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Disturbia, step two: about serendipity (part II)

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Disturbia, step two: about serendipity (part II)

RIASSUNTO DEI CAPITOLI PRECEDENTI: Dopo cinque anni di separazione e unaresidenza forzata in Italia per difendersi da Dimitri Karkaroff e AstoriaGreengrass, Hermione torna in Inghilterra in cerca di Draco assieme al figlioAlex di cui Draco stesso non sa nulla. Nel suo viaggio, Hermione viene aiutatada Dean, Pansy e Seth che la informano che Draco potrebbe essere ancora conRaissa Karkaroff. Una traccia per trovare Raissa risiede inaspettatamente in unincontro che Draco, incalzato da Adamar durante lasua prova, aveva fatto nellaldil: una donna dinomeTatiaKrasovagli aveva chiesto di riferire ad Hermione ilsuo nome in modo che si ricordasse di lei, anche se Hermione, in quel momento,non la conoscesse. Sulle tracce di Tatia, che si rivela essere una profetessa,il cui nome era stato celato e nascosto da Raissa, Hermione e i suoi amicigiungono allultima dimora diTatiaKrasova, in Finlandia, dove erasposata con un uomo di nome Ilai Radcenko .A casa diTatia, Hermione trova una lettera destinata a lei dalla ragazzae scritta ben dieci anni prima e dove lei le dice tutto quello che le accaduto.Tatiaera unamica dinfanzia di Dimitri eRaissa.Tatiada sempre dotata di un fortissimo potenziale magico,aveva da sempre attratto lindole scientificamente curiosa dei fratelliKarkaroff, specialmente di Dimitri, che ne era ossessionato molto pi cheinnamorato. Quando perTatiaed Ilai sierano innamorati, Raissa aveva finito per ucciderecasualmenteTatiae Dimitri le aveva fatto promettere di aiutarlo afare sua una donna che suscitasse in lui lo stesso interesse che gli avevaprovocatoTatia, altrimenti avrebbe rivelato ad Ilai il nome dellomicida della moglie. Hermione quindi, conosciuta la verit,ritorna in Inghilterra con Ilai , Dean, Seth e Pansy,ma giunta a casa di Draco, scopre una cosa straziante: Serenity chiama Raissa mamma. Interrogando con il Veritaserum la bambina, scopre che Draco sta addirittura per sposare Raissa stessa;distrutta, Hermione decide di andarsene senza incontrare Draco e di partire perla Finlandia con Ilai , a cui la lega una complicitsempre pi stretta. Ma, alla festa di paese dove andata con suo figlio e isuoi amici prima di partire, ricompaiono i Karkaroff, compreso il presuntomorto Dimitri. Questultimo le ordina di uccidere Draco ed Ilai e lega Alex a s stesso, di modo che qualsiasi cosa gli succeda, accada albambino. I due spariscono con il bambino, con loscuro ultimatum di tre giorniper impedire che lassimilazione diventi definitiva e che Dimitri non sisuicidi, trascinandosi dietro anche Alex. Tornata a casa di Draco, Hermionedistrutta ricambia il bacio di Ilai , poco prima cheDraco ricompaia nella sua vita. Lincontro tra i due non idilliaco. Entrambisi sentono traditi luno dallaltra, in virt dei legami intanto sorti traHermione ed Ilai , e tra Draco e Raissa. Le cosepeggiorano, quando in modo rocambolesco e a causa dellintervento deiKarkaroff, Draco scopre prima che Hermione gliene possa fare parola, che Alex anche suo figlio. Il clima diventa ancora pi complicato e ingestibile, quandoDraco ed Hermione apprendono dallEmpatica Helder diessere finiti nellocchio del ciclone di una guerra millenaria tra il demone Adamar e gli Empatici. Non potranno sconfiggere i Karkaroffe riprendersi il loro figlio, se non supereranno una prova imposta dal demoneche tester il sentimento che li unisce. Il loro amore, difatti, cinque anniprima, assieme alla creazione e distruzione dello Zahir eal ritiro dalla prova di Adamar a cui si erasottoposto Draco, ha scatenato una serie di eventi che li designa come unicipossibili vincitori nei confronti del demone: solo loro possono invocarela Solutio damnationis ,lo scioglimento della dannazione, ossia la distruzione di ogni potere concessoda Adamar nonch della sua stessa esistenza. La prova per complicata, difficile, dura, e Draco ed Hermione disperano di potercelafare, visto come si deteriorato il loro rapporto. La Solutio damnationis per lunico modo per sconfiggere Adamar , e liberarsi del potere dellonniscienza deiKarkaroff, in modo da eliminarli. Nel piano di Helder ,trovano posto tutti i loro amici, riuniti per salvare il piccolo Alex Malfoy.La prova potrebbe avere conseguenze mortali per il pianeta, oltre che per lorodue e per Ilai Radcenko ,che deve fingersi morto con un complicato meccanismo biologico ed empatico peringannare i Karkaroff. Nonostante tutto, sebbene siano certi di non potercelafare e rassicurati sul destino dei loro figli qualora la prova vada male, Dracoed Hermione accettano di sottoporsi alla Solutio damnationis . Disperando di poter tornare vivi, in un climadi tregua indotto dalle circostanze, restano assieme per la loro ultima notte.Al mattino, a causa degli effetti del legame empatico tra lei ed Ilai Radcenko , Hermione scoprenon solo i sentimenti delluomo verso di lei, ma anche di quanto questiinaspettatamente non siano a senso unico, cosa che la dilania. in talesentimento confuso che Draco ed Hermione incontrano il demone Adamar e la sua compagna di vita, Eva Dubois .La prova del demone semplice: cancellati i tradimenti che hanno condizionatoil futuro di Draco ed Hermione, il loro destino sarebbe stato completamentediverso e, secondo Adamar , avrebbero avuto quello chedavvero desideravano. Adamar li blocca quindi in unaltro mondo ed unaltra vita con una sola minuscola scappatoia per fuggire, unfantomatico giungere palma a palma: senza memoria del mondo reale, Hermione eDraco vivono due vite parallele assolutamente ignari che sia un inganno deldemone. Pi tempo passa, per, e meno avranno possibilit di tornare indietro.La vita di Hermione e Draco quella pi classica che si possa immaginare: lei sposata con Ron e ha avuto Rose ed Hugo; lui invece con Astoria da cui natoScorpius. I due, a parte lo sporadico contatto al binario nove e tre quartialla partenza dei figli per Hogwarts, non si sono mai incontrati. Hermione viveun matrimonio fatto di crepe profonde, convinta per quasi che si tratti diqualcosa di normale. Una sera, alla Tana, Teddy Lupin e Victorie Weasleyconfessano alla famiglia di essere non solo innamorati, ma anche in attesa diun bambino, motivo per il quale hanno deciso di sposarsi presto. Ed a quelpunto che ricompare Draco, la cui famiglia ha riallacciato i rapporti con Teddye che pertanto interessata allorganizzazione del matrimonio. Hermione eDraco si rivedono quindi, e sebbene alle associazioni di idee con la lorovecchia vita, lei provi nausea e lui un dolore al petto, entrambi sono assolutamenteignari del loro passato. Hermione, distrutta dalla percezione della crisi delsuo matrimonio, sfugge alle insinuazioni di Draco, sostenendo che fosse suavolont anni prima di uccidere Silente, non essendoci riuscito solo permancanza di tempo. Hermione, in colpa, vede Draco andare via furioso. Intanto,attorno a loro, forze misteriose si muovono: da una parte, sotto varie forme,lonnipresente Eva Dubois nascosta in mille foggeaccomunate dal cameo della rosa bianca. Dallaltra parte, Isolde Crane, apparentementesolo compagna di studi di Ginny, la quale sembra conoscere qualcosadellintricata faccenda in cui si trova Hermione. Emblematico, anche lincontrocon la rediviva Tatia, in questo universo sposata con Dimitri da cui ha avutouna figlia di nome Charlotte: la veggente percepisce qualcosa di strano inHermione. Specie nel fatto che lei indossi la sua stessa collana (quella chenel mondo da cui provengono, Tatia aveva donato ad Hermione nella lettera primadi morire e che Hermione aveva incantato per non perdere). La collana, inquesto mondo, indica sempre il mare.

Capitolo 48: Disturbia , step two : about serendipity (part II)

20 dicembre

Quando scese dal trenodi Hogwarts, per le vacanze di Natale del suo dodicesimo anno di vita, RoseWeasley non era pi una bambina.

Aveva dismesso incolumele piume infantili per una creatura imberbe ed ancora informe che non sapevadirsi donna, ma nemmeno pi fanciulla. Conosceva gi la precisioneinconsapevole di piccoli gesti involontari che la facessero sentire grande:le spalle pi aperte, la schiena pi dritta, lattitudine di acconciare icapelli meno nelle trecce e pi in boccoli sciolti, la voce meno stridula e picompassata come se sapesse chiss che profonda verit.

Cera poi anchequalcosaltro: un muscolo nel petto che aveva preso a vivere in modo autonomo,sconveniente, fastidioso, bruciando i polmoni quando avvistava qualcuno neicorridoi di scuola.

Quel segreto stazionavain lei come una goccia di rugiada dentro una rosa: lo custodiva gelosa,lasciandolo decantare dentro come se il tempo lo potesse solo rendere ancorapi profumato di gioia candida. Con pazienza, aspettava la persona degna perchlei si confidasse.

E credeva, con unoslancio di fiducia, di averla trovata.

Non suo padre, che pureera sempre stato il suo confidente preferito: divertente, scanzonato, ironico,pronto a sollevarle i pesi dalle spalle a suon di rassicurazioni scherzose emotteggi lievi.

Ma sua madre: lalgida,perfetta, forse pure noiosa, Hermione.

Quella era una cosaseria. E la mamma spandeva seriet come unistitutrice tedesca. La mamma avevasempre le risposte, le piovevano nelle mani come pesci e pani in una parabola.

Rose Weasley, 12 anniappena compiuti, si presentava allappuntamento con la sua mamma dalabastro,convinta che la vita lontana da casa da quasi quattro mesi lavesse resa parialla donna che laveva generata e che aveva sempre invidiato, temuto edadorato, sin da quando era nata. Hermione, finalmente, avrebbe riconosciuto inlei una controparte affidabile e matura.

Accadde: ma non nel modoche pensava lei.

Non accadde perchHermione vide in lei, ora, unadulta. Ma perch Rose spi in lei la donna, nonpi la mamma rassicurante e scontata, tinteggiata sul fondo dei suoi anni dibambina come un colore scuro e deciso, dai tratti sicuri.

Il treno entr instazione con un rombo netto, Rose si alz dal sedile con spavalderia,sollevando il mento come faceva sempre Hermione. Guard fuori dal finestrino,in un lampo di colori sua madre emerse dal fondo di persone come un grigioindistinto.

Non pensava che laguardasse, non aveva ancora percepito il treno arrivare.

Fu solo un secondo.

Lontana dalla suafamiglia che chiacchierava in un capannello cremisi, suo padre in testa come unleone orgoglioso. Lei, invece, sua madre, era seduta poco pi in l, su unapanchina. Piegata su s stessa, i gomiti sulle ginocchia e le mani araccogliere il viso a coppa, come a tenersi assieme.

Respirava avida nelcollo della sua sciarpa grigia, il torace le si sollevava sotto il cappotto inmodo febbrile persino a vederla da lontano. Gli occhi, screziati di agata, oraerano spenti, fissi, asciutti.

Quando sent il treno,fu come se fosse stata punta da unape a tradimento sulla schiena.

Si alz rapida,raggiunse gli altri in un balzello scomposto.

Quando Rose scese daltreno, labbraccio di sua madre non aveva nulla di diverso. Sempre un porigido, sempre profumato di vaniglia, sempre accompagnato da raccomandazionisollecite.

Rose, per, lavevavista: non si scampava, ormai.

Aveva visto la HermioneGranger dietro sua madre, non se la sarebbe pi tolta dagli occhi. Eparadossalmente questo, la fece indorare di imperfezione lieta agli occhi dellafiglia, cos che, davvero, adesso lei desiderasse parlarle.

Mamma capir, si disseRose. Non cos perfetta, anche mamma confusa e triste. Come adesso, anchese mi abbraccia forte.

Rose restnellabbraccio di sua madre, amandola pi di quanto avesse mai fatto.

Sfuggendo unaltrasomiglianza tra lei ed Hermione.

Anche lei guardava iMalfoy da lontano e ne cercava gli occhi.

Non trovandoli mai.

Ilsenso di colpa un animale che si mangia famelico la coda tornando semprenegli stessi posti, anche quando fai di tutto per evitarlo. Penso che, perquesto stesso motivo, lassassino torna sempre sul luogo del delitto: unrichiamo ancestrale che non pu minimamente impedirsi. O forse, come suggerivail mito delle Erinni, furie vendicatrici delle colpe contro gli innocenti, ildestino stesso e la vita che ti si ritorcono contro, portandoti a sbatteresempre contro i medesimi nodi irrisolti, come se fossi un pesce che si dimenadentro la rete di una barca.

Ilpomeriggio cominciato innocente, permeato della gioia di riavere mia figlia acasa: le stanze sono state inondate dalla luce spavalda che Rose, qualcosache lei sprigiona da dentro come un manto inconsapevole di grazia, di cui sirivestono tutte le cose. Mi sembra che persino gli oggetti pi banali del miosalotto, lorologio azzurro, la tenda a righe tortora, il vaso di vetrosoffiato , ora cantino e brillino di lei. Allo stesso modo, reagiamo io, Rone persino Hugo, che prima della scuola con lei litigava sempre e comunque,qualsiasi cosa facesse.

Rosemi subito sembrata diversa: i miei occhi di madre non hanno fatto fatica anotare che sembra dimagrita, ma in quella maniera consapevole che pu esseresolo dovuta ad unattenzione femminile al peso. Gli occhi, azzurri come pochecose al mondo, sono quasi sempre allungati da una linea sottile di matita nera,ancora messa in modo goffo e distratto, dato che sbava sempre sullangoloesterno dellocchio, causandole una macchia scura attorno alle ciglia che la fasomigliare ad un panda.

Mala cosa pi evidente di lei ad essere mutata, la voce. Sapevo di ragazziniche, dimprovviso, dismettono la voce stridula da bambini, per montarne unagrave, baritonale, fonda come se traesse origine dal fondo del torace. Erasuccesso a Teddy anni fa, ricordo ancora il sobbalzo che feci quando lo sentiiparlare di nuovo, dopo mesi di lontananza a scuola.

Ma,a quanto pare, quella metamorfosi fonica ha interessato anche mia figlia, dalsesso indiscutibilmente femminile: Rose, che aveva alla partenza un tono divoce urlato, chiassoso, sempre acuto, ha invece assunto una voce cristallina,lieve, soffusa, quasi come se nemmeno articoli le corde vocali a parlare, malasci fare tutto a piccoli emissioni di fiato sfuggite per caso, quasi pererrore.

Avevoanche notato, non senza unombra di piacere, che la mia bambina era molto piinteressata alla mia compagnia rispetto al solito; aveva s abbracciato ilpadre, pianto un po di nostalgia sulla sua spalla e commentato gli ultimirisultati delle partite delle Holyhead Harpies , ma poi con risolutezza aveva preso a seguirmi inogni singola faccenda domestica, fedele guardiaspalle .Spiandola con la coda dellocchio, la vedevo aprire e chiudere le labbra comeun pesce rosso, a cercare evidentemente coraggio per dirmi qualcosa diimportante, qualcosa che, per intenderci, le arrossava le guance di carminio ele faceva luccicare gli occhi come se avesse la febbre. Poi, con frustrazione,si arrendeva, le spalle le si afflosciavano, montava un broncio ancorainfantile e proseguiva a rispondermi a tentoni alle domande sulla scuola, sullematerie preferite, sugli insegnanti, la testa a mille miglia da qui.

Comprendendolantifona, sapendo che se le avessi chiesto direttamente qualcosa, mi avrebberisposto stizzita, dicendo che non aveva assolutamente nulla da dirmi e che lemie erano solo fantasie, avevo optato per la tecnica migliore tra tutte:luscita mamma figlia per comprare gli ultimi regali di Natale, con lapromessa di t finale con biscotti allo zenzero che lei adorava.

Siera ovviamente rianimata, probabilmente rincuorata dal fatto che, in assenza disuo padre e di Hugo che trotterellavano per la casa, le parole le sarebberovenute fuori meglio e prima.

Ed a questo punto che mi trovo adesso, alle sue parole. Le avevo gi immaginate,intuite. Avevo gi focalizzato il loro contenuto ed il modo in cui le avrebbepronunciate. Gi me la vedevo seduta di fronte a me nella sala da t con lemani che si torcevano frenetiche in grembo, il volto rosso, la testa bassa.Tutto avrebbe ruotato attorno al nome di un ragazzo appena conosciuto, per ilquale avrebbe professato un eterno ed incrollabile sentimento che era nato comeun fiore a marzo, senza preavviso, solo con un grande senso di confusione,profumata come la corolla di una primula.

Sapevoche voleva risposte, punti fermi, consigli, e mi ero preparata come per unalezione universitaria, scegliendo accuratamente le parole mentre mi vestivo emi truccavo, esercitandomi anche davanti allo specchio con le espressioni daassumere al suo discorso, cos da riportare diligenti allordine sopraccigliindagatori e labbra accondiscendenti.

Quelloa cui non ero preparata, era il nome. Quello che adesso ancora aleggia tra me eRose, scolpito nellaria dorata del pomeriggio come se fosse fatto di rocciadura. Il nome che, senza che nemmeno lo conoscessi, mi si incuneato nellospazio tra i polmoni, come la spada di certe Madonne della mia infanzia, inSicilia.

ScorpiusMalfoy, mamma. Credo di essermi innamorata di lui.

Quel cognome, oggi, adesso, abruciapelo, sembra una punizione celeste.

Mia figlia, colpita dal mio silenzioe preoccupata che io disapprovi, si esibisce in un appello accorato in favoredel giovane Malfoy, elencandomi tutti i motivi per cui si innamorata di lui.Il mio sguardo vagante nella sala da t si sofferma sulla macchia di rossettoche ha sul polso, cosa che mi fa curiosamente sorridere: si sente unadultafatta e finita al punto di potersi truccare, ma come una bambina si dimenticadi esserlo e si macchia gli abiti, imbranata ed assente.

Rose continua a raccontarmi diScorpius, del loro incontro, dellamicizia con Albus ,ed io mi limito a cenni distratti con il capo per non farle intendere checritichi il suo innamorato; in realt, ci che con estrema diligenza tesse miafiglia sul ragazzino, non fa altro che riportarmi indietro allimmagine di suopadre. E alle parole che, qualche settimana prima, gli ho rivolto in terrazzadai miei suoceri, ricordandogli il tentato omicidio di Silente ed asserendoconvinta che era davvero sua intenzione assassinare il vecchio preside.

Deglutisco a disagio un paio divolte, sorseggiando il t al gelsomino che si fatto freddo, scivola nella miagola come se avesse la consistenza della confettura.

Draco Malfoy mi ha inseguito neipensieri dallultimo giorno in cui ci siamo visti, ammantato da questo sensogreve ed acre di colpa che non mi lascia in pace, nauseandomi senza riposo.Ormai anche la nausea che provo spesso, diventata una sorta di compagnaquotidiana che mi avvisa di quanto io sia stata meschina nei suoi confronti.Sono abituata allautoanalisi, sono abituata a cercare ogni falla in me stessache sia il punto in meno nellautentica perfezione da me bramata, ma non sonoabituata a sentirmi cos fuori posto come in questo momento.

Sento di aver toccato una sorta dilimite, ed al contempo di fondo, che non ero nella posizione di toccare. Comese ci fosse una sorta di patto tacito tra noi, che io ho infranto conpredeterminazione, solo per difendere me e il mio traballante matrimonio.

Non mi riconosco in ci che ho fattoa Malfoy, non da me, non assolutamente da me perdere cos tanto ilcontrollo di me stessa da dire cose che non dovrei dire, senza pensarci su.

E il karma sembra essersi messodimpegno ad inseguirmi senza posa, scegliendo persino come sicario mia figlia che,accalorata, prende fiato e continua a pontificare su Scorpius Malfoy. Ognisillaba di quel nome sa di sigarette e neve fresca.

Nel silenziodi quella notte sentii persino il respiro trattenuto di Draco Malfoy,quellautentico tonfo nel petto, come se ci sprofondasse qualcosa nel buio,affogando.

Ho pensato, certo, di scusarmi conlui, stato il primo pensiero dopo che quelle parole terribili avevanolasciato le mie labbra. Ma si era rivelato molto pi difficile del previsto.Lorgoglio mi frena come se fosse la catena di una bestia feroce che tienelegata al laccio.

Penso sempre alla reazione tronfiache avrebbe, alle domande che mi rivolgerebbe, alla giustificazione che dovreidare di una reazione eccessiva, che nemmeno io ho compreso cos bene. Dovreiforse dirgli che stava girando troppo attorno al cuore del discorso, ai dubbiche avevo sul mio matrimonio? Impossibile, sarebbe come consegnare la testa alboia.

Senza per quella spiegazione, lamia richiesta di scuse perdeva consistenza, peso, valore, ed il mio gestoassumeva davvero la dimensione di un puntiglio odioso da ragazzina saccente,vogliosa solo di infliggere crudelmente una punizione.

Mi sono lambiccata per ore sulpunto, cercando parole, gesti, frasi, ed intanto ho disertato casa dei mieisuoceri, temendo di incontrarlo. Il soffitto, nelle notti bianche in cui nonriuscivo a prendere sonno, disegnava solo ulteriori momenti di umiliazione chemi avrebbe inflitto per vendicarsi. Arrabbiata con me stessa per pensarciancora, mi voltavo febbrile nelle lenzuola, chiudendo gli occhi e dicendomispavalda che avevo solo detto la verit e che non cera nulla di cui scusarsi.

Nessuno di noi sa davvero che cosaavrebbe fatto Malfoy se non fosse stato interrotto.

E lui non ne ha mai parlato connessuno.

Perci ci sta ogni supposizione,anche delle peggiori. Era un suo dovere, al massimo, smentirmi.

Peccato che questa mia giustificazioneregga per otto secondi netti. Gli occhi si spalancano nel buio, le labbra simangiano freneticamente tra loro, lascio Ron nel letto a russare e cerco ditrovare allo specchio le parole giuste da rivolgergli.

Questo, in un giro eterno che dura dagiorni ormai.

Rose, intanto, di fronte al mioperdurante silenzio, pensa bene di mettere il muso, incrociando le bracciainnervosita, interpretando la mia mancanza di reazioni come la pi classicadelle rimostranze da mamma per il ragazzo di cui cos tanto innamorata.Distinguendo il tremore del labbro inferiore che preannuncia linizio della pigrossa crisi isterica dai tempi della scomparsa dellorso Kebab dalla suastanza, mi affretto a recuperare il tono della conversazione, deglutendo conforza un paio di volte per far scivolare il nome di Malfoy in fondo allostomaco, assieme al t gelido che ingurgito con foga.

E molto bello che tu provi questecose, tesoro sussurro con partecipazione, chiudendo la mia mano sulla sua,contratta freneticamente sul tavolo accanto al vaso di peonie bianche. Leguardo per qualche istante, con limpressione che mi ricordino qualcosa, nestudio distrattamente un petalo come alla ricerca di una sorta di macchianera ma non vedo nulla ed intanto la nausea mi riannebbia i sensi, quindidesisto. Rose, intanto, convinta dalla mia affermazione, si rianima con calore,accendendosi come un fuoco dautunno, il viso come il compagno perfetto dellasua capigliatura scarlatta: Lo pensi davvero, mamma? Non sei delusa che sia proprio un Malfoy?.

Sorrido incoraggiante,accarezzandole con il pollice il dorso della mano: Ma no, Rose, non pensarlonemmeno. Io, pap e zio Harry abbiamo lottato per anni perch il mondocambiasse, e perch tu potessi sentirti libera di provare affetto anche perScorpius. Ometto volutamente con un accenno di confidenza il cognome delragazzo, cos da non avere nuove reazioni inconsapevoli che mia figlia possafraintendere.

Ci pensa, per, Rose a finire illavoro che aveva gi iniziato con la sua confidenza, andando direttamente alpunto con decisione: Lui non come suo padre, mamma. E gentile, dolce,educato. Non come mi avete parlato del signor Malfoy.

Scorpius nonha quegli occhi grigi che sembrano assieme di un angelo, e poi di un demone?Non ha quelle parole che, dentro, scavano trincee come trivelle alla ricercadellacqua? Quando non la trovano, si mettono a scartavetrare la pelle nuda,cos da mangiarti viva.

Non cos,Rose, il tuo innamorato? ancora innocente e puro come carta di riso, come ilsapore latteo dei neonati, come il fiore fresco di pioggia della prima alba?

Come tiabbiamo parlato di Malfoy, tesoro, quando eri bambina?

Di unbulletto egoista che prendeva di mira la tua mamma e il tuo pap,tormentandoli?

Magari tu haipensato al giorno in cui ci saremmo potuti vendicare ed avere giustizia. Nellenostre storie hai fatto il tifo per noi, come se fossimo degli eroi di carta einchiostro dentro i tuoi fumetti o i tuoi libri, quelli che sceglievodiligente, attenta al messaggio giusto.

La vendetta arrivata, Rose, glielo ho servita su un piatto di neve sporca e sigarettealla vaniglia.

Peccato che,nel suo fuoco amico, ha fatto a pezzi anche me.

Prima diintraprendere la strada della vendetta, scavate due tombe: questo dicevaqualcuno.

Sembra chelui stesso con quegli occhi mostruosi spali terra sulla mia testa,seppellendomi.

Ricaccio indietro quei pensieriassurdi, mettendomi i capelli dietro le orecchie con un gesto nervoso delledita, prima di chiedere un altro t al cameriere. Poi, con un profondo sospiro,biascico velocemente: Rose, la nostra storia con il pap di Scorpius qualcosa di diverso. Cera la guerra il mondo non quello che conosci tu,quello a cui tu per fortuna sei abituata. Non possiamo giudicare correttamenteuna persona per quello che era in quel momento. Cerano troppe cose chepotevano pregiudicare lonest e la bont di una persona, specie se si trattavadella sopravvivenza della propria famiglia. Credo che per questo non siafacile parlare di chi era in quel momento il signor Malfoy. Pronuncio il suocognome con unemissione di fiato pi forte, come a farmelo uscire velocementedal petto prima che prenda troppo spazio.

Rose mi guarda apparentementeconvinta seppure confusa, i suoi occhi azzurri mi guardano come se fossi unasorta di enigma in cardigan rosso e sciarpa grigia.

Mi affretto ad aggiungere allora amo di spiegazione, consapevole che non pu seguirmi in tutto il mio tentativodi redenzione mentale: Quello che intendo dire, Rose, che non devi farticondizionare da quello che eravamo noi a scuola. Te lho gi detto allastazione, quando pap ti ha suggerito scherzosamente di batterlo in tutti gliesami. Voi siete unaltra cosa, tesoro. Non centrate con noi. Sii amica dichi vuoi. Innamorati di chi vuoi. Non pensare a chi figlio di chi.

Finalmente Rose comprende che haavuto una sorta di benedizione da parte mia, con slancio si alza in piedi,facendo cadere la sedia alle sue spalle. Mentre gi mi inalbero per la sua pocadelicatezza, lei si getta tra le mie braccia, stringendomi forte edavvolgendomi nel suo profumo di pesca. Grazie mamma sussurra dolce con unaccenno di pianto.

Commossa come solo la madre diunadolescente pu essere di fronte alle dimostrazioni di affetto, quando essediventano sempre pi sporadiche e rare, le accarezzo piano i capellistringendola a mia volta e baciandole la tempia.

Mamma, posso invitare Scorpius aNatale dai nonni? mi chiede Rose infervorata, staccandosi da me. Le parole leescono velocemente dalle labbra come saette di fiato, scampate dallacostrizione della laringe. Si accavallano le sillabe per lemozione e la cosami intenerisce al punto che, in un rapido cenno del capo, le dico di s senzaalcuna remora o esitazione.

Lei mi abbraccia ancora, saltellasul posto e poi scappa via dal locale, dicendomi che deve assolutamente andareda Dominique che le deve prestare un suo vestito da paura per incontrare Scorpius a Natale.

Resto con la mano aperta sospesa inun saluto, anche quando la sagoma di mia figlia sparisce dietro langolo. Dopo,quando me ne rendo conto, abbasso il braccio e lo lascio piegato sul tavolo, ilpugno contratto.

Ho mentito a mia figlia ed laprima volta nella vita.

Le ho detto di credere in un mondoimmacolato e vergine, che le doner solo amore e gioia.

Non sa quanto sono stata bugiarda.

24 dicembre

Da sempre il piatto tipico dellaVigilia di Natale a casa Weasley il rognone di vitello con le cipollecaramellate: il cavallo di battaglia di Molly, una sorta di bomba Hgastronomica di calorie e trigliceridi, il cui odore impregna persino le ossa,anche se trascorri pochi minuti alla Tana.

Oggi, per loccasione, nel salottosono stati fatti Evanescere tutti i mobili ad eccezione di un lungo tavolorettangolare, apparecchiato con tozze candele rosse e stoviglie spaiate. Ramidi vischio un po rinsecchiti pendono sbilenchi da ogni parte, lultimo deiTiri Vispi Weasley: al passaggio di una persona qualunque, esplodono stellerosse ed oro al suono dello schiocco rumoroso di un bacio. Sempre da tradizione, non appena si arrivaalla Tana, si opera la scissione vecchia di decenni tra appartenenti alcromosoma XX ed appartenenti al cromosoma XY: le donne si rintanano tutte incucina, nei loro abiti scarlatti e nelle loro chiacchiere rumorose ed acute,mentre si mescola, impasta, sminuzza, cuoce, soffrigge, insaporisce, pi cibodi quanto si mangerebbe mai in otto settimane. La regina incontrastata Mollyche con rapidi colpi di bacchetta, mette in riga e in mostra il suo arsenalealimentare.

il suo momento, quello per cuispasima ogni anno, arrivando quasi al collasso per la ricerca della perfezione,simulando teatrali svenimenti per ogni persona che viene meno o non gradiscaqualcosa.

Ci sono rituali consueti, che vannoripetendosi di anno in anno: le caramelle alla fragola che finiscono prima delpranzo, divorate da Ginny; il calcolo mentale dei giorni di digiuno cheattendono Fleur , dopo questa catastrophe ;la mia rimostranza di fronte al rognone e il candore stupito di Molly chesostiene che io labbia sempre mangiato, cosa che naturalmente non ho maifatto.

Gli uomini, assieme ai ragazzi e aibambini, restano fuori nel giardino, intenti ad accendere qualsiasi cosacontenga polvere da sparo: nel cielo notturno, lucido di neve inespressa,brillano girandole fucsia, viola, argento, celeste. C sempre lattrazionedellanno, la novit: un anno cera stato un enorme drago argento ed oro che aveva solcato le montagne e le nuvole,esplodendo dopo ore in una pioggia di coriandoli al gusto di pizza. Un altroanno, era stato il turno di piccoli quadrifogli verde smeraldo, fioriti nelgiardino davanti a casa dei miei suoceri e che, rilucenti nel buio, esplodevanodi mille odori diversi se sfiorati o colti.

La costante sono sempre i visiscarlatti per il freddo, le urla di mamme e mogli, limmancabile influenza chesi prender qualcuno nel periodo immediatamente successivo tra Natale eCapodanno.

Poi finalmente tutti a tavola: ognianno, ci sono sempre troppe poche sedie, troppe pietanze, troppi avanzi. E lastanza straborda di mille conversazioni diverse vagamente intrecciate, confusein un modo quasi tattile, come una nebbia che condensa sulle cose rendendotutto indistinto.

Mi sempre piaciuto il Natale, ilmio da bambina era una festivit tripersonale che diventava solo vagamente pifrequentata se decidevamo di andare in Sicilia da mia nonna.

Quello dei Weasley era invececaotico, rumoroso, colorato. Ed io lo avevo adorato fin dal primo momento.Senza eccezione. Anche nel dubbio, anche nella tristezza, anche nella guerra,anche nella frustrazione rabbiosa dei litigi con Ron: le discussioni finivanosempre per risolversi nel calore famigliare, evaporando e sciogliendosi comevolute di fumo acre, mentre ci scambiavamo di malavoglia un bacio allamezzanotte, scoppiando a ridere poi come due adolescenti.

Questanno, per, senza che esistaun motivo apparente, mentre tutti i riti restano ancora in piedi, mi sembra diessere in una specie di bolla daria dove tutto mi giunge attutito, offuscato,sbilenco, ovattato, come se provenisse da unaltra dimensione. Persino i mieimovimenti mi paiono rallentati, alla moviola, e tutti devono ripetermi le cosecirca dodici volte prima che mi giungano davvero nel cervello, la sensazionestopposa di camminare sulla gelatina.

In fondo allo stomaco, come ilpresagio sventurato di Cassandra, sento il diffuso furore cieco dellultimoNatale cos . Come se sapessi concertezza che lanno prossimo le cose saranno tutte diverse, completamente. Laragione mi risponde che, certo, chiss cosa potr succedere in un anno esatto eche, in certo qual modo, tutto cambia alla velocit della luce.

una costante, se uno ci pensa, non che ci vuole Natale per dirselo.

Ma, mentre vedo le labbra di Ginnymuoversi mentre mi dice qualcosa ridendo, qualcosa che non arriva alle mieorecchie, comprendo che non questo: non quel avvertimento sulla fugacitdel tempo presente che, di tanto in tanto, ci coglie come una spada di Damoclee ci spinge a rivalutare ogni singolo istante. Ed allora, con uno slanciofurente, ci si abbraccia di pi, si dicono pi ti amo o si perdona qualcosa che si considerava indimenticabile.

La sensazione che mi pulsa persinonelle orecchie come un ronzio regolare, infido, sinistro, di una sorta dichiusura di un ciclo, di un mondo che finisce, di una vita che volta langolo eche non sar pi la stessa. E che invece di portarmi ad essere pi sollecita edattenta nei confronti dei miei cari, paradossalmente mi chiude in un isolamentodorato, dove ogni parola disturbo e molestia.

Credo di ravvisare ogni segno diquel mondo che finisce nelle piccole cose che mi circondano, dandomene cos unaspiegazione: dai capelli sempre pi grigi di Molly e dal fatto che non riesca aportare in tavola il grosso e pesante tegame di rognone, allandatura semprepi curva di Arthur che non lascia mai la sua poltrona preferita, fino a Roseche non partecipa ai fuochi dartificio di famiglia, restando invece asospirare contro il cielo in veranda.

Evito di ripensare a che cosaltro successo in quella veranda qualche giorno fa, stasera non si pensa a Malfoy, quello si star rimpinzando di caviale echampagne alla faccia mia, maledetto stronzo di un riccone, e cerco di dareun peso a quello che mi circonda, riprendendo a gravitare diligente come unmembro della famiglia compito e coinvolto.

Mi decido evidentemente troppotardi, perch in quel momento Molly annuncia con voce squillante, ma in qualchemodo meno tonante del solito, di sedersi a tavola. Sospiro a lungo, imitata eseguita da mia figlia che appena rientrata in casa, le metto un braccio sullespalle, incoraggiandola. Le ho consigliato di chiedere a Ron di invitare quiScorpius una volta finito il cenone, contando sulla solita pinta di Acquaviola fatta in casa che si sar scolato con i suoifratelli. Contavo, in realt, anche sulla presenza salvifica di Teddy eVictorie per impedire che perdesse le staffe, ma a quanto pare la ragazza nonsi sentita bene ed rimasta a casa. Naturalmente, quindi, anche Bill, Fleur , Dominique e Louis hanno colto la palla al balzo persaltare il luculliano pasto offerto da Molly, considerando che ogni anno eranoloro quelli a fare pi storie per non ingurgitare quel calorico e troppocondito cibo.

Per una volta, la nausea gravidica diventata contagiosa.

Mangio a piccoli bocconi, annuendodi tanto in tanto ai discorsi dei miei cognati, sempre con quel senso diestraniamento addosso che mi circonda come una sorta di pelle infetta. Le varieportate mi passano davanti come sotto il tasto di avanzamento veloce, le toccoappena, mi sembra che abbiano tutte lo stesso sapore insipido e scialbo.

Quando sto dando la colpa in modoautomatico del mio stato mentale al fatto che questanno mia mamma abbia decisodi restare in Italia per Natale e di non venire qui, cosa che mi spinge adecidere di chiamarla per sapere se stia bene, mi rendo conto che siamoarrivati ad un altro dei tanti riti natalizi, inaugurato dopo la fine dellaguerra.

Allinizio, il promotore era statoArthur, lo ricordo ancora seduto a capotavola, la posa severa, la schienadritta, il bicchiere di sherry stretto nella mano e brandito come se fosse ilSanto Graal.

Era il primo Natale dopo lasconfitta di Voldemort, ed anche il primo che io e Ron passavamo da fidanzati,ricordo le mani intrecciate sotto il tavolo, la fuga in dispensa per pomiciare,la mia ricerca frenetica di un regalo e lansia che non gli piacesse.

E poi, tutti i miei pensierisparirono nel discorso toccante di Arthur che, partendo dal proprio figlioFred, propose un brindisi per tutti coloro che erano morti durante la guerra eche non erano l in quel momento a festeggiare con noi. Scorsero calde lacrime,un accenno di applauso, un brindisi rumoroso e selvaggio come quellimpeto allavita che sentivamo forte, come un dovere verso chi non cera pi. Alla fine,con la conta delle vittime sempre aggiornata, divenne unabitudine natalizia.

I nomi dei caduti divennero alleorecchie dei nostri figli una filastrocca di malinconia e dolore al sapore di christmas pudding.

Quando Arthur non fu pi in grado direstare a lungo in piedi e di tenere cos alta la voce, il testimonio passinevitabilmente a Ron: cerano i suoi fratelli maggiori ovviamente prima di lui,ma era lui leroe di guerra. Ha sempre visto quel momento come qualcosa dimolto importante, al pari di uninvestitura ufficiale che si era guadagnatonegli anni.

Anche questanno, quindi, sapendoquanto ci tenga, cerco di focalizzare lattenzione su di lui che richiamalordine, facendo tintinnare con un cucchiaio il bicchiere di vetrosmerigliato.

Cade il silenzio, come di abitudine.E le parole di Ron sono quelle di sempre: calde, commoventi, emotive. Sento unsingulto di orgoglio e fierezza per mio marito che, nella mia inconsistenza dipensiero, sembra farmi ritornare a questo momento come se ci appartenessi perdiritto.

Non lascia fuori nessuno, nemmenochi perito successivamente anche al di fuori della guerra, come Andromeda.Tutti esplodiamo in un triste applauso, mentre come sempre George abbracciaMolly in lacrime e singhiozzi al pensiero mai sopito di Fred.

Ron conclude con un sorriso mesto,sollevando il calice: Che il vostro Natale sia felice quanto e pi del nostro.E che continuiate a vegliare su di noi, poi, gettando unocchiata sardonicadi soppiatto a tutti i presenti, come se stesse per rivelare un segreto,sussurra afflitto: E che possiate perdonarci se diamo accoglienza edospitalit ogni giorno ad uno dei vostri quasi assassini. Non preoccupatevi. Non saranno mai come noi.

Non comprendo subito a che cosaalluda e nemmeno il resto della mia famiglia. Cade solo un silenzio fangoso,viscido, ruvido, che sembra in contraddizione con tutto quello che c statofino a poco fa.

La consapevolezza mi giunge nellostesso momento in cui, con un gran fracasso, sento il rovinare di una sedia checade per terra, risuonando sorda nellaria circostante.

Rose si allontana, correndosconvolta, in lacrime. Le mani che stringeva in grembo nellattesa di chiedereil permesso di invitare Scorpius per Natale, sono sbiancate come bucanevecongelati. Sibila solo, tagliente come la lama di un coltello: Sei unabugiarda, mamma.

Le parole di Rose hanno leffetto dispaccare a met il guscio ottuso che, amniotico, sembrava racchiudermi intattae lontana da qui. Laccusa fende il mio petto come una freccia alla ricerca delbersaglio, che trova nel mio ventricolo sinistro. Mentre tutto si sgretola,riappare laspetto ordinario delle cose e delle persone, con colori ed odoripersino pi violenti del solito, che mi travolgono come se fossi al mio primogiorno di vita.

Mi manca il respiro, come seannegassi.

Cercando di recuperare ossigeno,guardo affannata Ron, i suoi capelli rossi, le gote arrossate dalla foga delsuo discorso e dallalcol ingerito, le orecchie paonazze. Tutto mi pare unasorta di affronto personale, il fastidio mi incendia lo stomaco come unapetroliera in fiamme.

Non potevi resistere, vero?inveisco a fatica, il respiro spezzato dallira, guardandolo in tralice, primadi sbattere violentemente i pugni sul tavolo, i bicchieri tintinnano comeferiti Te la stavi preparando da quanto? Da quando Malfoy ha messo piede qui?O da prima?.

Attorno a me, solo Harry scuote ilcapo con rimprovero, limitandosi solo a pronunciare il nome di Ron severamente.Gli altri restano in silenzio, guardandosi le mani poggiate sulle ginocchia onello spazio sul tavolo tra un commensale e laltro, nella solita omert cheprotegge il cucciolo, sebbene sia ormai gi diventato un padre di famiglia chedovrebbe pensare prima alla propria figlia e poi a tutto il resto.

Scossa dalla rabbia, come se fossiun fuscello secco in un tornado, biascico senza prendere fiato, come se leparole si accavallassero una sullaltra alla stregua di naufraghi che cercanosalvezza: Tua figlia si innamorata di Scorpius Malfoy. Gi, dello stessoScorpius con cui le hai consigliato di mettersi in competizione, quando non eranemmeno salita sul treno per Hogwarts, il viso di Ron sbianca come se ilsangue affluisse improvvisamente tutto altrove, da qualche parte lontana dalsuo corpo. Il silenzio attorno diventa ancora pi denso, profondo, come unliquido che non fa filtrare la luce.

Ed io lho rassicurata che il suo mondo fosse diverso dal nostro. Chelei potesse persino provare affetto o innamorarsi per di chi credeva mormoroad un passo dalle lacrime che bussano gi moleste dietro le palpebre pesanti Etu, oggi, mi hai reso una bugiarda con nostra figlia. Tu con i tuoi maledettirancori da ragazzino troppo cresciuto.

Linsulto, ben congegnato dalla miatesta abituata a colpirlo puntualmente dove fa pi male, naturalmente haleffetto di renderlo ben pi prolisso ed aggressivo di quanto fosse stato finoad ora, mentre incassava e basta. Scaraventa il bicchiere di sherry per terrainfrangendolo in una cascata di gocce dorate ed argentate, e comincia ad urlarein modo scomposto, infiammato dallalcol: I miei rancori?! I miei rancori ? Qui non si parla di rancore,Mione! Qui si parla di proteggersi a vicenda, come abbiamo sempre fatto inguerra, come abbiamo sempre fatto tra noi, prima che tu te ne dimenticassicompletamente, con tutte le tue teorie egualitarie e liberali da fottutamaestrina ingenua, Harry cerca di farlo calmare riportandolo seduto, manaturalmente non funziona.

Non funzionamai.

Mi guardo attorno solo per vedere seHugo ancora fuori in giardino con Fred Jr a sparare altri fuochi dartificio,le esplosioni ritmiche mi informano che cos, rilassando le mie spalle. Roncontinua, ormai senza controllo: Sono fetidi assassini tutti loro, tutta laloro marcia specie. E nessuno di noi ci dovrebbe avere nulla a che fare!Nessuno, tantomeno Rose! Tantomeno tu, razza di stupida! Ti sei scordata cosati diceva Malfoy nei corridoi? Ti sei dimenticata di quante volte ci piangevicome una mocciosa sui suoi insulti? O quando ti hanno torturato a casa sua? Tene sei scordata, eh?. Naturalmente, il gioco al massacro funziona sempreperch biunivoco.

Laccenno alla mia tortura durantela guerra, il colpo basso. Perch il corpo ricorda sempre di pi di quelloche la mente vorrebbe dimenticare. Alle sue parole quindi, come una specie disegnale di attivazione, riprendono a pulsare cicatrici e ferite, segni egraffi, escoriazioni e lividi, come se fossero ancora tutti sparsi sulla miapelle.

E mi risale in gola il vomito dellabile e dellodio, quello per cui limpotenza di quel momento mi rimase dentrole costole come un miasma tossico, spingendomi a pensare di diventare un Aurorper non sentirmi mai pi cos. Torna laspirazione segata in vita per lamoredelluomo che ho davanti. Confondo lodio e lamore come sempre, come ognivolta, come ogni maledetto momento in cui passiamo il limite e in cui passo alsetaccio ogni cosa per essere quanto pi letale possibile.

Pensavo checon Malfoy fosse stata la prima volta.

Colpire nelmodo peggiore, per non essere ferita.

Invece hofatto allenamento per anni ed anni. Con il mandante migliore.

Ron, ringalluzzito dal mio silenzio,prosegue con tono appassionato, indicandomi dallaltra parte del tavolo conlindice tremante: Non me ne frega un emerito cazzo di Teddy e della suariconciliazione famigliare. E non mi interessa nulla nemmeno di quello che nedirai tu, mia cara paladina delle cause perse. Andate ad adottarvi una schieradi elfi domestici e fate una fottuta manifestazione di difesa, tu e tua figlia.Ma non esiste che abbiamo a che fare con i Malfoy, pi di quanto sianecessario. Sono stato chiaro?!.

Lurlo finale finisce con un pugnoforte sul tavolo che gli fa sanguinare le nocche. Solo allora, non prima, Mollyinterviene con un canovaccio umido per fermare la blanda emorragia del figlio,redarguendolo. Come un segnale nascosto, tutti si precipitano allora aminimizzare, a consolare, a dirmi di stare tranquilla, a dire a Ron di nonesagerare, a rassicurare che siano solo cotte infantili che passano presto,cos che le parole di Ron prendano a fruttificare nei miei polmoni come spore tossichee la mia risposta resti invece l, seppellita in una tomba vergine, marcendoinutilizzata. Nei miei canoni, naturalmente, mi rendo conto di averlo lasciatofinire e vincere, nellindolenza che, ad un certo punto dei suoi insulti, mi haraggiunto di nuovo dentro le ossa, sgonfiandomi come un palloncino bucato. Oraso, per certo, che sebbene ostenti il trofeo della superiorit maschile, Ron si gi pentito di quello che ha detto, spia la mia reazione, aspetta solo che iodica qualcosa di troppo per farlo passare automaticamente, di nuovo, dallaparte debole nella discussione: quella della vittima sacrificale che tanto glisi addice e che si affibbia nelle chiacchierate confidenziali con cognati efratelli.

Questa volta, stanca come se avessipercorso duemila chilometri a piedi, scelgo volutamente di deluderlo.Pronunciando a tavola davanti a tutti, con una perfetta torsione dellabacchetta, a quarantadue minuti dalla mezzanotte, la formula dellaSmaterializzazione.

Scompaio davanti ai loro occhisbigottiti come le girandole rosse ed oro che ancora esplodono nel cielo.

Nonostante la mia drammatica uscitadi scena, non appena arrivo a casa, mi rendo conto di aver lasciato entrambi iragazzi alla Tana e di non sapere come stia Rose. Listinto mi dice di prenderee tornare immediatamente indietro per andare a consolare mia figlia, ma poipenso che sia maggiormente il caso che sbollisca da sola.

Se ha ereditato questo lato sia dame che da Ron, so che la scelta migliore. Al momento penso che vorrebbe impalareentrambi i suoi genitori, diventando felicemente orfana.

Per maggiore mia tranquillit,comunque, mando un gufo a Ginny dicendole di controllarli entrambi, specieadesso che Ron sar sbronzo e furioso, nonch intento a demolirmi completamentedavanti alla sua famiglia. Lei mi risponde subito scrivendomi di tornare.

Non puoipassare la mezzanotte per conto tuo, cavolo!

Nel buio della mia casa, condiligenza brucio il suo messaggio con la punta della mia bacchetta.

Non se neparla proprio . Nella mia testa, implacabili comequadratini di celluloide, rivedo ogni singola scena della litigata, passandolaal setaccio come sabbia di fiume per il cercatore doro.

Cerco bisbigli, sussurri, parole. Etrovo solo silenzio. Impenetrabile. Ed la cosa peggiore del mondo.

Mi fa ribrezzo quello della miafamiglia che non ha pensato nemmeno per un istante di intervenire alle paroledi Ron, sicuramente con la scusa per cui era alticcio e non voleva dire quelloche stava dicendo. Mi risponderebbero con unalzata di spalle, imponendomi conlatteggiamento verecondo della moglie ritrosa, di avere pazienza e sopportare.Forse le mie cognate, dallalto delle loro pi moderne esperienze matrimoniali,se ne uscirebbero con i loro aneddoti di sopportazione coniugale al limitedella santit, dicendomi che quello che Ron ha detto, assolutamente nulla inconfronto. Una volta, Percy di qui, Quellavolta, Fred di l o Non ne parliamopoi di Harry, Mione , e tutto diventerebbe una sorta di incidente dadimenticare facilmente.

Non so perch, ma ho limpressioneche le sole che non contribuirebbero al quadretto, sarebbero le mie cognateassenti: Fleur e Cora. Loro penso che paradossalmenteavrebbero persino scornato Ron come un ragazzetto discolo.

A ripensarci, per, la cosa chemaggiormente stride nelle mie orecchie come una sorta di melodia stonata, il mio di silenzio. Quellaccettazionepigra e sbiadita di tutto quello che mi stava dicendo Ron in modo passivo edincolore, anche se mi feriva: sono sempre abituata ai siparietti dialettici diore, ai sillogismi convincenti, alle orazioni spavalde che dovevanoinevitabilmente portare al risultato finale. Il fatto che me ne stia stata insilenzio, come una bimbetta scornata, mi fa ribollire di rabbia come primareazione, spingendomi quasi a tornare alla Tana per urlare come una straccivendola.Ma la seconda reazione unulteriore fiera apatia, davvero come se non miimportasse nulla di quello che Ron stesse dicendo. Ed una spina dolente sottopelle che mi fa sanguinare pi della furia, della rabbia e della tristezza chenon riesco a provare.

Davvero nonmi interessa pi nulla di quello che dice o pensa di me?

Siamoarrivati anche a questo?

Per darmi tregua, mi dico spavalda econvincente che la mia assenza di risposte era motivata solo dal fatto che,tecnicamente, stavo difendendo Malfoy e non che io sia del tutto convintadella sua innocenza. Daltronde, come faccio a non sentirmi ipocritarimproverando Ron, se io stessa pochi giorni fa gli ho sputato in faccia la suafama di quasi assassino?

Respiro profondamente, la casa buiami rimanda leco di quel sospiro trattenuto: se non ho intenzione di tornareindietro, rimanere a casa la peggiore delle soluzioni possibili. ovviamenteil primo posto dove verranno a cercarmi e a riprendermi, non appenacomprenderanno che non torner indietro.

Peccato che, nella notte di Natale,chi non si trova collocato nella casella miracolosa della propria amorevolefamiglia, come un pezzo spaiato di un gioco da tavolo. Minimo, sarinopportuno, molesto, finanche sgradito, in qualsiasi posto sceglier diandare. Le strade, illuminate dalla luce rara di una luna ghiacciata, sonodeserte, i negozi chiusi, gli amici impegnati altrove.

Medito persino di andarmene inufficio, approfittando dei turni notturni al Ministero, imbastendo unaconvincente scusa, cosa che risulta patetica anche mentre la sto pensando.

Nel salotto buio, sempre pi nervosaogni minuto che passa, vado avanti ed indietro come una bestia braccata,cercando di trovare la quadra del cerchio. Ed a quel punto, mentre infilo lasciarpa grigia con lidea di andare davvero in ufficio, che qualcosa siaffaccia nella mia mente.

La quadradel cerchio. Il posto dove andare.

Le associazioni si moltiplicano comefunghi, innaffiati da semi invisibili.

Quando poi arrivo allultimadefinizione, come se mi esplodesse lo stomaco. Sento la nausea consueta, ma nulla in confronto a tutto il resto che ribolle e fermenta dentro di me.

Mi fermo al centro esatto delsalotto, il torpore passa come una nube sotto il sole.

So perfettamente dove andare, dovesar assolutamente inopportuna, molesta, finanche sgradita.

Ma dove quel silenzio ostile, quellodella mia stessa bocca, si scioglier, come miele nel latte caldo. Si affaccianella mia mente la quadra del cerchio, il posto dove andare.

Ed infine ilmotivo che cerco.

HermioneGranger sapeva perfettamente dove il suo amico e cognato, Harry Potter, eroedel mondo magico, tenesse nascosto il Mantello dellInvisibilit. Era stato luistesso a dirglielo quando si erano trasferiti nella nuova casa. Era come unaspecie di anatema contro il destino avverso rivelare la sua collocazione,perch dopo la guerra loro non ne avevano avuto pi bisogno.

Il Mantelloserviva solo per le emergenze, mai per altro.

E leemergenze erano solo Maghi oscuri desiderosi di vendetta omicida.

Quindi,finch restava l, nascosto dalle marachelle dei figli, sapevano di essere alsicuro.

HermioneGranger, nella notte di Natale del suo trentaseiesimo anno di et, ruppe quellasanta e tacita promessa fatta allamico di infanzia: mentre cercava la chiavedi scorta dellabitazione dei Potter e faceva irruzione dentro lappartamento,sentiva come se avesse sciupato con feroce ingordigia qualcosa che, fino a quelmomento, sapeva di fiducia, abbandono, sicurezza.

Poteva diredi avvertirne il peso, come una coltre salmastra dentro la gola, non la facevaquasi respirare. I suoi passi nelle stanze vuote, fino al nascondiglio delcimelio donato dalla Morte, le parvero pesanti e goffi come quelli di un ladromaldestro, poco avvezzo al crimine, molto abituato al pentimento. Eppure non siferm mai, neanche quando con le dita che tremavano, spost lasse sconnessadel parquet sotto il letto dei Potter, estraendone il Mantello.

Lo soppestra le dita, era leggero e lieve come il respiro di una nuvola, era come loricordava. Lodore, stantio di naftalina, si era associato nella menteallinfrazione delle regole, alla trasgressione, al pericolo di esserescoperti: tutto ci che, di fondo, anche adesso, faceva rima con quel cuore ingola e con quel viso accaldato, mentre formiche rosse di eccitazione siarrampicavano lungo gli arti inferiori.

Eppure,Hermione Granger, 36 anni appena compiuti, sapeva bene in una parte reconditadi s stessa che non si trattava solo di quello. Non era solo un ricordogiovanile, che si presentava nel bel mezzo del momento meno indicato dellanno.

La nausea laannebbiava al punto che quel pensiero restava sconfitto, sepolto, sotterrato,implorando di non venire fuori, scongiurando di restarsene l, incolore egrigio come le cose che non si comprendono o non si vogliono conoscere.

Lei,naturalmente, non era masochista. E non fece eccezione. Non si avventur sottole coltri seppellite di s stessa alla ricerca del motivo per cui, tra tantiposti, nella sera dove ogni persona desidera la propria casa, lei avesse sceltodi andare l.

Nel postoche meno sapeva di casa al mondo: il posto dove meno avrebbe dovuto averedesiderio di andare, specie nella notte di Natale.

MalfoyManor.

Nel buio, Malfoy Manor riluce comeuna perla nera, solitaria ed austera come il suo proprietario. Quando ilcontraccolpo della Smaterializzazione passa, assieme allo sfarfallio negliocchi, controllo con attenzione che il Mantello mi copra completamente,dimprovviso vergognosamente conscia dellidea assurda che mi venuta inmente. Una parte di me, nemmeno tanto piccola e nemmeno tanto poco savia,continua a guardare le mie azioni dallesterno e a giudicarle senza ritegno.

Notte diNatale. Famiglia mollata su due piedi. Corsa nel cuore della notte nella casadel peggior nemico dei tempi della scuola. Rischio concreto di beccarsi unaMaledizione senza perdono da Mangiamorte pseudo-redento, ubriaco di cherry escotch, in pieno stile Natale alcolico.

Scrollo il capo senza ritegno comese fosse pieno di acqua, con lobiettivo poco serio di far uscire fuori ognispinta alla razionalit che la mia mente brama. Quando si tratta di Malfoy, come se il mio cervello mollasse gli ormeggi e partisse per una vacanza attornoal globo.

La cosa bizzarra che dovreidefinirla dimenticata come sensazione, probabilmente qualcosa risalente aitempi della scuola, ma invece sembra qualcosa di stranamente familiare, allastregua di una abitudine.

Cosa naturalmente impossibile, datoche non frequento Malfoy da anni.

Riassumo mentalmente che,evidentemente, era qualcosa di cos traumatizzante da ragazzina che il segno mi rimasto anche da adulta. In realt, non mi sembra questa la spiegazionecorretta, ma nel moto consueto di nausea che mi prende alle cose senzamotivazione, la accetto in mancanza di alternativa.

E comunque questa sorta diabitudine monca che mi fa restare ben piantata qui, davanti al cancello dellavilla, come se avessi ogni diritto e dovere di essere qui.

Lo faccioper mia figlia. Devo sapere con chi ha a che fare, mi dico quando quel coraggio insolente manca,causandomi un moto nervoso dei piedi.

Manca ormai poco a mezzanotte e lefinestre del castello sono tutte illuminate di una luce calda e festosa che nonpensavo sarebbe mai appartenuta a questo luogo: nei miei ricordi, quelli chepremono per entrare come mendicanti lerci, questo castello oscuro, immersonelle tenebre, soffocato dalloscurit e mangiato dai tarli di una dittaturamalvagia.

Ora, invece, la casa di unafamiglia con un ragazzino dodicenne, dove spesso mio nipote Teddy viene a farvisita, dove forse si mangiano dolcetti alla zucca la sera di Halloween e sibeve cioccolata alla cannella nelle serate fredde, dove ci sono calze con nomicuciti sopra e cassetti di pergamene dei tempi della scuola. I riverberi delleluci del primo piano, argento, verde, blu e viola, suggeriscono la presenza diun tronfio albero di Natale, probabilmente colmo di pacchetti.

Noto subito quanto le cose sianocambiate e quanto questo, probabilmente, sia merito della moglie di Draco,Astoria Greengrass: nel giardino, intravedo alberi di magnolia, cespugli difresie, rampicanti di edera. Tutto costantemente in fiore, portato allostremo da un eterno ciclo di fioritura. I ciottoli bianchi nei vialetti sonocosparsi di petali profumati, fluttuanti nel vento freddo della sera. Le siepiquadrangolari che delimitano lesterno della propriet sono disseminate dipiccole luci tremule oro, ne tocco una con curiosit: sembrano candele ma sonocome fiamme sospese nel buio che non bruciano la pelle.

Sicuramente, lultimo grido delledecorazioni natalizie di Diagon Alley.

Ripenso con un po di vergognaframmista a nostalgia al vischio rinsecchito della Tana, quello che ha visto ibambini crescere, sposarsi e metterne al mondo degli altri, restando semprel.

Dallinterno della villa, giungononenie natalizie al pianoforte e voci concitate ed allegre, tutte in attesadella mezzanotte. Devono esserci almeno un centinaio di persone.

Nella mia lucida follia, credo dinon aver considerato la probabile difficolt ad entrare nellabitazione di unPurosangue tra i pi ricchi ed aristocratici del mondo magico, sicuramentepreoccupato della sua sicurezza e della sua riservatezza. Il cancello, infatti, ovviamente chiuso e non vedo nessun pertugio da cui potermi intrufolareallinterno senza correre il rischio di attirare lattenzione di qualcuno.

Mi sgonfio come un pesce spinato,naturalmente potrei benissimo farmi annunciare e chiedere di vedere Malfoyimmediatamente, ma penso che, come minimo, sarei presa per pazza. Dubito chelui abbia rivelato alla sua cerchia fidata di amici le sue ultimefrequentazioni, senza contare che anche se ci fosse accaduto, sarebbe comunquevista come unintromissione bella e buona che mi sia presentata qui, di notte,la sera della vigilia di Natale, con un motivo cos volatile tra le mani da farmisentire unimbecille.

Mentre medito su questo, pensandocontemporaneamente a come poter entrare ugualmente e a come poter sparire senzaperdere del tutto la dignit, alla maniera di un segno del destino il cancellosi apre con un cigolio metallico, che risuona tutto attorno come una campana amorto.

Naturalmente, ispirata, prima ancorache si apra del tutto, mi intrufolo dentro velocemente, respirando di qualcosadi frammisto tra il sollievo e leccitazione.

Solo allora, notando la presenza diqualcuno accanto a me, mi do pena di guardarmi attorno per capire di chi sitratti. Mi paiono due figure, sebbene siano scarsamente illuminate dalla lucedella luna: una delle due, pi bassa e magra dellaltra, ancora ferma nelgesto di puntare la bacchetta contro il cancello nellatto di aprirlo. Indossaun mantello color glicine di pesante lana dangora, un tessuto prezioso checosta svariate centinaia di sterline.

Figuriamoci,in questa casa ci sar riunito stasera almeno la met del PIL magicodellInghilterra.

Il cappuccio violaceo cela il visodi quella che, dallabbigliamento, suppongo essere una donna. Depone anche inquella direzione lacutezza di singhiozzi appena trattenuti, provenienti daessa. Laltra figura, invece, anchessa coperta da un mantello con cappuccio dicolore scuro, sta trattenendo la prima per il polso, biascicando delle paroleche di primo acchito non comprendo, dato che sono frammiste da un respiro cortoe quasi sibilante, come se stesse per avere un attacco di asma.

Ovviamente, deve trattarsi di unlitigio tra innamorati, giunto a fagiolo della mia decisione di intrufolarmi alMalfoy Manor non invitata.

Scrollo le spalle noncurante, non holindole della pettegola incallita alla Leda, quindi decido di lasciare i dueamanti alla loro discussione natalizia, senza curarmi di indagarne i motivi.Sto gi per incamminarmi lungo il viale dingresso, attenta che i miei piedinon facciano rumore sui ciottoli, che un nome attira la mia attenzione sopita:Non puoi farmi questo, Blaise. Non puoi pretendere di continuare a farmiquesto anche oggi sempre .

Mio malgrado, sebbene voglia restareindifferente, comprendo che uno dei due avventori sia Blaise Zabini, intentodunque a litigare con sua moglie Daphne Greengrass, la cognata di Draco Malfoy.Li conosco sommariamente, lui lavora al Ministero e spesso capitato diincrociarci a ricevimenti, cerimonie o premiazioni. Sono sempre seri, sonosempre limmagine patinata della rivista di moda, lei non sorride nemmeno persbaglio e lui ha sempre laria disgustata, come se avesse sotto il naso unatorta danguilla. Se non ricordo male, hanno due figli, un maschio ed unafemmina, esattamente identici a loro.

Voltandomi indietro, sebbene non loriconosca nel buio dato che mi d ancora le spalle, la sagoma alta ed imponentemi suggerisce che devo averci visto giusto, sembra Zabini.

Quello che, per, mi lasciasconvolta, con la gola secca e la bocca impastata, riconoscere laltra figurasotto il cappuccio violetto. La donna, infatti, guarda negli occhi Blaise,porgendomi il viso che, nella luce adamantina della luna e delle luci delgiardino, mi appare evidente come una meteora nel deserto.

E indiscutibilmente PansyParkinson, non credo di averla pi vista da anni, eppure sembra non esserecambiata di un giorno: stesso sguardo arcigno, stessi occhi scuri pieni diombre nere, stesso incarnato pallido su cui spiccano rosse le labbra, come untaglio nel sangue. Provo persino un moto di invidia del tutto gratuita edinconsueta per la giovinezza dei suoi tratti, ancora longilinei e sottili comequelli di una ragazzina, cosa enfatizzata dai capelli castani a caschetto,corti sotto le orecchie.

Dopo, per, ogni ammirazione cessabruscamente. Pansy ha gli occhi rossi, cerchiati. A lunghi e scuri rivoli, il mascaracrolla sulle guance macchiandole di nero. La magrezza delle guance parequalcosa di imposto, scomodo, malato. Le labbra, poi, ad un secondo sguardo,sono bianche come quelle di una morta, mangiate tra loro come frutti aspri. Edil fulgore degli occhi che aveva a scuola, come una piega dorgoglio dasfoggiare come un talismano, pare evaporata come neve al sole.

La guardo quasi non capacitandomene,sembra tutto stridente su quel viso di porcellana, come se non centrassenulla. A prima vista, pare bellissima come la statua di una dea, dopo capisciche la dea morta ed rimasto solo il marmo levigato di un cadavereimputridito. Ha qualcosa nellespressione che mi ricorda qualcuno di preciso,ma non capisco come possa venirmi una tale associazione di persone, visto chenon hanno nulla a che vedere tra loro.

Mi ricordail viso di Dean Thomas, giovane come un ragazzino, ma vecchio nel cuore dimille anni.

Cerco di fare mente locale perrammentare il destino della Parkinson e trovo poche notizie sparute, figliedelle chiacchiere con Ginny: ridevamo spesso del fatto che non fosse ancorasposata, n tantomeno fidanzata. Avevamo concluso ciniche che la rovina dellasua famiglia doveva averle inimicato met dei rampolli del mondo magico,condannandola al nubilato, senza peraltro che lei decidesse di abbassare i suoistandard elevati della ei-fu-ereditiera .

Ora, sentendomi crudele come solo leparole a Malfoy mi avevano fatto sentire, comprendo che forse il motivo era unaltro. Un motivo che a che fare con la mano che Blaise Zabini continua atenerle artigliato sul polso, mentre lei cerca di divincolarsi.

Nella mia distrazione, Blaise deveaver fornito qualche giustificazione, qualche spiegazione. Lei urla, grida,piange, per mantiene la voce bassa e vellutata come per non sconfessarloancora, come a proteggerlo, nonostante tutto. Stringo i pugni colta dal nervoso,pregandola quasi nel buio di mandarlo a quel paese, di graffiarsi le cordevocali per sbattergli contro tutto il suo disprezzo, di attirare coslattenzione di qualcuno che riveli cos la sordida relazione clandestina.

Ma Pansy resta sempre soffusa esoffice nel tono, alla fine si arrende ad una promessa che suona vecchia estanca persino mentre la sento io per la prima volta. Blaise le mormora neicapelli che aspetter che passino le feste di Natale, che trascorra almeno ilcompleanno di Daphne, che Jacob ed Arielle, i suoi figli, siano cresciuti unpo. Lei, vinta come unaquila dagli artigli mozzati, annuisce senza forze,forse neanche per assenso, solo per stanchezza e rassegnazione, accettando ildiamante tagliato a cuore che lui le regala, infilandoglielo al dito come unafede nuziale.

Pansy lo guarda come si guarda unpezzo di vetro, pronto a tagliarti la mano.

Dovresti sposarti anche tu,invece aggiunge Blaise spronato, finalmente pi calmo Il matrimonio quella unaltra cosa. Io ete lo sai che siamo ogni cosa.

La dichiarazione mi trasmette untale senso di disagio e claustrofobia che, frettolosa e rapida, mi allontano,non preoccupandomi nemmeno di essere silenziosa: al mio passaggio, i ciottolibattono ritmici come un cuore in corsa, ma Pansy e Blaise non se ne rendonoconto, di nuovo persi nel loro mondo grande come una scatola di scarpe.

Penso chenemmeno ad una come lei, avrei augurato un destino del genere.

Scaccio da me la sensazione che lacoppia mi ha trasmesso, arrivando nel porticato della dimora. Anche la portadingresso cambiata diventando di acero bianco, con una ghirlanda di arancesecche e bacche di cannella, in occasione delle festivit natalizie. La spingocon delicatezza e, come mi aspettavo, non chiusa: la apro dimpeto allamaniera di una corrente di vento molesta e, proprio per non correre rischi, lalascio aperta dopo essere entrata. Un elfo domestico, sollecito, corre subito achiuderla, incespicando nelle sue stesse scarpe.

Ad accogliermi, un calore fondo edintenso come se in ogni stanza ci fosse un camino acceso al massimo: le donneche mi sfilano davanti, infatti, sono tutte in abito da sera, scollate e con laschiena scoperta come se fossimo in giugno. E tutto un brillare di oro, seta,diamanti, smeraldi, rubini e zaffiri, che fanno paio ed eco alle decorazionidelle pareti, fatte di puro ghiaccio luccicante e che non si scioglieovviamente, nonostante la temperatura mite. Gli uomini, eleganti come sefossimo nella prima classe del Titanic, sono tutti vistosamente alticci e ridonoe scherzano a voce altissima, coprendo persino la voce da usignolo dellasoprano che, nel salone sulla mia sinistra, proprio accanto al pianoforte, staintonando le note di Holy Night.

Tutto cos opulento da fare malealle orecchie e agli occhi: le decorazioni di ghiaccio, la mobilia di ebano ecristallo, gli alberi di Natale in ogni stanza, il vischio annodato attornoalle colonne e al corrimano della scala, senza contare nemmeno la lungatavolata ricolma di ogni genere di cibo esistente e possibile.

Non credevo di poterlo dire, ma mimanca il Manor di prima, quello lugubre, silenzioso e non disgraziatamenteirritante per le cornee.

Del resto, la casa urla Greengrassda ogni angolo: non ci sono pi arazzi recanti la progenie dei Malfoy, ntantomeno trofei di caccia o artefatti antichi, tipici della lunga tradizionefamigliare. Tutto appare pacchiano e moderno, senza storia, senza passato, solosospeso in un godereccio presente. Tutto non meno che luccicante, lucido,brillante. Laria appestata di una mistura tra profumo di abete, sudore edarrosto di maiale.

Come le linee immaginarie che neiquadri portano al centro della scena, tutto fa convergere lattenzione verso laregina della casa, Astoria. Mi avvicino a lei, cautamente, guardandola conattenzione, dato che la conosco solo di nome e di vista.

Istintivamente, la prima reazioneche ho al suo cospetto uninspiegata sensazione di gelo, come se fossi cadutanellacqua ghiacciata di un lago. Mi riavvolgo stretta nel mantello, quasi aricavarne una sorta di calore. Proseguendo nellesame, per, concludo subito dinon essermi persa granch: la moglie di Draco una bella donna sicuramente,bionda, alta, magra, da un affilato sguardo azzurro. Ma non ha niente di pi diquesto, aggiungendoci anche il costoso vestito in broccato viola con ametistecoordinate in parure.

Pare semplicemente ornamentale .

Seduta nel salotto come una reginain trono, ride stupidamente con le sue amiche, portandosi vezzosamente una manocuratissima sulla bocca, mentre addenta pasticcini alla fragola e panna, chenemmeno Maria Antonietta nel film della Coppola. Trattiene spesso per unbraccio un ragazzino che, dopo essermi avvicinata, si presenta con la suasomiglianza con il padre: deve trattarsi naturalmente di Scorpius Malfoy,versione imbronciata. lui ovviamente che studio meglio, considerando la cottadi mia figlia. un ragazzino grazioso, dal volto ancora efebico efanciullesco: ha i capelli biondissimi come quelli del padre, lisci e lucidiesattamente come i suoi. Gli occhi, invece, non hanno i toni grigi di Malfoysenior, ma quelli azzurri della madre, qualcosa che ne addolcisce molto losguardo, rendendolo meno affilato di quello del padre. Sembra piuttosto altoper la sua et, cosa non molto percettibile adesso, visto che sedutoscompostamente, mentre sbuffa allindirizzo della madre, sgualcendosicontinuamente il completo di velluto verde bottiglia, cosa che Astoria nonmanca di fargli notare nelle pause tra le sue risate stridule.

Quel piccolo moto di fastidio, piche giustificabile di fronte allidiozia di quella donna, me lo rende simpaticooltre misura, facendo onore alle scelte sentimentali di mia figlia Rose.

Come diamineha fatto Malfoy a sposarsela, Dio santo

E quel pensiero che, prepotente, miriporta alla mente il motivo della mia visita, dopo che le luci e i colorisembrano avermi annebbiata e offuscata, come una falena ipnotizzata. Esplode inquel momento la mezzanotte, annunciata da una cascata di petali rossi edargento che invadono la casa di odore di rosa ed anice, cosa che riacuisce lamia nausea. Mi guardo attorno per qualche secondo, ma, mentre scoppiettanoattorno a me abbracci ed auguri, mi rendo conto che Malfoy non qui, nelsalone, con famiglia ed amici.

Mi allontano bruscamente dallastanza, timorosa che qualcuno mi urti, facendomi scivolare via il mantello orivelando semplicemente il mio essere corporea ma invisibile, e resto poggiataallo stipite della porta, osservando tutte quelle manifestazioni di affettoeccessive e sguaiate. Per un attimo, penso a quelle che mi sto perdendo io, acasa mia, e mi chiedo ancora che cosa ci faccia qui a spiare la vita e lapresunta felicit altrui. Seguo tutte le linee paonazze di quei volti per unpo, giocando a riconoscere qualcuno che conosco ed aspettando che Malfoycompaia a salutare la sua famiglia augurando loro Buon Natale, ma i minutipassano e lui non ricompare, apparentemente senza che nessuno se ne preoccupi.

Il postodesignato vuoto e noi siamo altrove.

La somiglianza tra me e lui micolpisce infida alla bocca dello stomaco, la metto a tacere mentre intercettoil dialogo tra Scorpius e la madre.

Mamma, non dovrei andare a chiamarepap? chiede il ragazzino speranzoso, ballando sui piedi dalla voglia diallontanarsi.

Astoria, con un tono severo ma alcontempo stridulo come quello di unaquila in posizione di combattimento, partecon uninvettiva contro il marito che, nel caos generale, non sento appieno.Distinguo solo lammonimento a Scorpius di non muoversi da l e limprecazionecontro Malfoy a starsene di sopra a fare lasociale snob.

E di sopra,quindi.

Di corsa, vogliosa anche io difuggire dalla confusione generale e dal timore che qualcuno mi sfiori persbaglio, salgo velocemente la scala di marmo, coperta da un lunghissimo tappetoverde di velluto che attutisce i miei passi. Quando la scala termina e metto ilpiede sullultimo gradino, i suoni provenienti dal piano inferiore cessanoallimprovviso, facendo cadere la casa nel silenzio pi fondo, come se non ci fossenessuno a parte me.

Mi volto bruscamente su me stessa,distinguendo sempre la folla di persone che ballano e festeggiano appena aipiedi della lunga scalinata, le cui labbra si aprono e chiudono senza produrrealcun suono. Anche la musica non si sente pi.

Unincantesimo Insonorizzante. Ed anche di quelli potenti.

Il primo piano del Manor sembrasomigliare maggiormente a quello dei miei ricordi. Tappezzeria rosso sangue,legno scuro di porte, quadri nei corridoi dallaspetto antico e prezioso conraffigurazioni di scene di lotta o caccia, senza contare i numerosi ritratti diprogenitori ed antenati defunti. Al posto donore, con un mazzo di rose bianchedallodore pungente, torreggia il ritratto di Lucius Malfoy nel pieno dellagrazia e della gloria: non un ritratto magico, resta fermo nella stasi deltempo, come le fiamme del camino alle sue spalle che si riflettono negli occhigrigi.

Cerco di indovinare dove si possanascondere Malfoy e quale possa essere la sua stanza, facendo anche affidamentosui miei antichi ricordi della mia prigionia qui: in realt, non trovo nulla diutile, considerando che nella mia spiacevole permanenza, ero stata gentilmenteparcheggiata nelle segrete per quasi tutto il tempo.

Cammino cauta nel lungo corridoio,attenta agli scricchiolii sul parquet, accostandomi ad ogni porta per cercaredi captarne qualche rumore allinterno, fino a quando lultima porta fafiltrare ai miei occhi una piccola lama di luce ondeggiante assieme a dellevoci sussurrate ed attutite.

Resto con la mano tesa, quasi conlintento di bussare e di annunciare la mia presenza, ma invece rimangoimmobile, congelata, ascoltando anche contro la mia volont. Distinguo infattinettamente due voci, la prima indiscutibilmente quella di Malfoy, profonda, roca, strascicata, come se siannoiasse anche ad aprire bocca. Mio malgrado, riconoscere la sua voce mifa sudare freddo e caldo assieme, aprendo di istinto la dimensione enorme diquello che vuol dire la mia presenza qui, in casa sua. La seconda voce, invece, sottile, lieve, impercettibile, marchiata di dolcezza femminile frammista adun tono amaro e sarcastico: davvero difficile sentirla compiutamente,attraverso la porta chiusa. Pare solo un sospiro leggero, poco pi forte diquello che serva per respirare, e ne intuisco le parole solo da quello che diceMalfoy in risposta.

Avevo pensato che, di comuneaccordo, avessimo lasciato le paternali allinfanzia sta dicendo adessoMalfoy, il tono scocciato e slavato, come se non gli appartenesse davvero.Credo che ci stia mettendo dentro tutte le tracce della noia al rimproverosubito, ma qualcosa filtra comunque, qualificandosi indubbiamente come una notafonda di malinconia e tristezza, cos insopprimibili da scappare fuori.

La donna sussurra di nuovo qualcosa,ma ancora fatico ad intendere che cosa stia dicendo. Le parole stavolta vengonosmorzate da un colpo roco di tosse, cos forte da sembrare che la pieghino indue. Avverto dei rumori nella stanza, come se Malfoy si fosse alzato e fosseandato a prendere qualcosa, probabilmente un bicchiere dacqua.

Quando la crisi sembra passata, losento riprendere incolore: Lo vedi che succede ad eccedere nelle tue curematerne non richieste? Lasciami campare sereno, madre.

Madre certo,naturalmente Narcissa Malfoy. Vive ancora con loro, dalle parole di Teddy lodovevo intuire. E da quello che ci ha detto lui non sta bene di salute. Eccoperch Malfoy qui rimasto con sua madre.

Un groppone di inaudita tenerezza misi arena non richiesto in gola, alla maniera di un peso troppo grande che nonriesco a deglutire. Distinto, mi torna in mente la malattia di mio padre e lasua morte cinque anni fa, cosa che mi spinge a trattenere le lacrime, gigermogliate sotto le palpebre chiuse. Mentre ricaccio indietro quel ricordo, micolpisce lo slancio di empatia che avverto per Malfoy e, sebbene vorrei provaredisagio ad immaginarlo figlio sconvolto dalla malattia della madre ma cosdevoto da trascorrere quanto pi tempo possibile con lei, stranamente non sentonulla di inconsueto ad immaginarlo cos. So del legame con sua madre, lhosempre saputo. In fondo, Cissy rinneg Voldemort solo per il bene di suofiglio. E Malfoy trascorre il tempo alla Tana, anche se aborrisce solo lidea,perch sua madre ha chiesto che lui seguisse il matrimonio di Teddy.

Lamore puro e sincero che sidimostrano, non potrebbe quindi stupirmi.

Mi stupisce solo che, al pensieroche lui trascorra qui la sua notte di Natale, lontano dal lusso e dallo sfarzoche sua moglie ha garantito per loro, mi paia tutto inevitabile, come se fossicerta che Malfoy di fronte allagonia della madre, non lavrebbe lasciata solaun istante. E non so questa certezza da dove arrivi se ho sempre pensato ilpeggio possibile di Draco Malfoy.

Sposto il peso del corpo da un piedeallaltro, quasi vergognandomi di me stessa e dei miei pensieri, sebbene sianoi migliori che abbia avuto da anni a questa parte su Malfoy. Un rossoreincomprensibile mi raggiunge le guance al pensiero.

Dentro, intanto, sento un tramestiodi passi e qualche raccomandazione solerte, prima che la porta si apra,accompagnandosi ad un Buonanotte soffocato di Narcissa. Faccio appena intempo a scartare di lato appiattendomi contro il muro, che Malfoy esce dalla stanzacon un ultimo sorriso acido allindirizzo della madre ed un altro motteggioironico. Entrambi scompaiono come fumo, non appena si richiude la porta allespalle.

E vicino, molto vicino, cos tantoche sento distintamente lodore del costoso dopobarba che deve avere indosso.Sotto il mantello, non visibile, mi chiudo la bocca con le mani per impedireche qualche respiro di troppo caschi fuori, facendomi scoprire.

Perch ogni sacro fuoco che mi haspinto a venire qui, improvvisamente, si spento come una candela smorzata dalvento, solo guardando Malfoy.

Non mai meno che inappuntabile: ilcompleto grigio che indossa, fa risaltare i suoi occhi in modo quasifastidioso, e la cravatta non allacciata che pende sulla camicia bianca, glidanno unaria ancora pi strafottente del solito. Tutto sicuramente calcolato,per sembrare al meglio possibile e suscitare le reazioni femminili. Non nedubito.

E insomma, ci riesce. Inutilenegarlo. Pu essere uno stronzo di prima categoria, ma resta uno degli uominipi affascinanti che conosca. Vorrei davvero trovargli un difetto, ma non possibile, ho gi chiarito mentalmente che decisamente un belluomo.

Stasera, per, non questa la primacosa che noto di lui.

Chiunque, con un pizzico di cuore,noterebbe di pi.

Sebbene esteriormente paiaassolutamente perfetto, ad unulteriore occhiata vedo molto di pi di quantovorrei, qualcosa che mi stringe le viscere come se fossero in una centrifuga.

I suoi occhi, prima di tutto. Non soperch, ma da quando lho rivisto, sono sempre la prima cosa che guardo di lui.Non saprei dire per quale motivo. Sono occhi di solito affilati, profondi, diquel colore cos particolare che ancora non mi capacito che, a scuola, nonguardassi continuamente. Possibile che ascuola non avessi mai notato che avesse gli occhi cos?

Oggi, per, sono occhi stanchi,morti, di vecchio consumato. Sono incolori, circondati da un alone rosso che faspiccare il grigio, ma in modo fastidioso quasi, come se non gli appartenessedavvero.

E pi guardo i suoi occhi, sotto ilmantello che mi protegge, e pi lo stomaco mi stringe una morsa dacciaio. Nonriesco a smettere di guardarli con il fiato sospeso, immobile, ipnotizzata comele vittime del serpente. Le guance paiono pi scavate, pi magre: losso dellozigomo spicca come unescrescenza sbagliata. Le labbra sottili sono biancastre,come quelle di un ammalato.

La giacca ha delle pieghe evidenti,come se ci avesse dormito dentro, e curiosamente, quando lascia la stanza tuttosommato flemmatico e pacato, sembra avere persino il fiato corto, come seavesse corso per ore.

La prima cosa che fa, quando sichiude la porta alle spalle, poggiarsi con la schiena contro di essa,massaggiandosi con lindice e il pollice lo spazio tra gli occhi. Sembra stanchissimo,il torace compatto sotto la camicia bianca va su e gi pi volte di quantepossa contare. Non piange per, come mi aspetterei, come ricordavo che Malfoyera solito fare quando eravamo a scuola per ogni pi piccola sciocchezza:metteva su quel broncio ridicolo da moccioso, piagnucolando molesto.

Stavolta, Malfoy non piange pernulla, sebbene sembri che il dolore lo stia saturando come in unoverdose.Resta solo l, immobile, a sfregare le dita contro la fronte, aprendo echiudendo ellissi, come a far scivolare lansia e la preoccupazione lontane inun punto dove facciano meno rumore.

Poi, come se non ci riuscisse, silascia cadere per terra a peso morto, scomposto, senza minima cura edattenzione. Resta a capo chino, la testa tra le mani, sempre con quel respirocorto, quasi rantolante, le gambe piegate e lievemente divaricate.

Qualcosa, dentro me stessa, non sodove, si spezza, producendo un rumore che le mie orecchie sembrano persinoudire distintamente. Pare un fragore assordante di vetri, o alternativamente ilsoffio lieve di un petalo di fiore che casca al suolo. Ed un secondo dopo, soloun secondo dopo, sento che non sono pi in grado di chiamarlo mentalmente Malfoy.

Come sequesta immagine, questo dolore, fosse incompatibile con tutto quello che di luiho sempre pensato e creduto. E che corrispondeva a quel nome, a quel cognome, aquella liquida seguita da una spirante che tanto mi irritavano le orecchie,mentre lo ripetevamo nelle aule gremite, nei corridoi vuoti, nelle salecalorose, dandoci sempre quel tono asprigno come se fosse lorigine di ognimale. Dentro quel Malfoy stava ogni germe di marcio, sordido, sporco,malevolo.

Nemmeno dimalvagio, che per il male vero e proprio ci vuole uno scatto maggiore dipurezza sorda, cieca. Solo di ipocrita, utilitarista, privo di qualsiasislancio di volizione e sentimento che non fosse puro e semplice calcolo evantaggio.

Qualcosa cheho sempre scelto di ignorare, perch non ne valeva la pena.

Ora nonriesco a smettere di guardarlo, come una bestia esotica in uno zoo.

Non possoignorarlo. Mai. E non posso chiamarlo pi Malfoy.

Lo ripeto nella mia testa il suonome, come se lo conoscessi solo ora, come se quel dolore dipinto sul suo visome lo presentasse adesso come una persona nuova.

Draco. Scivolano come biglie lucide e rapide le lettere delsuo nome. Il loro sapore nelle mie labbra pare qualcosa a cui sono assuefatta,sebbene il suo nome non lho mai pronunciato compiutamente neanche a me stessa.Vibra la sillaba iniziale, facendo sussultare anche me sottopelle, come sequalcuno mi sussurrasse segreti e sospiri sulla pelle tenera dietro leorecchie. Draco. Draco. Draco. Loripeto ancora, senza controllo, senza intenzione, la bocca che lo mima persino,senza emettere un solo suono. La memoria si dimena sconfitta alla ricerca diunintimit che non comprendo, che il mio cervello non capisce.

Hai deciso di farti vedere o devoiniziare a parlare con la credenza, fingendo che tu non mi ascolti?.

La voce di Draco mi sorprende come un petardo nella notte, facendomisobbalzare. Distinto faccio un passo indietro e lo guardo da sotto ilmantello, cercando di intuire se stia davvero parlando con me, o se invecequalcuno non sia spuntato nel corridoio senza che me ne sia accorta.

Ma Draco guarda proprio nella miadirezione: gli occhi grigi, ancora un po rossi sul fondo, saettano a destra ea sinistra nel punto dove sono io, cercandomi nella magia invisibile delmantello. Medito di fingere silenzio, di restare al sicuro dentro lindumentoincantato. Poi con un sospiro lungo e fermo, me lo faccio scivolare di dosso.Fruscia via come una pelle vecchia.

Mi incasso nelle spalle distogliendolo sguardo da lui, piena di imbarazzo: C-come ti sei accorto che e-eroq-qui?. Pigolo come una bambina, rossa in viso come se stessi andando a fuoco.Mi concentro completamente sul quadro appeso al muro accanto a me,personificandomi completamente nella donna bionda che, per sempre, sar sospesanel momento di distendere la gamba verso il cielo in un complicato passo didanza.

Granger, respiri cos rumorosamenteda poterti esibire nellimitazione di un mantice in piena attivit borbottaDraco, la sua voce appare pi stanca del solito e vibrata come se la tenessecon tutte le sue forze ferma, non riuscendoci appieno. Quando mi azzardo atornare a guardarlo, sbuffa come disgustato e soggiunge caustico: E quel tuodannato profumo lo riconoscerei pure ad occhi chiusi, odori come unostramaledetto cupcake .

In tutte quelle parole, Draco non haaccennato minimamente a sollevarsi in piedi. Resta seduto per terra, scomposto,i capelli spettinati e gli occhi sbiaditi. Mi sento come se lo stessi spiandodal buco della serratura, cosa che a conti fatti non nemmeno cos lontana dalreale. Il rossore del viso aumenta ancora di temperatura, diventando una speciedi fiammata incandescente che si propaga dal mio viso, raggiungendo collo,spalle e schiena.

Ballando sui piedi che non so tenerefermi, mormoro rapida presagendo il resto: Giusto per curiosit preventivahai intenzione di Schiantarmi peraver messo piede qui, stasera, nel bel mezzo dei festeggiamenti di Natale?.

Draco in modo imprevisto ridacchiatra s e s in modo tenue e pallido, cosa che mi spinge in modo automatico asentire le ginocchia scricchiolare, come se stessi per perdere lequilibrio. Euna sorta di riflesso condizionato, quasi incontrollabile. Lo guardo in viso,mentre distoglie gli occhi, puntandoli su una crepa del parquet ebano.

La segue con le pupille, apparentementecatturato da essa, come se fosse la cosa pi interessante del mondo. Poi,quando oramai mi sono rassegnata a non avere risposta, biascica acido:Granger, se avessi voluto Schiantarti, lo avrei fatto dieci minuti fa, quandoho riconosciuto lodore di quella mistura alla vaniglia nel corridoio. Non tiavrei fatto cominciare anche a parlare . Non che brami lemicrania chemi procurano anche solo quattro sillabe pronunciate con la tua voce celestiale, sospira esausto, la vocecascata fuori solo per abitudine Si chiama masochismo un comportamento simile e necessita cure psichiatriche serie .

Penso che trarresti comunquegiovamento da delle cure psichiatriche serie brontolo in risposta, il mio tonogemello del suo. Linsulto fiacco, sfibrato, confezionato solo per reggergliun gioco che, senza accorgermene, ho cominciato a tenergli. Fingere di non vedere i tuoi occhi, grigi erossi. Fingere di non sentire la voce, che soffi fuori come se non tiappartenesse. Fingere di non indovinare il sapore amaro che ti lega i denti,come una medicina cattiva. Nonostante tutto, cercando conferme nei suoiocchi, lentamente mi chino e mi siedo nel corridoio accanto a lui. Il suosguardo non dice n s, n no. Sospira e basta quando prendo posto a pocadistanza da lui, osserva le mie scarpe nere di vernice, di nuovo senza vederledavvero. La mano che tiene poggiata per terra, sulla mattonella scura, parebianchissima, sotto la pelle le vene sembrano strade nere nella foresta.

Di un altro,di un amico, avrei preso quella mano tra le mie.

Di te inveceche si fa, Draco?

Di questodolore impossibile che noi figli sappiamo che arriver, prima o poi?

Perch seiqui da solo? Al punto da lasciarci me vicino a te? Non ci dovrebbe essere unamoglie, un figlio, un fratello, un amico?

Possibileche tu sia cos solo?

Dapermettere persino a me di sederti accanto nella notte di Natale?

Quando parla di nuovo, ha la voce unpo meno torbida e un po pi chiara, cosa che lo fa somigliare di pi a sstesso. Mi guarda in tralice raddrizzando la schiena contro la porta dellacamera di sua madre, prima di bofonchiare: Ed ora che hai sparato la tuabattuta comica dellanno, gradirei sapere che cosa ci fai qui. A casa mia. Con il Mantello dello Sfregiatoaddosso . Se sei venuta a rubare qualcosa per il cenone della tua famiglia,la mia deliziosa consorte sar lieta di elargirti le cibarie avanzateconoscendo la mia carissima Astoria,dovrebbe essere rimasto il necessario per la sopravvivenza dellinterocontinente subsahariano per otto mesi.

Terrorizzata, sgrano gli occhi eallontano di nuovo lo sguardo da lui, fissandolo sui miei polpacci semipiegati sotto le cosce. Meccanicamente, come mi statoinsegnato sin da bambina, controllo lorlo della gonna e lo tiro in basso. Lavista del vestito rosso di velluto, con lorlo nero e lucido, mi riporta allamemoria il cenone di Natale che ho lasciato alla Tana: i miei figli, miomarito, i miei suoceri, i miei cognati.

Quella che, sempre, stata casamia.

Invece ora sono qui, seduta per terrain un corridoio silenzioso, in una casa dove sono stata torturata da ragazzina,con un uomo che non mio amico, che non nulla per me. Mi salgono agli occhipiccole lacrime di impotenza, che cancellano dalla mente persino il motivo che,fino a poco fa, mi animava e che mi aveva fatto correre qui nel cuore dellanotte.

Come se nonavessi davvero posto dove andare. E mi adattassi a stare in un posto che, conme, non centra niente solo per convincermi di poter stare da qualche parte.

Quella consapevolezza mi graffiadentro come le unghie di un animale selvatico. Brucia di sale e fuoco come unaferita che sanguina, saturando di liquido i polmoni che faticano a respirare.Mi stringo nelle spalle, la bocca asciutta, incapace di parlare, di direqualsiasi cosa. Il silenzio si espande come un veleno atmosferico, tossico eletale, grattando nella mia faringe.

Fissando il pavimento, riconosco lostesso parquet della mia tortura.

Ed, ancora, il respiro mi si blocca,soffocandomi, costringendomi ad un colpo di tosse pi forte per riprendere araccattare ossigeno.

Parla, Granger. Muoviti Draco miincalza, la sua voce ad ogni sillaba recupera il nitore consueto che io invecevado perdendo. Lo vedo con la coda dellocchio persino muoversi un po,volgersi al mio viso, serrare la mascella e sputare fuori velenoso: Non sononellumore adatto perch mi affibbi unaltra gentile etichetta. Dopo assassino, vogliamo salire di livello a mostro, serial killer, traditore? Eccoqua, ho gi fatto tutto il tuo nobile lavoro. Vattene a casa prima che mi tornilo spirito per commentare che sei qui, quando dovresti essere tra i tuoistraccioni a farvi i santissimi auguri di Natale.

Gli auguridi Natale. Le tavole imbandite. Candele rosse e vischio un po secco.

Ron che miurla di tutto, perch oso difendere la famiglia Malfoy e lamore virginale dimia figlia Rose per uno di loro.

Il coraggio torna come una vampataprima calda e poi fredda, accendendomi il viso e gli occhi. Mi volto verso dilui che mi guarda sorpreso, gli occhi artigliati su una domanda che non osapormi. Ne leggo ogni parola nelle sue iridi, seppure non sappia che cosavogliano dire. Stringe dimprovviso le palpebre come vittima di una fitta didolore, chiude la mano sulla camicia bianca allaltezza del cuore.

Ho bisogno di farti una domanda.Una sola. E poi andr via, te lo prometto sussurro rapida, sporgendomi versodi lui, approfittando del suo silenzio. Le mani, con cui ho fatto leva sulparquet per issarmi in avanti, sono bollenti contro il pavimento ghiacciato, ilcuore mi assorda con il suo battito.

Una domanda? Sei qui per una domanda constata Draco asciuttoguardandomi di sbieco, nelle sue parole vibra tutta lidiozia che percepiscenella mia motivazione. Per un attimo, mi studia persino meglio, gli occhisocchiusi e sospettosi, come se cercasse altro oltre quella sterilegiustificazione. Probabilmente, ci che legge nei miei occhi lo convince che sitratta della verit.

Di nuovo, spasima stanchissimo,portandosi annoiato una mano tra i capelli: E cosa ti fa pensare che, ammessoche voglia risponderti, sar sincero? Mentirei .E il minimo, incassa di nuovo un lungo sospiro tremulo, prima di fissare ilquadro di fronte a lui e ripetere ironico: Ho una reputazione da difendere.Credo che sia rilevante per me sapere se sono ancora il pi grande bugiardodella storia del mondo magico ho appena liberato uno spazio per la targa sulcamino Potter me la deve da tempo.

Un deja v .

La sensazione assolutamenteincomprensibile di aver gi vissuto questo momento.

Sebbene sia impossibile.

Noncredi di sopravvalutarti troppo? In fondo, c sempre Peter Minus in lizza Zabini, la Parkinson e mezza casata Serpeverde un sacco di Mangiamorte la concorrenza notevole, non sono affatto certa che tu sia il migliore mi sento dire con unaparte remota della mia mente.

Gli studiosi lo chiamano ingannoemotivo: la situazione che si sta vivendo, con tutti i suoi correlati emotivi,richiamerebbe unaltra situazione simile vissuta precedentemente. In realt,quindi, sarebbero le emozioni di quella determinata esperienza che sarebberostate gi vissute, non propriamente lesperienza in s.

Inveceio ne sono sicurissimo sarebbe un duro colpo per la mia immagine e comunquenon c nessuno abbastanza abile come me la targa la vincerei pi e pi volteil sangue conter qualcosa, no? Sono sempre il figlio di Lucius Malfoy nelmultiforme mondo della menzogna indubbiamente una garanzia.

Nonostante gli studi abbianocondotto ad una spiegazione pi prettamente scientifica, qualcuno ritieneancora che il Dej V sia una sensazione che vieneprovata quando ci si trova esattamente dove si dovrebbe essere. Come se fosseun punto di congiunzione fra il percorso tracciato dal destino, e quello cherealmente si sta percorrendo.

Questo si chiama nepotismo, Malfoy.

Questoveramente si chiama DNA, Granger .

Mi riprendo da quelle stupidagginimentali con decisione, tornando alla ragione. Se vero che io stasera debbaessere qui per un supposto disegno divino, perch Draco Malfoy sembra sulserio non avere nessuno. Ed io, in fondo, non sono cos stronza da lasciarlo dasolo. La familiarit che provo un mero riflesso della giustificazione che misto dando per non essere cos concreta e pratica da mollarlo al suodestino.

Una parte del nervosismo che mihanno messo quei pensieri soffia dentro le mie parole. Le pronuncio inacidita,stizzita, convinta sommamente di essere nel giusto. Schiocco la linguaarrogante prima di dire: Sarai sincero, Malfoy. Lo so. Non ti avrei feritotanto laltra sera con le mie parole, se non fosse stato cos.

Lui mi guarda con un sorrisosarcastico, come se avessi appena detto che la terra quadrata ed interamentecomposta da formaggio francese. Soggiunge profondamente scocciato: Tu non miferisci, Granger. Al massimo mi annoi .Come stai facendo in questo momento. Avanti, datti una mossa. Che vuoisapere?.

I suoi occhi mi osservano profondi,non so come facessi a guardarlo a scuola senza la sensazione di una sciabolapuntata alla gola, pronta a squartarti la giugulare. Con quello sguardo, sembraarrivare fin dentro la mia testa, dentro un punto morbido e delicato che nonconosco nemmeno io.

Una parte di me ne terrorizzata,unaltra pure .

Perch non riesco a smettere diguardarlo, anche se mi fa sentire cos.

Sonoarrivata al punto che mi piace persino essere guardata da un altro uomo che nonsia mio marito? Lo pensoimmediatamente con sgomento, negandolo cinque secondi dopo.

Draco Malfoy non mi guarda con alcuntono di desiderio, attrazione o possesso fisico.

Ci mancherebbe.

Ha piuttosto degli occhi curiosi. Persino nel rossore di unpianto che ancora reprime, mi osserva come se inseguisse qualcosa. Sentodistintamente anche adesso lo sguardo che scorre indagatore sulle mie palpebre,sulle ciglia, sul naso, sulle guance, sulle labbra.

Contrae lo spazio tra le sopraccigliacome se quello che vede non gli dia ancora una risposta.

Vorrei vedermi attraverso i suoiocchi per capire che cosa sta cercando e cosa non trova.

Presagendo che il silenzio stiadurando fin troppo lasciandomi immobile a fissarlo, torno a guardarmi le maniche torturo in grembo, lintimit di quella situazione che mi abbaglia duntratto. Vogliosa di finirla quanto prima, mormoro senza preamboli: Lo avrestiucciso sul serio, se avessi potuto?. Non specifico di chi sto parlando. Lo sa.Lo deve sapere. Se non capisce chesto parlando di Silente, gi unammissione di colpa.

Vuol dire che stava per ucciderequalcun altro, forse stavolta riuscendoci.

Neanche se avessi avuto tutto iltempo del mondo la sua voce non tarda nemmeno mezzo secondo di riflessione,convincendomi pi di tutto il resto. Suona stentorea, potente, come se quelleparole se ne fossero state nel suo petto in attesa di qualcuno che, davvero,gliela facesse questa domanda. E, chiss perch, sono certa di essere arrivataper prima.

Una specie di assurda felicit, comeun formicolio sotto la pianta dei piedi, mi colpisce imprevista, portandomiautomaticamente a sorridere. E un sorriso strano, antico, quasi dimenticato.Non ricordavo di averlo nella mia scorta di gesti ed espressioni.

Gli credo subito, senza sforzo.Senza nemmeno pensarci. Senza nemmeno chiedermi perch.

Volevi sapere solo questo , Granger? mi chiedeautenticamente meravigliato, sorpreso. Non lo guardo ancora in faccia, timorosache veda ancora quel sorriso sul mio volto e lo usi a suo favore. Mi rendoconto che, per, lui lo vede lo stesso, non ha mai smesso di guardarmi unattimo. Quindi sollevo gli occhi, atteggiandomi ad un viso pi quieto: S셔.

Ancora, Draco mi guarda in attesa diqualcosa. Ha una sorta di delicatezza negli occhi che, addosso a lui, paresbagliata. Dopo un po di estraniamento, per, mi sembra invece necessaria . Di nuovo, passa qualchesecondo prima che riprenda a parlare, mi si socchiudono gli occhi nel guardarloin viso, come se fossi sotto una luce troppo forte. Mi vedo dallesterno,seduta per terra con lui accanto, e per la prima volta spero che non arrivinessuno a pensare cose strane.

A me sembra tutto naturale enormale, ma so che non cos che potrebbe sembrare. Continuo a dimenticare che la notte di Natale, che entrambi dovremmo essere altrove. Per la prima voltada ore, mi chiedo se la mia famiglia non mi stia cercando. E prima dellapreoccupazione per la loro ansia, giunge il sollievo di sapere che non micercheranno mai qui.

Basta questo cauto sollievo a farmidistogliere lo sguardo, mentre Draco, con un colpo di tosse, mormora con voceaspra, come se avesse indovinato i miei pensieri: Volevi sapere solo questo la notte di Natale? Dire che haiun tempismo ottimo un eufemismo, Granger suppongo che le ricorrenze dalletue parti siano cos patetiche che ad ogni pi sospinto mediti la fuga.

Lincantesimo soffuso che ci avvolgevasi rompe improvviso, come se uscissimo dal guscio imberbe di una pelle nuova.Sento distintamente il moto di bile che mi sale lo stomaco e la sua voce miappare pi stridula di quanto ricordassi.

Roteo gli occhi ovvia, incrociandole braccia nervosamente: Non essere idiota. Lho fatto per Rose. Lei sembrache si sia affezionata a tuo figlio, a Scorpius, esito un attimo prima dicontinuare, ma poi per difendermi proseguo senza esitazione: Oggi, a tavola,Ron ha cominciato a.

Ad insultare tutta mia progenie,con gli epiteti pi variabili? completa lui canzonatorio Mi sento meno incolpa per aver cambiato tutte le parole di Weasley il nostro Re!, per renderla una nenia checombattesse la stitichezza nel nostro gufo di casa.

Malfoy! erompo scandalizzata,anche qui sono pienamente consapevole che non ha mentito. Sicuro che esiste sulserio questa canzone.

Giusto ho promesso di esseresincero. Non mi sentivo in colpa pronuncia assertivo, prima di proseguire con tono dolciastro, simulando unsorriso falso mentre finge di chiudersi un bottone del polsino: E quindi cosa,Granger? Volevi difendermi ?.

Mi viene di nuovo da battere ilpiede a terra per il nervosismo che mi procura, ma mi impongo di risponderecalma e matura: Voglio difendere i sentimenti di mia figlia. Non i tuoi. E potevo farlo solo difendendo te e la tuafamiglia. Ma non sono riuscita a farlo perch in fondo, io stessa ti hoaccusato delle stesse cose qualche giorno fa. E mi dispiace di averlo fatto.Sarebbe stato giusto parlarne anni fa di questo, invece abbiamo tutti lasciatoche queste cose restassero a marcire sotto la cenere, finendo per far del malesolo ai nostri figli, di riflesso, respiro a fondo prima di soggiungere:Loro devono essere liberi da tutto questo.

Lui, per, ignora volutamente tuttoil senso del mio discorso, persino le scuse che mi sono costate parecchio intermini di orgoglio. Si allunga placido come un gatto sazio, incrociando lebraccia con aria rilassata, canzonandomi con voce gongolante: Ed ora quinditi ergerai come mia paladina verso il tuo marito straccione? Merlino e Morgana,ho avuto il mio regalo di Natale in anticipo vorrei avere delle OrecchieOblunghe per ascoltare il vostro prossimo delizioso scambio di opinioni.

Prima dellinevitabile fastidio diavergli servito un tale vantaggio su un piatto dargento, una spina bollente disollievo mi accende il basso ventre. Stascherzando. La voce la sua solita voce, strascicata e molesta. Gli occhisembrano pi chiari.

Per ora,almeno, non stai ripensando a tua madre.

Forse questo il mio regalo di Natale.

I Grifondoro sono degli idioti bofonchio, poggiando la testa sulle braccia piegate sulleginocchia Troppo altruismo senza corrispettivo.

Lo avrai il tuo maledettocorrispettivo, Granger mormora lui, offeso come se lo avessi accusato di nonpoter pagare un debito. Si spettina i capelli biondi ad arte, simulandononchalance: Chiedi e ti sar dato.

Ci penso su qualche istante, come sedavvero stessi vagliando tra vari premi che mi sono stati offerti. Mi mordolunghia del pollice, non ho granch su cui riflettere in fondo. Mi vienescontato dire la sola cosa che ho in mente. Quella che, in fondo, il veromotivo per cui sono venuta qui stasera.

Torno a guardarlo a conferma dellaseriet del mio proposito e delle mie parole. Draco, da qualche parte, locapisce perch chiude le labbra gi aperte per sibilare un altro colpo diironia.

Nonspezzate il loro cuore asserisco convinta, colorando le mie parole di untono tra la preghiera e lammonimento. Lui sembra capirlo, arriccia le labbracon ferocia, mentre proseguo: A Rose e a Teddy. Ti sto affidando due dellepersone pi care che ho al mondo. Fa che io possa fidarmi di te. Ed io tidifender sempre.

Di nuovo, non si lascia andare anessuna rassicurazione. Anzi, questa volta pare persino offeso, volta il visoaltrove e stringe un pugno sul parquet: Solita Grifondoro con un tatto nullo per gli affari. Questo lo avrei fatto comunque, checch ne pensi tu. Mi lancia unocchiata traversache mi fa sentire unidiota, prima di riprendere casuale: Per confesso diessere molto interessato a questa apertura di trattative, Granger. Potrebberivelarsi utile . Quindi, fingiamo chefossi intenzionato ad infliggere la peggiore sofferenza possibile ad Edward ealla tua mocciosetta, si porta le mani alla base del collo, emettendo deiversi strozzati di sofferenza: Umpf , argh , che pena sar non poter far loro del male. Impazzir ! Necessito di qualcosa dimaggiore sul piatto per essere convinto.

Che diamine vuoi ancora? scoppiofrustrata, sbuffando.

Draco pare enormemente sicuro: Aggiornamenti , Granger. Sul matrimoniodel secolo, quello che tu tanto approvied appoggi , il tono melenso fa ovviamente riferimento alla nostra ultimaconversazione, dove ha compreso che disapprovo tutto di queste nozze.Figuriamoci se non se lo ricordava. Lo incenerisco con lo sguardo, mentreprosegue con unalzata di spalle: Suppongo che la tua discussione matrimonialenella notte pi santa dellanno, ti abbia mostrato abbondantemente quanto sonopoco gradito. E quanto io poco brami ripetere lesperienza di assideramento sulla terrazza fatiscente deituoi suoceri poveracci. Quindi, magari se mi aggiornassi sulle decisioniintraprese, potrei evitare di presentarmi ad ogni squallida riunione echiedermi costantemente se non sto per essere avvelenato con la Burrobirra o con la semplice inalazione dellaria fetidache respirano in quella stamberga, cos piccola da far circolare anche laria.

Quando sto gi per aprire bocca edurlargli di tutto, qualcosa mi colpisce con il lampo immediato dellintuizione:quel qualcosa fa rima con un colpo di tosse che proviene dalla stanza di CissyMalfoy.

Stapeggiorando. Non vuoi lasciarla sola. Neanche per una promessa fatta a lei.

Lintensit perdurante del suosguardo mi fa capire che ci ho visto giusto.

Non lascio per filtrare nulla dellamia consapevolezza, rispondendogli rassegnata e sfibrata, come una che decidedi fare beneficienza ad un caso umano: Sei di una simpatia contagiosa, Malfoy,santo cielo. Comunque daccordo, va bene. Ne beneficer anche il mio sistemanervoso.

Quindi siamo pari.

Pari? E che vantaggi avrei da questacontrattazione, scusa?.

Mi vedi di meno, non spezzo igiovani cuori di Edward e Weasley-figlia, e mettiamoci v ,che ti devo anche un favore sciorina ovvio, contando sulle dita, prima diripetere: Chiedi e ti sar dato.

Me lo terr da parte, Malfoy. Lasensazione di poterti chiedere qualcosa, in qualsiasi momento, insolitamentepiacevole.

Mi guarda con un sorriso che non gliarriva agli occhi, sussurrando malevolo: Mai fidarsi.

dei serpenti completo,stupendolo non poco Lo so, lo so. Me lo hanno detto una volta.

Dunque affare fatto? conclude,alzandosi in piedi e porgendomi la mano destra.

Guardo incredula la sua mano, comese scottasse: Vuoi anche la stretta di mano? Non ti appesto cos?.

Mi sento particolarmentetemerario mormora annoiato, guardandomi dallalto in basso Insolitacombinazione di festivit stucchevole, emicrania da moglie vanesia e madremoribonda: cogli loccasione.

Scuotendo il capo per lassurditdel quadretto che capace di dipingere con freddezza, mi sollevo da sola daterra, puntellandomi sulle mani. Poi, visto che resta ancora di fronte a me conla mano tesa, la prendo con la mia, la tentazione di fargli una linguaccia dabambina in risposta alla sua aria strafottente e fastidiosa.

Le sue dita, contro le mie, sonocalde, bollenti, come mai avrei potuto immaginare.

O come hosempre saputo?

Faccio in tempo a pensare soloquesto, prima che, risorta come una peste medievale, la nausea scoppi di nuovodal punto pi profondo del mio petto, salendomi in bocca con un sapore marciodi segatura. Artiglio la mano di Draco, come se fosse la sola cosa che miimpedisse di cadere al suolo, distesa. Quando lo guardo, per, lo vedo come me:piegato in due, una mano contratta sul torace, boccheggiante come se stessemorendo sul colpo.

Vorrei aiutarlo, vorrei che aiutasseme, ma non riesco a muovere un passo. Ricadiamo entrambi al suolo in ginocchio,il tonfo mi raggiunge a malapena le orecchie, mentre mi pare che tutto sirovesci come se fossimo dentro una casa di bambole.

Ed l che, senza preavviso, mentremi chiedo se non sto sul serio per morire, che accade.

Lampi. Lampi oro come occhi malati. Bianco. Biancotutto attorno, non esiste quel colore, non pu esistere. Non mai esistito.Il motivo che cerchi. Unaltra mano nella mia, tutto tira dalla parteopposta. La mano no, la mano tiene, trattiene, sostiene. Svanisce, piango, nonte ne andare, non mi lasciare. Sparisce. Scompare. Non unaltra mano.

Si spezza tutto, mi spezzo io, si spezza il mondo.Alex. Alexander.

Salta nelle pozzanghere anche quando gli dico di nonfarlo.

Ancora oro, occhi con la pupilla stretta come quelladei gatti.

il giunger palma a palma il bacio dei piipalmieri .

Non lo devo dimenticare.

Dimentico.

Occhi color delloro, lui ha superiori a cui farriferimento.

Tutto esce fuori dalla testa come se fosse, di nuovo,un sogno.

Resta qualcosa. Solo una cosa.

Lo chiamo ricordo.

Continuaa tenermi per il polso, finch con un strattone mi solleva violentemente dallaposizione accovacciata in cui ero. Mi ritrovo in piedi davanti a lui, che mitrattiene ancora con il braccio sollevato, guardandomi negli occhi. Cerco didivincolarmi, adesso, mi sta facendo veramente male.

LasciamiMalfoy! Ho capito, me ne sto andando! urlo, graffiandogli con le unghie lamano che mi stringe ancora. Ancora, come se non mi avesse sentito, mi guardacieco e sordo di qualsiasi cosa, persino della repulsione che dovrebbe avereper il prolungato contatto fisico con me. I suoi occhi sembrano due pezzi digranito freddo, sembrano non guardarmi davvero, sono talmente pieni di odio chemi fanno rabbrividire. Mentirei, se dicessi che ci sono abituata. Non vero,Malfoy mi guarda cos per la prima volta. Sento qualsiasi cosa stia pensandosulla mia pelle, mescolarsi ghiacciata al mio respiro, opprimendo il mio petto.Liquidi e chiari come sono sempre stati, i suoi occhi sono gli specchi diqualsiasi cosa adesso affolli la sua mente. E non una bella cosa,sicuramente. Mi sta facendo male, davvero, adesso, in tutti i sensi. Il polsopulsa, bianco, credo che me lo romper alla fine. Sento persino una ventata dinausea colpirmi la bocca dello stomaco. Cerco di divincolarmi, di distoglierelo sguardo da lui, ma non ci riesco. inutile, come se mi tenesse incollataai suoi occhi. Freud diceva che ci sono due istinti nelluomo, quello allavita, Eros, e quello alla morte, Thanatos. Come se fossi convinta che adesso miammazzer e non facessi nulla per impedirlo, anzi ne fossi quasi attratta. Miuccider cos, come niente, senza nemmeno un urlo, e io me ne andr, senza fareassolutamente niente.

Torno in me, il corridoio esisteancora. Tutto esiste ancora. Anche io. Io esisto ancora.

Ma anchelaltra esisteva.

Anchelaltra... che ero io. Giovane, poco pi di ventanni. Occhi rossi, spallecurve, una maglia da calcio addosso, una camera in bianco e nero che non ho maivisto in vita mia.

Esistevalei. Che ero io. Con quel dolore dentro, con quel fardello dentro, con quellapaura dentro.

Di lui,Draco Malfoy. Pi giovane anche lui, bello sempre, arcigno sempre, duro,scolpito nel ghiaccio come un dio crudele, enorme e gigante nella mia testa.

Esistevaanche lui.

Non lo guardo, lo sento solo. Anchelui, piegato in due come me. Lo ignoro, non mi importa.

La pelle del mio viso bianca,terrea, sudata di freddo.

Piango, singhiozzo, non hocontrollo.

Dico solo, tremando come una foglia:Che diamine mi hai fatto, Draco Malfoy?.

Ovviamente, cometantissime altre volte, questo capitolo giunge tardissimo. Naturalmente ci sonosempre scuse, spiegazioni e giustificazioni, ma questa volta ve le risparmio.Piuttosto, a scanso di tragedie, dora in poi cercher di impormi sempre unascadenza per il prossimo capitolo, cos da rassicurare voi e da gestirmi meglioio. Perci, posso gi dirvi che il capitolo 49 arriver il 23 aprile. Detto questo, se ancora ci siete, io vi devo comesempre solo che ringraziare. Non smetter di farlo. Le prime sono sempre le miemeravigliose, oramai, amiche del gruppo PUT A SPELL ON HER EYES. Ci sarebbetanto e troppo da dire, ma in fondo lo sapete. Avete tutte un posto nel miocuore. Dalla prima allultima. E non sar mai meno che grata di averviconosciuto. Poi, naturalmente ringrazio chi ancora recensisce questa storia,cosa che mi inorgoglisce parecchio e che meriterebbe delle risposte piarticolate da parte mia. Mi riprometto sempre di farlo, ma puntualmente, forseanche per vergogna, non lo faccio mai. Ci tengo quindi qui a ringraziare velocementefantasy666classics (grazie mille per il bellissimo augurio che mi hai fatto,spero sul serio di diventare una scrittrice un giorno, anche se ci vuole ancoramoltissima strada da fare), shady_xx (Ilaria, tesoro!Grazie mille per la tua bellissima recensione, il lieto fine esister,tranquilla, una cosa che ho sempre promesso. Essere paragonata alla saga di Kysa , mamma mia! E una cosa che non mi merito!), _Emme(cara, mi hai fatto una tenerezza immensa, pensando soprattutto a cosa ancorati aspetta dopo il capitolo 37 che allora stavi leggendo! Grazie sul serio deituoi complimenti, sono felice che tu ti sia sentita cos coinvolta anche se inmaniera un po dolorosa. Andr tutto bene, alla fine, promesso), sono le ultimerecensioni che ho visto e a cui non avevo risposto, ma vi ringrazio sul serio.Che altro dire? Naturalmente, come mia abitudine, rinvio il POST SCRIPTUM conogni domanda e spiegazione al gruppo facebook , cosda non ammorbare questa pagina. Grazie di tutto, grazie come sempre, e graziesempre.