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IV.024 - CHAINS - Bramosia

That Love Is All There Is - Slytherin'S Blood [Marauders] — www.efpfanfic.net · All chapters

IV.024 - CHAINS - Bramosia

ThatLove is All There is

di Terre del Nord

Slytherin's Blood

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Rodolphus Lestrange

Trevillick, Cornwall - sab. 15 gennaio 1972

Ilcastello era immerso nell'oscurit delnovilunio, sinistra sagoma stagliata contro un gelido cielo stellato,inerpicato sulla scogliera, tra colline aspre che s'inseguivano fino agettarsi nell'oceano. Ceravamo Materializzati nel parco diTrevillick, intabarrati nei nostri mantelli, in silenzio: avevo labocca protetta dal bavero di pelliccia, il cappuccio calato fin quasisugli occhi, la mente lontana, isolato persino da me stesso, in quelnido tiepido che tanfava di me, di fumo, di sudore.

Edi sangue. Mi affrettai, muovendomi pesante sul ghiaccio, lo sentivo spezzarsisotto di me. Fremetti: mi piaceva quel suono, il suono di qualcosa dipuro e integro che si rompe, si corrompe, si distrugge.

Grazie a me.

Mi mossi in silenzio tra i radi alberi scheletriti, diretto al portaledi pietra antica, senza voltarmi, senza assicurarmi che lei mi stesseancora dietro. Mi scansai il bavero, ormai sulla porta, respirai afondo, la pelle bruci per il freddo, l'alito sicristallizz in spire che non caddero gi,dissolte all'istante dal vento, un vento che ululava rabbioso come ilmio cuore, carico della salsedine strappata all'oceano, gonfio, sottodi noi. La giornata era stata lunga, infinita, eppure la furia deglielementi riaccendeva nelle mie membra una frenesia indomabile. I mieisensi erano quelli di un lupo non ancora appagato, spinto dal desiderioe dal bisogno della caccia. Spinsi di prepotenza la porta, infilandomidentro, rapido. Dovevo reprimere quella bramosia, chiudermi la nottealle spalle.

Equesta vita. E lei... La mia vita con lei...

La schiera degli Elfi si present nell'oscuro vestibolo,ossequiosa, pronta a soddisfare qualsiasi richiesta. Abbaiai lorocontro, di sparire e di lasciarmi in pace, non li volevo tra i piedi,non volevo nessuno tra i piedi, proseguii lasciandomeli alle spalle,consapevole che sarebbero corsi a rintanarsi negli antri pinascosti, come luridi ratti, prima che Bellatrix piombasse su di loro ene centrasse uno a caso, con un Avada. L'ultima volta era toccato aTinkly, troppo vecchio, troppo lento. E di certo, quella sera, nemmenoliquidarne una mezza dozzina sarebbe bastato a placarla. Ghignai.

*

Rodolphus Lestrange

Morvah, Cornwall - sab. 15 gennaio 1972

MioSignore... comandate... uccider iostessa quella dannata Strega... per voi...

Quando il Signore Oscuroci aveva convocato, tra i ruderi di Morvah, io mi ero mantenutonell'ombra, in piedi, mentre Bellatrix, preda del suo entusiasmo,esaltata dal sangue, era corsa quasi a prostrarsi di fronte a lui,senza curarsi dei presenti. Fino a qualche ora prima, un moto digelosia mi avrebbe devastato, sarei stato offeso da quella mancanza diriguardo verso di me, di fronte a tutti, ma ora... ora che per me leiera solo carne, nemmeno la gelosia verso Milord era pi undolore tanto potente e insopportabile. Quelle scene erano solo laconferma, la riprova della vita miserabile che mi ero scelto, al suofianco. Un continuo ammonimento perch aprissi gli occhi erecuperassi il senno. Mi sentivo anestetizzato, fuori dal mio essere,staccato dal mio sentire.

Bellatrix era convintache uno dei Mangiamorte avesse trovato Lady Sherton, io che saremmostati rimproverati per le libert che ceravamopresi col marito. Mi chiesi se non fosse morto, l'ultimo colpo allanuca era stato tanto potente e devastante per lui, quanto liberatorio,per me. Il Lord era di certo infuriato con noi. Vibrai ma non di paura,sgarrare mi faceva solo sentire pi vivo.

Per mia fortuna,per, Bellatrix ed io ceravamo sbagliati.Entrambi.

Ho bisognodi voi ancora per poco qui... poi tornerete aLondra... Sar pi utile Abraxas, con gliSherton, questa notte, visto quello che ho in mente per loro... Ma nonconsideratevi congedati... mi serve qualcosa di molto importante...qualcosa che solo voi due potete darmi...

Qualunquecosa, Mio Signore...

Ho bisognodi tuo zio, Bellatrix... Voglio... Orion Black...

Mio zio? MioSignore, io... quell'uomo...

Trattenni a stento unghigno, quando vidi l'ira infuocare gli occhi di Bellatrix. Con quelVoglio, pronunciato in un soffio, caricodinesorabile urgenza, Milord non si riferiva certo al Sanguedel caro zio Black, ma alla sua supina e preziosa collaborazione.Bellatrix non era portata per questo genere di aspetti del nostrolavoro, preferiva lo spargimento del sangue allasottile arte della corruzione. Inoltre sapevo quanto disprezzasse imembri pi moderati della sua famiglia, per questo, sentirsidire dal Signore Oscuro che era necessaria la collaborazione di suozio, agli occhi di mia moglie a dir poco un inetto, era un'offesapersonale, un colpo al suo orgoglio. Nel suo cuore, con il suo impeto,la sua devozione, il suo furore, lei immaginava di compensare agliocchi di Milord tutte le mancanze della sua codarda famiglia.Evidentemente il Lord non la pensava allo stesso modo e, ad aggravarela situazione, aveva avuto cura di affermarlo di fronte a tutti.

Faremovisita a Black questa sera stessa, mio Signore... socome renderlo collaborativo... conosco un paio di argomenti con i qualiottenere la sua piena attenzione e collaborazione...

Bene,Rodolphus... Black non deve sfuggirti... al pari dellaStrega ha informazioni preziose per la nostra causa... inoltre hatergiversato anche troppo... deve scegliere... da che parte stare...

Milord mi aveva chiesto di parlare in privato, sugli ultimi momentipassati a Londra; una volta congedati,Bellatrix era rimasta a lungo davanti al fuoco, inerte, silenziosa, gliocchi persi nelle fiamme: era furibonda e fuori di s. Edio... in cuor mio, vederla cos offesa, delusa, infuriataper quell'umiliazione, di fronte a tutti gli altri, era fonte disoddisfazione e divertimento per me. Volevo che soffrisse, che fosseumiliata, come lei aveva umiliato me.

Edall'unica personache ammiri, mia cara, dall'unica che porticos a fondo nel tuo cuore.

*

Rodolphus Lestrange

Trevillick, Cornwall - sab. 15 gennaio 1972

Il portale si richiuse con violenza, la sua voce ruggmaledizioni e insulti, contro tutti, di sicuro anche contro di me. Nonme ne curai, guardai l'immensa scalinata che portava ai pianisuperiori, alla camera da letto che usavano i miei quando, d'estate,risiedevamo nella casa di mia madre, nel Cornwall, immersa nel profumodei suoi roseti. Rabbrividii di disgusto e inquietudine, ricordando leurla di mio padre, i suoi passi pesanti, le lacrime di mia madre.Percependo l'alito freddo dei fantasmi e dei ricordi, mi trascinailungo il corridoio, fino al salottino, disseminando a terra, dietro dime, uno dopo l'altro, il mantello, la toga, e via via strati e stratidi vesti.

Come facevo ai beitempi, quando non ero ancora un uomo ma un ragazzo, quando tornavo inquella casa alle ore pi impensabili, al termine di nottifuriose, fatte di sesso, di sbronze... e di sangueportandomi dietro qualche femmina o passando il tempo a perseguitaremio fratello.

Rodolphus!

S, la troia ce l'ha con me.

Ghignai, di nuovo. E, di nuovo, non mi voltai.

Afferrai alcune bottiglie di Firewhisky che occhieggiavano sul tavolinoe puntai la bacchetta per chiudere la porta con un incantesimo, decisoa stare da solo, in pace, sbronzandomi fino a perdere non soloconoscenza, ma persino il ricordo di me stesso. Avevamo sistemato ancheBlack, ormai... Risi, osservando la lacerazione che mi ero procuratoalle nocche, quando avevo messo le mani addosso a quel dannatodamerino, perch mi consegnasse i ricordi che volevo dellasua visita a Hogwarts e... non solo quello. Cera volutopi del previsto, credevo avrebbe ceduto moltopi velocemente... ma anche con lui... io sapevo sempre comerisultare... convincente.

Orion mi aveva bandito dalla sua casa, da alcune settimane, dopo ifatti di Herrengton, ma il fatto che fossi il nuovo Lord Lestrange dicolpo aveva aperto delle opportunit nuove. L'idea ditorturare emotivamente quell'uomo, di tenerlo sulle spine, mi avevasolleticato la fantasia e permesso di sopportare la tediosa cena consua moglie, quella dannata piattola del figlioletto e quello stronzo diPollux... prima o poi mi sarei vendicato di quella notte... e mi sareipreso la sua vita... e tutto il resto.

Miopadre... Sherton... Black...

S, dopo unagiornata intensa come questa, mi merito riposo,pace e tranquillit.

Ci che voleva la ragione, per, non eracondiviso dall'istinto. L'irrequietezza mi palpitava sotto pelle,dotata di vita propria: sapevo che non avrebbe portato a nulla dibuono, lo sapevo, ero troppo stanco per riuscire a governarla eindirizzarla in una missione coerente e fruttuosa ma nonstanco a sufficienza da spegnerla soltanto chiudendo gli occhi eabbandonandomi su quel divano. Era quel genere d'inquietudine che nonti lasciava in pace finch non le avevi concessoun'occasione.

Dovevo soffocarla in qualche modo. Sprofondai su una delle poltrone dibroccato davanti al caminetto, con un colpo di bacchetta accesi ilfuoco e lo aizzai, fissandolo stregato. Pi lo fissavo,pi lo aizzavo, ancora e di nuovo, sempre di pi,lo alimentai fin quasi a sentire la carezza dolorosa delle fiamme sulmio corpo mezzo nudo, allungato com'ero l davanti. Pocoalla volta, scivolai in un senso di torpore, non sentivo quasipi nulla, non tanto per l'alcool che iniziava aottenebrarmi i sensi, ma perch ero completamente presonella danza delle fiamme, con gli occhi, con il ricordo, con la pelle.Il ghigno si affacci di nuovo sul mio volto, mentre lavista di quelle fiamme si confondeva con un altro fal,ripensai ad altre cose che si muovevano nel fuoco. No, la mia bramosianon riusciva a trarre quiete, da quel calore e da quella sbornia,anzi... la mente era agitata, reattiva, sollecitata, desiderosa,bramosa di qualcosa di pi, molto di pi.

Avevo scolato la prima bottiglia in pochi minuti, il Firewhisky mibruciava le viscere come il fuoco mi scaldava la pelle nuda. Estasiatoda quelle sensazioni, le fomentai ancora, cos posai laseconda bottiglia a terra, ancora pi rapidamente. La vocedi Bellatrix, sempre pi alterata si percepiva appena dil della pesante porta di quercia, non me ne curai, eroimpegnato nella contemplazione, mi compiacevo delle immagini cherivivevo nel fuoco, sentivo ancora quasi l'odore della carne chebruciava e si contorceva, ammiravo ancora quel volto devastato daldolore e dalla sorpresa, che si distruggeva nelle fiamme, il sorrisosordido, il pi odiato, quello legato ai peggiori ricordidella mia vita, distrutto per sempre in quelle folli urla disumane. Edera opera mia. Risi.

Oh s...brucia... brucia... brucia... brucia...

Brucia all'inferno...

Brucia all'inferno...

Brucia! Padre!

Avrei dovuto bruciarlo vivo, mio padre. Me ne resi conto solo in quelmomento. Avevo avuto troppa fretta nel mettere fine all'incubo e altormento di tutta la mia vita con un asettico Avada Kedavra. Ero statotroppo misericordioso. Era per questo che smaniavo ancora. Era perquesto che non ero soddisfatto. Mi era lasciato prenderedall'impazienza. Non sarebbe accaduto pi. In quel momentoavevo tratto la forza, sufficiente a liberarmi dalle catene di una vitaintera, nell'odio che aveva generato in me il tradimento di Bellatrix,l'unica creatura che avevo immaginato di poter amare Oraero consapevole che non era cos, no... ero solo ottenebratodalla lussuria che lei riusciva a scatenare in me, molto pipotente e devastante di quella che albergava per natura nel mio animo.Lei era solo lei riusciva solo a rendere ancorapi devastante il mio fuoco, perch era leistessa fuoco, era come me. Come uno stupido, avevo dimenticato diessere fuoco, anche senza di lei. Osservare quelle fiamme, ripensare,capire, mi faceva sentire di nuovo libero, potente. Ero di nuovo ilpadrone di me stesso e del mio destino. Dopo quelle inutili settimanepassate a credere e a temere che lei fosse riuscita a trovare un cuore,nascosto nel mio petto, ero tornato in me.

Niente pistupide romanticherie, niente pistupide debolezze.

Avrei salutato la mia nuova consapevolezza e la mia libertprogettando una vendetta feroce e inesorabile verso quei due,s... era lo stesso intento che mi aveva perseguitato pertutto il giorno, ma se prima ero mosso dalla rabbia e dalladisperazione, ora... aprii il medaglione che avevo al collo,trasfigurai la foto che c'era nascosta dentro, accarezzai la pergamenapreziosa che avevo strappato a Black. Non risi, mi limitai a ghignare.Sarei andato fino in fondo nella mia volont di distruggeree vendicarmi di Mirzam... l'avrei fatto impazzire dal dolore, dallapaura, dall'angoscia... dal senso di colpa. Avrebbe pregato di ottenerela morte, pur di smettere di pensare, di sapere, di soffrire: avrebbepagato, notte dopo notte, ogni affronto che mi aveva rivolto. Fino allapazzia.

S,caro il mio Sherton... quello che ho fatto oggi... ho appenainiziato... con te...

*

Rodolphus Lestrange

74, Essex Street, Londra - sab. 15 gennaio 1972

Nessuno di noi si erailluso che sarebbe stato semplice: nella nostra memoria era ancoravivida la notte di Herrengton, una vittoria semplice trasformataimprovvisamente in un caotico e disperato tentativo di fuga.Cos pieni di noi stessi, di entusiasmo e di sete di sangue,per, nessuno tra noi aveva preso in seria considerazionel'eventualit di poter sbagliare di nuovo. Einvece

Quando il Maestro eraapparso, al massimo del suo maligno splendore, al centro del salottodel 74 di Essex Street, avevo ghignato... pochi istanti dopo, l'unicasensazione che provavo era confusione. Non sapevo come Sherton avessefatto, ma Milord era rimasto imprigionato col nemico dietro unabarriera di fiamme, investito dalla sua stessa Magia; all'inizio non neero certo, poi non ebbi pi dubbi, era proprio la Magiascaturita dalla sua bacchetta, Sherton aveva gettato a terra la propriae si era buttato in ginocchio, pur senza essere ferito. Sembrava chegli incantesimi del Lord non sortissero effetto su di lui: tutti noiincitavamo il Maestro a colpire pi forte, prima o poi quelbastardo avrebbe dovuto cedere, e Bellatrix prima, poi anche alcunidegli altri, andando contro gli ordini, avevano iniziato a scagliareCruciatus contro il Mago del Nord per aiutare Milord, ma nessuno diloro riusc a fermarlo. Io ero ammutolito, immobile, con laterribile sensazione che ci fosse un trucco e che colpirlo fosseesattamente ci che Sherton voleva da noi: il Signore Oscuroin breve, dovette lottare contro fiamme che, subdole, avevanoattecchito sulle sue vesti, Sherton si rimise in piedi, al centro dellastanza, e continu a non fare nulla, ignorando persino ilfuoco che gli stava andando incontro. Lo fissai, con orrore vidi chesorrideva e salmodiava una delle sue dannate filastrocche gaeliche, eracon quella che dominava il fuoco: Sherton era l'unico in quella stanzaa sapere cosa stesse accadendo. Ne aveva il pieno controllo.

All'improvviso un boatoci invest, un tremore profondo ci fece crollare a terra,poi il risucchio dell'aria mi travolse, mi sollev e mischiant contro la parete dietro di me, sentii qualcosacadermi addosso, colpirmi in testa e stordirmi. Privo di respiro,soffocato dalla pressione e dal calore che pareva sprigionato dalcentro infernale della terra, dolorante, per secondi interminabilipensai di essere in punto di morte poi, sempre confuso, avevo cercatodi rimettermi in piedi, mi ero guardato intorno, e avevo visto Milord eSherton presi tra fiamme ancora pi alte, prossime ormai alsoffitto. Gli altri, tutti schiantati come me contro le pareti, sistavano riprendendo lentamente, una voragine si era aperta nelpavimento tra il caminetto e la porta che dava sul giardino, partedella parete di fronte era venuta gi, il corpo inanimato diEmerson doveva essere stato inghiottito dalla terra, anche il tappeto,sul quale giaceva morto, era sparito. Tutti gli oggetti presenti pocoprima nella stanza erano finiti contro le pareti, distrutti eaccatastati. Bellatrix, come una tigre, si era rialzata per prima,urlando come un'ossessa ma, ancora assordato, non capivo le sue parole,potevano essere maledizioni o lamenti per se stessa e il suo Signore:rapida, aveva attirato con un incantesimo tutti gli oggetti affilatipresenti, per scagliarli all'indirizzo di Sherton, sempre in piedi alcentro della stanza, ma, ancora una volta, quella barriera parveproteggerlo, almeno quanto stava imprigionando il Signore Oscuro. Lelame di vetro si trasformarono in polvere e sabbia appena toccarono lefiamme dalla sinistra luce verdastra: l'ennesimo inutile attacco.

Una crepa sul soffittosi allarg, si trasform in una breccia e partidel solaio ci crollarono addosso, Pucey url, colpito, ecerc di portarsi in un luogo pi riparato,Sherton si mosse a sua volta seguendo con gli occhi le condizioni delsolaio sopra la sua testa. Ghignai, era la prima volta, da quando erainiziato tutto, che il Mago lasciava l'istinto di sopravvivenzaprevalere sulla ragione ed io mi tenni pronto ad approfittarne. Appenasi ritrov alcuni centimetri fuori dalla barriera, scopertosul fianco destro e un oggetto, staccatosi dal soffitto, cadde ecolp Milord, attraendo la sua attenzione, estrassi labacchetta dalla cintola, la stessa che gli avevo rubato al piano disopra per ammazzare mio padre, e mi scagliai su di lui, centrandolo conuna Cruciatus. Impegnato nel maleficio, Sherton non mi aveva visto e,raggiunto alle spalle, non riusc a opporsi: finalmentecadde, il mio colpo tanto potente da fargli cedere le ginocchiaall'istante.

Mi ero avvicinato, luiera ai miei piedi, si volt per guardarmi, furioso, deviaila sua maledizione non verbale, lo fissai, gli soffiai contro una nuovaCruciatus, vidi i suoi occhi grigi diventare un lago di dolore repressoa stento, mentre simponeva di non urlare, il suo corpo,per, privo di controllo, si contorceva negli spasmi: maicome in quell'istante avevo notato la somiglianza con suo figlio, conil riverbero rosso delle fiamme, i suoi capelli corvini apparivanorossastri come quelli di Mirzam. L'immagine simpresse nelmio cervello, la reazione della mia mano e delle mie labbra fuistantanea, colpii, con pi violenza, con tutta la furia el'odio che mi montavano dentro, quasi a svenire per lo sforzo. Nontraevo nemmeno piacere dalla sua agonia, continuavo per inerzia,assente, come se Cruciare fosse per me indispensabile quanto respirare.

Era gisvenuto da un pezzo quando non ne potei pi, mi avvicinai,lo toccai con un piede, vidi che non reagiva, pensai fosse morto, ma ame non bastava, non sentivo alcuna soddisfazione nella mente e nellospirito: di solito, per finire un avversario, colpivo con un asetticoAvada, con Sherton era stato diverso. Avevo iniziato a prendere il suocorpo a calci, gli ero piombato sopra e l'avevo attaccato a pugni,mentre attorno a me continuavano a cadere macerie e chi poteva,fuggiva. Venuto meno il controllo di Sherton, le fiamme sembraronoplacarsi, Bellatrix riusc ad avvicinarsi a Milord tanto dasollevarlo, pronta a Smaterializzarsi via con lui: per un istante siera fermata, per guardarmi, avevo visto il suo volto illuminarsi dicrudelt e soddisfazione, ma subito mi aveva urlato dicaricarmi Sherton in spalla e fuggire a mia volta. Io le avevo ghignatocontro, avevo preso Sherton per i capelli, alla sommitdella testa e l'avevo tirato su come un cencio, intendevo sferrargli unultimo pugno dietro la nuca, proprio sotto l'orecchio, se ben assestatoquello poteva essere un colpo mortale. Sentivo gi le mieossa scricchiolare, la mia pelle rompersi, il mio sangue uscire dallenocche, pregustavo le sensazioni, immaginavo quanto dolore avreiprovato, quanto mi sarei inebriato del tanfo della carne e del sangueche mi sarebbero schizzati addosso. Pucey, per,ricomparendo da chiss dove, aveva messo fine alle miefantasie, mi aveva spinto, facendomi perdere la presa, mi aveva fissatocome si guarda un pazzo, sibilando "Milord lo vuole vivo!", aveva presoSherton, ridotto a un ammasso di carne sanguinolento, per poiSmaterializzarsi.

Ero scoppiato a ridere,liberando tutta la tensione accumulata: s, l'ordine diMilord era di portar via vivi i prigionieri; a me per,esaltato com'ero, non importava delle conseguenze, se davvero il nostroprezioso prigioniero fosse morto a causa mia, sarei stato ben felicedella punizione del Signore Oscuro. Bellatrix sismaterializz con il Lord, io continuai per un po' a girarmiintorno osservando quella devastazione, continuavano a crollare pezzidi muro e ovunque c'era fuoco. Non mi bastava. Immaginavo la faccia diMirzam quando avesse visto la sua casa ridotta in macerie, volevo chefosse consapevole delle proprie colpe, della rovina che aveva portatoin famiglia. Ghignai malefico: avrei fatto di pi... dimeglio... non gli avrei permesso di soccorrere i fratelli, dovevanoodiarlo, considerarlo responsabile! Vederlo per il miserabile traditorecodardo che era.

Estrassi una boccettadal taschino, ci infilai un capello trovato nella stanza del bastardo ela bevvi d'un fiato, aspettai di subirne gli effetti, poi uscii dalfumo di Essex Street con le sue sembianze; una volta fuori, respirai afondo l'aria gelida e pulita e avanzai piano, alzai la testa e fissailentamente, una dopo l'altra, le finestre che si aprivano sulla via,pregando gli dei che qualcuno si affacciasse per il trambusto e mivedesse. Fuori, per la strada, nelle case intorno, per,sembrava tutto in ordine, l'esplosione non aveva sortito effetti fuoridella dimora degli Sherton, quel cane bastardo aveva pianificato lamorte di noi Maghi e la salvezza dei suoi dannati amici babbani.Arrivato all'arco che chiudeva la strada, in fondo alla via, ci fu unanuova esplosione, stavolta molto pi potente, in grado difar cadere mattoni e comignoli per la strada, e farmi crollare a facciaavanti nella neve. Mi risollevai agitato, sentii le urla pervaderel'aria, proveniente da ogni direzione, vidi la gente fuggire dallecase. In lontananza, quasi subito, si sentirono ululare le sirene.Forse qualche dannato Babbano sarebbe morto, alla fine. Approfittaidella confusione, levai il braccio e, nascosto nella penombra, invocaiil Marchio del Signore Oscuro, tutta Londra doveva vedere e credere chela strage fosse opera di Mirzam Sherton, quel maledetto doveva essereconsiderato dei nostri dalla sua amata sorellina. Ammirai il serpenteilluminare il cielo lattiginoso sulla citt, scesi lascalinata e mi Smaterializzai al luogo convenuto.

*

Rodolphus Lestrange

Trevillick, Cornwall - sab. 15 gennaio 1972

Rodolphus...

Mi voltai. Bellatrix era dietro di me, era entrata grazie a uno deisuoi dannati sortilegi e ora era in piedi avvolta dal buio dellastanza, l'orlo della veste ancora sporco di sangue messo in risalto dalrosseggiare del riverbero del caminetto. Mi chiesi di quanti anni sisarebbe accorciata la vita dei suoi adorati zietti se i loro occhiavessero colto quel delizioso dettaglio. Si avvicin insilenzio, i suoi occhi, ossidiana nera, erano pozzi profondi dimalvagit e lussuria.

Sapevo che cosa voleva da me. Aveva gi provato a sedurmitra i ruderi: Bellatrix era fatta cos, amava festeggiare ilsangue con la passione ed io ero sempre stato lieto di festeggiare conlei. Risi al pensiero di quella pappamolla di Mirzam, del suo terroreper il sangue, non riuscivo proprio a capire che cosa diavolo citrovasse mia moglie in quel damerino inutile. Risi, una risata appenasommessa, all'inizio, poi sempre pi vera, seria, corposa.Non riuscivo a smettere di ridere, e intanto lei si avvicinava, sinuosae pericolosa come un felino.

La fissai ghignando, passai una mano sul mio volto, pronunciando unincantesimo che cancellasse il torpore dell'alcool. Non le staccai gliocchi di dosso, spavaldo, forse persino inquietante, volevo che capisseche non c'era pi alcuna soggezione in me, nei suoiconfronti.

Nonmi hai ancora davvero conosciuto mai...

Le leggevo una domanda nello sguardo, una domanda che non aveva ilcoraggio di farmi.

Bellatrix che manca dicoraggio... con me... che giornatasorprendente...

Si avvicin ancora, portandosi proprio davanti a me, silasci scivolare di dosso la tunica, perch fosseinequivocabile la sua intenzione, poi si chin, si sedettesu di me, appoggiandosi al mio petto, si strinse a me, a cercare il miocalore, a strusciarsi addosso come faceva a volte in piena notte,quando sinfilava nel mio letto, per svegliarmi, se volevaavermi...

Non la guardai, n la toccai, sospirai infastidito, le suemosse si fecero pi insistenti, nonostante la miaindifferenza non si diede per vinta, n miattacc con gli insulti, comera capitato a volte,al contrario le sue mani iniziarono a insistere sulla mia barba,costringendomi ad alzare il volto su di lei, io mimposi diguardare altrove, le sue dita scesero sul mio collo, seguite dallalingua, graffiarono le mie braccia, che tardavano ad abbracciarla;continu a fissarmi, languida; la guardai a mia volta,infine, minaccioso, e mi diede improvvisamente fastidio vedere le suelabbra stendersi in un ghignetto beffardo e provocatorio, i suoi occhiaccendersi di trionfo: credeva stessi giocando a fare il difficile,credeva di avermi in pugno, credeva di sapere ogni cosa.

Oh Bellatrix, neancheimmagini, cosa ti farei in questo momento...

Quando le sue unghie mi scivolarono lente sul torace a graffiarmi lapelle, lottai per mantenermi lucido e indifferente, controllare ilrespiro, vincere quella guerra di sguardi, non lasciare che la furiache mi possedeva prendesse il sopravvento. Io ero ragione, non unburattino nelle sue mani.

Alla fine, per, la sua mano s'immerse inesorabile al disotto della cintola, avviluppandomi con il suo calore: i suoi occhisempre fissi nei miei urlarono la sua vittoria, quando mistrapp un gemito, il mio cervello sembrava di colpo vuoto,i miei propositi erano un ammasso di fili attorcigliati, lavolont vinta e abbandonata, dimentica, da qualche parte. Ilmio corpo voleva tradirmi, rispondere alle focose lusinghe delle suemani, del suo corpo, delle sue labbra. Mi ritrovai all'improvvisostretto sotto di lei, nudo, dominato, catturato dentro di lei, un toponelle grinfie di una gatta, una gatta meravigliosa, sensuale,crudele, beffarda che si muoveva sopra di me, attorno a me, davanti ame, rendendomi impossibile qualsiasi pensiero... Compiaciuta del suopotere su di me. Delle mie mani costrette ad accarezzarla come volevalei, quando voleva lei, come ogni volta.

Non voglio, non quello che desidero, non quello che lei merita. Non da me.

La mano che le accarezzava docile la schiena sal alla basedel collo e strinse le sue chiome, prepotente, tirandole la testaindietro, staccandola dalla mia pelle, sentii un gemito, forse difastidio, forse solo di sorpresa, ma non mi fermai, anzi, continuai atirare, salii con le labbra su quel collo cos esposto eattaccai, la mia bocca non baciava pi, dilaniava, stringevala sua pelle tenera tra i denti fino a sentirla gemere, fino a sentirlarompersi sotto i miei denti, fino a imporporarmi con un sottile rivolodi sangue. Mi staccai e vidi i suoi occhi stupidi fissare le mielabbra, mentre lentamente mi leccavo via quel sangue. Mi sollevai,tirandomela dietro, senza alcun riguardo.

La stesi davanti a me, sul tavolino, volevo fissarla mentre il miocorpo smetteva di amarla per possederla. Volevo fissare il suoghignetto altezzoso, compiaciuto di avermi ridotto ancora una volta aun giocattolino ubbidiente, spegnersi poco per volta, mentre capiva chiera il vero giocattolo, chi era nulla nelle mani dell'altro, come ci sisente a essere solo carne, da usare e gettare. Era tutto il giorno chedesideravo veder cadere e bruciare le certezze di Bellatrix. Era quellala bramosia che mi rendeva folle, e ora... ora lei era sottodi me, in mio potere. Le bloccai i polsi con forza, strappandole ungemito di dolore, ma non era quello che bramavo, no, del suo dolore nonsapevo cosa farmene, era della sua incertezza, della sua confusione chemi sarei nutrito. Ammirai i suoi occhi persi nell'improvvisaconfusione, era a un passo dall'estasi, lo sapevo, quando avevointerrotto il suo solito gioco, mi sentivo forte e potente, a vederlacos, confusa, privata per la prima volta di ciche voleva e che non le avevo negato mai...

Guardami...s guardami... questo non per niente un gioco. Non per me.

Ghignai, osservandola sotto di me, piccola, fragile, confusa, incapacedi capire se fosse un gioco nuovo o se fossi impazzito. O, peggioancora, se fossi ubriaco. La tenevo bloccata sotto di me, impedendoledi muoversi, senza fare nulla, a parte fissare e ghignare mentre il suotorace si alzava e abbassava ritmico, veloce, segno della passioneinterrotta, certo, ma anche dell'incertezza che diventava paura...lasciai scivolare una mano sul suo corpo, dal ventre verso il collo,con inconsueta ruvidezza, senza alcuna intenzione di darle piacere,passai con il dito lungo le linee del mento e lo afferrai, poi scesi,lentamente, afferrando il collo... lo strinsi via via un po' dipi, fino a vedere il suo colorito cambiare e una lacrimastaccarsi dall'estremit dell'occhio. Non disse una parola.

Quanto orgoglioBellatrix Black... quanto orgoglio in questo tuosilenzio teso, mentre per la prima volta hai perso il controllo sututto il resto. E non sai cosa ti accadr.

Era simile cos simile allasensazione provata nella stanza di Mirzam, mentre la follia e il doloremi mostravano di tutto sul letto di quel bastardo... E lei... eracos concentrata sulla mia mano, sulla mia stretta forteattorno al suo collo, che quando la penetrai, ruvido e prepotente, nonemise nemmeno un sospiro. Stringevo e la possedevo, con vigore, comeavevo fatto infinite volte, con infinite donne, di cui nonmimportava nulla, semplice calda carne che doveva soddisfareuna voglia passeggera. La costringevo a tenere gli occhi fissi su dime, premendo un poco di pi ogni volta che il suo sguardotentava di scivolare altrove, occhi che non trasmettevanopi nulla, a parte quel senso di confusione e diapprensione. Ce n'erano state tante di donne come lei, donne alle qualiavevo imposto questo e altro ancora, della cui paura avevo riso, utilisolo a ottenere quegli spasmi che mi facevano liberare i lombi. Ed iovolevo vedere lei, Bellatrix Black, mia moglie, cos, unacome tante altre, volevo distruggere quel potere che aveva da troppotempo su di me. Volevo rendermi conto che era solo una come tante.

Allentai la presa e la sollevai, trascinandomela dietro come unfuscello, stringendola senza alcun riguardo contro la parete, tenendolaferma, di spalle, non volevo guardarla pi in faccia, volevoche quella storia finisse cos, che lei fosse per me uncorpo senza volto, che lei si sentisse usata come tutte le altre... Laschiacciai sotto il mio peso, cos piccola e fragilerispetto a me, le morsi la pelle tenera del collo, non per passione, maper marchiarla, fino a sentire di nuovo il sapore del suo purissimosangue, le tirai i capelli, rovesciandole la testa all'indietro,facendole male, impossessandomi della bocca per mozzarle il fiato. Efinalmente affondai in lei, di nuovo, senza alcuna dolcezza, senzaamore, con tutta la disperazione, la forza, la rabbia, il furore cheavevo dentro. Consapevole di farle solo male e desideroso di fargliene,era cos che volevo godere di lei... che da quel giorno inavanti avrei goduto di lei. Probabilmente non mi sarebbe capitatopi, in quel momento potevo contare sull'effetto sorpresa,doveva essere davvero sconvolta, se non si ribellava, cosdovevo approfittarne, volevo che si sentisse come mi ero sentito ioquel giorno, tutti quei giorni, da quando ceravamoconosciuti, usato, umiliato, deriso, volevo che si sentisse il merotrofeo che odiava essere, in pubblico, e solo carne da possedere nelsegreto della nostra stanza.

Ti sei sempre presagioco della mia debolezza per te, della miavenerazione... d'ora in poi rimpiangerai ci che haidisprezzato e infine perduto, non mi avrai pi, maipi, avrai solo quella miseria che ho sempre concesso atutti gli altri...

S, mi sarei preso ci che mi spettava perdiritto e l'avrei lasciata l, dopo aver finito, come si facon un piatto di avanzi: era questo che era, in fondo, lei mi avevasempre e solo concesso gli avanzi di un altro. Risoluto, spensi infineil cervello, e mi lasciai andare, senza curarmi in alcun modo di lei,tutto teso a soddisfarmi fisicamente: non avrei mai immaginato chequella situazione mi avrebbe esaltato cos tanto, sembravache soddisfare la mia voglia di vendicarmi, di farle cosmale da ridurla in lacrime, rendesse le sensazioni ancorapi potenti.

Lei Bellatrix Black, Rodolphus lelacrime almeno quelle non te leconceder mai.

Ghignai, soddisfatto, mi staccai da lei: un brivido sconosciuto misquass dalla testa ai piedi, un impeto pi fortedell'orgasmo, quando notai che il mio seme le scivolava lungo le cosce,rosso del suo sangue. Quando vidi le sue gambe tremare, trattenni astento una risata. Avrei dovuto lasciarla l, tremante,contro la parete, sola, mi sarei dovuto disinteressare di lei, mentremi rivestivo e tornavo a pensare ai fatti miei, come avevo sempre fattocon le donne di cui non m'importava nulla.

Bellatrix per si volt e i miei occhi videro isuoi. Ci si tuffarono dentro e si persero come non si erano mai persiprima, nemmeno in lei. La sua pelle divenne una calamita per le miedita... lo era dal primo giorno, certo, ma ora sapevo che lo sarebbestata fino all'ultimo, per quanto io mi maledissi e la maledissi. Perquanto io la odiassi e mi odiassi. Non provai rimorso, alcun rimorso,vero, come potevo provarlo? Ma mi ritrovai accanto a lei, asorreggerla, a toccarla, a sfiorare la sua pelle con le labbra come undono prezioso, a baciarle la testa, gli occhi, le labbra, a scivolarecol mio corpo sul suo corpo, fino a trovarmi in ginocchio davanti alei, a stringerle le gambe, con quelle braccia che per tutto il temposi erano ostinate a negarle un abbraccio. La faccia contro le sueginocchia, tremanti, le guance umide delle mie lacrime. E del mio semee del suo sangue.

Mi hai devastato, haipreso la mia mente, il mio cuore, il mio corpo eli hai ridotti in mille coriandoli.

Rodolphus...

Risi, non potevo fare altro. Non potevo certo dirle

Mi sono innamorato dite, Bellatrix, questo che mi successo... e ho appena scoperto che neppure ora che soche dovrei solo odiarti, riesco a strapparti via dalla mia anima...

Mi voltai, raccattai la sua toga che aveva gettato a terra per sedurmie gliela drappeggiai addosso, cercai di recuperare la calma e impedirlee impedire a me stesso di guardarmi dentro... c'era un baratro oscuro,dentro di me, e avevo appena sperimentato che...

La avvolsi e le strofinai le mani nelle mie, gli occhi bassi, insilenzio.

Perdonami troppoFirewhisky Ho perso il controllo...

Bellatrix rimase qualche istante in silenzio, poi sollev latesta, e mi guard beffarda, come sempre; le sue maniscivolarono di nuovo su di me... si sollev sulle punte,fino al mio orecchio... mi lecc il collo. E la sua manoscivol di nuovo su di me, in basso, ancora piin basso.

Sei il nuovo Lord Lestrange,dico bene? Ed hai ucciso tu tuo padre, non Alshain Sherton!

La fissai interrogativo, non sapevo come lavesse scoperto,ma rimasi in silenzio. Non capivo che cosa c'entrasse adesso. Forsevoleva giustificare le mie azioni tirando fuori quella storia.

Questo significa che tuttoquesto tuo... compresa la scrivania del tuo vecchio, disopra...

E allora?

Dobbiamo festeggiare, noncredi? Seguimi, Lord Lestrange... Seguimi e scopami ancora, da dio...

Scivol davanti a me, muovendosi felina come unagatta Notai con una punta di sorpresa edimprovviso divertimento che aveva arraffato almeno altretre bottiglie.

*continua*

NdA: Ciao a tutti,questo capitolo un chap bonus nato come regalo perSeveraBartyCrouch, ieri finalmente l'ho consegnato a mano alladestinataria, perci ora posso pubblicarlo. La vicendatutta incentrata su Rodolphus Lestrange ma ho inserito alcuni elementiche viaiuteranno ad avere un quadro pi esauriente di cosa avvenuto in Essex Street a casa Sherton. La parte finale un poco diversa dal solito, se dovesse creare problemiposter questo chap a parte come OS. Ringrazio quanti hannoletto, commentato, aggiunto alle liste ecc ecc... A presto.

Valeria

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