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QUARTIERE DEL CAPO

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QUARTIERE DEL CAPO

QUARTIERE DEL CAPO

In questo quartiere solo è da ammirarsi la Cattedrale chiesa metropolitana, che vince di pregio tutte le altre chiese della città, e merita ogni attenzione, sì nella sua esteriore gotica ed antica magnificenza, che nelle interne sue moderne decorazioni. Dirigendo altra volta i nostri passi verso occidente, alla destra del Toledo incontrasi il

Duomo. — Esso fu fatto fabbricare da Gualterio II, arcivescovo di Palermo nel 1170 coll’aiuto del re Guglielmo II, avendo fatta buttare a terra l’antica Basilica. Fu dedicato alla Ss. Vergine Assunta in cielo. Fu questo tempio rinnovato nell’interno nel 1781, e terminato nel 1801. Per cinque porte si ha l’ingresso in questa chiesa. La decorano ai quattro angoli quattro alte ed artificiose torri, ed un campanile. La porta maggiore è artificiosancnte travagliata di varî arabeschi di marmo bianco con 6 colonne a spira. Fu fatta fra gli anni 1352, e 1359. Termina questa facciata con una catena di merli. Il lato meridionale di questa chiesa è superbamente architettato con ben intesi lavori d’intaglio, piccole cupole, finestre, e tutti gli ordini sono coronati di una continuata fila di merli sullo stile gotico. Sopra alcuni di questi furono collocate nel 1780 venti statue di marmo bianco, lavoro dei figli, e degli scolari di Gagini. È ragguardevole e vieppiù degno di attenzione il portico, che precede la porta di questo lato meridionale, sostenuto da quattro colonne di granito di Egitto con tre archi acuti. Nella prima colonna a sinistra di chi guarda leggesi una arabica iscrizione. La facciata esteriore è tutta fregiata di nobilissimi lavori d’intaglio di stile gotico. Il lato settentrionale in faccia la Badia Nuova è ugualmente lavorato alla gotica con merli. Tutto l’interno della chiesa, col pavimento di marmi a disegno, è diviso in tre navate, la sua figura è in forma di croce latina, l’architettura è di ordine corintio, si estende in lunghezza palmi siciliani 380, in larghezza palmi 106, ed in altezza 88. Comprende titolo, T, cupola, coro, cappellone, e gran numero di cappelle, tutte con isfondo. La nave centrale è distribuita in 16 archi sostenuti da pilastri con le basi incrostate di marmi coloriti, in ognuno dei quali stanno annicchiate quattro colonne di granito di Egitto lustrate, e pulite, coi loro capitelli di marmo bianco di ordine corintio. Gli ornamenti sì degli archi, che delle pareti e volte son di stucco sullo stile romano. Le navi laterali han 14 cappelle con isfondo, e due porte, e fra le cappelle son comprese quelle del fonte Battesimale, e le due dei regî sepolcri; le dette cappelle sono decorate di stucchi, colonne, ed altari di marmo. Tra lo spazio di ogni cappella, e l’arco che le corrisponde della nave centrale, sovrasta una mezzana cupola con finestre, e lanternino. Da una balaustrata di marmo è diviso il cappellone da tutto il restante della chiesa. Sta in esso il coro per li canonici, e l’altare maggiore. Questo è composte di diaspri, agate, lapislazzoli, e legni impietriti, la predella coi gradini sono tutti di granito, le due colonne sono di gallo antico. In fondo di questo cappellone merita osservarsi la statua di marmo bianco di Gesù Cristo resuscitato sopra il sepolcro, lavoro di Antonio Gagini. Alle due rispettive mura laterali, che tirano per tutta l’estensione del coro, posano dentro nicchie altre dieci statue di marmo un poco più grandi del vero, lavoro del suddetto autore, tranne due, rappresentanti gli apostoli, e sotto le nicchie di queste statue sonvi i bei quadri di marmo a tutto rilievo che raffigurano il diverso martirio di ognun di quei santi apostoli. Simili alle sopraddette sono le altre quattro statue delle braccia della croce. È degno di tutta l’osservazione il pavimento di questo coro, ch’è di musaico, e composto di porfido, di verde antico, e di altre pietre dure, quello stesso ch’è nell’antica chiesa. Dal coro si esce sotto la cupola, tuttora senza alcun ornamento, sostenuta da quattro gran pilastroni. La cappella destra con isfondo contigua al coro è destinata a conservare la sacra eucaristia. È essa decorata con istucchi dorati, e con pitture, ed il pavimento è tutto di marmi. L’altra cappella contigua al cappellone dalla parte dell’epistola è quella di s. Rosalia compadrona della città. È essa fregiata di stucchi dorati, di pitture a fresco, e di marmi bianchi di fino lavoro ad arabesco. L’altare col paliotto, e mensole è tutto di argento maestrevolmente lavorato. Sopra di questo vi è una gran nicchia semicircolare, che chiudesi con un cancello di rame fatto nel 1655. Si conserva dentro questa nicchia l’urna d’argento, dove stanno riposte le sacre ossa della Santa. Fu fatto fare dal Senato nel 1631, del peso di libbre 1208, 5, 6 di argento con egregio lavoro di bassi rilievi, e di altri fregi: tutta la spesa montò a 20,000 scudi. È lunga palmi 7, larga palmi 4. L’altra cappella del T, che resta nel braccio sinistro, è quella dell’Assunzione di M. V., titolo della chiesa. L’altare è di marmo bianco simile a quello dello opposto lato, dedicato al Crocifisso. Il quadro è pittura di G. Velasques. Nelle due cappelle dell’ala sinistra sono collocati i sepolcri reali ed imperiali i quali chiamano la curiosità, e meritano l’attenzione di qualunque viaggiatore. Sono sei gli avelli, che compongono questo reale sepolcreto, cioè tre di porfido tutti di un masso, un altro di tavole di porfido, e due altri di marmo bianco. Racchiudono essi i cadaveri del re Rugieri, dell’imperatore Arrigo VI, della sua moglie Costanza la Normanna, di Costanza II l’Aragonese vedova di Emerigo re di Ungheria, e poi moglie dell’imperator Federico II, e dell’infante Guglielmo duca di Atene, e di Neopatria figlio del re Federico II Aragonese, e fratello del re Pietro; e di tutti il più ornato è quello dello imperator Federico. Non può negarsi essere queste urne di porfido uno dei più rispettabili, e magnifici ornamenti, che decorano non solo questa capitale, ma tutta la Sicilia, e che uguagliano l’antica maestà romana. Quando all’11 agosto 1781 bisognò aprirli, per indi rimoversi, a causa della nuova fabbrica della chiesa, allora fu che diversi nostri dotti, ed eruditi uomini si applicarono ad osservare attentamente i cadaveri, e quanto in detti avelli si racchiudea, e ne formarono una esatta, diligente e dotta descrizione. — Resta sotto il cappellone di questa chiesa la Catacomba , ossia il sotterraneo Cimiterio chiamato Tutti i Santi . Vi si scende per quella porta nel cappellone vicina il trono reale. Negli antichi tempi della chiesa palermitana vogliono, che servì questo cimiterio di ricovero ai primitivi cristiani, per isfuggire le persecuzioni dei tiranni, e per esercitarsi in opere di pietà. È egli in aspetto di sotterranea chiesa fabbricata a volta. La sua lunghezza è di palmi 82, la larghezza è disuguale, perchè nel suo mezzo è palmi 20, nel principio e nel fine palmi 30, È modellata a due navate con colonne, e cappelle, su gli altari delle quali vi sono delle statue di marmo. È dietro l’altare maggiore un tumulo di marmo bianco con dei mezzi bassirilievi, che piegano ai tempi del paganesimo, riputato dagl’intendenti di sublime scultura; ne siegue altro, in cui è scolpita una caccia, che potrebbe essere quella di Atlante e di Meleagro, ma inferiore al primo, onde si rileva essere stato per uso dei gentili, ed un altro senza ornamenti. Dal lato occidentale ve n’è uno di pietra, che mostra essere di un antico Arcivescovo di Palermo. Si vede indi altro tumulo di marmo di Federico di Antiochia fratello di Bartolomeo, e di Francesco di Antiochia, entrambi Arcivescovi di Palermo. Sta sopra il coverchio la di lui statua a giacere, vestito della armatura antica di ferro, che colla mano sinistra sostiene il capo nudo, ed ai piedi ha la celata. A questo succedono altri tre sepolcri, nei quali si congettura essere sepolti degli Arcivescovi palermitani antichi, come sarebbero Alcherio, Gualterio I, Pietro I, Rugieri Tresera, Parisio, Berardo Costaca, Leonardo de Conti, ed altri che morirono in Palermo.

Ed ecco qual si è il più magnifico monumento del quarto ed ultimo Quartiere della città di Palermo.

FINE