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MS.001 - MIRZAM - Legami di Sangue

That Love Is All There Is - Slytherin'S Blood [Marauders] — www.efpfanfic.net · All chapters

MS.001 - MIRZAM - Legami di Sangue

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Slytherin's Blood

Mirzam - MS. 001 - Legami di Sangue

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MirzamSherton localit sconosciuta - febbraio 1971

Cammino senza meta sulla spiaggia, a piedinudi Una rosa ormai sfiorita in mano

Che cosa diavolo volevo ottenere?

Il vento mi gela la pelleI vestiti abbandonati aterra. Non mimporta che lacqua li trascini via eli rovini Avanzo a occhi chiusi con solo una grande vogliadi urlare Una fatica incredibile a trattenermidallurlare Il tuo nome? Il mio dolore? Quelloche ho sempre provato per te? Le peggiori maledizioni che conosco? Nonlo so, ma voglio urlare... Fino a farmi esplodere i polmoni emorire Cos Solo morire

Ti ho visto oggi, dalla cima della collina, nascosto tra gli albericome un ladro Avevi il tuo bellabito da sposa eridevi nel parco, tra i fiori e gli invitati E nemmenolombra di un turbamento Nemmeno unripensamento Siamo solo polvere... Solo ricordi efoto bruciate... Solo pagine strappate

Deglutisco, sono talmente sbronzo che potrei svenire e annegarmiormai

Lui era accanto a te L, con i capelli mossi dalvento E ti ha preso per la vita, e tu lhaibaciato, e prima Unenormit di tempoprima... Di baci prima... Di carezze prima... Di risateprima Vi siete scambiati quegli anelli, testimoni di unamore miserabile rispetto a quello che avrei potuto dartiio

No No No...

Affondo nella sabbia, tenendomi la testa tra le mani. La disperazionemi spinge le lacrime sempre pi su Io nonposso, non devo piangere Uno come me non piangemai Uno come me.

Affondo le dita nella sabbia per trattenere i granelli che la marea mistrappa via... Uno dopo laltro Uno dopolaltro Come la vita e la mia idiozia mi hannoportato via te

Merlino! Vorrei essere cancellato dalla faccia della terraOra Mentre ti fa sua Cancellato come le parole che hotracciato sulla sabbia IdiotaInutile Patetico VigliaccoS, vigliacco

Tengo la bacchetta in mano, ora che non serve pi a niente.

Se fossi stato un uomo, avrei pronunciato un Avada Sareifinito in carcere, certo, ma lui non ti avrebbe avuto maiNon sono stato capace nemmeno di questo

Pronuncio ora parole Altre parole Per chiamarele onde che mi trascinino via E mi sento sbattere sugliscogli... E non voglio pensare pi a niente... Nal sangue che esce dalle mie braccia... N alle ferite chesi saneranno sempre troppo presto... Rispetto al dolore che portodentro... Se solo fosse possibile... Se solo riuscissi ad annullarmi inquesto turbinio Se solo bastasse chiudere gliocchi Nulla ha pi senso ormaiMentre le luci di Orione si alzano sullorizzonte... Andromeda

Mi riaggrappo allo scoglio

tutta colpa mia... Solo colpa mia

Stringo lacqua delirando, folle, illuso di trattenerete Voglio urlare... Voglio morire

Voglio... Te

Perch non te lho detto mai? Perchsono coraggioso su una scopa o mentre faccio a botte, ma sono unpatetico vigliacco di fronte a te? Perch non ho sputato sulmio onore? Perch non ho detto, non minteressaniente? Perch sono scappato davanti alle chiacchiere?Perch non ti ho posto almeno di fronte a una scelta?Perch ti ho fatto credere che le tue idee ti rendesseroindegna di me? Perch non ti ho detto, ti amo?Perch non te lho detto... Mai... Nemmeno quandoancora era tutto possibile...Nemmeno quando abbiamo ballato sotto laluna Mai... Nemmeno una parola su quello che provo perte Perch sono solo un vigliacco...

Sono rimasto in cima alla collina per ore... Impietrito da quello chestavo vedendo... Ogni bacio era una coltellata... Ed io l,fermo come un idiota

Come un perfetto idiota Con una stupida rosa inmano

Ti ho perduta per colpa mia Solo per colpa mia

Le lacrime si fondono nelle onde, tu sei perduta per semprePerch sono solo un viziato Perchnon so controllarmi Perch non sononessuno Perch sono solo un nome.

Un maledettissimo nome Che non mi bastato ameritare lunica cosa che desidero

Meda

Le luci della notte urlano il tuo nome, non potrpi alzare gli occhi al cielo senza sentirmimorire

***

MirzamSherton

Londra - 15 giugno 1958

Muoviti Mir siamoin spaventoso ritardo!

Ma mamma lapartita comincia tra pi di due ore!

Dobbiamo prima incontrare ilsignor Krampton a Diagon Alley, appena arrivato il suogufo per quella festa che sto organizzando perpap

Quella ad Amesbury, con tuttele luci nel grande parco?

S,tesoro te lho detto: sar unamagnifica estate

La mamma mi sorrideva, accarezzandomi icapelli: se quel giorno il Puddlemere avesse vinto la partita,comera naturale, il campionato sarebbe finito in pratica condue mesi danticipo, la squadra avrebbe conquistato lastagione e finalmente pap si sarebbe impegnato di meno, esarebbe stato tutto mio tutto mio almeno finoalla nascita di quellaltro. Guardai lapancia gi lievemente arrotondata della mamma e pur cercandodi reprimermi, non potei fare a meno di sentire montarmi dentro unasorda gelosia.

Hanno me che bisogno c diquestaltro?

Ioe la mamma ci amiamo, Mir e questamore si trasformato in un bambino, come gi successo quando sei nato tu tuttoqui lui c perch io e lamamma ci amiamo, non perch tu non ci basti lo stesso amore che ha creato te, questo,ancor pi del sangue, che vi rende fratelli luinon ti toglier nulla, io e la mamma ti adoriamo, losai!

Mio padre mi aveva scompigliato i capelli e mi aveva abbracciato, comefaceva sempre, ma per quanto apparisse rassicurante, non riuscivo aperdonargli quanto stava accadendo. Passavo tanti pomeriggi in cameramia a giocare col boccino e a riflettere su come sarebbe cambiata lamia vita: mio padre avrebbe smesso di insegnarmi a volare per occuparsidi lui? E la mamma? Lei era mia ero gi gelosodi pap quando la baciava, e ora dovevo dividerla anche conquellaltro

No,non giusto

Allora sei pronto?

Le sorrisi: mi afferr la mano appena annuii e stringendomia s, avvolgendomi nel suo buon profumo, ci smaterializzammoalla periferia di Londra. Era una tarda mattinata di metgiugno, assolata, laria per era stranamenteferma, quasi pronta a scatenarsi in una tempesta di calore: per lestrade, su cui si aprivano solo negozi dalle serrande abbassate, noncera nessuno. La mamma camminava tranquilla al mio fianco,parlandomi della festa che aveva in mente, mentre affrontavamo quelquartiere babbano: non era la prima volta che passavamo dil, e casa nostra sorgeva, visibile, in un quartiere inpieno centro. Al contrario della maggior parte dei purosangueSlytherins, infatti, mio padre non aveva problemi con i babbani, quantoa mia madre, per amor suo, aveva messo da parte le sue inizialiperplessit di strega purosangue e Serpeverde. Ora sidivertiva persino, soprattutto quando ci spostavamo in auto, opap portava a casa una nuova diavoleria babbana:quando comprava un nuovo disco, ballavano in salotto per ore strettistretti ed io sognavo di ballare un giorno con la mia principessa comefacevano loro. Cos, quando lui non cera, pregavola mamma che insegnasse anche a me, e lei acconsentiva emistruiva non solo sui balli dei maghi ma anche su quellidei babbani. E poi cerano i loro libri, che mio padre mileggeva a letto se ero ammalato o anche solo se non riuscivo adaddormentarmi: lo sentivo che restava al mio fianco, sempre,finch non era pi che sicuro che dormissi serenoe potesse ritornare da mia madre. Quando si era accorto che dalla mammaavevo preso un po di naturale diffidenza per i babbani, poi,mi aveva rassicurato a lungo che non avevo nulla da temere. Ed io gliavevo creduto e gli credevo ancora, cos mi lasciavo andarecon fiducia al nostro bizzarro modo di vivere e con il tempo avevoscoperto quanto amassi la loro musica e la loro poesia.

Anche quella mattina camminavo ridendo, al fianco della mamma: dovevamoarrivare fino allincrocio infondo alla strada, liniziava la Londra magica, celata da una barriera di mattoni che ciavrebbe immesso nella parte estrema di Diagon Alley. Era il modopi semplice e rapido di arrivareallappuntamento, senza passare davanti a FlorianFortebraccio e ai suoi meravigliosi gelati, che ci avrebbero assorbitoil poco tempo che avevamo a disposizione. Di colpo, nel desertosilenzioso della strada, da una via laterale sbucarono due ceffi, untipo basso e corpulento e uno pi alto, completamente calvoe dal muso da topo: ridevano sguaiatamente e iniziarono a dire ad altavoce parole che non capivo. Dopo un po mi fu chiaro che sirivolgevano alla mamma Lei mi serr la manonella sua e acceler il passo, senza dire niente. Laguardai: aveva il viso contratto in una strana smorfia e gli occhifissi davanti a noi. I due uomini continuarono a ridere della nostraapparente indifferenza ma invece di lasciarci andare, cambiaronodirezione e iniziarono a seguirci.

Muoviti Mir... e se ti dicoscappa tu corri siamo intesi?

Mamamma

Niente ma Deviraggiungere la barriera e cercare qualcuno cui chiedere aiuto nonappena ti dir di farlo

La osservai meglio, il suo sguardo celava unombra di paura,anche se cercava di mantenersi calma per me; annuii, pi diuna volta mio padre aveva detto che quando non cera lui, iodovevo fare tutto quello che diceva la mamma. Ma diceva anche diproteggerla, perch, se lui non cera, ero ioluomo di casa e lui affidava a me quanto aveva dipi prezioso. Le risate e le parole quasi urlate sembravanoavvicinarsi sempre di pi e il nostro passo pur acceleratoquasi a trasformarsi in una corsa, sembrava inutile, la barrierasembrava sempre pi lontana, e esposti in mezzo a una stradababbana, seppur deserta, la mamma non poteva prendermi esmaterializzarci.

Vieni qua bellarossa Non ti va di fare amicizia con noi?

Urlava il calvo, un sorriso sordido a rendere ancor pidisgustosa la sua faccia.

Vai Mir perlamor di Merlino vai!

Mia madre mi spinse avanti, quasi volesse lanciarmi di peso oltre labarriera di mattoni, poi si volt ad affrontarli, coprendola mia fuga: ormai quasi in salvo, mi guardai indietro e la vidi chetirava fuori dalla manica la bacchetta, ma laltro uomo,quello basso che finora era rimasto zitto, la colp alvolto, facendola cadere. Quando la vidi in ginocchio a terra, ferita,terrorizzata, che cercava di proteggersi la pancia con le mani, sentiiil sangue urlarmi dentro e non capii pi niente: tornaiindietro, contravvenendo agli ordini e alla logica, mentre leimimplorava di oltrepassare la barriera. Invece mi chinai,presi la bacchetta caduta dalle sue mani, avanzai verso i due ceffi cheridevano sempre di pi: lodio, un odio che nonavevo mai provato, vinceva la paura e mi rendeva forte.

State lontani da lei! Statelontani da lei!

Sibilavo, pregando in cuor mio la bacchetta perch,bench fossi piccolo e non fosse la mia, mi rispondesse epotessi fare qualcosa, qualsiasi cosa, per proteggere la mamma emio fratello. Luomo altoper mi prese allimprovviso alle spalle,sollevandomi, e mentre mia madre a terra urlava che mi lasciasseroandare, laltro tir fuori una cosa lucida dallagiacca, sentii un sibilo strano, e vidi un lampo che squarciavalaria e poi un dolore lancinante alla pancia e poi un altroe un altro ancora Non capivo perchFaceva tanto male e la luce si faceva sempre pi debole etutto diventava scuro. Anche se era appena passato mezzogiorno.

Sentii le mie dita allentare la presa, il rumore del legno dellabacchetta che cadeva a terra e che era schiacciata e spezzata dal piedepesante di uno dei due. Con lei caddero il mio coraggio e la mia forza.Era sempre pi freddo, mentre i miei vestitisinzuppavano di qualcosa di caldo e appiccicoso. Ormaicerano solo le loro risate. E la voce disperata della mammache urlava il mio nome, sembrava arrivarmi da un luogo semprepi lontano.

Poi non sentii pi niente.

***

MirzamSherton

Herrengton Hill, Highlands - 21 marzo 1960

Fin da piccolo, delle tante storie raccontate damio padre, quelle erano le mie preferite, dopo le avventure legate alQuidditch: quando mi parlava di Herrengton, restavo affascinato pergiorni immaginando il castello e la foresta e gli ippogrifi e gli altrianimali magici, un mondo ben diverso da quello che vivevo tutti igiorni a Essex Street o ad Amesbury, destate. E ora erofinalmente l. Guardavo fuori dalla finestra,loceano sotto di me sembrava una placida distesa dimercurio, intorno a me pietra millenaria e strani alambicchi, libripolverosi dalla copertina consumata, arazzi, quadri di antenati, unamiriade di ampolle e contenitori con nomi di strani ingredienti: lostudio del nonno. Finora ero stato a Herrengton solo per prendere lerune, ma ero troppo piccolo per ricordare. E quando eravamo stati male:sapevo che io e la mamma eravamo stati curati a lungo in Scozia, maanche di quello avevo poca memoria. Mio padre e ancor di pimia madre, anche se non ne parlavano chiaramente, e non ne capissi ilmotivo, non erano troppo felici di farmi stare con il nonno, per questolavevo incontrato solo poche volte: quando pensavo a lui,rivedevo solo una figura austera che non mi aveva baciato mai, cheattendeva sullarco di pietra della porta, con le maniserrate, che i Medimaghi finissero di visitarci e lo rassicurasserosulle condizioni mie e della mamma. Era un uomo anziano che aveva ins ancora molto della propria antica energia: era alto comemio padre, altrettanto magro, con una criniera di capelli lisci,candidi come neve, che gli arrivavano fino a met schiena,legati in una coda, lasciando cos scoperta la maestosa runache portava al collo. Sembrava che sulla sua pellequellinchiostro sacro risaltasse pi che sullamia o su quella di pap.

Fino a pochi minuti prima ero rimasto nella mia stanza, nella camerache aveva fatto preparare per me in una delle torri, con gli stendardidi Salazar davanti al mio baldacchino: io non vivevo in una casaSerpeverde, a Essex Street, l gli oggetti non avevano fregiserpenteschi. Quando avevo visto la mia stanza a Herrengton la primavolta, avevo iniziato a chiedermi perch mio padre volesseche vivessimo in mezzo a oggetti che non ricordavano il valore e lagrandezza della nostra famiglia, ma mio padre diceva soltanto

Quando sarai grande, parleremo e capirai.

Io non volevo capire, volevo solo vivere da Serpeverde e aspettavo conimpazienza che passasse un altro anno e mezzo per poter finalmenteentrare nella casa di Salazar, a Hogwarts. Mio padre sorrideva diquesto, anche se il suo non era pi il sorriso di un uomofelice. Dopo quel pomeriggio in cui i due babbani avevano attaccato mee la mamma, mio padre era stato strano per molto tempo, aveva smesso diparlare in termini entusiastici del mondo "non magico", era diventatotriste e spesso lavevo sentito chiedere a mia madre diperdonarlo. Lei allora gli diceva qualcosa piano allorecchioe lo abbracciava e lo baciava, come sempre, pur tuttavia mio padreaveva perso il sorriso che aveva sempre avuto. Bench fossisolo un bambino, avevo capito che anche mio padre aveva perso qualcosaquel giorno. Volevo essere proprio per questo un Serpeverde: non per latradizione di famiglia, ma perch come una Serpe odiavo ibabbani. E non era per il dolore che avevo provato quel giorno operch avevo rischiato di morire: li odiavoperch non riuscivo a dimenticare mia madre a terra, ferita,e perch pensavo che solo una piena vendetta avrebbe reso dinuovo il sorriso a mio padre.

Quando allimprovviso la porta della mia stanza si era apertae Doims mi aveva annunciato che mio nonno desideravaparlarmi, il pensiero era corso, rapido, a Londra, alla mamma impegnataa far nascere un altro bambino; era troppo presto...La miaagitazione aument: la paura per mia madre mi fece tremare estringere le mani tanto da segnarmi la pelle con le mie stesse unghie.Seguii timoroso in silenzio il vecchio elfo per corridoi oscuri e scalea chiocciola, sempre pi in basso, fino ai sotterranei diuna delle torri: Doims mi fece entrare in una stanza ampiailluminata da bifore che guardavano verso il mare, poi milasci da solo, in attesa che il nonno mi raggiungesse. Lamente turbinava e si perdeva in pensieri tristi e orribili. Poi sentiila porta aprirsi e richiudersi, sentii il suo mantello muoversinellaria. Alla fine mi voltai, impettito, come si convenivaa suo nipote, cercando di tenere ferma la voce, mentre mio nonno stavaritto davanti a me, presso il caminetto. A scrutarmi, quasi come se mistesse valutando.

Signore, successo qualcosa a miamadre?

Tua madre e il bambino stannobene, non sei qui per loro, ma per seguirmi eascoltarmi

Guardai quelluomo, era freddo come ghiaccio: dunque eranato.Eppure la sua espressione non cambi, la suavoce non si addolc.Non feci domande, sicuro chenon avrei avuto risposte.Lo seguii, mantenendomi due passiindietro come faceva sempre anche mio padre, lasciando che mi guidassein una parte del castello che non ricordavo di aver visitato mai.Pap diceva che il castello era pieno di tesori, di reliquiedel passato, ma che non era ancora nel pieno della sua magnificenza,perch molte cose ci erano state rubate nel corso dei secolie, lui, una volta lasciato il Quidditch, voleva impegnarsi a recuperaretutto: guardandomi attorno, mentre attraversavo quei corridoi daisoffitti altissimi, in cui la pietra si annodava su se stessa creandointrecci maestosi, mi chiedevo come dovesse essere Herrengton almassimo del suo splendore, perch gicos era meravigliosa. Laspetto del manierocambi di nuovo, il corridoio si fece pi ampio,pi luminoso, il soffitto non era pi di pietrama coperto con cassettoni dorati; ovunque, al contrario di casa nostraa Londra, cerano fregi serpenteschi e i colori della sacracasa di Serpeverde. Mio nonno svolt a destra, entrando inun ambiente celato allo sguardo da una ricca tenda di broccato verde,lo seguii e mi ritrovai in una gigantesca sala, apparentementepi antica del corridoio appena percorso: enorme, era fattadi pietra, con, in fondo, tre archi ogivali che costituivano un siparioed era sormontata da una volta a botte, affrescata con un cielostellato, cinque lampadari di cristallo scendevano dal soffitto,illuminando lambiente con la luce di cento candele. Notaiche le pareti erano ricoperte di arazzi e la voce commossa di mio padreemerse dai miei ricordi: mirrigidii sulla porta, avendocompreso dove mi trovassi in quel momento. Invitato a entrare, mossipochi titubanti passi allinterno, ero circondato da unmillennio di storia, tutti i nomi dei maghi purosangue eranol attorno a me, sapevo di esserci entrato solounaltra volta nella mia vita, quando mio padre mi avevapresentato ai suoi avi come futuro erede degli Sherton. Sentiiemozione, timore e orgoglio fondersi insieme in un unico fuoco nel miocuore.

Avvicinati eosserva Noi siamo gli Sherton: un singolo ramo. Come puoivedere, siamo soli, non abbiamo fratelli, n cugini, competesolo a noi portare avanti il destino della famiglia pipotente del Nord.

Alzai gli occhi, come un ammonimento sinistro osservai la linea chescorreva sopra il nome di mio zio e sua moglie: s, eravamorimasti soli, solo io e la mia famiglia.Era la maledizionedella nostra storia, un grande potere che faceva gola a troppi nellemani di un solo uomo, un singolo errore e tutto sarebbe finito inpolvere.

La prima regola sopravvivere

Compresi in quel momento limportanza di mio fratello, deimiei fratelli: se fosse capitato qualcosa a me... io ero niente, era lanostra famiglia ci che contava. Mentre riflettevo sul pesoche gravava su tutti noi, il nonno estrasse una boccetta dalla toga,poi materializz un pugnale: come vidi la lama, i miei occhisi riempirono di terrore, troppo vividi e troppo spaventosi, ancora,erano i miei ricordi.

Dammi la manosarai tu a donare sangue puro, stavolta.

Tesi la mano, sorpreso e titubante, me la sentii afferrare con pocagrazia, la lama fer il mio palmo, disegnando una rigasottile e profonda, il sangue rubino apparve poco dopo, il nonnolasci che si accumulasse nel palmo poi lo verscon cura allinterno della boccetta; infine pose di piatto lalama sulla ferita, cicatrizzandola magicamente. Osservai la sottilelinea: sembravano incise delle fitte e piccole rune, tutto lungo iltaglio. Intanto, con la mano sinistra, il nonno mescolava lo stranointruglio nella boccetta, recitando a bassa voce una litania ingaelico.

Ora scriver ilnome del bambino sullarazzo, con una lega fatta di puroargento di Herrengton e di puro sangue Sherton: lrester indelebile nei secoli. Un giorno sarai tu,lerede di Hifrig, a scrivere il nome dei nuovi Sherton.Ricordati sempre, per: dovrai meritare il tuo ruolo nellastoria con la tua vita!

Mi pose una mano sulla spalla avvicinando la bacchettaallarazzo e serrandomi a s, tanto forte chesentii il battito del suo cuore, rimasi sorpreso: credevo quasi che nonne avesse uno, al contrario di mio padre. Non avevo chiesto quale fosseil nome scelto e quando lo vidi tracciato, rimasi stupito,impressionato: possibile? Possibile fosse vero? Possibile che fossitestimone di un evento cos importante? Cerascritto Meissa Deidra Sherton. Avevo dunque una sorella, una sorellanata proprio nel giorno di Habarcat? Non era possibile, era un sognoforse: avevamo atteso quasi settecento anni. No, non era possibile. Miononno si volt, aveva una luce particolarmente eccitatanello sguardo, non lavevo mai visto cos.

Mirzam Alshain Sherton seiqui, di fronte ai nostri padri, ad annunciare con me il momentoglorioso, in cui ritorniamo padroni del nostro destino, in cui terminail nostro declino e la nostra solitudine. Hai annunciato ai nostri avicol tuo sangue la nascita di tua sorella nel giorno diHabarcat ti sei impegnato a proteggerla per tutta la vita,davanti a tutti, non dimenticarlo mai chi cede il propriosangue allarazzo, simpegna a rispettare i propridoveri di fronte a Salazar stesso

Guard la mia mano appena risanata, e guardme Era tutto vero, Herrengton aveva riconquistato la sualibert, la cosa pi preziosa, pidegli ori e degli argenti, pi di Habarcat stessa. Ed ioavevo appena promesso di proteggere mia sorella a costo della vita, pergarantire il futuro di noi tutti. Mio padre mi aveva raccontato moltecose della nostra famiglia: delle lotte che settecento anni prima ciavevano quasi distrutto, delle maledizioni poste su di noi per impedireche nascessero femmine e diventassimo troppo potenti grazie alla loroforza. E ora ero l, davanti allarazzo e ammiravoimmobile e silenzioso un miracolo che aspettavamo da tanto, troppo. Isecoli bui erano finiti ed io mi sentivo orgoglioso e grato versoquella bambina e avrei voluto essere gi a Londra, apartecipare della gioia della mia famiglia. Mi chiedevo che facciaavesse, se assomigliasse alla mamma, con i bei capelli rossi, o avessegli occhi chiari come i miei, o fosse pi simile a mianonna, considerata la pi bella strega del Nord.

Seguimi!

Il nonno scivol silenzioso verso i tre archi ogivali,sollev una delle tende e si ferm l,facendomi cenno di seguirlo, mi mossi piano, in religioso silenzio: unaspecie di terrore sacro mi prese allo stomaco, ero curioso ma ancheincredibilmente terrorizzato, al pensiero di stare al cospetto diHabarcat.

Sai gicos questa fiamma, il dono che Salazar Slytherinfece alla nostra famiglia per la nostra fedelt.Habarcat

Entrai nel sacello, sembrava che laria l dentrofosse pi densa, la fiamma riluceva della sua fredda luceblu-verde Il nonno pronunci delle parole ingaelico, vers quanto era rimasto nella boccetta e la fiammasi nutr del mio sangue: per pochi istanti il suo colorevir verso delle tonalit pinaturali, rossicce. Sorrise e sospir un sliberatorio. Mio padre aveva detto una volta che il nonno era un grandeveggente capace di fare domande alla fiamma e ottenere risposte: nongli chiesi conferma dei miei dubbi, ma capii dal suo sguardo che avevachiesto a Habarcat se Meissa fosse proprio la bambina dellasvolta.E aveva ottenuto la risposta che desiderava. Mentrelasciavamo la sala e ritornavamo in silenzio sui nostri passi,nonostante la felicit e leccitazione mi sentivoangustiato per da mille domande. Perch miononno aveva affidato Meissa a un bambino come me? Quasi mi avesse lettonella mente, al temine della nostra silenziosa cena, il nonno michiam a s, ritto in piedi, davanti al caminettosu cui campeggiava il ritratto che lo raffigurava con la nonna e i suoidue figli.

Ti stai chiedendoperch ho voluto il tuo sangue, non quello di tuopadre Mio figlio un grande mago, un ottimogiocatore di Quidditch e un bravuomo ma anche un debole dalle convinzioni deboli, Mirzam: non hamai capito e non ha mai accettato gli insegnamenti piimportanti per un mago Slytherin e purosangue con la suacuriosit, la sua indecisione, la sua insofferenza ha messoin pericolo te, tua madre, la nostra intera famiglia Ionon posso permettere che si ripeta, no, non mi posso fidare, nonpi, non ora Ormai sei grande, tra poco andrai ascuola Ho voluto il tuo sangue, perchcos ti prenderai limpegno di occuparti dei tuoifratelli, di farli crescere come dei bravi Slytherins, a costo dellavita: voi tre siete il futuro della nostra famiglia ed io sono troppovecchio e stanco ormai. Giurami che non sarai mai debole einsicuro non importa quanto sarai abile come mago operfetto come uomo, ci che conta che tu nondubiti mai di quanto sacro e superiore il sangue chescorre nelle tue vene. Solo cos sarai un vero Sherton. Oravai e ricordati, non devi parlare mai di quanto ti ho detto questasera, con nessuno!

Mi conged cos, senza che potessi replicare,senza che potessi chiedere dei chiarimenti, lasciandomi nellapi totale confusione. Passai tutta la notte a guardarmi laferita alla mano, chiedendomi quale fosse la via per diventare unoSherton migliore di mio padre, ammesso fosse possibile. Nella testarisuonavano le parole di mio nonno:

"... Tuo padre anche un debole dalle convinzioni deboli..." No, non vero, non vero! Mio padre il mio eroe e mio nonno solo un bugiardo!

Strinsi le lenzuola, arrabbiato e tremante.

"... Non ha capito e non ha accettato mai gli insegnamentipi importanti "

Che cosa significava? Quali insegnamenti non accettava? Era vero, amavale cose babbane, usava le cose babbaneEallora? Forse non odiava i babbani, per lo meno prima non liodiava... ma ora avevo qualche dubbio.

" Con la sua curiosit, la sua indecisione, lasua insofferenza, ha messo in pericolo te, tua madre"

Davvero mio nonno credeva questo? Ed era questa la verit?Era per questo che mio padre chiedeva perdono alla mamma? Ed io checosa potevo fare? A chi potevo chiedere aiuto?

***

MirzamSherton

Castello di Hogwarts, Highlands - 1 settembre 1961

MirzamSherton

Era alla fine arrivato il momento della verit, al terminedi una lunga giornata, che mi aveva visto per la prima volta lontanodalla mia famiglia. Per tutto il viaggio in treno ero stato teso enervoso, diviso in due: entusiasta allidea delle milleavventure che mi attendevano nel magico castello di Hogwarts, eppuretriste per non aver potuto salutare la mamma al binario e averla dovutalasciare a casa con i miei fratelli. Inoltre ero un popreoccupato per il mio smistamento: dopo quello che mi aveva detto ilnonno, ormai quasi due anni prima, ero sempre pieno di dubbi e michiedevo sempre se quello che facevo e pensavo fossero pensieri eazioni giusti per un vero Sherton. Mio padre mi aveva accompagnato aKings Cross e si era occupato personalmente dei miei bagaglie di trovarmi un posto, forse per avere pi tempo da passareinsieme, o perch, quando si trattava di uno dei suoi figli,non delegava mai agli altri nemmeno uno stupido dettaglio. Alla fine miaveva lasciato salire scompigliandomi i capelli e baciandomi davanti atutti, comportandosi in modo molto diverso dagli altri altezzosigenitori Slytherins: da quando avevo parlato col nonno, vedevo semprepi facilmente quanto fosse, e quanto fossimo, diversi dallealtre famiglie Serpeverdi, per non riuscivo a sentirmiinferiore agli altri, n a vergognarmi, soloperch mio padre dimostrava davanti a tutti il bene che mivoleva. Un po ero preoccupato di sentirmi dire che erodebole, per ero felice dellaffetto di mio padre,e per questo non avevo avuto scrupoli ad abbracciarlo, a mia volta, emolto di malavoglia ero salito. E subito ero corso al finestrino apertoper salutarlo, felice. A quel punto lui mi aveva dato il suo ultimodono prima della partenza.

Questo perte se dovessi avere problemi ad addormentarti...

Mi aveva messo in mano il libro che mi leggeva sempre, un libropiccino, ma piccolo solo quando stava in tasca, quando era aperto peressere letto, invece, le pagine sembravano non finire mai:laveva creato lui, mettendoci dentro tutte le storiepi belle che amavo, e scrivendone persino alcune di suopugno. E laveva creato apposta per me.

Solo per me.

Gli sorrisi e rimasi sporto dal finestrino finch il trenonon aveva curvato strappandomi alla sua vista: avevo urlato orgogliosoil suo nome e lui mi aveva risposto con un ampio sorriso, quello chedopo la nascita di Meissa era finalmente tornato a stamparsi spessosulla sua faccia. Questa volta, per, quel sorriso era dinuovo tutto per me...

Solo per me.

Ero andato a sedermi accanto al finestrino e avevo lanciatounocchiata poco entusiasta ai miei compagni di viaggio,cupo Ci misi poco a farmi unidea di loro.Cerano due timide bimbette che non sembravano nemmeno avereundici anni, soprattutto di fronte a me che ero ben pi altodella mia et: frignarono per tutto il viaggioperch mancava loro la madre. Una era una ragazzina unpo rotondetta dai capelli fulvi, Molly Prewett,laltra, Martha McDougal, la pi lamentosa delledue, era simile a un pulcino, con gli occhi acquosi e celesti, ilmusetto smunto e dei sottilissimi capelli biondi legati in due treccinecadenti Di sicuro, bench purosangue, piattolecome quelle potevano finire solo a Tassorosso, quindi non rivolsi loropi nemmeno uno sguardo, ben intenzionato a non dar lorospago: non stava bene avere a che fare con lagne come quelle. Altri dueli conoscevo gi: Jarvis Warrington, era il figlio di uncompagno di squadra di pap, era un ragazzo dai capellicorvini e con gli occhi azzurri, abbastanza alto e un pocorpulento, dalla risata schietta e laria sempre gioviale, aparte quando, nelle occasioni in cui ceravamo incontrati,lavevo battuto a scacchi senza piet. Aguardarlo, con quellaria da bravo ragazzo studioso, nonavevo dubbi che sarebbe diventato un Corvonero, quindi mi sorpresi nonpoco, quella sera, quando finimmo a dividere la stessa stanza neidormitorii di Serpeverde. Dallaltra parte delloscompartimento, a ridosso della porta, silenziosa, cera unaragazzina bruna dallo sguardo luminoso e chiaro almeno quanto il mio:sorrideva appena di tutto quello che accadeva l dentro enon mi staccava mai gli occhi di dosso. Lavevo vista qualchevolta alle feste di zia Rebecca a Doire: si chiamava Sile ed era lafiglia di Donovan Kelly, uno dei pi cari amici irlandesi dimio padre. Poi, quando gi il treno era in viaggio,- se solo lavesse immaginato, di certo, mio padreavrebbe cercato un altro posto per me-, si era aggiunto un assurdo tipodai capelli rossi sparati per aria, Arthur Weasley, futuro Grifondorocome tutta la sua sudicia razza di rinnegati. Non rimase fermo un soloistante per tutto il viaggio, entusiasta per qualsiasi cosa di animatoe inanimato passasse davanti ai suoi occhi, parl dicontinuo, nella vana speranza di far smettere lelamentiadi alle altre due e provocandomi, con lasua chiacchiera infinita, un feroce mal di testa. Nemmeno Meissa, notaurlatrice, appena nata, provocava con i suoi pianti dei mal di testapeggiori Dopo aver salutato tutti senza troppo trasporto,minteressai solo del paesaggio che scorreva oltre ilfinestrino, intercettando spesso sul vetro gli occhi di Sile: facevofinta di nulla ma spesso la cercavo, poi imbarazzato, lasciavo che losguardo scorresse su colline e fiumi e valli, mentre il sole lentamentespariva tra le nuvole ed era sostituito dalla pioggia e i profili delpaesaggio perdevano la propria morbidezza per diventare pimaestosi

Al passaggio della signora delle caramelle, da bravo Sherton, offrii aimiei compagni alcuni dolciumi, mi esibii in qualche parola di rito ecercai di mantenermi civile e cavalleresco: sotto gli occhi divertitidi Warrington, per, feci in modo di non tendere la mano aWeasley, che ci rimase un po male. In realt, nonavevo intenzione di metterlo in imbarazzo, solo che avevo allestitotutta quella sceneggiata solo per dare di nuovo la mano a Sile, e nonmi andava di dover pagare pegno dandola pure a quellol.Alla fine, ritornai a perdermi nei mieipensieri, osservando la pioggia che sferzava i vetri del finestrino: michiedevo con chi avrei legato, che tipo di Serpeverde ci fosse inquella scuola, se sarei riuscito a fare amicizia con loro. E se iostesso sarei finito l, nonostante mio padre ed io fossimocos diversi dagli altri

La maggior parte degli amici di mio padre non aveva figli della miaet, lui si era sposato troppo giovane e aveva avuto me anemmeno ventanni: avevano tutti figli piccolissimi, comeOrion Black che aveva due figli dellet diMeissa. Solo suo cognato Cygnus, tra i nostri conoscenti piintimi, aveva figlie grandi quasi quanto me: a pensarci bene, non misarebbe dispiaciuto fare quel viaggio con loro, ma Bella non sarebbevenuta a Hogwarts prima di un altro anno e Andromeda, addirittura, nonprima di tre. La sera prima ero stato a casa di Orion, a GrimmauldPlace, e cera anche la famiglia di Cygnus: le figlie eranogi incredibilmente belle e, in particolare, Bellatrixgi da un po faceva di tutto perch lanotassi e sembrava arrabbiarsi quando fingevo di non vederlanemmeno Lei in realt mi piaceva, non era unaragazzina stupida e lagnosa, anzi era in gamba, curiosa, pienadinventiva, e mi batteva sempre a scacchi; i suoi occhierano sempre attenti, ero convinto che notasse anche i pipiccoli dettagliE poi lei ci tenevasempre tanto a ricordare che i Black sono detti ToujoursPur e a me piacevano tanto le persone orgogliose di sestesse, come lei S, Bellatrix Black era propriouna ragazzina interessante e non vedevo lora che entrasseanche lei a Hogwarts: le avrei insegnato tutto quello che sapevo, e leisarebbe stata contenta, ancora di pi, della mia amicizia.

Infine eravamo arrivati, sotto un cielo di nuovo stellato avevamoaffrontato il Lago Oscuro su delle piccole barchette, gli occhisognanti e tanta emozione nel cuore: io stringevo forte il ciondolo chemia madre si era tolta dal collo per darlo a me.

Ti sar sempre vicina, portami sul tuocuore

E ora linsegnante mi aveva chiamato. Mi staccai dallacolonna delle ultime matricole non ancora smistate e con passo unpo incerto mi avvicinai, mi sedetti emozionato sullosgabello e aspettai che il cappello di Godric mi fosse posto sullatesta. Fece appena in tempo a sfiorarmi i capelli chepronunci a voce alta, senza alcuna esitazione:

Serpeverde!

Sorrisi orgoglioso, emettendo un sospiro di sollievo, mentre decine dicalorosi applausi fecero tremare il tavolo delle Serpi, levandosi dallefila dei miei futuri amici e compagni. Mi alzai, spavaldo, e raggiunsii miei compagni di Casa. Un ragazzo bruno, probabilmente del terzo odel quarto anno, dagli occhi azzurri come ossidiana blu, si strinsecontro il suo vicino, creando un vuoto, allung improvvisola mano verso di me, mi prese per la giacca e mi attir alsuo fianco: mi ritrovai seduto vicino a lui, senza capire cosa stavaaccadendo. Senza esitazione, allung la mano perpresentarsi.

Benvenuto a Serpeverde,Mirzam Sherton Io mi chiamo Rodolphus... RodolphusLestrange

Ero gi pronto a ricambiare la stretta, ma quando sentii ilcognome, rimasi un attimo interdetto e indeciso su quello che dovevofare: dovevo prendere quella mano dimostrandomi gentile e bendispostoo, come diceva mio padre, era bene evitare certe famiglie? Il suo voltosicuro e beffardo si stava aprendo un sorriso canzonatorio, eroconvinto che avesse fatto tutto questo solo per dimostrare ai suoiamici che avevo paura di lui, che tutti gli Sherton si comportassero daconigli, di fronte a dei Lestrange. Si preparava gi aderidermi e a darmi della mammoletta, ma io non esitai oltre, strinsila sua mano con fare energico lasciandolo stupito, e gli raccontai diquanto fossi contento di essere finalmente nella casa dei miei avi e diaver fatto un viaggio davvero pessimo, con delle piattole frignanti cheavevano sempre invocato la mamma: le indicai sedute ai tavoli deiGrifoni e dei Tassi, provocando ululati di derisione tra i mieicompagni. Feci poi un cenno del capo allindirizzo diWeasley, appena smistato, dicendo di aver dovuto dividere loscompartimento anche con tipi poco raccomandabili, gentaglia al pari disanguesporco, feccia immonda che non meritava di essere nemmenonominata, e Warrington, che era stato smistato poco prima tra le Serpie si era aggiunto al nostro tavolo in quel momento, non fece altro checonfermare e darmi manforte.

Povere piccole Serpi, maquesti sono racconti dell'orrore... Ora non dovete pipreoccuparvi, qui non rischierete pi quel genere di bruttiincontri Ora ci pensiamo noi aproteggervi

Rodolphus si guard intorno, intercett ilsorriso poco rassicurante del Caposcuola Pucey e brind allenuove Serpi, infischiandosene delle parole del vecchio preside, cuinessuno di noi prest la bench minimaattenzione Io per lasciai stare presto anchelui e feci scorrere lo sguardo lungo la tavolata: alla mia destra, difronte a me, alcuni posti pi in gi, Sile Kellycontinuava a non staccarmi gli occhi da dosso.

***

MirzamSherton

Herrengton Hill, Highlands - 20 luglio 1962

Era una fredda mattina di met luglio, la pioggia scorrevasu tutti noi, cinque figure vestite di nero, vestiti e capelliattaccati al corpo, fradici... Il gufo di mio padre era arrivato inpiena notte, comunicandoci la notizia: lui era in Scozia gida una settimana, la mamma aveva appena avuto il tempo di avvertireOrion e lasciare i miei fratelli a Grimmauld Place. Non erano previstecerimonie pubbliche, bastava la famiglia, un Custode dei Riti del Norde un testimone. Il vecchio sacerdote pronunci le parolemillenarie poi mio padre si chin a baciare la bara che furapidamente calata a terra, sotto un imponente albero di quercia, incima alla collina, accanto alla tomba di sua madre, Ryanna Meyer e disuo fratello, Ronald Sherton. Mia madre stava tre passi dietro di noi,accanto a Orion.Non riuscivo a piangere, la mente era unturbinio di pensieri ma non cera tristezza, noncera dolore, non capivo che cosa provassi

La storia di mio nonno, Donavan Elija Sherton, finiva cos,incomprensibile alla mia mente: sapevo che era stato un uomo che avevatanto amato nella sua vita, era stato un padre simile al mio, seppurpi rigido e introverso, poi la morte della nonna avevacongelato il suo cuore, era diventato freddo e distaccato, aveva persomio padre per la sua testardaggine e intolleranza, lavevarecuperato quando ero nato io, ma il loro rapporto non erapi stato semplice. Le cose erano peggiorate ancora quandoera morto anche mio zio, e il nonno si era chiuso nel suo silenziocarico di paura e risentimento. Mio padre si volt verso dime e mi circond le spalle col suo braccio forte, non miguard in viso come faceva sempre, lo sguardo persoallinfinito, su quel mare il cui colore assomigliava tanto aquello dei suoi occhi Non lavevo mai vistocos sconvolto Non lavevo mai vistopiangere Mi chiedevo cosa ci fosse nel suo cuore in quelmomento, perch ero convinto che amasse suo padre, ma chetra loro ci fossero troppe cose non dette: forse si sentiva in colpa,forse si sentiva perduto, forse aveva dei rimpianti. Io persapevo che il nonno non lo stimava appieno, che per lui era diventatosolo un mezzo per raggiungere un fine: il bene della famiglia. Miononno non lo vedeva pi come un figlio, solo come unfiglio Forse era questo che lo faceva soffrire:anchio avrei sofferto, se mio padre non mi avesse amatopi

Mi strinsi ancor di pi nel suo abbraccio, non per ilfreddo, ma perch mi proteggesse. Tra noi non doveva esserecos셠Io e lui non dovevamofinire cos Non dovevano esserci quei silenzi,quelle incomprensioni Era questo che gli dicevano i mieiocchi, era questa la preghiera timida e silenziosa che gli rivolgevo,quando alla fine mi fiss negli occhi. Lui cap,perch mi strinse ancora pi forte as.

Ti voglio beneMirzam

Avrei voluto che, pur nel dolore, quellattimo rimanessefissato per sempre. Che per tutta la vita mio padre fosse rimasto persempre accanto a me. A farmi forza, come in quel momento.

***

MirzamSherton

Londra - 1 settembre 1962

Mi raccomando, Mirzam,questanno cerca di dar retta ai professori e pensa anche astudiare, non solo a svolazzare sulla scopa!

Mi voltai verso mio padre rivolgendogli unocchiata carica dipromesse, poi di corsa raggiunsi Rodolphus, sotto gli occhi perplessidi mia madre: avevo convinto i miei a invitarlo a casa nostra perNatale, lanno prima e pur rimasto leggermente meravigliato,mio padre, non aveva fatto una piega. Come sempre, per la miafelicit, non si opponeva e cercava di superare i propripregiudizi. La mamma mi aveva per fatto promettere di staresempre allerta e di scrivere subito a lei o apap, se qualcosa non mi avesse convinto. Io,per, non credevo che Rodolphus potesse essere pericoloso,loro non lo conoscevano: era una forza, giocava a Quidditch, nel ruolodi portiere, e in tutta Hogwarts non cera nessuno cheparasse i tiri bene come lui, tanto che era anche merito suo selanno precedente le Serpi avevano vinto il campionato! Nonvedevo lora che ci fossero i provini, magari da cacciatore,visto che ancora per un paio di anni il ruolo di cercatore sarebbestato pi che dignitosamente ricoperto da Teddy Lammark,solo per giocare con lui. Poi beh Rodolphus era davverosimpatico, con lui cerano sempre belle avventure daorganizzare, sempre nuovi scherzi da fare ai Grifoni... E lui era anchebravo a non farsi mai scoprire e mi aveva promesso che avrebbeinsegnato anche a me come fare... E i suoi raccontiMerlino... certe sere dinverno, attorno al caminetto, i suoiracconti avevano fatto restare tutte noi Serpi col fiato sospeso. Eraun trascinatore, organizzava delle bellissime feste e non era unpresuntuoso, lasciava che anche noi pi piccolipartecipassimo e verso di me, in particolare, aveva sempre unatteggiamento aperto e amichevole: era il mio eroe, mi aveva persinofatto allenare a Quidditch di nascosto, lanno prima, e miaveva promesso che appena fosse stato possibile, avrebbe messo unabuona parola col capitano perch il ruolo di cercatorefinisse a me.

Hai passato bene le vacanze,Rod?

Ero corso fin da lui, ma sembrava che la sua attenzione e quella deisuoi amici nei miei confronti fossero piuttosto carenti, seguii il suosguardo e intercettai le figure altezzose dei coniugi Black e delleloro figlie, venuti a Kings Cross per accompagnare Bellatrixal suo primo viaggio. Lei doveva essere l da qualche parte,ma non lavevo ancora vista, a dire il vero non la vedevo daquando ceravamo trasferiti a Herrengton, in fretta e infuria, alla morte del nonno.

Tu li conosci, vero,Sherton?

Annuii, e iniziai a raccontare, sperando di riguadagnare la loroattenzione mostrando di sapere molto sui Black.

Li frequento regolarmente daquando sono nato, il mio padrino Orion Black

Davvero? Non losapevo Ma hanno solo figlie femmine?

Cygnus Black ha tre figlie,Orion Black invece ha due maschi

Ah per fortuna, sarebbe statauna vera disgrazia se si fossero estinti pureloro

Adrian Bradford, del quinto anno, minterruppe, spostando dinuovo il discorso su argomenti davvero poco leggeri di cui non capivoniente e che mi misero addosso tanta tristezza: la famiglia di AliciaCoulbourne si era definitivamente estinta quellestate,quando suo padre, unico erede maschio dei Coulbourne, era morto in unincidente causato da dei babbani, lasciando una moglie e tre figliepiccole e nessun erede maschio

Stiamo sparendo dalla facciadella terra, questa la veritQuegli stramaledetti babbani Siamo costretti a vivere nelledifficolt e nella clandestinit per colpa diesseri inferiori e a scuola, invece di insegnarci adifenderci e a riprendere il nostro posto, permettono a tutti dientrare! Hogwarts sta diventando un covo di sanguesporco e dimezzosangue E con questo ministero, poi, che non ciprotegge in alcun modo. Se non cambierqualcosa, presto i purosangue non ci saranno pici sar solo feccia, dannata feccia

Rodolphus annuiva, mentre i suoi amici continuavano argomentando conaltri esempi sempre pi spaventosi. A me mancavalaria Allimprovviso percepii dietrola figura di Druella Black qualcosa di corvino e la mia attenzione siridest, salutai Rod e gli altri con una scusa e tornai daimiei: mia madre si stava complimentando con i Black ancora una voltaper la straordinaria bellezza di Narcissa, rendendoli particolarmenteorgogliosi Forse ero ancora in tempo per fare il viaggiocon Bella! Mi avvicinai, tesi la mano, sfiorai la manica di quelbellabito verde che intravvedevo e pronto a intercettare gliocchi attenti di Bellatrix sfoggiai il mio migliore sorriso,salutandola tutto gentile.

Buongiorno, BellatrixBlack!

Quando la ragazzina si volt, per, rimasi abocca aperta: Andromeda era diventata graziosa almeno quanto suasorella, lunica cosa che le distingueva era la lucedolcissima che illuminava il suo sguardo, ben diverso dalla lucemaliziosa che illuminava costantemente la figura di Bellatrix.

Sono Meda, non sonoBella Ciao Mirzam Sherton

Sembrava leggermente delusa che non lavessi riconosciuta, iodiventai rosso, vergognandomi per la mia gaffe, daltra partelavevo vista da lontano e lei fino allultimo eranascosta dietro la figura di sua madre.

Sei di nuovo qui? Haigi finito di giocare con i tuoi amici?

Mia madre mi sorrise mentre continuavo a restare senza parole, poi vidiBella che scendeva dal treno, un bellabito rosso cherisaltava il suo incarnato e un fiocco che le fermava i capelli in unaricca treccia corvina.

Iopensavo se Bella non ha gi trovato un postomigliore sul treno io beh potremmo fare ilviaggio insieme cos potrei raccontarlequalcosaltro di Hogwarts

Cercai di usare la galanteria convenzionale del caso, per dissimulareche desideravo davvero passare tutto quel lungo, altrimenti noioso,tempo con lei.

Che ragazzino gentile epremuroso sarebbe davvero unottima soluzione sei nostri ragazzi facessero questo viaggio insieme, voi che nedite?

Druella tutta esaltata guardava, speranzosa, mio padre e mia madre, chenon avevano nulla da obiettare, Cygnus prese con mala grazia per lacollottola il suo elfo e gli impose di sbrigarsi a spostare i bagaglidi sua figlia nello scompartimento in cui si trovavano imiei Io ero completamente rosso ed emozionato: avreipassato tutto quel tempo, per la prima volta lontano dai miei, con laragazzina che mi toglieva il sonno ormai da un paio di anni. Laguardai: era meravigliosa, con gli occhi rilucenti di un deliziosocompiacimento.E non era l'unica a essere compiaciuta in quelmomento

*continua*

NdA: Ringrazio quanti hanno letto, aggiunto a preferiti/seguiti,recensito ecc ecc. Valeria Scheda

Immagine: almomento non riesco a ritrovare la fonte di questa immagine.

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