Capitolo quattordicesimo
Capitolo quattordicesimo
Capitolo quattordicesimo
“Svelti, svelti”.
Georg saltava sulle rocce come una capra di montagna e Bulgheroni, che lo seguiva da vicino, si girava ogni tanto a esortare Giacinto e Alessio. Il primo incedeva deciso, ma ansimava come un mantice; il secondo invece esitava a ogni passo, terrorizzato dallo strapiombo che si apriva a pochi centimetri dai suoi piedi. Il vento aveva liberato il cielo dalle nubi e la luce lunare era appena sufficiente a illuminare il percorso accidentato che portava fino al punto in cui si era volatilizzata la processione.
“Svelti. Se il cielo si annuvola siamo spacciati”.
Terrorizzato dall’idea di rimanere al buio sullo stretto cornicione roccioso, Alessio allungò il passo, scivolò su una pietra e si aggrappò a Giacinto. Per un attimo i due si fissarono negli occhi, abbracciati in equilibrio instabile, a un soffio da un’orribile morte. Vi è chi sostiene che in quei momenti la vita intera corra davanti agli occhi. Altri ritengono invece che compaia una specie di vortice nero con una luce in fondo. Secondo alcune teorie, infine, l’istante della morte sarebbe vissuto per un tempo soggettivamente infinito dal morituro. Quest’ultima ipotesi fu sufficientemente orribile da spingere Giacinto a racimolare le residue energie e spostare il baricentro dei due corpi abbracciati verso la parete rocciosa. I due vecchi scivolarono a terra, ansimanti e sudati nonostante il freddo pungente. Giacinto guardò Alessio con astio. Alessio abbassò gli occhi. Giacinto pensò: “Forse valeva la pena di correre tutti questi rischi per vivere questo momento”.
“ Scheise !”. La voce di Bulgheroni giunse da pochi metri davanti a loro. “Finisce nel nulla! Non c’è nulla! Solo roccia solida”.
“Prova con apriti sesamo ” borbottò Giacinto. Alessio fece eco con un risolino isterico.
E in quel momento Georg fece un salto nel vuoto.
“Georg!” urlò Bulgheroni.
“Forse ha fatto la scelta migliore” commentò Giacinto in uno dei suoi momenti di nichilismo.
“No! Guardate: eccolo!” Alessio stava indicando una mano che sporgeva da una fessura della roccia, un paio di metri più in basso.
“Saranno passati di lì anche i valligiani” concluse Giacinto.
“No” rispose Bulgheroni, “sono sicuro di aver visto un’apertura proprio qui”.
“Sentite, io ho freddo” tagliò corto Alessio, “perché non raggiungiamo Georg?”.
“Dopo di te, caro” disse Giacinto con un ghigno malvagio stampato sul volto.
Alessio guardò verso il basso, deglutì a vuoto un paio di volte, poi si lasciò scivolare nella fenditura. Giacinto e Bulgheroni lo seguirono.
“Psssst!”.
Nessuna risposta.
“PSSSSST!”.
“Che c’è?”.
“Dove siete?”.
Un cerchio di luce apparì dal nulla e delineò il faccione stravolto di Alessio.
“Mettete giù quell’arnese!”.
La torcia fu abbassata e illuminò le pareti di un’ampia caverna. Qualche metro sopra le loro teste, il soffitto scendeva gradualmente verso l’interno, fino a terminare in uno stretto cunicolo dove sarebbe passato a malapena un gatto in sciopero della fame. Quando la luce della torcia cadde su una massa nera tremolante sul soffitto, da cui proveniva un respiro sommesso e insonne, Alessio venne invaso dai brividi: “Che… che è quella roba?”.
“Pipistrelli” rispose Bulgheroni. Georg, che teneva la torcia, grugnì il suo assenso e fece alcuni passi verso la massa scura, quindi afferrò una creaturina. Ci fu un lieve sussulto di ali, ma per lo più le altre ignorarono la minaccia.
“Ma è pazzo?” disse Alessio, fuori di sé. Poi prese a blaterare in modo sconnesso: “Istoplasmosi… contagio…”.
Bulgheroni lanciò uno sguardo stupito alla figura mormorante di Alessio nella penombra, poi si avvicinò al fagottino racchiuso nella manona di Georg. “Venite” disse dopo un breve esame, “guardate qui”.
Giacinto si avvicinò e lo stesso fece Alessio, anche se fremeva di repulsione. L’anziano ex avvocato non era certo un esperto del settore faunistico, e men che meno degli habitat sotterranei, ma quel che vide lo colmò di meraviglia. L’animale alla debole luce della torcia non era il tipico pipistrello che tutti si aspetterebbero. Aveva le dimensioni della comune nottola, zampe e ali membranose come tutti i suoi simili, ma invece del pelo lo copriva un tessuto gommoso, simile alla carne del polpo, e al posto del muso c’era una specie di trombetta.
“Ma tu guarda” disse Giacinto, “questo dev’essere il Miles Davis dei pipistrelli”.
“Pipistrelli mutanti” sentenziò Bulgheroni. “Guardate gli occhi”.
La povera bestiola stava lì buona buona e sembrava ascoltare tutte le speculazioni sul suo conto col più grande interesse. Sbatteva le palpebre a intervalli regolari, guardando i presenti con due occhi che, come faceva notare Bulgheroni, non erano i classici occhietti da pipistrello, ma erano grandi e sgranati, e lo facevano assomigliare più a un lemure. Per contro, questo animale non aveva le enormi orecchie che servono a compensare la carenza del senso visivo.
Poi Giacinto prese ad annusare l’aria in modo marcato.
“Che senti?” chiese Alessio, preoccupatissimo. “Fughe di gas? Vapori mefitici? Siamo finiti nella grotta del cane ?”.
Giacinto lo guardò in tralice. “Ma ti sei pulito come ti ho detto?”.
“Certo. Per chi mi hai preso?” disse, ed estrasse da tasca un fagottino bianco da cui emanava un miasma insopportabile. “Guarda, è tutto qui”.
“Oh Dio!” esclamò Giacinto premendosi le mani sulla faccia. Anche i due svizzeri furono investiti dalle esalazioni ed ebbero il loro serio da fare per mantenere un elvetico autocontrollo. Il pipistrello emise un flebile squittio.
“Buttalo fuori” intimò Giacinto con voce nasale.
“Ma è di batista” rispose Alessio.
“Allora è giunto il momento che tu scelga tra Batista e Castro”.
Il gioco di parole era un po’ forzato, ma tanto Alessio non l’avrebbe mai capito lo stesso. In compenso la seconda scelta dovette pur suonare come minaccia, perché l’anziano ex commerciante gettò il fazzoletto fuori dall’apertura della grotta.
“Ma domattina lo riprendo” disse.
Nel frattempo Georg rimise il pipistrello dov’era e quello si riattaccò alla parete rocciosa come un magnete, tanto da far pensare che avrebbe trascorso così il resto della sua vita pendula.
“Io, qui dentro, con queste bestiacce, non ci dormo” disse Alessio, “e c’ho pure fame”.
Per protesta andò a sedersi a qualche passo di distanza, dove il subconscio lo indusse al sonno all’istante.
“Maledizione!” sibilò Giacinto poco lontano. “Avrei giurato che mi sarei addormentato io prima di tutti”. Quindi aderì a una rientranza della roccia come una patella e prese a ronfare con gusto. Chiunque, al buio, avrebbe potuto scambiarlo per un attempato coguaro di montagna. Anche Bulgheroni si sistemò alla meglio e si preparò al sospirato riposo. Prima di chiudere gli occhi ebbe la fugace visione di Georg che lavorava un pezzo di legno alla debole luce della torcia.
AC – 000-001-752
“Asteroide Kyokkjit , settore setteunotre. ETA undicipuntoquattro cronotoni. Irradiazione di classe due. Assetto standard”.
La voce artificiale del navigatore autonomo biologico è atona, fredda e controllata. Un esempio di dedizione meccanica all'ordine dell'Alveare.
Il Supervisore Laterale Assoluto 1-pervincaceo-7 vibra le ali membranose in segno di approvazione: l’oscurità stellata si estende indefinitamente sotto di lui, turbata solo da quel lontano sole giallastro. Tanti cicli fa, quando era poco più di una neanide, avrebbe detto che nulla era meglio dell’immensa estensione del Nulla, un veloce navigatore autonomo biologico, un saprofita da caccia al pedipalpo e il vento stellare che turba i recettori. Ora però è un esemplare maturo e sa che non è questo il senso della vita. Un vero kwasskallak ha ben altri scopi: schiacciare le sub-creature che non si piegano all’Alveare, inseguirle mentre tentano la fuga e godere dei gemiti dei fuchi. Ora, finalmente, è a un passo dal rendere la sua esistenza degna di essere vissuta: di asteroide in asteroide, la missione lo sta portando in prima linea nella guerra con gli Esterni e le loro patetiche sub-creature.
Il sistema endocrino comincia a secernere l’ormone del piacere, che gradualmente si diffonde dall’addome ai pedipalpi e alle ali… ma l’istante è di breve durata: il comunicatore interno si illumina di colori cangianti, per segnalare la richiesta di colloquio del Sottoposto Ortogonale 5-bluario-4.
Le elitre di 1-pervincaceo-7 fremono di frustrazione.
Non potendo sbattere 5-bluario-4 nello spazio, che tanto non gli farebbe niente, a 1-pervincaceo-7 non resta che soddisfare la tediosa richiesta. Ecco che il suo globo frontale emette un permesso di comunicazione spettralmente impuro. Giusto un piccolo segno del suo disappunto. Con uno dei pedipalpi liberi, intanto, prende nota dello sgarbo e raccomanda all'Alveare la mutilazione rituale dell'importuno entro il primo progressivo utile.
È con questi presupposti che comincia il dialogo.
In effetti, se un carbonato base-ossigeno assistesse all’interazione tra 5-bluario-4 e 1-pervincaceo-7, vedrebbe soltanto due mollicce escrescenze dotate di ali e pedipalpi lampeggiarsi addosso per un po’. Tuttavia, questo per loro significa parlarsi in altolingua, come è giusto che sia tra due kwasskallak .
Alla fine del dialogo 1-pervincaceo-7 è molto infelice. Altre inutili richieste di studio. Devianti deviazioni dall’unica via. Vite escrementali, quelle di 5-bluario-4 e della sua proto-casta di pseudo-catalogatori semi-osservatori, cancro dell'Alveare e di tutte le manifestazioni dell'Ordine Cosmico Assoluto! Indegni protoplasmi con l’unico scopo di pestare i manipolatori ventrali a 1-pervincaceo-7.
Invece di proseguire nel volo dovrà fermarsi su Kyokkjit per supervisionare lo stato del settore Fkylljek . Secondo l’analisi di 5-bluario-4 questa volta non basta una semplice raccolta di dati, bisogna approfondire in loco, dato che ci sono elementi di dissonanza tra le conclusioni del Consiglio dei kwasskallak e della Commissione dei flaadaass . Come se fosse possibile una consonanza tra il Consiglio dei Protettori e la Commissione dei cosiddetti Cultori delle Scienze Razionali. Ridicolo.
1-pervincaceo-7 si lascia andare a una risata amara e il carapace lampeggia con uno sfavillio giallognolo: prendere in considerazione una decisione proveniente dai flaadaass , che contaminano le loro menti comunicando con Eternati di razze inferiori! Gli stessi flaadaass che avevano preteso di educare gli affssdewr destinati alle colonie, neanche fosse possibile inculcare un solo concetto elevato in quei meri strumenti della Produzione.
L’Alveare è l’Alveare e tutto gli è dovuto. Ma talvolta 1-pervincaceo-7 non riesce a cogliere la necessità di concordare le decisioni con i flaadaass , nonostante questa sia la prassi da quando il grande Fuujg-fuqys fondò il principio dell’Ordine dell’Equilibrio. Lo stesso principio che sancisce quali e quanti siano i membri di ogni casta che devono essere prodotti quotidianamente dalla Regina: il bio-macchinario perfetto, uno strumento di riproduzione-clonazione capace di armoniche variazioni genetiche pseudo-casuali, a maggior gloria dell’Alveare.
1-pervincaceo-7 si accorge che il suo carapace ha assunto una tonalità vicina al grigio, proprio il triste colore tipico degli affssdewr . Brutto segno… per tornare al precedente stato di benessere, ordina al suo sistema endocrino di riprodurre la miscela della felicità, ma non è la stessa cosa. Come ben sanno tutti i senzienti dell'universo, in questi casi la chimica non aiuta. Meglio invece sfogarsi e rendersi utili: aumentare la gloria dell'Alveare con parole, opere ed escissioni di arti e cervelli. E che ricrescano lentamente…
Ora può sentirlo; il suo ottavo senso, che freme. Non gli succedeva dai tempi delle rivolte su Kyjjajyjyw . Forse la sosta su Kyokkjit avrà qualche risvolto positivo.