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Guida Per Palermo — liberliber.it · All chapters

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  1. (N. B.) BELMONTE HOTEL, all’ Acqua Santa villaggio a 2 miglia circa di distanza da Palermo, che si vede innalzato isolato di una maestosa fabbrica nelle falde del monte Pellegrino, alla parte orientale dello stesso vicino la ripa del mare. — Questo sito è il più delizioso delle campagne di Palermo, godendo da quel punto d’una veduta ammirabile da comparare con le migliori posizioni delle sponde del Bosforo: l’occhio ammiratore abbraccia un orizzonte immenso vedendo sino a Capo d’Orlando le isole Eolie; l’aria è molto salubre essendo difeso dal vento dal Nord e dalla montagna; e la corrente d’aria prodotta dal venticello del mare in tempo d’està vi mantiene una continua frescura. I cambiamenti atmosferici sono così insensibili che il termometro non va al di là di 10 gradi sopra zero a 24 Rèaumur. Esistono delle passeggiate romanzesche in tutti i fianchi della montagna, la quale presenta il prospetto il più pittoresco. Questo locale prediletto dai forestieri che visitano Palermo principia ad attirare molti viaggiatori, dacchè questo magnifico e memorando palazzo del principe di Belmonte è stato accomodato in casa mobigliata; ed anche la moda, che porta tanti forestieri a percorrere l’Italia, vuole presentemente che non si lasciasse l’Italia senza visitare la Sicilia. Di fatti parecchi illustri Inglesi ammalati hanno trovato un ristoro alla loro salute residendo varî mesi in questo sito, vicino al magnifico edifizio delle nuove prigioni, agli alloggi militari, al porto grande, al collegio nautico, al lazzaretto, alla peschiera del Re, al villaggio dell’Arenella, alla pesca del tonno, all’edifizio del nuovo Camposanto, alle passeggiate campestri nelle falde del monte Pellegrino, e vicino a diverse e sontuose ville e casine, castelli, parchi e giardini di delizia della primaria nobiltà della capitale. L’edifizio contiene tre piani, e si divide in grandi e piccoli appartamenti; stanze isolate ed a pian terreno; e vi stanno annessi un amenissimo e spazioso parco o giardino di delizia, bagni, cucina e rimesse. Le camere sono mobigliate tutte a nuovo, a prezzi moderati e discreti.

  1. Hotel de l’hermitage du mont pellegrino, all’ Acqua Santa , un poco al di là del palazzo Belmonte. Il signor Giuseppe Sénès francese ha ivi formato un casino mobigliato, nominato col suddetto titolo, per alloggiare forestieri, in cui potrà albergare una o due famiglie. Questa casina di una costruzione pittoresca è simile a uno di quei tanti casini che si trovano nella Svizzera, e che adornano le sponde del lago di Ginevra, dove i viaggiatori vanno ogni anno a passare parecchi mesi della bella stagione. Contiene esso casino sette stanze a dormire, due gabinetti per servitore, una stanza da studio ed appropriata anche per un artista, un salone di compagnia, una sala da pranzo, due cucine, varî camerini, una stanza per bagni dove l’acqua si riscalda mediante un ingegno di ferro fuso, e vi si potranno prendere bagni d’acque minerali doccie. Le stanze sono mobigliate con eleganza e semplicità; sono tutte guernite delle più belle carte d’apparato di Parigi; d’una varietà di quadri rappresentanti varî siti della città e dintorni dipinti dallo stesso proprietario, e di una piccola e scelta biblioteca. Un cuciniere francese s’incaricherà del pranzo per quelle persone che vogliono vivere con un certo lusso; ma uno potrà anche far fare il suo pranzo sopra luogo, essendovi tutti gli utensili da cucina; o dal suo proprio servitore, o da persona residente sopra il locale stesso. S’incarica anche il proprietario di fornire una carrozza, ed un battello a disposizione dei viaggiatori. Varî terrazzi eleganti con pergolati; ed un ameno giardino all’inglese sono aggregati allo stabilimento dove esistono più di 2000 piedi di rosa: diversi viottoli conducono in mezzo a una bella piantagione di viti; esistono anche parecchi piccoli sedili con pergolati. Da questo luogo si gode la vista della pesca dei tonni, e vi è bella caccia di quaglie e passa di stornelli. ↩︎
  2. Con Sovrano Rescritto del dì 11 dicembre 1838, S. M. il Re N. S. si degnò ordinare, che il servizio dei corrieri del regio lotto si esegua esclusivamente dall’Amministrazione Generale delle Regie Poste. ↩︎
  3. Per brevità si tralasciano d’inserirsi. ↩︎
  4. La Storia del Vespro Siciliano è stata compilata dall’abate D. Francesco Paolo Filocamo . ↩︎
  5. Essi sono: il palazzo delle Reali Finanze, la istituzione della Borsa di Commercio, l’edifizio delle nuove grandi prigioni, il nuovo Camposanto, il novello edifizio destinato alla musica estiva e l’illuminazione a gas nel Foro Borbonico; la istituzione del banco di Corte; ed in appresso si spera lo stabilimento di una cassa di sconto, gli asili infantili, un grande e nuovo real teatro di musica, l’illuminazione a gas dentro la città, ecc. ↩︎
  6. Per quanto concerne la comunale amministrazione della città di Palermo, uopo è ricordare ch’essa si divide tuttora in due rami, quello che propriamente riguarda il Comune e l’altro che viene detto dell’amministrazione delle nuove gabelle, stabilita nel 1648, onde col prodotto d’appositi balzelli imposti in quel tempo si soddisfacessero i creditori della città medesima. D’amendue questi rami se ne darà un computo approssimativo per l’entrata e per le spese, non essendosi formato esatto stato discusso.

  1. Amministrazione propria del Comune di Palermo

  1. Rendita

  1. Beni patrimoniali once 23762 17 16

  1. Prestazioni annuali da diverse persone » 21385 12 4

  1. Dazî di consumo per quella parte che è del Comune,

  1. mentre dell’altro se ne terrà conto nell’azienda delle

  1. nuove gabelle, la quale rata s’è riportata secondochè

  1. venne notata nello stato discusso del 1837 tuttavia in

  1. vigore al 1840 » 112667 8 8

  1. Rendita straordinaria » 29889 21 2

  1. Somma » 187704 29 10

  1. Spesa

  1. Stipendî once 12251 4 10

  1. Soggiogazioni ossieno rendite costituite a creditori » 9421 14 8

  1. Censi » 1613 24 14

  1. Per la notturna illuminazione » 10000 » »

  1. Pel mantenimento de’ trovatelli, rata che contribuisce

  1. il Comune » 8000 » »

  1. Pel mantenimento de’ trovatelli maschi, che oltre i

  1. sette anni sono nell’ospizio di Beneficenza » 1950 » »

  1. Pel deposito di mendicità » 5500 » »

  1. Dote del teatro » 6000 » »

  1. Per l’ospedale delle meritrici » 4000 » »

  1. Al regio erario in transazione del dazio sulla

  1. molitura dei grani » 58331 » 16

  1. Spese varie e pesi diversi » 69878 8 »

  1. Somma » 186945 22 8

  1. Azienda delle Nuove Gabelle

  1. Rendita

  1. Beni patrimoniali once 956 28 14

  1. Dazi di consumo o gabelle per la parte a tale azienda

  1. pertinenti secondo il calcolo fatto nello stato discusso

  1. del 1824 tuttora in vigore » 137847 29 »

  1. Rendita straordinaria » 9810 9 18

  1. Somma » 148615 7 12

  1. Spesa

  1. Stipendi once 1547 28 8

  1. Pigioni » 75 14 »

  1. Spese d’amministrazione » 643 10 »

  1. A’ creditori che son pagati a bimestri ed ai così detti

  1. assegnatarî » 113375 2 »

  1. Spese straordinarie » 32976 3 6

  1. Somma » 148617 27 14

  1. Unendo quello che ora tiene propriamente il Comune e quanto è addetto pe’ creditori delle nuove gabelle, l’intero patrimonio della città di Palermo somma once 336,320, tarì 7, e gr. 2, delle quali la precipua parte sono i dazî di consumo che trovansi dati in appalto per anni sei da luglio 1839 a dicembre 1844 per once 238,333 e tarì 10 annuali. Tali dazî gravano in varie maniere, le farine di grano, il lino, il carbone, e le legna da fuoco, i liquori spiritosi, la carne e la macellazione d’animali bovini, l’orzo, l’olio, il sapone, la neve la di cui vendita è di privativa della Città.

  1. Non sarebbe discaro di riportare qui l’azienda particolare de’ Comuni della Sicilia.

  1. Quanto all’azienda particolare de’ Comuni e delle provincie, uopo è conoscere che i Comuni nel 1836, secondo i loro stati discussi, presentavano un patrimonio di 2,541,834 once e 20 grana composto come segue:

  1. Rendite ordinarie

  1. Beni patrimoniali once 127494 13 »

  1. Multe » 1815 4 »

  1. Dritti su’ pesi e misure » 3329 16 »

  1. Posti » 2254 29 »

  1. Grana addizionali alla fondiaria » 837 13 »

  1. Dazî di consumo » 431335 8 »

  1. Unione » 567066 23 »

  1. Rendite straordinarie

  1. Resto di cassa once 78518 5 »

  1. Crediti correnti » 113666 » »

  1. Crediti scaduti ed antiquati » 1620050 17 »

  1. Dazî di consumo » 162533 5 »

  1. Unione » 1974767 27 »

  1. La somma totale delle due rendite ascende a 2,541,834 once e tarì 20, vale a dire che la rendita de’ Comuni sorpasserebbe di molto quella della finanza. Ma uopo è avvertire che tra le indicate rendite de’ Comuni si notava una massa di crediti correnti e antiquati nella somma di once 1,620,050 e 17 tarì, la più parte o di difficilissima esazione o inesigibile in tutto, e quindi sottratta tal somma, anche quella notata per resto di cassa, sarebbe l’effettiva quantità in once 843,266.

  1. La spesa dei Comuni viene notata come siegue:

  1. Ordinarie

  1. Stipendi once 93878 24 »

  1. Pigioni » 7241 25 »

  1. Spese d’amministrazione » 9040 15 »

  1. Spese varie » 402288 18 »

  1. Unione » 512449 22 »

  1. Straordinarie

  1. Estinzion de’ debiti once 934719 28 »

  1. Opere pubbliche provinciali » 9996 8 »

  1. Opere pubbliche delle Comuni » 304885 18 »

  1. Costruzione di fanali a riverbero » 706 20 »

  1. Acquisto di fondi a riscatto di censi » 28416 23 »

  1. Spese di liti » 15281 » »

  1. Pensioni di riposo » 15741 22 »

  1. Rondieri » 10581 » »

  1. Unione » 1320328 29 »

  1. Spese imprevedute » 31714 » »

  1. La somma totale ascende ad once » 1864492 21 »

  1. Messe in confronto le spese colla rendita, siccome venne notato, e non già per l’effettiva sua quantità, ne risulterebbe un avanzo di once 597,341 e 9, il che farebbe credere prospera la condizione dei Comuni ove non si ponesse mente che tale apparente avanzo deriva da quella immensa massa di crediti che irregolarmente s’annotano nella entrata, crediti la più parte inesigibili o resi tali per oscitanza degli amministratori. ↩︎
  2. In questa popolazione si riporta ancora per maggior comodità quella delle due sezioni esterne o della campagna, Oreto e Molo, che di dritto dovea farsene cenno nell’articolo dei dintorni di Palermo. ↩︎
  3. Di tratto in tratto si son distinti i marini palermitani per arditezza nei lunghi viaggi con picciole navi senza rilevante equipaggio. Mercantile nave di Palermo fu quella che nel 1789, mostrò prima d’ogni altra del nostro reame la Reale bandiera nel Baltico; anche palermitana nave fu quella che la fece vedere nel mar Nero nel 1799; pure appartenevano a Palermo que’ legni che nel 1818, 1819 e 1824 i primi tra i nostri visitarono gli Stati Uniti di America, le Antille, ed il Brasile, dopo i quali esempî si è accresciuto il traffico con quelle contrade, di tal che nel 1839 nei soli Stati Uniti oltre a 20 legni palermitani approdarono.

  1. Ma un fatto permanente che non lascia dubbio alcuno sulle lunghe navigazioni fatte dalla marina mercantile di Palermo, e che mostra che la medesima vada progredendo, risulta dalla somma dei premî accordati dal Governo per tale obbietto sempre crescente dal 1829 a questa parte.

  1. Eccone lo stato:

  1. Somma calcolata in once, tarì e grana.

  1. Anno Once Tarì Grana

  1. 1829 5 13 »

  1. 1830 1298 11 14

  1. 1831 116 23 18

  1. 1832 1652 12 8

  1. 1833 40 » 12

  1. 1834 2913 24 8

  1. 1835 1536 24 12

  1. 1836 2933 11 16

  1. 1837 844 13 10

  1. 1838 7848 14 16

  1. 1839 9108 2 8

  1. Non è guari Vincenzo di Bartolo di Ustica movendo da Palermo nel 28 ottobre 1838 col brigantino la Elisa, con tredici marinari navigò arditamente e con perizia egli il primo tra i soggetti delle Due Sicilie nei mari delle Indie orientali approdando e facendo commercio in Sumatra in luglio 1839. Per il che varî incoraggiamenti e distinzioni s’ebbe dal Re, tra le quali la medaglia d’oro del merito civile, e quello di venir nominato alfiere di vascello della Real Marina col permesso di poter continuare a navigare su’ legni mercantili godendo all’uopo de’ non pochi privilegi accordati alle navi da guerra. Il giovine Federico Montechiaro pilota della medesima nave, ebbe nomina per effetto della munificenza dello stesso Re di pilota di terzo grado della Real Marina, e la medaglia d’argento del merito civile. ↩︎
  2. Ved. Castelli Siciliae veteres nummi, pag. 53 a 60 tab. lv a lxi e Auctarium I pag. 14, tab. vi. Auctarium II, pag. ii, tab. v. ↩︎
  3. Con un Real Decreto di S. M., oggidì in tutte le amministrazioni del regno di Sicilia i conti si tengono in ducati, grana, e cavalli, simili a quelli del regno di Napoli. ↩︎
  4. Dopo il 1815 S. E. il sig. cav. D. Luigi de’ Medici, ministro delle finanze, fece battere delle superbe monete di oro di once 10, di 5, di 2, di 1, e di 20 tarì, ad un titolo finissimo, come li zecchini veneti, cioè di 996/1000, che sono state ricevute alla zecca di Parigi per grammi 37,85/100 e franchi 3420 71 il kilog.

  1. Per coloro che volessero riportare il valor della moneta siciliana a quello della moneta francese, ecco su di questa una sola parola.

  1. Idea delle monete francesi . — L’unità di conteggio in Francia è il franco. Esso equivale presso a poco alla lira tornese: pesa in argento 5 grammi, in rame 2 hectogrammi, d’altra liga 2 decagrammi, in oro 322 milligrammi, 58.

  1. Decimo è la decima parte del franco, o due soldi: nel calcolo ordinario non si fa uso di questa denominazione.

  1. Centesimo è la centesima parte del franco. ↩︎
  2. Vi è ancora il pezzo di 12 tarì e 10 grana, detto colonnato. ↩︎
  3. Parecchi dei seguenti articoli sono stati trattati dal barone Federico Cacioppo nella statistica della città di Palermo . ↩︎
  4. La pentola del comune non bolle mai.

  1. Avvertiamo per una debita considerazione, che con questi caratteri intendiamo dipingere la generalità degli abitanti di Palermo, e non mai far comprendere che essi sieno applicabili individualmente a tutti senza le giuste eccezioni. ↩︎
  2. Dal 1625 al 1700 non si celebrarono ogni anno più di tre giorni di feste; nel 1701 esse aumentaronsi a quattro, e nel 1745 si accrebbero a cinque; pure dal 1747 al 1750 si restrinsero nuovamente a quattro, e non fu che nel 1751 che in numero di cinque vennero una volta stabilite. Nel 1783 il vicerè Caracciolo tentò di ridurle a tre giorni come pria, ma ne increbbe al popolo, ed uno rescritto sovrano non lo permise.

  1. Al principio delle feste si praticava una gran cavalcata che percorreva di giorno la via Toledo , e poi ritornava di sera per la stessa strada con torce accese.

  1. Egualmente si innalzavano de’ grandi altari nella piazza comunemente detta dei Quattro Cantoni , e tanto la cavalcata che gli altari durarono dal 1625 al 1740.

  1. Il gran carro trionfale s’introdusse nel 1686; sino al 1693 soffrì la interruzione di alcuni anni, ma dal 1694 in poi si ha motivo di credere, secondo Villabianca, di non essere stato più intermesso di anno in anno fino ai nostri giorni. Il carro venne illuminato la prima volta nel 1765 onde ripassare per la via Toledo alla sera.

  1. La corsa dei cavalli fu introdotta al 1740.

  1. I fuochi di artificio nella Marina al 1741.

  1. La illuminazione delle piramidi nella via Toledo al 1752, mentre ch’era Pretore di Palermo il Duca di Montalbo D. Giovanni Sammartino Ramondetta.

  1. Nel 1724 compiutosi il primo centennio dopo il ritrovamento delle ossa, le feste si prolungarono da cinque a otto giorni. Si eressero nelle strade principali della città archi trionfali, che s’illuminavano alla sera e si finsero fra gli altri spettacoli sette navi, che scorrendo la via Toledo assalirono un finto castello edificato nella piazza del Real Palazzo .

  1. Nel 1824 coincidendo il secondo centennio, senz’alterarsi il periodo di cinque giorni, s’illuminò bensì a parte della via Toledo anche quella di Macqueda , situaronsi quattro obelischi luminosi alle quattro porte principali della città, e si aggiunsero alcuni focherelli a mare concertati sopra feluche. ↩︎
  2. Il costo de’ due fuochi artificiali di S. Rosalia è calcolato od once 700 circa, cioè 8750 franchi in circa. ↩︎
  3. Non parliamo qui de’ termini tecnici o scientifici, che nati da una lingua madre, vengono senz’alterazione ricevuti ed operati da’ dotti di tutte le nazioni, ma di quei termini veramente familiari, che appartenendo a lingue straniere, sonosi inviscerati nella siciliana favella per lo contatto avuto da’ nostri maggiori con quelle nazioni.

  1. La maggior quantità di parole estere, che troviamo oggidì insinuate nel linguaggio nostro, è di Spagnuole, perchè essendo stata la Sicilia più volte sotto il dominio di Spagna, quella lingua divenne così frequente ed usuale appo noi, che i vicerè spagnuoli qui residenti comunicavano le loro risoluzioni alle autorità di Palermo in ispagnuolo. ↩︎
  2. Sul labbro di Nice «apostrofe all’Ape».

  1. Dimmi dimmi apuzza nica

  1. Unni vai cussì matinu?

  1. Nun c’è cima ch’arrussica

  1. Di lu munti a nui vicinu.

  1. Trema ancora, ancora luci

  1. La rugiada ’ntra ti prati

  1. Duna accura non t’arruci

  1. L’ali d’oru dilicati.

  1. Li sciuriddi durmigghiusi

  1. ’Ntra li virdi soi buttuni

  1. Stannu ancora stritti e chiusi

  1. Cu li testi a pinnuluni.

  1. Ma l’aluzza s’affatica

  1. Ma tu voli e fai caminu

  1. Dimmi, dimmi apuzza nica

  1. unni vai cussì matinu?

  1. Sugli occhi di Nice.

  1. Ucchiuzzi niuri

  1. Si taliati

  1. Faciti cadiri

  1. Casi e citati.

  1. Jeu muru debuli

  1. Di petra e taju

  1. Cunsidiratilu

  1. S’allura caju. ↩︎