IV.007 - CHAINS - Chains
IV.007 - CHAINS - Chains
ThatLove is All There is
Terre_del_Nord
Slytherin's Blood
Chains - IV.007 - Chains

Sirius Black
King's Cross, Londra - lun. 3 gennaio 1972
Miero svegliato molto presto, quella mattina, cosa insolita per me: erafreddo e sembrava ancora notte fonda, ma ero troppo emozionato all'ideadi rivedere i miei amici per restare a poltrire.Ero saltatovia dal letto, avevo guardato fuori e avevo visto i giardini dellapiazzetta immersi in un lago di neve, i fiocchi che volteggiavanogrossi e fitti alla luce dei lampioni.Con la coperta avvoltasulle spalle e le pantofole calde ai piedi, ero rimasto alla finestra,a lungo, finch l'oscurit era stinta nel grigiotortora del mattino, a partire dai palazzi babbani che si ergevanosullo sfondo poi, via via, sempre pi vicino; quando laluminosit soffusa era giunta alle panchine innevate diGrimmauld Place, avevo sorriso: era giorno, presto sarei fuggitolontano da l.Kreacher aveva bussato poco dopo edio ero corso a lavarmi e vestirmi, diligente, avevo sceso le scalereprimendo a stento l'eccitazione e pregustando l'attimo in cui avreisalutato, in perfetto stile Black, tutta l'"allegrafamigliola, seduta attorno alla tavola.Ghignai, immaginavoche mammina fosse altrettanto trepidante, quellamattina, anche lei sarebbe stata entusiasta, nei limiti concessi a unaBlack, vedendomi, perch finalmente sarei sparito per mesi,non avrebbe pi dovuto passare giornate intere a memorizzarecon precisione maniacale tutto ci che sfioravo anche solocon lo sguardo, per poi imporre agli Elfi di disinfestarlo o gettarlovia: Niente germi Gryffindors nella Sacra Casa dei mieipadri! ripetei tra me, nella mia mente, imitandone,stridulo, la voce melodiosa.Avevosoffocato un altro ghigno impertinente entrando nella stanza, appenal'avevo vista a capotavola, austera, l'abito scuro e pesante, i capelliraccolti: sembrava proprio un'adorabile... cornacchia imbalsamata!Avevo raggiunto in silenzio il mio posto, mi ero seduto composto, comemi era stato insegnato, e avevo addentato soddisfatto la colazione,perso nelle fantasticherie sui sette lunghissimi mesi che sarebberopassati prima di dover rimettere piede in quellodiatastanza. Sette meravigliosi mesi fatti di giochi e scoperte, incompagnia dei miei amici: ci sarebbero stati anche lo studio e leinterrogazioni, vero, ma erano dettagli privi dimportanza,per me, un piccolo sacrificio in nome della mia libert, dagodere appieno almeno fino al mio ritorno.Gi...alla fine di quei mesi sarei dovuto ritornare a casa... e non per pochigiorni... Abbassai gli occhi sulla mia colazione, portai la tazza allelabbra, sentii il liquido caldo scivolarmi nello stomaco, mentrequalcosa di gelido dentro di me mi faceva rabbrividire.Soloquando mi fossi liberato per sempre di Grimmauld Place sarei statofelice: sarebbe stato il giorno pi bello, per me,perch da quel momento mia madre sarebbe uscita dalla miavita.Avevo sofferto per lei, chiedendomi perchnon mi volesse bene, avevo incolpato me stesso e avevo cercato diessere bravo, ma non era servito, mi ero ripetuto che non dipendeva dame, che tutti i Black crescevano cos, soli, mi ero fattoforza e mi ero rifugiato nell'indifferenza e nel mio orgoglio,dicendomi che erano cose senza importanza, ma non era bastato: erariuscita a ferirmi lo stesso quando aveva detto che non eropi suo figlio.E a ben pensarci, quello non erastato neanche il momento peggiore...Quando avevo visto lasoddisfazione nei suoi occhi, leggendo rabbia e odio neimiei...Era stato allora che qualcosa era morto dentro di me,per sempre: se solo nell'odio riusciva a riconoscermi come suo figlio,se essere suo significava solo questo, avevo giurato a me stesso cheavrei preferito morire che assomigliarle ed essere amato da lei, non leavrei pi concesso nulla di me, n odion paura, non sarebbe pi esistita per me, comeio non ero mai esistito per lei.Io non ero suo figlio, leinon era mia madre: Walburga Irma Black, la donna che mi aveva generato,era solo una delle catene che si frapponevano tra me e lalibert di essere ci che volevo.Nonsapevo ancora come fare, era ancora un desiderio confuso, soprattuttonei gesti concreti da compiere, ma il mio unico vero desiderio eratrovare il modo di spezzarle.
In realt, per, quella mattina, non era andatotutto come avevo immaginato, o come mi ero ripromesso nelle miefantasie ribelli: non avevo tenuto conto, infatti, che Regulus avrebbefatto quella faccia e questo dettaglio aveva unpo' affievolito la mia determinazione e il senso di felicitall'idea di lasciarmi quella casa e i suoi abitanti allespalle.Certo si era contenuto e aveva nascosto bene i suoipensieri, da bravo Black, ma era mio fratello ed io lo conoscevo comele mie tasche, bastava guardarlo per capire che non aveva dormito moltonemmeno lui, quella notte, anche se per motivi opposti aimiei.Durante quelle vacanze, con sorpresa e sollievo, mi eroreso conto che nonostante lo Smistamento, l'odio di nostra madre neimiei confronti e la venerazione che Regulus provava per lei, tra noinon era cambiato molto, era rimasto se stesso, non mi aveva rinnegato,continuava a considerarmi suo fratello, come lui lo era perme.Ed io, pur entusiasta per le avventure che mi aspettavanoa scuola, e bench a volte Regulus fosse una vera piattolainsopportabile, sapevo che avrei sentito la sua mancanza,perch...Lo guardai, in imbarazzo, poi, comeanimata di vita propria, la mia bocca bofonchi un invito agiocare a scacchi magici, per ingannare l'attesa: quel gioco loentusiasmava, al contrario io cercavo sempre di sottrarmi, per questo,invitarlo per primo gli fece luccicare gli occhi di felicite sorpresa.Ne era uscita una partita agguerrita, che avevogiocato con impegno, anche se alla fine Regulus mi aveva battuto, comeaccadeva sempre: stavolta, per, mi era sembrato moltopi soddisfatto, forse perch aveva potutodimostrare di essere capace di vincere grazie alla suaabilit, non solo a causa della mia annoiataindolenza.O chiss, magari aveva intuito chequello era il mio modo contorto di dirgli che gli volevo bene, che misarebbe mancato, che non l'avrei dimenticato, nonostante le meravigliedel castello. Regulus mi fece appena il cenno di un sorriso ed io miconvinsi che s, aveva compreso: con quella partitaappassionata, eravamo riusciti a dirci quelle cose troppoinsignificanti e disdicevoli per dei veri Black, queivergognosi sentimenti che ci era stato insegnatoa nascondere e negare sempre, fin da bambini.A volte sognavodi essere diverso, di riuscire a superare tutto quello che mi era statoinculcato, sarebbe stata la pi meravigliosa forma diribellione, la libert pi grande, ma per quantoli odiassi, quegli insegnamenti erano incisi cos a fondo inme che riuscivano ad avere la meglio sulla mia volont,influenzando spesso, troppo spesso, i miei comportamenti .Mene stavo rendendo conto con i miei amici, nel confronto quotidiano trai nostri modi di essere: per quanto li stimassi e gli volessi bene, ionon riuscivo a essere libero di esprimere come misentivo, come faceva James, ma nemmeno riuscivo a infischiarmene ditutto, come faceva Rigel. (1) Amano a mano che si avvicinava il momento di avviarci a King's Cross,vidi mio fratello che osservava sempre pi speranzosoKreacher che ci portava i mantelli e nostro padre che trafficava con ilvaso della Metropolvere davanti al caminetto: voleva accompagnarci manon aveva il coraggio di chiedere; alla fine, la mamma, fino a quelmomento chiusa in un altero silenzio, a osservarci senza lasciarsisfuggire una sola nostra mossa, si era animata di colpo solo pernegargli il permesso di venire con noi.
Sali in camera, Regulus, epreparati a ricevere il tuo precettore: ho disposto che tu riprenda letue lezioni gi questa mattina. Sei un Black, non puoiperdere altro tempo in sciocchezze!
Mio fratello aveva alzato gli occhi su di lei, l'avevo vistosocchiudere le labbra per dire qualcosa, avevo sperato,chiss, in un'educata quanto improbabile protesta, invece,vedendo l'espressione torva di nostra madre, aveva subito chinato losguardo e aveva annuito, senza ribattere.Come si conviene eci si aspetta dal figlio perfetto.Non ero grande abbastanzada capire tutte le sfumature, ma in quello scambio di sguardi c'era lasintesi delle parole di nostra madre: Regulus era il suo unico figlio,salvezza dell'onore e della purezza del Casato, tutta la pressionedella famiglia era concentrata su di lui, ultima speranza per i Blackdi avere una Sacra discendenza Slytherin; persino la piinnocente delle distrazioni, pertanto, sarebbe stata causa di biasimoper lui, quasi avesse commesso un peccato imperdonabile.ERegulus era terrorizzato all'idea di deluderla.Essere l'unicofiglio di sua madre significava tutto questo,queste erano le catene che avvinghiavano la sua vita: per un attimopensai che a mettergliele fossi stato io, con la mia ribellione, masapevo che le aveva sempre portate, indipendentemente da me,perch questo era il prezzo dell'amore che nostra madreprovava per lui... sempre e solo per lui.Quell'idea miprovoc un brivido lungo tutta la schiena, madur appena un istante, volevo reagire, mi avrebbe fattopiacere restare ancora con mio fratello, andare insieme alla stazionee...Nei miei sogni ad occhi aperti, l'avrei coinvolto in unabattaglia a palle di neve, ci saremmo azzuffati e rotolati a terra,fino a perdere il fiato, poi ci saremmo aiutati a rialzarci e avremmoriso togliendoci i fiocchi di dosso, avremmo fatto tutte quelle cosedivertenti che fanno tutti i fratelli... tutte quelle cose che quellamegera ci aveva sempre negato!Strinsi le mani a pugno,sentivo le lacrime montarmi dentro, parole furiose salirmi alle labbra,ma quando all'improvviso intercettai gli occhi di mio padre che miosservavano furtivi dallo specchio, tornai in me, spaventato all'ideache avesse capito e volesse punirmi.
Oggi moltofreddo, e vista la situazione attuale, meglio evitare diattardarsi in stazione pi del dovuto; avete,per, tutto il tempo di salutarvi con calma qui, al caldo,mentre io finisco di vestirmi. Appena ce ne saremo andati, salirai disopra, Regulus, come vuole tua madre.
Con un cipiglio severo che prometteva tempesta, la mammafulmin anche pap, ma lui fece finta di nulla,impegnato a sistemarsi alla perfezione il mantello davanti allospecchio; non compresi quell'inaspettato intervento, perchavesse cercato di dare una giustificazione logica a un divieto chetrasudava tutta la cattiveria di nostra madre e soprattuttoperch l'avesse, di fatto, contraddetta, ordinando a miofratello di andare in camera solo dopo che fossimo partiti: ci pensai alungo, senza venirne a capo, come accadeva sempre quando cercavo dicomprendere mio padre.Lo vidi riflesso nello specchio,l'espressione impenetrabile, che ci controllava con la codadell'occhio, mentre nostra madre vibrava di rabbia e Regulus ed io cisalutavamo senza troppe smancerie, con una distaccata stretta di mano eun abbraccio composto, come si conviene ai Black.Avrei volutosalutarlo come facevano a casa Sherton, con un abbraccio caloroso, manoi... noi eravamo e saremmo sempre stati diversi.
Entrammo infine nel caminetto e arrivammo al Paiolo Magico con laMetropolvere, da l ci avviammo a piedi a King's Cross,mezzora prima della partenza del treno, mio padre perso nei suoipensieri, io nei miei: lo guardavo muoversi risoluto, tra la folladistratta, ritto e solenne, pochi passi davanti a me, tanto da riuscirea vederlo di tre quarti, stretto nel suo abito caldo ed elegante;forse, anzi di sicuro, era schifato da tutti i Babbani che cicircondavano ma non lasciava trasparire alcuna emozione, era troppopoco Black dimostrare la pur minima reazione al mondocircostante.Sicuro che non mi avrebbe degnato della minimaconsiderazione, tornai a pensare ai miei amici: con loro avreidimenticato quelle terribili vacanze, pregustavo l'abbraccio con James,Remus e Peter, immaginavo le chiacchiere sui regali, il Quidditch, leavventure che ci attendevano; James, inoltre, aveva promesso diparlarci del suo misterioso mistero, dopo Natale,qualcosa che ci avrebbe permesso di conoscere ogni segreto del castelloe diventarne i padroni incontrastati: morivo di curiosit,le supposizioni cui mi ero abbandonato in quei giorni erano riuscite adistrarmi dall'atmosfera di casa, certo, ma non avevo ancora idea dicosa nascondesse quel cespuglio di rovi.Trattenni a stentouna risata, ripensando alle condizioni in cui Remus ed io l'avevamolasciato pochi giorni prima, con quei capelli sparati per aria come itentacoli di Medusa, dopo aver passato un'intera notte di paura atentare di porre rimedio alla sua zucca pelata!Quanterisate...Al castello, per, pi di ognialtra cosa, non vedevo l'ora di riabbracciare Meissa: le avrei potutoparlare da solo su, al cortile della Torre dell'Orologio, mi sareiassicurato che stesse bene, e l'avrei consolata, perch miera bastato incrociare i suoi occhi tristi, alla festa di Narcissa, perintuire quanto la storia di Mirzam la facesse star male ed io nonvolevo pi vederla cos.Quando con leiavevo ammirato i fuochi magici a Herrengton, alla fine del ricevimento,mi ero sentito... Quello che avevo provato per lei, quandoMeissa mi aveva baciato e il suo calore era stato cosvicino alla mia pelle... Quella sensazione nuova, fatta nonsolo di farfalle nello stomaco ma... Mi aveva turbato e resostrano... felice... ma anche spaventato.Avrei voluto darle unbacio anch'io, avrei voluto dirle...Invece, all'improvviso,tutto si era trasformato in angoscia e paura, tutto era sparito,proprio comera sparita lei, nel buio e nella neve: avevotemuto di averla perduta per sempre, di non poterla pivedere, baciare, di non poter pi sentire, maipi, la sua risata, la sua voce, i suoi racconti...Avevo pregato che fosse solo un brutto incubo e lei eratornata, ma giorno dopo giorno, all'orrore si era aggiunto altroorrore.No, dovevo vederla, non avrei aspettato di arrivare alcastello, l'avrei cercata gi sul treno, era deciso!
Kreacher ha portato i tuoibagagli nello scompartimento di tua cugina, viaggerai con lei,comportandoti come si deve: non mettere in imbarazzo lei, te stesso etutti noi, intesi?
Quando avevo visto mio padre rallentare sotto la pensilina per poifermarsi in un punto riparato, lontano dalla barriera del binario edalla vista di parenti e conoscenti, ero ritornato bruscamente con ipiedi per terra, poi, quando si era voltato e mi aveva messo una manosulla spalla, ancor prima che iniziasse a parlare e che io registrassile sue parole, avevo sentito salirmi alla gola il senso di nausea chemi coglieva sempre dinanzi alle sue prediche.Annuii, deciso afingere di ubbidire, per poi fare di testa mia, appena se ne fosseandato, tanto sarebbero passati mesi prima di incorrere nella suacollera, e di sicuro in quel periodo avrei combinato qualcos'altro chea mia madre sarebbe apparso offensivo e sconveniente, qualcosa per cuiavrei meritato un'altra sua punizione esemplare.Che sensoaveva, dunque, sopportare un lungo viaggio con la mia irritante cuginae i suoi compari, invece di stare con i miei amici?
... il tuo impegno a scuola,le tue capacit come Mago, i tuoi comportamenti dovrannoessere, sempre, pi che all'altezza del nome che porti...non ti saranno concessi altri errori, lo sai...
Fin da piccolo, l'unica cosa che tutti volevano da me era che fossiall'altezza della perfezione del Casato e mio padre si era semprerivolto a me solo quando doveva ricordarmelo: ora che, smistato nellacasa di Godric, l'impresa pi imbarazzante e sicuramente lapi imperdonabile che potessi combinare, erodifettato, avevo ancora pidifficolt a trovare il senso di quellalagna.
... ricordatisempre che un diritto, un onore e unaresponsabilit, essere ci che sei... un Black...e che di l di quel cravattino...
Spesso mi chiedevo se non avessi desiderato finire tra i Griffyndorssolo per essere lasciato in pace, per mettere fine a quella perennepretesa di perfezione, assumere un incancellabile marchio d'infamia chemi rendesse inadatto a qualsiasi loro losco scopo, un colpo di mano perriprendermi la mia libert. Tenendo conto delle suereazioni, con mia madre c'ero riuscito, ma mio padre?
quella di un Black la vita che ti attende una volta che uscirai daquella scuola...
Non capivo se il suo incostante interesse per me fosse una tattica, ose fosse davvero preoccupato, se cercasse di rimediare allo scandalo,di contenere i danni, o mi considerasse ancora suo figlio, al contrariodel resto della famiglia, perch perlui...Perch? Era quello il punto:perch?Che cosa ero io per lui? Che cosa ero statofinora, io, per lui?
... non deludermi,Sirius... Sei e sarai sempre mio figlio, nondimenticarlo...
... mio figlio...
Lo guardai, anzi lo fissai, cercando di capire quanto credeva a quelledue parole, aspettandomi di vedere la sua solita faccia da sfinge,quella che mi strappava via dall'anima, sempre, le parole che gli avreivoluto urlare contro:
Sono e sar sempre tuo figlio, certo,purch m'impegni a non combinare altri danni che ti mettanoin imbarazzo! Non cos? Non cos?
Stavolta per, il suo non era lo sguardo di unuomo sfuggente: forse quella non era solo la solita predica sui doverie sull'onore, forse era preoccupato per me, come la sera che mi avevadifeso dai nonni, o quando era entrato nella mia stanza e mi avevaaccarezzato la testa.Allora perch poi quell'uomospariva e al suo posto tornava il solito Orion Arcturus Black, miopadre? Avrei voluto capire, avevo tante cose da chiedergli, ma anchenegli ultimi giorni, pur sapendo che avevo bisogno di lui, di unconfronto, era sempre stato irraggiungibile, non mi aveva concessooccasioni per parlargli: dalla sera di Natale, in cui avevamo fattosparire l'Athame di Mirzam, era stato sempre sulle sue, pipensieroso del solito, aveva passato molto tempo nel suo studio, dietroi suoi giornali, o chiss dove, senza rivolgerci che mezzeparole.Al fidanzamento di Narcissa l'avevo visto nervosoanche con Alshain, non avevo capito quale fosse il problema, speravofosse per la situazione che si era creata, non che avesse esaudito lavolont di nostra madre e che avesse rotto i rapporti congli Sherton.Non avevo nemmeno capito perch,invece di brindare come la maggior parte degli altri invitati, erasbiancato di colpo quando era giunta la notizia della morte delministro Longbottom. Stavo ancora pensando a quella sera, ormaiprossimi alla barriera del binario 9 e , quando un Babbanocorpulento e agitato mi venne addosso e quasi mi butt aterra, mio padre riusc ad afferrarmi in tempo per unamanica del mantello ed evit che cadessi, poi, con gli occhiferoci, colmi di rabbia e disgusto, si volt verso di lui econtinu a guardarlo a lungo, quasi ringhiando.
Feccia! Maledetta fecciaimmonda! E dannato Dumbledore e dannati presidi! Manica di idioti! Eccocosa accade, per le loro stupide fissazioni! Basterebbe collegare icamini di Hogwarts alla Metropolvere e non saremmo costretti amischiarci con... con questi... questi Sciagurati! Mafinir, prima o poi... eccome se finir! In unmodo o nell'altro, deve finire... E tu copriti, per Salazar! Se tiammalassi, dovrei farti curare l, di nuovo, tu, un Black,da quella masnada dincompetenti!
Non capii molto altro delle sue invettive, appena passata la barriera,era avanzato lungo la banchina, tra Maghi e Streghe e bagagli,sprezzante e imperioso, volgendo freddi saluti sbrigativi a destra esinistra, quasi si vergognasse di attardarsi con me al seguito o forseancora sconvolto.Infine, mi aveva spinto sul vagone senzatante cerimonie, si era limitato a tenere appoggiata una mano sulla miaspalla, in silenzio, per un tempo che forse era stato pilungo del necessario.O era solo una mia impressione? Strinsii denti.No, non era giusto che facesse cos, chemi riempisse di dubbi e non mi desse mai risposte, avrebbe fatto menomale se non avessi pensato al possibile significato di quel leggerotocco sulle spalle, se non mi fossi fatto altre domande o altreillusioni su mio padre, se mi fossi concentrato solo sull'assolutaindifferenza mostrata, appena pochi giorni prima, al mioritorno.Eppure quel tocco mi era rimasto sulla pelle, come lacarezza che pensavo di aver sognato. Salii gli scalini e mi voltai, eradietro di me, impenetrabile, mi avventurai nel corridoio, fino alloscompartimento di mia cugina, volevo recuperare le mie cose edileguarmi, non sarei rimasto con Narcissa per nulla al mondo, d'altraparte nemmeno lei poteva desiderare avere tra i piedi un cuginorinnegato, motivo di vergogna e disagio alla presenza delleamiche e del suo Malfoy.Indugiai sull'ingresso, la sola ideadi vedere il ghigno viscido di quel pallone gonfiato mi dava ilvoltastomaco, ma per fortuna non c'erano ancora nessuno dei due; miaffacciai dal finestrino per salutare e illudere mio padre che stessiubbidendo alle sue raccomandazioni, ma come mi aspettavo, non c'eragi pi, smaterializzato per andarechiss dove, forse a Nocturne Alley.Sollevato,presi le mie poche cose e, con il sorriso del prigioniero che ha appenariconquistato la libert, mimmersi senza altreesitazioni nel vociare allegro del corridoio.
Ora s, finalmente, posso dire di essere sulla via di casa!
***
Rigel Sherton
King's Cross, Londra - lun. 3 gennaio 1972
Appena superai la barriera del binario 9 e, il fischio acuto dell'Espresso per Hogwartsm'invest ed io rabbrividii, un po' per il freddo, un po'perch non sapevo decidermi se fosse peggio restare a casa otornare a scuola.
Muoviti, Rigel, o questa la volta buona che perdiamo il treno!
Sollevai lo sguardo sull'orologio che sovrastava il binario, lalancetta era quasi in verticale, ma mancavano ancora alcuni minuti allapartenza; mi guardai attorno: in un'atmosfera irreale, fatta di salutimesti e frettolosi, ben diversa dal caos frenetico del primo settembre,vedevo qua e l, dinanzi alle porte dei vari vagoni, pochialtri Maghi e Streghe, infagottati nei pesanti mantelli scuri, che siattardavano a dare gli ultimi consigli ai figli, o si salutavano perpoi smaterializzarsi veloci e infreddoliti, lasciando tanti musettiimmalinconiti appiccicati al vetro dei finestrini illuminati, gli occhipersi nella vastit della stazione dei Maghi.Glianni precedenti anchio avevo preso molto male il rientrodalla pausa natalizia, un po' perch quei pochi giorni nonerano sufficienti a farmi sentire la mancanza degli amici, un po'all'idea dei sette mesi dintenso studio che mi separavanodalla libert sfrenata dell'estate. Quelle appena passate,per, erano state giornate tutt'altro che spensierate e,stravolto dagli eventi, una parte di me preferiva affrontareun'interrogazione della terribile Minerva McGonagall che rivedereBartemious Crouch mettere a soqquadro la nostra casa.Come seil fatto di non assistere di persona cambiasse in qualche modo larealt...Sospirai: no, non sarei stato presente,non avrei visto, ma Crouch avrebbe continuato a importunare la miafamiglia, il Ministero avrebbe inseguito mio fratello, la mamma avrebbepianto.Strinsi i pugni, mentre con la coda dell'occhioscorgevo attaccato al muro l'ennesimo volantino con la faccia di miofratello, ricercato per omicidio: ecco perch mio padreaveva deviato all'ultimo dalla direzione intrapresa, non voleva cheMeissa ci passasse vicino e lo vedesse.Quei pensieri mitoglievano il respiro e mi facevano crescere dentro una rabbia feroce,soprattutto perch non potevo farci nulla, anziuna parte di me aveva ancora tanta, troppa paura di quanto stavaaccadendo, desiderava solo fuggire lontano, nascondersi, non pensare aniente, proprio come fossi ancora un bambino, anzi no... Come fossi unvigliacco.
E tupreferiresti morire che essere considerato un vigliacco, vero Rigel? (2)
Rigel, dai, gli Emerson sitrovano nel terzo vagone, laggi!
Tentai di contenere di nuovo quei pensieri e accelerai il passo,turbato, fino quasi a raggiungere Meissa, stretta alla mano destra dipap: avanzammo rapidi, intabarrati nei nostri mantelli coni cappucci calati a nasconderci i volti; Doims ci avevapreceduti, portando i nostri pochi bagagli fino allo scompartimento egi tornava indietro, pronto a ricevere altriordini.Eravamo arrivati tardi di proposito, lo sapevo,pap non voleva fermarsi a parlare con nessuno, nemmeno conOrion, immaginavo non volesse che assistessimo ancora a certe reazioni,allo stupore e alla preoccupazione di chi ci conosceva e ci rispettava,all'odio di chi credeva alle assurdit di cui eravamoaccusati, all'irrisione di chi attendeva, da anni, solo di vedercicadere.Ero grato a nostro padre per averci evitato tuttoquesto, almeno finch gli era stato possibile: a scuolasarebbe stato tutto diverso, mia sorella ed io avremmo dovutofronteggiare la nostra dose di situazioni spiacevoli, era inevitabile,e non era difficile immaginare che il peggio non ci sarebbe toccatoincrociando i Gryffindors nei corridoi, ma nei sotterranei, con inostri amici.Il sospetto che Mirzam sifosse macchiato dell'omicidio del Ministro lo rendeva agli occhi dimolti un eroe, ma altri credevano che lavesse fatto in nomedel Signore Oscuro e in disaccordo con nostro padre, ovvero che fossein atto una sfida della Confraternita al Lord stesso.C'erainsomma il rischio che tra gli Slytherins fossimo trattati datraditori, anche perch gi prima degli eventi diYule molti dubitavano dei nostri atteggiamentiaperti; per non parlare, poi, dellapossibilit che i nostri amici dellealtre Case si allontanassero da noi, spaventati dalledicerie.Nella mia ingenuit di ragazzino, fatta dibianco e di nero, di buoni e di cattivi, non mi era facile immaginarequesti scenari, ma mio padre mi aveva ricordato cosa mi era successonegli spogliatoi dopo la partita con i Gryffindors e mi aveva spiegatoche la guerra non guarda in faccia nessuno: anche gli innocenti,indipendentemente dalle loro idee e dalle loro azioni, si ritrovanocoinvolti, vedono le proprie amicizie travolte, sono giudicati non perse stessi, ma per le idee del gruppo cui appartengono,perch non esiste pi logica e ricordo, ma solopaura e irrazionalit.A quellapossibilit, reagivo con freddezza: se unamico mi avesse giudicato per i pregiudizi suquelli come me, senza riconoscere le miedifferenze come persona, non aveva senso considerarloamico, e non mi sarei dispiaciuto troppo seavessi perso i contatti con soggetti simili.Quando avevo queipensieri, immancabilmente il volto di Rabastan Lestrange simaterializzava nella mia mente e un senso di cupa oppressione sembravatogliermi il respiro.Pi di tutto,per, mi preoccupava Meissa, ne temevo le reazioni,perch avrebbe dovuto crescere nella menzogna, credendonostro fratello un seguace di Milord: speravo che non si lasciassecondizionare al punto da trasformare il suo amore per Mirzam indisprezzo, o peggio ancora, che non aderisse a sua volta a certe orrideconvinzioni, solo per il desiderio di compiacerlo.Se qualcunomi avesse detto, appena poche settimane prima, che mi sarei trovato inuna situazione simile, a fare certi pensieri e certe considerazioni suimiei fratelli, ne avrei riso e avrei detto Farei di tuttoper spezzare io stesso il legame tra quella stupida e quel pallonegonfiato!Avevo sempre mal sopportato il lororapporto, li disprezzavo e li prendevo in giro, ma in realtsoffrivo perch mi sentivo escluso dalla lorocomplicit... ne ero... s, lo sapevo...geloso... (1) Sognavodi diventare un giorno come Mirzam, forte nel Quidditch come lui, maper mio fratello, nonostante facessi di tutto per mettermi in luce,sembrava sempre che io non esistessi, mi trattava da bambino, dastupido, invece di passare il tempo a insegnarmi quello che sapeva, miriprendeva e mi umiliava, per compiacere quella smorfiosa di Meissa, oper stupido divertimento.Cos, a mia volta, loignoravo o lo insultavo per le sue idee, cercavo di farlo arrabbiare equello che nasceva come un tentativo di avvicinamento, finiva coltrasformarsi sempre in rissa. E ora, di colpo...
Anche se avevo promesso che avrei mantenuto il segreto, per proteggeretutta la famiglia, mi sconvolgeva pensare alle conseguenze del miogiuramento: mi ero svegliato spesso, in piena notte, madido di sudore,perch nei miei incubi, nonostante la Magia, non riuscivo adassistere senza intervenire, a mostrarmi indifferente, a mentire erinnegare mio fratello, ma urlavo la sua innocenza e quanto fossi fierodi lui, del suo coraggio nell'assumersi tanti rischi, solo perproteggerci.O mi ritrovavo a pregare che tornasse, che glidei mi concedessero un'occasione per dirgli...
Cosa Rigel? Cosavorresti dirmi? (2) Mi sentivo spesso la sua voce irridente nella testa ma nonriuscivo a darmi delle risposte. Forse, il giorno chelavessi avuto di nuovo di fronte... forse... forse l'avreipreso a pugni...S, ci saremmo davvero presi apugni, quel giorno, ed io mi sarei sfogato, fino a svenire, per nonsentirmi pi spezzato, stretto tra catene che mi facevanoimpazzire e mi tenevano prigioniero... Doveva sapere quantoavessi bisogno di lui... cosa pensassi davvero di lui...
Mio padre era giunto al vagone, si volt di nuovo peresortarmi, Meissa mi tirava per la manica, spazientita, non vedeval'ora di mettersi alla ricerca del suo principe Black, non sapeva chele avrei dovuto rovinare la festa, tanto per cambiare: la mamma,rimasta a Doire con i bambini, era stata categorica, non dovevoperderla di vista per nessun motivo, non dovevamo muoverci dalloscompartimento nessuno dei due, ma restare con gli Emerson per tutto ilviaggio, lontani dagli altri.Non la trovavo una cattiva idea:William mi piaceva, sotto quell'apparenza di ragazzino educato erispettoso si celava un animo curioso e un p folle, perquesto era uno dei miei amici pi cari, su di lui contavomolto, ero sicuro che non avrebbe cambiato idea sulla nostra amiciziaper gli ultimi avvenimenti, lui non era come i miei compagniSlytherins, tendeva a ragionare con la sua testa e ad avere ideestravaganti come le mie, potevo rilassarmi e farmi sfuggire dellebattute dissacranti sui riti del Nord o su Salazar, o sul futuro cheavrei voluto per quelli come noi, senza paura che mi desse del pazzo,del visionario o del traditore.Inoltre, in quei giorni bui,suo padre era stato una presenza costante e preziosa, e secondo melunica possibilit di uscire dal baratro in cuieravamo sprofondati, era ripartire da quelle poche persone che avevanodimostrato di meritare la nostra fiducia: Kenneth Emerson era una diqueste.Meissa aveva gi superato i primi duegradini in velocit quando rischi di scivolaresull'ultimo, feci per sorreggerla, ma pap mianticip: lo osservai scambiare con lei uno dei lorosguardi, uno di quelli capaci di riscaldare il cuore, vidi lelentiggini di mia sorella, all'inizio immalinconita e triste,illuminarsi e rapida recuperare un timido sorriso, scoccargli un baciosulla guancia, infine immergersi un po' pi fiduciosa edentusiasta nella penombra ovattata del vagone.Il trenofischi ancora ed io rabbrividii anche di pi:dovevo chiudere certi pensieri in un angolo e lasciarli l,preoccuparmi solo della scuola, del Quidditch, degli amici, immergerminel mio mondo, confidando che al nostro ritorno le cose sarebbero statediverse.Migliori.Passai accanto a mio padre,fissando la terra per non guardarlo, pronto a salire i tre gradinisotto il suo sguardo attento; all'improvviso sentii la sua mano forte eprotettiva sulla mia spalla, alzai gli occhi su di lui e incrociai isuoi, un po' nascosti dal cappuccio del mantello calato sulvolto.Era pallido e anche se i Medimaghi sostenevano che siera ripreso, a me sembrava piuttosto sofferente; sul suo volto,per, mi parve aleggiasse anche una ferma determinazione:non sapevo cosa fosse successo, quando aveva seguito il padre di Evannello studiolo dei Black, se fosse una novit positiva, oforiera di altri dispiaceri, evidentemente, per, avevapreso una qualche decisione.Conoscendolo, pidella malattia e degli eventi, ci che l'aveva provato inquelle settimane era stato il dover assistere inerme a quanto accadevaa tutti noi, non essere riuscito a prevederlo e a proteggerci: avevaperduto il controllo della situazione e, con esso, alcune delle suesolide certezze.
Voglio sapere costantementecome stai e cosa succede, intesi? Ti ho insegnato a usare il fuoco perparlarmi direttamente, ma fai attenzione a non farti vedere, non tutticapirebbero...
Terr d'occhioMeissa per te, e riferir, non ti preoccupare!
Lo dissi con una lieve nota sarcastica, per apparire distante, ma nonsi lasci ingannare.Sfuggii un'altra volta il suosguardo insistente, ero in imbarazzo per quello che era successo tranoi, per le parole che ceravamo detti, per le lacrime chenon ero riuscito a trattenere, e ora la sua stretta sulla mia spallaera di nuovo cos possessiva, la voce cosconvincente, sicura, che rischiavo di perdere il controllo dime.Era l, a un passo, sarebbe bastato chetendessi la mano, che mi sporgessi di pochi centimetri, e sarei statoaccolto nel suo abbraccio: non era una soluzione al male che sentivodentro, lo sapevo, ma la sicurezza del suo calore era gistata capace di infondermi un minimo di fiducia, ed io avevo bisogno dicredere che ce l'avremmo fatta, che prima o poi saremmo usciti daquell'incubo.
... no, davvero...avr cura di entrambi... e ti chiamer se avremobisogno di te...
Gli strinsi la mano, esitai ancora un attimo, lo guardai, poi mivoltai, senza abbracciarlo: non ero pi arrabbiato con lui,mi aveva promesso che avrebbe fatto di tutto per Mirzam, ma io non eropi un bambino, tanto meno un vigliacco...
E pi di ogni cosa,non vuoi che io o nostro padre ti consideriamo un debole... (2)
Ripensavo spesso a quanto era accaduto al braciere, allapaura di morire che avevo provato, a come il Mangiamorte mi avesseaperto gli occhi, su me stesso e sulle mie idee... Sospirai e m'immersia mia volta nel tepore e nel giocoso vociare del treno: gli occhi dimio padre, lo sentivo, restarono fissi sulla mia schiena, poi seguironola mia figura attraverso il corridoio e i finestrini, mentre l'espressoper Hogwarts, alla fine, si metteva in marcia.Non guardaifuori, non c'era bisogno: mio padre sarebbe rimasto l, finoall'ultimo, fino a veder sparire la sagoma del treno, inghiottita nelturbinio dei fiocchi di neve. Anche se lontani, anche se su stradeoscure, sarebbe stato sempre al nostro fianco.
Al fianco di ognuno di noi . (2)
***
Remus Lupin
King's Cross, Londra - lun. 3 gennaio 1972
Non posso credere che tul'abbia fatto, James! Non hai nemmeno messo piede sul trenoe...
Che cosa avrei dovuto faresecondo te? Era l, con quel suo solito ghigno da gufo,mentre mi rialzavo... stato lui, ti dico! E per quanto miriguarda... se l' cercata!
Non hai le prove che siastato lui e non qualcun altro... magari sei soloinciampato!
Io non inciampo!
Tutte scuse! Ce l'hai con luiper un solo motivo e sai benissimo di chi stoparlando...
Non vero! lui che provoca me, ogni volta che mi vede! Io nemmeno loconsidero!
Tornai a guardare fuori, facendo NO con la testa, mentre James sisistemava il bavero del cappotto fissandomi in cagnesco e Peter cercavadi far da paciere offrendoci le sue Cioccorane.Era successotutto all'improvviso, come un temporale che spezza di colpo l'afaestiva.Era bastato che sincrociassero, che siguardassero e le Fatture erano volate da un capo all'altro del vagone,provocando in pochi secondi l'inevitabile. Al contrario di James, ionon ero per niente convinto che fosse caduto per un dispetto, anzi,Potter era cos tra le nuvole a volte... per eravero che, dal loro primo incontro, proprio su quel treno, appena pochimesi prima, ogni volta che quei due si erano trovati a meno di cinquemetri l'uno dall'altro, accadevano le cose piimpensate.E le conseguenze erano sempre lestesse.Soprattutto se c'era anche quellarossa di mezzo.E quando James Potter incrociavaSeverus Snape, Evans la rossa era sempre di mezzo.
All'inizio non mi ero accorto di nulla, stavo fingendo di leggere unlibro, tutto preso dalle mie riflessioni sulla luna piena di pochigiorni prima; il 31 Dicembre non era stato giorno di festa per me, e ingenerale era stato un giorno orribile per molti e per tanti motivi: ilvecchio anno era finito, infatti, con l'assassinio del MinistroLongbottom e branchi di Lupi Mannari avevano attaccato alcuni villaggidello Wiltshire e del Galles, gettando nel terrore tutta laComunit Magica.Il livello di preoccupazione, inquei giorni, era salita al punto che molti non si fidavano a rispedirei figli a scuola, ma il Preside Dumbledore, in un'intervista al DailyProphet, era stato chiaro, "Non c' luogo pisicuro di Hogwarts per i ragazzi", e per rassicurare tutti avevasollecitato Bartemious Crouch affinch l'Espresso fossescortato da alcuni Aurors fino a Hogsmeade.Aveva inoltreaffidato la sicurezza degli studenti non solo, come sempre, ai Prefettie ai Capocasa, ma anche all'esperienza di alcuni professori: quellamattina, perci, ad accompagnarci c'erano la McGonagall,Pascal e Vitious, oltre al solito Slughorn, abituato a viaggiare intreno, per dar vita a un incontro del suo SlugClub gi primadi rimettere piede nel castello.Mentre riflettevo suicommenti di mio padre, che trovava strano che l'omicidio del Ministronon fosse stato accompagnato dal teschio verde rilucente in cielo,l'ormai tristemente noto marchio con cui gli adepti del Signore Oscurofirmavano i loro omicidi, Peter era rientrato trafelato nel nostroscompartimento urlando Stanno per picchiarsi! James caduto... Stanno per picchiarsi!.Erosubito saltato in piedi, avevo abbandonato il libro di Incantesimi sulsedile ed ero uscito di corsa con lui, sperando di poter fare qualcosaper impedire l'ennesima catastrofe, ma quando li avevamo raggiunti,muovendoci a fatica in mezzo agli altri ragazzini giaccalcati ed esaltati dalla rissa, se le stavano dando di santaragione, rotolandosi a terra, nel passaggio stretto del corridoio.Anche la McGonagall era arrivata... due secondi prima che riuscissimo asepararli.Non sapevo se ridere o piangere, James eraincorreggibile: non avevamo nemmeno lasciato il binario egi Potter aveva rimediato la prima punizione del nuovoanno, per una settimana sarebbe stato a disposizione di Mastro Filch,di sicuro avrebbe dovuto sistemare gli ammuffiti archivi polverosidell'arcigno custode.
Il treno fischi, poi, finalmente, ci mettemmo inmarcia.Mi sembrava una vita che fossi l, inattesa, forse perch mia madre mi aveva portato in stazionemolto presto, molto prima degli altri, non voleva incontrare nessuno,tanto meno parlarci: da quando era successo,aveva paura degli sguardi e delle domande della gente, aveva paura dileggere negli occhi del prossimo una forma di biasimo per il mioaspetto malato... O forse... forse temeva di non riuscire a trattenereoltre il dolore, di non riuscire a tenerlo pi segreto nelsuo cuore, di cedere e spazzare via le menzogne che lei e mio padre miavevano cucito addosso, per anni, rivelando infine quello che mi eradavvero successo, quello che ero diventato.Da quando erostato morso, non solo la mia vita, ma quella di tutta la mia famigliaera cambiata, per tutti noi i giorni erano ormai fatti soltanto dipaura, vergogna, solitudine e dolore.Finch quelgiorno, il giorno in cui il preside Dumbledore era venuto a casa nostraper parlare alla mia famiglia del mio futuro... (1)
Ripensai con un brivido a quel pomeriggio uggioso, la primaveraprecedente, il giorno del mio undicesimo compleanno: appena avevanosentito bussare alla porta, i miei mi avevano mandato in camera mia, maio, cosa insolita per me, non avevo ubbidito, ero rimasto nelcorridoio, protetto dalla penombra, a osservare quell'uomo anziano,sembrava quasi un centenario, con la barba lunga e maestosa, del tuttobianca, eppure carico di unenergia incredibile. Avevosentito quell'energia quando i suoi occhi profondi e celesti, furtivi,mi avevano intravisto dietro la porta e si erano soffermati su di me, alungo, senza tradire la mia presenza, scrutandomi senza lapiet cui ero abituato, ma con curiosit, forsepersino con simpatia.Avevo distolto gli occhi da quell'uomosolo quando mia madre era scoppiata in lacrime: appena il vecchio leaveva spiegato il motivo della visita, aveva iniziato a far No con latesta, come chi non vuol sentire, aveva iniziato a balbettare che nonera possibile, che io non potevo fare nulla del genere, che io nonpotevo uscire da quella casa.Mio padre, da parte sua, erarimasto in silenzio, come sempre, annichilito da quel senso di colpache gli mozzava la voce e gli faceva trascinare i piedi a terra come unvecchio.Avevo iniziato a tremare quasi senza accorgermene,mille pensieri si agitavano in me, contrastanti, avevo ascoltato quelleparole cariche di speranza e nel mio cuore si era acceso di nuovo ildesiderio di andare a scuola, vedere altri bambini come me, giocare conloro, imparare tutte quelle cose di cui i miei mi avevano parlatoquando ero pi piccolo... Poi avevanosmesso...Sarebbe stato bellissimo se davvero io avessipotuto... Se solo avessi potuto...
Ionon sono pi come gli altri...
Me lo ripetevo sempre. Come potevo pensare di vivere in mezzo aglialtri se, con le lacrime agli occhi, persino mia madre, impaurita, eracostretta a chiudermi in cantina una volta al mese? A volte, dovevapersino mettermi delle catene, per impedire che mi ferissi, poi milasciava l, da solo, sconvolta dalla paura e dalladisperazione, dal desiderio di fare qualcosa per me, qualcosadimpossibile, eppure spaventata dal mostro che stavo perdiventare...Tremai al pensiero di quello che mi succedevadopo...La paura...Il desiderio di non restaresolo.Il dolore.Dopo... Uninterminabilenotte dopo, al mattino, con il viso ancor pi devastatodalla disperazione, mia madre scendeva a liberarmi, mi curava leferite, per ore, restando tutto il tempo in silenzio, un silenzio fattodi sofferenza e vergogna, dimpotenza e senso di colpa: io laguardavo, sempre di sottecchi, e dai suoi occhi spenti alla fine avevocapito che ogni ferita che portavo sulla pelle, le si incideva a fondonel cuore, come una piaga infuocata e infetta.I primi tempi,per un po', l'avevo scongiurata di restare con me, di aiutarmi, di nonabbandonarmi, l, da solo, al buio, poi, luna dopo luna,avevo capito che non ero forte abbastanza da frenare la belva nascostadentro di me, nemmeno in nome di tutto l'amore che provavo perlei.Sarei stato un pericolo anche per lei, per lei che miaveva messo al mondo.Ero destinato a trasformarmi in unmostro anche con la mia mamma.Ero maledetto.
"Possogarantirvi la sua sicurezza e quella degli altri ospiti del castello...Dovremo soltanto agire in segreto, perch possa restare tranoi senza dicerie e problemi, fino al termine dei suoi studi: nesaranno a conoscenza solo i membri del mio staff, della cuicollaborazione mi servir per approntare quantosar necessario al ragazzo. Ve lo assicuro, non dovretepreoccuparvi, mi prender cura personalmente di vostrofiglio! Diamogli una possibilit di vivere come tutti glialtri!
Questo aveva detto quell'uomo dalla lunga barba bianca e l'aspetto diun centenario: il preside della famosa scuola di Hogwarts, aveva dicolpo aperto una breccia di dubbio e di speranza, di nuovo, dentro dime, con le sue parole cariche di promesse e prospettive, ai miei occhiera diventato subito l'incarnazione dei miei sogni segreti, lapossibilit che esistesse, anche per uno come me, unmaledetto come me, un destino diverso, qualcosa di pi diuna vita fatta solo di paura e dolore.Quella non dovevaessere la mia unica realt, non potevo essere nato solo persoffrire!Mio padre era rimasto a lungo in silenzio, come ognivolta che si trattava di prendere delle decisioni sul mio futuro, siera passato la mano sul volto, soffermandosi sulla barba prematuramenteingrigita, aveva preso tra le sue le mani della mamma, infine si eraschiarito la voce, aveva alzato appena gli occhi castani su quellicelesti del vecchio preside, aveva annuito e in un sussurro aveva dettosoltanto D'accordo.... Daquel momento, la mia vita si era velocizzata e arricchita, le miegiornate vuote, tutte uguali, si erano riempite di entusiasmo esperanza, che si alternavano sempre di pi alla paura di nonfarcela, quando mi scontravo con la realt della lunapiena.Ultimamente, per, sembrava che ilplenilunio mi facesse pi male: non erano solo le ferite aessere inferte con forza maggiore, quello me lo aspettavo, visto chestavo crescendo; era anche il pensiero di quei bambini innocenti, acome io, un mostro, un pericolo, mi sarei mossi di nascosto traloro...Apparentemente innocuo, proprio come chi mi avevaaggredito. Tremai.
Quella mattina, svegliandomi, pensando a James, Sirius, Peter, a cosaavevano fatto i Mannari nel Galles e a quanto era stata violenta laluna su di me, avevo pensato di non partire, per alla finenon avevo trovato la forza per chiedere a mia madre di farmi restare acasa.Eravamo arrivati presto, il treno si era appenaarrestato, sbuffando, dopo il lungo viaggio notturno che da Hogsmeadel'aveva riportato a Londra: la mamma mi aveva fatto le ultimeraccomandazioni, mi aveva stretto la sciarpa pesante con cura attornoal collo e mi aveva pettinato con le dita, soffermandosi in una carezzasulle mie guance, poi mi aveva fatto salire, aiutandomi a sistemare ibagagli, perch ero troppo debole per farlo dasolo.Alla fine, prossima alle lacrime come me, mi avevaaffidato alle cure della Signora dei Dolcetti:era gentile, mi aveva guardato ma non si era soffermata troppo sui mieigraffi, non mi aveva ammorbato di piet ocuriosit come pressoch tutti, mi aveva invecesorriso, aveva aperto un cassettino del carrello, ne aveva estratto ungrosso involto fatto di carta dorata e me laveva offerto,dicendomi che Ilcioccolato una medicina potente, che cura ogni doloredell'anima... Anchio le avevosorriso, il primo sorriso di quella mattina, avevo spezzato ilcioccolato in quattro pezzi e avevo addentato uno spigoletto del mio,pensando ai miei amici, alle chiacchierate che avremmo fatto neldormitorio, al calduccio dei nostri baldacchini: d'improvviso mi eroricordato quanto fosse bello tornare a scuola, bello perchquando James e Sirius e Peter mi coinvolgevano in qualcuna delle lorosconclusionate trovate, anche se ci mettevamo nei guai, riuscivo semprea dimenticare, per un po', a non pensare a cosa fossi, a illudermi diessere come tutti gli altri.Il primo ad arrivare,interrompendo le mie altalenanti considerazioni, era stato proprioPeter, che si portava dietro l'odore inconfondibile delle ciambelle disua madre: spesso gliene spediva e noi le sbafavamo nella nostrastanza, in piena notte, raccontandoci truci storie di fantasmi evampiri; di solito Peter si spaventava a morte e finiva col rifugiarsisotto le coperte per non sentire, poi per usciva fuori, conil musetto smunto, simile a quello di un topino che occhieggia un pezzodi formaggio dalla tana, e tornava a ridere con noi, raccontandoci asua volta una sua storia.
Smisi di guardare fuori dal finestrino e di pensare a coserasuccesso fino a quel momento, mi voltai e notai che come sempre Peterlanciava sguardi incerti a me e a James, un po' smarrito, allora glisorrisi per fargli capire, se ce ne fosse stato bisogno, che mi eramancato.In quei giorni di festa mierano mancati tutti i miei amici. James, risoluto, stava in piedi,dritto come una sentinella, sulla porta, guardando a sinistra e adestra e battendo il ritmo dei suoi pensieri con dei lievi calci,assestati contro lo stipite metallico.
Basta cos, ormaiabbiamo atteso a sufficienza, il treno purepartito arrivato il momento di cercare queldamerino... andiamo a scoprire dove si nascosto...
Basta che non trovi qualchealtro Slytherin con cui azzuffarti!
Per amor di quella precisioneche tanto ami, Lupin, sappi che io non mi azzuffo, al limite, da bravoGriffyndor, cerco di dare il giusto a chi se lo merita, e gliSlytherins se le meritano! Tutti!
In realt, pocofa, se non fosse stato per la McGonagall, a prenderle saresti statotu...
James si volt e fiss tutto offeso Peter, ilquale, come al solito, dopo aver detto la verit, avevasubito abbassato gli occhi per fissarsi impaurito la punta delle scarpe.
Non le stavo prendendo,chairo? Ero sotto, ma solo perch loro erano in due ed io dasolo!
Lei? Che c'entra lei? solo una ragazza! E non ti ha fatto proprioniente...
Ti sbagli, Peter... lei...appunto... lei una ragazza ed io sono un cavaliere, sonoun Griffyndor, non una serpe sleale come quello l... nonpotevo certo rispondere ai suoi incantesimi!
Lily non ti ha lanciato alcunincantesimo, James, sei tu che eri, come al solito, cospreso dai suoi verdi occhioni da cerbiatta da scordarti persino come sifa a difendersi... e Snape ne ha approfittato per saltartiaddosso!
James divenne rosso, anzi purpureo, bofonchi qualcosa chenon compresi sulla dolcezza dei cerbiatti, poi cambidiscorso, repentino, si guard allo specchio ecerc di spianarsi i capelli, ancora arruffati per la zuffa,infine, come se nulla fosse, si affacci dalloscompartimento, mettendosi sulle punte dei piedi, per cercare lSiriustra la folla accalcata lungo il corridoio.
State a vedere cheSua Maest ToujoursPur riuscito a perdere iltreno!
James distolse la nostra attenzione dai suoi problemi per rivolgerla,abile, su Sirius: Peter, pur timido, non riusc a trattenereuno sbuffo divertito, era difficile anche per lui non ridere delleimitazioni e delle caricature che James faceva di Black, quando ilnostro amico non si accorgeva.Una volta, alla lezione diSlughorn, mentre Sirius era interrogato, Potter aveva persino disegnatosu uno spigolo della pergamena una specie di principino con la coronain testa e lo scettro in mano, che impartiva ordini a tutti, per nonparlare di quando, nei corridoi, si metteva in coda alla fila,imitandone il passo da aristocratico o l'aria sognante con cuiosservava Meissa Sherton.Anchio ridevo di Sirius,dei suoi modi a volte un po' sopra le righe, ma quando lo osservavoimmerso nei suoi pensieri, mi rendevo conto che, per essere unragazzino che in teoria aveva proprio tutto, non aveva l'espressionesoddisfatta e arrogante del rampollo viziato, anzi mi ero ormaiconvinto che non mentisse quando diceva di non essere per niente fierodi essere un Black.Mi resi conto che mi mancava: spesso eradifficile averci a che fare, per quei suoi bruschi cambi di umore, peri suoi silenzi, o per certe risposte non sempre simpatiche, ma mimancava. Soprattutto, ora che eravamo in treno, non riuscivopi a controllare la mia ansia e i miei timori, avevogi trovato strano che non avesse risposto nemmeno a unalettera, dopo che aveva insistito tanto perch ciscrivessimo tutti i giorni, durante le vacanze. Avevo paura che fossesuccesso qualcosa di brutto, che non scherzasse quando diceva che isuoi non avevano preso bene la storia del cravattino: temevo le lororeazioni, chiss che cosa gli avevano fatto: forse avevanodeciso di toglierlo dalla scuola?
Qualcuno di voi ha avutonotizie di Sirius, durante le vacanze?
La buttai l, con noncuranza, senza guardarli, osservandoanzi il paesaggio innevato che filava rapido fuori dai finestrini,speravo quasi di sentirmi dire che era solo a me che non avevarisposto, in fondo che se ne faceva di un'amicizia con me, unlicantropo, malato e squattrinato, il rampollo, pur Griffyndor, di unadelle pi famose famiglie magiche della GranBretagna?Quando non ricevetti alcuna conferma nemmeno daloro, per, mi voltai e li fissai: Peter abbasssubito gli occhi, non sapendo cosa dire, James sostenne il mio sguardo,mettendosi sulla difensiva, come chi ha gi intuito che ladiscussione sta per finire in modo spiacevole.
Io non ho saputopi nulla di lui, da quando siamo tornati. E tuRemus?
Nemmeno io, Peter...James?
Non possono averlo mandato aDurmstrang, vero? In caso ce lo manderanno a settembre, no? Ha iniziatoa frequentare Hogwarts, non pu sospendere per sei mesi... operder l'anno!
Guardai Peter, con una morsa pesante che mi stringeva il petto: avevaespresso ad alta voce il sospetto che avevamo tutti, la paura che miaveva preso quando, dopo tre lettere, non avevo ricevuto alcuna notiziadi Sirius, di fatto sparito nel nulla dopo il nostro rientro aLondra.James ci fiss uno dopo l'altro, ancorapi serio, le mani che si stringevano a pugno el'espressione determinata, mentre un silenzio angosciato scendeva nelloscompartimento.
Al massimo ha perso il treno,ne sono sicuro... so quello che dico, Remus! Ho visto uno dei suoi zii,uno dei pochi normali, penso, visto che pare sia un collega di miopadre... Quello l, un certo Alphard mi pare, non haaccennato a nulla su trasferimenti o punizioni, mi ha anzi detto cheSirius gli ha parlato molto di noi... Per questo sono convinto che queldamerino abbia solo fatto tardi, o magari in coda altreno, con la sua elegante, raffinata, schizzinosa cuginettaslytherin...
Se fossi rimastol, a quest'ora sarei morto... di noia... No, no... meglioseguire il treno a piedi in mezzo alla tormenta, che stare insieme allacoppietta dell'anno...
Alle nostre spalle si lev, irridente, una voceinconfondibile, seguita da una sonora risata.Ci voltammo:fermo sulla porta, il cappotto scuro e i capelli in disordine di chi si messo a correre per i corridoi del treno, Sirius Black eradi fronte a noi, la faccia illuminata dall'inconfondibile sorrisomalandrino.James fu il primo, a ruota anche Peter ed io cilanciammo su di lui per avvolgerlo in un abbraccio soffocante,finch, prossimi ormai tutti e quattro all'asfissia, erendendoci conto che qualcuno, passando per il corridoio, potevavederci, ci staccammo, cercando di ricomporci, invano. Sirius cifiss, ancora pi divertito, poi, con la consuetafaccia da schiaffi delle migliori occasioni, si guardintorno e a sorpresa invece di deporre e sistemare le sue cose, fece ilcenno di essere pronto ad andarsene di nuovo.
Che intendi fare adesso, perMerlino e tutti i Fondatori?
Me ne vado... stato un piacere conoscervi, Messeri ma... il mio destino dividere il mio viaggio con tre pessimi soggetti di miaconoscenza... pensavo fossero qui, ma qui ci siete solo voi... tremammolette che frignano perch hanno perso il loro amichettodel cuore... Salazar, ragazzi... avreste dovuto sentirvi... al postovostro imparerei a darmi un contegno, sapete?
Che cosa? Ma sentite questoidiota! Noi eravamo preoccupati per lui e questo ci deride! Te la do iola mammoletta, Black, e anche una lezione di contegno, preparati asupplicare piet! Ragazzi, voi tenetelo fermo!
Al segnale di James, ridendo, gli fummo di nuovo addosso, Peter ed iolo prendemmo per le braccia e lo trascinammo dentro a fatica, James,furtivo, tir le tende per nascondere la malandrinata inatto, poi si un a noi, lanciandoglisi sopra, costringendolosul sedile, deciso ad attuare feroci propositi di vendetta, acominciare da una serrata sessione di solletico.
Potter, che haifatto?... SEI UNA BALENA! cos'... ti sei strafogato didolcetti? ahahah... no dai... no... ... Aiut... NO... No... ahahahh.... noooooooo... ahahah...aiut... ahahahah... bastard... NOOOOOOOO... ahahahahah....bastaaaaaaaaa... ahahahah... Ok, ok... bast...ahahahah... ok... d'accordo... no dai... davvero... basta...basta... ahahahah hai vinto tu... ahahaah... ahahahah....NOOOOOOOO mi mi... mi siete mancati basta... dico davvero... ahahahah...smettila... ahahah anche voi... lo giuroahahahahah.... davvero ora basta, per... basta... ahahahah
James lo illuse di aver finito, poi si avvent ancora su dilui, io rischiai di perdere la presa, cercando di trattenermi dalridere, osservando come Sirius si dimenava e cercava di sottrarsi conle lacrime agli occhi alla tortura sempre pi insopportabilee temeva la seconda fase della vendetta.
Basta? Avete sentito lamammoletta? IO non ho nemmeno iniziato, con te, Black! Questo, peresempio, per dirti quanto ho apprezzato quel TUO simpaticoscherzetto di Natale ai miei capelli!
No, dai... basta... no...no... nOOOOOOO... piet...
...
...
...
Bofonchiando, Sirius riusc a riemergere dalla nostrastretta solo molti minuti dopo, recuperando aria a fatica, scarmigliatoe rosso come un peperone; un po' instabile sulle gambe saltsu e cerc di guardarsi allo specchio, incredulo sitast il viso, si rimir persino di profilo, noiintanto, accaldati, soffocando ormai a stento le risate, recuperammo inostri posti sui sedili, ammirando a distanza Sirius Orion Black alleprese con il nostro capolavoro.A sorpresa, non si scompose,non fece osservazioni, n si lament, anzi, conunespressione stranamente ispirata e seriosa,inizi a parlare in modo strampalato, quasi fosse un anticobardo:
Messer James Charlus Potterda Godric's Hollow, in virt dei poteri conferitimi daSua Signoria, Lady Walburga Black, Somma Custodedella Sacra Dignit Purosangue...
Per alcuni secondi la sua voce si incrin in un sbuffodivertito.
... vinsigniscodel titolo di Gran Ciambellano del VenerabileContegno Black, per l'esaustiva lezione appenaimpartita a tutti i presenti Milady
Sirius inizi a impostare la faccia e la figura secondo lagestualit tipica di sua madre e a camminare con passocerimoniale dinanzi a noi, come si conviene a una Strega di altolignaggio.
si rammarica dinon aver potuto presenziare, sarebbe stataonorata di assistere in prima personae magari... perch no? partecipare anche alla dimostrazionepratica...
Non riuscimmo a resistere oltre, n Sirius potcontinuare, scoppiammo a ridere, tutti insieme, per l'irridenteimitazione che Sirius stava facendo di sua madre, con quellaespressione seria e composta che strideva come non mai con la coppia digiganteschi baffoni da gatto, al gusto di cioccolato, cheorgogliosamente ornava la sua faccia...Simile a quelle cheornavano le nostre.
*continua*
NdA: Comincio subito ringraziando per le letture, le preferenze, i commenti,sia coloro che hanno scoperto la storia nelle ultime settimane, sia ilettori storici.
Il capitolo piuttosto introspettivo:, molti personaggistanno "crescendo":
1a) Sirius inizia a dar evidenti segni di insofferenza verso sua madree a capire che la sua felicit lontana da casaBlack, ormai Regulus l'unico elemento che lo tiene legatoal passato e permangono i dubbi e la relazione contrastata con suopadre, che qui un po' si ribella nei confronti della moglie. Il nostrofuturo Felpato nota anche un'altra amara verit: i tantoodiati precetti dei Black gli sono ormai sotto pelle e per quanto luivoglia, non riesce a esserne immune... questo un dettaglioche ricorrer spesso: ho sentito spesso liquidare lafaccenda Sirius con gli aggettivipazzo, viziato, bullo ecc ecc, come se l'impattodella famiglia d'origine fosse soltanto fisico-genetico... Per me nonoccorre risalire ai matrimoni tra consanguinei e tirar fuori la pazzia: un ragazzino, prossimo all'adolescenza, educato in uncerto modo da una famiglia che non brilla per affettivit,rifiutato per lo smistamento, che per la prima volta nella sua vita sitrova a contatto con ragazzi che ammira, lontani anni luce da come fatto lui e il suo mondo. Soprattutto ammira James, liberoe amato, cresciuto senza l'obbligo della perfezione assoluta eapprezzato per se stesso, non per ci che i genitoripretendono da lui...
1b) Questa parte relativa a Remus stata scritta moltoprima che la Rowling pubblicasse gli inediti su Lupin in Pottermore,pertanto i dettagli non sono coerenti con quanto oggi noto. (2015)
1c) Rigel un ragazzino orgoglioso e testardo, quando sisente rifiutato o svalutato, reagisce come fanno molti, con rabbia,indifferenza e freddezza... in breve si chiude e nega i suoisentimenti, rimuove il pensiero di ci che lo fa soffrire ein questo momento l'unico suo desiderio non essereconsiderato debole da suo padre, avendo svelato fin troppo di se stessomettendosi a piangere di fronte a lui, pieno di rabbia efrustrazione.
2) Le parti in corsivo e grassetto sono le parole che Rigel sente intesta, con la voce di suo fratello Mirzam.
Non mi dilungo oltre. Un bacione e alla prossima! Valeria Scheda
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