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Capitolo tredicesimo

Il Quinto Cilindro — liberliber.it · All chapters

Capitolo tredicesimo

Capitolo tredicesimo

Il tempo sembrava essersi fermato. La creatura nebulosa incombeva sulla radura sferzata dalla furia di quel vento gelido scaturito dal nulla. Quelle fauci spalancate ruggivano orrori primevi e anelavano la distruzione di ogni forma di vita terrena. Al centro dell’infernale palcoscenico, Rolando Ruggeri sfidava il vento grazie alla sua mole gastronomica. Vestito di sontuosi abiti color porpora, stringeva in una mano uno scettro di cristallo pulsante di luce malsana, mentre nell’altra tratteneva la testa della vittima per i lunghi capelli neri. Al culmine di un boato superumano lanciò in aria il macabro trofeo ed esso sembrò fluttuare senza peso, finché la bocca tra le nubi lo inghiottì e si richiuse. A quel punto scomparvero gli astri risplendenti, gli occhi surreali di quel volto nebuloso, e si spense anche la luminosità dello scettro di Rolando. Il vento si placò d’incanto, lasciando dietro di sé solo un insopprimibile senso di gelo.

Il pomo d’Adamo di Alessio si contrasse spasmodicamente, poi il vecchio si chinò sulle ginocchia e rigettò a terra.

“Ma che schifo! Quando non caghi, vomiti!” protestò Giacinto.

“Ma non hai visto che ha fatto l’ amico tuo ?” disse l’altro sputacchiando.

“Magari l’hanno costretto… Sono certo che ci aiuterà a liberare Filippo”.

In quel momento, gli uomini vestiti di cuoio iniziarono a inneggiare a squarciagola: “Roo-land-uz! Roo-land-uz! Roo-land-uz!”; accesero le torce e seguirono Rolando in processione, trascinandosi dietro Filippo che traballava e incespicava, diretti verso la cima scabra del Muttenhörner.

Georg, Alessio e Bulgheroni fissarono Giacinto.

“Vabbe’, forse ho detto una cazzata” ammise quest’ultimo. “Non era qui vicino che c’era un’antenna per i cellulari? Facciamo una telefonata e torniamo alla civiltà. A Rolando e Filippo ci penseremo poi… o magari ci penserà il soccorso alpino, o la croce rossa… no, meglio i caschi blu”.

Il volto di Alessio s’illuminò: “Bravo!”. Poi estrasse il telefono ed esultò: “C’è campo! Chi chiamo? Qui il 118 mi sa che non piglia”.

“Il soccorso montano risponde all’uno-quattro-quattro”.

“ Et voilà ” disse Alessio, felice come un bambino. Fece il numero e accostò all’orecchio il cellulare, che emise tre bip sospetti. “Mapporc… Mi sa che è scarico”.

“Ma brutto decerebrato del cazzo!” sbottò Giacinto. “Perché non l’hai tenuto spento?”.

“Me l’hai suggerito tu, per caso? Me l’ha suggerito il genio della lampada?” chiese Alessio, guardando platealmente Bulgheroni e Georg. “E se poi mi chiamava qualcuno?”.

“Siamo nei guai” disse Bulgheroni, scrollando il capo. “Oggi sembra inverno: fa più freddo del solito. E in inverno, di notte, qui la temperatura scende sotto zero. Se non troviamo riparo, con questi vestiti leggeri rischiamo una polmonite… o peggio”. Nessuno vide il lampo di terrore che balenò nei suoi occhi dopo l’ultima aggiunta.

“Allora torniamo alle tende” disse Alessio.

“Sì, e a noi chi ci porta in spalla?” rispose Giacinto. “Abbiamo fatto una cazzata… una grossa cazzata”. Poi rabbrividì, come se si accorgesse solo allora del terribile freddo che gli stava intorpidendo braccia e gambe. Eppure la sola idea di camminare per altre due ore lo faceva sentire peggio: meglio crepare per ipotermia. Erano stati degli sconsiderati, a partire così alla ventura. Fino a quel momento era stato come un gioco, ma lo spettacolo cui avevano assistito aveva segnato una brusca svolta nella loro idea di vacanza.

“Meglio accendere un fuoco e dormire qui” disse l’ex avvocato.

“ Nein! La luce può attirare quelle persone” rispose Bulgheroni e, mentre Georg annuiva, aggiunse: “O qualche entità maligna”.

“Entità maligne…” cominciò Alessio, ma non riuscì a terminare la frase. Non dopo quello che aveva visto.

Gli altri non mostrarono di averlo udito. Georg stava facendo dei segnali, indicando prima il corteo sotto di loro, poi i monti. Bulgheroni ciondolò un po’ il capo, preso in profonda riflessione. “In mancanza di un’altra soluzione” disse, come se parlasse da solo, “ ja, possiamo fare così”.

“Avete avuto un’idea?” chiese Giacinto.

Georg indicò di nuovo la processione: per quanto la crescente oscurità consentiva di vedere, dopo essere passati lungo uno stretto cornicione roccioso, i bizzarri valligiani sembravano scomparire nel nulla.

Bulgheroni annuì. “ Ja , esatto: facciamo come loro” disse. “Se troviamo una grotta possiamo stare al riparo fino a domani”.

“E allora andiamo” disse Giacinto.

Alessio fu sul punto di protestare: un’intera notte a portata di spiedo di un esercito di selvaggi sanguinari antropofagi capitanati da un comunista uscito di senno come il colonnello Kurtz. Poi sentì uno strano rumore di nacchere. Era improbabile che ci fosse una compagnia di flamenco nascosta lì da qualche parte, quindi ne dedusse che dovevano essere i suoi denti, che battevano. E non solo per il freddo.