Disturbia, step three: about touch
Disturbia, step three: about touch
RIASSUNTODEI CAPITOLI PRECEDENTI: Dopo cinque annidi separazione e una residenza forzata in Italia per difendersi da DimitriKarkaroff e Astoria Greengrass, Hermione torna in Inghilterra in cerca di Dracoassieme al figlio Alex di cui Draco stesso non sa nulla. Nel suo viaggio,Hermione viene aiutata da Dean, Pansy e Seth che la informano che Dracopotrebbe essere ancora con Raissa Karkaroff. Una traccia per trovare Raissarisiede inaspettatamente in un incontro che Draco, incalzato da Adamar durante la sua prova, aveva fatto nellaldil:una donna di nomeTatiaKrasovagli aveva chiesto di riferire adHermione il suo nome in modo che si ricordasse di lei, anche se Hermione, inquel momento, non la conoscesse. Sulle tracce di Tatia, che si rivela essere unaprofetessa, il cui nome era stato celato e nascosto da Raissa, Hermione e isuoi amici giungono allultima dimora diTatiaKrasova, in Finlandia,dove era sposata con un uomo di nome Ilai Radcenko . A casa diTatia, Hermione trova una letteradestinata a lei dalla ragazza e scritta ben dieci anni prima e dove lei le dicetutto quello che le accaduto.Tatiaera unamica dinfanzia diDimitri e Raissa.Tatiada sempre dotata di un fortissimo potenzialemagico, aveva da sempre attratto lindole scientificamente curiosa dei fratelliKarkaroff, specialmente di Dimitri, che ne era ossessionato molto pi cheinnamorato. Quando perTatiaed Ilai sierano innamorati, Raissa aveva finito per ucciderecasualmenteTatiae Dimitri le aveva fatto promettere di aiutarlo afare sua una donna che suscitasse in lui lo stesso interesse che gli avevaprovocatoTatia, altrimenti avrebbe rivelato ad Ilai ilnome dellomicida della moglie. Hermione quindi, conosciuta la verit, ritornain Inghilterra con Ilai , Dean, Seth e Pansy, magiunta a casa di Draco, scopre una cosa straziante: Serenity chiamaRaissa mamma. Interrogando con il Veritaserum labambina, scopre che Draco sta addirittura per sposare Raissa stessa; distrutta,Hermione decide di andarsene senza incontrare Draco e di partire per laFinlandia con Ilai , a cui la lega una complicitsempre pi stretta. Ma, alla festa di paese dove andata con suo figlio e isuoi amici prima di partire, ricompaiono i Karkaroff, compreso il presuntomorto Dimitri. Questultimo le ordina di uccidere Draco ed Ilai e lega Alex a s stesso, di modo che qualsiasicosa gli succeda, accada al bambino. I due spariscono con il bambino, conloscuro ultimatum di tre giorni per impedire che lassimilazione diventidefinitiva e che Dimitri non si suicidi, trascinandosi dietro anche Alex.Tornata a casa di Draco, Hermione distrutta ricambia il bacio di Ilai , poco prima che Draco ricompaia nella sua vita.Lincontro tra i due non idilliaco. Entrambi si sentono traditi lunodallaltra, in virt dei legami intanto sorti tra Hermione ed Ilai , e tra Draco e Raissa. Le cose peggiorano, quando inmodo rocambolesco e a causa dellintervento dei Karkaroff, Draco scopre primache Hermione gliene possa fare parola, che Alex anche suo figlio. Il climadiventa ancora pi complicato e ingestibile, quando Draco ed Hermioneapprendono dallEmpatica Helder di esserefiniti nellocchio del ciclone di una guerra millenaria tra il demone Adamar e gli Empatici. Non potranno sconfiggere iKarkaroff e riprendersi il loro figlio, se non supereranno una prova impostadal demone che tester il sentimento che li unisce. Il loro amore, difatti,cinque anni prima, assieme alla creazione e distruzione dello Zahir e al ritiro dalla prova di Adamar a cui si era sottoposto Draco, ha scatenato unaserie di eventi che li designa come unici possibili vincitori nei confronti deldemone: solo loro possono invocare la Solutio damnationis , lo scioglimento della dannazione, ossia ladistruzione di ogni potere concesso da Adamar nonchdella sua stessa esistenza. La prova per complicata, difficile, dura, eDraco ed Hermione disperano di potercela fare, visto come si deteriorato illoro rapporto. La Solutio damnationis per lunico modo per sconfiggere Adamar , e liberarsi del potere dellonniscienza deiKarkaroff, in modo da eliminarli. Nel piano di Helder ,trovano posto tutti i loro amici, riuniti per salvare il piccolo Alex Malfoy.La prova potrebbe avere conseguenze mortali per il pianeta, oltre che per lorodue e per Ilai Radcenko ,che deve fingersi morto con un complicato meccanismo biologico ed empatico peringannare i Karkaroff. Nonostante tutto, sebbene siano certi di non potercelafare e rassicurati sul destino dei loro figli qualora la prova vada male, Dracoed Hermione accettano di sottoporsi alla Solutio damnationis . Disperando di poter tornare vivi, in un climadi tregua indotto dalle circostanze, restano assieme per la loro ultima notte.Al mattino, a causa degli effetti del legame empatico tra lei ed Ilai Radcenko , Hermionescopre non solo i sentimenti delluomo verso di lei, ma anche di quanto questiinaspettatamente non siano a senso unico, cosa che la dilania. in talesentimento confuso che Draco ed Hermione incontrano il demone Adamar e la sua compagna di vita, Eva Dubois . La prova del demone semplice: cancellati itradimenti che hanno condizionato il futuro di Draco ed Hermione, il lorodestino sarebbe stato completamente diverso e, secondo Adamar ,avrebbero avuto quello che davvero desideravano. Adamar liblocca quindi in un altro mondo ed unaltra vita con una sola minuscolascappatoia per fuggire, un fantomatico giungere palma a palma: senza memoriadel mondo reale, Hermione e Draco vivono due vite parallele assolutamenteignari che sia un inganno del demone. Pi tempo passa, per, e meno avrannopossibilit di tornare indietro. La vita di Hermione e Draco quella piclassica che si possa immaginare: lei sposata con Ron e ha avuto Rose edHugo; lui invece con Astoria da cui nato Scorpius. I due, a parte losporadico contatto al binario nove e tre quarti alla partenza dei figli perHogwarts, non si sono mai incontrati. Hermione vive un matrimonio fatto dicrepe profonde, convinta per quasi che si tratti di qualcosa di normale. Unasera, alla Tana, Teddy Lupin e Victorie Weasley confessano alla famiglia diessere non solo innamorati, ma anche in attesa di un bambino, motivo per ilquale hanno deciso di sposarsi presto. Ed a quel punto che ricompare Draco,la cui famiglia ha riallacciato i rapporti con Teddy e che pertantointeressata allorganizzazione del matrimonio. Hermione e Draco si rivedonoquindi, e sebbene alle associazioni di idee con la loro vecchia vita, lei provinausea e lui un dolore al petto, entrambi sono assolutamente ignari del loropassato. Hermione, distrutta dalla percezione della crisi del suo matrimonio,sfugge alle insinuazioni di Draco, sostenendo che fosse sua volont anni primadi uccidere Silente, non essendoci riuscito solo per mancanza di tempo.Hermione, in colpa, vede Draco andare via furioso. Intanto, attorno a loro,forze misteriose si muovono: da una parte, sotto varie forme, lonnipresenteEva Dubois nascosta in mille fogge accomunate dalcameo della rosa bianca. Dallaltra parte, Isolde Crane, apparentemente solo compagnadi studi di Ginny, la quale sembra conoscere qualcosa dellintricata faccendain cui si trova Hermione. Emblematico, anche lincontro con la rediviva Tatia,in questo universo sposata con Dimitri da cui ha avuto una figlia di nomeCharlotte: la veggente percepisce qualcosa di strano in Hermione. Specie nelfatto che lei indossi la sua stessa collana (quella che nel mondo da cuiprovengono, Tatia aveva donato ad Hermione nella lettera prima di morire e cheHermione aveva incantato per non perdere). La collana, in questo mondo, indicasempre il mare. Distrutta dal senso di colpa per la sofferenza che ha indotto aDraco con le sue accuse, Hermione accoglie il ritorno a casa per le vacanzenatalizie della figlia Rose che le confessa di essersi innamorata proprio delfiglio di Draco, Scorpius. La ragazzina, preoccupata della disapprovazione cheil padre Ron potrebbe avere per Scorpius, chiede laiuto della madre che glielopromette calorosamente: la sera di Natale, per, durante un brindisi, Ronrimarca lostilit aperta verso la famiglia Malfoy, finendo per discuterepesantemente anche con Hermione, in aperta difesa di Rose che ne rimane moltoferita. Hermione va via dalla Tana e, in preda allistinto pi puro, finisce acasa di Draco, protetta dal Mantello dellInvisibilit, per conoscere infine laverit sul tentativo di omicidio di Silente e rendersi conto se laffetto dellafiglia, nonch di Teddy, siano ben riposti. Draco completamente estraneo alclima di festeggiamenti della vezzosa e frivola moglie Astoria: infattichiuso nella stanza della madre Narcissa, gravemente ammalata. NonostanteHermione indossi il mantello che la rende invisibile, Draco si accorge dellasua presenza e i due hanno una lunga conversazione quasi amichevole, dove Dracoammette che non avrebbe mai ucciso Silente e Hermione, con sua somma sorpresa,non ha alcuna difficolt a credergli, sentendo una continua fiducia nei suoiconfronti che non riesce a spiegarsi. A suggello del momento, Draco ed Hermionesi stringono la mano, giungendo senza accorgersene a trovare la scappatoia diAdamar, il fantomatico giungere palma a palma era un contatto delle loromani, voluto da entrambi. Immediatamente nelle loro menti, ritorna un ricordodella loro vera vita: il momento in cui Draco us la Legilimanzia su Hermioneal Petite Peste, per cercare di scoprire se fosse a conoscenza di Serenity e diHelena. Il ricordo li sconvolge entrambi, ma soprattutto Hermione arrivaautomaticamente a pensare che Draco le abbia fatto qualcosa di male in unmomento che non ricorda.
Capitolo 49: Disturbia, step three: about touch
25 dicembre ore 00,48
Hermione Granger, 36 anni appena compiuti, loaveva chiamato subito ricordo, non sogno.
La certezza si era instaurata nelle ossa,vibrante come la corda di una chitarra al termine di un assolo. Vibrava tutto,ogni cosa tra pelle ed organi, come se facesse risonanza con qualcosa dilontano, perso, apparentemente irraggiungibile.
I sogni sono concentrati tutti in un soloattimo fosco come nebbia: esiste un occhio del ciclone immobile nel qualeesistono in modo tangibile. Tutto il resto, attorno, viene dimenticato.
Nei ricordi, invece, a guardarli bene si vedealtro: la mente registra implacabile, ripropone scongelate prospettive dieventi che non si erano guardati bene.
E lei aveva visto tutto: tutto quello checera attorno a lei.
Una serie di cose accatastate assieme che,proprio assieme, non significavano niente ed in questo magari poteva sembrarela lucida follia di un sogno.
I mobili della stanza erano bianchi, gliaccessori neri. La televisione era accesa, con il volume al minimo, creavaombre azzurre sui muri come se volesse mangiarseli. Su un letto cera ilpeluche di un coniglio rosa. Dalla finestra, proveniva il suono ritmico eregolare della pioggia. Sul comodino, un calendario segnava la data di unafesta a tema azzurro, lontana tredici anni prima.
Tredici anni prima: nessun sogno era cospreciso.
Ma nessun ricordo portava letichetta di quelmomento. Nessuno.
Mai lei, Hermione Granger, era stata cos aventitr anni.
Capelli lunghi, annodati in una coda,leggermente bagnati sulle punte. Una maglia da calcio babbana rossa.Corporatura pi esile, molto pi magra di quanto ricordasse di essere stata aquellet. Era sicuro che avesse pianto, gli occhi splendevano di pagliuzzeverdi sconosciute, al contrasto con il rosso che macchiava il bianco.
Dentro, non era stata mai cos fragileHermione: farinosa, sabbiosa, friabile come un biscotto secco che, solo aguardarlo di sbieco, si sbriciola selvaggio.
E Malfoy, quello che in un lampo aveva ripresoa chiamare cos, laveva sicuramente sbriciolata.
Con quella mano stretta sul polso, conquellirruenza sorda, con quella violenza scoperchiante e spavalda: certo,ovvio, tutto vero.
Falso, invece. Era tutto falso.
Hermione Granger, 36 anni compiuti, fu certadimprovviso di una sola cosa.
Era stata sbriciolata, fatta a pezzi, dagliocchi pieni di odio di Draco Malfoy.
Le mani. Le sue mani.
Di primo acchito,come un richiamo ancestrale e necessario, guardo solo quelle.
Sono mani sottili,dalle unghie corte eppure curate, attraversate pallide da un tessuto di vene ecapillari: sono mani di neve, ghiaccio, furia e tempesta, capaci di seminaredolore e morte se solo lo volessero. Mi ha detto di non averlo mai fatto, dinon aver mai ucciso.
Gli credevo. Gli credo. O non pi?
Sono mani di uomoche spezzano, percuotono, annientano.
Sono le stesse maniche, poco fa, se ne stavano poggiate fiaccamente vicino a me.
Sono le stesse maniche io, preda dellistinto pi semplice, avrei stretto tra le mie, in modo daconsolarlo dal dolore imminente del lutto per la madre: e sono le stesse manidi cui alla fine avevo conosciuto il calore denso, allinterno di quellaccordonon verbale che avevamo siglato complici.
Ora io guardoquelle mani e cerco di indovinarne le loro impronte sulla mia pelle.
Su quella tenera esottile del polso, su quella pi ruvida e tracciata della fronte, su quellapulsante e bollente del collo: ogni pezzo della mia epidermide, dimprovviso, sudainquieta e mi suggerisce nuove dimensioni del dolore che potrebbe avermiprocurato, per poi cancellarmelo dalla mente. Il quadro cos vivido, e rosso,e nero, che mi fa male solo ad immaginarlo, mentre si sveste come un cappottopesante quella primitiva ed istantanea fiducia che avevo avuto poco fa per lui.Come una molla, scatto subito alla bacchetta nascosta sotto il vestito, laimpugno forte, sebbene le mie dita tremano raggelate. Torno a guardarlo quandosono certa che i miei occhi non siano pi lucidi, ma fieri, socchiusi, minacciosi,mentre ripeto in un sibilo: Che diamine mi hai fatto, Draco Malfoy?.
La sua vista, duntratto, sgonfia un po del mio intento bellicoso, facendo tremolare la pelledietro le ginocchia. Mi ero aspettata un sorriso tronfio, uno sguardosoddisfatto, un ghigno perfido, mentre mi sputava addosso linganno crudele acui mi aveva sottoposta. In fondo, una parte di me si aspettava anche che, nelsuo diabolico piano, rientrasse pure lo scarto pacifico di coesistenza cheabbiamo appena vissuto. Mi renderebbe persino pi tranquilla sapere che stata tutta una farsa, piuttosto che credere sul serio che sia cos naturalestargli vicino.
Invece, arestituirmi lo sguardo un uomo confuso, disorientato, autenticamentesconvolto. Lo guardo senza capire per qualche secondo, la bacchetta che siabbassa piano dalla mia mano tesa prima ancora che io labbia premeditato. Nonaveva gi la migliore delle espressioni precedentemente, ma adesso sepossibile, pare ancora pi a pezzi di prima.
Continua astringere in modo frenetico e convulso con le dita la camicia allaltezza delpetto, come lho gi visto fare spesso come in una sorta di tic nervoso, mentrei suoi occhi sono catturati dal pavimento come un magnete irresistibile. Sottole palpebre, subitanee come fulmini sul mare, paiono passare centinaia di scheggedi un dolore diverso che lo annienta, annichilisce, sconquassa, come a volerlorivoltare dallinterno verso lesterno, alla maniera di una pelle consunta dagettare via.
Ho intuito che ciche successo a me, accaduto anche a lui.
Il ricordo.
Ma la sua reazionemi induce a pensare che abbia visto o sentito qualcosa di diverso da me,qualcosa di feroce, terribile, cruento. Quando torna a guardarmi, pare cercarequalcosa nel mio viso in modo disperato, come se soppesasse la mia figuraalla ricerca di qualcosa che non vada. Scivola sul viso, attraversa le braccia,giunge alle gambe coperte dalle calze leggere. Non c lascivia, desiderio,interesse.
Solo terroresmisurato. Cosa diamine sta cercando?
Sta cercando di capire se sto bene?!
La domanda retoricaa me stessa giunge cos di sorpresa alla mia mente, da scoppiettare come unpetardo acceso. Deflagra insolente tra i tessuti, svuotandomi della rabbia edellansia. Mi attanaglia un senso crescente di vuoto freddo, implacabile,insormontabile, che inizia a congelarmi le piante dei piedi per poi risalirenel resto del corpo. Lo guardo allora instupidita, sciocca, nemmeno coscientedi cosa pensare o fare.
Mi trincero dietrola certezza che il ricordo sia di qualcosa che Malfoy mi ha fatto, solo perchmi rimasto solo questo.
Non so dove altroporre i miei pensieri, dove nasconderli. Dun tratto, confesso a me stessa, perla prima volta in questa serata assurda vorrei essere a casa mia.
Non qui, non conlui.
Ovunque, ma non con lui.
Malfoy continua aguardarmi con una domanda negli occhi imploranti, a cui per io non sorispondere. Quando sembra capire che quel soccorso silente non arriver, nelvedere la mia bacchetta sguainata si ricompone immediatamente con una velocitche mi sorprende, lasciandomi attonita. In pochi secondi torna s stesso, aprele spalle, raddrizza la schiena. Mi sovrasta con la sua altezza, pare unprincipe delle fiabe intento a guardare una servetta. Le labbra si atteggianoal solito ghigno sarcastico, mentre gli occhi, che erano prima pozze azzurrissimedi gennaio, si restringono malevoli, diventando pi chiari, trasparenti.
Si spazzola distrattamentela giacca grigia come se fosse piena di pelacchi, mentre soggiunge sarcastico,rivolgendosi ad un inventato interlocutore: E la Grifondoro dimentic in quindici secondi netti limpeto di convivenza civile natalizia abbandonando persinoquel raziocinio di cui sempre andata tanto fiera, fa una studiata pausa ad effetto,poi prosegue dolciastro: Non dimentichiamo che la moglie di Weasley, ognitanto pure le menti migliori vengono portate sulla cattiva strada. Completala sua tirata con una finta occhiata di comprensione al mio indirizzo, cosa chemi fa saltare ancora di pi i nervi, facendomi dimenticare completamentelattimo di debolezza di poco prima. Riafferro la bacchetta puntandoglielacontro decisa, cosa che non lo impensierisce affatto. Non cambia espressionenemmeno quando sputo fuori, urlando: La vuoi piantare con le tue contorsionisemantiche, Malfoy?! Che cosa diamine vuoi dire? Tu tu mi hai fatto qualcosalho appena ricordato....
Mi concentro perqualche secondo, riportando alla mente quello che ho visto. Lepisodio, invecedi perdere definizione, diventa ancora pi nitido e preciso come se fossequalcosa accaduto solo poco fa. Ha dei colori carichi, scintillanti, al puntoche ogni altra memoria nella mia testa pare smunta e impalpabile. Lo rivedonella mia testa continuamente, cercando di fissarmi tutti i particolari. Nulla,per, mi riporta alla memoria quel momento che pare assolutamente slegato datutto il resto, come una specie di pezzo stonato nel puzzle della mia testa.Respiro a fondo, cercando di trarre quante pi conclusioni possibili, leorecchie che mi ronzano e la nausea solita che non mi lascia in pace. Un vagosenso di ansia comincia a salire tossico lungo lesofago, specie quando cercodi interrogarmi oltre che sulla memoria in s, sul motivo per cui sia tornatain mente a me e a Malfoy nello stesso identico istante.
E peraltro non inuna maniera indolore, tipo scatto di consapevolezza improvvisa: no. Mi sonosentita squarciata a met, come se mi stessero tirando da otto direzionidifferenti. Vado avanti ed indietro mordendomi lunghia del pollice, cercandodi capirci qualcosa, mentre Malfoy mi risponde spavaldo, poggiandosi con laspalla al muro: Se per questo, lho appena ricordato anche io. Cosaquantomeno inusuale se sei la vittima di qualche angheria terribile daparte del sottoscritto: non sono cos idiota da voler volontariamentedimenticare la soddisfazione che ne avrei provato. Senza contare che nonme ne ricorderei mai contemporaneamente a te per darti questa bellaoccasione di urlarmi nelle orecchie come una straccivendola.
Le parole di Malfoynon fanno una piega. Manco mezza.
Certo, potrebbeaver finto la sua rimembranza attuale, in modo da confondermi ancora di pi.
Non certa di quelloche provo per le parole di Malfoy, combattuta tra la proverbiale diffidenza elistinto sempre continuo a fidarmi di lui, cerco di ripensare alle immaginiche ho visto.
Non era un sogno:troppo preciso, troppo netto, troppo carico di dettagli. Non cera nulla dinebuloso, incerto, illogico. Le cose in s sembravano perfettamente normali,tranne che non lo erano per me e Malfoy.
Ero in unappartamento sicuramente babbano, cosa che gi mi fa ammattire, considerandoche ero con Malfoy che non si avvicina alle cose babbane nemmeno se minacciato.Ero in una mise comoda, sembravo una che si sente a suo agio e questo doppiamente strano visto che, ribadisco, ero con Malfoy. Che lui si siaintrufolato in un posto in cui mi trovavo io?
Ma che posto era?Non era casa mia, non era casa dei miei, nemmeno quella di Ginny ed Harry,enumerando le abitazioni pi babbane che conosco.
Il mio stessoaspetto, poi, mi rende ancora pi incerta sul fatto che si trattasse davvero dime: certo, ero pi giovane e da un calendario appeso al muro ho capito che sitrattava di un momento avvenuto tredici anni fa. Quindi, avevo 23 anni e aquellet io stavo organizzando il matrimonio con Ron. Che nel ricordo, non presente. Dove diamine era? Perch ero sola con Malfoy?
Ma anche il mioaspetto era diverso da come me lo ricordavo. Avevo i capelli pi lunghi e pichiari, ero pi magra, persino pi atletica.
Passi che Malfoypossa avermi fatto qualcosa per poi indurmi a dimenticarlo, ma come potevoavere anche un aspetto cos differente da quello che mi ricordo?
E poi quella tristezza, quel dolore, quellavoglia di abbandonarmi volutamente alla morte.
Quando mai sono stata cos? Quando?
Ricaccio indietrocon una sorta di vergogna quella domanda, tornando al presente e dando voce aimiei pensieri, dopo essermi ricordata della presenza di Malfoy che rimasto lin silenzio, a farmi ragionare tutto il tempo: Era un ricordo , Malfoyio ho sentito tutto quello che provavo avevoventitr anni io non ricordonemmeno di averti mai incontrato a quellet.
I miei pensieri ericordi si attorcigliano come fili di un gomitolo, rendendomi sempre piconfusa, mentre cerco inutilmente di trovarne un bandolo. Mi prendo la testatra le mani tenendola assieme, sembra vittima di un forza centrifuga cospotente che i miei pensieri schizzeranno presto in tutte le direzioni.
Malfoy, per nullasconvolto, mi pare solo immensamente annoiato dalla vicenda ed anche dalla miarichiesta di spiegazioni, come se la cosa non gli importasse minimamente. Silimita ad un appunto scocciato: Se per questo nemmeno io grazie a Merlino,Morgana e ad unaltra cinquantina di maghi e streghe di quarantottogenerazioni.
La frustrazione miattanaglia il fiato come una specie di fiera affamata, chiudendomi lo stomacoed annebbiandomi la vista. Vederlo cos calmo, rilassato, serafico, miinnervosisce ancora di pi se mai fosse possibile. Cos, senza controllo,erompo in un urlo sgraziato, ripetendo irrazionale: Smettila! Stai mentendo!.
Il grido mi lasciasenza forze e senza fiato, come se avessi gettato fuori tutti lossigeno che miserviva per respirare. Resto cos con la mano premuta sul torace, nel centroesatto del corridoio che, in curioso gioco beffardo di onde sonore, parerimandarmi indietro infinite volte la mia voce acuta e gracchiante, odiosapersino alle mie stesse orecchie come il verso di un pipistrello.
Mi preoccuposeriamente che qualcuno mi abbia sentito, passi per lIncantesimoInsonorizzante per il piano inferiore, ma Narcissa Malfoy ancora nella suastanza a dormire dellagonia, ma forse ben pi vigile nelludito di quanto iopossa sperare.
Cerco di tingere imiei occhi di unaccorata richiesta di perdono per la mia scortesia e chegiunga allindirizzo di Malfoy, sebbene sappia che la mia sia la reazione pinormale se ti cascano nella mente dei ricordi che non pensi di aver maivissuto.
Lui, per, sembranon essersene nemmeno reso conto, la piega febbrile dello sguardo divenutodacciaio mi informa che irritato, innervosito, sebbene esteriormente non hamutato nulla nella mollezza della posa e nella rilassatezza dei tratti. Solo lamascella si indurisce mentre parla, facendo scivolare fuori le parole come se scottasseroe volesse sbrigarsi a pronunciarle: Certo avevo dimenticato che sei tornatain possesso della tua adorabile moralit rosso-oro. Tregua finita.Unondata di calore vergognoso mi sale fulmineo ed inspiegabile alle guance,irradiando gli zigomi di porpora, mentre lui continua spavaldo, di nuovoinaccessibile come un castello di rovi: Poco fa hai creduto in un attimo chenon volessi assassinare Silente. Ora, siamo di nuovo diciotto passi indietro,non riesco a reggere il suo sguardo, pare una spada puntata alla mia gola. Gliocchi scivolano malamente in basso, mentre mi sento assurdamente in colpa peraver sospettato di lui, anche se razionalmente so di averne ogni diritto.
La mia testa, per, quando si tratta di lui,pare diventare una sorta di vocina di sottofondo.
Faccio pure fatica a capire che diamine dica.
In realt credo chesia sempre andata cos. Lo incrociavo neicorridoi a scuola, ci insultavamo a vicenda, trattenevo dalla rissa inevitabileHarry e Ron, fingevo che fossi superiore e me ne andavo a testa alta, convintadi averlo sempre battuto. Lui poteva anche essere purosangue, ricco e facoltoso,ma dalla mia io invece avevo la media stratosferica e lamicizia con leroe delmondo magico. Nonostante questo, per, quando me ne tornavo in classe e misedevo al mio posto, le sue irritanti parole mi tornavano nel cervello conscadenza regolare, sovrapponendosi a quelle delle varie spiegazioni. E cos midistraevo, mentre fantasticavo di scioglierlo nellacido solforico oppure ditrasformarlo perennemente in un furetto. Chiaramente, mentre discutevo diquesti dubbi amletici, Harry mi diceva qualcosa o il professore mi chiamava,beccandomi disattenta. Riuscivo sempre a rimediare ovviamente, ma intanto ilfastidio mi faceva torcere le mani dal nervosismo. Volevo fare la superiore eci riuscivo perfettamente davanti a lui, ma invece dentro macinavo e macinavofino allo spasmo.
E la mia testa, oggicome allora, diceva sempre il contrario di ci che mi ritrovavo a fare.
Si aggiunge oggi, per, unaltra novit,qualcosa di sorto come un fungo e che guardo come se fosse velenoso.
Avevo la tendenza a sospettare di lui. Sempre,qualsiasi cosa facesse o dicesse.
Ora, ho la tendenza esattamente contraria.
Mi fido di qualsiasicosa dica.
Mi fido di quegliocchi che ho idea che non mi mentirebbero mai.
Mi fido come sesapessi di poterlo fare, sebbene sappia che non cos.
Ed ora mi lambiccosolo per trovare il modo per continuare a fidarmi di lui.
Lo trovo in un lampo, ma lo tengo nascosto,socchiuso nel cuore per non vederlo troppo davanti.
E una cosa inopportuna, ma non possoimpedirmelo, mentre ripenso che ha ricordato anche lui, non poteva mentire suquesto.
Trovo il motivo che cerco, mentre soggiungecaustico come a leggermi nella testa: Buonoa sapersi. Mi sento pi a posto con la mia coscienza sporca senza laresponsabilit della tua fiducia . Accentua la parola con arroganza,calciando un invisibile piega del tappeto nel corridoio, mettendo nel gestocasuale una frustrazione che vorrebbe fingere di non avere. Quellaconstatazione, piccola e sciocca, mi accende lo stomaco di lucciole.
E ripeto quello cheho detto poco fa.
Lo dico gi convoce diversa, soffusa, sussurrata, come un segreto da dimenticare. Arrossiscoancora, mi mordo il labbro inferiore, mi pare unintimit assurda come essersivisti nudi.
Ed invece sono solopoche parole che il legno del corridoio mangia e sputa fuori come un respiroinudibile: Fa che io possa fidarmi di te. Ed io ti difender sempre.
La sua voce gemella della mia, la sento sulla pelle come se mi avesse parlato sulla nuca,sulle clavicole, nella pelle interna dei gomiti, nella curva delle ginocchia.
Mi sussurra lieve,la delicatezza che non pensavo avesse: Dimmi cosa vuoi, allora.
Lo dico rapida, avoce pi alta, cos da rompere quella foresta di bisbigli.
Voglio il favore che mi avevi promesso.
Non aveva avuto bisogno di convincerlo,incantarlo, minacciarlo: nel silenzio del suo letto, il respiro regolare egrave del marito accanto, Hermione Granger, 36 anni appena compiuti, ripensavasolo a quello. La mano sotto il cuscino, la testa sotto il lenzuolo come anascondersi sotto una fortezza di stoffa, stava con gli occhi spalancati sulnulla, attonita come davanti ad una luce troppo forte.
Le labbra, pure, stavano dischiuse in attesadi un verbo o di un aggettivo che non fiorivano nella gola, seccandola elasciandola riarsa come un deserto di stracci.
Draco Malfoy, dopo averle ingiunto di nonmetterci troppo e di non andarsene in giro a farsi i fatti che non eranopropri, borbottando tra s e s, le aveva lasciato libero ingresso nella suamente.
Cos, dal nulla: e lei pensava solo che, sefosse successo al contrario, anche lei avrebbe fatto lo stesso. Senza nemmenoquestionarci su.
Cos, dal nulla.
Nel ricordo, nel sogno, in quello chedannazione era, pareva che lui avesse usato la Legilimanzia su di lei: senzabacchetta, con un Incantesimo non verbale.
Non si era concentrata sulla stranezza dellacosa, ma aveva rifatto lincantesimo che avevano appena ricordato, come unasorta di accordo segreto stretto senza che lo sapessero.
Perch Draco Malfoy, prima ancora che lei ne palesasselintenzione, aveva fatto un passo verso di lei, aveva sollevato il braccio eporto la mano destra con il palmo sollevato, il ghigno vaporizzato, tuttogrigio attorno come se gli occhi fossero dappertutto, persino nelle pieghe deltappeto e nei tarli delle tende.
Ubriaca, ebbra di quello che avrebbe chiamatopotere ed onnipotenza a vedere il nemico di sempre sconfitto ed obbediente, loraggiunse in tre balzelli, come nei giochi da bambina che ora occhieggiavanosgraditi ad un momento che non aveva nulla della innocenza.
Lo seppero le sue dita quando si chiuserosulla pelle tenera del polso, lo seppe la mente che non riusciva a ricordare laformula per leggere i pensieri, lo seppe il ricordo che torn vivido,grandioso, terribile, pi reale di ogni cosa che avesse mai conosciuto.
Hermione Granger, 36 anni, si rigir nelletto, pareva una distesa di spine bollenti. Nel buio la sua mano sembrava unbuco nero pronto ad inghiottirla, bruciava come carne in suppurazione, pungevadi mille spilli acuminati. La guardava come se fosse un arto con volontpropria e che doveva assolutamente amputare per avere salva la vita.
La mano recava la colpa, conservava il caloredelle vene del polso di Draco Malfoy.
La mente di Draco Malfoy era un inferno diporte chiuse.
Corridoi immacolati e deserti, pieni di voceattutite da porte chiuse. Alcune erano enormi, imponenti portoni dallariaantica, di legno massiccio e scuro, chiusi da ferri e lucchetti sigillati.Altre erano piccole, minuscole, non ci passerebbe nemmeno un suo piede. Altreancora, erano spalancate, ma al loro interno, cera poco o nulla.
Scale a chiocciola, si arrampicavano inaltezza dove nemmeno la sua immaginazione riusciva ad arrivare, tutto erauneco di voci, rumori, odori sconosciuti che si mescolavano in vario modo.
A primeggiare, per, era un odore acre,intenso, da pizzicare le narici. Odore di legno bruciato.
La mente di Draco Malfoy, aveva scopertoHermione Granger, puzzava di cenere.
Come se portasse i residui di un enormeincendio, un rogo mortale.
Ad essere bruciati, riarsi, sembravano ichiavistelli di un enorme portone. Si riconoscevano ancora pezzi consumati dimotivi di rose incise ed intagliate nel legno chiarissimo che splendevano diluce propria. Ed una lettera mangiata dalle fiamme. J.
Conosceva Hermione Granger ogni incanto perrivelare inganni e manipolazioni della mente.
Ignor il portone incendiato, come promessatacita a Draco Malfoy, e li prov tutti.
La mente di Draco Malfoy rispondeva di buio,pece, vuoto, nero.
Non conosceva quel ricordo. Non le aveva maifatto nulla. Non si erano mai visti negli anni passati.
Anzi, quel ricordo lo aveva turbato come nullaal mondo: aveva ricordato cosa aveva provato in quel supposto momento che nonsapeva di aver vissuto.
Si era sentito sporcato, come se lavesseviolentata.
Come uno che tocca qualcosa di intoccabile epuro, di illibato e vergine, senza averne alcun diritto.
La Terra era tonda da piatta che era semprestata.
Malfoy non le aveva fatto del male. E se fossearrivato a farlo, se ne sentiva toccato e ferito in qualunque tempo, universo ericordo, vero o falso che fosse.
Le lenzuola si annodavano attorno al suo corpocome serpenti armati di veleno, Hermione Granger le scroll con il piede, ilmarito Ronald reag con uno sbuffo del naso.
La consapevolezza fu amara, dolorosa. Erameglio che le avesse volutamente fatto del male.
Ruppe la promessa allora. Interrog ancora lasua mente entrando, spalancando, aprendo, cercando. Fece di tutto, fallendo,per scoprire se il ricordo era di un mostro avaro della sua anima, e nondelluomo terrorizzato e colmo di perdita che lui stesso si era visto conangoscia essere stato, chiss dove, chiss quando, chiss perch, chiss se.
Ruppe la promessa, e vide mattine di Natale,punizioni al sapore di ruggine, luci verdi assassine, mani allodore divioletta, facce colte a mentire, aule di tribunale, libri di scuolascarabocchiati, cupcakes alla menta e cioccolato, sangue sui mobili.
E, dun tratto, comparve il segreto.
Smisurato, terrificante: trattato per con ilpudore lascivo delle cose banali, poco importanti, come una sorta disuppellettile di scarso stile che viene nascosta nella credenza.
Draco Malfoy aveva avuto paura del ricordopiombato nella sua testa allimprovviso.
Aveva avuto paura perch lui, nonostantetutto, in quel dolore pareva amare qualcuno.
Profondamente, intensamente, enormemente, inun modo cos puro ed unico da arrivare a violare la mente pulita di HermioneGranger pur di difendere quel qualcuno.
Quel qualcuno che non era una madre, un padre,un figlio.
Quellamore, puro ed unico, dentro quelricordo, era stato amore per una donna.
E Draco sapeva di non amare nessuna donnacos. Peggio: di non averne amata nessuna cos.
Peggio ancora, inferno, segatura, sapore dirancido in bocca: Draco Malfoy non si era mai innamorato in vita sua.
Venne fuori il segreto, esplose prima ancorache lei, gi esterrefatta, potesse fermarlo.
Come se avesse vita propria, come se cercassesollievo ancorandosi ad unaltra mente.
Il fidanzamento tra Draco Lucius Malfoy edAstoria Greengrass era nato come contropartita ad enormi debiti di gioco cheGreengrass senior aveva verso i Malfoy.
Draco aveva sempre odiato Astoria, ladetestava ancora, aveva cercato di tutto per sciogliersi da quel vincolo che isuoi genitori volevano onorare, unendo due delle famiglie pi pure di sanguedellInghilterra. Le pens tutte, non riusciva a sfilarsi dallimpegno.
Narcissa disse che lo avrebbe diseredato seavesse sposato unaltra donna.
Lucius disse che poteva tradirla come voleva,basta che lavesse sposata.
Un mese prima del matrimonio, trovlespediente che pensava ideale. La fece sottoporre a visite mediche,paventando che non fosse pi vergine.
Invece lo era. Ma era anche altro: sterile.
Poteva sciogliere il fidanzamento.
Prima che i suoi genitori intervenissero,voglioso di chiudere quanto prima la storia, and dai Greengrass per rompere lapromessa di matrimonio.
Compresero subito il suo intento. Loimprigionarono. Misero sotto Imperius.
Lo costrinsero ad andare a letto con DaphneGreengrass, la sorella di Astoria. La resero pi fertile con delle pozioni alsapore di rosa, rimase subito incinta.
Fu facile allora: o sposava Astoria, o ilbambino spariva. Lo avrebbero ucciso seduta stante.
La spos, non disse nulla a nessuno, lontadel disonore troppo grande perch lo avevano ingannato, ricattato. E con lanascita del figlio, lo avrebbe potuto fare per sempre.
Disse ai suoi genitori che si era convinto,disse che amava Astoria, lo disse ovunque, tranne alla sua mente che sapeva dibruciato.
Protesse il figlio. Am la madre. Divennemarito e padre.
Chiuse il segreto.
Per farlo riaprire poi, dopo anni, ad HermioneGranger.
A lei soltanto, in tutta la vita.
A lei soltanto che, tornando in s, guardandolo,non seppe che cosa dire: finse di non aver visto nulla, disse che credeva chenon gli avesse fatto del male, fugg lontana nei fuochi di Natale.
A lei soltanto che, tornando a casa, perdonil marito, consol la figlia, baci il figlio.
A lei soltanto che, nel letto, am il maritocome il primo giorno perch loro si erano amati, forse si amavano ancora,dentro si amavano sempre.
A lei soltanto che, dopo, non dorm mai.
Perch era stata lei soltanto. E perch Malfoyera il miglior Occlumante della sua generazione.
Aveva voluto che fosse lei soltanto.
7 gennaio
La questione si complicata abbastanza quando abbiamo scoperto che, sullabitazione principale,era stato posto un usufrutto a beneficio della mia vecchia balia Magda mi parescontato, visto quanto le accennavo prima, che abbia posto degli IncantesimiConfondenti su mio zio Oliver per farsi firmare le carte si maledicevano finoal giorno prima del suo ictus e poi le lascia lusufrutto della casa?.
Certo, certo.
Luomo di fronte ame, capelli serici e ricci color del grano e due penetranti occhi azzurro polvere,continua a descrivere con ardore la situazione ereditaria della sua famiglia,sebbene io continui a vederlo come una specie di marionetta slegata: i suoigesti dovrebbero significare qualcosa, ma non giungono ai miei occhi comedovrebbero, sono annebbiati e sfumati. Si perdono diluiti nello spaziocircostante, come tempera annacquata.
Descrivo annoiatacerchi sulla pergamena davanti a me limitandomi a sporadici cenni di assenso,cosa che impensierisce persino Leda che, in un angolo, finge accuratamente diprendere appunti, mentre si concentra sullautopsia delluomo di fronte a mealla scrivania, che le pare naturalmente piacente e ben vestito,caratteristiche che la porterebbero a copulare nellarco di quindici minuti sedovesse aggiungere anche i convenevoli ed unanalisi politica della Brexit.Vedendomi per cos sulle nuvole, si sente in dovere di prorompere in qualchecommento fuori luogo e senza senso per dare unidea professionale del nostroufficio, cosa che le lascio fare in modo apatico ed inerte fregandomenealtamente, mentre luomo sorride imbarazzato, grattandosi la nuca in modonervoso. Mi getta unocchiata implorante alla quale rispondo scrollando le spallesimulando rassegnazione, anche se ancora non ho la minima idea di che cosaabbia detto Leda.
Anche lei, nellamia testa, muove le labbra e basta, come un film muto.
Da quando sonotornata al lavoro, dopo la fine delle festivit natalizie, ogni cosa ha persola densit ed il peso consueto come se galleggiasse per aria, piena di elio:gli ultimi giorni di vacanza in famiglia, sono stati una specie di susseguirsidi giorni tutti intimamente identici, ricopiati luno sullaltra come sefossero stati tratteggiati dalla carta carbone. Persino il fatto che Rose fossea casa da scuola, mi era diventata una sorta di consuetudine addirittura un ponoiosa, nonostante lei mi fosse mancata cos tanto nei mesi precedenti; conlei, che vedevo cos poco e che si stava facendo grande di unintuizioneadulta, dovevo concentrarmi molto di pi per non farmi beccare impreparata allesue domande e richieste. Quando usciva di casa, non provavo con una vergognafonda di inferno quel senso malcelato di delusione per la figlia che non avevapiacere a restare con sua mamma, ma il sollievo nascosto di potermi chiudereimpenetrabile nella mia corazza.
Alla sua partenza,dopo averla stretta in un abbraccio di rassicurazioni e raccomandazioniallodore di fresia, ho guardato il treno allontanarsi con il comando dellostomaco ad avvertire gi bollente la spina della nostalgia, ma invece quelloche si era fatto imperante in me era di nuovo la tenue rassicurazione di potersmettere di fingere.
Hugo, del resto, troppo piccolo per avvertire un cambiamento dei miei stati danimo se ci noncorrisponde a qualche deviazione della sua consueta routine che, invece, erarimasta inalterata nel susseguirsi di colazione, scuola, merenda, pranzo,compiti, tv, parco, film, cena, nanna.
Io e Ron nonabbiamo parlato di ci che successo la notte di Natale, abbiamo relegatotutto nella solita dimensione fangosa del sottotesto di ci che non capiamodavvero, ma che in realt abbiamo ben compreso come qualcosa che potenzialmenteci potrebbe far schizzare in direzioni opposte e differenti come due pezzi diroccia dopo il Big Bang. Camminiamo per le stanze con attenzione, nonsollevando nemmeno la polvere, in punta di piedi, come se sotto le assi delparquet fosse nascosto un esercito di mine antiuomo. Conosciamo parole soffuse,continui grazie e scusa, edulcoriamo lamarezza in una melassa stucchevoledi cortesia e gentilezza stereotipata.
gi accadutonaturalmente, una fase che conosco bene e che segue naturalmente un litigioparticolarmente violento di cui Ron si sente responsabile: il senso di colpa lospinge ad una delicatezza fuori misura, comprensiva anche di una sorta dicautela manieristica verso tutto quello che mi riguarda. Mi chiede spesso comesto, si alza a prendere il sale, mi aiuta a mettere la giacca: di solito tuttoquesto dura fino a quando smetto di stare al gioco, e riprendo a punzecchiarlo oa scherzare con lui. Capisce che tutto superato, ed allora si torna allanormalit.
Questa volta, per,ammetto di godere enormemente della situazione, anche perch si traducenellassenza di domande e nella mia permanenza autorizzata nella bolla isolanteche mi contraddistingue al momento e che lui probabilmente scambia per miosdegnoso rancore nei suoi confronti, cosa poi del resto nemmeno tanto scorrettao almeno pi semplice da riconoscere e comprendere, anche per me.
Sarebbe impossibilespiegare il resto, la selva di quesiti senza risposta mi attanaglia cos tantola mente da tradursi in questa specie di nebbiolina lieve, impalpabile,sottile, attorno ai pensieri. Quando cerco di afferrarne uno, quello sgusciacome le mosche volanti della visione periferica.
Ed allora mi celonellottundimento, aggravato anche dalla mancanza di sonno: oltre al resto,difatti, ho cominciato da Natale ad avere anche difficolt a dormire, cosa chenon si risolve n con incantesimi, n con pozioni, n con valeriana emelatonina. In realt, non che io non riesca a dormire, anzi lo stato ditorpore che mi avvolge finisce per diventare una sonnolenza continua che non milascia mai, costringendomi ad appisolarmi dappertutto, persino sui mezzipubblici o sulla brandina dellufficio.
Il problema ciche accade quando sogno, cosa che succede ormai sempre senza tregua e senzasosta.
Ho deciso di farmipoche domande sul ricordo o presunto tale della sera di Natale, quello chesembra che io abbia recuperato cos allimprovviso, ma che al contempo non haalcuna aderenza logica con la mia vita: i quesiti restano senza risposta ehanno anche la sgradevole abitudine di riportarmi per associazione di idee aqualcosa che non voglio assolutamente rammentare.
Aveva le labbra bianche mentre mi chiedeva chefavore volessi e mi ero chiesta per ore se fosse spaventato, terrorizzato. O sefosse nato cos, eburneo come ghiaccio e diamante, senza sangue nelle vene,solo qualche goccia, purissima, di fronte alla quale io ero fumo, polvere,caligine.
Tendo perci achiudere quella specie di memoria in una parte molto lontana della mia testa,bollandolo con una serie di etichette innocue e scontate, sebbene nessuna diesse, quando mi fermo davvero a pensarci su, pu rendere ragione di quello chemi accaduto.
La mente, per,cos testarda di giorno ad escludere quel pensiero senza risposta dalla miasequela ordinata e ordinaria di pensieri, lo scarta come uno scomodo regalodurante la notte quando, vinta ormai dalla stanchezza, mi appisolo poco primadellalba e del suono gracchiante della sveglia.
Come una specie difilm in proiezione esclusiva, mi viene riproposto il ricordo in tutte le suefattezze assolutamente incomprensibili: ed ogni volta, puntualmente, acquistaun colore pi vivido, vivace, impossibile da ignorare. Pulsano le immaginisotto la trama delle palpebre chiuse, non dandomi riposo e costringendomi alrisveglio.
Paradossalmente, sefosse solo questo, potrei anche sopportarlo.
La sensazione che sia la cosa pi vera cheabbia mai vissuto.
La cosa peggioreaccade in quelle rarissime occasioni in cui, invece che svegliarmi disoprassalto madida di sudore, rimango in uno stato stopposo di sonno leggero.Le immagini vengono rapidamente sostituite da unaltra, ugualmente carica deglistessi medesimi colori accesi.
Impossibile da ignorare.
Un parco allavigilia dellestate, poche persone che camminano lente e noncuranti, nonbadando a me. Vento di scirocco che stormisce ai rami di magnolia, portando unodore fresco di promesse, struggente come qualcosa di appena nato, ma di cosfragile da temere che non sopravvivr nemmeno per diventare adulto. Cielo colorcarta da zucchero, sgombro di nuvole, fissato contro lorizzonte come unacartolina, cos bella da sembrare finta, studiata apposta per innescare lanostalgia delladdio, come quando si viene cacciati dal Paradiso.
Un colore che non mai esistito.
Dondolarsi, avanti ed indietro : dopo un po capisco chesono su unaltalena di corda, cigola fastidiosa, gli anelli di metalloprobabilmente arrugginiti che grattano sul telaio.
Le sensazionivengono piano, lente, come se mi svegliassi da un lungo sonno, sebbenetecnicamente io stia dormendo proprio in quel momento.
E riconosco iltessuto dei pantaloni di fustagno, rigido, fresco. Poi quello della camicia dilino, gonfiata sul retro dal vento, fluttua come una medusa. Ed infine il pettogonfio di un calore innaturale, incomparabile, meraviglioso, come una specie difal che somiglia alle mattine di dicembre quando sei bambina ed aspetti BabboNatale.
Qualcosa di cospuro, ingenuo che, ancora, non so nemmeno se lho provato da piccola,figuriamoci adesso.
Lo si potrebbechiamare un bel sogno allora: ne ha ogni nettezza e chiarezza.
Le sensazioni,per, vanno avanti, non si fermano qui, ad un attimo di perfetta serenit,lontano nella memoria cos tanto da non essere ricordato.
Dimprovviso, comeuna specie di miraggio iridescente, giunge nelle mie braccia un sorta di pesocaldo, soffice, dallodore di talco, margherita, arancia. I miei occhi sonoterribilmente offuscati, come se fossi davvero addormentata anche nel sogno, enon riesco a distinguere bene niente.
Diventa tutto angoscianteallora, come se avessi le palpebre incollate e facessi ogni sforzo per aprirle,ma quelle restassero serrate, appiccicate. Distinguo persino i miei movimentinel letto, inizio a dimenarmi come se fossi stesa nella cenere e nel fuoco, ipensieri sbattono come mosche contro il vetro, spezzettandosi come se fosserosale e polvere.
Ma non mi sveglioancora, mi artiglio al sogno con perseveranza come se ne andasse della miavita, come se uscirne fuori decreterebbe immediatamente una specie di arrestocardiaco di tutto quello di cui sono fatta, come se cos potessi squagliarmi,diventando cera rappresa.
Mi si mozza ilrespiro, nel sogno, nel vero: vado in apnea, non lo so. Mi pare sempre dimorire, ma non accade mai.
Sotto gli occhi,passa oro liquido, penso agli occhi di un gatto e non capisco perch.
Vado oltre quellacortina brillante, il cuore mi si straccia come se fosse di cartabruciacchiata.
E lo vedo.
Tengo tra lebraccia un bambino, probabilmente di cinque anni pi o meno. di spalle,dunque non lo vedo in viso, sento che sta dicendo qualcosa che non capisco,intendo solo e lui torna sempre a casa con noi! , mentre si anima trale mie braccia, gesticolando .
Vedo di lui solo lanuca, una polo azzurra, un paio di scarpe da ginnastica rosse di tela un posporche di terreno ed i capelli, lievemente arricciati sulle punte.
Biondi, mescolati aqualche sparso tono castano.
Lo stringo piforte, aggrappandomi a lui, piangendo, urlando: perch nello stesso momento incui lo vedo meglio, accade che sento chi sia e, contemporaneamente, mi sveglio.
mio figlio.
Ma non Hugo.
Credo persino disapere che si chiama Alex.
La prossima volta a colazione,direttamente il saccarosio! Te ne preparer una ciotola piena, va bene,Alex?".
"Mamma io sono Hugo".
"Perch, che ho detto?".
"Alex".
Mi svegliosinghiozzando, non riesco a stare ferma a letto, mi alzo febbricitante, corroin bagno piangendo e tappandomi la bocca con la mano per non farmi sentire damio marito. E dover dare delle spiegazioni che non ho.
Non dormo pi,ovviamente: dopo quel sogno, per essere corretti, non dormo per giorni.
Mi porto dentroquella sensazione, si accuccia nello stomaco mentre sono al lavoro, mentresorrido slavata a mio marito, mentre accarezzo i capelli rossicci di Hugo, mentreosservo la trama traslucida della luce del sole dietro le tende tirate.
Quella sensazionenon se la liquida il pensiero dellassurdit del mondo onirico. Non se la portavia ammansita la razionalit, non la mitiga il senso comune, nemmeno la scienzae la logica intervengono pietose a portare requie.
Resta lasensazione: e diventa quasi una certezza, paradossalmente idiota, priva disenso.
La consapevolezzaamniotica di avere un figlio che si chiama Alex.
che, invece, nonho.
8 gennaio
La prima cosa chefaccio, non appena metto piede in ufficio il giorno successivo, chiamareLeda, ingiungendole di fissare un nuovo appuntamento con luomo del giornoprima, quello che, nel mio delirio psicofisico ed emozionale, ho bellamenteignorato per ore.
Il clima mattutinoparticolarmente gelido, infatti, mi sferza e punge nellorgoglio spingendomi areagire e ad essere efficiente almeno nel campo lavorativo: posso permettermidi essere svogliata ed assente a casa mia, ma non in ufficio. Ne va della miareputazione.
Una nottata poimiracolosamente libera da sogni di qualsiasi natura, mi rimette al mondo alpunto tale di ritenere tutto come una suggestione della mia mente che, difronte alla prospettiva di comprendere che il mio matrimonio non se la passabene, sceglie tutta una serie di strade secondarie per farmi pensare ad altro.La spiegazione non regge in molti punti, ma oggi per fortuna riesce a suonarequasi convincente: resta il nodo del ricordo o pseudo tale con Malfoy, ma ilfatto che lui non se ne preoccupi, visto che praticamente scomparso anche dacasa dei Weasley, spinge anche me ad ignorarlo.
Resta addosso un sapore bianco e grigio,quello della sua mente e dei suoi pensieri.
Sa di neve quando apri le labbra al cielo perassaggiarla.
Non si mai innamorato in vita sua: ci pensonei momenti pi imprevisti, come un ritornello dispotico. Alita sulle miespalle come il rantolo asincrono di un moribondo.
Assomiglia, poi, ad un martellare quando pensoche, al mondo, solo io so questo di lui.
Ed una specie di percussione in fondo allostomaco che non se ne va mai.
Scrollo il capocome fossi disturbata da un insetto fastidioso, cercando di cacciare via ognidistrazione, mentre Leda, entrando nel mio ufficio con il solito ancheggiare,mi annuncia che Mr. Latimore arriver di l a poco. Schiocca poi la linguainfastidita, strascicando le parole seccata: Era gi al Ministero era venutoa prendere la moglie dal lavoro.
Alzo gli occhi alcielo, ci mancherebbe che non aveva puntato anche questo povero disgraziato, ciavevo visto giusto ovviamente.
Trascorro i minutisuccessivi leggendo finalmente e con attenzione le pratiche dellereditLatimore che, il giorno prima, mi erano danzate davanti agli occhi come segniincomprensibili. Sono cos persa ed assorta che, quando Leda bussa la porta lasciandoentrare con un sorriso suadente Latimore e con unocchiata torva sua moglie, hola vista offuscata e il collo che mi fa male. Mi affretto per ad alzarmi e asalutare luomo con il sorriso pi franco che mi venga fuori, al punto di farmidolere la mascella mentre gli stringo la mano con calore a mo di risarcimentoemotivo per la mia inefficienza del giorno precedente.
Accomodatevi,signori Latimore dico gentile, indicando le due poltrone del mio ufficio.
Luomo sorride congentilezza sedendosi, poi soggiunge educato: Non c bisogno di tantoformalismo, le avevo gi detto ieri che potevamo benissimo darci del tu, nonserve ricordare che ho rimosso ogni particolare della conversazione del giornoprecedente, quindi mi stringo nelle spalle a disagio, bofonchiando torva ecercando al contempo di ricordare i nomi dei due: Potete chiamarmi anche voiallora per nome siamo quasi coetanei.
Mentre ancora milambicco il cervello alla ricerca dei nomi completamente eclissati dalla miamente, la moglie ispirata mi guarda intensamente e completa soffiando con voce morbida:Siamo Christopher ed Helder.
Grata, mi do penadi guardare meglio la donna che, nella mia ansia riparatrice da torti delgiorno precedente, non ho nemmeno degnato di uno sguardo. Sebbene la miasupposizione sul nostro essere coetanee indubbiamente corretta, viste lecarte che ho letto e che riportavano la sua data di nascita, per un momentotemo di essermi sbagliata. La signora Latimore, infatti, ha il viso fresco edinnocente di una ragazzina imberbe: pelle liscia e bianchissima, levigata,assenti persino le rughe despressione. Porta i capelli castani corti sotto leorecchie, cosa che, assieme ai jeans e alla felpa rossa, le danno unariasbarazzina da liceale in vacanza. Giocherella con espressione spensierata conuna piccola fede doro giallo allanulare sinistro e, ogni volta che incontrail mio sguardo, qualcosa la spinge a sorridere in modo automatico come se fosseuna sorta di riflesso condizionato.
La cosa che, per,subito desta la mia curiosit sono i suoi occhi: quando era entrata e le avevogettato unocchiata distratta, ero certa che avesse gli occhi chiari, azzurri,come quelli del marito.
Ora invece essi miappaiono distintamente castano chiaro, dorati sul fondo.
Li osservo a lungo,non capacitandomi del fatto di aver visto male; lei, in risposta, sorrideancora, costringendomi imbarazzata a voltare il capo dallaltra parte.
Trascorriamo lorasuccessiva a dirimere la loro questione legale, naturalmente ieri si eranomolto preoccupati sullesito della cosa, avendo il marito scambiato la miadisattenzione per consapevolezza di non poter fare molto di che: il fattoinvece che oggi sia lemblema della perfezione e sfoderi leggi e decreti con laperizia tuttologica che mi contraddistingue, conforta molto Chris sullesitopositivo della vicenda. Mi dice in tono casuale che hanno gi avuto dellegeneriche grane con la legge e che, di conseguenza, preferirebbe non esserecoinvolto pi di tanto in meccanismi di tale tipo. Ovviamente, sorvolo sulpunto glissando con discrezione, anche perch con unimprovvisa ondata diricordo, rammento che la moglie era la sola figlia di Broderick Bode, ucciso aitempi della Seconda Guerra da Malfoy senior per la profezia su Harry.
Suo padre.
Lo costrinse a sposare Astoria, dicendo chepoteva tradirla come voleva dopo le nozze.
Lui non ha mai amato nessuna donna in vitasua.
Mi libero di nuovodi quellassociazione molesta di idee sorta dal nulla. Probabilmente ChrisLatimore allude a questo e a tutte le magagne legali accadute dopo lomicidio.
Guardo di sottecchiHelder Bode che, per, ha assorbito leventuale allusione al tragico evento conun nuovo estenuante sorriso nella mia direzione: stavolta, con una nettezza chemi fa capire di non aver sognato, noto distintamente che, per un attimo, i suoiocchi scoloriscono come se fossero slavati dallacqua. Da castani, diventano grigi.
Sul suo volto,paiono attaccati come in un collage di ritagli di giornale.
Quel colore cosdannatamente unico che, con sgomento, mi chiedo se oramai io non lo vedadappertutto, persino negli occhi degli estranei.
Mi artiglio albordo della scrivania come se fossi sospesa sul precipizio e cercassi direggermi per non precipitare.
Ancora una volta,per, le iridi di Helder Bode cambiano colore: largento fonde nelloro,diventano uno strano miscuglio lucente, uniti come un metallo dalla foggiainespugnabile e inconsueta, inesistente, come uno strano esperimento dialchimia. Il suo volto, per un attimo, perde laurea compostezza e va a fuoco,arrossisce, sembra quasi accaldata.
Ma in un battito diciglia che sono costretta a concedermi, torna alla stessa serafica espressionedi prima, gli occhi stavolta scuri, marrone profondo, quasi nero.
ChristopherLatimore, in tutto questo, come se fosse stato punto da una vespa, intercettail mio sguardo e lo rincorre allindirizzo della moglie che gli restituisceunocchiata innocente e tersa. Le spalle delluomo si afflosciano, fa un mezzosorriso sghembo e scuote la testa al limite della rassegnazione, contribuendoad aumentare la mia curiosit.
Poi riprende aparlare del loro caso, cosa che consente anche a me di tornare a concentrarmisul lavoro, confortata anche dal fatto che le mie rare occhiate in direzione diHelder Bode confermano che le sue iridi restano castano scuro, non pi celesti,grigie o dorate.
Una Metamorfomagus?La risposta non mi convince del tutto. Non ha nulla del modo di mutare cheaveva Tonks e nemmeno di quello che ha Teddy quando decide di fare ricorso alsuo potere. La trasformazione in loro era (ed ) pi graduale, persino quando involontaria, ed interessa tutto il corpo. In Helder Bode, troppo rapida eveloce, senza contare che interessa solo gli occhi.
Il resto del suoaspetto rimasto assolutamente inalterato.
Resto con quelladomanda in testa per tutto il residuo della nostra conversazione, nonostanteesteriormente sembri il ritratto della professionalit. Continuo a snocciolare strategiedifensive, facendo domande e prendendo appunti, mentre il mio sguardo scivolainvolontariamente di tanto in tanto sul sorriso snervante di Helder Bode. Leggosommariamente nelle carte che Chris mi consegna che lui lavora in un negozio diGrimmuald Place e che lei, invece, unIndicibile.
Questo in parte mirisarcisce dellaura particolare che circonda la donna: tutti coloro che hoconosciuto e che svolgono quella professione, hanno sempre avuto qualcosa dibizzarro, inconsueto, singolare. E decisamente Helder Bode non fa eccezione,sebbene in modo semplicistico ha forse semplicemente ereditato la posizione delpadre, quindi non dovrebbe essere cos automatico che mi sembri una persona singolare.
Eppure, se con glialtri Indicibili che ho conosciuto, compreso Bode senior, la loro particolaritsi poteva coniugare in un carattere tetro ed inquietante, con lei assumedecisamente il tono opposto: sembra quasi fastidiosamente gioviale, allegra,perennemente in pace con s stessa.
Finalmente, con unapunta di sollievo che non riesco a negarmi mettiamo a punto gli ultimi dettaglie i coniugi Latimore si alzano dalle loro poltrone per congedarsi. Mentre perChris Latimore si incammina verso la porta, Helder gli destina una sorta disguardo obliquo a cui fa seguire una scrollata di spalle noncurante.
Chris rispondeallora con un lungo e malcelato sospiro, annuendo brevemente con il capo, primadi salutarmi nuovamente ed inforcare luscita, mentre la moglie non accenna aseguirlo.
Mentre la guardointerrogativa, lei si limita ad accostare la porta che il marito ha lasciatoaperta, tornando poi sui suoi passi e fermandosi davanti alla mia scrivania,cosa che contribuisce ad aumentare il mio gi precedente disagio. Resta perqualche attimo immobile, in silenzio, spostando il peso da una gamba allaltra,come se stesse cercando le parole per cominciare un discorso che, fino a quandoera nella sua mente, filava perfettamente, ma che ora probabilmente si personei meandri dei suoi pensieri.
La osservo mentresi torce le mani con nervosismo poi, vogliosa di darci un taglio, mormorosecca: Volevi parlarmi da sola?.
Helder, scossa daun suo ragionamento interiore, quasi sobbalza, fa una sorta di piccolo saltellocome se fosse stata attraversata da una scarica elettrica. Si allunga la felparossa sulle mani prendendo ancora tempo, prima di sospirare con aria contrita: Gie qui viene la parte difficile. Chris dice che dovrei smetterla di impicciarmiin faccende che non mi riguardano. Ma forse inconsciamente, fa una piccolapausa, guardandomi poi con intensit: quelli con me si convincono che tutto sia una nostra questione personale.
Quelli come me.
Dunque in lei ceffettivamente qualcosa di diverso: qualcosa che la candida come appartenentead una determinata categoria, umana o magica che sia.
La osservo ancoracon sospetto, cercando di trovare mentalmente la quadra del cerchio, ma miarrendo immediatamente. Abbandonando le braccia lungo i fianchi, asseriscosconfitta: Non credo di riuscire a seguirti.
Helder mi guardaallora con evidente senso di comprensione, annuendo tra s e s: Hai ragionepartiamo dallinizio, si siede nuovamente sulla poltrona davanti alla miascrivania, costringendomi controvoglia a fare altrettanto.
Pensi che in me cisia qualcosa di strano pronuncia stentorea, potente, senza alcuna inflessionedi domanda, gli occhi che lentamente si riempiono di nuovo di scintille pichiare, risplendendo nella luce del primo pomeriggio come pezzi di agata. Rincara,sporgendosi lievemente: Te ne sei accorta.
Ancora, nessunaccenno di domanda.
Solo una lapidariaaffermazione.
La cosa mi faraddrizzare sulla sedia, gelandomi la nuca: una tale precisione prelude ad unasorta di incantesimo che, so per certo, non mi ha assolutamente somministrato.Torno a guardarla con diffidenza ed una vena di timore che, in modo automatico,porta la mia mano a cercare la bacchetta nella mia tasca. La sua legnosapresenza mi rassicura al punto di riprendere a parlare, sebbene senta la boccaimpastata: Come fai a saperlo?, osservando poi i suoi occhi ancora chiari,molto pi di prima, mi azzardo ad aggiungere: Cosa sei?.
UnIndicibile replica lei velocemente, spavalda, sistemandosi meglio sulla poltrona in modoozioso.
La rispostanaturalmente mi irrita ed innervosisce, irrigidisco la mascella con un singultoautentico di fastidio: Non solo questo non girarci attorno perfavore.
Gli occhi di Helderhanno a quel punto una sorta di contrazione involontaria, come uno spasmo dellepalpebre. Si fa piccola sulla sedia e sussurra melodiosa, a mo di scusa: Toccata .Ammetto che mi piace parecchio pungolarti la tua testa va in tilt se noncapisci qualcosa. E divertente da osservare, credimi. I tuoi pensierisomigliano a delle girandole colorate che scoppiettano .
Conclude il tuttostringendosi nelle spalle e guardandomi timida come se fosse una bambinettascornata. Gli occhi si scuriscono di botto, come se accogliessero delle nubidense.
Taccio e di nuovomi coglie quel senso scomodo di imbarazzo, mentre sento i pensieri e le teorierincorrersi nella mia testa come se fossero cavalloni impazziti dal vento,schiumano ragionamenti che, per paura che siano ascoltati dalla miainterlocutrice, metto a riposo in una stasi narcotica di silenzio che miimpongo con ferocia, causandomi un formicolio diffuso sulle tempie.
Ha alluso ai miei pensieri, come se livedesse.
Sei unaLegilimante? chiedo in punta di piedi, mordendomi lunghia del pollice connervosismo.
In realt comprendosubito che la mia teoria inesatta. Non esiste nessuno che permanentemente riescaa leggere i pensieri altrui, se non altro perch qualcosa che, da ogni testomagico, viene riportata come una manovra che prosciuga le energie.
Fosse anche cheavesse letto i miei pensieri con un incantesimo silente, oltre ad avvertire lasensazione di intrusione nella testa, avrei anche colto in lei qualche segnaledi progressiva stanchezza. Invece, fresca come una rosellina di campo.
E poi che utilitdoveva ricavare dai miei pensieri? Che diamine voleva sapere? Ripercorrovelocemente le tappe della nostra conversazione alla ricerca di qualcosa chepoteva destare il suo interesse, ma non trovo nulla di che, se non latrattazione legale del loro caso.
Penso che anche imiei pensieri fossero pieni di nozioni giuridiche, non insomma un romanzoillustrato di sommo interesse.
Ho pensato a Draco Malfoy una sola volta.
Decisamente il mio record al ribasso.
La constatazione mifa sudare i palmi ed arrossisce il mio viso, Helder sembra ancora intuirequalcosa dal mio aspetto che, instancabile, la fa sorridere nella miadirezione.
Sono unEmpatica sussurra lieve in un solo respiro, inclinando la testa di lato Pu darsi chepersino tu non ne abbia mai sentito parlare.
Sobbalzoautenticamente sorpresa e la guardo con una nuova fiammata di curiosit sorda,puntellandomi sulla sedia come se fossi di fronte ad una specie di drago a treteste o una celebrit. Ogni cosa del suo aspetto comunica una normalit quasifastidiosa, banale. Ed invece una creatura rarissima, qualcosa che, fino aquesto momento, non credevo nemmeno che davvero esistesse.
Non ne somoltissimo, rammento solo delle nozioni sparse su un libro di testo del corsoper la specializzazione per le professioni ministeriali. Si inserivano gliEmpatici in un nutrito gruppo di esseri leggendari, destinandoli a particolariregimi legali. In quelloccasione, lessi solo che sentivano i sentimenti altruicome se fossero propri, bastava che guardassero anche una fotografia, siconcentrassero per avvertirne lenergia mistica e potevano sentirne il cuoreanche a chilometri di distanza. Erano un circolo ristretto dalle regoletramandate in modo esclusivamente orale, fuori dalla loro cerchia si sa pocoquanto niente dei loro poteri ed anche di come siano organizzati.
Il silenzio siprolunga per molto, come se Helder Bode volesse darmi tutto il tempo dimetabolizzare linformazione e ricostruire ogni tassello delle mie conoscenzeper avere un quadro preciso di lei. Ma, con frustrazione, termino la miaricerca mentale in pochissimo tempo e commento con una punta di impotenzamortificata: Ne avevo letto una volta ma credevo che fosse una specie dileggenda.
Helder,contrariamente al mio senso contrito di malessere per la mia scarsit diconoscenze, pare invece colpita, quasi entusiasta: La tua fama decisamentemeritata, Hermione Granger, sposta con una mano un fermacarte senza alcunapparente bisogno, prima di dire piatta: Il mondo continua ad essere picarico di sorprese di quanto pensiamo, a quanto pare. Noi Empatici non siamotantissimi, il nostro ordine conta poche migliaia di persone nel globo. Per esistiamo .Decisamente. Ne sono la prova evidente.
Collego velocementeil particolare che non mi tornava di lei, rendendomi conto quindi che non avevoimmaginato nulla.
Gli occhi checambiavano colore mi stavi percependo ? completo non del tutto sicuradi aver utilizzato il termine esatto. Non conosco ovviamente i poteri degliEmpatici, ma il fatto che, per qualche sparuto secondo, i suoi occhi sonodiventati molto simili ai miei, sembra dare ragione della mia tesi.
Lei sorride ancoraincoraggiante e timida, aggiungendo: S, scusami la violazione della privacy.Non avverto nulla di particolarmente preciso, non ho questo potere, quindi noncredo di profanare nulla di eccessivo di chi viene a contatto con me. Riesco asentire solo le sensazioni, i sentimenti. Li percepisco come se fossero miei. una cosa che fa parte di me. Potrei controllarla, intendiamoci, sospiralungamente come se stesse affrontando un discorso gi sostenuto, qualcosa chela tedia profondamente per dopo tanti anni come dover controllare ilrespiro, o il battito delle ciglia. Non ci pensi, no?. Cerca assenso nel miosguardo e, in un afflato di comprensione, annuisco piano senza sapere cosaltropotrei aggiungere di diverso.
Lei allora sembracogliere la mia indecisione, forse la fraintende con una sorta di reticenza peril suo andarsene in giro a scandagliare gli animi umani quindi si affretta areplicare, incespicando sulle parole: Potresti obiettare dicendo che la miacapacit riguarda per le altre persone quindi, come dice Chris, sarebbecorretto porsi un freno e non sondare continuamente gli altri senza che nemmenose ne rendano conto. Se per lui sentisse quello che sento io, capirebbe, simassaggia il collo con stanchezza, come se fosse improvvisamente affaticata, sebbenenessuna parte di lei rechi tracce di una qualche forma di fatica.
Torna quindi aguardarmi colpita, piegando un po la testa di lato, come se stesse cercando diimprimersi qualcosa nel cervello analizzando la mia immagine. Le restituiscouno sguardo torbido, fosco, mentre mi stringo nelle spalle.
Chris capirebbe rincaraquindi con un filo di voce se avesse sentito te .
La confidenza delpronome personale mi colpisce traditrice tra le costole, come una sorta didardo fiammeggiante. Sussulto, trasalgo, ancora una volta spasmodicamente presadallesame delle mie sensazioni durante il nostro colloquio. Ma non ci trovo,di nuovo, niente di trascendentale.
Non legge ipensieri, quindi cosaltro pu aver sentito di particolare in me?
Forse ero annoiata?Per uno sciocco momento, penso che possa aver sentito meno che abnegazione allamia professione e che, per questo, voglia tipo fare rapporto al Ministro. Ma miparrebbe una elucubrazione mentale davvero pessima. Senza contare che comunquesono stata professionale e precisa nel mio lavoro.
Con una subitaneailluminazione ricordo che, solo qualche settimana fa, anche la profetessa Tatiacon la figlia Charlotte mi avevano fatto sentire strana, come se fossi unaspecie di fenomeno da baraccone, alla pari di un dinosauro che cammina perLondra.
E pensare che, alla scoperta della sua natura,credevo io di aver guardato cos Helder.
Remissiva, miabbandono allo schienale della sedia e do voce ai miei pensieri con aria stufa:Qualche settimana fa, una Profetessa ha candidamente ammesso che ho unaurastrana. Grigia, ha detto. Ora unEmpatica dovrei fare una sorta discreening preparatorio allingresso.
Helder assorbe ilmio commento sarcastico con una risata genuina che ha il significativo dono dialleggerire un po latmosfera, mentre commenta divertita: Se per i casi umanicon cui lavori, lo sei diventata tu un caso umano, intendo forse dovrestiporti due domande.
Se sapessi qualidomande pormi, lo avrei gi fatto bercio scocciata, massaggiandomi la tempiacon il pollice, descrivendo linee circolari. Non penso di andarmene in giro conuna sorta di insegna luminosa che mi candida a individuo potenzialmente dastudiare .
Eppure, laseconda volta che mi accade.
Dun tratto, conuna colata gelida sulla nuca, metto nello schema tutte le bizzarrie che mihanno colpito ultimamente: e se ci fosse davvero qualcosa di strano inme?
Mangiandomilinterno della guancia con frenesia, allungo il calderone di pensieri,apparentemente dimentica di Helder. Il ricordo mai vissuto, il figlio maiesistito.
Non mi fermo aquello per: mulinano i pensieri e conto la strana distanza da mio marito, daimiei figli, dalla mia famiglia. E poi, con un tonfo sordo nel petto, arrivoalla parte peggiore.
Malfoy. Draco.
Sono corsa a casa sua nel cuore della notte diNatale.
Mi fido di lui pi che di me stessa.
Conosco il suo segreto pi profondo.
Non riesco a smettere di chiamarlo Draco nellamia testa.
Scrollo il capo, ovvio che ogni strano personaggio che capiti a tiro mi vede avvolta da un alonedi anormalit. Ci manca solo che mi spunti una coda da barboncino ed inizi aparlare in babilonese stretto, e siamo a posto. Magari adesso ci capirqualcosa. Tatia Krasova mi ha incasinato la testa, magari Helder Bode me lasnebbia un po.
Chiedo perciincerta ed esitante, ma con una sferzata di coraggio: Cosa hai visto in me?.
Lei mi studiaancora con profonda attenzione, pare cercare sempre le parole giuste perspiegarsi nella maniera migliore possibile. Probabile che, se il suo poterederiva dalla percezione delle sensazioni, non sia cos semplice articolaretutto in parole intellegibili.
I suoi occhi, tintidi vaghi riflessi bronzei, corrono per un attimo fuori dalla finestra, ciincespicano sulle nuvole ritagliate dal cielo, come a cercarne un suggerimentotacito che non so se riesce a trovare.
Poi, tornando a meche inizio a spazientirmi, sorride brevemente ed asserisce rassicurante: Nonparler del tuo cuore. E nemmeno di quel tarlo che ti attraversa lamente.
Un tarlo ?mi ritrovo ad aggrapparmi ancora allorlo della sedia, le unghie grattano sultessuto un po consumato sugli angoli e pendo dalle sue labbra come se fossiuna supplice in attesa di assoluzione.
Non faccio ovviafatica a capire di che cosa stia parlando. Anzi, di chi sta parlando.
La domanda retorica solo il tentativo patetico di nasconderlo alle mie stesse volizioni, ai mieistessi pensieri. Quando invece so perfettamente che se ne sta l, smisurato e spaventoso,a prendersi gioco di ogni singolo gesto, movimento e sguardo, che persomiglianza di contenuto mi riporteranno indietro.
Fino a quando non lo sa nessuno, se me nedimentico, non mai esistito.
Helder mi riservaancora uno sguardo carico di insopportabile indulgenza, di una specie didolcezza frammista ad una sincera pena, che corrode acre il mio stomaco. Per,nonostante cerco di farle capire con lo sguardo di non andare oltre, leiprosegue intraprendente, come se dun tratto avesse perso ogni remora ultima diinibizione: E qualcuno che macera i tuoi pensieri. Non ho mai vistouna definizione cos calzante della lingua che batte dove il dente duole .E una specie di riflesso condizionato. Ci pensi in continuazione, persinoquando non te ne rendi conto. Ci sono poche persone fatte per essereindimenticabili. Credo che lui chiunque sia sia una personaindimenticabile. Un tempo, persone cos venivano chiamate Zahir.
La gola mi si seccaancora di pi, mi sento esaminata come se fossi imputata di un processo,prossima al rogo. Lincendio lo sento persino stagliarsi contro le mie membra,ne assaggio il calore mortale, ne suda ogni cellula del mio corpo, avvolge dispire terribili di cenere laria che respiro.
Helder non leggenel pensiero, me lo ha detto, lo so persino io da quel poco che conosco degliEmpatici: altrimenti sarebbero Telepati o Legilimanti.
Sono solosensazioni, eppure senza alcuna esitazione ha detto lui.
Cosa c nei mieipensieri per coniugarli subito al maschile?
Terrorizzata daqualsiasi corollario di quella constatazione, biascico immediatamente, la voceacuta e stridula, alzandomi in piedi nervosa: Non una personaindimenticabile. Non nemmeno uno Zahir-qualcosa-o-come-diamine-si-chiama. Equalcosa che non capisco. Lo aggiungo con una repentina intuizione cherimette tutto in prospettiva. Rifacendomi alle sue parole precedenti, mi gloriofelice di professare: E una maledetta girandola colorata, come hai detto tu.
Dalle dimensionilo definirei piuttosto lintero spettacolo pirotecnico del 4 luglio sogghignaHelder saputa, riservandomi lennesima occhiata ilare.
Avevi detto di nonvoler parlare di questo replico piccata, tornando a sedermi e distogliendo losguardo da lei.
Helder pare colpitadal mio riferimento alle sue parole precedenti, come se si fosse posta unlimite che ovviamente non ha rispettato e ci le dolga non poco. Quindi siaffanna a proseguire monocorde: Certo, sorvoliamo. Non so cosa fosse lauragrigia che vedeva la Profetessa. Ma so cosa vedo io, fa una pausa studiata,ad effetto, a verificare che io sia ancora attenta e presente ad ascoltarla.Annuisco con il capo, sporgendomi per ascoltarla, mentre lei sussurra in unfiato sofferente: Vedo magia nera. La pi potente che abbia mai visto.So di che cosa sto parlando. Ho incrociato un Horcrux di Voldemort tanti annifa, prima che fosse distrutto da voi. E certo, non era una passeggiata disalute sentirlo ma aveva qualcosa di umano dentro. Di terribile, maumano. In te, invece, ci sono le tracce di una Magia cos oscura che parequella di un demonio . Non c niente dentro. Solo freddo, tenebre,potere smisurato.
La rivelazione mi scompaginail respiro, mi pare che unenorme iceberg ghiacciato mi si sia parato innanzi eio non abbia alcuna forza o potere per poterlo schivare.
Devo soloprepararmi allimpatto.
Pensoautomaticamente a mio marito, ai miei figli, alla mia famiglia, al tenerlitutti al sicuro. Il fatto che Helder parli di qualcosa peggiore di Voldemort,arresta il battito del mio cuore.
In nessuna miafantasia necrotica di angoscia, ho mai concepito un male peggiore di quello. Euna sorta di vertice massimo della malvagit, una vetta di depravazione per cuiogni criminale, ogni ladro, ogni assassino da considerare strettamente efortunatamente al ribasso.
Ora, invece, vienealluso a qualcosa di peggio, qualcosa che ha scelto me come vittima, qualcosache mi si para nella testa in modo evidente per profeti ed empatici, ma cheinvece per me non ha alcuna tangente cognizione, cosa che mi lasciaassolutamente priva di difesa.
Mi concentro sulmio respiro, veloce, ansante, irregolare, quasi a volerne trarrerassicurazione, ma non funziona ovviamente. E non funziona nemmeno quando, conuna punta di sollievo nel fondo del ventre, noto persino che mi rassicuraessere vittima di un incantesimo.
Perch forsesignifica che c davvero qualcosa che non va in me.
Il cauto senso diinoperosa gioia si stempera subito, considerando quanto resta senza risposta aquesta prima rivelazione. Helder continua a guardarmi accorata, tentandoinutilmente di tranquillizzarmi con lo sguardo, cosa che per inciso non haalcun risultato.
C-cosa potrebbeessere? chiedo quando sono certa della fermezza della mia voce.
Bella domandarisponde lei autenticamente costernata Posso solo dirti che sei statasicuramente incantata da qualcuno. Difficile sapere come e da chi. C statoqualcosa di diverso in te negli ultimi giorni?.
Il sollievo ritornaprudente, sbrilluccica come un lumicino nella nebbia spessa ed opaca.
Mi affanno aspiegare agitando le mani, un prurito negli occhi che metto a tacere confastidio: Non so nemmeno da dove dovrei cominciare. Ho vissuto un ricordo .Quello che sembrava essere un ricordo. Che io non ho mai vissuto. Etalvolta. Mi fermo a disagio, incapace di proseguire, mentre metto a fuocoquella sensazione di strappo che avverto dentro di me, come una specie ditaglio nel vivo, suppurante di strazio.
Helder miincoraggia a proseguire, allunga una mano calda che copre la mia, artigliatasulla scrivania. Accetto la carezza con gratitudine, sospingo il groppone giper la faringe e proseguo incerta, come se facessi fatica a ricostruire ilpensiero e a presentarlo fuori di me stessa: sono convinta di avere unfiglio che non ho mai avuto. Penso persino di sapere come si chiama. Credo. credoche si chiami Alexander, come mio padre, i miei pensieri si ingarbuglianocome se avessero una volont propria, intricata e terribile di sfuggire al miocontrollo. E la prima volta che ad alta voce esprimo quel pensiero, che dovoce a quellimmagine, che pronuncio quel nome, e mi pare di sentirmeneconsumata dallinterno come cera di una candela.
Di notte, lanettezza di quellimmagine sconcertante, posso persino ricostruire il profumodi quel bambino sconosciuto. Mi avventuro nel riconoscere il suono argentinodella sua voce, mi azzardo a pensare che gli piaccia il colore azzurro, chemangerebbe solo brownies, che detesta le carote.
Di giorno, facciofatica ad afferrarne una qualsiasi nozione, come se fosse una sorta di miraggiopigro: lascio ai sogni, come a briciole di Pollicino, di ridarmi il puzzle diquesto bambino.
Di cui non conosconemmeno il viso, ma a cui mi sento cos legata da strapparmi le viscere.
Helder mi lasciaperdere nei miei pensieri, prima che le chieda esausta, un peso sullo stomaco:Pu avere senso secondo te?.
Lei ci rifletteautenticamente su, non prima di avermi gettato unocchiata in tralice che quasi stucchevole, dolciastra, per la tenerezza che ci mette in modo istintivo,come a riconoscermi sempre la vittima di un feroce incanto che mi sta togliendoil senno. Il suo sguardo, paradossalmente, invece che innervosirmi mi rassicuramoltissimo: pensare che ci sia un vero ed autentico problema, mi fa sentire aposto con la coscienza, mi permette di sentirmi meno colpevole se vado acomparare lo strappo al ventre per il bambino sconosciuto e i sentimenti cheprovo di amore infinito, immenso, per Rose ed Hugo.
Tutto pu averesenso termina lei con decisione, guardandomi ancora con amarezza La gente si persa anni dietro incantesimi e fatture del genere. Creati apposta per minarela mente, per farti dubitare del reale, per portarti alla follia. Ci che pipotente nellanimo umano il rimpianto. Lanatema del se fosse. Maledizionisimili si insinuano come vermi nel pensiero e, lentamente, lo svuotano. Fino aquando non hai pi cognizione di te stessa.
Chi diamine pu avermi fatto una cosa delgenere? E perch?
Rincorro teorie enomi per diversi minuti, assentandomi completamente. Devo scavare nella memoriae tornare ai tempi della guerra per trovare qualche sospettato convincente.
Soprattutto perqualcosa che non difficile riconoscere, dopo un primo esame della questione.E cio che, se davvero esiste un Incantesimo, non ha solo me come vittima, maanche Draco Malfoy. Non lho pi sentito e nemmeno visto, per quella specie diricordo lo ha vissuto anche lui, cera anche in esso. Probabile che, dopo glisiano successe altre cose strane come i miei episodi onirici.
Se per il nessotra me e Draco Malfoy piuttosto scontato, lo diventa meno quando cerco diandare a ritroso nella mente per individuare un eventuale responsabile.
I miei nemici nonpossono essere quelli di Malfoy, anzi realisticamente lesatto contrario. Sec qualcuno che sta maledicendo me, mi pare improbabile che lo stia facendoanche con lui, sostanzialmente perch, sebbene in termini pi liquidi e menonetti, siamo dalle parti opposte delle ideali barricate in cui diviso ancora ilmondo.
Chi potrebbe volerfare del male ad entrambi?
Cosa dovrei fare?chiedo a corto di idee e risoluzione ad Helder. Per un attimo, riconosco dentrodi me una sorta di spinta istantanea a mettermi nelle sue mani, pare unecodimenticata di consuetudine, sebbene non la conosca e sebbene sarebbe stato pinaturale per me dubitare delle sue parole come prima cosa, invece che accettarela sua versione dei fatti come oro colato.
Invece, non ho ilbench minimo dubbio che non stia dicendo menzogne, anche se sono la diffidenzafatta persona in altri contesti.
Mi basta guardarlanegli occhi, anche quando diventano di un altro colore.
Devi farti aiutareda chi ne capisce di pi in queste cose dice convincente, facendo un enormesospiro di impotenza malcelata E purtroppo non sono io. Mettiamo anche che ioabbia scoperto il sintomo ma per la diagnosi ci vuole qualcuno di esperto. InMagia oscura.
E a chi potreirivolgermi? AllUfficio Auror? Al Ministro?.
Per quanto sianolodevoli soluzioni, Hermione, io andrei alla radice del problema. Cerchereiprima di tutto di capire di cosa si tratta. E c solo una persona che puaiutarti in questo, penso a decine di persone a cui si possa star riferendo,ma Helder tronca sul nascere ogni mia riflessione, pronunciando sicura: Linsegnantedi Difesa contro le Arti Oscure di Hogwarts. E il pi grande studioso vivente diincantesimi di questo tipo. Si chiama Ilai Radcenko.
Il nome accendesubito una tremula spia di riconoscimento nella mia testa, mentre riavvolgo ilnastro dei giorni natalizi che mia figlia ha passato a casa: alle copiosedomande che le ho fatto sullinizio dellanno scolastico, naturalmente da bravaadolescente sempre rimasta laconica e reticente. E stata prolissa soloquando ha parlato dellinsegnante di Difesa contro le Arti oscure.
E un grande, mamma! , la cui difficoltosaperifrasi stata solo che un uomo abbastanza giovane e piacente, ma alcontempo molto preparato e che ha dei metodi di insegnamento moderni ecoinvolgenti.
Lentusiasmo pare,per, bipartisan: ne hanno parlato benissimo anche Albus, a conferma deiracconti di James dello scorso anno. Stessa cosa ha detto anche Ginny, quindipenso che dovrebbe essere assodato che sia esperto nella sua materia.
Annuiscoallindirizzo di Helder: Credo che me ne abbia parlato mia figlia Rose.
Vedrai che sapraiutarti mi tranquillizza Helder, tornando a stringermi la mano con calore,poi unombra le vela lo sguardo, rendendolo plumbeo, quasi nero So per esperienzache il migliore in queste cose.
Faccende daIndicibili? concludo automaticamente, guardandola con curiosit.
S, mettiamolacos sorride lei, alzandosi in piedi e facendo cenno di congedarsi. Mi lasciacon una nuova serie di rassicurazioni, portandomi anche esempi di sueconoscenze che hanno avuto problemi simili e le cui vicende si sono conclusepositivamente. Mi d anche il suo recapito, dicendomi che per qualsiasi cosa,posso chiamarla per chiederle consiglio.
Mi d un buffettosulla guancia prima di uscire, ed allora che risorge dentro una domandaenorme che mi oscura quasi la vista.
La afferro per unbraccio, trattenendola con un singhiozzo che vorrei tenermi dentro, ma vienefuori lo stesso. Sussurro, timorosa di sentire qualcosaltro di terrificante: Haiparlato del mio cuore cosa cosa hai visto?.
Gli occhi di Heldertornano dello stesso colore dei miei, paiono brillare nella semioscurit comefulmini di ambra. La sua mascella si indurisce e sembra improvvisamentefuriosa, sconvolta, attonita.
Poi si sgonfia,torna al suo sguardo normale, mi stringe la mano, cercando di comunicarmi qualcosaoltre le parole che, per, rimane sospeso anche quando esce, portandosi dietroun odore di mughetto e limone che resta impregnato nelle pareti.
Come le sue parole, nella mia testa.
E una cosa chenon ho mai sentito. Come soffocare con la terra un rogo enorme. Come se tiavessero svuotata con un cucchiaio, Hermione Granger. E atroce . Seisostanzialmente cava . Vuota . Pochi orpelli di emozioni, lasciatia penzolare, sospesi attorno ad un vuoto. Hai una voragine dentro dove primacera un amore grande.
20 gennaio
Il rumore della carta,mentre la straccio e frantumo in mille pezzi, suona come una specie diulteriore beffa, come se si umanizzasse al punto di ridermi contro, addosso,ovunque.
Per sfogare ancora di pila rabbia e la frustrazione represse, afferro la bacchetta dal comodino edincendio repentinamente i frammenti rimasti: sfrigolano sul parquet comeschegge prima di annerirsi e diventare polvere.
Il gufo di casa, Dante,ancora un po affannato per il lungo volo nel cuore della sera ghiacciata dibrina e per laltrettanto istantaneo ritorno a casa, osserva i miei movimentifacendo frullare le ali marroni spazientito, in attesa della sua ricompensa. Meccanicamente,la testa ingolfata, mi alzo in piedi, le molle del materasso stridono come inun orrendo film dellorrore. Raggiungo la piccola vaschetta di bocconcini suldavanzale, gli consegno il suo pasto e Dante vola via, descrivendo una volutanel cielo grigiastro a mo di freccia nera che resto a guardare inebetita perun po, il vento freddo sul viso.
Mi sveglia dal torpore ilcigolare della porta della camera da letto che si apre, mi raddrizzo eretta e, rapida,mi chino alla specchiera simulando gli ultimi tocchi di un maquillage che nonho nemmeno cominciato.
Ron entra in camera con icapelli ancora lievemente umidi dopo la doccia, si chiude i bottoni dellacamicia attentamente, timoroso di saltarne qualcuno, guarda la mia schiena e restaimmobile, congelato, un accenno di respiro trattenuto. Mi chiudo nelle spallein silenzio, come se ogni minuto di attesa gli portasse alle narici lodoredella carta bruciata.
Poi, con evidente simulatanonchalance, si siede sul materasso, armeggia con il maglione e le scarpe e michiede tranquillo, la voce impostata: Sei pronta?.
Annuisco con il capo,sollevando il pennello del blush e sventolandolo come un vessillo militare:Quasi se sei gi pronto e Hugo sta dando di matto, puoi anche precedermi. Ilcuore mi batte in petto in attesa della risposta, accelera quando lo sentoalzarsi e venirmi alle spalle, non incrocio il riflesso del suo sguardo nellospecchio, fingendo profonda concentrazione, mentre le dita tremolano un po.
Il suo sospiro, greve,sordo, pesante, mi solletica la nuca scatenando i brividi sulle braccia, mentrein un afflato rapido e malinconico sussurra: Certo.
Sospiro anche io,concedendomi dei gesti pi lenti e misurati, aspettando che inforchi luscita,mentre raggiunge nostro figlio che sta gi saltellando in preda allentusiasmo,facendo ballare le assi del pavimento della scala.
Ho visto volare Dantefuori dalla finestra poco fa la voce di mio marito mi sorprende come la cannametallica di una pistola alla nuca, quando pensavo di essere gi virtualmenteal sicuro. Deglutisco la poltiglia acida e nauseabonda che mi chiude la faringee mi aggrappo alla maniglia di un cassetto, aprendolo senza necessit alcuna etirandone fuori un foulard azzurro che non potrei mai indossare adesso, essendotroppo leggero. Eppure fingo di guardarlo con interesse come se stessidecidendo se adatto o meno alloccasione. Nella trama di fili di cotone eseta, cerco delle parole, cerco lespressione adatta, la cadenza, il respiro disattentosfuggito per caso.
Atteggio la fronte ad unapiccola riflessione, poi la spiano automaticamente come se la risposta alladomanda di Ron fosse fiorita adesso, inconsapevole, nel silenzio di una cosapoco importante. Aggiungo quindi scontata, dandogli ancora le spalle edagitando la mano con indifferenza: Lavoro, sempre lavoro basta prendersi dueore libere e Leda va in panico.
La bugia talmente convincenteche Ron riesce persino a riderci su, sebbene so persino dal suono che la risatafa alle mie orecchie che un verso gutturale, statico, di mera cortesia. Misaluta con un respiro di bacio sulla nuca, sebbene ci vedremo tra pochi minuti, pare sempre che mi dica addio, e siSmaterializza con Hugo per mano che, nel suo entusiasmo da bambino, nondismette per un secondo gli urletti alla Sbrigati pap!.
Non appena capisco diessere sola in casa, non appena prevalgono nel silenzio di nuovo i rumorisottili del legno che si assesta, la mia mano lascia cadere il pennello e ilpiumino della cipria, che atterrano sulla specchiera con un tonfo che risuonaper mille e mille volte. Nascondo il tremore delle mani tra i capelli, mentremi chino piegata e nascondo il viso tra le braccia: gli occhi restanospalancati e fissi nel buio che creo con il mio stesso corpo, mi concentro solosul respiro e sul battito irregolare del cuore, isolando fuori da me stessa lelacrime che, minacciose, mi arrivano agli occhi e si mangiano gi il mascarache ho messo distrattamente, irregolarmente, senza alcuna attenzione, solo peravere la scusa di restare qui ancora un altro po.
Quella consapevolezza miriporta in piedi, come se in modo confuso persino io sapessi che lasciarmiandare significa dare ogni volta di pi lalibi allinedia di trascinarmi via,in basso, senza farmi pi risalire. Cerco allora un vestito nellarmadio, facciomente locale su dove sia finita la mia camicia glicine, sistemo il treninorosso che Hugo ha lasciato in giro per la stanza, apro il portagioie sulcomodino e ne tiro fuori due orecchini lucidi, doro giallo, a cerchio, che miha regalato Ron per il nostro anniversario. La tenerezza mi chiude la gola, mispinge a fermarmi ancora immobile e a sedermi di nuovo sul letto, sfinita, spossata,come se nemmeno un altro singolo passo mi fosse minimamente possibile.
Ed allora che il miopiede nudo, libero delle pantofole che ho lasciato sotto la specchiera, toccacon lalluce un altro piccolo frammento di carta: si spezzetta nelle mie ditache lo raccolgono, ma non prima che io abbia letto di nuovo lindirizzo deldestinatario, il sangue che mi va alla testa lasciandomi esanime nel resto.
DracoLucius Malfoy, Malfoy Manor.
Stringo le labbra, sapere di essere stata probabilmentemaledetta stata una consolazione.
Dopo lincontro conHelder, stato come se ogni cosa si deformasse in preda ad un insperatorespiro di sollievo: pareva tutto pi tenue, pi sussurrato, pi combaciantetra s e s come se avesse trovato posto.
Per i primi giorni, non hofatto altro che enumerare nella mia testa, come se fossero punti di unalunghissima lista, tutti i particolari di me che sembravano stonare da mesi,settimane, giorni, con la consolazione che Helder non aveva potuto fare alcunastima sulla durata della mia maledizione. I bulbi vitrei nel buio delle stanze,contavo e ricontavo, smontando la mia vita pezzo per pezzo ed unendo come con ipuntini della Settimana Enigmistica ogni traccia anormale, strana, difforme: lanausea, il fittizio ricordo, il sogno falso sul bambino.
Arrivavo poi, con febbrilerapidit e immediata consolazione, alla sensazione di estraneit con la miafamiglia, al rancore per Ron, alle trascuratezze per i miei figli, fino agiungere come in un piano inclinato a 90, a quel subitaneo senso di fiducia perDraco Malfoy e a quella corsa forsennata a casa sua la sera della Vigilia diNatale.
Anche laccenno orribileal mio cuore diventato una specie di disco rotto che, con voce metallica,ripeteva la cantilena di una maledizione che era giunta persino a togliermi Rondal cuore.
Una voragine dentro dove prima cera un amoregrande: poteva essere solo questo.
Posso persino dire che, diprimo acchito, la scoperta di essere stata fatturata mi ha reso allegra evitale come non ero da mesi. Ho iniziato a prendere una pozione per evitare isogni notturni, cos da non rivedere pi il bambino e non provare pi quellostraziante senso di distacco. Dopo qualche giorno, ho anche iniziato a fare dellericerche, una volta messo a fuoco che essere stata maledetta non era qualcosasu cui rallegrarsi e che poteva comportare che mettessi a rischio le personeche amo.
Helder mi ha garantito ilmassimo aiuto possibile, da parte sua si offerta di cercare qualsiasiinformazione utile, ma io da sola nelle pause del lavoro o nellattesa che lacena finisse di cuocere, ho iniziato in modo affannoso a spulciare libri,interrogare testi, fabbricare congetture, realizzare schemi. Non ho scopertomoltissimo, ci sono decine di maledizioni che potrebbero avere in comune partedei miei sintomi. Nemmeno scandagliare il mio privato, ha portato ad un qualchesospettato: le piccole antipatie ed avversioni sembrano sempre troppoinsignificanti per portare ad un incanto simile, definito peraltro pi oscurodei malefici di Voldemort.
L, daltronde, la miamente si incaglia: immaginare Voldemort gi sentire la mente invasa da acrefumo nero di tomba, morte. Immaginare qualcosa di peggio, qualcosa che nonoso nemmeno arrivare a concepire lontanamente.
Mi sono allora focalizzatasu colui che Helder mi aveva indicato come probabile risolutore del mioproblema: linsegnante di Difesa contro le Arti oscure. Ilariy Nikolaj Radcenko.
Ogni parte del suocurriculum parsa assolutamente impeccabile: sulla quarantina, di originerussa, diplomato a pieni voti a Durmstrang, estraneo a qualsiasi vicendaoscura, perfeziona i suoi studi con la conoscenza delle antiche scienzealchemiche durante un lungo soggiorno a Kathmandu, senza contare ricerche sullemaledizioni sciamaniche in Patagonia, sui demoni mistici in Giappone e persinosui principi pi avanzati della fisica, quando per diversi anni vive a Boston efrequenta il Dipartimento di Fisica di Harvard. Vive in Inghilterra solo daqualche anno, continua le sue ricerche ed intanto si dedica allattivit accademicapresso Hogwarts, che si sempre ritenuta enormemente fortunata ad averlo comeinsegnante.
Radcenko, peraltro, inulteriore ossequio ad una sua perfezione quasi palese, un insegnante capace,coinvolgente, particolarmente a suo agio con bambini e ragazzi: pare che abbiarivoluzionato il modo di affrontare lo studio della Difesa contro le artioscure, implementando lo stesso modo di fare molto operativo che aveva Lupin.Questo, inevitabilmente, ha portato ad un boom di iscrizioni ad Hogwarts anchedi francesi e mitteleuropei.
Ho letto tutto con unferoce senso di invidia per mia figlia: avrei voluto averlo io un insegnantesimile ai miei tempi. Tralasciando Remus, le mie esperienze non sono statecerto cos edificanti.
Con un senso perci di deferenza,ho scritto, cancellato e riscritto una lettera per Ilariy Radcenko,chiedendogli un colloquio privato: delusa, ho ricevuto risposta da un tale IvanGargovich, che si firmato come una specie di segretario particolaredellinsegnante e che ha asserito con il tono scocciato che permeava persinodalla carta, che il dott. Radcenko aveva lagenda piena fino a luglio delprossimo anno e che quindi non era possibile fissare alcun incontro.
Mi ero gi decisa acontattare il Ministero e smuovere un po le acque di miei vecchi agganci perpoter aggirare lostacolo quando, una sera, mi arrivata una nuova lettera daHogwarts: avevo subito pensato a Rose, avevo stracciato la busta della missivapiena di preoccupazione ansiosa.
Ma invece a restituirmi losguardo giunta una grafia lieve, precisa, allungata sulle lettere alte.
Essere unex Eroina delMondo Magico ha sempre i suoi vantaggi: dopo aver letto il mio nome nellamissiva ricevuta, Ilariy Radcenko si scusava per leccessiva abnegazione delsuo assistente, chiedendomi in cosa potesse essere daiuto a me e al Ministero.
Naturalmente, hoconstatato subito, laccademico pensava di essere stato contattato perchpotesse aiutarmi a risolvere qualche bega di lavoro: a patto di farmipromettere di essere particolarmente riservato, ho confessato che non si trattadi alcuna questione pubblica, ma invece di qualcosa assolutamente personale.
Temevo che a quel puntoRadcenko mi rispondesse picche, ma dopo pochi giorni mi aveva scrittoesortandomi a spiegargli cosa fosse successo e promettendomi che, se ne fossestato in grado, mi avrebbe aiutato.
cominciata cos unalunga corrispondenza dove ho spiegato sommariamente il mio problema e la teoriadi Helder sul fatto che fossi stata maledetta: sebbene non sia scesa molto neiparticolari, Radcenko ha subito riconosciuto qualcosa che gli suonava comefamiliare, accennandomi a qualcosa che ha chiamato tentazione del multiverso , una teoria ancora embrionale su cuipare stia lavorando da qualche anno con unaltra studiosa, tale Eva Lancaster.La definizione tentazione del multiverso mi ha ovviamente incuriosito molto,ma il professore rimasto molto vago a riguardo, rinviando il tutto ad unincontro ad Hogwarts dove avremmo potuto parlarne personalmente: essendo la teoriacompletamente inedita, anche le mie incuriosite ricerche successive non mihanno fatto cavare un ragno dal buco.
Dopo un paio di ulteriorimissive, Radcenko mi ha dato appuntamento ad Hogwarts il pomeriggio del 30gennaio, approfittando di un momento di pausa delle lezioni e delle suericerche a causa di un convegno a Sofia che era provvidenzialmente saltato.
Ho letto la lettera con unsaltello di contentezza, fino ad arrivare allultima riga prima dei saluti.
Dimenticavo,Mrs. Weasley: mi ha accennato stringatamente che ad essere colpita dalmaleficio pare vi sia anche unaltra persona. Non vi ha pi fatto riferimento,non vorrei aver letto male. Per se mi conferma che cos, sarebbe bene cheincontrassi anche costui o costei assieme a lei. Molti incanti di tale naturapossono essere variamente legati tra di loro, e per me comprenderne la naturapotrebbe essere impossibile se non ci sia anche laltro elemento. Confido inquesto.
IlariyRadcenko.
La frustrazione rabbiosami ha avvolto come una specie di miasma: in poche parole, volente o nolente,dovevo chiedere a Malfoy di venire ad Hogwarts con me quando, dalla famigeratasera di Natale, non abbiamo avuto pi alcun genere di contatto, nemmeno mediatodai Weasley.
Il fatto di non averlo pirivisto, lo ammetto, mi ha allinizio confortato parecchio, non avevo e non hoalcuna volont di incontrarlo dopo aver scoperto il segreto del suo matrimonio.Mi cos rimbalzato in testa per giorni da avermi contuso il cervello. E nonarrivo nemmeno a menzionare quella specie di abbandono che, senzapremeditazione, avevo provato nei suoi confronti: convinta come sono che sitratti di una specie di ulteriore maleficio a mio danno, mi sono data pena dianalizzare bene di che cosa si trattava, non presa pi dal timore di scartarequella sensazione nella mia testa, lafiducia sterminata, istantanea, subitanea come quella ingenua dei bambini, edio bambina, bambina cos non sono mai stata, sono sempre stata diffidente,sospettosa, circospetta, e lui pi di tutti mi ha sempre istillato nientaltroche dubbi, teorie, preconcetti, pregiudizi, perch lui era il cattivo, il male,il quasi assassino, il Mangiamorte, e non cambiato niente, non cambiatolui, non sono cambiata io, non cambiato il mondo: ed invece no, se precipitonel vuoto, se vedo il buio avvicinarsi, se sento il vento nella mente sferzarmile membra, so che a tuffarsi dietro di me, a salvarmi, a lottare perch ioresti in vita, non c mio marito, Ron, Ronald Weasley, capelli rossi,lentiggini, orecchie che si arrossano quando emozionato, occhi azzurri di miafiglia, odore di dentifricio alla menta piperita.
Nonc mio marito.
Sepenso alla fiducia, se penso al salto nel vuoto, a seguirmi per morire con me,c Draco Malfoy, Draco Lucius Malfoy, capelli biondi, labbra sottiliarricciate, voce strascicata, occhi grigi che mi scavano sotto la pelle, cuorevergine e mai innamorato, odore di erba bagnata a settembre.
Csolo lui.
Se non un maleficioquesto, e dei pi perfidi ed infidi, non so quale potrebbe esserlo.
Con riluttanza quindi,sapendo che comunque la mia consulenza da Ilariy Radcenko poteva rivelarsiinfruttuosa senza la presenza di Draco Malfoy, avevo deciso di scrivergli unalettera, impostandomi prima su un approccio soft per poi giungere al nocciolodella questione. Non conosco infatti Malfoy al punto di immaginare comereagirebbe se sapesse che, con lui bellamente inconsapevole, ho preso contattiper risolvere il nostro comune problema: anche se non lo avevo minimamentemenzionato con Radcenko, poteva darsi che avrebbe considerato uningerenza chefacessi indagini senza di lui, sebbene fosse coinvolto nella cosa.
Quindi, dopo avercancellato e riscritto lo stesso scarno messaggio per diciotto volte,suscitando la reazione pettegola e scomposta di Leda che mi spiava da dietro lostipite della porta, ho optato per una lettera neutra in cui, Grifondoro finoal midollo, lo informavo delle ultime decisioni riguardo al matrimonio di Teddye Victorie e di cui voleva essere sempre tenuto al corrente, come pattuito inquella sera strana di Natale.
Ilpremio che ne avevo avuto, in compenso, era stato conoscere la sua mente finoal suo segreto pi profondo. Qualcosa che era stata pi una maledizione che unpremio.
In calce, a fine lettera,aggiungevo casuale che avevo bisogno di parlargli in riferimento allepisodiodella sera di Natale; non entravo troppo nei dettagli, cos da tenere al sicurola vicenda nel caso sua moglie aprisse la sua corrispondenza e, allo stessotempo, speravo di indurlo a scrivermi in risposta per la curiosit.
Naturalmente, le cose nonsono andate cos.
Non solo Malfoy non mi hamai scritto in risposta, ma tutte le mie lettere sono tornate esattamenteidentiche al mittente. Potevo pensare a qualche goffo disguido dei gufi, maogni busta diligentemente aperta, sebbene dalla posizione della carta dalettera, deduco sempre che non andato oltre le prime righe a leggere. Probabilmente,si limita alla data e a quei Malfoy!, sempre meno cauti, sempre pi furiosi,sempre pi carichi di rabbia in risposta al suo menefreghismo totale.
I miei istinti di omicidioe minaccia per via scritta, al ridursi dei giorni prima dellappuntamento conRadcenko, si sono fatti via via sempre pi violenti e selvaggi, fino atrattenermi bruscamente dal riempire la missiva di Artiglio del Diavolo o dal farminuovamente piombare in casa sua, stavolta munita di lanciafiamme.
Ovviamente, potrei ancheandare da sola da Radcenko, ma, oltre a temere che cos non riesca a capirequale il problema, mi sconcerta che Malfoy sia cos indifferente a quello checi sta succedendo. Come diamine ha fatto a liquidare quella specie di ricordocon una scrollata di spalle?
Possibile che ossessioni solamente me?
La domanda, diventataampiamente retorica al prolungarsi del silenzio di Malfoy, ha cominciato adinseguirmi come una fiera affamata: pi constato che a lui non interessa nientedella cosa, tanto da non avere nemmeno il tempo, la voglia o leducazione dirispondermi, pi temo che la sua reazione sia quella normale e che sia invece lamia quella sproporzionata.
Probabilmente, alcontrario di quanto avessi pensato, lui non ha alcun altro sintomo. Perci hacancellato dalla sua testa il pensiero di quel momento, dandosi una qualchegiustificazione mentale che lo ha calmato e rasserenato.
Luinon sogna nessun bambino biondo da chiamare figlio, non prova lo sgomento diprovare maggiore intimit verso un miraggio, che verso il proprio vero bambinoquando chiede una cosa e pare solo muovere le labbra a vuoto.
Luinon prova nessuna nausea sferzante, continua, che risale dalla bocca dellostomaco nei momenti pi disparati della giornata, minacciando di rivoltartidallinterno come se fossi un vestito consunto e rovinato.
ma, soprattutto, evidentemente, per lui la sera di Natale stata una sorta distrano episodio che va raccontando ridendo, alla moglie, agli amici, al figlio,parlando della solitudine di una povera idiota che non trova niente di meglioda fare che venire a casa sua, di notte.
Edavrebbe ragione, diamine.
A quelle riflessioni, micoglie allora un senso patetico di chiusura ermetica dentro me stessa,raggomitolata nella vergogna assurda di essermi messa in ridicolo davanti alui. In ufficio, per strada, a casa, mi sembra di portare scritto sulla frontelonta terribile della mia fuga notturna. Credo che chiunque me lo possaleggere scavato nel viso, e rinfacciarmelo con crudelt, smontandomi pezzo perpezzo. Evito lo sguardo del passante, della commessa, del dipendente ministeriale.Di Leda, di Dean. E poi di Ginny, di Harry, di Hugo.
Ed, infine, di Ron.
Lui che, ovviamente, dopoun po ha compreso che ci fosse qualcosaltro oltre alla mia semplice stizzaper il litigio della sera della Vigilia. Ha iniziato a percepire che gli stessilontana, che uscissi prima la mattina e rientrassi quando era gi a letto, chemi chiudessi in bagno a restare immobile, ad occhi chiusi, la nuca sul legnodella porta.
Per, come sempre statoe come sempre sar, attende in silenzio, una ruga continua ai lati delle labbra,mentre mi guarda sopra i bicchieri della tavola apparecchiata, nello spiragliodella porta rimasta accostata, nel riflesso allindietro dello specchio.
Attende che io parli, mispieghi, esploda.
Ed io lo faccio: ma noncon lui.
Prendo di nuovo pergamenae piuma, scavo le lettere nella carta, incido e scolpisco, inveisco e minaccio.
Scrivo ancora a DracoMalfoy, aspettando di nuovo la busta aperta e la lettera non toccata, fortedella ragione che mi danno le supposizioni di Tatia Krasova, Helder Bode edIlariy Radcenko.
Ioho un problema, Ron, non sei tu, sono io.
Egi mi sento quelle frasi idiote da film stucchevole, gi ti metto in unaparentesi senza esponente dove condannarti, chiuso, a non capire, a non sapere,a non immaginare.
Perchnon voglio che mi aiuti tu, mio marito.
Voglioche mi aiuti lui, e non so il perch.
In tutto questo, la cosapeggiore che potesse accadermi , ovviamente, lennesima riunione famigliare,cosa che mi sarei evitata con un raffinato giro di scuse, se non fosse che sitratta del compleanno di Fred jr, da sempre la ricorrenza preferita di Hugo ditutto lanno, persino pi del Natale.
Al compleanno di Fred,infatti, suo padre George ha la precipua tendenza a provare tutti i Tiri VispiWeasley ancora in fase di sperimentazione, coinvolgendo i nipoti in una speciedi gara al massacro che si conclude quando qualcuno, tendenzialmente io, iniziaad urlare alla vista di una testa che rotola sulle scale di casa o di un enormeluccio che spara vernice argentata sulle pareti.
Se quindi gi di umorenormale, la festa di Fred mi ridurrebbe allo stremo mentale e alla voglia digettarmi sotto un treno in corsa per risparmiarmi lagonia, figuriamoci quantopossa essere entusiasta se sono in questo stato pseudo catatonico e se, come senon bastasse, imperterrita ho scritto nuovamente a Malfoy pochi minuti fa,ricevendo stavolta una busta nemmeno aperta, intatta come quando lho spedita.
Il mio senso di colpa dimadre, per, che ha trascurato Hugo e continua a farlo in virt di una forestadi fantasie sconvolte e polverizzate dalla mia ragione, mi impone alla fine dialzarmi in piedi e, meccanicamente, un passo dopo laltro, comandarmi una seriedi piccoli ordini semplici da portare a termine. Adesso, alzati dal letto Hermione. Finisci di vestirti, scegli qualcosache ti fa sentire a tuo agio, ecco, camicia glicine e pantaloni grigi. Allungala linea nera dentro locchio come se ci avessi messo cura a fingere unosguardo pi profondo. Indossa il braccialetto con le iniziali dei tuoi figli,accarezzale piano come se fossero la pelle dietro le loro orecchie, la sera,mentre dormono e li baci ignari nel loro letto. Annoda i capelli adesso,Hermione, tira indietro le ciocche ribelli.
Respira,a lungo, nella sciarpa grigia, fino a quando non sarai pronta.
Rimettiil sorriso sul viso, quello tirato che conoscono tutti, ma che nessuno osercontraddire.
Masoprattutto, Hermione, seppellisci il segreto: e cio che, ormai, non sei pitu.
Lamoglie, la madre, la nuora, la professionista, lamica.
Mettitiaddosso quelle sembianze e gioca a convincere che siano le tue, anche se non cos.
Perch,in pochi attimi, sei cambiata cos tanto da essere unestranea per tutti.
Compresate stessa.
Quando arrivo alla Tana, stranamentemi rendo conto che potrebbe persino essere una bella serata: per ovviareinfatti ai nostri frequenti scatti nervosi e crisi isteriche per gli scherzidei ragazzi, questanno George ha pensato bene di costruire una sorta di serragonfiabile, insonorizzata ed a prova di infortunio, dove i nostri figli sipossano divertire senza per questo condurci alla follia.
Appena arrivo vengo subitodirottata in casa, dove i miei suoceri e cognati sono seduti in salotto accantoal camino, che proietta ombre lunghe color rubino contro le pareti mentrelaria si satura di odore di resina e ambra. Gli unici assenti sono Percy eAudrey e naturalmente Cora, sempre poco coinvolta nelle ricorrenze famigliari.Stranamente manca anche Harry, ma Ginny mi rassicura brevemente parlando di nonmeglio identificate magagne allufficio Auror. Intercetto lo sguardo di Ron nonappena metto piede nella stanza salutando tutti, e con una nuova sferzata ostiledi vergogna per il mio comportamento assurdo di questi giorni, decido diandarmi a sedere accanto a lui, azzardandomi anche ad allungare una mano per toccargliil braccio ed attirare la sua attenzione con un gesto di affetto. Ron mirestituisce uno sguardo acquoso, annegato in un sorriso luminoso: le sue ditasi chiudono repentine sulla mia mano, serrando forte. Gli sorrido cauta inrisposta, lasciando che mi attiri verso di lui e mi baci la tempia con dolcezzaritrovata.
Sempre pi decisa agodermi la pace del focolare, accetto la tazza rossa sbeccata dove Molly miserve un eggnog che, da esperienza decennale, so essere cos alcolico darendere infiammabile persino lalito, senza contare che ha lindice glicemico diunintera pasticceria nel periodo dellAvvento. Mi tengo persino in gola lerimostranze sul fatto che sia una bevanda natalizia e che, se Molly ci mettessepi attenzione, si potrebbe evitare di produrne in quantit tali dapropinarcelo fino ad agosto. Rivolgo un sorriso riconoscente alla sua manonodosa e lo sorseggio piano, in silenzio, godendomi le chiacchiere tra i mieiparenti, trovando persino divertenti le battute, interessandomi agli aneddotinuovi e ai pettegolezzi recenti.
Stasera Fleur in vena dichiacchiere, agita le lunghe braccia magre come un mulino a vento, al ritmodella foga del suo discorso. Ha il viso rosso, chiazzato sulle guance lisce diseta, mentre ripete con la voce strozzata: Quella commessa era obscne!.
Ancora con questa storia,Flo? la riprende incolore Bill, osservandola di sbieco e restituendo unalzatadi spalle allindirizzo di George che, cautamente, deve aver chiestospiegazioni.
Fleur, per nullaintimorita, agita i pugni in alto, aprendo la bocca e guardando Billprofondamente offesa, come se non credesse che lui non sia furibondo come lei.La osservo dal basso della mia tazza sbeccata, chiedendomi come faccia adessere sempre cos perfetta, persino in un momento di ira pura, persino con glistivaletti ornati di pelo nero, persino con un maglioncino con la stampa difiocchi di neve: io sembrerei una specie di pesce palla in posizione dicombattimento.
Fleur, invece, agita lachioma bionda e travolge gli astanti di un profumo gentile di rosa, in tutto eper tutto ancora identico a quello della ragazzina mezza Veela che entr inSala Comune per il Torneo Tremaghi. Persino Ron la guarda ancora come quelgiorno, imbambolato e infatuato, gli occhi che strabuzzano spesso; poi sbattele palpebre, scuote il capo ed annienta la magia remota del sangue della mogliedi suo fratello. Osservo la scena indifferente, preoccupandomi per diaggrottare le sopracciglia a fingere il fastidio che mio marito si aspetta,mentre Fleur con sussiego riprende: Biensur, ci mancherebbe che non lascio perdere, stiamo parlando di DiagonAlley, non di un negozietto di periferia qualunque, inconcevable !.
Comprendendo di essere pio meno la sola a non conoscere lepisodio, viste le facce rassegnate dei mieiparenti, mi affretto a chiedere compita, lo zabaione che mi incendia la gola emi costringe ad un colpo di tosse: Cosa successo?.
Bill precede la moglie cheresta a bocca spalancata come un luccio allamo, prima di scoccargliunocchiata infastidita: Victorie ha fatto un giro per Diagon Alley qualchegiorno fa assieme a Flo, per farsi unidea dei vestiti da sposa. Insomma, neaveva addocchiato uno ma. Bill sospira a lungo cercando lispirazione percontinuare, probabilmente indeciso tra un tono neutro che farebbe innervosireFleur ed uno estremamente drammatico che per sarebbe una forzatura.
A togliergli le castagnedal fuoco interviene Ginny che, con il consueto schiocco schietto di lingua,sciorina velocemente: ma quando ha chiesto se poteva essere allargato per ilmatrimonio a maggio, la commessa ha avuto una specie di crisi puritana emistica, appena ha capito che Victorie incinta.
Naturalmente il viso diGinny ed il fatto che rotei gli occhi come se fossero pale eoliche, mi portaautomaticamente a soffocare una risata dentro leggnog, cosa che mi portacomunque ad un principio di asfissia, visto il contenuto alcolico dello stesso.
Connaissez-vous ? mi chiede accorata Fleur, convinta di poterricevere da me una qualche forma di empatia comprensiva che, evidentemente,manca al resto della famiglia. Ron, quasi esortandomi a fingere una rispostaqualsiasi, mi stringe la mano con le dita due volte come un segnale telepatico.Gliela stringo a mia volta, comprendendo il messaggio subliminale.
Flo, il francese lariprende bonariamente Bill grattandosi la nuca Dubito che alla vecchiaia miamadre diventer bilingue.
Molly fa un enorme cennodi assenso, borbottando qualcosa sottovoce che per non impensierisceminimamente Fleur che, agitando la mano in un nobile gesto da aristocraticadecaduta, aggiunge ovvia, accentuando caricaturalmente le parole: Capisci , Hermione? Era chiaro cosavolessi dire, Bill.
Prima ancora che io perpossa rispondere, Molly, probabilmente ancora irritata dalluso reiterato delfrancese, saetta con voce acida: Devi ammettere per che non una cosa ordinaria che una ragazzina comeVictorie sia incinta e che si sposi.
Ginny, George e Ron,presagendo la stoccata sempre precisa per una faccenda che non mai andata gialla loro madre, si sbattono le mani sulla fronte con una cos contemporanea esincronizzata rassegnazione, da spingermi ancora ad una sincera risata che, dinuovo, annego nello zabaione, fingendo di prenderne un ulteriore sorso.
Dchets , sciocchezze, pardon asserisce Fleur, incrociando le braccia con fastidio La professionalit dove finita in questo sciagurato paese? Era cos horrible era semplicemente gelosa di Vicky quella racchia.
Per questo per non ti servita la traduzione commenta Ron, gettando unocchiata traversa a Bill eGeorge che, naturalmente, rispondono con uno sguardo di intesa.
La vostra lingua ha ilpregio di avere insulti pi pregnanti risponde Fleur scontata ed altezzosa, sistemandosi una piega del maglione.
Oh credimi riprendeGeorge compito e serio Si sentita la pregnanza .
Lassolutaimperturbabilit di George si traduce in uno scoppio generale di risate, checontagia persino Molly e Fleur.
E un attimo cosrilassato e spontaneo che, come una specie di filo rosso stracciato, mi sentocongiunta di nuovo a tutta la mia famiglia. Mi sento di nuovo al mio posto,come se mi fosse appartenuto da sempre: tutti gli altri pensieri ruggisconocome folate di vento fuori dalla finestra, come la pioggia che cade a grandigocce sui vetri, senza poter tangere linterno. La mano che Ron stringe nellamia, calda, morbida. Sa delle prime uscite dopo la guerra, quando tutto ilmondo sembrava di nuovo nostro. Mi sembra un tempo adesso pi vicino, profumatodi una vita che resta ancora dentro di me, senza andarsene davvero. Senzaandarsene via, come ho pensato nelle ultime settimane.
Con un pizzico di dolcezzastrabordante nel petto, porto la sua mano alle labbra, ne bacio le nocchechiuse. Ron, sorpreso, mi sorride piano e mi accarezza il palmo con il pollice.
A quel punto, notando cheil fuoco necessita di essere rintuzzato ed alimentato con nuova legna, Georgesi alza per andare a prenderne dellaltra, sollecitando anche Ron e Bill adaiutarlo. Mio marito lo raggiunge borbottando, non prima di avermi baciatoancora. Ginny a sua volta decide di mandare un gufo ad Harry per chiedergliquando ha intenzione di raggiungerci, mentre Molly sale al piano superiore percontrollare Arthur che a letto influenzato. Angelina va invece a controllarei ragazzi.
Resto pertanto da sola conFleur che, come me, si avvicina al fuoco, cercando di ricavarne calore.
Victorie, per, lhapresa bene? le chiedo con un sorriso, i riflessi delle fiamme rendono i suoicapelli pieni di riflessi di oro rosso Come sta?.
Trs bien, Hermione mi sorride lei, sembra dimprovviso ancorapi giovane Merci, molto felice.Non non lo avrei mai detto. E forte, fortissima, la mia bambina.
La sua voce ha un tonocos dolce, da spingermi automaticamente a metterle una mano su una spalla conun sorriso: Ne devi essere molto fiera.
Lo sono assicura leisincera E, per quanto sia davvero il figlio di tutti noi, sono molto fieraanche di Teddy. E un uomo, fatto e finito. E un tale soulagement sollievo poterla affidare a lui.
Non te ne pentirai mai,credimi la rassicuro con forza, convinta della maturit di entrambi iragazzi. Stanno affrontando una prova cos grande come una tale resilienza dapoterne rimanere solo ammirati. Ed anche io, a mio modo, come semplice zia,sono davvero fiera di loro.
Mi guardo attorno concuriosit, constatando di non averli visti per nulla: Sono di l con gli altri?Non li ho nemmeno salutati. Mi pare strano che, nelle sue condizioni, Victoriesi sia unita ai giochi spericolati dei suoi cugini.
Fleur nega velocemente conil capo, aggiungendo: Vicky si stancata molto in questi giorni, si sonoalzati allalba per la tumulazione eTeddy era molto triste, davvero volevano stare per conto loro.
La parola tumulazione, cos stonata nellatmosferadistesa del momento, mi rimbalza sul costato come una palla di cannone, incompleto disaccordo con il tono assolutamente normale di Fleur, quasi scontato,banale, ordinario.
Balbettando, la testaghiacciata, chiedo stupita: La t-tumulazione?. Il fuoco, contro le mie manighiacciate, pare dimprovviso rovente, come se me le squagliasse.
Fleur, non mutando di unavirgola il tono di voce sbiadito, aggiunge con calma spiegando: S, hannopreferito farla di mattina presto non tutti lo sanno ancora, cos hannoevitato journalistes Rita Skeetervagava attorno come un avvoltoio MonDieu! E davvero vero che gli insulti mi vengono meglio in inglese. Accompagnale ultime parole con una nuova risata vezzosa che, alle mie orecchie, giungetroppo stridula, ferendomi i timpani. Sento una vampata di ghiaccio artigliarsiulteriormente sulla mia testa, prima che un atroce sospetto raggiunga la partecosciente dei miei pensieri.
Allucinata, senzaulteriori esitazioni, lafferro per un braccio richiamando la sua attenzione,prima di domandarle con voce debole: Fleur chi morto?.
Mia cognata sgrana glienormi occhi azzurri, destinandomi una lunga occhiata profonda, tersa come ilmare destate. Soggiunge con indifferenza: LadyNarcissa Malfoy pensavo lo sapessi ho scritto a Drac questa mattina eradistrutto, ma stato molto gentil le sue sofferenze sono terminate, povera donna.
Lascio il suo braccio comese fosse appestato, capace di trasmettermi una malattia mortale. Eppure, ilcontagio gi risale dalle mie dita, rincorrendosi nel sangue, marcendo itessuti, mangiandosi il mio cervello. Un secondo, un respiro, ed ogni parolairosa delle mie lettere torna alle mie mani che le hanno scritte, alle sue chele hanno aperte, spiandole ed intravedendole in una stanza che sapeva di fiorie morte.
Ghiaccio, rivoli di sudorefreddo scivolano sulla schiena, senza fiato chiedo assente, quasi incoscientedi me stessa: Lui Draco t-ti ha risposto?.
Fleur mi destina unosguardo fiacco, eppure spalancato di una meraviglia che le sbarra gli occhicome se fosse sotto una luce intensa: Poche righe, rien de a tu lo hai chiamato Drac .
Il suo appunto mi serra lespalle, mentre contorco le mani in grembo guardando il fuoco quasicompletamente consumato: Un r-riflesso i-incondizionato m-mi dispiace davveroi-in fondo, non so nemmeno io che cosa dire, cosa non dire, cosa rivelare,cosa nascondere. Le parole di consuetudine, i luoghi comuni, i convenevoli sifrantumano nella mia bocca cessando di esistere, lasciandoci un sapore farinosoe nauseante.
Non trovando altro daaggiungere, mentre ancora gli arti paiono immersi dentro un lago a 0 gradi dovenon posso nemmeno sperare di nuotare, mi alzo in piedi, sorrido a Fleur edaggiungo casuale sotto il suo sguardo ancora incerto: Vado a b-bere qualcosaquesto maledetto zabaione mi ha prosciugato la gola.
Non riesco nemmeno adimpormi un passo disteso, cauto, trasudante normalit, cos da non destaresospetti e domande: corro fuori, incespicando nelle pieghe dei tappeti e neglistipiti delle porte, il cuore in gola, mentre come la volpe che fugge icacciatori, evito le voci, le risate, i passi della gente amata.
Esco in giardino senzacappotto, senza cappello o sciarpa. Piove, diluvia scrociando dal cielo, grandipozzanghere simili a tombe si aprono nel terreno come enormi buchi neri.
Mi piego sulla ringhiera,aggrappata come una penitente di Quaresima, le pupille dilatate, il respirocorto come se non avessi fatto solo pochi passi di quiete domestica, ma desertidi tentazioni e rovi.
La mia testa una savanadi parole, una dopo laltra, una dietro laltra, una pi mostruosa dellaltra:ad ognuna penso che sia la peggiore e che abbia finito di divorarmi, ma consolerzia ricordo la successiva, ricordo che quel giorno ero ancora piarrabbiata, ricordo che pensai che era solamente uno stronzo menefreghista,ricordo che sospettai di nuovo di lui, ricordo che supposi che gli facevacomodo non risolvere la nostra maledizione perch laveva lanciata lui.
Ricordo ogni singolalettera, sono spine sotto le unghie, chiodi alle costole, frecce nello stomaco.
e tua madre moriva in quelle parole, sotto quella mia raffica di insulti.
Cosaavrai pensato? Mi avrai dato la fiducia di credermi ignara?
O,vittima del nostro rancore, avrai pensato che non mi importasse? Checonsiderassi pi importante la nostra stupida maledizione e non il tuo dolore?
Miavrai odiato, certo perch quella sera, ti vidi scivolare contro quella porta,e non piangere affatto, ma anzi tenerti gli occhi rossi asciutti, tersi,scintillanti che magari cos faceva meno male, straziava meno, diventava unacosa razionale a cui ovviamente dovevi rassegnarti con una specie di lascivaconsolazione selvaggia ed insapore.
Mihai odiato Draco?
Sonostata lo sfogo di tutto il resto, ad ogni lettera hai spaccato qualcosa? Unvaso, una cornice con una fotografia, una statuetta di cristallo?
Erisolo nelle stanze vuote, nelle stanze che arieggiavano e perdevano lodore ditua madre?
Tisei arrabbiato furibondo con un elfo domestico, imponendogli di lasciare tuttocomera? O ti sei chiuso a chiave in camera, guardando per ore le crepe delpavimento?
Edin tutto questo, arrivava una mia lettera.
allinizio le hai aperte tutte, Draco.
Forseperch speravi che io
Quel pensiero mi riportain piedi, ansimante, trafelata. Non pare una supposizione, pare legge, dogma,verit. Non ho dubbi, reticenze, cautele, titubanze. Niente.
La pioggia mi bagna senzasconti, la ignoro e, con foga, corro sul retro della Tana. Afferro Leotordo,gli lego un messaggio alla zampa scarabocchiato in fretta per il mio ufficio:una semplice richiesta che mi ricordino gli orari degli appuntamenti di domani.
Qualcosaa cui rispondono subito, usando degli Incantesimi automatici.
Il respiro soffocato, ilvolto rosso, rientro in casa, gocciolando sul pavimento.
Non mi interessa, non miinteressa pi niente ormai: formicolo come una tarantolata nellattesa, tornonel salotto dove la mia famiglia di nuovo riunita.
Ron mi guardainterrogativo, con gli occhi mi indica la sedia accanto a lui.
Ma la sedia rimane vuota,lo sguardo mi resta pietra fusa, sciolta nel fuoco che continuo a fissare,lontana miglia da qui. Aspettando solo un frullo di ali.
Che arriva, pochi minutidopo.
Lascio che tutti vedano ilgufo, lascio che tutti vedano che diretto a me, lascio che tutti leggano lamia noia mentre ne leggo il contenuto, rimarcando scocciata: Leda ha combinatoun altro pasticcio. Devo andare in ufficio immediatamente.
Fingo la rabbia repressadellennesima botta di incompetenza della mia segretaria e, dandovi enfasi,brucio la missiva nel fuoco del camino, incenerendo il semplice ricapitolodella mia agenda.
Devoandarmene subito da qui: subito.
Ho la menteincredibilmente sgombra, nessun pensiero: saluti frettolosi, qualche moto diprotesta, un bacio di Ron, una serie di raccomandazioni materne, una battutascherzosa.
Tutto scivola indifferentementefuori dal mio campo visivo, annuisco a tutto senza nemmeno rendermi conto di cosasto facendo o dicendo.
Non conta pi nientaltro.
Nessunaltro: torno un attimo in mepensandolo, sulluscio di casa, mentre Ron mi ha seguito e, con un afflato dicupa disperazione masticata sotto le palpebre, mi tiene per un braccio,guardandomi con unombra di lacrime negli occhi azzurri: Non andare.
Non posso mormoro,distogliendo il viso da lui, tornando alla pioggia, al cielo nero, alle nuvolebagnate di luna morta.
Scivolo dal suo braccio,corro sotto la pioggia, i passi amplificati dal silenzio.
Nonconta nessunaltro: ora, adesso. E dimprovviso so che, non so quando, era cos.
Ed impossibile, come tutto.
Manon mi importa. Nulla importa.
Nla pioggia, n il cielo, n le case illuminate dal fuoco, n le risate deibambini, n i baci dei mariti: non conta pi niente.
Sonotutte paccottiglie di poco valore.
Contasolo che devo trovarlo. Devo trovare Draco. Ora, adesso.
Devodirti ogni parola che ha cercato nelle mie lettere.
Eche non ha trovato.
Devoessere con te. Ora, adesso.
perch mi fido pi di te che di me stessa.
Eperch ogni goccia del mio sangue vuole che sia lo stesso per te.
Perchso che, non so quando, anche per te era cos.
Nonavrebbe saputo descrivere quella sensazione.
Perquanto interrogasse la memoria, per quanto vagasse alla ricerca di una similareemozione, Hermione Granger, 36 anni compiuti, non ne trovava nessuna simile nelsuo bagaglio sentimentale: certo, rassomigliava a tantissime cose, ma nessunaera adeguatamente precisa, ognuna di esse lasciava fuori qualcosa,delimitandosi come manchevole, ingannevole, difettata.
Avolerle proprio dare un nome lavrebbe chiamata angoscia: non era nemmeno ansiache qualcosa di meno palpabile e ha a che vedere con il cuore, con battitifuriosi, con respiri mozzicati che davano maggiormente di romanzo e poesia.
No:era piuttosto angoscia e si coniugava alla perfezione con il sudore cheimpregnava i vestiti, gemendo bollente sulle braccia, sulla pianta dei piedi.Risaliva dalla parte pi bassa della schiena e, ad un quarto di pelle allavolta, guadagnava terreno erodendo la calma, la ragione, persino la coscienza,perch le pareva di camminare attraverso un sogno, liquido, sottile, nebuloso,dove ogni cosa era lentissima e le scorreva davanti senza che la potesseafferrare, mentre perdeva consapevolezza di s ad ogni passo, come sottolazione di un narcotico che lentamente faceva effetto.
Edin tutto questo lei sapeva fare solo una cosa.
Correre.
Credevadi non saper correre: non era mai stata propriamente unatleta e, quando eranonati i suoi figli e si era trattato di recuperarli, i banalissimi incantesimidi Appello erano stati una manna dal cielo. Di natura aveva unandatura veloce,un po saltellante, baldanzosa come la bambina che era stata: ma non sapevacorrere, persino in guerra nella maggior parte dei casi cerano state scope,draghi o Ippogrifi.
Invece,in quel momento, correva come se fosse inseguita dal diavolo in persona: nonsentendo niente, nulla di diverso dallangoscia gracchiante dentro le ossa dinon sapere dove fosse.
Neglisprazzi rari che miracolosamente preservava di ragione, immaginava scenari raccapriccianti,era ferito, era morto, era triste, era altrove: e lei non era con lui. Eallora, senza alcun retaggio di affetto che lo spiegasse, le pareva diimpazzire, era lenta, lentissima, doveva sbrigarsi, doveva fare presto.
Dovevasmaterializzarsi, rivolgersi alla Magia, sparire e riapparire come un coniglioin un cilindro.
Mapersino quei tre secondi di concentrazione erano troppo, non poteva fermarsi apensare per il tempo sufficiente che non era altro che un tempo sottratto,rubato, scippato al momento in cui poteva dirlo al sicuro. Proseguiva quindi apiedi, trafelata, accaldata, galoppando sulle pozzanghere come un animale che,dopo una vita di lazo, conosceva la via libera.
Eppurediluviava, eppure aveva un aspetto orribile, eppure era zuppa fino al midollo,eppure il viso le si impastava di lacrime, mascara e pioggia: eppure nonimportava.
Avrebbevoluto pensare che quella era una bella novit, che il suo cervello facessecortocircuito e, dissennata, conoscesse una dimensione puramente irrazionale dis stessa, dilatata probabilmente dal senso di colpa per aver infierito su dilui quando era inerme e devastato. Se avesse creduto che fosse questo, non cisarebbe stato niente di male.
Maassieme allangoscia, conosceva anche la scomoda certezza che questa, ad uncerto punto della sua vita, fosse stata unabitudine. Una consuetudine. Unaricorrenza. Un loop continuo nutrito di centinaia di episodi.
Perdereogni controllo della ragione quando si trattava di lui, di Draco Malfoy.
Ese ci pensava, era peggio: lei, pi di Harry e Ron, era sempre stataprofondamente obiettiva con Malfoy. Quando mai era stato cos? Non era maiaccaduto.
Edallora era di nuovo tutto inedito: correre, cercarlo con il cuore in gola,terrorizzata di non trovarlo. Spiare le luci accese, le finestre spente, leporte chiuse, gli scuri accostati, e non trovarlo.
Inun punto molle, incerto, dentro, sentire che, se non lo cerca lei, non lo cercanessuno, evapora dal mondo, si liquef e nessuno se ne rende conto se non losalva lei.
Edi nuovo i pensieri sono dorati: oro come di occhi di gatto.
Inrealt, Hermione Granger, 36 anni, in quel momento pensava molto poco: e menolo trovava, e meno pensava. Tutto questo lo avrebbe pensato dopo, ere dopo.
Inquel momento, pensava solo che lui non cera, non era l ed annegava in quelpensiero.
Cercin ogni posto dove pensava potesse essere, ogni posto che lui potesse chiamarecasa.
Nonlo trov.
Quando mi Smaterializzonella strada di casa, sono le due del mattino e non ha smesso un secondo dipiovere. Le strade sono deserte, mezze allagate, abbandonate persino datassisti e barboni. Risuonano solo tuoni ed echi di pioggia. Sollevo pigramenteil viso verso il cielo chiudendo gli occhi e lasciando che, ancora, la pioggiami cada addosso senza che provi minimamente a metterci un freno.
Del resto sarebbeabbastanza inutile: il cappotto nero completamente fradicio dacqua, senzaparlare del cappello, della sciarpa e persino della mia camicia.
Sono talmente stravoltaper che non sento nemmeno freddo, mi trascino senza alcuna fretta per i pochipassi che mi separano da casa mia. Non ho alcuna voglia di entrare, non honemmeno voglia di cambiarmi i vestiti zuppi, farmi un bagno, prepararmi unatisana.
Non ho voglia di fareassolutamente nulla, se non restare fuori sotto la pioggia persino per tutta lanotte: il pensiero mi spaventa non poco, esaurito il sacro fuoco che mi animavafino a pochi minuti fa. Accelero quindi il passo, scuotendomi mentalmente epreparandomi ad una nuova serie di scuse, qualora Ron sia ancora sveglio. Non faccio altro che inventare scuse oramai.Non creder mai alla storia dellufficio se mi vede in questo stato. Certo,posso asciugare i vestiti, posso rassettare i capelli, posso raccontare di Ledae del tormento che mi d.
Incrocio il mio sguardonel lunotto posteriore di una macchina parcheggiata, sono gli occhi che non posso nascondere pi. Nel riflesso, con unafitta cupa di terrore, non riconosco il mio viso: terreo, consumato, quasiscavato, magrissimo e trasparente tuttun tratto. Le palpebre pesanti, gliocchi sono cerchiati, fatico a tenerli aperti. E sono vuoti, distanti, persi.
Soloperch non ho trovato Malfoy.
Eperch non sapevo che era morta sua madre e lho assillato per giorni.
La cosa sembra minuscola apensarla, ma un tonfo continuo a percepirla. Ancora, non so che volessi dalui, se chiedergli scusa, se confortarlo, se controllare come stesse. Non loso.
E, ancora, non miinteressa, fosse pure un effetto di questa maledizione. Non lho trovato danessuna parte e tanto importa: Malfoy Manor, Ministero, laboratoriopozionistico, cimitero, casa di Zabini, casa della Parkinson, casa di Nott,casa di Goyle, casa dei Greengrass senior, persino casa di Bill e Fleur,qualora fosse andato da Teddy. Ho cercato in ogni posto che mi venisse inmente, ma non da nessuna parte, sebbene al Manor cerano sia sua moglie chesuo figlio.
Protetta dal Mantello diHarry, trafugato ancora di nascosto, ho visto Astoria entrare nella cameradella compianta Narcissa e ciarlare ad alta voce su come utilizzare quellastanza, ingiungendo ad un elfo domestico di far sparire tutta la robaccia di quel cadavere ammuffito .
Lho Schiantata da sottoil Mantello, fuggendo due secondi dopo. Non penso che mi abbiano scoperto, maanche se fosse, sarei persino capace di vantarmene a voce alta: una donnaorribile. Si merita ogni bernoccolo che le venuto fuori.
Il panico nel nontrovarlo, alla fine, si accucciato in una specie di inerzia: ho passeggiatopigramente nel parco deserto, osservando la pioggia che tratteggiava i coni diluce tra gli alberi, finch con un enorme sforzo ho deciso di tornare a casa.
Quando arrivo di frontealla mia palazzina, la osservo a lungo come se celasse una sorta di segreto,una macchina passa a tutta velocit, urtando una pozzanghera e finendo perinfangarmi ancora di pi i piedi. Ancora, non ci do minimamente peso, nemmenoper insultare lo sconosciuto pirata della strada. Ogni forza vitale paresucchiata via e drenata dal velluto nero della notte.
Le finestre sono tuttespente, nessuna testimonia che qualcuno sia sveglio: spero quindi che Ron sia aletto o, ancora meglio, che sia rimasto dai suoi, pronto a lamentarsi con isuoi parenti della sua sempre assente moglie. Non c alcuna acredine nel miopensiero, spero davvero che sia cos e non solo per non incrociarlo, ma ancheperch merita uno sfogo qualunque alla malinconia indefessa che sembra essersicos acclimatata al suo sguardo ogni volta che incrocia il mio.
Allo stesso modo, sperocon quella sorta di licenziosa condiscendenza che noi genitori riconosciamoallinfanzia, che nemmeno Hugo sia qui o che comunque non sia granch accorto edimpensierito della mia assenza. Imposto gi il mio passo come fluido, silenzioso,quatto, sebbene sono certa che, se sono in casa, comunque finir per svegliarealmeno mio marito con tutte le mie manovre, dovendo quindi spiegare qualcosaper cui, come sempre da un po, ho solamente scuse, bugie e frottole, nessunostraccio di verit.
Laverit non la voglio sapere nemmeno io del resto: non c niente di sano e dinormale in questa cosa in cui mi sono trasformata.
Attraverso la strada apassi lenti, aprendo con cautela il cancelletto di casa, cercando di non farlocigolare nel silenzio completo: ovviamente, indisciplinato, esso stride come leunghie su una lavagna. Lo richiudo con rabbia, attendendo il clic metallico.
Percorro il brevevialetto, constatando che anche a casa di Harry tutto tranquillo. Mi chiedose lui tornato in tempo per la festa di Fred, se Ginny gli ha detto che sonoandata via per lavoro, se lui allora ha aggrottato la fronte con una vena disospetto, o se invece stato come sempre accomodante, giustificandomi edifendendomi allindirizzo della platea famigliare.
Sospiro a quel pensiero, ed io gli ho rubato di nuovo il MantellodellInvisibilit.
Eper cosa, poi?
Faccio appena in tempo acominciare a pensare a come restituire domani il Mantello senza che i mieicognati se ne accorgano, che improvvisamente nel silenzio scrosciante dellanotte, noto qualcosa di diverso. Di strano, di stonato. Come una specie di presenza impossibile da ignorare che schiaccia tuttoil resto contro le pareti, annichilendolo. I miei sensi si mettono subito acaccia dellintruso, individuando unombra sotto il portico di casa mia che, almio approssimarsi allingresso, si deve essere risollevata in piedi.
Con una punta di nervosismo,afferro la bacchetta dalla tasca del mio cappotto, non penso nemmeno per unsecondo che si tratti di Ron, lombra troppo alta perch si tratti di lui. Enon nemmeno nel suo stile attendermi sulluscio; piuttosto sar a letto,orecchie scarlatte, a fingere sbuffando di dormire. Potrebbe essere uno deisoliti ubriaconi che, da un pub vicino, poco lucidi e privi di freno siintrufolano nelle propriet altrui. Non certo la prima volta che ne Schiantouno.
Lombra si muove ancora, scendeun paio di gradini, rimanendo poi immobile, quasi in attesa, dandomilimplicita conferma che aspetti proprio me e che quindi la sua permanenzanella mia propriet non sia casuale.
Un calore condensato albasso ventre come la puntura arroventata di unape e fulmineo, istantaneo, comeuna specie di intuizione che non so da dove venga fuori, il braccio lasciacadere la bacchetta che atterra con un tonfo sordo in una pozzanghera, accantoalla corda che Hugo usa per saltare.
Il cuore mi batte in golacome se effettivamente mi fosse salito quasi alle labbra.
La pelle del mio collo sitende cercando di trattenerlo, pulsano gelide le vene bluastre, mentre gliocchi corrono lungo il viale dingresso che porta a casa mia. Non moltolungo, poco distinguibile nel buio setoso di questa notte strana, resa ancorapi avvolgente dalla mancanza di stelle e luna. Le nuvole continuano aborbottare.
Solo la luce di unlampione mi permette di distinguere qualcosa.
Unombra, solo unombra immobile,sotto il portico di casa mia.
Unombra che pu esseretutto e pu essere niente.
Unombra inghiottita dalbuio.
Un lampo brusco la rendedel tutto evidente ai miei occhi che pure ne avevano gi intuito i contorni e iconfini. Ma il lampo non ha nulla della delicatezza sobria del lampione, unosquarcio aperto nella memoria e nel cuore che mi violenta i sensi, le membra elanima.
In un secondo mi dunimmagine netta e precisa, poi linghiotte di nuovo nel buio misericordioso dellampione e della notte torbida.
Dimprovviso, sento tutto , torna ogni stralcio di sensazioneseppellita nella narcosi della corsa: una notte fredda, ghiacciata, solo unpaio di gradi sopra lo zero. Gli abiti sono completamente bagnati, ho unaciocca di capelli zuppi che si infilata nella nuca, sotto il cappello, grondagocce dacqua lungo la schiena, facendomi rabbrividire ad ogni respiro. Lecalze nelle scarpe sono anchesse bagnate, fanno un rumore strano quandocammino. Mi viene da starnutire. Ho il fiatone, si condensa in volute di vaporedavanti al mio viso arrossato. Ho il naso gelido, le labbra ruvide si spaccanoper il freddo. Sono esausta, nelle gambe i muscoli sono tesi fino allo spasmo, sembranocorde di un violino ben accordato, ad ogni movimento minuscolo mi trafiggonocome lame di metallo. Tuona, lampeggia, il cielo vomita pioggia ininterrotto,crudele, rapace.
Sento daccapo tutto, comese fossi stata addormentata da quando Fleur ha parlato, sonnambula nella suaricerca spasmodica in ogni angolo della citt. Lassurdit della cosa mi siripropone innanzi, vedo dallesterno il mio aspetto e so che terribile,indecente, vergognoso.
Il viso mi avvampa dicalore, penso che sicuramente ho il naso arrossato dal freddo, i capelli a nidodi vespa, laspetto di una derelitta: sento di nuovo la cura propriamentefemminile di non sentirmi a posto, al meglio.
Alla fine sento anche lasua voce, rompe nel silenzio come un tuono, sebbene sia acuta, acidula,sgraziata. Non pare la sua. Ci conto ogni lacrima repressa dentro, le sento unaad una. Le distinguo in ogni oscillazione delle lettere delle parole, per cometremano, galleggiano, ondeggiano, si smorzano quasi. Ha la nettezza di un urlo,ma solo un sussurro al cianuro, velenoso, amarognolo, tenuto a malapena fermo:Eccomi, Granger, dannazione. Hai finito con le tue lettere?! Hai finito?! Eccomi, maledetta stregaidiota. Eccomi, parla , parlamaledizione. Che cosa diamine vuoi?.
Draco finisce di parlare echiude i pugni lungo i fianchi, mastica le labbra, non mi guarda pi. Piangesolo della pioggia che cade, la insegue con gli occhi, la sfuggesocchiudendoli, la rincorre di nuovo tornando a me e la benedice per mettermi adistanza, muro dacqua e vento.
Le sue parole arrivanoalle mie orecchie soffuse, incerte, vittime addormentate di qualcosa che noncapisco: ed anche se ci sento la rabbia, il dolore, la furia a cui vorrebbedestinarmi, di nuovo non importa. Forse sento dimprovviso che non vero,sento che sta mentendo, sento che voleva solo una scusa: o forse sento che laprivazione finisce, sento che qui, Draco qui, ce lho davanti, qui , sotto il portico di casa mia, ed bagnato dalla testa ai piedi, trema nel cappotto grigio, digrigna i denti, qui , e ha ancora gli occhi asciutti erossi, ha i pugni chiusi, le labbra bianche che si mangiano tra loro. qui , ed piccolo piccolo, come unricordo lontano di un bambino biondo su unaltalena dentro un sogno, ha lespalle piegate, curve, si spezza, si accascia ad ogni respiro, si piega sul mioportico, qui, la mia porta di casa l dietro, e dietro ci dorme mio marito, mio figlio, dormono tutti e due, elui qui, lho trovato, mi ha trovato, mi posso mangiare le parole che gli hodetto, me lo posso ingoiare una per volta, veleno e fiele, e prendermi un podel dolore suo, farlo mio, addormentarglielo nel petto, cucirmelo nelle ossacos se ne dimentichi un po, sparisca, svanisca: penso tutto questo, in ordinesparso.
Ma penso solo una cosa, infondo, solo ad una.
Equi, lho trovato: Draco qui. Emi sveglio tutta a me stessa in quel pensiero, nel sollievo che miele,balsamo, medicina. E svegliarmi significa solo che corro, di nuovo, daccapo,anche se sono pochissimi passi e, quindi, per il contraccolpo, gli faccio forseanche male.
Gli corro contro, addosso,gli corro incontro, distinguo solo per un attimo i suoi occhi grigi che sispalancano sgranati, perle e diamanti che si inseguono nella pioggia chescende: ma un attimo, un attimo solo, un attimo minuscolo.
Lo abbraccio, lo stringo ame come se temessi che mi sfuggisse, come se temessi che me lo strappasserovia, come se temessi che scappasse di nuovo, quindi la mia stretta forte,soffocante, da mancare il respiro e farlo bloccare nel petto. Incrocio lebraccia attorno alle sue spalle che tremano ancora un po, pi alto di me, lo sempre stato, e quindi affondo ilviso nello spazio tra le clavicole, sotto il suo collo. Ha un odore buono, dipioggia e di erba bagnata, anche se piove dappertutto, niente ha questoprofumo, penso che lo riconoscerei dappertutto, dovunque. Ed anche se come me completamente bagnato, il suo corpo caldo, incomparabilmente caldo.
Non assomiglia a niente dici che ho conosciuto fino a questo momento, eppure ha qualcosa diincredibilmente familiare, ridondante: le mie braccia sanno istintivamente lalunghezza della linea delle sue spalle, sanno stringerle e cingerle senzaspigoli. Le mie dita sanno intrecciarsi tra loro sulla sua nuca, lasciando igomiti tesi a mettere distanza che vorrebbe solo essere riempita, ma che lasciache lo faccia lui. La parte finale della mia schiena sa la forma delle sue manisu di essa, se mi spingesse contro di lui, anche se adesso non lo fa.
Sussulto, tremo, resto arespirare nel suo collo, in quel punto tenero dove sento echi del cuore, fischidel respiro, rimbombi della gola. Mi coglie una fiacchezza indolente che michiude gli occhi, come se la stanchezza della notte fosse tutta l, adesso.
Draco resta rigido,immobile, come una statua di sale. Non accenna a nessun movimento, non faniente, per un momento pare persino che non respiri. Vedo ancora con una partedella mia mente i suoi occhi aperti, spalancati, come due fari accesi nel buio. Come una sorpresa. Come una certezza.Quale delle due cose sia, non lo so nemmeno io. lo stesso anche per te?
Temo che mi cacci da unmomento allaltro, temo di disgustarlo, temo che mi scuota bruscamente e mimandi via, e allora piango, singhiozzo nel suo petto quelle lacrime che non gliho visto piangere. Mi affanno a spiegare, a spiegarmi, a farmi capire . La mia voce contro il suo petto nuova, vecchia, antica, un mistero sussurrato diluito dalla pioggia:sebbene pianga a grandi lacrime, ferma, scolpita, altisonante. Bisbigliadirettamente alle costole, allo sterno, al muscolo palpitante che pompa ilsangue.
M-mi dispiace, midispiace Draco, mi dispiace. I-io, io non sapevo di tua madre, mi dispiace. Titormento da giorni, da settimane e tu e tu i-invece nessuno nessuno m-mi hadetto nulla. Nessuno. M-mi dispiace m-mi dispiace. Solo stasera solos-stasera Fleur me lo ha detto per c-caso stato un c-caso. E sono venuta ac-cercarti tutta la notte che. Inghiottisco le ultime parole, limprovvisaimmagine di me folle, pazza, che corro a cercarlo sotto la pioggia in ogniposto che conosco, mi annebbia la vista cieca, occhi chiusi, palpebre serratenel suo profumo.
Draco, che rimastoinerte da quando lho stretto a me, ad un tratto si irrigidisce, raddrizza laschiena, diventa pi alto, immenso, superiore. Promana qualcosa che, comeunonda rovente, mi fa vedere di nuovo dallesterno, abbracciata, stretta alui, in quel modo cos saldo da non avere precedenti con nessuno nella mia vitache non conoscessi meno che a menadito.
Arrossisco furiosamentecome una stupida adolescente, vittima del mio stesso annebbiamento, e ringrazioper poco di essere invisibile ai suoi occhi perch lui, con una delicatezzadolcissima che mi spinge di nuovo a sentire gli occhi pungere, mi stacca ilviso da s per potermi guardare negli occhi.
Le palpebre mi ballanosotto il peso della pioggia battente, ma lo vedo finalmente bene in viso: colgoogni segno del dolore che gli taglia a fette lespressione, deformandola escavandola. Vedo quelle rughe pi profonde, vedo i segni dei giorni in cui nonha mangiato, vedo il peso di quelle lacrime che non piange. Ma gli occhi no,gli occhi sono brillanti, vivaci, sembrano schegge dargento. Hanno persino unfondo di malizia, mentre la sua mano resta ferma sul mio viso a trattenermi, unpollice sotto il mento a tenerlo alzato.
Dun tratto, mi studia, miguarda come non ha fatto prima, come non so se abbia mai davvero fatto. Noncos, non con quegli occhi che cercano, scavano, cercano ancora. Aggrotta lesopracciglia, si raggrinzisce lo spazio in mezzo agli occhi. Vede il truccocolato sulle guance, i capelli bagnati, le labbra raggrinzite che sanguinano, ivestiti completamente zuppi. La fronte si spiana, ripiana, liscia, e di nuovogli occhi si spalancano, sgranano, gli sfugge un sospiro che casca sulla miabocca, sa di menta e limone, inconsciamente socchiudo le labbra, me lo faccioscivolare in gola. Mi guarda ancora, pare non crederci ancora a quello che staper dire, le dita roventi sul mio viso freddo hanno un fremito, solleticanoquasi la pelle, mentre sussurra meravigliato, attonito, perso: Sei venuta acercare me , Granger?.
Accentua quel me come se lo staccasse dal resto dellafrase, lo tratta da pronome ininfluente, indegno, miserrimo. Mentre lopronuncia, la pressione gentile delle dita sulla mia guancia diventa pi salda,gli occhi perdono quasi la presa dei miei, paiono lontanissimi.
Per un attimo, non riescoa rispondere, non riesco a dire nulla.
Resto immobile, occhi neisuoi, solo con la pioggia nelle orecchie.
Dentro, come un cercatoredi tesori, mi riprendo il me che luiha buttato fuori cos, come se fosse una cosa poco importante: me lo incastonofisso in un margine nascosto di me stessa.
Poi allungo la mano acoprire la sua, ancora poggiata sul mio viso, ed annuisco piano con il capo.
Non riesco a vedere la suareazione, sparisce davanti ai miei occhi.
Altre immagini sostituisconola sua vista: ma non scompare.
Edi nuovo lui, altrove .
Mi sistringe il cuore in una morsa ghiacciata e faccio quasi di corsa quei pochipassi che mi dividono da lui, afferrandolo per la manica del pigiama. Un volofolle e disperato, dove ogni cosa mi sembra possibile.
Posso curare le tue ferite, medicarle, fare in modo che tu senta menomale e che possa riprendere a sorridere.Sorridere di quel sorriso obliquoe imperscrutabile, eppure pi sincero di quello facile di Ron o di quelloprevedibile di Dean.
Posso starti vicino anche in silenzio, senza dire nulla, anchesesaiquanto vorrei farti tante domande e avere tante risposte.Mamiimporr il silenzio se a te piacer e ammanter tutto il mondodi silenzio, se me lo dovessi chiedere.
Posso continuare tutta la vita a non pretendere niente di pi che averete accanto, nemmeno averti vicino se per te sia troppo, possovivere cos per sempre, anche avendo solamentetee Serenity econsiderarmi comunque la donna pi felice del mondo.
Posso prometterti tutto questo, oggi, adesso, domani, per sempre.
Mati prego, Draco, non piangere pi ti prego stavolta ti capir.Oppure lo stesso non ti capir, ma ci sar lo stesso.
Ti prego non piangere pi
Draco... lo chiamo piano, lui che resta a testabassa, i suoi singhiozzi amplificati dal silenzio del ristorante.
Lo scrollo piano, cercando di richiamare la suaattenzione, ed allora che, in un secondo velocissimo, che mi afferra a suavolta per il pigiama, aggrappandosi saldamente a me, ma con troppa forza.Infatti, scivola in ginocchioeio assieme a lui.
Mi ritrovo seduta per terra, lui che piange su dime, la testa china sulla mia spalla. Lo abbraccio di slancio, allacciandogli lebraccia attorno alle spalle, sentendo che sto piangendoancheio,senza un perch, per il solo fatto che stia piangendo anche lui. Le sue lacrimescivolano sul raso del mio pigiama e vorrei che invece le assorbisse, letrattenesse fino a farle sparire, fino a cancellarle, fino a quando lui stessonon le senta pi sue e torniadinsultarmi, a prendermi in giro, afare qualsiasi cosa purch sia pi felice, allegro di come adesso. Non posso sopportarlo. Non riesco nemmeno arespirare se stai cos. Tiprego,Draco.
Quandole immagini scompaiono, il contraccolpo stavolta cos intenso che mi pare diessere risucchiata via da una sorta di vortice, come se mi tirassero le bracciae le gambe in due direzioni differenti: mi aggrappo alla manica del cappotto diDraco, chiudendo gli occhi e cercando di frenare le vertigini e la nausea che,come da veneranda tradizione, mi sta sconquassando lo stomaco. Con la visioneperiferica che preserva un lieve spiraglio dalle mie palpebre socchiuse, vedoDraco che, a sua volta, si regge alla mia spalla, stringendola piano, affondandole dita nella trama umida dei miei vestiti, cosa che mi d conferma che perlennesima volta ha vissuto anche lui la stessa cosa.
Esuccesso di nuovo bisbiglia la sua voce sofferta e incerta, travalicando dipoco il suono della pioggia, le sue dita hanno un sussulto sulla mia spalla chesi trasmette ai miei nervi, facendo formicolare tutto il mio braccio fino allapunta delle dita.
Quandogiudico la mia testa abbastanza incardinata in s stessa da non farmi perderelequilibrio, mi azzardo ad aprire gli occhi con cautela, respirandoprofondamente. Tuttattorno non cambiato niente, ancora la stessa strada dicasa, la stessa porta con la corona di bacche rosse ed il fiocco arancio, ilvento culla la pioggia e la soffia sul mio viso di fredde frecce ghiacciate:eppure, stranamente, tutto pare slavato, sbiadito, come quando cala una patinaappiccicosa sugli occhi e si deve sbatterli a lungo, pi e pi volte, per fartornare la visione limpida.
Paretutto il retaggio rigido e offuscato di unallucinazione, mi sembra digalleggiare sulla melassa.
Comegi precedentemente era avvenuto, i colori e i suoni della visione o delricordo o del maleficio o di quello che dannazione , sono invece nitidi,intensi, vividi e, per effetto plastico, anche quello precedente che horivissuto la notte di Natale sembra acquisirne calore, splende pi netto nellamia testa come una specie di puntino luminoso.
Nonmi concentro sul suo contenuto adesso, sbatto di nuovo le palpebre per far sche la lanugine visiva passi e tutto torni reale, concreto, tangibile comesempre stato. Pare unimmagine sintonizzata male, come una specie di filmdato su una rete televisiva dal pessimo segnale.
Lasola cosa che, come prima, come adesso, come in ogni luogo, chiara edistinguibile, il viso di Draco Malfoy, lievemente abbassato sul mio, attentoa scrutare ogni espressione del mio viso, compresi i tentativi di strabuzzaregli occhi e vedere in modo pulito.
Loguardo a mia volta e la limpidezza nitida del suo sguardo mi riaggancia in mestessa, facendomi respirare daccapo.
Esuccesso unaltra volta ripete con voce sottile, la mano sulla mia spallastringe un po, rabbrividisco incerta e mi passo una mano nei capelli bagnati,lasciando la manica del suo cappotto. Nello sguardo che mi mette in disordinela testa, leggo un sottofondo subliminale che non faccio fatica a riconoscerein quelle iridi che quasi profumano, la sola persona al mondo che ha unosguardo che profuma di qualcosa.
Nonsta pensando solo che la seconda volta che ci succede questo strano fenomeno.
No.
Sta pensando che, anchein quel ricordo, ero con lui e mi prendevo il suo dolore, facendo di tuttoperch non restasse solo a lui, ma venisse un po via con me.
Cercodi ignorare tutto il resto, mi sento troppo ingolfata per analizzare ilcontenuto delle immagini e farne delle supposizioni a riguardo: i miei occhi siincanalano diligenti al presente, al suo viso smagrito, agli occhi gravatidalle palpebre viola, ai vestiti che pendono bagnati e disordinati, come se liportasse da giorni.
Tornocon la testa alle mie lettere, dove gli ingiungevo che non cera nulla di piimportante di questa maledizione che ci aveva colpito: adesso voglio che sappiain ogni modo che non cos.
Perci,estrometto dalla mia testa ogni traccia della visione e dico convinta,sollevando il mento e guardandolo dritto in viso: Adesso non dobbiamo pensarea questa cosa qualsiasi cosa sia da quanto non mangi? E dormidecentemente?.
Dracosbatte le palpebre, si stacca da me rapido e fulmineo, per poi fissarmi come sefossi una specie di bestia strana, il capo piegato di lato. La cosa miintenerisce e mi riporta alla mente quella strega di sua moglie che hoSchiantato solo poche ore fa.
Provodi nuovo unacuta soddisfazione al pensiero della Greengrass carponi sulpavimento, lui non sa nemmeno che cosa significa che qualcuno si prenda curadi lui. Astoria Greengrass pu vincere il titolo di Moglie dellAnno per sedicianni consecutivi.
Questo stupore ne laprova evidente.
Ilsuo sguardo mi mette in imbarazzo, facendomi sentire a disagio e ricordandomiche sono ancora davanti alla porta di casa, con lui di fronte, mentre miomarito probabilmente dentro con nostro figlio. E pochi minuti fa lhoabbracciato e stretto forte, piena di sollievo per averlo trovato.
Distolgolo sguardo da lui, allontanando i capelli bagnati dalla faccia e borbottando: Sevuoi, se non troppo per la tua regale Maest in ufficio ho qualcosa damangiare e persino una brandina.
Dio,Granger mormora lui con la voce incolore che per si tinge di un lieve velodivertito E unofferta davvero allettante sono cos patetico al momento da accettarla pensa un po te quanto questa sia davvero unacircostanza eccezionale di vita o di morte.
Miomalgrado, sorrido al buio, non riuscendo ancora a guardarlo in viso.
Primadi Smaterializzarmi seguita da lui, faccio in tempo a distinguere poche parole.
Glisfuggono rapide, nervose, veloci, cos che possa darmi modo di fingere di nonaverlo sentito.
Seidisgustosamente buona Hermione vorrei esserci abituato .
Sorridodi nuovo, nello strappo che mi lacera allaltezza dellombelico.
Leconsonanti e le vocali del mio nome, nella sua voce, sono un suono inedito.
Ma,di nuovo, sapevo perfettamente come le avrebbe pronunciate, prima ancora che lofacesse davvero.
E quel modo dipronunciare il mio nome, non penso lo dimenticher mai.
HermioneGranger, 36 anni, lo aveva guardato tutta la sera come se fosse un alieno, comese fosse una specie di extraterrestre biondo che si muoveva tra le sue cose,apparendo estraneo alle cose pi comuni come se non gli fossero mai appartenute,come se vivesse in una dimensione diversa e distante dove quelle cose fosseropratiche indistinte di vetusti costumi dimenticati.
Iltratto distintivo del viso, sotto quel dolore e pena che erano come uno spessocerone che ricopriva i lineamenti soffocandoli, era un continuo ed ingenuo stuporemeravigliato: stranamente silenzioso, prosciugato dal lutto leloquiosarcastico e velenoso, la seguiva con gli occhi grigi frastornati per i passiche lei disseminava nellufficio, fingendo indifferenza e normalit, quandoinvece sentiva la nuca, la schiena, il cuoio capelluto, perforati e punteggiatida quello sguardo di acciaio.
Sedutonella piccola brandina che lei utilizzava per riposarsi qualche ora a pranzo,affondava quasi nel materasso che non era nullaltro che una sfoglia di lana rancida;impettito, con la schiena diritta a testimoniare un perdurante senso di distaccodalla situazione, Draco Malfoy non mollava mai per quegli occhi di tempestarappresa, puntati sui gesti di lei.
Spontanei,immediati, naturali, come se le appartenessero da sempre, come se ci fosse natadentro senza alcuna premeditazione o scatto di volont.
Sene accorgeva anche lei, di istinto, mentre gli riscaldava della zuppa che avevapreparato per il giorno dopo e pensava in modo automatico che, grazie al cielo,non ci aveva messo le carote, dato che chiss per che motivo era certa che leodiasse.
Forselo aveva captato ad Hogwarts, ma era un mistero perch lo ricordasse ancora.
Quandosi voltava a guardarlo, Draco Malfoy tratteneva una sorta di spasmo al centroesatto del torace, chiudeva freneticamente le falangi sottili sul collettodella camicia che portava sotto il maglione, come a liberare la gola da unimprovviso calo di ossigeno.
Gliindic il piccolo bagno se avesse voluto farsi una doccia, e di nuovo la sorpreselintimit di quella domanda come se non fosse che per anni si erano bellamenteignorati: lui, grato, accett e lei, con eguale gratitudine, ringrazimentalmente che non commentasse a riguardo.
Gliasciug gli abiti umidi con la bacchetta mentre era sotto lacqua, comprendendoche avrebbe rifiutato qualsiasi indumento avesse tirato fuori e che avessesospettato essere di Ron. Tir fuori una coperta di lana che Molly le avevaportato quando aveva scoperto che si addormentava spesso in ufficio. Fin diriscaldare la zuppa e prima di appoggiarla sul tavolo accanto alla brandina, sisincer che non fosse troppo bollente o troppo fredda o troppo salata, comeavrebbe fatto con suo figlio. Si sedette lontana, distante, a gambe incrociatesul pavimento, fingendo di leggere dei documenti, cos che lui non traesseeccessivo intralcio dalla sua presenza, qualora ogni tanto si ricordasse dicome si era ridotto per essere l, con lei.
Equalora volesse piangere: sicuramente non voleva essere visto in quello stato.
Difatti,doveva aver pianto sotto la doccia, lontano dalla sua vista: diede la colpa conun moto sbiadito di sarcasmo a quel bagnoschiuma da mezza sterlina che sembraacido muriatico, ma Hermione sapeva che non era per quello che aveva gli occhirossi, gonfi. Accett linsulto alzando solo gli occhi al cielo, non dovevaaver pianto fino a quel momento, era felice che comunque si fosse riuscito alasciar andare.
Erala sola donna che io abbia mai amato e che mai amer.
Lodisse cos, come una specie di fulmine a ciel sereno: quando Hermione Granger,attonita, distolse lo sguardo dal documento che comunque non stava leggendo,Draco Malfoy stava mangiando la sua zuppa, serafico, apparentemente come se nonavesse mai parlato.
Avrebbedetto solo questo su sua madre: e lei avrebbe trattenuto ogni parola che volevarispondergli per rassicurarlo, per dirgli che aveva ogni destino per poteramare ancora.
Sapevache non era cos e, giunti a quella inconsueta confidenza, era eutanasia nonmentire. La moglie era una stupida sciocca vanesia, da cui non avrebbe potutodivorziare per non perdere suo figlio. Era anche sterile, quindi non potevaavere da lei alcuna figlia da ergere a donna della sua vita. Non aveva sorelle,cugine, probabilmente nemmeno amiche, se quella sera era l.
Ecomunque, travalicando le madri, le mogli, le sorelle e le figlie,difficilmente poteva dare etichette di amore assoluto ad unaltra donna, vistoche pareva non essersi mai innamorato prima, sebbene sicuramente non glifossero mancate amanti di qualsivoglia tipo.
Provancora quel sentimento inesauribile di tenerezza, compassione, pena, come unaspecie di guizzo caldo che si contorceva nello stomaco. Non fece nulla, per,sapeva che non avrebbe accettato nientaltro di tale senso nei suoi confronti.
Nonvoleva ispirare piet, non aveva voluto mai farlo.
Credoche accada quando ci tocchiamo, stavolta fu lei a sorprenderlo, le parolevennero fuori da sole per combattere quel silenzio fondo, intenso, rotto solodalla pioggia contro i vetri. La supposizione si era annidata nel tessuto delcervello come un tarlo benefico, nato apposta per distrarla da tutto il resto,compreso il nuovo ricordo fasullo.
DracoMalfoy strinse le palpebre in un moto di riflessione, poggi il piatto vuoto dinuovo sul tavolino e annu piano, pensosamente, con il capo. Aggiunse poi,casuale, soffice, limpronta innegabile di quella nuova intimit che smussavale parole delle frasi: succede quando ci tocchiamo le mani ci siamosfiorati anche in altri momenti ma non successo. Le restitu uno sguardo curvo,storto, obliquo, piegato dalle palpebre che ancora la scrutavano, lasezionavano, la analizzavano come un mistero buffo.
Leisi strinse nelle spalle, annu, volt il viso dallaltra parte: certo, ovvio.
Quandolo aveva abbracciato, non era successo nulla.
Luisugger di sperimentare subito la nuova teoria, lei ebbe una sorta di motoistintivo di ribellione che la fece arrancare alla ricerca di una scusa,dicendo che era tardi, che erano stanchi, che lui doveva riposare, che neavrebbero avuto tutto il tempo.
Pertutta la risposta Draco Malfoy, da qualche ora un po pi simile a s stesso diquanto non fosse stato da qualche giorno a quella parte, si alz in piedi, lesi sedette di fronte sul pavimento, il volto enigmatico e privo di espressione.Le porse deciso il palmo della mano, ingiungendo severo: Muoviti Granger sonoin cordoglio non ho tempo per sopportare la tua ritrosia.
HermioneGranger, 36 anni, guard quella mano bianca, dalle dita affusolate, immacolatacome se fosse fatta di neve, le pareva di guardare il serpente che, nelgiardino dellEden, offriva la mela ad Eva: pareva una tentazione marcia,proibita, eppure la vedeva dolcissima, inerme, una specie di sfizio goloso datogliersi velocemente e non pensarci pi.
Siricordava adesso, senza nemmeno volerlo, la grana di quella pelle, il suocalore, lo spazio preciso tra le dita, lodore pulito che sarebbe rimasto sullasua: e con un afflato selvaggio che avrebbe definito la risposta alla suaprovocazione, tese il braccio, il viso aggrottato in unespressione di sfida, epoggi la propria mano sulla sua, non lasciando un secondo i suoi occhi grigi,terribili, inesausti.
Luifece in tempo solo a sospirare, a socchiudere lievemente gli occhi, aracchiudere nella sua mano, pi grande, le dita affusolate di lei. Ed accadde,ancora.
La smetti?! urlo, rossa in volto per la rabbia ela vergogna Basta, mi sono stancata dir a Seth quello che mi pare e piace!.Mi giro bruscamente su me stessa per scendere le scale, ma, come eraprevedibile, vengo fermata da Malfoy. Mi afferra per il polso, costringendomi agirarmi di nuovo. Sta ancora ridendo, riduco gli occhi a due fessure, volendofulminarlo sul colpo. Non lo guardo in volto, mi farebbe innervosire troppo, imiei occhi trovano la mano che stringe ancora il mio polso. Non mi sta facendomale, non mi d fastidio, solamente appoggiata lui sembra accorgersi delmio sguardo e si stacca da me, sbattendo per un paio di volte le palpebre.
Sistaccarono ancora, come se fossero fuoco e ghiaccio, respirando a fatica. Edancora Hermione Granger ebbe la scomoda sensazione che pi le visioni fasullele entravano nella testa, pi il mondo circostante perdeva definizione,consistenza, pareva un cartonato di ombre.
Benedunque basta che non ci tocchiamo pi le mani concluse Draco Malfoy conferocia, alzandosi in piedi e tornando alla brandina, non guardandola pi.
Leirimase immobile, seduta ancora per terra, la mano ancora tesa verso un vuotoche era la schiena che lui le dava, disteso, il volto contro il muro.
Comepoco prima, alla Tana, anche adesso non riusciva pi a restare un secondo dipi in quella stanza, i cui colori, odori e rumori si diluivano come temperanellacqua. Vide il suo riflesso nel marmo del suo ufficio e, finalmente, dopoore in cui si era concentrata solamente su di lui, torn a s stessa, agliocchi stanchi ed infossati, alla mancanza di sonno, allo stomaco vuoto, aivestiti che le si erano alla fine asciugati addosso facendola tremare difreddo, ai capelli spettinati e crespi, a Ron che non sapeva dove fosse, adHugo che tra qualche ora avrebbe fatto colazione senza di lei.
Rimiseaddosso il cappotto, il cappello, la sciarpa grigia, non lo guard nemmeno,usc dal Ministero nella notte che iniziava a cedere il passo allalba.
Unacaffetteria era gi aperta, lasci un messaggio in segreteria a Ron scusandosi,bevve un lungo caff nero bollente, mangi una girella alla cannella, ignorogni affacciarsi dei ricordi falsi nella sua testa e non fece pi alcunasupposizione a riguardo.
Daltrondeaveva ragione, bastava non toccarsi pi le mani: nel chiarore grigiastro,osserv le sue dita contrarsi e riaprirsi come un fiore carnivoro.
Rientrin ufficio quando era certa che Leda fosse gi arrivata e che, di conseguenza,Draco Malfoy aveva lasciato il suo nascondiglio di comodo per tornarsene a casasua.
Chiesealla segretaria di non passarle alcuna telefonata per qualche ora, si chiuse achiave, si distese esausta sulla brandina, un braccio a pesarle sugli occhi,mentre respirava con la bocca, come in apnea, per non sentire il profumolasciato di lui che era un continuo schiaffo, molesto, alla sua stupidaingenuit di averlo voluto aiutare.
Quandosi volt su un fianco, la mano urt la superficie liscia e candida di un fogliodi carta.
Nonvoleva farlo, non voleva: eppure, cieco il mondo, quando nessuno potevavederla, sorrise, si tir diritta in piedi, sper. E si fid, di nuovo, di lui.
Nonsapeva fare altro.
Non mi importanulla di queste visioni, Granger, e non mi importa nulla di cosa dicono laprofetessa, lempatica e pure il professore di Hogwarts. Sono un fottutoscherzo idiota di qualche imbecille: e di conseguenza, visto anche il mio statomentale precario al momento, mi piacerebbe davvero sorvolarci su.
Posso vivere senzasapere che cosa diamine siano: non importante.
Ma, stranamente,quello che penso io sempre il contrario di quello che pensi tu, Granger:guarda, non lo avrei mai detto, conoscendoci.
Ed anche quelloche fai tu, Granger, il contrario di quello che farei io.
E tu stanotte haifatto quello che nessuno hai mai fatto per me proprio perch, grazie a Merlino,non sei come me.
Ti devo almenoquesto e poi saremo pari, dannata strega.
Se per te cosimportante, verr con te ad Hogwarts.
E verremo fuori daquesta storia.
Prendilo come ilfavore che ti dovevo: e se obietti dicendo che ti sei gi fatta una scarozzatanon gradita nella mia testa, ti Schianto allistante.
DM
Anchelui si fid, di nuovo, di lei.
Aquanto pare, anche lui non sapeva fare altro.
NOTA FINALE: Come sempre, grazie a chi ancora quie a chi c sempre rimasto.
Il capitolo 50, salvo imprevisti, sar pubblicatoil 3 marzo 2019.