QUARTIERE DELLA KALSA
QUARTIERE DELLA KALSA
QUARTIERE DELLA KALSA
Tenendo lo stesso metodo del primo, osserveremo in questo secondo quartiere, quanto s’incontra nella parte sinistra del Toledo , e della via Macqueda , e nell’interno dello stesso. Portandoci dunque altra volta alla Porta Felice si presenta una piazza, in fondo della quale vi è il
Pubblico parterre. — Vi si ascende per una gradinata di pietra viva: esso presenta un amenissimo luogo di passeggio, che guarda la spiaggia, e domina la marina, adorno di statue, e di marmorei sedili, ben lavorati, e lunghesso verdeggiano scelte piante.
Ritornando nella lasciata piazza di Porta Felice , e proseguendo il cammino della via Toledo , a poca distanza s’incontra la
Piazza marina. — Questa di figura quasi circolare, è larga circa 632 palmi, e 800 lunga, decorata in giro da molti interessanti edificî, da sontuosi palazzi, alberghi, botteghe, e magazzini di mercanzie estere.
Il primo edificio che resta alla sinistra di questa piazza è la
Zecca, n o 31.— Ai 10 febbraro 1676 fu accordato a questa capitale il privilegio d’istituire l’officina della zecca, unica in tutto il regno di Sicilia per battervisi moneta.
Indi segue l’antico
Palazzo dei tribunali, n o 36. — Esso è impiegato, porzione per la dogana, e porzione per i tribunali di giustizia. È costruito di quadrate pietre, che termina a torre con merli. Fu desso secondo alcuni palazzo dei principi musulmani; e secondo altri palazzo un tempo della famiglia Chiaramonte, che ne cominciò la fabbrica nel 1307. Nel 1598 fu assegnato al Tribunale della Inquisizione, o del Sant’Ufficio, il quale vi avea le sue carceri per li rei contro la nostra religione cattolica. Le più orribili tra queste carceri erano quelle vicino l’orologio, disposte dal re Filippo III per li rei di fellonia.
Terminato il giro della piazza, c’introdurremo nella via di Merla ad occidente, alla quale fa capo il cantone della chiesa della Madonna dei Miracoli. Alla sinistra sta il
Teatro s. ferdinando, n o 19, composto di quattro ordini di palchi, ed una platea che può contenere più di 200 persone. Vi si rappresentano delle commedie in dialetto siciliano, e qualche volta dei drammi buffi in musica.
Uscito il viaggiatore nella via Toledo , e proseguendo il cammino può portarsi nella piazza della Martorana con la
Chiesa e monastero di s. caterina, n o 1. — La chiesa si cominciò a fabbricare dopo il 1566, ed ebbe termine nel 1596. La sua pianta è a croce latina senza ale, con cappelle con isfondo, con nave, e cupola. L’architettura è di ordine corintio con suoi pilastri parietini, piedistalli, basi, capitelli, e corrispondente travatura con ordine attico sopra, ad incontrare la travatura della volta. È essa dal pavimento sino al cornicione tutta incrostata di marmi mischi lavorati a rabesco, con intrecci, ornamenti, statue, e bassi-rilievi; il pavimento è tutto di marmi a disegno. Le pitture nella volta del coro sono del Sozzi; quelle della chiesa, con istucchi dorati, del Randazzo, e quelle del cappellone di Antonio e Paolo Filocamo messinesi. L’altare maggiore è tutto di scelte pietre dure con ornamenti di dorato rame; il tabernacolo ne è di amatista con colonnette compagne; e il paliotto è parimente di pietre dure. La cupola fuori il cappellone è pittura di Vito d’Anna nel 1751. Questa chiesa è ricca di preziosi arredi sagri, di gran copia di argenti, e di altri ornamenti di molto valore. Il monistero non è meno ragguardevole della chiesa, non mancando del bisognevole per una numerosa ed aristocratica comunità.
Uscendo dalla porta occidentale di questa chiesa scendesi nella
Piazza e fonte pretorio ( de l’Hotel-de-Ville ). Questa piazza, sebbene non moIto grande, è circondata di belle fabbriche. La stupenda fontana, che maestosa sorge nel mezzo, può dirsi una delle migliori di Europa. Gira canne siciliane 64, 3, 6; che in tutto formano palmi 515; l’altezza è da circa palmi 50. Fu costruita prima del 1552 a Firenze, e fu venduta nel 1573 al Senato di Palermo pel prezzo di onze 8000. Per collocarsi in questo sito l’intera spesa in contantì costò onze 30,137, ossiano scudi 75,343. Ivi per 56 canali zampillano le acque, cioè 20 per le urne, 37 per le statue, e 24 per le teste degli animali dei mostri che vi sono scolpiti.
Passiamo a parlare del
Palazzo senatorio, ossia della città ( Hotel-de-Ville ). — Le più antiche notizie che si hanno di questo palazzo, sono quelle del 1300, in cui se ne cominciò la fabbrica dal re Federico II di Aragona. È tutto posto in isola di figura quadrata con quattro facciate. La più nobile, e la principale guarda tramontana, ed è la più moderna. Le sale superiori contengono molti oggetti degni della curiosità del viaggiatore.
Finito il giro di questo palazzo, e scendendosi per la stessa scala, si potrà uscire dal portone orientale, rimpetto al quale è il
Teatro carolino, n o 11. Verso la fine del 1808 si atterrò l’antico teatro, e sopra le rovine dello stesso si rifabbricò il nuovo. L’architetto fu l’ingegniere D. Giuseppe Puglia palermitano. Questo teatro di musica contiene cinque ordini di palchi, ed una vasta platea con 302 sedili oltre l’orchestra. Si rappresentano in esso opere in musica tanto serie, che buffe, e qualche volta con balli. Nel carnovale vi si danno delle pubbliche feste di ballo in maschera. È questo il primario e più frequentato teatro della capitale.
Contiguo allo stesso è la
Chiesa e monistero di santa maria dell’ammiraglio detto la martorana, n o 14 e 15. — Il monistero non fu fabbricato contemporaneamente alla chiesa, avvegnachè quello fondato nel 1194, e questa nel 1113. Il fondatore della chiesa fu il figlio di Cristodoro, Giorgio, cioè Rozio Antiocheno, greco di nazione, ammiraglio prima del Conte, e poi del re Rugieri, dalla di cui carica prese il nome di S. Maria dell’Ammiraglio . Non risparmiando egli nè spesa, nè denaro, l’arricchì di preziosi lavori di musaico, con marmi, porfidi, verdi antichi, ed altri pregevoli ornamenti, contestando tutto ciò le iscrizioni greche e saraceniche tanto dipinte nell’interno di essa, che incise nelle pietre, e molti diplomi del re Rugieri, dei due Guglielmi, e di altri sovrani della Sicilia. Finalmente viene confermata la fondazione di questa chiesa da una iscrizione greca a musaico, che entrandosi dalla porta, che guarda il settentrione nel piano, si vede alla parte sinistra nella cappella della Madonna del Rosario, pendente dalle mani della Vergine Santissima, ai di cui piedi sta prostrato l’ammiraglio Giorgio. È la figura della chiesa un paralellogrammo con nave centrale, e due altre a canto, di architettura gotico-normanno-sicula, sostenuta da otto colonne corintie di granito orientale, con basi, e capitelli dorati di diverse forme, con dieci archi acuti senza travatura, per sostegno della volta, con una porzione dei detti archi tanto dalla parte della nave, che dalle ale, incrostati di musaico figurato, ed il restante dipinto ad uno stile, che si approssima al musaico suddetto. Le parti superiori dei pareti si vedono incrostate di figure in musaico, e le rimanenti dipinte a stile dello stesso: il basso delle mura è ornato di porfido, di verde antico, di marmi, e di altre pregevoli pietre; le superiori mura e la volta lo sono di mosaico esprimenti dei fatti della vita di Gesù Cristo, ed alcune immagini di santi, ed il rimanente nel 1720 fu rivestito di marmi alla moderna: mettà del pavimento verso il cappellone è coperto di musaico, di marmi e porfidi; il rimanente di solo marmo alla moderna con vago intreccio; i vani della volta che non erano a musaico, furono coloriti di pitture da Guglielmo Borromans. L’altare maggiore ed il tabernacolo sono di lapislazzoli con altre pietre dure ben lavorate, e colonnette e statue di bronzo dorato. Il quadro rappresentante l’assunzione di Maria Vergine è ottima pittura di Vincenzo Anemolo. Il quadro che si vede nella cappella della Madonna del Rosario, fu dipinto dallo Zoppo di Ganci, nel di cui lato della epistola si vede l’immagine a musaico della SS. Vergine all’impiedi volta al suo figlio che sta in alto tra nuvole, e le pende dalle mani una greca iscrizione, che il fondatore Giorgio riguarda, il quale sta sotto i piè della Vergine prostrato con barba, e capelli bianchi, riccamente vestito, con in mano una sagra corona. Dall’altro fianco rimpetto a questo è l’altare de’ Ss. Simone e Giuda apostoli, col suo quadro: nel lato del vangelo si scorge a mosaico il ritratto del re Ruggeri con piccola barba bionda, che riceve dalla destra di Gesù Cristo la reale corona e dalla sinistra lo scettro. In questo quadro a musaico si legge una iscrizione greca, che dice Rogerio Regi . Questi due quadri a musaico son degni di tutta l’attenzione, come di sommo pregio per l’epoca in cui furono lavorati.
Uscendo da questa chiesa, e piegando a destra per la discesa dei Giudici , dopo alquanti passi si va a trovare il
Teatro di s. cecilia. — Esso fu fabbricato nel 1692 per le rappresentazioni delle opere in musica. Ha quattro ordini di palchi, ed ogni ordine 17 palchi, che in tutto fanno 67, ed una platea capace di 336 persone tutte a sedere, divisa in 32 file di panche in due lati da 16 per ogni uno, oltre dell’orchestra. La sua figura è ellittica, e semplice l’architettura, con pitture e dorature.
Ed ecco, ritornando nella via Toledo , terminato il secondo Quartiere: passeremo all’altra medietà, in due altri Quartieri distribuita.