolazione di questa grande città consuma annualmente, secondo i migliori lumi datici dagl’ispettori dei dazî, e sopra esatti calcoli, 4,700 manzi, 5,071 vacche, 3,125 vitelli, 7,125 porcini, 898 caprini e pecorini, 98.611 agnelli e capretti, 6,800 once di pollame e selvaggina, 7,700 quartucci di latte, 1,276 once di burro, 24,111 once di formaggio, 9,420 once di uova, 70,000 once di pesce minuto, fresco, secco, e salato, 4,180 once di sardella, 10,000 tonni (pesce), 2,715 pesci-Spada, 4,129 pesci-ala-longa, 50,000 anguille, 4,000 once di pesce-morena, grongo, muggine o mulettu , merluzzo, linguatola, triglia, sgombro ec., 2,710 cantaja di sale, 31,611 botti di vino ordinario, 2,000 botti di vino dolce, 1,200 d’acquavite, 2,500 d’aceto, 300,715 cantaja d’olio d’oliva, 123,500 fasci di fieno, 30,000 salme d’avena, 200,000 fasci di paglia, 131,820 salme di grano, 32,000 salme di orzo, 32,600 once di ogni sorta di legume, e 274,000 salme di carbone.

Ecco le spese generali annue della popolazione di Palermo:

Registro, demanî ed ipoteche once 60,400
Contribuzioni indirette » 500,070
Contribuzioni dirette » 400,582
Posta delle lettere » 40,009
Lotti » 370,000
Pompe funebri e spese di sepoltura » 6,806
Pigioni » 1,580,000
Mantenimento e riparazione delle case » 58,000
Alimento » 3,176,000
Vestimento » 1,226,000
Combustibili » 371,465
Lumi » 42,000
Imbiancatura » 377,000
Masserizie » 800,017
Educazione de’ figliuoli » 306,090
Domestici e salariati » 666,802
Cavalli » 340,000
Vetture e fornimenti » 24,004
Spese di trasporto interno » 55,640
Consumo del tabacco » 32,060
Beneficenza generale » 38,000
Spettacoli » 15,772
Spese de’ parti » 14,000
Spese di balie » 24,710
Spese di medici e chirurgi » 38,573
Abbonamenti di giornali e libri » 200,000
Totale » 10,764,000

Da’ quali calcoli risulta, che la spesa media annua d’un abitante di Palermo è di once 60 e tarì 18, cioè tarì 5 e gr. 16 al giorno. Il salario medio d’un operaio, ascende ad once 48 annue, cioè tarì 4 al giorno.

Commercio. — Una gran parte degl’impacci che ne attraversarono il libero e facile corso ne’ passati secoli sono stati già tolti e quasi distrutti dalla savia politica del Governo, che ha seguito in ciò di passo in passo la politica generale dei Governi e de’ popoli di Europa. Abbattuto intieramente il colosso del feudalismo: ugualata agli occhi del Re la condizione politica degl’individui e dei paesi: tolti gli argini di bronzo che opponeva il fedecommesso alla diffusione delle proprietà: regolate e garentite le forme tutte degli atti: migliorato il Codice civile e di commercio: rinnovati o corretti a norma della più illuminata economia i regolamenti monetarî, annonarî e doganali; sembra, a dir vero, che nulla vi abbia a bramare perchè il nostro interno ed esterno commercio, sopra la stabile base della nostra agricoltura, si elevasse al suo grado più luminoso ed eminente.

Commercio esterno. — Chi consideri lo stato attuale del nostro commercio e il paragoni a quello di altre colte nazioni, non potrà rimanerne gran fatto contento: ma chi il ragguagli a quello de’ primi anni del presente secolo, e ne osservi il rapido progresso, avrà al certo ragioni di compiacimento, e speranza di miglior avvenire.

Verso l’indicata epoca il commercio languiva presso di noi ed era grettamente esercitato da pochi Genovesi, i quali speculavano soltanto intorno a grani. Pochi e piccoli navigli si costruivano, che, destinati a brevi tragitti, non mai passavano le antiche colonne di Ercole; il numero e l’abilità degli uomini di mare erano a quello stato di abbiezione corrispondenti. Da quel tempo in quà molte e ricche case di commercio di nazionali si son formate in questa città, sull’esempio di alcuni negozianti stranieri che in Sicilia vennero a stabilirsi; numerose e grosse navi si son costrutte, che per la loro bellezza possono gareggiare con quelle delle Nazioni del Nord; esperti ed audaci capitani, la maggior parte istruiti nel riputato collegio nautico di Palermo, hanno intrapreso viaggi per le più lontane contrade; e solcando le acque del Mar Nero, del Baltico, dell’Atlantico, e delle Indie Orientali, han permutato i nostri prodotti con Odessa, Pietroburgo, Sumatra, e le due Americhe ( 8 ). Pertanto estese relazioni si son formate con le più ricche case commerciali dell’Estero, con ogni nazione europea e con le due Americhe, ove hanno vantaggioso smaltito i nostri prodotti, e da quelle regioni ci pervengono direttamente le merci, che prima per indirette vie potevamo acquistare, e che, ottenendosi a minor costo, sono più atte al consumo generale. Per la frequenza quindi de’ cambî de’ nostri con gli stranieri valori si utilizzano i capitali, si promuove il travaglio produttivo, l’agricoltura riceve incremento e perfezione, e si anima la circolazione, donde si fa maggiore la ricchezza della società.

Questo rapido progresso del palermitano commercio è dovuto a molte salutari cause, a discorrer delle quali non bastano i limiti di un breve articolo. Ci è lecito però ed assai grato l’osservare, che tal progresso tuttavia si sperimenta, perchè veggiamo che nuovi viaggi s’intraprendono ed altre relazioni si stabiliscono. In prova di ciò possiamo far motto di un’intrapresa che rimarchevole sarebbe anche tra provette commercianti nazioni. Una ricca casa inglese di commercio estende ora i suoi traffici al di là dell’Indo, mandando grosse navi di nostra bandiera, con nostri prodotti al Brasile, e così destinandole per altre parti a prendervi carico.

Volendo intanto dar qualche notizia più distinta sulla materia di che si ragiona, enunciar possiamo, che i nostri legni mercantili sogliono attualmente intraprendere dei viaggi in Europa per quasi tutti i principali porti, ove più ove manco, a seconda delle speranze di guadagno, in Africa ed in Asia per qualche porto nel Mediterraneo, ed in America per gli Stati Uniti, il Messico, ed il Brasile. Anzi per dir qualche cosa espressamente sulla Dogana di Palermo, osserviamo, che in questi ultimi tempi il traffico più vivo ch’essa ha avuto, è stato con Inghilterra, Francia, Stati Sardi, Toscana, Stati Austriaci e Stati-Uniti; mentre per l’opposto poco attivo è stato il suo traffico col Nord di Europa, con la Spagna, gli Stati Pontificî, il Portogallo, e le contrade dell’Asia, e dell’Africa.

Gl’introiti annuali poi della Dogana medesima, tanto per dazî d’importazione quanto per quelli di esportazione ammontarono nel 1843 ad once 36,000, avvertendo che gl’introiti provenienti dai dazî di esportazione sono assai tenui in confronto degli altri d’importazione. Imperciocchè laddove tutti i generi provenienti dall’Estero son soggetti in Sicilia a dazio d’immissione, quei sottoposti a dazio di estrazione, per le nuove tariffe doganali, sono pochissimi. «Tutti i lavori (espressioni del Real decreto del 30 novembre 1824), le manifatture e tutte le produzioni di qualunque natura vegetabile, animale e minerale dei dominî al di quà e al di là del Faro sono dichiarati esenti, nella estraregnazione del pagamento d’ogni dazio doganale. Sarà fatta eccezione per quei pochi articoli notati nella tariffa di esportazione.»

PRINCIPALI OGGETTI

che s’immettono dall’Estero in Palermo . PRINCIPALI OGGETTI

che si esportano da Palermo per l’Estero
Abiti fatti Aceto
Acciajo grezzo Acciughe salate
Acidi Acquavite
Argento Amido
Aringhe Aranci e limoni
Avorio o denti di elefante Biscotto
Alberi di abete Botti e barili nuovi
Baccalà Bovi
Bastimenti Cacio
Bastoni e frustini Canape
Birra Cantaridi
Bronzo Cappelli di pelo
Cacao Carrubbe
Cacio palmigiano ed olandese Castagne
Caffè Ciriegie
Canape grezzo Colla
Cannella in sorte Corallo grezzo e lavorato
Caratteri da stampa Cordami
Carbon fossile Cotone in istoppa
Carta da scrivere Cristallo rotto
Carta per parati Cremor di Tartaro
Casimiri Cuoja conce
Catrame Dolci
Cera Feccia di vino bruciata
Circasse Essenza d’agrumi
Colori in pezzetti Ferro vecchio
Cotone filato Fichi secchi
Cuoja pelose e grezze Frumento
Droghe diverse Frutti freschi
Ebano Granone
Fazzoletti di cotone Guanti di pelle
Fazzoletti di filo bianchi Lana
Fazzoletti di lana Lavori di creta
Ferro grezzo e lavorato Lavori di cotone
Figure miniate Lavori di osso
Gomma Legnami da costruzione
Incenso Legumi
Indaco Libri stampati
Lastre e vetri Lino pettinato
Lavori di argento Liquerizia
Lavori di oro Majali
Lavori di cotone e lana Mandorle
Lavori di creta e terraglia Manna in sorte
Lavori di marmo Marmo
Lavori di cristallo e vetro Miele
Lavori di moda Mobili
Lavori o chincaglierie Neve
Legni ed erbe per tintura Nocciole
Legno mogano Noci
Libri stampati Olio di lino
Lumi da specchio Olio d’oliva
Mercurio Olive salate
Mobili di casa Oro filato
Mussolina Orzo
Nitro Ossa di animali
Olio di abete Passolina
Olio di cannella Pasta lavorata
Olio di trementina Pelli di agnelli e capretti
Opobalsamo Pelli conce
Oppio Pesce fresco
Organetti Pesce salato
Oro diverso Pietre pomici
Ostie per suggellare Polvere da sparo
Ottone Pomi di terra
Panni Ricino
Pece nera Riso
Pelli diverse Rosolio
Peli diversi Salame
Penne da scrivere Sale marino e minerale
Pennacchi Sapone
Pepe Sarde salate
Pesci salati Scagliola
Pietre diverse Scorze di agrumi
Piombo Sego
Polvere da sparo Seme di canape
Porcellana Seme di cotone
Rame Seme di lino
Rum Seme di olive
Salame Seme di senapa
Sale saturno Seta grezza
Sale ammoniaco Soda
Salsapariglia Sommacco
Selle Spago
Solfato di china Spirito di agrumi
Stagno Spirito di vino
Stocco-pesce Stracci
Tabacco in foglia Sugna
Tappeti di lana Tabacco
Tartaruga grezza Tartaro di botte
Tele Tavole di castagno
Tessuti di cotone Dette di ceraso
Tessuti di filo Dette di noce
Tessuti di lana Tessuti di cotone
Tessuti misti di cotone e lana Tessuti di filo
Tessuti di seta Tessuti di seta
The Turacci
Trementina Unghie di bovi
Velluti di cotone Uva passa
Verde rame Vino
Vetriolo Zolfo
Vetro rotto
Vino
Vitelli conci
Zafferano
Zagarelle di filo e cotone
Zappino
Zucchero

Prospetto dei movimenti commerciali del Porto di Palermo degli anni 1839, 1840 e 1841 che fa conoscere il numero, la Bandiera, la portata dei legni partiti ch’è quasi conforme a quei arrivati, meno qualche piccola differenza prodotta da quei legni che restano in Porto alla fine dell’anno.

distinta delle

bandiere 1839 1840 1841
Num. di legni Portata in tonnellata Num. di legni Portata in tonnellata Num. di legni Portata in tonnellata
Americana 57 14013 59 15561 58 16485
Annovarese » » 1 118 » »
Amburghese 1 52 » » » »
Austriaca 18 2509 15 2305 16 2149
Bremese 2 245 1 120 1 189
Danese 3 402 1 180 1 113
Ellenica 1 307 » » 1 307
Francese 12 1970 11 1410 6 531
Inglese 82 10788 110 18131 121 18610
Olandese 1 171 3 417 1 140
Russa 3 719 » » » »
Sarda 9 653 23 1695 13 1699
Spagnuola » » » » 1 102
Svedese 2 292 1 209 1 329
Tot. di legni esteri N o 191 32121 225 40146 220 40654
Delle Due Sicilie 2445 » 2461 » 2429 »
Totale generale 2636 » 2686 » 2649 »

OSSERVAZIONE

Nel numero dei legni di Real bandiera son compresi quei di cabottaggio che ascendono a circa 2000 all’anno, e che per mancanza di elementi certi non si son distinti nè si è tenuto conto della portata per la stessa causa.

NAVIGAZIONE DEI LEGNI DI COMMERCIO A VAPORE IN PALERMO NEL 1841.

Cinque battelli frequentarono il nostro Porto; essi vi eseguirono i 66 viaggi qui appresso indicati.

ARRIVI
La Maria Cristina giunse 11 volte da Nap. con 754 pas.
» 4 » da Mess. » 283 »
Il Francesco Primo » 6 » a Nap. » 340 »
» 1 » da Mess. » 47 »
Il Mongibello dal 26
maggio a dicembre » 9 » da Nap. » 573 »
» 2 » da Mess. » 128 »
Il Vesuvio da aprile
ad ottobre » 9 » da Nap. » 384 »
» 8 » da Mess. » 374 »
» 2 » da Trap. » 288 »
Il Palermo da ottobre
a dicembre » 2 » da Nap. » 593 »
» 2 » da Mess. » 91 »
Arrivi 66 con passeggieri 3855
PARTENZE
La Maria Cristina partì 11 volte per Nap. con 790 pas.
» 4 » per Mess. » 326 »
Il Francesco Primo » 3 » per Nap. » 197 »
» 4 » per Mess. » 283 »
Il Mongibello » 5 » per Nap. » 302 »
» 6 » per Mess. » 279 »
Il Vesuvio » 12 » per Nap. » 526 »
» 6 » per Mess. » 243 pas.
» 1 » per Trap. » 151 »
Il Palermo » 11 » per Nap. » 452 »
» 3 » per Mess. » 168 »
Partenze 66 con passeggieri 3667
Passeggeri venuti 3855
» partiti 3667
» In tutto 7522

Avendo gettato un rapido sguardo sullo stato del traffico dei legni a vapore nel corso del 1841, e confrontandolo con gli anni antecedenti abbiamo rilevato, che l’antica compagnia di questi legni sola, e senza competitori sino a febbraro 1841 non ci compartiva più di 15 o 20 viaggi all’anno tra Napoli, Palermo, Messina o viceversa, e quel che era più con incerti itinerarî impediva ai viaggiatori di trasferirsi in Sicilia; ed in fatto non più di tre mille passeggieri in un anno contavansi tra i partiti e giunti sino a febbraro 1841. In quel tempo un esito infelice da taluni auguravasi alla novella compagnia di Palermo sull’ipotesi che un ugual numero di passeggieri transitare dovesse senza considerare che la infrequenza e la dubbietà dei viaggi aveva solo impedito a gran numero di persone di recarsi fra noi. In tanto un’altra società sorgeva in Napoli col Vesuvio che precesse di pochi mesi l’intrapresa e lo arrivo del Palermo ; a questo la prima compagnia, onde mantenere la superiorità e rendere più frequenti i viaggi dei suoi battelli, vi aggiunse il grande Mongibello che lodevol gara accese col celerissimo Palermo al suo arrivo, e le tre compagnie cercavano a vicenda non lasciar settimana senza far giungere e partire qualche vapore da questo porto, gareggiando in esattezza di tempo in eleganza ed in buon trattamento pei passeggieri, e noi vedemmo in dieci mesi eseguiti 64 viaggi, con più di settemila passeggieri che profittando di tali comodi vennero e si recarono in Napoli, Messina, Trapani, e di là nel Continente o in Malta (e qui parlasi dei soli di Palermo) ove poco men di un terzo ne pervenivano; ciò che conferma l’opinione degli economisti che le facili comunicazioni animano i transiti, ravvivano il commercio, ed arrecano sommi vantaggi. Oggidì le compagnie dei battelli a vapore si sono aumentate, contandosi per lo meno 18 legni a vapore.

Gran parte de’ suoi vantaggi commerciali deve Palermo per aver due porti, uno dei quali, destinato egualmente ai vascelli di linea e alle navi mercantili; l’altro unicamente pei bastimenti di commercio. Il cabottaggio vi è considerevole. Nel porto vi giungono annualmente dai porti dei nostri dominî continentali ed isolari circa 2,800 bastimenti con bandiera delle Due Sicilie, ed estera, della portata di 104,000 tonnellate circa; e ne escono ogni anno circa 2,600 della portata di 102,000 tonnellate circa. Questi legni importano ed esportano frutti, cereali, tegoli, mattoni, ferro, vasellami, vini, acquaviti, canape, cordami, quadrelli di pietra, carbone, legna da fuoco, legname da opera, libri, rame, vetri, carta da scrivere, zolfo, acciughe, pesce fresco, pesce salato, lana, legumi, pelli di animali, lavori diversi, marmo, corallo, animali diversi, sugheri, tessuti diversi, scope, sedie, pistacchi, dolci, abiti, chincaglierie, lumi, calce ed altre varie mercanzie.

Prospetto della marina mercantile di Palermo esistente al 1819 allorchè fu emanata la nuova legge di navigazione per la Sicilia, e paragone con la marina mercantile degli anni 1833 e 1839.

Anno 1819 1833 1839
Num. Tonnell. Num. Tonnell. Num. Tonnell.
Brigantini 15 2172 50 8445 58 8939
Sciabecchi e Brigantini 3 299 1 96 4 395
Sciabecchi 15 887 14 435 28 762
Bombarde 13 818 8 533 7 252
Golette 1 62 2 95 1 73
Schooners 1 147 3 181 3 241
Cutters 1 26 . . . . . . . . . . . .
Pinchi 2 89 2 89 2 89
Tartane 2 69 1 40 1 40
Bovi 3 42 5 109 5 109
Speronare 1 15 2 27 2 27
Schifazzi 13 338 4 63 17 365
Paranze o paranzelli 7 130 4 43 15 704
Scorridore 1 9 11 84 5 34
Gozzi, barche da traffico ed ontri 31 125 58 246 172 424
Navi o polacche . . . . . . 1 238 3 1328
Brick-schooners . . . . . . 5 466 3 260
Felughe . . . . . . 2 35 2 35
Leuti e leutelli . . . . . . 39 266 37 229
Mistici o velaccieri . . . . . . . . . . . . 9 455
Braccieri . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Catacais . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Totale 109 5228 212 11491 374 14759

RISTRETTO

Num. Tonnellate
Stato dei legni palermitani a 31 dicembre 1839 374 14,759
Stato dei medesimi al 1833 212 11,491
Stato dei medesimi al 1819 109 5,228
Aumento ottenuto dall’epoca della nuova legge di navigazione in qua, per la sola città di Palermo 265 9,531

Commercio interno.— Scorgendo in Palermo l’ingombramento delle strade, sia con una infinità di vetture, sia con una folla di pedoni di ogni condizione, si vede che il commercio, l’industria e la popolazione vi sono considerabili. Ognun sa, che l’anima del commercio interno sono le carreggiate, i fiumi navigabili, i canali. Ci dispensiamo di far parola de’ fiumi atti alla navigazione, e dei canali, poichè non n’esistono non che in Palermo, ma neppure in tutta l’Isola. Il territorio della nostra città è bagnato da un sol fiume, ch’è l’ Oreto , il quale per quanto ci sia caro, in grazia delle memorie patrie che ci ridesta, altrettanto è povero di acque. Volgiamo adunque con più profitto la nostra attenzione alle strade carrozzabili, ed incominciamo dal dire, che queste sono attualmente divise in tre classi per la Sicilia cioè strade Regie, Provinciali, e Comunali. Giusta le disposizioni vigenti, le Regie si costruiscono interamente a spese del Regio Erario; le Provinciali a spese della Provincia, de’ proprietarî dei fondi contigui alla strada, e dei Comuni che ne godono; le Comunali si costruiscono a spese dei Comuni e dei proprietarî dei fondi limitrofi. Allorchè son terminate, si stabiliscono di tratto in tratto delle barriere, che son destinate a mantenerle col dazio di passaggio, che si paga su i carri e sugli animali da vettura.

Dalla città mettono otto grandi strade maestre: molte diligenze la mettono in comunicazione col rimanente del Regno. Stimasi che partono quasi ogni giorno per l’interno e per l’estero 8,000 lettere, e che ne giungono 6,000. Il commercio reciproco di questa Capitale con le sue stesse Provincie è riguardevole. Quì si radunano come in un emporeo comune tutto le rendite e le produzioni del Regno. Le asportazioni consistono in metalli comuni, plaquè, quadri, disegni, minuteria, oreficeria in argento dorato, piani-forti, strumenti di musica, medicamenti composti, prodotti chimici, selle di cuojo, scarpe, lavori di mode e fiori artificiali, intagli, suppellettili o masserizie, inchiostro e vernice, merceria fina e comune, confetti e dolci, profumeria, alabastri lavorati, ombrelle di seta, libri, carta dipinta per tintura, carta colorata per legatura, stoffe di crini, arme di lusso, stagno in opera, vetture, ec. Il commercio dei vini e dell’olio riesce considerabilissimo; sgraziatamente è vincolato da esorbitanti dazî d’entrata, i quali uniti all’esca del guadagno, conducono frequentemente i mercati ad adulterazioni troppo spesso nocive alla salute.

Palermo ha una sola fiera di bestiame nel mese di maggio di ogni anno, denominata di s. Cristina, la quale dura tre giorni; ed eccone il risultato per gli anni 1842 e 1843.

Anno 1842 1843
ANIMALI VENDUTI Prezzo once ANIMALI VENDUTI Prezzo once
Cavalli N o 126 1916 142 2860
Giumente » 25 428 32 548
Muli » 32 502 38 725
Asini » 56 232 45 142
Pecore » 170 94 202 67
Animali di pelo rosso » 19 105 15 84
Somma once 3277 4426

In Palermo si può considerare comune una fiera per il favore che hanno i mercanti ed i merciajuoli di schierare sulle pubbliche vie le merci loro. Certe parti della Città sono piuttosto che altre la sede di certi generi di commercio: così nelle vie Toledo e Macqueda vendonsi i panni, le tele, le mussolina, le seterie, le stoffe, gli oggetti di lusso, le supellettili o masserizie, l’oreficeria, gli strumenti d’ottica, i libri, i dolci e le spezierie.

Quanto è differente la situazione attuale del commercio di Palermo! Penetrati dei vantaggi del commercio marittimo ed esterno, ìncoraggiti per le grandi fortune acquistate dagli abili negozianti, si vive a Palermo di ricchi capitalisti che stabiliscono delle attive relazioni con i due emisferi, interessarsi nelle lontane spedizioni, nell’importante intraprese del commercio interno, nelle speculazioni sopra gli effetti pubblici, ed intervenire per il loro denaro nelle operazioni finanziere dello Stato. Le operazioni principali della piazza di Palermo si fanno da parecchie case bancarie, e novantaquattro case di negozianti facendo il commercio in grosso. Cinque agenti di cambio sono incaricati del negozio degli effetti pubblici e particolari; essi soli stabiliscono legalmente il corso del cambio e degli effetti pubblici, come ancora quello delle materie d’oro e d’argento, mentre che cinquantuno sensali regî godono dei medesimi dritti sopra la vendita delle mercanzie. In tutti i giorni di lavoro essi si riuniscono alla Borsa per trattarvi dei negozî commerciali. Occorrendo il bisogno, la camera consultiva di commercio composta di un presidente che n’è l’Intendente della Provincia; di un segretario perpetuo e di cinque negozianti scelti tra gli uomini i più preponderanti per la loro ricchezza, la loro probità e i loro lumi, s’assembla per presentare al Governo le loro vedute e le loro osservazioni sopra gli oggetti capaci d’aumentare la prosperità del commercio o d’arrestarne i progressi. Dopo questi capitalisti avvezzi a concepire ed eseguire delle buone speculazioni e delle grandi intraprese, il commercio di Palermo si compone d’una moltitudine di mercanti meno opulenti vivendo dei beneficî della vendita a dettaglio, degli oggetti di consumo della Capitale e del prodotto delle sue manifatture. Per terminare senza spese rovinose le quistioni insorte tra i commercianti di Palermo vi è un tribunale di commercio.

Monete — In quanto a medaglie, non v’ha siciliana città, eccetto Siracusa, che tante e sì variate ne mostri quanto Palermo ( 9 ). La moneta reale si compone di pezzi d’oro, d’argento, e di rame. In Palermo si tengono le scritture in once di 30 tarì, 20 grana, e 6 piccoli ( 10 ). L’oncia è moneta d’oro equivalente a tre ducati di Napoli; il suo peso è di cinque trappesi. La doppia equivale a due once ( 11 ). Il titolo prescritto per tutte le monete d’oro è 0,996, cioè che in 10 parti, 9,96 sono di oro fino e puro.

Le monete di argento sono: il pezzo di 12 tarì ( 12 ), equivalente a 12 carlini di Napoli: il suo peso è di 31 trappesi, e tre acini. Però quello dell’ultimo conio è del peso di 30 trappesi, 12 acini, e ¾. Vi sono ancora il pezzo di 6, 4, 3, 2, ed 1 tarì. Vi è ancora il pezzo di un carlino.

Le monete di rame sono il pezzo di un carlino equivalente a cinque grana napolitani, ed i pezzi di 8, 6, 5, 4, 3, 2, ed 1 grano o 6 piccoli. Vi è ancora il pezzo di mezzo-grano, o 3 piccoli, ch’è la più piccola moneta di minor valore.

Presentemente le principali monete sono lo scudo di argento di dodici tarì che è uguale a cinque franchi e dieci centesimi, e l’ oncia di oro uguale a tredici franchi e quarantatre centesimi.

Il valore approssimato delle più comuni monete estere con quelle di Sicilia si reputa il seguente:

Once Tarì Grana Picc.
Alemagna Un mezzo sovrano d'oro 1 10 12 2
Un ducato imperiale » 27 7 4
Un ducato di Ungheria » 27 10 »
Uno scudo o risdale » 12 4 3
Un fiorino » 6 2 1
Venti kreutzers » 2 » 5
Dieci kreutzers » 1 » 2
Amburgo Un ducato d'oro » 28 11 »
Un risdallero di banco » 13 19 »
Francia Un luigi d'oro di 24 lire 1 24 16 3
Uno scudo di 6 lire » 13 19 5
Un franco o lira » 2 7 »
Un centesimo » » » 3
Genova Una genuina d’oro di 100 lire 7 3 » 3
Una doppia di 96 lire 6 10 10 3
Uno zecchino » 28 16 3
Uno scudo nuovo di 8 lire » 15 16 »
Uno scudo di banca antico » 10 » 3
Una georgina » 2 16 3
Una lira » 1 19 »
Inghilterra Una ghinea d'oro di 21 scellini 2 1 2 4
Un sovrano d'oro o 20 scell. ( L . sterl.) 1 28 4 3
Una corona o crown di 5 scellini » 13 13 2
Uno scellino d'argento » 2 14 4
Un soldo (penny) » » 4 3
Un farthing » » 1 ½
Malta Uno scudo » 5 15 »
Milano Uno zecchino » 28 18 »
Uno scudo » 11 4 »
Una lira » 1 18 3
Mogol Una rupia di oro 3 3 » »
Una rupia d'argento » 5 17 »
Napoli Un ducato » 10 » »
Un grano » » 2 »
Olanda Un ducato d'oro » 28 14 3
Un ducatone o ryder » 23 14 3
Un ducato o risdallero » 13 4 »
Un fiorino » 5 4 »
Parma Una doppia pistola 3 10 12 3
Uno zecchino » 28 13 3
Un ducato 12 9 »
Persia Una rupia d'oro 2 28 5 3
Una rupia di 2 ½ abassis » 5 18 3
Un abassi » 2 6 3
Piemonte Uno scudo di 6 lire » 16 19 3
Portogallo Una lisbonina di 4800 rées 1 18 8 5
Una pezza di 8 testoni » 13 1 3
Una cruzada di 480 rées » 7 12 3
Prussia Un federico d'oro semplice 1 20 » »
Un ducato » 28 6 3
Un risdallero di convenzione » 12 10 »
Roma Una pistola di Pio vi e Pio vii 1 9 18 »
Uno zecchino d'oro » 27 5 1
Uno scudo di paoli dieci » 12 13 3
Un giulio » 1 5 »
Un paolo » 1 5 2
Un bajocco » » 2 »
Un soldo » » 2 »
Russia Un imperiale di 10 rubli 4 » 19 5
Un rublo di 100 coppecks » 10 8 »
Sardegna Un carlino d'oro 3 28 8 3
Uno scudo » 11 7 »
Savoja Uno zecchino colla Nunziata » 28 13 3
Spagna Un doblone antico 6 13 17 1
Uno scudo o mezza pistola d'oro » 24 4 4
Una piastra » 12 15 3
Un reale di Plata » 1 5 2
Un realillo o reale di Veillon » » 12 4
Stati Uniti di America Doppia aquila d'oro di 10 dollari 4 12 10 3
Un'aquila di 5 dollari 2 6 6 3
Un dollaro d'argento » 13 4 »
Svezia Un ducato d'oro » 28 3 »
Un risdallero » 13 18 »
Un terzo di risdallero » 7 » »
Svizzera Un ducato d'oro » 27 15 »
Una moneta di 40 batz » 14 8 »
Un doppio scudo di Bale » 28 16 »
Toscana Un ruspone d'oro 2 23 15 »
Uno zecchino coll'effigie » 27 15 »
Un francescone di 10 paoli » 13 4 3
Un paolo » 1 6 3
Turchia Uno zecchino fondoukli » 23 2 »
Una piastra di 50 parà » 5 3 3
Venezia Un sovrano 2 21 2 5
Uno scudo di 6 lire austriache » 12 4 4
Una lira d'Austria » 2 » 5

Cambiali — L’uso delle cambiali sopra Palermo è di 15 giorni dopo l’accettazione se son tratte dalle provincie del Regno; di 60 giorni dopo l’accettazione se tratte da Marsiglia, e di 90 se son tratte da Londra. Non vi sono giorni di favore.

Pesi e misure. — In Palermo vi sono tre specie di misure, cioè la misura di lunghezza, di lunghezza e larghezza insieme, e quella di capacità.

Misure lineari . Un miglio costa di 720 canne, la canna di 8 palmi, il palmo di 12 once, l’oncia di 12 linee. Il palmo è l’unità a cui si riferiscono tutte le altre misure di peso e di capacità; il miglio serve a valutare le distanze.

Misure geodetiche . Una salma costa di 4 bisacce, una bisaccia di 4 tumoli, un tumolo di 4 mondelli, un mondello di 4 carozzi, un carozzo di 4 quarti, un quarto di 4 quartigli.

Il quartiglio è una canna quadrata.

Misure di capacità per gli aridi . Una salma costa di 16 tumoli, il tumolo di 4 mondelli, il mondello di 4 carozzi, il carozzo di 4 quarti, il quarto di 4 quartigli.

Il tumolo è il palmo cubo.

Misure di capacità pei liquidi . Una botte val 4 salme, una salma 8 barili, un barile 2 quartare, una quartara 20 quartucci, un quartuccio 2 caraffe, una caraffa due bicchieri.

La quartara è il palmo cubo.

Pesi . Un quintale costa di 100 rotoli, un rotolo di 2 ½ libbre, una libbra di 12 once, una oncia di 4 quarte, una quarta di 2 danari o scrupoli, un danaro di 20 cocci o grani, un grano di 8 ottavi.

Il rotolo è il peso di un quartuccio cioè 1/20 di palmo cubo di olio di ulivo comune lampante alla temperatura media di 54° Fahreneit.

Gli speziali dividono l’oncia, ch’è 480 grani, in 8 dramme, e la dramma in 3 scrupoli, in modo che lo scrupolo è 20 grani; e ne fanno uso soltanto per la formazione dei medicamenti, cioè per determinare le dosi delle varie sostanze che devono comporli.

Il peso degli orefici ed argentieri è il trappeso, peso minutissimo che si divide in 16 cocci, ed il coccio in 8 ottavi. Cento trappesi fanno un’oncia d’argento, 50 mezz’oncia, 25 una quarta.

Il valore approssimato delle principali misure, e dei pesi delle primarie città con quelle di Palermo è il seguente:

Londra . — Un yard vale 3 palmi ½.

Il piede corrisponde ad 1 palmo ¼.

Dieci pollici equivalgono 1 palmo.

Due pollici e mezzo valgono ¼.

— L’acre misura di superficie è eguale a 3 tumoli, 2 mondelli, 3 carozzi, 1 quarto, e 68 centesimi.

— La libbra troy , cioè alla sottile, vale 1 libbra, 1 dramma, 1 scrupolo, 3 cocci e 0,755 di coccio.

La libbra avoir du pois , cioè alla grossa, vale 1 libbra, 1 quarta, 1 dramma, 1 scrupolo, 5 cocci e 1/10 di coccio circa.

Una libbra e 3 quarti vale un rotolo.

Libbre 175 equivalgono un cantaro.

Libbre 100 equivalgono rotoli 56.

— 21 ½ gallons equivalgono ad 1 salma di 128 quartucci circa.

Otto bushels equivalgono ad 1 salma grossa, la quale è 20 tumoli.

Il gallon vale 4 quartucci, zero caraffe, 1 bicchiere e 13 once cubiche.

Il bushel imperiale è eguale a 2 tumoli, zero mondelli, 1 carozzo, 3 quarti, zero quartigli, e 4/10 di quartiglio circa.

Il bushel colmo vale 2 tumoli, 2 mondelli, 2 carozzi, 3 quarti, 1 quartiglio, c. 0,95.

La tonnellata equivale a cantari 7,20.

Il tun risponde a 3 salme, 3 barili, 28 quartucci, i bicchiere, e 13 once cubiche.

L’hogshead è uguale a 6 barili, 37 quartucci, e 17 once cubiche.

Parigi . — Il metro è palmi 3 e once 10, cioè non manca al metro che la piccolissima lunghezza di 1 oncia, 6 linee, 4 punti, 08 eguale a 1 ½ oncia circa per eguagliar la mezza canna di Sicilia.

Il piede corrisponde a 1 palmo, 3 once, 1 linea, 1 punto e 8 decimi di punto.

Un’auna palmi 4 ½.

La tesa cuba è eguale a 430 palmi cubi.

— Quattro kilometri equivalgono a una lega di posta.

Metri 1502 15/23 circa fanno un miglio siciliano.

— L’aro sta alla salma legale di Sicilia come 23 a 100, e corrisponde a 1 carozzo, 1 quarto, 3 quartigli e 4 decimi circa.

L’ettaro che contiene 100 ari sta alla salma legale di Sicilia come 5721 a 10,000, e corrisponde a 9 tumoli circa.

1,000 ettari corrispondono a salme 572,1.

Il litro equivale a 3 quarti, 2 quartigli e 868 millesimi o pure a 1 quartuccio e ⅔.

L’ettolitro sta alla quartara, cioè al mezzo barile siciliano come 58:10, ch’è quanto a dire l’ettolitro corrisponde a 2 barili e 36 quartucci.

L’ettolitro per la misura delle materie secche è 5 tumoli e 3 mondelli, o 23 mondelli.

Ettolitri 2 7/9 a 3 circa sono una salma generale.

Quaranta ettolitri sono 73 rotoli.

35,568 decalitri sono 1 salma di capacità per gli aridi.

— La libbra francese è circa mezz’oncia più della libbra ½ di Sicilia.

Libbre cento fanno rotoli 63.

Il chilogrammo vale 1 rotolo, 7 once, 3 quarte, zero dramme, zero scrupoli, 16 cocci e 19 decimi — 3 libbre, 1 oncia, e tre quarte circa.

79,05 chilogrammi sono una botte pei liquidi.

79,05 chilogrammi sono un cantaro.

— Lo stero ossia il metro cubo eguaglia 58 palmi cubi o tumoli, per la misura di solidi.

1 ¾ sestieri valgono 1 salma.

Amsterdam . Un’auna vale palmi 2, 7.

Moggi 2 3/5 valgono una salma.

Vienna Un’auna è eguale a 3 palmi.

Torino Il raso vale palmi 2, 25.

Genova La canna vale palmi 7. 7,

Lisbona La barra è eguale a palmi 4, 25.

Libbre 100 sono 56 rotoli e ½.

Venti alchieri valgono 1 salma.

Venezia La braccia equivale palmi 2, 32.

Staja 4 1/5 valgono 1 salma.

Firenze Libbre 100 valgono rotoli 42, 5.

Manifatture — Il germe delle manifatture e delle arti ha dovuto così ritrovare in Palermo il suo fiato fecondatore nel felicissimo istinto dei suoi abitanti ad imitarne ed emularne tutte le produzioni. E mentre la civilizzazione ed il lusso ne creano da una parte gl’infiniti bisogni, l’ingegno e lo spirito nazionale ispirano dall’altra all’industria, onde supplirvi alte e coraggiose speranze. Il lusso essendosi appo noi generato ed esteso a passo uguale coi lumi e colla civilizzazione dell’Isola; e dovendo esso dirsi piuttosto innesto e contagio forestiere; per buone regole, e per scienza di principî economici, le arti e le manifatture vantano in mezzo a noi molti avanzamenti. Ajutato dai progressi della chimica moderna, di conoscenze più estese in meccanica, e incoraggiato dal vigile Governo, il genio siciliano potrà pareggiare quello degli Stranieri. Dei capitalisti stabiliscono a Palermo negli spaziosi locali delle manifatture d’ogni specie; molti telai vi sono continuamente occupati a tessere la lana, la seta, il filo e il cotone; e degli altri operai a fabbricare ogni sorta di berrette. Così le migliori manifatture nostrali di lino, di cotone, di lana e di seta presentemente son quelle, che vengon fuori dalle fabbriche di tessuti, stabilite nel Real Albergo dei poveri, nel Conservatorio di S. Spirito, nella contrada di Mezzo Monreale , nel Deposito di Mendicità, ed in altri stabilimenti di simil natura; ma sono di minor conto. Esiste una filanda, e molte altre dovranno mettersi in opera. Ma parlando di alcune arti meccaniche, e di alquante manifatture, alle quali non molti apparecchi abbisognano, si può dire, che nelle mani de’ nostri siano giunte pressochè all’apice della loro perfezione. Così la manifattura de’ cappelli di pelo e di felpa da fare invidia ai migliori di fuori regno, l’arte di lavorare i legni ad uso di mobili, i lavori d’intaglio, e di tarsia, che imitano quelli d’Inghilterra, delle carrozze di ottimo gusto, l’arte del ricamo, i lavori di ferro e bronzo, quelli di cotognini, agate ed altri marmi; le arti degli incisori, de’ tipografi, degli orefici, de’ lavoratori di argento, di acciajo e di bronzo, degli ebanisti, dei fabbricanti di piano forte, di letti di rame e di plaquè, ed infiniti altri, che hanno di molto sgravato da pochi anni a questa parte l’imposta totale del nostro lusso, dànno già prodotti da emulare i migliori e più belli della Francia e dell’Inghilterra, e posson far chiaro a chiunque di quanta attitudine e pieghevolezza sia fornito l’ingegno dei Siciliani. Oltre ad esservi in Palermo parecchie fonderie di bronzo e ferro, ed ottime tipografie, lo stabilimento poligrafico Empedocle sosteneva la sua riputazione per le magnifiche edizioni di lusso che sortivano dai suoi torchi. Quale bellezza nella coppia dei caratteri! quale magnificenza nelle vignette! quale cura nella stampa del testo! Gli stranieri potevano gareggiare con esso. Esistono fabbriche di carta, di colla forte, di sego, di concia, di tabacchi, di antacido, di polvere a schioppo, ec.

Se dopo avere visitato le sue principali manifatture e le sue più interessanti fabbriche, lo straniero vuole conoscere tutta l’estensione dell’attività degli artigiani di ogni classe ond’è sufficientemente fornita la città di Palermo e suoi dintorni, ed in quella quantità che basta a soddisfare i bisogni della sua popolazione, a somiglianza di ogni altra ragguardevole Capitale, ch’egli percorra le vie Toledo e Macqueda , la via de’ Pesatori e Tornari , la piazza de’ Lattarini , la via de’ Calderai , quella de’ Bottari , ed in fine i dintorni dove egli vedrà una folla paziente e gaja d’operai lavorare tutto quello che serve al lusso ed ai costumi del Regno.

Ecco alcuni prodotti delle manifatture palermitane che riporteremo con piacere:

Oggetti di fabbricazione . — Sali ed acidi. Depurazione degli olî di semi. Colla-forte, fonderia di sego, corde di minugia e cereria. Inchiostro. Fucine e fabbriche di ferro e bronzo, rame ed acciajo lavorati. Raffinamento delle materie d’oro e d’argento. Veli, tessuti e scialli di seta e di lana. Scialli cascemiri. Calzette di seta e di cotone. Tessuti di cotone. Pendoli. Lavori de’ conciatori di pelli e di sugatti. Tipografia.

Gli altri rami d’industria più importanti sono: le fabbriche di tappeti e tappezzerie; la fabbrica del sapone, le fabbriche di passamani, di cappelli, quelle di merletti, di tull, di veli ricci, di blonde, le tintorie, le conce di pelle di camoscio, quelle di pergamena, le fabbriche d’armi, di macchine, di trombe, ec., l’oreficeria, la giojelleria; la minuteria, chincaglieria, coltelleria; le vernici, le fabbriche di saponi solidi; gli ebanisti, gli amidai, il plaquè o calcato, le fabbriche di carta da scrivere e da straccio, di cartoni e di guanti, di ombrelle, di selle e di carrozze, di carte dipinte: le fabbriche di cioccolata, di dolci, di liquori; il lavoro del marmo, il taglio, l’incisione e la pulitura de’ cristalli; e le fabbriche degli oggetti di cristallo, di vetro e di creta. Possede ancora Palermo abili artefici pegli stromenti di musica e per quelli di ottica, di fisica e di matematica; il disegno delle carte geografiche, la litografia e l’incisione; più una manifattura di specchi, e finalmente una raffinaria di polvere.

Il numero degli operai che capita annualmente nella Capitale ascende per termine medio a 25,711, per due terzi addetti alle arti dell’edificare. Per il catalogo dei prodotti d’industria nazionale che si presentano ogni due anni nella solenne esposizione del Reale Istituto d’Incoraggiamento di agricoltura, arti e manifatture per la Sicilia, ( vedi il Giorn. dell’Istit. d’Incor. ).

Belle arti — La Sicilia produttrice di uomini di acuto ingegno, di fervida immaginazione e di energico sentimento, si è resa in varî tempi famosa nelle lettere, nelle scienze e nelle arti belle.

Non v’ha chi non sappia come quest’isola nell’epoca della greca dominazione abbia primeggiato in diversi rami dell’umano sapere, ed in isvariate utili discipline; il che è contestato da’ nomi illustri e dalle opere dei valentuomini a cui essa diede la culla e da’ monumenti d’arte superstiti alla barbarie ed all’ingiuria del tempo. E per rivolgerci alle belle arti, in questa terra sortirono i natali un Pitagora Leontino, un Micone Siracusano, un Feace Agrigentino, un Demofilo d’Imera, e varî altri artisti di prim’ordine, che la fecero allora riguardare come l’emula della Grecia madre, e della Magna Grecia. Da questa isola e da Grecia passarono poscia in Roma le grandi opere che serviron di modello, e destaron in quei rozzi conquistatori l’amore delle arti del disegno. E sebbene ne’ tempi della romana dominazione andasser qui menomando di pregio, e vieppiù sotto la bizantina e l’araba per varie politiche ragioni, pure non giacquero del tutto spente; anzi migliorarono nell’epoca del risorgimento sotto i prodi Normanni, e contribuirono efficacemente a risvegliare nella vicina Italia il desiderio di coltivarle; sicchè dall’abbandono in cui erano in quella arte tornarono a nuova vita. Qui di fatti si videro sorgere sontuosissimi tempî e superbi lavori a musaico che serviron d’incitamento agl’Italiani, e forse di modello a molte opere simili della Penisola.

I monumenti d’arte esistenti in Palermo del tempo dei due Ruggieri, e le pitture della scuola di Messina, in cui tra’ primi figurò Antonio degli Antoni, anteriori a molte italiane, ben dimostrano che dal suolo siciliano usciron le faville che viemmeglio accesero nel vicin continente il sacro fuoco delle arti belle. E se ineleganti erano esse allora in quest’Isola, in breve sotto il provvido governo d’Alfonso spiegaron l’ali, e di singolari bellezze andarono ornate.

La pittura nel secolo XVI, mercè il pennello dell’Alibrandi in Messina e dell’Anemolo in Palermo, la scultura e l’architettura per l’opera di Antonio Gagini e de’ Calamech, acquistato aveano nuove forme eleganti e splendore.

Tra i fasti siciliani posteriori a quell’epoca felice possono noverarsi anche non pochi valentuomini, come un Pietro dell’Aquila, un Novelli, un Asturino, un Negro, un Vasta, un Mirabella, un Catalano il vecchio, un Rodriquez; finchè in Sicilia, viziatosi il gusto al pari che nel resto d’Italia, decaddero le arti per risorgere nuovamente nel cominciamento del regno di Ferdinando I, in cui fiorirono un d’Anna, un Martorana, un Velasquez, un Riolo, un Marvuglia, un Tipa.

Le arti nobilissime del disegno ricevono incremento e giungono alla desiderata perfezione per mezzo di opportune ed affacenti istituzioni, della protezion dei Governi, e della commendevol gara ed emulazione che essi eccitar possono con saggi provvedimenti fra gli artisti che le professano. Or per esservi un maggior progresso nelle arti belle, e gl’illustri artisti viventi si avessero degni successori, il nostro vigile Governo ha stabilito a mano a mano apposite scuole, gallerie di quadri e di stampe, e musei di statue e medaglie, e premi a’ discenti che si distinguano nel pubblico insegnamento.

Mancava solo ad eccitare una nobile gara fra gli artisti, lo stabilimento in questa capitale d’una pubblica esposizione delle opere loro, premiando gli autori delle migliori, con onorifiche medaglie. Il Governo autorizzò questo utile stabilimento, e già la prima esposizione ebbe luogo con felice successo nel maggio del 1838. Trascorso era un biennio, e conoscendo quanto utile era lo svegliarsi nuovamente l’emulazione fra i giovani artisti, si chiese superiore approvazione per una seconda esposizione, proponendo l’aumento delle medaglie d’oro, da quattro distribuite nel 1838, a sei, del valore di once dodici per ciascuna, e di altre sei di argento dell’importo di once quattro per ognuna.

Finalmente si è stabilito che ogni due anni vi sarà in Palermo una solenne esposizione di pittura, scultura, architettura, incisione e litografia, che si farà nella gran sala della Regia Università degli Studî, e durerà per lo spazio di venti giorni; e sono invitati a presentarvi le opere loro tutti gli artisti siciliani o esteri dimoranti in Sicilia; sprone efficacissimo a incoraggiare i pronti ingegni bramosi d’onore e conscî della natia virtù. Varie scuole preparano una moltitudine di allievi a questi magnifici concorsi ed alla distribuzione dei premî dati dalla Commessione di Antichità e Belle Arti. Tre alunni uno di pittura, un altro di scultura, e quello di architettura sono inviati e mantenuti a Roma, duranti tre anni, per la munificenza del nostro Monarca, per istudiarvi i capi d’opera d’antichità che vi si trovano riuniti, e per formarsi il gusto nell’osservare con cura i grandi modelli di cui è ripiena questa antica capitale del mondo, per intraprendere alla fine un viaggio artistico a spese dello Stato.

Scienze — Palermo va orgogliosa della dovizia d’ingegni. La poesia Buccolica, l’Oratoria, l’Eloquenza, la Filosofia sublime, la Morale, la Politica, la Statica, la Dinamica e le Matematiche, ai tempi dei Greco-siculi o furono in Sicilia inventate, o coltivate con tale successo, che dalla Grecia stessa si correva in quest’Isola onde apprenderle. E chi ignora i nomi di Teocrito, di Gorgia, di Empedocle, di Caronda, di Archimede? E sebbene nell’epoca romana la Sicilia ridotta in provincia, gl’ingegni vi languirono, e si estinsero; pure in qualche poeta s’imbatte, che mostra il vigore d’immaginazione, ed in qualche storico, che supera quei di Roma stessa a quell’epoca. Nelle tenebre del Vandalismo, dei Goti, dei Saraceni ignoriamo quali ingegni fiorirono; ma quel che costa di certo si è, che alla rinascenza delle lettere, e nel 12 o e 13 o secolo fin dai tempi dell’immortale Federico Svevo varî genî sorsero, che poetando alla Corte e nelle Accademie gettarono le fondamenta dell’italiano idioma, siccome lo stesso Dante ce lo assicura nel suo trattato della volgar eloquenza. I talenti si sviluppano sempre coi buoni governi, e sotto i Sovrani aragonesi, sotto i Martini, sotto il grande Alfonso di Castiglia, non mancarono pruove irrefragabili del siciliano ingegno, e nel 15 o e 16 o secolo molti Letterati siciliani non solo fiorirono in Sicilia, ma furono nelle varie Corti, nelle straniere Università, e ne’ varî regni in sommo pregio tenuti. Vero egli è, che sotto il governo dei Vicerè non furono sempre protette le lettere ed i letterati; ma pure alcuni Baroni siciliani mossi da retto amor di gloria protessero qualche volta degli uomini di talento, che cogli agi accordatigli dalla loro generosità non solo onorarono ed istruirono la Sicilia colle loro produzioni, ma influirono pure nel generale progresso delle scienze, e son venerati in tutta la colta Europa; ma qui s’intende principalmente parlare di un Principe di Campofranco mecenate e protettore delle lettere, che teneva pure accademie letterarie in sua casa; di un monsignor Ventimiglia vescovo di Catania, che riformando quell’antica Università stabilitavi da Alfonso, vi collocò un Decosimis, ed altri dotti, che tanto influirono a spargere il buon gusto in Sicilia. E ne’ tempi a noi più vicini l’interesse mostrato dal Vicerè Principe di Caramanico, secondato non solamente dal suo dotto Segretario, ma pur da’ Siciliani deputati agli studî, ed approvato principalmente dall’Augusto Sovrano Ferdinando I nel voler promuovere le scienze e le lettere, la sontuosa Specola Astronomica innalzata da lui in Palermo, e nel Real Palagio stesso, il ricco Giardino Botanico, le scuole delle Accademie, le nuove ed utili Cattedre stabilite, sono state e saranno cagione perenne dello sviluppo di nuovi ingegni, ed oltre la generale coltura, che si ha introdotta in Sicilia: l’Europa gli deve le grandi scoverte astronomiche fatte dall’immortale Piazzi in questa specola di Palermo, e tutte le opere sue pubblicate con somma esattezza nella Reale Stamperia di Palermo.

Diede Palermo la luce a gran numero di soggetti illustri in tutti i rami delle umane cognizioni.

Palermo vantasi patria di un gran numero di quelli, che col titolo di Venerabili, di Beati, e di Santi si venerano sugli altari, ed anche madre di due Sommi Pontefici; di molti Re e Regine di Sicilia, di molti Cardinali e di moltissimi uomini illustri tanto antichi, che moderni, e in armi e in iscienze, e come per le ragguardevoli dignità, cui sono stati elevati anche presso gli Stranieri . Vi sono fiorite e le scienze le più sublimi e le amene lettere. Federico lo Svevo, Re di Sicilia, ed Imperatore dei Romani, oltre di averle protette coltivò egli stesso colla sua famiglia la letteratura, avendo istituito in questo suo Real Palagio, come sopra si disse, un’Accademia per la Lingua, e per la Poesia volgare d’Italia allor nascenti. Favellando il Dante degli idiomi volgari ridotti a nobile, e gentile forma, e ricercando, onde mai avvenisse, ne dà il vanto a Federico cesare, ed al ben nato suo figlio Manfredi, conchiudendo con dire, e perchè il loro soggiorno era in Sicilia, è avvenuto, che i nostri precessori, i quali composero in volgare, viene questo chiamato Siciliano, il che riterremo ancora noi ed i nostri posteri non lo potranno mutare. Ciò anche è confermato, dal Petrarca nelle sue Pistole. Vi sono parimenti fiorite le Belle Arti. Le fabbriche della nostra Cattedrale e di tanti altri edifizî sì antichi che moderni, mostrano la maschile abilità dei nostri Architetti. Della pittura si trova presso noi un monumento del 1222 conservandosi un triptico sopra tavola col fondo dorato di mezzana grandezza nell’Oratorio della Confraternità di s. Maria di Gesù, in piedi del quale a numeri gotici vi è espresso il detto anno.

Lunga sarebbe l’enumerazione degli uomini dotti, se di tutti si volesse parlare, ma si citeranno solamente i primarî; e sebbene nell’epoca greco-sicula, Palermo colonia essendo di Fenicî, addetti solo al commercio, non possa vantar che un solo celebre medico e chirurgo, e filosofo famoso detto Andron da Plinio, Andreas da Ateneo, ed Andrea da varî altri, che fiorì verso la fine del 3 o secolo 200 anni circa avanti G. C., pure dall’epoca romana in poi ne produsse tanti, quanto con ragione può dirsi che questa città tenga un rango distinto nell’istoria letteraria di Sicilia. All’epoca Romana adunque, fiorirono Diocle, detto Phimes, illustre oratore di cui parla Cicerone nelle sue Verrine como di uomo celebre in agricoltura ( in Verrem libr. 3, orat. 8); Sesto Clodio oratore; Tito Giulio Calpurnio Pisone celebre poeta buccolico latino: nel V secolo fiorì Elpide poetessa e culta donna che fu moglie di Severino Boezio. Nel secolo VII poi dopo G. C. vanta Palermo il sommo Pontefice s. Agatone. Nell’VIII secolo il pontefice Massimo s. Sergio I: ma la gloria letteraria di Palermo comincia dal XII e XIII secolo, cioè dall’epoca di Federico II Re di Sicilia, ed Imperatore, nato in Palermo nel 1090, guerriero, politico, poeta e mecenate de’ letterati. Seguirono le orme dell’immortale Federico i suoi bene educati figli Arrigo, il Re Enzo dei primi rimatori italiani, e Manfredi nono Re di Puglia e di Sicilia, che tutti e tre poetarono in volgare, e citati vengono dalla Crusca tra i primi scrittori dell’italiana favella insieme con Inghilfredo, con Rugerone, e con Raineri, tutti e tre poeti palermitani dei primi tempi; indi Guglielmo II Normanno, detto il buono, Re di Sicilia nato nel 1154, e morto nel 1169, uomo prode, generoso, giusto, pio, amatore e protettore delle belle arti; e Costanza Normanna Regina di Sicilia, nata nel 1154, morta nel 1198. Ma oltre alla poesia, i Palermitani coltivarono la giurisprudenza, la politica, la storia, l’oratoria, e fiorirono in ogni sorta di letteratura nei seguenti secoli. Il giureconsulto Carlo De Tocco che visse nel XIII secolo; il giureconsulto Ubertino De Marini del XIV secolo; il giureconsulto Ludovico Bonito si fece gran fama, e poi fattosi prete fu fatto arcivescovo di Palermo; il beato Pietro Geremia, domenicano, fu teologo e sacro oratore; il beato Agostino Novello della famiglia Termini fu tenuto quel dotto teologo e giurisperito; e finalmente Nina Siciliana o la Nina di Dante Majano prima poetessa in lingua volgare, che fiorì nel 1290. Nel XIV e XV secolo celebre si rese Antonio Beccadelli Bologna detto il Panormita, letterato insigne, segretario di Alfonso Re delle Due Sicilie. Nel XV secolo Fra Pietro Ranzano dell’ordine dei Predicatori, Vescovo di Lucera, storico, oratore, e poeta nato nel 1428 e morto nel 1492; Salvo Cassetta, domenicano, celebre matematico ed oratore sacro; Leonardo di Bartolomeo celebre giureconsulto nato nel 1450. Nè mancarono in questi aurei tempi, insigni artisti, fra’ quali basta ricordare Tommaso Vigilia pittore, ed Antonello Gagini celebre scultore ed architetto. Nel XVI secolo poi il numero degli uomini illustri palermitani si aumentò a dismisura, e l’istituzione dell’Accademia degli Accesi nel 1568 non solo accrebbe il numero dei poeti, e servì di esempio, e di sprone a tante altre accademie stabilite in Sicilia, ma diede luogo ad ogni specie di letteratura, e fece emergere gran numero di autori. Paolo Caggio celebre giureconsulto e poeta, uomo di onnigena dottrina. Nel secolo XVI celebri si resero tra gli uomini illustri palermitani il poeta ed oratore Pietro Gravina, Canonico della Cattedrale di Napoli; Giovanni o Jano Vitali, poeta latino esimio; Mariano Valguarnera, celebre oratore, storico, antiquario, e poeta; Tommaso Mannarini, cassinese, teologo e letterato insigne nato nel 1515, morto nel 1567; Francesco Bisso famoso medico e poeta, nato nel 1520, morto nel 1593; i giureconsulti Paolo Viperano, Pietro Agliata, Ottavio Bologna, Modesto Gambacurta, Ottavio Corsetti, Cataldo Parisi sive dell’Aquila, insigne letterato alla Corte di Portogallo; Vincenzo Percolla, Vincenzo Girgenti; quali nobili giureconsulti oltre a varie cose letterarie, lasciarono molte opere legali. Nè tacer dobbiamo di Santoro Vitali medico e poeta dell’Accademia degli Accesi che con Bartolomeo Bonanno poeta pure della detta Accademia con Antonio Alfano furono de’ primi di questa Accademia; di Bartolomeo Sirillo e di Berlingherio Ventimiglia dei Marchesi di Geraci onorato cavaliere, oratore e poeta; di Benedetto Vitali poeta; di Ottavio Branciforti dei Principi di Trabia, filologo, oratore, e poeta; di Mauro Chiaula o Ciavula, cassinese, poeta siculo molto fecondo; di Marco Lacava buon teologo e vescovo di Mazzara; di Martino Anastasio, cassinese, storico e poeta; di Giovanni Filangieri poeta vernaculo; di Aurelio Botticella, poeta latino ed italiano; di Vincenzo Ferreri del terzo ordine di s. Francesco, dei baroni di Pettineo, dotto nelle lingue antiche, e principalmente nell’ebrea; di Vincenzo del Bosco, primo Conte di Vicari, oratore e poeta; di Stefano d’Amico, cassinese, poeta latino ed italiano; di Laura Marta, ed Onofria Bonanno dei Principi di Cattolica, celebri poetesse che furono dell’Accademia degli Accesi; di Luigi La Farina, valente ufficiale di Marina, primo marchese di Madonia, uomo di onnigena letteratura, ma principalmente poeta: della nobil donna Elisabetta Ajutami Cristo, poetessa, morta nel 1580; di Giovanni Matteo Giberti celebre letterato, teologo, e politico che fu Vescovo di Verona le di cui lettere sono pregiatissime; di Luigi d’Eredia, celebre giureconsulto, filosofo, oratore, e poeta.

Il XVII secolo cominciò in Palermo con una nuova Accademia degli Spregiati, di cui Matteo Donia fa principe e mecenate, ed essendo medico e poeta ne fece il principale ornamento, stampando varie poesie e diverse opere. Indi nel 1622, siccome era decaduta in parte l’Accademia degli Accesi del secolo passato, se ne riaprì con sommo impegno un’altra detta dei Riaccesi sotto la protezione del Vicerè duca Filiberto, e sebbene questo secolo XVII è generalmente detto il secolo del seicento, per dire il secolo della corruzione, dell’ampollosità, de’ falsi concetti, e dell’affettata maniera di verseggiare, nondimeno in varî autori s’imbatte che par si allontanassero dalla general corruzione, e che sembrano fare eccezione alla regola generale. Egli è poi certo che la Sicilia non ha avuto tante opere in istampa, quanto in tal secolo, e gettando un colpo d’occhio negli autori di que’ tempi, ed in quei che hanno fatto le biblioteche degli uomini illustri di Sicilia si resterà sorpreso nel vedere il lungo stuolo degli autori di questo secolo. Noi citeremo solamente i principali, come Paolo Sarmiento, poeta latino pregiatissimo; Luigi La Farina, poeta e storico; Francesco Balducci celebre poeta che fiorì in Roma, Vincenzo Auria, insigne avvocato, poeta ed istorico nato nel 1625. In questo XVII secolo anche la poesia drammatica, e le commedie furono coltivate con furore, ed abbiamo i drammi di Antonio Lo Giudice, di Vincenzo Marascia, di Vincenzo Parisi. Nè mancarono poeti siciliani che nella lingua vernacula poetassero, il Galeano ne fa un lungo catalogo; ed anche un poeta siciliano abbiamo di umile nascita, il quale semplice maestro taglia-pietre , riuscì nondimeno egregio poeta siculo, e fu sommamente stimato a que’ tempi; si parla di Pietro Fullone ossia Fudduni , i di cui capitoli dell’arte nautica e dell’arte di pescare furono molto pregiati. Nè alla sola poesia si limitarono i palermitani ingegni di questo secolo; ma all’incontro in ogni scienza ed in ogni ramo di letteratura troviamo opere stampate ed autori non dispregevoli: così rimarcar si devono Pietro Vitale, sacerdote d’onnigena letteratura; Pietro Corsetto gran giureconsulto, poi vescovo di Cefalù, e presidente del Regno, assai scienziato uomo, ed istitutore dell’Accademia dei Riaccesi; Pietro Emmanuele, sacerdote, matematico, e chimico; Pietro Opizinga, gran militare, che fu maresciallo sotto Luigi XIV in Francia; Silvio Boccone celebre Botanico e Naturalista e Niccolò Gervasi celebre farmacista chimico e botanico; Niccolò Coppola matematico; Domenico Alajmo medico; Ludovico Manzone, gesuita, teologo ed oratore; Andrea Longo, paolotto, grammatico; Andrea Mastrilli giureconsulto; Antonino Agraz, storico, poeta latino ed italiano, autore fra le tante opere anche del museo sicolo, ossia degli antichi scrittori italiani; Monsignor Simone Raus e Requisenz, insigne poeta e teologo; Ruggieri Ventimiglia matematico; Benedetto Maria Castrone, domenicano, ugualmente profondo nelle matematiche; Placido Spadafora filologo e grammatico; il giureconsulto Filippo Paruta, nobile palermitano, gran numismatico ed antiquario; Bernardino Masbel nato nel 1618 giureconsulto, antiquario e storico; Francesco Mario Maggio, teatino, nato nel 1612, oratore sacro, e celebre missionario nelle Indie; Onofrio Domenico Caramella, sacerdote, nato nel 1623, matematico, poeta ed istorico; il P. Gio. Battista Cristadoro, de’ minori conventuali, nato nel 1591, e morto nel 1651, oratore sagro, e teologo di gran nome; il gesuita P. Gio. Battista Giattino, celebre oratore, filologo e latinista; il poeta e novellatore Gio. Battista Settimo, cavaliere d’ugual pregio nelle armi e nelle lettere; Giovanni Brancaccio, giureconsulto nel 1673 celebre per gli anagrammi allora molto in moda; il gesuita P. Giovanni Amato d’onnigena letteratura, ma particolarmente dato ad illustrare la patria, autore della Sicilia Numismatica; Giuseppe Galeano medico, celebre filosofo e poeta elogiato; il teologo ed oratore Giuseppe Requisenz sì noto in Roma; Giuseppe Morsicato peritissimo nella scherma; Gio. Vincenzo Marascia palermitano, dote tenuta in sommo pregio in Roma non solo per i suoi originali anagrammi, ma anche per la maniera di scrivere; l’erudito e faticatore Canonico Antonio Mongitore nato nel 1663, autore d’immense opere, ma noto principalmente per la sua biblioteca sicula scritta in latino, dove vi racchiuse tutti quei Siciliani antichi e moderni che stamparono un opera qualunque anche di devozione, e di ascetica; Carlo Giaconia dei chierici minoriti, oratore sacro, e professore di belle lettere; e finalmente Carlo Mario Ventimiglia e Ruiz, letterato matematico ed antiquario, de’ Conti di Collesano, oggi dei Principi di Belmonte nato nel 1570, morto nel 1667. Fra gli artisti celebri di questo secolo XVII si debbono distinguere Pietro Novelli detto il Monrealese , sebbene sia nato nella città di Monreale 4 miglia distante da Palermo, celebre pittore, e valoroso architetto, detto il Raffaello di Sicilia, che nacque a 18 gennaro 1608, e morì a 25 aprile 1647; Francesco Potenzano, pittore e poeta; Gerardo Storino, pittore, scultore ed architetto; Antonio Grano, pittore; Pietro Aquila, valente per intaglio; Giuseppe Albino detto il Sozzo, pittore. Finalmente nel XVIII secolo Palermo non mancò di uomini di genio che la gloria letteraria ne sostennero; e ricordar conviene pria d’ogni altro i letterati ed insieme i mecenati e protettori delle lettere, il principe di San Vincenzo D. Alessandro Vanni e la Torre, il giureconsulto Corazza, Monsignore Emmanuele Cangiamila, il Canonico Domenico Scavo, che oltre alle varie opere che stamparono, e la briga che si diedero d’illustrare la patria, fecero largo dono di tutti i loro scelti libri alla biblioteca detta or del Senato, ed aprirono così una biblioteca pubblica a profitto della gioventù palermitana. Ricordar dobbiamo ugualmente con i sentimenti di ammirazione e di viva gratitudine il principe di Torremuzza D. Gabriele Lancellotto Castelli, celebre antiquario e numismatico, decoro di Palermo, che dopo averlo illustrato colle sue dotte opere, e principalmente colla numismatica, lasciò pure in dono la sua scelta libreria alla biblioteca reale a vantaggio della gioventù studiosa; il principe di Campofranco D. Antonio Lucchesi Palli, celebre improvvisatore e poeta lirico, che dopo aver dato alla luce le sue belle poesie, stabilì una accademia in sua casa, ed aprì una biblioteca agli accademici. In questo secolo all’Accademia de’ Riaccesi, già mancata, ne furono sostituite varie altre; quella del principe di Campofranco, e quella del marchese S. Flavia, erano le primarie; indi nacque quella del Buon Gusto sotto la protezione di un magistrato poeta il D. D. Ignazio Scimonelli. Citar dobbiamo ancora con dovuto elogio Francesco Emmanuele, e Gaetano marchese di Villabianca nato nel 1720, e morto neI 1802, autore della Sicilia nobile. Fra gli artisti di grido Giacomo Amato dei cruciferi, morto nel 1732, architetto celebre e meccanico che fra le altre sue opere fece una carta geografica di Sicilia in agate e in diaspri, che fu regalata al Sommo pontefice Innocenzo XII, e che si conserva in Roma a Monte cavallo; Gio. Battista Ragusa, scultore, morto nel 1727; Giacomo Serpotta, modellatore, detto volgarmente stucchiatore, morto nel 1735; Vito d’Anna, pittore, morto nel 1769; Gaspare Serenario, e Gioachino Martorana pittori; Ignazio Marabitti scultore, morto nel 1757; ed il giovine Quattrocchi scultore di grandi speranze, morto nel 1806. Dopo i quali artisti celebri ripigliar dobbiamo i varî scienziati come lo storico barone Caruso, l’abate Niccolò Cento, celebre matematico; l’abate D. Mario Settimo cassinese, ed il canonico Giuseppe Zerilli teologi e grecisti; l’abate Saverio Romano, grecista profondo; il sacerdote Francesco Vesco grecista, e professor di belle lettere nell’Università di Palermo; l’economista Vincenzo Sergio; Gugliemo Silio professore di matematiche nella Reale accademia militare di Napoli; il barone Agostino Forno che pubblicò nel 1750 le prose di diversi uomini illustri siciliani, ed altre opere e poesie; l’abate Barone professore di Storia naturale, e di fisica Neutoniana, per la sua eloquenza comparabile al francese Buffon; il dotto canonico Barberaci nelle materie ecclesiastiche versatissimo; il professore di diritto naturale Carmelo Controsceri; il celebre professore di morale e di dritto pubblico Gaetano Sarri, il primo a trattar queste materie di dritto pubblico in Palermo, che poi il canonico Rosario Di Gregorio, abate di Roccadia, di onnigena letteratura, ornamento della nostra città, rese a perfezione, ed a compimento nella sua dotta opera sul dritto pubblico sicolo, ed osservazioni sull’istoria di Sicilia; i due corifei dell’accademia del Buon Gusto i padri Giovan Evangelista, e Salvadore di Blasi celebri poeti, storici, e diplomatici; Monsignor Salvatore Ventimiglia, già Vescovo di Catania, celebre letterato; Monsignor Ajroldi giudice della Monarchia; il teologo e poeta amabile ed originale abate Salvatore Carì; l’enciclopedico abate Salvatore Cannella, professore di eloquenza nell’Università degli studî di Palermo; Michele del Giudice, abate cassinese, celebre letterato nato nel 1651, e morto nel 1727; padre D. Giuseppe Emmanuele Lucchesi Palli de’ principi di Campofranco, celeberrimo oratore, nato nel 1720, e morto nel 1766; Casimiro marchese Drago, storico e poeta insigne, nato nel 1727, e morto nel 1775; Monsignor Giuseppe Giojeni e Valguarnera, illustre letterato, nato nel 1717, e morto nel 1798; Federico Gravina dei principi di Montevago Grande Ammiraglio di Spagna, nato nel 1756, e morto nel 1806; padre Antonino Barcellona, prete dell’oratorio, insigne teologo, nato nel 1726, e morto nel 1805; D. D. Francesco Paolo Beltrano, barone di S. Niccolò, celebre giureconsulto nato nel 1745, e morto nel 1802; Pellegra Bongiovanni Rossetti illustre poetessa e pittrice; e finalmente il rinomatissimo poeta il secondo Teocrito della Sicilia, ed il vero Anacreonte, di quest’isola, come leggesi in una medaglia fattagli coniare dal nostro Principe Reale D. Leopolpo Borbone, l’illustre abate D. D. Giovanni Meli, professore di chimica della medesima Università di Palermo, socio di molte accademie estere, le di cui opere poetiche siciliane hanno riscosso gli omaggi di tutte le nazioni.

Nel secolo presente tutti i buoni spiriti si occupano delle scienze esatte, o di rubare qualche nuovo segreto alla natura per le conoscenze chimiche. Si ammirano genî profondi che sorprendono per l’estensione delle loro vedute e il metodo saggio con il quale essi presentano le idee le più astratte, le teorie le più ingegnose, e ne deducono con arte i sistemi in miglior modo collegati e le applicazioni le più felici. Numerosi allievi si formano a questa doppia scuola, dove gli spiriti acquistano una rara precisione e molta giustezza, necessarie nelle scienze esatte, ma nocevoli per le scienze e le arti, nelle quali l’immaginazione deve dipingere i sentimenti dello spirito e del cuore.

Tra gli uomini celebri che si sono distinti in questi ultimi anni citar dobbiamo l’abate cav. Domenico Scinà, fisico, filosofo, storico e letterato, nato in Palermo nel 1765, e morto a 13 luglio 1837, cancelliere della R. Università di questa capitale, professore di fisica sperimentale, ed autore di varie opere interessanti; il Commendatore D. Antonino della Rovere, nato in Palermo a 14 settembre 1771, morto a 12 luglio 1837, gran magistrato e letterato, e Procuratore generale della gran Corte de’ Conti; Luigi Garofalo nato in Palermo agli 8 di luglio 1792, morto a 6 luglio 1837, celebre storico, oratore e teologo; il barone D. Pietro Pisani nato in Palermo nel 1761, morto ai 6 di luglio 1837, filantropico, istitutore e direttore del magnifico e nuovo stabilimento della Real casa dei Matti in Palermo, e amante delle belle arti; il cavalier D. D. Giuseppe Tranchina, nato in Palermo il 7 settembre 1797, morto ai 9 luglio 1837, celebre anatomico, e inventore del nuovo modo di conservare i cadaveri; Vincenzo Riolo, nato in Palermo nel febbraro del 1772, morto il 10 luglio 1837, celebre artista e virtuoso pittore. Gli altri scienziati, letterati, ed artisti che morirono nel Cholera-morbus del 1837 sono: Lorenzo Angileri, medico, che fece una traduzione di Stolz, sulle malattie croniche con annotazioni, nacque nel 1820, morì il 15 giugno. Michele Azzarelli, chirurgo, cultore delle scienze naturali; lasciò un museo di uccelli e d’insetti imbalsamati. Nacque a’ 9 agosto 1804, morì a’ 4 di luglio. Michele Busacca, marchese di Gallidoro; alunno del nostro Osservatorio, indefesso nello studio delle matematiche, compilava il calendario. Nacque a’ 10 di agosto 1803, morì a’ 4 di luglio. Costantino Maria Costantini Presidente del Tribunale Civile di Palermo; nacque nel 1782: morì il 19 di luglio. Pubblicò diversi poemi, ed il comentario su’ decreti. Giovambattista Castiglia, professore di eloquenza nella Regia Università, versatissimo nello studio dei classici greci e latini. Nato nel 1780, morì il giorno 11 di luglio. Salvatore Candiloro, chirurgo. Ebbe vita nel 1776, morto il 13 di luglio. Stampò una nuova memoria sul nuovo metodo di taglio pel retto vescicale , lodata dalla facoltà medica di Montpellier. Ignazio Dixit-Dominus, istitutore dello stabilimento dei sordi-muti. Nacque nel 1766, mori li 11 di luglio. Antonio Di Giovanni, letterato, nacque a 14 dicembre 1809, e morì in una delle ultime sere di luglio. Pubblicò diverse opere. Antonino Greco, egregio medico, sebbene in giovine età. Nato nel 1804, eseguì un viaggio all’Estero. Tornatone scrisse in patria un cenno de’ suoi viaggi medici a Vienna, Parigi, Londra ed Italia , preceduto da qualche riflessione sulla teoria del controstimolo. Estensore principale del giornale siculo delle scienze mediche. Pubblicò un Saggio sulla statistica della Real casa dei Matti, encomiato dagli annali medicinali di Francia. Dettò alcune memorie per giornali, fra cui fu molto lodato il suo discorso sullo sviluppo de’ girini di rana . Morì l’11 di luglio. Antonino Malvica, consigliere della Corte suprema, accademico del Buon Gusto. Dettò da Procuratore Generale della Gran Corte Civile di Palermo diverse memorie. Nacque a’ 28 di gennaro 1771, e morì li 11 di luglio. Canonico D. Diego Muzio, professore di fisica-matematica. Nacque nel 1772, uscì di vita a 5 di luglio. Pietro Polara, medico distinto, allievo di Cirillo e Sementini, istituì nel 1812 un giornale di clinica. Diede a luce molti opuscoli di medicina, e poesie. Nato il 1768, morì a 25 di luglio. Beneficiale Antonino Romano. Lasciò molti manoscritti sopra materie di filosofia, di storia e di letteratura, un compendio dell’opera di Smith sulla ricchezza delle nazioni, ed altro. Nacque nel 1766, morì a’ 5 di luglio. Canonico Giovanni Ragona, professore di lingua ebraica nella R. Università; pubblicò un discorso sulla lingua ebraica. Nato in ottobre 1770, morì a’ 14 di luglio. Abate Vincenzo Raimondi. Degno allievo del celebre Murena nel seminario arcivescovile di Morreale, espertissimo nelle latine lettere. Tradusse nella lingua del Lazio alcune poesie siciliane del Meli in modo elegante, dettò alcune poesie di eccellente gusto, e molte iscrizioni latine, nelle quali era peritissimo. Nato nel 1768, morì il 9 di luglio. Abate Gioachino Santoro, cultore delle scienze naturali, lasciò manoscritti. Nacque nel 1785, morì il 7 luglio. Abate Niccola Scovazzo, istitutore e direttore del metodo di mutuo insegnamento in Sicilia. Pubblicò un’opera in cui proponeva l’introduzione delle scuole pubbliche per le donne, e gli asili per l’infanzia , oltre a un discorso sopra il metodo di mutuo insegnamento applicato al disegno lineare, alla lingua italiana, ed al progresso dell’aritmetica . Morì l’11 di luglio di anni 50. Gaspare Vaccaro Presidente della Camera de’ Comuni nel parlamento del 1812, Intendente della valle di Girgenti, poi amministratore del R. Lotto, in ultimo, giudice della gran Corte dei Conti. Pubblicò un opera sulla coltivazione della canna zuccherina in Sicilia. Nacque a 19 di maggio 1775, morì a 5 di luglio. Luca Costanzo, imitatore lodato di quadri antichi, valente nelle incisioni in acciajo. Morì a 15 luglio di anni 54. Domenico Cavallaro, architetto, versato nello studio degli antichi monumenti. Fece il disegno di un nuovo teatro di musica. Francesco La Farina, valoroso allievo del Velasquez, valente disegnatore, abile negli affreschi. Suppliva il suo maestro nella scuola del Nudo, ed avviava la gioventù alla dritta strada del disegno. Vincenzo Di Martino, degno allievo dell’egregio architetto Venanzio Marvuglia. Decorò la Villa Giulia di un portico, fece il piano delle strade di Sicilia. Fra altri bellissimi ponti uno ne fece costruire sul fiume Simeto del diametro nell’unico arco di 100 palmi, e l’altro sul fiume Salso d’Imera di palmi 135. Immaginò il disegno di un vastissimo carcere in Palermo, secondo il progetto di Bentham, a cui si diede mano. Morì di anni 64 a 6 luglio. Carolina Di Martino, sua figlia nel fior dell’età, studiò in Roma, e prometteva nella pittura. Morì due giorni dopo il padre. Francesco Zerilli, Giuseppe Tresca, pittori di belle speranze. Il primo era il solo che tra noi dipingesse a tempera; ritresse belle vedute dai nostri monumenti, ricercate dagli stranieri ; di 40 anni di vita morì a 3 luglio. Il Tresca lo emulava nel paese, toccava il bulino, e disegnava con grazia in litografia. Laharotte; perdemmo in lui uno dei più utili ed operosi cultori dell’arte musicale; dettò alcuni spartiti di cui qualcuno fu rappresentato nelle nostre scene; insegnava gratuitamente a molti giovani l’arte del canto, e per lui si videro alcuni di essi prendere la carriera teatrale. Quei che son teneri di questa bell’arte ne piangono la perdita.

Finalmente il barone D. Antonino Bivona, esimio naturalista; Francesco Cupane valente giureconsulto; l’abate Francesco Nascè, dotto professore di eloquenza; il D. D. Antonino Turretta, detto per eccellenza il principe della siciliana giurisprudenza, che morì il 10 novembre 1839, in età di 68 anni; e Vincenzo Barbagiovanni esimio artista che morì in novembre 1839 in età di anni 47: fu maestro di flauto di S. A. R. il Conte di Siracusa, allora Luogotenente Generale in Sicilia, e primo flauto del R. Teatro Carolino.

Dopo tal tempo parecchi valorosi han messo fuori altre studiate lucubrazioni storiche, critiche, archelogiche, bibliografìche; e degni son di nominanza e di lode non volgare insieme ad altri sapienti che già risonano per più altri lavori nella repubblica delle lettere.

L’Università di Palermo fu eretta dall’augusto nostro Sovrano Ferdinando I nell’anno 1806, prima non essendovi che una sola accademia degli studî, ed ha contribuito, e contribuisce sommamente a spargere l’istruzione ed il sapere, non solo in Palermo, ma nella Sicilia tutta mercè le attenzioni degli scelti ed ornati professori che vi leggono. Giova lusingarci che questa Università unita all’Accademia Reale delle Scienze e belle lettere che surrogò quella del Buon-Gusto già abolita, e ridotte a perfezione, e modellate su di quelle di Francia, di Germania, e d’Inghilterra riusciranno assai più proficue alla siciliana gioventù.

Qualità fisiche bella popolazione. Usi e costumi. — Come dipingere con esattezza i costumi d’una città di cui i numerosi abitanti si trovano piuttosto rassembrati per i rapporti d’interesse o il gusto dei piaceri, che per i vincoli sì dolci della parentela o dell’attaccamento al solo che li vide nascere? dove ogni classe della società, ogni professione, ogni famiglia ha delle abitudini che le sono particolari e le isolano l’una dall’altra?

Prima d’ogni altra cosa diamo esattamente un quadro generale delle abitudini della popolazione di questa capitale, per poi parlare in seguito delle qualità fisiche e degli usi e costumi della stessa con un ordine dettagliato. Può la cittadinanza dividersi in due classi: possiede l’una un’istruzione estesa, una civiltà senza affettazione, maniere piene di piacevolezza e di garbo; l’altra composta per la maggior parte di mercadanti, si fa distinguere per economia, amore dell’ordine. Laboriosa ma poco economa è la bassa classe: consumasi di fatica sei giorni della settimana per iscialacquare ogni suo guadagno la domenica ordinariamente nelle moltissime bettole; gli operai non conoscono altro avvenire che la domenica, alcuni de’ quali terminano la loro carriera negli ospedali. Nondimeno questa classe ama d’istruirsi; incanta per certi slanci di bontà nativa, cui in generale ricopre una ruvida scorza.

Ecco il quadro d’una giornata di Palermo, per fare conoscere allo straniero le diverse occupazioni della popolazione rinchiusa nelle sue mura.

Mentre che la calma regna nelle quattro ben distinte parti di questa città, che l’operajo si riposa nelle braccia del sonno, delle fatiche d’una laboriosa giornata; al lume delle lanterne a metà spente, un grande numero di contadini arriva menando le carra ai diversi mercati cariche di legumi e di frutti; l’ortolano vi viene curvo da’ cesti di erbe mangiative , frutto de’ suoi sudori e delle sue opere. Subitamente seguono i carichi di pesce, di burro e di uova, intanto che le piazze Nuova e Vecchia si provvedono di carne, di pollame e di selvaggina. La vendita in grosso cessa a nove ore; i contadini tornano alle loro rustiche dimore, lasciando i mercati per lo restante della giornata ai venditori a minuto . Il giorno si avanza, il bestiame per il latte corre ad ingombrare le strade; le pesanti carrette piene di mercanzie che si portano alla Capitale si succedono, s’incrocicchiano con le pesanti Diligenze e carrozze di viaggio che romoreggiano sopra il lastricato. L’operaio si leva; a 6 ore nel porto e nelle cale ferve il movimento dei bastimenti mercantili che caricano e scaricano le loro merci e mercanzie con una incredibile prestezza. A sette ore l’attività rinasce in tutti i lavoranti; i metalli si foggiano di mille maniere; l’incudine risuona sotto il martello del vigoroso fabro; la lana, la seta ed il cotone, condotti per una leggiera spuola, compongono con le loro trame belle stoffe; mentre che il marmo e la tela si animano sotto il pennello del pittore, e sotto lo scarpello dello statuario. Gli operai interrompono le loro opere a nove ore per far colezione, e all’una per pranzare. Il mercante apre la sua bottega a sette ore, ed in quel tempo la piena del commercio a minuto è universale.

I discepoli d’Ippocrate dalle otto ore si rendono agli ospedali per cercarvi esempi a sostegno di dotte lezioni, e venire in seguito ad attigner la teoria dell’arte di guarire nei precetti sicuri degli abili professori della scuola di medicina. In seguito una folla di alunni si spande per la strada della Regia Università degli Studî, per andare ad ascoltare le lezioni dei loro professori; gli studenti in dritto armati di codici, vanno ad apprendere gli elementi della giurisprudenza; mentre altri innumerevoli scolari ingombrano la strada del Collegio Massimo dei PP. Gesuiti per istruirsi e perfezionarsi nelle scuole dirette da uomini profondi. A nove ore le biblioteche si riempiscono di uomini studiosi, che aumentano le loro conoscenze per lo studio degli antichi, della natura e delle scienze diverse. Dalle otto ore, gli avvocati, i patrocinatori ed i notari aprono i loro officî per ricevere i clienti; alle nove, le corti ed i tribunali aprono successivamente le udienze. Gli ottimi giureconsulti e forensi vanno al palazzo de’ Tribunali, le cui sale sono piene per la folla dei curiosi, dei difensori e dei litiganti. Alle dieci gli impiegati si avviano a passi lenti alle loro officine; il negoziante e il banchiere prendono posto nei loro scrittoi, e meditano i contratti, i negozî ch’essi vorran porre in atto, e dare ricapito alle loro faccende. I pagamenti si aprono, una folla innumerevole si aggira, s’incalza in tutti i lati nelle strade; i sensali vanno a prendere gli ordini dei loro commettenti; i garzoni di cassa con bisacce sopra il dorso corrono a fare la riscossione del giorno, e tutto è movimento e pressa.

Quest’operosità dura sino alle quattro in che si chiudono le officine, i tribunali, le casse, e cessano nel medesimo tempo tutti gli affari importanti. Dall’ora in poi ognuno si abbandona al riposo ed al divertimento; e chi si reca al passeggio, chi ai pranzi invitati, di cui la noia e la ceremonia corrompono i cibi apprestati da abili cucinieri. La folla dei regnicoli e della gioventù palermitana si ritrova nelle scuole, ed un’altra folla di eleganti zerbini, cittadini e stranieri s’incalza presso i ristoratorî, dove gustando a volontà dei cibi saporiti, si mettono al fatto degli aneddoti del giorno, e del riuscimento delle loro avventure. Più tardi son di nuovo riempite le strade, e splendidi cocchi vanno al passeggio ingombrando il Foro Borbonico , le vie Toledo e Macqueda e gli ameni dintorni. Alle otto si chiudono le botteghe, eccetto alcune che stanno aperte sino alle dieci d’està, ed alle otto in inverno. Da quell’ora in poi, i caffè ed i circoli di conversazione nella via Toledo sono popolatissimi. Alle dieci i teatri e gli spettacoli; ed in està il Foro Borbonico si trova stipato di carrozze e di gente d’ogni sorta che passeggia sopra la banchina, dove sono armonizzati i più belli concerti strumentali; questi divertimenti durano sino a mezzanotte circa. Il pacifico cittadino rientra allora tranquillo nella sua dimora, abbandonando la città agli strepitosi passeggi delle persone del bon-ton , che vivendo durante il giorno nell’ozio più assoluto, prolungano le loro penose voglie in balli, in partite d’un giuoco spesso rovinoso, ed in vani piaceri, senza giammai trovare la felicità ed i veri godimenti riserbati ad un travaglio moderato, all’amore della scienza, all’esercizio delle virtù.

Qualità fisiche della popolazione ( 13 ). — La carnagione degli abitanti di Palermo, oltre di esser meno bianca di quella de’ popoli settentrionali, inclina piuttosto al bruno. La loro fisonomia è animata; ma ciò che li distingue è una particolare vivacità di occhi. Le pupille sono generalmente nero o di color castagno: rare sono le cerulee.

I Palermitani godono di una buona salute, e la longevità, alla quale giungono, n’è ben anche una prova. La taglia media per un uomo è quella di 5 piedi e un pollice, cioè di 6 palmi e ⅓ a un di presso di misura siciliana, e per una donna di 4 piedi e ½ ovvero di 5 palmi e ⅔ circa. Coloro che montano al di là di queste misure, passano presso di noi per alti o di vantaggiosa statura, e quei che restano al di sotto, chiamansi bassi o piccoli. I nani sono rari al par de’ troppo alti. Si trovano fra noi i ciechi, i sordi, i muti, i gobbi, gli storpiati, ma non in gran numero.

Giudicar non dobbiamo del fisico delle donne palermitane alla vista soltanto di quelle di un grado superiore, che alle qualità ricevute dalla natura son use per educazione ad aggiugnere le grazie della civiltà, l’eleganza del vestire, e le risorse cosmetiche della toletta, ma da quelle benanche di tutte le classi intermedie sino alle donne del volgo. Generalmente parlando adunque le donne sono belle in Palermo: profilo greco, occhio vivo, guardo spiritoso, cammino svelto, portamento nobile, piccolo piede, molta finezza di spirito, obbliganti e gentili oltre il comune, emule delle più colte dame francesi, e di maniere le più seducenti; ma non è una straordinaria bellezza, una statura grande e maestosa, un colorito singolare che caratterizza le nostre donne. Per vantaggi forse di corporatura e di carnagione, possono ben esser vinte dalle donne di altre nazioni. Ma esse distinguonsi per un misto di simpatia e vivacità, di cui le ha dotate la natura, e per un’aria di segreta scaltrezza, che trasparendo sul volto, anima sensibilmente la loro fisonomia, e fa scintillare i loro occhi. Quindi voi vedrete la bella siciliana da’ neri occhi, dai bruni capelli, tutta fuoco ed amore; vedrete la plebe nostra attaccata a’ suoi usi come a’ suoi pregiudizî, delle sue feste gioiosa, paga del sorriso di questo cielo, del luogo ove nacque, financo della stessa sua miseria.

Caratteri. — I Palermitani, comechè all’esteriore parer possano piuttosto un po’ serî e riflessivi, sono interamente focosi e pieni di vivacità, nè sono molti costanti o metodici, ma sogliono lasciarsi trasportare in principio dall’entusiasmo, e quindi a poco a poco si raffreddano, e si riducono all’indifferenza. Ogni menoma novità bensì li solletica al maggior segno, e desta in loro una grande curiosità.

Il Palermitano è penetrante, attivo, e capace di riuscire in tutto ciò che intraprende quando vi è ben determinato. È prodigo e generoso: calcolando le sue rendite dalla sua maniera di pensare, trasecura i consigli d’una saggia economia, e sovente si rovina. È capace dell’amicizia la più tenera, e de’ sacrificî i più eroici. In casa sua è tranquillo e sembra di non occuparsi che di lui solo; ma investito di un impiego pubblico, incaricato di combattere per la difesa dello Stato, non è lo stesso uomo: egli addiviene cittadino zelante, e consuma i suoi beni, e versa il suo sangue, s’è necessario, in favore della patria che deve difendere. Tutti gli spiriti si riuniscono quando si tratta dell’interesse generale, della gloria e dell’onor della nazione. «Popolo felice, dice il conte Borch, i di cui difetti stessi divengono virtù al bisogno!» Amatore del suo paese e pieno dell’antica sua grandezza, il Palermitano è suscettibilissimo d’amor proprio, ed ha di sè la più alta opinione. Il popolo palermitano è di un carattere compassionevole, e geme alla vista di spettacoli truci, o che compromettono la vita dell’uomo.

I Palermitani sono abbastanza sensibili alle disgrazie altrui, occorrono in sollievo de’ poveri, e loro apprestano quegli aiuti che possono. E se talvolta sembra, che i mendici non muovano a compassione colle loro voci di patimento, egli è perchè queste credonsi un poco esagerate per meglio guadagnar l’elemosina. Nè faccia contro noi le maraviglie lo straniero, ove mai gli accada di mirar nelle strade principali della città alcun povero disteso a terra, a guisa di chi soffre uno svenimento, senza che si trovi alcuno al suo canto che gli dia soccorso Quella suol esser una picciola finzione, ed uno scusabile stratagemma da vero mendicante. Che se ciò non è, si vede subito accorrere una quantità di persone per aiutarlo e sollevarlo.

I Palermitani sono assai affezionati a’ forestieri, godono di loro compagnia, e ben anche si piacciono d’imitarne le maniere. Ma quando ne vengono in qualunque modo oltraggiati o disprezzati, inviperiscono e si danno in preda a’ furori della vendetta. I Palermitani non mancano di amor proprio, sono attaccati al lor paese, il lodano ed amano di sentirlo encomiare; ma tuttavia non s’inducono facilmente a far dei sacrifizî per esso. Ed ove si ponessero in una bilancia il bene pubblico e l’interesse particolare, essa traboccherebbe talvolta da quest’ultimo lato.

Eglino nelle pubbliche faccende spesso discordano, e non havvi che la forza della riflessione che li ferma e li rattenga: altrimenti non è facile, che più persone concentrate da un interesse comune s’intendano senz’altercazioni nella divisione delle loro incumbenze, ed ognuno adempia la parte sua con ugual sollecitudine e zelo in mezzo a suoi colleghi. Per lo più ciascun vuole operare a suo talento, e vuol dare la norma invece di riceverla. Ecco perchè gli incarichi affidati a molti non hanno sempre buon esito. Ricordiamoci del nostro grazioso proverbio:

La pignata di lu cumuni nun vugghi mai ( 14 ).

Il carattere del Palermitano non è molto arrendevole, e può quasi quasi paragonarsi alla corda, la quale s’è troppo lenta non tira, s’è troppo tesa va soggetta a rompersi. Quindi vuol esser trattato con misure medie ma sode, poichè la troppa dolcezza lo spinge insensibilmente ad abusarne, e la troppa rigidezza lo esaspera, lo comprime, ma non lo riduce al dovere. Di più egli è da principio un pò ritroso alla esecuzione del comando; per lo che giova moltissimo a ripeterglielo, affinchè se ne interessi; ma tostochè ne ha conosciuta l’importanza, è lesto ed abile ad eseguirlo.

Il Palermitano ha molta prontezza d’ingegno, è di una rapida percezione, ed è così destro che colla sua scaltrezza sa farsi strada in mezzo a’ più tortuosi raggiri. Egli è fecondissimo nello specolare dei ripieghi, e non sì tosto gli è fallito il primo, che ha già trovato il secondo.

Lo spirito de’ Palermitani tende naturalmente ad eludere ogni statuto, o almeno a porlo quanto più presto in disuso, semprechè l’autorità, che ne ha il sacro deposito, non adoperi una perenne vigilanza ed una sagace fermezza. Che sia così, non è a dubitarsene, e la cosa sembra alquanto invecchiata. Noi dobbiamo riputarci fortunati oggi che un’illuminata amministrazione ci sorveglia, e ci assicura dello adempimento di ogni determinazione presa pel bene pubblico. Ma bisogna credere, che pria gli affari procedevano in modo un po’ diverso, e talune disposizioni, come si promulgavano, cominciavano a declinare ed a cadere in obblio, dapoichè sinora, per denotare una cosa passeggiera, il nostro popolo suol ripetere l’antico proverbio:

Banni di Palermu, e privilegi di Missina.

Il Palermitano ha una faciltà grandissima per l’imitazione, e non sì tosto ha veduto qualcosa, ch’è pronto a copiarla perfettamente. Ma in attività ed industria cede a’ popoli del Nord; imperciocchè il nostro clima assai più dolce di quello delle regioni settentrionali non molto concorre a render l’uomo sommamente attivo.

I Palermitani son molto cauti e assai difficili ad accordar la loro fiducia, nè l’accordano giammai, se non dopo una rassodata esperienza; essendo per l’ordinario sospettosi, poichè temono di essere ingannati da taluno che sia più scaltro di loro.

Essi hanno l’arte di esprimersi francamente co’ cenni, allorchè non possono far uso della parola per timore di esser compresi da altri che sieno presenti. Questo è sicuramente un pregio, e mostra la vivezza del loro ingegno. Ma l’abuso può esser pregiudizievole, dapoichè taluni son così destri in questa sorta di linguaggio, che ne’ negozî bisogna stare in qualche modo all’erta per non essere incalappiati. La regola che diamo a’ poco esperti è di fissar sempre negli occhi e nel volto coloro co’ quali si maneggia l’affare. Qualunque movimento ingannevole, che si tenti, corre immediatamente e va a dipingersi, nostro malgrado, nelle pupille degli occhi e ne’ lineamenti del viso. Se a ciò non si bada, un lieve crollo di capo, un batter di palpebra, una spalancata di occhi, un giro di pupille, un mordimento di labbra, un buffetto, una botta di gomito, una pressione di piede può trarre nella rete l’uomo inaccorto e semplice, posto in mezzo a due o più scaltri barattieri.

I Palermitani son dotati di spirito ed arguzia, amano la burla e le facezie, inventano ed applicano con facilità de’ soprannomi, e non giammai per cattivo animo, ma per vaghezza d’ingegno, e per trasporto di giovialità si dilegiano non di raro l’un l’altro. Laonde se, mentre siete in compagnia, osservate, che taluno si accosta al suo vicino, gli susurra qualche cosa all’orecchio, indi entrambi sogghignano, e vi guardano a coda d’occhio; non vi scervellate per indovinare i lor pensieri, potete sicuramente conchiudere, che ridono su di voi.

Il Palermitano non mai nella qualità d’uomo pubblico, ma in quella di privato non si picca molto d’imparzialità. Egli esige, che la giustizia si esegua scrupolosamente sopra gli altri, non così sopra sè stesso, e studia sempre di esimersi dalla legge generale, bramando che per lui si faccia un’eccezione alla regola. Quindi è nostro antico dettato

Vulemu la giustizia, ma nò davanti la nostra porta.

I Palermitani son severi nel giudicare le produzioni de’ loro compatriotti. Bisogna, che quelle sieno pur troppo buone per rispettarle: se son mediocri le dispregiano, se son cattive le fischiano. Questa severità si estende a tutte le materie, sieno scientifiche, letterarie o artistiche: precisamente poi in quanto alla musica è uopo il dire, che non si trova giammai plausibile a meno che non sia veramente una ottima composizione.

Sono amanti della poesia, ma ancor più amanti sono della musica, e frequentano tutti i luoghi, dove si suona, per godere di una grata armonia. Si osserva infatti, che terminati i concerti musicali ne’ nostri deliziosi passeggi del Foro Borbonico e della Villa Giulia , il pubblico, che vi si trova radunato in gran numero, tosto gli abbandona bel bello, come se in un momento quei luoghi, d’altronde amenissimi, perdano coll’ultimo suono tutti gli allettamenti di che riboccano. I ragazzi poi corrono appresso a’ suonatori di cornamusa, agli organetti portatili de’ Savojardi, ed alle bande militari, saltellando principalmente attorno a queste, e facendo per maggior giubilo dei capitomboli.

I Palermitani hanno una giusta dose di coraggio, nè si lasciano affatto soperchiare: che anzi amano poco poco la millanteria, colla quale vengono esagerando alquanto la loro bravura.

La gioventù palermitana è attillata. I giovanotti son tirati a Damerini, sono generalmente appassionati per le mode, per la musica, per la danza e pel passeggio, e son troppo vaghi di comparir galanti. Il principale scopo di unione nella città è quello che vuolsi appellare in Italia le conversazioni: sono assemblee in case particolari, o in luoghi appartenenti a un numero di socî, che colà convengono per giuocare, pel solo piacere di ragionare. La letteratura è il principale soggetto di tutte le conversazioni: la poesia è il linguaggio ricevuto dall’amore e dalla galanteria; non c’è un sospirante che non esprima in versi il suo martirio. Le novelle amorose fanno il passatempo delle signore che non escono mai a piedi, e non sono visibili che ai teatri, alla messa, o in casa loro.

Il pubblico palermitano è devoto, e ricorre alla religione così nelle contentezze come nelle angustie. È principalmente da osservarsi la popolare divozione nella festa dell’Immacolata. Una parte di popolo passa la notte del 7 di dicembre in veglia, recandosi a visitar la cappella della Madonna. L’indimani numerose caterve seguono esemplarmente il simulacro, che si trasporta in processione dalla chiesa di S. Francesco di Assisi sino alla Cattedrale; e per più giorni una quantità prodigiosa di abitanti d’ogni sesso e d’ogni età, percorre con edificazione la stessa via, recitando preghiere in onor della Vergine.

Vestire. — Il vestire attuale de’ Palermitani non ha cosa di originale, ma bensì è tratto dalle mode di Francia o d’Inghilterra, che sono le dominanti. Le dame palermitane, proclive ad ornarsi, esse seguono le mode francesi con assai eleganza e ricercatezza, e sanno con arte dare risalto alla bellezza dei loro lineamenti e alla vivacità dei loro occhi. Di queste nostre dame quanto può esservi di vago, di brillante, di splendido, di magnifico, di lussuoso, tutto può vedersi particolarmente in una delle principali feste di ballo che si tengono di quando in quando e secondo le occasioni in questa capitale dalla nostra nobiltà, dove sonvi tolette seducenti e ricche, invito numeroso, rinfreschi abbondanti e musica scelta.

Feste e divertimenti. — Il principale trattenimento della popolazione palermitana è la grandiosa festa di S. Rosalia, le di cui ossa, avventurosamente ritrovate a 15 luglio 1624 in una grotta del monte Pellegrino, valsero a liberar Palermo dal terribile contagio della peste, che allor desolava gli abitanti. Laonde il popolo rapito da sì gran beneficio, scoppiò in una tale espansione di gioia, che vennero annualmente istituite delle pubbliche feste in onore della Santa. Le solennità e gli spettacoli di quei giorni tengono occupata la numerosa popolazione di Palermo dalle più alte alle infime classi, e con particolarità la bassa gente che si abbandona ad un estremo ma non ismodato gaudio ( 15 ).

Le corse dei cavalli sono un gran divertimento pel nostro popolo. In quelle principalmente che nelle feste di S. Rosalia si danno nella via Toledo da Porta Felice sino alla piazza del Real Palazzo , esso si affolla ansioso, ed è tale la sua premura, che se non è trattenuto dagli agenti della Polizia, si lascia inconsideratamente urtare da quegli animali ne’ loro più furiosi slanci. Per la qual cosa, pria che si fosse adottato l’ottimo consiglio di obbligare la moltitudine a tenersi dietro una linea di corde, due o tre individui per anno erano stramazzati da’ corsieri.

Fra i pubblici trattenimenti più delicati, e che vaghezza aggiungono alla città nostra, è da annoverarsi la musica al Foro Borbonico , che si dà nelle sere dal 24 giugno al 31 agosto di ogni anno, e che cominciando alle ore due, termina alle ore quatto d’Italia. Buon numero di persone si reca a questo fine al delizioso passeggio del Foro Borbonico , in oggi ottimamente illuminato a gas, e gode ad un tempo di un’aggradevole armonia e della freschezza delle aure nella più cocente stagione. È da notarsi ancora la banda militare che suona alla Villa Giulia nelle belle e deliziose domeniche d’autunno, inverno e primavera; o nella està il sabato d’ogni settimana, incominciando otto giorni dopo le feste di S. Rosalia, in mezzo ad una brillante società, ai sorbetti, ed alle squisite cene che s’imbandiscono appostatamente nella detta villa sino a notte avanzata.

I fuochi artificiali divertono ugualmente la popolazione di Palermo: sono spessi ed ordinariamente han luogo nella està in occasione di solennizzarsi la festa di qualche santo. I migliori son quelli delle feste di S. Rosalia, che vengono architettati con molto gusto, presentano uno spettacolo imponente, e costano un prezzo considerabile ( 16 ).

Forma benanche oggetto di particolare divertimento in Palermo la caccia delle allodole. Ne’ mesi autunnali in cui que’ volatili, passando il mare, si recano a stormi sul nostro lido, i cacciatori, impazienti di aspettarli alla riva, lor si fanno incontro in una gran quantità di barchette. Comincia allora un vivo fuoco di moschetti, sparando ognun dalla sua parte, e sembra in distanza una battaglia d’archibugiate sul mare; il che dà un bello spettacolo a chi passeggia sulla costa. Rare sono le allodole che scampano al primo attacco, e giungendo a terra trovano pronte nuove falangi di cacciatori che nella massima parte le distruggono.

Nel dì 8 settembre di ogni anno si celebra una festa molto gaja nella città di Morreale poco discosta da Palermo, per lo che un gran numero di popolazione palermitana sin dalla sera del 7, colà si reca in allegria. Al ritorno taluni della bassa gente si assidono a bizeffe sulle carrette, e si lasciano in tal guisa trasportare suonando zufoli, castagnette e tamburelli, sventolando fazzoletti, e senza interruzione schiamazzando. Altri fanno la via a piedi quasi in una continua danza appresso ad un suonator di violino, che a bella posta li precede. Questa occasione ha fatto si, che ne’ giorni 7 ed 8 il passeggio delle carrozze non è, come al solito, alla Marina , ma fuori Porta Nuova nella via che da Palermo conduce a Morreale, e i nobili ne profittano per farvi sfoggio di mute a più cavalli.

Nell’ultimo giorno delle Quarantore che si solennizzano nella grotta di S. Rosalia sul Monte Pellegrino, oggi ridotta in chiesa, il popolo salisce in gran folla verso quel santuario che dista dalla Città pressochè quattro miglia, ed ivi dandosi alla gioja riveste ed anima col suo numero le rocche di quella sterile montagna. Anche il Senato accompagnato dalla milizia urbana vi si trasferisce in gran gala, e pone colla sua presenza il suggello alla pubblica devozione ed ilarità.

Musica e ballo. — La musica è assai coltivata in questa Capitale; il concerto dell’unione dei virtuosi di Santa Cecilia; il conservatorio di musica del Buon Pastore, ed un gran numero di concerti particolari, dánno agli amatori di quest’arte moltissime occasioni onde soddisfarvi il genio. Come ancora è in molto uso il ballo; e nelle società che tengonsi dalle persone nobili e civili, sono in voga: le quadriglie inglesi e francesi, le contradanze inglesi, le gavotte, le furlane, i walzers, la polka, la mazurka, il cotillon ed il grand-père.

Computo delle ore. — Le ore in Palermo battono e si contano generalmente all’italiana. Sono pochi coloro che tengono gli oriuoli allo stile generale di Europa cioè all’astronomica, o come da noi suol dirsi, alla francese. Due soli orologi pubblici abbiamo che segnano e battono le ore in quest’ultima guisa; l’uno nella facciata del Real Palazzo, l’altro nel palazzo de’ Tribunali.

Linguaggio. — Il linguaggio popolare di Palermo è in origine quello che nel secolo XIII qui si parlava alla Corte dell’imperator Federico II re di Sicilia, e che fu in que’ tempi primi il tipo dell’italiana favella, benchè or sia da banda, e passi per dialetto. Esso è frammischiato bensì con molte parole ed espressioni straniere a seconda dei varî casi che ha sofferto la Sicilia, e delle diverse nazioni che l’hanno dominato.

Infatti abbiamo da’ Greci Macari , da’ Latini o vogliam dire Romani Lausu , dagli Arabi Raisi , da’ Francesi Ciarmari , da’ Tedeschi Cafeaus , dagli Spagnuoli Lastima , criatu , attrivitu e molte altre ( 17 ).

Il linguaggio delle società è il siciliano ripulito, che non suona molto diverso dal toscano. Pure un Palermitano che volesse in un crocchio di soli suoi compatriotti parlare continuatamente un pretto toscano, verrebbe senza meno tacciato di affettazione. Si usa tutto al più il parlar toscano a spezzoni, quasi per episodio, e poi si rientra nel siciliano.

Havvi un quartiere in Palermo, dove il basso popolo ha una pronunzia ed un’accento men buono che negli altri; ed è questo la Kalsa abitato in maggior parte da marinari e pescatori, i quali dicono per esempio: allaràtivi , invece di allargàtivi .

Il linguaggio, che si adopera scrivendo, così in prosa che in versi è il toscano. Ma le poesie talvolta si compongono benanche in siciliano, poichè riescono di una grazia particolare, come son quelle del nostro abate Meli ( 18 ).

Il linguaggio forense oggi è il toscano, e si fa sfarzo principalmente da’ giovani oratori di facondia nelle pubbliche aringhe dinanzi a’ magistrati. È questo un vantaggio di cui siam debitori alle nuove istituzioni, giacchè anticamente le aringhe degli avvocati erano quasi intarsiate di latinità; ciò che tornar non potea a bene dell’italiana favella. Che anzi veggiamo adesso i giovani de’ nostri tempi battere coraggiosamente la carriera difficile de’ Demosteni e de’ Ciceroni, e far risonare di loro voci le pareti delle Aule giudiziarie, mentrechè pria alla loro età avrebbero appena osato di balbettare entro il tempio di Temi.

Anche gli atti forensi e notarieschi, che sotto l’impero delle antiche leggi si stendevano in latino, e ch’erano da una parte inintelligibili al pubblico, e dall’altra eran divenuti ridicoli agli occhi de’ dotti per le triviali espressioni che vi s’introducevano sotto forma di latinismo, oggi si scrivono in italiano col favor della nuova legislazione.

La lingua delle accademie, delle università, de’ licei è la toscana. Soltanto i Gesuiti tra loro nelle scuole usano di far in latino le discussioni scientifiche; ed impegnano di più i novizî di loro religione a parlare e conversare familiarmente in latino per meglio esercitarsi.

Il linguaggio del pulpito quando l’uditorio è scelto ed il tema è sublime, è il toscano, quando è diretto ad istruire il volgo è il siciliano,

Stemma. — Lo stemma della città di Palermo è un’aquila d’oro coronata, concessale da Guglielmo I nel 1155. Essa spiega in campo rosso le sue ale e tiene sotto i piedi una cartella, ove si leggono le lettere iniziali di Senato e Popolo Palermitano ; S. P. Q. P. cioè Senatus Populus Que Panormitanus .

Religione. — La religione è quivi e sarà perpetuamente la cattolica apostolica romana, unica vera, senza permetterne alcun’altra nella capitale e nel restante del regno.

Guarnigione. — Vi è un Comandante Generale, avendo presso di se uno Stato Maggiore, composto di un Tenente Colonnello, due Capitani e quattro subalterni.

Un Maresciallo di Campo Comandante le Armi e Piazze, e suo Ajutante di Campo, avendo presso di se uno Stato Maggiore di Piazza, composto di un Tenente Colonnello primo Maggiore, un Maggiore per secondo Maggiore, quattro Capitani Ajutanti Maggiori, e quattro subalterni per Ajutanti. Dipendendo dalla sudetta Real Piazza un Capitano per Commissario del Re al Consiglio di Guerra di Guarnigione, ed un Capitano per Capitano Relatore, tutti due sedentanei.

Tre Brigadieri, e suoi Ajutanti di Campo.

Una Vice-Intendenza.

Un Ordinatore, e quattro Commissari di Guerra.

Uom. Cav. Muli

Un reggimento granatieri della

Guardia Reale 106 » »

Un reggimento di linea Principe 195 » »

Un reggimento di linea Principessa 1227 » »

Un reggimento di linea Lucania 1200 » »

Un battaglione Cacciatori 594 » »

Un battaglione Veterani 599 » »

Un battaglione di Artiglieria 78 » »

Artiglieri Artefici 10 » »

Un reggimento Dragoni 690 549 »

Una compagnia del Treno 94 18 93

Gendarmeria a Cavallo 116 111 »

Gendarmeria a Piedi 295 111 »

Totale 7404 678 93

Governo. — Diamo un quadro generale del governo del regno delle Due Sicilie.

Il governo è monarchico-ereditario-assoluto: il Sovrano nostro, che ha pure il dominio del reame di Napoli, quando ivi soggiorna, manda in questa Capitale a compier sue veci un personaggio che sceglier suole fra quei della primaria nobiltà, cui dà ora il titolo di Luogotenente generale . — Oltre al titolo di sacro , ch’è il vero proprio dei nostri Sovrani, usar possono anch’essi quello di Cristianissimo , concesso loro da papa Alessandro III nel 1174 a Guglielmo il Buono, e oltre a questo loro spetta quello di Re di Gerusalemme. — Il potere legislativo è esercitato dal Re: il codice civile per lo regno delle Due Sicilie sanzionato da Sua Maestà Ferdinando I il dì 26 di marzo 1819, contiene le leggi fondamentali del Regno, ed il pubblico diritto della nazione. — Il diritto di successione al trono è ereditario ne’ maschi soli della famiglia per ordine di primogenitura, venendone escluse tutte le femmine. Il Re porta i titoli di Re del Regno delle Due Sicilie di Gerusalemme ec. Duca di Parma, Piacenza, Castro ec. ec. e Gran Principe Ereditario di Toscana ec. ec. ec. Il figlio maggiore del Re ha il titolo di Duca di Calabria , ed il minore quello di Principe Reale delle Due Sicilie . Addrizzandosi al re, si dice sire o vostra maestà . Il re è il capo supremo dello Stato, ad esso solo appartiene il potere esecutivo; egli comanda le forze di terra e di mare, dichiara la guerra, fa i trattati di pace, di alleanza e di commercio, e nomina a tutti gli impieghi di pubblica amministrazione; sanziona e promulga le leggi; la giustizia si amministra in suo nome da giudici inamovibili, nominati da lui. La persona del re è sacra ed inviolabile; i suoi ministri soli sono responsabili.

Tutti i Siciliani sono eguali in faccia alla legge, e tutti contribuiscono indistintamente, in proporzione della loro fortuna, ai carichi dello Stato. Essi sono tutti egualmente ammessi agli impieghi civili e militari; e ciascuno professa la religione cattolica, apostolica e romana ch’è quella dello Stato. I Siciliani possono pubblicare e far stampare le loro opinioni, conformandosi alle leggi che devono reprimere gli abusi: tutte le loro proprietà sono inviolabili.

L’amministrazione del regno è divisa in nove ministeri o generali dipartimenti, cioè: presidenza del Consiglio de’ Ministri; affari esteri; grazia e giustizia; affari ecclesiastici; finanze; affari interni; guerra e marina; e polizia generale. Il Re convoca dei consigli onde deliberare sugli affari di alta amministrazione: tali sono il Consiglio di Stato ordinario ch’è preseduto dal Re, o da uno de’ ministri, che nomina a questo effetto, ed il Consiglio de’ Ministri preseduto da un Consigliere Ministro di Stato da S. M. destinato. Esiste pure una Consulta generale del Regno delle Due Sicilie, che discute gli oggetti che il Re giudica conveniente al Real servizio ed al bene de’ sudditi d’inviare al suo parere; e con tal veduta li esamina e li rischiara secondo gli interessi inseparabili della corona e del general bene del Regno. Per tali attribuzioni essa non ha che il voto puramente consultivo. Ognuno de’ componenti la medesima, enuncia il suo voto, e può farlo registrare separatamente e firmarlo, quando lo crederà necessario per l’adempimento del suo dovere. Il rinvio degli affari alla Consulta generale non ha luogo che per ispecial commessione sovrana, e sempre nel Real nome. Un Consigliere Ministro di Stato senza ripartimento, nominato indistintamente tra’ sudditi dell’una o dell’altra parte del Regno, presiede alla Consulta generale, ed ha intervento nel Consiglio di Stato ordinario. La Consulta generale è composta di ventiquattro Consultori.

La giustizia sì civile che punitiva è nel Real nome amministrata da conciliatori, da giudici di circondario, da tribunali civili e di commercio, da gran Corti criminali e da gran Corti civili. Due Corti supreme di giustizia tra loro indipendenti soprastanno a tutti i corpi giudiziarî, una cioè ne’ dominî di Napoli e l’altra in quelli di Sicilia. Le decisioni de’ giudici di circondario vanno per appello al tribunale di prima istanza. Si appellano i giudizî del tribunale di prima istanza alle gran Corti civili, le quali pronunziano definitivamente. Vi è luogo al ricorso nelle Corti supreme contro tutte le sentenze o decisioni diffinitive ed inappellabili delle gran Corti e tribunali. Contro quelle dei giudici di circondario il ricorso non ha luogo pel solo motivo d’incompetenza o di eccesso di potere. Le gran Corti de’ conti verificano e giudicano i Conti di quasi tutti i pubblici servigî; e decidono alcuni affari in prima istanza, ed alcuni in grado di appello. Gli affari commerciali sono giudicati dai tribunali di commercio; ed i giudici sono scelti fra i commercianti, e confermati dal governo. Tutti i funzionari dell’ordine giudiziario sono nominati dal Re. Cinque codici e parecchie leggi addizionali servono di base ai giudici di tutti i tribunali.

La intendenza della Casa del Re, comprende tutto ciò che ha rapporto alla casa civile e militare del Re; alle rendite, ai siti Reali, agli edifizî Reali, ec. La casa civile è divisa in cinque servigi, diretti dal Maggiordomo maggiore e Sopraintendente generale di Casa Reale, dal Cavallerizzo maggiore, dal Somigliere del Corpo, dal Cappellano maggiore, e dal Cerimoniere di Corte. La casa militare si compone di un General Comandante la compagnia delle Reali guardie del Corpo; e dello Stato maggiore personale di S. M. La Real Segreteria particolare di S. M. si compone di un Segretario particolare di S. M., colle attribuzioni e doveri di segretario del Consiglio di Stato, e cogli onori e prerogative di Direttore di Real Segreteria e Ministero di Stato; e di undici uffiziali.

Il Re crea dei nobili a volontà, ma non accorda loro che titoli ed onori. I titoli dei nobili sono quelli di Principi, Duchi, Marchesi, Conti, Baroni e Cavalieri. Il Re ricompensa in tal modo i servigi civili, ecclesiastici e militari dei sudditi delle Due Sicilie e li nomina membri degli Ordini Reali. Il più antico di questi Reali Ordini cavallereschi è il Reale militare Ordine Costantiniano; i di cui membri son divisi in Cavalieri Gran-croci; Cavalieri di giustizia; Cavalieri donatori; Cavalieri di grazia; Cavalieri cappellani onorarî; e Cavalieri scudieri. L’Ordine, oltre del Gran Maestro, ch’è sempre il Re, ha pure i seguenti gradi superiori: un gran Prefetto che sostiene le veci del Gran Maestro; un Gran Priore che presiede alle chiese dell’ordine; ed un vice-gran Priore. Il Real Ordine di S. Gennaro fu istituito dal Re Carlo III di Borbone nell’anno 1738. Esso ha un Gran Maestro, ch’è sempre il Re, e quattro uffiziali. Vi sono i Cavalieri di giustizia e quelli di grazia, compresi i Principi del sangue e della famiglia Reale. Il Real Ordine di S. Ferdinando e del Merito con decreto del dì primo aprile 1800 fu dallo augusto Re Ferdinando instituito ad oggetto di ricompensar coloro che avessero renduto qualche importantissimo servigio, e data qualche straordinaria pruova di fedeltà alla Real Persona ed alla Monarchia. Il Re è il Gran Maestro dell’ordine; e vi sono quattro grandi uffiziali Ministri del medesimo. Tutto l’Ordine è diviso in tre classi, cioè in quella di Cavalieri Gran-croci, in quella di Cavalieri commendatori, ed in quella di Cavalieri della piccola croce. Il numero de’ Cavalieri Gran-croci è fissato a ventiquattro compresi i Principi della famiglia Reale. Il Real Ordine Militare di S. Giorgio della Riunione instituito dallo Augusto Re Ferdinando I con legge del dì primo di gennajo 1819 è particolarmente destinato a premiare il valore, il merito ed i servizî militari, ed a celebrar la riunione dei Reali dominî di quà e di là del Faro in un sol Regno. Il Re ne è Gran Maestro, ed il Duca di Calabria ne è di dritto Gran Contestabile. Vi è anche un Gran Maresciallo che viene nominato da S. M. I membri dell’Ordine son divisi nelle seguenti sei classi cioè: Gran-croci, o sia bandierati; Commendatori; Cavalieri di dritto; Cavalieri di grazia; Medaglia di oro; Medaglia di argento. Il Real Ordine di Francesco Primo è stato instituito dall’Augusto Re Francesco I. Il Re n’è il capo e ’l Gran Maestro, rimanendo la suprema magistratura dell’Ordine sempre annessa alla Real corona. La legge de’ 28 di settembre 1829 che ne porta l’instituzione, lo destina unicamente a compensare, secondo i diversi gradi, il merito civile, sia nel distinto esercizio delle civili cariche di ogni ramo, sia nella segnalata coltura delle scienze, delle arti e del commercio. I militari ne’ quali concorrano de’ meriti civili della indicata specie, possono anch’essi aspirare a’ diversi gradi dell’Ordine. Questi gradi sono cinque, cioè di Gran-croci, di Commendatori, di Cavalieri, di Medaglie d’oro, di Medaglie d’argento. L’Ordine religioso de’ Cavalieri di S. Giovanni di Gerusalemme, detto di Malta, fu ripristinato a 7 dicembre 1839. La casa Reale, o la Corte di S. M. il Re, si compone del Maggiordomo maggiore, del Cavallerizzo maggiore, del Somigliere del Corpo, del General Comandante le Reali guardie del Corpo, del Cappellano maggiore, del Maggiordomo maggiore onorario, del Cavallerizzo maggiore soprannumerario, del Cerimoniere di Corte, del primo Cavallerizzo, dei Cavalieri di compagnia, del Confessore, dei Gentiluomini di Camera di S.M. con esercizio, dei Maggiordomi di settimana, dei Gentiluomini di Camera di S. M. di entrata, dello Stato maggiore personale di S. M. che comprende gli Ajutanti generali del Re, ed un Ajutante Reale di S. M., di un uffiziale alla immediazione di S. M., della Real segreteria particolare di S. M. e dei capi subalterni di Casa Reale. La Corte di S. M. la Regina si compone di un Cavaliere di onore, di una Dama di onore, di un Cavallerizzo, delle Dame di compagnia e delle Dame di Corte.