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Una storia per Sulpicia - Seconda parte [Aro]

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Una storia per Sulpicia - Seconda parte [Aro]

UNA STORIA PER SULPICIA

-Seconda parte-

Sta di fatto che la lasciai in quel luogo di limbo a pensare alla sua profezia ed a chiedersi da quale donna avrebbe dovuto guardarsi e tornai alla nostra dimora, pianificando la mia prossima mossa.

Semplice eppure perigliosissima: capire quanto, in questo secondo millennio dopo la nascita di Cristo, una fanciulla vergine ansiosa di non essere pi tale. Non una fanciulla vergine, anzi: quella fanciulla vergine. E per saperlo in fretta e con precisione lunico modo farmelo rivelare dalla sua stessa mente, con il non indifferente ostacolo che sarei dovuto avvicinarmi alla ninfetta tanto abbastanza da poterla toccare.

Ponderai di avvicinarla durante la notte in modo da trovarla ferma ed addormentata, ma scartai lidea: la tentazione poteva farsi troppo forte, il desiderio irresistibile. Mi risolsi cos a farmi trovare di nuovo sotto la sua finestra, come il pi sciocco degli amanti, durante una giornata grigia: avrei potuto attrarla al mio fianco e la presenza di altri mortali avrebbe costretto il mio autocontrollo a non cedere. Furono i giorni in cui mi procurai un completo elegante e ti dissi che avevo deciso di passeggiare per la citt come un semplice umano, li ricordi? Era passato cos tanto dallultima volta che lavevo fatto che nessuno avrebbe potuto ricordarsi di me.

Cos feci. Attesi una giornata nuvolosa, che per mia fortuna giunse presto dopo giorni di bel tempo, e mi sedetti su una panchina posta di fronte alla finestra della ragazza, leggendo uno degli orribili romanzetti di Chelsea per passare il tempo (avevo scelto Intervista col vampiro, e pensa che cosa buffa: vi un personaggio simile a Jane, ed uno simile ad Edward Cullen!). Non dovetti attendere molto prima di vederla gettare unocchiata annoiata fuori dalla finestra, notarmi, e ricomparire sul portone dingresso della casa, diretta verso di me. Sfacciate, davvero, queste fanciulle doggi.

Mi ero ben nutrito, e smisi di respirare. La piazzetta non era deserta, le vie attorno neppure, davanti ad un piccolo bar poco distante vi erano dei mortali che fumavano sigari e parlavano di partite di calcio. Alzai gli occhi e le sorrisi, in modo che le mie parole non risultassero brusche.

-Prego? Hai bisogno di qualcosa?- Le dissi. Sul suo viso si dipinse un ombra di preoccupazione. Era arrivata fin l senza saper bene cosa dire, ed era in difficolt. La vidi mordicchiarsi il labbro, per poi riprendersi agilmente.

-No, che ti vedo sempre qui, per non sei di Volterra. Sei in vacanza?-

Questa abitudine di rivolgersi agli sconosciuti in tono cos colloquiale mi ha sempre disturbato, Sulpicia. Lo sopporto in lingua inglese poich non pu essere diversamente, ma non lo tollero in altre lingue e soprattutto non in italiano. Eppure dovetti far buon viso a cattivo gioco perch lei non era che una giovinetta e vedeva in me una persona evidentemente abbastanza giovane da non meritare neppure la terza persona.

-Diciamo di s, in vacanza; e tu invece abiti qui, non vero- Minterruppi. Termini come tesoruccio o carina non erano adatti e proprio non me ne venivano in mente altri. Per mia fortuna lei interpret questa mia incertezza come una richiesta di presentazioni, e mi tese la mano.

-Chiara-, Disse stringendomela.

Chiara aveva sedici anni di vita ed una mente cos vacua che mi ci volle davvero poco a trovare ci che cercavo. Nella fattispecie una sorta di fidanzatino che lei sentiva di amare follemente e che reputava luomo perfetto: fico, simpatico e sensibile ( sic! ). Lei lo amava tanto, eh, per aveva visto in giro uno che era il ragazzo pi fico che ci fosse sulla terra (questo sono io Sulpicia, e spero tanto che il parere di Chiara coincida con il tuo) e doveva almeno provare a conoscerlo, solo conoscerlo non era tradimento, lei non avrebbe mai tradito Gianma (il ragazzino di cui sopra, poich la strada per linferno lastricata di buone intenzioni) perch lo amava tantissimo (ripetitiva, adorabile Chiara) e sicuramente sarebbe stato quello con cui fare lamore per la prima volta ( lupus in fabula! ) perch lui ci teneva davvero a lei, non come quello stronzo di Dedo (non me la sono sentita di approfondire oltre, non ero certo che avrei retto senza scoppiare a ridere), e anche lei lo amava un casino (onestamente la faccenda stava iniziando a diventare noiosa). Comunque io ero veramente un gran fico. Segnatelo, mia amata, ch voglio sentire questo termine triviale pronunciato dalle tue labbra delicate.

-Fosco-, Mi presentai trattenendo la sua mano nella mia quel tanto che bastava per trovare ci di cui sopra. S, il gioco di parole atroce, ma mi venne in mente quello e tanto non ha importanza.

-Che nome strano!- Esclam lei. Sorrisi. Nomen omen -, Ribattei, ma il suo sguardo smarrito mi sugger che il latino non era incluso tra le materie che questa ragazza studiava nella vita.

Poco male. Dovevo andarmene, perch ogni volta che parlavo mi sembrava che il suo sapore minondasse la bocca, raccolto nella semplice aria che usavo per questa banale funzione. Benedissi gli uomini fuori dal bar e le loro vivaci bestemmie, che mi ricordavano continuamente che non potevo permettermi alcun cedimento. Cos consultai lorologio e composi unespressione preoccupatissima, per poi alzarmi.

-Oh, com tardi! Devo andare- La sua espressione era delusa. Stava per dirmi qualcosa ma non glielo permisi, evitando che le venissero in mente sciocchezze tipo scambiamoci i numeri di telefono et similia. Mi voltai rapido, per poi rivolgerle un cenno di saluto. Arrivederci, Chiara!- Mi sembr che andasse bene. La sventurata rispose, entusiasta.

So bene, Sulpicia, che le profezie nefaste si possono evitare, e chi afferma il contrario uno stolto. La guerra di Troia non sarebbe scoppiata se Priamo avesse avuto il coraggio di uccidere Paride, ed avrebbe avuto un diverso esito se Cassandra fosse stata ascoltata.

Solo che le profezie scongiurate non vengono tramandate: se Cesare si fosse guardato dalle idi di marzo la congiura a suo danno non sarebbe stata che una riga negli annales. Ed io non avevo alcuna intenzione che si parlasse della caduta di Aro dei Volturi.

Cos non mi restava che vedere se le profezie della Veggente potevano essere scongiurate, e lunico modo per verificarlo era fare s che la vergine Chiara non fosse pi tale. E se questo non fosse bastato, Sulpicia, ebbene, avrei trovato un altro modo: andarmene da Volterra per almeno un secolo, o non uscire dalle mie stanze per il medesimo periodo di tempo; eppure, non sopportavo questa idea. Nella mia esistenza non sarebbe cambiato nulla, ma io mi sarei sentito prigioniero, ed io detesto che qualcuno o qualcosa mi obblighino a piegarmi ai loro voleri. Sono io quello che obbliga gli altri, mia amata, e non viceversa. Ma non aveva senso pensarci ora: un problema alla volta, mi dissi.

Esclusi naturalmente lipotesi di prenderla io stesso, giacch so perfettamente che non sarei mai e poi mai riuscito a non ucciderla nel tentativo. Mi trovai a ponderare lidea di farla prendere per forza da qualcuno, cerano in ballo il mio regno e la mia stessa vita ed una risoluzione cos truce mi avrebbe lasciato senza alcun senso di colpa; ma, mi chiesi, e se questo atto avesse messo in moto la profezia? Avrei forzato il destino introducendovi un elemento estraneo, che per di pi sarebbe nuociuto alla fanciulla, e non potevo rischiare di far avverare la profezia con un maldestro tentativo di evitarla. Lunica alternativa rimaneva Gianma (presumo si chiamasse Gianmaria, o almeno lo spero per lui), ma come convincere il ragazzino sensibile et simpaticissimo a cogliere rapidamente il delizioso fiorellino? Ci pensai per qualche giorno, inquieto, senza trovare soluzioni che non mi esponessero troppo. Infine ripensai a lei, non Chiara, la Veggente, perch era lunica che gi sapeva.

Mi recai alla via in cui, ormai sapevo, avrei trovato la Veggente; a questo punto della storia inutile mentire, mia amata, o fingere che mi ci trovai davanti per caso. Mi recai dunque l di proposito, ben consapevole del fatto che avrei dovuto chiederle aiuto ed oltremodo indispettito per il fatto medesimo.

Questa volta allangolo vi era una sorta di delizioso negozietto dagli scaffali stipati di nugae e chincaglierie. Lei stava dietro al bancone e davanti ad uno scaffale di bambole sembrava una bambola ella stessa, con i perfetti boccoli color del cioccolato azteco ed una maschera in velluto verde con un fiore applicato a un lato, costellata di ricami in filo argentato, ed un corpetto di broccato dun intenso color smeraldo ricamato a foglie dargento.

Non appena la porta annunci il mio arrivo con un delicato scampanellio lei ricompose nel mazzo le carte disposte sul banco, accenn un saluto chinando la testa e cominci subito a parlare.

-Pare che la questione sia piuttosto seria-, Esord. Ma se il mio aiuto che vi serve dovete per forza dirmi qualche cosa di pi: vedo che la minaccia una donna e il desiderio che avete per lei, mentre il futuro ancora incerto: riuscirete nelle vostre imprese se avrete audacia e sarete nel vostro diritto. Solo non capisco in quale modo una donna possa farvi infrangere le vostre regole, tra le quali non mi sembra contemplata una pena per ladulterio; sapete? Ci sono anchio nelle carte: una donna pi forte di voi che vi porter aiuto.-

Non perdetti tempo a rimanere perplesso, Sulpicia, non pi; in tutta questa storia, avrai capito, ero ormai oltre la perplessit. Perfino la sua impudenza mi risult divertente.

-Sorvoler su quel, come avete detto? Essere pi forte di me , adorabile bambolina-. Alzai la mano per bloccare le sue parole. Lo so, volete specificare che le vostre parole non erano da intendersi in senso assoluto ma erano riferite alla specifica circostanza; in altre occasioni vi consiglierei di pensare bene alle parole prima di pronunciarle, ma ora non c alcun motivo di formalizzarsi. Dunque.-

Girai intorno al bancone, fino a raggiungerla dietro di esso. Labito si apriva in una gonna color verde bottiglia, di tulle, simile a quelle delle ballerine, indossava calze di seta trattenute da un reggicalze e deliziose scarpette da ballo argentate.

-Non la donna il pericolo, n ladulterio; il suo sangue di fanciulla. Ho motivo di credere che, qualora la fanciulla non fosse pi tale, il suo sangue si guasterebbe ed il suo odore sarebbe per me allettante ma non pi di altri. Va da se, mia adorabile ballerina, che non ritengo prudente forzare levento facendo s che qualcuno la prenda per forza. Il discorso cambierebbe se fosse lei a concedersi, traendone il giusto piacere.-

-Lei a concedersi, dite? Dunque- Si picchiett il dito indice sul mento, pensierosa, le labbra color fragola imbronciate in unespressione concentrata.

-Potrei avere qualcosa che fa al caso vostro, qui. Lei si conceder alla persona a cui pi vicina sentimentalmente, voi escluso e parenti esclusi, parenti stretti intendo. Per merce costosa, perch unica. Devo barattarla con qualcosa di unico. Avete idea di cosa offrirmi?-

-Niente cose materiali, giusto?- Le dissi sorridendo, perch ormai conoscevo il gioco. Lei annu.

-Potreste donarmi il vostro nome. Dopotutto sono millenni che non lo usate pi.-

Rimasi stranito dalla peculiare richiesta.

-Il mio nome? Questo solo vi basta?-

-Potrei dirvi che s, sono generosa, in fondo non che un piccolo dono senza importanza, ma sono vincolata a giocare in modo pulito. Non un dono di poco conto, il vostro vero nome, e lo donereste a me. Non lo ricordereste pi n voi n i vostri fratelli, o vostra moglie, o i vostri amici e sottoposti. Mi apparterrebbe.-

La fissai intensamente e lei sospir, spiegandomi ci che intendeva.

-Non sottovalutate la vostra natura e quello che significa vivere per sempre: potete dire di ricordare comera la consistenza della vostra carnagione mortale, lodore dei vostri capelli, il colore degli occhi? Cosa vi piaceva mangiare, cosa bere, comera fare lamore? No, certo, o almeno non tutto, e forse penserete che non vinteressa. Ma con i vostri ricordi il mortale di un tempo si sgretola, e prima o poi di quella umanit non rimarr che il nome delluomo che eravate. Se mi donerete il vostro nome il giorno in cui cercherete quel mortale non troverete nullaltro che Aro dei Volturi. Siete consapevole di questo?-

Risi. Un nome! Uno sciocco nome, il nome di un mortale che non esiste pi da tre millenni in cambio del mio impero, un nome che probabilmente non ricordava pi nessuno a parte me e te toglimi una curiosit, Sulpicia, e pensaci adesso: tu riesci a ricordarlo? A pronunciarlo ad alta voce, a scriverlo sui margini di questa pergamena? Eppure dovresti. Ed io certamente lo ricordavo, quel giorno.

-Vi dono il mio nome, se questo che chiedete. gi come dite: esiste solo Aro dei Volturi.-

Presi il suo viso tra le mani e glielo sussurrai allorecchio. Sospir, con un brivido.

Poi mi trattenne la testa contro il suo orecchio, affondando le mani nei miei capelli e guidando la mia bocca sul suo collo sottile. La sollevai fino a deporla a sedere sul bancone, e lei mi cinse i fianchi con le gambe attirandomi a s.

-Quando dicevo di essere pi forte di voi-, Mi sussurr con voce roca, - ero assolutamente seria.-

Non persi tempo a controbattere una tale sciocchezza piazzata ad effetto. Ero impegnato a fare altro.

Allora, mia amata, non vuoi sapere cosa mi ha dato la Veggente?

Sulpicia!

Sei una signora, suvvia, certe battute volgari non ti si addicono proprio! Chiedo venia, te lho servita su un piatto dargento, ma insomma, contieni i tuoi pensieri! Non vedo lora di averti sotto le mie mani, mia amata. Non sai quanto sia divertente questo pensiero, e quanto mi ecciti questo desiderio.

Comunque fu una bottiglietta di profumo loggetto che mi porse, e mi sarebbe bastato che Chiara lannusasse per scatenare leffetto voluto. Contenuto in una fiala dalabastro di meravigliosa fattura, tipica di Volterra, come quelle che si usavano un tempo per contenere gli unguenti profumati. Come una delle tante che regalai a Didyme, simile in tutto e per tutto ad una che lei preferiva e che perdette, lasciandola scioccamente in giro durante un convegno damore. Di nuovo, Sulpicia, una bizzarra coincidenza, non trovi? E due coincidenze fanno un indizio, diceva quel famoso investigatore. O erano tre?

Non importa. Guardai gli oggetti sparsi sugli altri scaffali: una rosa gialla sotto vetro, le bambole di porcellana, una scacchiera debano e alabastro con i pezzi in posizione di partenza, un kimono rosso di seta. Nessuno di questi aveva laria familiare.

Immediatamente mi recai da Chiara: pensai che potesse valere la pena di battere il ferro finch era caldo; non cera motivo di non essere impazienti fintantoch ancora riuscivo a controllare la mia sete. Volevo solo soddisfarla o dimenticarla: impossibile assuefarmici. In questo, lo ammetto, Edward Cullen stato davvero pi bravo di me.

Riutilizzai la panchina, su cui notai una nuova scritta in colore rosso fiammante: Fosco was here. Se mai un vampiro pu morire, mia amata, in quel momento rischiai seriamente di morire dalle risate.

Ero nel punto del libro in cui la piccola e adorabile Claudia manipola cos abilmente il suo amante ai danni del loro affascinante comune creatore, reo ai suoi occhi di averle sottratto la mortalit quando non era che una bambina (Jane non sarebbe mai cos sciocca, a onor del vero, e comunque sono io lamante di Jane, quindi non possono esservi parallelismi), quando sentii il suo odore.

Rischiai di cedere, per colpa di quello sciocco romanzetto che aveva catturato la mia attenzione distraendomi. Per un attimo vidi solo il sangue rosso fluire da lei come da una ferita, irresistibile, ma qualche occupante del bar pens bene di iniziare una conversazione in dialetto stretto a voce altissima e mi riport con i piedi per terra. Benedetto sia quel mortale.

Probabilmente Chiara era di ritorno a scuola, visto lo zaino colorato che portava in spalla. Nel vedermi sillumin e corse verso di me.

-Ciao Fosco!- Esclam vivace. Mascherai il disappunto che mi assaliva ogni volta che si rivolgeva a me con quel tono colloquiale, e sorrisi.

-Buongiorno Chiara!- Le risposi. Lei si mordicchiava le unghie, come al solito un po imbarazzata. Prima che se ne uscisse con qualche vacua stupidaggine presi in mano io la situazione.

-Sai, oggi mi stato regalato questo- Le mostrai la fialetta, confidando nel fatto che lei non capisse il valore di un simile oggetto. un profumo da donna ed io non me ne farei nulla, naturalmente. Prendilo tu!-

Sorrise come se le avessi offerto limmortalit. Ringraziandomi prese la fialetta e lapr, annusandone il contenuto. Ho fatto un bingo, pensai. cos che si dice, Sulpicia, ho fatto un bingo?

-Buono!-, Esclam. Lo sguardo le si appann leggermente, talmente leggermente, mia amata, che forse me lo sto solo immaginando.

-Chiara, o che ci fai l? L cotta la pasta!- Grid una donna, la madre suppongo, dalla finestra. Una donna che a quanto pare non fa altro che cucinare tutto il giorno, direi. La ninfetta mi guard con rammarico, io colsi loccasione per salutarla ed andarmene.

E poi attesi. Attesi vari soli senza mai uscire dal nostro palazzo, per essere sicuro. Attesi perch, in una parte della mia mente, temevo di scoprire che la Veggente mi aveva imbastito una storiella stupida a cui io avevo dato fede, magari allo scopo di trovare un mio punto debole a beneficio di chiss quale dei miei nemici, Chiara era ancora la mia cantante ed io dovevo venire a capo di questo complotto senza sapere da che parte incominciare e con la sottile convinzione che la profezia fosse reale.

Fino a che non ne potei pi di attendere e per lultima volta raggiunsi Chiara.

Stavolta non avevo con me il libro, che avevo terminato di leggere (ora devo procurarmi il seguito, perch Chelsea dice che il protagonista laffascinate creatore della bambina, la quale tra parentesi muore non volevi leggerlo, Sulpicia, vero?) ed attesi nascosto nelle ombre, senza mostrarmi, pronto a fuggire al primo accenno di dolcissimo odore di sangue.

Ma poi lei attravers la piazzetta. E potei sospirare, riempirmi la gola di quel sospiro di sollievo: era finita. Un buon odore, nulla di particolare. Heidi ne cattura di meglio perfino quando non simpegna. Per esserne certo mi avvicinai a lei passeggiando lentamente, ed addirittura mi arrischiai ad attirare la sua attenzione.

-Chiara!-, La chiamai. Lei saltell verso di me.

-O Fosco! Ciao! Come stai?- Stavo splendidamente. Nessun effetto. Ed era ora che Fosco se ne andasse; non sarebbe neanche dovuto esistere, ed era stato anche troppo su quella panchina, come decretava insindacabilmente la scritta rossa.

-Molto bene, davvero! Nonostante le mie vacanze siano finite. Ma stato un vero piacere conoscerti!- Le tesi la mano e lei me la strinse, dicendo qualcosa del tipo: -Di gi? Che peccato, ma torni?-

Oh, laveva persa eccome la verginit, Sulpicia. Ma non con Gianma, no, con Dedo (non riesco davvero ad immaginare come possa chiamarsi in realt), che lei non era mai riuscita a dimenticare nonostante lavesse tradita con quella troia della Francesca ( sic! ). Ed il giorno dopo, presa dai sensi di colpa, aveva ripetuto la performance con Gianma, per poi lasciarlo perch aveva capito che in realt amava di pi Dedo. Voi donne, mia amata, siete meravigliose. Siete dipinte dalla mano di Dio, e non capisco come facciate ad amare cos tanto degli uomini come noi. Meno male che non sono mai stato un bravuomo, Sulpicia, altrimenti come avrei potuto continuare ad affascinarti cos tanto dopo tremila anni?

Mi congedai da Chiara quasi con rammarico, ora che quella bambina non era pi un pericolo. Chiss come procedono le sue vicende amorose; magari tra qualche tempo Fosco ci torner, in vacanza a Volterra.

Qualche giorno dopo, ricordi, la Veggente mand un biglietto con il quale comunicava ufficialmente che la sua permanenza a Volterra sarebbe terminata al sorgere della luna. Con la scusa di controllare i suoi movimenti la raggiunsi a sera, a Porta dellArco; Renata mi segu in qualit di guardia del corpo.

Stavolta non portava alcuna maschera; indossava una veste bianca lievissima, che pareva intessuta di luce lunare, ed i suoi capelli candidi fluivano lisci sulle spalle minute, appena trattenuti da una sottile tiara di platino. Aveva zigomi affilati e labbra pallide, ed i liquidi occhi rosso vivo orlati da lunghe ciglia bianche parevano essere lunica nota di colore in un disegno bianco e argento. Nel vedermi sorrise e sinchin; feci cenno a Renata di rimanere dovera e mi avvicinai a lei.

-Ho consultato le carte, e il vostro destino cambiato: potere, amore, ricchezza, le solite cose. Niente caduta; la ruota ha girato di nuovo.-

-E devo ringraziare voi, bellissima-, Le dissi baciandole la mano. Rise.

-La prossima volta che mi vedrete, se vi sar una prossima volta, dovr stare attenta a non farmi baciare da voi, perch come da patti i vostri poteri funzioneranno di nuovo su di me. Mi avete predetto il futuro e donato il vostro nome: non c alcun debito tra noi e nessun patto stato infranto. Lequilibrio rispettato.-

Annuii. Pareva obbedire a leggi tutte sue, Sulpicia, questa donna affascinante. Mi sarebbe piaciuto davvero sapere quali.

-La prossima volta vi unirete a me?-, Proposi ancora una volta.

-No, perch non vi appartengo-, Rispose con grazia.

Su conged da me con un inchino, lanciandomi un bacio con due dita.

Renata la fissava furibonda, i denti scoperti. Ricambiai il bacio della Veggente e la guardai uscire dalla Porta dellArco, argentea alla luce della luna. Mi concessi il tempo di vederla scomparire, di ripensare a questa bizzarra vicenda che gi mi sembrava sfumare come un tempo facevano i sogni al mattino, e presi la decisione di raccontarti questa storia affinch sia tu a ricordarla per me.

Poi concessi attenzione al mio scudo.

-Renata, che c? Calmati, dunque. Va tutto bene, e questa reazione totalmente fuori luogo!-

Lei chin il capo.

-Chiedo perdono, Signore, ma Perdonatemi quella donna: avete avuto commercio con lei? Le avete donato qualcosa, promesso qualcosa?-

Non avevo certo voglia di parlare della vicenda e sicuramente non con Renata. Quindi negai.

- solo una donna che ha chiesto il permesso di stare qualche giorno a Volterra, lha ottenuto, e ora se ne va. Che ti succede, tesoruccio?-

-Perdonate, signore quella non una di noi.-

Scoppiai a ridere. Cosa cerchi di dire? Riesci a spiegarmelo o preferisci che capisca da me quello che intendi?-

-Come desiderate, Signore.-

Sembrava smarrita, cos le accarezzai il volto.

La mente di Renata, Sulpicia, presenta figure dai colori vividi stagliate su sfondi cupi. Sentii gli echi delle leggende della sua isola, storie di minuscole fate che a volte scendevano nei villaggi dalle loro dimore di pietra e ballavano con i contadini al suono delle launeddas. Le vidi come le immaginava lei, con la pelle luminosa per rischiararsi la via, vidi le pi crudeli tra loro succhiare il sangue dei giovinetti, le vidi fingersi umane. Sentii il turbinio preoccupato dei suoi dubbi: se esistono vampiri e uomini lupo, perch non le fate? Se esistono nella sua isola, perch non in altri luoghi? Se potevano farsi passare per umane, perch non per vampire? Su di loro vi era tanta mitologia quanta ve ne era su di noi, dopotutto: potevano essere tutte fole?

Come aveva identificato la Veggente in una fata? Non lo sapeva, le era venuto istintivo e mi aveva messo in guardia. Aveva ragione? Non lo sapeva, potevano essere sciocchezze e spero che Aro, il mio Signore, non si arrabbi.

Le depositai un bacio leggero a fior di labbra.

-Non mi arrabbio, Renata, ma credo che la tua immaginazione sia troppo fervida. Non temere, tesoruccio. Quella era una vampira, come noi, e adesso se n andata.-

Lei annuii, poco convinta. E dico il vero, sono poco convinto anchio.

E cos, mia amata, finisce questa storia. Tuttavia avevo promesso di darti qualcosa che tenesse la noia lontana da te, e sarei un ben misero fabulatore se il mio tentativo si esaurisse con lultima pagina di questa pergamena.

Dunque voglio che tu la rilegga, e poi ancora e ancora, senza mai neppure posarla, fino ad averne in mente ogni dettaglio. Neanche allora poserai questi fogli: accenderai una candela ed, uno dopo laltro, li brucerai.

Lo farai perch nessuno sguardo tranne il tuo vi si possa posare sopra, e nessuna mente tranne la tua possa custodire questa mia favola; lo farai perch te lo sto ordinando e sapr di certo se il mio ordine stato eseguito o meno.

Ridurrai queste carte in cenere, e continuerai a bruciarle fino a scottarti la punta delle tue adorabili, piccole dita.

A questo punto sarai sola nella nostra stanza, e so bene cosa farai: ti chiederai quanta verit contenuta in questa storia e quanto mia invenzione; se io abbia semplicemente usato una bella donna venuta a chiedere udienza come spunto per inventare un racconto di fate, vampiri e sangue, se ogni parola sia testimonianza fedele di accadimenti reali, o se le cose siano state mescolate. Se davvero io sia riuscito a resistere alla mia cantante o se abbia ceduto, e con quali conseguenze.

Se io ricordi il mio vero nome, perch sono pronto a scommettere che tu lhai dimenticato, e magari fino a qualche istante fa eri convinta che ci non sarebbe mai successo.

So anche che sai che non risponder a queste domande, lasciandoti come sempre ad interpretare ogni mio pi minuscolo gesto, e sai quanto mi divertir ad affondare nel gorgo i pensieri che la tua mente cos splendida sta producendo.

Sulpicia, mia amata, non vedo lora!

Aro

Note finali: al! Ho iniziato a scriverla questestate, sta storia, e finalmente (finalmente?) vede la luce!

Dal momento in cui ho deciso che doveva essere scritta in prima persona, Aro si impossessato di me. Ha cominciato a flirtare spudoratamente con la tizia (giuro, non lavevo previsto). Ha scoperto che la sua cantante era una bimbaminkia (ti!). Si messo a leggere i libri della Rice e poi ha spoilerato il finale a sua moglie. Cita impunemente i film di Tarantino (Ho fatto un bingo! Si dice cos, ho fatto un bingo?). Fa orribili giochi di parole. Insomma, come al solito ha fatto tutto ci che voleva lui. E, se qualcuno si stesse chiedendo se alla fine questa storia vera o no, beh non ne ho idea: non me lha mica detto!

La mega soddisfazione? Che, nel suo giudizio, storyteller lover ha scritto: in questa storia ci troviamo di fronte ad Aro in persona.

Se qualcuno riuscito ad arrivare fin qui, lo ringrazio!

E ringrazio tanto:

Luna95: come vedi, nel mio tuailit-mondo a Volterra i giochetti di parole vanno di moda! Grazie per i complimenti, sei sempre troppo gentile!

Zenobia_vampire: Demetri ed Heidi li si immagina solamente a letto perch, parole di Demetri, io ci giocherei a Trivial Pursuit con Heidi, che dopo un po mi deconcentro! Limmagine di Renata che svia Felix col suo potere oddio! Troppo carini, s! Ed anchio adoro Afton e Chelsea. Follemente.

OttoNoveTre: E parliamo degli etruschi con i nomi romani? Io la risolvo cambiandoli tutti. Oltretutto qui, come vedi, cambio il nome pure allunico che almeno aveva un suono etrusco! E che un etrusco di nome Aro, vuoi che non gli faccia avere un passato da aruspice? Me lo vedo troppo col fegato di Piacenza sotto il banco durante le verifiche!