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La dimensionalità di Kyokkjit si estende in direzioni ortogonali alla struttura stessa dell’Universo ed è tra queste che si tiene una curiosa riunione che l’Alveare troverebbe sovversiva. A essa prendono parte coloro che sono stati per sempre esclusi dall’Alveare, gli enndr-affssdewr , ovvero i “Senza-antenne” secondo il TIM.
Mentre le loro menti sono ormai in balia della spietata coscienza individuale, al centro del loro gruppo scorrono le immagini dell’impianto di sorveglianza che hanno riparato in gran segreto, immagini in cui due nativi guardano i due pezzi di uno strano oggetto di cristallo: le due sub-creature sono pressoché indistinguibili, ma uno di loro è di proporzioni maggiori e l’altro tiene un tizzone ardente stretto nell’apparato boccale.
“Gua- aakkkjjr -rdate” dice uno degli esiliati, “il risonatore dei guardiani delle colonie è in possesso dei drollervvvarm ”.
“Rotto. Ro- oooo -tto rotto”.
“Già, rotto”.
“Ma si può ghhhkksz… riparare”.
“Certo che si può”.
Nel frattempo uno degli esiliati più recenti, 6-grigiottero-0, segue la scena tenendosi in disparte dagli altri, e intanto si consulta con l’impianto vibraurale: “Tu ghhhhkfs che ne pensi, Heeva?”.
“Descrivimi ciò che vedi, piccolo” risponde la voce artificiale dell’Eternato.
“Sono mos- sssz -truosi. Hanno un addome biforcuto che arriva verso terra, sono rivestiti di materia fi- iijsfz -bratile, hanno due lunghe escrescenze che spuntano dal protorace, e un capo che si protende da esso in modo ridicolo. Niente neuroricettori. Ne- eeekkssz -ssun macrotterismo”.
“Tutto ciò mi è familiare”.
“Sono abitanti del tuo pianeta. Forse anche tu ghhfjzz un tempo eri così”.
“Dai troppa importanza alla forma, piccolo. Che altro?”.
“Uno di loro tiene qualcosa che brucia nell’appendice boccale di chiara co- ooo -nformazione succhiante”.
“Un involto di…”. La vibrafonia ha un attimo di assenza, durante il quale si sente un suono prolungato come un respiro. Poi riprende con il tono consueto. “Ma che significa la colonia per voi?”.
“Conosco il pianeta meglio di qualunque altro in questo settore del Bianco S- sssz -entiero Stellare. E la colonia è ormai disattivata, quindi possiamo installarci in essa senza allertare la S- ssssz -orveglianza Perpetua dei Sensori Avanzamento Produzione (SAP)”.
“Io penso che valga la pena di contattare gli indigeni. Avete bisogno di loro per ricostruire la colonia”.
“Perché? È una kkkkhhjr razza inferiore”.
“Già, non sono molto svegli. Ma sono lavoratori. Complanari. Se hanno un valido motivo profondono energia. E poi è ora di finirla con certi discorsi e raziocinare un po’ in termini di convergenza universale”.
“Non sono s- sssz -icuro di riuscire a convincere gli altri. Parlaci tu”.
“Io? Un Eternato? Tu vaneggi , piccolo. Io sono solo una voce che esce da un barattolo, credi che non me ne renda conto? Questa è gente che vuole roba concreta”.
“ Sszkhhhr … Proverò a farmi venire in mente ggghhk … qualcosa”.
“Così mi piaci. Magari racconta loro di quando organizzammo l’attrito sull’Arnese Educatore”.
“As- ssssz -coltatemi tutti, ho una proposta da farvi” dice 6-grigiottero-0, dopo aver preso la parola nella cerchia dei Senza-antenne. “Dobbiamo andare a parlare coi drollervvvarm ”.
“Sei p- aaaa -azzo, 6-grigiottero-0. Sono gkhhh -creature inferiori”.
“Già, inferiori”.
“La ricostruzione non può ri- iiiiighhk -cominciare senza di loro” insiste lui. “Ci sarebbero ostili”.
“Sterminiamoli” dice un altro.
“Già, s- ssssz -terminiamoli”.
È a quel punto che a 6-grigiottero-0 tornano in mente alla lettera le parole di Heeva. È strano come quei discorsi possano assumere un senso nuovo, ora che le funzioni psichiche non sono più contratte all’Alveare. “Quello che gghhhk … voglio dire, complanari” inizia quindi a recitare, “è che serve spendere energia per replicare uguali a se stesse le nostre e- eeeekr -suberanze e fare più piccoli i nostri detriti, incrementare l’anomalia cerebrale dei grumi di materia e ad alimentare la pro- ooo -duzione, per fare una quantità maggiore con le nostre, metabolizzando la direttiva che anche nella produzione si può zampettare in modo anomalo, cosa che già si è gskhh … fatto in molti cronotoni ostici”.
Intorno a 6-grigiottero-0, numerosi capi si inclinano verso destra, come per far oscillare in segno di assenso l’antenna amputata. Produzione, certo. La produzione è importante.
“Quindi cosa dici di fsssz … fare?” chiede uno di loro.
“La convergenza dei mondi e- eee -quiversi” continua 6-grigiottero-0, “convergenza abbondante e plasmodica che ci è stata data numerose volte, è necessaria per rassodarci e rendere più sicuro lo s- ssssz -travolgimento, ma le nostre energie non sorgono da un altro mondo anche se convergente e distratto, perché non è vera energia se non si sviluppa dall’anomalia cerebrale della nostra fssss energia”.
“E dunque?” chiedono altri.
“Rime- eeee -ttiamo a posto il proiettore di spazio. Andiamo su Fkylljek -3”.
Un poderoso ronzio di approvazione si leva dal manipolo degli esiliati.
Il varco si dilata da un quanto di spazio a nera apertura. Da essa spunta un cono di sostanza vischiosa. Poi il prototorace, e dopo un po’ l’intero. È 6-grigiottero-0, con il suo prezioso Heeva fra i pedipalpi. Dietro di lui spuntano due suoi similari, spingendo una consolle con il TIM e l’apparecchiatura per il supporto vibroaurale dell’eternato, e altri ancora ne seguono.
“L’ultimo chiuda il ggghhk… varco” sussurra qualcuno a quelli che arrivano dopo di lui, mentre 6-grigiottero-0 sistema delicatamente il cilindro nel vano apposito.
I due nativi sono immobili e tengono l’apparato boccale spalancato. Uno dei due si toglie la fibra bruciante dalla spirotromba e la guarda con sospetto. Poi articola dei suoni, e il TIM è lesto a tradurre quella strana lingua dalle sonorità strafottenti, tutta irta di consonanti.
“Eppure m’avenno assicurato ch’era rrobba bbona!”.
L’altro nativo, indistinguibile dal primo se non per la corporatura, dopo un principio di imbarazzo mette un ginocchio a terra e china il capo. Poi allunga il braccio davanti a sé offrendo i monconi dello scettro, in segno di sottomissione.
“Ahò, ma che sta’affà. Mmo’ te dai all’inciuci coi gamberetti?”.
“Tieni giù la testa, incosciente” mormora il più grosso, “sei davanti agli Dèi della montagna!”.
L’altro riprende a suggere l’involucro bruciante e s’inginocchia con poca convinzione.
6-grigiottero-0 capisce il senso di quel gesto. Nei cronosettori in cui ha osservato i comportamenti dei drollervvvarm ha imparato a riconoscere quell’atteggiamento che significa rispetto, devozione. Un po’ quello che un affssdewr deve a un kwasskallak . Ora che lui non è più schiavo dell’Alveare, fatica molto a comprendere a fondo la necessità di quel cerimoniale. Coscienze. Caste. Invenzioni di comodo.
“Abitanti di Fkylljek -3” dice quindi rivolto ai due nativi. “Raddrizzate il vostro ghhhkss… urotergo. Siamo qui per costruire una nuova colonia e voi sarete con noi, se lo volete. Non siamo qui per rendervi s- ssssz -chiavi né per imporvi alcuna cosa. Nessuna specie nel multiverso ha il diritto di ritenersi superiore a un’altra specie. Nessuna schiavitù può avere s- ssssz -enso”. Convergenze universali. Complanarità.
“Hai sentito c’ha ddetto? Ce potemo arzà’” dice il drollervvvarm piccolo a quello grande. Poi, appena si rimette in piedi, allunga una zampa verso 6-grigiottero-0: “Me piace come ronzi, fratello”.
Zampa protesa. Significa familiarità, fiducia. Complanarità. Con gesto che agli altri esiliati sembra temerario, 6-grigiottero-0 protende una coppia prensile di pedipalpi e stringe la zampa del nativo. Un nugolo di ronzii si leva a esprimere meraviglia e approvazione.
“Prendi questo, divino” dice l’altro drollervvvarm porgendo i due pezzi del risonatore. “Abbiamo lasciato che si spezzasse. Non ne siamo stati degni”.
“Lo ripareremo” dice 6-grigiottero-0, prendendo i due bastoni di cristallo e passandoli a qualcuno alle sue spalle. “Ma non chiamatemi ggghhk… divino. Io e i miei similari siamo semplici Senza-antenne, esiliati. Siamo qui in cerca di un nostro Alveare. Siamo qui per unirci a voi nella ricostruzione”.
“Ricos- sssz -truzione!” dice qualcuno degli esiliati.
“Sì! Sì! Ricostruzione!” friniscono in coro gli altri.
“La nostra è una razza antica, ma noi ora non siamo più nulla se non quello che siamo, senza Alveare nella coscienza. Non kkhgvv … vogliamo essere superiori a voi. Sappiamo bene che la schiavitù genera odio, e se oggi voi ci chiamate divini, domani ci chiamerete ne- eee -mici. Per cui ora chiamaci complanari ”.
“Molto bene, complanare” dice il drollervvvarm più grande dopo una breve esitazione, e anche lui protende una zampa per consolidare la fiducia con un contatto sensoriale. Tutti gli altri Senza-antenne emettono un ronzio di giubilo e accorrono per stringere la zampa dei due primitivi.
“Heeva” mormora intanto 6-grigiottero-0 nell’alveo vibrofonico del cilindro. “Heeva, puoi sentirmi?”.
Ma il cilindro è muto, inanimato. Poi un fotorecettore nota il filo scollegato e lo riconnette delicatamente con un pedipalpo libero. Ed ecco che dal consunto amplivibratore sorge una vibrafonia remota: “Vuoto… Angoscia… L’albero del fico… Soccorrimi Fidel! NO! Maledetto Barrientos… Che succede qui?”.
“Scusa se ti ho fzgkhhh … disturbato, Heeva” gli dice 6-grigiottero-0, “ma desidero che tu a- aaa -scolti quello che ho da dire agli altri”. Nel frattempo le convergenze sono state consolidate e la sua denominazione è acclamata a gran ronzio. “Ti terrò qui, ffsz … vicino a me” aggiunge. Quindi si discosta un po’, il minimo necessario per accogliere il favore della piccola folla con ampi gesti delle ali membranose, infine, con un cenno, chiede di nuovo l’attenzione.
È il momento di ripescare dalla mente il discorso definitivo, quello alle Colonie Unite, che Heeva definisce uno dei suoi più riusciti.
“Complanari” esordisce. Intorno si fa silenzio. “Quando una nidiata perviene all’a- aaa -nomalia cerebrale della sua energia” prosegue, “è in quel cronotone che la sua perseveranza di lotta ha energia, è lì che può affrontare e tszch … cefalopportare qualsiasi divergente”. Poi, con crescente fervore: “Il cronotone della nostra rivincita viene indicato con precisione da un estremo all’altro dell’universo”.
“Vero!” dice uno. “Be- eee -n detto” dice un altro. I movimenti mal sincronizzati di parecchi cefali senza antenne animano l’uditorio. Un vivace brusio si leva, segno che ognuno sta esprimendo al vicino partecipazione e concordia. Anche il drollervvvarm più grande e quello più piccolo si scambiano qualche cenno di assenso.
“Come s- szzzz -to andando?” mormora intanto 6-grigiottero-0 nell’alveo vibrofonico del cilindro.
“Molto bene, complanare!” risponde la szollerzzaarn dell’Eternato con orgoglio.
Il brusio di approvazione lentamente si smorza.
“Ora questo grumo di materia anonimo” riprende 6-grigiottero-0, “noi, enndr-affssdewr e drollervvvarm , scuri, taciturni, noi che fszzz … ronziamo in tutto l’universo con la stessa tristezza e di- iii -singanno; ora questo grumo di materia è quello che comincia ad entrare definitivamente nella sua storia, comincia a scriverla con la sua linfa, comincia a soffrirla e a gghhhk … morire”.
Chele, pedipalpi e zampe incolori si alzano in un’unico gesto di acclamazione. Un fronte d’onda ronzante frammisto a qualche vibrafonia aliena si diffonde per la cavità di roccia.
“Perché ora, complanari, per le ca- aaaa -leidoscopiche varietà del tutto, comincia a scuotersi questo universo ricco di gangli ardenti, pieni di desiderio di morire per quello che è suo, di conquistare i fffsssz- suoi diritti irrisi per quasi cinquezerozero cronosettori da questo o da quello. Perché un altro Yuggoth è possibile”.
“Perché un altro Yuggoth è possibile” ripete la colonia in coro.