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IV.018 - CHAINS - Aquile e Lupi

That Love Is All There Is - Slytherin'S Blood [Marauders] — www.efpfanfic.net · All chapters

IV.018 - CHAINS - Aquile e Lupi

ThatLove is All There is

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Slytherin's Blood

Chains - IV.018 - Aquile e Lupi

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Alshain Sherton

Morvah, Cornwall - sab. 15 gennaio 1972

Dov' nascosto tuo figlio? Dove avete portato laFiamma?

tutto inutile,questo cane bastardo non ti risponder mai!

CRUCIO!

De... i... ra...

Che cosa ha detto?

Nulla... Una delle sue solitestronzate del Nord...

CRUCIO!

Mi... r... za...

CRUCIO!

Ri... gh... M...e... is...

PARLA! PER SALAZAR,PARLA!

CRUCIO!

We... z...n... Ad... ar...

Per l'ultima volta, dove sitrova Mirzam?

CRUCIO!

Smettetela, cosrischiate solo di ammazzarlo! Milord ha detto...

CRUCIO!

SMETTETELA!

Daccordo,fifone ma tu non tilludere, bastardo,perch tra noi, non finisce qui...

Il calcio alle costole arriv all'improvviso, poi un altro eun altro ancora. Tremai, la coscienza ormai vacillava, la bocca eraimpregnata di sangue. Cercai di resistere, con le mie ultime forze.

Nellamente... i volti dei miei cari... sulle labbra... i loro nomi...Attorno a me... freddo e oscurit... urla esilenzio... Dentro di me, fin nel profondo del mio essere... solodolore...

Sentii i passi dei tre carcerieri allontanarsi, poi pinulla. Avevo resistito, non gli avevo dato la soddisfazione di un sololamento. Ora potevo lasciarmi andare: la poca aria rimasta nei polmonimi usc in un unico rantolo. Il corpo continu atremare. Le lacrime mi bagnarono le guance scavate.

finita... per questa volta finita... sono ancoravivo... amore mio per te... sono vivo

*

Quando ripresi conoscenza, ero bocconi, immobile, un groviglioscomposto di carne e ossa, un sacco vuoto gettato a terra, da qualcheparte, la stanza delle torture di Lestrange, forse, o uno scantinato,una topaia, una prigione, una grotta, una fossa sottoterra... undove che non riuscivo a definire, collocare... undove fatto di gelo e silenzio... E del tanfo acredi sangue. Il mio sangue.

Ero cieco e sordo per i colpi e la Magia subiti: non percepivo suoni,ma non m'illudevo di essere solo, forse ero ancora accerchiato dai mieinemici, in attesa, pronti a umiliarmi, torturarmi e solo alla fine,quando si fossero stancati o avessero ottenuto ci chevolevano... Ricordavo il racconto di Mirzam sulla caccia al Babbano,cui aveva assistito, e sul genere di morte inflitta dagli uomini delLord ai prigionieri: non m'illudevo che mi avrebbero riservato unasorte diversa.

Tremavo, di freddo e di dolore... forse anche per la febbrema non avevo paura.

Provai ad affondare le dita nel terriccio che sentivo umido e salmastrosotto di me, per darmi una piccola spinta e sollevarmi, alla ricerca diuna superficie pi asciutta, ma come le mie dita sfioraronola terra, il dolore and a incunearsi atroce nel miocervello: non era stato un incubo, no, Rodolphus Lestrange si eradivertito con le mie mani, ero uscito dallo statodincoscienza, ascoltando il suono sordo di ogni singolafalange che veniva spezzata... provando un doloreinenarrabile Avevo dato fondo a tutta la mia resistenza pernon dargli la soddisfazione di sentirmi urlare... implorareper sfregio, alla fine, si era pulito gli stivali dalla melma,schiacciando i tacchi contro le mie mani martoriate... Non sarebbestata una bella morte, se le ferite si fossero infettate

Il buio che percepivo attraverso le palpebre socchiuse, ora, eracos compatto e impenetrabile da sembrare innaturale, mimetteva ansia non sapere, non capire, provai ad aprire gli occhi, ma ildolore alla testa era troppo forte, per questo desistetti subito: sequello era un momento di lucidit spontaneo e non undelirio, non volevo perdere di nuovo conoscenza, dovevo riuscire apensare, valutare, trovare una soluzione. Capire cosa fosse andatostorto.

Qual il senso ditutto questo? Perch mi pestano fin quasi a uccidermi, manon vanno fino in fondo? E perch Rodolphus Lestrange ripetesempre Questo per mio padre? quandomi riempie le costole di calci?

***

Rodolphus Lestrange

Morvah, Cornwall - sab. 15 gennaio 1972

Eravamo in attesa di ordini e di notizie, tra i resti fatiscenti di unantico convento medievale, abbarbicato su una roccia a strapiombo sulmare del Cornwall: met del tetto e parte delle mura dellaforesteria erano crollati da chiss quanto tempo, noiceravamo raccolti sul lato quasi integro, pieno, anch'esso,di macerie, muschi, piante rampicanti, tane di ratto; non sapevoperch fossimo l, Milord teneva in grandeconsiderazione quel luogo devastato dal tempo. Era ancora pomeriggio matutto era gi immerso nel buio: solo dal fianco franatodella foresteria, quello che dalle rocce si protendeva sulle ondemugghianti, penetrava a ritmo irregolare una luce livida chesquarciava, improvvisa, loscurit per poiripiombarci nelle tenebre. Cercavo di restare vigile, in allerta, ma imiei pensieri correvano alla camera di Mirzam e quando, su di noi,esplodevano i fulmini, cercavo me stesso nelle figure scolpite nellapietra degli antichi capitelli, i ghigni demoniaci esaltati dalla luceradente che affilava forme e ombre. Mi sentivo cos, comeloro, un lupo uscito dalle tenebre.

Voglio tornare di sotto. Voglio sfogare la mia furia, permearmi deltanfo acre del sangue.

Pucey mi teneva d'occhio, temeva ammazzassi il prigioniero, la suasolerzia mi era insopportabile.

Milord aveva voluto che accendessimo un solo braciere, da cui mi erotenuto fin da subito a debita distanza: nascosti com'eravamo,circondati solo dalla desolazione per chilometri, non c'era il rischioconcreto che la nostra presenza fosse notata, ma il Signore Oscuroteneva molto a quella missione, una missione che meritava tutta lacalma, la pazienza, il tempo necessari, per questo aveva preso ogniaccorgimento magico e non, per far s che passassimoinosservati e nessuno ci disturbasse. Al contrario degli altri, che nonfacevano che lamentarsi, io ero grato di quell'oscurit chemi permetteva di ripiegarmi su me stesso, nonostante il freddo mifacesse battere i denti.

Avevo affondato le mani martoriate nelle tasche del mantello, con lascusa del freddo, in realt lasciavo che le dita cercasseroe stringessero il metallo gelido delle tre verghette che giacevano sulfondo. Nella mente riecheggiava come un tuono continuo il suono seccodelle dita di mio padre che si rompevano, una dopo l'altra, nelle miemani, era l'unica musica che avesse mai permeato realmente il miospirito. Non mimportava di nulla, n del brusiodegli altri, che parlottavano, chiedendosi che cosa fosse successo inquella casa e che cosa stesse accadendo, ora, tra il nostro Maestro equell'arpia di Abraxas, n del calore di Bellatrix che, comeuna gatta, si stringeva a me.

La conoscevo, riconoscevo quello sguardo, desiderava appartarsi, senzacurarsi della presenza degli altri, sfogare nel sesso l'adrenalina chela caccia le aveva iniettato nelle vene... io lentamente mi allontanaida lei sempre pi, cercando la solitudine completa,arrivando fino alla parte scoperta dei ruderi, protesa sull'abisso,resa viscida dai pesanti cumuli di neve, caduti la notte precedente.

Sono Lord Lestrange... da oggi... sono io Lord Lestrange...

Quella realt tanto agognata mi colp improvvisa,ma non ebbi il tempo di capire che valore avesse per me in quelmomento, sentii un brusio alle mie spalle, mi ritrassi e tornaiindietro, gli altri si stavano radunando attorno all'Elfo di Malfoy peravere notizie di Milord: voleva che alcuni di noi scovassero la Strega,io mi offrii, ma a Bellatrix e a me fu ordinato di restare di guardia.Soffocai il desiderio di prendermela con quel patetico Elfo, poi,per, sentii la bocca riempirsi di saliva, i peli dellaschiena rizzarsi per l'eccitazione, quando vidi che, al contrario dinoi, Pucey doveva partire.

Non c' nessuno che possa trattenermi, che veda e riferisca.Torner di sotto Di nuovo

Appena gli altri si Smaterializzarono, mi bast un solosguardo: Bellatrix comprese. E mi segu.

***

Alshain Sherton

Morvah, Cornwall - sab. 15 gennaio 1972

Ero cosciente da un po', da pi tempo delle altre volte. Enon arrivava nessuno, non si sentiva niente, a parte quella voce intesta che mi diceva che stavolta era finita, che dopo i calci che miaveva dato Lestrange l'ultima volta, mi davano sicuramente per morto,perci il loro compito era finito e mi avevano lasciatol, sottoterra, in agonia, inerme, cieco e sordo, in attesadella morte che sarebbe giunta per fame e sete, di tutte lapi atroce... E tutto questo mentre da qualche parte miamoglie e i miei figli erano in balia di quegli animali e pregavanoinvano che io arrivassi a salvarli.

solo una tortura, Alshain Abraxas sa che dapiccolo Ronald ti ha chiuso nei sotterrai e tu, per cercare una viad'uscita, sei scivolato in uno dei pozzi e hai rischiato di morircidentro; ti hanno trovato dopo un giorno, semi assiderato, e da allorasei claustrofobico, lui questo lo sa...

S, faceva tutto parte del piano, spezzarmi nel fisico enella mente, ma io avevo qualcosa che loro non capivano, avevo unoscopo, la mia famiglia: se mi fossi aggrappato a esso, ne sareiuscito...

Cercai di muovere la testa e il dolore sirradiin ogni particella di me: un dolore di pelle, di carne, di sangueraggrumato in gola, di sangue che ostruisce le narici, di carnespappolata e ossa rotte, di organi devastati. Iniziavo a riconoscere ledifferenze, non era l'effetto di una delle Cruciatus di Bellatrix, checausavano un dolore capace di infilarsi nel cervello e far perdere ilsenno, no, questo era l'effetto del pestaggio a morte di Lestrange, miprendeva a calci nelle costole, o a pugni, come fossi feccia... Noncapivo come mai un Purosangue come lui si comportasse in quellamaniera, ma non ebbi il tempo di farmi altre domande: all'improvvisoentrarono, il buio che percepivo sotto le palpebre sigillate dal doloresi rischiar della luce di un paio di fiaccole; mi sentiiafferrare per i capelli, schiacciare contro una parete gelida escivolosa, tempestare di colpi, poi, privo quasi di fiato, le miecellule si contrassero preda di una sorda Cruciatus. Scivolai di spallesulla fredda pietra, i pensieri si fecero sfuggenti, travoltocomero da un'onda di piena di dolore e paura.

CRUCIO!

La voce cantilenante di Bellatrix pervadeva l'aria, non caddi soloperch gi ero steso a terra, il mio corpo sicontrasse, preda di nuovo delle convulsioni, non potevo evitarlo innessun modo, ma restai muto, non le concessi nemmeno un grido, unrespiro affannato, un rantolo, il mio corpo piagato sembrava esplodermiin mille pezzi, proprio come la prima volta, come le infinite altrevolte che quell'inferno si era gi ripetuto, ma stringevo identi e tentavo di resistere, scavavo nei ricordi, negli antichiinsegnamenti, per trovare in me la forza di sopportare, di nonimpazzire. Sapevo come fare...

Nella mia testa rivedevo i volti che mi davano coraggio, i volti checostituivano la mia sola ragione di vita... sulle labbra, come unalitania continua, come la pi potente delle Magie, uno dopol'altro, ripetevo i loro nomi... ripetevo le mie promesse

Perte... amore mio... e per il nostro Mirzam... e per Sile e ilbambino che nascer...

per Rigel... e per Meissa... e perWezen... e per Adhara...

Torneremo... a casa... Dei... TUTTI te lo giuro, a ognicosto

Ti amo... Dei ti amo... ti amo...

CRUCIO!

La voce di Bellatrix, lo sentivo, tradiva rabbia ed esasperazione,dalla mia bocca piagata gorgogli una risata stentata, chesi fece via via, sempre pi alta e sicura... la Stregacolp di nuovo, con pi odio, io continuai aridere, finch il colpo alla testa di Lestrange, alla nuca,mi mozz il respiro...

Fu solo il primo colpo di una lunga, nuova, devastante, serie: quandosentii le costole spezzarsi sotto l'ennesimo calcio persi il conto...avevo difficolt a respirare, boccheggiavo, a terra,tremante di freddo e di dolore, il sangue rigurgitatomimpastava la bocca e la pelle, i volti e i nomi, nella miamente si fecero via via pi sfocati... e alla fine, a parteil freddo, non sentii pi niente.

***

Deidra Sherton

Amesbury, Wiltshire - sab. 15 gennaio 1972

Sospirai ilrespiro gi corto... Le sue mani mi percorrevano lente laschiena, attraverso la seta sottile, vertebra dopo vertebra, le labbramordicchiavano le mie, aprii gli occhi e mimmersinell'acciaio dei suoi, ridenti. Alshain amava giocare...sempre io no, non in quel momento. Scivolai con le dita trai suoi capelli, mentre la mia bocca si faceva pi vorace ele mie gambe sintrecciavano provocatorie alle sue.Continu a sorridere e a baciarmi, malizioso, mentre misollevava da terra... a me non interessava vincere quel gioco, quellasfida, no, io volevo lui, subito, solo lui. Smisi di baciarlo e lofissai, inequivocabile, gli mordicchiai il lobo e baciai, umida, laRuna sotto il suo orecchio, seguendo con la lingua i sottili ricami,compiacendomi nel sentire il suo respiro farsi all'istantepi profondo, la sua presa pi rapace, i suoimovimenti pi urgenti, prepotenti, mentre si stendeva sopradi me, mimprigionava tra le sue braccia, sul letto, e le suedita scivolavano tra la seta e la carne, inesorabili, a percorrere ognicentimetro delle mie cosce. Amavo quando la sua bocca si sfamava dellamia, quando lasciava umide, eterne, inesorabili Rune di baci sul miocollo e nell'incavo del mio seno. Sul mio senoe scivolavanogi, sul mio ventre, nel mio ventre. Mi morsi le labbra,graffiai la sua pelle, non riuscii a trattenere un gemito, quandofinalmente lo sentii dentro di me. Si stacc appena dal miocollo, per guardarmi, sapeva quanto amassi perdermi nei suoi occhimentre ero aggrappata a lui carne, mente,spirito appartenevo a lui... tutta

Vibravo pervasa dallasua passione, mentre la sua mano forte mi accarezzava gentile laguancia e la sua bocca si depositava in teneri baci sugliocchi e sul collo, e un soffio roco e delicato al mioorecchio Ti amo ... Ti amo, Dei... ti amo... tiamo...

*

Avevamo appena fatto l'amore, non sapevo se fosse un sogno o larealt, mi sembrava di galleggiare tra le nuvole, immersa inqualcosa dimpalpabile, soffice, bianco; c'era calore attornoa me, un diffuso senso di benessere mi pervadeva, non vedevo nulla, aparte il suo volto, ma ci mi bastava Nonriuscivo a muovermi, ma non importava, perch lui eraaccanto a me, mi stringeva, mi baciava... chiusi gli occhi e miabbandonai fiduciosa al suo abbraccio... sorridevo...

Alshain

All'improvviso un brivido sentivo freddo. Aprii gli occhi:Alshain era a qualche passo da me, in piedi, deciso ad andare via. Iochiamavo il suo nome, ma la voce non usciva dalla mia bocca.Allinizio ero incredula, poi, poco a poco Cercaidi alzarmi e fare un passo, ma qualcosa mi tirava gi,mimpediva di andare da lui, Alshain sivolt il suo viso era diafano, una coltre dinebbia ci separava: non sorrideva pi, il suo volto eratriste, spento. Le sue labbra mi dicevano addio

Alshain

Non c'era pi, l'uomo che amavo, il padre dei miei figli,non c'era pi Tutto attorno a me non c'eranopi pace e silenzio, tepore e benessere, era tutto buio,freddo, pervaso da strani, terribili sussurri, lamenti, gemiti propridell'agonia. Tremavo Poi il nulla.

Avevo paura, paura di quel sinistro, improvviso silenzio...

Alshain!

***

Rigel Sherton

Hogwarts, Highlands - sab. 15 gennaio 1972

Te lo dico brutalmente,Sherton, non ti offendere, ma... sei un idiota!

Ahahahah, ben dettoLestrange!

Si erano piantati sul sentiero che portava al campo da Quidditch,decisi a non fare un altro passo, dovevo immaginarlo che si sarebberotirati indietro, che cosa potevo aspettarmi da quella manica disbruffoni buoni a nulla? Non si poteva mai fare affidamento su di loro!Avanzai ancora, senza farmi condizionare dalle loro risate, la scopa inspalla e l'aria esasperata di chi non ne pu pi:prima McNair mi aveva spedito in infermeria, poi quella piaga viventedi Kendra Campbell non mi aveva lasciato in pace... e gli ammonimentidi Lucius... e Narcissa nei panni della crocerossima...

Non sapevo come mia sorella l'avesse coinvolta, ma non la ringraziavo:non mi era ancora passata la cotta che avevo per lei, ma se primapotevo contare sulle mie abilit nell'evitare situazioni epersone indesiderate, - e Merlino solo sapeva quanto volessi evitareCissa in quel periodo- ora la strana alleanza creatasi tra le dueragazze mandava a monte i miei piani per togliermela dalla testa.Inoltre ero inquieto: Meissa aveva sempre avuto paura di Malfoy, aragione, ora invece, a causa di Black, aveva a che fare di continuoanche con lui. La situazione non mi piaceva, nell'aria non c'era nulladi buono, ma non capivo quale potesse essere il pericolo, Malfoy erafurbo, non avrebbe mai colpito in maniera diretta. Per questo, daquando era apparso il gatto e quelle due sembravano diventate amiche,mi ero fatto pi guardingo, avevo evitato i guai, avevopersino cercato di non cedere alle provocazioni di McNair, quellamattina, per non perdere di vista Meissa un secondo, certo che miopadre mi avrebbe spedito a Durmstrang all'istante, se le fosse accadutoqualcosa.

Quel pomeriggio per, finalmente, mia sorella sembrava averrecuperato un minimo di senno e stava passando il suo tempo libero conSirius, il Black meno pericoloso, il suo adorato principino inglese,come amavo sfotterli io; Malfoy, da parte sua, aveva deciso disistemare McNair con Slughorn, una volta per tutte, per evitare le iredi mio padre, quando avesse saputo dell'ultima rissa di quella mattina,e perch, come tutti nel sotterraneo, non ne potevapi di quel gradasso.

Una volta dimesso dall'infermeria, perci, deciso aprendermi la libert che mi spettava, avevo fagocitatorapido il pranzo e, prima che un altro contrattempo mi rovinasse deltutto la giornata, me l'ero data a gambe, convincendo RabastanLestrange ed Evan Rosier a seguirmi fino al campo da Quidditch: fare ungiro sulla scopa, inseguire boccini, librarmi con il vento tra icapelli, era questo ci che ci voleva per schiarirmi le ideee scrollarmi di dosso quel senso di malaticcia oppressione.

Volevo godermi quelle ore spensierate, i giorni successivi, infatti,non si prospettavano lieti: il Preside era gi ritornato daLondra quindi la seduta del processo Williamson che coinvolgeva ancheMirzam doveva essere finita, mia sorella ed io avremmo ricevuto prestonotizie da casa.

Sospirai, al pensiero di quanto sarebbero state pessime... E di quantoavrei dovuto mentire... Tremai.

Sherton, non avrai la febbre?Sei pallido e stai tremando... Non sei in forma, dai, freddo, hai mangiato da poco... andiamocene, torniamo alcastello non vorrai sentirti male di nuovo!

Ha ragione Evan, ci mancasolo che cadi dalla scopa e ti massacri anche l'altrobraccio!

Non cado dalla scopa, io...Cadono solo le schiappe e chi si sbronza!

Touch, Lestrange,touch ahahahah...

Ah-Ah-Ah... quella storia vecchia e decrepita... e non fa ridere, Rosier!

Lo dici tu, Lestrange! Tiricordi che faccia verde aveva? Ahahah

Avete finito?

No! Ahahahahah...

Te la sei cercata, Rabastan,stavolta te la sei cercata... ahahahah...

Ghignai, con Evan, memori della figuraccia di Rabastan che risalivaalla primavera precedente: era salito in scopa, alticcio, durante gliallenamenti, Malfoy gli aveva suggerito di starsene buono a terraperch non si reggeva in piedi, Lestrange, per,voleva mostrare le sue doti di Battitore, per fare colpo su unaRavenclaw dell'ultimo anno. Ed era caduto dalla scopa, rigettando e poisvenendo in mezzo al campo, assicurandosi cos il ruolo dibarzelletta dell'anno nella Torre dei Corvi, prima, e nel resto dellascuola, in seguito. Ancora, dopo quasi un anno, c'era qualche idiotaGryffindor che gli faceva i versi dietro, bench tuttisapessero quanto terribile e inesorabile fosse la sua vendetta.

Si muore di freddo, Sherton,dai, perch cercare altre rogne? Vieni con noi a spennarepolli nel sotterraneo, ne ho adocchiato un paio del secondo anno, intre potremmo fare un bel bottino!

Cosgiusto per non cercare altre rogne, vero Evan? Ahahahah...

No... voglio volare! Ne houno strafottuto bisogno... sono settimane che mi stanno tutti col fiatosul collo! Io vado... se non ve la sentite, scaldatevi le chiappe moscein Sala Comune... cia...

Creeeeeek!Creeeeeeek!

Un alto grido infranse il placido silenzio, le parole mi si congelaronoin bocca, anche gli altri rimasero interdetti; alzammo lo sguardo alcielo ma non notammo nulla, al contrario, cera del movimentotra gli alberi, sul fianco digradante della collina, distante da noi,nel folto del bosco.

Creeeeeek!Creeeeeeek!

Sar uno degliIppogrifi di Kettleburn e di quel dannato Guardiacaccia!

No... Questo ilverso di un'aquila, Evan... Strano, per... di solitorestano tra i picchi sulle montagne, proprio a causa degli Ippogrifinon scendono mai quasi in riva al lag... ehi... ma dove vai, Sherton?Guarda che noi non ti seguiremo l in mezzo! La nevelaggi pi alta di te!

Avevo levato il braccio, salutandoli con un gesto poco elegante, decisoa mollarli l e raggiungere un punto dinanzi a noi: c'eraqualcosa a terra, ai piedi di un gruppetto isolato di alberi, ma avevodifficolt a capire che cosa fosse, in pochi minuti sareiarrivato e avrei visto, lasciando quegli smidollati a fare la solitaparte dei buffoni. La neve mi arrivava fino al polpaccio, mi serravagli stivali e mi appesantiva il passo, sentii la fatica nel muovermi inquel lago bianco e compresi quanto i miei amici avessero ragione a direche ero fuori forma: le disavventure delle ultime settimane avevanolasciato il segno. Sudato e lento, feci ci che incondizioni normali non avrei fatto mai, mi lasciai la scopa alle spallee iniziai ad avanzare con difficolt in direzione deglialberi, molto pi lontani di quanto avessi valutato: quandomi voltai, i due molluschi erano ancora sulciglio del sentiero a sbracciarsi e ridere di me, Rabastan aveva puretirato fuori qualcosa da bere dall'interno del mantello e stavabrindando alla mia salute, urlando contro di me e dandomi del"Coglione".

TI SEI PIANTATOL, SHERTON? AHAHAHAH... APPENA RIPRENDER ANEVICARE, TI TRASFORMERAI IN UN PUPAZZO DI NEVE! ED IO VERRA METTERTI UNA CAROTINA TRA LE CHIAPPETTE GHIACCIATE...

AHAHAHAH

ANDATE AL DIAVOLO,BASTARDI!

AHAHAHAH

Gli urlai contro un paio dinsulti in gaelico e levaientrambi i miei diti medi, suscitando altri ululati e risate, mi voltaie non mi curai pi di quegli infami, che continuavano aguaire le loro battute idiote: sentire in lontananza i loro cori,per, mi dava coraggio, pi avanzavo, infatti,pi quel gruppetto di alberi si allontanava, e suoni stranisembravano emergere dalle profondit della Foresta Proibita.Il mio cuore acceler il battito, passo dopo passo, e nonsolo per la fatica: non ero mai stato pauroso, era impossibile esserlo,con tutte le esplorazioni nella foresta di Herrengton che avevo fattocon mio padre, eppure sentivo montarmi dentro un terribile sensodinquietudine.

Non puoi tornare indietro a mani vuote, Rigel, non con queidue a deriderti in eterno

Allinizio, quando arrivai vicino agli alberi, non vidi nullae pensai a un'illusione ottica o a un gioco di luci, poi, guardandobene, notai una traccia fresca nella neve, qualcosa era statotrascinato via da l, diretto nel fitto degli alberi: lavoce di mio padre in testa mi diceva di tornare indietro, maall'inquietudine ora si era aggiunta la mia solita, dannosa, dannatacuriosit. Mincamminai.

Quando vidi le prime gocce di sangue, ero ormai fuori dalla visuale deimiei amici.

***

Rodolphus Lestrange

Morvah, Cornwall - sab. 15 gennaio 1972

statomeraviglioso vederti combattere, oggi...

Eravamo tornati tra i ruderi, soli, eravamo ancora di guardia. Stavoappoggiato alla fredda pietra, intabarrato nel mio mantello, le maniferite nascoste nell'incavo delle ascelle. E insistevo a voler guardarelontano, nell'oscurit, gli occhi persi nel nulla in cui sicelava un mare furioso e assassino, le orecchie tese a quell'ululatolugubre, cercando invano di non vedere, non ascoltare, non pensare alei. Era una fatica improba impormi di non voltarmi e, infatti, avolte, il mio sguardo traditore riusciva a sfuggire al mio controllo e,di sottecchi, si lasciava attrarre dal rosseggiare delle fiamme delbraciere, e da quella figura minuta, oscura, tanto leggiadra da sembrardanzare dentro il fuoco.

Provaad ammaliarmi quanto vuoi, Strega, non ti lascerpi entrare nella mia anima...

Era difficile restare fermo nei miei propositi, soprattutto quandoincrociavo quegli occhi neri come la notte, ma dovevo. La odiavo, comepotevo non odiarla, dopo aver scoperto il suo tradimento? Ero pervasodall'odio, ma sapevo anche di essere debole, che sarebbe statodifficile liberarmene. Mi voltai a osservarla un solo istante, anche senon avrei dovuto: si era spostata gi, rapida, tra me e ilbraciere, vedevo in controluce le sue forme voluttuose attraverso iltessuto sottile della tunica. S, la odiavo, non potevo nonodiarla... ma continuavo e avrei sempre continuato a desiderarla...

Seiun debole, Rodolphus, e lei e sar sempre latua maledizione...

Tornai a fissare il nulla e rimasi in silenzio, non volevo che intuissela verit, non volevo darle la soddisfazione di scoprirequanto male mi avesse fatto. Era morta, per me, doveva essere morta. Edoveva starmi alla larga, o l'avrei uccisa anche fisicamente, con lemie mani.

Quell'unico rapido sguardo, invece, era stato sufficiente a spingerlaad avvicinarsi ancora. Sussultai appena, quando sentii le sue manibollenti sfiorarmi il fianco e risalire fino a liberare dalla strettala mia mano ferita: la prese tra le sue, sentii le sue labbra morbidedepositarsi con baci umidi su ogni singolo lembo di pelle martoriato ele sue guance infuocate sfiorarle lievi; scivol davanti ame, silenziosa, i capelli corvini a incorniciarle il volto pallido, gliocchi che fiammeggiavano fissi su di me. Avrei dovuto allontanarlasubito, invece restai immobile, non volevo capisse quanto fossicambiato. Per ottenere la mia vendetta, lei non doveva sospettareniente. Non ancora.

Si sollev sulle punte, era a piedi nudi: nonostante quelfreddo, era a piedi nudi... sapeva quanto adorassi le dita dei suoipiedi, vedere come si muovevano sulle lenzuola... come siarricciavano mentre... La prima volta che l'avevo sentita ridere,ridere sinceramente, era stato proprio a letto, per un commento idiotache avevo fatto ai suoi piedi... Da quel momento, da quella notte, erainiziato qualcosa di strano tra noi, avevo iniziato ad accarezzarla inmodo diverso, a baciarla in modo diverso... e l'avevo sentita complice,vicina... quella notte... era stata... inconsueta e...

Etu sei un idiota... soprattutto per lei... ricordatelo... sei solo unpatetico idiota, Rodolphus!

Sentii la bile riempirmi la gola, mentre si aggrappava alle mie spalle,le sue mani scivolarono lungo il mio collo, le sue dita giocarono tra imiei capelli e tracciarono linee immaginarie sulla mia barba, infinecattur le mie labbra e mi baci, famelica, comese la sua vita dipendesse da quelle nostre bocche fuse in un solorespiro. Sentii il mio corpo reagire ma mimposi diresistere, restare lucido. Mi morse, sentii il sapore ferroso del miosangue che sinsinuava tra noi, lo sentii mischiarsi al suosapore e alla mia saliva, e scivolare sempre pigi, in ogni recesso della mia bocca. Conoscevo quel suodesiderio, sapeva quanto lo bramassi, ma, al contrario delle altrevolte, non lasciai la lussuria prendere il sopravvento, non le strappaila tunica di dosso, non la schiacciai contro la parete per possederla,comera capitato spesso, violenti, allucinati, sfrenati,persino nelle situazioni pi impensate. Era semprepi difficile resistere, ma non volevo cedere: affondai ledita sporche di sangue e terra nella carne delicata delle sue braccia eme la staccai da dosso, senza alcuna gentilezza, fissando quegli occhilucidi di desiderio con il massimo distacco di cui fossi capace, anchequando la sua lingua, provocatoria, and a leccare via,allusiva, dalle sue labbra il mio sangue, come leccava sempre via, allafine, l'essenza di me. Sapeva che in quel modo riusciva a farmiimpazzire, ma stavolta provai solo rabbia, domande che non volevo pormisi affastellavano nel mio cervello: lo fa anche con lui? Certitrucchetti li ha imparati da lui? Vuole da me le stesse cose che chiedea lui?

Mi voltai, non volevo vederla: stringevo i pugni e immaginavo dispezzarle tra le dita il collo sottile.

Si pu sapere checos'hai? Non ti ho mai visto cos... Tu non mi hai mai... Tunon hai mai Cruciato nessuno come hai fatto oggi con Sherton...

Mi prese il volto tra le mani e mi costrinse a voltarmi, mi fissava, isuoi occhi ardevano per me di un desiderio vero che le avevo vistopoche volte, anche se sempre pi spesso, ultimamente: sefossi stato il patetico idiota di un tempo, avrei pensato che Bellatrixsi stesse legando a me, che non mi amasse, certo, ma che almenoiniziasse a stimarmi e a volermi, che le piacessi, e che il legame tranoi fosse pi solido e profondo proprio perch sistava accorgendo che ero come mi voleva lei, forte e temerario, vedevoil suo orgoglio crescere, quando ero violento e spietato con le mievittime. Dopo il messaggio nella stanza di Sherton, per,non milludevo pi, sapevo chi lei fosse: unacagna in calore, che desiderava me, perch il suo amantelontano, indisponibile, non poteva soddisfarla...

Per tanto tempo mi ero illuso che mi bastasse disporre di lei, del suocorpo, quando e come volessi, come di ogni cosa che mi apparteneva...tanti erano cos, si trastullavano con una bella mogliepurosangue, da esporre in societ come un trofeo per poidivertirsi con altre, e lasciare che lei facesse altrettanto,purch nessuno dei due umiliasse l'altro. Io,per, non ero cos... mi ero reso conto conorrore che io, proprio io, volevo qualcosa di pi... moltodi pi... da Bellatrix non volevo solo l'apparenza... iovolevo anche tutto il resto. Ero furioso con me stesso per essermiprivato della libert con le mie stesse manifurioso, perch avevo lasciato che mi entrassecos sotto pelle.

Non sar pi cos... nondovr pi essere costorner in me, libero, non m'importa nulla di lei... Nondeve importarmi pi nulla... Ha rovinato tutto... Ioroviner lei Questo vuoto allo stomaco solo un fatto di ormoni e quelli puoi soddisfarli,perch lei ti appartiene, ma il resto non esiste, tra voinon c' niente, non c' mai stato niente, non cisar mai niente... L'unica cosa che vi accomuna, che vi hasempre accumunati, la capacit di fare delmale... soprattutto a voi stessi...

Non ho nulla, Black...

Menti...

Ti sbagli... Ho fatto quelloche dovevo fare... Forse non te ne sei accorta, ma quel viscidotraditore del Sangue Puro stava per uccidere Milord...

Non l'hai fatto per Lui, ticonosco... c'era anzi c' qualcosadi personale... Non ti ho mai visto picchiare qualcuno a mani nude... etu non sei il tipo che va mai oltre il necessario...

Credi che io sia andato oltreil necessario con Sherton? questo che credi? Mi deludi,Black... Fai la dura, vuoi essere considerata la migliore tra iMangiamorte, poi ti dimostri una patetica donnetta dallo stomacodelicato? Dal cuoricino tenero? Con gli Sherton, Bellatrixnon e non sar mai abbastanza! Nonper me

La fissai, cercando di percepire un'esitazione: aveva paura per lui?Come si sarebbe comportata, quando avrei avuto il suo Mirzam tra lemani? Quando glielo avrei ammazzato davanti agli occhi? Avrebberopagato amaramente ogni affronto... L'avrei costretta a guardare e soloallora avrebbe capito la verit, avrebbe capito checonoscevo le loro colpe... e da quel momento sarebbe vissuta nellapaura, un giorno dopo l'altro... mi aveva deriso, umiliato... allafine, mi avrebbe temuto...

Non ti conviene sfidarmi,Lestrange... lo sai

Il mare mugghiava sempre pi feroce, la tempesta era alculmine, sapevamo che sarebbe stato un giorno infernale, era stata unadelle condizioni che avevano determinato per quel giorno la data dellamissione. Bellatrix non appariva turbata dalle mie parole, anzi,sembrava pervasa dalla curiosit e dallo stesso entusiasmomostrato a Essex Street, io, al contrario, ero sempre piinquieto, l'elettricit nell'aria e le mie aspettative mirendevano insopportabile quell'attesa: erano passate ore ormai, e anessuno di noi era stato concesso conferire con Milord, a parte quantierano andati invano a caccia della Strega. Non capivo tantapreoccupazione, avevamo i marmocchi, quella donna ferita e spaventatanon costituiva una minaccia per noi, potevamo scendere a prelevareSherton, costringerlo a confessare e farla finita una buona volta...invece il tempo passava ed io restavo nella foresteria, preda deifantasmi che aleggiavano nella mia testa.

Un tuono squass laria, Bellatrix mi mise unamano sul braccio, non ebbi il tempo di reagire, mi voltai verso ilfondo oscuro della foresteria: l'Elfo di Malfoy era apparso, Milordvoleva vederci.

... Penso abbiano finalmentetrovato la troia... E ci chiamano per darle una lezione... bene,Lestrange, ora apri gli occhi, perch stai per vedere dicosa capace questa patetica donnetta!

***

Rigel Sherton

Hogwarts, Highlands - sab. 15 gennaio 1972

Quando vidi le prime gocce di sangue, ero ormai fuori dalla visuale deimiei amici. La voce di pap e il buon senso mi suggerivanodi tornare a scuola e di stendermi sul divano, al calduccio, davanti alcaminetto in Sala Comune, ma non volevo rientrare con la coda tra legambe e farmi deridere da quei due. Sentii le guance farsi di fuoco egli occhi diventare lucidi, respirai a fondo e mi feci coraggio, lavertigine che provavo era sicuramente effetto solo del freddo.

Io non sono un moccioso, non sono una ragazzina, delicata e paurosa!

Tesi l'orecchio e avanzai con circospezione, da qualche parte c'era unabelva che stava pasteggiando e non avrebbe gradito essere disturbata.Ricordavo tra me gli insegnamenti appresi a caccia da mio padre, a pocoa poco mi sentii pi sicuro, quando, per, aterra vidi alcuni brandelli sanguinolenti, ancora fumanti, e il tanfodella carne e del sangue mi riemp le narici, il pranzo mirisal in gola e lo stomaco mi entr insubbuglio. Mi fermai, cercai di riprendere il controllo, ma appena mivoltai e vidi una testa duccello staccata e delle viscerefumanti, mi ritrovai a vomitare tutto il pranzo.

MALEDIZIONE! NO! CI MANCAVA PURE QUESTA!

La testa prese a girarmi e le gambe iniziarono a tremare, battevo identi dal freddo e dalla paura, non della belva, no, ma di svenire e diessere deriso a vita. Feci profondi respiri e cercai di fermare ilsenso di vertigine, non dovevo pensare di essere solo, senza la miascopa, altrimenti sarei stato preso dal panico e avrei urlato. Dopoquella che mi parve leternit, il mondo smise digirare e il cuore di battermi furioso nel petto, la nauseacess: dovevo tornare indietro, sentivo freddo, non avevasenso continuare a girovagare, ormai sapevo quale animale avesse emessoquel verso, la testa che avevo visto era di un'aquila reale, e pocolontano da me c'erano penne e piume a dimostrarlo.

Gli faccio vedere io, a quei due idiotiracconter a tutti quanto sono pigri e fifoni!

Mi chinai a raccogliere il mio trofeo, con la coda dell'occhio vidi unmovimento alla mia destra, seguito da un fruscio tra i rovi innevati,mi rialzai in tempo per vedere qualcosa inoltrarsi nel folto,strisciando sulla neve. Rimasi alquanto sconcertato, doveva essere perforza unallucinazione, perch solo un rettilepoteva muoversi cos, ma, in quella stagione, quellebestiacce erano in letargo.

Osservai il sole che stava scendendo dietro la montagna, il buiosarebbe arrivato improvviso, solo un folle avrebbe indagato nellaForesta di giorno, figurarsi di notte. Figurarsi nelle mie condizioni.

Se fosse un serpente, per, sarebbe una scopertaeccezionale... e se lo catturassi e ne facessi la mascotte della Casa,sarei un eroe, avrei il rispetto di tutti, proprio come prima,smetterebbero di burlarsi tutti di me, di dire che sono cambiato, soloperch ora ho queste strane Rune io sono un veroMago... Io sono un vero Slytherin se prendessi un serpenteche gironzola in pieno inverno, sarei considerato degno di Salazar... enon dovrei pi dimostrare niente... a nessuno!

RIGEL! RIGEL!

Sentii le voci dei miei amici alle mie spalle, erano sulle mie tracce,sapere di non essere completamente solo mi diede la spinta definitiva:sguainai la bacchetta e iniziai a seguire le tracce, inoltrandomi trasterpi, radici affioranti, neve, rami secchi caduti a terra. Nondovetti procedere molto, prima di bloccarmi di nuovo, i peli ritti inmezzo alla schiena e le dita serrate attorno al legno della bacchetta:lentamente cercai di acquattarmi e trattenni il fiato per non farnotare la mia presenza, il sudore freddo mi scivolava lungo la schienae sottili nuvolette di vapore mi uscivano dalle narici, mentre lamente, rapida, cercava un incantesimo di difesa potente, molto potente.Davanti a me, un serpente gigantesco, lungo pi di quantoHagrid fosse alto, con gli occhi gialli, i denti aguzzi, il dorso verdescuro, scivolava pigro verso l'oscurit impenetrabile dellaforesta, il corpo dilatato in modo spropositato dal pasto, le spirerilucenti di riflessi argentei.

Invece di pensare a scappare, come avrebbe fatto chiunque fosse dotatodi raziocinio, mi fermai a sognarmi nell'atto di catturarlo e portarloal castello, di donarlo ai miei compagni, immaginai Rabastan che loliberava nei sotterranei, per mettere paura a queicagasotto degli Hufflepuff.

Il serpente per si ferm, rizz latesta, si volt a destra e sinistra, si staccancora un po' da terra, sembrava annusare laria, allaricerca di qualcosa, di qualcuno: allimprovviso, finalmente,mi resi conto che da predatore stavo rischiando di diventare la preda.Staccai un piede da terra e ondeggiai indietro, poi ripetei ilmovimento con laltro, il serpente si alz ancorae si volt verso di me, mi fiss, i suoi occhisembravano brillare del rosso dellinferno, la sua linguaguizz, famelica: mi aveva visto. Iniziai a tremare, muovevala bocca, sembrava che parlasse o ridesse di me, io mi sollevai dalnascondiglio e cominciai a correre, disordinatamente, senza tener contodella direzione di provenienza, solo dell'assenza di ostacoli sul miocammino, sentendo dietro di me i sibili della bestia e il movimentorapido e ritmico delle spire sulla neve, che si avvicinavano sempre dipi.

Nonpu essere! Non posso essermi messo in questa situazione dimerda con le mie mani!

Caddi, i sibili erano pi vicini, gattonai e rotolai trarocce affioranti e mi calai in una fenditura, percorsi una lunga crestadi rocce e ghiaccio, rischiando di scivolare, la discesa si fecepi morbida ed io mi lasciai andare gi, fino auna spianata libera da alberi, scoperta, esposta alle correnti chesalivano dal lago: sperai che il freddo dissuadesse la belva dalseguirmi.

Tilludiche quello sia un serpente normale che si comporta da bestia normale?Idiota!

Mi risollevai in piedi, guardai in alto, non sentivo pin il fruscio, n il sibilo, lo cercaiguardandomi tutto attorno, ma non lo vidi avvicinarsi da nessunadirezione. Sospirando di eccitazione e terrore, iniziai a togliermi laneve da dosso, poi osservai il paesaggio che digradava di fronte a meverso il Lago Oscuro, per provare a orientarmi: la neve aveva perso ilsuo candore, si faceva via via pi grigia, mentrel'oscurit arrivava da est, dalla collina alle mie spalle, aspegnere il giorno e sulle cime delle montagne di fronte a me, dil del lago, rosseggiava l'ultimo bagliore del sole. Nonsapevo dove fosse finita la creatura, ma nel casino in cui mi erocacciato, alla fine, ero stato fortunato: non mi ero perso, in quellacorsa caotica e improvvisata, anzi, ero riuscito a portarmi sullascorciatoia che spesso facevamo di ritorno dal campo da Quidditch,quasi in riva al lago, sarebbe bastato attraversare un tratto di bosco,e mi sarei trovato presso le serre di Erbologia.

Recupererla scopa domani, ricordo bene il luogo dove l'ho lasciata, vicino alsentiero.

Rimisi in tasca la bacchetta, controllai la piuma d'aquila dentro ilmantello e boccheggiando ancora un poco per la fatica, mi avviai tragli alberi, guardandomi ogni tanto le spalle per sicurezza.

Da dove diavolo sar saltato fuori quel mostro? Mai vistidei rettili girovagare in pieno inverno... Sar una creaturamagica, un Animagus... uno spirito... un Mago trasfigurato

Pensando a tutte le possibilit, poco per volta mi rilassai,godendo del silenzio ovattato che mi circondava e mi permetteva diriflettere, il mio passo era rapido e sicuro, la neve era bassa in queltratto, gli abeti proteggevano il suolo ed io mi muovevo facilmente sultappeto di aghi e fogliame umido; mi rallegrai, pensando che sareiriuscito a tornare a scuola prima dei miei amici, ogni tanto sentivo leloro voci alle mie spalle, provenienti dallalto, che michiamavano, avrei potuto urlare loro che era tutto a posto, che stavotornando al castello, ma mi piaceva farli preoccupati un po,inoltre ero in basso e aveva nevicato parecchio, rischiavo di farstaccare dei grossi cumuli e restarci seppellito sotto. Speravo soloche non incontrassero il serpente, sebbene, conoscendolo, Rabastan nonsi sarebbe spaventato, anzi, si sarebbe galvanizzato e sarebbe persinoriuscito a catturarlo.

Stupido! Avevi la bacchetta, perch non hai provato astregarlo? Se l'avessi pietrificato, ora invece ti seimesso a correre, fifone! A quest'ora della sua pelle avresti fatto tuun trofeo!

RIGEL! RIGEL!

Mi fermai, mi guardai intorno, in quel punto, sulla collina chesovrastava gli alberi intorno al sentiero, non cera troppaneve, mi portai le mani alla bocca, deciso a rispondere, quando sentiiuna specie di pigolio e uno sbattere di ali, a poca distanza da me:memore della disavventura appena vissuta con il serpente, mi dissi chenon era il caso di badarci e di cacciarmi in altri guai.

Papha torto quando dice che dobbiamo soccorrere, intervenireper millenni gli animali della foresta hanno vissuto la loro vita,senza che noi cimmischiassimo nei loro affariperci che ognuno si faccia i cavoli propri!Anzi sbrigati a tornare a casa, Rigel! Ormai quasi buio!

Quando, per, mi accorsi che la neve davanti a me era pregnadi sangue e scie rossastre si dipanavano in ogni direzione,inoltrandosi nel bosco, era troppo tardi per farmi gli affarimiei

Lamia solita fortuna! Per fare una gita nel bosco, ho scelto proprio ilgiorno in cui tutte le belve fameliche e assassine della Foresta hannodeciso di darsi ai loro banchetti cruenti fanculo!

Ripresi la bacchetta, non mi sarei comportato da vigliacco, stavolta:poco pi avanti c'erano numerose penne, alcune attaccate alembi di piumaggio e carne, vidi un'intera ala strappata via eimmaginai la sofferenza di quella povera creatura. Ne raccolsi una, eradi nuovo di un'aquila reale, evidentemente, quel giorno, le aquileerano fortunate addirittura pi di me.

Proseguii e vidi a terra un intero nido devastato, tiratogi dall'albero e schiantato al suolo, mi chinai, raccolsidelle piume, dei pezzetti di uova: non avevo mai visto le aquile fareil nido in un luogo cos inconsueto, accessibile epericoloso. A poca distanza da me vidi a terra qualcosa muoversiappena, mi avvicinai: un aquilotto era stato sbalzato via dal nido,sembrava stordito e aveva un'ala rotta, ma respirava ancora, potevaessere stato lui a pigolare, o un suo fratello, di solito ne nascevanodue, cos diceva sempre mio padre. Lo presi in mano, decisoa portarlo con me, prima di ritornare al castello lavreilasciato da Hagrid, il Guardiacaccia, perch lo curasse.

tutto strano, per: un serpente sveglio, aquileche nidificano sugli alberi... un piccolo cresciutelloquindi di chi erano le altre uova nel nido? Mah Ne nasconosolo due in un anno

Avanzai fino al corpo della seconda aquila, era la femmina, lariconobbi dal piumaggio, aveva il collo spezzato ed era statadilaniata, lala che avevo visto era la sua: il pigolaresempre pi stentato che percepivo tra gli alberi dovevaessere dell'altro piccolo, forse il predatore lo stava portando allasua tana. Mi chiesi chi fosse, se fosse un pericolo anche per me opotessi mettere in salvo anche il secondo aquilotto, guardai il piccoloche avevo in mano, compresi che mio padre non aveva torto.

Mi pentii delle mie domande e del mio altruismo quando sentii unringhio sordo alle mie spalle: mi voltai e i peli sulla schiena mi sirizzarono, cera un gigantesco lupo dal pelo fulvo che mimostrava i canini aguzzi e sbavava; dietro, una femmina nerausc dal fitto del bosco, gli occhi iniettatidodio, il muso lurido di sangue, sollev il muso,con un ringhio che sembrava una risata di scherno, tra le fauci serravaun aquilotto ancora vivo che si agitava e pigolava impaurito. La lupami fiss, la schiena mi si riemp di brividi, lavidi stringere, il sangue dellaquilotto leimporpor i canini candidi. Sput via la creaturamorta: laveva uccisa non per nutrirsi, solo per sfregio.

Rabbrividii: per un istante, al posto dei suoi occhi brillarono gliocchi furiosi del Mangiamorte che mi aveva attaccato la notte diHerrengton. Sentii una profonda inquietudine pervadermi

tutto strano tanto, troppo strano

Tutta la foresta, ora, sembrava pigolare; il cuore accelerrapido, sempre di pi le lacrime mi velarono gliocchi, senza che ne comprendessi il motivo.

Dovevo andarmene da l, subito: mossi un passo, arretrando,poi un altro, senza staccare gli occhi di dosso alle due belve, checonvergevano su di me; il pigolio che mi aveva attirato findallinizio era sempre pi insistente, dietro dime, mi mossi in quella direzione, senza mai dare le spalle ai lupi,mimmersi lentamente nel bosco, caddi all'indietro,incespicando, mi rialzai, sentii di nuovo pigolare. Uscito lentamentedal fitto degli alberi, affondai nella neve fino al polpaccio,annaspai, mi rimisi in piedi, senza mai perdere di vista le belve chemi seguivano lente, possenti, le orecchie ormai appiattite sul cranio,gli occhi ridotti a fessure, la bava, copiosa, che usciva dalle bocchedigrignate. Sentii di nuovo lo stridio acuto di un'aquila adultascendere dallalto, mi sorprese vedermela piombare davanti,al contrario, non sorprese i lupi: corsi alle sue spalle, con quantofiato avevo in corpo, la superai, laquila sembrava nonvedere me, solo i lupi, che per continuarono a inseguirmi,bramosi del mio sangue, il lupo fulvo correva parallelo a me a destra,a sinistra, pi arretrata, c'era la femmina. Ed eranoveloci, sempre pi veloci. Raggiunta una radura, franai suun tronco che affiorava appena dalla neve, nella penombra nonlavevo visto; terrorizzato sguainai la bacchetta, sicuro chemi sarebbero saltati addosso, entrambi, mi sollevai pronto afronteggiarli, disperato, ma laquila, di nuovo,plan di fronte a me, le ali spiegate, decisa a farmi scudo.Riuscii a sfuggire grazie a lei, allultimo secondo, ma leinon fu altrettanto fortunata: le belve gli si lanciarono addosso elabbatterono, li vidi strapparsi a vicenda la preda dallabocca, furiosi, accaniti. Corsi, corsi a perdifiato, senza badare alladirezione, solo a percorrere quanti pi metri possibili,fino a che il respiro non mi bast pi e le gambenon diventarono pesantissime, crollai carponi nella neve, tremante, dipaura e fatica, senza pi forze, disperato. Avevo persolorientamento, non sapevo quale direzione prendere, lelacrime mi si cristallizzavano sulla faccia, nelle orecchie,rimbombante, il pigolio che pervadeva il bosco, ormai quasi soffocato.Ero sconvolto, per quel lamento disperato, per quanto avevo visto, perla corsa e per lodio dei lupi.

Quelloche sta accadendo in questo bosco non ha nulla di naturaledevo uscirne il prima possibile non siamo lontani daHerrengton, le Terre sono al di l di questamontagna forse anche la Foresta Proibita parla a chi portale Rune proprio come accade a Herrengton esenza i segni che mi possano difendere sarei un pazzo atentare di affrontarla un secondo di pi

Guardai l'aquilotto nella mia tasca, sembrava addormentato, guardai ilcielo, si stavano accendendo le prime stelle, osservai con attenzione iprofili delle montagne, mi resi conto che le mie mani erano prossime acongelarsi, ma avevo anche capito in quale direzione andare, perritornare sul sentiero che portava alle serre. Lunicoproblema erano i lupi, che forse mi attendevano ancora proprio amet del percorso. Ormai i miei amici, per,dovevano essere tornati al castello e probabilmente avevanogi dato lallarme, sicuramente Slughorn eraandato da Hagrid per chiedere aiuto.

Ealmeno una squadra di soccorso passa sempre in basso, inriva al lago pi lunga, rispettoalla via delle serre, ma non ci sono i lupi,laggi almeno spero mi troveranno dicerto!

Mincamminai, stanco e infreddolito, la continua attenzioneche dovevo rivolgere al terreno, per non scivolare e finire in acqua,mi costringeva ad avanzare lentamente e a prestare meno attenzione alpigolio, che per, ormai, si era impiantato nel miocervello. Avevo pure fame, e la fame, di solito, mi portava ilsonno E mio padre mi aveva sempre raccomandato di fareattenzione al sonno

Presi la bacchetta e pronunciai un paio dincantesimi, persvelare la presenza di qualcosa di commestibile sotto la neve, mariuscii solo a dissetarmi un po. Mentre scavavo, in un puntoin cui avrei dovuto trovare una bacca, vidi una donnola dal caldo pelobianco uscire dalla sua tana: il pigolare veniva da l, dalsuo nascondiglio. Non era strano, a pensarci bene, forse quellabestiaccia approfittatrice aveva colto loccasione dellabattaglia tra aquile e lupi per impossessarsi delle prede. Presi unramo, grosso e nodoso, per tenere la donnola alla larga mentremanomettevo la sua tana e liberavo i cuccioli, il furetto mifiss, arruff il pelo e digrign identi aguzzi, io ghignai, pensando che fosse proprio stupido a crederedi potermi spaventare in quel modo. Alla fine riusc afuggire, portandosi via due aquilotti ancora implumi, io lo rincorsi,deciso a vendicarmi su quella specie di topo peloso di tutta la pauraprovata quel pomeriggio. La mia corsa, per,fin, insieme alla mia speranza di salvarmi e salvare ipiccoli, quando un lupo rossiccio, smilzo e pi giovanedegli altri, mi sbarr la strada: tentando di girarmi efuggire via, caddi a terra, il lupo mi fu subito sopra, mipunt, sbavante, sembrava anche lui interessatoall'aquilotto sfuggito dalla mia tasca.

NO, MALEDIZIONE, NO! NONAMMAZZERAI ANCHE QUESTO! LULTIMO!

Raccolsi il piccolo e imprecai, il lupo gua, sembrava unarisata di scherno, si avvicin, spaventoso, ma non fu acausa sua che mi si rizzarono i peli della schiena e la paura miserr il cuore. Quando abbassai gli occhi sulle mie mani, lapiccola aquila non era pi un animale, ma aveva il volto diun essere umano, un volto che conoscevo. Un volto che conoscevo fintroppo bene. Le lacrime mi bagnarono la faccia, perch oratutto aveva un senso. E il terrore a quel punto mi ferm ilcuore.

Salazar, che dannata Magia Oscura questa?

Afferrai un pugno di neve, la gettai sugli occhi del lupoaccompagnandola a una maledizione del Nord, non era potente, ero tropposfinito, ma forse mi avrebbe dato un minimo di vantaggio; mentre labelva restava interdetta, arretrai nella neve, mi nascosi dietro uncespuglio, sentii il passo del lupo che mi seguiva, dapprima incerto,poi pi deciso, sguainai la bacchetta e la puntai nella suadirezione, pronto appena fosse apparso, non avrei avutopiet, ero deciso a difendermi e a difendere ...

La bacchetta, per, mi cadde a terra, non riuscivopi ad afferrarla, tenerla; disperato, mi guardai le dita,laquilotto era scomparso ed io non avevo pi unamano, cerano piume che mi spuntavano dalla pelle delbraccio, proprio l dove prima c'erano le Rune. Urlai unarichiesta daiuto, ma non era pi esattamente lamia voce, si stava trasformando in qualcosa di diverso, il lupo giovanemosse un altro passo, e infine apparve da dietro il cespuglio, la suabocca ghign, dalla sua gola sorse una risata: ma non erapi il latrato di un lupo, era la risata di un essere umano.

Con i miei occhi di rapace, divisi dal becco, vidi la sua ombra incontroluce emergere dal cespuglio, la belva si avvicinava a me su duegambe, si chin a raccogliere la bacchetta che mi era cadutadalle mani, sentii il mio cuore, il mio piccolo cuore di uccello,esplodermi di paura, l nel petto piumato.

Lamia bacchetta, la mia bacchetta stretta nella sua mano

Aprii la bocca per urlare, con tutto il fiato che avevo, annaspando coni miei artigli nella neve.

No... NOOOOOOOOOO ...NOOKREEEEEEEEEEEEK...

La mia non era pi la voce di un ragazzo, ma il verso diun'aquila, il lupo-uomo rise di nuovo, mi punt la bacchettaaddosso, indifeso, vidi la luce verde sgorgare. Sentii la sua voce. Lariconobbi.

AddioHifrig Avada... Kedavra

***

Deidra Sherton

Amesbury, Wiltshire - sab. 15 gennaio 1972

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Quel rumore, indefinito, sconosciuto, era apparso all'improvviso e, aintervalli irregolari, riappariva, si ripeteva ossessivo, si stavaincuneando nel mio cervello.

Se esiste il cervello, esistono i pensieri, le sensazioni... lesensazioni richiamano alle labbra nomi... i nomi si legano ai volti, ivolti fanno sgorgare lacrime, le lacrime trafiggono il cuore.

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Quel rumore non apparteneva all'indefinito che mi aveva fagocitata,veniva dal mondo cui volevo tornare, dove c'erano le persone dariabbracciare. I miei figli, il mio amore. Oltre quel buio, oltre quelsilenzio, c'era la vita... Forzai l'aria a entrare, sentii i mieipolmoni bruciare come l'inferno.

Ero viva... non sapevo dove fossi, immersa nel nulla, travolta daglieventi, ma ero viva.

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Plink... Plink...

Lo sentivo con le orecchie, adesso, non solo nella testa, loriconosceva, era lacqua che cade a terra, era la goccia ches'infrange al suolo... respirai ancora pi a fondo, efinalmente aprii gli occhi...

Il buio sillumin: il mio corpo era solidoattorno a me, lo sentivo, aveva freddo, provava dolore... non sapevodove fossi stata, se nel buio della morte, o in un sogno spaventoso, maero tornata indietro... viva, attirata da quel suono.

A poco a poco gli oggetti smisero di essere ombre fumose, attorno a me,divenne nitida una piccola stanza immersa in una tiepida penombra, uncaminetto scoppiettante ai piedi del divano su cui ero stesa, tende distrana fattura tirate alla finestra, a consentire la vista sulnulla... c'era qualcosa ammassato contro i vetri, a rendereancora pi greve e soffocante l'atmosfera in quella miserastanzetta. Rabbrividii. Non sapevo se fosse notte o giorno, non sapevodove mi trovassi.

Dove mi trovo? Cosa ci faccio qui? Perch non sono a casamia?

C'erano due porte ai lati del divano, una era di legno pesante,sprangata dall'interno, l'altra era socchiusa, e sebbene noncomprendessi cosa dicevano, sentivo delle voci indefinite emergere dal dietro, insieme a un chiarore soffuso e a uno stranoodore di spezie. Mi sollevai a sedere, cercando di resistere al sensodi nausea e vertigine, che si accompagnarono alla confusione che avevoin testa.

Mi fa male... tutto... il dorso, le costole, il capo... sembra che siastata a lungo stesa a terra, o che abbia avuto la febbre alta... ogniparticella del mio corpo dolorante. Perch?

Respirai a fondo, con difficolt, sperando di schiarirmi leidee, vidi i miei abiti appesi, vicino alla finestra, lontano dalcaminetto, sulla poltrona accanto al divano cera la miavestaglia da camera, non capivo che cosa ci facesse l, nonavevo mai visto quella stanza, per quanto scavassi nella memoria nonavevo ricordi di quel posto... eppure, attorno a me, era un pullularedi oggetti familiari: sul tavolino, c'era un candelabro spento cheavevo gi visto a Herrengton, una tazzina spaiata delservizio da t di zia Gertrude, di cui pensavo di essermiliberata ormai da anni.

Forse sto sognando... questi sono brandelli del mio passato...

A terra c'erano delle impronte quasi asciutte che conducevano versol'altra stanza, ma che avevano anche girato avanti e indietro a lungoattorno alla poltrona fino a fermarsi vicino a me... anche sui cuscini,c'era ancora impressa la forma di qualcuno che era rimasto seduto. Eroinquieta: chi si era fermato a guardarmi... dormire? Star male?

Alshain

Gli occhi andarono al caminetto, attaccato a un appendiabito c'era unlungo pastrano scuro, grondante di neve, grosse gocce d'acqua siraggruppavano ai margini del tessuto, pesanti si sganciavano e dopo unbreve salto, sinfrangevano al suolo, facendo un suono:plink

Dove sono ? Che cosa ci faccio qui? Di chi quel pastrano?

Cera del liquido scuro nella tazzina ancora fumante, lapresi e la annusai, sospettosa: erano stati sciolti miele ed estrattidi due piante dagli effetti ricostituenti, qualcuno aveva cercato dicurarmi.

Kreya

Pensai alla mia Elfa, immaginai che fosse entrata poco prima e miavesse svegliato, era possibile ma tutto il resto non avevasenso, mi chiesi dove fossero Alshain e i bambini: erano troppopiccoli, non li avevo ancora mai lasciati soli, erano sempre con me,dovevano essere l, da qualche parte... Avevo anche il senodolorante e pieno, dovevo allattare Adhara, eppure non la sentivoreclamare...

Lei dov'? Perch non ha fame? Salazar... O deidel cielo O no Adhara... no

Come un rombo nella testa, come una diga che cede sotto l'impetodellacqua, uno dopo l'altro, i ricordi riemersero e mitravolsero, furiosi, via via sempre pi rapidi, semprepi dolorosi, sempre pi atroci: l'aggressione aEssex Street, il fiato fetido di Lestrange... la morte di Kreya... lamaledizione di Emerson... il dolore Abraxas che fuggiva coni miei bambini...

La disperazione mi mozz il respiro, volevo urlare, correrevia, volevo... Scoppiai in lacrime...

Alshain... rimasto... solo ad affrontare...no! No, non possibile Non possibile... un incubo... solo un incubo... Kreya...Alshain... I bambini! Deve essere un incubo... un incubo...

Mi portai le mani alla testa, dondolandomi, tirando i capelli, perimpedire a tutte quelle voci di urlarmi dentro, a quelle immagini diperseguitarmi, ma quando la mano scivol sulla guancia,sentii la pelle lacerata, e la fitta di dolore: portavo addosso ladimostrazione che era tutto vero...

Tentai di alzarmi dal letto, di raggiungere la porta sprangata,terrorizzata all'idea che nell'altra stanza ci fosse il mio carceriere;non ricordavo cosa fosse successo, dopo che Alshain... dovevoSmaterializzarmi, fuggire, anche se non sapevo dove, incespicai sultavolino e caddi, sentii il dolore noto alla gamba, ripensai a un'altracaduta, e le lacrime mi salirono agli occhi.

Quanto tempo passato? Che ne dei mieibambini? Dov' Alshain?

Sentii rumori provenire dalla stanza accanto, il terrore mi prese. Mivoltai per controllare la situazione, a fatica mi sollevai da terra,cercai di raggiungere la porta, con la coda dell'occhio vidi una figurascura, imponente, che si avvicinava ad ampie falcate. Siavvent su di me.

NOOOOOOOO... NO! LASCIAMIMALEDETTO, LASCIAMI! NOOOOOOOOOO

Ero in trappola: sentii il tepore delle sue mani a pochi millimetri dame, sentii le dita affondarmi nella carne, scoppiai a piangere, erotroppo debole per resistere, mentre braccia forti mi sollevavano estringevano contro un corpo ignoto. Avrei preferito morire subito cheaffrontare anche...

NO! NO!

Con le poche forze che avevo, cercai di tirare dei pugni, di liberarmi,di mordere, di graffiare... era tutto inutile, le forze venivano meno,di nuovo tutto girava, di nuovo tutto sembrava farsi indefinito.

Delle labbra lievi si posarono sul mio capo e pronunciarono il mionome, al mio orecchio, rabbrividii, terrorizzata, ma quelle mani invecedi stringermi in una presa crudele, mi sorreggevano, mi sostenevano,sembravano capaci di delicatezza. Non capivo. Sentii di nuovo il mionome sussurrato piano alle orecchie... sembrava venire da lontano.Tremai.

Alzai gli occhi, spaventata, scrutai quegli occhi, quei lineamenti,temevo fosse un altro inganno... era accaduto tutto, lo ricordavo,proprio perch mi ero fidata, perch mi ero fattaingannare...

Gli occhi che mi fissavano, per, non erano fatti peringannare. Non me

Erano pieni di timore, di preoccupazione, di affetto... fraterno... disincerit Compresi le parole

Non volevo spaventarti,Deidra mi dispiace

Scoppiai a piangere, affondando prima le mani poi il volto nel tessutodel panciotto impeccabile, sentii quelle mani forti accarezzarmi latesta, consolarmi, sentii quella voce cullarmi, lo guardai di nuovo,tra le lacrime, incredula e grata: nella penombra, quegli occhibrillavano come stelle che guidano verso la salvezza, attraverso latempesta.

Salazar! Che gli dei tibenedicano, Orion Arcturus Black

***

Rigel Sherton

Hogwarts, Highlands - sab. 15 gennaio 1972

RigelSvegliati ragazzo, mi senti? Rigeleccolo cos, ssvegliati! Svegliati...

NO! Krrr... no... Kr...NO!

Forza Rigghe dai!Svegliati te lho detto, Poppy razza forte questa

S, ma togliti dal, Rubeus o lo soffocherai!

Aprii gli occhi, ma era tutto buio, percepivo solo un muso peloso sopradi me, provai a urlare ma la voce non mi usc dalla gola,tremai, sicuro che la belva mi avrebbe ucciso, poi per ilmuso dai tratti confusi si ritrasse, e non fu picompletamente buio, cera una penombra rossastra, da cuiemerse una mano inguantata che mi diede un paio di schiaffetti sullaguancia, e un'altra ombra, corpulenta, che da sinistra miavvicin qualcosa di metallico in bocca... Mi forzarono adaprirla, ero troppo debole per protestare, sentii un liquido asprigno ecaldo scivolarmi lungo la gola. Tossii.

Come ti senti,Rigel?

Stia buono, signor Lestrange,il signor Sherton ancora troppo debole perrispondere!

Mi voltai a destra, verso quella voce, umana, di donna, poco per voltariconobbi la figura bianca di Madame Pomfrey, riconobbi la boccetta deisali nella sua mano, vidi laltra che si depositava sulla miafronte e mi scostava i capelli, nel gesto materno che ci riservavasempre. Deglutii a stento, avevo sete, sentivo le labbra screpolate,asciutte, aprii di pi gli occhi e poco per volta misi afuoco laspetto purtroppo pi che notodell'infermeria, a sinistra il volto arrossato dall'agitazione delprofessor Slughorn, che si stava torturando le mani una controlaltra. Infine, in fondo al letto, rividi quella montagna dipelo e tremai, levai la mano, gli occhi sbarrati, scalciando con ipiedi, Madame Pomfrey mi strinse la mano e mi accarezz dinuovo la fronte.

S, signorSherton s stato RubeusHagrid a portarla in salvo ma avr tutto iltempo, in seguito, per ringraziarlo ora siriposi

Il guardiacaccia si avvicin, tornando in un puntoilluminato della mia visuale, solo quando vidi che la massa di peloerano proprio i suoi capelli e la sua barba e non il pelo ispido di unlupo assetato del mio sangue, mi calmai e riuscii persino a sorridere.

Alloragra grazie Hagrid

Come vedete, il signorSherton si sta riprendendo ora per favore, andate fuoritutti, lasciatelo riposare pu restare solo lasignorina Sherton fuori, via!

I miei compagni scivolarono rapidamente davanti a me, chi mi strinse lamano, chi mi tocc un braccio o una gamba attraverso lacoperta, addirittura Kendra Campbell os chinarsi astamparmi un bacio sulla guancia, sotto i rimproveri dellaPomfrey alla fine, rimasero solo Meissa seduta accanto ame, a destra, e il professore Slughorn alla mia sinistra, di fronte ame, in fondo al letto, cera Rabastan Lestrange, sul qualeavevo puntato gli occhi appena lavevo notato; lui, a suavolta, aveva fatto in modo di uscire per ultimo.

Vorrei restare sepossibile

Slughorn guard linfermiera e lei fece un cennodi assenso, sottolineando per che ci concedeva nonpi di dieci minuti. Rabastan annu, prese unasedia dal fondo della stanza e la port vicino a me, difianco a Meissa, che ormai stentava a trattenere le lacrime. Quando lovidi metterle una mano sulla spalla per consolarla, cercai disollevarmi a sedere sul letto, le presi una mano e la costrinsi adavvicinare la testa per parlarle.

Vai in camera tua e scrivi amamma e pap vorrei che venissero subitoqui!

Meissa mi fiss, stranita, ma annu con la testae usc, rapida, a me girava tutto, ma volevo stare seduto,per avere un minimo di controllo su quello che avevo intorno.

Come sono tornatoqui?

Stia calmo, signor Sherton...per fortuna Hagrid l'ha ritrovata in mezzo al bosco, appena i signoriRosier e Lestrange hanno dato lallarme

Accade se si gioca nella foresta dopo neanche un'ora daquando si viene dimessi... Eppure ero stata chiara, aveva unpo di febbre gi da questa mattina! Questa voltasegnaler laccaduto ai suoi genitori, signorSherton e anche a suo padre, signor Lestrange, lei pi grande, dovrebbe essere piresponsabile! Poteva accadere Poteva morire assiderato nelbosco, se ne rende conto?

Dove miavete trovato? Voglio sapere

Ti abbiamo seguito fino aipiedi degli alberi verso i quali ti eri diretto: Evan ed io ti abbiamovisto barcollare e cadere; poi sei sparito Evan corso a chiamare Hagrid, per sicurezza, io ti ho cercato echiamato per un po ma tu eri sparitoHagrid ti ha trovato addirittura vicino al Lago Oscuro

Di questo riparlerete dopo,signor Lestrange ora andiamo, facciamo riposare il signorSherton

Lo salutai e mi ridistesi, dubbioso: se non avevo fatto solo un bruttosogno a causa della febbre, comero finito in riva al Lago?Probabilmente ero svenuto, dopo aver rigettato, poi avevo iniziato acamminare preda del delirio Salazar, comerostato stupido! Avevo la febbre, ed ero stato cos idiota dauscire subito dopo aver mangiato. Affondai la testa sul cuscino,svuotato: pregavo che si trattasse solo di un sogno, di un delirionormale... e non di una delle stramaledette premonizioni di cui eranocapaci i Maghi della Confraternita. Non era un bel presagioBastava contare per capirne il senso: le aquile erano tante quanti imembri della mia famiglia; tutto il resto era pi difficileda capire: perch l'ultimo aquilotto aveva quel volto umano?E perch a me erano spuntate le ali? Quanto ai lupi, alserpente e alla donnola, non avevo idea di chi fossero... Mentre eropreda del delirio, ero certo di aver riconosciuto la voce del lupo maora che ero lucido, non ricordavo pi nulla

Molto bene e orache anche il signor Lestrange e il professor Slughorn sonousciti potrebbe essere cos gentile daraccontare anche a me la storia dei lupi, signor Sherton?

Sbarrai gli occhi e strinsi le coperte tra le dita, udendo quella voce:dallufficio di Madame Pomfrey, col passo lento elaria gioviale che sempre lo contraddistingueva,usc il preside Dumbledore, in una lunga tunica lilla daMago, la barba che arrivava quasi a toccargli le scarpe. Pareva Merlinoredivivo. Venne a sedersi accanto a me, reggeva in mano una scatola diCioccorane, me ne offr ed io ne accettai una pergentilezza, pi che per reale desiderio. Piano, con vocestentata e pause lunghe, dovute alla difficolt di parlare ealle numerose domande del Preside, gli raccontai il mio sogno. Nonsapevo neanche io perch lo stessi facendo, non mi fidavo dilui, non mi piaceva, avevo sempre avuto un rapporto burrascoso colpreside, avevo sempre la sensazione che con me fosse ingiustamentepi severo che con molti miei compagni. Eppure, in quelmomento, volevo parlare, affidarmi alla sua saggezza, sentirmi dire cheera solo uno scherzo della febbre, volevo essere rassicurato: parlai,parlai, arrivai persino a commuovermi raccontando delle giovani aquile,mentre il preside mi fissava, non si perdeva una mia solaparola a volte vedevo i suoi occhi illuminarsi, come sefosse meravigliato non del mio racconto, ma delle emozioni con cui leraccontavo. Alla fine si rilass a sua volta sulla sedia,assorto, io mi guardai le mani, erano fasciate, probabilmente avevorischiato di perdere qualche dito, in mezzo a tutta quella neve: erostato un vero idiota, ora lo comprendevo.

S, signorSherton, ha rischiato parecchio con questa bravata ma midica ha visto il volto dellunico aquilotto cheera riuscito a salvare?

Lo fissai, il preside stava sorridendo, sembrava un gatto che haafferrato il topo, le mie guance presero fuoco, mentre mi chiedevo comediavolo sapesse che non gli avevo raccontato tutti i dettagli.

Sono stato professore diTrasfigurazione di suo padre, probabilmente lei lo sagi una mattina, aveva allincircatredici anni, proprio come ora li ha lei io ero qui, afarmi medicare per una bruciatura da incantesimo, quando il presideDippet entr con suo padre tra le braccia e il suo padrino,Orion Black, pallido come un morto, al seguito. Avevano trovato suopadre svenuto in un bagno, in un lago di sangue la cosasconvolgente era che non si riusciva a trovare alcuna ferita da curaresul suo corpo per fermare la fuoriuscita di sangue allafine suo nonno ha dovuto farlo personalmente lo sa,vero?

Ne ho sentito parlare, ma miopadre non

Non ricordaquesti fatti volentieri lo so... e lo capiscoma temo sia giunto anche per lui il momento di affrontare il suopassato come suo padre ha fatto prima di lui ecome lei, Rigel, dovr fare, un giorno, con i suoifigli

Mi scusi, ma io non capiscodi cosa sta parlando non la seguo

Il professor Slughorn le hadovuto fornire gi tre dosi di Pozione Rimpolpasangue, daquando lhanno riportata qui, signor Sherton Malei non ha alcuna ferita, proprio come quel giorno, non ne aveva suopadre eppure nel bosco, su quella neve, Rubeus Hagrid,lha trovata riverso nel suo sangue

Lo fissai, continuavo a non capire, sollevai le mani, gli mostrai lefasce: era chiaro che fossi ferito. Guardai Madame Pomfrey, erapallida, guardai il preside, era fermo, deciso: mi prese le mani,svolse le bende sotto le medicazioni la mia pelle eraintatta. Sentii i peli rizzarmisi sulla schiena.

Cqualcosa che suo padre deve sapere qualcosa che, visti itempi, deve restare tra noi

No, non voglio, non giusto perch io?Perch, tra tanti, proprio io?

Di colpo sapevo perch laquilotto avesse il miovolto.

Di colpo capivo perch il lupo-uomo mi avesse chiamatoHifrig, nel darmi la morte

Sono io, non mio fratello, lErede di Hifrig,lerede del Discepolo

***

Deidra Sherton

Amesbury, Wiltshire - sab. 15 gennaio 1972

Mi abbandonai a tutte le lacrime che avevo strette nel cuore,tra quelle braccia amiche, tremavo, spaventata e confusa, balbettando inomi di mio marito e dei miei figli. Tutto sembrava vorticare, le miegambe, per l'emozione e la debolezza, non ressero, Orion mi fecestendere sul divano. Doims rientr nella stanzacon un altro infuso, mi vide e accorse a sua volta, dicendo parolesconnesse, parole che non riuscivo a capire.

Padrona, deve stare aletto... padrona riposare...

Come posso riposare, se nonso che ne dei miei figli e di mio marito!

Annaspavo, mi sembrava che tutto girasse, sentivo il sudore freddoscorrermi copioso lungo la schiena, il cuore in tumulto. Oriontent di convincermi a rimanere distesa, io sedetti sulbordo del divano, la vestaglia che mi aveva fatto indossare appoggiatasulle spalle, le mani pietrificate, aggrappate al tessuto, per nonscivolare. Si mise al mio fianco, mi tenne stretta a s,prese le mie mani tra le sue e attese che mi calmassi.

Bevi... e per favorestenditi... devi rimetterti in forze il prima possibile... tiracconter tutto quello che so... promesso...

Mi porse l'infuso, presi la tazza con mani tremanti, sentii l'odoredella cannella e trangugiai un poco alla volta, piccoli sorsi febbrili,sentivo la gola graffiare come carta vetrata. Orion, seduto accanto ame, si guardava le mani, i movimenti lenti e ripetitivi svelavano latensione che aveva addosso.

Inizi a raccontare piano, con voce pacata, come se ilracconto non lo riguardasse, nello stesso modo distaccato con cuispesso l'avevo sentito parlare a mio cognato, quando gli suggeriva ilmodo migliore per investire galeoni. Ma non parlavadinvestimenti, Orion parlava di me, delle mie condizioni: lavoce ogni tanto sembrava restare in sospeso, esitare... lo conoscevoormai, sapevo che la presunta incapacit dei Black diprovare qualsiasi sentimento era soltanto una patetica bugia.

Doims mi aveva curato, aveva gi visto, quandoserviva mio suocero, persone colpite dalla maledizione di Emerson, unamaledizione antica, usata spesso dai Maghi del Nord contro i nemicimortali, una maledizione alla quale, per mia fortuna, ero statasottoposta solo per pochi istanti, quindi, forse, nel giro di alcunimesi, avrei smesso di subirne del tutto gli effetti.

So che stai male, Dei, ma daquello che mi ha raccontato lElfo... sei stata fortunata...

Non la parolache userei in questo momento per descrivermi, Orion...

Lo so... lo immagino... ma sepensi a quello che tu e i ragazzi avete rischiato... immagina se... chisi sarebbe preso cura di Meissa e Rigel? Tu almeno tu...sei qui... al sicuro...

Al sicuro? Non so nemmenodove ci troviamo, Orion, n cosa tu ci faccia qui... sempreche tu sia... tu quanto tempo passato da...

tardopomeriggio, ormai, Deidra, sono passate alcune ore di quando avvenuto tutto... e s, sono io... puoichiedermi qualsiasi cosa per averne prova...

Lo fissai, negai con il capo, lui mi strinse le mani piforte.

Come ti senti?

Ti prego, non ora... Dovesiamo? Che ne dei miei bambini? Che cosa ci faiqui?

Siamo ad Amesbury... in uncapanno nel bosco Doims attende che tu stia unpo' meglio per portarti a Herrengton... Questo unnascondiglio di cui conosciamo l'esistenza solo Alshain,Doims ed io: tuo marito sapeva che potevano attaccarvi,aveva predisposto tutto per portarvi in un luogo sicuro, pivicino delle Terre, se uno di voi fosse stato ferito... Questo capannoera il luogo sicuro... per questo appena ho capito che avevi bisognodaiuto, sono venuto a cercarti qui...

E Alshain? Ibambini?

Orion chin la testa, io sentii il sangue andarmi allafaccia e gli occhi farsi lucidi.

No, non piangere... sonostato a casa vostra, Deidra... sar sincero, uncampo di battaglia, ma sono rimasto fino alla fine... hanno trovatoEmerson quando stavo per andarmene... lui era l'ultimo, ne sonocerti... l'unico altro corpo trovato quello di RolandLestrange... Non so quale fosse il piano di Alshain, ma riuscito a contenere i danni, nessuno fuori di quella casa si ferito gravemente, e... anche all'interno... gli unici chesono morti, sono stati ammazzati dagli incantesimi... altro non sodirti...

I bambini li hanno portativia prima... Alshain... io non capisco perch abbia agitocos... perch rimastol? Perch non venuto via con noiper andare subito a caccia di...

Di? Di chi, Deidra?Ti prego, dimmelo... possiamo riprenderci i bambini subito, se tu...

NO! Se lui li avesseseguiti... ed io ti dicessi chi ha preso i bambini se tufacessi qualcosa che...

Io al suo posto sarei sceso apatti subito, per riavere i bambini... ma lui...

Lui?

Lui non me,Deidra... Lui non si piega mai

Orion si morse un labbro, combatteva con se stesso, preso tralamore per il suo amico e la rabbia contro la suatestardaggine, non lo vedevo cos dai primi tempi in cuil'avevo conosciuto.

Ha fatto il testone come suosolito, Dei... inutile illudersi, l'hanno preso, non li ha seguitivolontariamente. Ha combattuto come una belva, questo chiaro, ma erano tanti, troppi... E se hanno lui tu saraila prossima: li hai visti in faccia, tu sapresti chi denunciare...potresti ricattarli per riavere indietro i bambini... sei un problemaper i loro piani per questo devi andartene il primapossibile da qui... non devi piangere, no... a Herrengton nessunopu trovarti!

NON PER ME CHEHO PAURA, ORION!

Lo soma pensaci: Alshain gli serve vivo, gli servite tutti vivi,Mirzam ha quello che il Lord desidera: solo lui sa dove si trovaHabarcat... Milord vuol costringere Alshain a parlare, se non nericaver nulla, user voi per piegare tuofiglio...

Ti sembrano prospettive taliche io non debba preoccuparmi, Orion? Mi stai dicendo che l'unicastrada per riavere salvi Alshain e i bambini che sia Mirzam a morire...

No... Dei... c'laltra strada... Doims non ha voluto parlare, mate lo ripeto: se hai visto qualcuno di loro in faccia, possiamo usarele loro armi... ricattarli... obbligarli a lasciarli liberi, in cambiodel silenzio... finch sarai libera, possibileobbligarli a renderci Alshain e i bambini...

Vorresti giocare d'azzardocon le vite dei miei figli? Tu lo sai cosa si dice di quel Mago, Orion?Al mio tentativo di ricatto, Milord li ucciderebbe... non ha paura diniente e di nessuno!

Quel Mago non sa chi dei tuoifigli l'erede di Hifrig, non pu permettersierrori! Non pu far loro del male... per avereci che desidera, deve trattarli con ogni riguardo...

Emerson gli ha detto cheAdhara, senza Rune, non ha alcun valore in questo sporcogioco!

Vidi tutto il suo fervore spegnersi, vidi la speranza spegnersi, le suemani serrarsi: sembrava diventato un blocco di pietra poilentamente, rividi la maschera che si riformava sul suo volto.

Non mimporta nulladi quella dannata Fiamma, di questi intrighi, si prenda Herrengton,faccia ci che vuole, metta a ferro e fuoco il mondointero... io rivoglio la mia famiglia!

Scoppiai a singhiozzare di nuovo, Orion mi cinse le spalle: sapevamoentrambi che non era vero, che non la pensavo cos, misentivo male all'idea che quell'uomo riuscisse a fare ciche voleva usando mezzi simili, usando i sentimenti di persone comenoi, persone che senza la minaccia non avrebbero mai fatto del malenemmeno a una mosca. Sapevo anchio che quel mostro andavafermato, che nessunaltra madre doveva soffrire quello cheprovavo in quel momento, ma ero terrorizzata e sconfitta, c'erano ingioco i miei figli e per loro, per la loro salvezza, avrei fatto ditutto. E quel mostro lo sapeva.

Perdonami, non volevo fartipiangere... te lo ripeto, fidati stai tranquilla... se vifacesse del male, perderebbe ogni potere su Mirzam e sullaConfraternita... in tanti seguono tuo marito... diventerebbero tuttinemici del Lord, all'istante...

Nemici morti, prima ancora dialzare la testa: ciascuno degli uomini di Alshain, come li chiami tu,ha una famiglia e una famiglia significa essere deboli,ricattabili... quell'essere non un uomo... una belva assassina... non conosce piet, nonconosce morale, non conosce vergogna... altrimenti non toccherebbe ibambini!

Allora troveremo un altromodo, pi sicuro, meno avventato... scusami... stata la frenesia del volerli sbattere in cella che mi ha fatto parlarecos... Troveremo un modo, pi discreto...intatto, sappi che non sarai sola, Dei... ho ritrovato il tuo anello,tra le macerie... ci sono pure le schegge dei diamanti di Javannah...Tu sai che cosa fare con gli anelli del Nord

Hanno requisito tutti glianelli al Ministero, Orion... nessuno puascoltarmi

Non tutti si sono presentatial processo... e visto il tradimento di Emerson, a te non servecontattare un Mago qualsiasi, che potrebbe comprometterti... a te servesolo un uomo, qualcuno nascosto da qualche parte, che ha ancora il suoanello, Deidra... un Mago Oscuro, malefico, che puaiutarti e che ti aiuter con ogni mezzo...perch il Custode di Herrengton fedele a tuomarito e alla sua famiglia, e in assenza di Alshain, deve rispondere ate: consigliati con Fear... Una volta al sicuro, a Herrengton, puoiusare gli anelli, i patroni, la Magia del Nord, per chiamare a raccoltala Confraternita: devono sapere che sei viva e che larteficedi tutto questo non Mirzam...

Che cosa c'entra Mirzam,adesso?

Uno di quei bastardi uscendosi spacciato per tuo figlio e ha lanciato il marchio diMilord in cielo... ma arrivato tardi: Moody ha mostrato leprove dell'innocenza di Mirzam al Wizengamot... s Deidra:Mirzam stato scagionato. E a quanto pare, hai il sostegnodi uno dei pochi uomini onesti del dipartimento Aurors, sebbeneconverrai con me che Moody, per altri versi, sia un soggetto alquantodiscutibile. Ora necessario convincere tuo figlio arestare dove si trova...

Mi portai le mani alle tempie, tutte quelle notizie mi lasciavanosconcertata: appena poche ore prima, quel mattino, avrei dato persinola mia vita per sentire una notizia simile, ora non riuscivo a trovarein me alcuna scintilla di felicit, tanto ero sconvolta.

Orion... spiegamiquanti sanno che ci successo qualcosa?

Tutti. Gli Obliviatori stannoancora cancellando gli eventi dalla memoria dei londinesi...

Quindi quindidomattina ci sar la notizia su tutti i giornali e... Meissae Rigel...

Intendo andare a Hogwarts perparlare con loro, appena tu sarai a Herrengton... non voglio che certiuomini del Ministero irrompano a Hogwarts, senza che Meissa e Rigelsiano preparati...

Orion non puoi...

Posso, devo e voglio... sonoil loro padrino... mio preciso dovere...

Se mostrassi di saperequalcosa, metteresti in pericolo te stesso e la tua famiglia...

Sono gipi coinvolto di quanto tu possa immaginare, Deidra... nonti ho messo sull'avviso sui Lestrange per nulla so checentrano loro i ragazzi devono essere avvisati,soprattutto Meissa... quel Rabastan non mi piace come sicomporta con lei

Orion... il gioco che staifacendo pericoloso...

So fingere meglio di tuomarito, Deidra... te li riporter a casa... sufficiente che tu mi dica quel nome... stato AbraxasMalfoy, non cos? lui che ha presoi tuoi bambini? Dimmelo!

Abbassai gli occhi, anche se non volevo, non potevo udire quel nome erestare indifferente.

Gli far sputareil sangue, dannato bastardo!

Orion!

Al diavolo l'etichetta, imodi da gentiluomo, non possono toccare dei bambini e pensare di averdiritto...

Orion... noSalazar! C' qualcuno... guarda... c' qualcunoalla finestra...

Lo vidi voltarsi, deglutire, sbiancarsi, lo vidi mettere mano allabacchetta.

La maniglia della porta inizi a ruotare... la porta simosse prima piano, poi pi velocemente

Urlai, mentre una specie di fagotto rotol in casa. Orion siavvicin cauto, Doims mi prese la mano, pronto aSmaterializzarci via da l, se ci fosse stato pericolo, iosentivo il cuore esplodermi nel petto dalla paura.

Poi il silenzio fu rotto da una voce squillante che usciva dal fagottoe qualcuno, che non riuscivo a credere di vedere veramente, sialz in piedi e caracoll verso di me,chiamandomi.

Mammamamma

Salazarsantissimo ma Wezen!

Corsi, arrancando verso la porta, presi in braccio il mio bambino,mentre Orion basito, non capiva se essere felice o dover avere ancorapi paura, nemmeno io allinizio capivo, ma mi fusufficiente baciare mio figlio, odorare il suo profumo, sentire le suemanine morbide affondare tra i miei capelli e accarezzarmi il volto perasciugarmi le lacrime di felicit, per sapere che eravero

tutto dannatamente giusto e vero.

Orion e Doims superarono la porta e furono fuori.LElfo entr poco dopo, in mano teneva una speciedi straccio, uno straccio che si muoveva, agitato, uno straccio da cuiproruppe prima il gorgoglio, poi il pianto disperato e affamato diAdhara.

PadronaDoims

O dei del cielo oMerlino grazie io io non cicredo... non possibile

Con Wezen al collo, minginocchiai davantiallElfo, commosso, presi la mia bambina, piangeva affamata,a una prima occhiata sembrava stesse bene, me la divorai con gli occhi,esattamente come il giorno in cui il Medimago me lavevamessa tra le braccia, appena nata.

Non ci posso credere, non ciposso credere o dei o

Ma la verit Dei telho riportati siamoa casa tutti acasa

Alzai gli occhi: non riuscii a trattenere altre lacrime.

Orion sorreggeva mio marito, pallido, tumefatto, dolorante, ma era lui,era vero, era vivo. Lo abbracciai, cercando di non stringerlo troppo,lo vedevo, lo sentivo, stava malissimo, Orion si volt,sembr allimprovviso impegnato a controllare lalunghezza delle sue unghie, sempre perfette: in quel momento, anche perlui, era difficile nascondere i propri sentimenti

Aiutai Alshain a raggiungere il divano, era consumato dal dolore edalla febbre, era ferito, aveva gli occhi quasi chiusi, il voltogonfio, provai a togliergli il mantello, ma dovetti smettere, a causadel dolore che gli procuravo. Orion recuper subito la suacompostezza, e i modi di fare tipici di chi punta alla concretezza.

Avremo tempo per sentirtiraccontare come tu ci sia riuscito, ma non potete restare qui unsecondo di pi Doims, io non holautorit di impartirti ordini, ma devi portare ituoi padroni a Herrengton e fare in modo che un Medimago di fiducia sioccupi di tutti loro io andr subito aHogwarts ho fatto bene ad aspettare, prima di parlare con iragazzi era questa la notizia che volevo dareloro

No, Orionno

Alshain,c il rischio che arrivino notizie preoccupanti einesatte ai ragazzi e

Ho detto no,Orion non ancora non staserafidatevi di me per favore

Orion ed io ci fissammo e fissammo Alshain, incerti, speravamo di avercapito male. Un brivido mi percorse la schiena: dopoleuforia iniziale, per la prima volta mi chiesi quanto cisarebbe costata quella ritrovata felicit

*continua*

NdA: Ciao a tutti,ringrazio quanti hanno letto, commentato e aggiunto alle varieliste. In questo capitolo un altro personaggio scopre il suo destino eassume le proprie catene, liberando, al tempo stesso, il destino dimolti altri. Una precisazione, per, il sogno delle aquile edei lupi non letterale, rappresenta la presa di coscienzadella propria natura da parte del figlio, mentre il padre in fin di vita I lupi, pertanto, non detto cheriescano a uccidere tutte le aquile! Non ho altro da aggiungere, almomento. Un bacione. Buone feste a tutti. Valeria Scheda

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