III. LA SOCIETÀ BORGHESE CONTRO L'AMORE
III. LA SOCIETÀ BORGHESE CONTRO L'AMORE
III.
LA SOCIETÀ BORGHESE CONTRO L'AMORE
Di fronte all'amore, a' suoi bisogni, ai suoi diritti, ai suoi mezzi, quale valore ha la società attuale?
L'amore sembra occupare un gran posto in mezzo a noi. Esso riempie di sè i romanzi, alimenta le conversazioni e s'agita nei teatri. Ispira i poeti e i pittori. Teoricamente, sembra essere la legge delle unioni sessuali; praticamente, è un'altra cosa. Si incontrano, è vero, coppie d'amanti, ma queste coppie, per la maggior parte, non sono fidanzate dall'amore. Per la gran maggioranza degli uomini, anche più civilizzati, l'amore resta ancora una vaga aspirazione, un lusso raro, un'ideale inafferrabile. Ne è oggi dell'amore come della ricchezza nelle nazioni. Si dice che il tal paese è ricco quando conta alcuni uomini ricchi, senza darsi la pena di sapere se la massa del popolo non basisca nella più nera miseria.
Se a' nostri giorni gli individui incontrano tante difficoltà a soddisfare questo bisogno quante ne incontrano a soddisfare tutti gli altri, la ragione è, che le società moderne, nelle loro grandi linee e per la massa degli individui che le compongono, non comportano l'amore.
Per effetto d'un fenomeno generale, l'amore, come ogni altra nostra facoltà, prodotto di un certo grado di civiltà, vede ora la sua esistenza compromessa dall'arresto di sviluppo di questa civiltà stessa da cui è uscita, a causa del perdurare, senza necessità alcuna, di costumi che gli sono contrarii.
Mentre l'amore sessuale si affermava col favore di abitudini di vita più dolci, s'ingrandivano e si affermavano in pari tempo lo Stato e il Capitale: ed ora è appunto dello Stato e del Capitale che questo sentimento è prigioniero. Così la società attuale si comporta con l'amore a guisa di una madre che dopo aver dato la luce alla propria prole, le impedisca di crescere.
La società capitalistica, ecco un fatto; l'amore, eccome un altro. Basta confrontarli, per scorgere tra di essi un antagonismo violento, un continuo stato di guerra.
Questo balza già fuori da un confronto sommario, grossolano e senza che sia d'uopo smontare pezzo per pezzo i due termini dell'antinomia.
Qual'è, infatti, il carattere determinante della vita moderna?
Produrre, consumare: queste due forme dell'attività umana, espressioni inseparabili e reciprocamente dipendenti del dovere e del diritto; dare ricevere: queste due necessità di ogni vita sociale, si esprimono oggi con due ignominie: guadagnare del danaro e comperare.
La volontà di mettere al servizio di tutti i propri muscoli e la propria intelligenza non basta per trar vantaggio dei muscoli e dell'intelligenza degli altri. La vecchia legge: lavorare per vivere, non è più vera. Ciò che importa è di saper trovare le condizioni necessarie allo scambio del nostro lavoro con una somma di danaro. Ora, queste condizioni non dipendono da noi. Per ciò stesso, lo sforzo che ci costa il realizzarle, quando ci perveniamo, sorpassa le nostre forze, accaparra quasi tutta la nostra energia, rappresenta, almeno, un soprapiù del nostro lavoro normale.
Di qui l'eccesso di lavoro in cui s'agita la maggior parte degli uomini, mentre quelli soli nelle cui mani si sono accumulate le ricchezze, possono produrre gli oggetti necessari alla vita. E costoro ne approfittano per retribuire il meno possibile i salariati che impiegano; e a questo pervengono vendendo loro più caro che possono quei prodotti che sono usciti dalle loro mani e sono frutto della loro fatica.
D'onde la miseria delle masse. È dunque naturale che, divenuto questione di salariato e di danaro, il problema della vita materiale storni verso di sè tutte le forze vive dell'individuo. L'educazione venale dell'animo umano sembra oggi che abbia raggiunta la perfezione. Innanzitutto e per la gran maggioranza assicurare la vita; per alcuni acquistare, possedere, mettere da parte, ecco il mobile pressochè unico dello sforzo umano. Un pensiero di danaro: ecco ciò che noi troveremmo in tutti i cervelli se, per ipotesi impossibile, essi ci confidassero il loro segreto nel medesimo istante.
Ora, l'idea del salario, la frenesia di danaro che ci trafora la fronte come un succhiello inesorabile, non soltanto ci disinteressa della portata morale del nostro lavoro, facendoci preoccupare del solo profitto, ma offusca in noi il senso della vita normale, che sempre più diveniamo inetti a gustare e a comprendere.
In questa ardente battaglia pel guadagno necessario, in questo terrore della miseria. che sta in agguato, in questa lotta contro la miseria che soffoca dentro di noi le aspirazioni più pure, è logico che le aspirazioni più ingombranti siano le più maltrattate.
Or l'amore è appunto uno di quei sentimenti con i quali più contrastano le cure volgari e le preoccupazioni di danaro. Il disprezzo degli amanti per tutto ciò che è basso interesse, è leggendario. L'amore eleva verso l'ideale le nature più prosaiche. Ora, quale ironico invito agli amori generosi, un ordine sociale che mantiene l'individuo, con la minaccia della morte, aggrappato al danaro come il naufrago alla sua tavola! E che strana cornice alle volate magnifiche del sentimento, queste nostre città ove tutto parla agli occhi di traffico, di aggio, di intraprese, ove non è pensiero che non sia di lusso e di commercio, ove ogni relazione si risolve in cifre e conteggi!
L'amore non è soltanto il risultato di un'attrazione tra due individui: è una forma superiore dell'attività sessuale. È, se si vuole, la moralità e la nobiltà del sesso. Più l'uomo e la donna s'affinano, più essi si elevano, e maggiore è la probabilità che essi cerchino di risolvere il problema sessuale mediante l'amore. La nostra facoltà d'amare s'eleva o s'abbassa col livello del nostro carattere generale. Per conseguenza, è agevole comprendere il pregiudizio che deve arrecare a questo sentimento l'ambiente di mediocrità generale in cui ci mantiene il salariato rendendo così complicata e difficile la soddisfazione dei nostri bisogni più elementari.
Tale è il primo danno, e in pari tempo il più generale e più vago, che l'amore risente pel fatto dell'ordine capitalistico. È così, innanzitutto, che le brutalità economiche del nostro tempo sono nocive a un'emozione la quale non può in mezzo ad esse spuntare che a stento, contraffatta e rada a somiglianza di un fiore delicato in arido suolo.
E più si considera l'amore sessuale nei dettagli della sua natura e dei suoi bisogni, più si precisa l'antagonismo che abbiamo delineato.
L'amore ci trasporta nel paese del sogno e dell'ideale. Per nascere, per fortificarsi esso ha d'uopo delle ore d'ozio nelle quali l'idolo si veste poco a poco di tutte le bellezze, si adorna di tutte le grazie.
Ora, nelle società moderne, non vi ha nè posto nè tempo per le meditazioni improduttive. I nostri occhi disimparano la strada ideata per la quale vanno errando i pensieri. Sognare! Ma, e la macchina che bisogna servire? Fantasticare! Ma il padrone che bisogna arricchire, ma il pane di questa sera da guadagnare?
L'amore non subisce regole, non obbedisce a suon di campana. Esso ci visita alla sua ora, quando l'azzardo mette davanti a noi la creatura del nostro sogno.
Ora, nella febbre del lavoro richiesto dal capitale, lo schiavo dell'officina ha soltanto il tempo di seguir con lo sguardo la bella fanciulla che passa! Tra i giovani che l'opificio rilascia in libertà per alcuni minuti tutti i giorni, quanti sguardi s'incrociano in mezzo alle folle affaccendate, dai quali l'amore avrebbe potuto nascere, seguiti solo da un rimpianto per la felicità intraveduta!
Occorre all'amore una certa quiete. Tutti coloro che hanno attraversato nella loro esistenza dei momenti critici, sanno che durante queste ore torbide tutte le loro attività tese a conquistare la vita li stornavano dalla attività sessuale ed a più forte ragione dall'attività sessuale di grado più elevato. Ora, per quanti la vita non è altro che una di queste lunghe crisi di miseria? Per quanti la vita non è nient'altro, in tutto il suo corso, che la cura mai assopita dell'indomani, il problema, posto ad ogni ora, dello stomaco che bisogna nutrire?
E come pensare alla possibilità di far vivere tutta una famiglia, quando non si sa noi stessi se e come si potrà vivere durante sei giorni? La società avara ci avvezza di lunga mano a valutare secondo il punto di vista materiale le conseguenze di ciascuno dei nostri atti, di tutte le nostre iniziative.
Chi potrà dire quanti uomini che si sentivano attirati verso l'amore ne furono allontanati dall'incertezza dell'avvenire? Chi potrà dire quante donne non lo conobbero mai, perchè non recavano all'uomo che degli oneri troppo grevi? Chi potrà dire quanti sogni sbocciati svanirono dinanzi allo spettro della miseria?
L'amore è innanzi tutto una scelta. È mediante la scelta che l'unione sessuale s'eleva al disopra della bestialità, e quest'unione è più forte, più duratura, meglio riuscita a seconda che la scelta è più minuziosa. Ma non vi è scelta possibile senza libertà. La garanzia, la sanzione, di ogni specie di scelta è l'indipendenza.
Ora le durezze economiche presenti tengono gli individui sotto la più dura servitù che si possa immaginare, e tolgono loro per tal modo ogni garanzia di indipendenza. Ognuno di noi è come inchiodato a un posto fisso dalle esigenze del lavoro sociale e per conseguenza intralciato nella scelta sessuale che tende a imporgli la propria legge, ad assegnare agli individui dei posti speciali ed a determinare precisamente tra di loro quei ravvicinamenti che sono forse interdetti dallo sfruttamento capitalistico.
Mentre un lavoro normale, quale sarebbe necessario ad alimentare una vita sociale scevra da ineguaglianze e da privilegi, non peserebbe mai sull'individuo in modo da privarlo della sua libertà d'azione in qualsiasi campo, il sopra lavoro schiacciante a cui oggi ci costringe la legge dei più ricchi può creare ad ogni momento, e crea infatti, mille ostacoli alla scelta sessuale come a tutte le altre iniziative. Accade quasi sempre o che le elezioni dell'amore sono attraversate dalla necessità della speculazione, o che le unioni sono decise da ragioni derivanti da quell'ordine, il che torna a dire che la scelta sessuale non esiste affatto. Questa scelta lungi d'essere sovrana come dovrebbe, è già molto se qualche rara volta vien secondata.
Più ancora che agli uomini, la scelta sessuale è rifiutata alle donne, perchè più che gli uomini, le donne sono soggette al capitale. Meno atta dell'uomo a guadagnarsi la vita, nel senso in cui ciò vien inteso in quest'odiosa bisca che ci tien luogo di società, la donna, ancora più che l'uomo, deve tener conto delle esigenze dello sfruttamento capitalistico.
La donna, se ciò si può dire, è due volte schiava di questo sfruttamento. Fintanto che la società sarà fondata sul salariato, i destini della donna, infatti, saranno sempre più o meno tra le mani dell'uomo. Essa non avrà, sovente, contatti con la vita sociale, non potrà percepire la sua parte di profitto del lavoro comune – il quale per altro è lavoro tanto maschile che femminile – se non con la mediazione dell'uomo. È dunque per la donna una seconda servitù che viene in certa guisa a incastrarsi in quella a cui è già incatenato ogni individuo soggetto al regime capitalista.
E per l'amore questa servitù ha conseguenze enormi. Indotte sovente a non vedere nell'unione sessuale che il vantaggio di condividere il salario d'un uomo, le donne sono destinate per ciò stesso a lasciarsi scegliere più che a scegliere. Su di esse, più che sugli uomini, pesa l'odio della società presente contro l'amore.
Da ciò che noi abbiamo detto risulta che l'amore deve essere sovente considerato nel mondo moderno come elemento di disordine.
Una volta ingaggiati nell'intrapresa capitalistica – e come non entrarvi, se si vuol vivere? – noi perdiamo ogni individualità per divenire un valore commerciale. Noi figuriamo sui mercati come dei cereali o dei titoli di rendita. Per la società borghese noi non siamo che una cifra. Ed importa alla facilità dei calcoli non meno che alla giustezza delle valutazioni da cui la nostra vita dipende, che noi non siamo altra cosa. Tutti i modi dell'attività umana capaci di sconcertare la borsa delle nostre produttività e di gettare un turbamento nella contabilità sociale sono sospetti per questo motivo e sorvegliati da vicino.
L'amore è tra questi il più pericoloso.
E l'individuo lo avverte perfettamente. Perciocchè gl'interessi che si dicono sociali – per quanto arbitrari e bugiardi siano in una società fondata sullo sfruttamento di tutti per opera di alcuni – codesti interessi non restano meno immediatamente e praticamente quelli dell'individuo. I giovani, in un modo più o meno cosciente, si fanno gli interpreti della società borghese contro l'amore che la perturba. È in sè stessi, nel fondo della loro coscienza, che ha luogo il primo e più grave conflitto, che è dato l'assalto più funesto a questo sentimento.
Nella sfrenata concorrenza degli appetiti, nel conflitto mortale dei bisogni l'uomo moderno si sente perduto s'egli si distrae dalla meta a cui è costretto: nutrire il suo corpo. Egli sa anche che l'ebbrezza dell'amore trascina lungi dai calcoli meschini e che davanti all'amore si dileguano le più elementari precauzioni dell'interesse personale. Così egli si astiene dal liquore inebbriante un po' come il marinaio che ridiventa sobrio quando arriva la sua volta di stare alla barra.
E l'età dei primi fremiti amorosi è anche quella delle malsane ma necessarie ambizioni, l'età della lotta più dura. Sotto pena di morire di fame o di non avere mai un posto nella società, i giovani debbono, a colpi di gomito, farsi largo tra la folla che si disfrena alla conquista dell'oro. Si direbbe che il vento di morte scelga per disseccarli i cuori verdeggianti. Più tardi, forse, tra i vincitori della battaglia vi sarà tregua: ma il tempo della fede nell'amore sarà passato, e sarà venuto quello delle bestemmie contro un sentimento di cui le ferocie sociali avranno fatto uno spauracchio e un nemico.
Una contraddizione assoluta esiste dunque tra gli interessi dell'amore e quelli della società capitalista. Per la società moderna l'amante realizza in un certo grado il tipo del rivoltoso. Ed è naturale che la società abbatta il rivoltoso tutte le volte che può. Dei due nemici che stanno di fronte, il più debole necessariamente deve soccombere. È naturale anche che si producano catastrofi terribili allorquando dopo aver trionfato, in un dato individuo, dell'ambiente micidiale e del cattivo volere sociale, l'amore tenta di espandersi al di fuori e al di sopra, allorquando s'afferma non più come un'aspirazione soltanto, ma come realtà. I due nemici allora si trovano faccia a faccia, ed è giuoco forza che vi sia battaglia. E questa è sovente terribile. L'amore cozza con realtà contrarie, con interessi avversi, e il conflitto, giungendo così allo stato acuto, si palesa con quei drammi tanto frequenti che ad essi non si presta nemmen più attenzione. In un mondo ove l'amore non ha ancora il suo posto al sole, ove deve contentarsi di quel che gli si lascia, soddisfarsi come può, quando tutti gli altri affari umani sono stati fatti, è naturale che il suo apparire venga segnalato da terribili conflitti.
Quando ha trionfato degli scrupoli e delle debolezze dell'individuo, l'amore si trova di fronte a istituzioni che sembra abbiano specialmente per compito di comprimerlo e di combatterlo; tale è la veste, almeno, sotto la quale quelle istituzioni ci appaiono, ad ogni istante.
Rispetto ai giovani la famiglia costituisce un nucleo di persone, l'asservimento delle quali al capitale è tanto più assoluto quanto maggiore è la durata della famiglia. Codeste persone la cui mentalità è stata foggiata dal danaro onnipotente, tutta la cui esistenza fu una perpetua preoccupazione di lucro, contro l'amante meno sollecito di questa legge sociale, è ben naturale che si costituiscano difensori del capitale. I genitori di solito fremono al solo pensiero che la prima relazione del loro figlio possa essere una relazione d'amore. Un tale esempio di sana moralità ahimé! sì lungi dai nostri costumi, li spaventa. Nelle classi agiate, specialmente, vedonsi delle madri montare la guardia intorno ai loro figli per evitare questa catastrofe. Se ne vedono che procurano e raccomandano ai giovanotti la risorsa della prostituzione, considerata, in questo caso, come una salvaguardia. Se l'amore si insinua, da imbroglione, nei piani della famiglia, gli vien dichiarata una guerra implacabile. Bisogna arrestare ad ogni costo l'imprudente che corre all'abisso; e si cerca di dimostrargli la vanità di certi sentimenti in confronto delle gravi realtà dell'esistenza. Quando gli scongiuri risultano impotenti e l'autorità morale non basta più, le brutalità, le astuzie, le peggiori indelicatezze entrano in gioco. Se le armi terribili che il codice a questo scopo dà ai genitori non bastano, si girano le difficoltà. Nella storia della famiglia, il capitolo degli intrighi e delle crudeltà di tal genere non sarebbe certamente il meno scandaloso.
È quasi esclusivamente per paura dell'amore che i genitori si rifiutano di munire i giovani dei consigli che sarebbero loro tanto necessari all'approssimarsi della vita sessuale, e che l'azzardo con le sue ripugnanti congiunture e le sue sorprese si prenda la cura di tali iniziazioni. Questa pratica è di frequente impiegata specialmente contro la giovinetta di cui la docilità e lo stato di dipendenza rendono la cosa più facile. I genitori nulla trascurano perchè essa venga abbandonata nell'assoluta ignoranza delle cose del sesso all'uomo che le hanno scelto e il quale si appresta a rivelargliele con una violazione vera. Noi non abbiamo da esaminare, sul momento, le conseguenze funeste di tali pratiche. Dal punto di vista del nostro studio le riteniamo veri abusi di confidenza commessi dalla famiglia contro l'amore, uno dei tanti mezzi usati nella società moderna per impedire che l'istinto sessuale si elevi purificandosi sino a una forma superiore, veramente umana.
Ora, in questo compito di cui la odiosità è tanto evidente, la famiglia, importa notarlo, non ha che una semi responsabilità. Essa non fa semplicemente abuso d'autorità, mostra di spirito angusto: ma traduce in un modo esatto e preciso le esigenze confuse dell'ordine sociale; essa ricorda ai giovani certe costrizioni che questi sono troppo disposti a dimenticare.
In molte coercizioni sociali presenti la famiglia rappresenta una tradizione nata con la proprietà e che non scomparirà che con essa. Fondata in parte sulla proprietà e sul diritto di successione, preposta naturalmente alla difesa degli interessi di tal ordine, la famiglia continua a considerare l'unione sessuale dal punto di vista di questi interessi specialmente e, poichè questi sono stranieri a quelli dell'amore, il suo intervento nell'unione dei giovani diviene assai spesso pregiudizievole ai diritti di questo sentimento.
E questo danno non è circoscritto, come si potrebbe credere, alle classi ricche. Per ciò che concerne l'atteggiamento della famiglia di fronte dell'amore, tutto il resto, come per le cosidette classi superiori sanno corrompere tutto all'intorno imponendo a tutta la società dei costumi i quali sono la risultanza delle loro proprie condizioni d'esistenza.
Contro l'amore l'autorità della famiglia trova un ausilio efficace nell'autorità civile. Vi sarà motivo di affliggersi, senza dubbio, ma non di meravigliarsi che il dominio più intimo della vita.... non sia stato protetto contro l'ingerenza dello Stato e dei suoi vessanti funzionari.
Lo Stato, per definizione, s'ingerisce di tutto, e il suo interesse vuole che la sua ingerenza si estenda sul maggior numero di cose possibili. Non è così che si accredita e perdura la favola della sua necessità?
Su questo punto, del resto, lo Stato aveva qualche cosa da fare.
Nell'elaborazione e nella trasmissione della proprietà la forma e le leggi della famiglia hanno un'importanza enorme. Per conseguenza, l'unione sessuale che è alla base della famiglia, non poteva sfuggire al controllo dello Stato difensore della proprietà, dello Stato la cui funzione è di garantire l'ordine economico imposto dai più forti e dai più ricchi, senza darsi la briga di sapere ciò che questo ordine comporta di moralità e di giustizia.
Non potendo dunque lo Stato considerare l'unione dei sessi se non dal punto di vista della sua ripercussione nell'ordine economico, è da questo punto di vista che esso ne ha minuziosamente regolate le condizioni; ed è ancora da quel punto di vista che ha incoraggiato e sostenuto le pretensioni della famiglia contro l'amore.
E poichè la soggezione della donna all'uomo parve indispensabile al buon ordine sociale, occorreva assicurare all'uomo i vantaggi di codesta gerarchia sessuale onde i suoi diritti di marito non rimanessero una vana parola: pel qual scopo diveniva necessario che lo Stato sorvegliasse le unioni, e ne tenesse registro.
Quale si sia l'origine esatta della istituzione autoritaria per mezzo della quale la legge violenta l'unione dei sessi, tale istituzione non partecipa meno del sistema di coercizione che da tanto tempo funziona per asservire gli uomini. Essa costituisce un capitolo, e non il meno odioso, della storia del conflitto tra il Potere e l'Individuo.
Questi regolamenti e queste formole, queste sentenze e queste cartaccie, ereditate da un'epoca in cui l'attività sessuale conosceva appena l'amore, hanno oggi acquistato pel fatto stesso della comparsa di questo sentimento, una speciale influenza malefica. Queste convenzioni sono diventate più odiose e più nocive che mai, facendosi restrittive della libertà d'amore. Restrittive e insultanti. È quasi con rincrescimento che l'autorità sanziona le unioni sessuali, e non lo fa che circondandosi di molte garenzie, mostrando una gran diffidenza. Le pratiche della legge civile sembrano concertate allo scopo di disavvezzare gli uomini da ogni rispetto per la legge naturale. Codeste formalità umilianti e incivili, quali le inscrizioni su registri, le domande d'autorizzazione, i controlli amministrativi, formano come una smentita grottesca della libera scelta, e le arrecano un pregiudizio morale.
Oltre al danno morale, l'intervento dei magistrati in una sfera che per la sua stessa natura, doveva, secondo ogni apparenza, restar loro interdetta, crea all'amore delle difficoltà materiali.
Coloro che si rifiutano di assoggettarsi all'inquisizione oltraggiante della legge, pagano il loro coraggio e la loro delicatezza con la perdita di certi diritti e con le mille vessazioni che colpiscono gli irregolari in questa nostra società d'automi o di sottomessi.
In Francia, specialmente, ogni impiegato dello stato civile vi dirà che poche unioni potrebbero conchiudersi legalmente se l'osservanza delle formalità fosse rigorosamente richiesta. Ad ogni modo, benchè abbassate nella pratica, le barriere elevate dal legislatore fra due esseri che si amano non restano meno odiose e non caratterizzano meno il cattivo volere sociale.
Sonvi, del resto, barriere insuperabili, quali, in certi paesi, il consenso dei genitori. E la brutalità dello Stato, mercenario del Capitale, appare chiaramente in questa alleanza criminale con la famiglia. Gli articoli del codice, favorevoli in apparenza alla libertà degli amanti, sono un'ironia piuttosto che una condiscendenza. L'età che esigono, gli indugi e le formalità prescritte, creano delle lentezze che l'amore non conosce. E quando l'individuo non è sufficientemente energico per passare oltre, il conflitto si risolve in uno di quei drammi quotidianamente riportati dalle gazzette.
Schopenhauer, a questo proposito, dice di non comprendere «come due esseri che, sicuri del loro mutuo amore, si preparano a gustarvi la felicità suprema, non preferiscano sottrarsi a tutte le relazioni sociali, sfidando tutti i pregiudizi, e sopportare non importa quale sofferenza piuttosto che rinunciare, in un colla vita, a una felicità della quale essi non immaginano una più grande.» Bisognava, per pensare così, che il filosofo non avesse mai analizzato le precauzioni e le violenze della legge per imporsi a noi ad ogni ora della vita, per pesare in tanti modi diversi in tutte le nostre determinazioni. Bisognava che egli non avesse mai penetrato il segreto dell'esistenza artificiale su cui i pregiudizi ci foggiano sin dalla culla.
Nel corso di questo libro noi avremo più d'una volta l'occasione di ritrovare lo Stato in quest'opera di accanimento contro l'amore. Noi lo vedremo organizzare e sanzionare l'ineguaglianza dei sessi in seno al matrimonio. Lo vedremo mantenere per forza, in una promiscuità ignobile, due esseri che si esecrano. Lo vedremo proteggere e reclutare la prostituzione, considerata da esso come forma ideale dell'unione sessuale. Lo ritroveremo, in una parola, dovunque bisognerà asservire ed avvilire l'unione dei sessi.
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Da tutto ciò che abbiamo detto parlando del posto dell'amore nella società borghese, dalle ostilità sorde o violenti che abbiamo visto appuntarsi contro di esso, nell'economia sociale, nei costumi delle famiglie, nelle leggi dello Stato, si è levata attorno a questo sentimento come un'atmosfera di antipatia, antipatia che si comprende bene, purtroppo! e della quale l'opinione pubblica si fa sovente l'interprete crudele.
Gli epiteti che si usano a designare le unioni che si legittimano dal solo amore sono a questo riguardo assai suggestivi. Si chiamano unioni irregolari , faux menages, collages . È nota la severità sprezzante delle campagne e delle piccole città per le ragazze sedotte. In più d'una grande città ancora, esse non vengono accolte negli ospedali, al momento del parto, che dopo formalità umilianti.
Che una coppia legata dal solo amore vada a nascondersi in un angolo d'una città: se riesce a trovare un tetto per ricoverarsi, essa sentirà pesare su di sè la disapprovazione dei vicini e la curiosità malevola degli abitanti. I fanciulli verranno tenuti lontano dal cattivo esempio, dal pernicioso contatto. I nobili protagonisti delle razionali riproduzioni si trovano sempre, più o meno, nella ridicola posizione di saltimbanchi che dilettano i gonzi, o di dementi che sognano l'impossibile.
L'amante, ossia l'uomo pervenuto alla sua più alta potenza – poichè l'amore soltanto conferisce il diritto di riprodursi in modo sano – è nella nostra società spregevole il paria, il maledetto da cui le mani si ritraggono, o il buffone che si beffeggia. E mentre ai docili che il traffico di famiglia ha accoppiati, i genitori preparano un dolce nido per la loro abbiezione; mentre accorti commercianti vendono alla ricchezza debosciata dei sontuosi addobbi, gli esseri superiori che l'amore soltanto ha fidanzati, cercano, talora invano, un asilo alle loro pure carezze.
E questo accanimento d'un regime d'autorità e di proprietà contro l'amore è logico. Perchè esso amore, noi l'abbiamo visto, è artefice di furto e di rivolta. L'amante ruba all'intrapresa sociale del lavoro forzato, le ore d'inazione che consacra al suo sogno. Esso ruba alla famiglia e al Capitale il profitto delle combinazioni finanziarie che la sua libera passione scompiglia. Con la libertà della sua scelta esso mette in iscacco l'autorità. Esso le ricorda che certe forze le sfuggiranno sempre. Come il ladro, come il ribelle, esso richiama la vendetta sociale.
Il presentimento di questa antipatia nasce talvolta negli individui con una forza sorprendente. Quante volte, dai particolari dei suicidi quotidianamente narrati dai giornali, non s'indovina nelle vittime come una dolorosa certezza di non poter mai vincere tanti odî accumulati contro di loro, e come un disgusto di impiegare per la difesa il tempo sì breve dovuto alle carezze?
Rileggete il racconto di questo dramma che venne riportato con molti particolari da tutti i giornali francesi in data del 6 luglio 1895:
Nel mese di maggio Enrico Hozard di vent'anni, Giovanna Monin di diciasett'anni, cominciano ad amarsi. La madre di Giovanna, chiamata in provincia, lascia sua figlia sola in casa. I nostri due amanti, godendo di tutta la libertà danno libero sfogo alla loro passione, passione d'altronde tanto sana quanto profonda, secondo il racconto del giovane.
Alcune settimane dopo, il 5 luglio, al ritorno d'una passeggiata in campagna, i due amanti si suicidavano e il giovane solo sopravviveva alle sue ferite.
Che cosa era avvenuto? quale ostacolo insormontabile s'era drizzato tra questi due esseri che un'attrazione sì imperiosa aveva uniti? Nessun ostacolo reale, immediato, nessun ostacolo più forte della volontà, nessun impedimento preciso. Essi non hanno ancor confidato il loro secreto ad alcuno. Dai dibattiti giudiziari che hanno seguito il dramma risulta che la madre di Giovanna e i genitori di Enrico non sono nè duri nè severi. La signora Monin sopratutto, appare buona e di spirito largo. Essa accompagna Enrico al cimitero ove questi va a portare dei fiori sulla tomba della sua amica.
Nessuna ragione autorizza dunque i due giovani a pensare che i loro voti saranno respinti. Ma è la confessione stessa del loro amore che li spaventa: è la prospettiva di questa confessione che li dispera. Prima di conoscere l'amore essi l'hanno visto dappertutto deriso come una follìa, sprezzato come una debolezza, vituperato come un delitto. In questo senso fu fatta la loro educazione; con questa idea concordarono le loro osservazioni personali. E il sentimento della loro purezza, della loro perfetta onestà non giunge a distruggere i frutti della loro esperienza. Essi si sentono ingranditi, nobilitati dal loro amore: e di quest'amore hanno vergogna: non osano confessarlo.
Come, d'altronde, vi si risolverebbero? Non misurano essi già, dagli sguardi maligni, dai discorsi ironici dei vicini il disprezzo che ispirano? I poveri ragazzi non possono sopportare questa ostilità attorno al loro entusiasmo, nè il contrasto tra la loro pura tenerezza e le facezie grossolane con cui lo si accoglie. Questa idea li ossessiona. È da essa che procede il loro delirio; è qui che bisogna cercare la causa della loro determinazione.
«È meglio morire, scrive Giovanna a sua madre, che vivere nel disprezzo di tutti. Veder tutti i giorni i sorrisi ironici dei vicini è per me una tortura senza eguale. Ciò entra per gran parte nella mia risoluzione.»
E più lungi.
«Morendo io porto meco il disprezzo di tutti.»
Enrico, anche lui, soffre di sentire tanta turpe cattiveria intorno alla sua bella passione. Ma egli vorrebbe reagire. E scrive alla sua diletta: «Voglio che la nostra amicizia si mostri agli occhi di tutti, si faccia veder vittoriosa e trionfi di tutto». Poi egli cede alle suppliche della sua amica e preferisce la gioia di morire all'incertezza d'una lotta che presentisce terribile.
Il fatto diverso tocca qui una bella altezza di insegnamento. Questo dramma merita di rimanere il tipo di questi sagrifici umani, ove, quasi ogni giorno, delle pure e dolci vittime sono immolate in gloria della Proprietà e dello Stato. Io l'ho scelto tra mille, presso a poco simiglianti, perchè gli eroi del dramma non sono andati a spezzarsi, questa volta, contro un ostacolo determinato di oppressione sociale. Essi hanno presentito l'odio totale, universale ed anonimo del mondo moderno contro l'amore. Ed è di quest'odio che son morti o che han voluto morire questi due giovani; è quest'odio che denunzia, è contro quest'odio che protesta il loro suicidio.
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Se noi vogliamo in una parola riassumere le pagine che precedono, possiamo dire che vi è, nella società borghese, come una forza che tende a mantenere l'istinto sessuale al livello del semplice accoppiamento brutale, e che lo arresta nella sua evoluzione naturale verso la sua forma superiore.
È questa, per la società borghese, una vera funzione della quale noi abbiamo potuto precisare le cause, gli interessi, i mezzi e gli aspetti diversi. Funzione sociale di cui il campo d'azione è vastissimo e il giuoco variato all'infinito, dagli ostacoli materiali più determinati sino ai vaghi pervertimenti morali, dei quali diremo qualche parola alla fine del libro.
La maniera con cui l'individuo moderno è violentato nel suo diritto all'amore varia con le circostanze. Se ordinariamente le esigenze della vita economica presente non riescono che a diminuire, a indebolire la vita sessuale con l'esercitare su di essa le sue influenze nocive, col rendere più rare le possibilità d'amore, o con l'attenuare negli individui la tendenza a una vita sessuale qualche poco elevata, vi sono dei casi in cui la società capitalista asservisce alle sue leggi tutta la vita sessuale, in cui essa chiude agli individui d'un tratto e per sempre la via dell'amore. V'ha uno per ciascun sesso dei mestieri che mettono l'individuo nell'impossibilità quasi assoluta di conoscere l'amore; dei mestieri che per effetto d'una soggezione completa o di condizioni d'esistenza compatibili solo col celibato pongono l'individuo nella necessità di rinunziare al diritto di qualunque vita sessuale un po' elevata pel diritto all'esistenza.
Vi hanno, per la donna, delle situazioni che rappresentano la vittoria definitiva della società contro l'amore, l'episodio estremo, il fatto più caratteristico dell'antagonismo che noi abbiamo impreso a descrivere.
È la situazione fatta alle donne – noi vedremo più innanzi se sono numerose – che le esigenze della vita costringono a vivere del traffico del loro corpo. Qui il gran delitto sociale è consumato, la soggezione del sesso è assoluta. Qui gli organi del sesso sono divenuti semplici utensili del mestiere che si deve esercitare per vivere.
Noi abbiamo visto che la famiglia e lo Stato nelle relazioni sessuali dei giovani hanno sempre esercitato contro l'amore l'ufficio di vigili difensori della Proprietà e del Capitale. E abbiamo visto ancora quali conflitti risultino dal cozzo dell'amore contro la volontà della famiglia, dello Stato e dell'opinione pubblica.
Sembra dunque che l'amore non sia stato elaborato dall'evoluzione se non per una minoranza di fortunati e debba restare per la massa allo stato di illusione ingannevole. Sembra che questo progresso, il più grande forse e il più caratteristico dei tempi moderni, non sia stato realizzato se non come un prodotto raro della civiltà, non accessibile che a un piccolo numero, dagli altri solo intraveduto da lontano e conosciuto soltanto pel rimpianto di non poterlo raggiungere. Ed anche pei privilegiati questo sentimento è esposto a mille difficoltà, a pericoli e a collere senza numero, e ben di rado può espandersi con qualche serenità. Quando si tratta d'amore, è questione sopratutto delle sue lotte, delle sue sofferenze, delle sue disperazioni!
Vi ha più d'uno, certamente, che tende con tutte le sue forze ad occupare nella vita sessuale il posto assegnatoci dall'attuale sviluppo umano, e che si ribella, per raggiungere questa meta, contro tutti gli ostacoli. Ma queste lotte ove la nobile passione trionfa e s'afferma, e delle quali così di soventi si muore, sono rare. Ben pochi, tra gli ostacoli e le deformazioni sociali, si conservano abbastanza integri e forti per farsi i paladini dell'amore. Preparato dalla giovinezza all'oblio di tutte le funzioni superiori dell'umanità, l'individuo le abbandona troppo di sovente senza lotta seria. Egli dimentica le sue soddisfazioni più alte, ma appunto per ciò più disagevoli, e si rassegna alle soddisfazioni d'ordine inferiore che la società mette a sua portata e a cui l'incoraggia.
Per ciò che riguarda il sesso, le soddisfazioni compensatrici offerte all'individuo e alle quali egli s'adatta di solito senza protestare, si chiamano con due nomi tristamente celebri: Prostituzione e Matrimonio. Di queste forme d'unione sessuale secondo la proprietà, e il salariato, secondo la famiglia e secondo la legge si appaga la maggior parte degli uomini e delle donne.