Garbino, gatti e nuraghe [Renata]
Garbino, gatti e nuraghe [Renata]
GARBINO, GATTI E NURAGHE
Lamore tutto intorno a te
Renata aveva sempre avuto dei gatti, da umana.
Anzi, nellultimo periodo della sua vita aveva avuto solo dei gatti; li ricordava aggirarsi nella casa vuota, strusciarsi sulle sue caviglie, spezzare ogni tanto il silenzio con un miagolio o con un suono di fusa soddisfatte. Le mancavano, erano lunica cosa che le mancava della sua vita mortale: non la fame, il battito del cuore, freddo caldo sonno e dolore. Solo i gatti.
Conosceva un vampiro che aveva dei gatti. Attualmente il suo rifugio era un casolare diroccato vicino alla pineta di Classe; fiero delle proprie origini romagnole non si spostava mai dalle provincie delle sue terre e nei vari traslochi portava sempre con s almeno qualche gatto, che fondava una nuova colonia di randagi nel giro di pochi anni.
Il suo nome era Pio Bracci e si faceva chiamare Il Garbino, come un vento. Un vento fastidioso, caldo umido, a raffiche, che fa uscire di testa i matti e taglia le gambe, spiegava con un certo orgoglio. Era un essere lunatico e violento ("taglia le gambe" non era esattamente una metafora, nel suo caso), ma se gli piaceva qualcuno gli era fedele per sempre ed Aro gli piaceva moltissimo. Tecnicamente non era un membro della guardia perch, da buon romagnolo, odiava la sola idea di dover obbedire agli ordini di qualcuno; in pratica, da buon romagnolo, appena gli si chiedeva qualcosa faceva tutto ci che era in suo potere per essere utile. Perci Aro chiedeva e lui eseguiva; tutto sommato non era male, se non ti trovavi dalla parte sbagliata dei suoi denti, e poi aveva i gatti.
-Ci, burdla, ma i gatti non sono mica come i cani, che sono troppo abituati alluomo per abituarsi a noi, o come i gazotti, che sono troppo selvatici e channo paura; loro sono mezzo e mezzo come i vampiri-, le aveva detto una volta Il Garbino rispondendo alle sue perplessit. Te il gatto lo devi prendere da piccolo, cos si abitua: lo sa che sei pericoloso ma sa che non sei pericoloso con lui, gli dai da mangiare e per il resto si arrangia; quando fa i gattini gli insegna lui che non devono avere paura di te. E i gattini lo insegnano ai loro gattini e via via, e alla fine hai tutti sti gatti che hanno il loro territorio dove non ci va nessuno a rompergli le palle e girano guardando dallalto in basso gli altri animali che hanno paura di te. Ti portano anche i topi per regalo dal gran che ti vogliono bene. Se vuoi te lo regalo io, un gattino, se il tuo capo te lo lascia tenere: la Bianchina ne ha appena fatti quattro!-
Renata aveva declinato, ringraziando.
Qualche giorno dopo, sullaereo privato dei Volturi diretto allaeroporto di Olbia, Aro le aveva chiesto perch mai non avesse accettato il gattino; -Non avevi certo timore che io non te lo lasciassi tenere, vero, tesoruccio?-
Renata non aveva avuto bisogno di rispondergli.
Lei non temeva un diniego da parte di Aro; temeva che non ci sarebbe riuscita. Ad addomesticare il gattino, a farlo affezionare a lei; aveva paura del giorno in cui il gatto lavrebbe abbandonata. Ci sono esseri che hanno bisogno di qualcuno di speciale per essere addomesticati e lei non si era mai sentita particolarmente speciale.
Ogni volta che Aro doveva (o meglio, acconsentiva a) spostarsi da Volterra, anche di poco, pretendeva sempre di fissare gli incontri con i suoi alleati in luoghi dinteresse storico o culturale; sosteneva che non cera ragione di non unire lutile al dilettevole e che per mettere a punto faccia a faccia i cavilli di un accordo era molto meglio un nuraghe di una squallida sala dalbergo. Il probabile futuro alleato laveva saggiamente assecondato.
Demetri era gi in zona da qualche giorno per assicurarsi in incognito che gli alleati non stessero preparando loro qualche scherzo sgradito; Jane, Alec e altre cinque guardie accompagnavano Aro in qualit di testimoni dellaccordo e lei, al solito posto dietro al suo signore, guardava la sua terra dorigine avvicinarsi sempre pi allaereo. Inizio di settembre di vento e sole, di acquazzoni che se ne andavano veloci comerano venuti; Renata sentiva lodore della Sardegna perfino nel breve tragitto dallaereo alla loro auto.
Non sarebbe voluta arrivare in auto al sito nuragico di Cabu Abbas; sarebbe voluta arrivarci a piedi, arrampicarsi sopra la citt di Olbia e percorrere la strada tra le montagne, saltando tra le rocce bianche e la vegetazione brulla. Avrebbe voluto sentire sulla pelle le gocce di quellacquazzone che scrosciava sui vetri dellauto, riabituarsi a poco a poco ai colori e ai paesaggi della sua terra.
Dopo unultima salita le auto si fermarono in un piccolo spiazzo; non cerano turisti, forse perch pioveva o pi probabilmente perch Aro aveva deciso che non ce ne dovessero essere. Le sembrava ancora assurdo che esistesse gente che pagava per vedere i nuraghi o per sopportare il vento, il sole e la sabbia delle spiagge. Si tir su il cappuccio scuro di malavoglia; avrebbe preferito che la pioggia le inzuppasse i capelli. Segu il suo signore su per la ripida erta che portava alla cima del colle.
-Non trovate che questo paesaggio sia cos meravigliosamente suggestivo? Sapete, ho studiato il luogo prima di portarvi tutti qui: vedete questa fortificazione?-
Aro fece un gesto teatrale, sfruttando le raffiche di vento che facevano svolazzare il suo mantello nero. Indic i tratti di muro a secco che circondavano come una corona la cima dellaltura e il nuraghe vero e proprio sul quale si trovavano, incastonato nel punto pi alto della collina.
-Sapete cosa temevano le trib che tremila anni fa hanno fatto questo? Non gli attacchi dal mare, affatto. Temevano gli attacchi da terra da parte delle altre trib. Vi ho dato appuntamento qui, mio carissimo alleato, affinch voi ricordiate sempre che i Volturi non amano gli attacchi da terra.-
Linterlocutore di Aro annu come a dare ad intendere che aveva capito lantifona. Era un uomo di poche parole; molto probabilmente sardo anche lui, consider Renata.
Aro rise per stemperare la tensione, poi continu a parlare.
-Naturalmente non amiamo neanche gli attacchi dal mare, ma ce ne facciamo una ragione. Quelli da terra invece proprio no. I Volturi non sono pocos, locos y mal unidos , al contrario! Forse un po pazzi, questo lo concedo ma siamo tanti e molto, molto uniti, vero tesorucci?-
Renata sorrise tra s; lavevano detto gli spagnoli che i sardi sono pocos, locos y mal unidos . E se quel giorno lei era l lo doveva anche ad uno spagnolo.
Si guard intorno; lasci spaziare lo sguardo sul paesaggio, sulle rocce bianche, sul porto di Olbia. Lo riport sulla muraglia difensiva che circondava da tremila anni la cima della collina, a difendere il nuraghe dagli attacchi provenienti non dal mare ma da terra, dalle sue stesse genti poche, pazze e divise.
Lei era come il muro di quel nuraghe, proteggeva chi cera dentro dai pochi vampiri pazzi e divisi, e anche di fronte a quelli numerosi, lucidi e uniti faceva egregiamente il suo lavoro. Intorno a lei cera tutto il mondo, mari e monti. Per uno che laveva abbandonata cerano quelli che le stavano accanto un giorno dopo laltro, quelli a cui lei voleva stare accanto e che proteggeva.
Mentre Aro per suggellare laccordo stringeva la mano allalleato, risultava contento di ci che vi trovava ed annuiva, Renata decise che era proprio ora di prendersi un gatto.
Torn dal Garbino, che era sempre contento di vedere Aro o qualcuno del suo entourage e di accompagnarli anche fino a Forks. In quella missione Aro laveva infiltrato tra i testimoni perch sapeva che gli faceva piacere, perch tenesse docchio le loro reazioni e per un altro suo personale motivo di divertimento: Il Garbino pensava esclusivamente in dialetto romagnolo. E per quante lingue conoscesse Edward Cullen, il dialetto romagnolo non era tra queste.
Si rivolgeva in dialetto a tutti tranne che a coloro i quali, pur avendo il grave handicap di non essere nati in Romagna, gli erano simpatici e perci meritavano lo sforzo di un idioma comprensibile. Chiamava Renata la mi bela burdla.
La chiam cos anche quando lei gli chiese se lofferta del gatto era ancora valida e per tutta risposta lui entr nel casolare diroccato. Ne usc con un gattino completamente bianco dal pelo un po lungo del tipo che, Renata lo sapeva con certezza, lasciano peli attaccati ovunque e in particolare sui mantelli di colore scuro. Gli sollev la coda, poi scosse la testa.
-Credo che sia una femmina. Per l znn, non si capisce. Potrebbe anche essere maschio.-
Glielo tese e il gattino appiatt le orecchie e soffi, poi cominci a miagolare impaurito.
-Cominciamo bene-, sospir lei scoraggiata. Il Garbino si accigli.
Alra tan capss, burdla. Dacci da mangiare un po di volte e poi vedi le fusa che ti fa, son ruffiani questi bastardi, ci! Adesso scusa ma devo andare a fare un lavoro-, le disse mollandole il gatto tra le braccia, che cerc invano di graffiare la sua pelle impossibile da scalfire.
Lo vide caricare alcune taniche di benzina sulla sua Ape Piaggio scassata.
-Dentro ho un frigor con della roba, comincia gi a dargliela. Tante cose, burdla, e saluta il tuo capo!- le grid. In effetti, grazie alle scorte del Garbino, gi allarrivo a Volterra il gattino si era azzardato ad annusare circospetto il suo dito indice. Ruffiano bastardo, pens Renata soddisfatta.
E gi la settimana dopo le faceva le fusa e sopportava la vista di Felix, Chelsea e Afton senza soffiare. Non gli aveva dato un nome, aveva sempre avuto la convinzione che i gatti odiassero farsi dare nomi, e comunque non aveva ancora capito se fosse maschio o femmina. In compenso Chelsea la chiamava Luna per via del suo colore, mentre Felix asseriva che ci voleva un nome sardo e Pusceddu sarebbe stato adattissimo per un gatto; una volta aveva persino scorto Alec che provava a farsi avvicinare fischiando e chiamandolo Vexen, ma senza risultati apprezzabili.
-Guarda che se viene SantInverno ti devi ricordare di nasconderlo prima che se lo mangi-, disse Felix per la trecentesima volta (SantInverno era Carlisle Cullen. Felix aveva mutuato quel soprannome dal personaggio di un libro, che fosse dannato se si ricordava che libro era). Afton guardava il gatto come se lo vedesse gi morto; -Quelli vivono pochissimo, quindi non ti ci affezionare-, le aveva detto.
-Come mai ti sei finalmente decisa a tenerti un gatto?- le chiese Chelsea, che stava immobile da mezzora con lindice teso nella tenue speranza che Luna Pusceddu si decidesse ad avvicinarsi.
-Perch durante la missione ho capito una cosa: ho capito che lamore dappertutto, ma lo cercavo fuori da me. Lamore ovunque, ma ho bisogno di occhi per vederlo-. Sollev il gattino che miagol debolmente. lamore tutto intorno a te!-
Chelsea rise scuotendo la testa alla rivelazione che per una col suo potere suonava come la scoperta dellacqua calda; Felix non trov di meglio che aggiungere: Vodafone- con voce impostata, mentre Afton la guard in modo strano e incroci le braccia.
-Io avevo capito che era una missione diplomatica-, comment.
Note: Romagna e sangioveseeee/ sei sempre nel mio cuoreeee ah, d, ci, volevo mettere un romagnolo perch io sono romagnola. Classe un paese vicino a Ravenna: presente la basilica di SantApollinare in Classe? Ecco, l.
Il garbino sarebbe, in dialetto romagnolo, il vento di libeccio, e quando soffia fa davvero uscire di testa. Volete un comodo dizionario italiano-romagnolo? Pronti: la mi bela burdla significa la mia bella bambina (s, il mio pap me lo dice. No comment), i gazotti sono gli uccellini, l znn vuol dire piccolo e tan capss non capisci. Tutto il resto slang, ma si dovrebbe capire abbastanza bene. Il riferimento a Forks era perch immagino che tra i testimoni che i Volturi si erano portati ci fosse qualche infiltrato fedele al clan, e immaginavo che sarebbe stato buffo qualcuno che sfotteva i Cullen in dialetto; detto fatto.
Ed ora passiamo alla Sardegna. Il complesso nuragico di Cabu Abbas esiste (non visitatelo con amici poco portati per larcheologia che vi dicono tutta questa fatica per un muro?, farli volare gi dal monte fin troppo facile e la tentazione fortissima), come anche il detto spagnolo che i sardi fossero pocos, locos y mal unidos, ossia "pochi, pazzi e divisi".
Terzo amore: i gatti. Perch Renata doveva avere un gatto, e cos glielho fornito. Luna Pusceddu il nome del mio. Giuro. Sostituite Chelsea a me e Felix a mio fratello ed avrete i motivi esatti di questo nome cretino; attualmente un vecchietto, sopravvissuto ad una situazione critica nonostante la veterinaria ci avesse detto che dovevamo prepararci a salutarlo ed ancora con noi, acido, rompicoglioni, selvatico ed adorabile come sempre stato.
Il libro in cui c SantInverno La prosivendola di Pennac. Vexen il personaggio di un videogioco a cui io non ho giocato ma Alec s.
Un GRAZIE cumulativo a tutti, e tante tante fusa!