L'ultimo addio
L'ultimo addio
html PUBLIC "-//W3C//DTD HTML 4.01 Transitional//EN"
~ UnParticolare In Pi ~
CapitoloXLIII
Lultimo addio
-Avanti, Alex svegliati, ti prego-
LuisCabrisk se ne stava seduto su di uno sgabello, accanto ad uno deilettinidellinfermeria dove, adesso, era stata adagiata colei cheera da tutticonosciuta con il nome di Alexandra Black; le stava tenendo una manotra lesue, congiunte quasi nel tipico gesto della preghiera, e le stavamormorandoquelle parole sulle dita da almeno unora.
Dopoaverla lasciata in malo modo sulle rive del Lago Nero, quella mattina,nonaveva fatto altro che pensare a lei e alla loro assurda litigata: checosa gliera preso, per comportarsi in quel modo? Da quando era tornato adHogwarts, nonera pi lo stesso: gli sembrava di essere tornato il giovanescapestrato di untempo, con la differenza che, adesso, riusciva a vedere chiaramentecosa eragiusto e cosa era sbagliato.
E i suoi comportamentierano decisamente sbagliati.
Era come se conoscessela differenza tra giusto e sbagliatosolo che preferivasbagliare.
Losentiva, ogni volta che parlava, ogni volta che agiva in un determinatomodo;dentro di s, lo sapeva, eppure cera qualcosa diincontrollabile, nella suamente, che lo spingeva ad procedere in quel modo sconsiderato.
Le cose avevanocominciato a peggiorare sin dal suo arrivo ad Hogwarts.
Sin da quando avevacominciato a prendere la Pozione DellEt chePiton gli rifilava almeno unavolta alla settimana
Gi, la PozioneDellEt
Era stato come uncampanello dallarme nella sua testa, quella rivelazioneimprovvisa
Come aveva fatto a nonpensarci prima?
Siriusaveva passato tutta la giornata in biblioteca, alla ricerca diinformazionisulla bevanda che Mocciosus glistavapropinando e, solo a pomeriggio inoltrato, aveva scoperto quella crudaemaledetta verit
La Pozione DellEthaeffetti solamente sullaspetto fisico della persona chelassume eringiovanisce il corpo solo per una durata di ventiquattro ore. Bastaun solosorso per ritornare pi giovane di almeno dieci anni. Se sidesideraringiovanire anche la mente, allora un solo ingrediente va aggiuntoallamiscela: una spruzzata di polvere di ali di farfallaHa unsapore estremamentedolce, ma bisogna stare attenti allaquantit
Eraquesto che recitava il decimo libro di Pozioni al quale aveva fattoriferimentoe, in quel momento, tutto gli era stato dannatamente pichiaro.
Piton stava aggiungendoquellingrediente segreto per vendicarsi di lui.
Maledetto, viscido,schifoso di un Mocciosus!
Oh, lo avrebbe detto aSilente, questo era chiaro.
Ma prima lo avrebbefatto a pezzi con le sue stesse mani, su questo poteva starne certo!
Primadi tutto, per, aveva voluto trovare Alexis e spiegarle lafaccenda: non potevapermettere che le cose tra di loro rimassero cos! Lui ledoveva unaspiegazione ed ora che ne aveva una plausibile, era quasi contento dipotersiandare a scusare con lei.
Non vedeva lora distringerla di nuovo tra le braccia ed essere il conforto che le servivasempree costantemente.
Ilsuo istinto canino lo aveva guidato immediatamente sulle rive del LagoNero, doveera certo che lavrebbe trovata; ma quando era giunto accantoalla grandequercia, gli si era fermato il cuore nel petto.
Alexisera s l, ma era sdraiata a pancia ingi, con alcune foglie che le coprivanola schiena segno che era rimasta l per moltotempo e il viso nascosto trale braccia. Era corso immediatamente da lei, allarmato, elaveva girata,facendole poggiare la testa sulle sue gambe. Lei non si era svegliata eil suoviso, contratto da una strana e dolorosa sofferenza, si era limitato aciondolare su di un lato, inerme; aveva provato a chiamarla, aschiaffeggiarla,ma non cera stato nulla da fare: sua figlia non aveva mai aperto gli occhi.
Eracos che, disperato, laveva presa in braccio e,correndo nel modo pi veloceche le sue gambe gli avevano consentito, laveva portata ininfermeria.
MadamaChips, dopo aver fatto tutti i controlli necessari, aveva dichiaratoche laBlack aveva avuto solo un crollo psicologico e che, fisicamente, le suecondizioni erano stabili. Comunque, se non si fosse svegliata entrolindomanimattina, lavrebbero trasferita al San Mungo, per fare tuttigli accertamentimedici.
Eraper questo che, adesso, Luis Cabrisk se ne stava accanto a lei con ariatorturata, aspettando o sarebbe meglio dire sperando che Alexis decidessedi riaprire gli occhi e tornare da lui.
Dopoquelli che, per Sirius Black, furono i minuti pi lunghi edinterminabili dellasua vita, Alexis Potter mugol nel sonno e poi, lentamente,riapr gli occhi.
Senzadire una parola, il padrino si limit a guardarla conapprensione, mentre lestringeva appena di pi la mano tra le sue. La ragazzasbatt le ciglia pivolte, disorientata, poi, finalmente, volt il capo edincontr gli occhirassicuranti di Sirius Black.
- Sirius -mormor piano, guardandolocon aria adesso confusa.
-Sono qui, piccola mia, sono qui. sussurr lui,baciandole delicatamente ledita e andando poi a sfiorarle la guancia con una carezza. E bello sentiredi nuovo la tua voceper un momento, ho temuto che non tisaresti pisvegliata-
-Cheche cosa?
Alexiscorrug la fronte e si guard intorno,cominciando a comprendere qualcosa soloin quel momento: scrut linfermeria ormai fin troppo conosciuta consguardo assente, mentre prendeva lentamente consapevolezza del fattoche, dinuovo, era finita allospedale scolastico.
-Che cosa mi successo, SirLuis? sicorresse allultimo, ritornandocompletamente alla realt.
Si sentiva debole espossata, come se avesse percorso migliaia di chilometri, in una corsafolle esfrenata.
Siriusle sorrise appena, mesto, continuando ad accarezzarle i capelli.
-Ionon lo so, Alex. ammise, con un sospiro. Ero venuto a cercarti, perparlarti e per scusarmi del mio comportamento e, quando ti ho trovata,eristesa a terra, sulle rive del Lago Nero, ed eri priva di conoscenza. Tunonricordi niente?
Alexisscosse la testa, abbassando lo sguardo e mordendosi il labbroinferiore,nervosa.
-No, mi dispiaceNon mi sono resa conto di nulla. Non so cosasia successo.Madama Chips che dice? si inform, tornando aguardarlo.
Siriussi strinse nelle spalle.
-Dice che, almeno fisicamente, tutto a posto. Ha ipotizzatoche potresti averavuto un crollo psicologico e, in effetti, capisco che questo potrebbeesserecolpa mia e- fece una pausa e, questa volta, fu lui adabbassare lo sguardo. E mi dispiace, Alex. Lo sai che io non vorrei mai farti del male.-
Piano,Alexis si mise a sedere e gli prese una mano tra le sue, un sorrisinogentileadesso le piegava le labbra.
-S, lo so. annu, con farerassicurante, accarezzandogli il dorso con gestilenti e premurosi.
Lo sapeva che Sirius nonle avrebbe mai fatto del male.
Come sapeva che lui nonera un assassino.
Ed era questo il motivoper cui aveva litigato con Malfoy.
Gi, DracoSe avessedovuto incolpare qualcuno, per il suo crollo psicologico, avrebbepotutoincolpare il suo ormai ex-fidanzato, e non di certo il suo padrino.
Anche se, in cuorsuo, sapeva che la colpa di tutta quella situazione era solo di sestessa e dinessun altro.
Alexissospir e chin il capo.
-Lo so che tu non mi faresti mai del male enemmeno io te nefarei mai. Mastamattina ero seria. profer, rialzando losguardo e fissando il padrinodritto negli occhi. Devi andartene da Hogwarts. Questoposto non pi sicuroper te. Ti prego, ti prego: dammi ascolto, per questa volta! lo implorquasi, sporgendosi dal letto per prendergli il viso tra le mani efissarlo dapochi centimetri di distanza.
Quegli occhi verdi,quelle splendidi iridi di smeraldo, avevano sempre avuto la splendidacapacitdi parlare; e gli stavano parlando anche in quel momento, pregandolo diandarevia, per il suo bene.
Per il loro bene.
Siriusla fiss per qualche altro secondo, in silenzio; poi,lentamente, la prese peri polsi e la costrinse ad allontanare le mani dalle sue guance.Intrecci leloro dita e le fiss con sguardo assorto; infine,inaspettatamente, annu.
-Lo so. Hai ragione, Alex. Tu hai sempre ragione. ammise,tornando a guardarlacon un sorrisino dimesso. Hogwarts non pi un posto sicuro, per me. Ci sonotroppe persone di cui non posso e nonvoglio pi fidarmi.
Ilriferimento a Mocciosus era chiaroma, non sapeva spiegarsi perch, non ebbe voglia diconfessarglielo. Se losarebbe tenuto dentro, fin quando, un giorno, non avrebbe potutoassaporare lasua dolce vendetta.
-Partir domani notte, questa una promessa.Almeno per oggi, permettimi direstare accanto a te. le mormor, avvicinandosial suo viso e lasciandole unbacio sulla fronte.
Alexissorrise, sollevata, e gli circond le spalle con le braccia,stringendolo fortea s.
-Ma certo. Grazie mille. Ti voglio bene, Sirius- glimormor, la bocca premutasu di una spalla.
Siriusla strinse forte a s, coccolandola appena, e ledeposit un bacio su di unatempia.
-Anchio, piccola mia, anchio. E ricorda, nonimporta cosa accadr in futuroiosar sempre qui.
Sollevpiano una mano e le pos lindice sul petto.
Allaltezza del cuore.
-Sei sicura di stare bene? Magari dovresti restare in infermeria pertutta lanotte, sai, per sicurezza.
-Sto bene, Felpato , nonpreoccuparti.
Alexissorrise in direzione del padrino mentre, seduta sulla sponda del letto,sirinfilava le scarpe.
Siriusla guard dallalto, le braccia conserte e lespalle poggiate contro la parete.
Laragazza si alz e si sistem il maglione e lagonna della divisa, per poivoltarsi verso Luis Cabrisk e tendergli una mano, che lui corse astringere condelicatezza.
-Non preoccuparti, star bene. lorassicur, portandosi la mano ad una guanciae premendosela contro di essa. E poi-
-S, lo so. Devo proprio andare. concluse Siriusper lei, passandosi una manotra i lunghi capelli.
Alexissorrise ancora ed annu, lasciandogli andare la mano soloper poterglicircondare la vita con le braccia e poggiargli una guancia contro ilpettoampio ed accogliente. Anche lui la strinse a s, condolcezza, posando il mentosopra la sua testa e cullandola appena.
-Sarai al sicuro, vero? gli domand,artigliandogli il maglioncino delladivisa.
Siriussi chin appena per poterle sfiorare una tempia con un bacio.
-Ma s, certo.
-E mi scriverai una lettera, appena sarai fuori pericolo?
-Ovviamente, piccola mia.
Alexisannu ancora e rimase abbracciata al padrino per qualchealtro minuto, insilenzio, semplicemente ad assorbire il suo calore e lamoreche solo luisapeva trasmetterle.
NemmenoSirius os interrompere la quiete che era calata adavvolgerli, piacevole erilassante.
-Sai- disse per dopo qualche minuto, senzasmettere di cullarla. Io non sonocome mi hai visto in questi giorni; non sono prepotente, irresponsabileedattaccabrighe. Io-
-Lo so, Felpato, lo so. Noncbisogno che ti giustifichi, dico davvero. A me sta benecos. Ti voglio beneper quello che sei, non importa quanti aspetti della tuapersonalit ancora nonconosco: tu sei tu, ed io ti accetter sempre. lo interruppe Alexis,sollevando il capo per poterlo osservare in viso.
Questavolta fu Sirius a sorridere e sollev una mano per poterleaccarezzare ilprofilo del viso.
-Quanto tempo nessuno mi chiamava con questo nome. mormor, gli occhi blufissi in quelli della figlioccia persi in ricordi lontani.
-E ora. rispose semplicemente la ragazza,sciogliendo piano labbraccio etornando a stringergli la mano.
Ilgiovane Luis Cabrisk annu e sospir piano.
-Appena tutta questa faccenda sar risoltaAppenasapr che sei di nuovo alsicuro- profer Alexis, alzando il viso perpoterlo guardare direttamentenegli occhi. Dir ad Harry la verit.Ho aspettato troppo tempo e le cosesono diventate sempre pi difficile ecomplicateMa giunto il momento dirivelarmi per ci che sono; lui merita di avere una famigliavera, qualcuno chesi prenda cura di lui esattamente come tu ti prendi cura di me.-
Siriussorrise, orgoglioso.
-Cercher di mettermi al riparo quanto prima, allora. disse semplicemente.
-Saggia decisione. lo schern appena,ridacchiando. Allora, si va?
Siriusle prese la mano e le sfior le nocche con una serie dipiccoli baci.
-Si va.
Quandouscirono dallinfermeria, latmosfera nei corridoibui di Hogwarts eradecisamente calma.
Forse anche troppocalma.
Gliandroni, illuminati solo dalle debole fiammelle delle torce, eranocompletamente silenziosi, come se qualcuno avesse applicato unincantesimo Muffliato sullinterocastello.
AlexandraBlack e Luis Cabrisk si muovevano furtivi, cercando di nascondersi trale ombreed evitare improbabili incontri scomodi.
Ma,per tutto il secondo piano, non incontrarono proprio nessuno e la cosaeraalquanto sospetta.
-Non c nessuno in giro-osserv infatti Alexis, dopo aver attraversatolennesimo corridoio vuoto. Che ore saranno?
Sirius,poggiato contro una parete, scosse la testa e sollev appenale spalle.
-Non soAd occhio e croce direi che saranno le dieci ogi di l. rispose,lanciando unocchiata fugace ad una delle finestre, oltre laquale siintravedeva una notte grigia, che prometteva nera tempesta.
Avanzaronoancora lungo i corridoi, circospetti, fin quando non arrivarono sulpianerottolo delle scale che conducevano al piano inferiore.
-Stranoche siano gi tutti nei dormitori? Sai,con il coprif- cominci Alexis,ma la sua considerazione venne interrotta da un brusio di sottofondo,cheproveniva dallaltro lato del corridoio.
Siriusla prese per un braccio e la trascin nellombra,mentre le faceva segno ditacere. Poi, si guard intorno e, silenzioso, raggiunselangolo, oltre ilquale si sporse: sembrava che la maggior parte degli studenti rimastiadHogwarts e non erano molti, visto che quasi tutte lefamiglie, dopo levacanze di Natale, avevano deciso di non mandare i figli a scuola,visto ilpericolo incombente delle pietrificazioni fosserol riuniti.
Tutti, not Sirius conuna certa curiosit, stringevanotra le mani le copie di quelloche sembrava un giornalino di Gossip.
Alexissi sporse oltre langolo, facendosi largo tra il muro e ilbraccio del ragazzo.Osserv la scena, corrugando le sopracciglia fini con fareperplesso.
-Ma che sta succ- ma non fece in tempo a concludere la frase.
-ECCOLI! LI ABBIAMO TROVATI! url qualcuno alleloro spalle.
LuisCabrisk e Alexandra Black sobbalzarono spaventati, mentre si voltavanodiscatto: cera un gruppo di ragazzi di Serpeverde, dietro diloro, chesembravano voler impedire che fuggissero.
Alexise Sirius osservarono la scena sempre pi interdetti mentre,istintivamente, luile si metteva di fronte, a modi protezione, e la spingeva appenaindietro.
Peccato che, adesso,fossero circondati.
-Che diavolo sta succedendo? si inform Cabrisk,con tono aspro, squadrandogli studenti con unocchiata minacciosa.
-Il tuo sguardo fa proprio paura- se ne usc unavocina sprezzante.
Alexisnon ci mise molto ad individuarne la proprietaria: era Pansy Parkinsonche, inmezzo alle Untouchable Ravens ,avevasulle labbra un sorriso di oscuro trionfo; gli occhi scuri avevano unanotaquasi malsana, mentre rifilava unocchiata soddisfatta indirezione dellaPotter.
-proprio quello di un assassino. concluse, sghignazzando freddamente.
LuisCabrisk si volt a guardarla con espressione sorpresa e, dalmomento che quellafrecciata era arrivata in modo del tutto inaspettato, nonriusc a dire nulla.
Alexisspalanc gli occhi e la bocca, indignata.
-Ma di che stai parlando?!? sbott, sporgendosida dietro le spalle di Sirius,agitando un pugno nellaria.
Ilragazzo allung un braccio e la blocc,premendole una mano allaltezza dellostomaco e costringendola ad indietreggiare di nuovo.
Il suo cuore avevacominciato a battere frenetico contro le costole, mentre laconsapevolezza diquello che stava succedendo lo colpiva con la devastante potenza diAvadaKedavra.
Siriusdeglut, mentre serrava le mascelle e fissava lo sguardo inquello derisorio diPansy Parkinson. Nessuno aggiunse nientaltro, fino a cheCharlie Liplose,accanto alla Serpeverde, non lanci una delle copie delgiornalino ai piedidella coppia.
Alexisla fiss interdetta poi, dopo aver rifilatounocchiata di sottecchi a Luis, sichin lentamente a raccoglierla: era una copia di Vanity Witch.
Sirialz, quasi al rallentatore, mentre girava il giornalino efissava lacopertina.
Listantesuccessivo, i suoi occhi divennero enormi sul visino improvvisamentepallido;le spalle presero a tremare quasi convulsivamente e dalle labbrausc un sibilofioco, qualcosa che sembrava molto un Oddio ,ma nessuno avrebbe saputo dirlo con certezza.
Unsecondo dopo, come se la rivista fosse diventata improvvisamenteincandescente,la lasci andare di botto e quella cadde in terra, rimanendol, ai suoi piedi,a fissarla.
Come lemblema di tuttele bugie dette fino a quel momento.
Iltitolo della copertina recitava:
ALEXANDRA BLACKE LUIS CABRISK NONESISTONO.
LORO SONO ALEXIS POTTER E SIRIUSBLACK.
Ilmondo prese a vorticarle intorno, mentre lalba dellacomprensione sorgevaallinterno del suo petto, lenta e dolorosa, come un pugnaleincantato che, conprecisione, era andato a conficcarsi al centro esatto del suo cuore e,adesso,la sua ferita profonda stava lasciando la possibilit ad unamacchia di caldosangue di allargarlesi su tutto il petto.
Confusione.
Dolore.
Perdita.
Distruzione.
Ansia.
Pericolo.
Sitrovavano in una situazione di stallo e, sinceramente, non avrebbepropriosaputo come poterne uscire; nessuno dei due lo sapeva, troppo occupatiadassorbire la gravit di quel momento.
Li avevano scoperti e,ormai, cercare un fioco tentativo di negare era del tutto inutile.
Lo sapevano bene.
Lo vedeva dalleespressioni schifate, arrabbiate e decise di tutti i compagni di scuolache,adesso, radunati in cerchio accanto a loro, li stavano fissando conunintensit tale da sembrare volerli squagliare.
Alexissi guard intorno, in preda al panico, girando su se stessaquasifreneticamente: le sembrava che tutti si stessero avvicinando, lastesserostringendo in una morsa soffocante.
Non respirava bene.
Isuoi occhi ansiosi incontrarono la figura di Diamond Anne Cherin, chelafissava con unespressione che definire semplicemente stupitaera il pi grandedegli eufemismi; lo sguardo scuro era spalancato, cos comele labbra macchiatedi rossetto; continuava a passarsi una mano tra i capelli, rendendolisemprepi caotici, mentre laltra stringeva la manicadel maglione di Theodore Nottche, accanto a lei, la stringeva a s con un braccio escuoteva la testa,disgustato.
Confusione.
Alexissi gir alla sua destra e, immediatamente,incontr le figure delle cinque UntouchableRavens: avevano espressionisoddisfatte sui bei visi truccati; Coleen Careye, che era sempre stataunasorta di capo squadra, la guardava con un sopracciglio sollevato,mentre sistringeva nelle spalle, con un gesto che sembrava voler dire Mi dispiace, ma ve la sietecercata.
Distruzione.
LaPotter deglut e strinse gli occhi, scuotendo appena il capoe, quando liriapr, questi si posarono sulla figura elegante di BlaiseZabini e, quello chevide le fece singhiozzare dolorosamente il cuore. Dapprima, il moroSerpeverdeaveva fissato il giovane Sirius, con disprezzo e una certasoddisfazione:finalmente, il suo segretuccio era venuto a galla e adesso tuttisapevano chiera veramente.
Dolce vendetta.
Poi,i suoi occhi di zaffiro erano scesi ad osservare la figura spaventatadellaragazza che era al suo fianco e che, adesso, lo guardava con una sortadismarrita impotenza. La fiss per qualche istante soltanto,impassibile;sembrava quasi che lei avesse il bisogno di dirgli qualcosa, dispiegarsi, malui non glielo lasci fare.
Non si sarebbe pilasciato ingannare da quel visino.
Alexandra Black, laragazza alla quale aveva imparato a voler bene come ad una sorella, nonesisteva pi.
Non era mai esistita.
Era sempre e solo statalombra nella quale una bugiarda si era nascosta eluilui non lavrebbeperdonata.
Blaisedistolse lo sguardo e torn a posarlo su colui che si eraspacciato per unnuovo studente di Grifondoro; incroci le braccia al petto emise su unsorrisino storto.
- Alla fine la feccia viene sempre a galla. si limit a considerare.
Dolore.
Gliocchi blu di Sirius scintillarono nel buio del corridoio, mentre sigiravalentamente a considerare Zabini, con uno sguardo che definire omicida,questavolta, sarebbe stato decisamente appropriato. Ma era ancora tropposcosso perriuscire ad avere una reazione completa, quindi si limit afissarlo, mentreteneva ancora Alexis al sicuro, dietro di s.
Lei,dal canto suo, continuava ad osservare la scena con frenesia: sembravaquasiimpazzita. I suoi occhi non ci misero troppo a trovare la figura diDracoMalfoy e, in quel preciso istante, tutto il resto sembrsvanire: la follaattorno a lui divenne solo uno sfondo oscuro, nel quale lui, bianco daicapelli, alla pelle, alla camicia, spiccava inesorabilmente.
Iltempo sembr fermarsi a quel momento: lo fiss,le lacrime che ormai riempivanoquei pozzi di smeraldo; Draco non si mosse e si limit aguardarla con unacerta impotenza negli occhi grigi, carichi di tempesta. Sembravasconvolto,proprio come lei; aveva i capelli biondi scombinati, le guancechiazzate dirosso e il fiato corto: sembrava quasi che avesse corso per raggiungerli mafossearrivato troppo tardi.
Alexisstorse il viso in unespressione insieme disperata edispiaciuta: aveva strettoappena gli occhi, arricciato il naso e formato una specie di arcodeformato conle labbra; pieg la testa su di un lato, scuotendola appena,mentre le primelacrime, ad un suo battere di ciglia, cadevano sulle guance smorte.
Dracospalanc gli occhi e strinse una mano in un pugno,stropicciando la copia di Vanity Witch che teneva tra le dita.
Si sentiva maleallimprovviso.
Non laveva mai vistacosarrendevole.
Alexis Potter, la sua Alexis Potter, si era sempre dimostrata una ragazza forte.
Niente e nessunosembrava poterla spezzare, nemmeno il peso di tutti i segreti che eracostrettaa portare sulle spalle.
E allora, adesso,allimprovviso, cosera cambiato?
Cosa la stava facendocrollare?
E perch lui, non eral, ad impedirle di cadere e di farsi del male?
Non voleva vederlapiangereMai.
DracoMalfoy deglut, spaventato dalle sue stesse emozioni, e feceun passo inavanti, come se volesse raggiungerla.
Voleva davveroraggiungerla e stringerla forte tra le braccia.
Voleva
Perdita.
-Giustizia. un semplice sibilo bast adistogliere lattenzione di Alexis daDraco e a far arrestare questultimo.
Laragazza si volt verso lorigine odiosa di quellavoce: Pansy Parkinson.
Aveva finalmenteottenuto ci che voleva.
Sene stava l, di fronte a loro, con espressione altezzosa eil sorrisosoddisfatto sulle labbra macchiate di rossetto.
Finalmente, era riuscitaad annientare Alexandra Black.
Ops: forse sarebbe statomeglio chiamarla col suo vero nome, Alexis Potter.
PansyParkinson non era mai stata pi soddisfatta in tutta la suavita: quellamocciosetta da quattro soldi aveva osato portarle via la cosapi importante,il centro del suo mondo.
E lei, adesso, le avevaportato via tutto il suo mondo.
Era uno scambio equo, infondo, no?
E adesso che tuttisapevano la vera identit della Potter, era sicura che Draconon si sarebbe pifatto vedere in giro con lei; e sarebbe tornato, presto o tardi, tra lesuebraccia Purosangue.
Alexisla fiss, lodio nello sguardo inondato dallelacrime, e, allimprovviso, cap.
La sera precedente,dietro la porta della camera di Draco, cera davvero qualcunoche li spiava;qualcuno che aveva sentito la sua dichiarazione disperata.
E quel qualcuno eraproprio Pansy Parkinson.
Alexisavrebbe voluto replicare qualcosa, qualsiasi cosa, ma non ne ebbe laforza.
Nellasua testa cera una confusione tale da renderle impossibilequalsiasiragionamento.
Solouna nozione girava vorticosamente nella sua mente: Siriusera in pericolo.
-Allora, perch non piangi con il tuo padrino,adesso- la schern la Parkinson,attirandosi gli sguardi di entrambi gli scoperti. Prima chelo portino adAzkaban per gli omicidi commessi! e poi rise, sprezzante,accompagnata daqualche ochetta del suo gruppo e da alcuni ragazzi tonti di Serpeverde.
Solo allora, qualcosascatt in Alexis.
Siprotese oltre Sirius, la bacchetta spianata puntata contro Pansy.
Nei suoi occhi smeraldo,ancora inondati dalla tempesta di lacrime, infuriava adesso un fuocominacciosododio.
-Oooooh- la prese ancora in giro la Parkison, incrociando lebraccia al petto efacendosi forte di tutte le presenze al suo fianco. Anchetu hai manieomicide, Potter?
- SIRIUS NONE UN ASSASSINO! sbott, allostremo della sopportazione, e la punta della sua bacchettascintillpericolosamente, riuscendo a togliere dal viso della Serpeverdequellespressione di superiorit.
-Basta cos, Alex- la voce tranquilla di Sirius,alle sue spalle, la fece quasisobbalzare.
Sivolt a fissarlo, interdetta da tanta calma.
-Ricordi: dobbiamo andare. Ora. disse semplicemente, come sefossero soli inquel corridoio.
-Che? mormor lei, disorientata.
Siriusla prese per mano e, senza lasciarla concludere, se lariavvicin.
-Fidati di me. sussurr piano e poi sigir, lanciando unocchiatacciavelenosa al gruppo alla sua destra che, spaventato, si aprlentamente,lasciando libero il passaggio.
Alexislo fiss completamente disorientata ma, lattimodopo, il suo sguardo fucatturato da una figura che, fino a quel momento, non aveva notato.
Harry Potter era l, inmezzo alla folla, e la stava fissando con espressione sconvolta.
Era deluso, amareggiato,quasi troppo frustrato da quella scoperta improvvisa per essere davveroarrabbiato.
Alexis sentiva le sueemozioni le emozioni di suo fratello attraversarle il petto comedolorose scariche elettriche e gliele leggeva cosperfettamente in quegliocchi di smeraldo.
Occhi che, esattamentecome i suoi, sapevano sempre parlare.
Laodiava?
S, cera un puntointerrogativo alla fine della affermazione, seppur debole.
Era come se, anche lui,dovesse ancora prendere piena coscienza di quello che era successo.
Alexislo guard, gli occhi nuovamente gonfi di lacrime.
-Harry- soffi dolorosamente, guadagnando unpasso verso di lui.
Adesso, sembravacompletamente persa.
Siriusosserv la scena per un solo istante poi, pilucido di quanto non si sarebbemai ritenuto, diede un piccolo strattone alla mano di Alexis e lacostrinse aprestargli nuovamente attenzione.
-Non ora, Alex. E tardi. Noi dobbiamo- e senzaconcludere la frase, latrascin via, sotto lo sguardo incredulo, schifato eaccusatorio degli studentirimasti ad Hogwarts.
-SCAPPATE PURE, MA NON POTRETE NASCONDERVI A LUNGO: GLI AUROR STANNOARRIVANDO ECON LORO I DISSENNATORI! E VENGONO PER TE, SIRIUS BLACKLASSASSINO!
Lurlodi Pansy Parkinson si disperse nel silenzio del corridoio,accompagnando quellache, ora, era diventata la loro fuga.
Una fuga disperata.
Correvanoda parecchi minuti ormai e Alexis non aveva la pi pallidaidea di dove fosserodiretti; la sua mano era ancora stretta tra le dita di Sirius, che laguidavain passaggi oscuri e segreti del castello che a lei non era maisembrato dipercorrere.
Ma, in quel momento, nonerano certo i meandri pi nascosti di Hogwarts apreoccuparla.
Avevatanti di quei pensieri nella mente, che le sembrava quasi di svenire; esisarebbe volentieri lasciata cadere in un oblio ben pipiacevole di quella realt, ma non poteva proprio farlo:doveva continuare a correre e doveva farloper Sirius Black.
Dopoquelli che sembrarono secoli passati a correre, Luis Cabrisk siferm di bottoalla fine di un corridoio e lei, colta di sorpresa, gli siscontr sullaschiena, senza riuscire a frenarsi. Lui non sembraccorgersene, comunque,mentre studiava la situazione con sguardo acuto.
-SirChe succ?- cominci a domandare,disorientata.
-SssssshDeve essere qui- mormor luitra s e s.
Alexislo fiss sempre pi confusa ed allarmata, mentresi lanciava occhiatecircospette tutto intorno, aspettandosi di veder comparire Auror edinsegnantiallimprovviso.
Come avrebbe fatto se avesserodavvero catturato Sirius e lo avessero portato via, ad Azkaban?
No, non voleva nemmenopensarci.
Senzamai lasciarle andare la mano, Sirius cominci adattraversare quellultimocorridoio, ma questa volta lo fece con passo lento e per nullasbrigativo.Silenziosa, Alexis lo segu, docile come un Thestral, e nonfece domandeneanche quando lui, arrivato al limitare del passaggio, fecedietro-front eripercorse lintero corridoio. E ancora non disse nullaneanche quando ripetlintera operazione per ben tre volte.
Allafine, non ci fu pi bisogno di domande: al terzo passaggio,una maestosa portaapparve dal nulla, intagliandosi allinterno delle pietre delmuro alla lorodestra.
Alexisrimase a fissarla con occhi spalancati e Sirius si limit atirare un piccolosospiro di sollievo.
-Eccola- sussurr.
-SiriusMa che?
-Non fare domandeEntriamo, svelta. fulunica cosa che le disse, mentre lasospingeva verso la porta.
Lusciosi apr automaticamente e loro si infilaronoallinterno di quella stanzasegreta. Non appena le ante della magica porta si chiusero alle lorospalle,lingresso scomparve totalmente, lasciando il corridoio delsettimo piano dinuovo vuoto.
Nessuno sarebbe stato ingrado di trovarli.
Cerasolo una luce fioca che illuminava la grande sala nella quale sitrovavano. Milionidi scaffali ripienidi cianfrusaglie e polvere: questo era il contenuto della stanza.
Alexissi guard intorno, disorientata. Era troppo sconvolta dagliultimi avvenimentiper poter formulare un qualsiasi tipo di pensiero concreto.
-Qui saremo al sicuro per un po- disse Sirius,avanzando lentamente escrutandosi intorno con occhio vigile.
Alexisnon lo sent neanche. Da quando erano entrati, non si eramossa di un solomillimetro. Se ne stava l, in piedi, dando le spalle allaparete dalla qualesi erano addentrati nella stanza, con lo sguardo fisso nel vuoto.
Erano nei guai.
Oh, eccome se erano neiguai.
Non aveva idea di dovefossero finiti e di quanto quella stanza vecchia e polverosa avrebbepotutoproteggerli, ma prima o poi sarebbero dovuti uscire da l ealloraavrebberodovuto affrontarne le conseguenze.
Tremal solo pensiero, socchiudendo gli occhi e prendendo un respirotalmenteprofondo che fu costretta a buttare fuori larialistante successivo.
Sirius,che aveva cominciato a camminare avanti ed indietro, non esente luistesso daquei pensieri che turbavano la mente della sua giovane figlioccia, sigir aguardarla: Alexis era scossa da minuscoli brividi e il suo sguardo,arrossatodal pianto e ancora inondando da qualche lacrima ostinata, era fissatosu di unorizzonte lontano e doloroso. Non fece in tempo a dirle assolutamentenulla,perch allimprovviso, lei cadde in ginocchio,come se un peso enorme le sifosse poggiato sulle spalle e lei, che era sempre cospiccola e fragile aisuoi occhi, non era riuscita a sostenerlo.
E, in effetti, eradavvero cos.
Quale peso pi grandeesiste al mondo di quello di bugie e verit celate?
-Alexis?! Sirius corse immediatamente da lei e le siinginocchi accanto,circondandole le spalle con un braccio. Checoshai? Ti senti male?
Alexissocchiuse gli occhi e chin il capo; entrambe le manicorsero a coprire gliocchi, dai quali ancora altre lacrime fuoriuscivano ora copiose. Scosselatesta, infilandosi le dita nei capelli ormai scompigliati e privi diqualsiasiforma.
-Abbiamo sbagliato tuttoHo sbagliato tutto-mormor tra i singhiozzi. Me lomeritoTutto quantoSono una personaorribile-
Siriusla fiss a pochi centimetri di distanza, senza sapere cosafare o cosa dire.Era paralizzato da una serie di emozioni contrastanti tra di loro, cheglifacevano desiderare quasi di morire.
Se lui fosse morto,forse Alexis avrebbe avuto una vita diversa.
Magari non migliore, manon sarebbe stato costretto a vederla soffrire in quel modo di continuo.
Si era sempre illuso diaverle reso la vita pi semplice, sottraendola al suodestino, separandola dasuo fratello, dal suo mondo e da quella dura realt.
Ma forse, la campana dicristallo dentro la quale laveva nascosta per tanto tempo,illudendosi diregalarle una vita pi semplice, adesso era semplicementeandata in frantumi elei, che era stata rinchiusa l dentro senza alcunapossibilit di scappare,adesso era lunica a venire davvero ferita dalla miriade dipiccoli frammentidi vetro, che le si riversavano addosso in una pioggia di bugie,falsit eterribili pene.
Laabbracci, stringendola forte a s,perch era lunica cosa che, in quelmomento, Sirius sentiva di poter fare.
Lunica cosa giusta dafare.
-Sta tranquilla, AlexisVedrai che le cose sisistemeranno- le sussurrallorecchio, cercando di tranquillizzarla.
Nonsembr funzionare, perch Alexis gliartigli la camicia tra le dita sottili escosse energicamente la testa, strusciando la fronte contro il pettoche lastava dolcemente accogliendo.
-No, Sirius, non vero! Niente andr bene! sbott, allo stremo delle forze;alz il viso per poter guardare il padrino dritto negliocchi: quello che luivide fu la disperazione concreta di quelle convinzioni che, orapi che mai,coloravano quelle tempestose iridi di smeraldo. E finita. Abbiamo mentitoper tanto tempo e adesso non rimasto pi nullada salvare! Ammesso che turiesca miracolosamente a scappare, niente sarpi come prima! Forse, nonpotremo neanche pi vederci, perch ora chesannogli Auror verranno a cercartipi numerosi ed ostinati che mai! Ed utilizzeranno ognimezzo perscovartiutilizzeranno me!
Siriusla fiss, sentendosi impotente contro quel fiume di paroleche, per quantoassurdamente male facessero, purtroppo per loro raccontavano solo ilvero.
Avrebbevoluto stringerla di nuovo a s, cullarla dolcemente tra lebraccia esussurrarle allinfinito che tutto si sarebbe risolto, chetutto sarebbe andatoper il meglio.
Ma non poteva: era oradi smetterla con le bugie.
E quelle parole diconforto che avrebbe voluto rivolgerle, altro non erano che pateticitentatividi nascondere quella che era, ormai palesemente, la crudarealt.
Probabilmente, nientesarebbe andato per il meglio, da quel momento in poi.
Niente.
Anche se, a volte,solo toccando veramente il fondo del baratro si pu tentareuna quanto maimiracolosa e coraggiosa risalita verso laria.
Alexis,senza sapere pi cosa aggiungere, si accascisemplicemente contro il petto diSirius e continu silenziosamente a piangere. Sirius ripresea coccolarla conquellaffetto paterno che sempre le rivolgeva, in ogni tipodi situazione.
Quellaffetto paternoche a lei era mancato come laria da quando era arrivata adHogwarts, mesiprima.
Quellaffetto paternoche aveva ritrovato da poco, ma del quale avrebbe mille e mille altrevoltepreferito sentire ancora la mancanza, perch questo avrebbesignificato cheSirius sarebbe stato lontano da l, al sicuro.
Ma questa, purtroppo,non era la realt.
Nella realt, in quelpresente che Alexis stava tanto odiando, tutto era andato a rotoli.
Tutto.
Aveva distrutto ognicosa.
ConHarryOh, non avrebbe mai dimenticato locchiatadi puro sgomento che le avevalanciato nel corridoio: aveva la chiara espressione di chi si sentivatradito eumiliato dal suo migliore amico.
Da sua sorella.
Enon poteva di certo biasimarlo se adesso lui la odiava.
Alexisstessa si odiava da sola per quel che aveva fatto e lo sapeva benissimodi nonpoter pi sperare nel perdono di nessuno.
Nonin quello di Harry, fratello che aveva tenuto ostinatamentealloscuro dellasua vera identit, nonostante conoscesse perfettamente ilsuo bisogno visceraledi avere qualcuno da poter chiamare famiglia.
Nonin quello di Blaise Zabini, che con il suo sguardo vuoto e privo dicompassioneera stato in grado di trasmetterle tutto il disprezzo che adessoprovava neisuoi confronti.
Nonin quello di Diamond Cherin, fidata amica che laveva sempreprotetta e che siera sempre preoccupata per lei, ricevendo in cambio solo tante bugie epocaconsiderazione.
Edi certo non poteva sperare nel perdono di Draco Malfoy, lui che avevasaputoaccettarla, nonostante tutte le sue bugie e i suoi segreti, queglistessisegreti che, inevitabilmente, lo avevano allontanato e che maipi lo avrebberoricondotto da lei.
Forse, a quel disastrosopunto, la soluzione migliore sarebbe stata
-Alexis, dovresti venire via con me-
Improvvisa,come un fulmine a ciel sereno, quella proposta che aveva solo vagamentesfiorato la sua mente, era stata pronunciata proprio dal suo padrino.
Alexisalz il viso di scatto, gli occhi ancora velati dallelacrime erano oraspalancati sul visino arrossato. Lo fiss, come seallimprovviso avesse visto una seconda testa di Trollspuntargli da una spalla.
-Che cosa?
Ilsussurro fioco della sua domanda si disperse nel vuoto, aleggiando tradi lorocome una nebbiolina densa e fastidiosa.
Siriusla fiss e allimprovviso non cerapi alcuna traccia di dubbio nei suoi occhiscuri.
-Vieni via con me. ripet, con unatranquillit che Alexis, in quel precisoistante, trovava del tutto fuori luogo.
Andare viacon Sirius?
-Ma come? mormor ancora lei, come senon fosse pi in grado di formulare unafrase completa e di senso compiuto.
Latesta le stava vorticando pericolosamente e tutti quegli assurdipensieri cheora laffollavano sembrava star cercando di spingere controle pareti del suocranio, come se volessero definitivamente sfondarlo.
Alexisringrazi di essere gi in ginocchio, altrimentisarebbe rovinosamentescivolata al tappeto, come una triste marionetta privata dei suoipreziosi fili.
Siriusla osserv in silenzio per qualche minuto, come se avessecapito di doverlelasciare il tempo di assorbire quella proposta che, lui per primodovevaammetterlo, appariva decisamente assurda.
Eppure, completamenteplausibile.
Sollevuna mano e le sfior i capelli, spostandole le ciocchedisordinate da davantiagli occhi.
-Pensaci, AlexNon dovresti pi pensare a nulla.Non dico che sarebbe una vitafacile, non potrebbe mai esserlo. Saremo costretti a scappare e anasconderci enon avremo mai certamente un attimo di pace. Dovremo vivere allagiornata,perstaremo insieme. Tutto torner adessere come prima che arrivassi adHogwartssolo tu ed io e nessun altro. Non posso promettertiuna vita felice,n mi arrogo il diritto di assicurarti che starai meglio conme che qui o contuo fratello, per ti prometto di darti il meglio delle miepossibilit; non tifar maimancare nulla e sar per tetutto ci di cui avrai pi bisogno, in ognimomento della tua vita.
Alexiscontinu a fissarlo con sguardo allucinato, come se nonriuscisse a capire unasola parola di quel che Sirius le stava dicendo.
Le stava davverochiedendo di lasciare tutto quanto?
Poteva lasciare tutto etutti?
Doveva?
-Alexis, vieni via con me.
Lanotte era nera come loscurit pidensa e le nuvole minacciose si avvicinavanovelocemente, annunciandosi cariche di pioggia.
-Allora, sei proprio sicura? Pensaci bene, Alexda qui non sitorna piindietro.-
LuisCabrisk, ormai decisamente invecchiato nel corpo di quello che, oratutti losapevano, era Sirius Black, se ne stava cavalcioni di una vecchia scopadacorsa che sicuramente aveva visto periodi decisamente migliori.Gi fluttuava amezzaria, lontano mezzo metro dal cornicione della torre diastronomia.
Alexislo guard dal basso e adesso ceralombra di un mezzo sorrisino sulle suelabbra tristi.
-S, sono sicura. rispose, e dal tono della suavoce non trapel alcuna fontedi incertezza: era ferma e convinta delle sue decisioni Iodevo rimanere. Cisono persone che ho deluso e alle quali devo delle spiegazioni.Scapparepotrebbe essere pi semplice ed una parte di me lo desideracon tutto ilcuorema sento che non la cosa giusta da fare.Non per me, non per Harry.Devo restare-
Siriusla fiss con ammirazione ed ora anche le sue labbra eranopiegate in un morbidosorriso. Si spost appena, giusto per poter allungare unamano e sfiorarle ilviso con una carezza leggera.
-Sei una ragazza coraggiosa, Alexis Lily Potteri tuoigenitori sarebberodavvero fieri di te. E lo sono anchio.
Alexissorrise pi ampiamente e copr la mano di Siriuscon la propria, pigiandoselacontro la guancia.
-Siriusfa attenzione. mormor, gli occhi nuovamente lucidi.
Cera un nodo in fondoalla sua gola che quasi le impediva di respirare.
Il cuore battevafrenetico nel petto, assordandola e chiedendo urgentemente ossigeno.
Lasciarlo andare viaoraera un po come morire.
Non aveva la certezzache lo avrebbe rivisto ancora, un giorno.
Le cose non sarebberomai pi tornare come erano prima.
-Anche tu- le rispose, avvicinandosi ancora e prendendole ilviso con entrambele mani; le diede un bacio delicato sulla fronte, sinonimo di un tantodolcequanto sofferto addio.
Cerano mille parole nondette in quel gesto.
Mille parole che nonavevano bisogno di dirsi.
Loro sapevano gi.
-Ti amo, figlia mia- (*)
Aquellaffermazione appena sussurrata sulla sua fronte, Alexissent il nodo cheaveva in gola sciogliersi e scoppi nuovamente in lacrime.Gli lanci lebraccia al collo, rischiando persino di farlo cadere dalla scopa, e lostrinseforte a s.
-Ti amo anchio, Siriusmi mancherai-
Siriusla strinse a sua volta, ma brevemente. La distanzi quasisubito, tenendolaferma per le spalle, e la guard unultima volta.Poi, senza aggiungerenientaltro, si mise bene in sella alla scopa, sigir e spar nella nottenera.
Alexisrimase a fissare il vuoto davanti a s per lunghissimiminuti.
Ilpanorama nero e desolato che aveva di fronte rappresentava decisamentein modoperfetto ci che sentiva dentro al cuore.
Faceva male.
Faceva cos male da nonriuscire pi nemmeno a sentire il dolore.
Lelacrime scorrevano sulle guance, infinite ed inarrestabili, e ormai nonriusciva pi nemmeno a distinguere quali fossero gocce dipianto e quali goccedi quella pioggia che, gi da qualche minuto, aveva preso ascendere sulcastello in maniera torrenziale.
Alexissi strinse le braccia al petto e si pieg appena su sestessa, come se cercassedi chiudersi a riccio; come se quello lavrebbe aiutata asentire meno dolore.Singhiozzava silenziosamente e le spalle tremavano in modo quasicompulsivo,coperte dalla massa di capelli neri ormai completamente zuppi.
Presadal suo dispiacere, non si accorse di un rumore leggero alle sua spalle.
Passiincerti che calpestavano pozzanghere dacqua, avvicinandosilentamente.
Solouna voce, improvvisa e del tutto inaspettata, riusc adattirare la suaattenzione.
-Alexis?
Laragazza si gir di scatto, il cuore impazzito e gli occhispalancati. Occhiche, immediatamente, andarono a posarsi sulla figura maschile davanti alei.Schiuse la bocca e balbett qualcosa. Alla fine, un solo,fioco sussurro lascile sue labbra.
-Harry.-
(*) Il Tiamo che Sirius e Alexis si dicono come ultimoaddio va interpretato per quel che : amore di un padre neiconfronti di unafiglia; niente di meno, niente di pi. Ho voluto chiarirequesto concetto perevitare strane congetture su possibili storie damore traquesti due: nonpreoccupatevi, impossibile e non accadr mai.
*
Erieccoci qui, finalmente.
Sono passati mesi lunghissimi dal mio ultimoaggiornamento, ma la mia vita stata davvero incasinata equesta storia,purtroppo, era lultimissimo dei miei pensieriorale cose sembrano esseretornate alla normalit e con lestate piena hopi tempo per me stessa e per imiei hobby: cos sono riuscita a concludere il nuovocapitolo e spero che,nonostante sia passato tantissimo tempo, voi siate ancora qui a leggeree chequel che avete letto vi sia piaciuto!
Siamo finalmente a -6 capitoli dalla fine diquesta storia apparentemente infinita e pian piano tutti i nodi vengonoalpettine: siamo alla resa dei conti tra Alexis e Harry, ma ancora tantecosesono irrisolte e in questi ultimi capitoli vedremo sciolto ogni dubbio,per cuiresistete ancora un po e vedrete la parola FINE allaconclusione delcinquantesimo capitolo! (:
AVVISOIMPORTANTE: Chimi segue sul mio gruppodi facebook ( OneThousandStories )probabilmente gi lo sa, per le altre: hoaggiornato con questo capitolo peruna decisione presa dopo aver fatto un sondaggio sul suddetto gruppo,mariprender a postare questa storia regolarmente si spera- da Settembre!
Credoche sia tutto!
Ci tengo come sempre a ringraziare tutte quanteper le parole che mi lasciate nelle recensioni, su facebook o permessaggiprivati: non ho il tempo di fare un video per rispondere ai commentilasciatisullultimo capitolo, perch passatotanto di quel tempo che sarebbe un postrano, ma da Settembre torner a rispondere ad ogni vostrarecensione tramitevideo o, in alternativa, usando lapposita funzione offertada EFP (:
Vivoglio bene!