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III.007 - STORM IN HEAVEN - Storm in Heaven (2)

That Love Is All There Is - Slytherin'S Blood [Marauders] — www.efpfanfic.net · All chapters

III.007 - STORM IN HEAVEN - Storm in Heaven (2)

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Slytherin's Blood

Storm in Heaven - III.007 - Storm in Heaven (2)

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Mirzam Sherton

Mallaig, Highlands - 21/22 dicembre 1971

Fuori dalle finestre di pietra antica, la nevescendeva silenziosa, ammantando di fiaba tutto ci che cicircondava; il mare, dopo aver ululato per giorni, terribile eminaccioso, ora sembrava una piatta tavola dinchiostroantracite, placida, di cui avevo percepito appena, in lontananza, pertutta la notte, perso tra i nostri sospiri e le nostre timide risate,il suono armonioso della lenta risacca. Abbracciati, affondati tra labiancheria morbida e la seta pregiata, chiusi e protetti nelbaldacchino antico, i preziosi abiti da cerimonia dimenticati sullacassapanca infondo alla stanza, tutto sembrava preservarci e isolarcida un mondo lontano e insignificante, uno sfondo inanimato che non citoccava, completamente assorbiti dalla felicit cheprovavamo, che si diramava dalle lontane fibre dei nostri corpi,penetrandoci attraverso il sangue fino al cervello.Nonesisteva niente, oltre al profumo di fiori dei suoi capelli, oltre alsuo calore, che timido e appassionato risvegliava continuamente il mio;mi deliziavo del tocco leggero della sua pelle morbida, lei, l'altraparte di me, con cui finalmente mi completavo, formando per sempreun'entit sola.Non trovavo le parole, peresprimere razionalmente quello che sentivo, per dirle quello che forseavrei dovuto, che forse avrebbe voluto ascoltare, ma dallo sguardoinnamorato di Sile fisso nel mio, sentivo che l'energia, che siliberava tra noi e in noi, rendeva inutile qualsiasi parola, persino lapoesia pi bella del pi grande dei poeti.

La mia poesia lei... solo lei.

Ero a casa, finalmente a casa, finalmente sereno, finalmente completo.Era la seconda volta che passavamo la notte insieme, che attendevamo ilnuovo giorno una tra le braccia dell'altro, dopo una notte interapassata ad amarci, e sentivo che la felicit che provavo inquel momento era persino pi potente e piena di allora,perch nulla poteva pi dividerci,perch nulla avrebbe pi interrotto quel fluirecontinuo di amore e vita tra lei e me.Sorrisi e mi chinai astampare un bacio leggero tra i suoi capelli, con le dita scivolaisulla sua pelle candida e l'attirai di nuovo a me, reclamando, ancora eancora, vorace, i suoi baci.

*

L'avevo commossa quando ceravamo materializzati. Avevonascosto a tutti, persino a lei, le mie reali intenzioni. Avevo chiestoaiuto a Orion Black e a mio padre, perch mi prestasserotutti i loro Elfi che di solito servivano a Zennor e ad Amesbury,cos che sistemassero, in tempo utile, almeno alcune stanze,le pi importanti, della casa acquistata a Maillag: alcontrario di quello che avevo fatto capire, saremmo partiti per ilviaggio di nozze solo dopo alcuni giorni, lo sapevano solo mio padre eil Ministro, perch, memore di certe riflessioni di Sile aitempi della scuola, non volevo vivere le prime notti con mia moglie inun luogo anonimo, che per quanto bello, non sarebbe stato solo edesclusivamente nostro, un luogo che poi non avremmo vissutopi, un luogo che non avesse per entrambiunincredibile importanza.Persino la scelta divivere a Maillag nasceva da un motivo preciso: per Sile, che vi avevavissuto per un po' durante l'infanzia, era un luogo pieno di ricordifelici ed io volevo darle altra felicit, un futuromeraviglioso, tutto me stesso.Sile era rimasta meravigliataquando ceravamo materializzati sulla terrazza che si aprivasul mare, avevo visto che all'inizio era spaesata, perchnon aveva riconosciuto, al buio, la casa che aveva visto altre volte,ma sempre di giorno e sempre senza di me; mi aveva guardato stranita,dubbiosa che fossimo di nuovo a Herrengton, poi aveva scorto, alla lucedella luna, il profilo noto del promontorio, la spiaggia sabbiosa sottodi noi, la foresta che si schiudeva alle nostre spalle. Non avevorisposto a parole ai suoi occhi carichi di domande, mi ero limitato astringerla a me, a baciarla tenero e appassionato, facendole capire cheera tutto vero, che eravamo lei ed io, il nostro futuro, la nostrafelicit, il nostro sogno che, tassello dopo tassello,diventava realt. Avevo accarezzato il suo viso contenerezza alla luce della luna e finalmente mi ero sentito pieno diquella felicit che nasce non dal benessere personale, madal vedere la gioia racchiusa negli occhi di colei che era tutta la miavita.Le avevo preso le mani e, seguendo la tradizione,l'avevo invitata a seguirmi nel salone illuminato dalla luce soffusadelle candele, entrambi muti per l'emozione e la consapevolezza che erafinalmente tutto vero.

Avevo chiesto a Kreya, ennesimo dono di mio padre per il matrimonio, diallestire le poche stanze pronte con alcuni dettagli romantici eraffinati, anche quelli che la mia inesperienza non mi facevano nemmenoimmaginare, ma arrossii imbarazzato quando ci trovammo nel salone colcaminetto acceso e scoppiettante, con i cuscini, le coperte e i vassoidi frutta sistemati opportunamente per accoglierci come una comodaalcova, piena di candele, fiori e petali di rose, se avessimo deciso ditrattenerci e passare la notte l. Gi perplesso,mi sentii ancora peggio quando scoprii che, di fianco al salone, lostudio era stato trasformato in una maestosa stanza da bagno, conun'enorme vasca magicamente riempita di continuo con acquapiacevolmente calda in cui erano disciolte essenze sensuali einvitanti. Sile mi aveva guardato divertita e maliziosa, mentre il miovolto passava dal rosso al porpora al viola, comprendendo che era tuttaopera dell'Elfa, anche perch, vista la nostra unicaprecedente esperienza, sapeva che nonostante morissi di desiderio perlei, senza un suo chiaro invito ci avrei messo una vita a farmiavanti.Ormai era diverso, non eravamo pi dueragazzini, eravamo addirittura sposati, pertanto non era solo normale,ma per molti era persino dovuto, eppure dopo quattro anni di lontananzacostellati di mille errori, l'ultima cosa che volevo era esserefrainteso proprio in quel momento: non volevo sembrarle uno che pensavaa una cosa sola, uno che cercava nella propria moglie solo legittimasoddisfazione fisica e discendenza.Ci tenevo troppo a lei eai sentimenti che provavo, per commettere altri errori, potevoaspettare, non le avrei mai messo fretta, non in quel modocos spudorato.Sile mi era sembrata condividere ilmio imbarazzo ma, al contrario di me, aveva reagito divertita, mi avevapreso per mano, giocosa e curiosa, mi aveva guidato all'esplorazionedel resto dellopera di Kreya, per distrarmi dalle mie pauree dare a entrambi il tempo di vincerel'emozione.Osservandola, cos serena e sicura, miero reso conto che nel suo sguardo finalmente era ritornata la luce cheavevo conosciuto anni prima, quella che a causa della miastupidit era sparita per troppo tempo. Seguendola, unpo alla volta, anch'io mi ero ritrovato a sorridere di mestesso, mi sentivo cos simile, in quel momento, al meragazzino che, emozionato e imbarazzato, l'aveva seguita durante leronde nei corridoi di Hogwarts fino a rendersi conto quasi con sorpresaquanto Sile fosse non solo una ragazza simpatica e gentile, ma ancheestremamente femminile e desiderabile.Dovevo solo aprire gliocchi e rassicurarmi, perch il tempo dei dubbi e dellasofferenza era finito quel mattino, sulla spiaggia di Herrengton,quando avevamo dimostrato l'uno all'altro in modo inequivocabile quantofosse sincero e forte il nostro legame...

Si amofinalmente noi, finalmente tutto come deve essere, senzase e senza ma... finalmente il momento di lasciarsiandare, di vivere e di essere felici.

Mentre, ridendo, Sile mi aveva indicato un buffo carillon che avevamocomprato a Doire anni prima in un negozietto di articoli magici, e cheio avevo fatto mettere a sorpresa sopra una consolle, nel corridoio cheportava nella nostra camera, l'avevo trattenuta piano per la mano,lentamente, e mentre lei si era voltata sorpresa e carica di domande,avevo iniziato a disegnarle arabeschi immaginari con i polpastrellisulla sua pelle morbida, andando a stuzzicare le Rune delle sue dita edel suo palmo, cercando di essere il pi discreto possibile,ma anche inequivocabilmente determinato. L'avevo attirata piano a me,l'avevo trattenuta e stretta tra le mie braccia, intrappolandola quasi,contro la parete, l'avevo baciata, con trasporto e passione, scostandoi suoi capelli e scendendo rapido sulla Runa del suo collo, lasciandoche le mie labbra ricalcassero in un bacio lento e inesorabile tutti idettagli di quel disegno. L'avevo sentita vibrare e sorreggersi astento a me, le sue dita che si aggrappavano quasi dolorosamente allamia pelle, la sua gamba che cercava di annodarsi alla mia, insofferenteormai alla prigione delle vesti.Avevo indugiato ancora inquella dolce tortura, per strapparle quei sospiri che sapevo capaci dimandarmi in fiamme la mente, cancellando cos ogni miaremora o imbarazzo, come la pi potente delle pozioniottenebranti, poi avevo alzato il viso e avevo guardato i suoi occhi,leggendo lo stesso desiderio che consumava me, la stessa richiesta difelicit. La mia mano era scivolata ad accarezzarle la lineamorbida del collo e del mento, mi ero abbassato a stuzzicare, con lemie, quelle labbra invitanti, quasi volessi divorarla con unbacio.Senza indugiare oltre, l'avevo presa in braccio, mentrelei, allentandomi i lacci che fissavano ancora il mantello sulle miespalle, lo aveva fatto cadere, abbandonato, inutile, nelcorridoio.Avevamo raggiunto la nostra stanza, con un paiodincantesimi avevo fatto in modo che nemmeno la solerteKreya potesse raggiungerci, per nessun motivo.

Il mondo si riduce a noi, siamo noi, il resto non ha piimportanza.

L'avevo guardata, vibravamo entrambi come fiamme che danzavanoall'unisono.Lei era scivolata via dal mio abbraccio, iol'avevo presa per mano e l'avevo condotta al centro della stanza, eropassato dietro di lei e, mentre avevo ripreso a baciarle lentamente ilcollo, avevo iniziato a manomettere il suo meraviglioso abito dasposa.Dopo un'impresa a dir poco ciclopica, costellata dirisata, di dita, le mie, ripetutamente e dolorosamente affatturate, dipromesse di morte ai danni di amiche e parenti, di baci consolatori,Sile si era voltata verso di me e, con grazia e malizia, aveva lasciatoscivolare a terra il suo prezioso abito di seta avorio, restando con lasottoveste che esaltava la sua bellezza e mi accendeva come non mi eramai capitato in tutta la vita.Aveva sollevato il palmo sulmio viso, aveva percorso con i polpastrelli i miei lineamenti esollevandosi sulla punta dei piedi aveva appoggiato le sue labbra caldesul mio collo.L'avevo guardata meravigliato quando mi avevaspinto sul letto dietro di noi, salendo rapida a sedersi accanto a me,aveva ripreso ad accarezzarmi il viso e i capelli, a baciarmi, mentre,aiutata da me, aveva iniziato a sua volta ad allentare, divertita, latrappola in cui Jarvis si era tanto impegnato aimprigionarmi.Alla fine, eravamo rimasti senza molto addosso,a osservarci, muti ed emozionati, riscoprendoci simili eppure diversi,pi adulti, pi forti e al tempo stessopi fragili: un po' imbarazzato per il mio chiaroentusiasmo, notai subito che lei, se possibile, era addiritturapi bella di quando eravamo a scuola, il suo corpo erapi maturo, bench avesse la stessa grazia e lastessa eleganza di allora.Da parte sua, avevo osservato comeSile avesse percorso con lo sguardo il mio corpo, soffermandosi sulleRune che avevo preso quell'estate, che rendevano il mio corpo parecchiodiverso da quello del ragazzino con cui aveva conosciuto per la primavolta l'amore.Mi ero trattenuto a stento, quando avevosentito le sue dita accarezzare senza indugi i singoli tratti di quellaRuna, ben sapendo che in quel modo mi stava rendendo pazzo, avevocombattuto con me stesso, per impedirmi di farle altrettanto, diannullare in entrambi qualsiasi remora e inibizione, cancellando ilcontrollo della mente e abbandonandomi alla fame e alla sete che avevodi lei.Sapevo che era una prova, l'avevo visto quandocompiaciuta aveva appoggiato il palmo aperto sul mio cuore, facendosfiorare la Runa del mio petto e quella del suo palmo: avevo lasciatoche minvitasse a stendermi sul letto, in silenzio, mi avevafissato senza mai staccare gli occhi dai miei nemmeno per un soloistante, mentre scivolava lenta e felina su di me e le mie mani eranorisalite lungo la sua schiena. Sile si era abbassata su di me, andandoa baciare lenta e sensuale la Runa sul mio collo, i suoi capelli lunghie profumati che mi circondavano, formando una cortina di seta che miseparava dal mondo esterno.Avevo accarezzato ancora una voltala sua tunica di pizzo, l'unica barriera tra me e il suo corpo vibranteche mi accendeva, Sile si era sollevata, andando a eliminare con graziaquell'ultimo ostacolo: dopo essere rimasto rapito, per rapidi, pudichi,istanti sulla vista del suo corpo completamente nudo sopra di me, erorisalito con le mani dai suoi fianchi sottili su, fino alla base dellasua testa, annodando di nuovo le dita tra i morbidi capelli corvini,spingendola delicatamente a unire la sua bocca alla mia.Cieravamo persi cos, in un altro bacio, l'ennesimo, un baciosensuale, affamato, mentre fondevamo di nuovo i nostri sguardi, inostri corpi e le nostre anime. Una vita sola, un'anima sola, per tuttoil resto dei nostri giorni e fino alla fine del tempo.

Sei la mia vita, Sile...l'unica vita possibile...

Avevo alla fine sussurrato tra i suoi capelli, le uniche parole cheavevano un senso, le uniche, per me, preziose e vere.

***

Rigel Sherton

Herrengton Hill, Highlands - 21/22 dicembre 1971

Ritto di fronte a me, il Mangiamorte rideva, osservandomi mentre lofissavo atterrito, ipnotizzato dal Marchio Nero che si animava sullasua pelle, rosso, pulsante, oscenamente attraente.

Non devi fissarlo, Rigel, non devi fissarlo! Concentrati, pensa! Devisolo pensare! Devi solo pensare!

Che cosa potevo fare? Avevo solo tredici anni e avevo un padre, unamadre, dei fratelli, degli amici, tutti inconsapevoli di essere inpericolo di morte; avevo solo tredici anni ed ero l'unico a sapere cheil Ministro della Magia stava per essere ucciso proprio a Herrengton,trascinando cos la mia famiglia e la mia gente in unaguerra che non era la nostra.Avevo solo tredici anni eprobabilmente solo io potevo evitare che mio padre finisse ad Azkaban,o peggio, abbandonando i miei fratelli e me, privando mia madre del suoamore, lasciando la Confraternita senza guida, tutti quanti macchiatidel turpe sospetto di far parte di quella banda di pazzi criminalimascherati! No, non potevo permetterlo: mio padre era severo con me,litigavamo spesso, a volte, addirittura, lo odiavo, ma era sempre statomolto chiaro su certi aspetti e per me aveva ragione quando sostenevache Milord non era la strada giusta per il MondoMagico.

Che cosa puoi fare, Rigel?Pensa! Che cosa puoi fare?

Se avessi provato a fuggire per avvertirlo, il Mangiamorte mi avrebbecolpito alle spalle e mi avrebbe reso inoffensivo, distruggendo ogninostra possibilit di salvezza; se avessi provato acombatterlo per poi scappare da mio padre, mi avrebbe spazzato viasubito, senza difficolt, perch ero solo unragazzino e non avevo mai fatto un vero duello in vita mia.

No,non quella la strada che devi seguire, Rigel, ma forse, seprovassi a...

Guardai oltre il Mangiamorte, avanti, verso il braciere: dovevolimitare i danni, dovevo impedire a qualsiasi costo che i suoi complicientrassero a Herrengton, l'unica azione alla mia portata, per vicinanzae abilit, era raggiungere il braciere e alimentare ilfuoco, al posto di Deluin. E non c'eratempo da perdere: lo scudo sopra la tenuta, infatti, si stava facendovia via pi fragile, presto si sarebbe aperto, lasciandoentrare la nostra rovina.Tra me e il braciere,per, c'era lui, il Mangiamorte, e questo non era unproblema da poco.

Ragiona, Rigel, ragiona: come puoi evitarlo? Sai che devi farlo, deviassolutamente farlo, perci, avanti, trova unasoluzione!Che cosa puoi realmente temere da questo assassino?

Se il Signore Oscuro era davvero un Mago dimmensaconoscenza, se era l'Erede di Salazar, come molti sostenevano, dovevasapere che non poteva uccidere mio padre e i suoi figli senza averprima scoperto con certezza chi di noi l'avrebbe sostituito come erededi Hifrig, non senza essere gi entrato a Herrengton e avergi preso il saldo controllo di Habarcat, dimostrandosisuccessore di Salazar, altrimenti le Terre del Nord e la Fiamma glisarebbero state precluse per sempre; se invece volevano coinvolgere laConfraternita e farla incolpare dell'assassinio del Ministro, ilMangiamorte doveva cercare di non uccidermi, perch, se illoro piano fosse fallito e i Ministeriali mi avessero trovato morto,avrebbero compreso che gli Sherton erano anch'essi vittime, visto chegli Aurors, di solito, non andavano in giro ad ammazzare ragazzini diappena tredici anni. Forse, per, a Milord non interessavaattribuirci la colpa della morte di Longbottom, e magari credeva, cometutti, che l'erede di Hifrig fosse senza dubbio Mirzam, il figlioprimogenito, e s'illudeva di poter trattare i miei fratelli e me comesemplice carne da macello.Forse, addirittura, Milord era ilpallone gonfiato che immaginavo io e, privo di qualsiasi conoscenzasulle nostre antiche tradizioni, non sospettava che ci fosse un legametra uno di noi e la Fiamma; pieno della sua proverbiale arroganza, nonpoteva certo concepire che persino un neonato poteva mandare a monte isuoi piani e, invece, la situazione era proprio quella: se insieme amio padre avesse fatto uccidere il figlio sbagliato, prima di farsiriconoscere da Habarcat, tutti noi, la mia famiglia, i miei amici, lamia gente, i Ministeriali e persino i nostri aggressori, tutti coloroche si trovavano a Herrengton, saremmo spariti nel limbo, insiemeall'ultima goccia del nostro sangue maledetto. Persino Lui, LordVoldemort, il Signore Oscuro, se fosse stato presente allacarneficina.Un brivido di folle speranza mi percorse laschiena, al pensiero di poterlo trascinare all'inferno con me.

Non devi pensarci nemmeno, Rigel!Concentrati sui tuoifratelli, piuttosto, pensa a loro, pensa alla mamma!

Dovevo attenermi all'idea che ci fosse una speranza, almeno unasperanza: nella migliore delle ipotesi, il Mangiamorte aveva l'ordinedi non uccidermi, ma poteva sempre pietrificarmi o cruciarmi, orendermi inoffensivo in qualche altro modo, e se l'avesse fatto, per lamia famiglia e la mia gente sarebbe finito tutto, quindi dovevosbrigarmi e fare attenzione a non farmi colpire.

Pi della Cruciatus che cosa pucapitarti?Pi di essere umiliato e di impazziredal dolore?Pi di sbagliarti e soffrire perniente?C solo una cosa peggiore ditutte queste e preferiresti morire che affrontarla: vedere il tuo mondoin rovina, sapere di essere stato l'unico a poterlo evitare e non averfatto niente.Per paura.Rifletti: che cosa siaspetta il Mangiamorte da te? Che cosa si aspetta da un ragazzino?

Per uno Sherton, da sempre, La prima regola sopravvivere, lo sapevano tutti e se davvero gli uomini diMilord conoscevano bene mio fratello, lo sapevano anche loro,perch Mirzam lo ripeteva in continuazione: dovevo farvedere, perci, che questo comportamento vigliacco eopportunista valeva anche ai tempi di Alshain Sherton, che mio padre ciaveva insegnato a portare a casa la pelle a ogni costo, che di fronte auna scelta dovevamo cedere e non morire.

Puoi farlo, Rigel!Devi farlo!E devi essereconvincente.

Quando il Mangiamorte alz la bacchetta su di me, tremai,quando l'agit per aria e mi punt, non ebbiremore, m'inchinai di fronte a lui e gettai la bacchetta ai suoi piedi,in segno di resa.

Ti prego! Perdonami! Nonsapevo chi fossi, ti ho visto gi alle teche e ti hoscambiato per un ladro. Perdonami! Io non volevo...

Il Mangiamorte borbott qualcosa, vidi un lampo di luceverde, o forse azzurra, uscire dalla sua bacchetta e un ciuffo di erbaalla mia sinistra fu incenerito, con un gran botto che mi fece perderevent'anni di vita.Lo sconosciuto scoppi a ridere,io pallido come un morto, mi resi conto che non era difficile cercaredi sembrargli patetico e vigliacco: avevo tredici anni, ero pocopi di un bambino, solo un pazzo non avrebbe avuto paura dimorire e desiderato con tutto se stesso di non trovarsil.Ed io non ero n pazzo nGrifondoro, la mia era autentica, fottuta, paura.

Oh povero, povero,cucciolino! Chiama la mammina che ti tenga la manina!

Ti prego, non farmi del male!Mio padre ti dar tutto ci che vuoi, ma nonfarmi del male!

Tuo padre... Midar tutto ci che voglio, certo! Egodr a vederlo strisciare a terra come stai facendo tu,piccolo, stupido, ragazzino inutile! Siete tutti cospatetici e vigliacchi! Ve la fate con feccia e babbanofili, cometraditori del Sangue Puro! Salazar si rivolterebbe nellatomba!

No, traditori del Sangue no!Traditori mai! Te lo giuro sul mio onore!

L'onore di uno Sherton? Maquale onore? Non farmi ridere!

Mi sentii il sangue ribollire: se solo fossi stato pigrande e pi abile, se solo avessi potuto rischiare solo mestesso, se solo non avessi dovuto pensare al destino di tutti glialtri!Il Mangiamorte mi fissava, non lo vedevo in faccia, madalla sua postura mi trasmetteva un senso dirrisione che nonpotevo sopportare: anche se non era lui, perchpi basso e pi gracile, perch dallaferitoia percepivo uno sguardo di ossidiana scura, non chiari occhi dighiaccio, non riuscivo a non immaginarmi il volto di Lucius Malfoydietro quella maschera e l'odio profondo, che albergava in me nei suoiconfronti, divenne sempre pi difficile dacontrollare.Feci un respiro fondo e cercai di ritornarelucido, non sarei stato credibile se a quel punto non avessi reagito inqualche modo, perci alzai il volto verso il mio avversariomascherato, cercando di mantenermi saldo e determinato.

Non avere paura, Rigel, non avere paura!Non ti ritiene unaminaccia, ti sta sottovalutando, puoi agire!Continua a farglicredere che ha davanti uno stupidoAccumula econtrolla la rabbia, domina la rabbia, usa la rabbia!Pensache hai davanti quel maiale di Malfoy, se tiaiuta!S, c' lui sotto la maschera,c' lui, e tu puoi fargliela pagare, finalmente! Per tutto!

Potrei darti il mioanello Milord potrebbe usarlo per dominare la Fiamma,dovevamo darglielo a Hogmanay, in dono; se glielo porterai, sarairicompensato al posto nostro. Ma devi portarmi da Lui: voglio il tuostesso Marchio, lo voglio con tutto me stesso! Voglio usare la spadache hai preso per Lui, voglio uccidere i maledetti Babbani e la luridafeccia che insozza il nostro mondo! Per favore! Portami da Milord: sonouno Sherton, sono nato per servire l'Erede di Salazar!

Non si fidava di mio padre, daccordo, ma perchnon doveva credere a me?Ero noto per essere un piantagrane, ascuola finivo di continuo dal Preside, ero sempre in lite con i mieiche ormai volevano spedirmi a Durmstrang per i miei atteggiamentiribelli; e Mirzam, che non faceva altro che salmodiare di Milord, acasa nostra, di sicuro non andava a dire ai suoiamici di non essere riuscito a convincere nemmenouno di noi sul Signore Oscuro.

Sempreammesso che tuo fratello non sia coinvolto nel casino di questa notte,che non vi abbia traditi tutti, che non abbia detto loro chepreferireste morire piuttosto che sottomettervi!

No, questo, ne ero convinto, non era possibile: Mirzam era uno stupido,certo, ma non riuscivo a pensare a lui come a un assassino e a untraditore della sua famiglia!

Tu, piccolo, pateticoinsetto, un Mangiamorte? Ahahah! Milord non saprebbe che farsene di unragazzino stupido e inutile come te! Milord liberer ilnostro mondo dalla tua famiglia di viscidi traditori! Lofar personalmente, domattina stessa, appenaentrer a Herrengton, dar un messaggio chiaro atutti! Per quanto mi riguarda, un bel Petrificus, ora, miliberer della tua molesta presenza!

Era il momento, non potevo indugiare oltre.Mentre alzava labacchetta su di me, pronto a colpirmi per rendermi inoffensivo, iopronunciai a bassa voce DominusTerra, sperando diavere accumulato abbastanza concentrazione da far collassare un po' ilterreno sotto di lui e coglierlo cos di sorpresa: avevotredici anni, non avevo la forza n le capacitper fare qualcosa di grandioso che lo ferisse e lo rendesseinoffensivo, che lo travolgesse e lo eliminasse, ma a me bastavadistrarlo per un attimo, per un breve attimo. Come facevo da piccolo,quando ero arrabbiato o spaventato, e riuscivo a muovere gli oggettinella stanza per sfuggire a Mirzam che minseguiva perpunirmi.S, mi bastavano pochi attimi: il tempo dicorrere a tutta velocit attraverso il cortile fino albraciere col fuoco magico, poi, una volta l, l'avreialimentato io, avrei mantenuto intatta la protezione su Herrengton, noncon le erbe ma con il mio sangue, fino alla mia ultima goccia,perch lo scudo sulla tenuta ritornasse subito al massimodella sua estensione, il pi possibile resistente, solido eimpenetrabile, dando il tempo agli altri di mettersi in salvo con icamini e le Passaporte. Poteva funzionare, le leggende dicevano chespesso i miei avi si erano salvati cos, con un sacrificio:se non erano bugie, se non erano stupide favolette per bambini, glialtri potevano farcela.Il pavimento di pietra siavvall: come immaginavo, il Mangiamorte perse l'equilibrioe, confuso, distolse la sua attenzione da me, senza comprendere che erostato io.

Avolte non avrete una scopa e dovrete usare il vostro corpo, oltre allavostra Magia!

Cos tuo padre lanciava una Pluffa in mezzo al prato, tuofratello la colpiva con una mazza da Battitore e tu dovevi correrenell'erba alta, correre fino a perder il fiato, fino a raggiungere tuamadre che, seduta nell'erba, insieme a Meissa, ti applaudiva etincitava.

CorriRigel, corri!

S, Rigel, corri, corri finch il mostro distratto!Corri e pensa a tuamadre!Corri e pensa all'abbraccio che ti dava!Corrie pensa che lo stai facendo per salvare lei!

Ed io corsi, corsi verso il mostro, stavolta, rapido mi abbassai araccogliere la mia bacchetta, sfiorai la lama della spada il tanto chebastasse a tagliarmi appena il palmo destro, poi ripresi a correre,fermandomi solo quando giunsi in prossimit del braciere. IlMangiamorte, intanto, aveva recuperato lequilibrio, si eravoltato e aveva messo a fuoco la nuova situazione: io iniziai arecitare, come un mantra, il nome di Salazar, cercai di bagnare, con legocce del mio sangue che cadeva ancora non troppo copioso, i simbolirunici dei punti cardinali disegnati a terra da mio padre, il giornoprima, pronunciai in gaelico i loro nomi, infine entrai nel cerchio dipietra in mezzo al quale c'era il braciere.Lombrami punt la bacchetta addosso e lanci unoStupeficium, io mi gettai a terra invocando Habarcat, perchaccettasse il mio sangue per alimentare il fuoco; il Mangiamorte siavvicin, minaccioso, io nascosi la mano, perchnon vedesse troppo presto che ero ferito e il sangue stavagi nutrendo la debole fiammella verdina, che rapidamenteriprese vita.

Cresci, avanti! Proteggici tutti!

Che bel giochino ti hainsegnato tuo padre! Stupido, molto stupido! Stupido come te, che seirimasto qui, invece di provare a metterti in salvo! Forse non hai bencompreso chi hai di fronte! Forse non hai ben compreso che non sonotutti dei rammolliti come tuo padre! I veri Slytherin, sai, insegnanola disciplina agli stupidi mocciosi nell'unica maniera in cui vainsegnata: Crucio!

Nello stesso istante, immersi completamente la mano nella Fiamma, unafiamma fredda che non ustionava, legandomi intimamente a lei, finooltre alla morte se fosse stato necessario: era pericoloso toccarla,evocazione mortale e maligna di Habarcat, ma solo cospotevo assicurarmi che nulla potesse staccarmi da lei, impedendomi diportare avanti il mio piano, folle e disperato.Una voltaunito a lei, infatti, non sarebbe importato se avessi perso i sensi,per colpa del dolore, perch il mio sangue avrebbecontinuato a fluire lentamente, fino allultima goccia,alimentando la fiamma e proteggendo tutti gli altri: attraverso laferita, il fuoco sarebbe penetrato dentro di me, avrebbe assorbito lamia energia, mi avrebbe consumato, mangiato, rendendomi pidebole, a mano a mano che lui diventava pi forte, fino aspegnermi per sempre.A modo suo, mi avrebbe protetto da colpimortali ma, ancora piccola e debole, non poteva impedire che subissi icolpi del Mangiamorte, per questo sentivo violento il dolore dellaCruciatus che entrava in me, sotto forma diterribili aghi incandescenti, a torturare ogni parte del mio essere:avevo le lacrime agli occhi dal dolore, non credevo che potesse esserecos, terribile, inesorabile, straziante, ma non potevo farealtrimenti, non c'era altra scelta, non potevo difendermi in alcunmodo, pregai soltanto, con tutte le mie forze, di riuscire a resistere,estraniarmi, accettare.

Serazionalizzi il dolore, Rigel, se trovi una giustificazione a esso, searrivi ad accettarlo vedendolo come tramite per ottenere ciche ti prefiggi, puoi contenerlo: prendere le Rune doloroso, ma se ti concentrerai sul percorso che hai compiuto esuperato, se sarai desideroso di apprendere ancora, giustificherai conte stesso quel dolore e riuscirai a sopportarlo! Le Rune ti aiuterannoad affrontare tutte le prove della vita con questo spirito: nulla tisembrer troppo, mai!

Mio padre mi aveva fatto spesso quel discorso, ma i Riti del Nordprevedevano sempre prove che fossero alla portata delle nostre realicapacit, in un dato momento della nostra vita: quello chestavo provando io, invece, andava ben oltre il mio limite disopportazione.

L'hai desiderato tu, Rigel, l'hai voluto tu, l'hai scelto tu: pensa albene dei tuoi, non cedere!

Iniziai a urlare chiedendo aiuto, sperando che qualcuno, per sbaglio,mi sentisse, ma non era possibile, eravamo lontani, soli, ed io nonavevo gi pi le forze nemmeno perpiangere.Il Mangiamorte si avvicin, la Fiamma sifece pi alta, rivelandosi ai suoi occhi: la mia paura,infatti, la rese talmente potente e folgorante da impossessarsi di mefino a tutto il polso.

Maledetto, sei riuscito ariaccenderlo! Crucio!

Mi accucciai ancora di pi, sempre pi debole, laFiamma ormai illuminava di una luce verde-azzurra il mio pallorecadaverico estendendosi fino al gomito ed io, infine, pazzo di dolore,scoppiai a ridere.

Torturami quanto vuoi,Mangiamorte, non puoi staccarmi da qui! Sei cos stupido danon averlo ancora capito? Io ti ho vinto! Dar tutto il miosangue, morir persino, ma i tuoi amici non entreranno mai!Sei solo, solo contro una schiera di Aurors che difenderanno ilMinistro fino allultimo! Solo contro la Confraternita, chefar scempio di te, appena scoprir, e loscoprir presto, che cosa mi stai facendo. Ti convienenasconderti e provare a scappare, non ti resta molto tempo!

Forse l'aveva capito anche da solo, lo vidi alzare il viso verso ilcielo, guardai anchio, sopra la foresta sembrava percorso danumerose scie rossastre simili a stelle cadenti: avevo letto che iMangiamorte si manifestavano cos, poco prima dimaterializzarsi e seminare morte e distruzione, ma ormai non importava,non sarebbero riusciti a materializzarsi a Herrengton, si sarebberomossi per ore attorno a noi, senza per riuscire a vederci,n a trovare un varco per raggiungerci.

Al posto tuo avrei paura...Dove ti nasconderai? Perch se riuscirai a salvarti da noi,poi sar il tuo Signore a darti la caccia! Quanto pensisar incazzato con te, quando sapr in che modo,e da chi, sei stato giocato? Quanta disciplina, quante Cruciatus, pensiti coster il tuo fallimento?

Al posto tuo, io pensereipiuttosto a risparmiare il fiato, stupido moccioso! Crucio!

Nel dolore, folle, continuai a ridere: ero riuscito a mandare a monteil suo piano, lo capivo dalla crudele determinazione con cui mi facevadel male, dovevo solo resistere, ora, presto sarebbe finita, prestoavrebbe capito di potersi salvare solo deponendo la spada e la mascherae mescolandosi di nuovo agli altri invitati, come se niente fosse,lasciandomi l, da solo.Quanto a me, forsepap mi avrebbe trovato prima che fosse troppo tardi,avrebbe mandato via rapidamente gli ospiti, avrebbe esteso di nuovo suHerrengton gli incantesimi che la rendevano inaccessibile, quelli cheaveva dovuto togliere per permettere agli altri di partecipare allafesta.La sicurezza di aver messo in salvo i miei, mi davafiducia anche riguardo alla mia sorte, soprattutto quando sentii la suaultima Cruciatus, pur feroce, durare molto meno delle precedenti.Avevo, per, sottovalutato l'inesorabile e feroce sadismodel criminale che avevo di fronte. All'improvviso, infatti, senza udireparole, dalla punta della sua bacchetta uscunenorme frusta di fuoco che venne ad abbattersi su di me:privo di forze, cercai invano di farmi scudo con la Fiamma e unpatetico Protego, ma quella diavoleria, di cui nemmeno mio padre miaveva parlato mai, minvest completamente,provocandomi un inferno di dolore che mi dilaniava da dentro, in tuttele parti del corpo, nessuna esclusa, senza che per miuscisse del sangue.

Salazar, aiutami!Fa che qualcuno si accorga che sonosparito!Fa che qualcuno passi di qui, anche solo persbaglio!Fa che qualcuno venga a salvarmi!

Io non voglio finire cos, io non voglio finirecos!Io non voglio morire! Io non voglio morire...

Come vedi, Rigel Sherton, imiei non sono inutili giochini stupidi come i tuoi! Resta qui, con latua preziosa Fiamma, piccolo, patetico stolto, e muori consapevole cheil tuo sacrificio stato inutile, perch per tuopadre, per la tua famiglia, per la tua gente era comunquegi finita prima ancora che nascessi! Anche senza gli altri,l fuori, io non sono solo! Addio, salutamil'inferno!

Mi piegai a terra, come un sacco vuoto, preda di dolori violenti,mentre i passi del Mangiamorte e la sua risata gelida si allontanavanoda me, non verso la festa, come immaginavo, ma sulla pietra delcortile, diretto, con la spada, dentro la torre: il dubbio che fossevero, che non fosse solo, che potesse compiere qualche altramalvagit, mi travolse, ma non potevo fare piniente.Tutto intorno a me cadde improvvisamente ilsilenzio.E il freddo.E la notte.

***

Rodolphus Lestrange

Herrengton Hill, Highlands - mar. 21 dicembre 1971

Avevo notato Bellatrix rientrare dalla terrazzacon il solito ghigno beffardo, e Sherton, turbato, parlare evasivo conBlack, allontanandosi poi con lui, misterioso: mi ero guardato attorno,tutti erano presi da chiacchiere e balli, capii che era finalmentegiunto il momento di agire.Indifferente, ero scivolato tragli invitati presenti nel salone, mi ero avviato nel giardino,allontanandomi circospetto, avevo rasentato i muri,nell'oscurit, diretto alla porticina pi piccolache si apriva a poca distanza dalla nicchia di Habarcat, immettendo dinuovo nel castello. Non c'era modo, per chi non avesse sangue Sherton,di toccare direttamente la Fiamma senza restare colpito da qualcheantica maledizione di Salazar, quindi immaginavo che non ci fosserosistemi di sicurezza che bloccassero quella stupida porta: in effetti,era addirittura aperta. Ghignai per l'ingenuit congenita diogni singolo membro di quella famiglia, a volte non sembravano nemmenoveri Slytherins, incapaci com'erano di comprendere e prevedere qualiinganni, e di quale complessit, i loro nemici potesseroordire alle loro spalle.O magari erano talmente arroganti dascadere nella pi sciocca stupidit.Miguardai attorno, la sala era rischiarata solo dalla luce bassa e rossadi alcuni bracieri, gli stessi accesi per la Cerimonia del matrimonio,mentre Habarcat era gi stata ricollocata dentro la suanicchia, di l dei tre archi di pietra, nascosta dietro itendaggi: mintrufolai nel sacello, senza prestareparticolare attenzione, perch se anche qualcuno fosseentrato e mi avesse visto, non avrebbe pensato avessi intentidisdicevoli, qualsiasi Slytherin presente a quella festa, infatti,prima di andarsene, avrebbe tentato di avvicinarsi, mosso dacuriosit, attratto da quell'oggetto carico di fascino emistero, che la leggenda diceva essere stato portato fin lda Salazar stesso.A me, per, della Fiamma, inquel momento, non importava niente, avrei avuto modo di osservarlaquando fosse stata finalmente nelle mani del mio Signore: scivolaidietro di lei, avendo cura di non sfiorarla, controllai i mattoni delcamino anneriti dai secoli fino a trovarne uno che potesse esseremanomesso, presi la bacchetta, recitai un piccolo incantesimo cheallargasse la fessura il tanto da poter costituire un nascondiglio elasciai l il regalo di nozze di Milord per Mirzam, unricordo compromettente di certe notti passate insieme, qualcosa cheavrebbe messo spalle al muro suo padre e avrebbe spaccato la suafamiglia, se la missione di quella notte non fosse andata completamentea buon fine e fossimo stati costretti a passare al pianoalternativo.Richiusi il tutto, avendo cura che quel mattone,sebbene in modo discreto, saltasse all'occhio ben allenato di un Aurorin cerca dindizi, quindi, controllando che nessuno mivedesse uscire, serrando deciso la bacchetta tra le pieghe della tunicaper ogni evenienza, sgattaiolai fuori dal nascondiglio e mi avviaiverso il fondo della stanza, per raggiungere gli altri, stavolta dalcorridoio.Era stato allora che l'avevo visto: si stavaallontanando dalla sua famiglia, che come sempre non si curava di lui,guardandosi attorno per assicurarsi che nessuno lo seguisse, io minascosi dietro una colonna per non farmi notare, in attesa di sviluppia me propizi.Ero stato bravo e furbo, soprattutto intuitivo,quando avevo capito che non dovevo puntare direttamente alla mia preda,ma controllare quell'altro, il ragazzino, il rinnegato, Sirius Black,perch mi sembrava l'unica presenza in grado di distrarre lapiccola Meissa, farle infrangere le regole, spingerla a opporsiall'ossessivo e noioso controllo di sua madre: li avevo tenuti d'occhioper tutto il giorno, dopo aver notato una strana complicittra loro a Grimmauld Place, avevo visto come si guardavano a distanza,come si cercavano durante i balli e il banchetto, avevo riso del timidoarrossire di entrambi quando, furtivi, i loro occhisincontravano.

Cheteneri!

Milord vedendoli sarebbe stato compiaciuto, sempre che non avesse perla bambina qualche altro violento progetto immediato: speravo di no,quel Sangue era troppo puro per essere versato prima di averne trattitutti i benefici, non potevamo permetterci di sprecarlo conleggerezza.Secondo me, anzi, quei due ragazzini potevanoessere un'ottima coppia su cui puntare per il futuro dei Purosangue edegli Slytherin: se volevamo crescere di numero e rafforzarci, dovevamofavorire unioni come quella, tra famiglie Slytherin e Purosangue ancorascarsamente imparentate tra loro, ci servivano unioni di sangue puro,prezioso e soprattutto sano, unioni finalizzate a ottenere figlifisicamente pi forti e stabili, nonle solite, basate solo sull'interesse economico, che preservavano dasecoli le eredit, certo, ma svilivano la nostra forza,generazione dopo generazione.Dovevamo soprattutto esserepi prolifici, per contrastare il vantaggio numerico dellafeccia: in quel senso, Sherton aveva capito cosa servisse alla nostragente, e almeno in quello aveva fatto la sua parte, e ora, essendo iouno dei pochi che non aspirava a vederlo morto, mi auguravo che Milordlo riportasse sulla retta via, perch il suo aiuto e il suopotere erano pi utili della sua morte. Lasciai daparte pensieri al momento inutili e iniziai a seguire il ragazzino: nondovevo perderlo di vista, dovevo raggiungerlo, intuire le sueintenzioni e, se possibile, anticiparle.Black uscin un giardinetto innevato ed io rimasi, ben nascosto, al caldo, aosservare la sua figuretta intirizzita che ammirava le stelle; pocodopo, Meissa Sherton si avvicin rapida e furtiva,usc dalla medesima porta, attravers il giardinoe simmerse, ridendo con lui, nell'oscurit.Ghignai: che gi fossero pi svegli diquell'imbranato di Mirzam? Era possibile Immaginai la faccia di AlshainSherton, se avesse scoperto che il figlio del suo migliore amico gliinsidiava la preziosa figlioletta proprio sotto il naso! Risi dicuore.Poteva essere stata Walburga Black a lanciare aipargoli un bell'Imperius, cos da realizzare quanto prima lesue ambizioni dinastiche, ma ero convinto che stessero facendo tutto dasoli: per certe finalit, infatti, i Black si sarebberoserviti del figlio pi piccolo, molto piaddomesticabile.Smisi di impicciarmi e mi mossi a pocadistanza da loro, nel buio e nel freddo, senza seguire il loropercorso, perch mi ero accorto che si accendevano delletimide luci a terra, per la pressione dei loro corpi, pur leggeri,sulla neve, perci mi tenni vicino alle piante, ai marginidel sentiero, sperando che non si accorgessero della miapresenza.Giunti sulla terrazza a picco sul mare, mi eronascosto lontano da loro, tenendoli sempre sotto controllo: con la codadell'occhio avevo intravisto sull'altro lato, vicino alla base dellatorre, una figura maschile, probabilmente Lucius Malfoy, stando alfisico, imboscato con una femmina e mi auguraiche quell'idiota non mi rovinasse la seconda occasione propizia diavvicinare e portar via quella dannata ragazzina; giqualche ora prima, infatti, avevo mancato il bersaglio.Quandoesplosero i fuochi magici, mi calai meglio il cappuccio in testa e miacquattai tra i cespugli, perch nessuno mi scorgesse,ghignai quando i due amanti mi passarono vicini per rientrarefurtivamente nel castello e riconobbi in Narcissa Black la figurettaleggermente scarmigliata che seguiva Lucius: il mio sguardo sempremalizioso e attento, non pot fare a meno di notare che dasotto il mantello, tra i tessuti preziosi del suo vestito, facevacapolino un piccolissimo, malizioso inserto di pizzo che doveva essersistrappato durante gli assalti famelici di Malfoy e ora occhieggiavapettegolo e spudorato fuori posto.

Ebravo Lucius! Ricever molto presto un invito per il tuo belmatrimonio riparatore!

Sogghignando, tornai a guardare i ragazzini, le mie prede eranofinalmente sole, potevo confondere lui e prendermi lei, non mi avrebbevisto nessuno, inoltre il percorso che avevo alle spalle presentava unaserie infinita di nascondigli perfetti in cui attendere,finch non mi fosse stato possibile smaterializzarmi conMeissa a Little Hangleton.Stavo uscendo dai cespugli peragire, quando la ragazzina si volt, sal inpunta di piedi e and a scoccare un bacio in faccia a Black,poi lo baci anche sulle labbra: sorpreso, mi rintanai dinuovo, divertito, chiedendomi se lui fosse unamammoletta, o fossero evidentemente vere certestorie sulle Streghe del Nord; magari era l'aria malsana di Herrengtono l'opera di qualche strano maleficio di Alshain, per evitare chequalcuno gli toccasse la sua bambina: si diceva che, quanto a perfidiae bastardaggine, Sherton non fosse secondo a nessuno, e non avevomotivo di non crederci.Smisi di ridere, m'imposi di nondistrarmi pi, la possibilit che ci fossequalche maleficio nell'aria non era da sottovalutare, questo avrebbespiegato le immagini che... No, non ci volevopensare.Sollevai gli occhi verso il cielo, sopra laluminosit multicolore dei fuochi, dietro la torre, dovevanoormai esserci le scie rossastre dei miei compagni che venivano a darcimanforte: dovevo sbrigarmi, non potevo permettermi che l'infernoesplodesse prima di aver messo le mani sulla ragazzina, dovevo evitareche durante gli scontri restasse in qualche modocoinvolta.Milord era stato categorico, la voleva viva eintegra, per sondarle i ricordi personalmente.Inoltre labuona riuscita della missione si basava sulla sorpresa,perch se Sherton avesse intuito un pericolo, avrebbelottato come una tigre per difendere non se stesso ma, appunto, ifigli.Mi preparai di nuovo a colpire, Meissa alzgli occhi verso la torre, indic qualcosa col dito a Black,con cipiglio severo e allarmato, poi si mise a urlare: entrambiscapparono, io uscii dal mio nascondiglio e vidi in cima alla torre duefigure che stavano duellando.Evidentemente gli altri eranogi entrati nel castello, il piano aveva subitoun'accelerazione che non capivo, ma poteva ancora procedere comeprevisto, se fossi riuscito a evitare che i ragazzini attirasserol'attenzione degli altri: urlando in quel modo, infatti, qualche Elfopoteva sentirli e dare l'allarme, rovinando tutto, per questo eranecessario che non indugiassi oltre.Li inseguii nel buio,ripensando al piano che avevo rielaborato nelle ultime ore: dovevoschiantare la bambina prima di prenderla, dovevoevitare che mi guardasse negli occhi, mi aveva fatto qualcosa distrano, prima, quando mi aveva toccato o guardato, dovevo evitare chesi ripetesse.Rabbrividii, cercai di reprimere la sensazioneangosciante che mi aveva travolto durante il pomeriggio, rendendomiincapace di ultimare rapidamente la missione: la punizione di Milordnon sarebbe stata piacevole se avessi fallito, eppure, di nuovo,ripensai turbato a quanto mi era successo.

*

pocheore prima

Stavofacendo lo stupido con alcuni amici, accanto alla porta che dava sulgiardino, sbeffeggiando come mio solito lo sposo e ricordando a Puceyche doveva pagarmi una scommessa che risaliva a circa dieci anni prima:fin dalla prima volta che lavevo vista seduta al tavolo diSerpeverde, poco lontano da me, infatti, avevo detto chequellinsolente ragazzina irlandese aveva puntato il giovaneSherton e, in un modo o nell'altro, sarebbe riuscita a farsi sposare dalui. Quel giorno eravamo tutti l, a ridere, ad approfittaredella generosa ospitalit del padre dello sposo, e afesteggiare, dopo appunto dieci anni da quel giorno, il compimento deisuoi piani, sfruttando l'ingenuit di quello stolto, chepareva nato per farsi rigirare come un calzino datutti.Walden alle mie parole scoppi a ridere comesempre, Augustus manteneva la solita faccia da schiaffi impenetrabile,probabilmente non condivideva il mio atteggiamento irridente, Rabastanbeveva e non mi filava, tutto preso, da un po, da unaragazzetta dai capelli rossi mai vista, Steven cercava di schermirsi,perch, di pagare, come al solito, non aveva alcunavoglia.Quando vidi avvicinarsi Jarvis Warrington, cercai difarmi serio, sicuro che fosse venuto a riprenderci, per l'ennesimavolta, come aveva fatto, a suon di occhiatacce, per tutto il banchetto,suscitando ancora di pi la mia ilarit: di tantipresenti, quel damerino era l'unico che non mi fosse mai stato ingrazia, lo sapevamo entrambi e sapevamo entrambi anche quale fosse ilmotivo. In quel momento, per, desideravo che si fermassecon noi, volevo mi sentisse dire che avevo intenzione di assentarmi, dil a poco, per un bel pezzo, per imboscarmi dietro a unasiepe con qualche gentile signora: conoscendolo, non solo mi avrebbecreduto, ma si sarebbe tenuto alla larga da me, per evitare di trovarsisulla linea di tiro di mia moglie, quando mi avessescoperto.In realt, nei miei progetti c'era benaltro: parlando con i ragazzi avevo sempre tenuto d'occhio il giardinoe, da qualche minuto, mi ero accorto che la piccola Meissa era a dirpoco esasperata dal suo biondo cavaliere e dalla ferma sorveglianza disua madre e sembrava ormai decisa ad allontanarsi furtivamente perraggiungere il suo adorato principino Black.Non potevo farmisfuggire quell'occasione, finora l'unica, di attuare il mio piano.Avevo sceso baldanzoso e indifferente le scale, fingendo di puntare ilbuffet, quando la ragazzina, forse sentendosi seguita, si era voltatadi colpo verso di me, avevamo incrociato gli sguardi e sul suo volto siera formata unespressione turbata e carica di domande; ioavevo cercato di apparirle il meno inquietante possibile, le avevoaddirittura fatto un sorriso e mi ero portato l'indice al naso, perprometterle che avrei mantenuto il suo segreto, non avrei fatto laspia.Non dovevo averla convinta, per,perch, sospettosa, aveva desistito dai suoi propositi, siera mischiata di nuovo tra gli invitati ed era rientrata nel salone:furioso con me stesso per averla spaventata, andai a farmi versare unagenerosa porzione di Firewhisky.Dovevo essere piaccorto, non potevo permettermi che andasse a lamentarsi di me conqualcuno, forse non era la prima volta, quel giorno, che si accorgevache la tenevo d'occhio, che la fissavo con insistenza, forse suo padree persino suo fratello l'avevano messa in guardia da me.

Come dar loro torto?Tutti mi conoscono...

Alla fine, ghignando, mi rilassai, continuando per acontrollarla a distanza: per un po' rimase nel salone,guard a lungo Regulus giocare a scacchi con dei ragazzini,poi aveva osservato annoiata i giovani che ballavano, in particolareLucius e Narcissa che catalizzavano su di s le attenzioni ei complimenti di tutti, mettendo spesso in secondo piano persino glisposi.Rigel, il secondogenito, al contrario, non sembravaapprezzare molto quella vista, era nervoso e tendeva a sparire spesso;gli sposi erano talmente presi dal loro chiacchiericcio e dalle lororisate innamorate che si erano isolati, indifferenti a tutto quello checapitava loro attorno; Alshain cercava di sottrarsi, invano,all'invadenza di Lady Walburga, mentre sua moglie si divertiva con lechiacchiere del novello consuocero, pur tenendo sempre d'occhio lafiglia.Quando il giovane Emerson ripart allacarica, istigato dal padre, per chiedere di nuovo a Meissa di ballare,io mi tenni pronto: si capiva lontano un miglio che lei non losopportava pi, ma sottoposta allo sguardo severo di suamadre, alla fine, l'aveva seguito con l'entusiasmo di un condannato alpatibolo, poi, per, si era spinta via via semprepi vicino al giardino, per sottrarsi agli occhi di suamadre e liberarsi cos finalmente di quell'opprimentedamerino.Mi mossi di conseguenza, sicuro di riuscire acogliere l'occasione propizia: mi nascosi per bene tra i cespugli, inun punto riparato che mi sembr essere sulla traiettoria difuga pi probabile di Meissa, interessato a spiare laconversazione tra i due giovani Maghi del Nord, e pronto a tirar fuorile mie conoscenze di Erbologia se qualcuno si fosse chiesto che cosa cifacessi l.

Ti ringrazio, William, ma sono stanca, e vorrei starmene unpo' da sola, per favore...

Non ti chiedo pi di ballare, promesso, fannomale i piedi pure a me! Resto qui con te, per, non tilascio da sola, cos poi torniamo indietro insieme e tiprendo un succo di zucca...

No, voglio restare qui: sono stanca e mi fa male la testa,ho bisogno di stare da sola.

Ma pericoloso!

Pericoloso? Salazar, Emerson, sono a casa mia, ricordi? Checosa vuoi che mi capiti?

Tua madre non vuole che resti da sola, nemmeno se questa casa tua, per questo che ti ha affidata a me!E per questo se ti dico una cosa mi devi ubbidire! Sono anchepi grande di te!

Che cosa? Io ubbidire a te? Ho gi un padre, unamadre e due fratelli maggiori, William piattolaEmerson! Ti ho gi sopportato pure troppo, per far contentitutti! Adesso basta! Vattene e lasciami in pace! E guai a te se fai laspia con mia madre, ti giuro che non ti conviene!

Ridevo tra me, sentendocon quale impeto Slytherin la mocciosa avesse messo a cuccia quelragazzino invadente; lui non era stupido n ottuso, anzi, maera troppo opprimente, crescendo doveva cambiare atteggiamento con lefemmine, altrimenti il suo piacevole aspetto non gli sarebbe servito aniente, poteva giusto annoiarle o farsi picchiare da loro: e magari glisarebbe pure piaciuto...Ghignai. Meissa rimase l,turbata e stizzita, dall'altra parte del mio stesso cespuglio, astrappare i petali di una rosa, Emerson si allontan,offeso, diretto al tavolo delle bevande, non prima di averle rivolto unpoco elegante saluto in gaelico, che avevoimparato a riconoscere frequentando Mirzam; io ritornai a concentrarmisul piano e mi preparai all'attacco.Mi guardai attorno:eravamo abbastanza isolati, lei non mi vedeva ed io non vedevo lei, macome io potevo sentirla, lei poteva sentire me; iniziai a sussurrareattraverso le foglie, con la mia voce pi suadente egentile, bassa, una piccola nenia apparentemente innocua, inrealt malevola, capace com'era di coinvolgere il pensierodi una persona giovane e debole per abbattere le sue difese e portarlaverso di me: volevo che mi seguisse a distanza, verso un punto pocovisibile. Come previsto, la nenia s'impresse rapida nella sua mente: ilcorpo seguiva automaticamente colui che l'aveva sussurrata, mentre ilcervello era impegnato a canticchiare ossessivo la melodia, senza averepi percezione di che cosa stesse accadendo tutto attorno as. Mi fermai, per ammirare l'oceano sotto di me, comesottofondo la musica che arrivava ormai da lontano, dalla sala, copertodall'ombra di una delle massicce torri di Herrengton, svettante versoil cielo: poco dopo Meissa mi fu di fronte, silenziosa, vagamenteassente, nel punto pi riparato della terrazza, invisibiledal salone o dalla tenda in giardino. Finsi di non curarmi di lei, dinon aver nemmeno notato la sua presenza, tutto preso ad ammirare lerose fiorite magicamente, le pi belle che avessi mai visto:solo dopo un po' mi voltai.

Una rosa per voi, Mademoiselle, bellezza donata allabellezza...

Porsi la sinistra versodi lei, confusa mi guard senza capire, osservla rosa che le stavo porgendo, bianca, infida offerta di pace: non erastata colta dal suo giardino, l'avevo portata dal mio, dopo averlarecisa e avere immerso il suo tenero gambo senza spine per una notteintera in una pozione che doveva penetrarle nel sangue attraverso lapelle, rendendola pi docile e debole.Non potevon volevo usare dei metodi brutali su di lei, era piccola enon sapevo quale potesse essere l'effetto, sulla sua mente, di unamaledizione come l'Imperius finch era protetta da Habarcat:se avessi perduto o rovinato i suoi ricordi, infatti, Milord se lasarebbe presa con me.La ragazzina, per, nonubbidiva, non si decideva a prenderla, sembrava impietrita: la guardai,era attratta e al contempo spaventata da qualcosa, dalla mia mano, anzino, dall'anello che portavo sulla mano sinistra, lo guardava come se loconoscesse, turbata, bench non ne capissi il motivo, nonavevamo mai avuto nessun tipo di rapporto fino a quel momento.

A meno che...

Mi fisssenza vedermi, pur irretita, non la stavo controllando e forte era ilrischio che provasse a fuggire: dovevo impedire che accadesse, cheaprisse bocca e chiedesse aiuto.Innervosito e incauto,bench mi fossi ripromesso di non compiere gesti apertamenteostili o minacciosi, finii col prenderle la mano con forza, anzi, learpionai deciso il polso con la mano destra e subito maledissi la miainettitudine, perch la nenia smise di colpo di farlequalsiasi effetto.Era tornata pienamente in s, iocercai di cambiare rapidamente atteggiamento, mostrandomi gentile epreoccupato, dovevo farle credere di averla afferrata per non farlacadere.

Che succede, Meissa? Vi sentite poco bene? Perchnon mi rispondete?

Che cosa ci faccio qui? Perch mi tenete la mano?Lasciatemi milord!

No, calmatevi, non abbiate paura di me, non ne avete motivo!Vi ho visto arrivare fin qui sovrappensiero e pallida, sembravate sulpunto di svenire e...

Io... io non ho paura di nessuno, Lestrange! Io... io nonvoglio nulla da voi, voglio solo andarmene!

E allora fatelo, se ci riuscite...

Lo dissi quasighignando: non credeva alle mie recite e altri metodileggeri ormai erano inefficaci, non c'erapi tempo da perdere, tanto valeva passare subito alleminacce e farla finita: in genere bastava unocchiataccia perridurre le prede al silenzio, lei per nons'intimor, anzi, mi guard ancora pifuribonda, fissando minacciosa alternativamente i miei occhi e la miamano, che ancora teneva la sua, le mie dita forti che sfioravanoimpertinenti le sue Rune delicate.Non capiva come avessefatto a finire l, con me, e questo la turbava, ma nonprovava nei miei confronti un vero timore, non era come le mieabituali, patetiche, vittime, pronte a scendere a compromessi diqualsiasi genere pur di salvarsi, lei mi fissava come se fossiun'insulsa nullit.Conoscevo quello sprezzo,quell'orgoglio, quell'indomabilit, il pensiero di occhialtrettanto alteri mi and al cervello e mi fece fremere:quella ragazzina non sapeva ancora cosa fossero il vero dolore e lavera paura, e per un attimo invidiai Milord, perch glieloavrebbe fatto scoprire.Doveva essere un'esperienzaaffascinante sottometterla, plasmarla nella verit nitidadel dolore: spezzare il suo coraggio incosciente, rompere l'illusionedella sua superiorit e invincibilit, spegnerela luce del suo sguardo puro, ammantare di oscurit la suamente, aprendola al sottile piacere del dolore e dell'inferno. Quelpiacere, quell'appagamento mentale che Milord riservava solo a sestesso, doveva essere cos intenso da risultare perfinopi travolgente di quello che accompagna il possesso fisico.Era per questo, perch minsegnasse quella Magiasottile ed estrema che avevo scelto di seguirlo, volevo che le persone,quelle che non mi avevano mai preso sul serio, per lo scarso rispettoche anche mio padre nutriva nei miei confronti, tremassero di fronte ame, consapevoli dell'incubo in cui li avrei travolti, se solo avessivoluto; per questo, giorno dopo giorno, avevo lottato, mi ero affermatocon innumerevoli sacrifici di sangue, e ora che Milord mi riteneva ilmigliore tra i suoi, speravo mi avrebbe guidato verso i segretipi oscuri della vera Magia proibita.MeissaSherton sarebbe stata il lasciapassare per tutto questo.Nonpotevo assolutamente lasciarla andare.

Che cosa volete da me?Lasciatemi andare o sarpeggio per voi!

Da voi, voglio solo ci che mi appartiene,Meissa, nulla di pi: vostro padre vi ha dato qualcosa cheappartiene a me. Ho visto che vi piace il mio anello, lo conosceteforse? Vi sembra familiare? Perch non mi fate vedere ilvostro, qualcosa mi dice che si assomigliano...

Lasciatemi! O mi metto a urlare!

Dammi l'anello, stupida ragazzina! Non farmi arrabbiare, osar molto peggio per te!

Un colpo di vento mosseil tessuto del mio mantello e della mia tunica andando a scoprire ilmio braccio: Meissa scivol con lo sguardo dall'anello allamia mano, risal lungo il mio corpo, fiss la miapelle, percep il nero che si agitava bramoso di sangue, ilmio oscuro segreto.Allora vidi comparire il terrore vero nelsuo sguardo: conosceva il significato del Marchio, conosceva Milord,sentiva quanto fosse vicino e i suoi occhi urlarono tutta la sua pauradi morire. Approfittai del suo terrore e strinsi pi fortela destra sul suo polso, gli occhi fissi nei suoi, gettai a terra larosa ormai inutile e puntai su di lei la bacchetta con la sinistra,sussurrai Legilimens per cercare nella sua mente tracce di quello checercavo, le tracce della verit, e intanto indebolirlaancora di pi, per poterle strappare l'anello e portarla viasenza problemi.Era incredibilmente semplice muoversi nei suoiricordi, non trovai alcuna resistenza, era cos indifesa einesperta che non potevo crederci: perch Sherton era statotanto sciocco da affidare quel compito gravoso a una ragazzina incapacedi reagire?Rividi, sotto forma di flash scoordinati, alcuneimmagini di quella lunga giornata, poi via via, sempre pilontano nel tempo, ripercorsi tutte le espressioni dei volti di suopadre e di suo fratello, scene familiari di ogni tipo, tuttestucchevolmente amorevoli; io le ripetevo sempre e solo la stessarichiesta, ancora, ancora, invano, le ripetevo sempre la stessa parola:

Anello...

Preso com'ero da quellaricerca spasmodica, da quella folla dimmagini che alla fineiniziavano a ritrarre Mirzam e suo padre, il famigerato studio diAlshain Sherton, la fiamma di Habarcat, la fedina d'argento che sicompletava con uno smeraldo, la luce di una giornata di fine estate,non mi accorsi che, priva di forze, la bambina stava per scivolare aterra.Per non cadere, Meissa cerc di allungareanche l'altra mano verso di me, per sorreggersi al mio braccio, efin col toccarmi proprio sul Marchio Nero: le sue unghieaffondarono appena un po' nella mia pelle, facendo sgorgare una piccolastilla di sangue, proprio dalla bocca del Teschio.Comesottoposto a una scarica diretta nel cervello, un dolore terribilesimpossess della mia testa, mi sembrche qualcuno facesse confusione nei miei pensieri: davanti ai mieiocchi sparirono le immagini di Herrengton, che carpivo a Meissa,sostituite da ombre indefinite, da sensazioni di paura eoscurit, la mia mente si riemp di flash senzasenso, di figure fatte di buio, di dolore, di urla soffocate, di fame edi sete, di pazzia e disperazione, di totaleinfelicit.Cercai di recuperare il contatto con larealt, provando a fissare di nuovo gli occhi nei suoi, manon riuscivo pi nemmeno a vederla, ero nel buiopi completo, in una specie di prigione soffocante, nonriuscivo a muovermi, attaccato com'ero ai ceppi, urlavo, desideravosolo fuggire, morire, mi sentivo braccato, spaventato, disperato, solo,con il cuore che pulsava a mille, pronto a esplodere, benchnon riuscissi a muovere neppure un passo.Non riuscivo adallontanarmi da lei, ad aprire la bocca, a interrompere quel momento.

Che cosa mi sta accadendo? Che cosa mi sta facendo?

Riuscii ad aprire lamano, il tanto che bastasse a lasciarla andare; Meissa, che si reggevain piedi ormai solo per la mia stretta, scivol a terra,finendo col graffiarmi il braccio e portarsi via un lembo della miapelle: non vedevo niente, sentivo solo un dolore atroce, dove Milord miaveva marchiato, cercai la ferita con le dita, temevo, folle, che ilMarchio non ci fosse pi, invece di colpo il nero divennerosso sangue, vidi di fronte a me la bocca del teschio ghignare,allargarsi, nutrirsi della mia pelle, sempre di pi, fino altessuto, fino ai muscoli, e poi pi gi fino adivorarmi le ossa.Un fiume di sangue usc dalserpente e mi travolse, mi fece annaspare, mi feceannegare.Urlai, ma la voce non usciva dal mio corpo, urlaipi forte e infine riuscii a...

Svegliarmi?

Col fiato corto e ilcuore che pulsava impazzito, mi chiesi se fossi tornato in me o fosseun'altra allucinazione, mi guardai attorno, spaesato, non riuscivo acapire cosa fosse successo, quanto tempo fosse passato, quale fosse larealt; davanti a me c'erano le siepi, dietro di me le fortimura della torre, attorno, da lontano, percepivo la musica, il braccionon mi faceva pi male.Meissa era in piedi davantia me, sembrava pienamente cosciente e decisamente ostile, per la miamano che serrava ancora la sua, non pareva intenzionata a credermimentre le dicevo che non avevo cattive intenzioni: gettai la rosa aterra e le dissi che mi dispiaceva, che mi ero sbagliato, che pensavosi sentisse poco bene, le lasciai la mano, poi mi mossi per superarla elasciarla in pace.Lei rest presso la balconata, aosservare il mare.Che diavolo mi aveva fatto? Sembrava che lamia mente, per un tempo che non sapevo quantificare, si fosse divisa indue, e il mio Io pi profondo avesse perso contatto conquello cosciente, gettandomi in una realt che non eraquella che stavamo vivendo, eppure non era menoveraAnzi: sentivo che conteneva anch'essa unaparte della mia vita.Fosse stata una Strega adulta, avreipensato a un incantesimo oscura che non conoscevo, ma quella che avevodavanti era una ragazzina di appena undici anni: com'era possibile?Turbato, mi resi conto che me n'ero andato senza nemmeno aver avuto iltempo di Obliviarla, ma non mi rendevo nemmeno conto se c'era stato tranoi qualcosa che dovessi obliviare. Quale dei miei ricordi era vero equale falso? L'anello, che avevo visto nei suoi ricordi, eraun sogno o esisteva davvero?Mi sentivo confuso, e la cosapeggiore era che non ero stato in grado di portare a termine il miocompito: per nessun motivo avrei voluto ripetere l'esperienza diavvicinare quella ragazzina inquietante, eppure non potevo andarmene daHerrengton senza averla catturata e portata via.Dovevoriprovarci, s, dovevo farlo per forza, ma prima dovevoescogitare un modo per prenderla, senza che lei avesse lapossibilit di posare i suoi occhi o le sue mani su di me.

*

Seguii i ragazzini nel buio dei corridoi, Sirius, in breve, era corsomolto avanti, non c'era pi contatto visivo tra noi,probabilmente non riusciva pi nemmeno a sentirci, ed io nonpotevo andarlo a cercare, dovevo agire in quel momento, fare in fretta,perch quando si fosse accorto che Meissa non c'erapi, sarebbe ritornato indietro a cercarla, e probabilmentenon sarebbe stato solo.Rapido, gettai un Muffliato tuttointorno a noi, per sicurezza, poi colpii Meissa con un Incantesimo allegambe, facendola cadere a terra: trattenni l'ansia che mi aveva colto,mi avvicinai, ma prima di controllare se si fosse ferita, e quanto, lescagliai addosso anche uno Schiantesimo, quindi mi accostai al suocorpo, immobile, steso sulla fredda pietra.Mi acquattai alsuo fianco e la voltai: aveva battuto il naso e il sangue le stavauscendo copioso, aveva macchiato il pavimento e le stava sporcando ilviso e il mantello; decisi di raccogliere un po' del suo sangue eallontanarmi per creare con esso delle tracce fasulle, ma prima dovevofarle un Epismendo per fermarle l'emorragia, poi raccolsi la rosa chele aveva donato Black e la strofinai sulla ferita, le sganciai laspilla che la fermava sul mantello, e mi allontanai per abbandonarequegli oggetti qualche metro pi avanti, inprossimit di una porta, sporcai il pavimento con un po' disangue, cos da sviare le ricerche quando fossero venuti acercarla.Quindi tornai indietro, pulii il punto in cui eracaduta davvero e osservai meglio la ferita: a una prima indagine, ilnaso sembrava rotto, ma al momento non c'era tempo diriaggiustarglielo, avrei approfittato dell'attesa in qualchenascondiglio per farlo, se non altro perch non volevo cheMilord mi chiedesse il motivo dell'aggressione, non doveva scoprire inalcun modo quanto era accaduto, o avrei perso la sua stima per averavuto paura di una bambina.Senza indugiare oltre, lainfagottai per bene nel suo mantello cos che non misporcasse n lasciasse dei segni sui miei vestiti, poi me lacaricai in spalla e mi avviai nella direzione opposta a quella diSirius, arrampicandomi nel buio di una stretta scalinata che,probabilmente, saliva sulla torre del duello, alla ricerca di unrifugio, in attesa di potermi smaterializzare.

***

Orion Black

Herrengton Hill, Highlands - mar. 21 dicembre 1971

Non pu essere vero! No, Alshain non pu esseredavvero morto... non cos, non lui, non a Herrengton!

Alshain! Gira quel dannatoanello, Emerson! Chiama gli altri, fai qualcosa! Alshain!

Emerson stava in piedi davanti a me, impietrito e pallido come unmorto, incapace di spiccicare una parola o reagire in qualche modo, io,tornato indietro, lo scansai senza riguardi mandandolo a sbatterecontro il muro, raggiunsi il mio amico e mi gettai a terra al suofianco.

Alshain!

Non c'pi niente da fare, Black! Non lo vedi? morto!

Io non sono un Medimago enemmeno tu lo sei! Non ti sei nemmeno chinato a guardarlo! Non puoisaperlo! Gira quel maledetto anello o ti giuro, per Salazar, ti ammazzocon le mie mani!

Non gli prestai pi alcuna attenzione, tutto preso com'erodal mio amico, immobile, a terra: la prima, rapida occhiata non mirassicur per niente, mi sembrava che non respirasse, avevagli occhi semichiusi e una smorfia di dolore dipinta sul volto, provaia sentirgli la vena sul collo, ma non riuscivo a trovarla, gli strappaimalamente il tessuto della tunica per raggiungere rapidamente il suopetto, vidi che la pelle e le Rune erano imperlate di fitte gocce disudore gi freddo, mi abbassai con l'orecchio a sentire ilsuo cuore, ma per quanto mi sforzassi, non percepii alcun battito.

No, non ci credo, non ancora detto... Non significaniente, assolutamente niente!

Maledizione Emerson! Haigirato l'anello? Voglio Fear qui, subito! Ora!

Non ce lho, nonlho messo per venire oggi! Cosa poteva succedere qui, me lospieghi?

Allora fa qualcosa, qualsiasialtra cosa! Vai dagli altri, chiamali! Cosa ci fai ancoraqui?

Non ci vedevo pi dalla rabbia: e consideravano intelligentiquei dannati Corvonero?Poi mi venne unidea, glidissi di fermarsi, presi la mano di Alshain, gli sfilai l'anello e loporsi a Emerson: sulle mani di un Mago senza Rune, come me, non era cheun bel gioiello, ma lui...C'era solo una cosa che miopprimeva pi del pensiero che Alshain fosse gimorto: il pensiero che ci fosse ancora una speranza e che noi lastessimo buttando via, perdendo la ragione come faceva Emerson, o perla nostra incapacit e impotenza, come nel mio caso.

Sei un Corvonero no? Dovrestiavere un minimo di cervello! Usalo! Te le devo trovare io le soluzioni?Gira questo stramaledetto anello! E ti consiglio di muoverti o nonrispondo di me!

Mi assicurai che girasse l'anello come faceva Alshain, poi, sotto gliocchi sbigottiti di mio figlio, che era rimasto impalato a qualchemetro da me, muto, preda del terrore e della disperazione, incapace ditrovare il coraggio di avvicinarsi, iniziai a frugare tra le vesti diSherton, alla ricerca dei famigerati sacchettini che portava semprelegate alla cintola: non ero un Medimago e non ero un Mago del Nord, maero da sempre un ottimo pozionista, conoscevo lantidotouniversale, quindi...Se c'era ancora una speranza, forsepotevo essere meno inutile di quanto temessi...Se davvero mianipote aveva osato se davvero tutto questo era colpa di unveleno io forse cera ancora qualcosa che potevofare...

Dannato scozzese, hai semprequalcosa di utile con te! Non mi deludere proprio stavolta! Dove lotieni?

I sacchettini... di solito liteneva dietro, a destra: era l che li portavaquest'estate!

Guardai Sirius, il mio volto probabilmente non tradiva emozioni, ma erofiero di lui, del suo spirito di osservazione, perch avevaricordato un dettaglio utile che a me, preda dell'angoscia, in quelmomento sfuggiva: era mio figlio, non c'erano dubbi, sapeva mantenereun minimo di controllo anche nella disperazione piprofonda, proprio come faceva un bravo Black!Avrei volutobaciarlo, pieno di orgoglio e felicit, perch,dopo essere riuscito, con difficolt, a sollevare Alshain ea girarlo sul fianco, messa mano al sacchettino, avevo trovato proprioquello che cercavo: l'avevo visto spendere una fortuna, pochi giorniprima, per comprare un paio di rari Bezoar e sapevo che ne avrebbeportato almeno uno con s, quel giorno, per ogni evenienza,avendo in casa Lestrange e Malfoy e un ospite scomodo come ilMinistro.Feci cenno a Sirius di avvicinarsi, lui dapprimaparve esitare, l'espressione tesa per le lacrime trattenute ormai astento, poi, deglutendo a fatica, nervoso, annu e sichin accanto a me.

Devi aiutarmi... La vita deltuo padrino pu dipendere da te, Sirius.

Vita? Allora non morto?! Alshain non morto?

Lo fissai, vidi nei suoi occhi lo stesso sconvolgimento e la stessadisperazione che sentivo in me, mi fece male vederlo soffrire, e ancoradi pi essere incapace di consolarlo: non conoscevo leparole giuste da dirgli, n avevo certezze con cuirassicurarlo, sapevo che Alshain al mio posto avrebbe fattoil padre, l'avrebbe stretto a s, gliavrebbe detto di non avere paura, che c'era sempre, anche nei momentipi bui, una speranza, ma io non sapevo dirgli tutto questo,non con l'amore che pure sentivo dentro di me; potevo solo dirgli,asetticamente, quello che mio padre avrebbe detto a me, cheun Black non deve mai lasciarsi andare, che nonc'era tempo da perdere, che dovevamo trovare Meissa e Rigel, ma, purrazionali e giuste, in quel momento, quelle parole non eranosufficienti. Alshain, al mio posto, gli avrebbe mentito, pur di nonvederlo soffrire; io stesso, tendendo quel braccio, stringendo miofiglio a me, sarei riuscito per un attimo a soffocare il dolore, invecenon ci riuscivo, una pietra in me mi portava a fondo, una gabbia digelo m'imprigionava, inesorabile.Era tragico e assurdo,s, assurdo: come padre, era mio compito anche sostenere imiei figli, non solo inculcare loro il culto del Sangue Puro o insegnarloro la Magia, dovevo aiutarli ad affrontare e apprendere la Vita,invece, in undici anni, per colpa delle mie scelte, delle mie paure,dei miei affari, non mi ero mai, nemmeno per un attimo, fermato adascoltare, a comprendere, come si parlava ai loro piccoli cuori,nemmeno al buio, in silenzio, quando non potevanosentirmi.Riuscivo a far loro una carezza, di nascosto, ma nonriuscivo ad aprire bocca e dire quello che forse ancora desideravano eavevano bisogno di sentirsi dire da me: nonostante tutto il desiderioche avevo di rivederlo al ritorno da scuola, ero riuscito a sussurrarea Sirius, al buio, appena un "Bentornato... ".Il mio stupidoorgoglio mimpediva di avvicinarmi a loro, come mi avevaimpedito per anni di essere sincero e chiedere aiuto ad Alshain,l'unico che potesse capirmi: avevo sempre finto, anche con lui, diessere sicuro delle mie decisioni, mi ero mostrato sprezzante earrogante, deridendolo per quella che chiamavo la sua debolezza verso isuoi figli, invidiandolo invece per gli occhi pieni damorecon cui si rivolevano a lui. E ora... Ora l'unico che avrebbepotuto insegnarmi la strada, era l, a terra, probabilmentemorto.

Il mio migliore amico... il mio unico vero amico...

No, non potevo, non potevo cedere ai miei fantasmi, ai miei pensieri,alle mie debolezze, non sapevo se Alshain fosse davvero morto o fossevittima di un incantesimo o di un veleno, ma di sicuro mi era statoaffidato un compito importante: dovevo essere freddo e distaccato comesempre, per mio figlio, per Meissa e per Rigel, se avessi permesso aldolore di travolgermi, non saremmo mai riusciti a ritrovarli e invece,ora, questa era l'unica cosa importante. Dovevo evitare che Siriusperdesse la speranza.

No, non morto,Sirius, ma debole... Molto debole... Tienigli sollevata latesta, mentre io cerco di fargli inghiottire questo. Ecco bravo,cos... Perfetto! Se, come temo, statoavvelenato, con questo potremmo averlo salvato...

Avvelenato? Da chi? E lui orasi salver? Si salver di sicuro?

Non sono un Medimago, Sirius,non lo so: ho visto persone riprendersi dal Vaiolo, da veleni e dafatture mortali, altri cedere per molto meno; ma se hai ascoltato iltuo precettore, sai che se somministrato in tempo, il Bezoar fa sempreil suo corso, poi spetta ai Medimaghi fare il resto...

Che cosa sta succedendo qui?ALSHAIN!

SHERTON... per Salazar e pertutti i fondatori!

NO!

Che cosa? MERLINOSANTISSIMO!

Dietro di me, sentii lo scalpiccio e le voci dei primi Maghi del Nordche accorrevano al richiamo dell'anello di Alshain: io non mi voltai,anzi pregai, tra me, che non ci fosse anche Deidra, perchnon avrei retto davanti a lei, non ci sarei riuscito, davanti alle suelacrime mi sarei bloccato e non potevo permettermi di cedere alladisperazione, alla paura che stavolta fosse tutto finito.Seera come pensavo, se mia nipote, quella maledetta, lavevaavvelenato, stava agendo secondo un piano e quello doveva essere solol'inizio: senza Mirzam e Alshain, con Meissa e Rigel scomparsi, potevacapitare di tutto, perci non cera tempo daperdere, dovevo muovermi subito!

Dobbiamo andare, Sirius,dobbiamo cercare Meissa: Alshain ci ha dato un compito, dobbiamoritrovargliela, ricordi? Quando si riprender,sar la prima persona che vorr davanti as, e noi, qui, per lui, non possiamo fare pinulla; lasciamolo alle cure di sua moglie e della sua gente.

Sirius mi guard incredulo: doveva aver percepito in quegliultimi mesi il forte legame che mi legava a Sherton e doveva immaginarequanto fosse difficile, anche per me, allontanarmi in quel modo, senzaessere certo della sua salvezza, eppure anche lui sapeva che nonavevamo scelta, anche lui temeva come me per Meissa.Concessia Sirius di aspettare che Kelly ed Emerson sollevassero e deponesseroAlshain su un mobile trasfigurato in lettiga, senza che nemmeno loro sipronunciassero sulle sue condizioni, ma quando il celebrante, Fear ealtri tre anziani Maghi del Nord si fecero intorno per esaminarlo esentii la voce di Deidra, tra le altre, che si affacciava dal salonesul corridoio, lo afferrai per un braccio e feci un cenno agli altriperch dovevamo subito riprendere lericerche.Fear, liberato a malincuore da Crouch, prese unospecchietto e lo mise sotto il naso di Alshain, locontroll, disse qualcosa che non compresi a un paio diMaghi pi anziani, poi diede loro le spalle e siun a me, Emerson e Kelly per aiutarci nellericerche.Rimase in silenzio quando mi raggiunse ed io nonebbi il coraggio di fargli domande, n di alzare gli occhisu di lui, per sondare la sua faccia impenetrabile e cogliere laverit; al contrario, mi misi a correre, velocemente,lasciando che la penombra del corridoio nascondesse le stupide lacrimeche rigavano la mia faccia.

*continua*

NdA: Ringrazio al solito per le letture, le preferenze, le recensioni, lemail ecc ecc. A presto. Valeria Scheda

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