Capitolo venticinquesimo
Capitolo venticinquesimo
Capitolo venticinquesimo
Era decisamente un brutto periodo per Dii-puz.
Tutte le certezze che l’avevano accompagnato nella vita erano crollate una ad una. Prima c’era stato l’avvento del Divino, e questa era stata una cosa buona, perché dalla sua bocca erano uscite parole di speranza per i Doni del Vento e perché con i fatti che ne erano conseguiti, Egli aveva dimostrato che non esistono privilegi di nascita o di casta: tutti gli Zii-ves sono uguali per il governo dell’Urbz.
Poi, quando tutto sembrava andare per il meglio e lui s’era ormai conquistato la fiducia di Roo-land-uz, erano giunti da Extramundo quegli uomini che il Divino chiamava “amici”, e con loro era giunto quell’uomo… colui che l’aveva generato e accudito nella sua vita precedente.
E proprio lui, Dii-puz, suo figlio, si era preso la sua vita.
Aveva già ucciso, prima d’allora. Era necessario, per entrare a far parte dei Sacri Guardiani, macchiarsi talvolta del sangue dei propri simili. Prima d’allora, però, mai la morte d’un uomo gli aveva lasciato un segno così profondo. Non riusciva a liberarsi da quella confusione, da quei falsi ricordi di una vita precedente; era il segno che doveva aver offeso gli Dèi, perché solo Essi potevano evocare tanta follia nella mente di un mortale.
Eppure Roo-land-uz gli aveva rinnovato la sua fiducia, assegnandogli un incarico di grande responsabilità: gli aveva affidato l’incolumità dei suoi amici. Non era questo forse un segno di fiducia e di benevolenza? Ma soprattutto: qual era il senso di sorvegliare quegli uomini? Forse che gli amici del Divino non erano in un certo modo divinità anch’essi? Che bisogno potevano avere di protezione?
Gli ordini non erano certo in discussione: forse si trattava di divinità in erba, forse erano ancora in uno stadio intermedio, metà uomini e metà Dèi. Forse anche suo padre era in procinto di diventare un dio quando lui l’aveva ucciso. Forse era destino di tutti gli Esterni quello di diventare Dèi, e quindi egli stesso, prima o poi, lo sarebbe diventato. Ma se il delitto commesso lo avesse invece condannato a precipitare nei gorghi della pazzia?
Quel giorno Dii-puz aveva speso le prime ore del mattino sorvegliando l’uomo senza chioma, quello che era sempre in cerca di belle donne e succhiava quelle cose fumanti con la bocca; quindi era passato a tener d’occhio quello più corpulento, quello che gli altri chiamavano A-leez-iuz. Tra gli amici del Divino, A-leez-iuz era quello più strano, più imprevedibile. In un paio d’occasioni Dii-puz l’aveva visto addirittura avvicinarsi alle gabbie dei prigionieri, benché non si fosse mai accostato tanto da rischiare la propria incolumità. Forse anche lui voleva sputare su quella feccia, come facevano tutti gli Zii-ves quando passavano di lì.
Quando aveva visto A-leez-iuz entrare nel bagno comune, Dii-puz si era seduto su un sedile di marmo e aveva appoggiato la testa contro il muro, solo un attimo, per riordinare i pensieri. Ma la sua mente aveva divagato e i suoi occhi l’avevano portato in una realtà lontana, e non aveva quindi notato il sorvegliato uscire dalle terme e allontanarsi dall’ insula con passo veloce.
Era dunque quella la sua condanna: vedere immagini che non c’erano, e seguire il loro richiamo fino a varcare la soglia che dalla veglia conduce al sonno, affinché agli occhi sfugga ciò che invece doveva essere visto. Era questa la condanna che gli Dèi avevano destinato a Dii-puz, Guardia del Popolo, Dono del Vento.
La lunga camminata e la minzione solitaria contro il tronco grigiastro di un albero sotterraneo non lo avevano rilassato affatto, anzi, erano servite solo a farlo tornare con la mente a tutti gli episodi sgradevoli dell’ultimo mese.
Appena entrato nella grotta dei funghi, Alessio non poté fare a meno di guardare verso la volta, alla ricerca del crepaccio da cui era precipitato in quell’incubo. “Finalmente” pensò, “me ne vado da qui”. In realtà se lo ripeteva per convincersi della concretezza di quella opportunità, ma i dubbi continuavano a tormentarlo; soprattutto quando ripensava al volto mefistofelico di Cloo-diuz appoggiato alle sbarre, che gli sussurrava: “Allora ziamo accordo, io e te, Paa-trizius?”. Quel Paa-trizius con la erre tedesca e la zeta sibilata evocava l’immagine di un grosso serpente tentatore, magari quello del Paradiso Terrestre… anche se nulla era più lontano di quell’assurdo mondo sotterraneo dalla sua immagine di Paradiso. Eppure non c’era altra via. L’unica possibilità era quella… un’operazione chirurgica, come aveva detto Cloo-diuz. E poi, ognuno per la sua strada.
Mentre si avvicinava alle vecchie cave abbandonate, Alessio sentì un brivido corrergli per la schiena. Ricordava quando Rolando aveva detto che alcuni di quei cunicoli erano pericolosi, forse addirittura radioattivi. Però Cloo-diuz era stato chiaro: gli aveva detto di cercare l’incisione, il bassorilievo con il gladio. Quello indicava il posto in cui la guardia personale dello Zee-sahr aveva custodito gli involti da utilizzare solo in un caso come questo.
Per calmarsi un po’, Alessio ingurgitò a secco mezzo Tavor. La scorta di pillole volgeva al termine, ma ormai la cosa non aveva importanza.
Sentì un rumore ticchettante provenire da terra. Abbassò lo sguardo e colse il movimento di uno di quegli orribili scarabei, fermo davanti ai suoi piedi. Sembrava intento a fissarlo. “Nee-faz” ringhiò sollevando il tallone, “stoo-caz!” concluse quindi abbattendolo sull’insetto; questo si frantumò col rumore di un croccantino masticato da un gatto e liberò una sostanza nera e oleosa. Alessio lo guardò con disgusto e represse un conato di vomito.
Sì, era deciso, doveva andar via di lì.
Passò in mezzo ai funghi più alti e grossi, quasi strisciando nella nebbiolina che copriva il suolo, per non farsi notare dai coloni che trasportavano minerali o lavoravano alle coltivazioni. Raggiunse l’angolo più nascosto della grotta: lì la luminosità verdognola era molto tenue e consentiva appena di intuire l’apertura nella parete. Tastò la volta finché non sentì sotto le dita il bassorilievo. Era proprio lì, come aveva detto Cloo-diuz. Il cuore gli batteva in petto all’impazzata.
Quando gli occhi si furono adattati a quella luce cimiteriale e la chimica iniziò ad aver ragione della frequenza cardiaca, il vecchio si avventurò nel cunicolo.
AC – 000-000-007
Gsszeeee-k.
Gzeeeeee-krl.
Gzeeee-kl.
Le stridule e dolenti sonorità dell’allarme risuonano per i tortuosi diverticoli di Kyokkjit . I sistemi di controllo sono regolati da tempo immemore per reagire a qualsiasi evento non programmato, sia che si tratti di un malfunzionamento, sia che si tratti di una minaccia diretta al cuore dell’Alveare.
Quando 6-grigiottero-0 raggiunge la sala dei Visori trova già i suoi due superiori impegnati in un’accesa discussione. L’ambiente è surriscaldato con emanazioni d’altolingua che virano all’infrarosso.
“La colpa è ssssz- sua!” stride con astio 1-pervincaceo-7, puntando una chela accusatrice verso il misero fuco. “È lui che ha lasciato precipitare la situazione, con la sua i -iiijkkr- ncuria e con un inammissibile delirio di ruoli che non gli competono!”.
“Mantieni il decoro, Supervisore” lo blandisce cautamente 4-amarantolo-6 con una sequenza cromatica sulle sfumature del verde, “non dimenticare la differenza di casta”.
“In kkkkh- che cosa ho mancato, stavolta, Supervisore?” sussurra annichilito 6-grigiottero-0.
“Un fatto increscioso, ina -aaajkr- udito. Una delle sub-creature su Fkylljek-3 ha distrutto un Recettore Organico Elementare (ROE). L’ha schiacciato con ferocia sotto un’appendice rinforzata”.
“Te l’ho già spiegato, Supervisore” interviene lo scienziato, mentre il fuco rimane in silenzio a capo chino, “le inadempienze dell’ affssdewr sono gravissime e inconfutabili, su questo non v’è alcun dubbio, ma questo evento non può essere dipeso da lui. Il drollervvvarm distruttore è uno dei perturbatori arrivati dall’esterno. Come ho evidenziato nel mio rapporto, L’MTU non è in grado di dare risposte certe in questo caso specifico”.
“Il tuo rapporto!” frizza indispettito 1-pervincaceo-7. “Dovremo attendere che il nemico si impossessi delle nostre tecnologie mentre noi ci trastulliamo con astrazioni matematiche?”.
“Sii riflessivo, Nobile Protettore” risponde l’altro, “si tratta di un piccolo organismo-spia. È una tecnologia di basso livello. Ne produciamo a sciami”.
“No, Illuminato Speculatore, sei tu che devi riflettere” lampeggia il Protettore. “Non credo che tu sia così ansioso di assumerti la responsabilità nel caso di una rivolta”.
“Quale responsabilità?” replica 4-amarantolo-6, improvvisamente atterrito, “io non…”.
“Eppure il tuo rapporto parla chiaro” conclude l’altro, trionfante. “Tu parteggi per queste sub-creature. Ma aspetta solo che assaporino l’ebbrezza di armi dal potere sconosciuto: oggi è un ROE, ma domani saranno i Raggi d’Inibizione Termica o i Detonatori di Materia. Se continuiamo a lasciarli fare, presto scopriranno come usare il Canale Bi-direzionale, lo risaliranno con le peggiori intenzioni della loro perniciosissima razza, e ce li ritroveremo addosso”. Mentre scandisce l’ultimo concetto in modo particolarmente colorito, fa scattare le chele una, due volte, ed estroflette la prefaringe come se pregustasse l’odore di sangue della battaglia.