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Apri gli occhi - Percy

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Apri gli occhi - Percy

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Scrittaper l'iniziativa 24hours-of-fun organizzatadalle fantastiche Geilie ed emme .Il prompt era «Il vero viaggio di scoperta nonconsiste nelcercare nuovi orizzonti ma nell'avere occhi occhi nuovi».(MarcelProust)

*

Aprigli occhi

PercyWeasley

1700parole

DiPercy Weasley si sarebbero potute dire tantissime cose. Si sarebbepotuto dire che era un Weasley dai capelli rosso fuoco come tutti icomponenti della sua famiglia, si sarebbe potuto dire che era uscitofuori alto e allampanato come suo padre e cocciuto come sua madre. Sisarebbe potuto dire che era sempre stato un ragazzo dotato di vividoacume, volenteroso e diligente – spesso pedante. Si sarebbepotutodire che era diverso da tutti i suoi fratelli, ma la realtàera chenessuno dei suoi fratelli si assomigliava l'uno con l'altro.

C'eraBill, il primogenito talentuoso e responsabile che era cresciuto infretta per correre dietro ai fratelli più piccoli; c'eraCharlie,quello scanzonato e impetuoso nato per l'avventura; c'erano i gemelliFred e George, senza freni e senza paura, con la risata riflessanegli occhi identici e la battuta tagliante pronta sulla lingua;c'era Ron, quello timido e insicuro con la lealtà impressanelcuore; e poi c'era Ginny, che era un po' Bill e un po' Charlie, unpo' Fred e George, e perfino un po' Ron.

Percyera diverso da loro quanto ognuno era diverso a modo suo, ed eranotutti Weasley, tutti a modo loro. Era quello ambizioso, lui –ma loera anche Bill, lo erano anche Fred e George. Era quello sveglio–ma lo era anche Ginny. Era quello che non voleva mai salire sulmanico di scopo, l'unico al quale non fosse mai piaciutoparticolarmente il Quidditch – e alla fine era stato propriolui acadere.

Quelloche non aveva mai davvero volato.

    «Non hai nulla dadire?».

    Percy osservòsconcertato il volto inespressivo del padre, poi rivolse un'occhiataperplessa alla madre. La donna era rimasta immobile accanto allostufato, con il mestolo stretto fra le mani grassocce e la labbraappena dischiuse. Il ragazzo si passò le dita fra icapelli.

    «Sonodiventato assistente del Ministro » ripetécon foga crescente. « Assistente del Ministro . E tutto ciò cheriuscite a fare è... tacere ?».

    Arthur socchiuse le palpebrecon un moto di dolore, si sfilò gli occhiali di corno einiziò a pulire distrattamente le lenti con deboli movimentidel polso. Non disse nulla per diversi secondi, ma quandoparlò il suo tono parve fendere l'aria fra lui e ilfiglio.

    «Percy... hai pensato a cosa davvero potrebbesignificare?».

    «Certo che l'hopensato. Significa che finalmente le mie capacità sono statenotate da persone importanti, gente che conta. Assistente del Ministro , papà... e lavoroal Ministero soltanto da due anni. È un traguardoincredibile per la mia carriera, non--». S'interruppe dicolpo e parve trattenere il fiato. Nei suoi occhi si accese una luceinquisitoria. «Tu non credi mi abbiano promosso per le miecapacità» concluse con un filo di voce.«Non credi che io ne sia davveroall'altezza».

    «Al contrario, credoche saresti ottimo per quel compito» replicò conforza Arthur. «Ma non così , Percy. Non adesso. Non seistato assunto per i tuoi meriti. Sei stato assunto perchései mio figlio».

    Percy emise uno sbuffosarcastico.

    «Perchésono tuo figlio? Dannazione,papà, tu lavori all'Ufficio per l'Uso Improprio deiManufatti dei Babbani» sputò l'ultima parola comese fosse un'onta tremenda. «Che raccomandazioni avresti maipotuto offrirmi?».

    Le orecchie di Arthur sitinsero di un pericolosa sfumatura rubizza. Molly si portòuna mano al petto e si frappose fra loro.

    «Percy, come puoiparlare a tuo padre in questo modo?» pigolò convoce tremante. «Darebbe l'anima per ognuno divoi».

    «Forse, ma non la suaammirazione» rispose pungente. «Non ècosì, papà? Non sei pronto a vedermi fare lacarriera al Ministero che tu non sei mai riuscito afare?».

    « Percy! ».

    Ma il ragazzo pareva irrefrenabile. Teneva i pugni chiusi e al dilà delle lenti degli occhiali il suo sguardo brillava didelusione.

    «È semprestato così» continuò con rabbiacrescente. «Quando Bill è diventato Caposcuola visiete accesi di orgoglio, avete festeggiato per intere settimane.Quando io sono diventatoCaposcuola mi avete dato una pacca sulla spalla. Mi avetedetto: “Ben fatto, non ci aspettavamo niente didiverso”. Ve lo aspettavate e basta, così come viaspettavate i risultati dei miei M.A.G.O. Ho ottenuto i voti miglioridel mio anno» sibilò astioso. « I migliori . Ma voi eravate troppoimpegnati a gonfiarvi per le prodezze avventurose di Ron, per isuccessi che Charlie riscuoteva in Romania, per la bravura di Bill inEgitto... perfino i ridicoli di scherzi di Fred e George vi hanno resopiù orgogliosi dei miei progressi scolastici. A nessuno è mai importato diciò che io guadagnavo, giorno dopo giorno,fatica dopo fatica».

    Molly osservava il volto del figlio come se non riuscisse nemmeno ariconoscerlo. Sembrava che ogni sua parola le stesse dilaniando ilpetto e le guance rotonde erano rigate da lacrime silenziose.

    « Percy... non èvero».

    Percy non aveva occhi che peril padre.

    «E ora, proprioquando vengo a dirti che sono il più giovane assistente alMinistro che si sia mai visto, che davanti a me si apre una carrierastraordinaria come mai nessuno di questa famiglia hapotuto vantare... tu mi dici che non lo merito».

    Stremato, Arthur sipassò le mani sul volto. Le sue spalle erano incurvate inuna linea rassegnata e sconfitta.

    «Ti sbagli. Non haila minima idea di quanto io e tua madre siamo orgogliosi dite» mormorò piano. «Tu sei un ragazzostraordinario, Percy, ma ti stai lasciando accecare dall'ambizione. Nonriesci a valutare con razionalità cosa davvero staaccadendo. Il ritorno di Tu-Sai-Chi ha messo il professor Silente nellacondizione di--».

    «Chi lodice?» lo interruppe il figlio. «Silente? Harry Potter? Nessuno lo ha vistodavvero tornare ».

    Arthur rimase impietrito esgranò gli occhi.

    «Percy...»lo chiamò di nuovo Molly, avvicinandosi a lui e cercando distringerli il braccio sinistro. Il ragazzo si levò in frettadal suo tocco e la donna trasalì come se avesse brandito unafrusta contro di lei. «Percy, per l'amore del cielo... comepuoi anche solo pensarlo? Conosci Harry. Come ti viene in menteche--».

    «Girano voci alMinistero che--».

    « Voci ridicole! » gridòd'istinto Arthur, picchiando con forza il pugno sul tavolo.«Sciocchezze! Cialtronate! Sussurri sciocchi di gente ancorapiù sciocca! Sai cosa davvero mi deluderebbe di te, Percy?Vederti chiudere gli occhi davanti alla realtà per la bramadi gloria. Vedere uno dei miei figli lasciarsi corrompere dalladoppiezza e dall'ambizione... ecco , Percy. Questo mi deluderebbe».

    Percy conficcò identi nel labbro inferiore e si raddrizzò gli occhiali conun gesto di stizza.

    «Appoggiare Silente ora getterebbe la nostra famiglia ancorapiù nel ridicolo».

    Un silenzio di ghiaccio piombò nella piccola cucina dellaTana. Molly trattenne il fiato e si coprì la bocca conentrambe le mani, soffocando a stento un lungo gemito. Arthur sialzò di scatto, rovesciò la sedia efissò il volto del figlio con sguardo di fuoco.

    «Non osare ripeterlo».

    Il ragazzo deglutì afatica. Agli angoli dei suoi occhi si stavano formando due piccolelacrime.

    «È colpa tua se siamo sempre stati poveri,papà. Solo colpa tua».

    Molly si lasciòcadere su una sedia, affondò le mani fra i capelli escoppiò in un pianto disperato, mentre suo marito e suofiglio iniziavano a gridare con furia l'uno contro l'altro.

    «Io ho fatto di tutto per questafamiglia!».

    «Non hai maifatto abbastanza ! Indossiamo abiti dismessi,compriamo libri di seconda mano... e tutto perché tu seisempre stato più interessato a quegli stupidi Babbani chealla tua carriera al Ministero!».

    «Hai sempre avutolenzuola pulite, un piatto caldo in tavola e una famiglia che ti hasempre amato! Con quale coraggio ora vieni a recriminare tuttociò che abbiamo fatto per voi!?».

    «P-papà? P-Percy?».

    Arthur e Percy sobbalzaronocontemporaneamente. Ginny era acciambellata sui gradini delle scale achiocciola che portavano al piano di sopra con aria sconvolta. Alle suespalle, Ron fissava i propri genitori con le orecchie rosse eun'espressione imbarazzata. Fred e George fissavano seri il fratellopiù grande, con le labbra serrate in una rigida lineasevera. Percy rivolse a tutti e quattro un'occhiata distratta ealzò le mani in segno di resa.

    «Bene. Se questo è tutto...».

    «Nonè tutto » tentò difermarlo Arthur.

    «Sì,papà. Fidati. È tutto » ribattéin un sussurro penoso. «Io me ne vado». Aveva temuto di aver commessoun errore di cui si sarebbe pentito non appena si era Materializzatolontano dalla Tana con le sue poche cose infilate alla rinfusa nelvecchio baule, ma era stato bravo a convincersi di avere ragione. Se loera ripetuto per mesi, per anni , ma quando lo avevacapito non aveva più trovato il coraggio di tornareindietro. Odiava ilMinistero.

    «Weasley»lo chiamò perentorio O'Tusoe, affacciandosi nel suominuscolo ufficio con una smorfia annoiata.

    «Sì,signore?».

    Odiava essere costretto arivolgersi a loro con la parola “signore”. Nonc'era nessun signore al Ministero. C'erano rimasti solo i porci, i canie tutti quegli idioti come lui che continuavano a seguirli. Odiava ogni cosa, dal calamaio allaseggiola scomoda. Odiava quella dannata fontana nuova, odiava il suolavoro, il suo monolocale, i suoi bei vestiti costosi. Odiava rincasarea tarda notte in una camera vuota e silenziosa, dove il rimbombo diciò che aveva fatto quel giorno lo accusava finoall'alba.

    «Èarrivata una nuova lista di Nati Babbani per i quali occorre un mandatodi arresto immediato».

    «Sì,signore».

    O'Tusoe gettò unrotolo di pergamena sigillato fra le scartoffie che riempivano lascrivania di Percy. Il ragazzo ladispiegò senza battere ciglio.

    «Ne ho bisogno entrol'ora di pranzo».

    «Sì,signore».

    Il Ministro della Magia sifermò sull'uscio e gli rivolse un'occhiata inquisitoria. Poile sue labbra si storsero in un sogghigno fastidioso.

    «Sei un bravoragazzo, Weasley. Farai carriera in fretta».

    Percy annuìbrevemente. Le dita strinsero con più forza la pergamenagiallastra.

    «È un onore, signore».

    Quando O'Tusoe si fu richiusola porta alle spalle, Percy esalò un lungo sospiro affrantoe affondò il viso nelle mani. Poi rilesse nuovamente lalista, e poi ancora e ancora, fin quando non ebbe memorizzato ognuno diquei nomi.

    Sarebbe stata una lunganottata: quella volta i Nati Babbani che avrebbe dovuto avvertire delpericolo erano più del solito.