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I. L'AMORE E LA SUA GENESI

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I. L'AMORE E LA SUA GENESI

I.

L'AMORE E LA SUA GENESI

L'amore dei sessi è di quelle questioni in cui la semplice e chiara realtà incontra le difficoltà maggiori a dissipare, nel nostro cervello la nebbia romantica delle religioni e delle metafisiche.

Oggidì non si crede più a Venere nè al piccolo dio crudele armato di freccie, ma il soprannaturale non è per questo bandito. L'apprensione dell'ignoto se non è più terrore, resta però sempre una soggezione.

La conversazione cade per caso sull'amore? I modi e le parole cambiano d'un tratto; persone che testè erano libere e disinvolte, divengono chiuse e riservate. Le opinioni, risolute su tanti altri soggetti, si fanno ora esitanti. L'ironia increspa le labbra; gesti di dubbio compiono le frasi. Questi fanno ricorso alle facezie senza sincerità: quelli agli aforismi che dispensano dal concludere. Sembra opinione generale che ogni discussione sopra un argomento che trascenda il nostro intelletto sia inutile e quasi dannosa, come se l'occulta potenza dell'amore potesse vendicarsi della nostra audacia.

Perfino nelle speculazioni dei filosofi si trovano le traccie di questa soggezione. Il soggetto li mette a disagio nonostante il loro dire, e si sente che essi temono di non essere alla sua altezza. Non si trova nient'altro, di solito, dietro tutto il loro apparato da pedanti e la loro impettita fraseologia. Essi cercano di darsi l'illusione di aver ridotto il terribile problema al livello di tutti gli altri.

Sentite la definizione seguente:

«L'amore è una entità emotiva specifica consistente in una variazione più o meno permanente dello stato affettivo e mentale d'un soggetto in occasione della realizzazione – per la fortuita messa in opera d'un processo mentale specializzato – di una determinazione esclusiva e cosciente del suo istinto sessuale sopra un individuo dell'altro sesso.»

Se questo linguaggio incomprensibile vuol dire qualche cosa, ciò non può essere che la paura dell'amore.

Questa paura, questa superstizione esiste realmente in mezzo a noi e devesi a più cause.

Per la religione cattolica con il suo culto dell'Immacolata Concezione, l'opera della carne è opera del diavolo. Senza, per altro, astenersene sempre, i preti la discreditano mediante il loro voto di castità. E tutta impastoiata ancora di cattolicismo, l'educazione attuale passa sotto silenzio ogni cosa che si riferisce al sesso. Nei corsi di anatomia e di fisiologia che si tengono nelle scuole, vi è sempre al medesimo posto la stessa lacuna. Per riguardo della gioventù, si espurga la scienza di una funzione reputata vergognosa. Ora, se si riflette che le impressioni della prima età ci accompagnano per tutta la vita, e che queste impressioni ordinariamente resistono a tutti gli sforzi che noi tentiamo per liberarcene, si comprenderà di leggieri perchè incontriamo tanta difficoltà a ritenere naturale una cosa che fummo avvezzi a veder circondata da tanto mistero.

Bisogna anche dire, però, che il sentimento d'amore, per sua stessa natura, si rivela a noi in un modo che ha un po' del terribile. Esso solleva nel nostro cuore sì violenti tempeste, ci trasfigura così completamente, ci rapisce sì lungi sulle ali del sogno, gonfia la nostra anima di un tale delirio, che noi ci rifiutiamo di vedere in esso il semplice fatto d'una legge di natura.

Come ogni nostro sentimento, l'amore si trova immischiato in catastrofi terribili, partecipa in drammi sanguinosi, suscita tremende passioni. Ora, sia partito preso di assolvere da ogni responsabilità, in tali catastrofi, il mezzo sociale nel cui seno esse si producono; sia impotenza a sceverare la genesi di codeste passioni e la trama di codesti drammi, l'amore porta di solito da sè solo il peso di tante tristezze e diviene responsabile, lui solo, di conflitti ove non rappresenta pertanto che una forza tra tante altre. Si comprende come esso acquisti così una reputazione fantastica. Ed è per aver proceduto in tal guisa che Schopenhauer, in pagine celebri, potè esercitare la sua verve contro l'amore e farne un demone tormentatore degli individui.

Infine lo spirito umano ripugnò a lungo e ripugna tuttora dallo spiegare l'uomo come il resto della natura. I filosofi si sono martellati il cervello per poter dare all'uomo e ai suoi sentimenti delle origini meno terra terra. Per tal guisa essi l'hanno strappato dalla serie degli esseri viventi, l'hanno fatto evadere dall'ordine naturale e smarrire in regioni immaginarie. D'una semplice nostra maniera d'essere, essi han fatto un'entità della quale dopo hanno preso paura.

Le spiegazioni che più comunemente furono date dell'amore, tradiscono il desiderio di sottrarsi alla norma dei viventi.

L'amore dei poeti è una sorta di dono, di favore onnipossente sortito per incantesimo dai magazzini celesti e che discende come una grazia nell'anima degli eletti. Lusingati da questa attenzione speciale del creatore gli uomini devono attendere che il miracolo operi in loro.

Per altri – spiriti forti in apparenza, ma in fondo altrettanto superstiziosi e vani delle pseudo-prerogative umane – l'amore non si distingue dalla sensualità. Secondo il detto che ha fatto fortuna come ogni sciocchezza aforistica, l'amore non è che il contatto di due epidermidi.

E pertanto i sensi, in luogo di spiegare la concentrazione del desiderio sopra un determinato individuo sembrano proscriverla. Per colui che ricerca dei raffinamenti di sensualità il compagno è indifferente purchè sappia spingere ancora avanti la scienza perversa. Sovente anche lo schiavo de' sensi non ha più bisogno di rapporti sensuali, domandando agli eccessi contro natura delle sensazioni non ancora provate.

Se i sentimenti dapprima rispettosi degli amanti, se le loro prime carezze, timide e discrete, riescono all'unione dei corpi, il piacere che essi vi gustano sembra piuttosto il frutto del loro amore che non quest'ultimo l'effetto del loro desiderio voluttuoso.

D'altra parte non si incontrano che agli scalini elevati della serie animale organi proprii a sentire la voluttà e ad associare il piacere all'attrazione sessuale. Ora, la legge d'attrazione sessuale è qualche cosa d'anteriore, di primitivo nella storia degli esseri viventi; è un istinto che si ritrova dall'alto al basso della scala, e che si serve, ad ogni scalino, d'un meccanismo speciale. Perchè invocare una rottura nell'armoniosa serie dei viventi, ove la somiglianza e l'unità si ritrovano in seno alla varietà infinita? Rottura molto più grave per la scienza moderna di quello che non sia lo sbaglio d'un creatore onnipotente, poichè l'evoluzionismo, sola spiegazione possibile del mondo, ci obbliga di considerare i modi di riproduzione come sbocciati l'uno dall'altro, precisamente come sono usciti, gli uni dagli altri, i tipi che li praticano.

Ridurre l'amore alla sensualità, non è, come certuni potrebbero credere, sfuggire alle superstizioni metafisiche. Abbassare l'uomo oltre misura, come ne sarebbe qui il caso, o ingrandirlo oltre misura, è sempre un farlo evadere dall'ordine naturale, farne un essere a parte, creare a suo profitto una sorta di aristocrazia sessuale inesplicabile.

Spettava al nostro secolo di passare ogni misura in tali divagazioni e di pronunciare su questo grave argomento le peggiori bestemmie.

Alcuni medicastri contemporanei inventarono, infatti, la spiegazione patologica dell'amore. Confinati nel loro mestiere, ignoranti di altre speculazioni, proclivi per la mania professionale a vedere malattie dappertutto, da una mezza dozzina di osservazioni costoro concludono che l'amore è una malattia mentale, varietà della follìa. Le loro ragioni sono divertenti. Prima viene l'analogia dell'amore con le ossessioni coscienti, poi la considerazione che nel piccolo numero degli amanti – esseri di eccezione – si riscontra una proporzione elevata di criminali.

L'amore è un'ossessione. Forse. Ma senza parlare dell'artista durante la concezione della sua opera e dello scienziato durante la ricerca d'un problema – i quali, per i nostri bravi dottori, sono pure dei folli, ben inteso – l'uomo che ha fame non è egli ossessionato dal desiderio di un buon desinare? Ed è lui pure un folle?

Essere d'eccezione l'innamorato? Forse. Ma basta ciò per farne un ammalato? L'argomentazione porterebbe a dire che se gli abitanti d'una città fossero quasi tutti colpiti da cholera, i rari validi, per ciò stesso, diverrebbero i soli ammalati.

Si dice: gli amanti commettono sovente dei delitti; i delinquenti sono degli ammalati; dunque gli amanti sono degli ammalati. Forse bisognerebbe provare dapprima che i delinquenti sono proprio degli ammalati; ciò che finora non hanno mai potuto fare il Lombroso e i suoi seguaci.

E questo ancora non basterebbe. Pel fatto che l'amore s'accompagna talvolta a violenze e delitti, non è lecito affermare che queste violenze e questi delitti siano gli effetti di una malattia nervosa che si chiamerebbe l'amore.

D'altra parte, sia il fatto d'un amante o di qualunque altro, la violenza si spiega difficilmente soltanto col cattivo stato dei nostri nervi. Ogni violenza è il risultato d'un conflitto, e il nostro carattere, per traviato che sia, non rappresenta che un elemento del conflitto, apprezzabile soltanto nel suo complesso, ove se ne conoscano gli altri elementi. Le brutalità passionali, come tutte le altre, sembrano il risultato degli ostacoli che la società mette innanzi all'espansione individuale, piuttosto che il risultato delle disposizioni speciali e native. Il delitto, detto passionale, procede il più spesso da un sentimento normalissimo, sanissimo, ma esasperato dagli impedimenti che certe pastoie sociali portano all'esercizio delle nostre facoltà più legittime.

Che sotto l'influenza d'una nevrosi l'amore si spinga a delle eccentricità che assumono forme morbose, nulla di più naturale; ma che l'amore, ogni sorta d'amore senza restrizione, sia una malattia, niente di più grossolano. Ed è difficile non sorridere davanti a una teoria tanto penosamente architettata e che si risolve in un controsenso, un vero controsenso. Perchè, se vi sono, dal punto di vista sessuale, dei malati e degli anormali, questi non sono già gli amanti, ma, al contrario, coloro che lasciano in balìa della sorte la loro attività sessuale. Non operando più conformemente al tipo elevato che essi seppero realizzare per tutto il resto, non retrocedono essi, in ciò che riguarda il sesso, sino alle più basse regioni della vita?

L'amore, fortunatamente, è più semplice e più sano di tutto ciò. Per convincersene, basta guardare d'intorno a sè nel mondo dei viventi. Esso non è una malattia, ma un'abitudine di questo mondo, che si ritrova a tutti i gradini della scala, diversa nelle sue manifestazioni, unica nel suo principio.

In luogo di affrontare d'un tratto le complessità talvolta sconcertanti dell'amore umano superiore, ridiscendiamo alle sue origini più umili.

Noi allora vedremo che l'amore fece per la prima volta la sua comparsa in piena vita animale, e noi potremo seguire, senza fatica, il suo sviluppo progressivo attraverso l'evoluzione degli esseri.

Ai gradini più bassi della serie vivente la riproduzione si effettua mediante una rottura quasi meccanica: la massa di materia vivente, divenuta troppo grossa, si spezza. Quali si siano il modo, la durata e la fecondità di codesta moltiplicazione, comunissima presso i protozoi, o animali formati di una sola cellula, non si potrebbe ancora parlare di sesso, nè a più forte ragione d'amore, poichè non vi hanno ancora cellule divenute maschie o femmine e mutuamente dipendenti.

Ma, mentre questa riproduzione asessuale, la più elementare che esista, persiste sino presso animali relativamente complicati, quali i vermi, un modo di riproduzione più elevato appare già presso gli stessi protozoi. Qui due organismi unicellulari divengono indispensabili perchè possa nascere un altro individuo. Questo fenomeno può già osservarsi in un'alga d'acqua dolce comune: due cellule s'attirano reciprocamente e il contenuto dell'una passa intieramente nell'altra. Ciò non è ancora che una mescolanza, non una fecondazione, poichè i due elementi che s'uniscono sono simili.

Nelle vorticelle, parassiti delle piante dei nostri stagni, comincia una vera differenziazione sessuale. Gli animali che s'uniscono rappresentano in più modi la parte del maschio e della femmina: l'adulto si divide in modo eguale per formare due piccoli individui che s'uniscono con quelli di grandezza normale.

Nelle altre specie le divisioni sempre eguali si ripetono due o tre volte, e gli esseri minuscoli così prodotti finiscono per attaccarsi a degli adulti di grandezza normale. Il grande individuo cessa di nutrirsi e chiude la sua bocca ermeticamente, come un uovo fecondato; il piccolo individuo è gradualmente assorbito dal più grande, come lo spermatozoo dall'uovo, e l'adulto così formato comincia allora a nutrirsi e a tornare anch'esso a dividersi alla sua volta. Vediamo ora come si riproducono certe colonie imperfettamente aggregate che formano alcuni protozoi e che constituiscono la transizione tra gli animali unicellulari e i metazoi o animali formati da più cellule.

In una di queste colonie, (le volvocine) le cellule componenti sono in principio tutte simili. Talvolta, sotto certe condizioni favorevoli, alcune si differenziano a spese delle altre, s'ingrandiscono, formando delle vere ova. Altre si differenziano nel senso contrario, diminuiscono e divengono dei maschi. Questi elementi, messi per tal modo da parte, sono finalmente espulsi come cellule riproduttrici: sono gli iniziatori di nuove colonie.

Noi perveniamo così al modo di riproduzione che trovasi ai gradini più elevati della serie animale. Degli elementi riproduttori differenti, custoditi in organismi maschili e femminili, vengono messi in libertà da qualche regione od organo definito a un dato momento del loro sviluppo. E mentre testè il caso bastava a ravvicinare, in correnti d'acqua o altrove, gli elementi riproduttori liberati in una maniera passiva, ora, a misura che gli individui portatori di ciascun sesso si separano per vivere di una vita distinta, che la funzione sessuale si specializza in mezzo a molte altre, sono necessarii degli adattamenti svariati per assicurare la fecondazione. Inoltre questi modi di fecondazione esigono una collaborazione più o meno lunga, più o meno intima degli individui di ciascun sesso.

Talvolta una semplice attrazione fisiologica si incarica del ravvicinamento e determina l'incontro degli elementi maschile e femminile d'onde uscirà un essere nuovo. L'unione sessuale si produce allora a caso tra qualunque maschio e qualunque femmina.

Ma, a poco a poco, l'atto riproduttivo prende un posto più grande e più speciale nella vita individuale. I fatti che lo precedono e lo seguono lo mettono a un grado più alto di una semplice attrazione fisica. Degli elementi d'ordine sentimentale entrano in gioco, quali, per parte del maschio, la conquista della femmina mediante le mostre di combattimento, di colori o di canto, e per parte della femmina, una scelta sovente assai categorica e talvolta quasi inesplicabile per l'osservatore.

«Il grillo dei campi si pone all'orificio della sua tana, nella serata, e si mette a cantare fino a tanto che una femmina s'approssima. Allora, alle note sonore, succede un tono più fievole, mentre il musico felice carezza con le sue antenne la femmina ch'esso ha attirato.»

«Tra i pesci a sangue freddo le lotte dello spinello con i suoi rivali, le sue manovre seducenti per condurre la femmina al nido che esso le ha costruito, la sua danza di passione folle quando essa vi è entrata, e la guardia gelosa ch'esso monta attorno al nido, sono state sovente osservate ed ammirate.»

È noto il gracidare amoroso delle rane. E si è potuto osservare egualmente l'ardore sessuale dei rettili, come anche i loro combattimenti gelosi tra maschi rivali.

Tra gli uccelli e i mammiferi un corteggiamento assiduo, una conquista perigliosa, una scelta seria, indici d'un vero amore, divengono le leggi quasi costanti dell'unione sessuale. E delle lunghe opere furono scritte per notare le abitudini amorose degli animali superiori.

«I Tetras o galli di landa presentano un interesse tutto particolare per la bizzarria e la stranezza dei loro portamenti al momento degli amori, perchè i loro combattimenti sono accompagnati da danze e da canti che hanno per scopo di sedurre le femmine. A tal fine essi si riuniscono in luoghi determinati ove pure convengono le femmine per assistere alla festa data in loro onore. All'aurora i maschi cominciano il loro maneggio facendo sentire dei rumori singolari, mentre prendono degli atteggiamenti speciali e rizzano le piume della testa e del collo.

Essi fanno intendere una festa di canto che ricorda il rumore d'una mola da arrotino, il che ha fatto dire che essi arruotano. Allora si produce in loro un'eccitazione che va crescendo sino al furore e sotto il cui impero s'impegnano tra rivali dei combattimenti accaniti e talvolta mortali.»

«L'esito del combattimento non è la sola cosa che determina l'appaiamento, il quale è altresì determinato dalla scelta della femmina, scelta che non cade sempre sul vincitore.

D'altra parte, «negli uccelli sopratutto, la rivalità dei maschi al cospetto delle femmine non presenta il carattere bellicoso e prende piuttosto quello d'una lotta cortese o pacifica. Talora è con la seduzione della bellezza e dell'ornamento, tal'altra è con la grazia del loro canto che i maschi attirano le femmine e ne disputano i favori. Si è notata, infatti, in molti casi, l'esistenza di preferenze o di antipatie tra rappresentanti di sesso differente, le quali provano che l'appaiamento è determinato da una vera scelta. Il canto è un mezzo di seduzione che serve a gran numero d'uccelli. Talvolta vi ha, tra i maschi, un vero torneo musicale, del quale la femmina decreta la palma facendo suo sposo il vincitore. Si sa che il canto melodioso dell'usignuolo nella solitudine dei boschi ha per scopo di attirare presso di sè la femmina sedotta dai suoi accenti amorosi.»

La scelta sessuale diviene qualche volta sì sottile, si specializza, senza ragione apparente, in modo così ostinato su un dato individuo, che, secondo l'espressione del naturalista scozzese Geddes, «un pedante solo può rifiutarle il nome d'amore nel vero senso umano.»

Si sono viste sovente delle cagne attestare un attaccamento profondo per un maschio preferito. Darwin ne dà degli esempi convincenti; tra gli altri, quello d'una cagna terrier di valore e d'una rara intelligenza, la quale s'era affezionata a un cane da caccia appartenente a un vicino, al punto che bisognava trarla a forza per separarnela. Dopo d'esserne stata separata definitivamente essa non volle mai altro cane, e, con gran rincrescimento del suo proprietario, non portò mai.

È noto che i nobili stalloni disdegnano le giumente volgari e sciupate.

«I mastini, dice De Hartmann s'impongono le più grandi pene per riunirsi alla cagna di cui sono presi. Io so di un cane, che, malgrado il ceppo che avvolgeva il suo collo, faceva tutte le notti un miglio per visitare la sua diletta, e ritornava il mattino sfinito e insanguinato. Il ceppo non bastando a tenerlo, lo si mise alla catena. Ma esso si agitò talmente, che si fu obbligati di rendergli la libertà per tema che non ne diventasse rabbioso: e tuttavia sulla corte non mancavano altre cagne.»

La durata dell'associazione per un periodo prolungato, l'affezione e la fedeltà, nonchè la scelta del compagno sono gli indici d'un modo elevato e non soltanto fisico della simpatia sessuale.

Presso gli insetti già i sessi possono associarsi. «Il maschio e la femmina d'un certo coleottero lamellicorne (lethuus cephalotes ) abitano la stessa cavità, e si assicura che la virtuosa matrona si indigna grandemente quando un altro maschio vuol penetrarvi.»

Tra gli animali che non si limitano a una sola copula l'unione può durare soltanto il tempo della fregola, o fino a che abbiano figliato, come gli orsi, ovvero qualche tempo dopo, fino a che i piccoli abbiano raggiunto un certo sviluppo, come la maggior parte degli uccelli, i pipistrelli, i lupi, i tassi, le donnole, le talpe, i castori, le lepri. Talvolta il maschio e la femmina rimangono insieme tutta la loro vita e formano una famiglia. Questa fedeltà coniugale dà luogo sovente a dei toccanti episodi. Romanes cita il fatto seguente: Allorquando il rettile conosciuto sotto il nome di cobra è ucciso, la sua femmina è sovente trovata allo stesso luogo alcuni giorni appresso. Poscia che un'aquila è morta, la sua femmina rimane ordinariamente tutta la sua vita senza unirsi a un altro maschio. Si è vista una cicogna che la sua femmina non poteva più accompagnare nella sua migrazione in conseguenza d'una ferita, venirla a trovare in primavera tre anni di seguito e passare l'inverno vicino ad essa durante gli anni seguenti. Sonvi animali monogami che non possono vivere l'uno senza dell'altro. Così d'una coppia di inseparabili (pappagalli) spesso il secondo muore qualche ora dopo il primo. Lo stesso fatto è stato osservato presso le tortorelle. L'allodola dei boschi non si lascia tenere in gabbia che appaiata.

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Quali costitutivi dell'amore umano noi ritroviamo gli stessi elementi già constatati nell'amore degli animali superiori: la scelta minuziosa del compagno e, a partire da codesta scelta, un'associazione talmente intima tra i due sessi che essa avrà talvolta ragione di tutti gli ostacoli che possono sorgerle contro. Ci affaticheremmo invano a ricercare nell'unione dell'uomo e della donna altra cosa di ciò che abbiamo già trovato presso gli animali. E se i rapporti sessuali di alcuni uomini privilegiati ci sembrano tanto al di sopra dell'attrazione sessuale animale che noi esitiamo a non vedere tra questi due fatti che una differenza di grado e di vibrazione emozionale, basta pensare alla distanza enorme che separa l'uomo contemporaneo dall'animale più prossimo a lui.

Nel corso d'innumerevoli secoli d'un'evoluzione costante le condizioni e i modi dell'unione sessuale si sono trasformati parallelamente a tutti i progressi dell'attività umana.

A misura che, coll'estendersi della sua attività in tutti i dominii, l'uomo si arricchiva di nuovi caratteri, esso andò di più in più individuandosi, grazie al differenziarsi dei suoi modi di essere e ai loro svariati aggruppamenti. Simultaneamente ciascuna individualità tendeva, per così dire, dei poli di attrazione più numerosi e differenti. Per tal modo la scelta, sortita già dall'attrazione fortuita d'un sesso per l'altro, diveniva più minuziosa, più speciale, più inesplicabile per l'osservatore; e nello stesso tempo, è ovvio, le attrazioni divenivano più imperiose, le unioni più durevoli, siccome suole accadere di due alberi vicini, i quali frammischiano sempre più le loro chiome a misura che i loro rami crescono più numerosi e più folti.

Mano a mano che l'intelligenza e il sentimento si svilupparono, le unioni si fondarono sulle qualità di quest'ordine più che sulla bellezza e il vigore ed esse vi guadagnarono in durata e in delicatezza.

La forma del contratto amoroso s'affinò nel tempo stesso che i motivi di seduzione e il consentimento reciproco facevano posto alla conquista brutale e alla cattura. A questo progresso contribuirono le nozioni di dignità individuale e del rispetto altrui che ingrandivano con la pratica della vita sociale. E l'amore s'accrebbe così della virtù che risiede nel dono volontario di sè stesso.

Trasformata così dall'evoluzione in quel sentimento unico in potenza, in complessità e in durata che soli, sin qui, alcuni fortunati hanno potuto conoscere, l'attività riproduttrice cessa d'essere un accidente della vita individuale, una maniera d'essere passeggiera, un fatto d'influenza ristretta. La cura della specie si ripercuote con eco lunga e profonda nella vita dell'individuo, la domina e l'orienta in questo o quel senso, la trasforma e la tiranneggia sovente.

Pervenuto a questo grado superiore l'amore è, in effetti, il solo sentimento che goda di tali privilegi, poichè manifestandosi alla primavera di nostra vita, esso la domina talora sino alla morte, unendola alla vita di un altro individuo. Quando io parlo qui d'unione, intendo, naturalmente, non l'unione formale e legale, senz'altra importanza di quella d'un contratto d'affari, ma l'unione coscienziosa, sincera e libera, sola capace di creare, con la sua virtù, due esseri affatto nuovi per certi rispetti.

Come vedesi, si può accordare all'amore il posto importante che si vuole e credere che i più alti destini gli sieno riserbati; si può lasciargli il vezzo d'adorabile poesia del quale gli uomini si son compiaciuti ornarlo, senza negare per ciò l'evidenza dei fatti indiscutibili, senza rifiutarsi di vedere che il sentimento rappresenta una parte nella simpatia sessuale assai prima che dall'animalità si passi all'umanità. Che vi sia più rassomiglianza, dal punto di vista dell'attività riproduttrice tra l'uomo e i vertebrati superiori che non tra questi e i protozoi, perchè ciò, d'altronde, potrebbe recarci dolore?

Non fa dunque bisogno alle speculazioni sull'amore d'altra prefazione fuori che uno studio attento dell'evoluzione riproduttrice tra gli esseri animati.

Che uno non si lasci più lusingare dal falso orgoglio spiritualista, e subito dovrà riconoscere che nulla fuori di tale studio è più atto a determinare l'importanza di questo sentimento nelle relazioni tra i sessi ed a giustificare il posto d'onore che istintivamente noi gli serbiamo.

Noi abbiamo visto or ora che l'amore umano – per etereo che possa parere – non è che una forma dell'attrazione sessuale rispondente a un certo grado di evoluzione. Noi sapevamo già che questa attrazione era uscita, per una serie di intermedii digradanti all'infinito, da un modo di riproduzione talmente semplice che nulla, a questo grado inferiore, poteva oscurarne lo scopo manifestamente riproduttivo. Ciò basta a indicarci chiarissimamente che la legge di riproduzione resta il fondamento profondo ove l'amore immette le sue radici.

Schopenhauer tentò stabilire, in una teoria celebre, e notevole infatti per la sua bellezza di costruzione, che l'amore è semplicemente l'interpretazione, affidata all'individuo, delle volontà della specie. Le qualità di ciascun sesso ricercate dall'altro, sono quelle che questi lega ai discendenti. E la semplice attrazione dei contrari decide delle unioni affinchè i caratteri – qualità o difetti – trasmissibili al figlio si confondano e si neutralizzino in una individualità armonica e ben combinata.

Lo stato attuale delle nostre conoscenze sulle leggi dell'eredità non ci permette certo d'accettare delle affermazioni così precise, nè il nostro positivismo d'accordare una parte a un principio tanto fantastico come il «genio della specie». Nondimeno si può dire che questa teoria non è, in fondo, che l'esagerazione della verità e la sua interpretazione dal punto di vista finalista. Se l'amore non è la determinazione precisa della generazione futura, esso è, almeno almeno, il modo di riproduzione adottato da esseri troppo progrediti per accoppiarsi a caso e senza domani.

Benchè perfettamente legittime siano le soddisfazioni che l'amore dà all'individuo e ove non entra affatto la cura della specie , è impossibile di separare questo sentimento dalla legge di riproduzione di cui esso non è, in ultima analisi, che la forma più elevata.

Se l'amore umano sembra mettere in moto maggior energia ed entusiasmo, maggior desiderio e passione di quelli che sarebbero necessarii per il solo scopo della riproduzione, ciò non accade perchè entri in giuoco una cosa nuova – inesplicabile – ma semplicemente perchè l'attività sessuale, come ogni altra, s'è complicata ed affinata nel corso dei secoli.

Di guisa che oggidì l'atto riproduttivo senza l'amore, o senza qualche cosa almeno che s'assomigli un po' all'amore, l'accoppiamento bestiale e fortuito è considerato per lo più come una sofferenza, come una restrizione cui gli individui si rassegnano solo perchè essi sono messi in condizioni sfavorevoli a una più degna soluzione del problema sessuale. Perchè ostinarsi a non vedere questa semplice e chiara verità? Perchè voler fare dell'amore una sconcertante sovrapposizione dell'energia riproduttrice, venuta non si sa di dove, che la può accompagnare o esserle straniera, senza che vi sia tra esse altro rapporto che una coesistenza fortuita?

Alcuni crederanno forse che questo è mancare di rispetto all'amore. Quanto invece, a confronto delle spiegazioni ripugnanti o ridicole che noi passavamo in rassegna testè, appare seria, pura e nobile questa convinzione attinta al semplice studio delle realità biologiche! La comparsa di un nuovo essere: quale altro scopo più nobile, più importante si può desiderare sia assegnato all'amore, quale altro scopo meglio in armonia con lo slancio dei suoi entusiasmi, la profondità dei suoi raccoglimenti? Associarsi in due per assicurare la vita fisica e la vita spirituale d'un nuovo venuto tra gli uomini, non è questo il contratto più serio che si possa concludere? Non giustifica esso la scelta minuziosa e reciproca dei contraenti, e quindi la loro intima unione?

La scienza biologica sola sottrae l'amore alle fole sentimentali dei poeti ed alle oscenità degli scrittori licenziosi e sola ci apprende a rispettarlo. Infatti, più noi ci rendiamo ragione del come la vaga attrazione sessuale degli organismi più bassi ha proseguito la sua lenta evoluzione fino all'amore degli animali superiori e dell'uomo, per effetto d'addizioni psichiche sempre più importanti, e più noi siamo disposti ad accordare a questo sentimento l'importanza che gli compete. Allora esso non può più essere una semplice fantasia individuale senza rapporto con la nostra realità, nè un vincolo senza radici nelle leggi profonde della vita. Esso diviene l'indice stesso del grado di sviluppo al quale noi siamo pervenuti. Noi comprendiamo che amare è realizzare, per ciò che riguarda la nostra attività riproduttrice, un tipo superiore d'umanità. Noi comprendiamo che l'istinto sessuale ridotto all'allettamento leggiero e momentaneo di un sesso per l'altro ci abbassa al disotto di noi stessi, mentre che purificato alla fiamma dell'amore ci esalta sino al limite estremo della nostra possibilità evolutiva. Così, l'amore insudiciato da tante bestemmie, fatte oggetto così sovente di tante burle banali, appare come un fatto di moralità altissima se si ammette che la morale consiste nell'obbedire il più docilmente possibile alla necessità della propria evoluzione.

L'amore è dunque un dovere, un altissimo dovere. È la biologia evoluzionista che ce l'insegna. Essa ci apprende anche che la gioia di compiere questo dovere non deve sempre essere riservata soltanto ad alcuni individui superiori. Perchè, secondo le belle parole del naturalista scozzese Geddes, che commentano l'evoluzione del sesso – è una teoria di convenzione che «il poeta e la sua eroina siano tutti e due delle creature eccezionali che si muovono a una distanza differente al disopra della media ordinaria della razza». E noi abbiamo fondata ragione di credere che «i frutti rari d'un paradiso d'amore in apparenza più che terrestre e che oggidì solo i precursori della razza hanno il privilegio di cogliere o pure anche di scorgere da altezze lontane, sono nondimeno le realtà d'una vita quotidiana verso la quale noi e i nostri viaggiamo.»

Nel corso di questo libro, noi vogliamo appunto ricercare, quali siano gli ostacoli che ci separano ancora da queste «realtà» e quali le condizioni necessarie perchè l'amore possa un giorno sbocciare in piena bellezza.