IV.006 - CHAINS - Paternit
IV.006 - CHAINS - Paternit
ThatLove is All There is
Terre_del_Nord
Slytherin's Blood
Chains - IV.006 - Paternit

Meissa Sherton
74, Essex Street, Londra - ven. 31 dicembre 1971
Immersa in una soffice coltre immacolata, Londrasi stava preparando all'ultima notte dell'anno, una notte di balli,feste e allegria; un turbinio di fiocchi volteggiava lieve sopra EssexStreet, la luce sempre pi tenue, mentre nel parco, in fondoalla strada, la neve danzava gi al chiarore giallognolo deiprimi lampioni accesi, sempre pi fitta, convincendo anchegli ultimi ritardatari ad affrettare il passo.Scorrevo losguardo su quel piccolo angolo di mondo fuori della finestra, senzaneppure vederlo, seduta sul divano, nella semioscurit dellamia stanza, tutte le candele lasciate spente, le gambe cinte dallebraccia e la testa appoggiata alle ginocchia, i capelli sciolti sullafaccia, a schermare tutto quello che avevo intorno, la mia vita. Diquella casa, non volevo pi vedere niente, non volevopi sentire niente. Avevo gi visto e sentitotroppo, in quei giorni.
Dall'altra parte della strada, seguii Edmund Flannery nel suo cappottopi elegante: apr la porta lasciando passare idue figli vestiti come bambole e la moglie impellicciata, se larichiuse alle spalle e si avvi con gli altri, rapidamente,verso il taxi che si avvicinava pigro, illuminando con i fari unvolteggiare sempre pi insistente.Entrandonell'auto, l'uomo alz gli occhi verso le nostre finestre,un'espressione stordita impressa nello sguardo, chiss se sistava domandando il motivo per cui quella casa, rimasta disabitata peranni, nel giro di pochi giorni aveva ospitato un via vai continuo dipersone, molte delle quali dai modi e dall'aspetto quanto menoeccentrici.Si calz meglio il cappello in testa espar nel taxi, probabilmente pronunciando il nome di unlocale in cui si sarebbe tenuto un elegante veglione, proprionell'attimo in cui Dilly, l'Elfa che aveva preso il posto di Kreyanella cura di noi ragazzi, arriv tutta trafelata perspazzolarmi i capelli e vestirmi per la festa: bench nonavessi alcuna voglia di muovermi dal mio divano, sapevo che dovevolasciarla fare, non avevo forza per reagire, n la voglia diaprire un altro fronte di discussioni in famiglia.
E ce n'erano state, in quei giorni, in casa nostra, talmente frequenti,assurde, improvvise, che a volte avevo dubitato che quelli fossero imiei familiari, tanto diverso il loro atteggiamento da quello abituale,o che stessi vivendo un orrendo incubo da cui prima o poi mi sareisvegliata.Erano ormai giorni, per, che nonriuscivo a svegliarmi. Mi ero isolata spesso nel buio della mia stanza,nei miei pensieri, allontanandomi da quelle stranezze, era diventato ilmio nido, il mio porto sicuro, al punto che sarei rimasta lper sempre, solo l riuscivo ancora a nutrire una qualchesperanza, avrei rinunciato persino a vedere Sirius e Regulus, quellasera, pur di non dover affrontare il mondo l fuori.
Non m'importava pi nemmeno che quella fosse, in teoria, unadelle giornate che pi avevo atteso nella mia vita, conansia e speranza: per anni avevo pregato gli dei che una ragazzalegasse il suo destino a quello di Lucius Malfoy, liberandomicos da un futuro senza amore e senza felicit,deciso quando ancora nessuno di noi era nato. E quella sera,finalmente, Narcissa Black avrebbe compiuto il miracolo, mi avrebberesa definitivamente libera, fidanzandosi con l'odiosoLucius.Eppure, non riuscivo a essere felice, a sorridere: neimiei sogni, infatti, avevo sempre brindato a quel fidanzamento con unamarea di succo di zucca per poi tuffarmi tra le braccia di Mirzam, chemi baciava dicendomi Haivisto? Dovevi solo esprimere un desiderio, e questo si sarebbeavverato... . Ora, per, anche seesprimevo il desiderio di avere mio fratello l al miofianco...
Mirzam...
Una lacrima mi scese sulla guancia, rapida l'andai adasciugare...Non solo mio fratello non era al mio fianco, manon sapevo quando n se l'avrei mai rivisto.E nonpotevo nemmeno piangere, pap sincupiva ancora dipi, quando ci vedeva piangere...
Dilly and alla finestra e prov a chiudere letende, io la pregai di non farlo, non volevo...Potevaspazzolarmi i capelli e vestirmi, ma doveva permettermi di continuare aguardare fuori da quella finestra, dovevo controllare lastrada.Prima o poi, nel buio, ero convinta che sarebbeapparsa una figura alta ed elegante, che avrebbe consumato rapido edeciso gli ultimi metri di marciapiedi, sotto gli alberi spogli e perle scale, muovendosi leggero e sicuro sulla neve e sul ghiaccio,avrebbe bussato alla porta, sarebbe entrato, avrebbe inondato quellacasa triste e buia con la sua risata, con la sua voce e infine miavrebbe stretta a s, dicendomi che era tutto un errore, chenon era vero niente, che non mi avrebbe lasciata mai.
Mirzam...
Nonostante quello che stava accadendo, bench non fossipi una bambina e sapessi che quelli erano solo stupidisogni, bench mi fosse chiaro che non aveva pisenso illudersi, n pregare, sentivo di dover attendere,ancora e ancora, con fiducia e speranza, dovevo credere in Mirzam,nonostante tutto, perch se mio fratello avesse sentito cheanchio dubitavo di lui, non sarebbe piritornato, e allora, il mio mondo e la mia famiglia si sarebberodavvero persi per sempre.La realt che avevosentito dalla voce di mio padre, spiandolo dal buio del sottoscala,mentre parlava con Emerson, mi aveva tolto il fiato: Mirzam non sarebbepi tornato, non l'avrei pirivisto.Perch secondo mio padre Mirzam ciaveva...Non riuscivo a pronunciare quella parola, non ciriuscivo, troppo irreale, incomprensibile, devastante: non erapossibile, no, in nessun modo era possibile che fosse quella laveritEra impossibile che Mirzam ciavesse tradito. Altrettanto impossibile, per, era che miopadre mentisse o si sbagliasse.Non sapevo che cosa fare, nonsapevo in che cosa e a chi credere.E soprattutto, tremavoallidea che, se fosse stata quella la verit, ungiorno tra loro ci sarebbe stata una resa dei conti ed io avrei dovutodecidere da che parte stare.
Come posso scegliere? Come posso scegliere tra mio fratello e mio padre?
Mi sedetti, esausta, mentre Dilly iniziava a intrecciarmi i capelli, lamente lontana da l.Avevo passato gli ultimigiorni in quella casa, da quando eravamo stati dimessi dall'ospedale diInverness ed eravamo tornati a Londra, comera gideciso da prima del matrimonio; avevo sperato che per la convalescenzasaremmo ritornati a Herrengton, ma nostro padre, con una freddezza chenon gli conoscevo e che allinizio non avevo compreso, avevachiuso la questione dicendo che la sua decisione era quella, che nonc'era altro da aggiungere e che n io n miofratello avevamo pi l'et per fare i capricci.Sentirlo cos distante era stato sconvolgente, avevatalmente tante preoccupazioni che passava con noi pochissimo tempo, eanche quando era davanti a noi, sembrava non vederci: all'inizio avevotemuto che stesse ancora male, solo un po' per volta i tasselli eranoandati al loro posto.Nostra madre, da parte sua, aveva fattodi tutto per isolarci dal mondo esterno, aveva nascosto o distrutto igiornali, e con la scusa che io e mio fratello dovevamo riprendercidall'incidente, aveva limitato le visite di amici e parenti al minimoindispensabile: sembrava non rendersi conto che di l apochi giorni saremmo tornati a scuola, e allora quellarealt che non voleva affrontare con noi, ci avrebbetravolti senza mediazione, senza filtri, con tutta la cattiveria che inostri compagni ci avrebbero gettato addosso.Alla fine, nonerano comunque riusciti a nasconderci niente: poco per volta avevamocompreso che gli uomini del Ministero nutrivano su di noi e su Mirzammolti sospetti riguardo al disastro che era accaduto almatrimonio.Rigel, all'inizio, non aveva reagito, avevamantenuto un atteggiamento freddo, distaccato, si era chiuso in unostrano silenzio ma poi, sempre pi spesso, improvvisamente,esplodeva in risposte acide e risentite verso i nostri genitori, ancheverso nostra madre, lui che a dir poco la adorava. Io noncapivo.Nostro padre per un po aveva mantenuto lacalma, aveva cercato di evitare di rispondergli, poi il clima eradiventato via via sempre pi intollerabile, conpap che aveva cercato delle spiegazioni, e Rigel che sichiudeva in un silenzio sempre piimpenetrabile.Dallo sconcerto, si era passati rapidamente alnervosismo e ormai, negli ultimi due giorni, temevo che Rigel sisarebbe messo nei guai, guai seri, stavolta: non riuscivo nemmeno aimmaginare cosa sarebbe successo se, per punizione,lavessero mandato a Avevo pianto, anche secercavo di trattenermi, non riuscivo a evitarlo, non potevo sopportareche si dicessero quelle cose su Mirzam, n lideache il Ministero ce lavesse con nostro padreQuando mi ero resa conto di come mi guardava pap quandopiangevo, mi ero sentita ancora peggio e mi ero imposta da sola difarmi forza, di calmarmi, ma non era semplice: lo vedevo che anche luistava male, che anche lui soffriva per Mirzam, anche se cercava di nonfarlo vedere, anche se cercava di mostrarsi duro e implacabile, quellastoria laveva ferito profondamente.Soffriva ancheper le risposte di Rigel e per le mie lacrime... e, con la mamma,sentivo che discutevano pressoch ogni notte. Non capivocome la nostra famiglia si fosse ridotta in quellostatoE non potevo accettare che fosse tutta colpadi mio fratello.
Il giorno precedente, all'alba, senza preavviso, eravamo statisvegliati dall'arrivo di dieci Aurors capitanati dal signor Crouch che,nonostante tutte le obiezioni di nostro padre, avevano perquisito lacasa da cima a fondo, soffermandosi e buttando per aria persino lenostre stanze, interrogando per ore i nostri genitori.Crouchaveva anche tentato di interrogare me e Rigel, solo Alastornon so cosa, un Auror dalla fluente chiomaleonina, dai modi spicci e la voce rude, era riuscito con estremadifficolt a convincerlo che eravamo piccoli e non gliservivamo a niente, e alla fine quell'orribile uomo ci aveva lasciatiin pace, anche se non ci aveva mai perso di vista.Emerson eraarrivato, come nostro legale, solo a met mattina,bench fosse stato convocato subito, in tutta fretta, si erascusato per il ritardo ma non aveva saputo dare una motivazionecredibile, lasciando mio padre piuttosto interdetto, bastava guardarloin faccia per capire che si chiedeva dove diavolo si fosse nascosto eperch non avesse risposto nemmeno a voce all'invio delPatronus, alla fine, per, l'urgenza del momento non gliaveva permesso di indagare sullaccaduto e si erano chiusinello studiolo a parlare di questioni legali.La mamma erariuscita a convincere i Ministeriali a farci restare nella sala dapranzo, la zona pi tranquilla della casa, sotto ilcontrollo di una giovane Auror donna: doveva essere una nata babbanaperch di tanti che erano in quella casa, eralunica a vestire alla babbana in maniera credibile,cerc di metterci a nostro agio, ci disse che erano semplicicontrolli di routine, che il Ministero voleva solo assicurarsi cheMirzam fosse lunico responsabile di quanto stava accadendo.Mia madre l'aveva fulminata con lo sguardo, sentendola pronunciare ilnome di nostro fratello in quel modo, e da quel momento smise ditrattarla con il cortese distacco dimostrato fino a quel momento perchiudersi in un silenzio carico di rancore; la donna cap diaver commesso un errore, il peggiore, proprio di fronte a noi ragazzi,troppo tardi e a sua volta non le rest che rimanere insilenzio per limbarazzo.Quandoallarrivo di un ministeriale molto giovane, la mamma appreseche altre due squadre stavano cercando di nuovo documenti e manufatti aHerrengton e Amesbury, sbianc e la sentii imprecaresottovoce, quando per la fissarono insospettiti, siricompose rapidamente e con tutta laltezzositche riusc a rimettere insieme in pochi istanti, silament che barbaricomerano, le sarebbero serviti schiere di Elfi esettimane di lavoro per rimettere in ordine il disastro chequei bifolchi stavano facendo nella suacasa.Io annuii comprensiva, ma dalla faccia di Rigel, sicapiva che non credeva affatto fosse quello il motivo del suomalcontento.
Ci che aveva per sconvolto e allarmato dipi nostro padre, era stata la visita dei tre Decani dellaConfraternita, la sera precedente: appena erano arrivati,pap li aveva condotti senza tante cerimonie nel suo studioe aveva gettato dei Muffliato potenti per non farci sentire nulla, male lacrime che la mamma raccolse in tutta fretta con le dita, cercandodi non farsi vedere, erano state pi eloquenti di qualsiasiparola o spiegazione.Tutti cercavano Mirzam, sia gli uominidel Ministero, sia la Confraternita, tutti pretendevano da lui dellespiegazioni, tutti si chiedevano perch il suo Elfo avesseversato il vino che aveva avvelenato mio padre, perch nonsi fosse presentato a Inverness quando la mamma l'aveva chiamato,perch Burgin si ostinasse a dire di avergli venduto unpericoloso manufatto, un Athame che era stato usato in numerosiagguati.Soprattutto, per, doveva spiegare il suolegame con gli uomini del Signore Oscuro: mentre tutto il resto potevaesser giustificato o interpretato in qualche altro modo, moltitestimoni avevano assistito alla sua fuga dallarresto grazieai Mangiamorte, che avevano attaccato i frequentatori del Paiolo eferito un Auror.Ci che interessava laConfraternita, invece, era appurare i fatti di Maillag avvenuti lanotte stessa, a Natale: Fear era stato ritrovato ferito gravementesulla spiaggia a poca distanza dalla casa di mio fratello, da unasquadra di Aurors che lo stavano cercando, e da l portatoin ospedale. Davanti agli occhi increduli di nostro padre, il vecchioaveva raccontato di essere stato attaccato da Mirzam, e che miofratello, ormai in fuga, aveva rubato la fiamma di Habarcat.IDecani avevano pazientato per giorni, avevano atteso una mossa di miofratello, infine erano venuti a casa nostra, da nostro padre, perchiedergli senza altri indugi se Mirzam dovesse essere considerato untraditore della Confraternita, o se fosse stato nostro padre a darglil'incarico di spostare la fiamma in altro luogo e in quel casoperch.La mamma non poteva non piangere, anchesenza sentire le parole esatte di nostro padre, perchnessuno di noi aveva risposte o giustificazioni da dare, nostro padrenon sapeva niente delle intenzioni di mio fratello.Non lopotevo vedere oltre quella porta, davanti al caminetto, ma lo riuscivoa immaginare, seduto sulla poltrona, anzi affondato nella sua poltrona,la testa tra le mani, gli occhi persi nel fuoco, la voce che gli morivatra le labbra.Quando se nerano andati, dopodiverse ore, Rigel ed io eravamo stati convocati per un rapido easettico saluto, Reginald McFigg aveva teso la mano per salutare lamamma, lei era scoppiata a piangere e lui le si era avvicinato dipi, per farle coraggio, lei allora gli aveva bisbigliatoqualcosa allorecchio e il Decano, rattristato aveva dettosemplicemente Capisco.
Signorina pronta perscendere...
Guardai Dilly che, tutta ossequiosa, reggeva davanti a me uno specchioall'altezza del viso per farmi ammirare i capelli intrecciati sullatesta e annodati con nastri argentati, poi lo inclincos che osservassi l'abito, lungo e semplice, di duediversi toni di verde con piccoli inserti argentati, le maniche lisce elunghe, il corpetto attillato, anche troppo per i mieigusti.Sarei voluta sprofondare nell'oblio, non andare aquella festa, n in qualsiasi altro posto.Nondissi nulla, per, presi anche il mantello scuro chelElfa mi porgeva e mi affacciai sul corridoio, e di colpo ilcuore mi acceler impazzito, quando mi resi conto che dalpiano di sotto salivano urla e rumori di sedie rovesciate aterra.Tentai di arrivare alle scale per capire cosa stesseaccadendo, ma per poco non fui travolta da Rigel che con pochi balziemerse dalle scale e come un fulmine si barric dentro lasua stanza; dietro di lui, nostro padre, infuriato, gli intimava difermarsi.Rimasi sullarco della porta, impietrita,mio padre si volt verso di me, la porta di Rigel eragi chiusa da un incantesimo: vidi che mi osservfugace, doveva aver notato che stavo per piangere, il suo voltosillumin di sentimenti diversi, rabbia, dolore,delusione, ed io, incapace ormai di trattenermi, scivolai di nuovonella mia stanza, silenziosa e oscura come unombra.
***
Alshain Sherton
74, Essex Street, Londra - ven. 31 dicembre 1971
... Io non ci vengo a quellastupida festa!
Ti ho detto di fermarti!Rigel!
Non mi ascolt, anzi, con un paio di balzi,super tutta la rampa di scale, io sentivo giprudermi le mani, avevo sempre pi difficolt amantenere quella calma e pacatezza che, da giorni, Deidra m'imploravadi conservare. Arrivai al corridoio anch'io, in tempo per vedere laporta della sua stanza che mi veniva sbattuta in faccia, inghiottiiun'imprecazione e cercai di distendere, per l'ennesima volta, la vocein un tono risoluto, ma non troppo aggressivo.
Apri la porta,Rigel!
Vai al diavolo, tu e tutti ituoi dannati Black!
Lo sentii pronunciare, rabbioso, uno degli inutili incantesimi dichiusura che poteva conoscere alla sua et, io repressi leminacce che mi erano gi salite in gola e sospirai semprepi esasperato, presi la bacchetta, mentre con la codadell'occhio mettevo a fuoco Meissa, almeno lei gi prontaper uscire, sulla porta della sua stanza, prossima allelacrime.Salazar, ci mancava pure che si mettesse a piangereun'altra volta!
Apri la porta Rigel... te loripeto per l'ultima volta, non farmi arrabbiare pi diquanto gi non sia!
Come risposta, dalla stanza usc della musica babbanasparata a tutto volume: indispettito, cercai di placarmi pensando chealmeno avevo scoperto che fine avesse fatto il giradischi di Mirzam;strinsi le dita con pi forza attorno alla bacchetta,scaricando sul legno la rabbia che mi si era appiccicata addosso negliultimi giorni, la puntai contro la porta e bisbigliai un innocuoAlohomora, sentii la serratura scattare ed entrai, dopo un attimo, iltempo di calmarmi del tutto. Nel caos che regnava l dentro,nella penombra della stanza illuminata appena dal riflesso di unlampione, misi subito a fuoco la sagoma di Rigel in piedi accanto allafinestra, girato verso di me: mi aspettava, mi sfidava, a illuminareocchi simili ai miei solo il lumino rosso di unasigaretta...Babbana. Doveva essersi persino arrischiato afrugare tra le mie cose, su in mansarda, per essere sicuro di farmiimbestialire, sapeva che non doveva entrare l dentro senzail mio permesso.Se credeva di farmi cadere nelle sueprovocazioni, per, si sbagliava di grosso!
Quella porcheria ti fa maleal sangue...
Mi avvicinai, gli passai di fianco, andai alla finestra e l'aprii,rabbrividii per il gelo che penetrava dalla citt ammantatadi neve, ma fu utile a snebbiarmi la mente e a ricambiare l'ariaconsumata, vidi che tremava, ma strinse i denti e non si scompose, eraproprio intenzionato a portare avanti a lungo quella sua prova diforza, ed io sarei stato altrettanto caparbio.
... e questa musica troppo alta!
Rigel pieg appena le labbra, in un sorriso chepi che altro era una smorfia, e il volume della musica sialz di quasi il doppio, io ricambiai il sorriso, poi glismaterializzai sigaretta e giradischi, entrambi spenti, fuori dellastanza; ottenuto finalmente il silenzio, scostai la sedia dalla suascrivania e lo invitai a sedersi con un cenno della mano; lui,testardo, rimase immobile al suo posto, gli occhi fissi nei miei,l'aria irridente di chi cerca in tutti i modi di farti incazzare.
Perch perderetempo a parlare con me, quando hai i tuoi cari Black che tiaspettano? Mandami a Durmstrang una benedetta volta efacciamola finita! Dici sempre che vuoi farlo, no? Fallo! Lo voglioanch'io, qualsiasi cosa pur di non... vederti pi!
La voce alta e decisa si era incrinata solo sulle ultime due parole,quasi avesse combattuto fino all'ultimo con se stesso, prima di cederee soffiarmele contro, mettendoci tutta la sua voglia di essere cattivo,fare del male, prima di tutto a se stesso, per guadagnarsi finalmentequello schiaffo che voleva strapparmi dalle mani da giorni, senzariuscirci, Merlino solo sapeva dove trovassi la forza di resistere efermarmi in tempo.Non avevo ancora ben chiaroperch fosse cos determinato nellavolont di farmi arrabbiare e mettersi nei guai, torturatoda qualcosa che riguardava quello che ci stava capitando, certo, masolo in parte. Non si poteva andare avanti cos... Eranormale che Rigel avesse una qualche reazione a quella sequela difatti, orribili per un adulto, figuriamoci per un ragazzino; era anchenormale che la sua fosse una reazione rabbiosa, sia per quello che gliera successo, sia perch, nonostante tutto, sapevo quantofosse legato a Mirzam.Inoltre era mio figlio e anch'io erostato alquanto insofferente verso mio padre a tredici anni... Eppure...doveva esserci qualcosa di pi e, Merlino mi era testimone,in un modo o nell'altro ne sarei venuto a capo, a costo di passaretutte le festivit di Hogmanay chiuso con lui in quellastanza, perch non potevo lasciarlo tornare a Hogwarts, dil a due giorni, senza avere chiaro che cosa gli passasseper la testa, non avrei permesso che le vicende scolastiche mettesseroin secondo piano quella situazione, lasciandola sedimentare, inasprire,in silenzio. Avevo gi commesso quel tipo di errore conMirzam, anni addietro, e non l'avrei ripetuto.
Sono io che decido semandarti a Durmstrang, oppure no... e lo sai... non sonocerto i capricci a condizionarmi nelle scelte... voglio sapere che cosati passa per la testa in questi giorni, Rigel... e non usciremo da quifinch non me lavrai detto...
Tutto qui? Puoi uscire anchesubito, allora... Mi pare piuttosto chiaro che cosa mi passa per latesta! Non ne posso pi di te, di tutti voi!
Lo disse con calma, implacabile, fiero, pronto a subire la mia collera,ma io non feci n dissi nulla, mi limitai a schiarirmi lavoce, aspettando che continuasse.Il silenzio caltra di noi, a lungo.Attesi paziente, studiandolo conattenzione, mentre mio figlio faceva la stessa cosa: probabilmente siaspettava che perdessi subito le staffe, accadeva spesso tra noi, ilfatto di non reagire come al solito l'aveva messo indifficolt e, era chiaro, non riusciva a decidersi sullastrategia da adottare a quel punto. Tra i miei figli, Rigel era semprestato quello pi sfuggente, con lui avevo sempre avuto unrapporto strano, altalenante, per certi versi superficiale, non c'erastata mai quellintimit di pensiero che avevosempre condiviso con Meissa o quella complicit tipicadell'infanzia che avevo vissuto con Mirzam, prima dei nostri scontriesistenziali. Era quello che pi mi assomigliava, siafisicamente, sia per il carattere, ma nemmeno la comune passione per ilQuidditch era riuscita a limitare quella sua strana timidezza nei mieiconfronti, tanto da farlo confidare sempre e solo con sua madre, tantoda convincermi che, da bambino, Rigel avesse paura di me, o a esserepi ottimisti, mi considerasse una leggenda del Quidditch dicui essere orgoglioso, certo, ma nulla di pi.Alcontrario dei suoi fratelli, non ero riuscito nemmeno ad appassionarloalle Leggende del Nord, anzi spesso era insofferente e persinosarcastico, le considerava solo stupide anticaglie e si assoggettava aiprincipi delle Rune con molta pi difficolt deisuoi fratelli... Anche in questo era identico a me alla suaet: veneravo mia madre, non condividevo i barbosi interessidi mio padre, non sopportavo mio fratello perch si gloriavadi incarnare tutti quei principi cui dovevo assoggettarmi controvoglia,esasperandomi ancora di pi...Eppure ero convintodi non aver seguito le orme del mio vecchio, avevo fatto di tutto pernon essere il solito padre Slytherin, non avevo favorito lo scontro trai miei figli, non avevo imposto loro le mie scelte, n avevocercato di indirizzare le loro... Se con Rigel, ultimamente, mi eroritrovato a fare il rompiscatole severo, non era per i precetti, perl'onorabilit e il decoro della famiglia, l'avevo fattoperch ero preoccupato per lui, perch ero suopadre e dovevo insegnargli che non tutto ci che si vuole lecito, che ci sono dei limiti che non si possonosuperare
Invece, da quando a Hogwarts ha conosciuto RabastanLestrange Mio figlio, spesso e volentieri,vaoltre Troppo.
Ogni volta che Deidra lo abbracciava e lo baciava non potevo nonricordarmi come si fosse in parte creata tra noi quella situazione:quando avevo rischiato di perderli tutti e tre, quando avevo rischiatodi perdere il mio Mirzam e con lui la donna che era la mia vita,durante quel maledetto attacco dei babbani, io mi ero comespento.Quel maledetto giorno di tredici anni prima, la nostravita aveva allimprovviso subito una battuta d'arresto, lastrada che avevamo intrapreso aveva deviato, e per quanto tuttiavessimo lottato a lungo e duramente per riprendere il controllo,spesso continuavamo a viverne le conseguenze. Anche ci chestava succedendo a Mirzam, era una conseguenza di quelgiorno.Mi ero sentito responsabile e, a lungo, mi ero chiusoin me stesso, avevo ripreso il controllo solo con l'aiuto e il sostegnodi Orion, ma intanto, alla nascita di Rigel la felicit eraancora offuscata da insicurezze e timori; da parte sua, Deidra avevareagito al pericolo diventando ancora pi possessiva con iragazzi, tanto che nei primi mesi di vita di Rigel non l'aveva lasciatoun secondo, non voleva separarsi da lui, neppure per metterlo tra lemie braccia...Ed io mi sentivo troppo debole e colpevole peroppormi a quella scelta, legittima certo, ma profondamente irrazionalee dannosa.Rigel era l'unico dei nostri figli di cui si eraoccupata pressoch da sola, ed io l'avevo lasciata fare, nonperch non mimportasse di lui, anzi, Merlino solosapeva con quanta disperazione avessimo cercato quel secondofiglio...Non volevo fare nulla che la potesse turbare,perch vedevo quanto quel bambino, giorno per giorno,riuscisse a ridarle il sorriso, la sicurezza, laserenit...Sembrava nato per riaccendere in noi lavoglia di vivere. Sentivo che non dovevo impormi, che dovevo aspettareche lei trovasse la forza, il coraggio, il desiderio di mettermi Rigeltra le braccia, ed io dovevo essere pronto a prendermi di nuovo leresponsabilit della mia famiglia, senza farmi schiacciareancora dal senso di colpa.Rigel aveva significato rivedere ilsorriso sulle labbra di mia moglie e la sicurezza nei miei occhi, perentrambi era stato un tornare alla vita, ancor pi di vedereMirzam fuori pericolo.Senza quel figlio, lo sapevamoentrambi, non saremmo pi stati una vita sola, Meissa,Wezen, Adhara non sarebbero mai nati.Quelle mie mancanzeiniziali, per, avevano lasciato un segno sul rapporto traRigel e me, ed anche sul suo carattere: soprattutto dopo il suoingresso a Hogwarts, avevo iniziato a rendermi conto dell'errore,eravamo stati troppo permissivi, e Rigel a volte aveva atteggiamentiesagerati, per questo, soprattutto negli ultimi tempi, di fronte allesue intemperanze e alle note di biasimo che arrivavano dalla scuola,ero stato costretto a reagire, con rigore maggiore del mio solito, equesto forse aveva contribuito a confonderlo ancora di pi.
Non ti abbiamo insegnato amentire, Rigel, tantomeno a scappare di fronte alledifficolt...
Io non sto scappando daniente...
Mi guard con odio, sibilando e scandendo le parole, sapevoquanto fosse orgoglioso, sapevo che avrei ottenuto la veritpungolandolo, piuttosto che minacciandolo.
Ah no? Te ne stai qui, inquesta stanza buia, saltando su come un bambino capriccioso, cercandodi farci arrabbiare solo per esser allontanato Come lochiameresti tutto questo, se non scappare? Se non cos... spiegami tu cosa stai facendo, perch questa l'impressione che mi dai...
Mi fiss, poi mi ringhi controvaffanculo e come una furia cerc direcuperare la porta e sfuggirmi di nuovo, io lo precedetti e gliimpedii di uscire, lo trattenni per le spalle, lui sidivincol, tirando pugni scomposti come faceva da piccolo,cos rabbioso da perdere la capacit dicontrollare le sue reazioni, contenere magia ed energia: fece volarevia tutto ci che c'era sulla sua scrivania scagliandomelocontro, per difendermi mollai la presa e lui mi sfugg,ritirandosi di nuovo presso la finestra, come una belva intrappola.Mi avvicinai lentamente, fissandolo negli occhi, lavoce bassa e pacata.
Falla uscire questa rabbia,Rigel! Liberatene... Qualunque cosa sia, lascia che ti aiuti...
Certo! Aiutami comestai aiutando Mirzam! Io ti odio! Volevi la verit? Io tiodio! Ti odio!
Rigel!
Mi aveva dato le spalle, avvolgendosi quasi nella tenda, risoluto emuto, mi avvicinai ancora fino a essergli a un passo, gli accarezzai unbraccio e chiusi la mano sul suo gomito, invitandolo a voltarsi,cerc ancora di divincolarsi, non voleva che mi avvicinassi,che vedessi che stava per scoppiare a piangere.
Lasciami! Ti ho detto chedevi lasciarmi! Lasciami
Non lo lasciai, anzi, lentamente lo feci voltare verso di me e lostrinsi al mio petto, fece ancora resistenza, finch, per latensione, la stanchezza, la paura, si lasci andare, silasci abbracciare, lasci persino libere lacrimee singhiozzi contro il mio petto, mentre gli accarezzavo la schiena, epoco per volta, non fui pi l'unico ad abbracciare, sentiile sue braccia cingermi la vita, il suo volto affondarmi addosso, comeda bambino, le rare volte in cui, vincendo la sua ritrosia, mi correvaincontro, per dirmi che aveva battuto Mirzam volando sullascopa.Gli passai una mano sui capelli, stavo per cedereanchio: nei giorni passati in ospedale, l'avevo sempreosservato a distanza, dalla soglia della sua camera, non mi eroavvicinato a controllare di persona come stesse, troppo forte il sensodi vergogna e di colpa per quanto era accaduto, per la miaincapacit di difenderlo... Avevo permesso ancora una voltaai miei errori di formare un muro tra noi...Ora eral, tra le mie braccia, un cucciolo fragile, preda dellafrustrazione di quei giorni, della rabbia repressa, del dolore e dellapaura per suo fratello...Ero stato uno stupido, preoccupatocom'ero delle conseguenze legali per la nostra famiglia e per laConfraternita, in tutto quel caos, non mi ero fermato ad ascoltarlo,mai, dopo tutto quello che era successo, dopo quanto aveva fatto inprima persona, per farsi notare era stato costretto ad abbandonarsi aquegli atteggiamenti assurdi. Avevo finto di non vedere le suerichieste di essere ascoltato.
Hai ragione ad avercela conme... non sono stato in grado di proteggerti o aiutarti... sono statouno stupido, ho lasciato che la paura e il senso di vergognaprendessero il sopravvento... ho permesso che tutto il resto venisseprima... invece di stare al tuo fianco e dirti quanto sono orgogliosodi te, di quello che hai fatto per tutti noi... Ci hai salvati tuttiRigel... hai appena tredici anni ma hai avuto il coraggio che uominiadulti non avranno mai... sei stato...
Credi davvero che m'importiqualcosa di tutto questo? Credi davvero che sia sentirmi direbravo quello che mi serve? Quello che voglio date? Tu di me non hai capito niente! Niente!
Si stacc da me, ero rimasto spiazzato, tremava, le maniserrate a pugno e mi fissava.
Guardami in faccia e dimmicome hai trovato il coraggio di permetterlo?
A cosa ti riferisci,Rigel?
Come hai potuto permettere aFear di mettersi in mezzo e mentire?
Fear? Che cosa vuoi dire? Ionon ti capisco...
Sai benissimo di cosa parlo!Sai benissimo che mio fratello non ha fatto niente, che Fear stamentendo, che Mirzam non ha rubato e non ha cercato di ucciderenessuno Non ha tradito nessuno!
Lo guardai, raggelato, cercando di mantenere il controllo dellasituazione, ma riuscii a balbettare appena il suo nome.
Perch?Perch permetti che lui vada via cos! Che sidicano certe bestemmie su di lui?
Non sapevo che cosa dirgli, come reagire, non avevo certo la forza dimentire su Mirzam con un attacco cos diretto; lo fissai...non capivo che cosa stesse accadendo o meglio, cercavo diricacciare indietro un orrendo sospetto e la paura fottuta di esserestato scoperto.Possibile che sapesse laverit?E come faceva a saperla?Cercai difingere la calma, di cambiare discorso, pur sapendo che stavocommettendo un altro errore.
Se vuoi parlare diMirzam capisco che tu sia sconvolto, lo siamotutti ma secondo me sarebbe pi utile cheparlassimo di te, di come stai, di come ti senti io sonoconvinto che col tempo
Lo vedo che hai paura di me,cosa credi? Vuoi sapere come lho scoperto? Ti ho sentito...vi ho sentiti... tu e la mamma... quella sera in ospedale... Nonlascer che Mirzam esca dalle nostre vite! Nonpermetter che sia lui a pagare per tutti! Che di lui sidica che ci ha tradito, quando ha fatto tuttaltro... Comefai a permetterlo? Come? Come puoi far credere a Meissa una cosa delgenere? Che lui faccia parte di quelli che hanno provato a ucciderci!Sai quanto affezionata a lui!
Hasentito... tutto... Ha sentito quello che ho detto a sua madre diMirzam, del nostro disperato tentativo di metterlo in salvo... ma conlirruenza dei suoi tredici anni non si rende conto delleconseguenze, non capisce che era lunica soluzione possibileper salvarci tutti, e che il suo atteggiamento pericolosoproprio per Mirzam.
Se, come dici, hai sentito,sai anche che cosa ha fatto tuo fratello per tutti noi e sai che devoproteggerlo dal Signore Oscuro non cpi tempo per trovare unaltrasoluzione ma far di tutto perch nonsia per sempre, Rigel, te lo prometto
Non vero... hosentito bene la mamma che diceva Dobbiamo dirgliaddio e poi si messa a piangere!
Rigel, ascolta... io capiscoche
No... non voglioascoltarti... avresti potuto trovare un milione di soluzionidiverse avresti potuto farti aiutare dal Ministero permetterlo al sicuro avresti potuto dire almeno allaConfraternita che non ha fatto niente!
C untraditore nella Confraternita, Rigel e i seguaci delSignore Oscuro sono infiltrati da tempo nel Ministero Nonposso fidarmi di nessuno
Ti fidi di Fear,per ti fidi di un vecchio pazzo che ha quasifatto morire me e Mirzam e Sile per non parlare dellanonna e se fosse lui la spia? Te lo sei maichiesto?
Non Fear non temere so che stravagante, ma ti posso assicurare
No, non minteressaquello che dici non fai altro che dire bugie, sempre e solobugie! Come quando ci propini le tue belle storie delle Terre del Nord,su quanto Salazar sia stato buono e generoso con noi, su quantoHabarcat protegga la nostra famiglia... Dimmi cosa fadavvero Habarcat per noi? Cosa? Ecco cosa fa per noi!
Mi mostr le mani, gli occhi pieni di lacrime, gliele presi,le guardai: Deidra mi aveva gi parlato di quel dettaglio,delle Rune che sembravano stranamente pallide sulla pelle di nostrofiglio, non avevo idea di cosa significasse, n qualisarebbero state le conseguenze di un mutamento del genere, sapevo soloche nessuno prima di lui, nessuno che non fosse leredericonosciuto di Hifrig, era mai sopravvissuto al tocco di Habarcat, enessuno senza lanello poteva assoggettarla al suovolere.Che Rigel fosse ancora vivo era un miracolo chenessuno di noi, nemmeno tra i Decani riusciva a spiegarsi.
questa laprotezione di Habarcat? Rispondimi, questa? Che cosa sonoio adesso? Chi sono?
Habarcat non si mai comportata cos, Rigel nessuno mai uscito vivo da una situazione del genere ionon so cosa significhi, non so quali conseguenze avrai per quelle Runecos velate, ma non dire che Habarcat non ti ha protetto,perch se sei vivo, stata lei aconcedertelo
Per quanto miriguarda io non sono in debito con la tuaFiamma chi mi ha salvato statoMirzam!
Hai ragione, stato lui, con il suo coraggio, a salvarci tutti alloracapirai da te che per lui che devi smettere di fare ilbambino, Rigel! Se vuoi ripagare il debito che hai con lui, devipermettermi di aiutarlo e la strada per farlo, mi spiace, questa Odiami se vuoi, se ti fa sentire meglioma non permettere che il tuo odio e il tuo dolore siano un danno perMirzam. Non devi dire a nessuno quello che sai, me lo devi giurare,Rigel, me lo devi giurare e accettare di essere Custode di questosegreto o lasciare che io agisca sulla tua mente e sui tuoi ricordi,per impedirti di tradirci
Mi guard spaventato, allimprovviso consapevoledellerrore che aveva appena commesso, mi aveva rivelato ilsuo segreto e ora doveva scendere a patti con me, proprio con me,perch era troppo piccolo, ingenuo e fragile per tenere unsegreto simile, soprattutto nei sotterranei di Serpeverde, quella cheda anni ormai era la culla in cui si formavano le schiere dei seguacidel Lord.
Non usciremo di qui fino ache non mi avrai dato una risposta: scegli se preferisci mantenere lacoscienza della verit e aiutarmiconsapevolmente o lasciare che risolva le cose da me, cheti faccia dimenticare non hai altra scelta,Rigel lhai visto con i tuoi occhi cosa sonocapaci di fare per strapparti uninformazionelhai sentito sulla tua pelle che persone sono edio sono pronto a tutto per proteggere ci cheamo
Io ti odio!
Mi guard con occhi pieni di lacrime, consapevole che noncera altra via duscita, io sospirai e lo strinsia me, mentre quelle parole gli morivano sulle labbra, ormai trasformatein singhiozzi .
***
Mirzam Sherton
localit segreta, Shetland - ven. 31dicembre 1971
Era terminata un'altra giornata, anche se non locapivo dal calare del buio: laggi, in quella profondagrotta oscura, non era possibile accorgersi del naturale alternarsidella luce e dell'oscurit, e si rischiava di perdererapidamente il concetto stesso del tempo.A dire il vero,sentivo di essere gi sulla strada buona per diventarepazzo.Capivo l'alternarsi dei giorni dallaluminosit di Habarcat, mi ero reso conto che diventavapi oscura di giorno, di notte, invece, rifulgeva di unabrillante luce verde, pura, cristallina.Avevo chiesto a Fearil motivo, ma non avevo ricevuto risposta, cos avevocontinuato a osservarla da solo, anche perch inquellesilio non avevo molto altro da fare: avevo finito conlo scoprire pi cose sulla sacra fiamma in quei pochigiorni, che in anni e anni di contatto continuo.Mi chiedevoperch la potessi vedere e toccare senza l'ausilio delmantello che Fear le aveva gettato addosso per prenderla: il vecchionon dava risposte, diceva solo che non era sufficiente questo fatto perpotermi riconoscere come suo custode, forse Habarcat semplicementereagiva sentendo in me lo stesso sangue che aveva assorbito da miopadre nei riti, o quello che aveva rubato a mio fratello. Avevo cercatoin mille modi di farmi spiegare da Fear che cosa fosse davvero successoa Rigel, non capivo che cosa significasse quando diceva che si erasacrificato per salvare quanti erano a Herrengtonla notte del mio matrimonio, e per questo lo odiavo sempre dipi, perch mimpediva di allontanarmida l, di tornare dalla mia famiglia, di scoprire comestavano i miei fratelli.E mi sentivo impazzire, oltre che perla prigionia e i dubbi, per la consapevolezza che mi avesse tessutoaddosso una storia crudele e vigliacca, e che tutti ci stavano credendo.
Mio padre consapevole che tutto questo uninganno o anche lui e i miei fratelli sospettano che li hotraditi?Che ho realmente rubato Habarcat per consegnarla alSignore Oscuro? Mi mettevo le mani nei capelli e solo la paura disvegliare Sile mimpediva di scoppiare a piangere, per inervi, per la disperazione, per l'assurdit di tutto quelloche stavamo vivendo, di cui a volte perdevo il senso... per i silenzidi Fear...Il vecchio non rispondeva, mai, mi chiedevo se nonvolesse o piuttosto non potesse, a volte avevo il dubbio che nemmenolui avesse ben chiare le conseguenze dei piani assurdi che avevaapprontato.Ero disperato.S,disperato... disperato per me e soprattutto per Sile.Quandola vedevo tornare dalla lunga giornata passata con Fear, sfinita edistrutta, a fare non sapevo bene cosa, mentre io ero rimasto tutto ilgiorno accanto a Habarcat a studiare ammuffiti libri pieni di Runeantiche e provare antiche formule senza che la Fiamma reagisse in alcunmodo, mi sentivo ancora pi depresso einsofferente.Sile si consumava, ed io mi dimostravo inutileancora una volta. Se Fear ci aveva portato lperch dimostrassi che cera un legame tra me e laFiamma, dopo oltre una settimana non ne avevamo ricavato niente, aparte che mi consentiva di toccarla senza provare auccidermiE soprattutto, paranoico e sospettosocome stavo diventando, in quelle lunghe giornate passate da solo, mistavo chiedendo perch fosse tanto urgente trovare un nuovocustode per Habarcat, temevo che le condizioni di mio padre fosseropeggiorate e che Fear come al solito mi nascondesse laverit.
O addirittura
Guardai Sile, addormentata, al mio fianco, fisicamente esausta, almenoquanto io lo ero mentalmente. Non era questo genere di vita che avevosognato per noi, non era in quella grotta che dovevamo stare in quelmomento: se avevo contato bene i giorni, quella doveva essere la nottedi Hogmanay, e noi saremmo dovuti essere a qualche festa, a ballare,sotto le stelle, facendoci ammirare da tutti, vestiti di un amorepi luminoso di qualsiasi gioiello.EinveceHogmanay era da sempre la festapi noiosa tra quelle della Confraternita, anchelavevamo spesso passato a casa di quel maledetto traditoredi Emerson e
Come ha fatto a imbrogliarci tutti?E soprattuttoFear ha detto anche a mio padre la verit su dilui?O se ne guarda bene, perch magari una delle sue tante bugie, e la vera spia proprio lui?E se in realt mi avesse rapito e mistesse costringendo a legarmi a Habarcat, solo per consegnarmi alSignore Oscuro e? No, devo smetterla di seguire questalinea di pensieri, devo smetterla o diventer pazzo, devosmetterla o sar la fine per tutti...
Non era facile, la mente vagava in una sequela infinita di pensiericontorti, in cui le mie beghe attuali, le preoccupazioni per la miafamiglia e il pensiero di Sile si fondevano e si alternavano: ricordavolultima festa di Hogmanay, la passeggiata nella neve, ilmodo di comportarsi, strano, di Warrington che per enigmi mi aveva viavia svelato la verit su Sile, la mia vita che, appena unanno prima, era riuscita a ritornare su dei binari che sembravanocondurre verso la pace e la felicit.Che cosa neera stato di tanti progetti? Avevo al mio fianco Sile, vero, ma non eraquesto che volevo per lei, non era vivere come dei disperati, in fuga,senza un futuro, nelle mani di quel vecchio pazzo, quello che io leavevo offerto chiedendole di sposarmi. Non era cos chedovevamo affrontare linizio del nuovo anno, finalmentesposati.
Sile si mosse appena, stringendosi ancora di pi a me, trale mie braccia: dormire insieme era l'unica concessione che il vecchioci aveva fatto, solo di notte potevamo stare insieme, potevo vivere unminimo di casta normalit con lei, almeno di notte potevamodormire abbracciati, parlarci, cercare di farci forza l'uno conl'altra, raccontarci quello che avevamo imparato, quantoceravamo sentiti soli, separati lunodallaltra. Mi chiedevo se per concentrarci nei nostricompiti fosse davvero necessario che stessimo sempre lontani opiuttosto Fear cercasse solo di impedirci di stare insieme come maritoe moglie; a volte, isterico, ridevo di lui, delle sue fobie, delle suefisse, mi chiedevo come potesse solo pensare che, in quel delirio, inquella continua preoccupazione, con lui che ci stava sempre addossocome un carceriere, con il Signore Oscuro che ci dava la caccia,potessimo pensare a un erede... Sospirai, chiedendomi perlennesima volta che diavolo di vita le avessi donato: eraquesto il mio solo pensiero, un pensiero che spegneva ogni altra idea,ogni altro desiderio, ogni altra necessit.Comepotevo desiderare di mettere al mondo un altro innocente, se il suodestino sarebbe stato restare chiuso con noi in quellassurdagabbia di dolore e paura?
Chediavolo di vita ti ho donato, Sile? Come fai a non odiarmi? La mia assoluta incapacit, la miastoltezza, la mia testardaggine ci hanno portato a questo. Il mio folle amore per lei si era tradotto in unatrocescelta, tra morire subito per mano del Lord, o farsi consumare, giornoper giorno da quel vecchio malefico, senza che io potessi impedirlo. Disera, quando tornava da me, mi salutava con un sorriso e alcuni deisuoi baci pi appassionati, come se avesse atteso quelmomento per tutto il giorno, come se tutta la fatica potesse essereannullata in quellabbraccio ed io allora, invece di esserefelice, sentivo ancora di pi quanto non meritassi niente.Mi alzai, facendo piano per non svegliarla, girai lentamente intorno alfuoco, minoltrai nel buio, fino all'imboccatura dellagrotta, verso quella specie di sacco in cui dormiva Fear, lo chiamaipiano, avvisandolo della mia presenza, un paio di notti prima mi avevascaraventato contro la parete e mi aveva quasi rotto un braccio,perch non mi ero annunciato e lui temeva costantemente unattacco dai Mangiamorte.Sibilai il suo nome poi mi accucciaia terra, in attesa che mi desse ascolto, la testa che gi miscoppiava.
Che cosa diavolo vuoi? Tornaa dormire, o domani sarai un morto che cammina!
Non far nulladomani, e nemmeno Sile lo far, se non mi dici quello chevoglio sapere...
La vita tuaSherton, se vuoi morire, fai pure, ammutinati, fai come diavolo tipare, come hai sempre fatto... guardati, guarda dove ti ha portato lalibert che ti ha sempre concesso tuo padre! Continua avivere cos se preferisci
Le conosco le tue chiacchieree sappi che mi hanno stancato dimmi cosa le fai, dimmiperch la stai stremando in quel modo devistremare me, devi allenare me, sono io che dovr combattere,non lei...
Il vecchio si sollev sbuffando, un volto in cui trasparivasolo disgusto per me ed esasperazione, si pass la mano sulvolto e si scans i capelli dalla faccia, poi con un ghignosordido mi sput addosso tutta la scarsa stima che aveva perme.
Mi dispiace sapere che nonpuoi goderti una mogliettina focosa e appassionata, milordma quello che conta adesso farla sopravvivere, nonassicurare a te un balocco con cui ingannare la noia della notte! Seproprio non puoi farne a meno, ricordati come ti sfogavi a quattordicianni!
Ti prenderei volentieri acalci in culo per tutte le stronzate che dici, vecchio! Voglio sapereperch la stai sfinendo cos, che senso hastremarla cos senza conoscenze di Magia Oscurasai bene che non avrebbe scampo con gli uomini di Milord!
Cosa credi che le stiainsegnando, ragazzino? Ricette di cucina? Se ci troveranno, gli uominidi Milord non faranno sconti a nessuno se nonsapr difendersi, sar un rischio per la tua vitae per la mia quando le avr insegnato quello cheho gi insegnato a te e che quellinutile scuoladel Mistero si guarda bene dal farvi conoscere, ti unirai a noi,cos insegner a entrambi qualche trucchettopi avanzato Contento? Non rompermipi e torna a dormire se davvero ci tieni a lei,cerca di renderti utile studiando i libri che ti hoportato
Non vedo a cosa mi servaconoscere le leggende di Mastro Cuilen, Decano dellaConfraternita se sono passati mille anni dalla suamorte
stato uno deipi potenti Maghi della Confraternita, e soprattutto era ilDecano che guidava le Terre quando arrivSalazar i suoi scritti sono utili a conoscere dettagliimportanti
Se davvero tantoimportante, non credi che il buon Corvonero Emerson abbiagi fatto ricerche approfondite? Che vantaggio credi diricavarne?
Chiediti piuttosto quantisvantaggi avrai tu a non sapere ci che lui sa eti assicuro, che quelluomo ormai sa molto pi diquanto immagini
Lo fissai, aveva ragione, ma si sbagliava di grosso se credeva miaccontentassi di questo.
Che cosa ti costa darmi lerisposte che voglio? Cosa c? Non ti fidi di me?Non pensi che sapere quale sia il tuo vero progetto potrebbe rendermipi utile? E perch non vuoi dirmi come stannoRigel e Meissa?
Sono fuori pericolo, sonotutti fuori pericolo e ti credono un traditoresei contento adesso? Ti senti meglio adesso? Pensa a te stesso e aSile, lascia perdere quello che hai alle spalle, perch nonlo riavrai mai ed solo un inutile dolore perte
Strinsi le mani a pugnoUna voce in me urlava chenon era vero, che Fear diceva cos solo per spingermi a nonpensare pi a loro per farmi del male ecostringermi a reagire non si rendeva conto che non eraquella la strada, che davanti a s non aveva una personacapace di reagire, ma solo di
Non ho mai avuto stima perte, ragazzo, lo sai, non potevo avere stima per qualcuno che mettevanei guai se stesso con degli stupidi errori ogni momento maora diverso tu sei diverso e stavoltac anche lei intendo prepararvi peruna missione: sei costretto alla fuga, a nasconderti, a non vivere unavita normale senza uno scopo, ti conosco, non ne uscirestivivo, tanto meno sano di mente Fidati di me, e oltre asalvare te stesso e Sile dal Signore Oscuro, dimostrerai la tuainnocenza a tutti e potresti avere unapossibilit di tornare acasa
Come?
Il fuoco magico era acceso, non era troppo freddo, e l'ambiente eranella completa oscurit, eccetto quel poco di luce cheilluminava il giaciglio in cui ancora riposava Sile: ammirai i suoicapelli scomposti sulla coperta, la curva leggera del suocollo.In un solo istante immaginai una festa di Hogmanay,nella sala grande di Herrengton, io accanto a mio padre, chemincideva il palmo con una lama e poi andava a scrivere ilnome di mio figlio sotto il mio, sul sacro arazzo degliSlytherin.Abbassai lo sguardo, cercando di trattenere lelacrime che mi bagnavano gi gli occhi.Ero proprioun debole.Fear mi fiss, comprese i miei pensieridi quel preciso istante, ma non mi guard con un ghignettosordido dei suoi, n con compassione, anzi siavvicin ancora di pi a me, appoggile labbra al mio orecchio e bisbigli alcune parole, paroleche si tessevano a formare frasi totalmente assurde.Miscostai da lui, incredulo, le immagini di una normalitfamiliare di nuovo spente e ricacciate nei luoghi pireconditi dellanima: non poteva dire sul serio, non potevaessere quella la missione che aveva intenzione didarciNon cerano nemmeno prove che nonfosse solo il frutto di una fantasiaSolo unafavola per bambini
Tu sei pazzo,Fear
Pudarsi ma fidati di me, e i nomi dei tuoi figli sarannosotto il tuo, su quellarazzo a cui non riesci a nonpensare
***
Rodolphus Lestrange
Nocturne Alley, Londra - ven. 31 dicembre 1971
Mi dispiace,Milord... la situazione...
Il ghiaccio si spezzava sotto il peso del mio corpo, gli stivalifendevano la neve, lasciando impronte nervose nei vicoli di NocturneAlley, sbuffai alle mie spalle, allindirizzo di Walden,perch si muovesse, mentre Augustus, al mio fianco, sembravanon avesse di meglio che osservarmi di continuo.
Allora la smetti da solo ovuoi che te la faccia smettere io? Non serata!
Augustus alz le mani in segno di resa e rimase due passiindietro, ma continuavo a sentirmi gli occhi puntati in mezzo allespalle, mentre aprivo la porta del Drago nero eminfilavo nellatmosfera sulfurea e calda dellocale.Ci avviammo come al solito al secondo piano, nellastanzetta che il gestore ci riservava per quelle che immaginava fosseroserate a base di alcol e sesso, e che invece era diventato il quartiergenerale in cui stilavamo i piani di battaglia per rendere reali idesideri di Milord. Walden era quello che ci consentiva di mantenere lafacciata, gli davo sempre il compito di occuparsi delle femmine, disceglierle e portarcele di sopra, nello stato mentale in cui mi trovavosarei stato capace di ucciderlo se ne avesse combinata una delle sue,quindi era meglio se mi fosse stato fuori dalle...Augustus sitolse il mantello e con esso il travestimento che usava peravventurarsi, lui uomo avviato a una brillante carriera al Ministero,in quelle bettole malfamate, poi si mise seduto accanto al caminetto,ravvivando il fuoco con un colpo di bacchetta ed estraendo duebicchieri e una bottiglia di ottimo Firewhisky, che portava semprenella sua tasca porta tutto.Perch non ci si devescordare mai di essere ci che siamo, nemmeno nella peggiortopaia di Nocturne Alley!
Io, invece, lunica cosa che volevo, quella notte,era scordarmi chi fossi.Era serata di festa a Manchester, acasa di Cygnus, Bella era l, con Narcissa e i genitori adannoiarsi a una pacchiana serata di festa, il faraonico fidanzamento diCissa e Lucius Malfoy non aveva obiettato quando le avevocomunicato che non sarei stato presente, anzi, nel suo sguardo avevovisto quella che poteva essere ammirazione, o forse solo invidia perme, che ero libero di andare dove volessi.Lei, ancoraconvalescente, no
Dovresti stare calmo, sai?Sembra quasi che ti abbia appena messo le corna tua moglie!
Augustus si mise a ridere, versando la mia dose di whisky nel bicchieree offrendomela, io con un colpo gli feci schizzare via il bicchieredalle mani e, furioso, lo sollevai via dalla sua sedia e lo scaraventaicontro il muro, restandogli addosso, la bacchetta puntata allagiugulare, affondata di mezzo centimetro nella carne.
Se non vuoi pulire con lalingua questo pavimento fetido, Rook, ti consiglio di pensarci duevolte prima di riempirti la bocca con il nome di miamoglie
Cazzo ma tivuoi dare una calmata! Lo sai nonvolevo dire voglio solodire lasciami, non riesco arespirare
Mollai appena la presa e vidi il suo volto lentamente ritornare a uncolorito normale, io avevo sempre il respiro corto, il cuore a mille,il sangue che pulsava alle tempie, ero pronto a scagliarmi su di lui, osu chiunque altro, per qualsiasi assurdo motivo mi fosse venuto inmente.
Non te la dovresti prenderepi di tanto, Rodolphus ha tradito tutti, non hatradito solo te ci ha fregati tutti ancheMilord!
Per tua informazione, a menon frega un cazzo di
No, lo so, hairagione non te ne frega per dammiretta sfogati, si vede che sei al limite nonsono stati giorni facili per te Approfittiamo della seratalibera, dai no, niente donne n alcool, serveroba forte stanotte, molto forte una bella caccia albabbano, ci stai? Come quella volta che a LittleHangleton
Non cero quellavolta a Little Hangleton e non so che farmene di giochiniche possono andar bene a quello smidollato lsotto
Mi versai un bicchiere di whisky e mi lasciai attrarre dalle fiamme nelcaminetto, girai ancora una volta il liquido ambrato nel bicchiere, emi rividi appena poche ore prima, seduto davanti al fuoco spento, nelsalone pi grande del mio palazzo, completamente immersonelle tenebre, la testa affondata tra le mani, un cerchio pesante,opprimente, le parole, quelle parole che mi esplodevano del cervello.
*
Mi dispiace, Milord... la situazione... irreversibile
"No, non possibile... non accettabile..."
Mi ero alzato, avevorepresso a stento la voglia di devastare tutto, di nuovo, di bruciaretutto, sentivo le membra pesanti come se mi fossi sfinito con la magia,fino a esaurirmi come non avevo mai fatto.Invece avevopassato tutto il giorno... Giorno?Era giorno o notte ormai...che cosera?Aveva ancora senso iltempo?Avevo passato un tempo infinito sprofondato su quellapoltrona, davanti a quel caminetto, le tende tirate, a scolarmi tuttigli alcolici che c'erano in casa...Chiedendomi che sensoavesse a quel puntoChe senso avessevivere
Mi dispiace, Milord... la situazione... irreversibile non c' nulla che possiamofare...
Avevo urlato, di nuovo,ancora, avevo lanciato il bicchiere contro il mobile, l'unica vetrinaancora integra si era frantumata e miriadi di schegge erano volate intutte le direzioni, tanto vicine a me, da sentirle, penetrarmi lacarne, ferirmi, il calore del sangue che scivolava dai tagli sulleguance.
*
Senza accorgermene, le dita erano di nuovo salite al viso, aripercorrere le ferite che mi ero procurato appena qualche ora prima,vidi Rook che, in imbarazzo, abbassava gli occhi: eccoperch non faceva altro che fissarmi era per leferite che avevo sul volto.
So che non sono affarimiei ma si pu sapere che cazzo hai fatto allafaccia? Sei caduto? Ti hanno pestato? Ti sei sbronzato?
Lo fissai, ironico, lo sguardo alterato, da pazzo, ghignai.
Hai detto bene, Rook, questinon sono affari tuoi
Daccordo, maallora spiegami, perch siamo qui: non abbiamo da compierealcuna missione per il Lord, non vuoi andare a puttane, non vuoi andarea caccia che cosa diavolo vuoi fare?
Lo fissai, ma in realt nemmeno lo vedevo.
*
Mi rivedevo come fuoridi me, con la mano alla cintola, il vecchio davanti a me, mi avevaguardato pallido di terrore, dovevo avergli messo una paura fottuta, unterrore vero, penetrante, quale non l'avevo mai messo a nessuno,nemmeno quando mi presentava nero come la morte, con una mascherad'argento in faccia, a reclamare la vita degli uomini per il mioSignore...Ora per chi reclamavo la vita? Di chidovevo reclamare la vita?Era tutta colpa mia... tutta colpamia...
"Mi dispiace, Milord..."
Come un ossesso erouscito dal salone, avevo corso a piedi nudi, le vesti lacere, su untappeto di cristalli, mi ero ferito ma non mi era importato niente,avevo salito le scale, un ramo, poi un altro, fino a raggiungere lacamera da letto.Erano giorni ormai che lei non dormival, che Bellatrix non divideva il mio letto, eppure quellastanza era piena di lei, del suo profumo, del suo calore, della suapassione... Di quella passione finta all'inizio, una passionediventata via via sempre pi ribelle, selvaggia,viva E ora? Che cosa eravamo diventati ora?Orache grazie a me possedeva l'unico gioiello che avesse piacere diportare sulla pelle, un gioiello che non doveva essere appoggiato, mainciso, marchiato, impresso nella carne, indelebile, fino allamorte?Era solo una donna, una dannata donna, che non mirispettava, che mi derideva, che stava l, in quel letto,nel mio letto, solo per ottenere qualcosa in cambio... che fosse unMarchio Nero o la mia umiliazione, o il suo piacere, quando ne avevavoglia.Che cosera ora quello che provavo per lei,se non uninsulsa ossessione, una follia?Che cosamimportava ormai di lei? Di lei cheDilei che non poteva pi darmi nemmeno l'unica cosa che miservisse veramente?
Mi dispiace, Milord... la situazione... irreversibile non c' nulla che possiamo fare...vostra moglie non pu pi averefigli
Ero rimasto di sasso,gelido come la morte, per poco non ero crollato a terra. Sapevo chenessuno mi avrebbe giudicato se l'avessi ripudiata... ero nel giusto...Sapevo che mio padre avrebbe fatto di tutto perch midecidessi a divorziare, e poi cercassi subito unaltra donnache mi desse lunica cosa che ci serviva Ma iosarei morto piuttosto che cacciarla via
Calmo, gli avevo chiestochi altri lo sapesse, il vecchio guaritore mi aveva guardato come sefossi impazzito, poi immaginando che fosse una normale reazione emotivaalla notizia che mi aveva appena dato, si era tranquillizzato e avevaannuito quando gli avevo fatto capire che non volevo glielo dicesse,desideravo che mia moglie lo sapesse da me...Sorrisi quandomi tranquillizz, nessun altro sapeva, lo ringraziai pertutto ci che aveva fatto per noi, ma quando gli diedi lamano per salutarlo, mi avvicinai a lui tanto da suggerirgli di deviarelungo il fiume, mentre si dirigeva a casa per pranzo, e che,incidentalmente, doveva inciampare sul greto e scivolare nelle acquegelide del fiume.E morire assiderato.Il vecchio,con lo sguardo vacuo, aveva annuito ed era uscito dal maniero, io avevopreso del firewhisky e mi ero andato a sedere sulla poltrona, al buio,rimuginando, piangendo, distruggendo, devastando, imprecando.
*
Andiamo a teatro,Rookwood
A teatro? Che cosa dici? Vuoiandare a caccia di babbani acculturati? Manca unora amezzanotte, qualsiasi spettacolo sta finendo e
E gli spettatori stannouscendo alla spicciolata nelle strade buie e silenziose della Londrababbana Questa sera si tiene una rappresentazione moltoimportante a cui ho saputo, grazie a te, dovrebbe averpartecipato anche qualcuno di molto importante per il nostromondo
Non starai davvero pensandodi
Non vuoi fare un inattesoregalo di buon anno al nostro caro Milord?
Ghignai, mentre Augustus mi guardava incredulo, il suo volto prendevacolore, a mano a mano che comprendeva che non stavo affatto scherzando.
troppopericoloso, Lestrange sar pieno di guardiebabbane, oltre che di uomini del Ministero
Se non fosse pericoloso, nonavrebbe senso provarci
No tu sei fuoridi testa non so cosa tu abbia ma questa una follia non puoi davvero pensare di fare unattentato al Ministro solamente in due
Anche da solo, se per questo se sei cos vigliacco davolertene tornare alle sottane di tua moglie, la gloria sartutta mia! Non c problema!
Ripresi il mantello e lo indossai, estrassi una boccetta dalla tasca eingurgitai il contenuto, attesi che la pozione facesse effetto,contorcendomi appena per il disgustoso sapore della Polisucco e per lealterazioni che avvenivano nel mio corpo. Mi osservai allo specchio,avevo laspetto di un insulso ometto di mezza et,di mio conservavo solo laltezza, le vesti e la stessacorposit, Augustus, con un sospiro poco convinto, si rimiseil travestimento e mi fu dietro, scendemmo per le scale secondarie euscimmo sul vicolo del retrobottega, poi ci smaterializzammo e dicorsa, avanzammo in mezzo alla neve che riprendeva a scendere via viasempre pi fitta. Quando arrivammo, Longbottom non avevaancora iniziato a scendere i gradini del teatro, era appena fuorilingresso e parlava con alcune persone, non ebbidifficolt a riconoscere suo figlio e sua nuora, Augusta,cera pure un ragazzino sui dieci anni, doveva essere suonipote, insieme a diverse altri personaggi che, dal modo di vestire,dovevano essere solo degli stramaledetti babbani.Un senso dirifiuto e odio mi prese, al pensiero che una delle famiglie purosanguepi illustri del nostro mondo si abbassasse a familiarizzarecon la feccia al punto da sembrare gente come loro.Fu unattimo, mi guardai intorno, cerano molte persone chesicuramente erano Aurors o uomini della sicurezza babbana, avanzai,muovendomi facilmente grazie al mio aspetto poco appariscente, pocominaccioso.Augustus era pi incerto, gli feci uncenno e si allontan da me, percorse la piazza come se nonmi conoscesse, per intervenire o distrarre gli Aurors, se fosse statonecessario.Io camminai ancora, una guardia mi chiese che cosavolessi, io, balbettando appena, gli dissi di aver dimenticatoallingresso il mio ombrello e luomo, dopo avermiscrutato un po, mi fece cenno di passare
Stupidi babbani!
Salii i gradini, erano stati spazzati solo quelli centrali, quindiavvicinarmi non era un problema, oltrepassai il gruppetto, osservai concura il Ministro, mi resi conto che a proteggerlo da vicinocerano meno uomini del solito.Mi avviai versoloscurit dellingresso, mi avvicinaial portiere, con la scusa di chiedere uninformazione glisibilai allorecchio un maleficio e luomo rimasein stato catatonico al suo posto; a quel punto avevo finalmente lespalle coperte, controllai per lultima volta la mia preda,poi, senza farmi notare, con un colpo di bacchetta feci crollare aterra uno dei due bracieri ai lati della porta, i pochi astanti furonocolti di sorpresa, proprio mentre, dallaltro lato dellastrada, Rookwood lanci una serie dincantesimiche sembravano colpi di fucile provenienti da vari punti della piazza,gettando nel panico le poche persone rimaste sulla scalinata ecostringendole a spingersi verso di me, nel vano tentativo di cercarerifugio allinterno del locale.Con passo rapido,nella confusione, non ebbi problema ad avvicinarmi a Longbottom primache tre uomini del suo seguito si staccassero dalle altre guardierimaste sulla scalinata per rispondere agli inesistenti cecchini suitetti dei palazzi prospicienti, in mezzo alla calca gli fui di fianco,lo chiamai, perch si voltasse e rallentasse il passo, miguard, cerc di capire se e dove mi avesseconosciuto, il figlio cerc di trascinarlo via,invano.Era troppo tardi: la mano che reggeva la bacchetta apochi centimetri dal suo fianco, gli avevo gi sussurrato lamia sentenza, con il pi innocente dei miei ghigni, adappena un centimetro dalla faccia.Poi, mentre tutti gli altricontinuavo a trascinarsi verso linterno, rallentai il passoe in breve mi ritrovai di nuovo vicino al portiere,nellangolo pi buio da dove mi smaterializzai,proprio mentre Augusta Longbottom urlava, vedendo il suocero crollare aterra.
Morto.
*continua*
NdA: Vi ringrazio per le letture, recensioni, preferenze, ecc ecc. Cileggiamo dopo la pausa estiva. In bocca al lupo per gliimpegni scolastici/universitari e buone vacanze! A presto. Valeria Scheda
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