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IV.019 - CHAINS - L'Amore e la Morte

That Love Is All There Is - Slytherin'S Blood [Marauders] — www.efpfanfic.net · All chapters

IV.019 - CHAINS - L'Amore e la Morte

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Slytherin's Blood

Chains - IV.019 - L'Amore e la Morte

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Meissa Sherton

Hogwarts, Highlands - sab. 15 gennaio 1972

La bella mattinata passata con Sirius a lezione diVolo mi aveva distratto un po', ma ero ancora scossa per la rissa tramio fratello e MacNair, nei sotterranei, per questo non riuscivo aconcentrarmi sui libri. Mi chiedevo se quell'energumeno avrebbefinalmente smesso di darci il tormento: ero rimasta cosscioccata vedendo Rigel a terra, incapace di difendersi, che,nonostante il disagio che provavo nei suoi confronti, ero riuscita aimpormi con Lucius Malfoy, perch, come Prefetto, prendessele parti di Rigel davanti a Slughorn. Non ero sicura di essere stataconvincente, forse Lucius aveva altri motivi, pi personali,per denunciare MacNair, ci che contava per me,per, era che, invece di deridermi, nostro cugino mi avessesostenuto e ora Walden fosse in guai seri.

Ormai era pomeriggio inoltrato e mi trovavo da un paio di ore inbiblioteca, per una ricerca inconcludente sugli usi della Passiflora,nascosta, con Pauline McDougal e altre due ragazze Ravenclaw dellaConfraternita, in un angolino tranquillo, vicino alla finestra, lontanadalle ochette amiche della Dickens, impegnate a pavoneggiarsi davanti aWilliam Emerson e altri ragazzi del Quidditch. Lily e Severus si eranosistemati al solito tavolo in fondo alla stanza: ormai lo chiamavo iltavolo di Severus perch,cos in ombra e defilato, era rifuggito da tutti, a partelui. Sirius e i suoi amici, invece, non si erano visti e la cosa non misorprendeva troppo: James Potter, a lezione, mi era sembrato parecchiosu di giri, in faccia la solita aria da combinaguai e, in effetti, a pranzo, Yaxley aveva sghignazzato conSeverus, dicendo che erano stati beccati da Mastro Filch a farequalcosa intorno agli armadietti. Sospirai,rassegnata: di sicuro avevano rimediato l'ennesima punizione e nonavrei visto Sirius, se non a lezione, per giorni e giorni.

Fissai lo sguardo oltre i vetri, le montagne ingrigivano velocemente,si stava facendo buio, i pochi studenti che si erano attardati nelparco a giocare con la neve stavano rientrando attraverso i cortili,infreddoliti: i miei occhi, per, ora non si soffermavanopi su nulla perch, finito quel lungo giorno, lamia mente scivolava di nuovo a Londra per fissarsi su Mirzam e sulprocesso.

Aquest'ora forse gi tutto finito e anche ildestino di mio fratello stato deciso...

Ero cos presa dai miei pensieri che, all'inizio, quandoJanine Emerson raggiunse il nostro tavolo, trafelata, per dirci cheRigel era scomparso nella Foresta Proibita, neanche compresi le sueparole; messo a fuoco, infine, il senso del discorso, mi resi conto diquanto fosse ormai buio e rimasi pietrificata dalla paura, convinta chenon fosse un caso, che, qualsiasi cosa fosse successa, il responsabile,ancora una volta, fosse MacNair... e che percifosse indirettamente colpa mia...

Lasciai libri e pergamene sul tavolo e seguii Janine fino in SalaGrande, via via con pi difficolt per il grannumero di studenti che stava accorrendo: quando arrivammo, Slughorn ela Sprout stavano organizzando i gruppi di ragazzi degli ultimi dueanni per le ricerche nel parco, vidi uscire Lucius Malfoy e AmosDiggory, Caposcuola degli Hufflepuff, con le loro squadre; i Ravenclawe i Gryffindors erano invece gi fuori, bacchette alla mano,al seguito della McGonagall e di Flitwick.

Evan Rosier era in piedi, vicino a uno dei caminetti, silenzioso, ilmantello ancora umido di neve addosso, il volto arrossato dal freddo:Rigel era uscito con lui e con Lestrange, quel pomeriggio, dovevaessere stato lui, perci, a dare l'allarme, probabilmenteera l'unico a sapere come stessero le cose. Volevo parlargli ma c'eramolta confusione, quando raggiunsi il caminetto, se ne stava andando, acapo di un gruppo di studenti del sesto anno, per controllare unaporzione di foresta nei pressi della capanna del Guardiacaccia. Provaia raggiungerlo ma fui rallentata da un gruppo di Hufflepuff,finch Narcissa Black mi afferr la mano, miaiut a uscire dalla mischia e tent dirassicurarmi, ripetendomi di stare tranquilla, che l'avrebberoritrovato presto e che, non potendo fare nulla, era meglio cheaspettassi con le altre in Sala Comune. Non ebbi il tempo di replicare,mi sospinse verso i sotterranei; invano tentai di divincolarmi, dicevoche volevo andare fuori, con gli altri, a cercare mio fratello oraggiungere la Guferia per avvertire i miei genitori e chiedere il loroaiuto, ma Narcissa e le sue amiche cercavano di farmiragionare, con i loro discorsi inutili.

Basta! Lasciami! Lasciatemiandare! Tutte! Lo so che buio efreddo, che potrei farmimale... ma non rester qui, a poltrire con voi,nei sotterranei! C' mio fratello, lfuori!

Eravamo davanti all'ingresso dei dormitori quando urlai loro contro:Narcissa, lo sguardo indecifrabile, mi lasci la manoall'istante ed io, per un momento, sotto quell'aria angelica, ebbil'impressione di scorgere la stessa espressione minacciosa einesorabile di sua zia, Walburga Black. Ebbi paura, di lei, della suareazione, di averla offesa e di essere, per questo, punita, dopo alcuniattimi di esitazione, per, capii che non avrebbe fattoricorso alla sua carica di Prefetto per farmi passare dei guai. Silimit a fissarmi, severa. Non dovevo reagirecos, lo sapevo, mia madre ripeteva sempre che, anche neimomenti pi difficili, non si deve mai perdere il controllo,per questo chiesi subito scusa, a tutte loro. Eppure non mi sentivomortificata come le altre volte.

Reagire era stato maleducato e ingiusto, Narcissa e le altre non miavevano fatto nulla di male, eppure eppure non mi sentivoin colpa e non mi vergognavo, anzi sembrava che lasciaresplodere la mia rabbia contro qualcuno mi avesse alleggerito il cuoreper alcuni istanti. Non capivo che cosa mi stesse succedendo. Dasettimane, dal matrimonio di Mirzam, a parte i momenti sereni passaticon Myrddin e con Sirius, ogni nuova giornata sembrava riservarmi solobrutte sorprese ed io mi chiedevo quando sarebbe finita. Non sopportavopi di essere bersagliata da quelli che vivevo come continuisoprusi e ingiustizie e, ancora di pi, ne avevo abbastanzadi non riuscire mai a difendermi, impormi, ribellarmi. Ero stanca.Stanca di subire. Stanca di non riuscire a opporre resistenza. Eracambiato qualcosa in me la sera in cui Rabastan mi aveva spaventato amorte: non avevo detto a nessuno quello che era successo, non soloperch mi vergognavo troppo, maperch denunciarlo e vederlo punito da unprofessore non mi sembrava sufficiente. Volevo vendicarmi. Volevoessere io a fargli qualcosa di brutto. E non mi riferivo certo aglischerzi con cui da sempre rispondevo alle sciocche angherie di Rigel.Non mi ero mai sentita cos cattivavolevo che Rabastan stesse male, che avesse paura come ne avevo avutaio, e volevo che sapesse che ero io la causa della suasofferenza e che per questo mi temesse, stesse lontano dame. Era un pensiero orribile e a volte mi sentivo male quando cipensavo, eppure mi dispiaceva molto di pirendermi conto che, probabilmente, non sarei mai stata in grado ditogliermi quella soddisfazione.

Narcissa stava per dirmi qualcosa, quando si diffuse, rapida comeun'onda di piena, la notizia che il Guardiacaccia aveva ritrovatoRigel, vicino al Lago Oscuro: scattai via da loro, raggiunsi le scale,diretta in Sala Grande, muovendomi con sempre maggioredifficolt, ovunque c'erano tante persone, tutti volevanosapere, vedere. Quando nell'atrio principale apparve, monumentale, lafigura del Mezzogigante che reggeva tra le braccia una specie difagotto, da cui uscivano, scompigliati e fradici di neve, i capellicorvini di mio fratello, la ressa mi schiacci contro laparete, immobilizzandomi e lasciandomi indietro. Non sapevo sescoppiare a piangere, spaventata dalla vista di mio fratello in quellecondizioni, o urlare dall'esasperazione e dalla rabbia, contro quellamassa didioti che mimpediva di passare,atteggiamenti poco consoni a una Slytherin, ancor meno a una Sherton,certo, ma ero ormai allo stremo, non ce la facevo pi.

Non da sola. Non cos.

Seguimi, Sherton!

Una mano usc dalla mischia, prese la mia, mitir via dalla calca e, a suon di spintoni, siapr un varco lungo le scale e per i corridoi; poco pervolta, il mondo attorno a me smise di essere fatto di figure sfuocate,viste attraverso la cortina di lacrime, guardai la mano, il braccio cuiera attaccata, i capelli biondi che arrivavano appena a coprire ilcolletto e il blu e il bronzo della cravatta Ravenclaw. WilliamEmerson, travolgendo persino energumeni grossi il doppio di lui ebeccandosi strattoni e minacce, giunse infine davanti all'infermeria,buss e quando la voce di Madame Pomfrey ci urldi andarcene, non si lasci intimidire, spalancla porta, senza pi nulla della sua abituale cortesia, e mispinse dentro, restando sull'uscio, con sguardo fermo, carico di sfida.

Io no... ma leideve entrare...

Ero spaventata e a disagio, per aver attirato su di me, in quel modo,tutta quell'attenzione, ma William aveva ragione, dovevo entrare; glisorrisi e lui mi appoggi la mano sulla spalla per farmicoraggio: per la prima volta, da quando avevo a che fare con lui, nonmi dispiacque averlo vicino.

Vai! Ti aspetto qui fuori...voglio sapere tutto, dopo...

Annuii e lo salutai, avanzai nella stanza, lentamente, col cuore ingola: Hagrid era ai piedi del letto, quello in fondo alla camerata, ilpi vicino all'ufficio della Guaritrice; Slughorn era asinistra, seduto accanto a mio fratello, una fila di boccette dal vetroscuro disposte sul mobiletto al suo fianco; la Pomfrey incombeva suRigel dalla parte opposta, impegnata a fasciargli le mani, mentre ilPreside gli sentiva la fronte, forse per valutare la febbre. Micolp trovarlo l, non pensavo fossegi tornato a scuola, Dumbledore era membro del Wizengamot,avevo sentito mio padre inveire in molte occasioni contro di lui, persentenze contro amici della Confraternita o altri nostri conoscenti; e,quel giorno, il supremo tribunale si era riunito per dibattere, tra lealtre, la sorte di mio fratello...

Se il Preside gi tornato, allora il processo aMirzam deve essere finito... Salazar...

Entri signorina Sherton,entri pure...

Il Preside, con unagilit insolita per un uomotanto anziano, lasci mio fratello alle cure della Pomfrey emi raggiunse, sorridente, si ferm a pochi passi da me, amet della fila dei letti, impedendomi di avanzare ancora,sbirciai oltre le sue spalle, la Guaritrice lev labacchetta, le bende si arrotolarono veloci attorno alle mani di Rigel;Hagrid si avvicin, il suo faccione peloso, di solito apertoin un sorriso cordiale, sembrava oscurato dalla preoccupazione. Conangoscia, mi accorsi che aveva tracce di sangue sul pastrano. Sbiancai.

Salazar... checosa... successo a mio fratello? Perch Hagridha addosso quel sangue?

Con un'occhiataccia, Dumbledore fece allontanare il Mezzogigante, chesi ritrasse, muto e avvilito, mentre la paura simpadronivadi me; rapido, il Preside mi offr una sedia e mi si sedettedi fronte, estrasse un sacchettino dalla sua toga e mi offruna Cioccorana. Io rifiutai, sempre pi agitata.

Non tema, signorina Sherton,suo fratello si solo ferito alle mani, cadendo... non grave.

Caduto... Dove?Perch?

Perch suofratello stato cos incosciente da uscireappena mangiato, con questo freddo, bench glielo avessisconsigliato! Aveva gi la febbre, stamani! Ma testardo, come suo padre! Stavolta per sarchiara con i genitori, il ragazzo non pu agire sempre comeun irresponsabile!

Bene,ci mancava solo questa... stavolta pap loconcer per le feste!

Il Preside annu alla Pomfrey, serio, poi, pertorn a guardare me e mi sorrise, benevolo.

Rigel deve aver avuto uncapogiro, a causa del freddo e della febbre; cadendo deve essere finitotra i rovi e si ferito alle mani... Sono tagli pocoprofondi, ma ha bisogno di cure. Il signor Rosier ha avvisato il nostroRubeus prima di salire al castello, nonostante il solerte allarme,per, suo fratello non stato ritrovato subito,per questo ora in ipotermia... Lo stiamo tenendo al caldoe abbiamo usato un po di Pozione Rimpolpasangue. Non devepreoccuparsi, signorina Sherton... suo fratello tra poco sisveglier e lei potr parlargli... Pitardi, avviseremo anche i vostri genitori...

Affondai le unghie nella carne, mentre annuivo: era la seconda volta,solo quel giorno, che mi trovavo in infermeria per mio fratello, enonostante le rassicurazioni del Preside, ero a dir poco sconvolta,soprattutto perch lo sentivo lamentarsi e fare dei versistrani; Hagrid disse che per tutto il percorso Rigel aveva bofonchiatodi aquile e lupi, suscitando linteresse del Preside, ma eracerto che fosse il delirio della febbre, perch non avevavisto tracce di animali. Non capivo cosa gli stesse accadendo,desideravo avere la mamma al mio fianco, sentirle dire che non dovevoavere paura, che Rigel non stava davvero male, che non aveva nulla distrano, che le Rune sbiadite non c'entravano nulla con la suadebolezza. Che tutto ci che mi spaventava sarebbe finitopresto... E per sempre.

Prima di rivedere la mamma, per, sarebbero passati mesi.Mesi durante i quali, qualsiasi cosa fosse successa, Rigel ed ioavremmo dovuto cavarcela da soli: per un attimo, vergognandomene subitodopo, mi augurai che il Preside insistesse sulla necessitche i miei venissero a scuola, solo per affondare nell'abbraccio caldoe sicuro di mia madre. Respirai a fondo, provai a convincermi che quelperiodo maledetto sarebbe finito, che Rigel ed io saremmo prestotornati quelli di sempre, i fratelli che si detestavano, sisbeffeggiavano, si vendicavano l'uno dell'altro, terribili eimplacabili.

Rivoglio indietro i mieifratelli, entrambi! Tremo per Mirzam, perch nessuno locrede innocente, ma ancora di pi ho paura per te, testoneantipatico: sei detestabile, lo sai, ma ora accetterei anche ilpeggiore dei tuoi scherzi pi crudeli pur di non vedertisoffrire, su questo letto!

Cercai di controllare i miei tremiti, chinai la testa, per nasconderegli occhi gonfi di lacrime, sospirai; recuperai un po' di contegno soloquando sentii la mano sicura del Preside afferrare la mia.

Sentirsi afflitti quando asoffrire sono le persone che amiamo umano e non ha nulladindecoroso, signorina Sherton... ma non deve temere, non successo nulla di grave... Suo fratello sarpresto in piena forma... Inoltre... oggi... non il giornodelle lacrime... Oggi ha di che gioire...

Lo guardai interdetta, il vecchio Preside mi sorrideva sornione, noncapivo cosa ci fosse da gioire.

Gioia? Io... io non capiscoche cosa... Professore... io...

Sono rientrato da Londranella tarda mattinata, signorina Sherton, perch la sedutadel Wizengamot stata... molto breve... stavo per convocarelei e suo fratello per informarvi, quando...

Sentii i peli della schiena rizzarsi, appena lo sentii pronunciare laparola Wizengamot, eppure, allo stesso tempo, si fece largo in me lasperanza, perch se il Preside mi diceva di gioire, alloraforse...

La notiziasar riportata sulle pagine dei giornali domani, ma possoanticiparle fin da adesso che suo fratello Mirzam statoriconosciuto innocente e prosciolto da ogni accusa...

Che cosa? Salazarho sempre avuto ragione io... allora adesso mio fratellopu...

Conoscendolo, non ne ho maidubitato ora, finalmente, ci sono le prove... SignorinaSherton, s: se a tenerlo lontano dagli affettipi cari era solo il timore di un'ingiustacondanna...

ora Mirzampu finalmente tornare a casa...

Dumbledore, sornione, annu e subito senti il peso di queigiorni oscuri sollevarsi e svanire, sul mio volto lacrime e riso sifusero, senza ritegno; appena recuperai un po' di calma, cercai di farordine nei miei pensieri, avevo tante domande, ma anche quellesvanirono perch, all'improvviso, i lamenti sommessi diRigel si trasformarono in una voce stentata che emergeva dalle coperte,alle mie spalle.

No... kreee... i lupi...no... no... i... no... kre... lupi...

Il Preside lasci la mia mano e si avvicin a miofratello, si chin su di lui, poggi l'orecchiosulla sua bocca per sentire poi, con una strana espressione in volto,disse due parole a Madame Pomfrey e si conged, invitandomia sedermi vicino a Rigel e a tenergli la mano: lo vidi svanire nellostudio della Guaritrice, avvicinarsi a un quadro e parlargli. Miofratello, intanto, si agitava ma non dava cenni di riprendere del tuttoconoscenza, gli scansai i capelli umidi di sudore dagli occhi, misentii stringere il cuore, guardando la Runa sbiadita sul suo collo.Madame Pomfrey gli pass una pezzuola umida sulla fronte,ricontroll il polso, gli somministr un'altradose di Rimpolpasangue.

Quando sentimmo bussare alla porta, con insistenza, mi asciugai lafaccia, veloce, e mi voltai: Rabastan Lestrange irruppe in infermeria,gli altri ragazzi della squadra di Quidditch al suo seguito, in facciaquel ghigno sadico che conoscevo fin troppo bene e la fermavolont di non uscire da l, finchnon avesse saputo, rimarcata dall'imperiosit della sua vocebeffarda.

Scusate l'irruzione, Madame,ma ora noi vogliamo notizie del nostro compagno...

Dietro di lui, a spingersi, c'era mezza Casa Slytherin: Kendra Campbellscivol davanti a tutti da sotto le braccia di Rabastan,sinfil tra i letti e prov a tuffarsisu mio fratello, quasi mi travolse nel patetico tentativo diabbracciarlo. Madame Pomfrey, innervosita, presel'indemoniata per la collottola el'allontan, poi, bacchetta in pugno, mentre Slughorn sirammaricava con i ragazzi per il loro comportamento irriguardoso,ristabil l'ordine e impose a tutti di calmarsi o di uscire.

No... no...

Mi voltai verso Rigel, la sua voce ora era pi chiara,sebbene sempre molto flebile; gli altri promisero di non dare noia, perrestargli vicino. Slughorn gli strinse la mano e lo esort,affettuoso.

Rigelsvegliati ragazzo mio, mi senti? Rigelecco cos, s svegliati!Svegliati...

Hagrid, fino a quel momento immobile in fondo al letto, siavvicin e, incombendo come un orso bruno su Rigel, prese unpiede di mio fratello, attraverso la coperta, e lo mosse piano.

Forza Rigghe dai!Svegliati te lho detto, Poppy razza forte questa

S, ma togliti dal, Rubeus o lo soffocherai!

La Pomfrey gli diede uno schiaffetto sulla faccia poi, appena vide gliocchi di mio fratello accennare ad aprirsi, gli infil ingola un altro cucchiaio di Pozione Rimpolpasangue, Rigel siguard intorno senza vederci, toss, si ritrassespaventato da qualcosa, inizi di nuovo ad agitarsi.

Come ti senti,Rigel?

Stia buono, signor Lestrange,il signor Sherton ancora troppo debole perrispondere!

Rigel parve reagire alla voce di Rabastan e, poco per volta,ritorn tra noi: dalla vivacit del suo sguardo,vidi che aveva riconosciuto la Guaritrice e, subito dopo, Slughorn;ogni volta che guardava verso Hagrid, al contrario, era terrorizzato,sembrava volesse scalciarlo via con i piedi; si calm quandola Pomfrey gli prese una mano e gli accarezz la fronte. Noncapivo: della vita nelle Terre del Nord a Rigel non piaceva nulla, masubiva il fascino delle creature dei boschi di Herrengton, e perquesto, al contrario dei suoi compagni che insultavano il Guardiacacciachiamandolo sporco ibrido, spesso chiedeva aHagrid di portarlo con s, nella foresta, per curare ipiccoli di Ippogrifo.

S, signorSherton s stato RubeusHagrid a portarla in salvo ma avr tutto iltempo, in seguito, per ringraziarlo ora siriposi

Hagrid si avvicin di nuovo, stavolta Rigel loguard bene, riusc a riconoscerlo e, finalmente,gli abbozz un sorriso: da quel momento, parve calmarsi, nonpi vittima di quello strano terrore.

Alloragra grazieHagrid

Come vedete, il signorSherton si sta riprendendo ora per favore, andate fuoritutti, lasciatelo riposare pu restare solo lasignorina Sherton fuori, via!

Kendra recuper l'iniziativa e salt fuori dalgruppo, decisa a sbaciucchiare Rigel, con sommo orrore di mio fratello.Evan la prese per le spalle e la condusse fuori, senza cerimonie. Allafine, rimanemmo in pochi, presi la mano di mio fratello, commossa eincapace di trattenere le lacrime, ma Rigel sembrava avere occhi soloper qualcuno in fondo al suo letto: Rabastan Lestrange chiese direstare, prese una sedia e si sedette accanto a me, sentii la sua manoartigliarmi la spalla, ed io tremai dal disgusto. Rigel loguard, fiss la sua mano sulla mia spalla: avevaun'espressione strana da quando quella sera, in cortile... era come sesapesse, anche se non avevo avuto il coraggio di confidarmi nemmeno conlui, convinta che avrebbe creduto alla versione del suo amico e non ame.

Vai in camera tua, Meissa,scrivi a mamma e pap vorrei che venisserosubito da noi!

Annuii e uscii, sollevata allidea di allontanarmi daquellessere immondo, sentendo per gli occhi diLestrange sempre, ironicamente, fissi sulla mia schiena,finch la porta non si chiuse dietro di me e William Emersonmi raggiunse, ansioso, per farmi le sue domande.

***

Orion Black

Amesbury, Wiltshire - sab. 15 gennaio 1972

Non potevo crederci. Era vero. Era vivo. Era difronte a me... Anche i bambini erano di fronte a me.

Sentii l'emozione prendere il sopravvento, vedendo la gioia di Deidranel riabbracciare suo marito; per pudore, verso di loro e verso mestesso, chinai lo sguardo, fissai per un tempo indefinito le mieunghie, concentrando sul mignolo sinistro tutta l'attenzione dellaterra. Avevo mille domande da fare, volevo mandare al diavolo lacompostezza e urlare fino a perdere il fiato, per scaricare tuttal'adrenalina che mi si era concentrata dentro, abbracciare il mioamico, l'unico amico vero che avessi, festeggiare con lui, esorcizzareil terrore che avevo provato. Non era per il momento diabbassare la guardia, non sapevo come fossero andate le cose, qualevantaggio avesse sugli uomini di Milord, l'unica certezza era cheadesso, per tutti loro, Herrengton fosse il solo rifugio sicuro.

Avremo tempo per sentirtiraccontare come tu ci sia riuscito, ma ora non potete restare qui unsecondo di pi Doims, io non holautorit di impartirti ordini, ma devi portare ituoi padroni a Herrengton al pi presto e fare in modo cheun Medimago di fiducia si occupi di tutti loro ioandr subito a Hogwarts ho fatto bene adaspettare, prima di parlare con i ragazzi, era questa la notizia chevolevo dare loro

No, Orionno

Come no? Alshain,c il rischio che arrivino notizie preoccupanti einesatte ai ragazzi

Ho detto no,Orion non ancora non staserafidatevi di me per favore

Non ero sicuro di aver compreso bene, ma quando Deidra ed io cifissammo e vidi il suo sguardo, smarrito almeno quanto il mio, non ebbipi dubbi. Mi morsi la lingua per non replicare all'istante,agitato: stavamo parlando dei suoi ragazzi, certo, ed io non ero lapersona pi indicata a dare consigli, soprattutto quando sitrattava di figli, ma viste le sue condizioni e il trauma che avevavissuto, era evidente che fosse troppo confuso e sconvolto per prenderedecisioni razionali ed io non potevo guardarlo fare una cavolata delgenere senza intervenire. Non se ero davvero suo amico.

Certo che mi fido di te,Alshain... ma domani potrebbe essere tardi... igiornali...

Immagino cosa staipensando... Orion... e non sono cos... confuso... da noncapire che... per i ragazzi sar... un trauma... Ora,per... per loro... questo... il minore deimali...

Minore dei mali? Che cosasignifica? Minore rispetto a quale altro male? Alshain...

Andr io, Orion...appena potr... Il loro bene... in questo momento... un altro...

Basito, i peli ritti sulla schiena, per la prima volta, da quandol'avevo trovato accasciato contro il muro, sotto la neve, con Adhara inbraccio, fuori dal capanno da caccia, il sollievo and afarsi benedire, sostituito da una sensazione di pericolo indefinibileche mi sinsinu sottopelle. Alshain prese la manodi Deidra e lei si chin ad ascoltare ci che ledisse all'orecchio, annu e ordin all'Elfo diportargli dell'acqua. Preda dell'ansia, mi muovevo nella stanza comeuna tigre in gabbia, cercando di scacciare la paura e i dubbi che sifacevano largo in me per quella storia e pensando ai mille modi in cuila notizia della strage a casa Sherton potesse essere gigiunta a Hogwarts. Erano passate poche ore da quando avevo lasciatoEssex Street e avevo raggiunto il Wiltshire, Moody mi aveva assicuratoche, prima di portare notizie preoccupanti a scuola, i Ministerialiavrebbero vagliato la veridicit delle informazioni in loropossesso: non l'avrei mai detto, all'inizio di quella giornata dadimenticare, ma, nonostante tutte le riserve che continuavo ad avere sudi lui e su tutti i dannati Filobabbani del Ministero come lui, pensavodi potermi fidare di quell'uomo irritante. Quanto a Crouch, le sueambizioni politiche gli avrebbero fatto ponderare con attenzione leproprie mosse e, prima di irrompere nella scuola e terrorizzare iragazzi, contavo che si sarebbe consultato con Dumbledore, lasciando alui il compito di informarli. Il problema vero era un altro,pi imprevedibile e insidioso: se per quel giorno fossestata in programma una visita al villaggio di Hogsmeade, alcunistudenti di Hogwarts avrebbero potuto parlare con qualche avventore evenire a sapere del Marchio Nero apparso su Londra... inoltre qualcunopoteva essere abbonato al Daily Prophet, quindi nella scuola potevagi circolare l'edizione serale di quel giornale.

Alshain... ti ci vorrannogiorni per rimetterti e nel frattempo la notizia arriver aHogwarts, se non ci gi arrivata... I tuoifigli si faranno domande e non potr esserci silenzio daparte mia, perch sono il loro padrino, sei tu che mi haidato questo compito. Perch aspettare, allora? Non vuoi chedica loro tutta la verit, d'accordo, non lofar... non lo capisco, ma prometto che non lofar... Per devo andare,non posso sparire, nonvoglio lasciarli soli davanti a tuttoquesto!

Alshain non disse nulla, si limit solo a negare,inesorabile, con il capo. Ero sconcertato dal suo comportamento, dallesue esitazioni, non sapevo se essere pi esasperato ospaventato: ormai mi sembrava chiaro, per farlo comportare in quel modoassurdo, Milord doveva averlo minacciato e torturato ben oltre ilpestaggio di cui il mio amico portava, evidenti, i segni sul corpo.Poteva averlo posto addirittura sotto Imperius o, peggio ancora...

No, non devo pensarci, non adesso... ora devo convincerlo e poi andaresubito dai ragazzi; in seguito, cercher di capire che cosagli veramente successo e mi consiglier conl'unico Mago che possa dirmi cosa fare. E che gli dei abbianopiet di me... quando gli sar di fronte...

Alshain, non possiamo pensaresolo a noi stessi! Orion ha ragione, deve andare: tutti sanno che il tuo migliore amico e il padrino dei nostri figli, naturale aspettarsi che, in questo momento, sia lui aprendere in mano la situazione. Quando gli abbiamo chiesto di ricoprirequesto ruolo, non gli abbiamo solo accordato unonore, simbolo della nostra stima e amicizia,l'abbiamo anche caricato di un onere gravoso, adimostrazione della fiducia reciproca che lega le nostre famiglie. Seora sparisse o anche solo esitasse pi del necessario, chici ha aggredito potrebbe sospettare che sappia pi di quantodeve, che stia attuando un piano concordato con te, e questo metterebbeanche la sua famiglia in pericolo... Orion andr, Alshain...mi spiace contraddirti, ma non faremo correre rischi anche a queiragazzini, neanche se in ballo ci fosse la vita di tutti noi!

Deidra... ma non per questo che mi sto offrendo...

Lo so, Orion, lo so...Ascolta: molti ti hanno visto a Essex Street, basterfingere che tu non sia mai stato qui, che non ci abbia visto, dovraidire solo quanto hai appreso dagliAurors...

Era questo che intendevofare, prima che Alshain comparisse: mi presenter aDumbledore, dir ai ragazzi del Marchio, e che vi ho cercatosenza trovarvi, che ho recuperato l'anello

No... assolutamenteno Questo non ...possibile

Alshain...

Deidra, confusa, lo guard supplice, tormentandosi le mani,ma lui continu a negare, implacabile. Cercai di aiutarla,modificando, un poco, la mia idea, sperando di aver intuito l'obiezionedi Alshain.

Forse meglio cheall'inizio io parli di un incidente: dopo quantole successo, Meissa si spaventerebbe troppo; quanto aRigel, abbastanza maturo da capire che la miamenzogna serve solo a proteggere sua sorella. Divoi dir che al momento non si sa nulla, che vi stannocercando... mostrer il tuo anello e spiegher ilpotere dei diamanti: capiranno che sei viva.

Rigelobietter che un semplice anello nondimostra niente, che la madre pu essere viva maprigioniera conosco mio figlio sa essereaddirittura pi ostinato dime

Quello che conta, Alshain, prendere tempo, dare loro una speranza e non lasciare cheaffrontino tutto questo da soli! Torner da loro con notizieverificate appena ne avr: voglio rassicurarli e prendere iltempo che ti serve a rimetterti e andare a parlare con loro, dipersona...

S, Orion... faiquesto, ti prego... e per favore, quando parlerai con Rigel, tienigliuna mano sulla spalla e guardalo negli occhi... e tieni tra le tue lemani di Meissa, rassicurala quando si metter a piangere,perch cresciuta, in apparenza,ma... resta solo una bambina... Salazar...

Deidra affond il viso tra le mani, il corpo scosso daisinghiozzi, sentii il sangue salirmi alla faccia, guardai Alshain,sempre pi pallido: non c'era nulla peggiore di tuttoquesto, per lui, non osavo immaginare quale orribile minaccia lospingesse a infliggere un tale dolore alla donna che amava.

E sia ma soloper evitare che anche i tuoi figli corranoinutili rischi Giura che non dirai nullapi di quanto deciso, OrionN a loro n ai tuoi familiari... anessuno!

Annuii, siniziava a ragionare, finalmente smettevamo diperdere tempo con inutili contrattazioni. Alshain mi fiss,con lespressione che aveva sempre quando doveva confidarmiqualcosa di molto importante, si volt verso Deidra, leparl all'orecchio e lei, ancora sconvolta, cilasci soli. Mi sedetti di fronte a lui, gli presil'avambraccio, per incitarlo, ma sembrava di nuovo perso in un mondotutto suo. Infine, lentamente, dopo essermi avvicinato ancora dipi col capo, inizi a raccontarmi la suaverit, la voce rotta dal dolore edallemozione... A mano a mano che il filo degli orrori sidispiegava, un brivido gelido mi percorreva la schiena, come se davantia me non ci fosse un uomo ma il suo fantasma; ascoltai tutto, ognisingola, sofferta, parola, in silenzio, prima incredulo, poi dolente,infine inorridito. Arrivato alla conclusione, tutti i miei timoriavevano preso corpo, uno dopo l'altro, implacabili. Compresi che lasituazione era peggiore di quanto avessi immaginato.

Terrai per te questo segreto,Orion? Farai ci che ti chiesi, anni fa? Qualsiasi cosaaccada?

Incapace di parlare, lo guardai, fissai quegli occhi d'acciaio e,tremando, annuii: non c'era altra scelta. Mi alzai, per chiamareDeidra, poi ci ripensai, c'era ancora una cosa che forse non sapeva.

In questa giornata d'inferno,Alshain, c' stata almeno una cosa buona: Moody hascagionato tuo figlio. Venivo a dirti questo, con Warrington, quando ilMarchio apparso in cielo.

Alshain chiuse gli occhi, rovesci il capoallindietro, sulla testiera del divano, immaginai stesseringraziando gli dei per quel flebile motivo di speranza, quandotorn a fissarmi, perci, il suo sguardo e le sueparole mi sconvolsero.

Sulla nostra amicizia, Orion,giura che non parlerai pi di quel traditore in miapresenza...

***

Meissa Sherton

Hogwarts, Highlands - sab. 15 gennaio 1972

Emerson mi aveva fatto il terzo grado, su come stesse Rigel, su cosaavesse detto, sulle impressioni di Preside, Guaritrice, Slughorn e diogni altro adulto presente. Il tutto mentrefingeva di accompagnarmi nei sotterranei. Ed erachiaro che fingesse, perch non avevoidea di dove fossimo finiti, dopo l'ennesima, inutile, controproducentescorciatoia suggerita dal damerino.

Non haiancora imparato a sfruttarenemmeno questo ritratto? Ma dai! Di questo passotra sei anni non ne conoscerai neanche la met! Male, moltomale, signorina Sherton!Ahahah

Sbuffai, stanca delle sue prese in giro, anche perch, alcontrario di quanto promesso, avevamo allungato, e di molto, la strada,ed io invece avevo fretta di tornare in camera, per scrivere ai miei.

Non potevamosemplicemente prendere le scale, Emerson? Saremmoarrivati da tempo!

Se preferisci subire icambi della scala e le fans in agguato di tuofratello, accomodati!

Scoppi a ridere ed io sbuffai ancora di pi,esasperata: grazie al mio racconto, si era tranquillizzato ma, per miasfortuna, al timore erano seguite prima una normale allegria poi quellaspiritosaggine idiota, che manifestava semprequando era in compagnia di quellaltro cretino di miofratello!

Basta!Piet! Perch non si rende conto che ionon sono mio fratello?

Merlino sapeva se avevo cercato di essere indulgente con lui,perch era normale essere euforici -lo ero anchio, dopo un simile spavento, anche se avevo unacapacit di autocontrollo superiore alla sua eperch, in fondo - molto in fondo, sotto la profondairritazione che provavo in quel momento -, ero persino felice chequalcuno si fosse preoccupato per Rigel, almeno quanto me.

Si preoccupato a tal punto, Meissa, che, pur di averenotizie, ti ha aiutato, bench l'ultima volta che aveteparlato da soli, al matrimonio di Mirzam, tu ti sia comportatamalissimo con lui.

Naturalmente, alla voce saggia della mamma, nella mia testa, replicavauna vocina acida e piccata, secondo la quale Emerson non mi avevaaiutato, mi aveva solo usato per avereinformazioni, e per questo avrei dovuto avercela con lui, come cel'avevo sempre con Rigel, in frangenti simili.

Non devi badare ai suoi motivi, Meissa, devi solo essere contenta egrata al fato che, in un momento simile, attorno a tuo fratello equindi vicino a te, ci sia un ragazzo per bene, sebbene unpo strano, come William Emerson, e non solo pazzi maniacicriminali come Rabastan Lestrange! Perci sforzati di essereeducata e gentile con lui, come tuo padre ed io ti abbiamo insegnato!

Certo, mamma, ma se costui si comporta da idiota, come faccio io acomportarmi bene?

Siamo quasi arrivati,Sherton... ma accetta un consiglio: non scrivere lalettera...

Come scusa? E cosa spedireidalla Guferia, secondo te, se non scrivessi una lettera?

Il punto proprioquesto Non dovresti andare in Guferia...

Tu sei pazzo! Certo che ciandr! Devo, anzi, voglio scrivere ai miei! Li voglio qui!Ora!

Mimpuntai, le mani sui fianchi, un cipiglio non moltodiverso, nonostante tutte le migliori intenzioni, da quello che avevoassunto a Herrengton, quando quellinutile damerino biondoaveva preteso di starmi appiccicato, mentre io volevo solo sfuggirgli ecorrere dal mio Sirius. Con una punta di amarezza, mi resi conto che,quella sera, considerato tutto quello che ci era accaduto dopo, WilliamEmerson aveva ragione a voler essere iperprotettivo e che ero io intorto, considerandomi al sicuro, solo perch ci trovavamo acasa mia. La consapevolezza che condividevamo lo stesso pensiero, resapalese dal suo ghigno in apparenza canzonatorio, mi punse l'anima comeun aspide.

giusto che tu livoglia qui, non sto dicendo questo, ma tardi per andarealla Guferia.

Senza un gufo, che guardacaso sta solo in Guferia, come potrei comunicare con i miei? Salazar! Ei Ravenclaw sarebbero, tra tutti, quelli pi intelligenti?Bah...

Mmmm Ipi intelligenti in assolutoprobabilmente no ma di sicuro lo siamo pi dicerti Slytherin che si professano tanto furbi!Ahahahaha

Emerson ridacchi ed io diventai porpora: i suoi discorsicontorti mi confondevano sempre, bastava ricordare come mi avesseirretito per bene in treno, ed io ero certa che mi avesse appenainsultato...

...d'altra parte, seipiccola, quindi occorre essere indulgenti con te, potresti nonsapere...

Se non un'offesa questa! Ha una sorella, sa chepiccola un insulto comestupida!

Lo fissai con odio, pronta a sibilargli contro, ma ottenni soloun'altra occhiata divertita.

D'accordo, bastastupidaggini, ti spiego: forse a Herrengton usate solo i Gufi e gliAnelli, ma mio padre, per esempio, manda i messaggi fuori Confraternitacon il Patronus o con il Camino... visto che ancora non sono in gradodi produrre un Patronus utilizzabile, potremmo chiedere a un mio amicodel settimo anno di aiutarci, oppure, se non ti fidi, potremmo andareda Flitwick, in aula Incantesimi, e chiedergli di farci usare il suoCamino: gi stravede per me e, viste le circostanze, non tidir certo di no! Se poi non vuoi proprio avere a che farecon stupidi Ravenclaw, chiedilo a Slughorn, sempre felice di scambiare favori... o al Preside, ma un po'...

Ne hai una per tutti, come levecchie comari, vero Emerson?

Di soluzioni?Naturalmente!

Sbuffai. Non avevo ascoltato una parola, non avevo registrato nemmenoche stava tentando di produrre un Patronus, pensavo solo a quanto fosseodioso, verboso,petulante,pettegolo

addirittura pi di quelle lingue biforcute che, nella SalaComune degli Slytherin, stazionano giorni interi davanti al caminetto,solo per sparlare dell'intero Mondo Magico.

Invece ha ragione, Meissa! Svegliati! Perch, invece difarti distrarre dallantipatia che nutri per William, non tisei ricordata che la zia ed io ci scambiamo messaggi via Camino?

Esasperata dalla sua aura di perfezione e innervosita da quel mionuovo, stupido errore, sospirai: non lo sopportavo, non potevo farcinulla, era pi forte di me, e dire che ci avevo ancheprovato

Come possono tutti gli altri, adulti compresi, essere cosciechi da non vedere che razza di borioso, insopportabile, molesto,pallone gonfiato sia questo individuo?

un'altrasoluzione sarebbe rivolgersi al tuo padrino: Orion Black,giusto? Uno degli antichi presidi, il cui ritratto espostonell'ufficio di Dumbledore, era un Black, lo sapevi?

Phineas.Nigellus.Black: loso, Emerson, lo so, non sei l'unico detentore dellaconoscenza!

E sai anche che il suoadorabile bisbisbis nipote Gryffindor lo descrivesempre come il peggior Preside che Hogwarts abbia maiavuto? Ahahahah

Tu che ne... No! Basta! Mistai solo facendo perdere tempo con le tue sciocchezze!

Non stai perdendo tempo, enon sono sciocchezze, anziSe i presupposti sono veri,l'idea valida: se esiste il doppio ritratto, come dicono,puoi parlare col tuo padrino e quindi ai tuoi!

Certo... solo che, al posto di Orion, mi ritroverei davanti quellamegera di sua moglie!

Ehi, che cos'quella faccia, Sherton? Hai gi problemi con i futurisuoceri? Ahahah...

Diventai rosso peperone, stavo per rispondergli a tono, ma eravamoinfine arrivati nei sotterranei.

Salazar, ti ringrazio,finalmente in salvo! Volevo comportarmi bene con te, Emerson, lo giuro,mi hai aiutato, e ti ringrazio, ma sei cos... snervanteche... vai, gli estranei qui non entrano...

Lo so... Gli Slytherinsaprono solo ai Gryffindors sbronzi, degni compari di rissa!Ahahah

Rise ancora, ma stavolta mi parve di cogliere una nota piccata nellasua voce, io gli diedi le spalle, sperando che se ne andasse prima chequalcuno ci vedesse insieme; naturalmente, proprio in quel momento,fummo superati da due ragazzi del settimo anno, che quasi andarono asbattere sul muro, impegnati com'erano a fissarci e a sghignazzare.

Certi soggetti dovrebberoprendersela solo con se stessi se hanno perso in modo cosIDIOTA la Coppa, quest'anno... se proprio ci tieni, Meissa, scrivi lalettera, dai, ti aspetto qui: visto che non sono riuscito a convincertia trovare un mezzo pi sicuro, ti accompagner inGuferia!

Oh no! NO! Non ho bisogno diuno chaperon, Emerson! E se anche l'avessi, non lo chiederei a te!Senza offesa, ma... io vorrei arrivare alla Guferia, ma prima che siadi nuovo Natale! E... come dire... mi sembrato che tu tisia perso almeno tre volte con le tue stupide scorciatoie!

Mentre i due energumeni ridevano sguaiatamente, lo vidi tacere,finalmente, la faccia che cambiava rapidamente di colore, un paio divolte tent di aprire bocca ma ogni volta ciripens, evidentemente non aveva di che replicare. O forsenon voleva dare altre soddisfazioni a quei due che si attardavanosull'ingresso per godersi il nostro bisticcio. Per la prima volta mipass per l'anticamera del cervello che forse solo forse, Meissa? - esprimendomi in quel modo, in pubblico, l'avessioffeso pi di quanto fosse mia intenzione, ne ebbi confermaquando gli apparve lo stesso broncio assunto a Herrengton, prima diiniziare a insultarmi e mandarmi al diavolo.

Salazar, ma io non volevo assolutamente questo!

Salazar, nono davvero scusami... ho parlato senzariflettere e invece di una battuta cretina, uscitoqualcosa che suona come un'offesa! Per favore, William,scusami non volevo offenderti... anzi... sei stato moltogentile a riaccompagnarmi e... a preoccuparti per me... e per Rigel...e scusami proprio a Herrengton...tu volevi aiutarmi i fatti hanno dimostrato che aveviragione tu... ed io invece ti ho dato dell'arrogante epressante, senza riflettere... e adesso, di nuovo, mi sono comportatacome una stupida, insopportabile, viziata...

Mi bloccai, mordendomi la lingua, incredula di averlo detto davvero adalta voce. William aveva unespressione altrettanto sorpresa,era confuso, ma anche guardingo, come se non si fidasse e si aspettasseda un momento allaltro che lo sbeffeggiassiperch mi aveva creduto.

Parlo seriamente,William ti ringrazio per avermiaiutato e

Rigel mio amico,non mi devi ringraziare Volevo sapere di tuo fratello, tume l'hai detto e... io ho pensato di ricambiare il favore, suggerendotialtre soluzioni non mi pareva il caso che completassiquesta giornata pesante in infermeria con una gamba rottavoglio dire le scale della Guferia sono ricoperte dighiaccio, a questora... ho sbagliato il modo,forse non volevo darti della stupida, o dellabambina non lo sei scusami se sono statoirritante volevo farti distrarre un po', dicendo qualchesciocchezza e non mi sono reso conto che stavoesagerando

Mi morsi la lingua, ero rosso fuoco, non avevo capito che aveva cercatodi fare lidiota solo per farmi ridere... Avevo fatto dinuovo una figura orribile. Doveva essere successo quello che capitavaquando scherzavo con i miei fratelli: Mirzam capiva gli scherzi, Rigelinvece si offendeva, perch non eravamo abituati a stareinsieme... E William non era abituato ad avere a che fare con me,n io con lui, per questo non ceravamo capiti...o almeno speravo non fosse unaltra presa ingiro

Mettiamoci una pietra sopra,daccordo? Immagino che tu preferisca farti accompagnare inGuferia da Malfoy o da uno dei suoi amici, perci tisaluto per me non un problema...

Lo fissai a occhi spalancati, William scoppi a ridere,annuendo, Rigel doveva avergli detto che tra le poche cose che ciunivano cera lantipatia assoluta per nostrocugino. Mi porse la mano, non con laffettata e irritantegalanteria delle altre volte, ma come si fa tra amici, tra pari. Lapresi subito, anche se ero ancora confusa; mi sorrise, io, ancora adisagio, sorrisi a mia volta.

S,daccordo... aspettami qui, mentre scrivo la lettera...per... non farti vedere... non tutti amano... e...comunque, fattelo dire... Hai un'idea un po'... strana del ricambiare ifavori, William...

Liam, ok? Non male essere strani e originali, Meissa... e un po' strana lo sei anchetu: non capita tutti i giorni di ricevere le scuse di uno Slytherin, losai?

Giimmagino di no a volte penso che il Cappello abbia propriosbagliato, con me

Non credo ma chiaro che hai ereditato molto anche dal ramo Ravenclawdella tua famiglia, almeno stando ai racconti di Rigel suquella secchiona di mia sorella! tisaresti trovata bene su in Torre, Mei E credo ti sarestianche divertita di pi... peresempio proprio vero, la Divinazione riesceincredibilmente bene con le uova... Ahahah...

Tutti ridevano, sempre, di quella stranezza chiamataOvomanzia di cui sembrava che i Ravenclawandassero pazzi. E risi anchio, con Liam. Era stata la primarisata di cuore, dopo lo spavento di quel pomeriggio. Lo salutai, unpo' pi rilassata, promettendo di fare in fretta, entrai inSala Comune, rossa in faccia per le occhiate interrogative delleragazze del terzo anno, forse sapevano gi che ero rimasta alungo, fuori, a chiacchierare e a bisticciare con Emerson.

Tutto bene, Sherton? Come statuo fratello?

Bene... cio...per quanto possa star bene un idiota che sviene al freddo e algelo!

Qualcuno rise, altri fecero domande, io sospirai: maltrattarlo elamentarmi di lui, come se si fosse gi ripreso, sembravaesorcizzare pi in fretta l'angoscia che mi era venuta pertutta quella storia.

Entrai in camera mia, rovistai tra le mie cose, scrissi la lettera, lalessi un paio di volte, correggendo e riscrivendo: ero stata moltosintetica, avevo cercato di essere pi obiettiva possibile,perch quella era gi stata una giornata pesanteper la mamma, a causa del processo, al tempo stesso, per,non riuscii a celare che avrei voluto che fossero l, quantoprima. Alla fine, in calce, aggiunsi una riga con la notizia che miaveva dato il Preside, perch forse loro non sapevano ancoradi Mirzam

Armiamoci di guanti esciarpa, affrontiamo il freddo della Guferia, con quelbamboccio di un Ravenclaw... S, Myrddin, che Liam nonsilluda, l'avr fatto per me, ma resta unbamboccio! E ora spediamo la lettera! Tu no, tu resta al calduccio nelbaldacchino, e tienimi caldo il posto!

Nonostante tutto, mentre parlavo al mio gatto, la bocca continuava adatteggiarsi a un sorrisetto e, cosa che non mi succedeva ormai datempo, avevo un motivetto che riemergeva dalla mia mente e che tentavodi canticchiare. Quando mi ricordai di averlo sentito al matrimonio diMirzam, mentre ballavo con William, diventai rossa come un pomodoro,felice di essere sola nella stanza. Mi chinai sul gatto, gli stampai unbacio sulla fronte e lui si allung tendendo verso l'alto lezampine, mostrandomi la pancia cos che gli facessi igrattini lungo tutto il corpo, lieve, dal collo, fino a far vibrarel'aria della stanza col suo ritmico ronfare. Quando uscii, stava ancoracol pancino all'aria tra le coperte e, potevo scommetterci, l'avreiritrovato in quella posizione al mio ritorno.

Quando riemersi in Sala Comune, il vocio che avevo sentito dal piano disotto, nei corridoi del dormitorio femminile, si plac dicolpo: al contrario di pochi minuti prima, quando erapressoch deserta, sembrava che tutti gli Slytherins sifossero materializzati in Sala Comune. Forse avevano saputo che erotornata nei sotterranei e mi preparai a essere bersagliata da milledomande su mio fratello, sperando che poi non si finisse col parlareanche di Emerson che, se mi stava aspettando, era stato visto da tuttidavanti alla porta. Nessuno dei presenti, invece, mi rivolse la parola.

C'era un'aria tesa, carica, tutti concentravano gli occhi su di me, marestavano tutti zitti, iniziai a provare la paura irrazionale che Rigelsi fosse aggravato, dopo aver lasciato l'infermeria: avevo,dimprovviso, un terrore tale che non trovai il coraggio dichiedere che cosa stesse succedendo. Sul divano, davanti al tavolinettovicino al camino, vidi Lucius e diversi ragazzi della sua cricca checonfabulavano e, tra loro, Narcissa Black che stava leggendoattentamente un giornale. Mi calmai allistante, tutto oraaveva un senso, doveva essere uscita unedizione serale delDaily Prophet con la notizia del proscioglimento di Mirzam, anche senon mi pareva fosse una cosa cos rilevante, perlintero Mondo Magico, da giustificare addiritturaunedizione speciale.

Se cos, perch hanno tutti quelmuso lungo? E perch nessuno di loro mi parla?

Arrivai con lo sguardo fino in fondo alla stanza, Rabastan ed Evan sierano raccolti l, insieme ai loro amici, davanti aunaltra copia dello stesso giornale: dunque era propriol, tra le notizie del giorno, che si celava il mistero.L'evento del giorno, a meno che gli Aurors non avessero finalmentecatturato il Signore Oscuro o un altro nome importante tra i suoiscagnozzi, doveva essere l'assoluzione di mio fratello, eppure nessunodei miei compagni di casa era felice per me, nessuno di loro sicongratulava con me, anzi pareva che mi avessero isolatovolontariamente.

Comefanno, tutti loro a tenermi, volontariamente, all'oscuro di una notiziasimile? No, Mei, no... o il giornale non centra nulla conMirzam, o sanno che Dumbledore te l'ha gi dettoAllora perch non stanno festeggiando?

Con la mia lettera stretta in mano, nella tasca della mantellina, miavviai verso la porta, amareggiata: non ero amica di nessuno di loro,vero, eppure mi aspettavo che, se non altro per gentilezza eeducazione, se non altro in quanto sorella di Rigel, beneamino di quasitutti loro...

Penso che dovremmo dirglielo,Lucius...

Sentii la voce di Narcissa, si spezz subito nel silenziogenerale, nessuno replic, c'era solo l'aria che si facevasempre pi spessa, pi pesante, come il disprezzoche provavo per ognuno di loro.

Perch non mi parlano?

Volevo voltarmi e gridare che tanto lo sapevo, ma non volevo dar lorola soddisfazione di sapere quanto mi avessero ferito. Misi la manosulla maniglia, mi umettai le labbra, mi voltai, avevano tutti, ancora,sempre, gli occhi puntati su di me.

Non riuscii a dire neanche una parola, bench li volessiinsultare: la porta si apr di colpo, forse con un calcio,tanto il colpo fu violento. Inciampai e caddi a terra. Mi scansaisubito, in tempo per non farmi calpestare dalla furia che entrava,sbraitando e ridendo; appena un po' indolenzita, tentai di rialzarmi,riconobbi subito la voce di MacNair che irrompeva insultandoci tutti; asua volta lui riconobbe me, a terra, ai suoi piedi: mi fisscon occhi da pazzo, cerc di tirarmi su per un braccio, ioriuscii a divincolarmi, allora mi sput addosso, rabbioso,parole senza senso.

Allora esiste una giustizia aquesto mondo! La polvere il tuo posto,troietta...

Lucius corse verso di me, insieme a Rabastan ed Evan Rosier, pensai chel'avrebbero picchiato, invece stavano solo cercando di mettermi insalvo. Purtroppo non mi raggiunsero in tempo.

Prima di essere tirata via da loro, Walden sollev la mano,che fino a quel momento aveva tenuto nascosta dietro la schiena, vidiche teneva anche lui una copia del giornale, pensai che volessepicchiarmi in testa con quello, perci abbassai il capo perevitare un colpo che non arriv.

finita, sietefiniti, tutti finiti... e spero che tu sia la prossima a marciresottoterra, insieme a tutti quegli altri!

Il giornale mi arriv tra la faccia e il petto, aperto,perch vedessi bene i titoli della prima pagina. All'inizionon capii, vidi solo una foto, un'immagine mostruosa, un teschio inmovimento che si librava nell'aria, verde e minaccioso in un cielocarico di neve. Non riconobbi nient'altro.

Poi vidi il nostro nome...

Il nome di mio padre...

Il nome di mio fratello...

Infine non vidi pi nulla, non sentii pi nulla.

La carta del giornale, tirato addosso, non mi fece alcun male. Furonole parole a uccidermi.

MORTE E DISTRUZIONE NELLA LONDRA BABBANA.

STERMINATA LINTERA FAMIGLIA SHERTON.

RICERCATO PER OMICIDIO E STRAGE

MIRZAM SHERTON, CERCATORE DEL PUDDLEMERE UNITED.

***

Mirzam Sherton

Vysok Tatry, Cecoslovacchia - sab. 15gennaio 1972

Bryndzovhaluky e slivovitz per due e... una stanza per lanotte...

L'oste mi fiss, scrut a lungo i miei tratti, sisofferm sui miei occhi, di sicuro avevo sbagliato lacadenza di qualche parola, svelando in modo inequivocabile che non eroil viandante magiaro che fingevo di essere. Inquelle terre gelide e desolate, soprattutto di quei tempi, unostraniero era guardato con sospetto, anche in luoghi malfamati comequello... se poi lo straniero fingeva anche di essere ciche non era Non abbassai lo sguardo, per, anzi,lo fissai a mia volta, spavaldo, la mascella forte, contratta, sotto ilnaso aquilino e la folta barba brizzolata. Il cipiglio enigmaticodell'uomo non si apr, n mi diede una rispostachiara, allora misi mano alla tasca e tirai fuori il sacchetto dellemonete: se temeva di non essere pagato, quel gesto l'avrebberassicurato; ma se, avido, avesse pensato di derubarmi, beh... con unlieve movimento lasciai scoperto, per pochi istanti, il fianco destro,dove luccicava il metallo del mio pugnale ricurvo. L'uomo non silasci impressionare, n dalla promessa delguadagno n dalla minaccia di morte, ma cambiatteggiamento, spostando lo sguardo da me alla figura smunta che simanteneva nella penombra, alle mie spalle. La indic con ungesto del mento e inizi a parlare, o meglio grugnire: conquella faccia pelosa e quei modi selvatici, non vedevo differenza traquell'uomo e gli orsi della foresta.

Ho una stanza, magiaro, ma unsolo letto... a uno dei due toccher la terra o lastalla...

Il moccioso siarranger... il cibo e l'acquavite, per, livoglio per due... abbondanti...

Feci saltare sul tavolo alcune monete, l'uomo mi fiss conil ghigno soddisfatto di chi pensa ti dar tuttoci che vuoi, se mi paghi, poi, prima diprepararmi i boccali, chiam una delle sue ragazze vistose,impegnate a servire vecchi sbronzi e sbavanti, che allungavano le manisu di loro: Fear aveva sentito dire che eraquella l'attivit che attirava ilnostro uomo in quella sordida topaia, e ne stavoavendo una rivoltante dimostrazione. Bionda e formosa, avvicinandosi miguard e il suo sguardo truce si apr in unsorriso falso: bench la Polisucco mi desse l'aspetto di unuomo almeno dieci anni pi vecchio di mio padre, dovevoessere il cliente pi giovane e menorepellente che quella sera dovesse soddisfare. Il disgusto e il disagioche avevo provato quando Fear mi aveva spiegato la situazione, siriaccesero ancora pi violenti quando notai che Lenka, inparticolare, non era ancora neanche una donna, ma una bambina pocopi grande di mia sorella. Strinsi le mani a pugno e mimorsi la lingua, quando un'idea balzana, una delle mie, mipass per la testa: se avessi finto dicomprarla, l'avrei sottratta a quelle bestie,almeno per una notte. E se l'avessi portata via con noi, l'indomani,avrei salvato almeno lei da quella vita di orrore e miseria...

Certo, come se di casini non ne avessi gi fatti asufficienza... pensa alla missione, Mirzam... pensa a tua moglie, pensaa riportarla a casa... soprattutto ora che aspetta tuo figlio...

Sentii torcersi le viscere e la bile salirmi in gola, presi ilsacchetto delle monete e, rassegnato, lo rimisi in tasca, spinsimio figlio verso il bancone perch sioccupasse degli ordini e mi allontanai.

Mi basta quello che hoordinato, oste. Occupati dei boccali, Jnos, ti aspetto altavolo!

Raggiunsi un posto vuoto, in posizione defilata, da dove fosse facilecontrollare l'andirivieni dei clienti. Sentivo gli occhi ostili dellaragazzina fissi sulla schiena, non mi fidavo di nessuno di loro,perci mi misi seduto con la faccia rivolta verso il restodella stanza fumosa, il pugnale pronto sul tavolo per ogni evenienza;mio figlio, rapido, prese le due acquaviti dalbancone e mi segu, poi ritorn indietro aprendere i due piatti in cui degli gnocchi ammuffiti galleggiavano nelgrasso: osservai il moccioso muoversi senza indugi tra i pochiavventori della locanda, ancora quasi vuota, finchfinalmente si sedette, di fronte a me, dando le spalle a tutti glialtri. Mi ero opposto dall'inizio all'idea di portarlo con me, non erail posto pi adatto ma Jnos aveva accettato,come sempre, non replicava e non si opponeva mai a Fear, e anche adessoche eravamo immersi in quello schifo, non batteva ciglio, si eragi sistemato di fronte a me e, nella penombra, non visto,aveva subito trasformato gli alcolici in innocuo ttrasparente. Come se niente fosse: quella sua capacit diestraniarsi, quella specie dindifferenza a tutto e tuttiminquietava e, al tempo stesso, mi attraeva.

Qualunque cosa accada, nonaspetteremo l'alba per partire... questo non posto perte...

Non postoneanche per quelli come te,padre. Non un luogo sicuro, ma inattesa del nostro uomo, l fuori moriremmo assiderati,inoltre... credo che stasera sia un bene trovarci qui...

Jnos fece un paio di cenni col capo e indic duefiguri che erano appena entrati, uomini alti e robusti, stretti inmantelli bordati di pelliccia, i colbacchi calati fin quasi sugliocchi. Non compresi: all'inizio pensai fossero solo due militari, daquando avevamo raggiunto Balaton di filosovietici ne avevamogi incontrati fin troppi e quei due avevano proprio laclassica arroganza da padreterni vista in quei dannati Babbani...osservandoli meglio, per... Di colpo, il cuore misalt in gola quando percepii distintamente la potenza dellaMagia Oscura che riverberava dai loro medaglioni...

Hai ragione... forse l'uomodi Durmstrang approfitta di questa topaia non solo per soddisfare isuoi vizi, ma anche per incontrarsi con tipi simili... o forse sono quiper altri affari... ma vale la pena indagare... con discrezione... queimedaglioni per me non promettono nulla di buono...

Mi stai dicendo che non l'hairiconosciuto? Quello alto e smilzo, intendo... non l'hai...

Non mi pare...Dovrei?

il tizio delmercato delle spezie... lo chiamavano Igor, ricordi? E se fossero quiper...

Jnos, per la prima volta, mi parve turbato, io tornai afissare l'uomo, con cautela, sentii i battiti del cuore accelerareancora, come quelli di una bestia braccata. Con un brivido, ricordai ilsesto giorno... uno dei primi villaggi visitati sulla via dell'est,dopo essere emersi dal lago Balaton... Sile perfortuna si era sentita male, quel giorno... il giorno cheavevo capito... capito che aspettava mio figlio. Mia moglie si erafermata nella locanda, con Fear, ed io, dopo aver litigato furiosamentecon il vecchio, ero uscito a perlustrare i dintorni cercando diprocurarmi cibo ed erbe; era passato da parecchio mezzogiorno, ilmercato, all'approssimarsi del buio, stava ormai chiudendo, tra lepoche bancarelle rimaste erano apparsi all'improvviso degli uominiincappucciati. All'inizio credetti fossero anche loro un gruppo diviandanti, presto, per, con orrore, mi resi conto che eranouna squadraccia impegnata in una battuta dicaccia al Babbano. Si era scatenato il caos in pochissimi minuti, lagente fuggiva terrorizzata dal mercato e cercava rifugio nelle case, lamerce saltava via dai banchi, stretti tra le fiamme, i tendaggiinfuocati si libravano nell'aria pregna di fumo e avviluppavano donne ebambini, ovunque erano solo urla, oscurit squarciata dallefatture, lamenti, risate sinistre, passi di pesanti stivali sulla terraghiacciata. Ero riuscito a fuggire, correndo come un disperato enascondendomi, sfruttando tutto quello che conoscevo dagli anni passatia Herrengton, consapevole di non poter usare la Magia, per nontradirmi. Non sapevo chi fossero quei pazzi ma, anche se Milord non eral'unico Mago che faceva proseliti e che odiava i Babbani, temevofossero affiliati al Signore Oscuro ed io non potevo rischiare disvelare la nostra presenza in quei luoghi. Alla fine, due di loro mipresero in trappola, seguendomi e spingendomi in un vicolo senzauscita, avevo visto una porta e avevo pensato di raggiungerla, mal'avevo trovata sprangata; avevo cercato di difendermi con quello cheavevo, un bastone e la forza dei miei pugni... il mio avversario, cheil compare chiamava Igor, mi aveva fissato ridendo, poi mi avevalanciato addosso una specie di frusta di fuoco. Se ero ancora vivo, lodovevo alla prontezza di Jnos, che era riuscito, proprioall'ultimo, a sbloccare la porta dalla parte opposta: l'incantesimo delMago mi aveva colpito di striscio, provocandomi bruciature dolorose sututto il fianco, che ora per fortuna stavano guarendo.

Se fossero qui per uno deiloro divertimenti, Jnos, scapperemotra gli alberi senza guardarci indietro. E, al diavolo la missione,useremo anche la Magia per fuggire, se necessario...

Non pensi che debba essercidell'altro, in questa storia? Ci sono troppe coincidenze...

Ce lo siamo chiestidall'inizio: perch il nostro uomo dovrebbe arrivare finqui, solo per soddisfare un esecrabile vizio? Capisco la prudenza, masiamo molto, troppo lontani da Durmstrang, ancora... Un luogocos fuori mano, dimenticato dagli dei... senza nient'altroche questa dannata bettola... non pu nascondere solo unafissazione per le Babbane... ed ecco che, proprio stasera, quando ilmaestro dovrebbe concedersi una notte dilussuria, compaiono questi due...

Due di cui ora abbiamofondati sospetti siano dei Mangiamorte... da quanto ho letto, la frustadi fuoco usata al mercato assomiglia a ci che hanno usato aHerrengton contro gli Aurors...

Non ne abbiamo la certezza,per...

Per me sufficiente per sospettare che il Signore Oscuro stia facendo proselititra i Maghi dell'est e che i contatti siano serrati... forse vuolel'aiuto del nostro uomo per inserirsi nella scuola di Durmstrang eallestire un esercito oscuro... ha gi tentato di prendereHogwarts... o sbaglio?

Annuii sospirando e abbassai gli occhi sul piatto, ricordando momentidel mio passato di cui mi vergognavo come un ladro; l'idea che, con lemie stronzate, avessi favorito l'arruolamento di tanti idioti, esaltaticome me... la consapevolezza di essere indiretto responsabile delleloro azioni. Bevvi in un solo sorso il mio t, pulendomi poila bocca con la manica della casacca: se i ragionamenti diJnos erano giusti, la missione stava per complicarsiulteriormente, perch qualcun altro, qualcuno di moltopericoloso, era sulle tracce del nostro uomo e dici che stavamo cercando.

Stai perdendo tutti i tuoiaffascinanti modi da aristocratico, milord. Te ne rendiconto?

Jnos sghignazz, per rompere la tensione edissimulare l'importanza del nostro chiacchiericcio che pareva averincuriosito un altro avventore, io non lo guardai, ma riflettei tra me,triste; avevo perso me stesso, vero, ma prima, molto prima, quandoavevo fatto tutta quella caterva di cazzate... Ora, invece, per laprima volta da anni, accanto a Sile, nonostante quella vita raminga, misentivo me stesso. Quando il moccioso allung la mano perprendere la mia, forse per incoraggiarmi, restai sorpreso e lasottrassi subito, sperai fosse un atto fortuito, dovuto alla scarsasuperficie su cui stavamo cenando; lo guardai, anche se la Polisuccoalterava i suoi tratti, dandogli l'aspetto di un giovane di circaquattordici anni, i suoi occhi restavano quelli luminosi e taglientiche stavo imparando a conoscere. E la sua voce... s'incupiva in quelladi un ragazzino, ma era riconoscibile, l'unica voce amica che sentivoda giorni. E che spesso non potevo fare a meno di detestare.

Fai piattenzione, maledizione! E basta con queste stronzate!

Mi alzai, andai fino al bancone, avendo cura di controllare se i duepresunti Mangiamorte reagissero ai miei movimenti, ma parevanoimpegnati a parlare degli affari propri, chiesi all'oste di servirmidella birra e dell'altra acquavite: l'uomo, che aveva messo il musoquando avevo rifiutato il servizio completo,torn a guardarmi meno minaccioso e fece cenno a un'altraragazzina di tenersi pronta. Tornai al mio posto, nervoso e disgustato,stava passando il tempo e l'insegnante che pedinavamo da giorni non sifaceva vivo: se Fear aveva sbagliato, stavolta con me aveva chiuso.

Finisci la tua cena e vai incamera... la serata inconcludente e qui sei solod'intralcio...

Come? Adesso? Il nostro uomonon ancora arrivato, potrebbe farlo da un momentoall'altro! E se fosse necessario pedinare sia lui, sia gli altri? Tiservo, la guardia si fa meglio in due!

Se avr bisogno dite, lo saprai. Finisci di mangiare, vai in camera e chiuditi achiave... e sii prudente: hai visto che gente c', porci chevanno a bambini... hai un pugnale: se necessario, usalo!

Non avrai intenzione di farequalche cazzata? Ti ho visto, cambi colore quando le guardi!

Le mie intenzioni sono soloaffari miei, Jnos... tu vai in camera e restaci!

Jnos tacque, pensieroso, sapeva che le parole erano inutilicon me, non mi sarei lasciato convincere, alla fine siritir, dopo aver spazzolato anche la mia porzione diHaluky: ero affamato, ma vedere quello scempio mi avevachiuso lo stomaco. Mi ero alzato ed ero andato al banco, a bere la miabirra e partecipare ai discorsi alcolici degli altri, inrealt, aguzzando l'udito, intendevo spiareIgor e l'altro uomo... Il piano originaleprevedeva di attaccare Dimitri Borislav, insegnante di Storia dellaMagia a Durmstrang, in quella topaia, affatturarlo e costringerlo aconsegnarci qualcosa custodito nella sua scuola, indispensabile per lamia missione; non immaginavamo certo di incontrare presuntiMangiamorte. Ora, per, non potevo farmi sfuggirel'occasione di capire se quegli uomini fossero affiliati al Lord e, nelcaso, che genere di mire avesse il Signore Oscuro su quelle terre equella scuola. Soprattutto dovevo scoprire se fosse impegnato nella miastessa ricerca.

Rimasi fino a tarda sera, fingendomi sbronzo come tutti gli altri, inrealt non persi di vista un solo istante il viavaifrenetico intorno al corridoio che portava alle camere, per assicurarmiche nessuno andasse a infastidire Jnos, ripetendo a mestesso che non avevo timore per lui, ma solo che ci derubassero. Perdare credibilit alla mia recita, cantai, offrii da bere,persi denaro ai dadi, illusi l'oste di essere finalmente interessatoalle sue bionde, permettendo a Lenka di sedersi a strusciarsi sulle mieginocchia. Cercai di nascondere imbarazzo e collera quando quellaragazzina prima mise la mano sotto la mia camicia, poi scese a frugarmidentro le braghe: non sapendo come uscirne, scoppiai a ridere,borbottai frasi sconce, mi costrinsi persino a darle un bacio sullaguancia, deriso dai presenti, convinti che ormai fossi troppo ubriacoper riuscire a essere uomo. La commedia delmagiaro sbronzo che si faceva spennare come un pollo dovette risultareabbastanza convincente, perch molti sghignazzarono quandofu chiaro che Lenka stava cercando non di sedurmi ma di trovare tra ivestiti denaro da rubare. La lasciai fare, sperando che quel denarofacile la salvasse, almeno per una notte, dal dover procurare in altromodo soldi al suo padrone, anzi, invece di reagire, mi misi a declamarestronzate sui suoi occhi simili a stelle, e l'intera bettolascoppi in fragorose risate. Nonostante fosse riuscita asfilarmi il sacchettino, l'unica a non ridere, naturalmente, fu lei. Idue Maghi Oscuri, da parte loro, non sembrarono mai interessati aquello che stava accadendo nel locale: non parlarono molto, non riusciia cogliere dettagli utili che spiegassero la loro presenza in quelposto dimenticato da dio, compresi per che il cognome diIgor era Karkaroff e che l'altro si chiamava Goran Ivanovic.

Era ormai quasi mezzanotte quando il maestro Dimitri Borislaventr nel locale: dopo aver chiesto al bancone un doppiogiro di acquavite, and a sedersi con noncuranza, permancanza di posti nella bettola ormai piena, proprio vicino ai dueMaghi, dopo poche innocenti chiacchiere, li vidi scambiarsi con farecircospetto qualcosa sotto il tavolo, sembravano delle pergamene. Fuicolto subito dall'agitazione: era necessario recuperare ciche Borislav aveva dato agli altri due, e che Ivanovic avevarapidamente messo sotto il mantello, altrettanto importante era vedereil contenuto della pergamena che aveva ricevuto Dimitri; inoltre dovevoportare a buon fine il piano originario, non sapevo quando si sarebberipresentata l'occasione di affatturare il maestro e piegarlo alla miavolont. D'altra parte, una volta usciti da l,non sarebbe stato facile rintracciare Karkaroff e il suo socio esoprattutto recuperare la loro pergamena, una pergamena che forseconteneva proprio le indicazioni che mi servivano, percidecisi di dare la precedenza ai due presunti Mangiamorte. Io ero solo eloro erano due, ma potevo contare sull'effetto sorpresa, non credevo siaspettassero di trovare un altro Mago in quella topaia; o, almeno, iosperavo che non avessero percepito la mia Magia. Circa mezzorapi tardi, durante la quale i tre si diedero ad abbondantilibagioni, il maestro si alz incerto sulle gambe,and al bancone, estrasse un sacchetto pieno di monete e,dopo un rapido sguardo nella sala, riconobbe Lenka e laindic tremante, al cenno d'assenso dell'oste, la bambina siallontan da me e, mesta, si avvicin all'uomo diDurmstrang, per condurlo verso le camere; contemporaneamente Karkaroffe Ivanovic, ormai sbronzi, saldarono il conto e uscirono barcollantidalla porta posta sul retro.

Fui tentato di cambiare di nuovo i miei piani e intervenire, ma sapevocosa ci fosse in gioco, non lo potevo fare, perci m'imposidi non pensare a Lenka e agire: barcollante, mi avvicinai all'ostedicendomi offeso e reclamando la mia bambina,poi, facendo sempre finta di incespicare, gli chiesi della latrina euscii dallo stesso squallido corridoio in cui avevo visto sparire i dueMaghi. Appena raggiunsi la porta, il freddo gelido della notte micolp allo stomaco e alla testa, ma dopo la vertigineiniziale, fu una liberazione, perch lontano dagli odorimolesti e dal fumo, la mente torn improvvisamente lucida.In silenzio, senza muovermi, studiai la situazione: Ivanovic non c'era,probabilmente si stava servendo del bagno, Karkaroff lo stavaattendendo addossato alla parete della bettola, poco lontano dallaporta da cui eravamo usciti, illuminato appena dal riverbero delle radefiaccole che segnavano il sentiero. Aveva estratto la bacchetta esembrava tutto impegnato a reggersi in piedi, oltre a bruciare ciuffid'erba a terra, pensoso, troppo pensoso: ogni tanto sghignazzava dasolo... non c'era bisogno di molta immaginazione per capire cosa stesseper fare.

Estrassi la bacchetta dagli stivali, poi, consapevole che usare laMagia avrebbe avuto lo stesso effetto di mettersi a urlare,Sono Mirzam Sherton, sono qui, venite aprendermi, desistetti. Scivolai leggero, muovendomi nelbuio, fino a trovarmi dietro l'uomo, non ebbi difficolt,dopo i tanti giorni passati a caccia con mio padre, sapevo comeavanzare senza fare rumore anche senza servirmi della Magia, Karkaroffsi volt all'ultimo, forse fu solo un caso, forse, in unmomento di lucidit, aveva percepito la mia presenza, ma eratroppo tardi, io non attesi un solo secondo, gli sferrai un pugnoviolento alla tempia e una ginocchiata al basso ventre, poi mentre sipiegava in due dal dolore, lo colpii altre due volte, due pugniassestati dal basso contro il mento. L'uomo croll svenutodavanti a me, dritto tra le mie braccia. Ghignai, al pensiero diavergli restituito almeno in parte il dolore che ancora provavo alfianco. Lo appoggiai contro la parete, cos, se qualcunol'avesse visto, avrebbe pensato che fosse rovinato a terra per lasbornia. Sentii dei rumori d'acqua provenire dalla latrina, compresiche non avevo molto tempo. Con le mani doloranti e quasiinutilizzabili, mi avvicinai di corsa e arrivai sull'uomo propriomentre stava uscendo dal cubicolo: sferrai un calcio contro il legnocon tutta la forza della rincorsa, la porta gli colpviolenta la faccia, stordendolo, entrai e riuscii a agguantare Ivanovicper il bavero senza problemi, bench fosse moltopi alto e robusto di me, lo scaraventai di schiena controla parete, una, due, tre volte, gli piazzai un paio di pugni allecostole senza troppa forza, per il dolore che provavo alle nocche, maparvero sufficienti a spezzargli il respiro. Infine, gipiegato in due, gli rifilai la ginocchiata del k.o., atterrandolodefinitivamente: un paio di scontri violenti avuti con Rodolphus, daragazzo, aveva prodotto un'esperienza utile, non solo il dolore atrocee l'umiliazione profonda di allora. Ivanovic sembrava svenuto, mipiegai su di lui, gli sollevai la manica fino a scoprire l'orridoMarchio nero che gli deturpava l'avambraccio, sconvolto dalla scoperta,rimisi il tessuto a posto e frugai tra le vesti per prendere lapergamena, l'arrotolai e la nascosi sotto il mio mantello. Volevo chel'aggressione sembrasse un furto, perci presi anche ildenaro, il medaglione e qualsiasi altra cosa sembrasse avere un qualchevalore economico. Conoscendo il Signore Oscuro, avrebbe dato a quei dueuna pesante lezione per essersi fatti gabbare da uno stupido ladrobabbano, e questo solo per aver ceduto ai propri vizi. Mi sembrava unapunizione sufficiente. Stavo per allontanarmi e fare lo stesso suKarkaroff per poi rientrare e occuparmi di Borislav, quando mi accorsiche Ivanovic aveva gli occhi aperti e, cosciente, mi stava fissando.Non aveva voce, ma le sue labbra spezzate biascicavano il mio nome, ilmio vero nome, andai con la mano sulla mia faccia, con orrore mi resiconto che l'effetto della Polisucco era finito ed ero statoriconosciuto; mentre la destra gli scivolava verso l'avambracciosinistro, non pensai un solo istante cosa fosse giusto e cosasbagliato, vidi solo il Signore Oscuro che piombava sulla mia Sile e lestrappava nostro figlio dal ventre. Terrorizzato e dolorante,disperato, estrassi il pugnale e glielo infilzai nel costato,pi volte, sentii il suo respiro diventare un rantolo e ilcalore del suo sangue bagnarmi le mani... Nonostante fosse sicuramentemorto, la paura che, solo ferito, andasse a raccontare tutto a Milord,mi faceva temere che i colpi non fossero stati sufficienti,cos affondai ancora, un'ultima volta, proprio sotto ilcuore. E stavolta spinsi in profondit, in obliquo, versol'alto, ruotai il polso e con una forza che non credevo di avere, laforza della disperazione, estrassi la lama velocemente, inzuppandomimani, viso e vesti del suo sangue. L'odore e la vista dello scempio miprovocarono un attacco di nausea, vomitai il poco che avevo ingerito.Con le mani lorde di sangue, corsi via, mi buttai a terra, mi rotolainella neve e ci immersi le dita, le strofinai, me la passai sullafaccia: la neve si colorava di rosa, diventava rosso vivo, e le miemani, ai miei occhi, continuavano a essere sporche. Le mie gambecedettero, avevo commesso il mio primo vero omicidio.

Legittima difesa, hai ucciso per legittima difesa... Non cedere... nonora... fallo per lei...

Dovevo tornare indietro, bere la Polisucco, ripulirmi il pirapidamente possibile, presto anche Karkaroff si sarebbe ripreso ed ioora avevo un motivo in pi per allontanarmi. Respirai afondo, cercando di ritrovare lucidit, corsi accanto alMangiamorte, frugai tra le sue vesti, rubai tutto quello che mi parevaavesse un minimo di valore, a partire dal medaglione. Battendo i dentiper il freddo, rientrai nel corridoio, mi puntai addosso la bacchetta,per togliermi ogni traccia di sangue e neve dai vestiti e dalle scarpe,trasfigurai gli oggetti sottratti ai Mangiamorte e li nascosi neglistivali, poi bevvi un sorso di Polisucco, avendo cura di prenderne dauna seconda boccetta, una diversa da quella usata in precedenza,cos da assumere un aspetto nuovo e confondere Karkaroff, semi avesse avvicinato. Appena pochi istanti dopo, mentre ancora il miocorpo si contorceva negli spasimi della trasformazione, sentii la voceconcitata del Mago balbettare sconnesso, quindi urlare il nome delcompare, sentii i suoi passi pesanti sulla neve, diretto verso ilcorridoio in cui mi trovavo. Stava seguendo le tracce di sanguelasciate dai miei piedi, ebbi solo il tempo di asciugarmi e gettarmi aterra, uno dei tanti avventori svenuti per la sbronza. Karkaroffsuper ad ampie falcate lo spazio esiguo del corridoio,quando mi raggiunse, si chin, lo sentii voltarmi la faccia,tremante, percepii la luminosit tipica di un Lumos puntatocontro gli occhi, grugnii di fastidio e biascicai parole incoerenti,strizzando gli occhi, il Mago non mi riconobbe, mi odor esent la puzza di alcool, io finsi proprio allora un attaccodi vomito. Karkaroff mi maled, schifato, mi diede un pugnosulla faccia ora glabra e mi ributt a terra, poi miassest un calcio alle costole, facendomi gemere di dolore.Si allontan, incerto sulle gambe, rientr nellasala, seguendo il sangue sul pavimento: avevo avuto l'accortezza diimprimere le mie orme ben oltre il punto in cui mi ero lasciato cadere,se non l'avessi fatto, ne ero certo, a quel punto mi avrebbegi ammazzato.

La voce dell'oste e quelle del Mago si levarono alte e rabbiose, siaffrontarono, cercando di dominare l'una sull'altra, poi improvviso unlampo verde illumin la stanza e riverber fino amet corridoio. Cal il silenzio. La mattanza erainiziata. La luce verde risplendette rapida ancora e ancora, mentre lagente urlava. Dopo un lampo intenso, color amaranto, un boatosquass l'aria, tutto attorno a me parve tremare, le urla sialzarono ancora pi violente e disperate, insieme al pianto.Dovevo muovermi: sempre fingendomi instabile sulle gambe, mirisollevai, raggiunsi la sala, tutto era avvolto nel fumo e nellapolvere, vidi tavoli incendiati, corpi martoriati a terra, morti, genteferita che si contorceva, altra che correva, una parete e il soffittodella bettola erano crollati.

Salazar... non ci pensare, non colpa tua... lo stavagi progettando... l'hai visto l fuori...

Percorsi il corridoio che conduceva alle camere, Karkaroff eragi l, vidi molti, mezzi nudi, fuggire via dalui, terrorizzati, diretti verso l'ingresso principale, nel buio e nelfreddo della notte: nella corsa, quasi mi travolsero. Vidi molti diloro cadere sotto gli incantesimi del Mago, colpiti alle spalle, l'uomoera pochi passi davanti a me, colpiva sempre pi spesso,come impazzito, ubriaco di sangue, alternava gli Avada agliSchiantesimi, senza una logica apparente: apriva una porta dopol'altra, accecato dall'odio, alla ricerca di tracce del possibileassassino. Dovetti nascondermi pi volte, radente al muro,dietro gente ferita o morta, rallentando cos il mioinseguimento. Aveva ragione Jnos, lo capii solo in quelmomento: mentre io mi occupavo di Karkaroff e Ivanovic, lui dovevafermare l'uomo di Durmstrang... a quest'ora potevamo giessere lontani da l; invece, adesso, c'era il rischio cheKarkaroff trovasse Borislav e l'uccidesse, oppure, peggio, che capisseche non era stato un semplice furto e chiedesse rinforzi. Ero diviso,una parte di me pensava che dovessi trovare Jnos escappare, l'altra che dovessi, anche, eliminare quel terribile nemico.Rapido, tenendomi nella penombra, con Karkaroff a pochi passi da me,cercai di raggiungere la stanza che avevo affittato, dovevo svegliareJnos e farlo fuggire nel bosco, prima che fosse coinvolto,Avevo recuperato la pergamena, forse era la stessa che volevamo cheBorislav consegnasse a noi... forse sarebbe bastato a capire qualifossero le intenzioni del Lord. Forse potevamo andarcene senza troppirimpianti lontano da l, non era necessario correre altririschi. Quando raggiunsi la camera, per, era gistata aperta: il terrore mi corse lungo la schiena, entrai, nel lettodevastato dalle fiamme, non c'era nessuno, tutto era ridotto aun'infernale confusione, Karkaroff doveva aver appellato la pergamenasenza trovarla e, furioso, aveva distrutto tutto, poi era uscito.Tremante, spaventato all'idea di cosa avrei potuto vedere tra quellemacerie, controllai tutta la stanza senza trovare nulla, prima diriprendere l'inseguimento: non c'erano tracce di sangue, certo, maquesto non significava che Jnos... Uscii nel corridoio,c'era ancora una sola porta da aprire, in fondo a quel budello strettoe buio, Karkaroff era proprio davanti a me, pronto a entrare. Pregavoche Jnos non fosse tra quanti avevano gi persola vita, mio padre e Fear non me l'avrebbero mai perdonato. Io stessonon me lo sarei mai perdonato; pregavo che fosse tra quelli che avevovisto fuggire nel bosco, e soprattutto che non fosse stato tantostupido da rifugiarsi proprio dietro quell'ultima porta. Conoscendolo,per... Decisi di giocarmi il tutto per tutto: estrassi labacchetta e corsi silenzioso alle spalle di Karkaroff, ma ancora unavolta non feci in tempo, lui era gi entrato. Sentii delleurla agghiaccianti, vidi il buio solcato dalla luce spettrale degliSchiantesimi, corsi fino alla porta, cercai di sporgermi, guardaredentro, riuscii a evitare per un soffio un paio di fatture, ma la terzami prese a un braccio di striscio, facendomi sanguinare. C'era unoscontro in atto, tra Karkaroff e, immaginavo, Borislav, ma non riuscivoa vedere nulla, perch qualcuno aveva gettato un incantesimodi oscurit, pi potente del Nox. Lanciai unoStupeficium non verbale appena l'oscurit sidirad un poco, permettendomi di riconoscere la sagomadell'uomo col colbacco che ostruiva la porta. Karkaroff, impegnato aribattere a ci che aveva di fronte, non riusc adifendersi da me che ero alle sue spalle, croll in avanti,la potenza del mio incantesimo lo mand quasi a colpire laparete di fronte. Il suo avversario, a sua volta, aveva lanciato unincantesimo contro di lui prima che cadesse, cos ebbi soloun istante per abbassarmi ed evitare di essere centrato in pieno.

Salazar... sei tu... perfortuna... Temevo che l'altro Mago ti avesse Schiantato o...peggio...

Cosa... diavolo... ci fai...qui? Ti avevo detto di aspettarmi nella nostra stanza! Eguardati!

Esaurito l'effetto della Polisucco, davanti a me non c'erapi il giovanissimo Jnos, ma Margareth McKinnon,la figlia di Orion, la ragazza che aveva deciso di seguirci e aiutarci.E, da degna discepola di Fear, di perseguitarmi e tormentarmi,naturalmente. Continu a puntare la sua bacchetta contro ilMago privo di sensi ai miei piedi, mentre gli si avvicinava, sichin su di lui e con sguardo assente, mi chiese se lovolessi vivo o morto. Non sapevo che cosa risponderle, leiinsofferente, scelse per me e lOblivi. La fissaialcuni istanti, turbato: ancora una volta, senza che avessimo mai persomolto tempo a parlarci, in quei giorni, aveva capito quello che mipassava per la testa. Andai a sedermi sul letto, controllandomi laferita e cercando di riprendere fiato, poi per, tornai aguardarla, perch iniziavo a rendermi conto che c'eraqualcosa di strano in lei: i capelli di Margareth di solito erano cortie corvini, ora erano lunghi e biondi... inoltre, al posto della casaccada cacciatore, aveva una tunichetta che le dava l'aspetto di un pulcinobagnato, molto simile a...

Salazar! Che roba? Perch sei vestita cos? Sembri...Non...

Respira, Sherton! Non volevotenderti un agguato e provare a sedurti quando fossi tornato in camera,se questo che temi. se non altro per Sile e per i soldiche tuo padre ha sprecato per te...

Al diavolo, McKinnon... setilludi che io sprecherei mai i miei pensieri su una comete...

Una comete significa che se non avessi un quarto di sangue babbano,invece...

... Sangue babbano, sangueGrifondoro, e soprattutto dannato sangue Black!

Credevo che Sherton e Blackfossero amici, anzi... che tu avessi proprio un debole per...

La fissai con odio e distolsi subito lo sguardo, meritava una lezione,era chiaro, ma non ora...

Io sono amico solo di chi nonmi rompe continuamente i cog...

Che modi... l'ho detto...questa vita ti sta privando di tutto il tuo fascinoaristocratico...

Sar colpa dellaconvivenza con personaggi molesti e sgraditi...

Posso sempre mollarti qui, sepreferisci... hai appena dimostrato quanto sapresti cavartela da solo,no? Dopo il tempo che ci abbiamo messo a trovarlo, stavi per fartiscappare Borislav...

Io? E tu cosa avresti fattodi meglio? Non mi pare di vedere Borislav qui dentro!

Il fatto che tu non lo veda,milord, non significa che non ci sia, ma solo che il grandeprincipe del nord, sua grazia fanfaronia, non ha spirito diosservazione... fallo dai! Cosa aspetti?

Mi fiss addosso i suoi intensi occhi grigi, ironica, mentrele avevo puntato contro la bacchetta, esasperato. La misigi: nonostante la trovassi insopportabile, avevo un debitodi riconoscenza verso di lei e non dovevo dimenticare di chi fossefiglia, dovevo portare rispetto al mio padrino e sopportare. Mi guardaiintorno, interdetto, quella era la stanza di Borislav, tornai afissarla, mi guardava ghignando e intanto si stava puntando labacchetta addosso per finire di recuperare le proprie sembianze.All'improvviso compresi che cos'era successo: Margareth non avevatrovato rifugio l, messa in fuga da Karkaroff... lei eral da prima che iniziasse tutto: aveva finto di ubbidirmi,ma non era andata a dormire, si era nascosta nell'ultima stanza libera,quella riservata dall'oste a Borislav e l aveva attesol'arrivo del Mago di Durmstrang per coglierlo di sorpresa eaffatturarlo. Quando aveva visto Lenka entrare con lui, avevatrasfigurato i propri capelli e i propri vestiti cos daassomigliarle: in questo modo aveva ingannato anche Karkaroff, quandoera entrato.

Ce l'hai fatta ad arrivarci,finalmente...

Con indosso la casacca e i pantaloni adatti alla vita nei boschi, sichin sul letto, estrasse qualcosa da sotto il cuscino e misi avvicin, tendendo la mano; quando l'apr,davanti a me, vidi tra le sue dita la seconda pergamena e una biglia,minuscole. Punt la bacchetta e pronunci unEngorgio, gli oggetti singrandirono fino alle dimensionioriginali. Presi la pergamena, l'arrotolai e la misi sotto i vestiti,senza leggerla, quello che mi attraeva era la biglia, trasformata inuna sfera piena d'acqua in cui nuotava un pesce rosso, con il pizzettodi Borislav sulla barba e un orecchio umano in testa.

Non perfetto, loso, non da molto che Fear mi sta insegnando questiincantesimi...

Salazar... che cosa diavolohai fatto? La Trasfigurazione umana illegale e...pericolosa!

Illegale? Pericolosa? Avevibisogno del mio aiuto ed io te l'ho dato, cosa diavolo vuoi ancora? Nonmi umilier a chiederti scusa per non aver rispettato iprecetti dei tuoi sacri insegnanti di Hogwarts! O le sacre regole delMinistero? E non credere di essere solo tu un vero mago!

Non ho mai detto una cosa delgenere, non ho mai...

ciche pensi... ed io ne ho abbastanza di te! E ora basta, andiamocene diqui prima che arrivi qualcuno, o che a questo idiota passi lasbornia...

Mi dispiace... ti ringraziodell'aiuto e... sbagli se pensi... ehi, dove vai? Aspettami...Margareth... che ne della ragazzina che era con Borislav?Non le hanno fatto del male, spero...

Non hanno torto un capelloalla Babbana... Sherton... cuori di burro e lacrima facile!

La fissai e sentii di nuovo accendersi la mia faccia dira edisprezzo.

Come cazzo tipermetti?

Andiamo... potrai farel'offeso tutto il tempo che vuoi... una volta al sicuro!

Mi cedette il passo, io le diedi le spalle, offeso e ammutolito. Non lasopportavo, tra lei e Fear quei giorni erano stati una condannacontinua, eppure... Eppure la guardavo e non potevo fare a meno diessere confuso e ammirato: non tanto per la trasfigurazione,bench non avessi mai visto nemmeno mio padre eseguirla, maper il sangue freddo che Margareth aveva dimostrato, e per il suomettersi in gioco, in fondo, in una missione che, con la sua vita, nonc'entrava nulla. Mi doleva ammetterlo e non glielo avrei mai confidato,certo, ma... nonostante gli istinti omicidi e la voglia di prenderla arandellate che mi suscitava venti volte al giorno, lei iniziava apiacermi, cos coraggiosa e tosta. Ed io ero felice che almio fianco, e soprattutto accanto a Sile, ci fosse una persona simile.

*

Odiavo la notte, il silenzio, il restare solo con i miei pensieri:nonostante la stanchezza, non c'era pericolo che mi addormentassi,perch al termine di quelle lunghe giornate, in cui lanecessit di sopravvivere e difendere ci cheavevo di pi caro mi tirava fuori forze e risorse che maiavrei creduto di possedere, i soliti sensi di colpa tornavano emimpedivano di prendere sonno. Non riuscivo a fare a meno dipensare all'uomo che avevo ucciso e a tutta la gente ammazzata daKarkaroff... certo, eliminare un Mangiamorte doveva essere motivo disollievo, non di turbamento, e le persone morte nella bettola, per ilmale che facevano a quelle ragazzine, meritavano una punizione. E,Karkaroff avrebbe ucciso quei babbani, anche se io non l'avessi preso apugni... Era cos, lo sapevo, ma non riuscivo a chiudere gliocchi senza rivedere le mie mani bagnate di sangue.

Stringendomi addosso il mantello, ravvivai il fuoco, anche se nonspettava a me montare la guardia: avevamo raggiunto gli altri in pienanotte, Margareth aveva sostituito il vecchio al posto di guardia vicinoalla tenda pi grande, dove Fear si era messo subito allavoro sulla pergamena sottratta ai Mangiamorte e sulle cose rubate aBarislav. Il maestro e la ragazzina erano con lui, svenuti, in praticanostri prigionieri: l'idea era quella di Obliviare il maestro, cambiarei suoi ricordi e lasciarlo libero, non prima, per, diaverlo posto sotto Imperius, perch la pergamena, per quantoutile, non sembrava essere ci che stavamo cercando. Quantoa Lenka... Fear voleva Obliviarla e lasciarla andare, ma Margarethl'aveva convinto a fare qualcosa di pi, trovarle un postosicuro, lontano, un'alternativa alla vita disgraziata che avevacondotto finora. Mi aveva fissato mentre lo diceva ed io ero rimastosenza parole, mi turbava che avesse capito i miei pensieri senza che iole avessi detto nulla del mio bizzarro progetto di salvare quellabambina. Fear, invece, mi aveva fatto capire in modo inequivocabile chemi considerava responsabile di quell'ennesima stronzata, fissandomi conun cipiglio carico di disapprovazione. Sospirai, non era importante,contava solo essere riusciti a portarla via, avere fatto la cosa giustaper qualcuno... senza voler niente in cambio.

Sile dormiva poco lontano da me, nella tenda pi piccola, iorestavo fuori, vicino al fuoco: sfinita com'era, non mi aveva sentitoritornare, ed io, pur volendola rivedere subito, dopo tre giornipassati lontano, non me l'ero sentita di svegliarla, sebbene sapessiche si sarebbe dispiaciuta, l'indomani.

Nei nostri pochi giorni felici da novelli sposi, Sile mi aveva fattoapprezzare la sua filosofia, secondo la quale il sonno era solo temporubato alla vita. Io ero sempre stato un po' pigro, ma al suo fianco,alla scoperta delle gioie dell'amore, avevo iniziato a pensarla comelei: ora per non era la sola voglia di intimita farci considerare sprecato il tempo passato a dormire, ma lanecessit di vivere insieme quei rari momenti dinormalit e condivisione. Da quando eravamo partiti,ceravamo visti pochissimo: ci muovevamo di continuo, disolito divisi, per poi ritrovarci in punti convenuti; i gruppi nonerano mai gli stessi, per non essere riconoscibili, nel caso cipedinassero: a volte Fear andava con Margareth e Sile, lasciando me dasolo, altre volte ci dividevano in coppie; per lo pi, Silerestava ferma in un luogo sicuro con Margareth, mentre Fear ed ioaffrontavamo ciascuno una missione diversa. Lei non restava mai dasola, ma non stava mai con me, a parte la notte, quando dormivamoinsieme, al termine di missioni che potevano durare anche dei giorni.Era per questo che, quando finalmente ci ritrovavamo, consideravamo unsacrilegio sprecare tempo a dormire, tempo che passavamo a parlare,baciarci, ridere, o semplicemente guardarci: io sarei rimasto ore egiorni a guardarla, a stringerla tra le braccia e soprattutto baciarla.Era grazie all'idea dei piccoli, brevi momenti con lei che miattendevano al ritorno, che riuscivo a sopportare l'orrore di tutto ilresto. E per Sile era lo stesso.

Sospirai, mi voltai verso la tenda e immaginai mia moglie che dormivaabbracciata alle coperte, sognando la mia pelle, come io sognavo lasua. Avrei voluto raggiungerla, per amarla tutta la notte. Ma noneravamo pi soli, adesso: lei aspettava un bambino, leiaspettava mio figlio... ed io non volevo che lei rinunciasse al giustoriposo per me. Quel pensiero, il pensiero del bambino, mi provocavaidee contrastanti, a volte immaginavo di fuggire lontano, per tenerlaal sicuro, avrei cercato di attrarre l'attenzione del Lord su di me,per distrarlo da lei e da mio figlio... altre volte, avrei volutoprenderla e scappare con lei nella notte, lontano da Fear e da tutto ilresto, al diavolo la missione, Herrengton, Habarcat, Milord... andarelontano, tanto lontano, lei ed io, e nostro figlio, insieme, una vitanuova, solo noi.

Sospirai. Non era questo che avevo immaginato. Avevo paura, paura deglistress inauditi e inadatti alle sue condizioni che Sile dovevasopportare a causa mia, sapevo che meritava tutt'altro, una casasicura, una vita tranquilla, giornate passate a pensare al colore dellastanza del bambino, o a far compere con le amiche, notti fatte ditenerezze scambiate nel nostro letto. L'unica cosa che potevo fare perlei, invece, l'unico dono che potevo offrirle, era non disturbare ilsuo riposo, consapevole che anche cos, sottraendomi, lafacevo soffrire.

Accesi sul fuoco uno dei sigari che mio padre aveva infilato nella miasacca da viaggio, uno dei piccoli piaceri che mi riportavano alpassato, aspirai profondamente e ripensai a quei pochi giorni...pochissimi giorni in cui le nostre vite erano state stravolte. Erasuccesso di tutto, ma avevo solo ricordi fugaci. L'unico ricordo chebrillava nitido nella mia mente era la mattina in cui avevo scopertoche Sile era incinta... ricordavo come tremava, nella sua tunichettaleggera, quando era venuta a svegliarmi, i suoi occhi resi grandi dallaconsapevolezza e dal timore misto a gioia, il suo viso rosso perl'emozione, felicit e paura, paura della mia reazione. Aquelle parole, mi ero messo a piangere di felicit, inginocchio ai suoi piedi, le avevo stretto le gambe tra le mie braccia eavevo iniziato a baciarle la pelle, finch lei avevaaffondato le mani tra i miei capelli.

Ne sei felice anche tu,allora? Ne sei davvero felice, Mirzam?

Felice e orgoglioso... comepotrei non esserlo? Avremo un figlio, io e la donna cheamo...

In quella mattina brumosa, in quella locanda sperduta avevo capitoquanto fosse ridicolo il mio progetto di vivere solo con lei per un po'prima di pensare ai figli: quando Sile me l'aveva detto, avevo sentitoaccendersi la luce in una parte di me che esisteva gimsenzache io lo sapessi, avevo capito quanto desiderassi lei e i miei figli,i nostri figli, non era possibile scindere l'una dagli altri...

La paura era venuta fuori solo dopo: Fear, che gi nutrivasospetti sullo stato di Sile, mi aveva fatto pesare la situazione comeal solito, a modo suo, e tra noi le cose erano definitivamente andate arotoli, perch quel dannato bastardo aveva osato prenderselaanche con Sile, accusandola di scarsa seriet e di essereun'irresponsabile, come me. Avevo avuto una reazione violenta, l'avevominacciato che, se avesse ancora mancato di rispetto a mia moglie,avremmo fatto armi e bagagli e ce ne saremmo andati, al diavolo lamissione e la Confraternita. Era stata la prima e unica volta che avevovisto Fear tacere, anzi, da quel giorno, aveva smesso di darci iltormento e non aveva pi fatto storie alla nostra pretesa didormire insieme. Conoscendolo, dubitavo che comprendesse, piuttostodoveva essere offeso e il suo pensiero, ora, si era di certo fissatosulla missione e sulla sicurezza del bambino. Quella mattina, furioso,ero uscito... e la giornata era finita con l'attacco di Karkaroff:avevo passato solo pochi giorni di spensieratezza e speranza, poi,appena ero stato colpito, avevo capito che nulla sarebbe stato comel'avevo immaginato. Il destino mi stava dando la famiglia che avevosempre sognato, ma io non potevo garantire loro la sicurezza chemeritavano, la vita di pericolo e rinunce cui avevo costretto Sile, eraci che attendeva anche mio figlio.

Osservando il cielo stellato che faceva capolino tra le cime deglialberi e il profilo della montagna, spensi il sigaro a terra. Alla lucedel fuoco mi sollevai il maglione che avevo addosso e controllai lebruciature che avevo ancora al fianco. Stranamente, fortunatamente, lamissione di quella notte era andata bene, n ion Margareth eravamo stati feriti, usando solo un poco diastuzia e sfruttando bene i tempi, eravamo riusciti a colpire e rendereinoffensivi tre avversari molto pi forti e scaltri di noi,recuperare le pergamene, e mettere le mani su Borislav...

Perch non mi haisvegliato quando sei tornato?

Mi voltai, Sile, con una coperta di lana ad avvolgerla tutta e latreccia allentata, si era affacciata dalla tenda e ora si avvicinava alfuoco, si sedette vicino a me, le sorrisi, mi prese le mani tra le sue,mi guard intensamente, poi alz il volto perfarsi baciare, accarezzandomi la testa, io le stampai dei baci lievisulle guance e sugli occhi, resi piccoli dal sonno.

Dovresti dormire, Sile... notte fonda e hai bisogno di riposare...

Non voglio... so che nonsarai qui, quando si far giorno... e mi manchigi... infinitamente...

Non andr danessuna parte: abbiamo catturato Borislav e abbiamo preso dellepergamene... crollasse il mondo, ora voglio stare con te... almeno tregiorni... Se ci muoveremo, lo faremo insieme... Se resteremo, tu ed ioarriveremo nel villaggio pi vicino, ti comprerun nastro per i capelli e passeremo la giornata insieme, a ridere emangiare, mentre Fear lavorer sulla pergamena e Margarethsi occuper del prigioniero... perci ora riposa,io star qui fuori, a pochi passi da te...

troppo anche unsolo passo, Mirzam... sei stato via per giorni, ti voglio conme...

Sile... non cos semplice...

La fissai, lei guard me, in attesa: avevo giurato a mestesso che non le avrei pi taciuto nulla, ricordai momentidolorosi in cui avevo fallito, in cui avevo quasi mandato a monte lamia vita per uno stupido segreto. Non l'avrei fatto pi, nonle avrei pi nascosto pensieri, fragilit,dubbi...

Non so se mi vorrai ancora altuo fianco, dopo, ma... non sarei onesto con te se non te lo dicessi...ed io ho giurato... Ho ucciso un uomo, stanotte, Sile: le mie mani sonosporche di sangue...

Mi guard, non riuscii a decifrare la sua espressione,pensai di aver appena fatto la mia ennesima cazzata, ma dentro di meero convinto di essere nel giusto, quindi non abbassai lo sguardo.

Hai desiderato farlo, Mirzam?Sei soddisfatto di averlo ucciso? Ti ha fatto sentire potente? Avevialtra scelta, ma hai preferito infierire per il gusto di vedere lapaura nei suoi occhi?

No, non avevo altra scelta,no, ma, invece di scappare, ho piantato un pugnale nel suopetto...

Che cosa sarebbe accaduto,Mirzam, se non l'avessi fatto? Vivere o morire, Mirzam... sapevi cheprima o poi sarebbe accaduto... per difendere te stesso, me, nostrofiglio... Tu non sei un assassino... Io non ti avrei mai sposato, nonti avrei mai amato, se tu lo fossi veramente...

Mi baci la mano e se la pass lentamente sullelabbra, mi si sedette in grembo, apr la coperta peravvolgerci entrambi dentro, non aveva nient'altro addosso ed io lastrinsi tra le mie braccia, baciandola con passione, perdendomi nelprofumo del suo collo, stordito dal desiderio, ma anche dalla forza delsuo perdono. Volevo stendermi con lei, stringerla forte, fondermi conlei, amarla. Era evidente quanto la desiderassi anchio. Feciscorrere le mani sulla pelle vellutata della sua schiena, indugiandosulla spina dorsale e morsi, leggero, le sue labbra, per poi scivolaresul lobo del suo orecchio, strappandole un gorgoglio. Ero rapito,ipnotizzato dalle sensazioni e dalle ombre purpuree delfal. Quando sentii un rumore lieve nel buio oltre il fuoco,tornai immediatamente vigile, mi ricomposi e mi alzai, con Sile strettaal mio fianco e la bacchetta in pugno, ci avvicinammo alla tenda,sollevai il tessuto e la feci entrare, guardandomi indietro prima dientrare a mia volta, finch la tenda scivol dinuovo gi, dietro di noi, difendendoci dal resto delmondo...

Fissai Sile, era fragile e infinitamente forte, bella ancorpi di quanto fossi abituato a vederla, una bellezza fattadi amore pieno.

Mi avvicinai, mi chinai a baciarle il collo, mormorandole all'orecchioquanto l'amassi.

Spensi tutte le candele tranne un paio, le feci scivolare la copertadalle spalle e le cinsi i fianchi, portandola a sedersi e a sdraiarsisul letto, accanto a me. Con un colpo di bacchetta mi spogliaianchio. Sile scivol con lo sguardo sul miocorpo, vidi i suoi occhi soffermarsi sulle ferite al mio fianco,accucciata, sentii le sue dita accarezzarmi la pelle, mormorando paroleche non compresi. Accarezzai il suo viso, cos piccolo nellemie mani grandi, poi immersi le dita tra i suoi capelli folti e neri,il mio sguardo nel suo. Si strinse a me, premendo il seno caldo sul miopetto, le mie labbra rapite dalla sua bocca; le sue mani siappoggiarono sulle mie spalle e premettero, sentii i suoi capellisolleticarmi la faccia, mugolai appena un po', poi ruotai per mettermisupino, come desiderava lei, cos che il mio mondo fosserosolo i suoi occhi meravigliosi, le sue lentiggini, il suo calorestretto sopra di me. All'improvviso la sentii attorno a me, lenta edelicata, un caldo, accogliente, nido di vita; mi strapp ungemito profondo. Scivolai con le dita a percorrerle tutta la schiena,mentre si muoveva. Sile era forte e fragile ed io tremavo esattamentecome lei, preso dal desiderio e dal timore di spezzare qualcosa ditanto perfetto e fragile. Come se mi avesse letto nel pensiero, miprese le mani, quelle mie mani che avevano tolto la vita, lebaci, se le port al collo e le fece scivolareleggere lungo il suo corpo, fino a fermarle alla base delle costole.Sentii il suo respiro, immaginai la vita che stava crescendol dentro, la vita che aveva creato con me. Insieme. Misollevai a baciarla, mordendo il suo collo delicato, le mani sulle suegambe, sulle sue cosce, che sapevano essere deliziosamente morbide,sotto le dita, e incredibilmente forti intorno ai miei fianchi. Lafissai, mentre la sorreggevo, persa nei sospiri che le strappavo,continuai a tempestarla di baci e umide carezze, lasciando che ilnostro amore cancellasse tutto, l'orrore, la paura, la colpa, chetornasse tutto come quella magica notte di Maillag, in cui ci eravamoritrovati, dopo infinite tempeste, finalmente uniti, finalmentesposati, diversi e al contempo noi stessi.

Innocenti e buoni.

*

... Tutti noi siamo fatti di luce e di oscurit, e dinanzi anoi si aprono continuamente sia la strada che porta allavirt sia quella che conduce alla perdizione; non prestabilito quale delle due percorreremo nella nostravita, una scelta esclusivamente nostra, da rinnovare ognigiorno. Crescendo, inoltre, scoprirai che queste strade non sono lineerette, ma percorsi tortuosi che spesso si sovrappongono, al punto cheil male diventa, a volte, l'unica strada per far prevalere il bene...

Quando mi svegliai, poco prima dell'alba, mi attardai a ripensare alleparole di mio padre, gli occhi fissi sulla tenda che ci sovrastava.Sile ed io eravamo ancora avvinghiati, le gambe intrecciate, ci eravamoaddormentati cos, uno nelle braccia dell'altra. Spostai icapelli corvini dal suo viso, ammirai la linea delle sue labbra,arrossate dai miei baci; con un ghignetto divertito, scansai un poco lelenzuola e ammirai lo stesso rossore stampato sul suo collo e sul suoseno, ancora traumatizzati dalla mia bocca.

Guardai le mie mani, con un brivido, ricordai la sera precedente, mapensai anche a come, sul corpo niveo di Sile, avessi smesso di vederlesporche di sangue. Lei era la mia salvezza, le dovevo la mia vita, egiurai a me stesso che avrei fatto di tutto per rendere concretol'amore che provavo per lei.

Avendo cura di non svegliarla, scivolai fuori dal nostro giaciglio euscii dal retro della tenda, lasciai che il freddo del mattino mibaciasse la pelle nuda e sudata: mi sgranchii, osservando nella lucegrigiastra le Rune sulla mia pelle, notai come, ultimamente, avessiperso un po' di tono e di peso. Pensai che anche Sile stesse mangiandoin modo troppo frugale: nonostante quanto diceva Fear, dovevo passareun po' del tempo a mia disposizione andando a caccia... S,Sile e il bambino sentivano di sicuro, forte, il bisogno di cibo, dicarne. Passai le dita sulla mia faccia, sentii di nuovo lunga la barba:non avevo avuto n la voglia n il tempo diradermi, ma ormai stavo assomigliando di nuovo all'uomo che era statovisto sul luogo dell'incidente a Podmore. Mi stropicciai i capelli...troppo lunghi...

All'improvviso, mentre prendevo la neve da avvolgere nelle bende dicotone per i rituali del mattino, ebbi la sensazione di non esseresolo, mi guardai intorno, incerto, la luce non permetteva di capireforme e distanze, ma alla fine vidi Margareth che si stava muovendo inmodo furtivo, diretta nella sua tenda. Non doveva importarmi, facendoquella vita raminga e promiscua era normale, ma solo il sospetto che miavesse spiato, mi provoc imbarazzo e fastidio.

Stavo borbottando tra me, vergognandomi e arrabbiandomi all'idea che miavesse spiato non solo in quell'occasione, quando vidi qualcosa diluminescente tra gli alberi della foresta: non era pi buio,ma non era ancora giorno, all'inizio pensai fosse un particolare giocodi luce che annunciava l'alba, poi mi resi conto che la luce veniva daOvest. E che la luce era argentea, non rosata. Mi fermai, le bende dicotone caddero nella neve, sentii un tuffo al cuore, quando vidi che siavvicinava di corsa e sembrava diretta proprio verso di noi, proprioverso la tenda. Sembrava una sfera d'argento, all'inizio, ma a mano amano che si avvicinava assumeva una forma precisa, una forma checonoscevo.

Era un Patronus... Un Patronus che conoscevo. Un Patronus che conoscevobene.

Si fece largo tra il fogliame, si pales maestoso, dinanzi ame, ma non si ferm, mi super e rapidosinfil nella tenda pi grande, doveFear era ancora al lavoro; corsi dentro, con il cuore in gola, caricodi domande, consapevole che, per essere l, qualcosa digrave doveva essere appena accaduto a casa.

*continua*

NdA: Ciao a tutti,comincio con ilringraziare quanti hanno letto, commentato e aggiunto alle varieliste. - Questo capitolo straordinariamentelungo perch il risultato della fusione (2015)di due chap postati nel 2013 - . Riguardo la prima parte vorrei soloricordare che Meissa non ha ancora 12 anni, immagino perciche siano giustificabili le sue reazioni, un po' da bambinapiagnucolosa, un po' da ragazzina che inizia a arrabbiarsi eribellarsi, come pure la volubilit delleimpressioni sulle altre persone, tipo William Emerson. Meissa inizia acapire le differenze nei comportamenti degli altri, e a percepire che,pur criticabile per molti aspetti, William onesto, e su dilui potr sempre contare, al contrariodi altri personaggi con cui ha interagito di recente .Bon, cileggiamo prossimamente, un bacio e a presto.

Valeria Scheda

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