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La Genesi

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La Genesi

Racconto 10

La Genesi

***

Scholz scese dalla cunetta a gambe larghe; il retro del suo impermeabile si gonfiava e si svuotata come la vela di una nave, mentre le labbra si arricciavano scoprendo le gengive e le piastrine dargento del suo apparecchio: era proprio una mattina ventosa e gli alberi, frustati dallaria gelida e da una seccante pioggerellina sottile, si piegavano in uno scricchiolante inchino al suo passaggio, frettoloso e sollecito gi per il pendio. Oltre alla cerata color giallo limone, stridente con i suoi capelli biondo scuro, indossava una polo a strisce bianche e verdi e un paio di attillati blue-jeans a sigaretta dallaspetto striminzito, che gli lasciavano scoperte le caviglie, nude sopra le flosce scarpe da tennis, e rendevano la sua figura ancor pi oblunga e smilza. Cos Francis Scholz, allampanato e sgargiante e con una curiosa espressione indispettita che gli capeggiava in volto, sfilando lungo il sentiero sabbioso che dalla brughiera conduceva al villaggio - le lenti degli occhiali di plastica rossa appannate dallumidit e dalle goccioline di pioggia - si squadr il polso, che fuoriusciva dalla manica grondante dellimpermeabile e, sul quadrante del suo orologio di gomma, lesse le cifre 11:43. Si ferm, circospetto, squadrando di fronte e alle sue spalle la strada deserta; si sfil gli occhiali fissandoli con miopi occhi incavati, poi li lasci cadere sullerba umida e cominci a calpestarli, metodicamente, mentre udiva il crocchiare delle lenti frantumate e delle asticelle spezzate sotto le suole delle sue scarpe.

Raccolse i pezzi fracassati della sua montatura, li infil nella tasca destra dei jeans e, dopo aver controllato di nuovo lorario a capo chino - ancora le 11:43 - riprese il suo cammino schioccando le dita, fischiettando il ritornello di un motivetto pubblicitario.

- Se vorrai... potrai... OCB, extra slim! - canticchi, incerto - Bella vita avrai... OCB, extra slim!

Cerc nelle tasche sul retro dei pantaloni e sinfil in bocca un rettangolo grigiastro di gomma da masticare; ammutol, spingendo avanti e indietro la mascella con fare risoluto, mentre un ragazzo basso e tracagnotto, sotto uno straordinario ombrellone a spicchi arcobaleno, gli passava accanto.

- Buongiorno, Scholz. Vedo che stamattina ci siamo svegliati bene - ghign, colpendolo beffardamente in testa con il manico dellombrello: aveva un sorriso minuto e diabolico, e una grossa testa squadrata con i capelli tagliati a spazzola.

- Giorno Colin: sai che stavo proprio per venirti a chiamare? E questo tendone da circo, si pu sapere dove lhai preso? Vuoi una cicca? - aggiunse, mostrando il pacchetto.

- Ma se non mi chiami mai - bofonchi laltro e, stesa la gomma sulla lingua rossa come una fragola, cominci a ruminare; Francis finse di non averlo udito, e concentrandosi sullo stridio delle sue dita che scorrevano sulla plastica madida dellimpermeabile, rimase fermo ad osservare lombra sfuocata che aveva davanti. Colin alz un braccio ed accenn al suo volto.

- E gli occhiali, che fine hanno fatto? Bah - scosse il testone con una smorfia stizzita - Comunque, che volevi da me? Perch stavi andando a chiamarmi?

Scholz alz le spalle, soprappensiero.

- Sai cosa? Non lo so davvero. Camminavo, tranquillo, pensando ai fatti miei... - schiocc le dita, ma il suono usc flebile e scivoloso - E ho pensato: chiss se Colin in casa?

- Invece sono qui - lo interruppe, mentre sul suo viso appariva unespressione furbesca: aggrott le sopracciglia ispide e le sue pupille baluginarono, torve - Che strano, perdi gli occhiali la prima cosa che fai venire a cercarmi? A cosa devo tanta premura?

- Premura ... Come parli bene, tu! - replic Francis, sardonico, senza che il suo sguardo vitreo, vagando su per i tetti dei palazzi, si soffermasse su di lui - Ad ogni modo, se ci tieni a saperlo, gli occhiali non li ho persi e, anzi, proprio di questo che volevo parlarti. Conosci Freddie OBrien?

- Freddie OBrien? E che centra lui, adesso? - la sua bocca si contrasse in una smorfia contrariata mentre, dopo avergli stretto il braccio da sopra limpermeabile, lo tirava bruscamente sotto lombrello - Accidenti, Scholz! Non possiamo stare qui a discutere di OBrien mentre diluvia! Se mi raffreddo mia madre mi ammazza: non voleva neppure farmi uscire, ma dovevo per forza comprarla.

Infil una mano nella tasca del suo piumino blu scuro, reggendo con laltra il manico ricurvo dellombrello, e gli mostr langolino di carta argentata di una tavoletta al cioccolato.

- Eppure non sei tanto grasso - sfugg detto a Francis; laltro lo fulmin con unocchiata velenosa.

- Lo so, cretinetti, difatti ho il diabete... Ma certamente tu non saprai neppure che vuol dire - ridacchi crudelmente, squadrandolo - Sai che a volte sei un vero idiota, Scholz?

Francis sbuff, senza sentirlo; camminavano luno accanto allaltro, attraverso il villaggio desolato, mentre il battere cadenzato della pioggia sopra le loro teste si faceva talmente rumoroso da ingarbugliare i loro discorsi. Si fermarono davanti al portone verde splendente di un palazzo di mattoni scalcagnati, con un temibile battente dottone a forma di testa di sfinge che oscillava da un lato e dallaltro, trasportato dalle raffiche di vento gelido; Colin si sfreg le orecchie arrossate dal freddo e suon il campanello, sotto una targa che recitava P. J. Simmons A. Stewart.

- Riguardo a quel Freddie OBrien - sussurr, poggiandosi al muro - stato lui a romperti gli occhiali, Francis?

Scholz annu, inquieto, mentre la porta si apriva davanti ai loro occhi: una donna minuscola, con una vaporosa capigliatura corvina ed odiosi lineamenti porcini spunt sul pianerottolo, diritta come una sbarra su un paio di eleganti scarpe scollate di raso azzurro, che le stringevano i piedini piccoli e cicciotti. Il suo petto procace era costretto in una blusa color cipria, nella cui scollatura sprofondavano le grosse biglie pallide di un filo di perle mentre, subito sotto, una gonna scura dalla linea fasciante le lambiva le ginocchia globose e la linea robusta dei polpacci: la madre di Colin li fece passare in salotto, scivolando alle loro spalle con passo aggraziato, camminando in bilico sui tacchi alti.

- Era tanto tempo che non venivi a trovarci, Francis - tub soavemente, accosciandosi su una poltroncina di velluto con le gambe accavallate - Come stanno i tuoi genitori, caro? Colin mi ha detto che avete passato lestate in Germania, a casa vostra; devessere stato fantastico, no? Dimmi, Francis, la vostra famiglia originaria di Berlino, o viene dalla provincia?

- In realt siamo di qui - Francis avvamp - Siamo stati in villeggiatura, questestate, in Cornovaglia. Colin devessersi sbagliato con qualcun altro.

- Oh, sar stata certamente io a fare confusione - si affrett a squittire la signora Simmons, con gli occhi neri che luccicavano - Anche se non credo sia esatto dire che siete di qui , caro: Scholz non certo un cognome inglese, non ti sembra? Qual il cognome da nubile di tua madre, Francis?

Scholz si concentr sul piano di cristallo di un tavolino da t: la trasparenza del vetro specchiava e replicava i bon-bon, avvolti nelle loro confezioni patinate, intrappolati nella lastra lucida sopra le quattro zampe oblique di legno chiaro. La signora Simmons ne prese uno, con delicatezza raccolto fra le sue manine da roditore come un piccolo rubino sferico, e con un sorriso molle gli disse:

- Gradisci un dolcetto, caro? Sono allarancia.

- No, grazie. Sono a posto cos, signora Simmons.

- Non dire assurdit, Francis; Colin non ne pu mangiare, per via del diabete. Su, prendilo: allarancia - ripet, sorridente - E togliti quella cerata, o mi bagnerai la moquette.

- S, beh, la toglier in camera mia - bofonchi Colin, chiudendosi la porta dello sgabuzzino alle spalle e muovendosi a passi pesanti con i soli calzini ai piedi. Lo afferr per le spalle e lo sospinse su per le scale; url, in direzione del salotto - Anche perch se ne va tra poco! Giusto il tempo di spiegarmi che centra Freddie OBrien con i suoi occhiali!... E tu, che vai dicendo della Cornovaglia? Non mhai detto tu che avete visto il Duomo, e bevuto birra, e parlavi in tedesco?...

- Che centra? Siamo anche andati in Cornovaglia - sibil Francis - In villeggiatura.

Colin apr la porta della sua camera con un calcio: si avvicin alla libreria, meditabondo, e infil la tavoletta di cioccolato - ancora incartata in un foglio dalluminio - fra i due grossi tomi polverosi di unenciclopedia per ragazzi. Dopo averlo sfidato con lo sguardo a commentare, sporgendo in avanti il mento rotondo e ancora imberbe, si gett sul letto con uno strillo da uccello, fra i cuscini celesti e la federa a quadretti rimboccata attorno al materasso; il suo corpo paffuto veniva sballottato dal rinculo delle molle e Francis rise, in piedi, davanti allaltra sponda del letto.

- Sai che me ne importa della Cornovaglia - esclam - di Freddie OBrien che minteressa. Allora? Vi siete picchiati? Ti ha suonato come un tamburo, eh, il vecchio Freddie?

- Vecchio - fece eco Scholz e, dopo essersi steso accanto a lui, alz gli occhi sul ruvido soffitto maculato dallumidit, e sulle impalpabili ragnatele ordite negli spigoli fra i muri - Ha solo qualche anno pi di noi, no? Dicono che il signor OBrien, tanto tempo fa, abbia sparato ad una donna: cos, senza un motivo in particolare, solo perch lei era l e lui aveva un fucile in mano. Secondo te pu succedere? Pu succedere che un uomo faccia del male ad un altro solamente perch gli va?

Colin alz gli occhi al cielo; poi si volt verso di lui, appoggiato su un fianco e con unespressione derisoria: aveva le mani intrecciate dietro la testa, e batteva i piedi scalzi luno contro laltro.

- Mica morta, la vecchia - ribatt, e si lasci sfuggire un sospiro - Beh, quante te ne ha date? Doveva essere di buon umore, oppure nascondi i lividi sotto i vestiti... - infil le mani tozze sotto la polo a strisce bianche e verdi, e tent di scoprirgli la pancia; Francis sent il contatto gelido delle sue dita innervate attorno alla concavit serica dellombelico e lo spinse via, inquieto.

- Cosa c, ti vergogni delle tue ferite di guerra? - ridacchi Colin, coricandosi. Si cacci in bocca un tassello di cioccolata e bofonchi, mentre questo si squagliava nella sua bocca e diventava una colla molliccia - Perch avete litigato, poi?

- successo stamattina: io venivo dalla brughiera e lui era gi l, da solo, senza ombrello e con i capelli tutti bagnati. Mi blocca cos, per i gomiti e mi dice dammi limpermeabile, sporco nazista. E io gli dico di no, che pu anche andarselo a comprare. E lui, lui... Insomma, per farla breve iniziamo a darcele, e lui mi ha rotto gli occhiali, cos - fece finta di tenere fra le mani un bastoncino di cristallo, e di spezzarlo in due parti identiche, mentre con la bocca mormorava - Crac.

- Per tu limpermeabile ce lhai - mugugn.

- Poi arrivato un signore, mi ha visto per terra e lui scappato di corsa.

- Bene - Colin sorrise in maniera indecifrabile - Quindi hai un testimone.

- No, non so chi fosse quelluomo: non lavevo mai visto prima. Forse non era di queste parti.

- Francis...

- Che c? - grid Scholz, e con uno scatt della schiena si mise seduto, poi scivol gi dal letto, tremante di rabbia - Che c, non mi credi? E allora non mi credere, sai che me ne faccio. Tanto io dico solo bugie, no? Non c proprio da fidarsi di me, eh gi! Basta, che ci rimango a fare qui, con uno che mi d del bugiardo e sua madre che... - grosse lacrime bianche gli rotolavano dalle guancie, mentre sentenziava, ormai con voce stridula - Tu non sei pi mio amico, Colin! Per quanto mi riguarda, puoi fare anche conto che io sia morto! Addio!

Si sbatt la porta alle spalle, e fil gi per la scalinata fingendo di indossare un paio di paraocchi, concentrandosi solo sui movimenti ritmici delle sue gambe che superavano i gradini uno dopo laltro. Infil la porta e sbuc in strada: corse via, sollevando schizzi dacqua scura dalle pozzanghere che incontrava ad ogni passo.

Francis Scholz schiude le palpebre. Limmagine di un ragazzo nudo di fronte allo specchio strabuzza gli occhi: ha piumose sopracciglia bianche, la mascella dura e volitiva, un paio di braccia lunghe che lo impacciano, gli pendono lungo i fianchi, molli come due corde inarticolate. Non sa cosa farsene, il ragazzo fuori dallo specchio, ma il ragazzo che lo fissa disinvolto, conosce ogni segreto, nudo ma non si vergogna, non si nasconde.

- E tu? - gli chiede - Tu ti vergogni, Francis? Ti vergogni di come sei?

Francis reclina la testa da un lato, lo sguardo imbarazzato puntato verso il basso: le mutande sono attorcigliate attorno alle caviglie, fra i piedi lunghi ed ossuti. Sua madre lha visto attraversare il cortile sotto la pioggia, gli ha sfilato limpermeabile fradicio e gli ha ordinato di salire al piano superiore a spogliarsi. Lui lha fatto, muovendosi a scatti come una macchina impazzita: un bravo bambino.

Il suo corpo bagnato: la sua pelle scintilla come sotto una colata di cera, nella luce bianca ed insistente della lampadina. Tutto liquido, ribolle sotto il filo della sua epidermide arrossata, membrana dopo membrana: qualcosa ribolle sotto la pellicola sottile che avvolge il suo corpo.

Il ragazzo dello specchio tira in fuori il mento.

- Allora? - dice - Che c, ti vergogni? Coshai da vergognarti, Francis? Sono gli altri che devono vergognarsi, sono gli altri che dovrebbero essere come te. La colpa stata di quello sporco inglese: lui che se l andata a cercare, non labbiamo mica chiamato noi.

- Ti ha umiliato davanti a tutta la classe - continua, storcendo la bocca in una smorfia schifata - Ti chiamava lurido nazista, Francis, ti mortificava agli occhi dei tuoi compagni perch lui un insetto, uno scarafaggio inutile, un reietto. Non te lo sei dimenticato, come ci si sente...

Francis abbassa lo sguardo sulle piastrelle, in silenzio, ma il ragazzo nello specchio non ha bisogno di udire le sue parole per conoscere le risposte: sa gi che il male che gli ha fatto Freddie gli si conficcato nel petto come una scheggia, che non si estrae pi, che continuer a bruciare per sempre.

- E gli altri, coshanno fatto? Coshanno fatto per aiutarti? Hanno cominciato ad imitare quel parassita, ad insultarti, ad evitarti come un lebbroso. E io te lavevo detto, te lavevo detto che non avresti risolto niente, facendo la vittima, aspettandoti comprensione. Colin non ti ha creduto, e nessun altro ti creder, e questo perch ai loro occhi sei solo un lurido nazista: non sei un amico, non sei un compagno, non sei nemmeno una persona.

Pensava che accusandolo di averlo picchiato avrebbero finalmente capito che Freddie OBrien era un ragazzo cattivo, e che non era lui a meritare il loro appoggio. Laveva fatto a fin di bene.

- E...? - lo canzona il ragazzo, beffardo.

- Non servito a nulla. Avevo torto.

- Smettila di vergognarti, Francis. Sono solo lombrichi, esseri inferiori. Guardati: ti vergogni ancora di ci che sei?

Francis fa scorrere il pollice lungo una levetta, e la macchinetta si accende con un ronzio. Le minuscole lame che innervano le eliche si muovono in tondo, compiendo cerchi implacabili.

- Un taglio - ghigna il ragazzo nello specchio, eccitandosi - Zac! Un taglio e basta! Zac! Zac! Zac!

Impugna il rasoio con la mano destra, e respira a fondo. Ma il cuore gli batte talmente forte che cede, e la schiena gli si piega in due: poggia la testa contro il bordo piatto del lavandino, il dorso inarcato in una curva innaturale, e avvicina la macchinetta alla gola, nuda, sottile, morbida sotto il frullio delle lame.

Piange in silenzio, mentre ciocche di capelli biondo cenere cadono nello scarico. Il rasoio si inclina in avanti e indietro, attraversandogli il cranio, e le dita della mano sinistra si incontrano e si intrecciano col cannello del lavandino. Zac, zac, zac: per un po sente solo quello, e il peso dello sguardo del ragazzo nello specchio su di lui.

Si accarezza la testa, liscia sotto il suo palmo, e gli sembra di sentire il cervello pulsare, chiuso nel suo scrigno di ossa.

- Guardami - ordina Francis Scholz al suo doppione.

Alza il braccio destro, quello alza il braccio sinistro; le lacrime che colavano sul petto scivolano via.

Questo racconto ha partecipato al contest di Marge86 "I titoli del Maestro", ed ispirato al titolo omonimo di una canzone di Guccini, "La Genesi".