Una storia per Sulpicia - Prima parte [Aro]
Una storia per Sulpicia - Prima parte [Aro]
Note iniziali: Questa storia nasce per il contest Quando il sangue irresistibile indetto da storyteller lover e Marie Cullen su EFP.
Detto contest prevede che un vampiro si ritrovi irresistibilmente attratto dal sangue di un essere umano, e che il vampiro si trovi a Volterra. E che anche lumano sia attratto dal vampiro.
E in tutto ci io chi sono andata a sorteggiare? Aro. E sti cavoli, direi.
Poi cera una parte facoltativa che ho sfruttato, proprio per non farmi mancare nulla: prevedeva che il nostro vampiro incontrasse una veggente vampira dai vampiri soprannaturali, una che conosce il futuro, sa gi che il vampiro la cercher e gli porter aiuto, ovviamente esigendo qualcosa in cambio. Essa per vincolata al silenzio.
Cera una lista di oggetti dalla quale attingere, che la veggente doveva dare al vampiro come sussidio; io ho scelto lo specchio, il libro e la fiala.
Infine cera una poesia a cui ispirarsi, ossia Fontana di sangue di Baudelaire, ed una citazione, rivista, dalla poesia, da inserire nel testo: Mi pare a volte che il sangue fiotti come una fontana dai ritmici singhiozzi; rende locchio pi acuto e lorecchio pi fino.
Ringrazio storyteller lover per avermi segnalato gli errori, che ho corretto.
E ringrazio Addison89 per il banner, che conto di inserire appena capir come si fa!
Bene, mi pare di aver detto tutto; credete che lintroduzione sia pi lunga della storia? Stolti.
Lho divisa in due, la storia, perch era troppo lunga!
Buon divertimento!
UNA STORIA PER SULPICIA
-Prima parte-
Mia amata,
so che la noia ti sta sopraffacendo, forse anche pi del solito; lo so e me ne dispiaccio, ma in questo momento non posso permettermi di trastullarti con sciocchi passatempi. Cos ti racconter una storia affinch tu possa tenere a bada la noia e la mente occupata almeno per un po, almeno fino a quando decider che giunto il tempo di dedicarti qualcosa in pi di qualche fugace momento privato.
Leggi dunque questi fogli, Sulpicia, sono per te. Ti immagino come se ti avessi di fronte, seduta ed immobile come una splendida statua crisoelefantina, solo le pupille che seguono le righe a tradire la vita che ancora scorre dentro le tue vene.
Questa storia inizia il giorno in cui la Veggente si present al nostro cospetto. Ceri anche tu, ricordi? Lei indossava un abito gonfio e pesante, di taffet color rosso geranio, ed i suoi capelli erano lunghi e rosso fuoco. Sul volto portava una maschera veneziana adorna di piume di pavone, e tu pensasti che ti sarebbe piaciuto molto accompagnarmi nuovamente al carnevale di Venezia, come quel giorno di non ricordi pi quanto tempo fa. Duecentotrentasette anni fa, Sulpicia. E mi sento di poterti promettere che ti ci riporter presto.
Quello che pensai io, invece, fu che mi ricordava un fuoco acceso e che le piume in cima a tutto quel fuoco sembravano quelle di unaraba fenice pronta a spiccare il volo. Quello che mi stup fu che riusc con grazia a non farsi mai neppure sfiorare da me, come se conoscesse le mie intenzioni. Eppure fu cortese e deliziosa con tutti, si tolse la maschera obbedendo alla poco aggraziata richiesta di Caius ed accett di sottostare rigidamente alle nostre leggi per tutto il periodo in cui avrebbe risieduto a Volterra. Immagina come fui stupefatto quando trov il modo di avvicinarsi a me e sussurrarmi qualcosa allorecchio, in un soffio, senza tuttavia farsi sfiorare; so che non ti sfuggito, Sulpicia, quel momento, e so che ti chiedesti cosa mi avesse detto quella donna. Ebbene, essa disse: -Non contravverr alle tue leggi, Aro dei Volturi. Tuttavia tu stesso potresti farlo, e se lo farai la rovina scender sul tuo impero; vieni da me quando ne sarai tentato, ed io ti aiuter. Non farlo, e perderai tutto-.
La profezia m inquiet. Non sottovalutiamo gli aruspici, Sulpicia, non noi che apparteniamo ad un popolo che ha inventato la scienza esatta del vaticinio. Volli afferrarla per il polso, esplorare i suoi pensieri ed eventualmente punirla se mi avesse preso in giro, ma gi lei rivolgeva le sue parole educate a Marcus e Renata aveva discretamente appoggiato a me la propria mano, con lo sguardo e i pensieri che chiedevano se andava tutto bene. Intimai a Renata di andarsene e lei stacc la mano dal mio braccio abbassando gli occhi; pareva avere paura della Veggente senza capirne bene il motivo. A quel punto anche Jane si avvicin a me fissando torva la Veggente, come a voler ribadire il concetto che non poteva avvicinarmisi in quel modo sensuale, che io ero territorio suo; sai quanto mi diverte di solito lirruenza della mia piccola, perfida bambolina, ma non quella sera. In quel carosello di donne che mi ruotavano intorno lei non si avvicin pi, e poco dopo se ne and aggraziata e leggera cos come era venuta.
La storia prosegue con una nuova scena, ed ancora una volta con una donna. Hai serrato le labbra, non vero Sulpicia? Unaltra?, devi aver pensato. Oh, di questa non essere gelosa; qui inizia la parte dilettevole. Mi trovavo per le strade di Volterra accompagnato solo da Renata, il crepuscolo era calato da poco e stavo tornando alla nostra dimora, soddisfatto del successo degli affari che mi avevano spinto ad uscire e che non rivestono alcuna importanza in questo racconto. E la vidi, no, non la vidi, se lavessi semplicemente vista non avrei avuto nulla da narrarti. La sentii. Il suo sangue cant per me, lo sentii scorrere nelle sue vene come acqua di fontana, il suo voluttuoso odore avvolse tutta la citt, il selciato, le case, il mondo divenne rosso ed arsi dalla sete. La guardai come attraverso una coltre cupa; era una ragazzina, giovane, doveva avere appena qualche anno in pi di Jane ed Alec quando li salvai dal rogo. Non era particolarmente bella od affascinante, n pareva particolarmente acuta, nulla aveva che valesse la pena salvare. Ed il suo sangue mi chiamava in modo irresistibile, giovane, invitante.
Come attirata dallintensit delle mie emozioni (o pi probabilmente per caso, poich il Fato vanitoso e deve comparire in ogni storia, come fosse un angelo in un dipinto medievale) lei si volt verso di me e mi guard.
E naturalmente sinfatu di me al primo sguardo, come solo una fanciulla giovane e mortale pu infatuarsi; mi sorrise e si ravviv i capelli sottili dietro lorecchio in quellerotica maniera perversamente ingenua propria delle ninfe.
Ah, mia amata, ero ubriaco! Ero ubriaco di quel profumo e la volevo, quella frizzante sorsata di giovinezza. Cos senza pensare (a tal punto, Sulpicia, la volevo! Senza pensare! Io! Comprendi quanto forte era il richiamo del suo sangue?) risposi al suo sorriso, e quanto facilmente lei mi avrebbe seguito ovunque!
Provvidenzialmente il Fato vanitoso intervenne. Si spalanc su di lei una finestra, una voce di donna ordin repentinamente di entrare in casa, gi in tavola, dove sei stata finora. Odore di cibo mortale mischiato al suo. Mi rivolse un ultima occhiata dintenso rammarico ed entr in casa di scatto, gettandomi in faccia il suo profumo.
Una cittadina di Volterra.
fatto divieto, da parte di chiunque e per qualunque motivo, nutrirsi di un mortale residente a Volterra, causandone o meno la morte. La punizione per i trasgressori la pena capitale.
Mi voltai di colpo, camminando velocemente in una delle strette vie della nostra avita citt. Troppo velocemente, debbo confessarlo. Renata mi tenne dietro fin quando non le ordinai di tornarsene a casa; tent di replicare e le ripetei lordine, ringhiando. La preoccupazione le ombreggi il volto, ma se ne and.
Ti sembrer assurdo, mia amata, ma pensai alla Veggente. Perch in un certo qual modo mi aveva profetizzato questo incontro e mi aveva predetto sventura, invitandomi ad andare da lei. Davvero mi era indispensabile parlarle? O il suo non era che una sorta di macabro modo per rivedermi? Forse che qualcuno stava tessendo trame contro di me, usando quella ragazza per attirarmi in trappola? O forse era la Veggente stessa la nemica?
Inoltre, non sapevo dove trovarla. Se nera andata, quella sera, come una lingua di fuoco nel vento. Era a Volterra, ma dove?
Di fronte a me, Sulpicia. Svoltai langolo ed ella era l, nel chiarore della tarda sera. Sedeva su uno scranno ricoperto di stoffa dorata e leggera come un fiume di luce, di fronte ad un tavolo da chiromante, allangolo della strada. Indossava larghi pantaloni di foggia orientale anchessi dorati, fluidi come acqua, ed una casacca che pareva intessuta di lamine doro, stretta in vita da una cintura dello stesso metallo splendente. I suoi capelli erano biondi, imprigionati in una rete di volute dorate, incrostati di topazi. Sulle braccia nude vi erano bracciali che parevano scivolare su di esse come se le avessero sciolto addosso una colata doro, e portava anelli in ogni dito: ancora topazi, ambra, occhio di tigre. I lacci dorati dei sandali si arrampicavano voluttuosi sul collo del piede e sulle caviglie, e sul volto portava una maschera dello stesso colore, dalla quale pendevano come una tenda file di perline. Pensai che la volevo, la volevo per me, un giorno fiamma e un giorno scrigno di tesori. Poi mi ricordai del motivo per cui ero l, ed il desiderio si sop.
Vi era una sedia vuota di fronte al tavolo da chiromante ricoperto di innumerevoli oggetti. Senza aspettare che lei minvitasse, mi sedetti.
-Benvenuto, Aro dei Volturi. Avete un aspetto magnifico questa sera-, Mi salut con garbo.
Risi. Voi avete un aspetto magnifico. Sembrate una donna che stata rapita da un sultano per farne la sua principessa, maestra di delizie.-
Lei chin graziosamente il capo, in segno di ringraziamento. Le perline appese alla maschera frusciarono.
-Siete venuto, Aro. Vi attendevo-. Se trasecolai se , mia Sulpicia, io non trasecolo- non lo diedi a vedere. Composi un sorriso calmo, quel sorriso beffardamente placido da scolpire nel bronzo delle statue funebri.
-Cos sapevate che sarei venuto? E da dove avete tratto il vostro vaticinio, la sera che vi siete presentata a noi?-
-Per ci che riguarda la seconda domanda, la risposta semplice-. Abbass la mano sul tavolo rapidamente, ed un istante dopo un ventaglio di tarocchi variopinti le si spiegava tra le dita. Sono stati loro a dirmelo. Questo ci che so fare meglio.-
Chiromanzia, dunque. Aveva forse bisogno di quelle carte perch il suo potere si sviluppasse al meglio? O stava soltanto cercando di farmelo credere? Soprattutto, aveva davvero un potere? Non importa, pensai, scoprir presto la verit. Mi basterebbe sfiorare le sue mani bianche dalle unghie laccate doro, o le sue labbra dipinte con le mie, per vedere dentro la sua mente. Ti stai alterando, Sulpicia? Non vuoi sapere se gliele ho sfiorate o no, quelle labbra color del bronzo? Continua a leggere, mia amata, da brava.
-E per ci che riguarda la prima domanda?- Soffiai, sporgendo il busto verso di lei.
-Ero certa che sareste venuto. Mi sono abbigliata doro, per luccicare tutti gli uccelli sono attratti dalle cose luccicanti, non forse vero?- Non si ritrasse. Si sporse anche lei verso di me, con in mano il suo ventaglio di tarocchi.
-Tutti gli uccelli, tranne gli avvoltoi Gli avvoltoi sono attratti dalle carogne, non lo sapevate?-
Eravamo vicinissimi, il mio volto ed il suo avvolti dal profumo reciproco del nostro fiato.
La baciai, baciai le sue labbra dorate, sentii sul volto la carezza delle perline della sua maschera, assaporai il gusto dolce della sua lingua.
Non vero, Sulpicia!
Ti sei alterata? Mi stavo prendendo gioco di te!
Questo ci che avrei voluto fare. Ma lei non me lo permise. Si rigett allindietro sulla sedia, ridendo di gusto.
-Carogna s, la parola pi adatta per definirmi, certo! E dire che neppure mi conoscete! Ma ora smettete di cercare di sedurmi. Ci siete gi riuscito, per questo sono qui ad offrirvi spontaneamente il mio aiuto. Non lavrei fatto se non mi aveste affascinata.-
Come avrai gi intuito la sua frase mindispett. Pareva concedermi qualcosa, il suo aiuto, la sua attenzione; lei , una sconosciuta, concedere qualcosa a me , Aro dei Volturi? Avrei voluto rovesciare quel tavolo e tutte le chincaglierie appoggiate su di esso, afferrarla per il collo e stringerlo mentre le mie mani leggevano tutto ci che volevo sapere di lei, affondando nella carne.
Mi trattenni. Non sarei Aro dei Volturi, se non sapessi trattenermi.
Sublimai il mio scatto dira in una risata beffarda.
-Che genere daiuto potreste offrire a me, affascinante donna affascinata?-
Lei ricompose il mazzo di carte di scatto, proprio come quando si chiude un ventaglio. Poi le appoggi sul tavolino, con laria di chi smette di scherzare per tornare ad occuparsi di faccende pi serie.
-Ripeter il vaticinio: se infrangerete le vostre stesse regole, non avrete che rovina. Non so in che modo le infrangereste, non so in che modo la rovina si abbatter su di voi; per posso mostrarvelo, e in modo che solo voi vediate; non temete: nessun segreto, nessuna immagine mi raggiungeranno. Cos forse potreste evitare la sorte avversa, e volgere gli eventi a vostro favore mi dispiacerebbe vedervi cadere. Mi piacete.-
Non mi lasciai lusingare. Anche perch ero certo di piacerle. Piaccio a tutti.
-Mostratemelo dunque, questo prodigio. Devo forse procurarvi un fegato?-
-Temo che non me ne farei nulla, e sapreste leggerlo certamente meglio di me niente fegato.- Frug tra gli oggetti del suo tavolino, scartandoli man mano che le capitavano tra le mani: una bussola, un calamaio, uno squisito, piccolo flauto dosso. Finalmente trov ci che cercava: uno specchio, Sulpicia, incredibilmente simile ad uno che avevi tu un tempo e che proveniva dallEgitto. Era il tuo preferito, poi lo perdesti e te ne dispiacesti per molto tempo, poich era un dono di mia sorella. Ebbene, sembrava proprio quello. Era identico a quello, ora che ci penso.
-Questo andr bene. Ma non posso farlo gratis, non questo.-
La guardai con aria interrogativa.
-Vi mostrer come sar il futuro nel caso in cui infrangeste le regole. Per dovete darmi qualcosa in cambio. Non posso farlo, altrimenti.-
Ecco, pensai, dove andava a parare questa storia. Una volgare mercante, dunque, coperta di lustrini per abbindolare gli stolti. Ma perch non visionare la sua merce? Il gioco mincuriosiva, e lo proseguii.
-Qualcosa in cambio!-, Trillai. Che vorreste in cambio? Un topazio grande come un uovo, per incastonarlo in una tiara? Un velo di pizzo fatto a mano dalla donna pi abile del mondo ad annodare fili? Un corredo funerario etrusco? Coraggio, non siate timida, mia luccicante bellezza: io possiedo tutte queste cose, e molte altre. Qual il prezzo?-
Rise. Niente di tutto ci, anche se ciascuno di quegli oggetti mintriga. Niente cose materiali. Dovete semplicemente rinunciare ai vostri poteri. Oh, non temete, sono una carogna ma non sono avara: i vostri poteri non funzioneranno con me e con me sola, e per la sola durata della mia permanenza a Volterra. questo il prezzo: la vostra fiducia nei miei confronti.-
-La mia fiducia!- Esclamai. Ero trasecolato da tanta impudenza, ma non lo diedi a vedere. Non lo feci perch il gioco mi divertiva, come ti ho gi detto, ma insieme mi spaventava. Quella ragazzina il cui sangue cantava per me, quella regola da non infrangere, quella profezia di sventura: il grande Cesare cadde, per non avere prestato ascolto ad un etrusco che lo mise in guardia dalle idi di marzo, ed io lo so perfettamente, Sulpicia. Io cero.
Fu per quello, credo, che accettai lo scambio. Oh, certo che lo accettai, mia amata, anche se ad essere sincero non credevo che funzionasse veramente: lei mi avrebbe mostrato lo specchio ed in cambio i miei poteri non avrebbero avuto effetto su di lei. Aggiunsi una condizione: sarebbe stata vincolata al silenzio, non avrebbe rivelato a nessuno umano, immortale o dio- nulla di questa storia. Non aveva mai avuto intenzione di farlo, disse, ed accett di buon grado.
-Ma davvero saprete limitare i miei poteri? unabilit strabiliante. Manterrete la vostra parola? O pi saggio da parte mia temervi, e quindi distruggervi?-
-Temere colei che vi sta aiutando? Siete troppo diffidente, mangiatore di carogne. Vi ho dato la mia parola e voi mi avete dato la vostra. Il patto stato stipulato. Non potrei mai venir meno alla parola data: le conseguenze, per me, sarebbero terribili.-
Avrei detto che la sua carnagione fosse illividita, cosa impossibile per noi. Forse fu il tono della sua voce, cos terribilmente definitivo, quella nota di terrore puro che avevo avvertito nelle sue ultime parole, a convincermi.
Mi porse il tuo specchio. Ho detto il tuo specchio, Sulpicia? Era come il tuo, davvero. Era perfino scheggiato nel suo stesso punto, quando ti era caduto dalle mani alla notizia della morte di mia sorella.
fatto divieto, da parte di chiunque e per qualunque motivo, nutrirsi di un mortale residente a Volterra, causandone o meno la morte. La punizione per i trasgressori la pena capitale.
Era stato Marcus a formulare e volere fortemente questa legge, e Caius ed io ceravamo trovati in perfetto accordo con lui. Stilammo dunque quella legge, e la diffondemmo con le altre.
Il collo della fanciulla era abbronzato e caldo, e la sua carne tenera cedette come un frutto maturo quando vi affondai i denti. Il suo sangue giovane, dolce, freschissimo zampillava dentro la mia bocca, scorreva in me, ed io bevevo avidamente, gustandone in estasi ogni sorsata. Era perfetto, assolutamente perfetto. Sapeva di sole, di felicit, di futuro. Sapeva di vita.
Qualcuno laveva scoperto. Sapevo chi, ma sapevo che non aveva importanza, avrebbe potuto essere chiunque ed in qualunque momento: qualcuno lavrebbe scoperto. E non fu come un castello di carte che cade tutto dun tratto, no, fu piuttosto come far cadere la prima tessera del domino che trascina con se tutte le altre arrivando infine alle pi lontane, a quelle che mai avrebbero incontrato la prima se non grazie a questo moto di caduta e distruzione. Scoperto quel reato, Sulpicia, tutti gli altri vennero alla luce. Ci volle tempo, poich le trame del ragno sono difficili da vedere, ma non certo il tempo a mancarci. Si cominci indagando sul sangue a Volterra; si prosegu con il coinvolgimento di Carlisle, ed il mio caro amico di nuovo si oppose a me invece di essermi grato per non aver spiegato le mie forze, non realmente, contro suo figlio; si continu interpellando la splendida Siobhan, che mi era sempre stata amica, per la seconda volta contro di me, con la sua bella Maggie pronta a sbugiardarmi; ed infine si arriv allultima tessera del domino, e lultima tessera ha nome Didyme. Avevo infranto una regola di Marcus e a Marcus ero ritornato. Le tessere di domino disposte a cerchio, lultima che con un secco tic si adagiava sulla prima.
Il volto di San Marco si spacc, e la furia per secoli e secoli messa a tacere eruppe furibonda come la lava del Vesuvio. Ero colpevole, ero indifendibile, e lunico con potere pari al nostro, Caius, come al suo solito non si tir indietro dal punire chi aveva infranto le leggi, o forse ebbe paura di me che non avevo temuto neppure lira degli dei. Nessuno pot prendere le mie parti di fronte alle mie colpe evidenti. Tu lo facesti e Marcus ti fece a pezzi davanti a me, ti strazi e ti bruci e strazi di nuovo perch tu ripagassi settanta volte sette la sofferenza di mia sorella. Non urlasti mai, mi fecero guardare e tu peristi sorridendo, perch sei una buona moglie e non volevi che io soffrissi per te.
Poi tocc a me morire, morire in cenere come Cartagine, sventrato e depredato come la basilica di Hagia Sophia a Costantinopoli.
Ed infine il potere dei Volturi si sfald. Senza la mia astuzia ed intelligenza niente pot tenerli insieme. Trattenni Marcus, a quel tempo, passando sopra al sangue ed alla pietas , perch io lo sapevo: in tre avremmo dominato il mondo. In due no. Tutto il nostro impero, tutta la nostra potenza non esisterono pi, chi non si uccise in lotte intestine se ne and per la sua strada, disperdendosi nel mondo. Tutto per nulla, dunque.
Un volto pallido di uomo finemente cesellato, lucidi capelli neri ad incorniciarlo, gli occhi rossicci che brillavano come fiamme nel volto squisito, illuminato dalla luce serotina.
Lo specchio era ritornato ad essere solo uno specchio.
La Veggente era l e mi guardava, e sorrise quando vide lo sguardo che le rivolsi.
-Il mio consulto vi stato utile, vedo.-
Annuii. -Lo stato. Eviter dinfrangere le mie stesse leggi; lo eviter con tutto me stesso. Ho visto la rovina e non mi piaciuta, mia luccicante bellezza.-
-Tornate da me se avrete bisogno. Come oggi, mi troverete.-
Il suo sorriso era ammiccante, il suo tono vellutato. Aveva ricominciato con gli scherzi, e mi piaceva. Restava una questione da chiarire.
-E ditemi: secondo voi ora dunque i miei poteri vi sono preclusi, e a nessun altro?-
Lei accenn col capo ad una donna, lunica figura che percorreva veloce il vicolo. Nessun altro vi era entrato nel corso della nostra conversazione, nessun altro vi sarebbe entrato dopo di lei.
Non feci altro che alzarmi fingendo di non averla notata e scontrarmi con lei, sfiorandole la mano; sono esperto in questo genere di cose, da millenni. Devo mettere su la pasta. Chiss che dice Armando. Maremma che bel ragazzo . Mi scusai, si scus anche lei e prosegu. Tutto bene dunque, non ero stato derubato di nulla.
Le sue perline frusciarono.
Era dietro di me, in equilibrio sui tacchi sottili come la punta di un dito, liquida come una colata doro. Le toccai una guancia, feci scendere lentamente le dita lungo il collo, fino a quel sensuale punto tra le clavicole. Niente. Nessun pensiero veniva trasmesso dalla sua mente alla mia, nessun suono, nessun sentimento.
Di nuovo desiderai afferrarle il collo e spezzarglielo, scagliarla contro il muro delle case, distruggerla, lei e i suoi poteri immensi: non credevo che avrebbe potuto farlo davvero, ed invece eccola, silente e immota davanti a me. Incresp le labbra e ricominci a respirare, poi port la sua mano destra, ornata di anelli, sulla mia ed intrecci alle mie le sue dita.
Oh, mia amata, questa volta non mento: lho baciata davvero.
Adesso sei arrabbiata, e sei arrabbiata non perch io abbia voluto baciare un'altra ma perch te lho voluto far sapere ad ogni costo, perch tu ora stai immaginando la Veggente tra le mie braccia ed i nostri baci e sai che io mi divertir a cercare quellimmagine nella tua mente, cosa che certamente far. Sono curioso di vedere se te lho descritta bene, mia amata.
Ma non sono questi lunghi baci la cosa importante, no davvero! La storia non finita affatto, Sulpicia; non vuoi continuare a leggere? Ti sto intrattenendo, dopotutto. Apprezza il mio gesto, da brava.
A dire il vero non ho ancora finito di farti arrabbiare, ma naturalmente tu sai gi cosa sto per dire: ossia, le ho chiesto di unirsi alla nostra guardia. Un talento cos raro, una donna cos bella, un modo di fare cos affascinante sarebbe stata un vanto tra i miei gioielli, gemma tra le gemme. Ha declinato con grazia, ed ha declinato ogni volta che glielho chiesto, come puoi facilmente evincere dal semplice fatto che essa non tra noi, purtroppo. Non fare quel sorrisetto soddisfatto, ora, mi sembra di vederti ho ancora tempo per convincerla. Uneternit di tempo, per la precisione.
Ma proseguiamo, ora.
Non avevo ancora messo piede nelle stanze del palazzo, e gi volevo rivederla.
No, mia amata, non la Veggente; laltra, la ragazzina, la mia cantante. Nonostante avessi visto il pericolo, nonostante dopo aver deposto lo specchio avessi preso la decisione di vigilare, di prestare attenzione massima nel corso dei miei movimenti, volevo respirare ancora una volta il suo profumo inebriante. Una volta sola. Non si pu resistere al richiamo della sirena; Ulisse si fece legare allalbero maestro per sentire quel canto delizioso, ed io cominciai a chiedermi se la mia sola volont e la consapevolezza del rischio sarebbero state corde abbastanza robuste.
Dopotutto, Sulpicia, il giovane Edward Cullen ha dimostrato cos bene di essersi assuefatto al canto della sirena, e posso forse io essere da meno?
Me lo chiesi spesso in quel periodo, guardando i soli tramontare e risorgere ed ogni giorno durava anni, mentre il pensiero della giovane ninfa mi logorava. Non potevo sopportare di starle lontano, mi pareva che il suo sangue fluisse attraverso la citt come per un campo recintato e trasformasse i selciati in isolotti, cavando la sete a ogni creatura, tingendo la natura in rosso. Fino a quella sera non sapevo neppure che esistesse, quella bambina, nel grembo caldo della nostra citt, e non mi era mancata; ma ora sapevo che cera, che era l, e la volevo. Non riuscivo in nessun modo ad ignorarla.
E dopo un breve ed inquieto passar di giorni (forse te ne ricordi, giacch ti chiedevi cosa mai potesse essermi accaduto, confidavi che prima o poi ne saresti venuta a capo e come vedi la tua pazienza ora stata premiata) mi risolsi ad avvicinarmi di nuovo, come un amante bramoso, alle sue finestre. Senza sapere cosa aspettarmi n cosa sperare. Con le immagini catturate dallo specchio a riempirmi gli occhi, in attesa di un solo velo del suo profumo.
Che venne, infine, leggero, portatomi dallaria, attraverso la finestra aperta.
Ed immediatamente dopo lei comparve nel rettangolo della finestra, e sfumata dalla sera sembrava quasi un Ofelia. La vidi osservare la strada, la vidi cercare il punto in cui mi aveva visto quellunica volta, trovarmi, e spalancare sul volto il sorriso perfetto di gioia pura degli amori che hanno le ragazzine. Intuii che era divenuta sua abitudine cercarmi nellunico modo in cui poteva, sperando che, come quella sera, le comparissi nuovamente davanti agli occhi. Mi fece cenno di attenderla e scomparve dalla finestra, evidentemente con lo scopo di raggiungermi.
Ora, mia amata, riconosco di avere molti difetti, la maggior parte dei quali accrescono il mio fascino; ma non sono pazzo, o almeno non del tutto. Non rimasi certo ad attenderla, tanto pi che gi la mia gola ardeva pregustando il sapore della giovinezza; mi allontanai di nuovo, percorrendo le stesse strade della prima volta. E giunto nel punto esatto in cui stava la Veggente scoprii in quello chera sempre stato il muro di una casa una piccola insegna luminosa, di quelle che al giorno di oggi segnalano la presenza di un locale di svaghi, raffigurante un corvo. Seppi che la Veggente era l dentro prima ancora di raggiungerla.
Maledetta, pensai, maledetta, ma come fa ad incrociare sempre la mia strada? Si fa rivelare dalle carte le traiettorie del Fato, per poi intersecarle?
Ci non toglie che volli vederla, naturalmente. E pensai -non senza vergogna- che probabilmente avrei avuto bisogno del suo aiuto, di nuovo.
La trovai in una saletta buia, solo una candela a far tremare le ombre, la fioca luce che scivolava sul vetro di centinaia di bottiglie. Indossava un gilet di piume nere stretto in vita da una cintura di pelle. Portava di nuovo una maschera, una lucida maschera nera con il lungo naso a becco, i suoi capelli nerissimi avevano riflessi bluastri ed erano lunghi, ispidi e scompigliati. Le lunghe gambe erano ripiegate, i tacchi dei sandali piumati agganciati allo sgabello. Nella penombra pareva un gigantesco corvo, sedeva sullalto sgabello come su un trespolo.
-Aro dei Volturi!- Esclam nel vedermi, quasi fosse sorpresa. Evidentemente mentiva, le labbra color mirtillo erano incurvate in un sorriso. Notai immediatamente che non era sola. Cera un giovane con lei, un bellissimo giovane biondo che al mio ingresso mi guard appena con i suoi splendidi, vitrei occhi grigi, per poi riportare lo sguardo appannato sul calice colmo di vino che aveva in mano e berne avidamente il contenuto. Cerano altri due calici puliti sul tavolo, ed una bottiglia vuota. Sangue di Giuda, lessi sulletichetta.
-Non siete priva di un qual certo macabro senso dellironia, noto-, dissi accennando col capo al mortale, evidentemente assuefatto da qualcosa che non poteva essere solo vino.
- Spesso al vino capzioso ha chiesto di addormire per un giorno il terrore che lassilla, per dirlo con le parole di Baudelaire; io non ho fatto che accontentarlo. Hai bevuto abbastanza, tesoro, direi che tocca a me, ora.-
Oh, Sulpicia, che spettacolo vederla nutrirsi! Sapessi! Mi torn in mente il secolo decimottavo, quando erano in voga personaggi come Poe e Wilde ed il gotico, nato come simbolo di luce, chiarit e leggerezza, divenne simbolo di oscurit e decadenza (perch incostante e smemorata la mente umana) e noi ci adattammo cos compiaciuti allimmagine che i mortali medesimi ci avevano cucito addosso; ricordi quanto mi divertiva questo paradosso? Lacer le vene del polso del giovane biondo, che non si lasci sfuggire nulla pi che un gemito, e fece colare il sangue in uno dei due calici; un giochetto molto in voga un tempo, a cui potevano indulgere solo i pi vecchi e potenti di noi, perch in genere si finiva col perdere il controllo e non riuscire ad aspettare che il delizioso nutrimento colmasse il bicchiere. Lei vi riusc senza alcuna difficolt, poi premette le dita sul taglio per evitare di far scorrere altro sangue e mi offr il polso del giovane affinch anchio potessi attingervi. Non ripetei il suo giochetto; mi portai alle labbra il polso del ragazzo e bevvi. Nessuno lavrebbe cercato; veniva da un luogo lontano e freddo, ed aveva vagabondato a lungo prima di trovare la Veggente. Nessuno laveva mai visto, a Volterra, nessuno lavrebbe visto mai pi. E sulla Veggente certo, mia amata, che cercai informazioni su di lei risalendo nella sua mente mentre mi nutrivo. Per chi mi hai preso? E sai quale fu il risultato? Nessuno. Hai capito bene: assolutamente nessuno.
Bevvi il suo sangue fino a che il cuore non si ferm ed il bellissimo ragazzo mor; sazio, staccai le labbra dal suo polso. Pareva dormisse, questo placido giovane, il bicchiere di vino ancora nella mano.
-Vi ringrazio, mia cara, ne avevo davvero voglia: mi pare a volte che il sangue fiotti come una fontana dai ritmici singhiozzi; rende locchio pi acuto e lorecchio pi fino -, le dissi, parafrasando la stessa poesia da lei citata poco prima. Chin il capo di lato, come un uccello.
-Conoscete Baudelaire?-
-Non ho avuto il piacere. Peccato, avrei volentieri fatto qualcosa per lui, ma la sua vita durata troppo poco.-
-E cosa avreste fatto per lui, di preciso?-
Scrollai le spalle. Oh, avrei badato che non rimanesse mai senza amanti, oppio e assenzio, naturalmente. Un ragazzo cos bravo a parlare di melanconia! Cosa pu saperne un giovane, della melanconia? Eppure lui sapeva ! E chi pu capirlo meglio di me?-
-Ah, la vostra passione mi affascina! Non vi facevo amante dei poeti decadenti, vi vedevo molto pi sui classici, sapete?-
-Sbagliavate, mia bella! Amo larte in ogni sua espressione. Ed i libri sono scritti bene o scritti male. Questo tutto, come diceva uno scrittore che invece ho avuto il piacere di conoscere di persona.-
-Ecco, ora vi invidio davvero! Io non ho mai conosciuto Wilde, purtroppo. Ma ditemi: voi non siete qui per parlare di letteratura, anche se un po mi dispiace. Cosa vi assilla?-
Ah, mia amata, lo sai? Me ne dimenticavo sempre. La Veggente mincantava: giungevo a lei in preda a violenti tormenti, divorato dalla sete, e mi trovavo a discutere deliziosamente di argomenti fatui. La cosa mindispettiva allora e mindispettisce ora, mentre ne scrivo.
Decisi, per prudenza e puntiglio insieme (e so che le due cose sembrano lontane, ma cos spesso non lo sono, Sulpicia!), di non rivelarle il mio segreto, dal momento che lei mi teneva celati i suoi.
Sorrisi.
-Cosa mi assilla, piccolo corvo? Mi assilla una domanda, e la domanda : cosa devo fare? Ma non posso chiederlo a voi. Dovr risolvermi a chiederlo a me stesso.-
Lei inclin nuovamente la testa di lato, proprio come un uccello. Con lunghe dita dalle unghie aguzze dipinte di scuro mindic uno scaffale polveroso su cui stavano una pila di libri, un prezioso vaso Ming, una rara conchiglia madreperlacea ed un piccolo orologio a pendolo, fermo.
-Potreste consultare un libro; hanno tutte le risposte, i libri, per chi sa come trovarle.-
Risi. I titoli dei libri non si vedevano, e non erano scritti sulle coste. Tuttavia dubitavo fortemente che uno qualsiasi di essi avesse la risposta alla mia domanda. Glielo dissi.
-Non potete saperlo se non provate, no? Suvvia, prendetene uno, uno a caso, e apritelo. Magari vi sar utile.-
-E va bene, far come dite!- Esclamai divertito. Afferrai il libro in cima alla pila, e scoppiai a ridere leggendo il titolo: Guida ai vini dItalia.
-Inutile, come vi dicevo; o credete che il mio problema sia decidere cosa offrire da bere ai mortali che Heidi conduce nella mia dimora?-
Per tutta risposta lei si strinse nelle spalle, e il suo viso bianco sembr affondare tra le piume nere.
-Apritelo-, Disse laconica, -e leggete quello che c scritto. Non c alcun bisogno che leggiate ad alta voce. Secondo me potrebbe esservi utile.-
Che avevo da perdere, mia amata? Aprii a caso, e lessi.
fresco e di facile bevuta. Un vino che va gustato giovane per non perderne laroma f resco, di frutta non ancora matura, a volte con sottile tendenza floreale.
Rimasi onestamente stupefatto. Ne hai tratto le stessi conclusioni che ne trassi io, non vero? Cosa devo fare?-Fai in modo che la tua ninfetta non sia pi fanciulla, ed il gusto del suo sangue si guaster. Scoppiai a ridere, chiudendo sonoramente il libro. Sulle meravigliose labbra della Veggente aleggiava un sorrisetto.
-Siete contento, vero? Avevo ragione?-
Annuii, senza riuscire a smettere di ridere.
-Allora rispondereste ad una mia curiosit? Siete etrusco. La scorsa volta che ci vedemmo faceste una battuta sulla pratica dellaruspicina. Vi fate chiamare Aro. Ogni volta che interrogo le carte, esse si riferiscono a voi tramite la figura del Mago. Eravate un aruspice?-
Ah, Sulpicia, sai quanto mi diverto a spargere indizi ed indugiare sui giochi di parole. E sai quanto adoro la gente che li coglie. Battei le mani.
-Proprio cos. Il politico, il guerriero e il sacerdote: questo eravamo Marcus, Caius ed io.- Non riuscii ad evitare di pensare come il ruolo mio e quello di Marcus si fossero capovolti col tempo, come io sia dovuto divenire il politico e lui il santo; ma non importa, la triade che deve essere conservata, indipendentemente dai singoli ruoli da noi assunti.
Parve deliziata.
-Sapreste farmi un vaticinio?
Pensai stesse celiando.
-Mi servirebbe un fegato, mio splendido corvo del malaugurio!-, Risi.
Lei ammicc verso il pallido giovane accasciato sul tavolo. Ma noi ce labbiamo, un fegato. quello di una vittima sacrificata per placare la nostra sete. Oh, suvvia, Aro laruspice: solo un vaticinio, uno piccolo!-
Devo riconoscere, mia amata, che La Veggente sapeva come prendermi. Come fabbricare, abile meccanico, situazioni che mi divertissero. E non potei dirle di no.
Rovesciai il giovane sulla sedia e con le unghie feci un taglio preciso sul suo addome, estraendo il fegato piacevolmente caldo e posandolo sul tavolo. Lei sorrideva affascinata: sadica e perversa, mi piaceva. Lo esaminai nellantico modo, non ho bisogno di spiegarti procedimenti che conosci gi, poi alzai lo sguardo, soddisfatto.
-Bene, mia cara. Le vostre azioni andranno a buon fine, otterrete ci che vorrete, ma comunque non saprete che farvene. Perci guardatevi da una donna decisa a riprendersi ci che avete ottenuto, perch per voi non erano che capricci, mentre lei sar disposta a tutto. Per il resto, come direbbero oggi, il fegato si presenta sano e non vi riscontro patologie di sorta, cosa che un po mi stupisce visto il tipo di vita che conduceva questo ragazzo ah, le meraviglie della giovinezza!-
Lei era pensierosa, pareva soppesare le parole che le avevo rivolto. Forse si stava chiedendo se le avevo mentito, o se le avevo omesso parte della verit; io me lo sarei chiesto. Comunque, Sulpicia, non le avevo mentito: perch avrei dovuto? Non molto pi divertente mettere in guardia qualcuno e stare ad osservare gli sforzi che fa per difendersi, od anche solo sapere che ci penser ogni volta che le sue preoccupazioni lo assilleranno?