Disturbia, step four: about what weve never had (II) '
Disturbia, step four: about what weve never had (II) '
Capitolo 51: Disturbia , step four : about what weve never had (II)
Scesa dallacorriera, rabbrividisco immediatamente per limpatto con lesterno, latemperatura pare essersi abbassata di diversi gradi nel seppur breve viaggio,cosa che mi fa stringere attorno al mio cappotto bianco chiudendolo alle folatedi vento gelido che soffia dalle montagne.
Mi guardo attornocon un afflato di curiosit, la mano sulla valigia, mentre la gente scendedalla corriera e si disperde nella piccola piazzetta, raggiungendo le propriedestinazioni: come ha preannunciato Malfoy, effettivamente la cittadina non nullaltro che un ammasso di casette di legno senza alcuna attrattivaturistica. Poche luci accese alle finestre, qualche insegna marcitadallumidit del lago; un droghiere, un vecchio pub o un ristorante cinese conun drago rosso sulla porta cos grottesco da somigliare piuttosto ad un lungoverme solitario. Cosa che sicuramente non stimola lappetito. Anche la gente ingiro pochissima, lora di cena, i pochi passanti camminano ingolfati ingrossi maglioni con le trecce, allungando la falcata nervosa dopo avermigettato unocchiata in tralice di sospetto. Lontano, in una fessura tra lecasupole basse, un pontile di legno si allunga sulla superficie del Lago Nero,richiamando indietro qualche sparuto pescatore che, le canne pendenti sullaschiena, torna a casa.
Decisamente, nulladi interessante o indimenticabile.
Mi volto su mestessa cercando Draco con lo sguardo che, in tutta la mia manovra disopralluogo del circondario, ha alacremente consultato la cartina ed alcunifogli di carta spiegazzati.
La nostra locandadovrebbe essere. da quella parte sciorina incerto, indicando con il braccioin una confusa direzione alle mie spalle.
Sono colma difiducia al momento per il tuo senso dellorientamento, caro schiocco la lingua guardandolo obliquamente, non che siamoin mezzo all Upper East Side e ad un dedalo distrade, se non capace di trovare il solo alberghetto del posto siamo davveroalla frutta.
Draco non si dpena di rispondere, nemmeno al mio appellativo sdolcinato da finta moglie,limitandosi a borbottare qualcosa tra i denti prima di indicarmi con uno rapidogesto del capo la direzione a suo dire corretta. Quindi probabilmente miritrover tra una ventina di minuti nella selva oscura con i lupi chebanchettano sulla mia carcassa dilaniata. Che prematura e ingrata fine.
Nonostante tutto,in mancanze di alternative, lo seguo. Lui, come poco prima sulla corriera, nonsi d naturalmente pena di attendere che io lo affianchi, ma invece cammina apasso sostenuto davanti a me, continuando a guardare alternativamente la suastupida mappa e le strade attorno, guardingo come una lepre inseguita daicacciatori. Incespico nello sterrato per cercare di non perderlo di vista,impacciata dalla valigia e dagli stivaletti con il tacco quadrato che, ancora,non so perch diamine mi sia venuto in testa di indossare proprio stasera,proprio qui e proprio con lui, aggiungomalevola con il pensiero, stringendo le palpebre nel tentativo di bucargli laschiena con la potenza del mio sguardo inceneritore.
Smettila, Grangeri tuoi anatemi silenziosi sono molto pi rumorosi di quanto pensi credo di averti gi detto che hai il respiro di un maledettomantice iperattivo, come sei sopravvissuta in guerra, Merlino solo losa. Sbuffo, ovviamente rinforzando lamia immagine di utensile soffiante, ma non mi do pena di rispondergli per lerime, cercando di disincastrare di nuovo la valigia da una buca nel terreno.
Lo seguo mentre,superata la piazzetta ed un paio di casette diroccate, inforca il declivio checonduce nelle vicinanze del lago. La gi scarsissima illuminazione del paesinosi affievolisce ancora di pi, smorzata dalla vegetazione incolta edattraversata da respiri notturni non molto rassicuranti. Rabbrividisco,guardandomi ossessivamente attorno ad ogni tramestio sospetto che fa risorgerela fantasia che Malfoy in verit ha solo finto di assecondarmi, ma che inrealt mediti di assassinarmi e di gettare il mio cadavere nel fondo fangoso dellago, tanto per ravviare il traffico escursionistico della zona con un po diturismo macabro.
Dimprovviso, per,si ferma immobile sul sentiero, senza nemmeno una parola, come colto da unpensiero fulmineo che lo paralizza anche nellazione semplice del camminare. Loaffianco, raggiungendolo infine e gi pronta alla tiritera sul fatto che non sipu perdere in uno sputo di posto come quello, non prima di aver disincagliatoda unaltra buca la mia nefasta valigia, la stessa che continuo a maledire peressermi portata per il pernottamento di una sola notte, ma che probabilmentetorner utile per loccultamento del mio corpo in decomposizione.
Mi accosto quindi aDraco guardandolo storto, ma lui semplicemente riprende a camminare senzaaggiungere unaltra mezza parola, solo ad un passo pi lento, cos che io possafinalmente stare accanto a lui.
Havisto la zona poco illuminata e mi ha aspettato, lattenzione inaspettata mi fasciogliere di un sorriso imprevisto, mentre evito di guardarlo in faccia perpaura che possa capire quanto la cosa mi abbia fatto piacere. Ridimensionosubito mentalmente tutto perch, naturalmente, deve fingere di essere miomarito quindi probabilmente se capicollo gi per una scarpata, la cosa nonoffre molti profili di verosimiglianza: non voglio dare a nessuna parte dellamia mente ulteriori sponde per annotare ogni singola gentilezza che questuomomi fa. Ho gi abbondantemente notato che cose che sembrano minuscole con altri,con lui diventano sterminate, finendo per tributarmi una felicit che nonriesco a spiegare. A questora, se fossi con Ron, starei gi urlando esbuffando perch non mi sta aiutando con la valigia. Con Draco Malfoy, miaccontento della briciolina che mi aspetti lungo una strada poco illuminata.Che razza di idiota.
Il pensiero mimette ulteriormente di cattivo umore nei pochi passi che percorriamo insilenzio, fino ad arrivare alla nostra destinazione. La locanda risulta esseren pi e n meno che un cottage come tutti gli altri, di legno scuro,appollaiato a pochi passi dalla riva del lago e da un pontile. Non c nuninsegna, n una decorazione particolare, solo un patio un po pi ampioallingresso che si affaccia sullo specchio dacqua, restituendo la visionemozzafiato delle montagne e di Hogwarts poco distante, immersa nella nebbiaumida come uno stormo di lucciole intermittenti.
Mi fermo aguardarla per qualche secondo con la mano sospesa sulla valigia, il legno chescricchiola sotto i piedi miei e di Draco che apre la porta smaltata di rossodella casupola. Il tintinnare giocoso di alcuni campanelli non riesce a copriredel tutto il cigolio esasperato dei cardini vecchi.
Di fronte a noi,non c niente pi che una piccola stanza circolare che funge da salotto, conuna piccola libreria, qualche divano stinto, un caminetto acceso che rimanda unbuon odore di resina di pino. Tutto di legno scuro, consumato. Poco pi asinistra rispetto allingresso, intravedo una scala che porta al pianosuperiore, il cui corrimano ha dei pezzi mancanti. Non sar niente di pi cheuna casa un po pi grande che mette in affitto una o due camere a notte.
Limpressione miviene confermata dallarrivo della nostra albergatrice, una donna sullacinquantina piuttosto in carne, dallaspetto pacioso e rubicondo, i capellibiondo cenere legati in una crocchia, con un vestito a fiori terribilmenteleggero per la stagione. Sopra, indossa un cardigan di lana infeltrita grigia.Unica nota di colore e pregio del suo aspetto una spilla con il cameo di unarosa bianca che le chiude il maglioncino sotto il collo. Lo osservo per qualchesecondo, affascinata dai riflessi cangianti che il fuoco disegna sulla pietralucida.
Buonaserasignori! esordisce gentile e frizzante, con un forte accento del nord delpaese Immagino che voi siate i signori Carrington. Ovviamente ci ha presosubito, non penso che abbiano la fila di clienti che si allunga fino adAberdeen.
S, buonasera sig.Hudson, ci siamo sentiti telefonicamente risponde Draco con solerzia,porgendole la mano a mo di saluto e presentazione Sono Julian Carrington.
Guardo Draco disbieco, non sia mai che presenti anche me e mi tratti in modo diverso da unasemplice appendice ornamentale: E io sono, come diamine ha detto che michiamo? Era un nome da cartone animato dei Simpson Lisa? Maggie? Inizio asudare freddo, non voglio ricalcare sul fatto che, apparentemente, dobbiamofingere di essere marito e moglie. Vorrei evitare di sputare fuoriquellappellativo a meno che non ci sia costretta con una pistola alla tempia;per fortuna, occhieggiando i documenti che Draco ha poggiato sul bancone dellareception, riesco a leggere in tralice il nome del mio personaggio di fantasia.
E io sono Margery Carrington completo trafelata dallansia di nonsembrare una completa imbecille. Draco, alla mia destra, sospira con unariarassegnata che ha leffetto di infastidirmi ancora di pi. Sembra che, senzanessuna fatica, abbia indovinato i miei pensieri.
Lalbergatrice,inforcando un paio di occhiali dalla montatura di osso, procede allaregistrazione dei nostri documenti su un faldone dallaspetto consumato madalle pagine immacolate, confermandomi ulteriormente che il posto ben pocoabituato ai turisti. Osservo la manovra di registrazione puntellandominervosamente sui piedi, come se temessi che da un momento allaltro la veritsulla mia identit venga fuori per un misterioso ed inspiegato incidente.
Inutile aggiungereche, invece, Draco perfettamente a suo agio, calmo e serafico come starei iodentro una biblioteca. La menzogna e lomissione sono tipo il suo panequotidiano, mi chiedo ancora ossessivamente quante volte sia gi passato da unamanfrina simile.
Il pensiero mimette di nuovo a disagio riducendomi lo stomaco ad una poltiglia stopposa chemi pesa nel torace come unammissione di colpa.
Finalmente lasignora termina le sue incombenze e, sfilandosi gli occhiali, ci restituisce idocumenti fasulli, accompagnandoli con la chiave della stanza: Allora signori,benvenuti a Fort Lachlan. Vi tratterrete a lungo?.
Nel mio silenziopensoso Draco che risponde sicuro: Solo fino a domani mattina partiremomolto presto. La signora, dopo un cenno di assenso, armeggia con un cassettodella scrivania che apre cigolando, tirando fuori una chiave pesante di metallocon un cordino consumato come portachiavi. Ci indica la scala, prima di diresempre allindirizzo di Draco: La vostra stanza quella al piano superiore. gi pronta. Lei e sua sorella poteteaccomodarvi se siete stanchi per il viaggio.
Per un attimo, laparola fluisce dentro le mie orecchie come acqua di un ruscello, assolutamentepriva di peso e consistenza, scivolando inascoltata. Poi, come lo stridio delleunghie su una lavagna, mi ritorna in mente qualcosa di completamente disarmonicocon il resto del discorso, qualcosa che stona terribilmente, cosa chetendenzialmente mi accade con i congiuntivi sbagliati o con la consecutiotemporum sballata. Ripercorro quindi la conversazione, trovando quindi il pezzoche non mi tornava. Sua sorella.
Gli occhi rischianodi schizzarmi fuori dalle orbite per qualcosa a met tra la sorpresa elorrore, entrambi proporzionalmente maggiori persino a quelli conseguenti adover passare per moglie di Draco Malfoy. Perch poi mi faccia pi ribrezzoessere creduta sua sorella che sua moglie, lo so solamente io. Fatto sta che,la bocca impastata, mi ritrovo a rantolare: Sorella?! Ma chi, io?!.
Draco mi guarda perqualche istante, unespressione indecifrabile sul volto che non mi d ragionedei suoi pensieri, solo di una serie di meteore indistinte che si affannanonegli occhi chiari.
Poi torna arivolgersi alla nostra albergatrice con tono di voce piatto: No, sig.raHudson, credo di averglielo detto telefonicamente. La signora mia moglie,con un gesto naturale e fluido come se ci fossimo abituati da tutta la vita, mipoggia la mano alla base della schiena, cingendomi ed avvicinandomi al suofianco. Assecondo lo spostamento daria come se fossi una bambolina di pezzaprivata di una qualsiasi gravit.
Resto a testabassa, turbata di nuovo dalla vicinanza di quel contatto, nella perfettaesibizione di una moglie sottomessa e timorata di Dio, cosa che naturalmentesono ben lungi dallessere anche con il mio vero marito. Lodore del legno dipino bruciato si fonde con quello del profumo di Draco, come se fosserocomplementari, vicini di essenza, e li sento entrambi amplificati, penetranti,dannatamente impossibili da ignorare. Come sempre, come ogni maledetta volta,il profumo delluomo accanto a me ha leffetto di muovere una parte nascostadentro il mio basso ventre, come un guizzo di tempesta ed un singulto diricordo. Mi struggo perfettamente muta ed immobile di nostalgia per una cosache non ricordo e non so nemmeno se mai esistita e, per quanto mi sforzi diafferrarla, sfugge come olio scivolato sullacqua.
Il calore diquellabbraccio di lato mi avvampa le guance peggio del calore del camino. Perconcentrarmi su qualcosa di diverso, sollevo gli occhi tornando con un sorrisofintamente timido a guardare la nostra albergatrice, torcendomi le mani etenendole ben lontane da quelle di Draco.
Ci manca solamenteinnescare unaltra serie di immagini strane.
Ah scusatemidavvero davvero moltissimo, che errore sciocco commenta la signora Hudsoncon aria mortificata, asciugandosi la fronte imperlata di sudore con unfazzoletto a scacchi e rivolgendosi poi sussiegosa nei miei confronti Vogliatedavvero perdonarmi signora, non so perch ero convinta che foste fratello esorella forse sar stato lo stesso cognome a trarmi in inganno.
La mano ancoraferma di Draco sulla mia schiena mi innervosisce al punto che, in barba aqualsiasi educazione, mormoro acida: Sciaguratamente in Inghilterra abbiamoancora questa malsana usanza di prendere il cognome del marito, signora. Credoche sia in voga da qualche millennio, con un piccolo balzello mi stacco daDraco ed incrocio le braccia al petto, in un moto automatico di difesa. Luisegue le mie manovre in silenzio, mentre concludo con una smorfia velenosa: Credetemi,avrei preferito di gran lunga mantenere il mio di cognome.
Accanto a me, ilsospiro rassegnato di Draco raggiunge lo stesso grado di decibel del manticerespiratorio di cui spesso mi accusa. Naturalmente, ha colto subito la nonvelata stoccata alla noia che provo per tutta questa faccenda della falsaidentit, del cognome mutato e, non da ultimo, del fatto che debba pure fingeredi essere la sua amorevole consorte.
Quandoinvece io un marito ce lho: e sta mettendo a letto mio figlio, adesso, dopoche ho mentito ad entrambi per lennesima volta. Per chiss cosa, poi nonpotevo per una volta abbozzare e lasciar correre questa faccenda dellamaledizione e non mettere ulteriormente sulla graticola il mio matrimoniotraballante?
Mi pungono gliocchi sentendomi di nuovo estranea alla situazione che sto vivendo, spero dipoter fingere che sia per il fumo del camino nella stanza non sufficientementeareata.
Ha ragione,signora, mi perdoni prosegue lalbergatrice profondendosi in piccoli eripetuti genuflessioni del capo, cosa che mi fa ovviamente intenerire e pentiredel mio accesso di astio precedente che, ovviamente, non ha lei comedestinatario.
Sto gi perscusarmi della mia antipatia dicendo di lasciar correre, quando la signoraHudson, in un moto di esemplificazione, biascica una sorta di spiegazione delsuo errore: non so perch mi venuta automatica come associazione, inveceche pensarvi sposati sar stato che.
Sar stato che cosa , esattamente? chiedo con unsorriso statico, comprendendo esattamente dove stiamo arrivando e sfidandolaquasi a continuare. Accanto a me, Draco continua a non parlare, profondamenteintrattenuto dalla pantomima che sto mettendo in scena per suo esclusivodivertimento.
Niente, lascistare si figuri, sono solo pensieri ad alta voce se volete che vi sia servitala colazione la signora, oramai quantomeno disperata, cerca di deviare ilcorso della conversazione, evidentemente non ancora consapevole della personacon cui sta parlando: Hermione Granger in Weasley , lapersona NON elastica per eccellenza.
No, no, signoraHudson, si figuri lei, non sia mai che non chiariamo questo affascinante equivoco. Perch le venuto pi naturale pensarmi come sorella di mio marito piuttosto che come suamoglie?, indico Draco con un cenno del capo Come pu notare, ci somigliamocome si somigliano le manguste e i serpenti, nessuna analogia zoologica potrebbe essere pi azzeccata Quindimi pare un accostamento quantomeno azzardato. Non si preoccupi, non rischia dioffenderci, sia sincera sono solo curiosa.
Beh signora qualcosa a p-pelle, credo. Unimpressione superficiale. Non s-sembrate due chesi p-potrebbero s-sposare balbetta lalbergatrice, guardando a destra e asinistra come a cercare una fuga dalla situazione, come se qualcuno potessespuntare allimprovviso per salvarla. Per un curioso controsenso, per, quandotorna a guardare me e Draco, i suoi occhi restano gelidi, cristallizzati,profondamente ancorati nel nostro esame visivo alla luce di una verituniversalmente accettata. Sebbene tutto di lei spinga alla gentilezza e allacordialit, compreso limbarazzo della situazione, lo sguardo mi fa raggelarecome se fossi stata abbandonata in mezzo alla neve.
Mi scordo perdella sensazione, fumando di rabbia per il suo commento successivo: Lei cos semplice . E il signore,invece. Completa il tutto con una nuova occhiata al nostro indirizzo,stavolta un po pi ferma sulla figura di Draco, come ad imprimersi meglio lasua figura nella memoria.
Ogni accezionedellaggettivo semplice mi si scartaostile nella memoria, abituata da quando ero adolescente a nessun carattere dieccezionalit estetica. chiaro che si sta parlando di un profilo prettamentefisico, a cui sciaguratamente sono abituata da anni. Non sono una di quelledonne che, non appena le incontri, spingono un uomo a voltarsi e a sbavarecopiosamente per terra in preda agli scompensi ormonali. Sono una di quelledonne che invece, troppo ingolfate e infagottate, riesce a passare indennedavanti ai capannelli di uomini che si bevono una birra, oppure davanti aicantieri con i muratori che lavorano ad una ristrutturazione. La cosa,tendenzialmente, non mi ha mai ferito eccessivamente, se non quando eroragazzina ed andavo in giro con Ginny che, al contrario, otteneva ed ottieneleffetto esattamente opposto. Ma, con la maturit e con il passare degli anni,si arriva ad una certa consapevolezza di s per cui tali cose non fanno pisoffrire. Non le si nota nemmeno pi.
Perci, non soperch, il commento pure educato giunge nella carne viva di un fantomaticofianco scoperto. Il peso della valigia che porto ancora in mano, piena divestiti che so gi che sono inutili e che probabilmente non indosser, miinformano con una subitanea intuizione del motivo per cui adesso, dopo tantianni, unosservazione del genere mi ferisce come se fossi una stupidaadolescente.
Draco.
Lo guardo disottecchi per un secondo, lo sguardo annoiato dalla diatriba, i lineamenti rischiaratidalle ombre rossastre dal fuoco, il contegno aristocratico, il mento sollevato,gli zigomi scavati. E in unellissi ideale delle pupille, guardo lui e dopoguardo me stessa. Il cappotto bianco troppo leggero, le scarpe con il taccoadesso infangato, i capelli freschi di messa in piega e che adesso lumiditdel posto ha gonfiato come un pallone aerostatico.
Hotemuto di farmi vedere accanto a lui, perch so che non il mio posto. Perchimmagino le donne che ci sarebbero dovute essere con lui a prendere una cameradalbergo. Perch conosco sua moglie e, sebbene Draco non la ami, ricordoleffetto che fanno quando entrano in una stanza. E non leffetto che faccioio. Non lo mai stato. Non sono mai stata bella, bionda, alta, magra, uncomplemento perfetto a quello che lui, non mi mai interessato esserlo: iosono calzini spaiati, matite a tenere assieme i capelli, occhiali calati sulnaso, postura un po curva. E tutto quello con cui da anni avevo fatto pace,mentre facevo quella valigia, mi era esploso come una mina antiuomo pensandoloaccanto a lui.
Enon capisco perch sia stato cos, non capisco perch ho fatto di tutto persembrare una che poteva stargli accanto senza sfigurare, quando non miinteressa, quando non mi mai interessato, quando sono la moglie di un altro elui il marito di unaltra.
Perchdiamine mi interessa?
Voglio fuggire,scappare, dare riposo a questo prurito agli occhi che non mi lascia in pace.Invece, inselvatichita come unErinne, erompo ancora, conficcandomi le unghienei palmi delle mani: E il signore, cosa?! Cosa vuole dire?! Che sono troppo ordinaria per stare con uno come lui?!.
Ordinaria, sembra uninsulto, riecheggia di tutta quella inadeguatezza che provavo nel periodo dellapubert, magari rintuzzata da una qualche oca come Lavanda Brown. Mi si chiudela gola, mentre penso a chiss quante volte mi sono sentita cos proprio acausa delluomo che mi sta ora accanto, grazie ai suoi atteggiamenti da bullo.Unondata ulteriore di calore furente mi travolge, facendomi bruciare le piantedei piedi per limmobilismo della situazione assurda in cui mi trovo.
Ignara della miatempesta emotiva, la signora Hudson, sudando ancora freddo e balbettando, cercaancora di scusarsi mettendo toppe che sono peggio del buco da lei stessaprovocato: No no signora, non mi permetterei mai s-solo che sono a-abituatache uomini cos, preferiscono altre c-compagnie pi a-appariscenti .
Ancora lacarrellata di donne bionde, longilinee e procaci con cui il mio compagno diviaggio solitamente si intrattiene, mi scorre davanti agli occhi in unafantasmagoria di curve e risolini. Ci ha lo stesso effetto del rosso negliocchi di un toro, specie quando constato di trovarmici anche solo vagamenteaccostata in un azzardo mentale. Che peraltro mi penalizza e condanna anchecome perdente.
Le guance rosse, latesta leggera, sto gi per scoppiare in un nuovo coro di obiezioni, quandofinalmente Draco, rimasto in silenzio per tutto il tempo, emette un solo lungosospiro che ha leffetto di congelarmi sul posto come una statua di sale.Irrigidendomi, improvvisamente consapevole del mio accesso irrazionale di iraper un commento fuori luogo ma decisamente superabile, mi affloscio come unramoscello secco piegandomi contro il peso della schiena. Lo guardo con la codadellocchio mentre, con un movimento ad arte, si passa una mano tra i corticapelli biondi, esibendosi nella sua migliore interpretazione di nobileannoiato dalle beghe della servit.
Poi, senza alcunpreavviso, mi mette un braccio attorno alle spalle attirandomi ancora vicina alui prima di sussurrare suadente: Mi creda, signora Hudson, le doti nascoste di mia moglie possonocompensare un nugolo di donne cosiddette appariscenti non vorrei che esse diventassero troppo manifeste stanotte quindi le chiedo gi scusa in anticipo se ha il sonno leggero.
Caro! gli assesto una gomitata,neanche troppo delicata nel fianco incollato al mio, cercando al contempo diguadagnare preziosi centimetri di distanza.
Non essere cos timida, amore bisbiglia lui, stringendomi laspalla che ancora cinge e destinandomi un lungo sguardo di finto desideriomentre si umetta il labbro inferiore Ne andava del tuo orgoglio ferito . Calca la parola con decisione, rimarcandoprobabilmente quanto tutta la faccenda mi abbia notevolmente colpito per lasolita alterigia di tutti gli ex Grifondoro. Glielo faccio credere, abbassandoil capo come una bambina messa in punizione, rossa in viso nella stessaidentica maniera, grata che il resto della girandola dei miei pensieriautodistruttivi sia andato perso di fronte alla sua capacit di leggere ilsottinteso.
Adesso, tutta lasceneggiata che ho portato avanti mi fa sentire decisamente ridicola.
Draco Malfoy fungesempre da una sorta di amplificatore costante di quello che provo, qualsiasicosa essa sia, fosse pure un fastidio innocuo per una frase fuori contesto ovagamente offensiva. In certi momenti mi pare che tutto il resto che provodurante la giornata, senza di lui, sia a volume basso, sussurrato, quasi sulmuto. Poi arriva lui, ed improvvisamente mi vibra la cassa toracica da quantole cose rimbombino ad una potenza infinitamente superiore.
Comequesto braccio sulle spalle: una cosa che fa sempre Harry, o George, o Bill,o anche Charlie. Sono sempre pi bassa di loro e, quando vogliono mostrareaccondiscendenza per quello che dico, mi parlano cos. Cingendomi le spalle conun gesto innocente di affetto.
Untempo, quando pioveva ed avevamo solo un ombrello, anche Ron faceva cos perevitare che mi bagnassi.
Poiinvece lo fa Draco Malfoy per una finzione stupida, ed avverto ogni singolocentimetro della pelle delle sue dita sul mio avambraccio, ogni falange cosstretta dentro la manica del mio cappotto.
Inervi del braccio trascinano corrente elettrica fino alla punta delle mieunghie, come a richiamare la magia che il contatto delle nostre maniporterebbe. Un mondo in cui siamo stati altri, non questo.
Certamente,non il marito di Astoria Greengrass e la moglie diRon Weasley .
Mi divincolo dinuovo dalla stretta di Draco, facendo qualche passo di lato e fingendo direcuperare i documenti che la signora Hudson ha finito di registrare. Sento chelui studia la mia manovra diversiva, ma non aggiunge niente.
Vogliate ancorascusarmi per lerrore ripete per lennesima volta lalbergatrice,allungandoci la chiave della stanza Sono stata davvero inopportuna, mio maritome lo rimproverava sempre.
La consapevolezzadellesagerazione della mia reazione si stempera in un sentimento di gentilezzaritardata per questa povera donna, cosa che mi fa chiedere comprensiva: Midispiace, vedova?.
Divorziata. Miomarito ha pensato bene di scappare con una sua amica di liceo. Mi haletteralmente spezzato il cuore aggiunge con una scrollata di spalle chevorrebbe essere noncurante, ma che invece suona solo stridente con lo sguardotormentato.
Mi scusi davvero,non volevo essere io inopportuna adesso sussurro colpevole, guardandomi lapunta delle scarpe a disagio.
Alla mia sinistra,Draco sbuffa rumorosamente mormorando caustico: Invece io gradirei essere inopportuno e salire in camera nostra,tesoro.
La signora Hudsonlo ignora bellamente e torna a guardare me, occhi negli occhi, come se mitrapassasse da parte a parte: Tranquilla, signora, sono passati tanti anni. Siincontrarono per caso, i nostri figli andavano a scuola assieme, guardi un poil caso. E pensare che non si erano mai sopportati quando erano ragazzi,esistevano ancora leggende sui loro scontri nei corridoi, mi stringo nellespalle, inconsciamente faccio un passo indietro, lo sguardo di Draco addosso Maquando ci si avvicina ai quaranta, si inizia quella complicata et in cui siguarda indietro e si cercano errori ed errori, annuisco debolmente,asciugandomi il palmo delle mani sudato contro la stoffa del cappotto. Leisoppesa la mia reazione, quasi sincerandomi che la stia ascoltandoattentamente, poi prosegue con la voce cantilenante, quasi ipnotica: Sebastianmio marito ad un certo punto si convinto che tutta linsoddisfazione chesentiva, si sarebbe risolta cambiando la sua compagna di vita. E quella donnaapparentemente sembrava capirlo meglio, sembrava che semplicemente per anni nonsi fossero resi conto di cosa erano luno per laltra, il mio tentativomaldestro di raggiungere gli occhi di Draco, sincerarmi che siano ancora su dime, cercarli dentro il mio sguardo come una complicit inconscia di cuipentirsi subito dopo, si infrange non appena la signora Hudson continuastentorea, a voce pi alta e secca: Assurdo ,un mare di scuse patetiche che ci sono costati anni di sotterfugi, letterenascoste nei barattoli vuoti dello zucchero, trasferte di lavoro che erano soloweekend con la sua amante, non ci possocredere, deglutisco il mattone di bile che mi si formato in gola, nellatasca del mio cappotto vergognosamente trovo ancora la carta del messaggio diDraco di settimane fa e che porto ancora dietro alla stregua di un amuleto. Loaccartoccio malamente per dare sfogo alle mie dita inquiete e nervose, mentrela signora conclude con un lungo e sofferto sospiro: Ma la cosa peggiore ilmale che ha fatto ai nostri figli, a quelli di quella donna. Si dovrebbepensare due, tre, cinque volte prima di incamminarsi in qualcosa che,potenzialmente, pu fare del male ai propri figli. Sebastian non ci ha pensatomai.
Hugoche cerca di nascondere la carne dentro la montagnola del pur di patate. Cheancora non si allacciare bene le scarpe. Che mi abbraccia le ginocchia quandoha paura.
Roseche ha lodore della carta di riso. Che mangia il dolce prima del secondo. Cheadesso forse dorme in una stanza rossoro dallaltraparte di questo lago.
Esogna da innamorata il figlio delluomo che stanotte dorme sotto lo stessotetto di sua madre.
Come come andata a finire? chiedo, la bocca impastata, le parole un pigolio sfuocato.
La signora miguarda ancora con un sardonico sorriso che pare la rappresentazione grafica diun te lavevo detto, pronunciato chiss quando e chiss a chi. Al marito,sicuramente. Ma non so perch sembra cheabbia solo me come destinatario da bruciare sul rogo.
Sono stati assiemequalche anno, il tempo di togliersi lo sfizio. Si erano trasferiti anche aGlasgow per sfuggire alle chiacchiere di paese. Poi si sono lasciati. Sebastianha perso tutto, il suo lavoro, la sua famiglia e pure quella donna, la suavoce viene smorzata da un singhiozzo pi forte delle sue parole, si cerca unfazzoletto nelle tasche Non non lo sento da tre mesi. completamentesparito.
come potetevedere, per, non si pu dire che la cosa interessi me e mia moglie, la vocedi Draco, tinta di una vena amara di una specie di rabbia repressa, spezza lamalia del racconto come uno specchio che va in pezzi. Torno a guardarlo, ha lamascella serrata, i pugni chiusi contro i fianchi: Mi dispiace per lei, macome le dicevo prima del suo racconto strappalacrime ,gradirei vedere la nostra stanza. La donna lo guarda sbattendo le palpebre perqualche secondo, con un fondo di irritazione sporca dentro lo sguardo diacquamarina gelida. Serrando la mascella, gli porge di malavoglia la chiavedella nostra stanza con la punta delle dita, come se venisse direttamente dallefauci incandescenti della terra.
Draco la afferracon decisione, prima di prendermi per il gomito con una punta di esitazione,forse spaventato che il contatto inneschi qualche altra visione sgradita.Evidentemente, per, lincantesimo risparmia qualsiasi contatto diverso daquello delle mani, quindi resto a farmi trascinare su per le scalepassivamente, priva di una forma qualunque di controllo sul mio corpo e sullamia volont come se fossi un sacco inerme di sabbia. Le spalle mi si pieganosotto il peso enorme di una colpa che sembra una pantera acquattata nel buiodei miei pensieri e di cui, ora, sento il respiro nellansa del collo, pronta asquartarmi la pelle tenera della carotide. Il calore delle dita di Draco sullastoffa del cappotto, il suo respiro ansante mentre mi trascina su per le scale,le bestemmie che mastica a mezza bocca dentro emissioni brevi di fiato irato,giungono filtrati alle mie orecchie come se fossi in apnea e tutto siconfondesse, galleggiasse umido attorno a me.
Ogni minuto diquesta vicinanza aggiunge gironi infernali alla mia condanna, destinandomisempre pi vicina al fondo dellinferno, alla fornace incandescente deitraditori; ogni puntello che prima mi preservava almeno tra i penitenti, sisgretola come sale bagnato allodore di erba bagnata nel mese di settembre.Guardo di sottecchi Draco sollevando di poco gli occhi bassi, fissi sugliscalini consumati di legno tarato. Seguo i suoi tratti rigidi, i denti chedigrigna selvaggio come un animale catturato, impastando il movimento con paroleche non riesco a decifrare.
La sensazione siacuisce quando, finalmente, arriviamo al pianerottolo della nostra stanza e,con una fulminea fiammata di ragionamento tardivo, mi rendo conto che la chiaveche Draco inserisce nella toppa una soltanto e che il fatto che abbiamo fintodi essere marito e moglie non pu portare a trovare dallaltra parte due lettisingoli da compagni innocui di viaggio.
Semai lo siamo stati mai. Se mai lo siamo adesso.
Il tenore afoso erinnovato della colpa mi grava addosso ad ogni centimetro esposto di pelle,pronto a marchiarmi, nelle orecchie e nelle iridi ogni fotogramma di innocentefiducia sprecata di mio marito e dei miei figli. Faccio per liberarmi dellastretta di Draco che, per, prima che possa riuscirci, tira fuori dalla tascadel suo cappotto la bacchetta e la punta con un rapido movimento flessuoso alpomello arrugginito della porta.
Locuspraelatus sussurrasoffuso e leggero, come se parlasse dietro le orecchie di unamante. Una lamadi luce rosata compare per un istante sotto la porta, illuminando languida lapunta delle mie scarpe, prima di sparire con un suono metallico che ci informadellapertura della porta.
Con prudenza fulminea,Draco la apre tirandomi allinterno, per poi chiuderla rapidamente verificandoche nessuno abbia scorto nulla.
Resto immobile nelvano della porta poggiandomi allo stipite, il cuore che non mi lascia in pacela testa, battendo ritmico come un martello pneumatico dentro i vasi sanguigni,mentre Draco con scafata nonchalance entra nella stanza e prende possesso dellospazio conosciuto attorno a s. Il mio cervello anestetizzato riesce comunque ariconoscere lincanto provandone una sincera ammirazione: un Incantesimo nonsemplicissimo, anzi. Consente di richiamare in qualsiasi spazio chiuso unaltro, sempre chiuso, che pu essere anche lontanissimo nello spazio da dove cisi trova. La difficolt dellIncantesimo che il luogo da richiamare deveessere periodicamente irrorato di una particolare pozione, il cui ingredienteprincipale la polvere ricavata da un corallo particolarmente costoso. Quindi,figuriamoci se una come me possa pure permettersi di pensarci.
Cosa che, naturalmente,non il caso di Draco Lucius Malfoy, milionario, pozionista ed esteta. E del resto, doveva sembrarmiimmediatamente strano che non muovesse alcuna obiezione a prendere una stanzain una locanda diroccata e muffita dentro il cuore del nulla inglese.
Pu evocare unastanza del Manor anche se fosse perso sulle montagne tibetane, basta trovare unluogo sufficientemente chiuso.
Mentre lui siaccovaccia vicino al caminetto per accenderne il fuoco, muovo qualche passoincerto e traballante dentro la stanza, annegata dentro un profumo intenso estruggente di acqua di rose che mi corrode fin nel midollo delle ossa. Unsalottino dalla forma vagamente circolare, con la tappezzeria rosso rubino chesi screzia delle ombre lunghe e nere delle fiamme del camino. Due divanetti conlintelaiatura di legno lucido e decorato, cuscini rosso scuri di velluto condisegni a rilievo. Un tavolino basso con un vaso di rose gialle, da cuiproviene il profumo innaturalmente intenso e sicuramente amplificato con lamagia. Tappeti orientali su cui i passi sono morbidi, soffocati, eterei. Adentrambi i lati della stanza, si aprono due porte gemelle, adesso vagamentesocchiuse su due camere da letto separate dallarredamento ugualmente sontuoso.Draco ancora armeggia con le mani chiuse a coppa, soffiando sotto i rami lacenere e la scintilla di fiamma, e io continuo in silenzio a guardarmi attorno,una mano sulla valigia che, per tutto il tempo, ho stretto come se ne andassedella mia vita.
La claustrofobiaaumenta esponenzialmente quando, come una sonnambula, guardo fuori dallafinestra afferrando lintelaiatura della tenda pesante di broccato con le ditatremanti. Allesterno, non si vede n il Lago nero e il villaggio di FortLachlan, ma nemmeno le montagne e i boschi attorno al Manor. C solamenteunoscurit densa, stopposa, lanosa.
Nero, nero aperdita di sguardo.
Chiudo gli occhi,paradossalmente abbagliata facendo qualche passo indietro per mettercidistanza, come se il nero potesse spalancare le fauci in un bagliore e mangiarmitutta intera.
Mi rimpicciolisconelle spalle, Draco ancora ignaro dei miei gesti, preso com dal camino chenon si accende. Tengo gli occhi serrati annullandomi dal momento presente, daquesto luogo che non esiste da nessuna parte, da cui non so nemmeno se si puuscire e tornare a casa sani e salvi, senza lodore di rose che si appiccica daogni parte svelando ogni frammento di desiderio ingerito dentro legiustificazioni e i dinieghi, le preghiere e i ricatti, i compromessi e isotterfugi.
Questo un luogo per dare lillusione che ci si possa restare per sempre. Nutrendosidi aria e vento, come le lenzuola raccontano da ammalianti sirene, frusciandosui corpi nudi e sfrigolando di promesse di carta velina. Lasciando tuttofuori, nellillusione che il buio si sia mangiato tutto, che la fine del mondosia arrivata ed abbia lasciato solo te e lui come unici sopravvissuti ad amarsifino al termine del tempo tutto. O fino al termine di un orgasmo sudato controuna spalla morsa a sangue. Perch dopo ci sono solo due camere da lettoseparate, cos da mettere subito in chiaro che non ci saranno carezze,risatine, appuntamenti, occhi chiusi, dita tra i capelli e guance poggiatesullincavo di una spalla. Niente. Solo letti vuoti, coperte fredde, movimentirapidi nel rivestirsi, zigomi sporchi di mascara e colletti macchiati dirossetto. Magari uno sguardo perso attraverso il nero della finestra, lasensazione angosciante che improvvisamente sia entrato anche dentro, si siarimpicciolito a misura del torace, inghiottendo ogni speranza futura di luce.
Deglutisco ilgroppone che minaccia di soffocarmi, forte, con ferocia, mentre gli occhi sisaturano di tutti i particolari dellambiente, tutti troppo studiati perch siala prima volta che Draco ci porti qualcuno. Ogni cuscino, ogni increspaturadelle tende, ogni crepa del pavimento raccontano la storia delle donne che sonopassate da qui, impregnando della loro presenza questo posto per il tempo diuna scopata veloce, per poi scivolare furtive come farfalle di seta,dimenticate, inesistenti.
Delresto, ho visto la sua mente ,penso con un singhiozzo trattenuto guardando i muscoli della schiena di Dracocontratti, il fiammifero che si spegne antipatico tra le sue dita, nessuna donna mai rimasta indimenticabile,erano tutte un calderone di colori brillanti fusi assieme, un punto di piacereminuscolo dove nessuna si distingueva davvero.
Nessuna.Ed un giorno, in mezzo a loro, ci sar anche io. Una mera ombra sfilacciata,con cui non ricorder nemmeno se ci stato a letto. Solo che stata qui, equindi probabilmente se l fatta ma non stato granch.
Tutti questipensieri si rovesciano nel mio cervello, mescolati alla risacca delle paroledella signora Hudson, non sonoappariscente, sono una che si dimentica, una che siconfonde con le altre, una che adesso uguale a tutte le altre , una che adesso dovrebbe essere a casa con suo marito e suofiglio invece che dormire in una dimensione parallela con un altro uomo.
Studio le lineedelle sue scapole, il collo rigido ancora di spalle a me.
Nonun altro uomo. Non uno qualsiasi, uno che non appariscente, uno che sidimentica, uno che si confonde con gli altri, uno che adesso uguale a tuttigli altri. No: uno che ha le mani calde che odorano di pioggia, uno che bisognaguardare dal basso verso lalto, uno che stringo a me in questa e in una vitaprima, uno che spegne tutte le voci nella mia testa, quella del marito, persinoquelle dei figli.
Consapevole del miosguardo, Draco alla fine si volta su s stesso, ancora accovacciato per terra, sbuffandoe sfregando le mani contro uno straccio polveroso. Ha le labbra rosse, lacamicia che, per il sudore dello sforzo, aderisce meglio al torace. I capellirasati fanno risaltare gli occhi grigi come se fossero retroilluminati da unbagliore nascosto, mentre inarca un sopracciglio e fa una smorfia infastiditaaggiungendo melenso: Se mi dessi una mano, sarebbe una cosa gradita, tesoro .
Arrossiscofuriosamente da capo a piedi, colta in fallo, tutto che mi scoppia in faccia,addosso, ovunque, in una vampata di calore cos intensa che credo che si leggain ogni parte del mio volto.
Granger? chiedeDraco con tono tra il sorpreso e il preoccupato, inclinando la testa di lato epuntellandosi sulle palme per rimettersi in piedi.
Il cuore misobbalza contro le costole, non unoqualunque. Non uno dei tanti.
Nonlo per me.
S-scusami, sonounincapace con gli i-incantesimi i-i-incendianti balbetto, il labbroinferiore che mi trema senza sosta. Distolgo lo sguardo da lui, lo punto controla porta della camera dove non gli ho visto lasciare la valigia: S-sonom-molto s-stanca. Domani d-d-dobbiamo alzarci presto per incontrare Radcenko . S-sar meglio che v-vada a l-letto. Buonanotte.
Senza attendere lasua risposta, senza guardare la sua reazione, apro la porta della camera e mici chiudo dentro, restando nella penombra dondolante di una candela accesa sulcomodino.
Scivolo contro laporta, mille ronzii nelle orecchie, nascondendo il viso nelle palme delle mani.