IV.002 - CHAINS - Vigilia di Natale (2)
IV.002 - CHAINS - Vigilia di Natale (2)
ThatLove is All There is
Terre_del_Nord
Slytherin's Blood
Chains - IV.002 - Vigilia di Natale (2)

Mirzam Sherton
Mallaig, Highlands - ven. 24 dicembre 1971
Lammirai, attraverso i veli delbaldacchino, il corpo flessuoso che si stagliava scuro contro laluminosit leggera del nuovo giorno, mentre si muoveva nellastanza alla ricerca della sua intrigante camicia da notte, volatachiss dove.Sorrisi, la testa sprofondata tra icuscini, esausto, vedendola tornare da me: si sedette sul letto, sichin a sussurrarmi una facezia all'orecchio, divertita, poifinalmente si sdrai di nuovo al mio fianco,scivol pi vicina, appoggiando le mani calde sulmio petto, scorrendo, sensuale come un gatto, con il naso sul mio, finoa stamparmi un bacio languido alla base del collo, sotto laRuna.Rabbrividii di piacere e grugnii unaltramaliziosa minaccia, per poi avvilupparmi di nuovo a lei: non accettavoche si allontanasse da me, non pi, nemmeno per un miserosecondo.Doveva esserle chiaro ormai, perch lasentii rilassarsi, docile, stretta a me ed io sorrisi, il mio viso chetornava a nascondersi nell'incavo profumato del suo collo, godendo delsuo tepore morbido, ora in parte filtrato dalla seta che, pudica, avevainsistito per rimettersi subito addosso.
Tanto tra poco, ricomincio aspogliarti e...
Maniaco!
Scoppi a ridere, tentando di divincolarsi, inrealt senza molta convinzione, mentre io la serravo a meancora di pi, senza darle scampo, ricominciando a baciarlelento e inesorabile l'orecchio; le mie labbra scivolarono via via pocopi gi, sulla Runa del collo, stuzzicando lapelle delicata, strappandole dei gemiti sommessi, finch,ghignando, mi staccai lentamente da lei, suscitando le sue deluseproteste.La baciai teneramente e riprendemmo fiatocos, abbracciati, godendomi a lungo il suo calore e il suoprofumo, disinteressato al chiarore che percepivo di l deitendaggi: non m'interessava sapere che ora o che giorno fossero, tuttoera diventato insignificante e superfluo di fronte allunicacosa importante, la possibilit di guardarla, di viverla, diamarla. Liberamente.Completamente. Quando sentii lanecessit di sgranchirmi, distesi appena le gambe,cos trasformai, di nuovo, un gesto innocente come quello,nell'ennesima, fortuita, scusa per accarezzare la pelle nuda e setosadelle sue cosce; la strinsi ancora di pi a me, con unbraccio, mentre le labbra riprendevano a torturarlelorecchio, e la mano libera ritornava a scendere lungo ilsuo fianco, per poi risalire lenta, sotto la succinta camicia da notte,soffermandosi maliziosa sul suo ombelico. Vibrai soddisfatto quandopercepii i suoi leggeri fremiti e continuai, attardandomi a lungo, perfarle bramare ancora di pi gli altri brividi, quellipi profondi, che l'avrebbero percorsa di l apoco, quando mi sarei deciso a scivolare con le dita, piano, semprepi in basso.Sorrisi tra i suoi capelli al suobrontolio impaziente: l'iniziale titubanza, con cui avevamo ripreso aconoscerci dopo la lunga separazione, stava lentamente lasciando ilposto alla versione pi matura della nostra vecchiacomplicit, via via pi consapevoli che era tuttovero, che eravamo insieme, finalmente liberi di viverci appieno, a modonostro.L'ebbrezza di essere finalmente adulti e sposati siscontrava ancora con qualche indecisione e imbarazzo, certo, e lapassione tra noi, di solito, nasceva pi facilmente daapprocci giocosi, simili a quelli con cui ceravamo scambiatibaci e caste carezze ai tempi di Hogwarts, che da audaci tattiche diseduzione, poco adatte ad amanti ancora inesperti e un poimbranati come noi.Eravamo sereni, per, eriuscivamo a ridere di noi e dei nostri attacchi dimprovvisatimidezza.Mi sentivo felice, anzi, ero veramente felice.Felice perch condividevamo la voglia di recuperare concalma tutte le tappe del nostro percorso, interrotto troppobruscamente; felice perch avevamo ancoraquell'ingenuit e quella semplicit che eranosempre state il nostro modo di essere; felice perch,nonostante tutto il dolore, riuscivamo a capirci proprio come allora,anche attraverso semplici sguardi.Ritrovarci cossimili a quelli che eravamo stati, rendeva pi facilesuperare e annullare tutto quello che di sbagliato c'era stato tra noi,quasi fosse stato solo un brutto sogno da cui c'eravamo infinerisvegliati: istante dopo istante, ci legavamo sempre dipi, diventando davvero un'entit sola. A volte,riuscivo persino a convincermi che il Male non potesse farci niente,che non mi avesse contaminato: se ero in grado di guardare Sile con lastessa innocenza con cui l'avevo ammirata anni prima, il mio animo nonpoteva essersi definitivamente corrotto, non ero ancora perdutonell'Oscurit, poteva esserci veramente, anche per me, unasperanza di salvezza, nonostante tutti gli errori.
Gi ipnotizzato dai suoi sospiri e dai suoi brividiirregolari, dal contatto con la sua pelle calda sotto i mieipolpastrelli e dal sapore di vaniglia del suo collo sulle mie labbra,mi lasciai travolgere completamente dai leggeri baci che la miaadorabile Strega improvvisamente aveva iniziato a tracciare languidasul mio petto, in cerchi delicati, ricalcando lieve il profilo dellaRuna. Quando le sue labbra risalirono e si schiusero sul mio collo,mordicchiando e baciando, annullarono del tutto le mie giscarse capacit di controllo: non cercai nemmeno diresisterle, sapevo che era una causa persa, pudore ed eccitazione sifusero nel mio sangue mandandomi la faccia in fiamme, il respiro siruppe in gemiti che cercai di soffocare contro il suo collo, mentreSile sogghignava tra i miei capelli, compiaciuta degli effetti che lesue attenzioni avevano su di me.
Perfida Strega... pericolosae maliarda!
Rise, io staccai il viso dal suo collo, la guardai confuso, mi persinella contemplazione di ogni sua singola lentiggine, del coloritorosato che le mie carezze e il mio desiderio le dipingevano addosso, misoffermai sugli occhi luminosi, e sulle labbra ora appena dischiuse inun sorriso, mi ci tuffai in un nuovo bacio vorace, per separarmenelentamente, accarezzandole a lungo con le mie.Amavo starecos, sdraiato per ore sul fianco, di fronte a lei, strettoa lei, sentire le sue gambe serrarsi ai miei fianchi, le sue unghieappassionate sulla pelle; amavo sentire il suo cuore che all'improvvisoprendeva velocit andando a cozzare sul mio petto, come inquel momento, sentire il suo respiro che via via si facevapi corto, mentre le mie labbra e la mia lingua scendevano aripercorrere, umide, la curva morbida del suo seno, soffermandosi qua el in timidi morsi delicati.Amavo le nostre ditache disegnavano figure immaginarie sulla nostra pelleriarsa.Amavo i nostri corpi, che si svegliavano l'uno alrisveglio dell'altro.Amavo il fatto che non eravamo soloquesto.I suoi brividi di piacere e i suoi sospirimincendiarono come altre infinite volte, in quei giorni; mipersi in quel turbine di sensazioni, abbandonandomi a esse, fino ariemergerne, sfinito e felice, con una chiarezza nella mente e unasicurezza in me stesso che quasi mai avevo provato in vitamia.Mi strinsi, affannato, a lei, estasiato che tutto questofosse solo una parte, meravigliosa e appagante, di unafelicit pi grande, consapevole che il miodesiderio di lei andasse ben oltre quella straordinariacomplicit fisica. Molti lavrebbero consideratauna ridicola manifestazione di debolezza, ma io non potevo negare conme stesso quanto apprezzassi tutte le attenzioni di Sile, anche quellepi innocenti, anche quelle slegate al momento dellapassione; le cercavo continuamente, proprio quanto cercavol'intimit che finalmente potevamo condividere.Ele cercavo per me stesso, non solo perch, lo vedevo,rendevano felice lei.Adoravo la tenerezza con cui intrecciavale sue dita alle mie, le coccole con cui ci arrendevamo insieme alsonno, stretti una tra le braccia dell'altro, i baci che ci davamo peril semplice piacere di baciarci, il senso di protezione che mitrasmetteva, lei, uno scricciolo in confronto a me, le delicatecarezze, con cui scioglievamo a vicenda ogni imbarazzo oincertezza.Stando ai precetti di forza e dominio dis, che Fear e mio nonno mi avevano trasmesso, quelle erano,invece, il genere di sciocche stupidaggini da rifuggire, le sensazioniprovate qualcosa di vergognoso e futile, da sopprimere sul nascere,come ci si aspetta da un vero Slytherin.A me, gipreda, da sempre, di dubbi e passioni, di fronte allafelicit piena che vivevo con Sile, di colpo non importavapi essere quel tipo di uomo, uno Slytherin perfetto eimpassibile: per tutta l'adolescenza, mi ero sentito in colpa per lemie incertezze, avevo cercato di resistere ai miei dubbi e mi erotormentato se non ci riuscivo, mi ero sottoposto a situazioni che nonmi appartenevano, che anzi addirittura mi disgustavano, solo perdimostrare a me stesso che ero forte, che ero sicuro come tutti glialtri, che non ero succube delle stranezze di mio padre.Inrealt, negli anni avevo iniziato a intuire che ribellarsiera uno spreco di tempo, perch non si pu mutareci che si , ma ora, come un cieco cherecuperava finalmente la vista, vedevo che non c'era proprio nulla dimale nell'essere com'ero, un figlio cresciuto secondo gli insegnamentidi suo padre, insegnamenti fatti di sentimenti autentici e sensocritico. Potevo anzi trarne beneficio.
Tra le braccia di Sile, tutto allimprovviso aveva acquisitoun senso, come tessere di un puzzle, ogni pezzo, caotico, era andato alsuo posto, disvelando l'assoluta bellezza dell'insieme: l'unica cosache dovevo fare era chiudere gli occhi, accogliere con gioia quellesensazioni senza pensare, lasciarmi andare alla felicit,dimenticando per sempre quei velenosi, vuoti, fallaci precetti e ilMale che seguendoli si faceva a se stessi e alle persone che portavamonel cuore.Proprio come aveva fatto mio padre, che avevalasciato che lamore per la sua donna e per la sua famiglialo trasformasse, diventando il fulcro della sua esistenza e della suareale forza. Alla fine, stranamente, mi scoprivo a pensare a lui quasiogni sera, soprattutto quando, dopo aver cenato, accendevo ilgiradischi e invitavo Sile a ballare con me nel salone: d'un trattoricordavo me bambino, a Essex Street, la mia ammirazione per lui, ladeterminazione con cui avevo imparato a ballare con la mamma perassomigliarli, perch, quando li guardavo sorridersi davantial fuoco, tenendosi per mano o volteggiare baciandosi come dueragazzini, desideravo gi allora poter illuminare la miavita con un amore simile al loro, un giorno, quando fossi diventatoadulto.Quella vita, quella felicit era stato ilmio primo vero sogno, prima ancora del Quidditch, e ora quel sogno siera fatto carne e sangue: lo tenevo stretto tra le mie bracciasentendomi finalmente l'uomo pi completo e felice dellaterra.
Mi staccai da lei, solo per riprendere subito a indugiare, lento, sullasua bocca, deliziandomi nel vederla rossa per i miei delicati tormenti,girovagando senza meta, con le dita, sulla sua pelle ancora scossa daitremiti: la fissai in contemplazione, rapito, incredulo, pieno dimeraviglia e gratitudine perch era lei, perchera l, perch era con me, tra le miebraccia.Accostai lieve le labbra al suo orecchio e, quasirecitassi una litania segreta e antica, ripetei infinite volte, trainfiniti baci, tutto lamore che provavo per lei, come avevofatto tutte le notti, in segreto, quando la credevo addormentata, e lastringevo a me e ascoltavo in silenzio il suo respiro o il pulsareregolare del suo cuore, baciandole delicatamente la fronte,ringraziandola per aver continuato ad amarmi, a credere in noi, a volertornare da me, anche nei momenti pi oscuri. Portai ladestra sul suo viso, deliziandomi del contatto con la sua pelle,intrecciai le mie dita tra i suoi capelli, Sile mi guard,in silenzio, accarezzandomi teneramente a sua volta: con un tuffo alcuore, nei suoi occhi, rividi la stessa luce pura e perfetta, fatta difiducia e speranza, di quando, ragazzini, in riva al Lago Nero, avevamoscoperto di esserci innamorati.Sile mi guardava come ioguardavo lei, mi amava come io amavo lei.Era con quellosguardo che Sile mi rendeva felice e completo, era con quello sguardoche sarei diventato, giorno dopo giorno, luomo che avevosempre desiderato essere.
***
Meissa Sherton
Ospedale McCormacc, Inverness, Highlands - ven. 24dicembre 1971
Immobile, stretta nella mia vestaglietta dacamera, i piedi affondati in morbide babbucce pelose, non trovavo ilcoraggio di entrare, restavo l, indecisa, sull'arco dellaporta, osservandolo da lontano, sospettosa e trepidante, in attesa diun cenno di vita, gli occhi fissi a scrutare la sua figura, cheintravvedevo tra i veli candidi del baldacchino. Era accaduto tuttovelocemente, la mattina precedente, mentre Inverness si svegliavacoperta da una candida coltre di soffice neve: non era ancora l'alba,quando allimprovviso avevo sentito i Medimaghi e i Guaritoriaccorrere affannati nella stanza accanto alla mia; il cuore mi erasobbalzato nel petto, mi ero messa seduta tra le coperte, l'orecchioteso, attento, per cercare di isolare la voce di mia madre in mezzo atutta quella confusione.Il sangue sembrava avesse cessato discorrermi nelle vene, per secondi interminabili, terrorizzata all'ideache l, a pochi metri da me, si stesse compiendo la tragediache ci avrebbe gettato tutti nella disperazione piprofonda. Poi... Poi avevo udito quella voce.Strana, sottile,impastata, debole... ma era, senz'ombra di dubbio, la Sua voce. Mi eropizzicata una gamba con le dita, per essere sicura che fosse vero, chenon stessi ancora sognando, poi, mentre la voce sembrava scaldare ilmondo, librandosi come la musica pi bella, avevo iniziato apiangere, in silenzio, tutte le lacrime che si erano congelate dentrodi me, in quei giorni dalle ore buie e interminabili: lacrime di paura,di dolore, di rabbia emersero d'incanto, trasformate per Magia in gioiae senso di liberazione.Mio fratello, Rigel, si erarisvegliato dal suo torpore, e ora era di nuovo con me, con tutti noi;presto sarebbe tornata nella mia famiglia anche laserenit.E presto mio padre avrebbe ritrovato ilsorriso che tanto agognavo.
Mei...
Affondato tra le calde coperte e le sete del baldacchino, Rigel michiam a s, la voce appena percettibile; miavvicinai, titubante, preoccupata per averlo svegliato in qualche modo:non dovevo disturbarlo, non dovevo avvicinarmi, dovevo lasciarloriposare. Eppure avevo bisogno di assicurarmi che fosse vero, quindimagari sarei rimasta magari solo un istante.
Scusami, non volevosvegliarti...
Mi sedetti lieve accanto a lui, sulla coperta color panna, decorata dauna fitta rete di rombi intrecciati, iniziando a sistemare con le dita,ossessivamente, un lembo del lenzuolo: non avevo il coraggio diguardarlo in faccia, avevo paura che lillusione si sarebbespezzata e lui sarebbe scivolato via, di nuovo, lontano dalla nostravita.La sua mano, per, and lenta achiudersi sulla mia, interrompendo i miei gesti, sentii il caloresprigionarsi dalla sua pelle e scaldarmi: era vero, era fatto di ossa ecarne, non era un sogno, era mio fratello.Non riuscii aresistere oltre, sollevai gli occhi su di lui, sperando di non piangereo mi avrebbe preso in giro fino alla fine dei miei giorni: i suoicapelli erano scomposti in ciocche nere e disordinate, appiccicate alviso, pallido e smunto per la febbre, gli occhi erano moltopi grandi e scuri del solito, lucidi, cerchiati dallamalattia, le labbra erano screpolate, ma non pilivide.Gli chiesi se avesse bisogno di bere, fece appena ungesto di diniego con la testa, mi fissava e mi stringeva la mano in unapresa che non era mai stata tanto forte: si stava aggrappando a me,come io mi ero aggrappata per giorni alla speranza.I suoiocchi scivolarono via dai miei, io seguii la loro direzione e vidi checosa l'aveva attirato: stava osservando le nostre Rune, cosanch'io, sorpresa, notai che l'inchiostro sacro era diventatostranamente pallido sulla sua pelle. Ci guardammo per alcuniinterminabili secondi, muti, carichi di domande, turbati: non avevoidea di cosa significasse, al contrario, mio fratello non mi sembravapoi troppo sorpreso.
Come stai?
Sorrise, seguendo una linea di pensieri completamente diversa, o forse,intuita la mia preoccupazione, finse soltanto di pensare aqualcos'altro.
Lo chiedi a me? Sei tu cheancora poltrisci a letto!
Cercai di impostare la voce nel mio solito tono scanzonato, mausc solo una patetica imitazione di me stessa: ero ancoraterrorizzata, e incredula, e felice e s,forse... anche arrabbiata, come lo ero ogni volta che si cacciava neiguai per dar seguito a uno dei suoi stupidi scherzi.Stavoltaper non si era trattato di uno stupidoscherzo.Iniziai a tremare, senza capire cosa fosse queltremito: mi aveva preso all'improvviso, sentivo le lacrime cherisalivano di nuovo a stringermi la gola, anche se cercavo di nonpiangere, non di fronte a lui, a quello stupido, idiota, insopportabiledi mio fratello!
Nemmeno tu, sorellina, sembripronta per un ballo... col tuo Black!
Lo guardai, con le guance che, lo sentivo, diventavano rapidamenteporpora: pur a stento, con un'aria ancora sofferente, si fece largo sulsuo volto la tipica espressione divertita e curiosa che mi rivolgevaspesso, in particolare quando mi pungolava su Sirius; solo dopo un po'torn serio.
Dimmi di te, dimmi che cosati successo, Meissa!
Ero interdetta: come faceva a saperlo?La mamma si eraraccomandata di non disturbarlo, nostro padre stava sempre chiuso nellapropria stanza, non capivo chi potesse essere andato a raccontargliquella storia.
Come lo sai? Nessuno dovevadisturbarti, Rigel! Nemmeno io avrei dovuto... Chi stato?
Ho le orecchie, ricordi? Hosentito tutto... Non riuscivo a svegliarmi e a parlarvi... Non capivobene, ma... Sentivo... la mamma piangeva... dicevano chepap stava morendo e che tu eri sparita... Io non potevofare niente, non potevo muovermi Dimmi cosa successo, Mei... Dimmelo per favore!
Ti dir tuttopap, quando sar il momento. Devi riposarti,ora... Sei ancora debole e...
Dimmelo, Mei... O mialzer da qui, mi lascer cadere a terra esar tutta colpa tua!
Si sollev a fatica a sedere sul letto, aveva in faccia unaspecie di ghigno, fatto di sofferenza e determinazione, non la solitasmorfia divertita che mi rivolgeva quando stava per combinarne unadelle sue, mettendo nei guai anche me. Non scherzava, l'avrebbe fattoveramente: qualsiasi cosa decidessi, ero gi nellecondizioni di farmi riprendere e punire dalla mamma, me lo meritavo, mel'ero cercata, avevo disubbidito nel momento in cui ero entrata inquella stanza, tanto valeva scegliere il maleminore.Bench, quando la mamma si arrabbiava, cifosse poco da scherzare, per la prima volta dopo giorni, riuscii asorridere, perch se agiva cos, allora volevadire che mio fratello era tornato in s.La vitaera infatti scandita da situazioni assurde e pericolose come quella,quando si aveva per fratello una canaglia come Rigel Sherton ed io...in quei giorni, in cui avevo temuto di perderlo, avevo capito che, purinsopportabile, non l'avrei voluto diverso da com'era, per niente almondo.
Se ti rimettigi...Ti racconto quello che so, anche se poco,a dire il vero... Sono caduta e mi sono rotta il naso, dicono... orasto bene, ma... non mi ricordo quasi niente... Quando mi fanno delledomande, spesso non so cosa rispondere: mi sembra tutto confuso nellamia testa, come se qualcuno ci avesse rovistato dentro... e... Hoperduto l'anello di pap...
A quell'ultima parola Rigel mi fiss ancora piintensamente, aveva una luce cupa nello sguardo, come se capissequalcosa che a me sfuggiva, ma non mi fece domande, anche se dovevaaverne parecchie, rest invece muto, per tanto tempo, aguardarmi le mani, simile a una sfinge.
Io ricordo tutto invece,anche troppo... Per questo non vedo lora di poter uscire daqui!
Gli occhi, persi a studiare la colonna del baldacchino davanti as, facevano spavento, spiritati, con una convinzione chenon aveva nulla a che fare con la sua solita propensione a mettersi neiguai: desiderio di vendetta, era questo che gli leggevo in faccia.
C'era un uomo,gi, nei sotterranei, stava cercando di rubare la spada diHifrig... Ho cercato di fermarlo e lui mi ha lanciato addossoincantesimi e maledizioni, poi scappato ed io l'hoinseguito, su, fino al cortile... l che successo tutto... L'ho visto, sai? Lho vistobene... Piccolo e agile, cattivo Ha ucciso l'Elfo perspegnere il braciere, voleva far entrare i suoi complici e uccidercitutti: era un Mangiamorte, Mei, un Mangiamorte vero, un servo delSignore Oscuro... Io gliel'ho impedito e lui ha cercato diammazzarmi... Non so cos' successo dopo che mi ha colpito,ma Saprei riconoscerlo... Quegli occhi, quella vocemetallica... Lo ritrover e, te lo giuro, sipentir di quello che ti ha fatto!
Lo ascoltavo atterrita, mentre costruivo nella mia mente la scenaspaventosa che mi stava descrivendo: vidi un uomo vestito di notte, ilviso nascosto da un'orrenda maschera argentata, che mi colpiva, mitrascinava per i corridoi, lasciando a terra una scia del mio sangue,estraeva la bacchetta e la puntava contro di me, recitando formule chenemmeno osavo immaginare.Confusa e intimorita, non capivo sefosse solo un parto della mia fantasia, sollecitata dalle parole diRigel, o la verit, la verit dolorosa che la miamente cercava di celarmi in tutti i modi.
Basta, Rigel! Per favore,basta! Io io non voglio... Non voglio nemmeno che tu lodica...
Scoppiai a piangere, come una stupida, non potevo sopportare l'idea chesuccedesse di nuovo, no, non poteva assolutamente succedere di nuovo, anessuno di noi, mai pi.Rigel miguard, dapprima incredulo per la mia reazione esagerata,poi la sua faccia assunse un'espressione strana, vagamente imbarazzata,infine con la mano, strinse di nuovo la mia, in una goffa imitazionedei gesti consolatori che Mirzam mi riservava spesso e per i qualiRigel, di solito escluso dai nostri momenti di tenerezza, ci prendevaacidamente in giro.
Non succederpi, Mei, non succeder pi niente ate, a me, a nessuno di noi, te lo prometto!
Si sollev a fatica per abbracciarmi, io lo strinsi a me: misi ferm il respiro quando lo sentii cos magro,tra le mie braccia, sembrava consumato, potevo contargli le ossa sottole mie dita; la mente corse subito alle altre rare occasioni in cuiRigel mi aveva abbracciato, trasmettendomi una sensazione di salute eforza.Eravamo sempre soli quando si lasciava andare con me,davanti a Mirzam non lo faceva mai, anzi, con nostro fratello,addirittura, a parte di Quidditch, tendeva a non parlare proprio; perla prima volta, osservandolo cos fragile, mi chiesi se inquella sua testa bacata non ci fosse qualcosa di pi diquello che avevo sempre pensato, se potesse essere geloso dell'affettoche legava Mirzam e me e se le continue baruffe che scoppiavano tra noidue esprimessero questa sua assurda gelosia o un suo modo contorto dimanifestare il suo affetto.
La mia sorellina che piangeper me! Devo essere ancora nel mondo dei sogni... o forse sono mortoper davvero, ahahah!
Mi staccai da lui, incredula, asciugandomi rapida gli occhi eguardandolo in cagnesco: no, era inutile illudersi su Rigel, non ero ioa non comprenderlo, era lui che...Era solo un cretino, unvero cretino, proprio come avevo sempre pensato!
Come ti permetti di scherzaresu questo? Come? Sei solo uno stupido, Rigel! Uno stupido idiota! Speroche ti si annodi la lingua! Cos la smetterai di dire le tuesolite...
Era scoppiato a ridere, vedendomi saltare in piedi, infervorata, gliocchi ancora umidi di pianto che gi saettavano minacce, labocca che sincurvava nella solita rabbia, il corpo tremante,i pugni stretti, preda della furia: avrei voluto picchiarlo e lui losapeva, eccome se lo sapeva! E pi se ne rendeva conto,pi rideva, e pi rideva pi io lodetestavo.Finch un violento colpo di tosse loblocc, togliendogli quasi il respiro ed io rimasiimpietrita a guardarlo, senza sapere cosa fare, consapevole che eratutta colpa mia, perch come una sciocca l'avevo fattoagitare, come una stupida io... e ora...
Rigel... Rigel... Salazar...Rigel!
La tosse cess di colpo, sostituita da una voce sottile masicura, da risate e moti di scherno. Io rimasi impietrita.
Ahahahah! Che Serpeverde sei?Prima lanci maledizioni poi cedi al tuo cuoricino tenero!
Tu... Che cosa... Rigel!Tu... tu... come... come hai potuto?
Ahahahah!
Gli diedi le spalle, raggiungendo rapida la porta, decisa a non restarel a farmi prendere in giro un secondo di pi, inmente improvvisa l'idea assurda che anche negli ultimi giorni avessefinto di star male solo per farsi gioco di tutti noi, solo per farcimorire di paura.Perch mio fratello eraevidentemente un pazzo e, si sa, i pazzi son capaci di qualsiasi cosa!
Dove vai? Torna qui,Mei
Scordatelo!
Dai... scusamihai ragione... non si scherza su queste cose hai ragione...dai, Mei mi annoio qui da solo... mi dispiaceveramente scusami...
Mi voltai, mi stava porgendo la mano, di nuovo steso nel letto,l'espressione affaticata e mesta, tutta quell'agitazione l'avevastancato veramente, ed io... era colpa mia, lo sapevo, ma ero troppooffesa dalla sua cattiveria e non potevo cedere, no, non ancora.
Sei proprio uno stupido,Rigel! Non ti perdoner mai! Non rester maipi qui con te!
Se resti, potrai vendicartidi me come preferisci almeno per una settimana intera, Mei,subir senza fiatare, te lo prometto!
Certo, cos almenomi mettono anche in punizione! No grazie! Potrei restare solo seammettessi quanto sei stupido e se promettessi di non farlopi! Voglio tornare a casa, Rigel... e nonostante tu sia ilpi cretino dei fratelli, ed io ti detesti con tutte le mieforze, vorrei ci tornassi anche tu non per me, s'intende,ma per la mamma...
Con un sospiro rassegnato, fece un cenno dintesa con latesta e sussurr, appena percettibile, Sono solouno stupido, ha ragione mia sorella, ma non erapi un gioco, ormai, lo vedevo bene, era cosaffaticato da non poter quasi reagire.Con un groppo in gola,sfuggendo il suo sguardo, gli sistemai meglio i cuscini e gli accostaiper bene la coperta, poi tornai a sedermi sul letto accanto a lui, glipresi la mano, osservando le sue Rune sempre incredibilmentepallide.Speravo che si calmasse e tornasse tutto come primamentre ascoltavo il suo respiro affaticato e seguivo i suoi occhi persinel lento volteggiare dei fiocchi di neve, fuori dell'ampia finestra.
vero che stato Lestrange a trovarti?
Guardai fuori anch'io: non ricordavo niente, sapevo quello che miavevano raccontato gli altri, ma nessuno aveva idee precise sulla miascomparsa, o sulla presenza di Rabastan all'interno dellatorre.Mi costava fatica ammetterlo, ma a me quel ragazzo,anche se era tra i pi cari amici di mio fratello, avevasempre fatto paura, l'avevo trovato inquietante fin dalla prima voltache l'avevo visto, al matrimonio di suo fratello, e il modo in cui miguardava, a scuola, mi metteva i brividi, anche se non aveva mai fattoo detto apertamente qualcosa per spaventarmi.Oraper non sapevo cosa pensare, sospettavo di averlo sempregiudicato male: dicevano che mi aveva trovato lui, quella sera, persbaglio, mentre cercava di fare uno scherzo a mio fratello, di certo,riportandomi da mia madre, aveva per salvato la vita aRigel e a pap. Negli ultimi giorni, si era anche presentatol, all'ospedale di Inverness, tutte le mattine, per averenotizie: l'avevo visto dalla finestra, gi nel chiostro, chepasseggiava, attardandosi a fumare in mezzo alla neve o accarezzando ungatto di passaggio, il volto celato dal cappuccio, che si sollevavabrevemente verso le nostre finestre, in attesa di una buona notizia, oquando si sentiva osservato.Ogni volta che mi scorgevaattraverso il vetro, mi sorrideva gentile ed io mi ritraevo, rapida,come se fossi stata colta a far qualcosa di male, di colpotremendamente agitata e confusa.Infine, se ne andava, semprepoco prima di mezzogiorno, lentamente e in silenzio, comeraarrivato, dopo aver chiesto a uno degli inservienti di portare un donoa mio fratello: sul tavolo che arredava la stanza destinata a Rigel, inmezzo agli altri regali, c'erano, in fila, due boccini firmati davecchie glorie del Quidditch e un album di foto storiche, senzaper mezza parola n una firma, un tacitoincoraggiamento perch Rigel si rimettesse in piedi quantoprima. Mia madre non pareva colpita quanto me: non voleva che qualcunosi avvicinasse a mio padre, a me o a mio fratello, perciaveva dato disposizioni perch nessuno potesse farci visita,nemmeno i Black, figurarsi se si sarebbe commossa davanti al figlio diRoland Lestrange che aspettava nella neve.La decisione dellamamma di trattare persino Orion come tutti gli altri, mi avevasorpreso, ma non ero riuscita a parlarle e a sciogliere i miei dubbi,perch finora era sempre stata impegnata a pregare eoccuparsi di noi, senza tregua, notte e giorno.
Quanto a mio padre...Era cos distante, che nonsembrava pi lui: non capivo se fosse cospreoccupato per le condizioni di Rigel da essersi isolato in un mondotutto suo, o se fosse arrabbiato a morte con me per via dell'anello, o,peggio ancora, stesse ancora molto male e non lo volesse ammettere, pernon gravare la mamma di nuove preoccupazioni. Quello che gli erasuccesso, la sera del matrimonio, era ancora un enigma per tutti,persino per i Medimaghi che lo curavano, persino per lui, che credevoavesse sempre una risposta a tutto: l'unica certezza era che, dopo ilsollievo iniziale per la sua rapida ripresa, si era chiuso in sestesso, silenzioso e triste, consumato da un dolore che avrei volutofar svanire nel nulla, se solo avessi saputo come fare.
Cos mi hannodetto, Rigel, ma io... non ricordo quasi nulla, non mi ricordo diRabastan...
Rigel annu, mi teneva ancora la mano, ma non guardavapi le Rune, ora fissava me, gli occhi vigili e seri, iosistemai una ciocca dietro l'orecchio, a disagio per la sua insistenza,poi lo ricambiai, risoluta, perch gli avevo detto laverit e non avevo nulla da nascondere.
Gi... Propriocome fa il lupo che si traveste da agnello...
Non crederai che Rabastan siaresponsabile di quanto accaduto? Andiamo, solo un ragazzino! E in questi giorni non ha fatto altro che chiederedi te
Ridacchi con difficolt, io lo fissai con ariainterrogativa e lui distolse lo sguardo, un po' in imbarazzo, un po'turbato.
Gi... Rabastan...Rabastan... se conoscessi Lestrange come lo conosco io, sorellina, nonfaresti l'errore di definirlo ragazzino... n lo chiamerestiper nome... quello l non fa mai niente per niente,ricordatelo e se venuto fin qui... puoiscommetterci, non l'ha fatto per me!
Quelle parole, se possibile, mi turbarono ancora pi diquanto gi non fossi, ma Lestrange cadde presto neldimenticatoio, appena mi resi conto di quanto la mano di Rigelscottasse di nuovo; di colpo gli occhi si erano fatti lucidi e il visoera pi pallido di prima, il respiro irregolare. Sentii unamorsa allo stomaco, saltai di nuovo in piedi, agitata, senza saperecosa fare.
colpa mia... nondovevo entrare... ti ho fatto agitare e ti ritornata lafebbre... io...
Non niente,Mei... il guaritore... ha detto che mi sarebbe ritornata... ancora, perqualche altro giorno, non dipende da te... stai tranquilla... chiama lamamma... e non preoccuparti...
Annuii, rassicurata, solo perch mi aveva detto che ilritorno della febbre era una cosa normale, e mi aveva suggerito cosafare, mentre la mia testa era diventata incapace di ragionare, azzeratadalla paura. Dovevo trovare nostra madre al pi presto,cos uscii di corsa sul corridoio, senza preoccuparmipi nemmeno della ramanzina che avrei di certo preso peraver infastidito mio fratello.La ricerca non fu difficile, lamamma era nella stanza di nostro padre: appena le dissi di Rigel, siaffrett da lui, senza rivolgermi neanche la parola, gliocchi misteriosamente rossi e gonfi di pianto gi prima delmio ingresso.Mio padre sembr non essersi nemmenoaccorto della mia presenza: impassibile, i pugni serrati tanto dasbiancarsi le nocche, non si volt, n disseniente, fissava il paesaggio imbiancato di l dell'ampiafinestra, gli occhi vuoti e lontani, pallido e muto. Non capivo checosa stesse accadendo, a lui, alla mamma, a tutti noi: c'era qualcosadi strano, molto strano.Sentivo l'inquietudine impadronirsidi me, strisciarmi dentro, avviluppandomi fino quasi asoffocarmi.Avevo paura.Sentivo che non era finita,che c'era ancora qualcosa di malefico e spaventoso, lfuori, a tramare nell'ombra, pronto ad aggredirci e stravolgere il miomondo e i miei affetti. E soprattutto, per la prima volta, nessunosembrava in grado di trasmettermi fiducia e speranza.
***
Alshain Sherton
Ospedale McCormacc, Inverness, Highlands - ven. 24dicembre 1971
Fai in modo che Sirius dia ilsuo anello a Rodolphus: i Lestrange hanno gi capito che loscambio l'hai fatto tu!
Da quando mi ero ripreso, quelle parole erano diventate il mio unicopensiero, la mia ossessione, risentivo la voce di Black nelle orecchie,risentivo il senso di gelo e il timore nelle membra, lideache mio figlio mi avesse tradito mi perseguitava. Dentro di me, fin daquando Orion me laveva detto la sera del matrimonio, mi eroconvinto che avesse fatto quella richiesta solo per proteggere i nostriamici, ma non capivo perch non me ne avesse parlato, nonriuscivo a capire perch non avesse chiesto il mio aiuto oil mio consiglio.Mi ripetevo che magari era accaduto tuttotroppo in fretta, che non avevamo avuto modo e tempo, che sarebbe statala prima cosa che mi avrebbe detto appena tornato dal viaggio dinozze.Ma poi Troppe, troppe cose non tornavano,troppeLElfo impiegato per versare ilvino avvelenato era il suo Elfo.La decisione dinon partire, dopo aver insistito tanto per ottenere una Passaporta dalMinistro stesso, poggiava su motivazioni condivisibili, ma potevanoanche non essere sincereE soprattuttodovera adesso? Dove? Ora che avevamo bisogno di lui,perch non rispondeva? Nemmeno alle preghiere di sua madreaveva ancora risposto. Non riuscivo a credere al suo tradimento,perch lavevo sentito sincero, avevo sentito lasua anima vibrare quando mi aveva parlato dei suoi progetti con Sile,lavevo sentito vicino, quando mi aveva raccontato comeimmaginava i suoi figli, la sua famiglia: ero stato cosfiero di lui, come non lo ero stato nemmeno quando aveva vestito icolori del Puddlemere! No, mio figlio non poteva avermitradito, non poteva avermi mentito!Eppure eppurenon riuscivo a trovare altre soluzioni nonessunaltra.
Deidra soffriva, perch non mi aprivo con lei,perch per la prima volta nella nostra vita in comune, nonla mettevo a parte di qualcosa: lei sapeva che stavo prendendo unadecisione, una decisione che non poteva condividere, non arrivava acomprendere che era lunica scelta fattibile.Potevodirle una mostruosit simile?Potevo dirle cheritenevo nostro figlio responsabile degli eventi che avevano coinvoltoMeissa e Rigel?Potevo gettarle addosso anche questa croce?
No.
Ero responsabile della situazione assurda che negli anni si era creatatra me e Mirzam, e per la serie di disgrazie che ci erano caduteaddosso in pochi giorni, era giusto che rimediassi io, da solo, unavolta per tutte. Appena fossi uscito dallospedale,lavrei fatto.S, avrei aggiustato tuttoin un modo o nellaltro.
Non c altra soluzione... lunica scelta possibile, slunica strada. Prego solo gli dei che siasufficiente Non lo farei per me, o per le TerreNo lo farei solo per i nostri figli solo per inostri figli Deidra alla finecomprender...Sar dura per lei, nesoffrir, ma alla fine, dovr comprendere. Nonc nessunaltra soluzioneNessunaltraNon ora che
Strinsi i pugni, mentre osservavo dallantica finestraogivale il Ness che scorreva placido, la superficie in parteghiacciata, sotto una nuova, fitta, nevicata che ispessiva rapida lacoltre candida distesa su tutto il paesaggio; stagliato nel cielotortora del primo pomeriggio, anche il castellosintravvedeva appena, di l del fiume, proteso suInbhir Nis (= Inverness) dal pianoro che si alzava alla nostrasinistra: tutta la citt era avvolta nel silenzio, unacitt inconsapevole di noi, della nostra realt,dei nostri tormenti.La comunit magica diInverness viveva in ricche ville a est della citt,distribuite soprattutto negli spazi aperti nei pressi di Clava Cairns,ma raccoglieva le proprie attivit pubbliche in un piccolocentro vitale l, ai margini della citt, sullesponde orientali del fiume, inerpicato su una collinetta coperta diboschi ammantati di lugubri leggende, dominata dalla costruzionepi antica e importante, l'ostello dove, nell'evo antico, iguaritori, nostri progenitori, curavano i guerrieri con le artierboristiche e la Magia. Dell'antico ospedale fatto costruire da AlbusMcCormacc, agli occhi dei Babbani, restavano ora solo poche, tristirovine, affioranti qua e l, tra muschi e radici; per noiMaghi, invece, il pi antico ospedale delle Terre del Nord,unaustera struttura composta di quattro distinti corpiquadrangolari, ricchi di sculture e fontane, che si distribuivanoattorno a un arioso cortile porticato, pieno di alberi e fiori, eraancora nella sua pienaefficienza.
Stavo l, in piedi davanti alla finestra, una pesante togada camera appoggiata sulle spalle, quando i miei occhi misero a fuocolimmagine di Meissa riflessa dietro di me, lo sguardopreoccupato e triste. Sentii un tuffo al cuore e di colpo, tutte leobiezioni con cui Deidra cercava da giorni di riportarmi alla ragione,divennero comprensibili e giuste, le mie idee solo follie inutili edisperate.Che cosa ci facevol?Perch non mi voltavo, non colmavola distanza che ci separava, con passo rapido e sicuro?Perch non la prendevo tra le mie braccia, ringraziando glidei per avermela resa?Perch non facevolunica cosa che desideravo: parlarle, baciarla, stringerla ame?Perch non lasciavo quella stanza, in cui miero arroccato con la mia tristezza e il mio autolesionismo, e noncorrevo da Rigel, a vedere con i miei occhi come stava, come stava ilmio piccolo eroe, che aveva messo in gioco la propria vita perrimediare ai danni che avevo combinato? Perch il mio corpo,ormai, non seguiva le leggi del cuore, ma restava l, fisso,immoto, turbato dagli ordini della mente, una mente piegata dallapaura, dalla rabbia, dallindecisione.Non riuscivoa fare chiarezza in me, non riuscivo a venire a capo del tumulto chesentivo dentro, la paura per i miei figli si alternava al senso dicolpa, la speranza di riuscire a metterli in salvo, alla consapevolezzache ci era pressoch impossibile.
Lui sta arrivando, si prepara a colpirci, appena lo vorr,ci travolger tutti.Che cosa aspetta il SignoreOscuro, ora che la nostra unica salvezza nelle sue mani?Herrengton riconoscer senza difficolt, in lui,latteso erede di Salazar e a quel punto nulla lofermer pi, lintero mondo magico siprostrer ai suoi piedi. Che cosa attende, dunque?
Guardai Meissa, avrei dovuto rassicurarla, dirle di non preoccuparsi,ma il senso della sconfitta inesorabile, mi rendeva incapace persino dimentire.Come potevo continuare a mentire?Meissaaveva gi subito fin troppo male a causa mia della miaarroganza, della mia inettitudine, lavevo chiamata acustodire un segreto per il bene di Herrengton, senza curarmi della suasicurezza, lavevo sacrificata come qualunque Serpeverde eraabituato a sacrificare i suoi figli.Io, s io,proprio io, io che mi gloriavo di tenere a loro pi che a mestesso. Come avevo potuto? Come?
Padre
Tremai, quella parola ebbe su di me leffetto di unascudisciata in pieno petto.Strinsi i pugni: aveva ragioneOrion, quando si commettono errori cos gravi, non si pi degni di essere chiamati padre, non conquellamore, con quella venerazione. No, non eropi degno di essere chiamato cos.Nonero stato capace di prendermi cura di loroDovevoproteggerli da chi poteva far loro solo del male, occorrevaallontanarli dal pericolo, e ora per i miei figli nulla erapi pericoloso di me, il loro stessopadre.Lunica soluzione era andarmene per nonsporcarli con la mia incapacit Per noncontaminarli con le mie scelte dolorose
Posso entrare?
Mi voltai e mi bast uno sguardo per capire quanto fossi unvigliacco.Non potevo continuare a ignorarla, non potevocontinuare a farle credere che fossi arrabbiato con lei perlanello o metterle addosso altri stupidi sensi di colpa. Eroio che dovevo pagare, non loro.Dovevo allontanarli da me,certo, ma prima dovevano capire che non era colpa loro, ma mia. Le fecicenno di entrare, mi avvicinai, la vidi gi pifelice, il sorriso timido che la illuminava, dopo giorni fatti dilacrime, e il cuore si riemp di unaltra dose divelenosa amarezza. Mi sedetti accanto a lei, sul bordo del letto,lasciai che mi abbracciasse, che il suo corpo caldo scaldasse il geloche mi sentivo addosso, alla fine non riuscii a resistere, le baciai icapelli, la strinsi nel mio abbraccio, lieve, temendo quasi diromperla, come quando era appena nata.Sarei mai riuscito afarmi perdonare da lei, da tutti loro?
Sollev il viso ci fissammo, lei prese coraggio e mistamp un bacio sulla barba. Tutte le mie decisioni siridussero a un mucchietto di cenere, in un istante, mi bastguardarla per capire che non ce lavrei fatta mai.
Mai Non trover mai la forza di Orion, nonriuscir mai a negare quello che provo per ciascuno diloro Non riuscir a star lontano dalla miafamiglia adabbandonarliMai
Come ti senti,padre?
Come potevo sentirmi?Ero travolto dal senso di colpa peraverla quasi uccisa e al tempo stesso ero luomopi felice della terra, perch potevo godere delsuono della sua voce.
Bene sto beneMei sto bene da quando Orion ti ha riportata dame
Allora perchsembri cos triste e infelice?
La fissai, aprii la bocca ma non usc suono, le guardai lemani, incapace di sostenere il suo sguardo.
Sono solo preoccupato,Meissa per voi tutti, per Rigel, per te, per lamamma e sono arrabbiato moltoarrabbiato con me stesso perchquello che vi accaduto tutta colpamia solo colpa mia perch sonovostro padre e non sono riuscito a proteggervi
Tornai a guardarla mentre lo dicevo, meritava le mie scuse e la miaumiliazione.Le mie dita si spostarono lungo il suo viso,seguendo la linea delle sue guance, studiando ogni dettaglio come sefosse la prima volta che la vedessi.
Mi dispiace aver perdutol'anello, padre... io...
Non lhai perso, tihanno fatto del male per prendertelo Ed tuttacolpa mia sono io che ho sbagliato ti hocoinvolto... ti ho fatto correre un pericolo assurdo per...Salazar non riesco a credere di aver commesso una folliasimile Come diavolo ho fatto? Non ho diritto nemmeno dichiederti di perdonarmi, Meissa. Io non miperdoner mai mai
Continuai ad accarezzarle il volto, di nuovo incapace di guardarlanegli occhi, un lento bruciore allo stomaco che si trasformava in unnodo serrato alla gola, gli occhi che si riempivano di lacrime dicommozione, di dolore, di rabbia, di umiliazione.Lei mi presela mano e se la premette sulla guancia, quasi appoggiandosi contro,prolungando quella carezza: i suoi occhi su di me mi spinsero aguardarla di nuovo, ci fissammo a lungo, vedevo che non mi accusava diniente, non c'era nemmeno la paura nel suo sguardo, non c'erapi nemmeno la sofferenza. C'erano solo domande cui nonpotevo rispondere e quel desiderio della mia presenza, lo stesso checonoscevo in lei da undici anni, immutabile, bench io nonfossi pi il suo cavaliere, il suo eroe, ma un piccolo uomomeschino e incapace, che laveva tradita, che aveva mancatoalle sue promesse, che laveva abbandonata nel momento delbisogno. Solo un miracolo aveva fatto s che chi me l'avevastrappata non fosse riuscito a farle davvero del male: il Medimagoaveva detto che fisicamente aveva solo i sintomi di una caduta, alcunigraffi, un colpo al naso; quanto alla sua mente, Habarcat aveva fattoil suo dovere con mia figlia, le aveva dato la forza di resistere allaMagia oscura, non ricordava i particolari dell'aggressione,n che cosa avessero cercato nella sua memoria, ma la suamente non era rimasta sconvolta o rovinata come purtroppo accadeva amolti, dopo attacchi del genere.Era stata solo fortuna, solofortuna.Se era l, di fronte a me, non era certomerito mio.Un giorno, se ne sarebbe resa conto anche lei edio lavrei perduta per sempre.
Immaginavo quali ricordi le avessero sottratto e quali segreti avesserocercato di carpirle, non sapevo chi fosse stato, materialmente, acolpire, ma non aveva importanza: eravamo in pericolo, in balia deglieventi, nulla era pi sotto il controllo olinfluenza delle nostre azioni, la nostra vita era nellemani del Signore Oscuro, la nostra sopravvivenza dipendeva dal suocapriccio. Sapere che tutto questo era frutto della mia inettitudine edella mia follia e che probabilmente Milord si era servitodellaiuto di mio figlio, per riuscirci Mi portaila mano alla testa, quella verit non mi faceva respirare,quella realt mi spezzava dentro... quella realtmi aveva quasi portato alla morte, persino pi potente edevastante del veleno che avevo intercettato, il veleno destinato alMinistro.
Padre, ti senti male? Seicos pallido... Vado a chiamare...
No, Meissa, no... stato solo un capogiro... sicuramente effetto dellepozioni, i Medimaghi non sono ancora daccordo sullequantit utili ai miei problemi mi dispiace nonesser venuto a trovarti in questi giorni, ma preferirei chetu non mi stessi troppo vicino, Meissa, io non sono mai stato male, hotimore che sia qualcosa di contagioso mi manchicos tanto che non sono riuscito a resistere al desiderio diabbracciarti ma irresponsabile daparte mia non devi restare qui
E se resto a parlartidallarco della porta?
Sorrisi: a volte era ancora cos piccola, cosinnocente, cos indifesa☺Merlino, se avessiavuto tra le mani chi
In realt, Meissavorrei che tu andassi da zia Rebecca, per passare qualche giorno con ituoi cugini, seguita dal nostro Medimago personale, non voglio che tute ne stia chiusa qui: oltre a me, potresti venire in contatto conaltre persone malate si prendono pi malattiequi dentro che fuori!
No, io non esco da quifinch non lo farete anche tu e Rigel... lo sai...
La fissai intensamente, lei era proprio come me, testarda e ostinatacome me, e come me non avrebbe accettato passivamente di essere privatadi ci che pi sentiva in profonditnel suo cuore.
Nemmeno se ti prometto chepoi andremo a Grimmauld Place la sera di Hogmanay?
Mi deliziai nel veder le sue lentiggini accendersi e i suoi occhianimarsi di una scintilla di desiderio, scoppiai a ridere, la miaprima, unica vera risata in tanti giorni, mentre tutto il viso lediventava rosso come un peperone: no, non mi sentivo per niente bene,non avevo idea di cosa ci stesse riservando il futuro, ma non eragiusto che privassi mia figlia della serenit, avevogi commesso fin troppi errori, non potevo anche imporle lamia paura e il mio turbamento.Sarebbe stato difficile, madovevo riuscirci, avrei ripreso in mano il mio destino, avrei vendutocara la pelle, avrei bluffato, avrei mentito, avrei ucciso, non misarei fermato di fronte a niente, avrei condannatoallinferno la mia anima, maNessunoavrebbe pi fatto del male alla mia famiglia.
Dicidavvero?
L soprac' l'invito di Walburga per tutti noi, arrivato questa mattina presto... festeggeranno anche il fidanzamentodi Lucius e Narcissa, se Bellatrix si rimetter in tempo...
Tu potrai davvero uscire perallora? Potrai davvero uscire tra pochi giorni?
Il Medimago ha detto che sefar il bravo potr andarci... pitardi tua madre risponder all'invito di Walburga... iovorrei che tu scrivessi di tuo pugno due righe a Sirius... ora cheanche tuo fratello si sta rimettendo, credo che dovremmo finirla conquesto isolamento, e ringraziare in maniera opportuna chi ha fatto delbene alla nostra famiglia, non trovi?
Meissa annu e, dopo avermi scoccato un bacio sulla barba,balz via, libera, sembrava, da tutta langoscia ei tristi pensieri che la attanagliavano quando era apparsa alle miespalle. S, dovevo andare avanti per la strada che avevodeciso di intraprendere, fare qualsiasi cosa, anche le piturpi nefandezze, pur di continuare a vederla e saperla felice eserena. Mi alzai di nuovo, mi sistemai per bene la toga da camera e miavvicinai alla finestra: il mio respiro, rapidamente, formuna nuvola opaca che cel il paesaggio ai miei occhi, magi la mia mente era di nuovo lontana. Mi sarei piegato,avrei implorato, avrei pagato col mio sangue, avevo ancora molte carteda giocarmi, conoscevo quellanello e il suo libro moltomeglio del Signore Oscuro, potevo pagare la nostra salvezza con le mieinformazioni, potevo persino S, per Meissa, perRigel, per Wezen e Adhara per Deidra, ero disposto atutto a tuttoStringevo le mani, finoad affondare le unghie nella carne, la testa esplodeva in una miriadedi pensieri sconvolgenti, in proponimenti terribili che si fondevanoalla rabbia e alla disperazione. Fu allora che lo vidi apparire: duepiani pi in basso, nel cortile antico circondato da alberispogli e da un colonnato che immetteva nellingressoprincipale dellospedale, vidi improvvisamente la materiadeformarsi e materializzarsi, allinterno di una specie dibolla traslucida, una figura umana, un Mago dal mantello antracite, ilcappuccio calato sul volto, le lunghe chiome bianche che spuntavano ailati del collo, fondendosi con la barba sottile ecurata.Avanzava nella neve, rapido e leggero, sostenendosi aun bastone di legno scuro, dalla testa particolarmente elaborata. Purdolorante e col passo malfermo, uscii rapidamente dalla stanza, avanzairapido nel lungo corridoio e mi affacciai sulla scalinata: il vecchio,con unagilit e rapidit insolita perla sua et, era gi arrivato al primopianerottolo e subito, intuita la mia presenza, alz gliocchi verso di me, unespressione imperturbabile sul volto.
Alshain!
Deidra che, dalla camera di Rigel, doveva avermi visto uscire dalla miastanza, mi raggiunse quasi in contemporanea a Fear, dalla direzioneopposta: non mi sfugg locchiata minacciosa epreoccupata che mia moglie rivers sul vecchio, il suorapido frapporsi tra noi, la sua mano che si appoggiava sul miobraccio, come faceva con i nostri figli, per proteggerli, riconoscevosenza difficolt persino linclemente nota di odioche riservava sempre a chi toccava i suoi cari.
Non orario divisita Fear Alshain ha bisogno di pace e diriposo!
Il vecchio la guard come se fosse trasparente, lo stessosguardo che riservava a quanti non erano nati con le Rune, mibast percepire quella mancanza di rispetto per esseremaldisposto nei suoi confronti e subito Fear cambiatteggiamento verso mia moglie.
Mi dispiace disturbare,Deidra, ma molto importante farsubito, te lo prometto sono qui con buonenotizie Ho capito che cosa ti successo,Alshain
Se sai qualcosa di utile,Fear, parla con il Medimago, e lascialo tranquillo!
Contro questo suo male nonservono pozioni o erbe, Deidra... il demone che lo divora sisconfigge solo con la verit... ascoltami Alshain e liberail tuo cuore dal male che ti tormenta ho la prova che tuofiglio non ti ha tradito
Serrai le mani, una parte di me diceva che era impossibile, ma lasperanza iniziava a farsi largo, urlandomi che non era tutto perduto,che lo sapevo gi, che non mi erano mai serviteprove.Deidra ammutolita fiss Fear poitorn a guardare me, incredula che potessi avere un sospettosimile: le domande tacite dei suoi occhi, la delusione per averletaciuto dei dubbi tanto gravi, appena dopo averle chiesto perdono eaverle promesso che non le avrei pi mentito, il dolore chequella verit le provocava, mi piegarono ancorapi della sofferenza fisica e dei tormenti.Ciabbandon, senza una parola, avrei dovuto seguirla,parlarle, spiegarle le mie ragioni, i miei sospetti e i miei silenzi,ma ero impietrito, incapace di seguire il mio cuore e di reagire.Eppure sentivo che si stava rompendo qualcosa tra noi e che perevitarlo non dovevo restare cos, inerte, preda degli eventi.
Deidra, aspettaho bisogno di te devi ascoltarmi...
Fear cerc di raggiungerla, le mise una mano sulla spalla,lei si volt, i suoi occhi avrebbero voluto piangere, losapevo, invece incenerirono il vecchio e poi me con tutto il suodisprezzo.
Mio figlio non ha traditonessuno! Io non ho bisogno di prove, per conoscere laverit!
Per favore, calmati...Alshain non sapeva stato portato a dubitareper ti ha taciuto i suoi dubbi per non turbartimi dispiace quello che sta succedendo... in parte colpa mia...
Non ho bisogno nemmeno disentire la tua confessione, so gi che tuttacolpa tua! sempre colpa tua! Fosse stato per te, ora sareiqui a piangere per i miei figli e per mio marito! Non volevi far nullaper Rigel! Hai messo Alshain contro Mirzam... Che cosaltrovuoi? Che altro vuoi?
Rimediare, Deidra... I mieierrori non erano dettati da volont di far del male...Volevo solo proteggervi... Te lo giuro...
Certo, come spingere miofiglio ad affrontare una prova tanto pericolosa per sposarsi! Non tiperdoner mai... Fear, mai! E ora sparisci, o ti giuroche...
Sparisco, certo, sparisco persempre se lo preferisci, ma prima, prima lascia almeno chevorrei dicessi ad Alshain dove hai preso lanello che gli haimesso al dito
Questanello mel'ha dato mio padre per le Rune dei sei anni...
Non ero intervenuto, fino a quel momento, condividevo tutti i pensieridi Deidra su Fear, anchio mi rendevo conto che la nostravita si era riempita di momenti dolorosi da quando avevo permesso almio vecchio precettore di rientrare nelle nostrevite.Ritenevo la sua presenza oltremodo inopportuna, sebbenevolessi ormai sapere che cosa avesse ancora da dirmi, non avreicambiato le mie decisioni su di lui: quando avevo chiesto, a miamoglie, cosera accaduto a Herrengton mentre ero privo disensi e lei mi aveva raccontato delle decisioni assurde prese da Fear,cui solo il sangue freddo di Orion era riuscito a opporsi, avevopromesso di estrometterlo per sempre da Herrengton, come avevagi fatto mio padre.E avevo fatto bene,perch col suo racconto, dimostrava di volerci rifilarealtre menzogne.
Quello che hai in mano non il tuo anello: Black lha dato a Emerson perchiedere aiuto quando sei svenuto. Quando Deidra stava per lasciarti,tu non avevi nulla in mano, dico bene?
Si guardarono, Deidra era furiosa, desiderava mandarlo al diavolo efinire quella commedia.
S, vero, e allora?
Vorrei che dicessi a tuomarito dove hai preso quell'anello
Era lanello diMirzam, se l tolto per la cerimonia, perprendere la fede nuziale, sapevo che su Alshain aveva meno portata, mache avrebbe funzionato, in caso dinecessit
Annuii, era quella la regola, un anello del Nord poteva funzionare,sebbene non al pieno delle possibilit, sulle mani di unaltro Mago, purch fosse ceduto spontaneamente; di colpo,unidea mi balen nella mente, e iniziai a capireperch Riddle non fosse ancora riuscito a entrare nelleTerre: se aveva ottenuto lanello di Meissa con la violenza ocon linganno, avrebbe impiegato alcune settimane prima diriuscire ad assoggettarlo al proprio volere.
Mirzam ti ha detto nullaquando te lha dato?
Le solite cose, di avernecura e di darlo a suo padre quanto prima eallora?
Allora grazie all'anello che hai al dito, se ti sei salvato,Alshain: ho fatto visita ai Black, la presenza di Sirius al tuocapezzale stata fondamentale per la tua ripresa, losapevamo gi, ma non avevamo capito il motivo ilvero motivo, Alshain, quell'anello che hai aldito!
Non rester qui unsecondo di pi a sentirvi blaterare dei vostri anellini delpotere, di Habarcat, e qualcunaltra delle vostre follie!Quella malefica fiamma stava per uccidere mio figlio, lunicaverit che conosco questa
Deidra, perfavore
Ci aveva dato le spalle disgustata, ed io non potevo che condividere ilsuo malessere. Feci per seguirla, ma Fear stavolta ferm me,debole comero, non ebbe difficolt a stringermicontro il muro e impedirmi di sfuggirgli, avvicin le suelabbra malefiche al mio orecchio, la sua voce sibilante, sottile,profonda, mi bisbigli i suoi segreti nella lingua antica.
Sirius aveva la pietra, tuavevi lanello Habarat ha reagito,perch lanello di Salazar, pur scomposto nellesue parti, era estremamente vicino
Cercai di liberarmi dalla sua presa, oppresso nel fisico e nella mente,non capivo: comera possibile quello che mi stava dicendo?
Lanello non perduto Alshain! Mirzam mi aveva chiesto come fossepossibile dividere lanello, come fosse possibile deformarealcuni ricordi io non avevo idea dei suoi progetti, maora. Deve aver capito che il Lord era a un passo dalrubarvelo
Cosa diavolo stai dicendo,Fear?
Mirzam ha sostituitolanello, lha diviso, ha lasciato la pietra aSirius e il metallo a te
Che cosa? assurdo Meissa non glielo avrebbe mai ceduto!
Credo non avesse scelta,Alshain Mirzam deve aver usato un Imperius, anche tulhai fatto per il suo bene, quando hai creduto fosselunica strada da percorrere, per la suasalvezza
Quello che stava dicendo Fear era sconvolgente, impossibile,spaventoso: Mirzam aveva rubato lanello a Meissa servendosidi un Imperius? No, non lo potevo credere, sapevo quanto i miei figlifossero legati da sincero affetto, sapevo che Mirzam poteva anchearrivare a farmi del male, perch io lavevodeluso, perch avevo sbagliato pi epi volte con lui, ma sua sorella nonlavrebbe toccata mai, nemmeno con un dito.Nonsentivo pi nulla di quanto diceva il vecchio, non riuscivoa capire che le sue parole parlavano di salvezza, di pericolo scampato,di vittoria, ero troppo sconvolto alla sola idea che Meissa fosse stataplagiata in qualche modo da suo fratello no, non erapossibile non era
Ho recuperato lapietra e ho alterato i ricordi dei Black: se anche qualcunoarrivasse a Orion o a suo figlio, se anche usasse la Cruciatus perconoscere i tuoi segreti, non otterrebbe mai niente, certi avvenimentinon sono mai accaduti per i Black, sei salvo! Ora il Lord ha un anelloinutile, ma con i ricordi che hanno rubato a Meissa, crede siaesattamente quello che cerca. Quando scoprir che nonfunziona, dovremo fargli credere che quello che ha in mano il vero anello e che su di lui non ha alcun potere. lunico modo per chiudere per sempre questacaccia.
Di cosa stai parlando, Fear?Che ne sai di cosa vedr il Lord nei ricordi diMeissa?
Conosci tuo figlio, non socome abbia trasformato i ricordi della ragazzina, ma avrfatto in modo di attirare su di s la collera diMilord sar sufficiente creare una storiacompatibile e
Come posso lontanamentecredere a quanto dici, dannato vecchio? Mirzam non ancorain grado di elaborare un piano simile, e non ha di certo la padronanzadi certe arti per realizzare quello che stai dicendo Checosa ne sai realmente tu di tutto questo, Fear?
Tutto era chiaro come il sole, adesso: aveva iniziato dicendo di esserevenuto l per rimediare ad alcuni errori e di essere inparte responsabile di quello che stava accadendo.
Non ctempo, ora! Andiamo da Meissa, se non mi credi! Ricomponiamolanello! Milord non pu pi toccare teo la tua famiglia! Ci sei riuscito Alshain! Ci sei riuscito!
Non ti faravvicinare a nessuno dei miei figli, Fear, mai pi! Smettidi raccontarmi stronzate e dimmi esattamente quello che hai fatto, checosa ti ha chiesto mio figlio, quando, dove, e come hai contribuito aquesto folle piano! Ti conosco, di certo non ti sei limitato a dareconsigli!
Ti spieghertutto tutta la verit, fino in fondoqualsiasi cosa io abbia fatto, ho dovuto agire cosperch non cera tempo... pagher perle mie colpe, sta bene, ma potresti anche decidere di perdonarmi,quando avrai visto con i tuoi occhi! Non questo ilmomento, per sta per accadere qualcosa di moltograve Devi ascoltarmi Sei in grado dismaterializzarti, Alshain?
Guardai il suo sorriso sordido, vidi con la coda dellocchioDeidra che si avvicinava a noi con un paio di Maghi della sorveglianza,fu un attimo e presi la decisione che mi sembrpi giusta. Volevo capire, dovevo togliermi una volta pertutte i dubbi su mio figlio.A Fear bast unosguardo, mi arpion con forza entrambi gli avambracci e cismaterializzammo, alla maniera del Nord, lontano da l.
***
Mirzam Sherton
Soho, Londra - ven. 24 dicembre 1971
Si era ormai fatta sera, camminavamo tranquillisotto la neve, stracarichi di pacchettini, ridendo e commentando quellalunga giornata, quando mi accorsi indispettito che Sile, di nuovo, nonteneva in alcun conto le mie volont e deviava come se nullafosse in direzione di Essex Street. Avevo fatto di tutto, quel giorno,per accontentarla, non capivo perci perch, daparte sua, non potesse accontentarmi nellunica richiesta chele avevo fatto: non volevo andare dai miei. Quando aveva detto divolersi immergere nel clima natalizio di Londra, per esempio, pur amalincuore, avevo accettato, non perch ne avessi voglia, maperch, per colpa della mia pigrizia, aveva gidovuto rinunciare al viaggio nelle Americhe, quindi assecondarla misembrava il minimo.Solo in un secondo momento, quando ormaiera troppo tardi, avevo compreso che la sua idea di giro per i negozinon riguardava la cara vecchia Diagon Alley, ma proprio la Londra deiBabbani: nel primo pomeriggio, mi ero lasciato smaterializzare daMaillag, senza sospettare nemmeno quando avevo visto che aveva sceltoabiti poco tradizionali, e mi ero ritrovato con lei in un piccolo parcoperiferico della citt, in mezzo alla bufera dineve.Sile confidava proprio in quel vortice di sofficifiocchi bianchi per non essere visibili ai Babbani mentre cimaterializzavamo, io, al contrario, mi ero preoccupato, trovando lasituazione pericolosa e inopportuna, avevo protestato a lungo,sostenendo che non mi piacevano simili imprudenze, ma Sile avevarapidamente placato le mie proteste e la mia inquietudine con uno deisuoi sorrisi e una fermata in un pub di Soho, a Carnaby Street,l'antico The Shakespeare's Head, a bere una delle proverbiali birre dicui mi aveva parlato con tanto entusiasmo in riva al Lago Nero, quandomi aveva stupito con la poesia di Sheakespeare e la triste storia diRomeo e Giulietta.Immergermi l, inquell'atmosfera strana, a bere quella che, a dire il vero, mi apparvesubito un'interessantissima bevanda, mi aveva ridato un po' dibuonumore e alla fine avevo smesso di fare il guastafeste, mi erolasciato trasportare, comportandoci come due turisti curiosi, vivendoun pomeriggio stravagante certo, ma divertente, in mezzo alla gentepresa dalla frenesia degli ultimi acquisti, tutti infagottati eagitati, i fiocchi che scendevano copiosi, le pallate di neve nelparco, il traffico e le strade bloccate, la passeggiata sulle spondegelide del Tamigi, la giostra, le luci e gli alberi decorati,bench il nostro, preparato la sera precedente, fossedecisamente pi bello.Alla fine, avevo riscopertoquell'atmosfera rilassata che avevo gi conosciuto insiemecon lei anni prima, durante la nostra precedente esperienza babbana, eavevo persino apprezzato la sua decisionealternativa, per lo meno finoallimbarazzante fermata nel negozietto di articoli perneonati, da cui Sile era uscita stracarica di pacchettini ed io con unprofondo mal di testa: la commessa, una ragazzotta formosa piena diriccioli color ocra, non aveva fatto altro che complimentarsi con noi,pensando che gli acquisti fossero per il nostro futuro bambino, mentreun paio di vecchie babbione babbane mi aveva squadrato per tutto iltempo, a lungo, con uno sguardo lascivo, facendo battutine sommesse suaspetti privati di me, che avevo capito fin troppobene!All'uscita le risatine di Sile suscitate dalle mieocchiatacce sospettose rivolte alla sua pancia avevano accompagnatoquasi tutto il percorso di ritorno.
Si pu sapere cheti prende adesso? Non posso fare dei regali ai miei nipotini?
Certo, chi ti dice niente?Solo che non capisco... daccordo, Liam neaspettava uno e invece nata una coppia di gemelli, ma...quello che hai preso basta per otto bambini! Dovevi comprare roba soloper quei due bambini, non per altri, o sbaglio?
Sile mi guard di sottecchi, pensierosa, io impallidivo inattesa della sua risposta, alla fine non riusc atrattenersi pi e scoppi a ridermi in faccia,essendo fin troppo chiaro quale fosse la mia vera domanda e il mio verocruccio, se non altro perch ormai letteralmenteboccheggiavo.
Salazar, Mirzam! Non staicorrendo un po troppo? Siamo sposati da tregiorni!
S, maVoglio dire Non che abbiamopassato il tempo a giocare a scacchi! Tu fai Medimagia, magari conoscimetodi per sapere gi se sei
Mi prese la mano e mi guard con quella che doveva essereuna faccia divertita e a me parve invece piena di commiserazione,mentre i miei occhi straniti e sospettosi correvano per l'ennesimavolta allaltezza del suo ventre: sentivo le orecchie andarmia fuoco, mi rendevo conto di essermi comportato come uno stupido, avevolasciato il futuro della mia famiglia nelle mani del caso, come unragazzino incosciente, non avevo fatto nulla per mettere in atto i mieipropositi, bench avessi unidea precisa di quelloche desideravo per me e Sile, ovvero passare alcuni mesi da solivivendo quello che ceravamo persi prima. Invece avevopassato quei giorni comportandomi da irresponsabile, senza tenere contodelle possibili conseguenze, e ora che finalmente aprivo gli occhi,quel pensiero mi faceva arrossire.Irresponsabile...s, mi ero comportato proprio da irresponsabile...
Se hai finito... Non ci sonocicogne in volo verso Maillag, Mirzam, so preparare le pozioninecessarie dal mio primo anno di Medimagia, quindi rilassati e respira!Ne abbiamo gi parlato, mesi fa, ed io erodaccordo con te, per ora preferirei anchiogodermi un po di pace e tranquillit, ancheperch ho gi un bambino per casa, a quantopare...
Lo disse con dolcezza e senza ridere, ma quando compresi che il bambinoin questione ero io, mi sentii punto nellorgoglio, avreivoluto ribattere indispettito e offeso, Sile per eragi impegnata a baciarmi teneramente su una guancia perfarsi perdonare ed io non potei far altro che incassare, raddolcito,per poi stringerla ancora di pi a me, travolgendola in unbacio appassionato.
Un bambino che bacia bene,per...
Direi proprio dis...
Scoppiammo a ridere e solo per mera fortuna non ci sfuggirono di manotutti i pacchetti.
Ci siamo, Mirzam: come ti hodetto prima, per me dovremmo passare a salutarli
Potevamo intravvedere la casa in fondo a Essex Street, per un attimoricordai la nostra unica, intensa notte passata insieme nella miacamera nellantica dimora dei Meyer: mi voltai a guardareSile, era facile capire che condividevamo in quellistante lastessa emozione per gli stessi ricordi.
Lo sai perch nonvoglio, Sile: saprebbero che non siamo pi partiti, ciinviterebbero a passare qualche giorno con loro, e da quel momentosaremmo invitati da questo e quello, io invece vorrei godermi ancoraper un po la pace e la serenit del nostroisolamento...
Basta dire di no,grazie non credi? Io vorrei solo assicurarmi che non sianoloro a volerci parlare te lho detto, Kreya mipareva molto turbata, quando ha cercato di parlarci, secondo me nondovevi cacciarla come hai fatto, senza prima ascoltarla
Parenti preoccupati eimpiccioni, amici in visita, magagne da affrontare: sai come la penso,nulla di tutto questo una questione urgenteChi ci conosce, conosce la nostra storia e dovrebbe capire quantobisogno abbiamo di stare da soli, se non lo capiscono, pazienza... sonoloro a doversi vergognare, non io!
Sile sospir facendo no con la testa, rassegnata, in quegliultimi due giorni, ogni volta che doveva servirci i pasti, Kreya avevatentato di dirmi qualcosa ed io, spazientito, lavevo messaalla porta senza tante remore, intimandole di farsi vedere solo quandolavessi convocata io.Alla fine, pur combattuta, siera rassegnata, anche perch ero io, ora, il suo padrone.
Io ci vado, Mirzam, con osenza di te da quel poco che conosco Kreya, sono convintache ci sia un problema serio, altrimenti non si sarebbe disperata inquel modo
Lo so io cosa vuol dirciKreya!
Ovvero?
Si tratta di certo di tuopadre!
Sile mi fulmin con uno sguardo che avrebbe messo in allertachiunque dotato di un minimo di cervello, io naturalmente, esasperatocomero in quel momento per la sua testardaggine, non recepiiil segnale dallerta.
Che cosa vorrestidire?
Lo consoci, quell'uomo miodia! Gi me lo vedo, insonne che vaga tormentato comeun'anima dannata, pensando sta tenendo prigioniera la miabambina in quel castello ancora mezzo diroccato,approfittandosi indecentemente di lei ogni volta che vuole, come undepravato Se per caso ha scoperto che non siamopartiti per le Americhe come gli avevamo dettoavr di sicuro ideato qualche malefico piano perimpicciarsi!
Salazar, ma ti ascolti quandoparli? Sei ridicolo, ecco cosa sei! Era presente anche lui al nostromatrimonio mi ha portato lui allaltare e hamesso lui la mia mano nella tua ha due figli adulti,Mirzam, sa benissimo cosa comporta consegnare una figlia al legittimomarito!
Con quella suamentalit da bacchettone? Che siamo sposati per lui non haimportanza, Sile, non mi perdoner mai! Per questo sonoconvinto che Kreya sia portavoce delle sue paturnie!
Salazar, non ci possocredere! Non ci posso credere! Non sar mica per questafavoletta che ti racconti da solo, per queste tue fantasie strampalate,che sghignazzi come un ragazzino appena Kreya se ne va? O quando crediche io non ti veda?
Stavolta compresi al volo il significato della sua occhiataccia e nonebbi il coraggio di risponderle, anzi, cercai per quanto possibile dinasconderle il rossore colpevole che mi si stava dipingendo in faccia,consapevole che Sile non avrebbe mai compreso n approvatoquella mia innocua, eppure maligna soddisfazione, per quelle fantasieche nutrivo nei confronti di suo padre.
Daccordo, andiamodai miei, visto che ci tieni tanto! Per, per favore, primadi tornare a casa, vorrei portarti in un posto, e dovremmo andarciprima che sia notte fonda. Potresti evitare di farti convincere arestare?
Sile annu, ancora stizzita, speravo che la mia resa fossesufficiente per accantonare lo spinoso tema Donovan mastinoKelly perch le cose non si stavano mettendo perniente bene per me.
Non che pensiancora a quella storia della Passaporta, vero? Perch unassurdit!
Divenni porpora all'istante: no, evidentemente non bastava farmitrascinare dai miei per fargliela passare, anzi si ricominciava con unaltro tema per il quale avevamo bisticciato durante tutta la primaparte del pomeriggio, quando le avevo suggerito di tornare al Ministeroper convincere il Ministro a concederci un'altra Passaporta, visto cheavevo lasciato scadere la prima.
E anche se fosse? Mi dispiaceaverti fatto perdere l'ultima occasione di usare quella che abbiamo acasa! So quanto ci tenevi, cosa ci sarebbe di male a fare un tentativo?In fondo lo faccio per te!
Funziona fino a domani sera,Mirzam! Ricordo benissimo le parole del Ministro!
Ed io ti dico che quandosiamo usciti, la Passaporta era inerte e spenta sullacassapanca! Sapr quello che ho visto! Mi sa che,nonostante la mia imbranataggine, ti ho fatto perdere un po' il sensodel tempo, in questi giorni!
Ghignai appena, malizioso, Sile si ferm sull'ultimogradino, muta, io sbiancai, temendo di aver esagerato ancora una voltae di averla offesa, ma lei sal in punta di piedi e miscocc un bacio sulle labbra, lasciandomi come sempreesterrefatto. Ci ritrovammo a baciarci appassionatamente in mezzo allafitta nevicata, sulla soglia di casa Meyer, disinteressandomi dellasicura presenza della signora Mortimer che ci spiava dalla finestradella casa di fronte, bigodini in testa e binocolo per non farsisfuggire alcun dettaglio.La vicina, che mio padre chiamavaGuardia Regia, controllava infatti il 74 di EssexStreet da quando avevo memoria, sostenendo con il resto del vicinato,del tutto disinteressato a noi, che quellabitazione storicafosse sempre frequentata da tipi alquanto sospetti.
Pare che non ci sia nessuno,eppure dovevano restare qui fino a Hogmanay
Ancora stranito per il bacio, seguii indolente e poco partecipe losguardo di Sile e mi accorsi a mia volta che la casa era immersa nelsilenzio e nelloscurit, e di colpo mi parve chetutto avesse un senso.
Ecco cosa cercava di dirciKreya! Mio padre voleva comunicarci un semplice cambio di programma,come vedi, non era poi cos urgente...
Non avrebbe usato un semplicePatronus o un gufo, per qualcosa di cosinsignificante?
Magari Kreya mi ha chiamatosolo per consegnarmi una lettera!
Ora che ci pensavo meglio, per, sapevo che non eracos, la situazione, oltre che strana, improvvisamente miparve anche inquietante, come se quel silenzio equell'oscurit. No, non poteva essere successo nulla dimale, lo avrei saputo...
E come Mirzam? Hai imposto a Kreya il silenzio... Hai rifiutato igiornali e qualsiasi contatto con il mondo esterno Cheidiota!
Sei preoccupato? Proviamo aentrare magari ti tranquillizzeresti e...
No, Sile, ancoracasa mia, certo, ma non voglio entrare senza invito Saicosa ti dico? giusto che io mi tenga questapreoccupazione, ora, perch mi sono comportato da ragazzino,avevi ragione tu, ho sbagliato con Kreya! Parler e michiarir con lei appena saremo a casa e micomporter di conseguenza, se il messaggio non riguardaloro, mi limiter a mandare un Patronus ai miei per saperecosa sta succedendo
Allora andiamo al PaioloMagico, cos possiamo smaterializzarci dal Nevica poco ora, c' troppa gentein giro, non possiamo smaterializzarci all'aperto...
Annuii, le passai un braccio attorno alle spalle e tornammo indietro,il tragitto era breve ma linquietudine che provavo in quelmomento rese la strada interminabile, mi chiusi in un preoccupatomutismo, che nemmeno la pazienza e la calma di Sile riuscirono ascalfire. Giunti nel vicolo, mi sistemai alle sue spalle, facendolescudo, cos che nessun curioso la vedesse mentre,armeggiando con la bacchetta, riduceva le dimensioni dei pacchetti e liintroduceva nella sua borsa porta-tutto, per rientrare nel nostro mondosenza suscitare curiosit e scandalo con le nostre comperebabbane.
Fatto, possiamoentrare...
Mi guardava soddisfatta, come se nulla fosse, desiderosa come me dirifugiarsi al calduccio, la borsetta a tracolla e la bacchettagi sparita nella sua manica, io avevo la mano sullamaniglia, ancora sovrappensiero per le sensazioni provate a EssexStreet.Sile mi prese una mano tra le sue e mibaci di nuovo, proprio mentre aprivo per farla passare,cogliendomi di sorpresa: mi sconvolgeva sempre quando facevacos, perch capivo sempre in ritardo le sueintenzioni, e perch lei, al contrario di me, non sembravacurarsi troppo delle apparenze, non provava imbarazzo a manifestare ilsuo affetto per me anche in pubblico. Diventai rosso come un pomodoro,mentre volti sconosciuti si voltavano verso la porta aperta e sisoffermavano sull'immagine noi due che davamo spettacolo in quellamaniera incresciosa: imbarazzato come non mai, non riuscii a reagirementre Sile, divertita, mi sussurrava all'orecchio:
Non fare quella faccia, dai,sono tua moglie, Mirzam Alshain Sherton, ho il diritto di baciarti ognivolta che ne ho voglia...
Sorrise ed entr, senza aggiungere altro, mentre io tenevoancora la porta e restavo inebetito l, a guardarla avanzaresicura tra i tavoli, il fumo e il calore del locale che giavvolgevano la sua figura.
Allora, ci svegliamo? Lavogliamo chiudere quella porta? Ci stai raffreddando illocale!
Mi ripresi ed entrai, il passo rigido e nervoso, chiudendo rapido laporta: io che lo detestavo, mi ero fatto notare da tutti e ora, con ilvolto doppiamente rosso d'imbarazzo, per il bacio e per la figuraccia,attraversavo la sala, a testa bassa, seguito da occhiate divertite efacezie pi o meno sussurrate.Sile, come se nientefosse, era andata a sedersi a un tavolo un po' isolato, decisa a berequalcosa che ci scaldasse un po', al contrario di me, che volevo soloscivolare al pi presto nel retrobottega persmaterializzarmi a casa e chiuderla con quella giornata pesante. Tomarriv rapidamente per prendere l'ordinazione: mentre io misedevo senza una parola di fianco a Sile, ancora imbronciato,ripiegando il giaccone sulla sedia, mia moglie chiese due Burrobirre,senza chiodi di garofano ma con la cannella, guardandosi attornoindifferente, gli angoli della bocca che tradivano tutto il suodivertimento.
Te la ridi,eh
Rideresti anche tu, al mioposto, se avessi fatto quella faccia allucinata per un semplicebacio
Giravo con il cucchiaino la bevanda fumante, attonito, preoccupato,confuso, sentendomi ancora addosso gli occhi degli altri e qualcherisatina di sottofondo, bench non fossi sicuro che fossereale, ma o piuttosto frutto della mia fantasia. Perchdoveva essere cos difficile?Quando eravamo soli,riuscivo ad accettarmi cos com'ero, a ridere persino di mestesso e delle mie assurde reazioni... Ma in pubblico... Inpubblico era sempre tutto dannatamente diverso, mi sentivo a mio agiosolo su un manico di scopa o insieme alle persone che conoscevobenissimo, mentre con gli altri
Non sar mai altuo posto sono e sar sempre io quelloimbranato, non tu!
So che sei preoccupato equando lo sei, straparli, ma non avercela con me, se cerco di godermi,anche in momenti difficili, il piacere di avere un marito dolce espiritoso come te...
Imbranato, non dolce espiritoso! Lo vedi tutti i giorni, l'hai visto anche due secondifa!
Sile mi prese la mano tra le sue, fissandomi, io la guardai,sorseggiando ancora innervosito la mia Burrobirra, riscaldandomi unpoco per volta, per, per il sorriso che le spuntava dinuovo in faccia, probabilmente perch pensava a una dellemie abituali dimostrazioni dimbranataggine casalinga.
Abbiamo due vocabolaridiversi, allora... la mia definizione dimbranato diversa dalla tua... secondo la mia tu non lo sei...
E cosa sarei allora, secondote? Un patetico idiota?!
Te lo dico solo se promettidi non montarti la testa, dopo, altrimenti poveri noi...
Rise, si divertiva sempre a prendermi in giro ma io non ci stavo, nonin quel momento: non sarei caduto nella sua trappola, gitroppe volte con la mia curiosit avevo fatto il suo giococos alzai le spalle fingendo che non me ne importassegranch dei suoi vocabolari e tutto il resto.Infondo avevo il sacrosanto diritto di offendermi pure io, visto che miaveva provocato senza motivo tutto il pomeriggio con le sue frecciatinee ora ne avevo davvero abbastanza.
Non minteressaSile, di vocabolari e tutto il resto... tutto moltopi semplice: i ragazzini possono anche essere indecisi,curiosi, combinare guai, ma una volta che sicresce
Si ha lobbligo didiventare noiosi? Non c nessuna legge che diceche dobbiamo smettere di giocare, di stuzzicarci, di ridereanche perch lo so che piace pure a te
Finii la mia Burrobirra, racchiudendo con uno sguardo la maggior partedegli avventori del Paiolo che avevano borbottato al mio ingresso e cheora sembravano tornati tutti ai propri affari.
S, vero, mi piace ma quando si cresce, si hanno anche deidoveri, come quello di non farsi ridere dietro
Ah gi, larispettabilit richiesta a ogni bravo Slytherin! Come possodimenticarmene? Aver suscitato un po' dilaritprima, tra tutte queste persone quante saranno? Sette? Deveessere davvero molto disdicevole Pensa se lo sapesse gentedella risma delladorabile signora Black!
Non importa quante personesono, Sile, quante persone hanno riso o cosa penserebbe Walburga Black! qualcosa tra te e me... Noncapisci? Non normale che debba preoccuparti tudi tutto, perch io sono cos stupidoche se dipendesse tutto da me ora saremmo ginei guai... Non ho pi quindici anni, Sile, siamo sposatiadesso, da me ti aspetterai pure qualcosa di diverso da com'ero allora,o no? O mi sta sfuggendo qualcosa?
Mi guard seria, con quellaria che assumevadavanti ai nostri discorsi importanti, quelli che periodicamenteaffrontavamo fin dai primi giorni insieme, per confrontarci e crescere.
Ti sfugge la domandafondamentale: a chi devi dimostrare qualcosa? Se a testesso, d'accordo, ne possiamo parlare... Se credi, invece, di doverdimostrare qualcosa a queste persone, mi sembra assurdo... Quanto a me,mi hai gi dato le dimostrazioni che mi servivano, tutto ilresto, almeno per me, si affronta andando avanti insieme...
Non mi devi consolare ognivolta, Sile, non sei mia madre ed io non sono un bambino!
Non ti sto consolando, a mepiaci cos come sei: c qualcosa dimale in questo? Per molti, seriet e maturitsignificano vivere reprimendo tutto o fingere un sentimento che nonprovano. Perch dovrei volere per noi una situazione delgenere? Per paura del giudizio degli altri? Chi sono gli altri? Tu nonsei cos! La tua forza non quella di cui moltiparlano, fatta di egoismo e indifferenza... quello ilcomportamento di personaggi che abbiamo avuto la sfortuna di conosceree che spero, d'ora in poi, frequenteremo il meno possibiletu sei diverso da loro, ed per questo che stiamoinsieme...
Mi teneva la mano, la voce sussurrata eppure appassionata, compresi checera un modo diverso di vedere quello che mi angustiava,unottica che non avevo mai considerato.La guardai:a modo suo, era una vera Slytherin, non bisognava farsi trarre ininganno dal suo aspetto tranquillo, dalla sua figura minuta, Sile erauna tigre quando doveva proteggere ci che amava, ed ioambivo ad avere, prima o poi, almeno un decimo del suo cipiglio, dellasua forza.
Allora avevo ragione a EssexStreet, la mia imbranataggine ha fatto colpo su dite
Sorrisi, ma non riuscivo a guardarla negli occhi, istante dopo istante,mi rendevo conto di aver appena ricevuto uno dei pi beicomplimenti che mi avessero fatto in tutta la vita, una veradichiarazione damore e mi sentivo in imbarazzo, e feliceperch a farmelo era stata la persona che piaveva importanza per me.
Se non lavessiancora capito Io sono innamorata della tuaimbranataggine, Mirzam AlshainSherton
Le presi la mano, mi guardai intorno, vidi che c'erano pidi sette persone, che per lo pi si stavano facendo gliaffari propri, ma un paio, forse due Ministeriali, stando agli abiti,stavano guardando verso di noi: uno aveva un paio di pesanti occhiali ei capelli un po' disordinati, laltro era di spalle, non lovedevo in faccia, ma portava una bombetta.Le sollevai la manoe la portai alle labbra, guardandola.
S, credo sia unottimo motivo per accettarmi come sono ma perquanto riguarda gli aspetti puramente pratici, ho ragione io,Sile quindi, faremo tutto in parti uguali, ci prenderemoentrambi cura luno dellaltra,daccordo? Un piccolo passo per volta
Un piccolo passo, mi stabene
Sorrisi mentre lei beveva gli ultimi sorsi di Burrobirra e lasciava cheun baffetto di schiuma le decorasse le labbra, in alto a sinistra,passai un dito leggero su di lei, a raccoglierlo, continuando afissarla estasiato.
Mirzam AlshainSherton?
Sile si stacc da me il poco che bastasse a rispondereall'uomo alle mie spalle, io mi voltai innervosito perlinterruzione, maledicendo tra me l'idea di esserci fermatil, esposti, comera prevedibile, al fastidio deisoliti seccatori. Fu allora, che la realt, entrcome un uragano nella nostra vita.
Consegnateci la bacchetta eseguiteci senza opporre resistenza: siete sotto la custodia delMinistero della Magia. Questo il mandato di cattura concui il ministro Longbottom ha ordinato il vostro arresto e queste sonole incriminazioni
***
Regulus Black
12, Grimmauld Place, Londra - ven. 24 dicembre 1971
Mi trovavo nel bel mezzo di una delle cene pi barbose dicui avessi ricordo, lunga, anzi no, interminabile: erano gidue ore che stavamo seduti in sala da pranzo e ancora mancavanonumerose portate al dolce. Si trattava, inoltre, di una cena difamiglia con pochissimi invitati, tutti impegnati solo edesclusivamente sullo stesso argomento, non era possibile trovare undiscorso diverso, un po pi interessante deglialtri, un po meno noioso degli altri. Lunico temadella serata erano i Malfoy: i nonni, pap e gli zii eranotutti presi a enumerare le propriet del temibile Abraxas ea suggerire allo zio cosa inserire nel contratto matrimoniale cheavrebbe firmato per Narcissa. Le Streghe, esclusa Bella, a casa ancorain via di guarigione, erano immerse nelle loro risatine civettuole conCissa che, stranamente, teneva banco, lei che di solito in pubblico nonparlava mai e sorrideva appena: quella sera, invece, da quasi quattroore, comprese le due precedenti la cena, mia cugina stava descrivendo,fin nei minimi dettagli, come sarebbe stata la sua festa, con le nonne,le zie e la mamma, impegnate a compiacerla, confrontando e criticando iricevimenti, i pizzi, i merletti, gli anelli, le cerimonie, i buffet,le acconciature, le vesti e qualsiasi altra cosa avessero visto osentito descrivere nei pi importanti ricevimenti degliultimi anni, decise a fare della festa che si sarebbe tenuta dil a una settimana, a Manchester, per il fidanzamento tra laterzogenita di Cygnus Black e l'unico erede di Abraxas Malfoy, l'eventomagico mondano del secolo.
Sirius ed io non facevamo che scambiarci occhiate complici dai due latidel tavolo, io rassegnato, lui a dir poco disgustato: temevo che da unmomento all'altro non sarebbe pi riuscito a contenersi,mettendo cos fine a quella serata odiosa a modo suo, conuna delle sue solite bravate. E se fosse successo, indipendentementedalle tragiche conseguenze, per una volta, non me la sarei sentita didargliene tutta la colpa. A parte l'incredibile noia che ci accomunavae a cui ormai mi stavo abituando, per, i motivi per cuicondividevo il suo scarso entusiasmo per quella vicenda erano moltodiversi. Mio fratello aveva sempre sofferto di orticaria verso tuttoci che entusiasmava la mamma e nostra cugina e, da quandoaveva imparato da Bellatrix quella parola, diceva che erano tuttestronzate; inoltre l'antipatia che provava perMalfoy, da quando era costretto a vederlo a scuola, era diventata odio,quindi passare tutta la serata a sentir celebrare le virtdi quel damerino biondo era per lui un'insopportabile tortura. Alcontrario, io, pi che esasperato, ero triste: triste,s, bench sapessi che quel matrimonio, comediceva la mamma, avrebbe contribuito a dar lustro al nostro nome eNarcissa sarebbe andata in sposa a un Mago Purosanguestraordinariamente ricco e potente, che tra laltro eragiovane, affascinante e, a sentir molti, interessato veramente a lei,non solo alla purezza e alla nobilt del nostro Sangue e delnostro Casato. Anche Lucius piaceva a mia cugina, pertanto quel legameera desiderato e voluto da entrambi gli interessati, non solo dallefamiglie, sarebbe stato quello che si diceva un matrimoniod'amore, non un legame imposto: una volta, parlando di cosaprovava per lui, avevo sentito con le mie orecchie Cissa dire a Meda diavere le fatine nella pancia" quando lui le sorrideva, ma ioero piccolo e non avevo capito il senso, solo adesso iniziavo aintuirlo, da quando, a mia volta, sentivo qualcosa di strano nellostomaco quando guardavo Meissa. Divenni di colpo porpora e mi agitaisulla sedia, poi mi guardai intorno, nervoso, pregando gli dei che miofratello non mi stesse osservando: ero convinto di aver sempre stampatiin faccia gli imbarazzanti segni della mia cotta per Meissa e cheSirius perci sapesse quando stavo pensando a lei e potessederidermi davanti a tutti.
Malfoy... s, molto meglio concentrarmi su miacugina e su Malfoy.
Guardai Kreacher zompettarmi vicino e mi feci servire un po' d'acqua,intanto riflettevo su quanto quel damerino pomposo non mi piacesse, sulfatto che mi mettesse paura perch aveva qualcosa dipericoloso nello sguardo ed io temevo per Cissa, non sapevo nemmeno iobene che cosa; mi resi conto che provavo per quellol gli stessi sentimenti intrisi di risentimentoche mi scatenava quellaltro bellimbusto di Lestrange: perquanti soldi e potere avessero, ero convinto che fossero indegnipersino di baciare la terra su cui camminavano le mie cugine, figurarsise avevano il diritto di... Sentii l'acqua scendermi nello stomaco comequalcosa di gelido e corrosivo. Forse ero soltanto gelosoperch me le stavano portando via... s, dovevaessere cos. Ero solo triste per me stesso, come un bambinosciocco, per la fine del mondo come l'avevo finora conosciuto, per lafine della mia infanzia. Narcissa si stava fidanzando, presto sisarebbe sposata, e nulla sarebbe stato pi come prima, eraquesto il problema: per fortuna non ero un impulsivo come mio fratello,avevo ben chiaro il senso del decoro, come ogni Black che si rispetti,sapevo che tra i miei doveri c'era anche quello di non mettere inimbarazzo me stesso e i miei cari... perch altrimenti...Erano giorni, dal matrimonio di Mirzam, che sentivo crescermi dentro unmisto di rabbia, angoscia, tristezza, che mi prendeva e mi si annodavastretto dentro e che avevo sempre pi difficolta cacciar via. Temevo che se avessi lasciato quella sensazione farsilargo in me, libera di dominarmi, avrei finito con l'alzarmi davanti atutti, dicendo quello che pensavo, poi sarei fuggito in camera mia eavrei preso a pugni il cuscino o avrei fatto qualcos'altro diumiliante, ma utile a sfogarmi, forse addirittura piangere... Anche seprovavo quelle sensazioni, per, cos forti,potenti, come non ne avevo provato mai, ero e restavo sempre un Black,e un Black sempre superiore persino a se stesso! Sospirai.
S, dovevo sentirmi cos perch troppecose stavano cambiando, velocemente e tutte insieme, ed io non eropronto. Avevo avuto paura per Bellatrix, non volevo che stessecos male. Avevo avuto paura per i miei amici... Avevo... Avolte avevo la sensazione che tutto corresse troppo in fretta, che lepersone cui volevo bene scivolassero via dalla mia vita e non ci fosseniente e nessuno altrettanto importante che le sostituisse. Bella siera sposata e per questo non la vedevo quasi pi e quandotornava, c'era sempre pure luie lei...Bellatrix... era sempre pi lontana, diversa, pigrande... Pi bella... Pi terribile...Pi irraggiungibile... Sirius era finito a Grifondoro eaveva gettato un'ipoteca pesante sul suo futuro ma anche sul mio: lamamma faceva di tutto per tenerci separati ed io non sapevopi cos'era giusto e cos'era sbagliato, perchlei aveva ragione a preoccuparsi, ma a me lui mancava, anche se dapiccoli era stato tremendo essere puniti insieme, infinite volte,sempre e solo per colpa sua. Io lui... Lui era mio fratelloed io gli volevo bene, non potevo farci niente.
E poi c' Meda... No, lei non c' davveropi, di lei non deve importarmene pi niente, nonmerita pi nemmeno un mio pensiero... Eppure...
Mia madre mi aveva insegnato che quellal era peggio che morta, perchalmeno, delle persone che muoiono, si deve e si pu sentirela mancanza; quella l, invece, quellache non aveva pi nemmeno un nome per tutti noi, non eraproprio mai esistita, per questo c'era quel buco sull'arazzo,perch un Black che non si comporta da vero Black, nonesiste, e se non esisti, nessuno ti conosce, quindi nessuno ha motivodi sentire la tua mancanza o provare per te altri sentimenti, se te nevai. Quando me lo spiegava, in quel modo, con quelle parole, conquellimplacabile freddezza, sentivo una voragine dentro dime: il solo pensiero di poter combinare anchio un disastroche portasse il mio nome a essere bruciato, a non essere mai esistitoper le persone cui volevo bene, mi riempiva di terrore. Poi riflettevo:ero nato Black e mai, per nessun motivo, avrei fatto qualcosa che miprivasse di quell'onore e di quella fortuna, lo giuravo sulla mia animaimmortale tutte le sere, alla fine delle preghiere, prima diaddormentarmi. Poi per... Poi pensavo a mio fratello einiziavo di nuovo a tremare.
Con la ragione, capivo tutti i concetti, avevo tutte le mie sicurezze,a volte, per, non riuscivo a controllare il fluire dei mieipensieri: spesso, durante le lezioni del mio noioso precettore, midistraevo e con la memoria ritornavo a quando avevo cinque anni, a unpreciso pomeriggio d'estate, passato con le mie cugine nei giardini diLacock. Bellatrix quel giorno non cera, stava da qualcheparte con i suoi amici pi grandi, ma Meda eral, era vera, esisteva: ci leggeva un libro seduta su unacoperta stesa sull'erba, mentre Cissa ed io eravamo seduti sullapanchina per giocare con Agenore, il vecchio gatto persiano di ziaDruella, cercando di impedire a Sirius, che si annoiava apettinar le bambole, come diceva lui, di tirarglila coda; a un certo punto Cissa, tutta seria, come una signora grande,aveva ripreso mio fratello dicendogli che un vero Black nonsi comporta mai cos in pubblico, allora Sirius,indispettito, aveva fissato quella povera bestiola in cagnesco e Cissacon la sua solita terribile aria di sfida, infine le avevaabbaiato contro che avrebbe voluto essere uncane, solo per farle sparire tutti i suoi adorati gatti, con tantarabbia e convinzione da riuscire a farla piangere. A quel punto, Medaaveva chiuso il libro, si era alzata, aveva preso Agenore elaveva messo tra le braccia di Sirius, prendendogli la manoe passandola leggera sulla testa del felino: il gatto, l'unico a noncurarsi di tutta quellagitazione, aveva sbadigliato, si erastiracchiato un p, aveva puntato la testa contro il pettodi mio fratello e, lasciando Sirius e tutti noi sbigottiti einterdetti, si era addormentato, ronfando acciambellato tra le bracciadel suo presunto nemico.
Vedi,Sirius, spesso i cani... dormono proprio con i gatti...
Tutti, a parte Cissa ancora risentita, avevamo riso della faccia diSirius, alla fine aveva sorriso impacciato pure lui, in quel tiepidosole di fine estate, in quell'angolo isolato del parco, da cui nessunoci sentiva: eravamo in un mondo tutto nostro, solo nostro, eraperfezione, era felicit. S erafelicit, nonostante le nostre baruffe, stare l,con la mia famiglia, con Narcissa che mi accarezzava i capelli, ediceva che ogni giorno diventavo pi bello, che ero un Blackperfetto, migliore di mio fratello perch io non la facevopiangere mai... Quel giorno... Lo ricordavo ancora perchera accaduta una cosa importante: le avevo dato un bacio sulla guancia,tutto impettito e serio, e le avevo promesso che appena fossi statogrande l'avrei sposata io, cos lei non avrebbe pianto maipi... Quel giorno lo ricordavo ancora, perch ilmio cuore si era riempito d'orgoglio quando lei mi aveva guardato conquegli occhi di mare e mi aveva sorriso e mi aveva detto dis, perch al mondo nessuno era perfetto come me.Sirius mi aveva preso in giro a lungo, a causa di quella storia, ma io,per tanto tempo, ero stato felice, sicuro che davvero, per Cissa, nonci sarebbe stato mai nessuno pi buono e perfetto di me.Sospirai.
All'epoca ero solo un bambino, certo, e ormai non lo eropi, sapevo che quelle parole non significavano niente einiziavo a capire molte cose che allora non immaginavo nemmeno, come ilfatto che anch'io un giorno avrei avuto dei desideri e dei sogni bendiversi, ma... Quel momento era stato lo stesso importante emeraviglioso, perch eravamo felici, eravamo uniti, eravamole dita di una mano. Ora, invece... spesso avevo la sensazione che...Li guardai tutti: eravamo sempre noi, i Black, gli invidiati ToujoursPur, eppure non eravamo pi come prima, e quando me nerendevo conto, mi si stringeva il cuore e mi riempivo di tristezza. Edi paura.
S, avevo paura: guardavo Sirius e nostra madre e avevopaura. Avevo paura dei giorni che si rincorrevano veloci, di Sirius chese ne sarebbe andato lasciandomi di nuovo solo, del mio compleanno chesi avvicinava, della lettera che sarebbe arrivata presto da Hogwarts:per anni avevo sognato quel giorno, entusiasta, ma da quando Sirius...Avevo paura, s, avevo paura: eravamo fratelli, eravamocresciuti nella stessa casa, avevamo lo stesso sangue e ora che siavvicinava quel giorno, io tremavo all'idea che anche di me il pulciosoCappello di Godric potesse dire cose sconvenienti e devastanti! Non cipotevo pensare... Non potevo pensare a mia madre e mio padre cheguardavano anche me con quegli occhi pieni di delusione, mi sentivomorire quando nostra madre trapassava Sirius come se fosse trasparente!Salazar... se fosse successo qualcosa di simile anche a me...S, ne ero certo, sarei morto all'istante!
Impercettibilmente sentii il mio corpo tremare: mi capitava semprepi spesso, col passare dei giorni, sentivo l'aria cheentrava con difficolt nei miei polmoni, il cuore chesembrava fermarsi. Mi resi conto che anche gli altri potevanoaccorgersi del mio tremore, quando sentii il leggero tintinnio dellaposata che batteva contro il piatto. Zio Alphard, per fortuna, ful'unico a notarlo: non disse nulla, si limit a indagarmicon lo sguardo, attento, partecipe, pieno di premura, io lo guardaigrato, osservai il suo viso aprirsi in un'espressione incoraggiante emi ripresi un p.
Potete continuare senza dime, per qualche minuto? Dovrei fare ai miei nipoti il mio solitodiscorsetto natalizio, torniamo subito...
Mio padre si limit a un cenno con cui ci esonerava persinodal ritornare a tavola, tanto era preso dal suo ragionamento suiterreni che Malfoy aveva nel Wiltshire, la mamma bofonchiqualcosa sul fatto che non ci si alza cos da tavola, maanche nel suo caso, la disquisizione di nonna Melania sulla"pregevolezza dei cristalli di Boemia", prevalse sull'etichetta edecise di non intervenire. Lo zio non se lo fece ripetere due volte,rapido ci rivolse un'occhiata che voleva dire muoveteviprima che si accorgano che stiamo fuggendo, Siriussospir di sollievo, riconoscente, e rapidi, ci dileguammoper trovare rifugio nella sala dell'Arazzo.
Finalmente! Non so voi,ragazzi, ma io non ne potevo pi! Prima che tocchi a uno divoi due spero passeranno anni, perch mi ci vorrdavvero molto tempo per riprendermi da questa serataccia!
Zio Alphard si accomod sfinito e sorridente sul divano difronte all'Arazzo e fece cenno a me e Sirius di sederci uno per lato alsuo fianco, io non vedevo l'ora e ubbidii subito, dopo tutte quelchiacchiericcio noioso un racconto del mio zio preferito era quello checi voleva: con un po' di fortuna, immaginavo ci avrebbe parlato deiDraghi visti nel suo recente viaggio in Romania. Lo adoravo: mio zioera il tipo di persona che avrei desiderato diventare anch'io, ungiorno, un uomo che aveva ben saldi nella mente i principi di un veroBlack e che era stato capace di coniugarli in maniera originale ai suoiinnumerevoli e svariati interessi, regalandosi una vita piena edemozionante. Quando lo guardavo, ero colto dall'entusiasmo, tuttopoteva mutare, ma ero certo che lui sarebbe rimasto uno dei punti fermie fondamentali della mia vita e di quella di quanti amavo: grazie alui, quel ricordo di Lacock non sarebbe mai svanito del tutto, nonsarebbe stato l'ultimo, n l'unico, crescendo avremmovissuto altri momenti come quello e, pur in modo diverso, tutti noiavremmo trovato il modo di essere ancora uniti, proprio come le dita diuna mano!
Domani, durante il pranzo acasa dei nonni, non potr stare molto con voi, arriverannoun paio di vecchi amici di zio Cygnus e dovr far dacavaliere alla loro svenevole figlioletta, che visia di esempio, ragazzi: cercate di trarre insegnamento da me e dallemie sventure e correte ai ripari per tempo!
Ci lanci uno sguardo allegro e un po' irriverente, che noncompresi del tutto: quando ci guardava cos, notavounimpressionante somiglianza tra mio zio e mio fratello, chemi lasciava piuttosto perplesso, perch se da un lato midava la speranza che magari un giorno Sirius sarebbe cambiato inmeglio, in un uomo simile a nostro zio, dall'altro sospettavo che forseanche lo zio avesse qualcosa da nascondere. Poi per fortuna capivoquanto fosse un ragionamento assurdo e non ci pensavo pi.
Che ne dite di aprire ora ivostri regali di Natale?
Mise mano al panciotto e da una delle tasche porta-tuttotir fuori due piccoli pacchetti, poi con un colpo dibacchetta li riport alle dimensioni originali:esteriormente si trattava sempre di due scatole coloratissime eidentiche, ma dentro c'erano i regali che pi desideravamo,tra loro diversissimi, proprio comeravamo diversi miofratello ed io. Sirius, impaziente, inizi subito ascartare: appena l'apr, dalla scatola estrasse un pacchettopi piccolo che conteneva un album di foto vuoto, solo nelleprime cinque pagine c'erano gi delle immagini. Incuriosito,lasciai i fiocchi della mia scatola e mi avvicinai per guardare l'albumanch'io: vidi Sirius da piccolo in braccio a mamma e pap,entrambi felici e orgogliosi; in un'altra foto pap, ancorapi fiero, lo teneva in braccio mentre la mamma, seduta,cullava me, talmente piccolo che dovevo essere nato da pochi giorni; inun'altra noi due eravamo piccolissimi, in braccio alle nonne, al centrodi una foto con tutta la famiglia, la cosa strana era che mio padre nonsi limitava a stare accanto alla mamma, come faceva adesso, ma leteneva possessivo la mano, entrambi con un'espressione strana, serena,felice, che non gli riconoscevo. Sirius gir pagina e lanuova foto che riempiva tutto il foglio ritraeva noi due seduti accantoa Cissa, davanti a Bella e Meda in piedi, zio Alphard stava dietro diloro, chiudendo cos la composizione, le mani appoggiatesulle spalle delle nostre cugine; le foto successive erano ritrattiseriosi di famiglia, senza nulla di notevole da sottolineare, mal'ultima foto, prima dei fogli bianchi, era molto simile a quella chetenevamo in camera, quando Sirius ed io dividevamo ancora la stanza,quella scattata un paio di estati prima, nel parco di Zennor, dovepap, Sirius ed io eravamo ritratti sorridenti: anche inquella nuova foto, che doveva essere stata scattata poco primadell'altra, nostro padre ci guardava con la spensieratezza e l'orgogliodi un tempo, non con il consueto disinteresse. Rivolsi allo zio unosguardo interrogativo, lui stava osservando Sirius che, muto, erarimasto molto colpito da quel regalo, in particolare dall'ultima foto.Di colpo fui sicuro che nella mia scatola avrei trovato un albumidentico, che il messaggio che doveva darci nostro zio era rivolto aentrambi: zio Alphard, spesso, dimostrava di conoscerci pia fondo dei nostri stessi genitori, doveva essersi accorto di quantofossimo rimasti entrambi turbati dopo lo smistamento di Sirius e volevaaiutarci a modo suo a superare quel momento. Mio fratello miguard senza dire nulla, ma sapevo che condividevamo lestesse sensazioni.
Avanti, guarda che cosac' l sotto! E tu, forza, apri la tuascatola!
Annuii, iniziai a scartare il mio regalo, tenendo perd'occhio il lavoro di Sirius, che ora appariva meno irruento e moltopi scrupoloso di prima: l'album era avvolto in una cartablu con stelle dorate ed era appoggiato su un enorme foglio di cartamarroncina, con strani simboli stampati sopra, quando mio fratello losollev, a prima vista il contenuto della scatolasembr un ammasso di fili e pezzi di legno rotti. Entrambirimanemmo perplessi.
Dai Regulus, scarta il tuoregalo, cos saliamo a montare quello di Sirius nella suastanza...
Come avevo intuito, trovai anch'io la carta blu con dentro l'album difoto da riempire, e con le stesse immagini regalate a Sirius, nella miascatola, per, sotto il foglio di carta, al posto di unammasso di legnetti rotti, c'era un altro superbo pezzo per la miacollezione del Quidditch: un'introvabile Moontrimmer del 1901, unadelle prime scope in frassino prodotte per salire fino a quote mairaggiunte, l'ultima scopa artigianale, prima della produzione in seriedelle Scopalinda e delle Comet.
Salazar! Come hai fatto, zio?Dove l'hai scovata? Le Moontrimmer ormai sono introvabili!
Giovanotto, cisar un motivo se tutti dicono che nulla impossibile per un Black!
Mi fece l'occhietto e mi spettin appena i capelli ed io,emozionato, non ebbi nemmeno la prontezza di reagire impettito, comemio solito, troppa era la felicit e lo stupore: miavrebbero invidiato tutti, era il pi bel regalo che...
Bene! Ho detto a Kreacher dichiamarci poco prima del dolce, quindi abbiamo un po ditempo per andare di sopra! Voglio vedere la faccia di tutti e duequando questi strani legnetti...
Lo zio richiuse la scatola e la fece levitare davanti a sfino all'ultimo piano, salii insieme a Sirius, sempre pitaciturno, mentre io, tutto preso dal mio regalo, cercavo di farglinotare tutti i dettagli di quella scopa leggendaria. Anche RigelSherton sarebbe morto d'invidia appena... Mi fermai sul pianerottolo,rimanendo un passo indietro a mio fratello, di colpo preda di queipensieri che da alcuni giorni stentavo a tenere sotto controllo.
Che cosa ti prende, piattola?Hai finalmente consumato tutto il fiato utile e resterai zitto per iprossimi cinque anni? Ahahahah...
Sirius mi guardava con il solito ghigno irridente, io non avevo nemmenola forza di rispondergli a tono, perch l'indomani a casadei nonni avremmo visto amici e parenti, ma non ci sarebbe statonessuno degli Sherton.
No... che...stavo pensando a Rigel... a quando se...
Sirius non disse nulla, per qualche istante, poi mi fisssenza pi ombra di derisione, mi pass un bracciointorno alle spalle, protettivo, sicuro che per una volta non avreifatto obiezioni.
Gliela farai vedere moltopresto, Regulus... anzi... ora gli scriviamo... sai, ho chiesto apap il permesso di spedirgli una lettera, non possiamofargli visita, ma... ti va di scrivergliela insieme?
Annuii, stranamente sollevato, mentre minvitava a seguirlonella sua stanza, dove gi lo zio aveva aperto la scatolamisteriosa sul letto e armeggiava con fili e legnetti a colpi dibacchetta.
Bene, ci siamo... Orachiudete gli occhi...
Ubbidiente, chiusi gli occhi e mi appoggiai con la schiena alla portadella mia vecchia stanza, completamente immersa nella penombra, c'erasolo una candela accesa sulla mensola della finestra, comerausanza nella settimana che seguiva Yule.
Anche tu, Sirius, non fare ilfurbetto!
C'era da aspettarsi che mio fratello facesse di testa sua, nonrispettava mai alcuna regola, nemmeno una come quella, ma invece diindignarmi, come succedeva sempre, sorrisi tra me, per l'atmosfera chesi era creata all'improvviso tra noi, per i regali, per nostro zio, peril nostro abbraccio. Sentii lo zio bisbigliare alcune parole che noncompresi, poi sentii una specie di sibilo e un tintinnio strano, infineci disse che potevamo riaprire gli occhi. Quando mi guardai intorno,trattenni a stento un gemito di sorpresa e meraviglia: la stanza erapercorsa da strane luci iridescenti, che uscivano da alcune sferesospese per Magia sopra le nostre teste, ruotando su se stesse efluttuando nell'aria in una danza armonica. Proprio sopra di me, c'erauna sfera blu, poco pi in l ce n'era un'altrarossa come il sangue e una gialla ocra, pi o meno didimensioni simili, poi una molto pi piccola, rugosa quasivicino a una specie di palla di fuoco che sembrava pulsare,volteggiando su se stessa. Pi lontana, c'era una pallapi grande, gialla, con una strana chiazza rossa che simuoveva su una specie di fascia, e poi altre due appena pipiccole, quasi grigio argento, una con degli strani dischi tuttoattorno e...
Checos'?
Alzai la mano verso la palletta blu, senza toccarla, temendo di romperequalcosa: vidi che c'erano delle strisce di forma diversa, marroncine everdi qua e l, e all'improvviso mi venne in menteun'immagine lontana, assomigliava a qualcosa che avevo visto anni primain un libro misterioso nella biblioteca dello zio.
Puoi toccarla, Regulus, nonsi rompe, prendi quella palla azzurra e portala all'orecchio...ascoltala...
L'afferrai titubante, sentii una sensazione di bagnato sulle dita,l'avvicinai all'orecchio, come diceva lo zio, sentii il rumore del maree il verso dei gabbiani.
Era bellissimo!
Questo un veromodellino del Sistema Solare! Zio! ... unregalo bellissimo!
Alphard sorrise mentre Sirius gli si avvicinava e si lasciavaabbracciare, io rimasi un po' interdetto, stupefatto per la meravigliadi quel regalo, ma soprattutto per quell'abbraccio intriso digratitudine, una gratitudine che non riguardava solamente il dono, mail legame tra loro tanto profondo. Sentivo in me un po' del consuetoimbarazzo per quelle dimostrazioni pubbliche di affetto, ma anche unp d'invidia, per la capacit di mio fratello dilasciarsi andare, almeno con lo zio, cosa che a me non riusciva mai,nemmeno quando ero sereno come in quel momento.
So che ami il cielo e lestelle, volevo ne portassi un pezzetto con te... Dopotinsegno l'incantesimo per aprirlo, cos puoiportarlo nella tua stanza di Hogwarts!
Magari zio! Sarebbebellissimo!
Ora vi lascio da soli,cos potete discutere delle vostre cose e dei vostri regaliin santa pace!
Lo zio usc ed io rimasi sbigottito, quando mi accorsi che isuoi passi non scendevano fino alla sala da pranzo, ma si fermavano sulpianerottolo sovrastante, non capivo che cosa stesse facendo.
Che cosa fa?
Uff ti devoproprio spiegare tutto, fratellino? Ci sta facendo da palo!
Da palo? Che cosasignifica?
Guardai Sirius dubbioso, ma gi lui aveva assunto il suosolito ghigno e sapevo che da quel momento mi avrebbe dato solorisposte stupide e irritanti se avessi continuato a far domande,perci aspettai che a parlare fosse lui.
Abbiamo una lettera dascrivere insieme, ricordi? E devo fare anche qualcos'altro con te, insanta pace dovrei torturarti, ridurti a pezzettini! Lesolite cose, insomma! Ecco, per esempio, questo il mioregalo di Natale per te, non l'ho potuto scegliere da solo, ho avutobisogno dello zio, ma spero ti piaccia lo stesso!
Sirius estrasse dal fondo della sua scatola di zio Alphard un pacchettopi piccolo, con gli stemmi di Mielandia, il celebre negoziodi Hogsmeade, il desiderio proibito di ogni ragazzino del mondo magico:dentro c'era un campionario di tutte le prelibatezze del locale, conuna razione abbondante di Piume di Zucchero, Api Frizzole, eSuperPalleGomme di Drooble, i miei preferiti. Sapevo che la mamma avevaeliminato tutto quello che Sirius aveva portato da Hogwarts, compresi iregali che aveva fatto comprare da Rigel per tutti noi, quindi gli eraservito l'aiuto delo zio per riparare in parte al danno: gli sorrisi,grato, non solo per il dono in s, ma soprattutoperch...
Aveva fatto di tutto perch sapessi che mi aveva pensatoalmeno quanto io avevo pensato a lui.
Anch'io ho il mio regalo perte... sta di l, in camera mia, ti va di venire?
Mi affrettai verso la porta, per evitare di lasciarmi andare a qualcheimbarazzante manifestazione di debolezza e sentimentalismo, Sirius feceun cenno con la testa, accompagnato da un sorrisetto strano, che ruppesubito l'atmosfera complice e dolciastra che si era appena formata tranoi: quando avevo ottenuto la mia stanza, lestateprecedente, avevo subito messo sulla porta un cartello in cui dicevoche non si poteva entrare l dentro senza il mio permesso.Appena laveva visto, Sirius mi aveva riso in faccia e miaveva preso in giro per giorni, poi per sfregio, ci si era introdottodi nascosto pi volte e quella era diventata lapi frequente causa di litigio tra noi, prima della suapartenza, per la scuola. Per tutti questi motivi, perci, ilmio invito assumeva un significato particolare.
Prima per devipromettermi di non guardare, d'accordo?
Vuoi dire che hai trovato unnuovo nascondiglio segreto? Il terzo cassetto dell'armadio non vapi bene? Ahahahah...
Lo fissai stizzito: il terzo cassetto era stato a lungo il mionascondiglio segreto, o almeno cos credevo io, poi avevoscoperto che non lo era affatto, quando, un pomeriggio del precedenteinverno, ero entrato nella nostra stanza e avevo trovato Sirius predadell'indigestione, dopo essersi spazzolato tutta la mia scorta diGelatine Tuttigusti+1 che tenevo nascoste l dentro. Feci dino con la testa: erano passati mesi, certo, ma non ero ancora convintodi quello che aveva detto nostro padre, che quel malessere fosse "lapunizione pi giusta per quello stupido di tuo fratello".
Forse meglio seresti sulla porta, e non guardare... o non ti do niente,capito?
Rispose solo con un ghigno, s, avevo commesso un erroreinvitandolo a seguirmi; mi avvicinai all'armadio, circospetto, sollevaiun paio di maglioni fino a raggiungere la scatola di latta con ipupazzetti con cui non giocavo pi da anni: mia madre avevafatto sparire la maggior parte dei miei giocattoli, quando avevocompiuto otto anni, dicendo che ormai ero troppo grande per lesciocchezze, io per, da quello sterminio, ero riuscito asalvare almeno quella scatola, un vecchio regalo di Sirius, propriograzie all'aiuto di mio fratello, per questo, pur non giocandocipi, ci tenevo in maniera particolare. Sollevai la scatola,poggiava su un ripiano di legno che celava un piccolo nascondiglio, esentii un rumore strano, come di qualcosa che ci strisciava dentro: larovesciai, ma il coperchio, che non era chiuso bene comerocerto di averlo chiuso io, si apr, i pupazzetti cadderotutti a terra e con essi una lastrina di latta che faceva dadoppiofondo: con stupore, vidi a terra anche uno strano involto nero,un sacchetto di velluto, lungo e sottile, che non avevo mai visto prima.
Combiniamo danni, fratellino?Ahahah!
Sirius, vieni qua,presto!
Avevo preso in mano l'involto, lo guardavo senza aprirlo, era pesante,pieno, non avevo mai visto nulla di simile in casa, tanto meno incamera mia; in realt, non sapevo nemmeno che la scatolaavesse un doppiofondo, l'avevo ereditata da Sirius e non avevo ideadove l'avesse presa lui, a sua volta. Avevo una profondacuriosit, certo, ma anche il buon senso di non aprire omettere le mani dentro qualcosa che non avevo idea di cosa contenesse.
Da dove salta fuori,questo?
Vidi mio fratello sbiancarsi e capii dalle sue prime risposte evasiveche mi stava riempiendo delle sue solite frottole: diceva che nonsapeva che c'era un doppiofondo, che non aveva mai visto l'involto,per quando avevo proposto di chiamare nostra madre avevainsistito per farlo lui, ed io sapevo che di solito mio fratellocercava di evitarla come la peste.
Sei il solito bugiardo,Sirius! Se non vuoi che chiami la mamma, dimmi subito cosac' dentro e com' finito nel mioarmadio!
Non so che cosac' dentro! Dico davvero!
D'accordo... l'hai volutotu... vado a chiamarla...
Mi avviai verso il pianerottolo, scansandolo deciso, pronto a scenderecon l'involto in mano, Sirius per all'improvviso mistratton da dietro e mi spinse contro la parete, io, pernon cadere, persi la presa e l'involto fin a terra. MentreSirius mi schiacciava e teneva fermo, vidi che l'involto si era apertoappena e notai qualcosa di metallico, che brillava sinistro nella lucetenue della scalinata.
Lasciami stupido, mi faimale!
Scusami...io...
Mi lasci e si scans appena, turbato, io mivoltai, lo guardai furioso e mi allontanai il tanto da potermirisistemare la tunica e i capelli, Sirius rapido si avvicinall'oggetto prima che lo facessi io, si chin e, conincredibile attenzione, chiuse l'involto senza guardare cosa ci fossedentro.
Cosa diavolo Sirius? Un coltello? Che cosa ci fa in camera mia?
Shhh... parla piano, perfavore! Non so che cosa sia, Reg davvero possoraccontarti com finito in camera tua,d'accordo...per te lo dico, solo se prometti cherester tra te e me!
Tu me lo dici, poi io, forse,non lo dir a nessuno! Se ancora non l'hai capito, non seinelle condizioni di dirmi cosa devo fare, Sirius!
Di solito a quel punto tra noi scoppiava la zuffa, quindi mi preparaiallo scontro, ma a sorpresa, mio fratello annu, poi mi fececenno di seguirlo in camera sua: io ero confuso e sorpreso, masoprattutto cos arrabbiato con lui, perch siera di sicuro introdotto di nuovo in camera mia e perch miaveva colpito alle spalle, facendomi male, che non sapevo decidermi seascoltarlo o correre subito di sotto e dire tutto ai nostri genitori.Lo guardai e alla fine decisi di seguirlo, nemmeno io sapevo ilperch, forse la mia era solo curiosit.
Siediti dai Nonso davvero cosa sia n di chi sia ho trovatoquel sacchettino nel caminetto degli Sherton... sembrava qualcosache qualcosa messo l a posta per esseretrovato... Ero curioso, volevo solo guardarci dentro, ma era pieno diAurors, che si guardavano intorno sospettosi, e c'era Malfoy... quindinon potevo aprirlo l, cos me lo sono infilatonello stivaletto e l'ho portato a casa... ora aspetto che Alshain sirimetta per ridarglielo...
Quindi lo sai cosac' dentro... hai avuto tre giorni per toglierti lacuriosit...
No, non l'ho piaperto... non ho avuto l'occasione...
E vorresti farmi credere cheora vuoi riconsegnarlo senza pi guardare checos'? Allora perch non l'hai giconsegnato a mamma e pap?
Tu che dici? Lo so cosa staipensando, fratellino! Che l'ho rubato a Herrengton, laltrogiorno... Se lo pensi tu, figurati se non lo penserebbe pure la mamma!Lo consegner io, al momento giusto... senza coinvolgerenessuno di voi...
Ammettiamo sia vero, incamera mia come ci arrivato? Se non volevi coinvolgerenessuno, perch...
Era in camera tua, soloperch da te nessuno cercherebbe mai niente, eccoperch! Stamattina tu non c'eri, sono entrato e l'honascosto, l'avrei ripreso stasera durante la cena...
Certo! Perch sempre tutta roba tua, vero Sirius?
Ero livido, era questo che non sopportavo di Sirius, gli era sempretutto dovuto, a lui non importava mai niente degli altri, non gliimportava mai di quello che, per colpa sua, succedeva agli altri...
Ti devo un favore, lo so...Se starai zitto, potrai disporre della mia stanza come e quandovorrai!
Io non so che farmene dellatua stanza! Sei tu quello che ha i segreti, non sono io!
Regulus...
Lo fissai, ci fissammo: entrambi sapevamo che ormai quel misteriosooggetto non c'entrava niente, che non c'entrava niente nemmeno chefosse entrato in camera mia senza permesso, ma... Respirai a fondo, percalmarmi, non era quello il momento di cominciare con le nostre solitestorie, volevo andare a fondo di quel discorso privo di senso, c'erasotto qualcosa che spaventava mio fratello e all'improvviso turbavaanche me.
Hai detto che da me era alsicuro, poi hai aggiunto che te lo saresti ripreso stanotte... Se ogginon era al sicuro in camera tua, come far a essere alsicuro domani?
Sirius era nervoso, lo vedevo bene da come si mordeva un labbro, eranelle mie mani e lo sapeva, ero stanco delle sue bugie, ero stanco dilui, ero stanco di essere trattato da stupido, cos feci dinuovo il gesto di andare verso la porta, e alla fine lui si arrese.
Senti prima ti hochiesto di promettere ora... ora mi costringi a chiedertidi giurare... molto importante, Regulus... non devi direniente a nessuno, di tutto questo! Non so perch, ti giuroche non lo so, ma pap mi ha ordinato di non dire niente anessuno
Mi sbiancai, appena Sirius accenn a nostro padre: di solitonon credevo a una parola di Sirius, soprattutto quando faceva ilmisterioso come in quel momento, ma nemmeno un pazzo come lui mettevamai in mezzo nostro padre nelle sue follie, perch entrambisapevamo molto bene quanto potesse diventare brutta la situazione sepap si arrabbiava. E senza sapere di cosa si trattasse,sentivo che quello era uno di quei casi in cui nostro padre potevaarrabbiarsi davvero tanto. Mi ritrovai ad annuire in automatico.
Stamani, quando non c'eri,abbiamo ricevuto ospiti venutoFear voleva chiedermi che cosa accaduto mentreero al capezzale di Alshain...
Ti ha detto come sta? EMeissa e Rigel?
Mei non si ricorda niente,ancora; Rigel sveglio ma ha la febbre, Alshain non stamolto meglio del primo giorno... Il vecchio mi ha fatto alcune domande,gli ho risposto, ma non so nulla pi di prima...
Tutto qua? E cosa ci sarebbedi misterioso in questo...
Non ne ho idea, Regulus, sosolo che pap non voleva che sapeste della visita diFear non chiedermi il perch, non lo so, magarialla mamma non sta bene che quell'uomo venga qua, non lo so... Saicom fatto nostro padre sempremisterioso
Annuii ancora, in questo Sirius non aveva tutti i torti, ma io alcontrario di lui, ero sicuro che, qualsiasi cosa facessero, i nostrigenitori avessero i loro sacrosanti motivi e tanto mi bastava perubbidire senza discutere.
Nostro padre mi ha chiesto discendere e di portare quello che avevo indosso quel giorno...all'inizio non sapevo che ci fosse Fear nella sala dell?Arazzo, hotemuto ci fosse qualcuno del Ministero... sai cosa si dice degliSherton in questi giorni... io non sapevo cosa ci fosse inquell'involto, cos ho preferito nasconderlo... mi dispiaceaverti coinvolto... davvero, Regulus...
Lo guardai, era sincero e potevo capirlo; addirittura, vedere che avevafatto uno dei suoi soliti casini per una buona azione, salvare gliSherton dalle assurde accuse che gli stavano muovendo i maledettibabbanofili del Ministero...
Daccordo, forse...s, d'accordo, per stavolta voglio crederti maperch, se eri tanto curioso, alla fine non hai ancoraguardato cosa c' l dentro? Anche adesso...perch non l'hai pi aperto?
Perch... forseperch... perch non credo siano affarimiei...
Mio fratello abbass gli occhi, per la prima volta lo vedevoindeciso, dubbioso, mi chiesi quale fosse il timore che lo stavafrenando, poi compresi: forse aveva paura che quelle storie sugliSherton fossero vere, temeva di conoscere la verit, temevadi non poter pi dire a Meissa che tutto sarebbe andato alproprio posto. Voleva proteggerla dalla verit, ecco cosastava facendo, voleva proteggerla persino da se stesso, era per questoche pur passati tre giorni, pur morendo di curiosit, nonaveva aperto e non avrebbe mai aperto quel dannato involto.
Lo terr nel mioarmadio, hai ragione, pi al sicuro... lopotrai riprendere quando vorrai... Ora aiutami a raccogliere ipupazzetti e a rimettere tutto a posto... cos poi scriviamoquella lettera e scartiamo il tuo regalo...
Regulus...
Mi voltai, mentre gi ero sullarco della porta,pronto a rimettere tutto comera prima.
...Grazie
Lo guardai, gli sorrisi. S, eravamo diversi... ma eravamofratelli Eravamo dita della stessa mano.
*continua*
NdA: Ciao a tutti. Come tutte le altre localit citate finora suThat Love, esiste Clava Cairns, un sito neolitico a pochi km daInverness, e chi ha avuto modo di visitare Londra sa che ilThe Shakespeare's Head unfamosissimo pub di Soho fondato nel XVIII secolo. Tra Meissa e Rigelinizia a maturare un nuovo tipo di interazione, cos come siaccentua lincrinatura tra Deidra e Alshain. Quanto aRegulus, come con il resto dei Black, a parte Walburga, forse mi sto"allontanando" un po' dal canon, ma resto del parere che i fratelliBlack fossero due testoni orgogliosi, con seri problemi dicomunicazione, non psicopatici che si odiavano gi nellaculla. So che il Cappello manda nella Casa dove ogni ragazzino vorrebbeandare, quindi teoricamente le paure di Regulus sul suo futuro sonoassurde, ma un ragazzino ancora nella fase non possibile che mio fratello abbia davvero desiderato finirenei guai in cui si trova, il Cappello impazzito e se impazzito con lui, potrebbe impazzire anche conme....
Detto questo, un saluto e un ringraziamento a quanti hanno letto,preferito, recensito, seguito, ecc ecc
Alla prossima! Valeria Scheda
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