VI. L'AMORE LIBERO.
VI. L'AMORE LIBERO.
VI.
L'AMORE LIBERO.
L'amor libero! Ecco due parole che suonano oggidì a molti come l'espressione d'un ideale nuovo. Perchè non si ha da tener conto, naturalmente, delle persone che intendono o fingono d'intendere, con quelle parole, il ritorno alla promiscuità delle prime epoche, l'accoppiamento fortuito dei capricci e la briglia abbandonata alle passioni.
Ma se l'amor libero esprime realmente un ideale, esso resta ancora vago e mal definito, o almeno inteso in modi diversi. Importa assai di schiarirlo, il che noi possiamo tentare, ci sembra, per mezzo dei dati contenuti nei precedenti capitoli di questo libro.
L'amor libero non è solamente la facoltà di contrarre l'unione sessuale al di fuori di ogni formalità, di ogni carta ufficiale, e la facoltà di scioglierla anche. Non è semplicemente la fine del servaggio delle unioni legali.
In questa formola ove sta l'avvenire dell'unione sessuale, vi ha qualche cosa di più profondo, di più completo. La libertà dell'amore non è cosa così semplice, che un paragrafo del Codice possa decretarla.
Parlando d'amore libero, noi non dobbiamo considerare solamente la manifestazione di questa o di quest'altra nostra volontà sessuale, ma, in una maniera generale, l'amore come legge virtuale della nostra riproduzione, o, meglio ancora, il destino della nostra vita sessuale di mezzo alle necessità della nostra vita individuale e sociale.
Noi sappiamo, infatti, che l'amore, sul quale furono tenute tante discussioni pedanti, non è altro che la forma d'attrazione sessuale propria degli esseri pervenuti a un certo grado di sviluppo, e per questo fatto stesso, una necessità morale della loro riproduzione.
Ma noi sappiamo anche che nella società attuale, società di danaro, di sfruttamento, di miseria, di concorrenza e di eccessivo lavoro, la legge d'amore urta contro mille ostacoli, mille barriere, mille coercizioni. Da questo punto di vista, noi non siamo quasi più avanzati di quello che fossero le età remote, ove, l'amore dei sessi non esistendo, la società non aveva da tenerne conto. Il mondo moderno è il nemico feroce dell'amore.
Per effetto del brigantaggio capitalista, tutte le energie essendo deviate verso la vita materiale in ciò che essa comporta di più elementare, assorbite cioè dalla preoccupazione di nutrire il proprio corpo, non resta quasi più nulla per il problema elevato della vita della specie, per l'attività altruista dell'amore. Ne segue che in questo disordine abbietto, in questo irrazionalismo ove ci mantiene la volontà dei più ricchi e dei più forti, l'unione degli esseri è decisa dall'azzardo quando, cosa più triste ancora, non è utilizzata come un mezzo per la rapacità capitalistica.
La società borghese infatti, sa asservire e sfruttare questo modo della nostra attività come asservisce e sfrutta tutti gli altri. Poichè l'amore, antagonista del capitale, è tale per sua natura da fargli ombra, avviene che il capitale o impedisce all'amore di svilupparsi e di diffondersi, ovvero lo piega alle sue mire.
I risultati di questo sfruttamento si chiamano, noi l'abbiamo visto, prostituzione e matrimonio borghese. E quando noi diciamo matrimonio borghese, intendiamo con queste parole non la forma coniugale riservata alla sola classe borghese, ma l'unione secondo l'idea e il credo borghesi, la sola compatibile con l'ordine borghese.
La prostituzione e il matrimonio: ecco, reale, evidente, tangibile il servaggio dell'amore. O piuttosto, ecco i suoi risultati. Son queste le soddisfazioni compensatrici a cui si trovano ridotti, in grazia dei costumi sociali presenti, gli individui frustrati del loro diritto d'amare.
Il male è immenso: esso stringe la società tutta intera: sono ben pochi quelli che possono lusingarsi di sfuggirvi. Neppure, v'è alcuno che possa lusingarsi di conoscere l'amore libero in un mondo ove l'amore è schiavo. Se alcuni lo pretendono, perchè non hanno scorto ostacoli immediati ai loro sentimenti, costoro si ingannano, poichè è impossibile che la loro vita sessuale, in un modo o in un altro, non abbia risentito l'ostilità sorda che riserva all'amore la società presente.
Foggiati da un ambiente ove l'amore tiene il posto d'un paria, forzati di sottometterci, volenti o no, alle esigenze di questo mezzo, la nostra vita sessuale ne conserva necessariamente l'impronta.
Dell'antagonismo tra l'amore che vuole manifestarsi e il capitale geloso che lo maltratta e lo proscrive, cerca di atterrarlo e di vincerlo; di questa lotta noi non ci accorgiamo se non quando essa si traduce in un conflitto violento di cui noi stessi siamo il teatro. Ed è ciò che avviene quando, al momento dell'amore, una delle nostre inclinazioni urta contro un ostacolo determinato. Allora poco o tanto noi comprendiamo e talvolta ci rivoltiamo. Ma del lento e sordo lavoro col quale la società attuale incatena la nostra facoltà d'amare; ma dell'impossibilità nostra di esercitare questa facoltà in modo degno e libero; ma delle corruzioni e delle cadute, alle quali, su questo punto come su gli altri, la vita sociale ci sollecita, di tutto ciò noi non possiamo renderci ragione se non con una riflessione abbastanza intensa. Ed è in tutto questo appunto che risiede la servitù dell'amore. È perchè ci riesce impossibile, – anche volendolo – di riservare per l'amore il dominio sessuale, è per questo che l'amore non è libero.
L'amore libero, è dunque l'amore liberato da tutti gli ostacoli che sin qui l'hanno impedito – in così larga misura – di presiedere all'unione dell'uomo con la donna. È, noi crediamo, in questo senso profondo e completo che bisogna intendere queste due parole se si vuol farne, non una formola vana, ma l'esatta espressione del rinnovamento nei rapporti dei sessi, al quale si aspira.
Quando vi saranno tanto benessere e dignità e quiete nella vita sociale da permettere ad ognuno di risolvere con l'amore il problema sessuale; quando nessuna necessità insormontabile verrà più a distoglierci da una opportuna e degna soluzione di questo problema; quando le durezze economiche non condanneranno più nessuno alle sole soddisfazioni bestiali della carne; quando nessuno sarà più incoraggiato od abituato dall'ambiente alle speculazioni coniugali; quando non si vedranno più uomini, costretti a servirsi, come d'una vile merce, del corpo d'una donna, nè donne obbligate a vendersi; allora finalmente, ma allora soltanto l'amore sarà libero.
E l'amore così liberato renderà, necessariamente, libera l'unione, vale a dire la facoltà di concludere a modo proprio l'unione coniugale, di romperla anche e di conservare, mentre dura, tutta la propria indipendenza. Perocchè se l'amore non è libero, oggi, nel senso legale, in quanto non lo è ancora e non lo è mai stato nel senso sociale. La tradizione barbara che organizza l'unione dei sessi secondo la foggia autoritaria, e della quale la donna specialmente porta il peso; questa barbara tradizione noi l'abbiamo ereditata da un'epoca in cui la proprietà individuale aveva importanza esclusiva, o quasi, nella costituzione della coppia umana e della famiglia. Le leggi che continuano questa tradizione e ne assicurano il rispetto, se hanno ancora tanta forza, è perchè rappresentano interessi ancora onnipotenti. E se non ci paiono troppo intollerabili, è perchè le preoccupazioni dei futuri sposi sono quasi sempre, in modo diretto o indiretto, orientate, come le leggi, verso gli interessi pecuniarii.
Una volta liberatasi l'unione sessuale dalle forze sociali che si servono di essa come d'un mezzo, l'interesse di questa unione non potendo più essere che nell'unione medesima, i contraenti ne rimarranno i soli giudici e i soli padroni. Più non sarà richiesto il consenso di gente estranea a questa unione. Quando non sarà più un dogma sociale quello che proclama l'unione dei sessi indissolubile – dogma sociale giustificato da un regime economico determinato – allora più non si vedranno infelici costretti dalla legge a un servaggio reciproco. Per unirsi o disunirsi, uomini e donne più non saranno tenuti a certe pose umilianti in faccia a magistrati cui queste cose non riguardano affatto.
Ma se l'amore libero, nel senso in cui noi intendiamo queste parole, deve fare necessariamente libera l'unione, non bisogna dimenticare che il contrario non è vero.
Numerose coppie, infatti, hanno già operato la riforma urgente: esse vivono in unione libera al di fuori e al disopra della legge disprezzabile. E questa ribellione non è inutile, certo, al progresso del nostro ideale. Essa è un atto di buona volontà e un atto di rivolta grandemente proficuo alla causa dell'amore libero. Ma essa non basta. Questi sposi sono liberi infatti, nella misura in cui, a un momento dato, si può esimersi, senza timore, da una formalità legale, passar sopra a un pregiudizio. Essi non lo sono nella misura che sarebbe necessaria per realizzare la vita sessuale netta di ogni costrizione materiale e morale. Non più degli altri essi possono sfuggire alla tirannia e alle corruzioni del danaro.
Non bisogna dunque che questo senso, in certo modo superficiale, della libertà dell'amore ci mascheri quello, ben più esatto e profondo che noi tentiamo qui di precisare.
L'amore libero è la vita sessuale indipendente dalla vita individuale. Indipendente, deve intendersi non nel senso di distinto – poichè l'uomo non può scindersi – ma di autonomo . Perchè l'amore sia libero, bisogna che le relazioni tra i sessi non siano più determinate, incoraggiate o scoraggiate, come oggidì, dalle condizioni della vita materiale, ma dai bisogni e dagli interessi del sesso medesimo. Bisogna che tra due individui, la questione del sesso – quando si pone – non sia eternamente accompagnata come dalla sua ombra schernitrice, dalla questione dello stomaco.
L'amore libero, è il sesso che guadagna, per così dire, il suo diritto di cittadinanza, è l'attività altruista dell'amore riconosciuta solo giudice, e sola padrona nel suo proprio dominio, e come equivalente alle altre.
Ora, questo ideale che comincia ad imporsi ad alcuni, non è un'ambizione esagerata, un sogno d'utopista. Questo modo di considerare l'amore, questo posto da fargli nelle società nostre non è al disopra delle possibilità attuali.
Per colui che si arresta alla superfice delle cose, la vita moderna è una lotta sì violenta, una concorrenza sì accanita, uno sforzo sì assorbente in vista dei più umili bisogni materiali, da sembrargli che non debba rimanere più posto per le preoccupazioni più elevate. Il problema della vita individuale è già così complicato da sembrare affatto naturale che i destini della specie debbano essere relegati al secondo piano, rimessi in balìa del caso. Noi non saremmo più progrediti, rispetto a ciò, di quel che fossero le epoche remote, ove l'uomo era appena distratto, per l'atto sessuale, dalla sua lotta formidabile contro gli elementi e le fiere.
Ma fermarsi lì e mettersi così il cuore in pace per ciò che riflette la parte possibile dell'amore nelle nostre società, sarebbe una visione radicalmente falsa delle realtà. Sotto la povertà apparente del nostro tempo e reale soltanto per l'individuo, per l'unità sociale, si nasconde un'enorme ricchezza collettiva. Delle macchine potenti producono in quantità illimitata gli oggetti necessari alla vita. I processi di cultura dovuti alla scienza decuplano il reddito del suolo. I mezzi di trasporto sempre più rapidi permettono di utilizzare dappertutto nello stesso tempo le materie provenienti da tutti i punti del globo. Ed è questa abbondanza stessa, questa sicurezza della vita materiale – sicurezza possibile per tutti, se non reale – che ci autorizza a reclamare il nostro diritto alla vita più alta, che ci esorta a perseguire lo sviluppo delle nostre attività più pure, la soddisfazione dei nostri sentimenti più delicati e più preziosi, come l'amore.
Ma affinchè queste ricchezze si spandano in pioggia benefica sul suolo sociale, fecondandovi tutta una messe di gioie e di virtù, bisogna che alcuni cessino di detenerle, e sopratutto, detenendole, cessino di impedire che si moltiplichino. Importa che una minoranza di accapparratori non ci impedisca più a lungo di utilizzare per lo sviluppo della specie la sicurezza dell'individuo. Perchè, se noi siamo virtualmente i cittadini fortunati d'un paese d'abbondanza, attualmente noi siamo i dipendenti miserabili di ingordi padroni.
Sono questi padroni, questi proprietari, questi imprenditori che rubandoci i beneficii materiali della nostra ricchezza, ci privano ancora dei suoi beneficii morali, ci condannano alla bestialità e ci interdicono, tra le altre, le gioie dell'amore come una cosa troppo alta per noi, troppo al di sopra dei nostri mezzi.
È il regime della proprietà, del capitale, del salariato, che compie oggidì la parte degli ostacoli naturali dai quali l'uomo durò tanta fatica a liberarsi. È desso che ci confisca il beneficio delle lotte secolari da cui l'umanità uscì trionfante, e che ci impedisce di proseguire la nostra evoluzione verso il meglio. Bisogna dunque, innanzi tutto, che ci liberiamo dal suo giogo, quale si sia lo scopo di rinnovazione che possiamo proporci.
Alla sedicente economia sociale fondata sull'enorme spreco di ricchezze per opera dei più abili e dei meno scrupolosi, bisogna sostituire la solidarietà, l'eguaglianza comunista.
Per ciò che concerne l'amore come per tutto il resto, là è la salute.
Certuni, io lo so, grideranno alla demenza e domanderanno come sia possibile risolvere, con una formula economica, codesta questione dell'amore che si estende sino alle più grandi complessità del sentimento. Ma a quale conclusione dunque potremmo noi arrivare, se non a quella dell'amore liberato dal comunismo, dal momento che – nel corso dei capitoli precedenti – noi abbiam visto che l'amore è schiavo della proprietà? In quale altro rimedio riporre la nostra speranza, dopo che negli impedimenti che la società attuale suscita contro l'amore, nel disprezzo in cui essa lo soffoca, nella servitù in cui lo mantiene, noi abbiamo sempre riconosciuto l'opera della proprietà e del capitale?
L'individuo è posto sotto l'influenza immediata delle condizioni che gli sono fatte dalla necessità di assicurarsi la vita. E noi ritroviamo l'influenza di queste condizioni attraverso tutte le sue maniere d'essere, in tutte le manifestazioni del suo carattere, sino nelle parti più remote di questo. È soltanto alla luce di questa idea che è possibile apprezzare la condizione attuale e preconizzare il futuro destino dell'amore.
L'amore non è che un prolungamento, un'espansione della vita individuale. Quando la vita individuale sarà libera, larga e serena, la vita sessuale lo diverrà essa pure, subitamente.
La questione dell'avvenire dell'amore si trova legata a quella della vita economica. Dopo essere passate per le stesse fasi, le due questioni saranno risolute simultaneamente, ed entrambe lo saranno mediante il comunismo, sola economia sociale ove l'individuo godrà, senza rischio di perdita e di sprechi, di tutte le ricchezze attualmente possibili.
È qui dove appare, ancora una volta, quella verità che tanto importa diffondere, cioè che il comunismo non è soltanto la gioia dei ventri, ma anche quella dei cuori e dei cervelli. Una volta chiamati a goderne, noi non vi troveremo soltanto la sicurezza materiale, ma anche il libero esercizio delle nostre facoltà più larghe, precisamente come il tapino che indebolito da un lungo digiuno, ritrova, mangiando, le sue facoltà mentali nello stesso tempo che le forze fisiche.
La questione tanto importante dell'amore dei sessi non è dunque, come si sarebbe tentati di credere, una questione a parte tra le preoccupazioni rivoluzionarie. L'imperiosa necessità che noi sentiamo di maggior libertà e maggior purezza nella vita amorosa non rivela un'opera a parte da compiere. È semplicemente una ragione nuova per lavorare con tutte le nostre forze per la rivoluzione da cui nascerà o verrà affrettato l'ordinamento comunista.
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Se ora ci vien chiesto d'esporre, in modo dettagliato ciò che avverrà delle relazioni sessuali e dell'amore nella società comunista e libera, rispondiamo innanzitutto con Engels: «Ciò si determinerà quando sarà cresciuta una novella generazione, una generazione d'uomini che mai in lor vita saranno stati nel caso di acquistare a prezzo di danaro o con l'ausilio di ogni altra potenza sociale la caduta di una donna e una generazione di donne che mai non si saranno trovate nel caso di darsi a un uomo per motivi diversi da quelli del vero amore, o di rifiutarsi all'amante, per paura delle conseguenze economiche dell'abbandono.»
Per altro, non ci sono interdette larghe previsioni; al contrario, queste s'impongono. Infatti, stabilendo ciò che bisognava intendere per amore libero e le ragioni del suo divenire, noi abbiamo riunito sufficienti dati per dedurre almeno a grandi tratti, quelle che dell'amor libero si potrebbero dire le conseguenze.
Dopo ciò che precede, è impossibile non ammettere che alla dissoluzione della società borghese seguirà un immenso progresso nel modo di concludere e di vivere l'unione sessuale.
Nè ci pasciamo punto di illusioni.
Noi non pensiamo che il campo sessuale nella società futura, sarà una sorta di eden ove gli individui meglio assortiti si incontreranno con una concordanza quasi matematica per unioni senza nubi. Anche allora, come oggidì, si avranno degli amori non divisi, dei tentativi e degli assaggi, errori e disinganni, malintesi, disgusti, aberrazioni e sofferenze. Quale sia per essere la prosperità materiale dell'uomo futuro, la vita sentimentale gli serba delle tristezze inevitabili. E fra queste, quelle dell'amore pare debbano occupare sempre un largo posto. Ma una buona parte, almeno di queste tristezze possono, debbono scomparire.
È troppo evidente che una volta aboliti gli ostacoli che la società capitalistica ed autoritaria apporta oggidì allo schiudersi dell'amore, la quantità d'amore aumenterà tra gli uomini. E non è meno evidente che le unioni fondate sull'amore hanno più fortuna di essere felici di quelle concluse per interesse o per azzardo; sopratutto, quando l'amore sessuale si sarà purificato, come noi vedremo a momenti, sotto l'influenza delle stesse condizioni sociali alle quali già dovrà la sua indipendenza.
È evidente ancora che l'attività sessuale emancipata, nello stesso tempo che farà unioni meglio assortite, renderà le liberazioni più facili. Il contratto d'unione tra i sessi per la vita comune diverrà, nella società futura, un vero contratto libero, vale a dire liberamente concluso e liberamente rescisso. Il bisogno di un matrimonio più conforme a ragione, ossia d'un contratto che non sia più una catena, comincia già oggi giorno a farsi vivamente sentire. Un certo numero d'uomini e di donne prevedendo la possibilità d'un disaccordo e d'una rottura, non vogliono più, onde rendere questa rottura più facile, legarsi coi ferri dell'unione legale. Ma l'unione legalmente libera dell'oggi, noi abbiamo avuto già l'occasione di dirlo, non è una soluzione completa di questa grave questione. Fin a tanto che esisteranno delle costrizioni economiche, la libertà legale, in questo dominio come in tutti gli altri, non sarà che un'apparenza. E il divorzio attuale che, con le sue imperfezioni, non è meno un primo passo verso l'unione libera, precorre in questo senso, ancora d'un bel tratto le possibilità sociali. Per trattenere una donna, ad esempio, nella casa di un uomo ch'ella disprezza e detesta, non vi è soltanto la tradizione autoritaria della monogamia borghese, rappresentata dalla legge e dall'opinione, ma anche e sopratutto, la questione del vitto e dell'alloggio. Il matrimonio indissolubile è un pregiudizio, non v'è dubbio, ma esso è anche, in molti casi un interesse. L'abrogazione delle leggi che reggono oggidì il matrimonio e tolgono agli individui la libera disposizione di sè stessi, sarebbe effettivamente nello stato attuale delle cose, un'inconseguenza che lederebbe grandemente gli interessi di ciascuno. Per ciò che il matrimonio attuale è il più spesso e per differenti aspetti un vero contratto d'affari, è nell'interesse attuale degli individui ch'esso sia, come ogni altra sorta di contratto, protetto e garantito contro le fantasie dei contraenti.
Nel seno della società comunista e libera dell'avvenire, vi saranno, come nella nostra, individui che, nella soluzione del problema sessuale, commetteranno degli errori, scambieranno un capriccio per il pegno di lungo attaccamento, o scovriranno in sè stessi, coll'andar del tempo, delle ragioni d'incompatibilità non scorte dapprima. Ma costoro, almeno, non saranno e non si stimeranno più vittime eterne del loro errore. Una volta solidamente fondata sull'indipendenza economica di ciascun sposo rispetto all'altro, la libertà di rescindere il contratto coniugale, più e meglio che se fosse scritta in un codice, sarà passata nei costumi. Ciò non vuol dire che queste rotture debbano essere frequenti e risolte con un sì o con un no: è probabile anzi che esse saranno più rare che non siano oggi. Solamente, esse saranno considerate come cose naturali, nè ridicole nè disonoranti. Sembrerà immorale, non già l'aver avuto più relazioni, ma, al contrario, l'aver potuto continuare una prima unione ove l'intimità morale non corrispondeva all'intimità fisica. Non si troverà più strano, come oggidì, che anche le donne passino per delle unioni temporanee, prima d'aver potuto incontrare l'unione definitiva e giustificata da un accordo vero dei caratteri e delle simpatie. Il gran problema sarà di realizzare codesta unione. Che essa avvenga al primo incontro o dopo uno o più tentativi, poco importerà. Nello stesso tempo spariranno i pregiudizi ridicoli che si riattaccano allo stesso ordine di idee, quali, per esempio, quello della verginità per la donna. Più non si vedranno uomini i quali, tra due donne, l'una ricca di qualità, l'altra di molto inferiore ma vergine, sceglieranno la seconda, semplicemente perchè vergine o saprà rappresentare la commedia della verginità. Parimenti le donne si studieranno di portare nel matrimonio le qualità del cuore e dello spirito in luogo di mettere la loro gloria a offrire all'uomo un corpo vergine o semivergine, cosa affatto sprovveduta d'importanza agli occhi di esseri ragionevoli.
Alla sola parola d'«unione libera» v'è della gente, è vero, che lancia le alte grida. A queste parole di franchezza: «Noi non siamo fatti per vivere insieme: separiamoci», essi preferiscono l'ipocrisia nascosta e la duplicità odiosa dell'adulterio. Essi trovano ciò «più morale». Singolare preferenza!
Certuni, bisogna dirlo, danno della loro ripugnanza delle ragioni plausibili e che valgono la pena di essere discusse. Nell'indipendenza dell'uomo e della donna in seno alla loro unione, essi vedono tutto il contrario d'un progresso. E la loro obbiezione all'unione libera, è il figlio. Essi temono che la facilità di separarsi privi il figlio delle cure della famiglia, sì necessarie sopratutto nei primi anni. E come il benessere del fanciullo alla sua entrata nella vita è, effettivamente, del più alto interesse sociale, essi sostengono che gli individui devono essere capaci e, al bisogno, obbligati di soffrire nell'interesse della società.
Ciò sta benissimo. Ma ancora bisogna intenderci. Si tratta del mantenimento del fanciullo, del suo nutrimento, del vestire, delle cure materne indispensabili?
L'obbiezione non vale contro l'unione libera nella società comunista, vale a dire in una società ove l'uomo non sarà più il capo di famiglia , l'intermediario tra la donna e il mezzo sociale, ed ove ogni madre, senza aver bisogno di giustificare la protezione d'un uomo, avrà il diritto di vivere e di far vivere i suoi figli. Noi pensiamo che pure oggidì la donna, anche abbandonata, mancherebbe raramente al dovere materno se essa non vi fosse costretta dalla miseria e dal pregiudizio, giacchè il più sovente non vien meno a' suoi doveri di madre che nelle congiunture estreme.
Si tratta del beneficio morale della famiglia, della calda atmosfera che questa mantiene intorno al fanciullo? Noi non crediamo che una famiglia ove il padre e la madre restano insieme contro la loro volontà e perchè una legge li ribadisce l'un all'altro, non crediamo che questa famiglia sia un mezzo di coltura morale troppo degno d'essere rimpianto. Ci sembra, al contrario, che il figlio deve essere sottratto a un tale ambiente di discordia e di menzogna.
Per combattere l'unione libera, altri ancora si appoggiano, al di fuori delle ragioni tirate dall'interesse dei figli, nell'ideale dell'unione unica e durevole. Questo ideale è anche il nostro. Se l'entusiastica spontaneità dell'amore è capace di ravvicinare in un'intimità profonda due esseri sconosciuti l'uno all'altro alcuni giorni avanti, sola una lunga pratica della vita in comune può fare nascere lo spirito di devozione, l'affetto, la stima e la conoscenza dei caratteri necessaria per rendere utile e benefica la collaborazione dei sessi. Di più, l'unione dell'uomo o della donna, non è una aggiunzione, ma una mescolanza. Ciascun dei due si trasforma, si modifica al contatto dell'altro, e nel cangiare più volte il senso di questa modificazione, nel subire troppi accomodamenti di questo genere, non vi può essere che dissipazione di forza umana e disordine nell'economia della vita.
Lo si voglia o no, del resto, sembra bene che l'umanità si diriga, benchè lentamente, verso questo ideale, meglio in accordo con la delicatezza crescente dei costumi. Senza lasciarsi imporre dall'apparenza mentitrice della monogamia ufficiale, si può dire che l'uomo passerà dall'amore disperso all'amore unico, come è passato dall'istinto sessuale all'amore. I due progressi sono del medesimo ordine. E ciò apparirà più chiaramente ancora, a misura che noi, divenendo più razionale l'organizzazione della società, ci sbarazzeremo più facilmente delle brutalità ancestrali di cui sono vestigi la poligamia e la poliandria disordinate.
Ma se, in nome d'un tale ideale, si può scongiurare i giovani di procedere con la più gran serietà nella scelta e nelle meditazioni che devono precedere l'unione sessuale, se si può ancora esortarli a ben pesare le ragioni che possono militare in favore d'un divorzio e a non risolversi alla leggera a questo atto importante della loro vita, non si può, in nessun caso, insegnare loro che l'unione dei sessi è cosa indissolubile, nè, a più forte ragione, sottoscrivere alle coercizioni legali che sanzionano la schiavitù coniugale. La durata dell'unione non ha valore infatti, che come un segno, come una prova d'unione felice e ben riuscita. Ora, come impegnarci a realizzare una unione durevole, ossia in fin dei conti una unione felice, se ci si rifiuta il potere di rompere l'unione precaria e mancata? Bisognerebbe ammettere che in questa materia non vi sieno errori possibili. – Invece, ve ne sono e ve ne saranno sempre. L'unione libera non è dunque la negazione, ma piuttosto la condizione necessaria dell'unione durevole. D'altra parte, si può volere che il matrimonio sia fondato – come deve – sull'amore, senza ammettere nel seno dell'unione la più intera libertà? L'amore non vive forse essenzialmente di libertà?
Persuadere sè stessi della felicità delle unioni, per ciò solo che dei dispositivi estranei alla volontà degli sposi, oppure i pregiudizi degli sposi stessi hanno rese queste unioni indissolubili, è, insieme un controsenso e un'ingenuità. È imitare i buoni villani che credono l'operazione senza dolore, perchè il ciarlatano soffoca sotto un rullo uniforme di tamburo le grida disperate dei pazienti.
Si pensa d'altra parte che la comodità delle separazioni le faccia più numerose, se nient'altro non le prepari e incoraggi? Si pensa che le coercizioni legali creano delle necessità d'agire? Esse le seguono piuttosto e le registrano. E per conseguenza intralciano l'individuo nella sua libertà senza mai aiutarlo a compiere il suo dovere. Che, talvolta, nell'unione dei sessi gli individui debbano scomparire almeno parzialmente davanti agli interessi della famiglia e della razza, noi non lo neghiamo. Ma questo non vuol dire che vi sia bisogno di leggi per costringerci a farlo. Coloro che comprendono l'importanza di sacrificare un loro piacere egoista a una determinata obbligazione morale, o di lasciare prevalere certe ragioni d'agire su certe altre, lo fanno senza esservi forzati. Gli altri sanno girare la legge.
Sulla durata delle unioni e sulla loro moralità il dogma del matrimonio indissolubile e le leggi che lo sanzionano non possono avere che degli effetti disastrosi. Non vi è nulla in fatti che tenti come le cose proibite. Non v'è gente più disposta a detestarsi e a fuggirsi di coloro cui si è imposto di restare insieme.
L'unione legale, fattizia e superficiale, uccide l'unione intima, l'unione reale. Le formalità che passano per essere simboli inoffensivi finiscono per cacciare le realtà di cui occupano il posto. Esse esteriorizzano ciò che dovrebbe restare interiore.
Poichè si trova l'unione coniugale bell'e fatta dalla legge, regolata e imposta da essa, a che scopo realizzarla noi stessi mediante l'affezione, la fedeltà, la devozione, le concessioni reciproche, tutte le virtù del focolare? Già al tempo dei trovatori si era fatta questa considerazione, e uno di essi diceva: «Uno sposo farebbe qualche cosa di contrario all'onore se pretendesse di comportarsi con la propria moglie come un cavaliere con la sua dama, giacchè la bontà dell'uno o dell'altro non se ne potrebbe accrescere e non ne risulterebbe per essi niente di più di quello che già esisteva di diritto.»
Per quanto ciò possa sembrare paradossale a coloro che non sanno veder l'uomo altrimenti che a traverso il Codice, unione libera significa dunque unione durevole, unione fedele, ben più che unione effimera. E la monogamia che certuni cercano dietro di noi come una legge antica delle unioni, la monogamia che è davanti a noi e verso la quale cammina, io penso, l'umanità, non avrà qualche fortuna di realizzarsi se non al tempo futuro dell'amore libero. Allora una monogamia di sentimento e di ragione prenderà il posto della monogamia utilitaria, triste cosa ufficiale, tutta di figura e di menzogna, praticata oggidì sotto la ferula della legge.
E ciò non sarà solamente perchè gli individui potranno scegliersi liberamente e vivere nella sana atmosfera d'un contratto sempre risolubile. Sarà anche e sopratutto perchè la nuova vita sociale, produttrice di temperamenti più sani, di caratteri meglio temprati, avrà sull'amore la stessa influenza felice che su tutte le altre attività nostre.
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La libertà dell'amore, nel senso che noi abbiamo dato sin qui a queste parole, non deve essere che una prima tappa che condurrà grado a grado alla purificazione dell'amore. Il potere di fissare la propria scelta sessuale in dipendenza delle sole ragioni dedotte dalla vita sessuale, di contrarre e di rompere liberamente l'unione coniugale, si completerà mediante il potere di raffinare il proprio ideale sessuale. Sarà, se si vuole, una potenza più alta, un secondo grado dell'amore libero.
Uno, semplice ed immutabile in apparenza, l'amore è, in realtà, infinitamente complesso, diverso e perfettibile. Spontaneo, se lo si considera nel momento in cui nasce dall'incontro di due individualità simpatiche, esso è al contrario il risultato di una lunga elaborazione se lo si considera come energia latente. Ed è durante questa elaborazione che sono utilizzati in bene o in male, i risultati dell'esperienza personale o trasmessa, individuale o sociale. Si impara ad amare come si impara tutto il resto, e si impara ad amare male o ad amare bene.
Indipendentemente dall'attrazione che s'esercita tra un uomo e una donna – attrazione che rappresenta nell'amore la parte istintiva – ciascuno dei due, all'insaputa dell'altro, può realizzare un amore più perfetto secondo la sua concezione e la sua personale intesa dell'amore.
Questo modo di essere di ognuno in faccia al grande problema dell'unione dei sessi, è quello che si potrebbe chiamare la moralità dell'amore, ed educazione dell'amore quella che conferisce questa moralità.
Alla base stessa di questa educazione che si realizza in molti modi diversi, deve trovarsi un insegnamento delle cose del sesso dal duplice punto di vista fisiologico e morale, insegnamento destinato a munire i giovani degli avvertimenti e dei consigli necessari per l'ora sì critica in cui si manifesta il risveglio dei sensi. Quando, per effetto di questo destarsi a una nuova vita, l'immaginazione dell'adolescente si esalta sino a un'attività divorante, importa che essa non sia lasciata senza alimento, e sopratutto senza alimento sano.
Occorre appena dire che un tale insegnamento non si dà nè si può dare nella società presente, perchè incompatibile con essa. L'educazione è sempre il riflesso e l'istrumento del dogma sociale in vigore. Questa è la ragione per cui è impossibile che nella famiglia o nella scuola, i giovani siano educati, oggi, all'intelligenza del loro sesso. Da questa intelligenza, infatti deve nascere, in ognuno, il desiderio di affrancare il proprio istinto sessuale, e noi abbiamo visto davvicino, nei precedenti capitoli di questo libro, che la società attuale è fondata sulla servitù di tale istinto. Noi abbiamo visto che l'amore è lo spauracchio della famiglia, la vittima della proprietà e del capitale. D'altra parte in un mondo la cui grande formola è l'egoismo, l'educazione lascia da una parte, fatalmente, tutte le attività che non sono immediatamente utilizzabili nella lotta per la vita materiale.
Per tale riguardo, l'educazione borghese vive dunque ancora sul vecchio fondo d'ipocrisia clericale. O si insulta all'amore e i giovani non hanno più alcun scrupolo a mescolarvi venuto il momento, ogni bassezza, e a prostituire degli organi già spregiati come impuri; o non se ne parla affatto, si copre col silenzio tutto questo lato della vita, il che non val meglio. In ogni caso l'educazione attuale, sia essa destinata al povero o al ricco, perviene ai due risultati seguenti: da una parte i giovani si trovano senza guida nella vita quando l'epoca dell'amore s'apre davanti ad essi burrascosa e irta di scogli; dall'altra, gli adolescenti si pervertiscono l'immaginazione ostinandosi a sollevare il velo che si abbassa dinanzi alla loro curiosità. È col lavoro di queste immaginazioni sovraeccitate che si spiegano in gran parte, come noi lo vedremo a momenti, le aberrazioni passionali. È qui che trova il suo punto di partenza la sensualità morbosa, questo ostacolo sì grande e sì frequente all'amore armonico e sano.
Codesto vero abuso di confidenza della pedagogia attuale verso i giovanetti, è completato dall'isolamento assurdo in cui, sempre per le stesse ragioni, ragazzi da una parte, fanciulle dall'altra, sono rigorosamente tenuti durante i primi anni della vita. Quando in una società meno feroce contro l'amore, questa clausura reciproca dei sessi avrà cessato, allora giovanetti e fanciulle potranno contrarre a vicenda dall'infanzia un'abitudine morale preziosa. Questa necessaria preparazione psicologica di ciascun sesso per opera dell'altro, non coinciderà più come oggi col risveglio dei sensi e per conseguenza sarà meglio fatta.
Ne risulterà ancora che i giovani, meglio abituati a stare insieme, saranno più padroni di sè stessi nel momento dei desiderii, e per conseguenza più chiaroveggenti, più atti a dedicarsi in modo serio alla meditazione e alla scelta dell'amore.
Libera dai pregiudizi e dalle preoccupazioni della società borghese, l'educazione futura getterà quindi nelle anime il germe di una vita sessuale più degna e più sana.
Ma l'educazione dell'amore non sarà solamente il fatto d'una nuova pedagogia. L'amore divenuto libero si purificherà per così dire da sè stesso, mediante la sola pratica della vita sociale.
Nel seno della società rispettosa dell'amore nascerà una concezione nuova dell'amore medesimo e pur anche una certa deferenza per questo sentimento, precisamente come dalla società rispettosa del lavoro nascerà entusiasmo e deferenza per il lavoro.
L'unione sessuale apparirà poco a poco come un alto dovere, una cosa di gravità e d'importanza che si cesserà di trattare alla leggera.
In antagonismo con la dura avarizia e l'egoismo profondo dei costumi sociali, l'amore è oggi considerato come un'eccezione, una fortuna della quale bisogna affrettarsi di godere, e che, assai spesso, non si può godere che di sfuggita e in segreto. Per questo non ci si mostra difficili sulla natura di questo sentimento: lo si prende come viene; ci si contenta dell'impulsione e dell'istinto. È un piacere e non un dovere. Un piacere che si brucia dalla voglia di assaggiare, e del quale, poichè difficilmente si tocca, si prende quel che si può, ossia le emozioni superficiali, affrettate e passeggiere, non l'intima e profonda realtà. Le ragazze sopratutto, la cui vita sessuale è ancora assai meno libera di quella dei loro fratelli, di rado si elevano, in amore, al disopra dell'impulsione e dell'istinto. Ed è per esse una sorgente di terribili disinganni.
Allorquando ognuno – uomo o donna – sarà libero di sè stesso, nessuno più essendo costretto a darsi per interesse, o a fingere la commedia dell'amore; allorquando l'amore non sarà più una cosa straordinaria, una fortuna insperata, prima di conoscere la vita sessuale gli uomini saranno meno frettolosi e più esigenti.
L'amore per l'amore, l'emozione d'amore non basterà più. La scelta sessuale ammetterà ognora più la ragione a lato dell'istinto; ciascuno si sarà formato un ideale. Su questo punto come su altri, si avranno delle ambizioni da soddisfare. Si creerà così una vera emulazione, che avrà per oggetto l'ideale sessuale, e conseguentemente si creerà un auto-controllo. I sessi dovranno realmente meritarsi in luogo, come oggidì avviene, di abbandonarsi, o di prendersi colla prepotenza o coll'astuzia. Coloro che più saran riusciti a raffinare il loro ideale sessuale, costoro troveranno più facilmente l'amore e l'unione, e non quello che posseggono, come oggi nè più nè meno avviene. La repugnanza attuale di alcuni per le forme basse del sentimento si propagherà. E l'amore, divenendo meno istintivo, non sarà più ciò che è oggidì, quasi esclusivamente fisico, sensuale, malizioso e poveramente sentimentale.
L'amore nella società futura, si purificherà ancora e specialmente perchè esso metterà di fronte due eguali.
Oggi l'uomo e la donna sono l'uno di fronte all'altro nella situazione di due esseri di disuguale importanza. Non ancora ha potuto stabilirsi la nozione di una stretta equivalenza tra le due serie d'esseri che collaborano per una parte eguale, benchè in maniera differente, all'opera della vita. È con l'orgoglio e l'autorità sdegnosa d'un superiore che l'uomo, di solito, tratta la donna. E benchè questa si ribelli talvolta entro di sè contro le pretese abusive del suo compagno, e sappia prendere la sua rivincita con mezzi indiretti, non gli si avvicina meno con tutti i sentimenti d'una subalterna. Essa ammette la sua inferiorità e vi si rassegna, poichè le sue astuzie medesime e la sua finta docilità non fanno che consacrare un po' più questa inferiorità. L'affezione più tenera, la comprensione più sana del comune dovere nella lotta, che si combatte insieme, l'accordo perfetto della coppia umana non riescono ancora a cancellare codeste abitudini, frutto d'una lunga tradizione e d'una costante esperienza.
Questo stato d'anima che l'uomo e la donna traducono in tutti i loro rapporti corrisponde infatti alla loro gerarchia sociale nel passato e nel presente. L'uomo del passato ridusse più d'una volta in ischiavitù la sua compagna libera e nei nostri codici si trovano ancora numerose vestigia dell'antico servaggio femminile.
La donna deve obbedienza al marito. Ella è obbligata di accompagnarlo dovunque egli creda opportuno di fissare la sua residenza. Senza l'autorizzazione del marito la donna non può stare in giudizio, nonchè dare, alienare ipotecare, acquistare: tutte cose che il marito può fare liberamente. Il marito solo amministra i beni della comunità. Il padre solo esercita l'autorità sui figli, ecc... In un modo generale e per tutti gli atti della vita sociale, le donne, maritate o no, sono considerate come minorenni e private dei diritti più elementari. La qual cosa non è fatta, senza dubbio, per incoraggiare l'uomo a considerare la sua compagna come eguale.
Questa inferiorità sociale della donna, sanzionata da leggi umilianti, durerà quanto il diritto di proprietà che la spiega in gran parte, come noi vedemmo più sopra occupandoci del matrimonio borghese. È, in fatti, come capo di famiglia proprietario – proprietario d'una fortuna o d'un magro salario, importa poco – che l'uomo s'impone. Questo prestigio, passato nei costumi, egli lo conserva pur anco di fronte alla donna che possiede per proprio conto.
L'odiosa prepotenza dell'uomo si appoggia direttamente sulla vita sociale quale ce la foggiano la proprietà, il capitale e il salariato. A cagione del suo carattere più intimo e più altruista, la cooperazione della donna all'opera della vita passò sempre più o meno inavvertita. Il suo lavoro di madre e di massaia fu colpito d'inferiorità mentre quello dell'uomo era in rialzo. Sin dall'origine fu attribuita un'importanza più grande al sesso più specialmente incaricato di provvedere alla vita individuale, quella della specie ponendosi in seconda linea. Quando l'uomo non ebbe più da lottare contro gli ostacoli naturali fu alla proprietà che gli bisognò strappare penosamente i mezzi di vivere. Valutato in funzione della proprietà e del salariato, lo sforzo mascolino continuò a sembrare più meritorio dello sforzo femminino. L'interesse si portò sulle attività produttrici del salario; la donna restò l'accessorio, il riflesso, l'inferiore. L'uomo già ingrandito dai suoi privilegi legali, prese e ancora conserva agli occhi della donna l'importanza e il prestigio d'un agente intermedio tra lei e il mezzo sociale. Solo la pratica della vita comunista può dunque infrangere l'implacabile gerarchia stabilita da tanti secoli tra le funzioni maschili e femminili. Essa sola può identificarle, armonizzarle, metterle entrambe allo stesso livello. Essa sola serba alla donna ben altro che un posto di cliente e di protetta, e conseguentemente, di subalterna e d'ineguale.
Una volta abolita la proprietà e con essa la tradizione autoritaria istituita a profitto dell'uomo contro la donna; una volta instaurata, in sua vece, l'economia sociale che metterà in rilievo l'equivalenza dei sessi, l'individualismo femminino si fortificherà e non tarderà a occupare un posto uguale all'individualismo mascolino. Dopo tanti secoli d'ombra, d'annichilimento e di oblìo la donna sarà ingrandita a suoi propri occhi come a quelli dell'uomo, e di conseguenza la moralità dell'unione sessuale e dei sentimenti che vi si connettono salirà di più gradi. L'amore s'arricchirà allora di tutto quello che apporta con sè la coscienza dell'eguaglianza. Esso non sarà più, da parte dell'uomo, come avviene troppo spesso oggi, la condiscendenza d'un padrone per una servente che egli disprezza, ma della quale cerca di fare un istrumento di gioia egoistica e bassa. Non sarà più, da parte della donna, una rivincita d'inferiore che abusa d'un trionfo momentaneo e si compiace d'annichilire talvolta l'energia totale del vinto. L'amore non porterà più nel suo seno, come oggi, questa particella di odio, che allontana l'idea dell'unione vera, franca e leale. Più non sussisterà tra l'uomo e la donna questo retro pensiero d'ineguaglianza che conferisce così di frequente all'amore moderno il carattere di una lotta snervante e dissimulata. In luogo di tentare di asservirsi e di annichilirsi reciprocamente, ciascuno dei due associati, al momento dell'amore, metterà la sua cura a mantenere più puro che sia possibile il tipo del suo compagno onde allargare d'altrettanto l'orizzonte della nuova vita a due. In luogo d'essere un'occasione di simulazione e di pervertimento, l'amore sarà l'esaltazione e il raffinamento dei caratteri, perchè l'uomo e la donna non avendo più, l'uno per l'altro, nessun motivo di invidia, di disprezzo o di rancore, ciascuno vorrà mostrarsi, in questo solenne confronto dei sessi, il più che sia possibile bello, energico e padrone di sè. L'eguaglianza assoluta e la libertà assoluta congiunte saranno in amore come in tutte le cose i grandi fattori d'armonia e di progresso.
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Ci si obbietterà, senza dubbio, che la vita libera e comunista non preserverà gli individui dalle passioni cui dà adito sì frequentemente l'attività sessuale e che formano oggidì un ostacolo insuperabile perchè l'amore sia vissuto nella sana ed uniforme sua realtà, quale una semplice fase del nostro sviluppo fisiologico e morale.
Si dirà che per molti uomini e donne l'amore presenterà sempre i caratteri d'una crisi dolorosa, d'una febbre, d'una ipertrofia sentimentale che si palesa con eccessi, disordini psichici, pervertimenti, laddove per altri esso sarà sempre quell'intrigo continuo, quel dramma senza fine, quel desiderio insaziato di godimenti sempre nuovi, incapace di quiete, del quale i costumi attuali ci forniscono esempi sì numerosi.
La prima obbiezione che si oppone a ogni progetto di rinnovamento sociale è sempre quella delle «passioni umane». E non ci si accorge che invece di mettere nell'imbarazzo i ricercatori del meglio, essa fornisce loro dei nuovi argomenti.
Si parla sempre delle passioni come di macchie indelebili e invariabili della natura umana, come di realtà dotate d'una esistenza propria al di fuori della nostra. Nulla è meno esatto. Le nostre passioni siamo noi stessi. Produttrici d'atti buoni o cattivi, sani o malsani, utili o nocevoli, le nostre attività sono sempre le medesime. Esse portano dei frutti differenti a secondo degli ambienti più o meno favorevoli che trovano.
Fino a tanto che le nostre inclinazioni trovano libera dinanzi a loro la strada, esse proseguono il loro cammino verso la meta senza perderla di vista. Ma se la strada è ostruita, allora s'indugiano, si ripiegano su sè stesse, prendono nella nostra vita un'importanza esagerata, un posto preponderante. Ed è così che – dimenticando lo scopo stesso delle nostre attività – noi finiamo per non annettere importanza che al piacere di sentirle in esercizio, ricerchiamo questo piacere avidamente, lo assaporiamo con un dilettantismo pericoloso, ne contragghiamo l'abitudine ed arriviamo a sacrificare loro tutto il resto, facendone uno scopo speciale e sufficiente. A questo punto la passione è nata.
Le nostre passioni non sono che tendenze pervertite. E basta che siano suscitati degli ostacoli alle nostre tendenze più normali perchè queste divengano, pel meccanismo spiegato or ora, delle abitudini produttrici di disordini e di corruzione.
È quello che accade per l'amore. Se esso oggidì si manifesta così di frequente sotto una forma aberrante, altrimenti detta passionale, ciò avviene quasi sempre a causa degli ostacoli d'ogni natura che incontra sulla sua strada. Infatti, noi lo sappiamo, non vi è forse un altro sentimento, che sia come questo, ostacolato, combattuto, detestato. Ostacoli morali, ostacoli materiali: nulla vi manca. Noi già sappiamo a quali ragioni si debbano. L'educazione, noi abbiamo visto sopra in qual modo, inizia contro l'amore l'opera di proibizione; le durezze economiche la compiono. Non appena il giovane o la giovane sono lanciati nella vita, non appena essi son venuti a contatto con il mezzo sociale, mille impedimenti sorgono per contrariare la loro attività sessuale.
Come, in una tal società, gli individui non potrebbero essere condannati all'idea fissa dell'amore ed alle agitazioni che essa produce?
Della vita sociale artificiale in cui noi ci dibattiamo, la natura non tien conto, essa. Il bisogno d'amore che è in noi, perdura vivace, grida le sue esigenze e così, ripiegato su sè stesso, si pervertisce. Impedito di pervenire a un'intiera e calmante soddisfazione di sè, l'amore costituisce per molti una vera ossessione. A forza d'amare a vuoto o a caso, si finisce per cercare non più questo o quell'individuo determinato – che è proprio dell'amore sano – ma l'emozione d'amore per sè stessa, – ciò che è proprio della passione. E non si pensa più che a moltiplicare ed a variare senza cessa le occasioni del piacere speciale di cui non si è più in grado di far senza.
Similmente è pure dalle immaginazioni sovreccitate, dai desiderii insoddisfatti che nascono le forme più tormentate e più anormali dell'amore. In una società ove non vi ha ancora posto per l'amore, si comprende come la passione d'amore lasci dietro di sè lutto e rovine. Le forme diverse di questa passione non sono il più di sovente, che le allucinazioni prodotte dall'astinenza, come quelle della vista lo sono dalla fame. Contrariato dalla vita sociale, non solamente il bisogno d'amare si manifesta con una violenza d'espansione inseparabile da ogni compressione, ma immagina anche tutti i raffinamenti e tutte le corruzioni suscettibili di rendere più acuto il piacere d'amare. Sapendosi, in qualche modo, condannato dalla vita sociale, il bisogno d'amare si studia di riguadagnare in acutezza ciò che perde in sicurezza, come quei malati che vogliono condensare le maggiori gioie possibili nel poco tempo che loro rimane da vivere.
Di qui la ricerca di quelle complicazioni sensuali o sentimentali che l'ingegnosità degli «appassionati» sa variare all'infinito e sotto le quali l'amore normale diviene pressochè irriconoscibile. Divenuto semplice occasione di godimento egoistico l'amore è interpretato secondo i temperamenti e le fantasie. È come un dedalo di nevrosi inestricabile, ove perversioni e raffinatezze si complicano e s'intrecciano.
Ma per quanto lontano si spinga l'analisi dei «casi passionali» si vede sempre apparire, maggiore o minore, la responsabilità dell'organizzazione sociale attuale. Trasformare l'inclinazione sessuale normale in una passione dolorosa e malsana, tale è nei casi più frequenti, oggi giorno, il risultato dell'esperienza sociale, sia questa personale o collettiva, individuale o ereditaria, debbasi essa all'educazione, alla suggestione dei costumi ambienti, ovvero al semplice contatto dell'individuo con il mezzo. Le stesse istituzioni che impediscono all'amore di raffinarsi si comportano verso di esso da agenti pervertitori.
È perciò che noi abbiamo ragione di credere che anche le malattie morali le quali turbano sì profondamente oggi la vita sessuale e che si chiamano passioni, possono diminuire in forti proporzioni, se non scomparire, in un mezzo sociale meno ostile alla libera soddisfazione dei nostri bisogni.
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Liberatosi, in una larga misura, dalle forme aberranti che riveste oggidì; più sano, più leale, più cosciente, più durevole, tale sarà dunque l'amore, secondo ogni probabilità, nella società comunista e libera. Allora soltanto si vedrà accelerarsi verso una forma sempre più nobile e pura l'elaborazione di questo sentimento che, noi lo sappiamo, è opera dei secoli.
E, è bene notarlo nel concludere, questi rapporti nuovi tra i sessi non vorranno dire solamente maggiore gioia, dignità e quiete per gli individui, ma maggiore forza eziandio per la società.
Soddisfazione d'un bisogno, esercizio d'una facoltà normale, l'amore non è che l'individuo stesso sotto uno dei suoi aspetti. Ora non vi ha nulla, per intimo che sia, nella vita individuale che non abbia la sua ripercussione nella vita comune.
Nello stesso modo che le condizioni del mezzo sociale lasciano la loro impronta sull'individuo, le minime particolarità della vita individuale hanno, a loro volta, una risonanza nella vita sociale. A più forte ragione una metamorfosi così importante come quella dell'amore e dell'accoppiamento. Quivi, come altrove, ritrovasi il giuoco d'azione e di reazione inevitabile tra il mezzo e l'individuo. Abbiamo parlato a lungo dell'azione della società futura sull'amore; alcune parole ci restano a scrivere per accennare fugacemente alla reazione dell'amore futuro, ossia dell'amore libero, sulla società.
Questa reazione si produrrà in più modi. Innanzi tutto per l'influenza d'un sesso sull'altro. Data la sempre più grande intimità sentimentale che esigerà la vita sessuale, codesta influenza è inevitabile. L'unione dell'uomo e della donna è sempre più una comunione intima, una penetrazione costante. Tale unione crea due esseri per più aspetti nuovi. Le due serie che compongono l'umanità non solamente si completano ma si trasformano mescolandosi. E si può dire oggidì, che l'unione intima dell'uomo e della donna è la sola capace di determinare la personalità completa di ciascuno di essi. Questo compimento del carattere che corrisponde alla vita sessuale e che è opera sua, deve evidentemente più o meno riuscire a seconda della maggiore o minore serietà nella scelta dei sessi, della maggiore o minore elevatezza nel sentimento che li unisce e nella intelligenza della vita comune. Se oggidì la vita a due perverte troppo spesso gli individui in luogo di migliorarli, è che troppo di sovente l'amore è, da tutti i punti di vista, di una specie inferiore. Quando esso si sarà in poco tempo liberato e purificato, quest'azione inevitabile d'un sesso sull'altro svolgendosi in condizioni infinitamente migliori, sarà allora veramente profittevole ai caratteri; e ognuno può di leggieri apprezzare tutto il bene che, per contraccolpo, la società nel suo insieme potrà ricavarne. Il tono dell'organismo sociale se ne troverà rialzato di più gradi.
In una maniera più generale, è chiaro altresì che nulla contribuirà all'equilibrio dei caratteri e per conseguenza alla salute del corpo sociale quanto una facile e degna soluzione del problema sessuale, perciocchè non vi è nulla che apporti il disordine e la debolezza come le privazioni, le tristezze, le pene d'amore e le passioni che sì spesso ne sono la conseguenza. Infine, come noi l'abbiamo mostrato più sopra, l'amore liberato dai suoi ostacoli diverrà il motivo d'un'emulazione generosa, d'un autocontrollo e, per conseguenza, d'una selezione superiore da cui la società tutta quanta ricaverà a sua volta il più grande giovamento.
È così che la coppia dei tempi futuri, la coppia unita dall'amore libero, appare nello stesso tempo sorgente di gioia, moltiplicatrice d'energia, sintesi armoniosa della vita sociale e della vita individuale.
È dalla società trasformata che l'amore attende la sua liberazione, è vero; ma l'amore si prepara a rendere alla società esattamente ciò che da essa avrà ricevuto.